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APPENDICE



Ruferidian... Un fine settimana incredibile!
   
 
 

 

RUFERIDIAN...

 

Un fine settimana incredibile!

 

Il presente e-book è di libera fruizione purché non sia utilizzato a scopi commerciali o su siti a pagamento, venga mantenuto inalterato in ogni sua parte e citato l’autore; se non previa esplicita autorizzazione. L’autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell’opera in ogni forma e modo, originale o derivato. Qualsiasi altro utilizzo diverso da quanto espresso verrà perseguito a termini di legge.

 

Il titolo del libro racchiude anche tutta la trama dell’avventura dal contenuto esplicitamente erotico. Perciò dissuado chiunque, la cui sensibilità possa ritenersi offesa da situazioni inequivocabilmente sessuali, dal continuare in questa lettura di carattere puramente pornografico. Fin dalle prime pagine di questo racconto fantasioso, riferimenti apparentemente casuali si mescoleranno con allusioni appena velate, che rapidamente sfumeranno in descrizioni concrete e dettagliate, sempre più spinte e maggiormente eccessive, sino a sconfinare nella passione più cruda e totale che mi è stata possibile dipingere durante la narrazione. Inoltre, con questo libro-gioco, ho cercato di realizzare qualcosa di nuovo. Infatti la piega di tutti gli eventi significativi che si susseguiranno senza sosta, nel corso di questo fine settimana incredibile che si protrarrà sino alla domenica sera, sarà determinata costantemente dal lettore della storia.

Poiché non è praticamente possibile esplorare tutte le situazioni esistenti con una sola lettura del racconto, e non lo è neppure con due, e nemmeno con tre, il libro è stato studiato per essere riletto molte volte, dando così la possibilità di intraprendere nuove strade e di conoscere sempre altre ragazze accattivanti e lussuriose. Sebbene l’inizio di quest’avventura particolare sia inevitabilmente la stessa, il lettore potrà pilotare progressivamente lo svolgimento dell’accaduto, aprendo e chiudendo di continuo possibilità che si potranno raggiungere solamente con determinate azioni o soltanto con un pizzico di fortuna. La storia è stata costruita in modo che ogni volta che la si voglia ricominciare daccapo si possa un po’ far finta che risulti il fine settimana successivo a quello precedente. Quindi ognuna delle ragazze che si incontreranno durante una qualsiasi delle avventure, giocate con questo testo, potranno tranquillamente essere ritrovate in seguito e non solo nel corso dell’ultima rilettura. Per tutte queste ragioni, forse, il titolo più indicato del libro sarebbe dovuto essere: “Un’estate infinita!”, ma siccome il titolo si deve comunque adattare a tutti i lettori, anche a quelli che lo leggeranno una volta sola, alla fine mi è sembrato più corretto così come l’ho scritto.

In ultimo voglio sottolineare che la quantità spropositata di esagerazioni iperboliche, e gli altrettanti paragoni quasi sempre allusivi e mirati, che spesso trascendono in personale e pura licenza poetica, sono tutti eccessi ricercati e voluti di proposito. Il libro ne è stracolmo! Non bisogna mai dimenticare che si tratta di una storia di natura erotica, che altrimenti se così non fosse finirebbe molto in fretta col cadere nel ripetitivo e nella noia.

 

Il racconto è un’opera di completa fantasia; quindi ogni riferimento a fatti, luoghi o persone realmente esistenti è del tutto casuale.

 

Regole del gioco:

All’interno e al termine di ogni capitolo verranno proposte delle alternative: per continuare nella lettura sarà sufficiente andare al paragrafo che si desidera, tra quelli disponibili, e continuare a leggere sino alla scelta successiva.

Facciamo un esempio!

Già dal primo capitolo che si trova poco più avanti di queste spiegazioni, vi sarà chiesto di scegliere fra tre alternative possibili: “Se vuoi andare in pizzeria, prendi la macchina e vai al 175. Se vuoi mangiare un panino, scendi nel bar sotto casa e vai al 124. Se vuoi fare quattro passi e fermarti a mangiare qualcosa per strada, vai al 90.”.

Mettiamo che si voglia andare in pizzeria, che corrisponde al numero 175. Si dovrà eseguire una rapida ricerca con il programma che si sta utilizzando, scrivendo sempre il numero al quale si desidera arrivare tra un punto iniziale ed uno finale per non perdersi fra la moltitudine degli altri simili.

Come fare?

Abbiamo detto che si desidera andare al 175. Con la maggior parte dei programmi basterà cliccare con il tasto sinistro del mouse sul pulsante “Modifica”, che generalmente si trova nella parte superiore dello schermo, e dal menù che si aprirà verso il basso selezionare la voce “Trova”, oppure “Cerca”, sempre cliccando con il tasto sinistro del mouse. Apparirà sullo schermo un campo in cui si dovrà scrivere: “.175.”, adesso si potrà premere il tasto “Invio” della tastiera e il computer automaticamente andrà al paragrafo corrispondente. Continuate a leggere fino alla scelta successiva e ripetete il tutto. Ci sono diversi modi per ottenere lo stesso risultato, ma impiegherei più tempo nel tentar di spiegare di quanto in realtà non ne occorrerebbe per imparare, facendo semplicemente qualche prova. Peraltro queste funzionalità di base sono quasi sempre piuttosto intuitive. Andiamo perciò avanti con le ultime informazioni.

Vi sarà spesso chiesto di tirare uno o più dadi: basterà averne uno e lanciarlo più volte. Non è importante il numero delle facce del dado. È ovvio che maggiori saranno le facce in questione, minori saranno le probabilità di realizzare il risultato specifico. Nella maggior parte dei casi, invece, non farà nessuna differenza. In ogni modo il dado ideale resta comunque quello più comune, quello con sei lati; né troppe né poche facce. Nel caso che non se ne abbia uno a portata di mano o che non lo si voglia utilizzare, non sarà affatto necessario farlo: se ne può benissimo fare a meno. Sarà sufficiente effettuare una scelta istintiva sui risultati proposti. Dato che non esiste nessuna regola ricorrente sui numeri pari o dispari, risulterà una selezione casuale lo stesso. Per il resto dei dettagli del gioco basterà seguire attentamente le istruzioni che vi verranno dette volta per volta.

 

L’unica vera regola è che non ci sono vere e proprie regole. C’è un solo consiglio che mi sento ormai di dare: sarebbe bene segnarsi da qualche parte a chi si dà e da chi si ottiene il numero di telefono, perché quando torneranno utili potrebbe non risultare effettivamente tanto facile rammentare a chi lo si ha dato e da chi lo si ha ricevuto.

 

Buon proseguimento!

 

PRIMO LIBRO – PRIMA PARTE

 

.1.

Finalmente è arrivato il venerdì sera. L’intero fine settimana ti aspetta, e fuori si muove appena un filo di vento. Giusto quel tanto che basta per rendere la serata estiva un po’ più fresca e gradevole sulla pelle. Devi sfogare tutto lo stress che hai accumulato, durante la settimana di lavoro, e non hai per niente voglia di prepararti qualcosa da mangiare. Decidi perciò di uscire, gli avanzi che marciscono nel frigo possono benissimo aspettare un altro giorno. Ti fai una doccia rinfrescante e veloce, indossi un paio di Blue-jeans e una maglietta bianca e pulita; i capelli sono ancora bagnati, ma si asciugheranno per strada. Ti assicuri di avere con te tutto l’occorrente, ti passi una mano sulla testa per scompigliare ulteriormente i capelli e ti guardi per intero nello specchio che hai in camera. Niente male! Due gocce di profumo e sei pronto. Scendi frettolosamente le scale ed esci nell’aria tiepida e umida, mentre il condizionatore continua a ronzare pigramente nel tuo appartamento.

 

Se vuoi andare in pizzeria, prendi la macchina e vai al 175.

Se vuoi mangiare un panino, scendi nel bar sotto casa e vai al 124.

Se vuoi fare quattro passi e fermarti a mangiare qualcosa per strada, vai al 90.

 

.2.

Sorseggi il tuo succo di frutta a piccolissime dosi perché non c’è altro da fare. La nuova partita si è noiosamente trascinata fino a metà del suo gioco. Rincorrere un boccino con un’altra boccetta in mano e magari cercare di far cadere qualche birillino non è mai stata la tua passione. Malgrado tutto hai cominciato a seguirne lo svolgimento con estrema rassegnazione. Che noia!

Devi comunque far trascorrere il resto della serata sino alla chiusura del locale, ma non in quel modo. Stai seriamente pensando di tornare nell’altra sala: anche se Rossana sta lavorando, piuttosto, puoi sempre sederti a un tavolo e metterti a leggere il giornale. Oppure puoi chiedere il telecomando e accendere il televisore. È un po’ scomodo osservare qualcosa dal basso, ma è sempre meglio che restare lì ad annoiarsi. Devono pur trasmettere qualcosa il venerdì sera! Stai per salutare, disinvoltamente, come se avessi qualche impegno impellente che ti aspetta, quando ti risiedi e cambi idea. Resti fermo e sorpreso sul posto. Come tutti.

Dalla soglia della porta entrano quattro figure. Due uomini che sono grandi e grossi, indossano giubbotti pieni di cerniere lampo, portano jeans stinti e strappati in molti punti. Subito ti balzano alla mente i classici Motociclisti dei telefilm americani. Le due donne invece sono mozzafiato. Una ha i capelli di un biondo platino lucente e li porta tagliati a caschetto, la seconda li ha castani e sono corti, tagliati quasi a spazzola. Non sei l’unico a seguire il loro avanzare indifferente tra i due biliardi. Sono entrambe molto alte e di una bellezza statuaria. Tutta la sala è ammutolita al loro ingresso.

La biondina, ha un visetto sottile e delicato, incorniciato da capelli chiarissimi. Le labbra sono rosse, gli occhi sono molto grandi e luminosi. Sta masticando qualcosa, probabilmente una ciccles. Indossa una camicetta bianca, sbottonata, annodata sotto il seno prominente. Sotto il tessuto bianco, che riflette la forte luce della stanza, si possono intravvedere la sagoma dei capezzoli turgidi e l’ombra scura delle areole intorno. Non porta il reggiseno. Il ventre è piatto e all’ombelico porta un brillantino luccicante. La minigonna di jeans elasticizzato è aderente e cortissima, le gambe sembrano due trampoli, tanto sono diritte e lunghissime. Una catenella dorata è arrotolata sulla sua caviglia destra. Calza un paio di scarpette di vernice, nere, dal tacco vertiginoso. Sicuramente non sono arrivati in motocicletta. Il suo corpo è tutto una curva armoniosa. Nessuno sembra più interessato a giocare.

La seconda, castana, ha un volto affilato e lineamenti spigolosi, ma questo non ne deturpa il fascino un po’ mascolino. Le labbra sono piene, gli occhi appaiono scuri, dallo sguardo duro e profondo. Porta un top dal collo alto, rosso, che le risalta la curva perfetta delle tettine. Due germogli piccolini spiccano al centro delle coppe. Il ventre sembra scolpito nel marmo e i muscoli della pancia guizzano ad ogni passo. Una vistosa tartaruga è in bella mostra sul suo stomaco. Indossa un paio di pantaloni di pelle, bordeaux, che le fascia le gambe muscolose e ben tornite come una seconda pelle. Sono molto bassi in vita, estremamente aderenti sulla sua figura longilinea, e non lasciano nulla all’immaginazione. Non vedi però l’elastico delle mutande. Forse non ci sono. Deglutisci un sorso di succo di frutta. Ai piedi calza un paio di stivaletti in tinta dalla zeppa altissima. Non osi respirare per paura che la visione possa svanire.

 

Se vuoi restare ancora, vai al 55.

Se vuoi andare in sala giochi, vai al 108.

Se sei già stato in sala giochi, torna al bancone del bar, andando al 54.

 

.3.

“Bianche!”.

Ti guarda intensamente con un sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non dice nulla.

“Non ci credo, voglio controllare personalmente”.

La sua figura sottile si muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.

Le sue mani delicate cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle vene.

Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda, soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e insopportabile. Ti senti scoppiare.

Le sue dita candide risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo splendore, ma la sua biancheria intima non è bianca. Attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.

“Ora ci credi? Te l’avevo detto!”.

“Sì, posso riprovarci?”.

“Eh no, caro ragazzo, così non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile. Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra volta”.

Non hai niente da dire e non dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.

 

Esci dal locale, andando al 50.

 

.4.

“Viola!”.

Ti guarda intensamente con un sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non dice nulla.

“Non ci credo, voglio controllare personalmente”.

La sua figura sottile si muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.

Le sue mani delicate cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle vene.

Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda, soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e insopportabile. Ti senti scoppiare.

Le sue dita candide risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo splendore, ma la sua biancheria intima non è viola. Attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.

“Ora ci credi? Te l’avevo detto!”.

“Sì, posso riprovarci?”.

“Eh no, caro ragazzo, così non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile. Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra volta”.

Non hai niente da dire e non dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.

 

Esci dal locale, andando al 50.

 

.5.

“Siete ancora in tempo per cambiare idea, se volete rinunciare...”.

“Forza, fateci vedere di che cosa siete capaci.”.

“OK, ma siete stati avvertiti!”.

Vi avvicinate al bigliardino e prendete le posizioni. Tu giochi in porta, il tuo amico in attacco. Dall’altra parte: lui in difesa, lei all’attacco. Elisa, ti sta di fronte. Per un momento smette di lisciarsi le mani, ti rivolge un sorriso sornione e si raccomanda di giocare bene, perché vuole proprio vedere. Ruoti un poco le manopole, prendi confidenza con il gioco. Il tuo compagno sta facendo altrettanto. State saggiando il terreno per valutare i tempi di risposta dei comandi. Siete pronti.

Compiaciuta e soddisfatta, Elisa allarga un sorriso se possibile ancora più grande e lancia la pallina. Comincia la partita. Blocchi senza difficoltà il suo primo assalto e ti complimenti con lei; non gioca niente male. Intanto la coppietta sul divano si sta scambiando i primi bacetti molto teneramente. Fate un primo gol, assestando un colpo al nemico. Subito riprendono le frecciatine.

“Ero distratto, è stata tutta fortuna!”.

Il tuo amico risponde ed Elisa ribatte sullo stesso tono. Sta dicendo non so che cosa, quando ti rendi conto che gli ultimi tre bottoni della sua camicetta sono generosamente aperti sul davanti. Erano così anche prima? Forse non te ne eri accorto. È china sul bigliardino con la testa bassa proprio davanti ai tuoi occhi. Le puoi vedere le tette, grandissime, ballonzolare di qua e di là ad ogni singolo movimento. Sei come ipnotizzato da quelle tettone che oscillano, che sussultano, che palpitano. Riesci appena a bloccare un altro colpo. Elisa è tutta impegnata, smanetta con foga le sue manopole, senza mai staccare lo sguardo dalla pallina. Le puoi persino intravvedere il reggiseno di pizzo bianco, forse un po’ troppo piccolo, che con molta fatica trattiene quelle enormi mammelle che sembrano voler esplodere fuori dalla loro prigione. La partita si fa interessante.

Il cazzo si gonfia fino a farti male nei pantaloni e un gol passa anche dalla vostra parte. Questa volta tocca agli avversari esultare e a voi incassare mestamente. Il tuo compagno ti guarda male: era un tiro facile, ma ti è sfuggito. Pazienza! Meno male che nessuno può vedere la tua erezione, il calcetto la nasconde bene. Scrolli le spalle. Non devi distrarti. Il gioco riprende ma non riesci a distogliere l’attenzione per non più di un secondo almeno da quella massa di carne in movimento che ti sembra chiamare ad alta voce. Un altro gol ci scappa. Ti aggiusti l’uccello con la mano. Più che un’esigenza è diventata un’abitudine. Ti passi l’altra mano fra i capelli.

Bevi una sorsata dal tuo succo di frutta. Hai la gola secca e non hai giustificazioni per il tuo amico. Non dici niente. Incontri per un istante lo sguardo di Elisa: si sta congratulando con il suo compagno di gioco della serata, e stanno quasi gridando. La partita ricomincia ma non è facile impegnarsi. Per quanto cerchi di seguire la pallina con gli occhi, lo sguardo ritorna involontariamente da quelle parti. Le sue tette occupano tutto il tuo campo visivo. Lo sta facendo apposta, non può non essersene accorta. Sta giocando sporco. Non te ne importa nulla. Lo spettacolo che offre è imponente. Quelle tettone sembrano essere dappertutto. Ovunque ti giri a guardare l’occhio ci passa sopra. Continui a giocare e segnate un gol, ma anche un altro passa dalla tua parte.

Là sotto il tuo animale ulula disperatamente ed è diventato grosso e minaccioso come un orso arrabbiato. Ti muovi un poco per riaggiustare la posizione e vedi che anche il tuo amico ha capito qual è il problema. Si sta grattando le palle ed è tutto rosso in viso. Bevi ancora dal tuo bicchiere e riprendete a giocare. Elisa si accanisce vigorosamente, come se dal risultato ne dipendesse la propria vita e le sue gemelle sobbalzano di continuo. Con tutto quel movimento, l’areola scura di un capezzolo enorme come le tette è scappata fuori dal reggiseno. Non c’è verso di concentrarsi in nessun modo. Adesso che anche il tuo compagno è distratto la partita diventa un disastro. Prendete un gol e un altro ancora. Il gioco vi sfugge di mano.

Naturalmente perdete la partita, clamorosamente e in silenzio. Non c’è stato niente da fare, impegnarsi è diventato impossibile. Non pronunciate neanche una parola. Riuscite soltanto ad incassare sportivamente le punzecchiature di tutti e due che giustamente se la godono. Se non altro Elisa è felice. Viene dalla tua parte e ti getta le braccia al collo. Non dici niente, non ti sottrai dal suo abbraccio. Il tuo cazzo è duro come il marmo, se ne potrebbe accorgere. Non fai niente per impedirlo. Si distacca dal tuo corpo eccitato ed è un po’ arrossita sulle guance. Torna al divano e si gira verso la luce di un faretto per prendere qualcosa dalla borsetta. Chissà cosa cazzo ci tiene là dentro?

Nella sala giochi siete rimasti solo voi quattro e la coppia sul divano che ormai sta limonando con passione. Il tuo amico si avvicina e ti dà un colpetto rassicurante sulla spalla. Non c’è bisogno di parlare, vi siete capiti lo stesso. Non è stata colpa vostra. Quando la natura chiama gli uccelli rispondono, e le vostre bestie sono particolarmente ricettive ai richiami femminili. Non potevate vincere, siete stati fregati. Elisa fa ritorno ed i bottoni della sua camicetta sono chiusi. Che stronza! Pagate da bere e fate un altro giro. L’atmosfera si distende in fretta, la sconfitta non brucia più tanto. La prossima volta vi rifarete. Decidono di andare a fare un tour, forse al pub, poi in discoteca, e ti chiedono se vuoi andare con loro.

“No, grazie, magari ci vediamo dopo”.

Non sei nemmeno tentato di andare con loro. Hai ben altri progetti per quella sera e ti basta pensare a Rossana per eccitarti un’altra volta. Elisa si solleva sulla punta dei piedi e ti dà un bacetto sulla guancia. Abbassa lo sguardo e arrossisce nuovamente. Ti guarda negli occhi e la sua espressione sembra dire: ma ce l’hai sempre in tiro? Le sorridi. Vi salutate tutti e vi ripromettete di trovarvi più tardi. Se ne vanno.

Fuori si è fatto buio ma è ancora presto. Ti siedi al tavolo per dare un’occhiata al giornale. Bevi un sorso dal tuo ultimo succo di frutta. Siete rimasti solo tu e quegli altri due sul divano. Sono appiccicati come mosche sulla carta moschicida e le mani del ragazzo sono sparite sotto i vestiti della ragazza. Decidi di togliere il disturbo. Prendi il tuo bicchiere e te ne vai altrove.

 

Se vuoi andare alla sala biliardo, vai al 146.

Se sei già stato nella sala biliardo, torna al bancone del bar, andando al 54.

 

.6.

Zigzagando fra i tavoli attraversi la sala e ti dirigi verso la porta al centro. Entri nell’antibagno. È molto grande, è quasi più spazioso della saletta bar che se ne sta nell’altra stanza. Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.

Uno sfregamento leggero, un suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta del bagno delle donne che è chiusa ed accosti un orecchio. Puoi chiaramente sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un guardone ma sbirceresti volentieri dal buco della serratura se questa non fosse del tipo: che si possono chiudere con una manovella dall’interno e si possono aprire con una moneta dall’esterno. Il foro per la chiave non c’è. Cosa sta davvero succedendo là dentro?

“Sì, dai, dai!”.

Hai udito una voce; è stato appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce di un uomo e non è solo dietro a quella porta. Ti tornano alla mente le consumazioni abbandonate sui tavoli. Qualcuno lì dentro se la sta spassando! Immaginare adesso cosa sta succedendo è molto facile. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di abbassare la maniglia per constatare di persona, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi c’è lì dentro e soprattutto non sai come potrebbero reagire.

Non vuoi essere scoperto a spiare, non vuoi fare la figura del salame, con fatica ti allontani dalla porta ed entri nell’altra. Il bagno degli uomini. La stanzetta è molto piccola. Pulita, imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che la riempie tutta. Non c’è altro. Chissà com’è il bagno delle donne? Ti sbottoni la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo che spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta e lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni nell’antibagno.

Nella toilette delle donne i cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sospetti qualcosa. Sarebbe la fine del loro rapporto e questo non deve succedere. Ti ravvii i capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Preferita.

 

Esci dall’antibagno, andando al 49.

 

.7.

Un gruppo di persone molto chiassose si siede occupando quel tavolo prenotato che si interpone tra il tuo e il suo. È come se avessi preso la scossa e vieni bruscamente richiamato alla realtà. Probabilmente si tratta di un’intera famiglia. Seduti a tavola ci sono un uomo e una donna, una persona più anziana, due ragazzi e una ragazzina. Non puoi vedere più niente. Di ciò che supponi essere lei, puoi scorgere al massimo qualche macchia confusa di colore. Va bene così! Quella bellissima donna ti aveva stregato.

I giovani sono rumorosi. Finisci in fretta la tua pizza, sei un po’ irritato dalla confusione che fanno. Prendi un caffè e chiedi il conto. Mentre ti avvii verso la cassa non puoi trattenerti dal darle un ultimo sguardo. Dio, quanto è bella! Lei sorride un’altra volta al suo compagno ma non si gira dalla tua parte e non ti rivolge nemmeno un’occhiata. Il cazzo sta ancora gridando aiuto nelle tue mutande e ti sorprendi che gli altri non lo possano udire.

Raggiungi la cassa e ti metti in fila per pagare. È quasi il tuo turno e ti stai avvicinando al bancone quando la vedi passarti accanto. Segui l’ondeggiare ipnotico del sedere sino alla porta del bagno. Appoggia una mano sulla maniglia e il tempo si ferma per un istante. Si volge per un momento soltanto dalla tua parte e abbozza un sorriso. Gli occhi le brillano, la sala si illumina. Inarca la schiena flessuosa e abbassa la maniglia. Scompare oltre la soglia. E adesso?

Giri la testa per guardare al suo tavolo: il suo accompagnatore è tutto impegnato con i resti della sua pizza. Rigiri la testa. Al di là del banco il gestore della pizzeria ti sta guardando negli occhi e aspetta con lo scontrino in mano.

 

Se vuoi seguirla, paga il conto e vai in bagno, andando al 143.

Se non la vuoi seguire, paga il conto ed esci dalla pizzeria, andando al 50.

 

.8.

Zigzagando fra i tavoli attraversi la sala e ti dirigi verso la porta al centro. Entri nell’antibagno. È molto grande, è quasi più spazioso della saletta bar che se ne sta nell’altra stanza. Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.

Uno sfregamento leggero, un suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta del bagno delle donne che è socchiusa ed accosti un orecchio. Puoi chiaramente sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un guardone ma resistere alla tentazione di dare una sbirciatina è impossibile. Avvicini l’occhio alla fessura tra la porta e lo stipite, che è molto ridotta e guardi cosa sta davvero succedendo.

“Sì, dai, dai!”.

Hai udito una voce; è stato appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce di un uomo e non è solo lì dentro. Dall’angolazione scomoda riesci a intravvedere due figure indistinte. Una se ne sta in piedi e con le spalle al muro, l’altra invece se ne sta piegata sulle ginocchia ai suoi piedi. Non riesci a vedere molto altro, l’angolo di osservazione non è esattamente l’ideale. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di aprire la porta per constatare meglio, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi sono e soprattutto non sai come potrebbero reagire.

Sei stato molto attento a non farti sorprendere. Ti sei mosso piano, senza fare rumore, ma non lo hai fatto abbastanza. Evidentemente con la testa devi aver sfiorato la porta che si apre di qualche centimetro. Trattieni il respiro e non osi muoverti per quasi un minuto. Fortuna che lì dentro sono molto impegnati. Adesso puoi distinguere l’uomo appoggiato al muro. L’espressione estasiata sul volto, gli occhi chiusi, i pantaloni calati sino alle caviglie. Con le mani trattiene la testa di una donna con il viso all’altezza del suo pube e la muove avanti e indietro. Non puoi distinguere i dettagli perché lei ti volge le spalle. Lentamente riaccosti la porta. Ti è andata bene.

Non vuoi sfidare ulteriormente la fortuna, non vuoi essere scoperto a spiare, non vuoi fare la figura del salame e con fatica ti allontani da quella porta ed entri nell’altra. Nel bagno degli uomini. La stanzetta è molto piccola. Pulita, imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che la riempie tutta. Non c’è altro. Il bagno delle donne ti era sembrato più grande. Ti sbottoni la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo che spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta e lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni nell’antibagno.

Nella toilette delle donne i cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sai qualcosa. Sarebbe la fine del loro rapporto orale e questo non deve succedere. Ti ravvii i capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Preferita.

 

Esci dall’antibagno, andando al 49.

 

.9.

Ti alzi dallo sgabello e ti dirigi verso la porta del bagno che prima non avevi notato.

Entri nell’antibagno. È molto grande, è quasi più spazioso della sala bar che se ne sta nell’altra stanza. Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.

Uno sfregamento leggero, un suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta del bagno delle donne che è chiusa ed accosti un orecchio. Puoi chiaramente sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un guardone ma sbirceresti volentieri dal buco della serratura se questa non fosse del tipo: che si possono chiudere con una manovella dall’interno e si possono aprire con una moneta dall’esterno. Il foro per la chiave non c’è. Cosa sta davvero succedendo là dentro?

“Sì, dai, dai!”.

Hai udito una voce; è stato appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce di un uomo e non è solo dietro a quella porta. Ti tornano alla mente le consumazioni lasciate sul tavolino, le sigarette e l’accendino. Qualcuno lì dentro se la sta spassando! Immaginare adesso cosa sta succedendo è molto facile. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di abbassare la maniglia per constatare di persona, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi c’è lì dentro e soprattutto non sai come potrebbero reagire.

Non vuoi essere scoperto a spiare, non vuoi fare la figura del salame, con fatica ti allontani dalla porta ed entri nell’altra. Il bagno degli uomini. La stanzetta è molto piccola. Pulita, imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che la riempie tutta. Non c’è altro. Chissà com’è il bagno delle donne? Ti sbottoni la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo che spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta e lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni nell’antibagno.

Nella toilette delle donne i cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sospetti qualcosa. Sarebbe la fine del loro rapporto e questo non deve succedere. Ti ravvii i capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Chiacchierina.

 

Torni al bancone del bar, andando al 51.

 

.10.

La rivelazione ti ha colpito come uno schiaffo. Ecco il perché del totale disinteresse da parte dei maschietti per le attenzioni suscitate dalle femminucce. Ecco spiegato il perché dello sguardo serioso da parte della bellezza castana quando hai sbirciato le mammelle della Bellissima Biondina mentre raccoglieva le sue palline dalla scatola. Adesso capisci perché dopo avere lanciato la propria boccetta gli uomini si ritiravano sempre nell’angolino a confabulare, lasciando così il campo aperto agli sguardi indiscreti. Sono tutti gay! Dunque la scelta delle coppie nel gioco non è stata casuale. Probabilmente restano invariate anche nella vita reale; uomo-uomo, donna-donna. E tu che pensavi fosse una sfida tra sessi opposti.

Il tuo amico sta ancora respirando faticosamente. Andiamo bene: oltre che maniaco, è pure un perverso!

Le normali attività nella sala sono riprese e il quartetto si è riunito. Hanno tutti una bottiglietta in mano con una fettina dentro di limone. Tre sono corone, delle birre leggere, l’altra è un’acqua brillante, una bibita amarognola. La biondina sta succhiando golosamente dal collo della sua bevanda analcolica. Dio, riesce ad essere sensuale persino quando beve! Cerchi di intercettare lo sguardo pensieroso della stupenda castana dagli occhi scuri. Ci riesci. Le sorridi e lei contraccambia inarcando impercettibilmente un angolo delle labbra carnose. È arrivato il momento di lasciare la stanza. Qui non si può combinare nulla, e guardare non basta. Raccogli quel che resta del tuo succo di frutta, saluti e vai altrove.

 

Se vuoi andare in sala giochi, vai al 108.

Se sei già stato in sala giochi, torna al bancone del bar, andando al 54.

 

.11.

Un cameriere si avvicina a loro e li guida nella tua direzione. Sorseggi un goccio della bibita che hai ordinato e distogli lo sguardo mostrando indifferenza ma con la coda dell’occhio continui ad osservare la sua avanzata. Lei si muove con grazia in mezzo ai tavoli ancheggiando naturalmente. Le pulsazioni del cuore sono aumentate e il respiro si è ingrossato. Incroci le dita; stai ribollendo dentro e non sai il perché.

Il cameriere li conduce sino a qualche tavolo più in là del tuo. Fa loro cenno di accomodarsi e loro si siedono. Speravi che fossero più vicini per godere almeno della compagnia della sua voce durante la cena. Peccato! Lui ti volge le spalle e lei gli sta di fronte, ma almeno dalla tua posizione la puoi vedere chiaramente in tutto il suo splendore.

Sta sorridendo al suo compagno e il viso le si illumina. Non porta rossetto, ma le sue labbra sono meravigliose e lucide, forse si è passata sopra la lingua. Gli occhi sono vivaci e verdissimi, le ciglia folte e lunghissime, potresti anche impazzire. Lo stomaco ti si contrae, ma non per la fame.

Stai ancora aspettando la tua pizza e non hai nient’altro di meglio da fare, perciò discretamente decidi di continuare la tua indagine. Ha appoggiato un gomito sul tavolo e il mento sulla palma della mano come una bambina imbronciata ed una ciocca di capelli neri le è ricaduta davanti al volto e sul seno. È deliziosa! Continui a scendere con lo sguardo. Il tavolo non ha quattro gambe agli angoli ma una sola al centro come tutti gli altri della pizzeria, ed è un po’ disallineato rispetto al tuo, così le puoi scorgere perfettamente le gambe abbronzate. Indugi un istante sulle scarpe dal tacco altissimo e un altro sulla fascetta che le avvolge la caviglia, poi le risali le curve armoniose dei polpacci, sino a giungere alle ginocchia: quelle gambe sembrano infinite e per un attimo corri ai suoi occhi verdi, non ti guarda, non ti vede, sicuramente non si è neppure accorta della tua presenza nella sala. Ti guardi intorno. Tutti sono tornati alle proprie faccende, da seduta lei non è più tanto appariscente e dalla tua posizione tu sei l’unico che le può scorgere così bene le gambe. Riabbassi lo sguardo e ti perdi completamente sulle curve voluttuose delle sue cosce. Sono ben tornite e sono perfette.

Il cazzo ti sta scoppiando. Aggiusti la posizione sulla sedia e con una mano ti smuovi l’uccello. Ce la farai a mangiare? Chissà! Sollevi faticosamente lo sguardo. Dispieghi il tovagliolo e ci disponi sopra le posate per distrarti, per non essere insistente, ma l’occhio ritorna sempre alle curve delle sue gambe. Ovunque volgi lo sguardo per distrarre la tua attenzione, involontariamente gli occhi ci passano sopra senza farlo apposta. Bevi un’altra sorsata dal tuo boccale, hai la gola secca.

Arriva la tua pizza e lei ordina la sua. Tra un boccone e l’altro continui ad ammirarla appassionatamente, come se si trattasse di un dipinto splendido. E in effetti è splendida! Stai ancora scandagliando i recessi più profondi e nascosti che si trovano sotto al suo tavolo, quando scosta appena la sedia e con naturalezza accavalla disinvoltamente le gambe. Un boccone ti va di traverso.

Un lampo bianco ti attraversa il cervello. Con lo sguardo ritorni sotto il tavolo. Le gambe sono completamente esposte alla tua vista. La gonna già cortissima è risalita ulteriormente sulle cosce e un triangolino magnifico e bianco appare adesso all’altezza del suo pube. Le puoi intravvedere un pezzettino magico delle mutandine. Alcuni colpi di tosse ti scuotono il petto e ti sfuggono dalla gola, improvvisamente entrambi contratti e per poco non soffochi.

Lei se ne accorge e intercetta il tuo sguardo. Uno scintillio di rabbia le brilla negli occhi per un momento e subito scavalla le gambe e le rivolge dall’altra parte. Meglio così! Ne sei quasi contento perché non era facile deglutire. Ti scoccia, però, avere fatto una figura del cazzo. Ti riprendi e ricominci a mangiare. Continui a lanciarle occhiate furtive: fa finta di niente e continua a sorridere, ad annuire al suo compagno che continua a parlare. Evidentemente non glielo ha detto perché non si è neppure voltato per scoccarti un’occhiata di traverso, tu lo avresti fatto al suo posto e intanto portano la loro pizza.

 

Vai al 101.

 

.12.

“Se volete rinunciare, siete ancora in tempo per cambiare idea”.

“Forza allora, fateci vedere che cosa riuscite a combinare”.

“OK, ma siete stati avvertiti.”.

Vi avvicinate al bigliardino e prendete le posizioni. Tu giochi in porta, il tuo amico in attacco. Dall’altra parte: lui in difesa, lei all’attacco. Elisa ti sta di fronte. Per un momento smette di lisciarsi le mani, ti rivolge un sorriso sornione e si raccomanda di giocare bene, perché vuole proprio vedere. Ruoti un poco le manopole, prendi confidenza con il gioco. Il tuo compagno sta facendo altrettanto. State saggiando il terreno per valutare i tempi di risposta dei comandi. Siete pronti.

Compiaciuta e soddisfatta, Elisa allarga un sorriso se possibile ancora più grande e lancia la pallina. Comincia la partita. Blocchi senza difficoltà il suo primo assalto e ti complimenti con lei; non gioca niente male. Intanto la coppietta sul divano si sta scambiando i primi bacetti molto teneramente. Fate un primo gol, assestando un colpo al nemico. Subito riprendono le frecciatine.

“Ero distratto, è stata tutta fortuna!”.

Il tuo amico risponde ed Elisa ribatte sullo stesso tono. Sta dicendo non so che cosa, quando ti rendi conto che gli ultimi tre bottoni della sua camicetta sono generosamente aperti sul davanti. Erano così anche prima? Forse non te ne eri accorto. È china sul bigliardino con la testa bassa proprio davanti ai tuoi occhi. Le puoi vedere le tette, grandissime, ballonzolare di qua e di là ad ogni singolo movimento. Sei quasi ipnotizzato da quelle tettone che oscillano, che sussultano, che palpitano. Riesci appena a bloccare un altro colpo. Elisa è tutta impegnata, smanetta con foga le sue manopole, senza mai staccare lo sguardo dalla pallina. Le puoi persino intravvedere il reggiseno di pizzo bianco, forse un po’ troppo piccolo, che con molta fatica trattiene quelle enormi mammelle che sembrano voler esplodere fuori dalla loro prigione. La partita si fa interessante.

Il cazzo si gonfia prepotentemente nei tuoi pantaloni e un gol passa anche dalla vostra parte. Questa volta tocca agli avversari esultare e a voi incassare mestamente. Il tuo compagno ti guarda male: era un tiro facile, ma ti è sfuggito. Pazienza! Meno male che nessuno può vedere la tua erezione, il calcetto la nasconde bene. Scrolli le spalle. Non devi distrarti. Il gioco riprende ma distogliere l’attenzione da quella massa di carne in movimento che ti sembra chiamare ad alta voce non è facile. Un altro gol ti scappa. Ti aggiusti l’uccello con la mano. Più che un’esigenza è diventata un’abitudine. L’altra mano te la passi nervosamente tra i capelli.

Prendi una sorsata dal tuo bicchiere. Ti ritrovi con la gola secca e non hai giustificazioni per il tuo amico. Non dici niente. Incontri per un istante lo sguardo di Elisa: si sta congratulando con il suo compagno di gioco della serata, e stanno entrambi gridando a squarciagola. La partita ricomincia. Ti devi impegnare. Cerchi di seguire attentamente la pallina con gli occhi ma lo sguardo ritorna sempre da quelle parti. Le sue tette occupano tutto il tuo campo visivo. Lo sta facendo apposta, non può non essersene accorta. Sta giocando sporco, ma non riuscirà a fregarti. Lei è carina, e lo spettacolo che offre è imponente, però non può competere con la bellezza di Rossana. Il pensiero di quest’ultima funge da deterrente e basta per ritrovare almeno in parte la concentrazione. Giusto quel tanto sufficiente per giocare bene. Smantelli un altro attacco insidioso di elisa e segnate una seconda volta. I commenti si sprecano, siete nuovamente pari. Esultate con gioia. La pallina torna in gioco. Quelle tettone sembrano essere dappertutto. Ovunque ti giri a guardare il tuo occhio ci passa involontariamente sopra. Segnate un terzo gol, ma anche un altro passa dalla vostra porta. La partita si sta facendo più difficoltosa del previsto.

La tua Barista Preferita fa da schermo costante tra te e quel seno grandioso, ma non puoi restare del tutto indifferente davanti a quella visione spettacolare. Là sotto il tuo animale ulula rabbiosamente ed è diventato grosso e minaccioso come un orso furioso. Ti muovi un poco per riaggiustare la posizione e vedi che anche il tuo amico ha capito qual è il problema. Si sta grattando le palle ed è tutto rosso in viso. Bevi ancora dal tuo bicchiere e riprendete a giocare. Elisa si accanisce vigorosamente, come se dal risultato ne dipendesse la propria vita e le sue gemelle sobbalzano di continuo. Con tutto quel movimento, l’areola scura di un capezzolo enorme come le tette è scappata fuori dal reggiseno. Non c’è verso di non farci caso, la coda del tuo occhio esagitato agisce da sola. Adesso che anche il tuo compagno è distratto la partita diventa davvero difficile. Il gioco sembra sfuggirvi di mano. Incassate un’altra rete.

Tocca a te richiamare all’attenzione il tuo amico che sembra diventato incapace di mantenere la palla nella sua metà campo. Gli assesti una leggera gomitata sul fianco e lo richiami spesso al gioco. Improvvisamente non azzecca più nemmeno un tiro in porta. Ti ritrovi a giocare da solo. Sei costretto a ribattere colpo su colpo e a forza di rimandare la palla nel mezzo della mischia riesci persino a segnare qualche rete. I progressi sono molto lenti e nella moltitudine di assalti che sei costretto a subire da parte di Elisa e non solo della sua pallina, qualche gol ti scappa. La partita sembra equilibrata: loro non sono particolarmente bravi ma sono in due, mentre il tuo compagno sembra partito totalmente, la sua influenza è del tutto marginale e tu sei irrequieto e turbato dal panorama. Siete tutti affaticati.

Riuscire a vincere la partita è risultato sfiancante e quasi impossibile, ma ce l’avete fatta. Infine il tuo amico ha ritrovato un briciolo di autocontrollo e concludere è stato semplice. Più che una partita di bigliardino è sembrata una maratona chilometrica. Siete tutti stanchissimi e il finale ve lo siete conquistato sulla resistenza. Gli avversari sono in silenzio, non c’è stato niente da fare. L’imbroglio non è bastato. Sono ammutoliti, non pronunciano neanche una parola. Riescono soltanto ad incassare sportivamente le punzecchiature di tutti e due che giustamente ve la godete. Elisa è infelice e un pochino ti dispiace. Viene dalla tua parte e ti getta le braccia al collo. Non dice niente, non ti sottrai dal suo abbraccio. Il tuo cazzo è duro come il marmo, se ne potrebbe benissimo accorgere. Non fai niente per impedirlo. Si distacca dal tuo corpo eccitato ed è un po’ arrossita sulle guance. Torna al divano e si gira verso la luce di un faretto per prendere qualcosa dalla borsetta. Chissà cosa cazzo ci tiene là dentro?

Nella sala giochi siete rimasti solo voi quattro e la coppia sul divano che ormai sta limonando con passione. Ti avvicini al tuo amico e gli dai un colpetto incoraggiante sulla spalla. Non c’è bisogno di parlare, vi siete capiti lo stesso. Siete stati grandi. Adesso vorreste incassare il vostro premio, e non solo da bere. Vi guardate negli occhi. Quando la natura chiama gli uccelli rispondono. La cercate con lo sguardo. Le vostre bestie sono particolarmente ricettive ai richiami femminili e si stanno agitando nelle loro gabbie. Elisa fa ritorno ed i bottoni della sua camicetta sono ermeticamente chiusi. Che stronza! Ci rimanete male.

Pagano da bere e fate un altro giro. L’atmosfera si ridistende in fretta, si vede che la sconfitta non brucia più tanto. La prossima volta si rifaranno, si ripetono, ma voi non ne siete così convinti. Decidono di andare a fare un tour, forse al pub, poi in discoteca, e ti chiedono se vuoi andare con loro.

“No, grazie, magari ci vediamo dopo”.

Non sei nemmeno tentato di andare con loro. Hai ben altri progetti per quella sera e ti basta pensare a Rossana per eccitarti un’altra volta. Elisa si solleva sulla punta dei piedi e ti dà un bacetto sulla guancia. Abbassa lo sguardo e arrossisce nuovamente. Ti guarda negli occhi e la sua espressione sembra dire: ma ce l’hai sempre in tiro? Le sorridi. Vi salutate tutti e vi ripromettete di trovarvi più tardi. Se ne vanno.

Fuori si è fatto buio ma è ancora presto. Ti siedi al tavolo per dare un’occhiata al giornale. Bevi un sorso dal tuo ultimo succo di frutta. Siete rimasti solo tu e quegli altri due sul divano che sono appiccicati come mosche sulla carta moschicida e le mani del ragazzo sono sparite sotto i vestiti della ragazza. Decidi di togliere il disturbo. Prendi il tuo bicchiere e te ne vai altrove.

 

Se vuoi andare alla sala biliardo, vai al 146.

Se sei già stato nella sala biliardo, torna al bancone del bar, andando al 54.

 

.13.

Fa ritorno dopo qualche minuto con un vassoio in mano che vuota nella pattumiera. Torna al di là del banco e lo deposita in un angolo. Ti guarda e il viso le si illumina di nuovo splendore. I suoi modi di fare sono semplici, diretti, accattivanti e genuini. È bellissima! Sei attratto dai suoi occhioni incredibilmente grandi e luminosi. Sono vivaci, brillanti, color nocciola intenso. Ti smarrisci per un istante ad ammirarli e lei allarga un sorriso incoraggiante. Le sue ciglia sono sottili e foltissime, rossicce come i capelli. Apre il rubinetto dell’acqua e si lava le mani.

“Vuoi qualcosa?”.

“Direi proprio di sì!”.

Abbassi appena la testa e le rivolgi uno sguardo lascivo che non lascia dubbio alcuno sui tuoi veri desideri.

“Maiale, mi sa che per quello dovrai aspettare”.

“In questo caso, mi accontenterò di un succo di frutta.”.

Risollevi il mento e le mostri l’espressione più delusa che riesci a trovare. Lei ti sorride furbescamente e si abbassa sotto il bancone per frugare nel frigorifero. Conosce bene i tuoi gusti, non c’è bisogno di chiederti come lo vuoi. Si rialza con una bottiglietta in mano, la stappa e la versa in un bicchiere. Il suo sguardo è malizioso e provocatorio.

“Ci vuoi del ghiaccio?”.

“Sì, molto, credo proprio di averne bisogno.”.

Ti sorride teneramente e abbassa gli occhi sul lavello. Alcune cose aspettano di essere lavate. La vedi pensierosa per un momento solo, poi uno scintillio raggiante le passa sul volto grazioso. Getta da parte lo strofinaccio che aveva lasciato lì accanto. Esce dal bancone, ti afferra per una mano, ti trascina nell’altra sala. Scosta una sedia e ti fa sedere. Appoggia il succo di frutta sul tavolo e ti si accomoda di fronte. Ti afferra le mani, incomincia a raccontarti della sua settimana. Di tanto in tanto, tra una cosa e l’altra, si inumidisce le labbra invitanti con la linguetta serpentina. È favolosa! I suoi denti sono bianchissimi e il suo sorriso è contagioso.

La massa spettinata e ribelle, di capelli rossi che cerca disperatamente di tenere raccolti dietro la nuca, non si può trattenere in nessun modo. Riccioli ramati le scappano fuori da tutte le parti. Le finiscono sul viso e sul naso di continuo e lei se li scosta con le dita o li soffia via. Quasi non ci fa più caso, le viene ormai spontaneo. È diventata un’abitudine. Arriva a parlarti delle sue ultime avventure amorose. Beve un sorso dal tuo bicchiere senza mai distogliere lo sguardo dalla tua espressione adorante e trasognata. Il discorso si fa piccante e lussurioso.

Un piedino impertinente intanto si muove sotto il tavolo. Deve essersi sfilata lo zoccolo perché puoi sentire le dita del piede nudo risalire lentamente sul polpaccio. Si arrampicano delicatamente. Le tue pulsazioni aumentano nelle tempie e il sangue inizia a ribollire nelle vene. Lei si sta divertendo. Fa tutto parte del vostro gioco. Vuole soltanto stuzzicarti e ci riesce facilmente. Stai per impazzire.

Due ragazzini escono dalla sala giochi per prendere dei gettoni. Rossana si alza e torna al banco. Senti uno scampanellio, la porta del bar si apre due volte. Prendi il tuo bicchiere e la raggiungi. Sono entrate diverse persone e ti fai da parte per lasciarla lavorare agevolmente. Comincia a fare dei caffè e la porta si apre ancora. Capisci che non c’è più tempo per restare soli, lei deve lavorare, non è lì per bighellonare. Ti si avvicina e ti sussurra qualcosa nell’orecchio e tu le rispondi.

“Mi aspetterai sino alla chiusura?”.

“Ci puoi scommettere!”.

“Allora ci vediamo dopo.”.

Guardi l’orologio. L’orario degli aperitivi è imminente. Tra non molto i clienti arriveranno tutti insieme. Fuori non è ancora buio e tu non hai abbastanza fame. Mangerai più tardi, devi comunque aspettare tutta la sera. Senti che questa è la volta buona. Rossana dovrà mantenere la promessa. Decidi di liberare il posto al bancone. Raccogli il tuo succo di frutta, saluti l’amica e speranzoso ti allontani.

 

Se vuoi andare in sala giochi, vai al 108.

Se vuoi andare alla sala biliardo, vai al 146.

 

.14.

Una nube di elettroni impazziti ti ronza nella mente e ti offusca il cervello. Sei talmente eccitato che pur di intingere il biscottino nel caffelatte saresti persino disposto a pagare. Adesso ti alzi e vai da lei. Prostituta oppure no, il richiamo è stato grande, irresistibile. Tutto il resto non ha nessuna importanza. Ti pieghi in avanti e stai per scostare la sedia dal tavolo per alzarti in piedi, quando qualcosa ti riporta bruscamente alla realtà. Le gambe si richiudono di scatto e un istante dopo Rossana appare da una delle arcate più vicine. Prende una sedia e ti si accomoda accanto.

“E quello non lo finisci?”.

Il suono della sua voce ha come spezzato le barriere dell’incantesimo che ti aveva stregato. Subito ritrovi la ragione e il buon senso perduto. Recuperi il controllo delle tue azioni, ti viene da ridere, la guardi e le sorridi sinceramente. Hai a tua disposizione la donna più bella del mondo e nonostante tutto saresti stato tentato di farti scappare l’occasione di poterla finalmente avere per una sveltina soltanto. Abbassi lo sguardo sui resti del tuo panino.

“Ti prego, non ce la posso fare.”.

“Lo sapevo, non ti è piaciuto”.

Il suo viso si abbassa. La sua espressione diventa improvvisamente triste. Sporge all’infuori le labbra, aggrotta la fronte. I suoi splendidi occhioni nocciola sono supplichevoli e ci puoi vedere brillare dentro tutte le lacrime di questo mondo. Guardi un’altra volta ciò che resta del tuo panino. Forse qualche boccone puoi ancora farcelo stare. Allunghi in avanti una mano per prenderlo, ma lei scoppia a ridere.

“Dai, che stavo solo scherzando... non voglio mica farti star male”.

Ti si aggrappa al braccio e ti si stringe addosso. Ti senti sollevato da quel contatto caldo, il suo corpo è morbido e profumato di lavanda. Le passi il braccio intorno alle spalle e la stringi forte al petto. Sempre ridendo ti dà un bacetto sulla guancia e ti rilassi appena. Una manina ti si appoggia sulla patta dei jeans: il tuo cazzo in piena erezione sussulta lievemente nella sua mano. Stringe le dita e ti sussurra nell’orecchio.

“Sono io che ti faccio questo effetto, o sono le due prostitute al tavolo?”.

Sei stato spiazzato e con un bisbiglio raggiri la domanda.

“Come sai che sono due prostitute?”.

“Si vede, e lavoro qui da abbastanza tempo, per sapere tutto ciò che c’è da sapere”.

“Te lo hanno detto loro?”.

“Mi sembri molto interessato, se vuoi ti sistemo un appuntamento”.

Fa per alzarsi dalla sedia e non dubiti neppure per un momento che avrebbe il coraggio di andare al loro tavolo per farlo sul serio. La trattieni con forza e la costringi a risedersi.

“Ma smettila, figurati se sono interessato... non vedi che sono completamente rifatte.”.

“Hmmm, allora perché lo vuoi sapere?”.

“Me l’hai messa tu la pulce nell’orecchio, sono solo curioso.”.

Ti fissa negli occhi e non sembra troppo convinta ma non ha mai smesso di sorridere. Dio, com’è bella! Ti accosti al suo viso e le dai un bacino sul naso pieno di lentiggini.

“Va bene... vengono qui quasi tutte le sere, poco prima dell’ora di chiusura, per mangiare qualcosa prima di andare a lavorare; me lo ha detto un cliente che è stato adescato proprio qua dentro. Mi ha detto anche di avere passato la notte più intensa della sua vita. Fuoco puro, ha detto. Se vuoi sei ancora in tempo”.

Nuovamente cerca di scattare in piedi e la devi trattenere una seconda volta.

“Sta’ ferma, non dire sciocchezze.”.

“Sei sicuro?”.

“Lascia perdere.”.

“Guarda che potrebbe valerne la pena.”.

“Guarda che potrei anche cambiare idea.”.

Tira fuori la linguetta e ti pianta un gomito nel fianco.

“Ed io, nel frattempo, ti dovrei aspettare?”.

“Perché no?”.

“E se non ti aspettassi?”.

“Pazienza, sarà per un’altra volta.”.

Infila di nuovo la mano sotto il tavolo e ti prende i coglioni che rimangono ben nascosti alla vista e te li stringe un pochino. Ti sorride ma gli occhi sono minacciosi.

“Non dicevo mica sul serio”.

“Se fai una cosa del genere, voglio esserci anch’io.”.

“OK, OK, vorrà dire che ti chiamo; se mi dai il numero di telefono...”.

“Niente da fare, furbacchione, te lo devi guadagnare.”.

“A proposito, come sei messa?”.

“Dunque, vediamo: il bagno è stato lavato, la sala giochi è già chiusa da un pezzo, la sala biliardo anche, e la saletta del bar è a posto. Mi resta soltanto da pulire in ultimo la macchina del caffè e teoricamente ho finito. Qui ci pensa mia sorella domani mattina.”.

Le due donne si alzano in piedi con i resti delle loro consumazioni in mano e si avviano alla cassa. Rossana ti scompiglia i capelli come fa sempre, e poi le raggiunge. Ti rialzi e ne segui l’esempio. Appoggi le tue cose sul bancone e torni indietro per prendere il resto. Senti la porta tintinnare un’ultima volta. Siete rimasti soli.

Ti rifiuti di ascoltare le sue proteste. Prendi dal banco lo strofinaccio e il detersivo spray e ritorni di là per pulire dove hai sporcato. Senti la saracinesca abbassarsi fino a metà. Ti fai dare la scopa; non c’è rimasto granché da spazzare, Rossana era già passata prima, ma una ripassatina veloce nella sala dei tavoli ce la dai comunque. Quando arrivi nella saletta i sacchetti della spazzatura sono stati fatti. Li raccogli e li vai a buttare. Lei ti sorride e ti ringrazia.

Rientri nel bar e la trovi quasi pronta. Non indossa più il camice fucsia e nemmeno gli zoccoli. Si sta infilando al piede sinistro l’ultimo sandalo bianco, comodo, sexy. Il tacchettino delle sue calzature è basso, ma in compenso lei è alta e le unghie rosse dei piedi spiccano come gemme al sole. Ho quasi finito, ti dice. Si raddrizza velocemente e torna alla macchina del caffè per spegnerla del tutto. L’asciuga per bene. Tu intanto ti siedi su uno sgabello per contemplare meglio la sua figura eccelsa e per ammirare comodamente le sue forme sublimi.

Ti volta la schiena flessuosa: una nuvola vaporosa di capelli ramati le circonda costantemente la testa nonostante la folta coda di cavallo che tenta di trattenerli. Una maglia lunga di viscosa o di raso, lucida e brillante, color rosa shock, leggera e svolazzante come la gonnellina le lascia scoperte entrambe le spalle deliziose. Quel tessuto risulta talmente sottile, impalpabile, che ogni sua curva si delinea prendendo perfettamente forma sotto ai tuoi occhi beati. Le sue fattezze delicate ti si rivelano nitidamente ad ogni suo movimento, ad ogni minimo sfioramento, ad ogni singolo respiro. Le puoi chiaramente contare le vertebre della schiena incantevole, mentre si piega per raccogliere qualcosa da terra. È bellissima! Si gira infine dalla tua parte.

“Finito!”.

Si guarda attorno, come per controllare che in giro non ci sia nessuno. Inclina il capo e ti rivolge un sorriso allettante. Assume quella posa sensuale che le riesce così bene. Le mani sui fianchi, i gomiti all’infuori, una gamba leggermente flessa. Che spettacolo!

“Allora, di che colore sono le mie mutande?”.

 

Tira 2 dadi:

 

Se la loro somma, è un numero pari, vai al 42.

Se la loro somma, è un numero dispari, vai al 43.

Se i due numeri, sono uguali, vai al 44.

 

.15.

Subito le ragazze esplodono in escandescenze; sono troppo scandalizzate per rivolgerti una sola parola. Le bestiole piegano tristemente in basso la testolina e si staccano l’una dall’altra. Le due stronzette stanno ancora ragguagliando Chicco e Sissi quando decidi di andartene. Non sei stato degnato neppure di uno sguardo, figuriamoci di un ringraziamento.

Adesso sei pentito di averle avvertite, perché non volevi disturbare così bruscamente il rapporto dei loro cagnolini. La reazione che hanno avuto è stata scioccante e brutale, dev’essere stato traumatizzante per gli animaletti. Che stronze! Probabilmente, hai interrotto una delle poche occasioni che quelle bestioline avevano trovato per accoppiarsi liberamente. L’unica consolazione sta nel fatto che se ne sarebbero potute accorgere comunque molto facilmente, anche senza il tuo intervento. Ti allontani in fretta, mentre le due isteriche continuano a starnazzare. Parte del tuo buonumore se n’è andato insieme a quello dei cagnolini.

 

Vai all’80.

 

.16.

Ti alzi dallo sgabello e ti dirigi verso la porta del bagno che prima non avevi notato.

Entri nell’antibagno. È molto grande, è quasi più spazioso della sala bar che se ne sta nell’altra stanza. Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.

Uno sfregamento leggero, un suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta del bagno delle donne che è chiusa ed accosti un orecchio. Puoi chiaramente sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un guardone ma sbirceresti volentieri dal buco della serratura se questa non fosse del tipo: che si possono chiudere con una manovella dall’interno e si possono aprire con una moneta dall’esterno. Il foro per la chiave non c’è. Cosa sta davvero succedendo là dentro?

“Sì, dai, dai!”.

Hai udito una voce; è stato appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce di un uomo e non è solo dietro a quella porta. Ti tornano alla mente le consumazioni lasciate sul tavolino, le sigarette e l’accendino. Qualcuno lì dentro se la sta spassando! Immaginare adesso cosa sta succedendo è molto facile. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di abbassare la maniglia per constatare di persona, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi c’è lì dentro e soprattutto non sai come potrebbero reagire.

Non vuoi essere scoperto a spiare, non vuoi fare la figura del salame, con fatica ti allontani dalla porta ed entri nell’altra. Il bagno degli uomini. La stanzetta è molto piccola. Pulita, imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che la riempie tutta. Non c’è altro. Chissà com’è il bagno delle donne? Ti sbottoni la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo che spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta e lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni nell’antibagno.

Nella toilette delle donne i cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sospetti qualcosa. Sarebbe la fine del loro rapporto e questo non deve succedere. Ti ravvii i capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Chiacchierina.

 

Torni al bancone del bar, andando al 164.

 

.17.

Un cameriere si avvicina a loro e li guida nella tua direzione. Sorseggi un goccio della bibita che hai ordinato e distogli lo sguardo mostrando indifferenza ma con la coda dell’occhio continui ad osservare la sua avanzata. Lei si muove con grazia in mezzo ai tavoli ancheggiando naturalmente. Le pulsazioni del cuore sono aumentate e il respiro si è ingrossato. Incroci le dita; stai ribollendo dentro e non sai il perché.

Il cameriere li conduce sino a qualche tavolo più in là del tuo. Fa loro cenno di accomodarsi e loro si siedono. Speravi che fossero più vicini per godere almeno della compagnia della sua voce durante la cena. Peccato! Lui ti volge le spalle e lei gli sta di fronte, ma almeno dalla tua posizione la puoi vedere chiaramente in tutto il suo splendore.

Sta sorridendo al suo compagno e il viso le si illumina. Non porta rossetto, ma le sue labbra sono meravigliose e lucide, forse si è passata sopra la lingua. Gli occhi sono vivaci e verdissimi, le ciglia folte e lunghissime, potresti anche impazzire. Lo stomaco ti si contrae, ma non per la fame.

Stai ancora aspettando la tua pizza e non hai nient’altro di meglio da fare, perciò discretamente decidi di continuare la tua indagine. Ha appoggiato un gomito sul tavolo e il mento sulla palma della mano come una bambina imbronciata ed una ciocca di capelli neri le è ricaduta davanti al volto e sul seno. È deliziosa! Continui a scendere con lo sguardo. Il tavolo non ha quattro gambe agli angoli ma una sola al centro come tutti gli altri della pizzeria, ed è un po’ disallineato rispetto al tuo, così le puoi scorgere perfettamente le gambe abbronzate. Indugi un istante sulle scarpe dal tacco altissimo e un altro sulla fascetta che le avvolge la caviglia, poi le risali le curve armoniose dei polpacci, sino a giungere alle ginocchia: quelle gambe sembrano infinite e per un attimo corri ai suoi occhi verdi, non ti guarda, non ti vede, sicuramente non si è neppure accorta della tua presenza nella sala. Ti guardi intorno. Tutti sono tornati alle proprie faccende, da seduta lei non è più tanto appariscente e dalla tua posizione tu sei l’unico che le può scorgere così bene le gambe. Riabbassi lo sguardo e ti perdi completamente sulle curve voluttuose delle sue cosce. Sono ben tornite e sono perfette.

Il cazzo ti sta scoppiando. Aggiusti la posizione sulla sedia e con una mano ti smuovi l’uccello. Ce la farai a mangiare? Chissà! Sollevi faticosamente lo sguardo. Dispieghi il tovagliolo e ci disponi sopra le posate per distrarti, per non essere insistente, ma l’occhio ritorna sempre alle curve delle sue gambe. Ovunque volgi lo sguardo per distrarre la tua attenzione, involontariamente gli occhi ci passano sopra senza farlo apposta. Bevi un’altra sorsata dal tuo boccale, hai la gola secca.

Arriva la tua pizza e lei ordina la sua. Tra un boccone e l’altro continui ad ammirarla appassionatamente, come se si trattasse di un dipinto splendido. E in effetti è splendida! Stai ancora scandagliando i recessi più profondi e nascosti che si trovano sotto al suo tavolo, quando scosta appena la sedia e con naturalezza accavalla disinvoltamente le gambe. Un boccone ti va di traverso.

Un lampo bianco ti attraversa il cervello. Con lo sguardo ritorni sotto il tavolo. Le gambe sono completamente esposte alla tua vista. La gonna già cortissima è risalita ulteriormente sulle cosce e un triangolino magnifico e bianco appare adesso all’altezza del suo pube. Le puoi intravvedere un pezzettino magico delle mutandine. Alcuni colpi di tosse ti scuotono il petto e ti sfuggono dalla gola, improvvisamente entrambi contratti e per poco non soffochi.

Lei se ne accorge e intercetta il tuo sguardo. Uno scintillio di rabbia le brilla negli occhi per un momento e subito scavalla le gambe e le rivolge dall’altra parte. Meglio così! Ne sei quasi contento perché non era facile deglutire. Ti scoccia, però, avere fatto una figura del cazzo. Ti riprendi e ricominci a mangiare. Continui a lanciarle occhiate furtive: fa finta di niente e continua a sorridere, ad annuire al suo compagno che continua a parlare. Evidentemente non glielo ha detto perché non si è neppure voltato per scoccarti un’occhiata di traverso, tu lo avresti fatto al suo posto e intanto portano la loro pizza.

 

Lancia 2 dadi:

 

Se la somma dei 2 numeri, è pari, vai al 122.

Se la somma dei 2 numeri, è dispari, vai al 123.

 

.18.

L’aria si è fatta piacevolmente fresca e il cielo si è ormai ricoperto da un manto fitto di stelle. I faretti e i lampioncini rischiarano chiaramente le zone intorno, tutto il resto rimane avvolto nella penombra. La luna e le stelle sono l’unica altra fonte di luce, puoi appena intravvedere dove metti i piedi. Hai quasi raggiunto la prima curva a sinistra della muraglia e non hai ancora incrociato nessuno. Camminare da solo e nel silenzio più totale, con le mani in tasca e senza nessun pensiero pressante nella mente, è risultato enormemente corroborante. Ti senti rilassato, ti senti sereno, ti senti incredibilmente bene. Raggiungi mollemente la curva del sentiero e già cominci a pensare di essere l’unica persona rimasta in giro quando qualcosa ti richiama bruscamente alla realtà.

Puoi chiaramente sentire dei bassi mugolii e qualche protesta poco convinta. Una di queste ti ha destato completamente dal tuo torpore sonnacchioso. Ti fermi e ti guardi attorno. Poco più avanti, oltre la curva del sentiero, tra un lampioncino luminoso e un alberello, c’è una panchina isolata e sopra ci stanno due ragazzi molto impegnati. La luce fioca che li avvolge illumina a malapena l’area circostante, ma loro si trovano proprio accanto alla boccia di vetro del lampioncino e puoi così distinguere nitidamente cosa sta succedendo. Il ragazzo dalla parte dell’alberello è catapultato sulla ragazza dall’altra parte e sono entrambi presi a limonare con passione.

Le mani di lui sembrano i tentacoli di una piovra e lei cerca debolmente di allontanarle ma non sembra opporre grande resistenza. Una mano del ragazzo è infilata sotto l’orlo della sua gonna mentre con l’altra le ha sfilato un seno dalla camicetta. La panchetta protesta vivamente e le assicelle cigolano minacciose sotto al loro peso. Dal tuo angolo di osservazione lo puoi vedere benissimo: armeggia furibondo sotto la gonna, probabilmente in cerca delle mutandine, e sembra impazzito. Di lei invece non ne scorgi nulla più che una tettina bianca, piccola, candida, con un capezzolo scuro stretto tra le dita del suo compagno. Tutto il resto è soltanto un groviglio disordinato di gambe e braccia. Il sangue ti monta immediatamente nelle vene e ti sale subito al cervello. Sei congestionato e sei eccitatissimo.

Il cazzo si gonfia nei tuoi jeans, sino a farti male, la patta improvvisamente sembra diventata troppo stretta. Ci passi la mano sopra e lo accarezzi dolcemente con le dita. Riprendi ad avanzare trattenendoti con fatica per non intervenire lussuriosamente. Spiare non ti è mai bastato, le palle sono gonfie e stanno per scoppiare. Devi cambiargli posizione! Ti aggiusti l’uccello che sembra gridare per la frustrazione di doversi trattenere e intanto le contorsioni sulla panchina non si sono mai fermate. La ragazza, sempre indaffarata a respingere il grosso degli assalti del suo ragazzo, è riuscita a riconquistare un po’ di terreno e si sta riabbottonando la camicetta. Le mani di lui sono entrambe sparite sotto la sua gonna e non puoi vedere cosa stanno combinando ma lo puoi facilmente immaginare. Non sembrano essersi accorti della tua presenza o perlomeno non se ne curano affatto. Fai un respiro profondo, trattieni il fiato per un momento, ti devi rilassare di nuovo. Distogli l’attenzione e passi loro vicino.

Mentre ti allontani, rimani costantemente accompagnato dal cigolio espansivo della panchina e dalla sinfonia ossessiva dei loro mugolii irrequieti e cerchi di non pensare a ciò che stanno facendo o a come certamente andrà a finire, ma la tensione che hai dentro è altissima e il tuo cervello è lanciato come una locomotiva in discesa. Distrarsi non è per niente facile. Decidi di accelerare il passo. Intanto un venticello leggero ti sta portando alle orecchie le note sottili di una musica melodiosa ed una lucina che brilla in lontananza più fulgida delle altre attira infine il tuo interesse. Chiudi gli occhi e ti lasci cullare e trasportare.

 

Continua a camminare lungo il sentiero ombroso, sino a raggiungere quella fonte musicale e luminosa, andando al 56.

 

.19.

Ti appoggi con il sedere contro lo spigolo del tavolone di legno scuro che si trova proprio dirimpetto al chiosco bianco. Le mani sono sempre in tasca, l’uccello persiste dolorosamente eretto nelle mutande. La faccenda ti brucia ancora sul viso e nei coglioni. Per rilassarti adesso ti ci vorrà un bel pezzo. Quella placida sera estiva si sta trasformando in una tortura per lo spirito e per le palle. Ti senti avvilito e frustrato, ti senti insoddisfatto, l’atmosfera che ti circonda non è più abbastanza festosa per giovare al morale. Riuscire a combinare qualcosa di concreto sta diventando un’esigenza da non sottovalutare o finirai con l’impazzire veramente.

Alma, solleva la testa dal suo lavoro e ti cerca con lo sguardo. È pronto il tuo panino, ti dice e ti avvicini al furgoncino mentre la piccola folla si apre al tuo passaggio. Non hai ancora superato l’imbarazzo per la situazione equivoca di poco prima. Sai che non può essere vero ma ti senti tutti gli occhi puntati addosso. Ritiri dalle sue mani il tuo panino e le chiedi anche una bibita in lattina. Ti sorride e ti strizza l’occhiolino. Ne rimani disorientato per un secondo. Cazzo, ma allora lo stava facendo apposta? Ti riprendi in fretta e ricambi il suo sorriso complice. Che stronza! Ti fissa per un istante e ti lancia un bacetto a fior di labbra nell’aria. Voleva forse solo metterti a disagio? C’è riuscita benissimo. Raccogli con un cucchiaino il tuo orgoglio ferito, Alma si gira per richiamare qualcuno a ritirare le proprie ordinazioni, recuperi un briciolo del tuo autocontrollo perduto. Prendi le consumazioni e ti allontani.

La maggior parte della gente si è accomodata nelle prime file: il più vicino possibile alla marmaglia che si accalca di fronte al palco che si trova alla base delle mura di cinta. Poche altre persone sono sparse in giro. Ti dirigi verso una zona sgombra. La voce maschile che risuona in questo momento dalle casse non è malvagia, perlomeno non è stridula, ma viene quasi subito sostituita da un’altra, gracchiante e stonata, che ti fa lo stesso effetto delle unghie a contatto con la superficie di una lavagna scolastica. Scegli di sederti nell’ultima fila delle tavolate parallele, quanto più lontano puoi dal casino. I tavoli sono alti e le panchette basse, ma almeno queste sono larghe e comode, ti siedi in fondo con le spalle rivolte ad un lampioncino portatile altrimenti accecante. Inoltre ti fa piacere vedere e far parte, da una certa distanza, di quell’ambiente coinvolgente e gioioso, dove risa e schiamazzi riecheggiano senza sosta dappertutto. Pian piano stai ricominciando ad apprezzare di nuovo la strana serata insolitamente ricca di sorprese. Il tuo panino è buono ed è molto soddisfacente; lo mangi con gusto e l’animale che hai fra le gambe si è finalmente messo a riposo. Al microfono la voce melodica di una ragazzina sta ora cantando su una base musicale allegra e ritmata. Senti che alla fin fine, ti stai rilassando nuovamente.

Davanti al furgone dei panini sono rimasti in pochi e una coppia di giovani attira non solo la tua attenzione. Lui è un po’ grosso e tarchiato, invece lei è minuta e sottile ed è la sua figura che calamita gli sguardi di molti maschietti. Ti appare notevolmente piccolina, se paragonata alla statura di Alma, ma è però perfetta in tutte le sue forme e sembra una bambolina da collezione. Indossa un golfino leggero e sbracciato, porta disinvoltamente una gonnellina rossa, aderente e cortissima. Una cascata di treccine castane le ricade sulla schiena flessuosa e le gambe, incredibilmente affusolate, sono guantate da un collant trasparentissimo e bruno, che le fa contrastare nettamente con le braccia bianche e nude. Ai piedi calza un paio di scarpette di vernice nera dal tacco vertiginoso. La stai osservando distrattamente, con innocenza e rispetto per la sua bellezza, ma qualcosa si sta già agitando nel sonno sotto al tavolo.

Alma, consegna a ciascuno una piadina e lui prende da bere per entrambi. Indubbiamente non amano la confusione perché si stanno dirigendo nella tua direzione: l’unico posto dove si può relativamente trovare un minimo di tranquillità in quella sfera di luce caotica. Sorseggi un goccio della bibita direttamente dalla lattina e distogli lo sguardo mostrando indifferenza, intanto però con la coda dell’occhio continui a scrutare spassionatamente la sua avanzata. Lei si muove con grazia naturale, spostandosi leggermente fra le fila di tavoli, ancheggiando in modo provocante e sinuoso. Stacchi un morso dal tuo panino e lo mastichi per un tempo infinito. Pare che si vogliano sedere di spalle proprio al tavolo innanzi al tuo, le puoi perciò ammirare da vicino il culetto sodo, ma quasi immediatamente sembrano cambiare idea e si allontanano. Peccato! Girano intorno al medesimo tavolo e si accomodano ambedue dall’altra parte voltando così la schiena al caos. Dalla tua posizione frontale la puoi vedere chiaramente in tutto il suo splendore. Ancora meglio. Le pulsazioni del cuore sono aumentate impercettibilmente.

Il suo viso è leggiadro. Non porta alcun rossetto ma le sue labbra sono lucide e finemente cesellate comunque, forse si è passata sopra la lingua. Gli occhi sono vivaci e marroni, le ciglia sono folte e lunghissime, il nasino è delicato e piccolino, le guance sono candide e rosa. Una moltitudine di sottili treccine le ricopre tutta la testa e le ricade morbidamente sulle spalle. La forte luce del lampioncino che ti brilla dietro la schiena le si riflette negli occhioni gentili. Sta sorridendo al suo accompagnatore e il volto le si illumina di un bagliore dorato. Indietreggia bruscamente e chiude le palpebre di scatto. Lui si diverte e ride fragorosamente. Le mostra poi qualcosa che non riesci a vedere; probabilmente uno di quegli accendini che si illuminano a tradimento. Lei mette il broncio, aggrotta la fronte, gli dà uno spintone. Lo stomaco ti si contrae, ma non per la fame. Senti che ti stai innamorando di quella splendida creatura di porcellana. Deglutisci faticosamente. Non hai più granché voglia di mangiare. Molto discretamente decidi di continuare la tua indagine spensierata e minuziosa del suo corpicino meraviglioso.

Sembra un gattino arruffato e bagnato. Ha posato un gomito sul bordo del lungo tavolo e con il mento si è appoggiata sulla palma della mano come una bambina arrabbiata. Una treccina di capelli castani le è ricaduta davanti al viso e sul seno. È deliziosa! Puoi vedere le sue labbra incantevoli muoversi dolcemente sul suo bel faccino triste e vezzoso, ma non puoi distinguere la sua voce squillante dalle altre. Il volume del karaoke è troppo alto e tutte le parole si perdono nel brusio del sottofondo. Soprappensiero e con l’aria trasognata, continui a scendere con lo sguardo estatico. Il loro tavolo è alto, la panchetta è bassa, come tutte quante, in più lei ti siede poco distante, praticamente di fronte. Tutt’attorno al perimetro di quel luogo luminoso sono collocati a terra potenti faretti, assai simili a quelli che seguono regolarmente la muraglia che ti ha condotto fino a lì. Oltre c’è soltanto il buio della sera ma all’interno di quel perimetro non esiste un punto nell’ombra. Quindi le puoi scorgere perfettamente le gambe avvolte nel nylon scintillante. Il tuo sangue incomincia a sobbollire nelle vene. Abbassi completamente gli occhi e risali lentamente dal basso con lo sguardo attonito. Indugi un attimo sulle scarpette dal tacco altissimo, un altro sulle fascette nere che le avvolgono le caviglie, risali le curve armoniose dei polpacci, sino a giungere alle ginocchia: quelle gambettine sono perfette e per un istante corri ai suoi occhi marroni, non ti guarda, non ti vede, sicuramente non si è neppure accorta della tua presenza. Ti guardi frettolosamente intorno. Tutti sono impegnati altrove. Da seduta lei non è più tanto appariscente e dalla tua postazione fortunata sei il solo che può vederle così bene le gambe. Riabbassi lo sguardo e ti perdi del tutto nelle voluttuose curve delle sue cosce. Sono ben tornite ma non porta i collant. La fascetta scura delle autoreggenti fa capolino dall’orlo della minigonna rossa.

Improvvisamente il bestione dormiente, che irrequieto sussultava sotto al tavolo, si desta e si erige urlando in tutta la sua possenza. Sei congestionato. Il cazzo ti sta scoppiando. Aggiusti la posizione sulla panca e con una mano ti smuovi l’uccello. Ce la farai a finire il panino? Chissà! Sollevi pesantemente lo sguardo. Addenti un altro boccone e ti guardi freneticamente in giro per distrarti, per non essere insistente, ma l’occhio ritorna sempre alle curve delle sue gambe. Ovunque volgi lo sguardo nel tentativo di non pensarci, involontariamente gli occhi ci passano sopra senza farlo apposta. Bevi un’altra sorsata dalla tua lattina, hai la gola secca.

Riprendi a mangiucchiare il tuo panino e lei fa lo stesso con la sua piadina. Tra un boccone e l’altro continui ad ammirarla, appassionatamente, come se si trattasse di un dipinto grandioso, di eccezionale avvenenza. E in effetti lei è magnifica! Stai ancora scandagliando i recessi più profondi e nascosti che si trovano sotto al suo tavolo quando si sposta appena sulla panca e con naturalezza accavalla spontaneamente le gambe. Un boccone ti va di traverso.

Un lampo bianco ti attraversa il cervello. Con lo sguardo ritorni sotto il tavolo. Le gambe sono rimaste completamente esposte alla tua vista. La gonna già cortissima è risalita ulteriormente sulle cosce e un triangolino, bianco e candido, appare adesso all’altezza del suo pube. Le puoi intravvedere un pezzettino magico delle mutandine. Alcuni colpi di tosse ti scuotono il petto e ti sfuggono dalla gola che si stringono all’improvviso e per poco non soffochi.

Se ne accorge e intercetta il tuo sguardo. Uno scintillio di rabbia le brilla per un momento negli occhi marroni. Subito scavalla le gambe e le rivolge dall’altra parte. Meglio così! Ne sei quasi contento, perché non era facile deglutire; però ti scoccia aver fatto un’altra figura del cazzo. Ricominci a mangiare di malavoglia. Persisti a lanciarle occhiate furtive. Trattenerti dal farlo sarebbe impossibile. La Bambolina fa finta di niente e continua a sorridere, ad annuire al suo compagno che continua a parlare e a masticare. Evidentemente non glielo ha detto perché non si è neppure voltato per scoccarti un’occhiata di traverso, tu lo avresti fatto al suo posto.

 

Vai al 21.

 

.20.

Continua a sorridere teneramente senza mai voltarsi nella tua direzione. Sta sorridendo a te o al suo compagno? Non lo sapresti dire! Sbocconcella la sua piadina, maliziosamente, in pezzettini minuscoli che mastica per bene e c’è qualcosa di equivoco nel suo comportamento. Deglutisce in modo arrapante. Di certo è consapevole del suo atteggiamento compromettente. Sei molto eccitato. Ti sta senz’altro provocando. Appoggia infine il suo spuntino per un minuto nel tovagliolo sul ripiano del tavolo e si ripulisce lentamente le dita con la bocca. Le succhia golosamente e si ripassa la punta della linguetta sulle unghie. Si accarezza voluttuosamente le nocche delle mani con le labbra umide e lucide. Lo sta sicuramente facendo di proposito, sa che non le riesci a distogliere gli occhi di dosso, per non più di un secondo almeno, e si sta divertendo alle spalle del suo ragazzone. Che piccola stronza! Non ce la fai proprio a mangiare. Però è davvero bellissima, stai pensando quando noti appena un movimento furtivo al di sotto del suo tavolo. Con calma, quasi timidamente sta rivolgendo le gambe dalla tua parte. Trattieni il respiro.

Al di sopra del tavolo nulla traspare. Ascolta con vivo interesse il suo interlocutore e spilucca il suo spuntino compostamente, ma al di sotto è tutta un’altra storia. Molto piano, troppo piano, sta dischiudendo costantemente le gambe. Abbandoni ogni senso di pudore e per quasi un minuto non riesci a respirare: non puoi distogliere l’attenzione da quelle cosce affusolate che si aprono incredibilmente davanti ai tuoi occhi. Non sei un guardone, non sei un guardone, ti ripeti ma intanto non riesci a spostare lo sguardo da quella scena esasperante. Hai di nuovo la gola secca.

La pelle all’interno delle sue cosce è abbacinante e candida, e fa contrasto con la fascetta bruna delle calze in maniera impressionante. Deglutisci a vuoto. Una prima strisciolina bianca ti appare alla vista in mezzo a quelle gambe favolose. Continuano ad aprirsi e adesso puoi intravvedere un’ombra scura all’altezza del suo pube. Improvvisamente ti senti come ridiventato un ragazzino. Irrequieto, insicuro, curioso, e ossessivo. Le cosce si aprono ancora, ora puoi vedere tutto. Indossa un minuscolo perizoma di pizzo bianco, semitrasparente, che le avvolge a malapena le grandi labbra della figa. Cerchi nuovamente di deglutire, ma non hai saliva in bocca. Prendi un’altra sorsata dalla tua lattina.

Sollevi lo sguardo per un momento. È sempre indaffarata con la sua piadina e non ti guarda nemmeno. Sorride furbescamente al suo accompagnatore. Uno sguardo sensuale le brilla negli occhioni marroni e un’espressione seducente si è stampata sul suo bellissimo volto. Di sicuro non può non essersene accorta, lo sta facendo apposta; però fa finta di niente e la cosa non ti dispiace affatto. Che magnifica birbetta! Ti guardi attorno, nessuno vi guarda. Stai al gioco e riporti l’attenzione là sotto.

Il perizoma è davvero ridottissimo. Le puoi scorgere parte delle natiche e del monte di venere laddove quel piccolo straccetto non può contenere. Ciuffi ribelli di peli scuri le scappano fuori da tutte le parti e una folta peluria sul ventre traspare al centro. Sei come ipnotizzato da quella visione straordinaria.

 

Vai al 21.

 

.21.

Una nube di elettroni impazziti ti ronza nella mente e ti offusca il cervello. Sei talmente eccitato che pur di intingere il biscottino nel caffelatte saresti persino disposto a pagare una prostituta. Stai pensando trasognato quando vieni bruscamente strappato ai tuoi pensieri più profondi. Trasali violentemente e sollevi il mento.

“Ehi ragazzo, possiamo sederci?”.

Qualcuno ti si siede davanti senza aspettare una risposta.

“Ciao, disturbiamo?”.

Una mano ti si appoggia sulla spalla destra e stringe appena strattonando lievemente.

“Cosa ci fai qui tutto da solo?”.

Una voce ancora si aggiunge alle prime e ti senti richiamare indietro in modo assai aspro e crudo. Sobbalzi e ti scuoti immediatamente. È stato un po’ come prendere la scossa. Fai presto ritorno al presente e ripiombi stravolto nel mondo reale. Un gruppo di ragazzi, piuttosto chiassosi, ti si è seduto innanzi e intorno. Sono i tuoi amici! In tre si sono seduti all’altro capo del tavolo, frapponendosi tra il tuo sguardo adorante e quella meraviglia di ragazza, mentre altri due ti si sono accomodati al fianco, uno per lato: impieghi qualche istante per riprenderti dallo shock sconvolgente.

Sono sbucati all’improvviso da tutte le parti, non li hai né visti né sentiti arrivare. Li saluti e spieghi loro che eri soprappensiero, il che non è lontano dal vero. Abbiamo notato, rispondono accennando alla bellezza che siede nell’altra fila; gli apprezzamenti sconci si sprecano e questo ti infastidisce. Innervosirsi e reagire non serve e lasci perdere, non ci provi neanche, non ne vale la pena, non saranno mai dei gentiluomini. Al contrario, cerchi di sbirciare tra le spalle di chi ti siede di fronte. Non puoi vedere più niente. Va bene così! Quella bellissima giovane donna ti aveva praticamente confuso e stregato. Subito comincia una fitta conversazione, davvero poco interessante, alla quale partecipi distrattamente solo di tanto in tanto. Nel frattempo continui irresistibilmente a cercarla invano con la coda dell’occhio, molto a lungo e nella sola speranza di intercettare una sua occhiata sfuggente, ma infine ti devi comunque arrendere perché di ciò che supponi essere lei, ormai, riesci ad intravvederne al massimo soltanto qualche macchia di colore vaga e indistinta. Distogli rassegnato lo sguardo e presti maggior attenzione a quel che ti circonda.

Tre degli amici si sono lanciati appassionatamente in una discussione convinta e uno dei cinque annuisce ora a uno, ora all’altro. Evidentemente non deve avere le idee troppo chiare. Cosa si stanno dicendo? Delle cazzate! Il quarto sta divorando un toast e questo ti ricorda che tieni un panino stretto nelle mani. Ricominci a masticare voracemente. Il quinto non sembra granché coinvolto nella conversazione e non ne prende parte per nulla. Ha posato un gomito sul tavolo ingombro e incasinato, si sostiene stancamente la testa con la mano. Dall’espressione si direbbe annoiato. Tamburella impaziente con le dita sul ripiano di legno scuro. Hanno tutti quanti una birra in mano, o appoggiata innanzi fra accendini e pacchetti di sigarette, qualcuno di loro sta fumando svagatamente mentre parla. Finisci di mangiare in silenzio il tuo panino e anche l’altro ha terminato il suo toast, quando il ragazzo nuovo alla tua sinistra, quello stufo e insofferente di prima, incomincia a gettare sempre più spesso occhiate fugaci all’orologio da polso. In effetti, l’atmosfera allegra e baldanzosa che perdurava ovunque, in quel luogo luminoso, si è poi andata gradualmente riducendo di tono. La serata si sta attardando e lì non sono rimaste molte cose da fare. Parecchie persone se ne sono andate già da un pezzo e il karaoke, che rimane abbandonato e lasciato in disparte, risuona da solo e in sottofondo ma dopo un po’ la musica che esce dalle casse comincia a stancare.

“Perché non facciamo una scappata al bowling?”.

“Perché no, vieni anche tu?”.

Qualcuno chiede a un certo punto e qualcun altro risponde e domanda a sua volta.

“Magari dopo vi raggiungo, devo prima sbrigare un paio di cosette”.

“Non ti preoccupare, ti aspettiamo”.

“No, no, grazie, andate avanti, in seguito vi raggiungo.”.

“Sei sicuro, e se poi ti perdi nel buio?”.

“Come no, se non vi spicciate è probabile che arrivi prima io di voi”.

Continuate a punzecchiarvi come al solito e devi insistere per convincerli.

“OK, come vuoi”.

“Va bene, allora ci vediamo dopo”.

“A più tardi, mi raccomando, ci ritroviamo al bowling”.

“Noi ti aspettiamo là dentro, magari vieni a cercarci”.

“Ciao.”.

Si alzano e se ne vanno. Li saluti rapidamente assicurando loro che passerai dal bowling almeno per salutarli come si deve. Adesso non hai tempo da perdere e non sei pronto per andartene con gli amici. C’è soprattutto una cosa che devi tentare, prima di lasciare definitivamente quel posto. Ti guardi in giro e raccogli i pensieri. All’altro tavolo la Bambolina, stupenda, provocante, con le sue meravigliose treccine castane che le ricoprono parte del bel viso grazioso e tutta la testa, sta fumando una sigaretta sottilissima e sta ridendo deliziosamente di qualcosa che deve aver detto il suo compagno. Non ti guarda. Davanti al furgoncino bianco dei panini, invece, un’ultima persona attende immobile la sua consumazione e Alma risulta indaffarata all’affettatrice. Con la magnifica creatura di porcellana dagli occhi marroni che se ne sta seduta compostamente nell’altra fila di tavoli non ci sono speranze, perché non è sola, ma con Alma che ha quasi finito di lavorare forse un tantino si può ancora combinare. Devi assolutamente provarci. Ti alzi in piedi.

 

Lancia un dado:

 

Se esce un numero pari, vai al 57.

Se esce un numero dispari, vai al 82.

 

.22.

Parcheggi la macchina sotto un albero che si trova in disparte, in fondo al parcheggio. Abbassi lo schienale del sedile e abbassi ulteriormente anche il volume dello stereo. Già che devi aspettare e visto che sicuramente farai le ore piccole la notte, dopotutto è venerdì sera, decidi di riposare per essere in forma migliore più tardi. Ti distendi e chiudi gli occhi.

La musica culla dolcemente e l’aria tiepida della sera mette sonnolenza. Dopo solo pochi minuti stai scivolando nella beatitudine. I pensieri cominciano a sbiadire e stai già sonnecchiando quando dopo ad un certo tempo, non sapresti dire quanto, alcuni rumori ti richiamano bruscamente alla realtà. Ti sollevi a sedere sul sedile spingendo sui gomiti per vedere cosa è stato.

 

Lancia 2 dadi:

 

Se la somma dei 2 lanci, è un numero pari, vai al 58.

Se la somma dei 2 lanci, è un numero dispari, vai al 64.

 

.23.

Sorseggi il tuo succo di frutta a piccolissime dosi perché non c’è altro da fare. La nuova partita si è noiosamente trascinata fino a metà del suo gioco. Rincorrere un boccino con un’altra boccetta in mano e magari cercare di far cadere qualche birillino non è mai stata la tua passione. Malgrado tutto hai cominciato a seguirne lo svolgimento con estrema rassegnazione. Che noia!

Devi comunque far trascorrere il resto del venerdì sera sino all’orario giusto per andare in discoteca, ma non in quel modo. Stai seriamente pensando di tornare al video poker o nuovamente di sotto: puoi sempre sederti a un tavolo e metterti a leggere il giornale, oppure, piuttosto, puoi sempre passare il tempo ai videogiochi. Non è proprio il massimo, ma è certamente meglio che rimanere lì ad annoiarsi. Stai per salutare, disinvoltamente, come se avessi qualche impegno impellente che ti aspetta, quando ti risiedi e cambi idea. Resti fermo e sorpreso sul posto. Come tutti.

Dalla soglia della porta entrano quattro figure. Due uomini che sono grandi e grossi, indossano giubbotti pieni di cerniere lampo, portano jeans stinti e strappati in molti punti. Subito ti balzano alla mente i classici Motociclisti dei telefilm americani. Le due donne invece sono mozzafiato. Una ha i capelli di un biondo platino lucente e li porta tagliati a caschetto, la seconda li ha castani e sono corti, tagliati quasi a spazzola. Non sei l’unico a seguire il loro avanzare indifferente tra i due biliardi. Sono entrambe molto alte e di una bellezza statuaria. Tutta la sala è ammutolita al loro ingresso.

La biondina, ha un visetto sottile e delicato, incorniciato da capelli chiarissimi. Le labbra sono rosse e gli occhi sono molto grandi e luminosi. Sta masticando qualcosa, probabilmente una ciccles. Indossa una camicetta bianca, sbottonata, annodata sotto il seno prominente. Sotto il tessuto bianco, che riflette la forte luce della stanza, si possono intravvedere la sagoma dei capezzoli turgidi e l’ombra scura delle areole intorno. Non porta il reggiseno. Il ventre è piatto e all’ombelico porta un brillantino luccicante. La minigonna di jeans elasticizzato è aderente e cortissima, le gambe sembrano due trampoli, tanto sono diritte e lunghissime. Una catenella dorata è arrotolata sulla sua caviglia destra. Calza un paio di scarpette di vernice, nere, dal tacco vertiginoso. Sicuramente non sono arrivati in motocicletta. Il suo corpo è tutto una curva armoniosa. Nessuno sembra più interessato a giocare.

La seconda, castana, ha un volto affilato e lineamenti spigolosi, ma questo non ne deturpa il fascino un po’ mascolino. Le labbra sono piene, gli occhi appaiono scuri, dallo sguardo duro e profondo. Porta un top dal collo alto, rosso, che le risalta la curva perfetta delle tettine. Due germogli piccolini spiccano al centro delle coppe. Il ventre sembra scolpito nel marmo e i muscoli della pancia guizzano ad ogni passo. Una vistosa tartaruga è in bella mostra sul suo stomaco. Indossa un paio di pantaloni di pelle, bordeaux, che le fasciano le gambe muscolose e ben tornite come una seconda pelle. Sono molto bassi in vita, estremamente aderenti sulla sua figura longilinea, e non lasciano nulla all’immaginazione. Non vedi però l’elastico delle mutande. Forse non ci sono. Deglutisci un sorso di succo di frutta. Ai piedi calza un paio di stivaletti in tinta dalla zeppa altissima. Non osi respirare per paura che la visione possa svanire.

 

Se vuoi restare ancora, vai al 59.

Se vuoi tornare al video poker, vai al 144.

Se vuoi andartene, saluta ed esci dalla sala biliardo, andando al 189.

 

.24.

La rivelazione ti ha colpito come uno schiaffo. Ecco il perché del totale disinteresse da parte dei maschietti per le attenzioni suscitate dalle femminucce. Ecco spiegato il perché dello sguardo serioso da parte della bellezza castana quando hai sbirciato le mammelle della Bellissima Biondina mentre raccoglieva le sue palline dalla scatola. Adesso capisci perché dopo avere lanciato la propria boccetta gli uomini si ritiravano sempre nell’angolino a confabulare, lasciando così il campo aperto agli sguardi indiscreti. Sono tutti gay! Dunque la scelta delle coppie nel gioco non è stata casuale. Probabilmente restano invariate anche nella vita reale; uomo-uomo, donna-donna. E tu che pensavi fosse una sfida tra sessi opposti.

Il tuo amico sta ancora respirando faticosamente. Andiamo bene: oltre che maniaco, è pure un perverso!

Le normali attività nella sala sono riprese e il quartetto si è riunito. Hanno tutti una bottiglietta in mano con una fettina dentro di limone. Tre sono corone, delle birre leggere, l’altra è un’acqua brillante, una bibita amarognola. La biondina sta succhiando golosamente dal collo della sua bevanda analcolica. Dio, riesce ad essere sensuale persino quando beve! Cerchi di intercettare lo sguardo pensieroso della stupenda castana dagli occhi scuri. Ci riesci. Le sorridi e lei contraccambia inarcando impercettibilmente un angolo delle labbra carnose. È arrivato il momento di lasciare la stanza. Qui non si può combinare nulla, e guardare non basta. Raccogli quel che resta del tuo succo di frutta, saluti e vai altrove.

 

Se vuoi tornare al video poker, vai al 144.

Se vuoi semplicemente andartene, saluta ed esci dalla sala biliardo, andando al 189.

 

.25.

Inserisci dei soldi nell’apposita fessura in basso: subito sullo schermo appare un minimondo tridimensionale che comincia a ruotare su se stesso. Sui cinque continenti del globo ci sono delle piccole bandierine lampeggianti. Quando ne sfiori una con la mano, un minuscolo aeroplanino bianco si innalza immediatamente in volo e raggiunge rombando la destinazione che hai scelto. Mentre il bimotore atterra l’inquadratura si allarga sul volto della ragazza rappresentante la bellezza del luogo che hai appena toccato. Questa ti sorride amabilmente e dice qualcosa nell’accento della nazionalità cui appartiene, ma anche se ne conosci la lingua, di una di queste, non riesci mai a capire quel che dicono. Sussurrano tutte in modo sensuale e provocante, però le parole si perdono e confondono nel brusio che resiste e permane in sottofondo nel bowling. Il senso del discorso resta comunque esplicito; ognuna ti invita maliziosamente a intrattenerti con lei.

 

Tocca con le dita una bandierina colorata sullo schermo tattile e vai al numero corrispondente.

 

Giappone, vai al 26.

Russia, vai al 27.

Tailandia, vai al 28.

India, vai al 29.

Francia, vai al 30.

Spagna, vai al 31.

Italia, vai al 65.

Stati Uniti, vai al 66.

Texas, vai al 67.

Brasile, vai al 68.

Marocco, vai al 69.

Sud Africa, vai al 70.

 

.26.

Il volto grazioso di una ragazza giapponese ti sorride sullo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è remissivo e promettente. La pelle del viso è bianchissima e le labbra sono rosa e ben delineate. Il nasino è piccolino e i suoi occhi sono a mandorla, scuri e profondi. I capelli neri sono raccolti e trattenuti sulla testa da pettini e spilloni nella tipica acconciatura della geisha, che ricorda un po’ la forma della spaccatura di una pesca matura. Di tanto in tanto e sollevando una mano per coprirsi la bocca emette un risolino imbarazzato distogliendo lo sguardo per un momento. Abbassa timidamente il capo mentre ti parla con un filo di voce appena.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 60.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.27.

Il volto altezzoso di una ragazza imperiosa ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è affascinante e seducente. La pelle del viso è chiarissima, le labbra sono carnose e provocanti, color albicocca. Il nasino è diritto e sottile, gli occhi sono grandi e luminosi, molto chiari e riflessivi, pesantemente truccati. I capelli biondi sono corti e scalati sulla nuca, con una vistosa onda laccata sulla fronte che ricorda un po’ la forma di un cavallone spumeggiante sulla superficie pietrificata di un mare increspato nel pieno della tempesta. Di tanto in tanto, sollevando un sopracciglio biondo come i capelli ammicca leggermente strizzando appena un occhio verde-azzurro. Inclina lievemente il capo mentre ti parla in modo carezzevole.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 38.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.28.

Il volto grazioso di una ragazza tailandese prende forma sullo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è sorridente e gioioso. La forma del viso è vagamente ovale, la pelle è ambrata e splendente, la bocca è grande e rimane allargata in un sorriso felice e raggiante. Le sue labbra sono sottili, marcate da una strisciolina di rossetto che ne mette in risalto i bordi delicati e perfetti. Il nasino è piccolino, gli zigomi sono alti, gli occhi sono leggermente a mandorla, scuri e molto vivaci. I capelli sono fluenti e lunghissimi, lucidi e neri come l’inchiostro di una piovra minacciosa. Una bellissima orchidea bianco rosata è infilata tra i capelli sulla sua tempia sinistra. Di tanto in tanto e sollevando una mano per coprirsi la bocca emette un risolino aggraziato distogliendo lo sguardo per un momento. Solleva armoniosamente il mento mentre ti parla con un filo di voce appena.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 39.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.29.

Il volto accattivante di una ragazza indiana prende forma sullo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è malizioso e seducente. La forma del viso è vagamente ovale, la pelle è traslucida e color caffelatte, la bocca carnosa rimane appena incurvata in un sorriso enigmatico e misterioso. Le sue labbra sono splendenti, marcate da un rossetto rosa chiarissimo che ne mette in risalto i bordi invitanti e perfetti. Il nasino è leggermente allargato alla base, gli zigomi sono alti, la fronte è spaziosa, gli occhi sono particolarmente espressivi, neri e molto profondi. I suoi capelli lunghi e nerissimi sono separati nel mezzo da una riga vistosa, e appaiono lucidi e fluenti come acqua che zampilla dall’alto di una fontanella al chiaro di luna. Un gioiello di metallo dorato spicca al centro della sua fronte riflessiva. Di tanto in tanto e sollevando una mano per coprirsi la bocca distende un sorriso infantile distogliendo lo sguardo per un momento. Solleva orgogliosamente il mento mentre ti parla con un filo di voce lievissima.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 41.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.30.

Il volto riflessivo di una ragazza francese sembra studiarti dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è carezzevole e sensuale. Il viso ovale e lo sguardo da furetto, il nasino all’insù, la bocca polposa e seducente, leggermente schiusa, e il mento volitivo la rendono estremamente attraente ma un po’ altezzosa. La pelle del viso è olivastra, lievemente abbronzata, i lineamenti sono dolci e provocanti, i suoi tratti sono armoniosi e delicati, la fronte è ampia, le sopracciglia sono scure e lunghissime, gli occhi sono grandi e marroni, luminosi e splendenti, pesantemente truccati dall’azzurro al blu profondo. Una lunga frangia laterale appena sfilata, castana con riflessi infuocati, le addolcisce ulteriormente il bel visetto superbo e molto passionale. I denti sono bianchissimi, le labbra viola-marroncino sono enormemente esaltate dal rossetto brillante che ne mette in risalto i bordi invitanti e perfetti. La frangia scura e vagamente rossiccia rimane ravviata disinvoltamente dietro a un orecchio piccolino e grazioso. I capelli castano scuro, lisci e finissimi, lucidi e brillanti, le ricadono fluentemente oltre le spalle come una cascata di bronzo liquido e fuso. Di tanto in tanto e sollevando una mano smaltata di bordeaux come le labbra per ravviarsi la frangia dietro all’orecchio solleva orgogliosamente il mento accennando un sorrisetto borioso e ricolmo di seduzione. Inclina provocantemente il capo mentre ti parla con un filo di voce sensualissima.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 154.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.31.

Il volto vivace di una ragazza spagnola ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è delizioso e vitale. Lo sguardo da volpe e il musetto da cerbiatto, la forma del viso dolcemente a cuore, i lineamenti sinceri e genuini, non possono nascondere la sua natura energica e molto pimpante. La pelle del viso è assai chiara, piuttosto arrossata, la fronte è coperta da una frangettina nerissima, le sopracciglia sono accentuate ed espressive, gli occhi sono grandi e scuri, luminosi e splendenti, enormemente esaltati da una matita nera agli angoli che le allunga oltremodo la forma a virgola degli occhioni stupendi. Il nasino è alla greca e la bocca armoniosa, le labbra rosa dorate sono valorizzate da un rossetto cremoso che ne mette in risalto i bordi sorridenti e perfetti. I suoi capelli neri come l’inchiostro sono lisci e finissimi, lucidi e brillanti, e le ricadono morbidamente intorno al visetto focoso, sulle spalle e sulla schiena come una cascata di notte liquida. Di tanto in tanto, sollevando due dita sottili, smaltate e rosate come le labbra per aggiustarsi una spallina del vestito distende un sorriso caliente e raggiante ammiccando per un istante. Abbassa ardentemente il mento mentre ti parla con un filo di voce lievissima.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 155.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.32.

Chiude le gambe di scatto e fa un sobbalzo sulla sedia. Trasali bruscamente e riporti l’attenzione al di sopra del tavolo. Pare che abbia masticato qualcosa di troppo duro; forse il nocciolo di un’oliva. Ha una strana espressione sul viso incantevole, sembra preoccupata e si tiene una mano sulla guancia dolorante. Dice qualche parola al suo compagno e si alza in piedi. Si riaggiusta la gonna e si dirige frettolosamente verso la cassa accanto all’ingresso. La raggiunge. Svolta a sinistra lungo un corridoio, tra i tavoli e la parete, dove i camerieri fanno avanti e indietro da un’altra sala. Nella parete c’è una porta, il bagno, prima non ci avevi fatto caso, e ci scompare dentro. Resta via per pochissimo tempo.

Ti stavi giusto chiedendo se la dovevi raggiungere, quando ecco che la porta si riapre e lei ne esce più bella e più splendente che mai. Ritorna al suo tavolo con le guance lievemente arrossate e come prima quasi tutta la sala si volge al suo passaggio. Le sue gambe sono magnifiche, lunghe e diritte come due trampoli, per forza che tutti si voltano. Non farlo sarebbe impossibile.

Ritorna a sedersi e si fa un poco sotto con la sedia. Il chiacchiericcio nella sala riprende. Si volge per meno di un istante nella tua direzione ma è sufficiente, i vostri occhi si incontrano. Un sorrisetto lussurioso le brilla sul visetto e subito scompare. Rivolge tutta se stessa al suo compagno, beh, non proprio tutta se stessa, ma solo la metà al di sopra del tavolo. Le sue gambe si stanno schiudendo di nuovo. Stavi imboccando un centimetro quadrato di pizza ma riabbassi la forchetta.

Le sue cosce si aprono come la volta prima, molto piano, troppo lentamente, qualcosa però è cambiato. Non vedi nessuno scintillio bianco. Possibile? Il tuo cuore si ferma insieme al respiro e perde qualche colpo. Risali sulla pelle abbronzata di quelle gambe toniche e muscolose, mentre continuano a schiudersi come il bocciolo di un fiore meraviglioso che svela ai tuoi occhi increduli tutta la sua bellezza e tutti i suoi segreti. All’interno delle cosce la sua pelle è candida, immacolata, sembra soffice, calda, profumata. Cominci a sudare freddo e lei continua a dischiudersi sotto il tuo sguardo attonito. Stai per morire! Finalmente quelle gambe, fantastiche, si sono aperte quel tanto che basta per esserne certi. Risali un altro poco con lo sguardo, sino all’oggetto delle tue brame. Non indossa più le mutandine.

Continua a parlare, e ad annuire al di sopra del tavolo, al suo compagno come se nulla fosse accaduto. Che gradevole biricchina! Mangia piccoli pezzettini della sua pizza, con prudenza, come se avesse paura di trovarci qualcosa nel mezzo. Che falsa... È adorabile. Se ne sta seduta sul bordo della sedia, in equilibrio precario sul sedere. Forse è un po’ troppo in avanti, deve essere scomoda, ma il panorama che offre è spettacolare. Posi del tutto la forchetta, non ce la fai a mangiare.

Riabbassi lo sguardo, ancora non ci puoi credere. Ci passi gli occhi sopra, più volte, sino ad imprimerti i particolari nella mente. La sua vagina è rosea e completamente depilata intorno alle grandi labbra sorprendentemente carnose, mentre sopra, sul pube e sul ventre, un triangolo abbondante di peluria riccioluta avanza e si allarga ricoprendole quasi tutto il monte di venere. Stai tremando come un ragazzino. Quelle grandi labbra sono lucide: si sta eccitando e sembrano sorriderti dolcemente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono sussurrare il tuo nome. Vedi una gocciolina dei suoi umori brillare sul clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire tra le sue natiche. Il tuo cazzo sta sgroppando come un cavallo impazzito.

I tuoi pensieri si sono confusi, la tua mente si è annebbiata, il tuo cervello ti ha abbandonato del tutto. Adesso è l’animale irrequieto che hai tra le gambe a comandare. La ragione e il buon senso si sono annullati l’un l’altro. Stai ansimando, non riesci a distogliere lo sguardo dalla sua figa. Gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Qualcuno se ne potrebbe accorgere ma nulla adesso ha più importanza. Ci siete solo voi due e il resto non conta niente.

Una mano bellissima, la sua mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sulla peluria scura e la chiude a pugno intorno ai riccioli brillanti. Un brivido ti scuote la spina dorsale e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici quasi che le avessi sotto il naso. Forse è tutto nella tua testa, ma che importanza può avere? Nessuna! Le tue pupille si allargano, si stringono, zumano, ma non riescono a trovare la giusta posizione. Con un dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi stanno ballando nelle orbite e stanno perdendo la capacità di mettere a fuoco. Il cuore nel petto sembra scoppiare.

Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato tra le labbra morbide della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce lucido e se lo porta alla bocca. Lo succhia golosamente ma non si volge nella tua direzione. Sta sorridendo e tu ti senti svenire.

 

Vai al 123.

 

.33.

L’inquadratura si allarga sul volto della ragazza che scuote appena il capo e ti parla molto tristemente. Non capisci ciò che dice ma il tono della voce e l’espressione del suo viso non ti lasciano alcun dubbio. È parecchio dispiaciuta perché non sei riuscito a continuare nel resto del gioco. La schermata si rabbuia in fretta, mentre lei sussurra sempre più piano e infine diventa completamente nera. Un istante di vuoto assoluto, poi la prima schermata ritorna a brillare indifferente sul maxischermo tattile: alcune ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito e una grossa scritta rossa lampeggia continuamente in primo piano. SOLO PER ADULTI!

 

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.34.

Tocchi appena con la punta delle dita il simbolo lampeggiante della porticina azzurra che si trova nella parte superiore dello schermo tattile, completamente in alto a destra, per incassare ciò che hai vinto fino ad ora, per uscire allo stesso tempo da quel gioco comunque interessante. Ti viene chiesto di confermare la tua decisione: la visuale si rabbuia improvvisamente, ritirandosi gradualmente nella penombra, mentre al centro appaiono due riquadri colorati; uno verde chiaro, l’altro rosso intenso, che spiccano su tutto il resto in secondo piano brillando e baluginando a luce discontinua e intermittente. Sfiori leggermente con la mano quello un poco più a sinistra, quello con il pollice sollevato in segno positivo. Subito un campanello di allarme comincia a risuonare dalla macchinetta del video poker e intanto nel raccoglitore in basso si accumulano i soldi che hai incassato. Non è andata neanche tanto male, poteva benissimo andare molto peggio. Sei riuscito a recuperare pressappoco quel che ci avevi infilato dentro. Quando il trillo del campanello smette di suonare la schermata si oscura rapidamente diventando poi del tutto nera e i soldi smettono di uscire dall’apposita fessura. Segue un istante di vuoto assoluto, infine la primissima schermata ritorna a brillare sul tuo campo visivo: alcune ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito carico di promesse e una scritta lampeggia continuamente a lettere grosse e rosse. SOLO PER ADULTI!

 

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi e vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi invece andare al 189.

 

.35.

Poco di sotto, sulla pista del bowling ci sono due ragazzoni schiamazzanti. Uno è un po’ grosso e tarchiato, l’altro è molto alto e con i capelli color biondo scuro. Alle loro spalle, sedute al tavolino con l’aria abbastanza annoiata, ci sono probabilmente le loro compagne. Una è parecchio sovrappeso e dalla tua postazione sopraelevata, non la puoi vedere in volto ma quell’altra, se prima da lassù in alto avevi qualche dubbio, ora da vicino non ti puoi di certo sbagliare: è la magnifica ragazza con le treccine che ti sedeva praticamente di fronte al Karaoke sotto le stelle! Se possibile, adesso ti appare ancora più bella di quanto non la ricordavi in precedenza. Ti accomodi maggiormente al parapetto e ti sporgi in avanti colto da vivo interesse.

Tiene le braccia incrociate sul seno e il bel visetto sembra piuttosto imbronciato. Una moltitudine di treccine, sottili e castane, le ricade morbidamente sulla schiena flessuosa. Gli occhioni sono brillanti e marroni, le ciglia sono meravigliosamente folte e lunghissime, le guance sono candide e rosa, le labbra sono lucide e perfette. Ecco cosa ti aveva attratto e confuso allo stesso tempo; durante il corso della serata mentre mangiucchiava la sua piadina, non portava nessun rossetto scintillante. Attualmente la sua bocca è invece splendente e tinta di un rosso amaranto delizioso. È straordinariamente incantevole! Il suo faccino leggiadro ti sta stregando di nuovo.

Si guarda nervosamente intorno, forse in cerca di un diversivo, proprio non si direbbe che si stia divertendo un mondo. Sbuffa di continuo soffiando pesantemente con le gote rigonfie, pare non esserci niente da dire fra le due ragazze assorte e distratte. Dubiti persino che facesse davvero coppia con il ragazzone che l’aveva accompagnata a mangiare al karaoke. Le coppie più probabili sembrano essere: il ciccio e la cicciottella, lo spilungone e la meravigliosa creatura castana. I vostri sguardi si intercettano per un istante. Lei ti riconosce. Uno scintillio di rabbia le passa sul viso e subito distoglie il suo sguardo vezzoso. Abbassa il nasino piccolino, sembra indecisa sul da farsi. Le puoi intravvedere il tumulto di pensieri contrastanti che le si affaccia alla mente dall’espressione corrucciata che le balugina sulla fronte aggrottata. Dice alcune parole alla seconda ragazza e si solleva infine in piedi. Si riaggiusta la minigonna scarlatta, si dirige frettolosamente verso la cassa del bowling. Dio, quanto è bella! Cammina sensualmente a piccolissimi passi, muovendosi disinvoltamente a capo chino, con gli occhi marroni rivolti al suolo. Molte teste si voltano al suo passaggio. Il tacco delle sue scarpette nere è incredibilmente vertiginoso, le gambe sono spettacolari e diritte come un fuso, le cosce fantastiche sono guantate dalle autoreggenti scure, il culetto è sodo e altezzoso, la sua figura è snella e longilinea. Per forza che tutti si girano a guardarla. Risale gli scalini e torna indietro. Quando la vedi passarti accanto, trattieni il respiro ma non ti rivolge nemmeno un’occhiata fuggevole. Segui l’ondeggiare ipnotico del suo sedere, sino alla porta delle toilette. Appoggia una mano sulla maniglia e il tempo si ferma per un attimo infinitesimale. Si volge per un momento dalla tua parte abbozzando un sorrisetto malizioso. Gli occhi le brillano, la sala cade nell’ombra. Inarca la schiena e abbassa la maniglia. Scompare oltre la soglia. E adesso?

Giri la testa per guardare al suo tavolo. La sua amica ti volta le spalle, gli amici sono troppo impegnati con i loro birillini. Riporti l’attenzione sulla porta dei bagni che si sta richiudendo lentamente.

 

Se la vuoi seguire, entra nell’antibagno, andando al 61.

Se non la vuoi seguire, esci dal bowling, andando al 50.

 

.36.

Un cameriere si avvicina a loro e li guida nella tua direzione. Sorseggi un goccio della bibita che hai ordinato e distogli lo sguardo mostrando indifferenza ma con la coda dell’occhio continui ad osservare la sua avanzata. Lei si muove con grazia in mezzo ai tavoli ancheggiando naturalmente. Le pulsazioni del cuore sono aumentate e il respiro si è ingrossato. Incroci le dita; stai ribollendo dentro e non sai il perché.

Il cameriere li conduce sino a qualche tavolo più in là del tuo. Fa loro cenno di accomodarsi e loro si siedono. Speravi che fossero più vicini per godere almeno della compagnia della sua voce durante la cena. Peccato! Lui ti volge le spalle e lei gli sta di fronte, ma almeno dalla tua posizione la puoi vedere chiaramente in tutto il suo splendore.

Sta sorridendo al suo compagno e il viso le si illumina. Non porta rossetto, ma le sue labbra sono meravigliose e lucide, forse si è passata sopra la lingua. Gli occhi sono vivaci e verdissimi, le ciglia folte e lunghissime, potresti anche impazzire. Lo stomaco ti si contrae, ma non per la fame.

Stai ancora aspettando la tua pizza e non hai nient’altro di meglio da fare, perciò discretamente decidi di continuare la tua indagine. Ha appoggiato un gomito sul tavolo e il mento sulla palma della mano come una bambina imbronciata ed una ciocca di capelli neri le è ricaduta davanti al volto e sul seno. È deliziosa! Continui a scendere con lo sguardo. Il tavolo non ha quattro gambe agli angoli ma una sola al centro come tutti gli altri della pizzeria, ed è un po’ disallineato rispetto al tuo, così le puoi scorgere perfettamente le gambe abbronzate. Indugi un istante sulle scarpe dal tacco altissimo e un altro sulla fascetta che le avvolge la caviglia, poi le risali le curve armoniose dei polpacci, sino a giungere alle ginocchia: quelle gambe sembrano infinite e per un attimo corri ai suoi occhi verdi, non ti guarda, non ti vede, sicuramente non si è neppure accorta della tua presenza nella sala. Ti guardi intorno. Tutti sono tornati alle proprie faccende, da seduta lei non è più tanto appariscente e dalla tua posizione tu sei l’unico che le può scorgere così bene le gambe. Riabbassi lo sguardo e ti perdi completamente sulle curve voluttuose delle sue cosce. Sono ben tornite e sono perfette.

Il cazzo ti sta scoppiando. Aggiusti la posizione sulla sedia e con una mano ti smuovi l’uccello. Ce la farai a mangiare? Chissà! Sollevi faticosamente lo sguardo. Dispieghi il tovagliolo e ci disponi sopra le posate per distrarti, per non essere insistente, ma l’occhio ritorna sempre alle curve delle sue gambe. Ovunque volgi lo sguardo per distrarre la tua attenzione, involontariamente gli occhi ci passano sopra senza farlo apposta. Bevi un’altra sorsata dal tuo boccale, hai la gola secca.

Arriva la tua pizza e lei ordina la sua. Tra un boccone e l’altro continui ad ammirarla appassionatamente, come se si trattasse di un dipinto splendido. E in effetti è splendida! Stai ancora scandagliando i recessi più profondi e nascosti che si trovano sotto al suo tavolo, quando scosta appena la sedia e con naturalezza accavalla disinvoltamente le gambe. Un boccone ti va di traverso.

Un lampo bianco ti attraversa il cervello. Con lo sguardo ritorni sotto il tavolo. Le gambe sono completamente esposte alla tua vista. La gonna già cortissima è risalita ulteriormente sulle cosce e un triangolino magnifico e bianco appare adesso all’altezza del suo pube. Le puoi intravvedere un pezzettino magico delle mutandine. Alcuni colpi di tosse ti scuotono il petto e ti sfuggono dalla gola, improvvisamente entrambi contratti e per poco non soffochi.

Lei se ne accorge e intercetta il tuo sguardo. Uno scintillio di rabbia le brilla negli occhi per un momento e subito scavalla le gambe e le rivolge dall’altra parte. Meglio così! Ne sei quasi contento perché non era facile deglutire. Ti scoccia, però, avere fatto una figura del cazzo. Ti riprendi e ricominci a mangiare. Continui a lanciarle occhiate furtive: fa finta di niente e continua a sorridere, ad annuire al suo compagno che continua a parlare. Evidentemente non glielo ha detto perché non si è neppure voltato per scoccarti un’occhiata di traverso, tu lo avresti fatto al suo posto e intanto portano la loro pizza.

 

Vai al 46.

 

.37.

Fa ritorno dopo qualche minuto con un vassoio in mano che vuota nella pattumiera. Torna al di là del banco e lo deposita in un angolo. Ti guarda e il viso le si illumina di nuovo splendore. I suoi modi di fare sono semplici, diretti, accattivanti e genuini. È bellissima! Sei attratto dai suoi occhioni incredibili: sono vivaci, brillanti, color nocciola intenso. Ti smarrisci per un istante ad ammirarli e lei allarga un sorriso incoraggiante. Le sue ciglia sono sottili e foltissime, rossicce come i capelli. Apre il rubinetto dell’acqua e si lava le mani.

“Vuoi qualcosa?”.

“Direi proprio di sì!”.

Abbassi appena la testa e le rivolgi uno sguardo lussurioso.

“Maiale, mi sa che per quello dovrai aspettare”.

“In questo caso, mi accontenterò di un succo di frutta.”.

Risollevi il mento e le mostri l’espressione più delusa che riesci a trovare. Lei ti sorride furbescamente e si abbassa sotto il bancone per frugare nel frigorifero. Conosce bene i tuoi gusti, non c’è bisogno di chiederti come lo vuoi. Si rialza con una bottiglietta in mano, la stappa e la versa in un bicchiere. Il suo sguardo è malizioso e provocatorio.

“Ci vuoi del ghiaccio?”.

“Sì, molto, credo proprio di averne bisogno.”.

Ti sorride teneramente. La porta del bar si apre due volte. Entrano diverse persone e ti fai da parte per lasciarla lavorare agevolmente. Lei comincia a fare dei caffè e la porta si apre ancora. Inoltre due ragazzini sono arrivati dalla sala giochi per prendere dei gettoni. Capisci che non c’è più tempo per restare soli, non adesso almeno; deve lavorare, non è lì per bighellonare. Ti si avvicina e ti sussurra qualcosa all’orecchio e tu le rispondi.

“Mi aspetterai sino alla chiusura?”.

“Ci puoi scommettere!”.

“Allora ci vediamo dopo.”.

Guardi l’orologio. L’orario degli aperitivi è imminente. Tra non molto i clienti arriveranno tutti insieme. Fuori non è ancora buio e tu non hai abbastanza fame. Mangerai più tardi, devi comunque aspettare tutta la sera. Senti che questa è la volta buona. Rossana dovrà mantenere la promessa. Decidi di liberare il posto al bancone. Raccogli il tuo succo di frutta, saluti l’amica e speranzoso ti allontani.

 

Se vuoi andare in sala giochi, vai al 108.

Se vuoi andare alla sala biliardo, vai al 146.

 

.38.

L’inquadratura sul volto della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera figura maestosa e solenne. Indossa un maglione di lana, aderente e dal collo alto, morbido e color panna. Porta accattivanti pantaloni attillati e marroni, calza un paio di stivaletti imbottiti. Soltanto le manine delicate e la sua testolina splendente sbucano da quegli indumenti pesanti. Si stringe appena nelle spalle e con le mani infreddolite si soffrega vigorosamente le braccia.

La giovane Bellezza Russa rabbrividisce e ti sorride maliziosamente, espirando dalle labbra socchiuse una nuvoletta che gela immediatamente nell’aria fredda. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta rotta e soffocata, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri leggeri si perdono completamente in sottofondo: un nuovo rumore si è aggiunto al brusio tedioso del bowling. La biondina se ne sta ritta in piedi, ondeggiando appena con le mani strette sulle braccia incrociate, davanti al porticato di legno scuro e scheggiato di un’abitazione di campagna, mentre un manto di neve bianca e immacolata avvolge e nasconde ogni altra cosa intorno a lei. Il soffio del vento impetuoso che spira ululando continuamente copre tutti i rumori rimanenti.

L’inquadratura si allontana e si allarga ulteriormente, rilegando la figura della splendida ragazza nella parte sinistra dello schermo, inglobando così tutto il resto del paesaggio spettacolare. Il sole si riflette sulla facciata di un villaggio sparuto, le fronde degli alberi si incurvano sotto la spinta implacabile del vento, alcune cime imbiancate di monti spettrali si scorgono in lontananza. Un’accecante luce invernale si distende come argento fuso sul panorama straordinario. La temperatura sembra piuttosto rigida; probabilmente dev’essere di molti gradi sotto lo zero. La neve riverbera al sole e resti incantato dalla meraviglia dell’autentico inverno russo nella sua espressione migliore. Mentre la ragazza continua a muoversi leggermente, annuendo ogni tanto con la testa, oppure portandosi una mano alla bocca per riscaldarla un poco e per incitarti a darti da fare, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane esuberante. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.

Quando arrivi a cinque di questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza infreddolita che sussurra qualcosa e si incammina lungo i margini del villaggio pittoresco. La neve scrocchia sotto i piedi della bellezza tremante che raggiunge frettolosamente una porticina poco distante apparsa sul fianco di una piccola costruzione esposta in piena luce. Si ferma e ti guarda. Abbassa la maniglia e varca la soglia. Entra in un comodo vestibolo. Tutt’attorno, stuoie intessute a mano, su un tavolino il samovar con una piccola teiera. Si gira e si sfila il maglione prestando grande attenzione a non smontarsi l’acconciatura sofisticata e costruita con cura sulla sua fronte spaziosa. Lo lascia cadere disinvoltamente su di una panchettina, togliendolo con calma dalle braccia nude, abbassando il capo e il mento senza mai smettere di fissarti negli occhi. Le sue spalle sono lisce e squisite come raso, la pelle è chiara e soave come il suo viso attraente e bellissimo. Ti appare finalmente alla vista il seno esageratamente rotondo, trattenuto da un reggiseno a balconcino di seta celeste. Si piega in avanti sul piccolo oggetto metallico collocato sul tavolino per scaldarsi le mani e le sue tette, rigonfie e sostenute, sembrano voler schizzare fuori dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia sul petto, non le puoi perciò ammirare per molto tempo. La sua espressione si fa provocante mentre parla di nuovo. Non puoi capire le parole ma il senso del discorso risulta chiaramente: ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza che si siede e si toglie facilmente gli stivaletti imbottiti. Si rialza in piedi. Lentamente i pantaloni attillati raggiungono il maglione sulla panchettina.

La ragazza è altissima e di una bellezza imponente. Indossa ormai soltanto un completino intimo di seta celeste. Si incammina verso una seconda porticina, sfilandoti innanzi agli occhi praticamente nuda, sino a raggiungere il limitare di quella stanzetta accogliente. Si ferma con una mano posata sulla maniglia e con l’altra appoggiata sul fianco sinuoso, per sottolinearne la perfezione, ti guarda e ti sorride apertamente. Si gira su se stessa mostrandoti un culetto meraviglioso, parlandoti sottovoce dal di sopra di una spalla inclinata. Cazzo, che sedere! Si rivolge nella tua direzione e scuotendo un dito in segno negativo comprendi benissimo ciò che dice; non ancora. Rimane incerta e tentennante, immobile e silenziosa, con le cinque dita sulla maniglia di metallo, totalmente esposta al tuo sguardo trasognato e libidinoso. L’inquadratura la riporta infine sulla sinistra e le tue ultime carte da gioco tornano sullo schermo.

 

Se vuoi continuare a giocare, vai al 62.

Se vuoi entrare nella sala biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.

Se sei già stato nella sala biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.

 

.39.

L’inquadratura sul volto della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera figura sgargiante. Indossa un vestitino sbracciato e color rosso carminio che le copre a malapena poche dita delle gambettine abbronzate e perfette. Una sfilata di bottoncini neri le discende con eleganza dal colletto srotolandosi morbidamente sul suo seno rotondo, avvolgendola fin sul fianco sinistro del corpicino flessuoso e pimpante che si ritrova. La testolina deliziosa è inclinata sulla spalla destra, le mani sono posate sul bacino, i capelli lisci e nerissimi, fluenti come l’acqua di una cascata notturna, le giungono sino a sfiorare l’orlo inferiore dell’abitino ridottissimo che veste disinvoltamente.

La giovane bellezza tailandese si scosta i capelli da una parte e ti sorride apertamente. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta simpatica e nasale, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri leggeri si perdono completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso del bowling. La Tailandesina se ne sta ritta in piedi, ondeggiando appena con le mani strette sui fianchi sinuosi, in precario equilibrio sulla base di una palafitta di tronchi sbozzati rozzamente. Il soffio del vento tra le fronde degli alberi, il frinire delle cicale nel sottobosco, il gracidare delle rane nel ruscello che scorre non molto lontano, il fragore delle onde sul mare... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.

L’inquadratura si allontana e si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio spettacolare. Alle spalle della primitiva abitazione sopraelevata si estende a perdita d’occhio una fitta zona boscosa in cui abbondano mangrovie e varie specie di piante tropicali da frutto. Tra queste puoi distinguere prevalentemente i manghi, qualche banano e numerose palme da cocco. La vegetazione del sottobosco è rigogliosa e verdeggiante. Felci e giunchi si possono scorgere dappertutto. Ai piedi della costruzione di legno e sul limitare della spiaggia la superficie del sottobosco è costellata di orchidee, gardenie, ibischi e altri fiori selvatici che però non riconosci. La luce del sole tropicale scintilla sulle ali spiegate e sfumate del penname multicolore di uno splendido fagiano siamese che spicca leggermente il volo innalzandosi nel cielo azzurro in quello stesso momento. Mentre la ragazza continua a muoversi lievemente, annuendo ogni tanto con la testa, oppure portandosi una mano alla bocca per soffocare un risolino squillante e gioioso, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cercando di non distrarti cominci subito a giocare sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane allegra e dolcissima. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.

Quando arrivi a cinque di questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza ridente che sussurra qualcosa e scende attentamente dalla scaletta a pioli di quella piattaforma di tronchi. I tacchi dei suoi sandali sprofondano istantaneamente nella sabbia finissima. Se li sfila e li abbandona direttamente sul posto. Felice e divertita si incammina a piedi nudi, barcollando sulla spiaggia bianca e immacolata, verso la riva poco distante di un mare tranquillo e limpidissimo. Comincia a sbottonarsi il colletto del vestitino aderente e baluginante, di seta rossa come un fuoco immenso, che la calza e la fascia strettamente come soltanto un guanto di gomma potrebbe fare. Un lembo di stoffa rilucente le si abbassa sul seno invitante, lei lo ignora e continua a sbottonare con calma, seguendo cautamente la pista che la conduce lentamente fino al fianco sinistro del proprio corpicino fantastico. Si ferma e ti guarda. Arrossisce discretamente. Libera velocemente le braccia affusolate dall’indumento, scarlatto e brillante, che trattiene con le mani sulle spalle nude. Se lo lascia scivolare piano addosso, timidamente, pudicamente, abbassando il capo e il mento senza mai smettere di guardarti negli occhi. Le sue spalle sono lisce e delicate come raso, la pelle è ambrata come il suo visetto allegro e soave. Ti appare in ultimo alla vista un seno particolarmente rotondo, trattenuto da un reggiseno argentato. Incrocia le braccia sul petto e non puoi così ammirarlo a lungo. La sua espressione si fa sorridente e provocante mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso è chiaro; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza che si piega in avanti sfilandosi il resto del vestito dalle gambe magnifiche. Lo lascia cadere sulla sabbia bagnata e se ne dimentica.

La ragazza è piccolina e molto ben fatta. Scavalca l’abito e si mette a giocare con i piedi nell’acqua rincorrendo il riflusso delle onde sulla riva della spiaggia incantata. Indossa ormai solo una relativamente semplice biancheria intima di tessuto luccicante e color argento vivo. Si incammina sul limitare della baia, schizzando acqua di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi occhi praticamente nuda, sino a raggiungere un affioramento roccioso sul confine della spiaggia. Si ferma accanto a un grande sasso, largo e piatto, che si affaccia sull’acqua trasparente di quell’insenatura straordinaria. Alcuni pesci pagliaccio giocano vivacemente a nascondino, tra massi e ciuffi di anemoni che si srotolano sul basso fondale di quella laguna idilliaca. Un cesto di giunchi intrecciati è posto al centro del masso più grosso, oltre la vegetazione tropicale circoscrive tutta quanta la spiaggia. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco longilineo e una mano posata sull’anca sinuosa, in modo da sottolinearne la perfezione, per un momento insolitamente silenziosa. Si gira e ti mostra il culetto. Che meraviglia! Si rivolge e ti parla, scuotendo vigorosamente un ditino sottile, e la sua voce si perde nel rumoreggiare del mare ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con un braccio si copre parte del reggiseno, con una mano parte delle mutandine. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte tornano sullo schermo.

 

Se vuoi continuare a giocare, vai al 63.

Se vuoi entrare nella sala biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.

Se sei già stato nella sala biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.

 

.40.

L’inquadratura sul volto della ragazza si restringe rapidamente, sino a ridursi ad un puntolino indistinguibile sullo sfondo colorato della bandierina lampeggiante che appartiene alla località che avevi scelto non molto prima. Sullo schermo è tornata nuovamente a brillare l’immagine tridimensionale del piccolo globo terrestre, che subito riprende a ruotare vorticando lentamente su se stesso.

 

Tocca con le dita un’altra bandierina colorata e vai al numero corrispondente.

 

Giappone, vai al 26.

Russia, vai al 27.

Tailandia, vai al 28.

India, vai al 29.

Francia, vai al 30.

Spagna, vai al 31.

Italia, vai al 65.

Stati Uniti, vai al 66.

Texas, vai al 67.

Brasile, vai al 68.

Marocco, vai al 69.

Sud Africa, vai al 70.

 

.41.

L’inquadratura sul volto della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera figura sontuosa. Indossa un’affascinante Sari indiano con pieghe, volute, nodi e rimbocchi arancio vivo e rosso intenso. Tutta la superficie dell’abito è cosparsa di pendenti d’oro e d’argento. Soltanto la testolina deliziosa e il braccio destro color caramello sbucano da quell’indumento tipico e sgargiante. I capelli lisci e nerissimi, fluenti come l’acqua di una cascata notturna, giungono sino a lambirle i fianchi snelli e longilinei che si intravvedono lievemente attraverso la seta del vestito importante.

La giovane Bellezza Indiana abbassa il mento e ti sorride maliziosamente. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta incantevole e seducente, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri leggeri si perdono completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso del bowling. La morettina se ne sta ritta in piedi, ondeggiando appena con la mano stretta sul fianco slanciato, in precario equilibrio sugli scalini di pietra davanti all’arcata dell’ingresso di un edificio minuziosamente fregiato. Il soffio del vento che smuove le foglie tra le fronde degli alberi, lo scorrere di acqua che scroscia di continuo non molto lontano, il cinguettio melodioso degli uccelli che cantano e ciangottano armoniosamente tutt’attorno... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.

L’inquadratura si allontana e si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte sinistra dello schermo, inglobando così il resto del paesaggio spettacolare. Alle spalle del palazzo ricco di archi, torri, tetti a cupola tipicamente indiani, si possono scorgere le vette himalayane perennemente innevate, più in basso invece le conifere verdeggiano lo sfondo dei monti lussureggianti che avvolgono il panorama straordinario. Una fontanella che sgorga direttamente dal muro riversa acqua limpida e pulita all’interno di un’enorme bacile di pietra che si trova attaccato al lato sinistro del palazzo stesso. La luce del sole accecante scintilla sulle ali spiegate e sfumate del penname multicolore di uno splendido parrocchetto himalayano che spicca maestosamente il volo innalzandosi nel cielo azzurro proprio in quel momento. Querce, magnolie, rododendri, sono sparsi un po’ dappertutto e numerose specie di piante subtropicali, in particolare orchidacee, crescono e abbondano fra gli alberi disseminati nel verde del prato anteriore alla costruzione. Mentre la ragazza continua a muoversi leggermente, annuendo ogni tanto con la testa, oppure portandosi la mano alla bocca per mascherare un risolino infantile e sottilissimo, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cercando di non distrarti cominci subito a giocare sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane ammaliante e misteriosa. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.

Quando arrivi a cinque di questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza affascinante che sussurra qualcosa discendendo con calma dagli scalini di pietra che si trovano alla base dell’entrata ad arco di quel palazzo sontuosamente ornato e sperduto alle pendici dell’Himalaya. Si gira a destra e raggiunge la vasca che propende dal muro. Un rivolo d’acqua cristallina e trasparente trabocca dalla tazza della fontana e si raccoglie al suolo, sparendo nell’erba e riassorbendosi in fretta nel terreno rigoglioso. Un cesto di bambù è deposto all’asciutto lì vicino. Si ferma e ti guarda. Solleva una mano e afferra il pallu, la decorazione finale della lunga pezza di stoffa che le pende dalla spalla sinistra sulla schiena, e comincia a svolgere sensualmente i drappeggi e le pieghe del Sari pregiato e prezioso che le spiraleggia intorno alla vita sottile. La sua espressione è accattivante, la sua pelle è color caffelatte. Il gioiello che ha sulla fronte lampeggia al sole, intanto con le mani si trattiene sul corpo la seta di quell’indumento vividamente arancio e rosso come una fiamma immensa. Se lo lascia scivolare piano addosso, timidamente, pudicamente, abbassando il capo e il mento senza mai smettere di guardarti negli occhi. Le sue braccia sono lisce e delicate come raso, la pelle è ombrosa e traslucida come il suo visetto enigmatico e bellissimo. Ti appaiono in ultimo alla vista le sue tettine puntute guantate dal choli, una ridottissima camicetta che funge anche da reggiseno, che sembra confezionata esclusivamente su misura e realizzata con lo stesso tessuto del Sari in maniera molto attillata e molto ridotta. Quella specie di blusa che lascia totalmente scoperta la pancia le veste i seni piccolini e le spalle come una seconda pelle. La sua voce si fa provocante mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso risulta chiaro; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra, sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza che allenta la presa sul Sari lasciandolo disinvoltamente andare e cadere a terra.

La ragazza non è altissima e il seno è piccolino, ma il corpo snello e longilineo è particolarmente slanciato e ben fatto. Indossa ormai solamente il choli e una relativamente semplice sottogonna di cotone con chiusura a coulisse in vita, sempre in nuance con il Sari, che non le nasconde per nulla le curve affusolate delle gambe. I suoi piedi sono nudi, le unghie delle mani sono curatissime e laccate di bianco. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco meraviglioso e una mano posata sull’anca favolosa, in modo da sottolinearne la perfezione, per un momento indecisa sul da farsi. Infine si gira e ti mostra il culetto. Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo vigorosamente un dito e la sua voce si perde fra i rumori della natura ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. La sua espressione si indurisce incrociando le braccia sul petto, ma istantaneamente si ammorbidisce distendendole in basso e stringendosi le mani sul bacino. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte tornano sullo schermo.

 

Se vuoi continuare a giocare, vai al 71.

Se vuoi entrare nella sala biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.

Se sei già stato nella sala biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.

 

.42.

L’hai corteggiata in tutti i modi possibili e per così tanto tempo che non ne ricordi l’inizio. Ciò che ricordi bene, invece, è la frase che ha dato inizio al vostro gioco. È successo quando il tuo corteggiamento si è fatto particolarmente sfacciato e un po’ troppo allusivo alle sue grazie nascoste. Tu la stavi stuzzicando, con apprezzamenti significativi e velati, e lei inaspettatamente se ne è uscita dicendo qualcosa di sconvolgente.

“Se indovini il colore della mia biancheria, ti faccio contento; ti faccio un pompino e ti do il mio numero di telefono.”.

Da allora, ci hai sempre provato e non ci sei mai riuscito. Stai ancora rincorrendo quella sfida e non sei neppure sicuro che alla fine mantenga davvero la sua promessa. Però da quel giorno si è sviluppata tra voi una complicità tale da risultare impossibile in circostanze normali. Adesso devi riflettere.

Dunque, non l’hai mai vista indossare una biancheria intima che non fosse dello stesso colore: niente fiorellini né disegnini di nessun altro genere. Soltanto biancheria in tinta unita. Devi quindi scegliere tra un solo colore. L’ultima volta, le sue mutandine erano verdi e perciò senti di poter escludere questo colore perché non ti è mai capitato di vederla due volte consecutivamente con la stessa biancheria colorata, neppure a distanza di molti giorni. Deve possederne una quantità veramente smisurata! La volta prima ancora...

 

Devi indovinare il colore delle mutandine di Rossana, scegline uno e vai al numero corrispondente.

 

Bianche, vai al 3.

Gialle, vai al 45.

Arancio, vai al 79.

Rosa, vai al 114.

Azzurre, vai al 137.

Blu, vai al 163.

Rosse, vai al 102.

Viola, vai al 4.

Fucsia, vai al 47.

Bordeaux, vai al 48.

Argento, vai al 89.

Marrone, vai al 91.

Nere, vai al 121.

 

.43.

L’hai corteggiata in tutti i modi possibili e per così tanto tempo che non ne ricordi l’inizio. Ciò che ricordi bene, invece, è la frase che ha dato inizio al vostro gioco. È successo quando il tuo corteggiamento si è fatto particolarmente sfacciato e un po’ troppo allusivo alle sue grazie nascoste. Tu la stavi stuzzicando, con apprezzamenti significativi e velati, e lei inaspettatamente se ne è uscita dicendo qualcosa di sconvolgente.

“Se indovini il colore della mia biancheria, ti faccio contento; ti faccio un pompino e ti do il mio numero di telefono.”.

Da allora, ci hai sempre provato e non ci sei mai riuscito. Stai ancora rincorrendo quella sfida e non sei neppure sicuro che alla fine mantenga davvero la sua promessa. Però da quel giorno si è sviluppata tra voi una complicità tale da risultare impossibile in circostanze normali. Adesso devi riflettere.

Dunque, non l’hai mai vista indossare una biancheria intima che non fosse dello stesso colore: niente fiorellini né disegnini di nessun altro genere. Soltanto biancheria in tinta unita. Devi quindi scegliere tra un solo colore. L’ultima volta, le sue mutandine erano verdi e perciò senti di poter escludere questo colore perché non ti è mai capitato di vederla due volte consecutivamente con la stessa biancheria colorata, neppure a distanza di molti giorni. Deve possederne una quantità veramente smisurata! La volta prima ancora erano gialle, ti pare, ma non ne sei sicuro. Non te la senti di escluderle completamente. Inoltre di recente ricordi di avergliele viste rosa, azzurre o forse blu. Ma più andiamo indietro nel tempo e più la decisione diventa improbabile.

 

Devi indovinare il colore delle mutandine di Rossana, scegline uno e vai al numero corrispondente.

 

Bianche, vai al 3.

Gialle, vai al 45.

Arancio, vai al 79.

Rosa, vai al 114.

Azzurre, vai al 137.

Blu, vai al 163.

Rosse, vai al 102.

Viola, vai al 4.

Fucsia, vai al 47.

Bordeaux, vai al 48.

Argento, vai al 89.

Marrone, vai al 91.

Nere, vai al 121.

 

.44.

L’hai corteggiata in tutti i modi possibili e per così tanto tempo che non ne ricordi l’inizio. Ciò che ricordi bene, invece, è la frase che ha dato inizio al vostro gioco. È successo quando il tuo corteggiamento si è fatto particolarmente sfacciato e un po’ troppo allusivo alle sue grazie nascoste. Tu la stavi stuzzicando, con apprezzamenti significativi e velati, e lei inaspettatamente se ne è uscita dicendo qualcosa di sconvolgente.

“Se indovini il colore della mia biancheria, ti faccio contento; ti faccio un pompino e ti do il mio numero di telefono.”.

Da allora, ci hai sempre provato e non ci sei mai riuscito. Stai ancora rincorrendo quella sfida e non sei neppure sicuro che alla fine mantenga davvero la sua promessa. Però da quel giorno si è sviluppata tra voi una complicità tale da risultare impossibile in circostanze normali. Adesso devi riflettere.

Dunque, non l’hai mai vista indossare una biancheria intima che non fosse dello stesso colore: niente fiorellini né disegnini di nessun altro genere. Soltanto biancheria in tinta unita. Devi quindi scegliere tra un solo colore. L’ultima volta, le sue mutandine erano verdi e perciò senti di poter escludere questo colore perché non ti è mai capitato di vederla due volte consecutivamente con la stessa biancheria colorata, neppure a distanza di molti giorni. Deve possederne una quantità veramente smisurata! La volta prima ancora erano gialle, ti pare, ma non ne sei sicuro. Non te la senti di escluderle completamente. Inoltre di recente ricordi di avergliele viste rosa, azzurre o forse blu. Ma più andiamo indietro nel tempo e più la decisione diventa incerta. Prima o poi deve pur ricominciare daccapo! Infine conosci profondamente la sua esagerata passione per i colori vivaci, dubiti che possa avere nell’armadio biancheria bianca o nera. Anche il marrone e il grigio argento per la stessa ragione ti sembrano una scelta improbabile. Persino il bordeaux indosso a Rossana non appare abbastanza vivo e splendente.

 

Devi indovinare il colore delle mutandine di Rossana, scegline uno e vai al numero corrispondente.

 

Bianche, vai al 3.

Gialle, vai al 45.

Arancio, vai al 79.

Rosa, vai al 114.

Azzurre, vai al 137.

Blu, vai al 163.

Rosse, vai al 102.

Viola, vai al 4.

Fucsia, vai al 47.

Bordeaux, vai al 48.

Argento, vai al 89.

Marrone, vai al 91.

Nere, vai al 121.

 

.45.

“Gialle!”.

Ti guarda intensamente con un sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non dice nulla.

“Non ci credo, voglio controllare personalmente”.

La sua figura sottile si muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.

Le sue mani delicate cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle vene.

Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda, soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e insopportabile. Ti senti scoppiare.

Le sue dita candide risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo splendore, ma la sua biancheria intima non è gialla. Attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.

“Ora ci credi? Te l’avevo detto!”.

“Sì, posso riprovarci?”.

“Eh no, caro ragazzo, così non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile. Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra volta”.

Non hai niente da dire e non dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.

 

Esci dal locale, andando al 50.

 

.46.

Sminuzza la sua pizza e la sbocconcella, senza mai voltarsi nella tua direzione. Sorride maliziosamente a te o al suo compagno, non lo sapresti dire. Forse lo fa apposta. Gli occhi le brillano e affonda la forchetta nella bocca, lentamente, profondamente, e la succhia golosamente mentre se la estrae dalle labbra. Mastica con molta cura e c’è qualcosa di sessuale nel suo atteggiamento.

Continui a tagliuzzare la tua pizza in pezzettini sempre più piccoli ma non riesci a mangiare. Lo sta sicuramente facendo di proposito, sa che non le riesci a distogliere gli occhi di dosso, per non più di un secondo almeno, e si sta divertendo alle spalle del suo ragazzo. Che stronza! Però è davvero bellissima, stai pensando quando noti appena un movimento furtivo al di sotto del suo tavolo. Con calma, quasi timidamente, sta rivolgendo le gambe dalla tua parte. Trattieni il respiro.

Al di sopra del tavolo nulla traspare. Spilucca la sua pizza e ascolta con vivo interesse il suo interlocutore, compostamente, ma al di sotto è tutta un’altra storia. Molto piano, troppo piano, sta dischiudendo le gambe. Abbandoni ogni senso di pudore e per quasi un minuto non riesci a respirare; non puoi distogliere l’attenzione dalle cosce affusolate che si aprono incredibilmente davanti ai tuoi occhi. Non sei un guardone, non sei un guardone, ti ripeti ma intanto non riesci a spostare lo sguardo da quella scena esasperante. Hai di nuovo la gola secca.

Una prima strisciolina bianca ti appare alla vista in mezzo a quelle gambe favolose. Continuano ad aprirsi e adesso puoi intravvedere un’ombra scura all’altezza del suo pube. Improvvisamente ti senti come ridiventato un ragazzino. Irrequieto, insicuro, curioso, e ossessivo. Le cosce si aprono ancora, ora puoi vedere tutto. Indossa un minuscolo perizoma di pizzo bianco, semitrasparente, che le avvolge a malapena le grandi labbra della figa. Cerchi di deglutire ma non hai saliva in bocca. Prendi un’altra sorsata dal tuo boccale.

Sollevi lo sguardo per un momento. Lei è sempre indaffarata con la sua pizza e non ti guarda nemmeno. Sorride maliziosamente verso il suo accompagnatore. Uno sguardo sensuale le brilla negli occhi e un’espressione seducente le si è stampata sul volto. Di sicuro non può non essersene accorta, lo sta facendo apposta, però fa finta di niente e la cosa non ti dispiace. Che troia! Ti guardi attorno, nessuno vi guarda. Riporti l’attenzione là sotto.

Il perizoma è davvero ridottissimo. Le puoi scorgere parte delle natiche e del monte di venere laddove quel piccolo straccetto non può contenere. Ciuffi ribelli di peli neri scappano fuori da tutte le parti e una folta peluria scura sul ventre traspare al centro. Sei come ipnotizzato da questa visione.

 

Vai al 94.

 

.47.

“Fucsia!”.

Ti guarda intensamente con un sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non dice nulla.

“Non ci credo, voglio controllare personalmente”.

La sua figura sottile si muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.

Le sue mani delicate cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle vene.

Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda, soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e insopportabile. Ti senti scoppiare.

Le sue dita candide risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo splendore, ma la sua biancheria intima non è fucsia. Attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.

“Ora ci credi? Te l’avevo detto!”.

“Sì, posso riprovarci?”.

“Eh no, caro ragazzo, così non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile. Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra volta”.

Non hai niente da dire e non dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.

 

Esci dal locale, andando al 50.

 

.48.

“Bordeaux!”.

Ti guarda intensamente con un sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non dice nulla.

“Non ci credo, voglio controllare personalmente”.

La sua figura sottile si muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.

Le sue mani delicate cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle vene.

Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda, soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e insopportabile. Ti senti scoppiare.

Le sue dita candide risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo splendore, ma la sua biancheria intima non è bordeaux. Attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.

“Ora ci credi? Te l’avevo detto!”.

“Sì, posso riprovarci?”.

“Eh no, caro ragazzo, così non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile. Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra volta”.

Non hai niente da dire e non dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.

 

Esci dal locale, andando al 50.

 

.49.

Richiudi la porta dietro alle spalle e individui senza difficoltà il tavolo che Rossana ti ha preparato. È lo stesso al quale l’hai sorpresa mentre lo stava ripulendo per bene, quando sei arrivato al bar quella stessa sera. Sopra ci sono una tovaglietta di carta, un portatovaglioli pieno, la bibita che hai ordinato e una ciotola di noccioline. Ti siedi e ti accomodi. Fatta eccezione che per poche persone, la sala è praticamente vuota. I resti di diverse consumazioni giacciono, invece, sparsi qua e là sui tavoli ancora ingombri. Dall’uscita posteriore che si trova vicino alla sala biliardo traspare la luce fioca dei lampioni. Si è fatto buio, e si è fatto anche piuttosto tardi. Il tuo panino arriva dopo pochi minuti.

Rossana si affaccia dall’apertura ad arco centrale, che divide la sala dei tavoli dalla saletta del bar e ti cerca con lo sguardo. La sua testolina, sempre circondata da una nuvola incontenibile di capelli rossi, appare e ti sorride. Arrivo subito, ti dice. Sparisce. Fa ritorno quasi subito con un vassoio in mano. È splendida! Si appoggia sul bordo del tavolo e ti mette davanti agli occhi un tagliere con sopra un panino sorprendente. Si direbbe caldo e spesso tre dita.

“Caspita!”.

“Vista l’ora tarda, ho pensato che dovessi avere fame”.

“Beh, sì, in effetti, è vero... Sembra molto invitante. Cosa ci hai messo dentro?”.

“Dunque vediamo: peperoni e melanzane grigliate che ci stanno sempre bene, e fontina per amalgamare i sapori e farlo filare. Una fettina sottilissima di Emmenthal per dar gusto al formaggio. Ero indecisa tra l’arrosto di vitello e la cotoletta di pollo, ma ho optato per quest’ultima perché le ho fatte in serata. Uovo sodo, e insalata brasiliana per rendere il panino più croccante. Salsa cocktail e due gocce di tabasco. Pane arabo e qualche pezzetto di pomodoro; San Marzano perché si sposa meglio con l’uovo e l’insalata.”.

“Per la miseria! Questa volta ti sei superata. Grazie, sei impareggiabile.”.

“Adulatore, scommetto che lo dici a tutte le donne.”.

Ti scompiglia i capelli e ti augura buon appetito. Ti sorride e si allontana. Probabilmente al banco non c’è nessuno, perché Rossana comincia a riassettare i tavoli in disordine. Cominci a darti da fare con il tuo panino fumante, intanto la osservi scodinzolare nella sala. Dio, che creatura meravigliosa!

 

Lancia un dado:

 

Se esce un numero pari, vai al 111.

Se esce un numero dispari, vai al 112.

 

.50.

Ti ritrovi nell’aria fresca. Si è fatto buio, e la serata ormai volge al termine. Non sapresti dire, se la notte promette bene oppure se hai già esaurito le tue occasioni. Di sicuro non ne hai avuto abbastanza. Sei ancora piuttosto eccitato e il palo che ti si muove tra le gambe ne è la conferma. Torni a prendere la macchina e decidi di andare in discoteca. Forse lì si potrà sviluppare qualche situazione interessante.

 

Vai al 75.

 

.51.

Ti siedi sullo sgabello e subito ringrazi calorosamente la tua nuova amica per la premura che ha avuto nei tuoi confronti. Sul bancone, accanto al tuo aperitivo, c’è un piattino ricolmo di grosse olive verdi impilate le une sulle altre come i mattoni di una piccola piramide. Ognuna è infilzata dal suo stuzzicadenti e poco distante si trova anche un tagliere pieno di bastoncini di formaggio. Alcuni sono avvolti in una fettina di prosciutto, altri in una di salame, altri ancora si trovano vicini a due ciotoline che ti dice contenere salsa tonnata e salsa di funghi, che ha fatto lei e nel dirlo fa le fusa come un gatto.

“Non ti dovevi disturbare, non era necessario”.

“Nessun disturbo, ne avevo voglia.”.

Per un momento smette di risciacquare il bicchiere che tiene in mano: ti rivolge un sorriso sornione e si raccomanda di provare le salse, perché vuole un tuo parere. Sei stato via solo pochi minuti e nel bar non c’è nessun altro, eppure le cose accumulate nel lavello sembrano raddoppiate. Intingi un bastoncino nelle salse, prima in una, poi nell’altra, e le assaggi. In effetti sono molto buone. Glielo dici e lei gongola.

Compiaciuta e soddisfatta, allarga un sorriso se possibile ancora più grande e subito la conversazione riprende come prima. Lei parla, parla, parla; e tu ascolti, ascolti, ascolti. Fa tutto da sola! Va bene così. Ogni tanto annuisci, aggrotti la fronte, o scuoti il capo. Niente altro. Ti limiti a sorseggiare la tua consumazione e non devi fare nessuna fatica per tenere vivi gli argomenti.

La porta dei bagni si apre e ne escono due persone. Un uomo a testa alta e con l’espressione soddisfatta sul volto, e una donna a capo chino e con il viso rosso. L’uomo si dirige subito alla cassa per pagare le consumazioni. La donna, invece, sempre guardandosi i piedi, con fare colpevole, va prima al tavolino: raccoglie e infila nella borsetta le sigarette e l’accendino, poi raggiunge il suo compagno. Se ne vanno.

La barista, perplessa, ti guarda come a dire: cosa cazzo hanno combinato quei due? Tu le rispondi con un’alzata di spalle, come a rispondere: non so. Lei non è convinta, è preoccupata. Esce da dietro il bancone e vuole andare a controllare.

“Non avranno mica rotto qualcosa? Se hanno combinato un guaio...”.

Borbotta e sparisce oltre la soglia. Prendi un’oliva e sorridi. Hai una certa idea di ciò che possono aver combinato quei due nel bagno, ma non si tratta di nulla che possa avere lasciato dei danni da riparare. Lei fa ritorno pochissimo dopo con l’aria sollevata.

“Va tutto bene?”.

“Sì, tutto a posto. Temevo che avessero lasciato chissà che casino da pulire. Bah, la gente è strana!”.

Sollevi ancora le spalle. Lei ritorna dietro al banco e ricomincia a lavare le cose nel lavello. Subito riprende le chiacchiere da dove le aveva interrotte e sta parlando di non so che cosa, quando ti rendi conto che gli ultimi tre bottoni del camice sono generosamente aperti. Erano così anche prima? Forse non te ne eri accorto. È china sul suo lavoro a testa bassa, proprio davanti ai tuoi occhi. Le puoi vedere le tette, grandissime, ballonzolare di qua e di là ad ogni singolo movimento. Sei come ipnotizzato dalle sue tettone che oscillano, che sussultano, che palpitano. È tutta impegnata, lavora con foga senza mai sollevare lo sguardo e chiacchiera. Le puoi persino intravvedere il reggiseno di pizzo bianco, forse un po’ troppo piccolo, che con molta fatica trattiene quelle enormi mammelle che sembrano voler esplodere da un momento all’altro. La natura chiama e l’uccello risponde.

Il cazzo si gonfia nei tuoi pantaloni sino a farti male. Devi cambiare posizione sullo sgabello. Ti muovi un poco ma non vuoi attirare l’attenzione. Meno male che non ti sta guardando, e ti aggiusti l’animale con la mano. La tua erezione è evidente. Intanto non riesci a distogliere l’attenzione da quella massa di carne in movimento che ti sembra chiamare ad alta voce. Finisci il tuo aperitivo e ne chiedi un altro. Non te ne vuoi andare. Lei parla, tu ascolti e osservi. Sei congestionato.

Alla fine di tutto, termina le cose da lavare nel lavello e le mette ad asciugare. Senza smettere di parlare, esce dal bancone e recupera le cose rimaste sui tavoli. Riordina e incomincia a pulire. Ti sta raccontando delle sue vacanze, con la scopa in mano, quando vede qualcosa, chissà che cosa, ai piedi del tuo sgabello. Si china per raccoglierlo e nel farlo si appoggia con una mano sulla patta dei tuoi jeans.

Non hai parole e non fai niente. Il tuo cazzone è diventato duro come il marmo e la sua mano ci sta proprio sopra. Dubiti che sia stata una coincidenza e la lasci fare. Vuoi stare a vedere fin dove è disposta a spingersi, vuoi vedere fino a dove vuole arrivare. Si rialza e solo adesso sembra accorgersi dell’incidente. Si scusa e diventa tutta rossa.

“Stai tranquilla, non è successo nulla.”.

Schizza dietro il banco, imbarazzata, e ti volge le spalle. Si asciuga il viso e si riaggiusta i capelli allo specchio. Quando torna a girarsi nella tua direzione, pare essersi calmata e i bottoni del suo camice sono chiusi. Peccato! Non ti sarebbe dispiaciuto combinare qualcosa, ma il segnale è stato chiaro. L’atmosfera si distende in fretta e dopo molti aperitivi chiedi il conto.

“Ormai la pizzeria, è aperta di sicuro!”.

Si è fatto molto tardi e tra quel che hai bevuto e quel che hai mangiato non hai per niente fame. Piuttosto hai voglia di qualcos’altro. Lei ti rivolge un ultimo sorriso malizioso e ti porge lo scontrino.

“Ora che sai dove sono, torna a trovarmi, mi raccomando.”.

 

Vai in pizzeria, andando al 107.

 

.52.

Distogli lo sguardo dagli animaletti che sembrano abbastanza impegnati e ti allontani disinvoltamente. Già ti immagini la reazione esagerata delle loro padroncine se solo glielo avessi fatto notare. Certamente le ragazze sono due ipocrite e non ti interessa averne la conferma. Per di più avevano la faccia da stronze; apparivano troppo sofisticate e con la puzza sotto al naso. Ti senti quindi molto compiaciuto e soddisfatto, perché non hai disturbato in nessun modo l’amplesso di quelle bestioline che se la stanno godendo. Se proprio le due stronzette se ne devono accorgere che se ne accorgano da sole. La serata promette bene e il tuo buonumore cresce insieme al godimento dei cagnolini.

 

Vai all’80.

 

.53.

Ti alzi dallo sgabello e ti dirigi verso la porta del bagno che prima non avevi notato.

Entri nell’antibagno. È molto grande, è quasi più spazioso della sala bar che se ne sta nell’altra stanza. Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.

Uno sfregamento leggero, un suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta del bagno delle donne che è socchiusa ed accosti un orecchio. Puoi chiaramente sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un guardone ma resistere alla tentazione di dare una sbirciatina è impossibile. Avvicini l’occhio alla fessura tra la porta e lo stipite, che è molto ridotta e guardi cosa sta davvero succedendo.

“Sì, dai, dai!”.

Hai udito una voce; è stato appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce di un uomo e non è solo lì dentro. Dall’angolazione scomoda riesci a intravvedere due figure indistinte. Una se ne sta in piedi e con le spalle al muro, l’altra invece se ne sta piegata sulle ginocchia ai suoi piedi. Non riesci a vedere molto altro, l’angolo di osservazione non è esattamente l’ideale. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di aprire la porta per constatare meglio, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi sono e soprattutto non sai come potrebbero reagire.

Sei stato molto attento a non farti sorprendere. Ti sei mosso piano, senza fare rumore, ma non lo hai fatto abbastanza. Evidentemente con la testa devi aver sfiorato la porta che si apre di qualche centimetro. Trattieni il respiro e non osi muoverti per quasi un minuto. Fortuna che lì dentro sono molto impegnati. Adesso puoi distinguere l’uomo appoggiato al muro. L’espressione estasiata sul volto, gli occhi chiusi, i pantaloni calati sino alle caviglie. Con le mani trattiene la testa di una donna con il viso all’altezza del suo pube e la muove avanti e indietro. Non puoi distinguere i dettagli perché lei ti volge le spalle. Lentamente riaccosti la porta. Ti è andata bene.

Non vuoi sfidare ulteriormente la fortuna, non vuoi essere scoperto a spiare, non vuoi fare la figura del salame e con fatica ti allontani da quella porta ed entri nell’altra. Nel bagno degli uomini. La stanzetta è molto piccola. Pulita, imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che la riempie tutta. Non c’è altro. Il bagno delle donne ti era sembrato più grande. Ti sbottoni la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo che spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta e lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni nell’antibagno.

Nella toilette delle donne i cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sai qualcosa. Sarebbe la fine del loro rapporto orale e questo non deve succedere. Ti ravvii i capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Chiacchierina.

 

Torni al bancone del bar, andando al 164.

 

.54.

Rossana è ancora molto impegnata. Sta servendo al banco e una valanga di cose nel lavello aspetta solo di essere lavata. La lavastoviglie è già in funzione. Finisci il succo di frutta e appoggi il bicchiere sul lungo bancone. Ti giri e perdi un po’ di tempo nel scegliere un pacchetto di caramelle dall’espositore a ridosso del muro, che si trova su un tavolino, tra una delle arcate che danno accesso all’altra sala. Ne prendi uno.

“Ehi uomo, hai fame?”.

Ti volti di scatto. Rossana ha finito di servire al bancone, ne è uscita e ti ha sussurrato nell’orecchio. Riconosci le parole scelte con cura e non ti sfugge il suo atteggiamento equivoco. Le sorridi furbescamente e la guardi velocemente dalla testa ai piedi. Ti sorprendi tutte le volte nel constatare quanto sia bella.

“In effetti, avrei un certo languore”.

Ti afferri appena la patta dei pantaloni e lei scoppia a ridere. Il suo sorriso è sempre contagioso. Ti mette le braccia al collo, ti stringe un pochino e ti lascia subito andare. Di più non si può fare, i clienti vi voltano le spalle. Stanno sorseggiando i loro caffè, chiacchierando amabilmente.

“Sul serio, posso prepararti qualcosa?”.

“Visto che insisti, avrei una fame da boia”.

Guardi di sfuggita l’orologio appeso alla parete. Tra una cosa e l’altra, si è fatto abbastanza tardi. Ti sorride amorevolmente: sa che non hai chiesto da mangiare prima per non disturbarla mentre lavorava. Ti dà un bacetto, per metà sulle labbra e per metà sulla guancia. Riconosce gli sforzi che hai fatto per starle lontano. Seguimi, ti dice. Lo fai senza mai staccare gli occhi dal suo meraviglioso fondoschiena fucsia. Scompare dietro al banco frigo e ti fermi davanti al vetro. Dentro c’è di tutto.

“Cosa preferisci?”.

Osservi per un momento la vastità di cose esposte in vetrina.

“Uno dei tuoi panini, andrà benissimo!”.

“Come lo vuoi?”.

Torni a scrutare fra l’enormità di scelte possibili.

“Non saprei proprio scegliere... fai un po’ tu, mi fido ciecamente.”.

“Va bene.”.

Il campanello sulla porta tintinna un’altra volta e i clienti di poco prima attendono alla cassa.

“Non ti preoccupare, non ho così tanta fame, non devo andare da nessuna parte; vado in bagno a lavarmi le mani, mi rinfresco il viso e torno dopo.”.

Gli occhi le si illuminano di una luce incantata e tutto il locale sembra risplenderne.

“No, non serve, quando ho fatto ti porto tutto al tavolo. Cosa vuoi da bere?”.

Ordini qualcosa da bere e vai al bagno.

 

Lancia 2 dadi:

 

Se la loro somma, è un numero pari, vai al 6.

Se la loro somma, è un numero dispari, vai all’8.

 

.55.

Il silenzio che improvvisamente è calato nella stanza si è fatto quasi palpabile. Si possono chiaramente udire le voci che risuonano nel locale, il tintinnio dei piattini e delle tazzine, tutti i rumori del resto del bar sembrano amplificati. I rintocchi dei tacchi delle calzature delle donne che avanzano nella tua direzione in mezzo ai biliardi, l’unica possibile, riecheggiano tra le pareti come colpi di pistola. Gli uomini appaiono indifferenti alle attenzioni che le compagne attraggono. Forse sono degli esibizionisti.

Qualcuno appoggia una scatola vicino al punto in cui sei seduto. Dentro puoi vederci quattro boccette di un rosso scuro, quattro di un crema sporco, una sola azzurra e un numero imprecisato di birillini. Lo spettacolo è finito. Il gioco riprende al biliardo dei tuoi amici che però non sono più chiassosi come prima, bisbigli e sussurri hanno preso il posto di risa e grida. Tu e il tuo amico dal vostro angolo di osservazione godete ancora di una vista straordinaria sul panorama. Nell’altro biliardo si formano le coppie. Uno a uno vengono a prendere le proprie palle.

Gli uomini sono palestrati e non ti piacerebbe averci da litigare, ma i loro volti sono sereni e sorridenti, e soprattutto non sembrano litigiosi. Ti rilassi un poco. La biondina è incantevole con i suoi due metri di gambe nude e gli occhi luccicanti: continua sempre a masticare con la sua boccuccia rosso fragola. Quando viene a prendere le sue palle, mentre si china a novanta gradi, proprio sotto il tuo naso, due monticelli rosei e sussultanti fanno capolino attraverso la profonda scollatura del suo indumento improvvisato. Impossibile non farci cadere l’occhio. A lei non sembra importare niente. Ripete il gesto due volte. Una sola pallina sembra già abbastanza pesante per la sua manina delicata. Appoggia la prima sul biliardo e ritorna indietro per prendere l’altra. Non ti guarda, non ti vede, probabilmente non sa neppure che esisti. La sua espressione trasognata non cambia mai sul suo bel visetto. La donna castana, invece, austera e ben fatta, aspetta pazientemente il suo turno e ti osserva. Resta immobile e solenne, in piedi e in controluce, e fasciata com’è da quei vestiti che la calzano più strettamente di un guanto di gomma sembra essere completamente nuda. Si fa infine avanti. Vedi i muscoli scattare sulle cosce affusolate. Si piega sulla scatola senza mai staccare gli occhi dai tuoi, il suo è un atteggiamento di sfida; la ricambi e ne sostieni il peso. Se non volevano attirare l’attenzione, dovevano fare a meno di vestirsi in quel modo. È lei che distoglie per prima lo sguardo. Raccoglie le ultime tre palle e si gira. Muove qualche passo per tornare tra i suoi compagni. Cazzo che culo! Le sue natiche sono rotonde e perfette, sode e sostenute, e pulsano ad ogni passo. Si può nitidamente distinguere il solco magico che si addentra fra le chiappe. Gli occhi del tuo amico sono stralunati e tu ti senti il cuore palpitare sulle tempie.

Il cazzo nelle mutande si è gonfiato dolorosamente e ha raggiunto ormai dimensioni monumentali. Guardi un momento verso la patta del tuo amico. Ti compiaci nel constatare che non sei il solo pervertito con l’arnese in tiro. Ti risiedi più comodamente, ti aggiusti l’uccello con la mano e non sei l’unico, ti appresti a seguire con vivo interesse la partita imminente. Cominci ad apprezzare quel gioco.

Continui a sorseggiare il succo di frutta in goccini sempre più piccoli per bagnarti le labbra e per mantenere attiva la salivazione. Ciononostante il tuo bicchiere è quasi vuoto, quando cominciano a giocare. I quattro amici alla tua sinistra lanciano continuamente occhiate furtive alla loro destra, nella speranza di cogliere qualcosa, qualsiasi cosa, ma dalle loro posizioni possono vedere ben poco. Un po’ di gambe e qualche figura femminile di profilo. Per te e il tuo amico è tutta un’altra storia. Stai imparando l’arte del gioco del biliardo.

La prima a lanciare la sua pallina è la biondina. Dio, che cara! Si solleva sulla punta dei piedini e si distende quasi sul biliardo per avvicinarsi il più possibile al boccino azzurro. Studia per bene la mira, sculetta persino appena, e lascia cadere delicatamente la boccetta che tiene sulla palma della mano. Questo è quanto possono sbirciare gli amici dal fianco. Tu e il tuo amico, invece, dalla vostra postazione privilegiata che si trova alle spalle dei giocatori, a meno di un metro e mezzo da quel sedere, che ondeggia impercettibilmente all’altezza dei vostri occhi sbarrati, potete godere di una visione assai più completa. La minigonna di jeans elasticizzato, già cortissima, risale ulteriormente sulle cosce squisite: vi appare un culetto meraviglioso. Le chiappette sono elastiche e candide, e nel mezzo ci sparisce un perizoma azzurro, chiaro e splendente come un cielo estivo. Prima di mollare la pallina, la biondina, fa un ultimo sforzo e solleva il culo in una contrizione finale. Le sue gambe, chilometriche, sono leggermente divaricate e la vista può spaziare fino al pube. Alcuni riccioli di peluria sottile sfuggono dalle ridottissime mutandine; non sono biondo platino ma castano chiaro. Cazzo! Senti il bicchiere scricchiolare tra le dita. Ti devi rilassare.

Una crepolina si è diramata sul tuo bicchiere. Lo appoggi sulla panca per non romperlo del tutto. Ti volgi per guardare il tuo amico che adesso non riesce a trovare una sola posizione in cui star fermo: ha gli occhi fuori della testa, si tiene una mano in tasca e la muove ritmicamente. Si sta accarezzando il pene. Merda, cos’è un maniaco? La visione è stata stimolante, ma la sua è una reazione esagerata. Quella è l’espressione del violentatore. Cerchi di distrarlo e attacchi discorso. Blateri qualcosa, ma ti fa cenno di tacere e con il mento indica la destra. Ti rigiri a guardare, un po’ a disagio; questo qua ti fa un infarto. E in effetti ne avrebbe tutte le ragioni.

L’ultima a giocare è la bellezza castana. Ottiene la sua posizione al centro: rilassa leggermente una gamba flessuosa, si appoggia con la mano sul bordo del biliardo, si china in avanti e prende con cura la mira. Un polpaccio si irrigidisce quando il ginocchio si flette. La cucitura sottile dei pantaloni di pelle scompare profondamente tra le natiche mentre si piega lentamente. Se non fosse per il colore, bordeaux, dei pantaloni, potrebbe benissimo non indossare nulla. Fissa intensamente il suo bersaglio; trattiene la boccetta con la punta delle dita, sfiora il panno verde con le nocche, avanza un poco con la mano per aggiustare la mira, la ritrae, poi inarca la schiena e contemporaneamente indietreggia con il sedere lasciando andare morbidamente la sua boccetta color crema. Non si rialza subito, resta immobile a scrutare l’esito del suo tiro. Il culo fantastico si solleva, la vita distesa si incurva, una cunetta polposa appare fra le sue gambe. La vagina è succulenta e la cucitura minuta si intrufola tra le grandi labbra lievemente dischiuse del suo sesso invitante. Il tuo amico schizza in piedi e si allontana frettolosamente. Esce dalla porta e sparisce alla vista.

 

Lancia 2 dadi:

 

Se la loro somma, è un numero pari, vai al 138.

Se la loro somma, è un numero dispari, vai al 103.

 

.56.

Sei finalmente arrivato nel punto più ampio di quella zona verde affascinante, laddove il sentiero si incrocia con un secondo più grande e dove il karaoke ha deciso di tenersi in quest’occasione festosa. Puoi già intravvedere la fiancata posteriore del solito furgoncino bianco dei panini, che ti scherma anche dal resto della solita manifestazione popolare. Ti avvicini e lo oltrepassi frettolosamente, e ne resti quasi scioccato. Il volume della musica è molto alto, le luci risplendono dappertutto. Dopo la pace che ti ha guidato in quel posto rimani accecato e assordato dalla confusione per qualche minuto. Socchiudi le palpebre e ti addentri nel caos.

Un discreto numero di persone, non tante però quanto avresti supposto al primo impatto, si accalca attorno a un palchetto improvvisato nella rientranza del muro e grossi faretti alogeni sono collocati ovunque rischiarando a giorno tutto lo spazio intorno. Al centro della baraonda, parecchie fila di lunghi tavoli di legno scuro sono disposti parallelamente tra loro e la mura di cinta. Da un lato del palco, si allunga la vecchia muraglia e la stradina dalla quale sei appena giunto, nonché il chiosco mobile che stavi cercando, mentre di fronte e dall’altra parte due sentieri si perdono e scompaiono in entrambe le direzioni. Il luogo si trova al centro di una sfera luminosa e oltre quei confini c’è solo il buio della sera.

Una melodia malinconica sta risuonando fuori dagli altoparlanti mastodontici, posati per terra sui bordi del palcoscenico, ma una voce stridula e gracchiante, ti fa accapponare la pelle delle braccia e rizzare i capelli sulla nuca. Ti riprendi in fretta dallo shock e ti allontani rapidamente dalle nere casse torturate. La porticina del furgone è spalancata e puoi scorgerne all’interno un grosso ventilatore che sventola furiosamente da una parte all’altra, in effetti con la griglia accesa dentro dev’esserci piuttosto caldo, ma dentro non c’è proprio nessuno. Raccogli i pensieri e ti soffermi a riflettere un momento. Adesso che ti sei allontanato dal frastuono delle casse, il rumore che esce dagli altoparlanti non appare più così intollerabile nelle orecchie. Incroci le braccia e ti guardi in giro. Alcune persone sono sedute, stanno mangiucchiando sparse fra i tavoli, ma la maggior parte sta impazzando caoticamente vicino al microfono. La gente sembra divertirsi, l’atmosfera è ridente e radiosa. Decidi di appostarti davanti alla vetrata dei panini, per attirare l’attenzione di qualcuno, infatti poco dopo vedi uscire dalla piccola folla impazzita una ragazza con il grembiulino bianco allacciato in vita. La riconosci subito.

Alma è completamente struccata e i denti sono troppo sporgenti, gli occhi sono piccoli e ravvicinati, i capelli di un colore indefinibile sono raccolti alla rinfusa in una crocchia sulla testa che esalta maggiormente la forma ovale del suo volto dal fascino cavallino. Il viso non è bellissimo, non lo è mai stato, ma il corpo, cazzarola, è strabiliante! Snello e forse un po’ goffo nei movimenti, almeno quando si diverte, il seno è piccolino, le gambe sono chilometriche. Si tiene una mano sulla pancia e sta ridendo ancora con gusto mentre ti si avvicina barcollando. Indossa una camiciola azzurra, con le maniche arrotolate fino ai gomiti, e sotto il grembiule sporco e macchiato di unto, porta una gonnellina della tipica misura standard; di quelle che si possono comperare in qualsiasi supermercato. Alma è sempre stata altissima, tanto da sovrastare la maggior parte della gente, e la gonna di jeans che è studiata per lasciar scoperto solamente il ginocchio a lei non arriva neppure a metà coscia. Sei abituato ad andare spesso in piazza per mangiare qualche cosa al volo e ormai la dovresti conoscere bene, ma ti sorprendi tutte le volte che hai l’opportunità di ammirare le sue gambe infinite. Ti guarda e le sorridi.

“Ciao, vuoi un hot-dog?”.

“No, non questa sera... Se hai tempo e voglia, mangerei invece qualcosa di più sostanzioso”.

“Certo che ce li ho entrambi, aspetta solo un secondo”.

Ti passa velocemente accanto e si inerpica sui bassi scalini che facilitano l’ingresso al furgoncino dei panini. La minigonna le risale di qualche dito sulle cosce ben tornite e non puoi fare a meno di lanciare una sbirciatina estatica con la coda dell’occhio. Le sue gambe sono del tutto nude e la sua pelle possiede una sfumatura abbronzata di una tonalità meravigliosa. Qualcosa si sta già divincolando nelle tue mutande, quando Alma scompare per metà oltre la soglia proibita. La porticina del chiosco resta spalancata. Alma raggiunge la sua postazione di lavoro e si sporge in avanti verso di te.

“Eccomi, dimmi tutto!”.

“Salsiccia, peperoni e cipolla sarebbe perfetto”.

“OK, dammi soltanto cinque minuti.”.

Intanto alcune persone ti si sono discretamente accodate alle spalle, ti sposti di lato per lasciare libero accesso anche agli altri. Ti appoggi con la spalla allo stipite della porta aperta del furgoncino bianco, mentre aspetti pazientemente il tuo panino stracolmo di calorie. Probabilmente, avrebbe dovuto risultare assai più indicato in una fredda serata invernale ma ti faceva gola lo stesso e quindi non te ne può fregare nulla. Ben presto si esala nell’aria un profumino delizioso che richiama immediatamente altra gente al chiosco.

 

Tira 2 dadi:

 

Se la loro somma, è un risultato pari, vai all’81.

Se la loro somma, è un risultato dispari, vai al 116.

 

.57.

Raccogli i tovaglioli appallottolati e le bottigliette vuote che hanno lasciato sul tavolo i tuoi amici. Vai poi a buttare tutto nel bidone del pattume. L’ultimo cliente sta ritirando il suo tramezzino e si allontana silenziosamente. Alma è rimasta sola e incomincia subito a riassettare il casino che la circonda. Non ti avvicini immediatamente, vuoi prima lasciarle a disposizione qualche minuto per avvantaggiarsi sul lavoro, per rilassarsi dopo il tumulto che c’è stato. Intanto cogli l’occasione per studiarla meglio.

Le labbra sembrano sempre gonfie perché i denti sono sporgenti, e gli occhietti sono un po’ troppo ravvicinati, ma il sorriso è ampio e scintillante, e gli occhi sono brillanti e chiarissimi. Di che colore sono? Azzurri oppure verdi? Che siano grigi? Il corpo che adesso non puoi ammirare è semplicemente favoloso e le gambe sono incredibili ma dopotutto anche il viso non è così tanto bruttino. Possiede un fascino tutto suo! Probabilmente, con i capelli sciolti e forse se si truccasse un pochino, potrebbe persino essere sufficientemente carina. Sicuramente con il fisico che si ritrova, nessuno avrebbe molto tempo da sprecare lassù in alto; stai pensando criticamente. Mentre al tuo sguardo indagatore resta certamente e comunque un Gnoccolone della Madonna. Ti passi una mano fra i capelli e ti avvii al chiosco bianco per pagare le tue consumazioni.

Solleva il volto e ti sorride apertamente, e il suo sorriso è largo e bianchissimo. Sembra un coniglietto felice di vederti, che ti saltella allegramente incontro. Acceleri il passo e ti avvicini in fretta al furgoncino. Ti saluta entusiasticamente e ti chiede se sei venuto per pagare: le rispondi di sì e paghi le tue consumazioni, ma nel farlo noti il suo slancio ricomporsi e ritirarsi improvvisamente. Ti volgi indietro seguendo la traiettoria del suo sguardo sconfortato. Un gruppetto di giovinastri sta avanzando tra i tavoli nella vostra direzione. Alma sospira e si prepara a ricominciare daccapo. Ti scosti di lato per lasciarli passare e ti disponi ad aspettare ma quasi subito altre persone si accodano ai ragazzi. Porca miseria. Era il momento buono. Peccato! Questa piccola opportunità, ti è sfuggita di mano; è sfumata in un soffio e si è persa nel nulla. Sospiri pesantemente. Alma se ne accorge e ti sorride timidamente. Pazienza, sarà per la prossima volta, sembrano dire i suoi occhi particolari. La saluti calorosamente, lasciandola infine al suo lavoro. Ti allontani e te ne vai alquanto dispiaciuto e turbato.

Scegli di seguire la scorciatoia e lasci quell’oasi luminosa per allontanarti frettolosamente nella penombra. Prendi il sentiero che si distacca e si discosta dalle mura, quello disposto a T, quello più grosso al centro, quello maggiormente trafficato. Abbandoni da solo quel posto addentrandoti misteriosamente nel buio.

 

Vai al bowling, andando al 117.

 

.58.

Puoi chiaramente sentire dei mugolii e qualche protesta poco convinta. Una di queste ti ha destato completamente. Lì vicino, proprio accanto alla tua macchina, ce n’è parcheggiata un’altra. Non l’hai sentita arrivare, evidentemente ti devi essere addormentato e non ti hanno visto. Devono aver pensato che non ci fosse nessuno, dentro la macchina, e l’hanno utilizzata per schermarsi dal resto del parcheggio. Ci sono all’interno due ragazzi molto impegnati.

La luce fioca di un capanno illumina a malapena la vettura, ma quella del loro abitacolo è accesa e puoi perciò distinguere cosa sta succedendo. Il ragazzo dalla parte della guida è lanciato sul sedile della ragazza e stanno limonando con foga. Le sospensioni della macchina protestano vivamente e cigolano. Le mani di lui sembrano i tentacoli di una piovra e lei cerca debolmente di allontanarle ma non sembra opporre grande resistenza. Una mano del ragazzo è infilata sotto l’orlo della gonna, mentre con l’altra le ha sfilato un seno dalla camicetta. Dal tuo angolo di osservazione lo puoi vedere benissimo: sta armeggiando sotto la gonna, probabilmente in cerca delle mutandine, e sembra impazzito. Di lei invece ne puoi scorgere solo una tettina bianca, piccola, candida, con un capezzolo scuro stretto tra le dita del suo compagno. Tutto il resto è un groviglio disordinato di gambe e braccia. Sei congestionato e sei eccitatissimo.

Il cazzo si gonfia nei tuoi jeans, sino a farti male, e la patta improvvisamente sembra diventata troppo stretta. Ci passi la mano sopra e te lo accarezzi dolcemente. Non sei un guardone, spiare non ti è mai bastato. La mano ti scivola involontariamente sulla maniglia della portiera. Sei tentato di scendere dalla macchina per raggiungerli, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi sono e soprattutto non sai come potrebbero reagire. Ritiri faticosamente la mano e ti trattieni con dispiacere. Sai già che se non riesci a concludere qualcosa di soddisfacente prima di domani, ti toccherà fare molta ginnastica da solo.

Le palle sono gonfie e stanno per scoppiare. Devi cambiare posizione! Ti aggiusti l’uccello che sembra gridare per la frustrazione di doversi trattenere e intanto le contorsioni nell’altra auto non si sono mai fermate. La ragazza, sempre indaffarata a respingere il grosso degli assalti del suo ragazzo, è riuscita a riconquistare un po’ di terreno e si sta riabbottonando la camicetta. Le mani di lui sono entrambe sparite sotto la gonna e non puoi vedere cosa stanno combinando ma lo puoi facilmente immaginare. Fai un respiro profondo, trattieni il fiato, ti devi rilassare.

Non vuoi essere sorpreso a spiare, non vuoi fare la figura del salame, e non li vuoi disturbare. Decidi di distogliere l’attenzione da ciò che stanno facendo, ma la tensione è alta e il tuo cervello è lanciato come una locomotiva in discesa, distrarsi non è facile. La pizzeria non è ancora aperta. Guardi l’orologio sul cruscotto; è ancora presto, devi aspettare un altro poco. Fuori si sta facendo buio e lo stereo continua a suonare piano, e rimane accompagnato dai cigolii dell’auto lì vicino che ti si trova a meno di un braccio di distanza. Torni a distenderti con l’immagine ossessiva dei due marchiata a fuoco nella mente e sei cullato dalla sinfonia dei loro mugolii espansivi. Chiudi gli occhi.

 

Vai al 113.

 

.59.

Il silenzio che improvvisamente è calato nella stanza si è fatto quasi palpabile. Si possono chiaramente udire le voci che risuonano nel bowling, il tintinnio dei flipper e dei videogiochi, e il rimbalzare dei birilli colpiti, tutti i rumori di quell’ambiente frenetico sembrano amplificati. I rintocchi dei tacchi delle calzature delle donne che avanzano nella tua direzione in mezzo ai biliardi, l’unica possibile, riecheggiano tra le pareti come colpi di pistola. Gli uomini appaiono indifferenti alle attenzioni che le compagne attraggono. Forse sono degli esibizionisti.

Qualcuno appoggia una scatola vicino al punto in cui sei seduto. Dentro puoi vederci quattro boccette di un rosso scuro, quattro di un crema sporco, una sola azzurra e un numero imprecisato di birillini. Lo spettacolo è finito. Il gioco riprende al biliardo dei tuoi amici che però non sono più chiassosi come prima, bisbigli e sussurri hanno preso il posto di risa e grida. Tu e il tuo amico dal vostro angolo di osservazione godete ancora di una vista straordinaria sul panorama. Nell’altro biliardo si formano le coppie. Uno a uno vengono a prendere le proprie palle.

Gli uomini sono palestrati e non ti piacerebbe averci da litigare, ma i loro volti sono sereni e sorridenti, e soprattutto non sembrano litigiosi. Ti rilassi un poco. La biondina è incantevole con i suoi due metri di gambe nude e gli occhi luccicanti: continua sempre a masticare con la sua boccuccia rosso fragola. Quando viene a prendere le sue palle, mentre si china a novanta gradi, proprio sotto il tuo naso, due monticelli rosei e sussultanti fanno capolino attraverso la profonda scollatura del suo indumento improvvisato. Impossibile non farci cadere l’occhio. A lei non sembra importare niente. Ripete il gesto due volte. Una sola pallina sembra già abbastanza pesante per la sua manina delicata. Appoggia la prima sul biliardo e ritorna indietro per prendere l’altra. Non ti guarda, non ti vede, probabilmente non sa neppure che esisti. La sua espressione trasognata non cambia mai sul suo bel visetto. La donna castana, invece, austera e ben fatta, aspetta pazientemente il suo turno e ti osserva. Resta immobile e solenne, in piedi e in controluce, e fasciata com’è da quei vestiti che la calzano più strettamente di un guanto di gomma sembra essere completamente nuda. Si fa infine avanti. Vedi i muscoli scattare sulle cosce affusolate. Si piega sulla scatola senza mai staccare gli occhi dai tuoi, il suo è un atteggiamento di sfida; la ricambi e ne sostieni il peso. Se non volevano attirare l’attenzione, dovevano fare a meno di vestirsi in quel modo. È lei che distoglie per prima lo sguardo. Raccoglie le ultime tre palle e si gira. Muove qualche passo per tornare tra i suoi compagni. Cazzo che culo! Le sue natiche sono rotonde e perfette, sode e sostenute, e pulsano ad ogni passo. Si può nitidamente distinguere il solco magico che si addentra fra le chiappe. Gli occhi del tuo amico sono stralunati e tu ti senti il cuore palpitare sulle tempie.

Il cazzo nelle mutande si è gonfiato dolorosamente e ha raggiunto ormai dimensioni monumentali. Guardi un momento verso la patta del tuo amico. Ti compiaci nel constatare che non sei il solo pervertito con l’arnese in tiro. Ti risiedi più comodamente, ti aggiusti l’uccello con la mano e non sei l’unico, ti appresti a seguire con vivo interesse la partita imminente. Cominci ad apprezzare quel gioco.

Continui a sorseggiare il succo di frutta in goccini sempre più piccoli per bagnarti le labbra e per mantenere attiva la salivazione. Ciononostante il tuo bicchiere è quasi vuoto, quando cominciano a giocare. I quattro amici alla tua sinistra lanciano continuamente occhiate furtive alla loro destra, nella speranza di cogliere qualcosa, qualsiasi cosa, ma dalle loro posizioni possono vedere ben poco. Un po’ di gambe e qualche figura femminile di profilo. Per te e il tuo amico è tutta un’altra storia. Stai imparando l’arte del gioco del biliardo.

La prima a lanciare la sua pallina è la biondina. Dio, che cara! Si solleva sulla punta dei piedini e si distende quasi sul biliardo per avvicinarsi il più possibile al boccino azzurro. Studia per bene la mira, sculetta persino appena, e lascia cadere delicatamente la boccetta che tiene sulla palma della mano. Questo è quanto possono sbirciare gli amici dal fianco. Tu e il tuo amico, invece, dalla vostra postazione privilegiata che si trova alle spalle dei giocatori, a meno di un metro e mezzo da quel sedere, che ondeggia impercettibilmente all’altezza dei vostri occhi sbarrati, potete godere di una visione assai più completa. La minigonna di jeans elasticizzato, già cortissima, risale ulteriormente sulle cosce squisite: vi appare un culetto meraviglioso. Le chiappette sono elastiche e candide, e nel mezzo ci sparisce un perizoma azzurro, chiaro e splendente come un cielo estivo. Prima di mollare la pallina, la biondina, fa un ultimo sforzo e solleva il culo in una contrizione finale. Le sue gambe, chilometriche, sono leggermente divaricate e la vista può spaziare fino al pube. Alcuni riccioli di peluria sottile sfuggono dalle ridottissime mutandine; non sono biondo platino ma castano chiaro. Cazzo! Senti il bicchiere scricchiolare tra le dita. Ti devi rilassare.

Una crepolina si è diramata sul tuo bicchiere. Lo appoggi sulla panca per non romperlo del tutto. Ti volgi per guardare il tuo amico che adesso non riesce a trovare una sola posizione in cui star fermo: ha gli occhi fuori della testa, si tiene una mano in tasca e la muove ritmicamente. Si sta accarezzando il pene. Merda, cos’è un maniaco? La visione è stata stimolante, ma la sua è una reazione esagerata. Quella è l’espressione del violentatore. Cerchi di distrarlo e attacchi discorso. Blateri qualcosa, ma ti fa cenno di tacere e con il mento indica la destra. Ti rigiri a guardare, un po’ a disagio; questo qua ti fa un infarto. E in effetti ne avrebbe tutte le ragioni.

L’ultima a giocare è la bellezza castana. Ottiene la sua posizione al centro: rilassa leggermente una gamba flessuosa, si appoggia con la mano sul bordo del biliardo, si china in avanti e prende con cura la mira. Un polpaccio si irrigidisce quando il ginocchio si flette. La cucitura sottile dei pantaloni di pelle scompare profondamente tra le natiche mentre si piega lentamente. Se non fosse per il colore, bordeaux, dei pantaloni, potrebbe benissimo non indossare nulla. Fissa intensamente il suo bersaglio; trattiene la boccetta con la punta delle dita, sfiora il panno verde con le nocche, avanza un poco con la mano per aggiustare la mira, la ritrae, poi inarca la schiena e contemporaneamente indietreggia con il sedere lasciando andare morbidamente la sua boccetta color crema. Non si rialza subito, resta immobile a scrutare l’esito del suo tiro. Il culo fantastico si solleva, la vita distesa si incurva, una cunetta polposa appare fra le sue gambe. La vagina è succulenta e la cucitura minuta si intrufola tra le grandi labbra lievemente dischiuse del suo sesso invitante. Il tuo amico schizza in piedi e si allontana frettolosamente. Esce dalla porta e sparisce alla vista.

 

Lancia 2 dadi:

 

Se la loro somma, è un numero pari, vai al 83.

Se la loro somma, è un numero dispari, vai al 118.

 

.60.

L’inquadratura sul volto della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera figura delicata. Indossa un kimono chiaro e cosparso di fiori colorati che ricorda un giardino fastoso e fiorito. Un pavone sfumato di grigio, disegnato vividamente sul fianco sinistro della ragazza, mostra la ruota della sua coda sgargiante aperta generosamente a ventaglio. Soltanto le mani e la testolina deliziosa sbucano da quell’indumento complicato.

La giovane bellezza giapponese si inchina e ti sorride apertamente, arrossendo persino un poco. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocina graziosa e sottile, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri leggeri si perdono completamente in sottofondo: un nuovo rumore si è aggiunto al brusio tedioso del bowling. La Giapponesina se ne sta ritta in piedi, ondeggiando appena con le mani raccolte a coppa sulle cosce, sotto al porticato di legno liscio e levigato di un’abitazione bassa e squisita, mentre un fiumiciattolo d’acqua limpida e pulita le scorre tumultuosamente alle spalle serpeggiando e venendo da lontano. Il fragore dello scorrere copre tutti i rumori rimanenti.

L’inquadratura si allontana e si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte sinistra dello schermo, inglobando il resto del paesaggio spettacolare. Dal porticato dell’abitazione si estende una lunga e diritta passerella sormontata su bassi sostegni di legno scuro, che si inoltra attraverso il prato lussureggiante per trasformarsi infine in un pontile che si affaccia per qualche metro nell’acqua del ruscello gorgogliante. Grossi pescioloni dorati si spostano pigramente tra i pilastri che emergono dalla superficie dell’acqua trasparente per sostenere la costruzione di legno lucida e bagnata dal sole. Grandi massi piatti e larghi sono disseminati lungo tutto il corso d’acqua facendola spumeggiare con rabbia e folti canneti di bambù costeggiano tutta la riva opposta. Mentre la ragazza continua a muoversi leggermente, annuendo ogni tanto con la testa, oppure portandosi una mano alla bocca per esprimersi in un risolino soffocato e beffardo, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane affascinante. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.

Quando arrivi a cinque di questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza minuta che sussurra qualcosa e si incammina sulla passerella fermandosi successivamente in piena luce su di essa nel bel mezzo del prato. Si ferma e ti guarda. Si slaccia qualcosa ed un primo strato di quell’indumento elaborato e fantasioso ricade al suolo accasciandosi ai suoi piedi. Si scioglie qualcos’altro sulle spalle e il kimono le scivola sulle braccia nude. Lei lo lascia scivolare piano, pudicamente, timidamente, abbassando il capo e il mento senza mai guardarti negli occhi. Le sue spalle sono lisce e delicate come seta, la pelle è bianca e candida come il suo viso immacolato. Ti appare in ultimo alla vista un seno piccolino e rotondo, trattenuto da un reggiseno di cotone bianco. Incrocia le braccia sul petto e non puoi così ammirarlo per molto. La sua espressione si fa provocante mentre parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso è chiaro; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza che si slaccia diversi cordini sul davanti e si scioglie un grosso fiocco dietro alla schiena. Lentamente l’indumento raggiunge il resto del kimono sulla passerella.

La ragazza è piccolina e molto ben fatta. Scavalca l’abito e si libera dei sandali giapponesi. Indossa ormai solamente una semplicissima biancheria di cotone bianco. Si incammina sulla passerella, sfilando davanti ai tuoi occhi praticamente nuda, sino a raggiungerne il limitare sull’acqua. Al suolo è depositato un cestino di canne intrecciate che da lontano non avevi notato perché si confondeva con il colore del pontile di legno chiaro. Si ferma proprio lì accanto. Ti guarda e per un momento con un braccio disteso lungo il fianco sinuoso e una mano appoggiata sull’anca, a sottolinearne la perfezione, ti sorride e ti parla. Si gira e ti mostra il culetto. Che meraviglia! Si rivolge e scuotendo un dito in segno negativo comprendi benissimo quel che dice: non ancora. Con un braccio si copre parte del reggiseno, con una mano parte delle mutandine. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte tornano sullo schermo.

 

Se vuoi continuare a giocare, vai all’84.

Se vuoi entrare nella sala biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.

Se sei già stato nella sala biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.

 

.61.

Entri in una stanzetta disadorna. In un angolo c’è un attaccapanni vuoto e sulla sinistra ci sono due porticine scorrevoli; molto simili a quelle che si vedono nei saloon americani. Le apri, spingendole con le mani, e indugi un momento sulla soglia. Sulla parete opposta ci sono altre due porte senza alcuna distinzione tra loro, sicuramente sono gli abitacoli dei bagni. Nella parete alla tua destra, invece, c’è lei immobile. Che visione miracolosa! Se ne sta piegata in avanti a una spanna dallo specchio, con una mano sopra il lavandino, si sta ripassando il rossetto amaranto. Il seno è spinto verso lo specchio, il sedere resta sporgente all’infuori del lavandino. Le puoi intravvedere il solco tra le natiche, sotto il tessuto teso della minigonna rossa. L’orlo più scuro della fascetta elastica delle autoreggenti, trasparentissime, risalta sulle sue gambe mozzafiato come un pugno nello stomaco.

Ti avvicini a un altro lavandino e apri il rubinetto dell’acqua per lavarti le mani: non sai cosa dire, non hai più parole e non riesci a parlare, quando ti accorgi che la palma di una mano ti sta passando sulla patta dei jeans. Si volge nella tua direzione e ti rivolge un sorriso lussurioso. La mano si stringe appena intorno al tuo cazzo. Mette via il rossetto ed entra nel bagno più vicino. Lascia la porta socchiusa. La segui.

Ti chiudi la porta alle spalle. La stanzetta è pulita e luminosa. Lei ti si avvicina, è uno spettacolo divino. Non dice niente, ti guarda negli occhi, non c’è bisogno di nessuna parola. La sua espressione è passionale, la tua è stordita. Ti abbassa lo zip dei pantaloni e ne estrae l’uccello febbricitante. Stai fremendo nella sua mano e lei allarga un sorrisetto malizioso sul suo bel visetto. Te lo scappuccia una dozzina di volte senza mai abbassare lo sguardo, ma continua a sorridere. Evidentemente è soddisfatta delle tue dimensioni. Si passa la lingua sulle labbra e ti devi trattenere per non sborrarle tra le dita. Si abbassa lentamente, inginocchiandosi ai tuoi piedi, senza mai distogliere i suoi splendidi occhioni marroni dai tuoi inebetiti e sbalorditi. Dischiude le labbra e per un istante vedi lampeggiare lo scintillio di dentini bianchissimi e perfetti, poi la sua bocca favolosa e bollente accoglie la cappella del tuo cazzone al suo interno umido e caldo, e tu ti senti venire, ti senti svenire e morire. La linguetta rovente incomincia a frullare attorno al glande sovreccitato e lei comincia a muovere la testa avanti e indietro. Lo ingoia profondamente, senza mai smettere di guardarti di sfuggita negli occhi.

Lo puoi sentire, lo puoi vedere, il tuo animale che affonda in lei sempre più a fondo, tra le sue labbra morbide, e stai per impazzire completamente ma ti senti felice e sollevato. Ti trovi in quello stato di tensione intermedia che precede sempre la beatitudine. Eri già molto eccitato e le reni incominciano a pulsare, pochi altri colpi ti fanno venire del tutto nella sua bocca. Le scarichi un torrente di sperma direttamente in gola e lei non si sottrae, continua a guardarti con le guance gonfie e ingoia tutto senza nemmeno accennare a distaccarsi dal cazzo. La bocca è piena, non ne può più contenere, non hai mai sparato fuori così tanta roba e non riesce a deglutire, ma non desiste, non si vuole arrendere; la sfidi con lo sguardo. Potrebbe anche soffocare, per quanto stai godendo, le stai schizzando prepotentemente in gola, e vorresti incanalare anche il midollo spinale, sembra non esserci fine a quella fiumana ormonale immensa. Una gocciolina bianca, semitrasparente, di sborra luccicante le sfugge dalle labbra strette sul tuo uccello e le discende lungo una guancia traboccante. Il flusso comincia a rallentare, insieme agli spasmi di piacere che si diradano poco a poco, lei prende fiato e manda giù tutto. Però non si stacca dal cazzo, non subito almeno. Lo succhia per bene, lo ripulisce con cura, amorevolmente, infine se lo estrae dalla bocca rossastra, lo guarda e lo accarezza con devozione. Il tuo bastone è ancora semieretto. Si lecca le labbra con la linguetta serpentina. Raccoglie con un dito quella gocciolina di sperma che le era straripata dalle labbra: si succhia avidamente il dito e si rialza in piedi. Sei ancora incredulo e in estasi.

Fruga nella borsetta ma non sembra trovare ciò che cerca; quindi ne estrae in ultimo il rossetto amaranto. Si solleva disinvoltamente la gonnellina. Ti appaiono alla vista le fascette brune delle autoreggenti che contrastano con la sua carne rosa e delicata. Si sfila frettolosamente il minuscolo perizoma di pizzo bianco. Una folta peluria scura e ricciuta le spicca sul ventre e il tuo cazzone fa un sobbalzo. Si riabbassa tranquillamente la minigonna. Scrive qualcosa sulle mutandine con il rossetto, ti guarda e ti sorride, si solleva sulla punta dei piedini e ti dà un bacetto sulla guancia.

“Se hai qualche situazione interessante da propormi, puoi chiamarmi in qualsiasi momento.”.

Ti dice con la sua vocina squillante. Si gira su se stessa, appende il perizoma alla maniglia e se ne va velocemente dal bagno. Sei ancora esterrefatto, ti senti impietrito sul posto. Non hai detto una sola parola: non hai potuto farlo, non ci sei proprio riuscito, non ne hai avuto il tempo e il modo. Prendi attentamente le mutandine. Sopra c’è scritto un nome e un numero di telefono. Isabella... Memorizzi il tutto perché la stoffa e il rossetto non sono precisamente gli strumenti ideali su cui conservare qualcosa di scritto e ti riprometti di ricopiare quel numero alla prima occasione. Le ripieghi con grande premura e te le infili distrattamente in tasca. Rimetti l’uccello in gabbia, fai un respiro profondo, ti riprendi e te ne vai a tua volta da quell’abitacolo sorprendente.

Quando esci dal bagno, lei se n’è già andata, probabilmente è tornata al suo tavolo e dai suoi amici. Trovi un messaggio tracciato con il rossetto sullo specchio; chiamami! Sei un po’ confuso, non sai esattamente cosa pensare. Lo rileggi più volte, ti rinfreschi il viso, torni nella sala. Lei è seduta di sotto e ti volge le spalle.

 

Esci dal bowling, andando al 50.

 

.62.

Hai esattamente 10 punti, segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali, significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà progressivamente.

Facciamo alcuni esempi; il tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4 e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a 10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12. Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta in volta o sinché il totale non scenderà a 0.

 

Aggiorna regolarmente il totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di giocare in qualsiasi momento.

 

La prossima tappa da raggiungere è 15.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 15 punti, vai al 78.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.63.

Hai esattamente 10 punti, segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali, significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà progressivamente.

Facciamo alcuni esempi; il tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4 e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a 10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12. Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta in volta o sinché il totale non scenderà a 0.

 

Aggiorna regolarmente il totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di giocare in qualsiasi momento.

 

La prossima tappa da raggiungere è 15.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 15 punti, vai al 77.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.64.

Puoi chiaramente sentire dei cigolii ritmici e costanti, inframmezzati da uno scroscio metallico. Questo è il rumore che ti ha destato completamente. Non impieghi molto per capire da dove arriva e cosa lo provoca. Un po’ distante da dove sei parcheggiato, alla luce di una lampada che spande una luce fioca, nascosti alla vista del resto del parcheggio ci sono due figure molto impegnate. Sono camerieri della pizzeria, lo capisci dalla divisa che indossano.

L’uomo se ne sta in piedi con le spalle appoggiate alla lamiera di un capanno, con i pantaloni calati fino alle caviglie: trattiene per i capelli la testa di una donna che se ne sta piegata ai suoi piedi, con la bocca all’altezza del suo pube, e le spinge il capo avanti e indietro. È proprio questo che provoca il cigolio, e qualche spasmo sporadico di lui causa lo scroscio rumoroso. Sei troppo lontano e non puoi distinguerne i dettagli ma non ci vuole molto per immaginare. Ti stai eccitando!

Il cazzo si gonfia nei tuoi Jeans e lo accarezzi dolcemente. Non sei un guardone e spiare da lontano non basta. Sei tentato di scendere dalla macchina per raggiungerli, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi sono e soprattutto non sai come potrebbero reagire. Fortuna loro! Sai già che se non riesci a concludere anche tu qualcosa prima di domani ti toccherà fare molta ginnastica da solo. Che tristezza!

Dopo qualche minuto ti disinteressi alla cosa, ma il cervello sta lavorando a mille; la pizzeria è ancora chiusa. Guardi l’orologio sul cruscotto: è ancora presto, devi aspettare un altro poco. Fuori comincia a farsi buio e lo stereo continua a suonare piano. Ritorni a distenderti con l’immagine ossessiva di quei due impressa a fuoco nella mente.

 

Vai al 113.

 

.65.

Il volto spensierato di una ragazza italiana ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è invitante e grazioso. Lo sguardo da coniglietto e il musetto da gattino, la forma del viso leggermente affilato, i lineamenti morbidi e gentili, la rendono subito carina e istantaneamente simpatica già dal primo momento. La pelle del viso è abbronzatissima, quasi argillosa, la fronte è coperta da una frangettina bionda, le sopracciglia sono alte e castane, gli occhioni sono grandi e marroncini, luminosi e splendenti, percorsi da pagliuzze verdissime, scintillanti come stelle cadenti nella notte di San Lorenzo. Il nasino è delicato e la bocca traslucida, le labbra rosa sono contornate dal tratto di una matita rossa che ne mette in risalto i bordi dolci e perfetti. Un grosso neo nero spicca sulla sua guancia sinistra e uno più piccolo si può notare chiaramente sotto l’occhio destro. I suoi capelli biondo ramati sono lisci e finissimi, lucidi e brillanti, e le ricadono morbidamente intorno al visetto trasognato, sulle spalle e sulla schiena come una cascata di oro liquido e fuso. Di tanto in tanto e sollevando due dita sottili, smaltate e perlate come le labbra, per acchiappare un capello inesistente distende un sorriso radioso mettendo a fuoco lo sguardo per un secondo. Abbassa teneramente il mento mentre ti parla con un filo di voce lievissima.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 97.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.66.

Il volto fascinoso di una ragazza americana ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è sereno e raggiante. Il viso d’angelo e lo sguardo da pantera, i lineamenti delicati e graziosi, gli occhioni verdi e penetranti, il sorriso ampio e radioso, la rendono coinvolgente ed estremamente affascinante. La pelle del viso è abbronzatissima, quasi tostata, la fronte è alta, le sopracciglia sono arcuate e dorate, gli occhi sono grandi e verdissimi, luminosi e splendenti, pesantemente truccati di nero e una frangia biondissima, lunga e leggermente scalata, le addolcisce ulteriormente i tratti del bel visetto angelico e dolcissimo. Il nasino è stretto e lievemente affilato, la bocca è polposa e sorridente, i denti sono bianchissimi, le labbra rosa-violetto sono enormemente esaltate dal rossetto brillante che ne mette in risalto i bordi invitanti e perfetti. La sua frangia platinata rimane ravviata disinvoltamente dietro alle orecchie. I capelli biondo platino, lisci e finissimi, lucidi e brillanti, le ricadono fluentemente oltre le spalle come una cascata di metallo liquido e incandescente. Di tanto in tanto e sollevando una mano smaltata di ciclamino come le labbra per ravviarsi i capelli dietro alle orecchie ammicca impercettibilmente allargando ancor di più quel suo sorriso scintillante e disarmante. Abbassa fascinosamente il mento mentre ti parla con un filo di voce lievissima.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 98.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.67.

Il volto accigliato di una ragazza seriosa ti sorride appena dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è attraente e misterioso. La pelle del viso spigoloso è abbronzatissima, le labbra carnose e seducenti sono leggermente incurvate in un sorriso enigmatico. Il nasino è diritto e piccolino, gli occhi sono grandi e luminosi, molto scuri e profondi. La sua espressione un po’ ribelle è riflessiva e furbesca, i capelli sono lunghi e ondulati, forse color biondo scuro, lucidi e vaporosi, e ricordano abbastanza fedelmente la forma e il portamento fiero e orgoglioso di una splendida criniera leonina. Calcato sulla testa, porta disinvoltamente un ampio cappello da cowboy. Di tanto in tanto, sollevando un sopracciglio biondo miele come i riflessi dei suoi capelli, ammicca distrattamente strizzando quasi per caso un occhio marrone castano nella tua direzione. Inclina lievemente il capo mentre ti parla in modo autorevole.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 76.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.68.

Il volto sensuale di una ragazza brasiliana prende forma sullo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è disinvolto e malizioso. La forma del viso è leggermente allungata, lo sguardo è da gatta e il musetto da castoro, la pelle è setosa e color terracotta, la bocca polposa rimane incurvata in un sorriso allettante e seducente. La fronte è ampia, le sopracciglia sono alte e lunghissime, arcuate e marcate, gli occhi sono grandi e scintillanti, accattivanti e nerissimi, il nasino è a patatina, le guanciotte appena paffute, i capelli mossi e neri sono raccolti alla rinfusa in una crocchia sulla testa. Alcuni riccioli lucidi e brillanti le ricadono morbidamente sulla fronte alta e intorno al visetto molto affascinante. Le sue labbra sono splendenti, marcate da un rossetto rosso acceso che ne mette in risalto i bordi invitanti e perfetti; in particolare ricordano piuttosto concretamente il caratteristico risvolto dei petali di una rosa del tutto sbocciata. Di tanto in tanto e sollevando una mano smaltata di rosso come le labbra per scostarsi una ciocca dal volto distende un sorriso mellifluo distogliendo lo sguardo per un momento. Solleva provocantemente il mento mentre ti parla con un filo di voce lievissima.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 74.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.69.

Lo sguardo ammaliante di una ragazza marocchina sembra studiarti dallo schermo. Indossa sulla testa un velo turchese che le nasconde gran parte del volto lasciando scoperti soltanto gli occhi nocciola intenso, stretti e un po’ allungati, e le sopracciglia lucide e nere che sono lunghissime, molto folte e marcate: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però la sua espressione è gentile e dolcissima. La sua pelle è brillante e dello stesso colore della cioccolata, la forma del viso è vagamente rotonda, la bocca che sfiora la seta del foulard appare grande e allargata in un sorriso abbastanza incerto. I suoi lineamenti sembrano morbidi, il nasino si direbbe leggermente appiattito sulla punta, i capelli formano una massa incontenibile che si allarga sulla schiena al di sotto dello hijab splendente mentre il resto del viso lo puoi solamente immaginare. Un alone sensuale e seducente la circonda. Di tanto in tanto e sollevando una mano delicata per aggiustarsi il velo emette un risolino smaliziato distogliendo lo sguardo per un momento. Abbassa rispettosamente il mento mentre ti parla con un filo di voce appena.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 73.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.70.

Il volto un po’ selvaggio di una ragazza africana ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però il suo atteggiamento è spontaneo e molto solare. Lo sguardo da tigre e il candore dei suoi denti, la forma del viso pressappoco lunare, i lineamenti freschi e marcati non possono nasconderne le origini semplici e tribali, indubbiamente radicate nel più profondo del cuore dell’Africa nera. La pelle del viso ha il colore del cioccolato fondente, la fronte è ristretta e distesa, le sopracciglia sono spesse e lineari, gli occhioni luminosi e splendenti, lievemente obliqui e nerissimi, sembrano esaltati da una matita all’interno dell’occhio che le accentua a dismisura lo sguardo intenso e l’espressione falsamente aggressiva e minacciosa. Il naso è largo e schiacciato, la bocca è grande e le labbra sono rigonfie, ma il sorriso bianco come il gesso è contagioso ed energico, caldo e oltremodo espansivo. I capelli neri come il petrolio, sono crespi e lanosi, gretti ed opachi, però le avvolgono morbidamente il capo ricadendole sulle spalle e sulla schiena come una nuvola vaporosa e tempestosa. Di tanto in tanto e sollevando due dita sottili, scintillanti come le labbra, per scacciare un moschino fastidioso se possibile allarga ancor di più quel suo sorriso bianchissimo e sfolgorante. Abbassa disinvoltamente il mento mentre ti parla con un filo di voce lievissima.

Quando finisce la sua presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece, il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.

 

Se questa ragazza ti piace e ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.

 

Per continuare nel gioco, sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 156.

Per tornare alla schermata precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.

 

.71.

Hai esattamente 10 punti, segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali, significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà progressivamente.

Facciamo alcuni esempi; il tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4 e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a 10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12. Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta in volta o sinché il totale non scenderà a 0.

 

Aggiorna regolarmente il totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di giocare in qualsiasi momento.

 

La prossima tappa da raggiungere è 15.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 15 punti, vai all’88.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.72.

Ti alzi dallo sgabello e ti dirigi verso la porta del bagno che prima non avevi notato.

Entri nell’antibagno. È molto grande, è quasi più spazioso della sala bar che se ne sta nell’altra stanza. Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.

Uno sfregamento leggero, un suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta del bagno delle donne che è socchiusa ed accosti un orecchio. Puoi chiaramente sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un guardone ma resistere alla tentazione di dare una sbirciatina è impossibile. Avvicini l’occhio alla fessura tra la porta e lo stipite, che è molto ridotta e guardi cosa sta davvero succedendo.

“Sì, dai, dai!”.

Hai udito una voce; è stato appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce di un uomo e non è solo lì dentro. Dall’angolazione scomoda riesci a intravvedere due figure indistinte. Una se ne sta in piedi e con le spalle al muro, l’altra invece se ne sta piegata sulle ginocchia ai suoi piedi. Non riesci a vedere molto altro, l’angolo di osservazione non è esattamente l’ideale. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di aprire la porta per constatare meglio, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi sono e soprattutto non sai come potrebbero reagire.

Sei stato molto attento a non farti sorprendere. Ti sei mosso piano, senza fare rumore, ma non lo hai fatto abbastanza. Evidentemente con la testa devi aver sfiorato la porta che si apre di qualche centimetro. Trattieni il respiro e non osi muoverti per quasi un minuto. Fortuna che lì dentro sono molto impegnati. Adesso puoi distinguere l’uomo appoggiato al muro. L’espressione estasiata sul volto, gli occhi chiusi, i pantaloni calati sino alle caviglie. Con le mani trattiene la testa di una donna con il viso all’altezza del suo pube e la muove avanti e indietro. Non puoi distinguere i dettagli perché lei ti volge le spalle. Lentamente riaccosti la porta. Ti è andata bene.

Non vuoi sfidare ulteriormente la fortuna, non vuoi essere scoperto a spiare, non vuoi fare la figura del salame e con fatica ti allontani da quella porta ed entri nell’altra. Nel bagno degli uomini. La stanzetta è molto piccola. Pulita, imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che la riempie tutta. Non c’è altro. Il bagno delle donne ti era sembrato più grande. Ti sbottoni la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo che spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta e lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni nell’antibagno.

Nella toilette delle donne i cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sai qualcosa. Sarebbe la fine del loro rapporto orale e questo non deve succedere. Ti ravvii i capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Chiacchierina.

 

Torni al bancone del bar, andando al 51.

 

.73.

L’inquadratura sul volto seminascosto della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera figura compostamente seduta all’interno di una jeep arrugginita. Si scosta subito il velo turchese dal viso, svolgendo quello hijab brillante dal capo, gettandolo distrattamente sul sedile vuoto del conducente mancante. Il suo volto è vagamente rotondo, l’attaccatura dei capelli è bassa, la fronte è stretta, il nasino è diritto e leggermente appiattito sulla punta, le guance sono lievemente incavate, la bocca è grande e carnosa, le labbra lucide e perfette sono allargate in un sorriso radioso e splendente. I suoi denti sono bianchissimi, la sua pelle è color cioccolata, i lineamenti sono assai morbidi, gli occhietti nocciola, allungati come le sopracciglia, sono ammalianti e irresistibilmente seducenti. Una massa enorme di capelli nerissimi si espande oltre l’ampiezza delle spalle discendendole fino a metà della schiena in riccioli vaporosi e foltissimi. L’espressione del visetto è gentile e dolcissima.

Si sfila le babbucce di cuoio dai piedi e scende frettolosamente dalla jeep priva di portiere. Indossa una djellaba insolitamente sbracciata all’altezza delle spalle, un po’ troppo provocante per gli usi e costumi del Marocco. Il vestito turchese come il foulard, la veste disinvoltamente sino alle caviglie lasciandole abbondantemente scoperte le braccia e i piedini smaltati di rosa come le mani. Una sfilata sul davanti di bottoni di fili intrecciati le discende con eleganza dal colletto a V, srotolandosi morbidamente sul seno tondeggiante, oltrepassando il suo ventre piatto, rimanendo abbottonata fino a metà delle cosce, dove la chiusura si trasforma in uno spacco molto audace che termina sulle sue caviglie sottili e delicate. Altri due spacchetti laterali consentono all’indumento appariscente di aprirsi generosamente in fondo, le puoi così scorgere un polpaccio affusolato e color del cacao. La testolina è deliziosa, un ginocchio è appena flesso, le mani sono posate sul bacino.

La giovane Bellezza Marocchina si scosta un ricciolo dagli occhi e ti sorride apertamente. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta cantilenante e veloce, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri sensuali si perdono completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso del bowling. La morettina se ne sta ritta in piedi vicino alla vecchia jeep arrugginita, ondeggiando appena con le mani strette sui fianchi sinuosi, con i piedi affondati nella sabbia soffice, in equilibrio instabile sulla sommità di una piccola duna splendidamente dorata. Il soffio leggero del vento che spira dal deserto, lo sciacquio costante dell’oceano Atlantico sulla riva della spiaggia, i richiami dei gabbiani che strillano e gridano volteggiando in lontananza... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.

L’inquadratura si allontana e si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio spettacolare. Alle spalle del vecchio veicolo arrugginito si estende una successione infinita di dune rossicce, mentre di fronte quella piccola duna dorata degrada in una lunga spiaggetta sabbiosa che si getta nell’oceano azzurro come il cielo di un colore pulito e limpidissimo. Alcuni gabbiani lanciano instancabilmente il loro richiamo, aleggiando in cerchio nell’aria tersa e un antico rudere del passato perlopiù crollato e semi sepolto si erge ancora sul limitare di quella spiaggia incantata. La luce del sole tropicale che scintilla sulla superficie dell’Atlantico è la sola cosa che permette di distinguere la fine dell’acqua dall’inizio del cielo. Una moltitudine di grosse pietre grigie sono disseminate dappertutto intorno alla precaria costruzione irriconoscibile. Mentre la ragazza continua a muoversi vistosamente, spostando il peso del corpo da un piede all’altro, forse perché la sabbia scotta, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane ammaliante e seducente. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.

Quando arrivi a cinque di questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza affascinante che sussurra qualcosa prendendo una sacca di tela dal retro della jeep. Affondando, barcollando, sorridendo, comincia a discendere attentamente dalla sommità della piccola duna sabbiosa. Spensieratamente si incammina a piedi nudi avanzando sulla sabbia dorata e finissima, dirigendosi verso la riva poco distante della spiaggia immacolata e sperduta nella vastità di quell’oceano assolato e tranquillo. Incomincia a sbottonarsi dal colletto la djellaba elegante che indossa, il cui colore non è granché dissimile dall’Atlantico baluginante né dal cielo sconfinato che la circonda. Un lembo di stoffa rilucente le si abbassa sul seno invitante, lei lo ignora e continua a sbottonare con calma, seguendo la pista flessuosa che la conduce lentamente fin sull’ombelico del corpicino fantastico e tortuoso che si ritrova. Si ferma e ti guarda. Volge per un momento lo sguardo a terra. Si libera velocemente le braccia affusolate dal vestitino che cerca di trattenere sulle spalle nude. Se lo lascia scivolare piano addosso, timidamente, pudicamente, abbassando il capo e il mento senza mai smettere di guardarti negli occhi. Le sue spalle sono morbide e splendenti come raso, la sua pelle è scura come il suo visetto grazioso e dolcissimo. Ti appare in ultimo alla vista un seno particolarmente rigonfio, trattenuto dal reggiseno di un bikini giallo, arancio e rosso come la fiammella di una grossa candela di cera. Si piega in avanti appoggiando delicatamente la sacca sulla sabbia. Le sue tette rotonde fanno capolino dalle coppe triangolari e sembrano voler schizzare fuori dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia sul petto, non le puoi perciò ammirare a lungo. La sua espressione si fa sorridente e maliziosa mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso è chiaro; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida creatura che finisce di sbottonarsi la djellaba, lasciandola cadere sulla sabbia bagnata, mostrandoti le gambe magnifiche e lunghissime, rivelandoti del tutto le curve serpeggianti del suo corpo sinuoso.

La ragazza è alta e divinamente modellata. Il seno è prosperoso, la vita è sottile, i fianchi sono larghi, le gambe sono incredibilmente lunghe e molto ben fatte. Soltanto un bikini ridottissimo allacciato dietro e sui fianchi, luccicante e color del fuoco, ormai la veste audacemente e in modo un po’ troppo stimolante. Raccoglie la sacca di tela e si incammina sulla riva della spiaggia, sollevando schizzi di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi occhi praticamente nuda, sino a raggiungere la costruzione indefinibile che è stata consumata e resta distrutta dallo scorrere di un tempo dimenticato e lontano. Una porzione di muro emerge ostinatamente dalla sabbia e un affioramento roccioso resiste alla distruzione dell’oceano affiorando in superficie dal basso fondale come uno scoglio. Numerosi pesciolini argentati nuotano allegramente fra le macerie di quel rudere abbandonato. Si ferma accanto a una lastra di pietra larga e piatta, ammorbidita e levigata dalle maree, che si distacca dal muro stesso affacciandosi nell’acqua sul confine della spiaggia. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco serpeggiante e una mano posata sull’anca sinuosa, così da sottolinearne la perfezione, per un attimo apparentemente indecisa sul da farsi. Si gira e ti mostra il culetto. Che meraviglia! Si rivolge e ti parla, scuotendo vigorosamente un ditino smaltato, e la sua voce si perde nel rumoreggiare dell’Atlantico ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le mani e con le braccia si copre ciò che il bikini non riesce proprio a contenere, mentre la sacca le penzola mollemente sul pube e sulle gambe di cioccolato. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte tornano sullo schermo.

 

Se vuoi continuare a giocare, vai al 95.

Se vuoi entrare nella sala biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.

Se sei già stato nella sala biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.

 

.74.

L’inquadratura sul viso della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera figura provocante. Il suo sguardo da furbetta, la sua pelle color terracotta, gli occhioni nerissimi, scintillanti e leggermente truccati, la rendono accattivante e particolarmente seducente. Il suo volto è un po’ allungato, l’attaccatura dei capelli è alta, la fronte è ampia, il nasino è a patatina, le orecchie sono piccoline e delicate, la bocca è lucida e polposa, le labbra rosse e perfette sono allargate in un sorriso incantevole e malizioso. Una crocchia di capelli neri è raccolta sulla testa e diversi riccioli scappano fuori da tutte le parti discendendole sulla fronte e incorniciandole i lineamenti irresistibilmente affascinanti. L’espressione del visetto è melliflua e molto sensuale.

Indossa un semplicissimo tubino aderente che la guanta strettamente come una seconda pelle dall’altezza delle ascelle fino a poche dita più in giù del sedere. Il vestito elasticizzato, nero come la notte, le esalta disinvoltamente le curve premature del corpo longilineo. Le spalle sono morbide, il seno è formoso, la vita è esile, il ventre è piatto, i fianchi sono stretti, le gambe totalmente esposte sono lunghissime e assai slanciate come le braccia affusolate e sottili. Stringe fra le dita i laccetti di vernice delle scarpette nere dal tacco altissimo e le unghie dei piedi nudi sono smaltate di rosso come quelle delle mani. La testolina è deliziosa, un ginocchio è appena flesso, una mano è posata sul bacino, l’altra è liberamente distesa lungo la splendida coscia destra.

La giovane Bellezza Brasiliana si scosta un ricciolo dalla fronte e ti sorride apertamente. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta calda e profonda, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri allettanti si perdono completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso del bowling. La morettina se ne sta ritta in piedi vicino a un fuoristrada nuovo fiammante, ondeggiando lievemente con la mano stretta sul fianco snello, con i piedi affondati nella sabbia soffice, in equilibrio instabile sulla sommità di una piccola altura immersa nella natura rigogliosa e verdeggiante. Il soffio del vento tra le fronde degli alberi, il fragore delle onde che si infrangono sugli scogli, i richiami dei delfini che giocano allegramente nell’acqua, le strilla e grida dei gabbiani che volteggiano sull’oceano Atlantico... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.

L’inquadratura si allontana e si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio spettacolare. Alle spalle dell’imponente fuoristrada cresce una lussureggiante foresta di mangrovie, mentre di fronte quella piccola altura sabbiosa degrada in una lunga spiaggia bianchissima che si getta nell’oceano azzurro come il cielo di un colore intenso e limpidissimo. Alcuni gabbiani lanciano instancabilmente il loro richiamo, aleggiando in cerchio nell’aria tersa e un banco di delfini si sta allontanando dalla riva cantando e nuotando a balzi felici e giocosi. Lungo la costa, in lontananza si possono scorgere sparuti gruppetti di palme nane e lingue di scogli si addentrano nell’Atlantico dando origine a piccole piscine d’acqua tranquilla e dal basso fondale sabbioso. La luce del sole tropicale che scintilla sulla superficie dell’oceano è la sola cosa che permette di distinguere la fine dell’acqua dall’inizio del cielo. Mentre la ragazza continua a muoversi vistosamente, spostando il peso del corpo da un piede all’altro, forse perché la sabbia scotta, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane voluttuosa e mezza nuda. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.

Quando arrivi a cinque di questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza affascinante che sussurra qualcosa prendendo una sacca di tela dal retro del veicolo fiammeggiante. Abbandona lì le scarpette di vernice nera dal tacco vertiginoso. Affondando, barcollando, sorridendo sensualmente, comincia a discendere con attenzione dalla sommità della piccola altura sabbiosa. Spensieratamente si incammina a piedi nudi ancheggiando sulla sabbia bianca e finissima, dirigendosi verso la riva poco distante di una spiaggetta meravigliosa, isolata e sperduta nella vastità della costa di quell’oceano assolato e tranquillo. Incomincia lentamente ad abbassarsi dalle ascelle il tubino elasticizzato che indossa, il cui colore non è granché dissimile da quello degli scogli più scuri e bagnati. Se lo fa scivolare piano addosso, sfacciatamente, impudicamente, sollevando il capo e il mento senza mai smettere di guardarti negli occhi. Oltrepassa distrattamente il seno invitante e continua ad abbassare il vestito con calma, sino a mostrare orgogliosamente l’ombelico del corpicino fantastico e slanciato che si ritrova. Si ferma e ti guarda. Volge per un momento lo sguardo all’orizzonte baluginante. Si scosta una ciocca di capelli dalla fronte. Le sue spalle sono lisce e splendenti come raso, la sua pelle è scura come il visetto ammaliante e grazioso. Ti appare in ultimo alla vista un seno generosamente florido, trattenuto dal reggiseno di un minuscolo bikini giallo come le penne di un uccellino sgargiante. Si piega in avanti appoggiando delicatamente la sacca sulla sabbia. Le sue tette rotonde fanno capolino dalle coppette triangolari e sembrano voler schizzare fuori dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia sul petto, non le puoi perciò ammirare per molto tempo. La sua espressione si fa sorridente e oscenamente maliziosa mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso è chiaro; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida creatura che finisce di sfilarsi velocemente il vestitino lasciandolo cadere sulla sabbia bagnata, mostrandoti con indifferenza il pezzo inferiore del bikini ridottissimo e rivelandoti del tutto le grazie magnifiche del suo corpo adolescenziale.

La ragazza è altissima e divinamente modellata. Il seno è prosperoso, la vita è sottile, i fianchi sono longilinei, le gambe sono incredibilmente lunghe e assai ben fatte. Soltanto un bikini raggiante allacciato dietro e sui fianchi, luccicante e giallo canarino, ormai la veste audacemente e in modo un po’ troppo stimolante. Raccoglie la sacca di tela e si incammina sulla riva della spiaggia, alzando schizzi di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi occhi praticamente nuda, fino a raggiungere un affioramento roccioso che sbuca dalla sabbia immacolata come i resti di un’antica civiltà distrutta e scomparsa. Una bassa scogliera si allunga nell’acqua pulita dell’oceano cristallino e sconfinato, e numerosi pesciolini argentati nuotano spontaneamente fra gli scogli di quella baia tropicale. Si ferma accanto a una grossa pietra larga e piatta, ammorbidita e levigata dalle maree, che si distacca dalla scogliera affacciandosi nell’acqua sul limitare della spiaggia. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco flessuoso e una mano posata sull’anca morbidissima, così da sottolinearne la perfezione, per un attimo apparentemente indecisa sul da farsi. Si gira e ti mostra il culetto. Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo vigorosamente un ditino smaltato, e la sua voce si perde nel rumoreggiare dell’Atlantico ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le mani e con le braccia si copre ciò che il bikini non può proprio contenere, mentre la sacca le penzola mollemente sul pube e sulle gambe color biscotto. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte tornano sullo schermo.

 

Se vuoi continuare a giocare, vai al 96.

Se vuoi entrare nella sala biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.

Se sei già stato nella sala biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.

 

SECONDA PARTE

 

.75.

Te la sei presa con calma!

Anziché andare direttamente in discoteca, hai preferito prima fare una scappata a casa per fare una doccia al volo e indossare abiti puliti. L’aria notturna si è fatta piacevolmente fresca, ma la serata è stata calda e ti sentivi sudato e la maglietta risultava appicicaticcia sulla pelle. Ora invece ti senti straordinariamente bene e sei pronto per affrontare una notte che ti auguri indimenticabile.

Sei ormai quasi arrivato, puoi persino scorgere la fonte dei fasci luminosi di segnalazione della discoteca. Intravvedi un posteggio libero lungo la strada con la coda dell’occhio e decidi di approfittarne. È meglio percorrere gli ultimi due o trecento metri a piedi, piuttosto che rischiare di vagabondare venti minuti alla ricerca di un posto libero e non troppo lontano dall’entrata. Parcheggi il tuo macinino, spegni lo stereo, ti assicuri di avere tutto, chiudi a chiave la macchina e ti avvii con calma verso quei faretti che intrecciano vorticosamente le loro colonne di luce nel cielo ricolmo di stelle.

 

Lancia 2 dadi:

 

Se la somma dei 2 numeri, è un risultato pari, vai al 217.

Se la somma dei 2 numeri, è un risultato dispari, vai al 240.

 

.76.

L’inquadratura sul volto della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera figura procace e stuzzicante. Indossa una camicia a riquadri sbottonata e annodata sotto il seno prorompente ed eccitante, succulento e audacemente rotondo. Porta accattivanti pantaloncini di jeans attillati e sfilacciati, il ventre è piatto e abbronzato come il volto e le gambe sono slanciate, ai piedi calza un paio di stivali da cowboy in stile con il cappello di cuoio. La sua testolina è deliziosa e rimane inclinata sulla spalla destra, le mani sono posate sul bacino, i capelli ondulati, color caramello, brillanti e vaporosi, le discendono morbidamente sulle spalle sfiorando la schiena flessuosa, giungendo sino all’altezza delle scapole irrigidite e contratte.

La giovane Bellezza Texana si scosta una ciocca di capelli dal nasino, piega la testa sull’altra spalla e ti sorride ardentemente. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta impertinente e melodiosa, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri invitanti si perdono completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso del bowling. La ragazza se ne sta ritta in piedi, ondeggiando con le mani strette sui fianchi sinuosi all’ombra del porticato di un’abitazione isolata e sperduta. Il nitrire continuo di diversi cavalli, l’abbaiare in risposta di cani poco distante, il muggito di una mandria bovina trasportato dal vento sottile... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.

L’inquadratura si allontana e si allarga ulteriormente, rilegando la figura della giovane impaziente nella parte sinistra dello schermo, inglobando così tutto il resto del paesaggio spettacolare. Alle spalle della semplice abitazione di legno si perde in lontananza una fitta foresta pluviale, mentre a lato della casetta una vecchia costruzione trascurata da molto tempo sicuramente funge da stalla. Dietro a quest’ultima una recinzione di assi scolorite e scheggiate circoscrive lo spazio dei cavalli, più oltre invece si estende a perdita d’occhio una prateria verdeggiante e sconfinata. Sul terzo lato una palizzata bassa e robusta di cui non si riesce a scorgere il confine contiene largamente tutta quanta la mandria di bovini. Il cielo è di un azzurro inebriante, il sole si riflette sul panorama straordinario, un’accecante luce estiva si distende come piombo fuso dappertutto. Spighe di fiori tubulosi, bianco cera, seguono il serpeggiare di una stradina sabbiosa che conduce fino all’ingresso di quella fattoria sonnolenta e sonnacchiosa. Mentre la ragazza continua a muoversi leggermente, annuendo ogni tanto con la testa, oppure portandosi una mano al cappello per incitarti a darti da fare, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della splendida irriverente. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.

Quando arrivi a cinque di questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza insofferente che sussurra qualcosa e scende dagli scalini della veranda ombrosa incamminandosi sul prato lussureggiante nel quale abbondano alberi di cedro e di ginepro carichi di frutti. Un capanno fatiscente sorge tra la casa e la stalla. Legato a una quercia lì accanto, uno splendido stallone imbrigliato e sellato nitrisce pestando nervosamente gli zoccoli sul terreno insensibile e noncurante. Gli si avvicina disinvoltamente dal fianco. Con una mano gli accarezza la criniera, con la palma dell’altra gli offre uno zuccherino. Il cavallo pare calmarsi istantaneamente. Si gira e ti guarda. Gli assesta qualche colpetto sul collo e si avvia frettolosamente al centro del cortile. Raggiunge un tavolone scuro e si ferma. Si snoda la camicia e se la toglie tranquillamente. La lascia cadere distrattamente su di una panchettina posta alle sue spalle, togliendosela con calma dalle braccia nude, sollevando il capo e il mento senza mai smettere di fissarti negli occhi. Le spalle sono dorate e squisite come ottone lucidato, la pelle è abbronzata e attraente come il suo viso bellissimo e un po’ ribelle. Ti appare alla vista un seno meravigliosamente rotondo, trattenuto dal reggiseno a balconcino di pizzo rosa. Si piega in avanti sopra a una sacca collocata in fondo al tavolaccio per tastarne il contenuto. Le tette generosamente sostenute sembrano voler schizzare fuori dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza incrociando le braccia sul petto, non le puoi perciò ammirare a lungo. La sua espressione si fa provocante mentre parla di nuovo. Non puoi capire le parole ma il senso del discorso risulta chiaramente; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra, sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza che si siede e si toglie agevolmente gli stivaletti da cowboy. Si rialza in piedi. Lentamente i pantaloncini attillati raggiungono la camicia sulla panchettina.

La ragazza è piuttosto alta e di una bellezza statuaria. Indossa soltanto il cappello a tesa larga e un completino intimo di pizzo rosa antico. Si incammina intorno al tavolo, sfilandoti innanzi agli occhi praticamente nuda, sino a raggiungerne il limitare opposto. Si sofferma con una mano posata sulla sacca di tela e con l’altra stretta sul fianco sinuoso, per sottolinearne la perfezione, ti guarda e ti sorride furbescamente. Si gira su se stessa mostrandoti un culetto meraviglioso. Ti parla sottovoce, dal di sopra di una spalla inclinata. Cazzo, che sedere! Si rivolge nella tua direzione e scuotendo un dito in segno negativo comprendi benissimo quel che dice: non ancora. Resta inquieta e silenziosa sul posto, tamburellando con le dita sul tavolo logorato, totalmente esposta al tuo sguardo trasognato e libidinoso. L’inquadratura la riporta infine sulla sinistra e le tue ultime carte da gioco tornano sullo schermo.

 

Se vuoi continuare a giocare, vai all’87.

Se vuoi entrare nella sala biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.

Se sei già stato nella sala biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.

 

.77.

L’inquadratura si centra sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia dagli indumenti intimi di tessuto argentato. Si gira e si arrampica facilmente sul grande sasso grigio che si trova alle sue spalle, che si affaccia nel mare appena increspato da piccoli movimenti ondosi. Il sole accarezza tutta la sua figura brillante e gioiosa, mentre si solleva in piedi e la sua effigie sembra un miraggio sullo sfondo di un sogno a occhi aperti. Raggiunge i confini sull’acqua cristallina, si piega lentamente nella tua direzione mettendosi a sedere sulla superficie liscia del masso; si stringe le ginocchia al petto, solleva un poco il mento e ti sorride maliziosamente. Le sue labbra sono lucide e rosa, come i petali dell’orchidea che porta allegramente fra i capelli che sono lunghissimi e neri come la notte più oscura, i suoi occhi scintillanti sono leggermente a mandorla come le goccioline sfavillanti che schizzano e spumeggiano appena al di sopra delle rocce sparse al centro della baia tropicale. Bisbiglia qualcosa portando le mani ambrate e delicate come tutto il resto della sua presenza incantata, sul bordo smussato di quella pietra levigata dal tempo, immergendo troppo frettolosamente i piedi nell’acqua limpidissima. Un brivido le risale lungo il corpo sottile, i pesciolini multicolore si allontanano bruscamente da lei. Ritira rapidamente le gambe, poi le immerge nuovamente con maggior cautela. L’acqua chiara e trasparente della spiaggia deve essere anche piuttosto gelata.

La voce della giovane ragazza tailandese diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza dolcemente le cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le mutandine argentate, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi flessuosi, sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppe del reggiseno luccicante. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena: improvvisamente quello straccetto non è più in tensione sulle tettine rotonde ma le bretelle che le passano sulle spalle lo mantengono inflessibilmente al loro posto. Con un braccio si cinge entrambe le mammelle mentre con l’altra mano si scosta le bretelline dalle spalle dorate. Quei due cordini sono ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette sul seno. L’indumento intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si accarezza delicatamente le tette, stringendo e ruotando le mani con amore, mugugnando e sospirando appassionatamente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani scendono sul suo corpo massaggiando, accarezzando, solleticando voluttuosamente. Continuano a scendere sulla sua figura minuta, sino ad intrufolarsi tra le gambe per sfiorare le mutandine che prima avevano ignorato e disdegnato.

L’inquadratura si zuma finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore meraviglioso. I capezzoli sembrano teneri e succosi come mirtilli maturi, le areole intorno sono scure e ben delineate come le labbra. Quella visione sovrasta due collinette, morbide e abbronzate, che rasentano la perfezione. Le mani risalgono in fretta afferrandole e sollevandole per la base, mentre la testa si china in avanti e la bocca si schiude leggermente per lasciar fuoriuscire la linguetta impertinente che cerca lussuriosamente di lambirne le sommità. Nessun segno di costume da bagno deturpa il candore del panorama favoloso che offre. Osservi estasiato quella scena sublime. Si succhia avidamente un dito e si passa il polpastrello attorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulla pelle ambrata delle tettine. La telecamera si allontana gradualmente e l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella sua interezza.

Ti sorride e si passa la lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si gira sull’altro lato del masso e incomincia a sguazzare con i piedi nell’acqua fresca della laguna verdeggiante. La schiena è inarcata all’indietro, le mani sono appoggiate sull’orlo della pietra smussata, la testa ricade sulle spalle, gli occhi sono chiusi al cielo azzurro, il volto è rivolto al sole abbagliante, i capelli le ricadono morbidamente accanto al cesto di giunchi intrecciati. Il suo corpicino longilineo ti appare magnificamente di profilo, puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo. L’inquadratura della fragile ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.

 

Lancia il dado e calcola il nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.

 

La prossima tappa da raggiungere è 20.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 20 punti, vai all’86.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.78.

L’inquadratura si centra sulla splendida ragazza che porta disinvoltamente le mani e le braccia dietro la nuca, mostrando la perfezione del suo corpo statuario, rivelando il fulgore della biancheria intima di seta celeste. Arretra lentamente sedendosi poi sulla panchettina di legno, sollevando e stringendosi le ginocchia al petto, alzando un po’ il mento e sorridendoti maliziosamente. Le sue labbra sono arancio rosate come il colore di un frutto maturo e succoso, i suoi occhi sono lucidi e scintillanti come la neve candida che balugina sfavillando allegramente sotto la luce del sole avvolgente, che brilla al di fuori di quel cantuccio accogliente e tiepido. Il rumore inquietante del vento che soffia costantemente all’esterno del vestibolo si percepisce chiaramente anche attraverso le assi di quel posticino tranquillizzante e sicuro. Bisbiglia qualcosa portando le mani affusolate e delicate come tutto il resto della sua figura maestosa, sul bordo della panchettina di legno levigato e comincia a dischiudere piano le ginocchia. Un brivido le risale lungo la pelle delle gambe flessuose, l’interno vellutato di quelle cosce magicamente tornite appare al tuo sguardo estasiato. Per un istante puoi ammirare lo splendore delle mutandine celesti all’altezza del suo sesso invitante. Richiude rapidamente le gambe, le allunga leggermente in avanti, sino a sfiorare il samovar con la punta delle dita. Le ritira in fretta; evidentemente la superficie metallica del piccolo oggetto scotta. Riappoggia i piedi sulla stuoia che si trova abbandonata per terra. Si accomoda impudicamente.

La voce della giovane ragazza russa diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza vogliosamente le cosce lunghissime e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le mutandine di seta lucida, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi longilinei, fino a sfiorare con le dita i bordi delle coppe del reggiseno a balconcino. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena inarcata: improvvisamente quello straccetto magnifico non è più in tensione sulle tettone ma le bretelle che le passano sulle spalle lo mantengono inflessibilmente al loro posto. Con un braccio si cinge entrambe le generose mammelle, intanto con l’altra mano si scosta le bretelline dalle spalle meravigliosamente chiare. Quei due cordini sono ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette sul seno traboccante. L’indumento intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si accarezza voluttuosamente le tette, stringendo e ruotando le mani con passione, mugugnando e sospirando affannosamente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani scendono sul suo corpo sontuoso, massaggiando, accarezzando, solleticando senza sosta. Continuano a scendere sulla sua figura stupenda, sino a intrufolarsi tra le gambe per sfiorare le mutandine che prima avevano ignorato e disdegnato volutamente.

L’inquadratura si zuma sul seno grandioso che adesso ti appare in tutta la sua ricchezza meticolosa. I capezzoli sono piccolini come chicchi di granoturco, mentre le areole intorno sono larghe e marroncine, molto ben delineate come le labbra. Quella visione fantastica sovrasta due meloni grossi e maturi, morbidi e rotondi, che rasentano la perfezione. Le mani risalgono velocemente afferrandoli e sollevandoli per la base, mentre la testa si china in avanti e la bocca si schiude lievemente per lasciar fuoriuscire la lingua che lussuriosamente ne lambisce le punte tenere e tumide. Osservi estatico e incantato quella scena sublime. Si succhia avidamente un dito e si passa il polpastrello attorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulla pelle evanescente delle tettone. La telecamera si allontana gradualmente e l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella sua interezza.

Ti sorride e si passa la lingua sulla bocca, mordicchiandosi appena le labbra, ma non dice niente perché non c’è nessun bisogno di parlare. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si lascia scivolare al suolo e incomincia a contorcersi dolcemente. La testa è mollemente girata di lato, gli occhi sono chiusi alla soffice luce che filtra nel vestibolo, la schiena si incurva con audacia, le mani sono appoggiate sulla stuoia intessuta a mano che si trova ai piedi della panchinetta, il viso è rivolto al tavolino immobile e paziente. Il suo corpicino longilineo ti appare magnificamente disteso e disponibile, puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo. L’inquadratura della ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.

 

Lancia il dado e calcola il nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.

 

La prossima tappa da raggiungere è 20.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 20 punti, vai al 93.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.79.

“Arancio!”.

Ti guarda intensamente con un sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non dice nulla.

“Non ci credo, voglio controllare personalmente”.

La sua figura sottile si muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.

Le sue mani delicate cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle vene.

Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda, soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e insopportabile. Ti senti scoppiare.

Le sue dita candide risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo splendore, ma la sua biancheria intima non è arancione. Attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.

“Ora ci credi? Te l’avevo detto!”.

“Sì, posso riprovarci?”.

“Eh no, caro ragazzo, così non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile. Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra volta”.

Non hai niente da dire e non dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.

 

Esci dal locale, andando al 50.

 

.80.

Il cielo comincia a tingersi di rosso e il sole è sparito alla tua vista. Si è nascosto oltre i tetti degli edifici laggiù in fondo, soltanto da pochi minuti. L’aria si sta pian piano rinfrescando, l’atmosfera che ti circonda si è fatta estremamente gradevole. Una luce soffusa avvolge ogni cosa: i lampioni sono ancora spenti ma le vetrine dei negozi sono tutte illuminate. La sera sta calando inesorabilmente, ma è ancora molto presto per cenare. Le prime insegne colorate si accendono ammiccando e baluginando sotto il tuo sguardo placido. Ti fermi e ti guardi intorno. Il parcheggio grande della piazza si trova subito dopo la prossima svolta della strada. Sei quasi arrivato alla tua meta, e un certo languore ti si muove nello stomaco ma non abbastanza per avere davvero fame. Ti ripari gli occhi con una mano e osservi la vetrina del negozio alla tua destra.

Una moltitudine di orologi da polso riempie tutto lo spazio al di là della vetrata luminosissima. Consulti il quadrante di uno di questi orologi; effettivamente è un po’ troppo presto per un hot-dog. Non hai esattamente voglia di mangiare qualcosa adesso, piuttosto è venuto l’orario giusto per prendere un aperitivo al bar. Sollevi lo sguardo e ti guardi in giro. La tua attenzione viene immediatamente attratta sotto i portici illuminati che si trovano dall’altra parte della strada. Un’insegna colorata prende vita in quello stesso momento, luccicando e tremolando timidamente. Probabilmente, c’è sempre stato e forse non ci avevi fatto caso, ma non avevi mai notato prima quel posticino invitante. Ti rimetti la mano in tasca e riprendi a camminare.

 

Se vuoi andare a bere un aperitivo, nel bar che si trova al di là della strada, vai al 139.

Se non vuoi andare a bere un aperitivo, nel bar che si trova al di là della strada, svolta l’angolo e vai al 115.

 

.81.

Un folto gruppetto di persone si è radunato davanti al chiosco bianco e ne sei abbastanza compiaciuto, perché un pochino ti dispiaceva di aver distolto l’attenzione di Alma dal suo divertimento. Perlomeno non hai dovuto disturbarla per un panino soltanto. Dalla tua posizione favorevole, la puoi intravvedere di sfuggita, con la coda dell’occhio, trafficare costantemente tra salse e formaggi. L’atmosfera che imperversa ovunque è sempre caotica e un poco alla volta altra gente sta arrivando dai sentieri ombrosi. Ormai non sei più il solo ad aspettare qualcosa, che si sta scaldando sulla griglia, cerchi di contenerti per evitare delle figuracce ma resistere del tutto alla forte tentazione è risultato assolutamente impossibile. Di tanto in tanto, molto disinvoltamente, come per controllare lo stato del tuo panino, giri la testa di lato e lanci uno sguardo furtivo oltre la soglia.

Alma, ti volta le spalle per la maggior parte del tempo, tranne quando raccoglie le ordinazioni o deve interagire con i clienti. Ai piedi calza delle scarpette comode e morbide, dalla suola bassa e sottile, ma in compenso la sua altezza è straordinaria e per giunta si trova in una situazione sopraelevata rispetto alla tua. Lo spettacolo che offre alla vista è mozzafiato! Le gambe sono fenomenali, il culetto è sostenuto e rotondo. Quando si piega sulla griglia per rigirare le salsicce, o i peperoni, o le piadine, o quel che vuole, non ti interessa, il tessuto della gonna scivola leggermente sulla pelle abbronzata delle sue cosce affusolate e un pezzettino delle mutandine rosa fa capolino all’altezza del suo sedere. Il tuo cazzone è dolorosamente eretto nelle mutande e scatta sull’attenti tutte le volte. Cazzo, possibile che non se ne accorga? Tieni le mani in tasca, strette a pugno, per dissimulare il bozzo altrimenti evidente che spiccherebbe enorme sui tuoi pantaloni.

Alma, si sta allungando in avanti per prendere qualcosa dal fondo della griglia e decidi di arrischiarti a dare un’ultima occhiata, prima di allontanarti definitivamente, perché la cosa potrebbe cominciare a sembrare sospetta. Ti guardi in giro. Non ti guarda nessuno. Trattieni il fiato e casualmente volti la testa di lato, per gettare lo sguardo attraverso la porta spalancata del furgoncino, al quale sei appoggiato con le spalle, al cui interno si trova il vero palcoscenico del teatrino. Puoi ammirarle ancora una volta la curva ben costruita dei polpacci e la linea flessuosa delle cosce nude. Risali rapidamente con lo sguardo: sembra non esserci mai fine alla lunghezza di quelle gambe favolose! Con una mano si sostiene al bordo della griglia mentre con la paletta cerca di voltare qualcosa sul fondo. La schiena si inarca, Alma si allunga, il tessuto della gonna risale più del necessario. Il respiro ti si blocca in gola. Una generosa porzione delle sue mutandine rosa ti inchioda e trattiene sul posto. Non puoi distogliere gli occhi da quella meraviglia. Accade tutto troppo in fretta. Alma si scotta e si ritrae bruscamente. Qualcosa le sfugge cadendo per terra. Inforca immediatamente la pinza arretrando intanto di un passo. Si piega a novanta gradi, per raccogliere ciò che le è caduto. Indugia un momento. Il ventilatore che non ha mai smesso di vorticare, compie e termina il suo semicerchio, si ferma alla fine della corsa come sempre, per un secondo, prima di ricominciare daccapo. La gonnellina si gonfia per un istante e si solleva completamente. Le mutandine sprofondano nel solco delle natiche e un’ombra scura sul pube ti appare vistosamente dalla trasparenza del pizzo. La pelle delle sue chiappette, vicino ai bordi dello straccino che indossa, è abbronzata non meno delle braccia e delle gambe. Alma si rialza infine con qualcosa stretto saldamente nella pinza.

Là sotto il tuo animale ulula selvaggiamente ed è diventato grosso e minaccioso come un orso rabbioso. Ti guardi frettolosamente intorno. Qualcuno ti osserva. Hai indugiato più dell’indispensabile e ti senti avvampare. Il cuore martella nel petto, il cazzo pulsa nelle mutande. Ti senti colpevole, ti senti frustrato, abbassi la testa e ti allontani in fretta da quella postazione incriminante.

 

Lancia altri 2 dadi:

 

Se la loro somma, è un numero pari, vai al 141.

Se la loro somma, è un numero dispari, vai al 19.

 

.82.

Raccogli i tovaglioli appallottolati e le bottigliette vuote che hanno lasciato sul tavolo i tuoi amici. Vai poi a buttare tutto nel bidone del pattume. L’ultimo cliente sta ritirando il suo tramezzino e si allontana silenziosamente. Alma è rimasta sola e incomincia subito a riassettare il casino che la circonda. Non ti avvicini immediatamente, vuoi prima lasciarle a disposizione qualche minuto per avvantaggiarsi sul lavoro, per rilassarsi dopo il tumulto che c’è stato. Intanto cogli l’occasione per studiarla meglio.

Le labbra sembrano sempre gonfie perché i denti sono sporgenti, e gli occhietti sono un po’ troppo ravvicinati, ma il sorriso è ampio e scintillante, e gli occhi sono brillanti e chiarissimi. Di che colore sono? Azzurri oppure verdi? Che siano grigi? Il corpo che adesso non puoi ammirare è semplicemente favoloso e le gambe sono incredibili ma dopotutto anche il viso non è così tanto bruttino. Possiede un fascino tutto suo! Probabilmente, con i capelli sciolti e forse se si truccasse un pochino, potrebbe persino essere sufficientemente carina. Sicuramente con il fisico che si ritrova, nessuno avrebbe molto tempo da sprecare lassù in alto; stai pensando criticamente. Mentre al tuo sguardo indagatore resta certamente e comunque un Gnoccolone della Madonna. Ti passi una mano fra i capelli e ti avvii al chiosco bianco per pagare le tue consumazioni.

Solleva il volto e ti sorride apertamente, e il suo sorriso è largo e bianchissimo. Sembra un puledrino felice di vederti, che saltella allegramente nella tua direzione. Acceleri il passo e ti avvicini in fretta al furgoncino. Ti saluta entusiasticamente e ti chiede se sei venuto per pagare: le rispondi di sì e paghi le tue consumazioni, ma nel farlo Alma dice qualcosa che per un momento ti lascia non poco turbato e perplesso.

“Allora dimmi, com’è il mio sedere?”.

Sollevi di scatto la testa e la guardi negli occhi: lo sguardo è attraente e il sorriso è malizioso. Si sta ancora divertendo. Ti riprendi in un istante.

“Non lo so... ero distratto, l’ho visto solo di sfuggita”.

“Davvero, e le gambe, quelle le hai viste bene?”.

“Sono un po’ storte.”.

Apre la bocca ma non dice nulla, non subito almeno. Afferra invece uno strofinaccio e te lo lancia addosso.

“Cafone!”.

Incrocia le braccia sul petto e stringe leggermente le palpebre, abbassando appena il mento sul collo lungo e sottile. Non sta più sorridendo. Alma ti guarda di traverso, minacciosamente e con rabbia, sfidandoti a continuare su quella strada pericolosa. Non puoi farne a meno e scoppi a ridere fragorosamente, restituendole lo straccio untuoso e sporco. Il suo sguardo si manifesta sempre più ostile. Sei tentato di continuare a provocarla, solamente per il gusto di stuzzicarla e tormentarla, ma vista la reazione esagerata che ha avuto, il comportamento ironico finirebbe senz’altro per allontanarti definitivamente dall’obiettivo. Alzi le mani in atteggiamento pacifico e ti ricomponi.

“Stavo scherzando, sono magnifiche!”.

Non dice niente, però i suoi occhietti particolari si allargano lievemente e sembra metterti a fuoco per la prima volta. Un sorrisetto mellifluo le brilla nuovamente sulle labbra. Alma pare raddolcirsi impercettibilmente. L’hai forse colta in fallo o punta sul vivo, devi averla presa alla sprovvista, le difese sono abbassate e la situazione si direbbe ribaltata improvvisamente. Devi approfittarne. Ti sembra il momento buono e la butti lì quasi per caso.

“Cosa fai questa sera?”.

“Questa sera, sono qui e sto lavorando”.

“Intendevo dopo, più tardi, quando hai finito di lavorare”.

“Perché lo vuoi sapere... mi sembrava di capire che non ti interessavo.”.

La cavallina non è poi così indifesa e sta recalcitrando vivamente. C’è bisogno di un altro zuccherino.

“Vorrai scherzare, non riesco più a levarmi dalla testa le tue mutandine rosa e il suo bellissimo contenuto.”.

La sua espressione è trionfante, e un sorrisetto da furbetta le illumina tutto il volto. Per un attimo riesci a cogliere la vera bellezza di quei lineamenti semplici.

“In questo caso, il venerdì sera vado sempre in discoteca, se vuoi cercarmi puoi trovarmi là”.

“Guarda che ci conto sul serio; di quale discoteca stai parlando?”.

Te lo dice subito e si raccomanda di cercarla per bene, altrimenti non la trovi, ma mentre state parlando confidenzialmente noti il suo slancio ritirarsi all’improvviso. Ti volgi indietro seguendo la traiettoria del suo sguardo sconfortato. Un gruppetto di giovinastri sta avanzando tra i tavoli verso di voi. Alma sospira e si prepara a ricominciare daccapo. Ti scosti di lato per lasciarli passare e ti disponi ad aspettare ma quasi subito altre persone si accodano ai ragazzi. Porca miseria! Sospiri pesantemente. Alma se ne accorge e ti sorride timidamente. Pazienza, ci si rivede dopo, sembrano dire i suoi occhi brillanti. La saluti calorosamente, lasciandola infine al suo lavoro. Ti allontani e te ne vai piuttosto contento e soddisfatto.

Scegli di seguire la scorciatoia e lasci quell’oasi luminosa per allontanarti frettolosamente nella penombra. Prendi il sentiero che si distacca e si discosta dalle mura, quello disposto a T, quello più grosso al centro, quello maggiormente trafficato. Abbandoni da solo quel posto addentrandoti misteriosamente nel buio.

 

Vai al bowling, andando al 117.

 

.83.

Le ragazze segnano il primo punto; basse esclamazioni risuonano alla tua destra. La stupenda castana si gira e viene al tabellone per segnare il punteggio. Tu ci stai proprio sotto. Raddrizzi le spalle e ti accosti al muro, il più possibile, come hai già fatto molte altre volte per i tuoi amici: ti scosteresti un poco, magari per sederti altrove, ma manca fisicamente lo spazio per farlo. La stanza è circondata da panchette piccole, tutte uguali, però i passaggi per recuperare le palle dalle buche sono già molto stretti. Alla tua sinistra stanno giocando gli amici e alla destra ci sono gli ultimi arrivati. Potresti restare in piedi ma saresti di intralcio comunque. Quella è la sola posizione possibile in cui stare relativamente in disparte. Raccogli il tuo bicchiere e lo porti alla bocca. Stai soltanto guardando, innocentemente, una partita di biliardo. La loro perché è più interessante.

La bellissima donna, ombrosa, si ferma a mezzo metro dalle tue scarpe. Ritiri i piedi e ruoti le ginocchia. Non ti guarda negli occhi. Si allunga verso il tabellone segnapunti, che si trova abbondantemente sopra la tua testa, e il top rosso che indossa risale di qualche dito sulle tettine. Risali con lo sguardo quello splendore di ragazza. Carine le gemelline! Le puoi vedere da vicino l’attaccatura del seno e la curva perfetta delle coppe, scarlatte, e la forma dei capezzoli tumidi che spingono contro il tessuto teso dell’indumento inesistente. Puoi anche sentire il calore e il profumo che il suo splendido corpo femminile emana. Il suo petto rimane a meno di trenta centimetri dal tuo viso e il suo odore è inebriante. Ritira le braccia. Si volta per chiedere il numero esatto dei birillini caduti. Fa i conti ad alta voce: quattro per quello rosso, due e due quattro per quelli bianchi, otto in totale. Allarga le gambe per puntellarsi meglio. Si piega su di te una seconda volta, ma il tuo sguardo resta inchiodato in basso. Si può vedere lo spacco della figa, invitante, lì dove il cavallo dei pantaloni di pelle, aderenti, soffocanti, le si infila tra le grandi labbra aperte della vagina dischiusa. Deglutisci faticosamente. Appoggia una mano sul muro, come ha fatto prima, per sostenersi, mentre con l’altra aggiusta il punteggio sul tabellone. Il corpo si sfila lievemente dall’orlo sottile dei pantaloni; sono bassi, troppo bassi, e ti appare alla vista parte del monticello di venere roseo e rigonfio. Il suo pube è completamente depilato. Si trova a meno di due spanne dal tuo naso e l’odore di quel sesso succulento ti sconvolge. Gli ormoni si scatenano, gli estrogeni stanno facendo a pugni con il testosterone. Lei non ti rivolge nemmeno un’occhiata. Il cazzo sta gridando aiuto, disperatamente, rabbiosamente. Svincola e si dibatte nelle tue mutande come una bestia impazzita. Sei tentato di sfiorare la sua figura con le dita, di accarezzare le sue curve con la mano, di toccare la sua pelle candida con il naso, di baciare il suo ventre piatto con le labbra, di esplorare il suo ombelico immacolato con la lingua bagnata, ma non sei rincretinito del tutto e non fai niente. Ti stupisci solo che non se ne accorga. Si ritrae.

Il tuo amico fa ritorno dopo qualche minuto con l’espressione notevolmente più distesa e rilassata. Non occorre un genio per immaginare dove sia stato o cosa sia andato a fare. Speri soltanto che non abbia lasciato nulla da pulire, appiccicato alle mattonelle del bagno, perché la cosa ti darebbe molto fastidio, oltre a ripugnarti abbastanza. Quel cazzone adesso ti fa persino un po’ schifo. Ti si siede accanto, dov’era poi anche prima, e non mostra nessun imbarazzo per la figuraccia fatta. Se non altro, ormai può ammirare lo spettacolo con il rispetto che merita. Torni a seguire appassionatamente lo svolgimento del gioco.

La partita continua, avvincente, esaltante, e le azioni si ripetono in un ritmo coinvolgente. I maschietti si ritirano nel loro angolo e le femminucce infieriscono spietatamente sul nemico con le loro acrobazie eccitanti e corroboranti. Il balsamo per lo spirito viene elargito generosamente, quando una delle due torna al tabellone segnapunti. Il tuo amico è nuovamente congestionato e tu non ci sei lontano. La prima partita si conclude. State ancora annaspando per respirare. I quattro borbottano qualcosa a bassa voce tra di loro; prendono accordi e i due uomini si allontanano insieme. Un primo campanello risuona nella tua testa.

Camminano lungo il corridoio che conduce fra i biliardi, stretti e abbracciati per le spalle: ridacchiano e parlottano mentre avanzano barcollando fino alla porta e sulla soglia la mano di uno si infila nella tasca posteriore dell’altro. Sei perplesso. Le due bellissime donne si sono sedute, vicine, nell’angolo della stanza. La minigonna della biondina è talmente ridotta, che nonostante le gambe siano pudicamente socchiuse, un triangolino azzurro si vede lo stesso. Le due bellezze stanno sussurrando e la mano della castana è appoggiata distrattamente sulla gamba dell’altra. Non sul ginocchio, ma sull’interno della coscia. La sta accarezzando disinvoltamente. Si guardano negli occhi. La mano continua a lavorare. La sala si è immobilizzata. I due volti si avvicinano. Le labbra si sfiorano teneramente. Le bocche si schiudono appena. Le lingue si incontrano. Si intrecciano.

 

Vai al 24.

 

.84.

Hai esattamente 10 punti, segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali, significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà progressivamente.

Facciamo alcuni esempi; il tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4 e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a 10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12. Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta in volta o sinché il totale non scenderà a 0.

 

Aggiorna regolarmente il totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di giocare in qualsiasi momento.

 

La prossima tappa da raggiungere è 15.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 15 punti, vai al 92.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.85.

Poco di sotto, sulla pista del bowling ci sono due ragazzoni schiamazzanti. Uno è un po’ grosso e tarchiato, l’altro è molto alto e con i capelli color biondo scuro. Alle loro spalle, sedute al tavolino con l’aria abbastanza annoiata ci sono probabilmente le loro compagne. Una è parecchio sovrappeso e dalla tua postazione sopraelevata non la puoi vedere in volto ma quell’altra, se prima da lassù in alto avevi qualche dubbio, ora da vicino non ti puoi di certo sbagliare: è la magnifica ragazza con le treccine che ti sedeva praticamente di fronte al Karaoke sotto le stelle! Se possibile, adesso ti appare ancora più bella di quanto non la ricordavi in precedenza. Ti accomodi maggiormente al parapetto e ti sporgi in avanti colto da vivo interesse.

Tiene le braccia incrociate sul seno e il bel visetto sembra piuttosto imbronciato. Una moltitudine di treccine, sottili e castane, le ricade morbidamente sulla schiena flessuosa. Gli occhioni sono brillanti e marroni, le ciglia sono meravigliosamente folte e lunghissime, le guance sono candide e rosa, le labbra sono lucide e perfette. Ecco cosa ti aveva attratto e confuso allo stesso tempo; durante il corso della serata mentre mangiucchiava la sua piadina non portava nessun rossetto scintillante. Attualmente la sua bocca è invece splendente e tinta di un rosso amaranto delizioso. È straordinariamente incantevole! Il suo faccino leggiadro ti sta stregando di nuovo.

Si guarda nervosamente intorno, forse in cerca di un diversivo, proprio non si direbbe che si stia divertendo un mondo. Sbuffa di continuo soffiando pesantemente con le gote rigonfie, pare non esserci niente da dire fra le due ragazze assorte e distratte. Dubiti persino che facesse davvero coppia con il ragazzone che l’aveva accompagnata a mangiare al karaoke. Le coppie più probabili sembrano essere: il ciccio e la cicciottella, lo spilungone e la meravigliosa creatura castana. I vostri sguardi si intercettano per un istante. Lei ti riconosce. Uno scintillio di rabbia le passa sul viso e subito distoglie lo sguardo. Abbassa il mento grazioso, sembra indecisa sul da farsi. Le puoi intravvedere il tumulto di pensieri contrastanti che le si affaccia alla mente dall’espressione corrucciata che le balugina sulla fronte. Si alza infine in piedi, si risiede nell’altra sedia accanto alla seconda ragazza volgendoti così bruscamente le spalle. Purtroppo il segnale è risultato chiarissimo. Peccato! Speravi almeno in un sorriso gentile. Sospiri amaramente e con la morte nelle palle te ne vai altrove. Qua non si può assolutamente combinare più nulla.

 

Esci dal bowling, andando al 50.

 

.86.

L’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando nell’acqua pulita con i suoi piedini, spensieratamente e sollevando nell’aria nuvolette di goccioline scintillanti che risplendono e sfavillano sotto la luce del sole abbacinante. La telecamera si avvicina per un momento e subito si riallontana. La pelle ambrata del suo corpo abbronzato è costellata da puntini minuscoli e luccicanti, e lei rabbrividisce sotto il tuo sguardo indagatore mentre si diverte. La superficie liscia e polverosa della grande pietra grigia e piatta, su cui si trova seduta e semisdraiata, è adesso in parte scura e bagnata e fa nettamente contrasto con la sua figura impalpabile ed eterea. Si rilassa e si volge a guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo accattivante e allusivo. Infine si rialza rapidamente in piedi.

Con un braccio si copre le tettine e con un dito ti ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata che non la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di schiena mostrando il culetto alto e sostenuto, seminascosto dal tessuto sintetico argentato delle mutandine baluginanti e bagnate, intanto con le mani si accarezza dolcemente i fianchi delicati sottolineandone così la perfezione. Scende lentamente sulle curve del bacino con le palme lisce delle sue manine morbide, sino ad agganciare con i pollici l’elastico magico degli slip miracolosi. Continua poi a scendere piegandosi a novanta gradi, trascinandosi dietro come uno straccino le mutande, ultimo baluardo della sua nudità.

Un sedere meraviglioso emerge un poco per volta da quel triangolo di stoffa brillante che discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente fra la cunetta morbida della sua figa polposa. L’indumento si ferma all’altezza delle caviglie. La giovane bellezza tailandese si rialza di scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno, con una mano si protegge il pube. Ti guarda e ti sorride. Ti parla e scosta timidamente le mani portandole sopra la testa adornata dall’orchidea. Il suo corpo è magnifico e rimane ora completamente esposto alla tua vista. Che visione spettacolare! Tutte le curve sono divinamente modellate. Le tettine sono rotonde come cunette graziose sormontate da more mature, il ventre è piatto e dorato come la sabbia di un deserto assolato, il pube sembra quello di una bambina, perfettamente depilato, le gambe sono diritte come il tronco di una palma da cocco imponente e maestosa. Nessun segno di costume da bagno viola l’abbronzatura integrale del suo corpicino da favola. Si inginocchia sul masso e si siede: distende le cosce in avanti, le flette leggermente dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano, in modo del tutto ossessivo.

La telecamera zuma in avanti, l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle ambrata delle sue gambe illibate e deliziose, mentre continuano a schiudersi come le valve di un’ostrica che svela ai tuoi occhi attoniti la sua perla più preziosa e proibita. All’interno delle cosce la sua pelle è dorata, sembra fresca, soffice, vellutata, fragrante e odorosa di buono. Non puoi restare totalmente freddo innanzi a quello spettacolo esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre lei continua a dischiudersi moderatamente sotto il tuo sguardo assorto. Finalmente quelle gambe fantastiche e favolose si sono aperte quel tanto che basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di figa!

Ci passi gli occhi sopra, più volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua vagina è rosea, il monticello di venere è levigato, le grandi labbra sono assai prominenti, il clitoride è prorompente e sorprendentemente carnoso, mentre sopra, sul pube e sul ventre non c’è la benché minima traccia di un solo pelo. Ti stai eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono invitanti e lucide: si sta bagnando veramente? Sembrano sorriderti teneramente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono sussurrare il tuo nome. Vedi una gocciolina di umori brillare sul clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire tra le sue natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si è annebbiato assurdamente. Adesso è l’animale prepotente che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella figa succulenta.

Una mano bellissima, la sua mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul monte di venere e con le unghie si graffia lievemente la pelle ambrata. Un brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici quasi che le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti e il cuore nel petto sembra voler esplodere.

La telecamera si allontana gradualmente e l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della ragazza. Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato tra le labbra prominenti della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e lei se lo porta golosamente alla bocca. Lo succhia avidamente. Ti sta sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da quella visione sconvolgente. La Tailandesina scosta il cesto di giunchi in un angolo e si sdraia sulla schiena, diagonalmente sul sasso largo e piatto della laguna. Gli occhi sono chiusi. Con le dita di una mano si titilla un capezzolo, con quelle dell’altra si sollecita il clitoride. Ansima debolmente e il corpo sussulta impercettibilmente di tanto in tanto. La sua immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro riappaiono le tue ultime carte da gioco.

 

Lancia il dado e calcola il nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.

 

La prossima tappa da raggiungere è 25.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 25 punti, vai al 110.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.87.

Hai esattamente 10 punti, segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali, significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà progressivamente.

Facciamo alcuni esempi; il tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4 e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a 10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12. Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta in volta o sinché il totale non scenderà a 0.

 

Aggiorna regolarmente il totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di giocare in qualsiasi momento.

 

La prossima tappa da raggiungere è 15.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 15 punti, vai al 106.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.88.

L’inquadratura si centra sulla splendida ragazza che porta tranquillamente le mani e le braccia dietro alla nuca mostrando la perfezione del suo corpo affusolato, rivelando il fulgore del choli e della lunga sottogonna a campana, entrambi arancione vivo e rosso intenso, l’uno di seta e l’altra di cotone, tutti e due brillanti e sfumati come la fiamma di un fuoco enorme e caldissimo. I capelli nerissimi e il gioiello dorato sulla sua fronte spaziosa scintillano vividamente sotto la luce del sole abbacinante. Arretra lentamente sedendosi sul bordo della fontana, sollevando e stringendosi le ginocchia al petto, alzando un po’ lo sguardo e il mento per sorriderti maliziosamente. Le sue labbra sono morbide e polpose, lucide e vellutate come il bocciolo di una rosa chiarissima, la pelle è color caramello, i suoi occhi sono espressivi e seducenti, neri e profondi come l’oscurità di un abisso senza fine. Il soffio rilassante del vento che smuove rumorosamente le foglie tra le fronde degli alberi verdissimi, si può percepire in sottofondo costantemente. Bisbiglia qualcosa portando le mani scure e incantevoli come tutto il resto della sua presenza affascinante, sul bordo largo almeno mezzo metro della vasca che si distacca dal muro del palazzo tipicamente indiano. Distende in avanti le gambe, sino a sfiorare con la punta dei piedi nudi il Sari che si trova aggrovigliato sul prato come le spire di un serpente addormentato e sgargiante. Posa delicatamente le sue dita sottili, dalle unghie curatissime e laccate di bianco, sul tessuto della sottogonna e comincia lentamente a ritrarle verso l’alto. Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono incredibili e perfette. I polpacci sono invitanti e morbidi, le cosce sono snelle e slanciate. Il tessuto di cotone di quella sottogonna a campana arriva a scoprirle le gambe fino ad una spanna sopra le ginocchia, poi si ferma per un istante e incomincia lievemente a ricadere al suolo.

La voce della giovane ragazza indiana diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza sensualmente le cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi il pube fra le gambe, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi flessuosi, sino a sfiorare con le dita i bordi inferiori del choli molto luccicante. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena: improvvisamente quello straccetto non è più in tensione sulle tettine puntute ma le striscioline di seta annodate con cura dietro al collo lo mantengono inflessibilmente al loro posto. Disinvoltamente e con distaccata esperienza, scioglie anche quell’ultimo piccolo nodo sfilando subito e con scioltezza le braccia dalle mezze maniche della ridottissima blusa completamente aperta sulla schiena, trattenendola con il mento sul petto per non lasciarla cadere a terra. Entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette sul seno. L’indumento intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si vezzeggia voluttuosamente le mammelle, stringendo e ruotando le mani con passione, mugugnando e sospirando teneramente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani scendono sul suo corpo massaggiando, accarezzando, solleticando amorevolmente. Continuano a scendere sulla sua figura longilinea, fino a intrufolarsi tra le gambe per sfiorare il pube che prima avevano ignorato e disdegnato.

L’inquadratura si zuma finalmente sulle tettine che ti appaiono adesso in tutto il loro splendore meraviglioso. I seni sono piccolini, alti e distanziati, i capezzoli sulle punte sono come due nocciole tostate e orgogliosamente rivolte in alto, le areole intorno sono brune e ben delineate come le labbra. Quella visione straordinaria che rasenta la perfezione assoluta addolcisce oltremodo il suo corpicino fantastico, dalla pelle traslucida e dal colore scuro del caffelatte. Le mani risalgono in fretta afferrando e sollevando le mammelle per la base, mentre la testa si china in avanti e la bocca si schiude leggermente per lasciar fuoriuscire la linguetta stuzzicante che cerca lussuriosamente di lambirne le punte. Osservi estasiato quella scena sublime. Si succhia avidamente un dito e si passa il polpastrello attorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulle sommità ombrose delle sue tettine favolose. La telecamera si allontana gradualmente, l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella sua interezza.

Ti sorride e si passa la lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si lascia scivolare sull’erba lussureggiante e prende dolcemente a carezzarsi con ardore. La testa è mollemente girata di lato, gli occhi sono chiusi ai suoni della natura, il viso è rivolto nella tua direzione, la schiena si incurva con audacia, le mani sono strette sulle tettine, i capelli le ricadono morbidamente intorno; il cesto di bambù lì vicino attende con pazienza il proprio momento. Il suo corpicino longilineo ti appare magnificamente disteso e disponibile, puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo. L’inquadratura della ragazza, enigmatica e misteriosa, ritorna sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.

 

Lancia il dado e calcola il nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.

 

La prossima tappa da raggiungere è 20.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 20 punti, vai al 99.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.89.

“Argento!”.

Ti guarda intensamente con un sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non dice nulla.

“Non ci credo, voglio controllare personalmente”.

La sua figura sottile si muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.

Le sue mani delicate cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle vene.

Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda, soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e insopportabile. Ti senti scoppiare.

Le sue dita candide risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo splendore, ma la sua biancheria intima non è grigio argento. Attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.

“Ora ci credi? Te l’avevo detto!”.

“Sì, posso riprovarci?”.

“Eh no, caro ragazzo, così non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile. Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra volta”.

Non hai niente da dire e non dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.

 

Esci dal locale, andando al 50.

 

.90.

Un venticello leggero si muove piano sulle strade sgombre e si sposta lentamente sui marciapiedi vuoti. Il rintocco dei tuoi passi sul cemento è molto distensivo e ti tiene compagnia. L’aria tiepida della sera ti soffia sul viso e ti accarezza le braccia nude. I peletti sulla pelle sono irti, i capelli si stanno asciugando. Senti la stanchezza scivolare via dal tuo corpo, ti senti libero, ti senti bene. Fuori il cielo ti osserva dall’alto e il sole non è ancora tramontato. Una splendida sensazione di benessere ti accompagna passo dopo passo.

Solo quindici minuti di cammino ti distanziano dal tuo obiettivo. Un chiosco mobile, solitamente appostato nel parcheggio principale della piazza, è il posto ideale dove trovar ristoro. Non eccessivamente caro, e questo non guasta. Una panchina lì vicino è più che sufficiente per mangiare in disparte e senza pretese. Il luogo risulta essenzialmente tranquillo e all’aria aperta. Hai già un certo appetito, ma il cibo non è il solo pensiero che ti frulla nella testa. Ti stai rilassando e qualcosa si muove là sotto. Ti guardi intorno, non c’è nessuno. Ti sposti l’uccello nelle mutande, per trovargli una posizione più comoda, e ti smuovi i genitali con la mano. È una cosa che fai spesso, più un’abitudine che un’esigenza vera e propria. Ciondolando con le mani in tasca, raggiungi indisturbato l’incrocio che rimane in fondo alla strada.

Uno stereo intanto riecheggia in sottofondo, risuonando dall’abitacolo di una macchina temporaneamente ferma al semaforo. Le note stridule del tormentone dell’estate ti giungono troppo alte alle orecchie, per un attimo, quando passi accanto al finestrino aperto. Attraversi pacatamente il passaggio pedonale e oltrepassi il ponte che scavalca il canale a sua volta. Le strade sono pressoché deserte, la città si è spopolata a causa delle solite ferie estive. Meglio così! La passeggiata ne viene più piacevole e corroborante.

Un paio di ragazze piuttosto graziose, in abitini firmati e succinti, stanno chiocciando rumorosamente poco più avanti. Chiacchierano e ridacchiano tra di loro, ciascuna con un guinzaglio stretto in mano. Una delle due solleva gli occhi nella tua direzione mentre ti avvicini silenziosamente: sfili una mano dalla tasca e te la passi fra i capelli. Lei ti supera indifferente con lo sguardo come se non ci fossi neppure. Non ti guarda, non ti vede, probabilmente non si è neppure accorta che esisti. Il suo bel visetto si direbbe altezzoso e appena truccato. Continui a camminare. Le sorpassi e giri la testa per scorgere anche l’altra ragazza che ti dava le spalle. Ti rivolge a malapena un’occhiata con aria di sufficienza. Le ignori entrambe.

Segui con interesse, invece, le cordicelle che si svolgono dalle loro mani e che scompaiono oltre la rastrelliera posta ai loro piedi. Alcune biciclette ti impediscono la vista in un primo momento, ma poi un sorriso prende forma sul tuo viso. Due bestioline, seminascoste, stanno copulando affannosamente. Quello di sotto è uno di quei cagnolini con un ciuffetto sugli occhi, forse uno Yorkshire, l’altro è uno di quelli con il musetto a punta, sicuramente un Pincher. Il maschietto, con la sua linguetta penzolante, ci sta dando dentro come un riccio. I due animaletti si stanno accoppiando felicemente all’insaputa delle loro padroncine snob.

 

Se vuoi avvertire le ragazze, su cosa stanno facendo i loro cagnolini, torna sui tuoi passi e vai al 15.

Se non le vuoi avvertire di nulla, continua a camminare e fai finta di niente, andando al 52.

 

.91.

“Marroni!”.

Ti guarda intensamente con un sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non dice nulla.

“Non ci credo, voglio controllare personalmente”.

La sua figura sottile si muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.

Le sue mani delicate cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle vene.

Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda, soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e insopportabile. Ti senti scoppiare.

Le sue dita candide risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo splendore, ma la sua biancheria intima non è marrone. Attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.

“Ora ci credi? Te l’avevo detto!”.

“Sì, posso riprovarci?”.

“Eh no, caro ragazzo, così non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile. Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra volta”.

Non hai niente da dire e non dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.

 

Esci dal locale, andando al 50.

 

.92.

L’inquadratura si centra sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia dagli indumenti intimi di cotone bianco. Si piega lentamente sedendosi poi sull’assito liscio del pontile, si stringe le ginocchia al petto sollevando un poco il mento e sorridendoti maliziosamente. Le sue labbra sono rosa come il bocciolo di un fiore soffice e perfetto, i suoi occhi sono lucidi e scintillanti come goccioline d’acqua che brillano sfavillando allegramente sotto la luce del sole, che schizzano e spumeggiano al di sopra dei massi sparsi al centro del ruscello gorgogliante. Bisbiglia qualcosa portando le mani bianche e delicate come tutto il resto della sua figura minuta, sul bordo della costruzione di legno levigato e immerge frettolosamente i piedi nell’acqua limpida. Un brivido le risale lungo il corpo sottile, i pescioloni dorati si allontanano bruscamente da lei. Ritira rapidamente le gambe, poi le immerge nuovamente con più cautela. L’acqua chiara e trasparente deve essere anche gelata.

La voce della giovane ragazza giapponese diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza vogliosamente le cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le mutandine semplicissime, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi flessuosi, sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppe del reggiseno candido. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena: improvvisamente quello straccetto non è più in tensione sulle tettine ma le bretelle che le passano sulle spalle lo mantengono inflessibilmente al loro posto. Con un braccio si cinge entrambe le mammelle mentre con l’altra mano si scosta le bretelline dalle spalle bianche e meravigliose. Quei due cordini sono ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette sul seno. L’indumento intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si accarezza voluttuosamente le tette, stringendo e ruotando le mani con passione, mugugnando e sospirando affannosamente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani scendono sul suo corpo massaggiando, accarezzando, solleticando. Continuano a scendere sulla sua figura delicata, sino a intrufolarsi tra le gambe per sfiorare le mutandine che prima avevano ignorato.

L’inquadratura si zuma sul seno che ti appare in tutto il suo splendore. I capezzoli sembrano gonfi e teneri, come bacche mature, le areole intorno sono rosa e ben delineate come le labbra. Quella visione sovrasta due monticelli morbidi e bianchi che rasentano la perfezione. Le mani risalgono in fretta afferrandoli e sollevandoli per la base, mentre la testa si china in avanti e la bocca si schiude leggermente per lasciar fuoriuscire la lingua che cerca lussuriosamente di lambirne le punte. Osservi estasiato e incantato quella scena sublime. Si succhia avidamente un dito e si passa il polpastrello attorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulla pelle immacolata delle tettine. La telecamera si allontana gradualmente e l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella sua interezza.

Ti sorride e si passa la lingua sulla bocca, mordicchiandosi poi le labbra, ma non dice niente perché non ce n’è nessun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si gira sull’altro lato del pontile di legno e incomincia a sguazzare nell’acqua con i piedi. La schiena è inarcata all’indietro, le mani sono appoggiate accanto al cesto di canne intrecciate, la testa ricade sulle spalle, gli occhi sono chiusi al cielo azzurro, il viso è rivolto al sole abbagliante. Il suo corpicino longilineo ti appare magnificamente di profilo, puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo. L’inquadratura della ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.

 

Lancia il dado e calcola il nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.

 

La prossima tappa da raggiungere è 20.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 20 punti, vai al 109.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.93.

L’inquadratura si centra sulla ragazza comodamente adagiata al suolo che si sta frugando teneramente tra le gambe, socchiuse e piegate a quarantacinque gradi, con i polpastrelli delle dita avide e molto delicate. La telecamera si avvicina per un momento e subito si riallontana. La pelle del suo corpo voluttuoso è percorsa da brividi incontrollabili, tanto che non sapresti proprio dire se di freddo o di piacere. La superficie della stuoia intessuta a mano e il resto dell’arredamento, spartano e di legno, fanno nettamente contrasto con la sua figura impalpabile ed eterea. Si rilassa e si volge a guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo accattivante e allusivo. Infine si rialza rapidamente in piedi.

Con un braccio si copre le tettone e con un dito ti ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata che non la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di schiena mostrando il culetto sodo e sostenuto, parzialmente nascosto dal tessuto di seta celeste delle mutandine scintillanti, mentre con le mani si accarezza dolcemente i fianchi delicati sottolineandone così la perfezione. Scende lentamente sulle curve del bacino con le palme lisce delle sue manine morbide, sino ad agganciare con i pollici l’elastico magico degli slip miracolosi e brillanti. Continua poi a scendere chinandosi a novanta gradi sulla panchettina robusta, trascinandosi dietro come uno straccino le mutande, ultimo baluardo della sua nudità.

Un sedere meraviglioso emerge un poco per volta da quel triangolo di stoffa baluginante che discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente fra la cunetta morbida della sua figa. L’indumento intimo si ferma all’altezza delle caviglie. La giovane Bellezza Russa si rialza di scatto e si gira nuovamente dalla tua parte. Con un braccio si difende il seno, con una mano si protegge il pube. Ti guarda e ti sorride. Ti parla e scosta sfacciatamente le mani portandole sopra la testa acconciata con cura. Il suo corpo è magnifico e rimane ora completamente esposto alla tua vista. Che visione spettacolare! Tutte le curve sono perfettamente modellate. Le tettone sono come noci di cocco sormontate da sentinelle attente ed erette, il ventre è piatto e chiaro come una distesa innevata, il pube è dorato come un campo di grano, le gambe sono diritte come le colonne di marmo di una cattedrale imponente e maestosa. Si inginocchia sulla stuoia ai suoi piedi e si siede: distende le cosce in avanti, le flette leggermente dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano, in modo del tutto ossessivo.

La telecamera zuma in avanti e l’inquadratura si apre audacemente la strada facendosi disinvoltamente spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale con pacatezza la pelle immacolata delle sue gambe deliziosamente ipnotiche e magnetiche, mentre continuano a schiudersi come un frutto maturo che mostra ai tuoi occhi attoniti tutta la polpa più succosa, svelando al contempo il nocciolo del suo segreto maggiormente custodito e proibito. All’interno delle cosce la sua pelle è chiara, sembra calda, vellutata, fragrante e odorosa di buono. Non puoi restare totalmente insensibile di fronte a quello spettacolo esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre lei continua a dischiudersi moderatamente sotto il tuo sguardo assorto. Finalmente quelle gambe favolose e fantastiche si sono aperte quel tanto che basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di figa!

Ci passi gli occhi sopra, più volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua vagina è rosea e completamente depilata intorno alle grandi labbra sorprendentemente carnose, mentre sul pube e sul ventre un triangolino di peluria riccia e bionda come i capelli, si allunga e si allarga ricoprendole parte del monte di venere soffice e delicato come una pesca succulenta. Ti stai eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono invitanti e lucide: si sta bagnando davvero? Sembrano sorriderti teneramente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono sussurrare appena il tuo nome. Vedi una gocciolina dei suoi umori brillare sul clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire tra le natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si sta annebbiando assurdamente. Adesso è l’animale prepotente che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella figa straordinaria.

Una mano bellissima, la sua mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sulla peluria bionda e la chiude a pugno sui riccioli dorati. Un brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici quasi che le avessi veramente sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti e il cuore nel petto sembra voler esplodere.

La telecamera si allontana gradualmente e l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della ragazza. Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato tra le labbra morbide della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e lei se lo porta avidamente alla bocca. Lo succhia golosamente. Ti sta sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da quella visione sconvolgente. La Bellezza Russa si sdraia sulla schiena, ancora una volta sopra la stuoia consunta del vestibolo. Gli occhi sono chiusi. Con le dita di una mano si stuzzica un capezzolo, con quelle dell’altra si titilla il clitoride. Ansima lievemente e il corpo sussulta impercettibilmente di tanto in tanto. La sua immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro riappaiono le tue ultime carte da gioco.

 

Lancia il dado e calcola il nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.

 

La prossima tappa da raggiungere è 25.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 25 punti, vai al 120.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.94.

Chiude le gambe di scatto e fa un sobbalzo sulla sedia. Trasali bruscamente e riporti l’attenzione al di sopra del tavolo. Pare che abbia masticato qualcosa di troppo duro; forse il nocciolo di un’oliva. Ha una strana espressione sul viso incantevole, sembra preoccupata e si tiene una mano sulla guancia dolorante. Dice qualche parola al suo compagno e si alza in piedi. Si riaggiusta la gonna e si dirige frettolosamente verso la cassa accanto all’ingresso. La raggiunge. Svolta a sinistra lungo un corridoio, tra i tavoli e la parete, dove i camerieri fanno avanti e indietro da un’altra sala. Nella parete c’è una porta, il bagno, prima non ci avevi fatto caso, e ci scompare dentro. Resta via per pochissimo tempo.

Ti stavi giusto chiedendo se la dovevi raggiungere, quando ecco che la porta si riapre e lei ne esce più bella e più splendente che mai. Ritorna al suo tavolo con le guance lievemente arrossate e come prima quasi tutta la sala si volge al suo passaggio. Le sue gambe sono magnifiche, lunghe e diritte come due trampoli, per forza che tutti si voltano. Non farlo sarebbe impossibile.

Ritorna a sedersi e si fa un poco sotto con la sedia. Il chiacchiericcio nella sala riprende. Si volge per meno di un istante nella tua direzione ma è sufficiente, i vostri occhi si incontrano. Un sorrisetto lussurioso le brilla sul visetto e subito scompare. Rivolge tutta se stessa al suo compagno, beh, non proprio tutta se stessa, ma solo la metà al di sopra del tavolo. Le sue gambe si stanno schiudendo di nuovo. Stavi imboccando un centimetro quadrato di pizza ma riabbassi la forchetta.

Le sue cosce si aprono come la volta prima, molto piano, troppo lentamente, qualcosa però è cambiato. Non vedi nessuno scintillio bianco. Possibile? Il tuo cuore si ferma insieme al respiro e perde qualche colpo. Risali sulla pelle abbronzata di quelle gambe toniche e muscolose, mentre continuano a schiudersi come il bocciolo di un fiore meraviglioso che svela ai tuoi occhi increduli tutta la sua bellezza e tutti i suoi segreti. All’interno delle cosce la sua pelle è candida, immacolata, sembra soffice, calda, profumata. Cominci a sudare freddo e lei continua a dischiudersi sotto il tuo sguardo attonito. Stai per morire! Finalmente quelle gambe, fantastiche, si sono aperte quel tanto che basta per esserne certi. Risali un altro poco con lo sguardo, sino all’oggetto delle tue brame. Non indossa più le mutandine.

Continua a parlare, e ad annuire al di sopra del tavolo, al suo compagno come se nulla fosse accaduto. Che gradevole biricchina! Mangia piccoli pezzettini della sua pizza, con prudenza, come se avesse paura di trovarci qualcosa nel mezzo. Che falsa... È adorabile. Se ne sta seduta sul bordo della sedia, in equilibrio precario sul sedere. Forse è un po’ troppo in avanti, deve essere scomoda, ma il panorama che offre è spettacolare. Posi del tutto la forchetta, non ce la fai a mangiare.

Riabbassi lo sguardo, ancora non ci puoi credere. Ci passi gli occhi sopra, più volte, sino ad imprimerti i particolari nella mente. La sua vagina è rosea e completamente depilata intorno alle grandi labbra sorprendentemente carnose, mentre sopra, sul pube e sul ventre, un triangolo abbondante di peluria riccioluta avanza e si allarga ricoprendole quasi tutto il monte di venere. Stai tremando come un ragazzino. Quelle grandi labbra sono lucide: si sta eccitando e sembrano sorriderti dolcemente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono sussurrare il tuo nome. Vedi una gocciolina dei suoi umori brillare sul clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire tra le sue natiche. Il tuo cazzo sta sgroppando come un cavallo impazzito.

I tuoi pensieri si sono confusi, la tua mente si è annebbiata, il tuo cervello ti ha abbandonato del tutto. Adesso è l’animale irrequieto che hai tra le gambe a comandare. La ragione e il buon senso si sono annullati l’un l’altro. Stai ansimando, non riesci a distogliere lo sguardo dalla sua figa. Gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Qualcuno se ne potrebbe accorgere ma nulla adesso ha più importanza. Ci siete solo voi due e il resto non conta niente.

Una mano bellissima, la sua mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sulla peluria scura e la chiude a pugno intorno ai riccioli brillanti. Un brivido ti scuote la spina dorsale e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici quasi che le avessi sotto il naso. Forse è tutto nella tua testa, ma che importanza può avere? Nessuna! Le tue pupille si allargano, si stringono, zumano, ma non riescono a trovare la giusta posizione. Con un dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi stanno ballando nelle orbite e stanno perdendo la capacità di mettere a fuoco. Il cuore nel petto sembra scoppiare.

Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato tra le labbra morbide della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce lucido e se lo porta alla bocca. Lo succhia golosamente ma non si volge nella tua direzione. Sta sorridendo e tu ti senti svenire.

 

Vai al 7.

 

.95.

Hai esattamente 10 punti, segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali, significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà progressivamente.

Facciamo alcuni esempi; il tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4 e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a 10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12. Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta in volta o sinché il totale non scenderà a 0.

 

Aggiorna regolarmente il totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di giocare in qualsiasi momento.

 

La prossima tappa da raggiungere è 15.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 15 punti, vai al 100.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.96.

Hai esattamente 10 punti, segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali, significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà progressivamente.

Facciamo alcuni esempi; il tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4 e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a 10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12. Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta in volta o sinché il totale non scenderà a 0.

 

Aggiorna regolarmente il totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di giocare in qualsiasi momento.

 

La prossima tappa da raggiungere è 15.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 15 punti, vai al 129.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.97.

L’inquadratura sul viso della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera figura graziosa. Il suo sguardo vago e spensierato, come quello di un coniglietto sperduto, i lineamenti morbidi e gentili, le guance un po’ smunte e il mento leggermente affilato come quello di un gattino bagnato, ispirano subito a prima vista una dolcezza e una tenerezza infinita. La sua pelle è color dell’argilla, la sua fronte è coperta dalla frangettina biondo ramata, le sopracciglia sono alte e castano chiare, gli occhioni luminosi e marroncini sono percorsi da scintille verdissime e sono lievemente segnati da una riga sottile di eyeliner sulle palpebre. Il nasino è delicato, la bocca rosa è velata dal lucidalabbra, le labbra sono circoscritte dal disegno di una matita rossa che ne esalta il sorriso invitante e simpatico. Due evidenti nei neri spiccano sul suo bel visetto rendendola ancor più carina di quanto già non sia. I capelli oro ramati sono diritti e sottilissimi, lucidi e brillanti, e le incorniciano dolcemente il volto discendendole fluentemente sulle spalle e sulla schiena. La sua espressione è incantata e molto sbarazzina.

Indossa un semplicissimo top elasticizzato, rosso con coccinelle nere, che la guanta strettamente come una seconda pelle e una minigonna nera a pallini bianchi che le arriva a malapena poche dita più in giù del sedere. Quegli indumenti aderenti e cortissimi le mettono disinvoltamente in risalto le curve armoniose del corpo formosetto. Le spalle sono morbide, il seno è generoso, la vita è snella, il ventre è liscio, i fianchi sono larghi, le gambe totalmente esposte sono affusolate e tornite come le braccia esili e perfette. Stringe fra le dita i laccetti di vernice dei sandali neri dal tacco altissimo e le unghie dei piedi nudi sono smaltate e traslucide come quelle delle mani. La testolina è deliziosa, un ginocchio è appena flesso, una mano è posata sul bacino, l’altra è liberamente distesa lungo la sua splendida coscia destra.

La giovane Bellezza Italiana cerca di acchiapparsi un capello sfuggente e ti sorride apertamente. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta minuta e radiosa, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri attraenti si perdono completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso del bowling. La biondina se ne sta ritta in piedi vicino a una macchina familiare nuovissima, ondeggiando svagatamente con la mano stretta sul fianco sinuoso, con i piedi affondati nell’erba soffice, in precario equilibrio nel posteggio di uno spiazzo isolato posto alla base di una piccola collina immersa nella natura rigogliosa e verdeggiante. Il soffio del vento tra le fronde degli alberi, il fragore delle onde che si infrangono sugli scogli, i richiami dei gabbiani che strillano e gridano volteggiando sull’acqua del mar Mediterraneo... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.

L’inquadratura si allontana e si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio spettacolare. Alle spalle dell’enorme station wagon si estende come un manto lussureggiante una fitta macchia mediterranea, mentre di fronte quella collinetta verdissima degrada morbidamente in una lunga spiaggetta sabbiosa che si perde nel mare azzurro come il cielo di un colore intenso e limpidissimo. Alcuni gabbiani lanciano instancabilmente il loro richiamo, aleggiando in cerchio nell’aria tersa e un’imbarcazione solitaria procede in lontananza avanzando parallelamente rispetto alla costa rocciosa. Da una parte della baia si innalza una scogliera minacciosa che si getta a picco nell’acqua cristallina, dall’altra invece quella fitta macchia mediterranea circoscrive pigramente tutta quanta la spiaggia argentata. La luce del sole accecante che si riflette sulla superficie del mar Mediterraneo è la sola cosa che permette di distinguere l’inizio del cielo dai confini dell’orizzonte. Mentre la ragazza continua a muoversi distrattamente, spostando il peso del corpo da un piede all’altro o scostandosi i capelli dal viso, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane sognante e mezza nuda. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.

Quando arrivi a cinque di questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza trasognata che sussurra qualcosa prendendo una borsa variopinta dal retro del veicolo familiare. Abbandona nel bagagliaio i sandali di vernice nera dal tacco vertiginoso. Barcollando, tentennando, sorridendo ingenuamente, comincia a discendere con attenzione dallo spiazzo di quella piccola altura erbosa. Spensieratamente si incammina a piedi nudi ancheggiando sulla sabbia argentata e finissima, dirigendosi verso la riva poco distante di una spiaggetta meravigliosa, isolata e sperduta nella vastità della costa rocciosa di quel mare assolato e tranquillo. Incomincia a sfilarsi lentamente, dalla testa e dalle braccia il top elasticizzato che porta, il cui rosso fuoco fa nettamente contrasto con quello verde-azzurro della natura che la circonda. Se lo lascia scivolare piano addosso, timidamente, pudicamente, abbassando il capo e il mento senza mai smettere di guardarti negli occhi. Oltrepassa la curva tondeggiante del seno e continua a sfilare con calma quello straccetto di tessuto sintetico che indossa, interrompendo il contatto visivo soltanto per un momento. Si ferma e ti guarda. Volge lo sguardo all’imbarcazione sempre più lontana. Si scosta un capello dal naso. Le sue spalle sono lisce e splendenti come seta, la pelle è abbronzata come il suo visetto incantevole e grazioso. Ti appare in ultimo alla vista un seno generosamente rotondo, trattenuto dal reggiseno di un costume da bagno celeste e turchese, puntinato di nero, che sembra almeno di qualche taglia troppo piccolo per le sue mammelle traboccanti. Si piega in avanti appoggiando delicatamente la borsa sulla sabbia. Le sue tette formose fanno capolino dalle coppe del costume e sembrano voler schizzare fuori a tutti i costi dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia sul petto, non le puoi perciò ammirare per molto tempo. La sua espressione si fa sorridente e biricchina mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso è chiaro; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida monella che si sfila velocemente la minigonna, lasciandola cadere sulla sabbia bagnata insieme al top abbandonato, mostrando con indifferenza le mutandine del costume da bagno dello stesso colore del pezzo superiore, rivelandoti del tutto le grazie magnifiche del suo corpo insinuante e lusinghiero.

La ragazza non è altissima, ma la sua immagine è divinamente modellata. Il seno è prorompente, la vita è flessuosa, i fianchi sono sinuosi, le gambe proporzionalmente lunghe sono particolarmente ben fatte. Solamente un costume da bagno sfumato dal celeste al turchese, luccicante e cosparso di puntolini nerissimi, ormai la veste audacemente e in modo un po’ troppo provocante. Raccoglie la borsa da mare e si incammina sulla riva della spiaggia, sollevando schizzi di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi occhi praticamente nuda, fino a raggiungere un affioramento roccioso che sbuca dalla sabbia immacolata come i ruderi di un’antichissima città dimenticata e distrutta. Un’imponente scogliera, aguzza e scoscesa, si specchia nell’acqua verde-azzurra del mare pulito e cristallino, e numerosi pesciolini dorati nuotano spontaneamente fra gli scogli di quella costa mediterranea straordinaria. Si ferma accanto a una grossa pietra larga e piatta, ammorbidita e levigata dalle maree, che si distacca dalla scogliera affacciandosi nell’acqua sul limitare della spiaggia argentata. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco suadente e una mano posata sull’anca morbidissima, così da sottolinearne la perfezione, per un attimo apparentemente indecisa e riluttante. Si gira e ti mostra il culetto. Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo vigorosamente un ditino perlato e la sua voce si disperde nel rumoreggiare del Mediterraneo ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le mani e con le braccia si copre ciò che il costume non riesce proprio a contenere, mentre la borsa le penzola mollemente sul pube e sulle gambe color dell’argilla cotta. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte tornano sullo schermo.

 

Se vuoi continuare a giocare, vai al 132.

Se vuoi entrare nella sala biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.

Se sei già stato nella sala biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.

 

.98.

L’inquadratura sul viso della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera figura fascinosa. Il suo sguardo riflessivo e penetrante, come quello di una pantera in caccia, i lineamenti delicati e graziosi, le orecchie finemente orlate e il sorriso sereno e raggiante, scintillante e disarmante, come quello di un essere angelico, le donano un fascino e un potere irresistibilmente attraente e coinvolgente. La sua pelle è color marroncino rossiccia, la sua fronte è in parte coperta dalla lunga frangia scalata, le sopracciglia sono arcuate e dorate, gli occhioni luminosi e verdissimi sono pesantemente truccati dal mascara brillante e dalla matita nerissima. Il nasino è stretto e leggermente affilato, la bocca è grande e polposa, le labbra invitanti sono velate da un rossetto ciclamino che ne esalta il sorriso ampio e radioso. La frangia splendente è ravviata dietro alle orecchie addolcendo oltremodo il suo bel visetto d’angelo, rendendola ancor più affascinante di quanto già non sia. I capelli biondo platino sono diritti e sottilissimi, lucidi e brillanti, e le incorniciano dolcemente il volto discendendole fluentemente al di là delle spalle sulla schiena flessuosa. La sua espressione è accattivante e molto seducente.

Indossa una semplicissima canottiera elasticizzata, arancio con pallini gialli, che la guanta strettamente come una seconda pelle e una minigonna rossa a righe azzurre che le arriva a fatica poche dita più in giù del sedere. Quegli indumenti aderenti e cortissimi le mettono disinvoltamente in risalto le curve esagerate del corpo sinuosissimo. Le spalle sono morbide, il seno è esplosivo, la vita è snella, il ventre è liscio, i fianchi sono larghi, le gambe totalmente esposte sono lunghissime e tornite come le braccia affusolate e perfette. Stringe fra le dita i laccetti di vernice dei sandali rossi dal tacco altissimo e le unghie dei piedi nudi sono smaltate di violetto chiaro come quelle delle mani. La testolina è deliziosa, un ginocchio è appena flesso, una mano è posata sul bacino, l’altra è liberamente distesa lungo la splendida coscia destra.

La giovane Bellezza Americana si ravvia i capelli dietro un orecchio e ti sorride apertamente. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta angelica e sospetta, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri attraenti si perdono completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso del bowling. La biondina se ne sta ritta in piedi affondando lievemente nella sabbia soffice, con la mano stretta sul fianco sinuoso, vicino ad un’auto sportiva nuovissima, in precario equilibrio sul ciglio di una stradina desolata che si discosta dal centro abitato della California. Il rumore delle onde che si allungano sulla spiaggia, i richiami dei delfini che giocano allegramente nell’acqua, le strilla e grida dei gabbiani che volteggiano sull’oceano Pacifico... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.

L’inquadratura si allontana e si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio spettacolare. Alle spalle della macchina fiammeggiante si estende tutta quanta la California, mentre di fronte quella stradina asfaltata costeggia una lunghissima spiaggetta sabbiosa che si disperde nell’oceano azzurrino come il cielo di un colore pulito e limpidissimo. Alcuni gabbiani lanciano instancabilmente il loro richiamo, aleggiando in cerchio nell’aria tersa e un banco di delfini si sta allontanando dalla riva cantando e nuotando a balzi felici e giocosi. Da entrambe le parti della magnifica costa californiana si possono intravvedere chilometri di spiaggia bianchissima, in lontananza invece numerose abitazioni imponenti e lussuose costellano quel paesaggio straordinario. La luce del sole tropicale che scintilla sulla superficie del Pacifico è la sola cosa che permette di distinguere la fine dell’acqua dall’inizio del cielo. Mentre la ragazza continua a muoversi distrattamente, spostando il peso del corpo da un piede all’altro o ravviandosi i capelli dietro alle orecchie, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane sorridente e mezza nuda. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.

Quando arrivi a cinque di questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza persuasiva che sussurra qualcosa prendendo una sacca di jeans dal retro del veicolo sportivo. Abbandona sul posto i sandali di vernice rossa dal tacco vertiginoso. Sprofondando, barcollando, sorridendo amabilmente, si incammina spensieratamente a piedi nudi ancheggiando sulla sabbia bianca e finissima, dirigendosi verso la riva poco distante della spiaggetta meravigliosa, isolata e sperduta nella vastità della costa di quell’oceano assolato e tranquillo. Incomincia a sfilarsi lentamente, dalla testa e dalle braccia la canottiera elasticizzata che porta, il cui arancio fiamma fa nettamente contrasto con quello bianco-turchese del litorale che la circonda. Se lo fa scivolare piano addosso, sfacciatamente, impudicamente, sollevando il capo e il mento senza mai smettere di guardarti negli occhi. Oltrepassa la curva esplosiva del seno e continua a sfilare con calma quello straccetto di tessuto sintetico che indossa, interrompendo il contatto visivo soltanto per un momento. Si ferma e ti guarda. Si ravvia i capelli dietro alle orecchie. Le sue spalle sono lisce e splendenti come raso, la pelle è abbronzatissima come il suo visetto incantevole e grazioso. Ti appare in ultimo alla vista un seno enormemente rigonfio, trattenuto dal reggiseno di un costume da bagno, microscopico e bianchissimo, che contiene a malapena i capezzoli e le areole di quelle mongolfiere in procinto di scoppiare. Si piega in avanti appoggiando sensualmente la sacca sulla sabbia. Le tettone enormi fanno capolino dalle coppettine del costume e sembrano voler esplodere improvvisamente fuori dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia sul petto, non le puoi perciò ammirare per molto tempo. La sua espressione si fa maliziosa e sensuale mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso risulta chiaramente; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida creatura che si sfila velocemente la minigonna, lasciandola cadere sulla sabbia bagnata insieme alla canottiera sgargiante, mostrando con indifferenza le mutandine del costume da bagno dello stesso candore del pezzo superiore, rivelandoti del tutto le grazie magnifiche del suo corpo insinuante e lusinghiero.

La ragazza è abbastanza alta e la sua immagine è divinamente modellata. Il seno è grandioso, la vita è longilinea, i fianchi sono sinuosi, le gambe paradisiacamente lunghe sono sode e assai ben fatte. Solamente un costume da bagno stile filo interdentale, latteo e luccicante, ormai la veste audacemente e in modo un po’ troppo provocante. Raccoglie la sacca di jeans e si avvia sulla riva della spiaggia, alzando schizzi di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi occhi praticamente nuda, fino a raggiungere un grosso pietrone isolato che sbuca dalla sabbia immacolata come la schiena di un gigante addormentato. Il cielo azzurro intenso si specchia nell’acqua cristallina dell’oceano maestoso e sconfinato, e numerosi pesciolini argentati nuotano spontaneamente fra le onde di quella costa pacifica straordinaria. Si ferma accanto alla grossa pietra larga e piatta, ammorbidita e levigata dalle maree, che si affaccia nell’acqua sul limitare della spiaggia lunga e bianchissima. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco persuasivo e una mano posata sull’anca morbidissima, così da sottolinearne la perfezione, per un attimo apparentemente indecisa sul da farsi. Si gira e ti mostra il culetto. Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo vigorosamente un ditino smaltato, e la sua voce si perde nel rumoreggiare del Pacifico ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le mani e con le braccia si copre ciò che il costume non può proprio contenere, mentre la borsa le penzola mollemente sul pube e sulle gambe meravigliosamente tostate. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte tornano sullo schermo.

 

Se vuoi continuare a giocare, vai al 153.

Se vuoi entrare nella sala biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.

Se sei già stato nella sala biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.

 

.99.

L’inquadratura si centra sulla ragazza comodamente adagiata al suolo che si sta frugando voluttuosamente tra le gambe, socchiuse e distese sull’erba, con i polpastrelli delle dita affusolate e dalle unghie curatissime e meravigliosamente laccate di bianco. La telecamera si avvicina per un momento e subito si riallontana. La pelle del suo corpo longilineo, color caramello, è percorsa da brividi incontrollabili tanto che non sapresti proprio dire se di freddo o di piacere. L’innocenza e lo splendore della natura che la circonda fanno netto contrasto con il suo modo di essere, enigmatico e misterioso. Si rilassa e si rivolge a guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo accattivante e seducente. Infine si rialza rapidamente in piedi.

Con un braccio si copre le tettine, con un dito ti ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata che non la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di schiena mostrandoti il culetto alto e rotondo, guantato dal tessuto sgargiante della sottogonna di cotone, intanto con le mani si allenta il cordino che la sostiene in vita accarezzandosi dolcemente i fianchi per sottolinearne la perfezione. Scende lentamente sulle curve della vita snella con le palme lisce delle sue manine morbide, sino ad agganciare con i pollici la cintura della sottogonna a campana che la veste sinuosamente. Continua poi a scendere piegandosi a novanta gradi, trascinandosi dietro come uno straccino l’indumento arancio e rosso, ultimo baluardo della sua nudità.

Un sedere meraviglioso emerge un poco per volta da quella stoffa brillante che discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente tra la cunetta ombrosa della sua figa morbida. L’indumento intimo si ferma attorno alle caviglie. La giovane Bellezza Indiana si rialza di scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno, con una mano si protegge il pube. Ti guarda, ti sorride, ti parla scostando timidamente le mani, affondandole fra i capelli lunghi e nerissimi. Il suo corpo è magnifico e rimane ora completamente esposto alla tua vista. Che visione spettacolare! Tutte le curve sono divinamente modellate. Le tettine sono a punta come monticelli notturni sormontati da cocuzzoli imbruniti, il ventre è piatto come un campo perfettamente arato, la pelle ha il colore del caffelatte, il pube sembra quello di una ragazzina, senza nemmeno un peletto, le gambe sono diritte come la torre di un monumento svettante e grandioso. Il gioiello dorato sulla fronte spaziosa, all’altezza del terzo occhio, scintilla e barbaglia alla luce del sole fortissimo. Si inginocchia sul prato e si siede: distende le cosce in avanti, le flette leggermente dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano, con fare del tutto ossessivo.

La telecamera zuma in avanti, l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle traslucida delle sue gambe flessuose e deliziose, mentre continuano a schiudersi come le pagine di un diario che mostra, svelando ai tuoi occhi attoniti tutti i suoi segreti maggiormente custoditi e proibiti. All’interno delle cosce la sua pelle è vellutata, sembra tiepida, soffice, fragrante e odorosa di buono. Non puoi restare totalmente freddo innanzi a quello spettacolo esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre lei continua a dischiudersi moderatamente sotto il tuo sguardo assorto. Finalmente quelle gambe fantastiche e favolose si sono aperte quel tanto che basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di figa!

Ci passi gli occhi sopra, più volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua vagina è scura, il monte di venere è levigato, le grandi labbra sono delicate, il clitoride è pronunciato e piccolino, mentre sopra, sul pube e sul ventre non c’è la benché minima traccia di un solo pelo. Ti stai eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono invitanti e lucide: si sta bagnando sul serio? Sembrano sorriderti teneramente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono sussurrare il tuo nome. Vedi una gocciolina di umori brillare sul clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire tra le sue natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si è annebbiato assurdamente. Adesso è l’animale prepotente che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella figa succulenta.

Una mano bellissima, la sua mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul monticello di venere e con le unghie si graffia lievemente la pelle depilata. Un brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, il suo interno rosa e bagnato si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici quasi che le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti, il cuore nel petto sembra voler esplodere.

La telecamera si allontana gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della ragazza. Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato tra le labbra delicate della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e lei se lo porta avidamente alla bocca. Lo succhia maliziosamente. Ti sta sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da quella visione sconvolgente. La morettina indiana si sdraia sulla schiena, ancora una volta sul verde dell’erba. Gli occhi sono chiusi. Con le dita di una mano si titilla un capezzolo, con quelle dell’altra si stuzzica il clitoride. Ansima debolmente e il corpo sussulta impercettibilmente di tanto in tanto. La sua immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro riappaiono le tue ultime carte da gioco.

 

Lancia il dado e calcola il nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.

 

La prossima tappa da raggiungere è 25.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 25 punti, vai al 105.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.100.

L’inquadratura si centra sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia dalle coppe del bikini ridottissimo, di tessuto elastico sfumato dal giallo vivo al rosso acceso. Si gira e si arrampica sulla grande lastra di pietra che si trova alle sue spalle, ultima rimanenza di chissà quale antica costruzione, che si affaccia sull’oceano Atlantico insieme ai resti del muro grigio semi sepolto e semidistrutto. Il sole accarezza tutta la sua figura brillante e miracolosa, mentre si solleva facilmente in piedi e la sua effigie sembra un miraggio sullo sfondo di un sogno a occhi aperti. Lascia cadere a terra la sacca di tela, raggiunge i confini sull’acqua azzurra, si piega lentamente nella tua direzione mettendosi a sedere sulla superficie liscia del masso; si stringe le ginocchia al petto, solleva un poco il mento e ti sorride con malizia. Le sue labbra sono lucide e carnose come la polpa di un frutto maturo, i capelli sono lunghi e nerissimi, vaporosi e voluminosi come la nube della notte più oscura, gli occhietti nocciola sono leggermente allungati come le sopracciglia che scintillano e sfavillano sul suo bel visetto ammaliante e dolcissimo. Bisbiglia qualcosa portando le mani cioccolate come tutto il resto della sua presenza incantata, sul bordo smussato di quella pietra levigata dalle maree, immergendo troppo frettolosamente i piedi nell’acqua del basso fondale sabbioso. Un brivido le risale lungo il corpo sinuoso, i pesciolini argentati si allontanano bruscamente da lei. Ritira rapidamente le gambe, poi le immerge nuovamente con maggior cautela. L’acqua azzurra e pulita della spiaggia deve essere anche piuttosto gelata.

La voce della giovane ragazza marocchina diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza deliziosamente le lunghe cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le mutandine arancio fiamma, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi serpeggianti, sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppe del bikini luccicante. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena: improvvisamente quello straccetto non è più in tensione sulle tette tondeggianti ma i laccetti annodati sulla nuca lo mantengono inflessibilmente al loro posto. Con un braccio si cinge entrambe le mammelle mentre con l’altra mano si scioglie quell’ultimo nodo persistente. I due cordini sono ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette sul seno. Il pezzo superiore del bikini rimane intrappolato ossessivamente nel mezzo. Si accarezza dolcemente le tette prorompenti, stringendo e ruotando le mani con passione, mugugnando e sospirando ardentemente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani smaltate di rosa scendono sul suo corpo tortuoso, massaggiando, accarezzando, solleticando voluttuosamente. Continuano a scendere sulla sua figura seducente, sino a intrufolarsi tra le gambe per sfiorare gli slip che prima avevano ignorato e disdegnato.

L’inquadratura si zuma finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore meraviglioso. Le tette sono alte e rotonde, i capezzoli sembrano teneri e succosi come bacche pruinose, le areole sono larghe e brune, molto ben delineate come le labbra. Quella visione straordinaria rasenta la perfezione più assoluta che sia possibile immaginare. Le mani risalgono in fretta afferrandole e sollevandole per la base, mentre la testa si china in avanti e la bocca si schiude lievemente per lasciar fuoriuscire la linguetta maliziosa che cerca lussuriosamente di lambirne le sommità. Nessun segno di costume da bagno deturpa il fascino cioccolato del panorama favoloso che offre. Osservi estasiato quella scena sublime. Si succhia avidamente un dito, e si passa il polpastrello intorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulla pelle color cacao delle mammelle. La telecamera si allontana gradualmente e l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella sua interezza.

Ti sorride e si passa la lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si gira sull’altro lato del masso incominciando a sguazzare con i piedi nell’acqua di quell’oceano appena increspato da piccoli movimenti ondosi. La schiena è inarcata all’indietro, le mani sono appoggiate sull’orlo della pietra smussata, la testa ricade sulle spalle, gli occhi sono chiusi al cielo azzurro, il volto è rivolto al sole tropicale, i capelli le ricadono morbidamente accanto alla sacca di tela abbandonata. Il suo corpicino tutte curve, ti appare magnificamente di profilo e puoi risalirne ogni rotondità con lo sguardo. L’inquadratura della ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.

 

Lancia il dado e calcola il nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.

 

La prossima tappa da raggiungere è 20.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 20 punti, vai al 104.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.101.

Sminuzza la sua pizza e la sbocconcella, senza mai voltarsi nella tua direzione. Sorride maliziosamente a te o al suo compagno, non lo sapresti dire. Forse lo fa apposta. Gli occhi le brillano e affonda la forchetta nella bocca, lentamente, profondamente, e la succhia golosamente mentre se la estrae dalle labbra. Mastica con molta cura e c’è qualcosa di sessuale nel suo atteggiamento.

Continui a tagliuzzare la tua pizza in pezzettini sempre più piccoli ma non riesci a mangiare. Lo sta sicuramente facendo di proposito, sa che non le riesci a distogliere gli occhi di dosso, per non più di un secondo almeno, e si sta divertendo alle spalle del suo ragazzo. Che stronza! Però è davvero bellissima, stai pensando quando noti appena un movimento furtivo al di sotto del suo tavolo. Con calma, quasi timidamente, sta rivolgendo le gambe dalla tua parte. Trattieni il respiro.

Al di sopra del tavolo nulla traspare. Spilucca la sua pizza e ascolta con vivo interesse il suo interlocutore, compostamente, ma al di sotto è tutta un’altra storia. Molto piano, troppo piano, sta dischiudendo le gambe. Abbandoni ogni senso di pudore e per quasi un minuto non riesci a respirare; non puoi distogliere l’attenzione dalle cosce affusolate che si aprono incredibilmente davanti ai tuoi occhi. Non sei un guardone, non sei un guardone, ti ripeti ma intanto non riesci a spostare lo sguardo da quella scena esasperante. Hai di nuovo la gola secca.

Una prima strisciolina bianca ti appare alla vista in mezzo a quelle gambe favolose. Continuano ad aprirsi e adesso puoi intravvedere un’ombra scura all’altezza del suo pube. Improvvisamente ti senti come ridiventato un ragazzino. Irrequieto, insicuro, curioso, e ossessivo. Le cosce si aprono ancora, ora puoi vedere tutto. Indossa un minuscolo perizoma di pizzo bianco, semitrasparente, che le avvolge a malapena le grandi labbra della figa. Cerchi di deglutire ma non hai saliva in bocca. Prendi un’altra sorsata dal tuo boccale.

Sollevi lo sguardo per un momento. Lei è sempre indaffarata con la sua pizza e non ti guarda nemmeno. Sorride maliziosamente verso il suo accompagnatore. Uno sguardo sensuale le brilla negli occhi e un’espressione seducente le si è stampata sul volto. Di sicuro non può non essersene accorta, lo sta facendo apposta, però fa finta di niente e la cosa non ti dispiace. Che troia! Ti guardi attorno, nessuno vi guarda. Riporti l’attenzione là sotto.

Il perizoma è davvero ridottissimo. Le puoi scorgere parte delle natiche e del monte di venere laddove quel piccolo straccetto non può contenere. Ciuffi ribelli di peli neri scappano fuori da tutte le parti e una folta peluria scura sul ventre traspare al centro. Sei come ipnotizzato da questa visione.

 

Tira 2 dadi:

 

Se il risultato, è un numero pari, vai al 32.

Se il risultato, è un numero dispari, vai al 123.

 

.102.

“Rosse!”.

Ti guarda intensamente con un sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non dice nulla.

“Non ci credo, voglio controllare personalmente”.

La sua figura sottile si muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.

Le sue mani delicate cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle vene.

Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda, soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie vermiglie scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e insopportabile. Ti senti scoppiare.

Le sue dita candide e sottili risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo splendore: la sua biancheria intima è rossa e fulgida come un fuoco intenso. Il suo monticello di venere è invitante e lussureggiante come un pascolo in fiore; puoi intravvedere la folta peluria ricciuta e rossiccia dalla trasparenza al centro delle sue mutandine scarlatte. Che spettacolo divino! Rossana attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.

“E adesso?”.

“È stato un bel gioco finché è durato, ma non sei costretta...”.

Ti raggiunge rapidamente e ti posa un dito sulla bocca. Ti fa cenno di tacere con l’altra mano. Toglie il dito e ti bacia simbolicamente. Senti la punta della sua lingua farsi strada, ma non appena dischiudi le labbra per accoglierla la ritira e si allontana. Ti sorride con aria da furbetta. Sei rimasto sorpreso da quel tipo di contatto molto intimo e finora assolutamente proibito. Rossana esce dal bancone e va alla porta per abbassare la saracinesca sino a terra. Ammiri in silenzio quel capolavoro di donna. Chiude a chiave la serranda dal suo interno. Si gira nella tua direzione. Ti si avvicina e ti alzi in piedi. L’atmosfera è densa e palpabile. Non dite niente.

Ti guarda negli occhi. Non c’è bisogno di nessun’altra parola. La sua espressione è passionale, la tua è incredula e stordita. Le sfiori gentilmente con la punta delle dita la pelle del viso e delle spalle. Lei ti lascia fare. Ti abbassa lo zip dei pantaloni e ne estrae il cazzo febbricitante. Stai fremendo nella sua mano e allarga un sorriso lussurioso e compiaciuto sul suo bellissimo volto raggiante. Ti scappuccia delicatamente l’uccello una dozzina di volte e non distoglie mai lo sguardo dal tuo. Continua a sorridere. Evidentemente è soddisfatta della situazione esasperante che si è venuta a creare. Si passa la lingua sulle labbra e ti devi trattenere per non sborrarle subito tra le dita. Si abbassa lentamente, inginocchiandosi ai tuoi piedi senza mai distogliere i suoi splendidi occhioni nocciola dai tuoi inebetiti e sbalorditi. Dischiude le labbra e per un istante vedi lampeggiare lo scintillio dei dentini bianchissimi, poi la sua bocca favolosa accoglie lievemente la cappella del tuo pene al suo interno umido, caldo e bollente, e ti senti venire, ti senti svenire e morire. La sua linguetta rovente incomincia a frullare attorno al tuo glande sovreccitato e lei comincia a muovere la testa avanti e indietro: lo ingoia profondamente, senza mai smettere di guardarti di sfuggita negli occhi. Che visione straordinaria!

Lo puoi sentire, lo puoi vedere, il tuo cazzone che affonda in lei sempre più a fondo, tra le sue labbra carnose, e stai per impazzire del tutto ma ti senti felice e sollevato. Ti trovi in quello stato di tensione che precede sempre la beatitudine. Eri già molto eccitato e le reni incominciano a pulsare, pochi altri colpi ti fanno venire completamente nella sua bocca. Le scarichi un torrente di sperma direttamente in gola e lei non si sottrae, continua a guardarti, continua a succhiare con le guance gonfie, ingoia tutto senza nemmeno accennare a distaccarsi dal cazzo. La bocca è piena, non ne può più contenere, non hai mai sparato fuori così tanta roba, non riesce a deglutire ma non desiste e non si vuole arrendere; la sfidi con lo sguardo. Potrebbe anche soffocare, per quanto stai godendo, le stai schizzando prepotentemente in gola, vorresti incanalare anche il midollo spinale, sembra non esserci fine a quella fiumana ormonale immensa. Una gocciolina bianca, semitrasparente, di sborra luccicante le sfugge dalle labbra strette sul tuo animale e le discende lungo una guancia traboccante. Il flusso comincia a rallentare, insieme agli spasmi di piacere che si diradano poco a poco, lei prende fiato e manda giù tutto. Però non si stacca dal cazzo, non subito almeno. Lo ripulisce con cura, amorevolmente, infine lo estrae dalla bocca, lo guarda e lo accarezza con devozione. Il tuo bastone è ancora semieretto nella sua mano. Si lecca golosamente le labbra con la lingua serpentina. Raccoglie con un dito la gocciolina di sperma che le era straripata dalle labbra. Si succhia avidamente il dito e si rialza in piedi. Sei ancora incredulo e in estasi, esterrefatto e frastornato dagli eventi.

“Caspita, ma ne hai sempre così tanta?”.

Ti sorride e ti guarda con nuovo rispetto.

“Insomma, oggi non sono della mia forma migliore, di solito ne ho molta di più nelle palle”.

“Accidenti, chissà se è vero... però hai un buon sapore”.

Sarà merito dei succhi di frutta, ne hai bevuti davvero parecchi nell’arco della sera, stai pensando ma non lo dici. Ti rimette l’uccello in gabbia. La stringi e la baci con trasporto. Lei non oppone nessuna resistenza. La sua lingua ha tuttora il sentore del tuo sperma ma le sue labbra sono morbide e dolci come il miele. Sei ancora eccitato e le chiedi se vuole salire di sopra nel tuo appartamento.

“No, non stasera, non mi sento esattamente fresca come una rosellina”.

Prende una salvietta e ci scrive sopra qualcosa. Te la mette in mano.

“Adesso che hai il mio numero di telefono, magari ci possiamo risentire domenica.”.

In effetti ha lavorato tutto il giorno, non ci avevi pensato. Per te la settimana lavorativa è già terminata, ma lei lavora anche domani. Pazienza! Adesso che tutte le barriere sono crollate, non resta che aspettare per scoprire se tutti i discorsi che vi siete scambiati erano solo delle chiacchiere oppure no. Come inizio non ti puoi comunque lamentare! L’occhio ti cade sul bidone della spazzatura, dove in cima si vede il tuo bicchiere rotto.

“Va bene, mi dispiace per il bicchiere”.

“Cosa?”.

Accenni al bidone della spazzatura che si trova al di là del bancone e lei scoppia a ridere.

“Non importa, non li pago neanche, me li da il rifornitore: vedi la marca sul bordo”.

Ti scompiglia i capelli.

“Meglio così... l’ho sbattuto distrattamente contro il muro e si è crepato, mi dispiaceva”.

“Non ti preoccupare, sciocchino, troverò il modo per fartelo pagare caro”.

Ti dà un altro bacio frettoloso, incandescente sulla tua bocca. La sua espressione si è fatta nuovamente seria e maliziosa. I suoi occhi sono limpidi e cristallini. Guardi l’orologio. Si è fatto molto tardi. Rossana sarà di certo stanchissima. Le chiedi cosa deve avere per ciò che hai preso e consumato durante il corso della serata.

“Niente, oggi offre la casa!”.

Insisti per pagare almeno qualcosa, ma lei non ne vuole sapere. Il suo atteggiamento è irremovibile. Ti metti il tovagliolino in tasca e la saluti con passione. La stringi forte al petto un’ultima volta e la lasci infine andare. Ti avvii verso l’uscita, ti riapre la porta ed esci trionfante dal suo bar. Ti senti assai più sereno e leggero, di quando sei entrato.

 

Esci dal locale, andando al 50.

 

.103.

Le ragazze segnano il primo punto; basse esclamazioni risuonano alla tua destra. La stupenda castana si gira e viene al tabellone per segnare il punteggio. Tu ci stai proprio sotto. Raddrizzi le spalle e ti accosti al muro, il più possibile, come hai già fatto molte altre volte per i tuoi amici: ti scosteresti un poco, magari per sederti altrove, ma manca fisicamente lo spazio per farlo. La stanza è circondata da panchette piccole, tutte uguali, però i passaggi per recuperare le palle dalle buche sono già molto stretti. Alla tua sinistra stanno giocando gli amici e alla destra ci sono gli ultimi arrivati. Potresti restare in piedi ma saresti di intralcio comunque. Quella è la sola posizione possibile in cui stare relativamente in disparte. Raccogli il tuo bicchiere e lo porti alla bocca. Stai soltanto guardando, innocentemente, una partita di biliardo. La loro perché è più interessante.

La bellissima donna, ombrosa, si ferma a mezzo metro dalle tue scarpe. Ritiri i piedi e ruoti le ginocchia. Non ti guarda negli occhi. Si allunga verso il tabellone segnapunti, che si trova abbondantemente sopra la tua testa, e il top rosso che indossa risale di qualche dito sulle tettine. Risali con lo sguardo quello splendore di ragazza. Carine le gemelline! Le puoi vedere da vicino l’attaccatura del seno e la curva perfetta delle coppe, scarlatte, e la forma dei capezzoli tumidi che spingono contro il tessuto teso dell’indumento inesistente. Puoi anche sentire il calore e il profumo che il suo splendido corpo femminile emana. Il suo petto rimane a meno di trenta centimetri dal tuo viso e il suo odore è inebriante. Ritira le braccia. Si volta per chiedere il numero esatto dei birillini caduti. Fa i conti ad alta voce: quattro per quello rosso, due e due quattro per quelli bianchi, otto in totale. Allarga le gambe per puntellarsi meglio. Si piega su di te una seconda volta, ma il tuo sguardo resta inchiodato in basso. Si può vedere lo spacco della figa, invitante, lì dove il cavallo dei pantaloni di pelle, aderenti, soffocanti, le si infila tra le grandi labbra aperte della vagina dischiusa. Deglutisci faticosamente. Appoggia una mano sul muro, come ha fatto prima, per sostenersi, mentre con l’altra aggiusta il punteggio sul tabellone. Il corpo si sfila lievemente dall’orlo sottile dei pantaloni; sono bassi, troppo bassi, e ti appare alla vista parte del monticello di venere roseo e rigonfio. Il suo pube è completamente depilato. Si trova a meno di due spanne dal tuo naso e l’odore di quel sesso succulento ti sconvolge. Gli ormoni si scatenano, gli estrogeni stanno facendo a pugni con il testosterone. Lei non ti rivolge nemmeno un’occhiata. Il cazzo sta gridando aiuto, disperatamente, rabbiosamente. Svincola e si dibatte nelle tue mutande come una bestia impazzita. Sei tentato di sfiorare la sua figura con le dita, di accarezzare le sue curve con la mano, di toccare la sua pelle candida con il naso, di baciare il suo ventre piatto con le labbra, di esplorare il suo ombelico immacolato con la lingua bagnata, ma non sei rincretinito del tutto e non fai niente. Ti stupisci solo che non se ne accorga. Si ritrae.

Il tuo amico fa ritorno dopo qualche minuto con l’espressione notevolmente più distesa e rilassata. Non occorre un genio per immaginare dove sia stato o cosa sia andato a fare. Speri soltanto che non abbia lasciato nulla da pulire per Rossana perché ti darebbe molto fastidio. Non avete mai avuto nessun impegno reciproco ma lei ti piace e le vuoi bene. Quel cazzone adesso ti fa persino un po’ schifo. Ti si siede accanto, dov’era poi anche prima, e non mostra nessun imbarazzo per la figuraccia fatta. Se non altro, ormai può ammirare lo spettacolo con il rispetto che merita. Torni a seguire appassionatamente lo svolgimento del gioco.

La partita continua, avvincente, esaltante, e le azioni si ripetono in un ritmo coinvolgente. I maschietti si ritirano nel loro angolo e le femminucce infieriscono spietatamente sul nemico con le loro acrobazie eccitanti e corroboranti. Il balsamo per lo spirito viene elargito generosamente, quando una delle due torna al tabellone segnapunti. Il tuo amico è nuovamente congestionato e tu non ci sei lontano. La prima partita si conclude. State ancora annaspando per respirare. I quattro borbottano qualcosa a bassa voce tra di loro; prendono accordi e le due donne si allontanano insieme. Un primo campanello di allarme risuona nella tua testa.

Camminano lungo il corridoio che conduce fra i biliardi, strette e abbracciate per le spalle: ridacchiano e parlottano mentre avanzano barcollando fino alla porta e sulla soglia la mano della castana si infila nella tasca posteriore della biondina. Sei perplesso. I due maschioni si sono seduti, vicini, nell’angolo della stanza. Al collo portano ognuno una bandana colorata; una blu e l’altra rossa. I due energumeni stanno sussurrando e la mano dell’uno è posata distrattamente sulla gamba dell’altro. Non sul ginocchio, ma sull’interno della coscia. Lo sta accarezzando disinvoltamente. Si guardano negli occhi. La mano continua a lavorare. La sala si è immobilizzata. I due volti si avvicinano. Le labbra si sfiorano teneramente. Le bocche si schiudono appena. Le lingue si incontrano. Si intrecciano.

 

Vai al 10.

 

.104.

L’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando maliziosamente nell’acqua tropicale con i suoi piedini smaltati di rosa madreperla, sollevando nell’aria nuvolette di goccioline scintillanti che risplendono e sfavillano sotto la luce del sole abbacinante. La telecamera si avvicina per un momento e subito si riallontana. La pelle cioccolata del suo corpo tortuoso è costellata da puntini minuscoli e luccicanti, e lei rabbrividisce sotto il tuo sguardo bramoso mentre ti stuzzica fortemente l’appetito dei sensi. La superficie liscia e polverosa, della grande pietra piatta e grigia, adesso in parte lucida e bagnata, su cui si trova seduta e semisdraiata, fa nettamente contrasto con la sua figura impalpabile ed eterea. Si rilassa e si volge a guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo accattivante e seducente. Infine si rialza rapidamente in piedi.

Con un braccio affusolato cerca di coprirsi le tette spettacolari che traboccano fuori da tutte le parti e con un dito smaltato di rosa ti ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata che non la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di schiena mostrando il culetto generosamente a mandorla, seminascosto dal tessuto elastico infiammato, delle mutandine baluginanti e bagnate, del bikini ridottissimo che indossa, intanto con le mani si accarezza deliziosamente i fianchi serpeggianti sottolineandone così la perfezione. Scende lentamente sulle curve del bacino con le palme lisce delle sue manine morbide, sino ad agganciare con i pollici i laccetti magici degli slip miracolosi. Continua poi a scendere piegandosi a novanta gradi, trascinandosi dietro come uno straccino le mutande del bikini, ultimo baluardo della sua nudità.

Un sedere meraviglioso emerge un poco per volta da quella stoffa, elastica e brillante, che discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente tra la cunetta morbida della sua figa polposa. L’indumento da spiaggia si ferma attorno alle caviglie. La giovane Bellezza Marocchina si rialza di scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno, con una mano si protegge il pube. Ti guarda, ti sorride, ti parla e scosta timidamente le mani affondandole infine fra i capelli, lunghi, vaporosi e nerissimi. Il suo corpo è magnifico e rimane ora completamente esposto alla tua vista. Che visione favolosa! Tutte le curve sono divinamente modellate. Le tette sono prorompenti come grosse melanzane rotonde sormontate da piccioli imbruniti, il ventre è piatto come un oceano perfettamente immobile, la pelle è dello stesso colore del cacao, il pube sembra quello di un’adolescente, appena velato da un’ombra di peluria soffice, le gambe sono diritte come il vertice di un obelisco imponente e svettante. Nessun segno di costume da bagno viola la tintura cioccolato del suo corpicino celestiale. Si inginocchia sul masso e si siede: distende le cosce in avanti, le flette leggermente dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano, in modo del tutto ossessivo.

La telecamera zuma in avanti, l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle delicata delle sue gambe ammalianti e deliziose, mentre continuano a schiudersi come le porte di una cattedrale maestosa che svela ai tuoi occhi attoniti tutti i suoi misteri più profondi e meglio custoditi. All’interno delle cosce la sua pelle è vellutata, sembra tiepida e setosa, dolcissima, fragrante e odorosa di buono. Non puoi restare totalmente freddo innanzi a quello spettacolo esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre lei continua a dischiudersi moderatamente sotto il tuo sguardo assorto. Finalmente quelle gambe fantastiche e lunghissime si sono aperte quel tanto che basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di figa!

Ci passi gli occhi sopra, più volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua vagina è scura e depilata con cura intorno alle grandi labbra, strette e lievemente pronunciate, il clitoride è piccolino e pare fremere e pulsare mentre sopra, sul pube e sul ventre, un triangolino di peletti radi e lisci, corti e neri come le sopracciglia, si allunga e si allarga ricoprendole parte del monte di venere, lustro e splendente, come il manto di una pantera minacciosa. Ti stai eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono invitanti e lucide: si sta bagnando sul serio? Sembrano sorriderti teneramente. Si stanno schiudendo impercettibilmente, vogliono parlare, vogliono sussurrare il tuo nome. Vedi una gocciolina brillare sul clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire fra le sue natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si è annebbiato improvvisamente. Adesso è l’animale prepotente che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella figa succulenta.

Una mano bellissima, la sua mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul monticello di venere, e la chiude a pugno sul pelo nero e liscio. Un brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita lunghe e affusolate, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra rosee e il profumo ti riempie le narici quasi che le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti e il cuore nel petto sembra voler esplodere.

La telecamera si allontana gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della ragazza. Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato fra le labbra infantili della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e lei se lo porta avidamente alla bocca. Lo succhia golosamente. Ti sta sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da quella visione sconvolgente. La morettina scosta la sacca di tela in un angolo e si sdraia sulla schiena, diagonalmente sul sasso largo e piatto che si distacca dal muro. Gli occhi sono dolcemente chiusi. Con le dita di una mano si stropiccia un capezzolo, con quelle dell’altra si sollecita il clitoride. Ansima debolmente e il corpo sussulta vistosamente di tanto in tanto. La sua immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro riappaiono le tue ultime carte da gioco.

 

Lancia il dado e calcola il nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.

 

La prossima tappa da raggiungere è 25.

 

Se raggiungi o superi, il totale di 25 punti, vai al 128.

Se il totale del tuo punteggio, scende a 0, vai al 33.

Se vuoi ricominciare il gioco daccapo, vai al 25.

Se non vuoi più giocare, e vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.

Se non vuoi più giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.

 

.105.

L’inquadratura si centra di nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe incrociate, e riapre infine gli occhioni neri e molto profondi. Ti guarda in modo accattivante, chinando appena la testa in atteggiamento malizioso e seducente. La sua espressione è ammaliante e carica di erotismo. Le sue mani non hanno mai ab