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RUFERIDIAN...
Un fine settimana incredibile!
Il presente e-book è di
libera fruizione purché non sia utilizzato a scopi commerciali o su siti a
pagamento, venga mantenuto inalterato in ogni sua parte e citato l’autore;
se non previa esplicita autorizzazione. L’autore pertanto mantiene il
diritto esclusivo di utilizzazione economica dell’opera in ogni forma e
modo, originale o derivato. Qualsiasi altro utilizzo diverso da quanto
espresso verrà perseguito a termini di legge.
Il titolo del libro racchiude
anche tutta la trama dell’avventura dal contenuto esplicitamente erotico.
Perciò dissuado chiunque, la cui sensibilità possa ritenersi offesa da
situazioni inequivocabilmente sessuali, dal continuare in questa lettura di
carattere puramente pornografico. Fin dalle prime pagine di questo racconto
fantasioso, riferimenti apparentemente casuali si mescoleranno con allusioni
appena velate, che rapidamente sfumeranno in descrizioni concrete e
dettagliate, sempre più spinte e maggiormente eccessive, sino a sconfinare
nella passione più cruda e totale che mi è stata possibile dipingere durante
la narrazione. Inoltre, con questo libro-gioco, ho cercato di realizzare
qualcosa di nuovo. Infatti la piega di tutti gli eventi significativi che si
susseguiranno senza sosta, nel corso di questo fine settimana incredibile
che si protrarrà sino alla domenica sera, sarà determinata costantemente dal
lettore della storia.
Poiché non è praticamente
possibile esplorare tutte le situazioni esistenti con una sola lettura del
racconto, e non lo è neppure con due, e nemmeno con tre, il libro è stato
studiato per essere riletto molte volte, dando così la possibilità di
intraprendere nuove strade e di conoscere sempre altre ragazze accattivanti
e lussuriose. Sebbene l’inizio di quest’avventura particolare sia
inevitabilmente la stessa, il lettore potrà pilotare progressivamente lo
svolgimento dell’accaduto, aprendo e chiudendo di continuo possibilità che
si potranno raggiungere solamente con determinate azioni o soltanto con un
pizzico di fortuna. La storia è stata costruita in modo che ogni volta che
la si voglia ricominciare daccapo si possa un po’ far finta che risulti il
fine settimana successivo a quello precedente. Quindi ognuna delle ragazze
che si incontreranno durante una qualsiasi delle avventure, giocate con
questo testo, potranno tranquillamente essere ritrovate in seguito e non
solo nel corso dell’ultima rilettura. Per tutte queste ragioni, forse, il
titolo più indicato del libro sarebbe dovuto essere: “Un’estate infinita!”,
ma siccome il titolo si deve comunque adattare a tutti i lettori, anche a
quelli che lo leggeranno una volta sola, alla fine mi è sembrato più
corretto così come l’ho scritto.
In ultimo voglio sottolineare
che la quantità spropositata di esagerazioni iperboliche, e gli altrettanti
paragoni quasi sempre allusivi e mirati, che spesso trascendono in personale
e pura licenza poetica, sono tutti eccessi ricercati e voluti di proposito.
Il libro ne è stracolmo! Non bisogna mai dimenticare che si tratta di una
storia di natura erotica, che altrimenti se così non fosse finirebbe molto
in fretta col cadere nel ripetitivo e nella noia.
Il racconto è un’opera di
completa fantasia; quindi ogni riferimento a fatti, luoghi o persone
realmente esistenti è del tutto casuale.
Regole del gioco:
All’interno e al termine di
ogni capitolo verranno proposte delle alternative: per continuare nella
lettura sarà sufficiente andare al paragrafo che si desidera, tra quelli
disponibili, e continuare a leggere sino alla scelta successiva.
Facciamo un esempio!
Già dal primo capitolo che si
trova poco più avanti di queste spiegazioni, vi sarà chiesto di scegliere
fra tre alternative possibili: “Se vuoi andare in pizzeria, prendi la
macchina e vai al 175. Se vuoi mangiare un panino, scendi nel bar sotto casa
e vai al 124. Se vuoi fare quattro passi e fermarti a mangiare qualcosa per
strada, vai al 90.”.
Mettiamo che si voglia andare
in pizzeria, che corrisponde al numero 175. Si dovrà eseguire una rapida
ricerca con il programma che si sta utilizzando, scrivendo sempre il numero
al quale si desidera arrivare tra un punto iniziale ed uno finale per non
perdersi fra la moltitudine degli altri simili.
Come fare?
Abbiamo detto che si desidera
andare al 175. Con la maggior parte dei programmi basterà cliccare con il
tasto sinistro del mouse sul pulsante “Modifica”, che generalmente si trova
nella parte superiore dello schermo, e dal menù che si aprirà verso il basso
selezionare la voce “Trova”, oppure “Cerca”, sempre cliccando con il tasto
sinistro del mouse. Apparirà sullo schermo un campo in cui si dovrà
scrivere: “.175.”, adesso si potrà premere il tasto “Invio” della tastiera e
il computer automaticamente andrà al paragrafo corrispondente. Continuate a
leggere fino alla scelta successiva e ripetete il tutto. Ci sono diversi
modi per ottenere lo stesso risultato, ma impiegherei più tempo nel tentar
di spiegare di quanto in realtà non ne occorrerebbe per imparare, facendo
semplicemente qualche prova. Peraltro queste funzionalità di base sono quasi
sempre piuttosto intuitive. Andiamo perciò avanti con le ultime
informazioni.
Vi sarà spesso chiesto di
tirare uno o più dadi: basterà averne uno e lanciarlo più volte. Non è
importante il numero delle facce del dado. È ovvio che maggiori saranno le
facce in questione, minori saranno le probabilità di realizzare il risultato
specifico. Nella maggior parte dei casi, invece, non farà nessuna
differenza. In ogni modo il dado ideale resta comunque quello più comune,
quello con sei lati; né troppe né poche facce. Nel caso che non se ne abbia
uno a portata di mano o che non lo si voglia utilizzare, non sarà affatto
necessario farlo: se ne può benissimo fare a meno. Sarà sufficiente
effettuare una scelta istintiva sui risultati proposti. Dato che non esiste
nessuna regola ricorrente sui numeri pari o dispari, risulterà una selezione
casuale lo stesso. Per il resto dei dettagli del gioco basterà seguire
attentamente le istruzioni che vi verranno dette volta per volta.
L’unica vera regola è che non
ci sono vere e proprie regole. C’è un solo consiglio che mi sento ormai di
dare: sarebbe bene segnarsi da qualche parte a chi si dà e da chi si ottiene
il numero di telefono, perché quando torneranno utili potrebbe non risultare
effettivamente tanto facile rammentare a chi lo si ha dato e da chi lo si ha
ricevuto.
Buon proseguimento!
PRIMO LIBRO – PRIMA PARTE
.1.
Finalmente è arrivato il
venerdì sera. L’intero fine settimana ti aspetta, e fuori si muove appena un
filo di vento. Giusto quel tanto che basta per rendere la serata estiva un
po’ più fresca e gradevole sulla pelle. Devi sfogare tutto lo stress che hai
accumulato, durante la settimana di lavoro, e non hai per niente voglia di
prepararti qualcosa da mangiare. Decidi perciò di uscire, gli avanzi che
marciscono nel frigo possono benissimo aspettare un altro giorno. Ti fai una
doccia rinfrescante e veloce, indossi un paio di Blue-jeans e una maglietta
bianca e pulita; i capelli sono ancora bagnati, ma si asciugheranno per
strada. Ti assicuri di avere con te tutto l’occorrente, ti passi una mano
sulla testa per scompigliare ulteriormente i capelli e ti guardi per intero
nello specchio che hai in camera. Niente male! Due gocce di profumo e sei
pronto. Scendi frettolosamente le scale ed esci nell’aria tiepida e umida,
mentre il condizionatore continua a ronzare pigramente nel tuo appartamento.
Se vuoi andare in pizzeria,
prendi la macchina e vai al 175.
Se vuoi mangiare un panino,
scendi nel bar sotto casa e vai al 124.
Se vuoi fare quattro passi e
fermarti a mangiare qualcosa per strada, vai al 90.
.2.
Sorseggi il tuo succo di
frutta a piccolissime dosi perché non c’è altro da fare. La nuova partita si
è noiosamente trascinata fino a metà del suo gioco. Rincorrere un boccino
con un’altra boccetta in mano e magari cercare di far cadere qualche
birillino non è mai stata la tua passione. Malgrado tutto hai cominciato a
seguirne lo svolgimento con estrema rassegnazione. Che noia!
Devi comunque far trascorrere
il resto della serata sino alla chiusura del locale, ma non in quel modo.
Stai seriamente pensando di tornare nell’altra sala: anche se Rossana sta
lavorando, piuttosto, puoi sempre sederti a un tavolo e metterti a leggere
il giornale. Oppure puoi chiedere il telecomando e accendere il televisore.
È un po’ scomodo osservare qualcosa dal basso, ma è sempre meglio che
restare lì ad annoiarsi. Devono pur trasmettere qualcosa il venerdì sera!
Stai per salutare, disinvoltamente, come se avessi qualche impegno
impellente che ti aspetta, quando ti risiedi e cambi idea. Resti fermo e
sorpreso sul posto. Come tutti.
Dalla soglia della porta
entrano quattro figure. Due uomini che sono grandi e grossi, indossano
giubbotti pieni di cerniere lampo, portano jeans stinti e strappati in molti
punti. Subito ti balzano alla mente i classici Motociclisti dei telefilm
americani. Le due donne invece sono mozzafiato. Una ha i capelli di un
biondo platino lucente e li porta tagliati a caschetto, la seconda li ha
castani e sono corti, tagliati quasi a spazzola. Non sei l’unico a seguire
il loro avanzare indifferente tra i due biliardi. Sono entrambe molto alte e
di una bellezza statuaria. Tutta la sala è ammutolita al loro ingresso.
La biondina, ha un visetto
sottile e delicato, incorniciato da capelli chiarissimi. Le labbra sono
rosse, gli occhi sono molto grandi e luminosi. Sta masticando qualcosa,
probabilmente una ciccles. Indossa una camicetta bianca, sbottonata,
annodata sotto il seno prominente. Sotto il tessuto bianco, che riflette la
forte luce della stanza, si possono intravvedere la sagoma dei capezzoli
turgidi e l’ombra scura delle areole intorno. Non porta il reggiseno. Il
ventre è piatto e all’ombelico porta un brillantino luccicante. La minigonna
di jeans elasticizzato è aderente e cortissima, le gambe sembrano due
trampoli, tanto sono diritte e lunghissime. Una catenella dorata è
arrotolata sulla sua caviglia destra. Calza un paio di scarpette di vernice,
nere, dal tacco vertiginoso. Sicuramente non sono arrivati in motocicletta.
Il suo corpo è tutto una curva armoniosa. Nessuno sembra più interessato a
giocare.
La seconda, castana, ha un
volto affilato e lineamenti spigolosi, ma questo non ne deturpa il fascino
un po’ mascolino. Le labbra sono piene, gli occhi appaiono scuri, dallo
sguardo duro e profondo. Porta un top dal collo alto, rosso, che le risalta
la curva perfetta delle tettine. Due germogli piccolini spiccano al centro
delle coppe. Il ventre sembra scolpito nel marmo e i muscoli della pancia
guizzano ad ogni passo. Una vistosa tartaruga è in bella mostra sul suo
stomaco. Indossa un paio di pantaloni di pelle, bordeaux, che le fascia le
gambe muscolose e ben tornite come una seconda pelle. Sono molto bassi in
vita, estremamente aderenti sulla sua figura longilinea, e non lasciano
nulla all’immaginazione. Non vedi però l’elastico delle mutande. Forse non
ci sono. Deglutisci un sorso di succo di frutta. Ai piedi calza un paio di
stivaletti in tinta dalla zeppa altissima. Non osi respirare per paura che
la visione possa svanire.
Se vuoi restare ancora, vai
al 55.
Se vuoi andare in sala
giochi, vai al 108.
Se sei già stato in sala
giochi, torna al bancone del bar, andando al 54.
.3.
“Bianche!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è bianca. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.4.
“Viola!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è viola. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.5.
“Siete ancora in tempo per
cambiare idea, se volete rinunciare...”.
“Forza, fateci vedere di che
cosa siete capaci.”.
“OK, ma siete stati
avvertiti!”.
Vi avvicinate al bigliardino
e prendete le posizioni. Tu giochi in porta, il tuo amico in attacco.
Dall’altra parte: lui in difesa, lei all’attacco. Elisa, ti sta di fronte.
Per un momento smette di lisciarsi le mani, ti rivolge un sorriso sornione e
si raccomanda di giocare bene, perché vuole proprio vedere. Ruoti un poco le
manopole, prendi confidenza con il gioco. Il tuo compagno sta facendo
altrettanto. State saggiando il terreno per valutare i tempi di risposta dei
comandi. Siete pronti.
Compiaciuta e soddisfatta,
Elisa allarga un sorriso se possibile ancora più grande e lancia la pallina.
Comincia la partita. Blocchi senza difficoltà il suo primo assalto e ti
complimenti con lei; non gioca niente male. Intanto la coppietta sul divano
si sta scambiando i primi bacetti molto teneramente. Fate un primo gol,
assestando un colpo al nemico. Subito riprendono le frecciatine.
“Ero distratto, è stata tutta
fortuna!”.
Il tuo amico risponde ed
Elisa ribatte sullo stesso tono. Sta dicendo non so che cosa, quando ti
rendi conto che gli ultimi tre bottoni della sua camicetta sono
generosamente aperti sul davanti. Erano così anche prima? Forse non te ne
eri accorto. È china sul bigliardino con la testa bassa proprio davanti ai
tuoi occhi. Le puoi vedere le tette, grandissime, ballonzolare di qua e di
là ad ogni singolo movimento. Sei come ipnotizzato da quelle tettone che
oscillano, che sussultano, che palpitano. Riesci appena a bloccare un altro
colpo. Elisa è tutta impegnata, smanetta con foga le sue manopole, senza mai
staccare lo sguardo dalla pallina. Le puoi persino intravvedere il reggiseno
di pizzo bianco, forse un po’ troppo piccolo, che con molta fatica trattiene
quelle enormi mammelle che sembrano voler esplodere fuori dalla loro
prigione. La partita si fa interessante.
Il cazzo si gonfia fino a
farti male nei pantaloni e un gol passa anche dalla vostra parte. Questa
volta tocca agli avversari esultare e a voi incassare mestamente. Il tuo
compagno ti guarda male: era un tiro facile, ma ti è sfuggito. Pazienza!
Meno male che nessuno può vedere la tua erezione, il calcetto la nasconde
bene. Scrolli le spalle. Non devi distrarti. Il gioco riprende ma non riesci
a distogliere l’attenzione per non più di un secondo almeno da quella massa
di carne in movimento che ti sembra chiamare ad alta voce. Un altro gol ci
scappa. Ti aggiusti l’uccello con la mano. Più che un’esigenza è diventata
un’abitudine. Ti passi l’altra mano fra i capelli.
Bevi una sorsata dal tuo
succo di frutta. Hai la gola secca e non hai giustificazioni per il tuo
amico. Non dici niente. Incontri per un istante lo sguardo di Elisa: si sta
congratulando con il suo compagno di gioco della serata, e stanno quasi
gridando. La partita ricomincia ma non è facile impegnarsi. Per quanto
cerchi di seguire la pallina con gli occhi, lo sguardo ritorna
involontariamente da quelle parti. Le sue tette occupano tutto il tuo campo
visivo. Lo sta facendo apposta, non può non essersene accorta. Sta giocando
sporco. Non te ne importa nulla. Lo spettacolo che offre è imponente. Quelle
tettone sembrano essere dappertutto. Ovunque ti giri a guardare l’occhio ci
passa sopra. Continui a giocare e segnate un gol, ma anche un altro passa
dalla tua parte.
Là sotto il tuo animale ulula
disperatamente ed è diventato grosso e minaccioso come un orso arrabbiato.
Ti muovi un poco per riaggiustare la posizione e vedi che anche il tuo amico
ha capito qual è il problema. Si sta grattando le palle ed è tutto rosso in
viso. Bevi ancora dal tuo bicchiere e riprendete a giocare. Elisa si
accanisce vigorosamente, come se dal risultato ne dipendesse la propria vita
e le sue gemelle sobbalzano di continuo. Con tutto quel movimento, l’areola
scura di un capezzolo enorme come le tette è scappata fuori dal reggiseno.
Non c’è verso di concentrarsi in nessun modo. Adesso che anche il tuo
compagno è distratto la partita diventa un disastro. Prendete un gol e un
altro ancora. Il gioco vi sfugge di mano.
Naturalmente perdete la
partita, clamorosamente e in silenzio. Non c’è stato niente da fare,
impegnarsi è diventato impossibile. Non pronunciate neanche una parola.
Riuscite soltanto ad incassare sportivamente le punzecchiature di tutti e
due che giustamente se la godono. Se non altro Elisa è felice. Viene dalla
tua parte e ti getta le braccia al collo. Non dici niente, non ti sottrai
dal suo abbraccio. Il tuo cazzo è duro come il marmo, se ne potrebbe
accorgere. Non fai niente per impedirlo. Si distacca dal tuo corpo eccitato
ed è un po’ arrossita sulle guance. Torna al divano e si gira verso la luce
di un faretto per prendere qualcosa dalla borsetta. Chissà cosa cazzo ci
tiene là dentro?
Nella sala giochi siete
rimasti solo voi quattro e la coppia sul divano che ormai sta limonando con
passione. Il tuo amico si avvicina e ti dà un colpetto rassicurante sulla
spalla. Non c’è bisogno di parlare, vi siete capiti lo stesso. Non è stata
colpa vostra. Quando la natura chiama gli uccelli rispondono, e le vostre
bestie sono particolarmente ricettive ai richiami femminili. Non potevate
vincere, siete stati fregati. Elisa fa ritorno ed i bottoni della sua
camicetta sono chiusi. Che stronza! Pagate da bere e fate un altro giro.
L’atmosfera si distende in fretta, la sconfitta non brucia più tanto. La
prossima volta vi rifarete. Decidono di andare a fare un tour, forse al pub,
poi in discoteca, e ti chiedono se vuoi andare con loro.
“No, grazie, magari ci
vediamo dopo”.
Non sei nemmeno tentato di
andare con loro. Hai ben altri progetti per quella sera e ti basta pensare a
Rossana per eccitarti un’altra volta. Elisa si solleva sulla punta dei piedi
e ti dà un bacetto sulla guancia. Abbassa lo sguardo e arrossisce
nuovamente. Ti guarda negli occhi e la sua espressione sembra dire: ma ce
l’hai sempre in tiro? Le sorridi. Vi salutate tutti e vi ripromettete di
trovarvi più tardi. Se ne vanno.
Fuori si è fatto buio ma è
ancora presto. Ti siedi al tavolo per dare un’occhiata al giornale. Bevi un
sorso dal tuo ultimo succo di frutta. Siete rimasti solo tu e quegli altri
due sul divano. Sono appiccicati come mosche sulla carta moschicida e le
mani del ragazzo sono sparite sotto i vestiti della ragazza. Decidi di
togliere il disturbo. Prendi il tuo bicchiere e te ne vai altrove.
Se vuoi andare alla sala
biliardo, vai al 146.
Se sei già stato nella sala
biliardo, torna al bancone del bar, andando al 54.
.6.
Zigzagando fra i tavoli
attraversi la sala e ti dirigi verso la porta al centro. Entri
nell’antibagno. È molto grande, è quasi più spazioso della saletta bar che
se ne sta nell’altra stanza. Davanti a te sulla parete opposta all’entrata,
ci sono tre grossi lavandini sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a
destra e a sinistra ci sono altre due porte. La toilette degli uomini e
quella delle donne. Da quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori
sospetti.
Uno sfregamento leggero, un
suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione
sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta
del bagno delle donne che è chiusa ed accosti un orecchio. Puoi chiaramente
sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un guardone ma
sbirceresti volentieri dal buco della serratura se questa non fosse del
tipo: che si possono chiudere con una manovella dall’interno e si possono
aprire con una moneta dall’esterno. Il foro per la chiave non c’è. Cosa sta
davvero succedendo là dentro?
“Sì, dai, dai!”.
Hai udito una voce; è stato
appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce
di un uomo e non è solo dietro a quella porta. Ti tornano alla mente le
consumazioni abbandonate sui tavoli. Qualcuno lì dentro se la sta spassando!
Immaginare adesso cosa sta succedendo è molto facile. L’uccello preme contro
i pantaloni e sei tentato di abbassare la maniglia per constatare di
persona, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi c’è lì dentro e
soprattutto non sai come potrebbero reagire.
Non vuoi essere scoperto a
spiare, non vuoi fare la figura del salame, con fatica ti allontani dalla
porta ed entri nell’altra. Il bagno degli uomini. La stanzetta è molto
piccola. Pulita, imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che
la riempie tutta. Non c’è altro. Chissà com’è il bagno delle donne? Ti
sbottoni la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo
che spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta
e lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non
combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta
ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni
nell’antibagno.
Nella toilette delle donne i
cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il
rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In
fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo
specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere
nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sospetti qualcosa.
Sarebbe la fine del loro rapporto e questo non deve succedere. Ti ravvii i
capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di
rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il
disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Preferita.
Esci dall’antibagno, andando
al 49.
.7.
Un gruppo di persone molto
chiassose si siede occupando quel tavolo prenotato che si interpone tra il
tuo e il suo. È come se avessi preso la scossa e vieni bruscamente
richiamato alla realtà. Probabilmente si tratta di un’intera famiglia.
Seduti a tavola ci sono un uomo e una donna, una persona più anziana, due
ragazzi e una ragazzina. Non puoi vedere più niente. Di ciò che supponi
essere lei, puoi scorgere al massimo qualche macchia confusa di colore. Va
bene così! Quella bellissima donna ti aveva stregato.
I giovani sono rumorosi.
Finisci in fretta la tua pizza, sei un po’ irritato dalla confusione che
fanno. Prendi un caffè e chiedi il conto. Mentre ti avvii verso la cassa non
puoi trattenerti dal darle un ultimo sguardo. Dio, quanto è bella! Lei
sorride un’altra volta al suo compagno ma non si gira dalla tua parte e non
ti rivolge nemmeno un’occhiata. Il cazzo sta ancora gridando aiuto nelle tue
mutande e ti sorprendi che gli altri non lo possano udire.
Raggiungi la cassa e ti metti
in fila per pagare. È quasi il tuo turno e ti stai avvicinando al bancone
quando la vedi passarti accanto. Segui l’ondeggiare ipnotico del sedere sino
alla porta del bagno. Appoggia una mano sulla maniglia e il tempo si ferma
per un istante. Si volge per un momento soltanto dalla tua parte e abbozza
un sorriso. Gli occhi le brillano, la sala si illumina. Inarca la schiena
flessuosa e abbassa la maniglia. Scompare oltre la soglia. E adesso?
Giri la testa per guardare al
suo tavolo: il suo accompagnatore è tutto impegnato con i resti della sua
pizza. Rigiri la testa. Al di là del banco il gestore della pizzeria ti sta
guardando negli occhi e aspetta con lo scontrino in mano.
Se vuoi seguirla, paga il
conto e vai in bagno, andando al 143.
Se non la vuoi seguire, paga
il conto ed esci dalla pizzeria, andando al 50.
.8.
Zigzagando fra i tavoli
attraversi la sala e ti dirigi verso la porta al centro. Entri
nell’antibagno. È molto grande, è quasi più spazioso della saletta bar che
se ne sta nell’altra stanza. Davanti a te sulla parete opposta all’entrata,
ci sono tre grossi lavandini sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a
destra e a sinistra ci sono altre due porte. La toilette degli uomini e
quella delle donne. Da quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori
sospetti.
Uno sfregamento leggero, un
suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione
sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta
del bagno delle donne che è socchiusa ed accosti un orecchio. Puoi
chiaramente sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un
guardone ma resistere alla tentazione di dare una sbirciatina è impossibile.
Avvicini l’occhio alla fessura tra la porta e lo stipite, che è molto
ridotta e guardi cosa sta davvero succedendo.
“Sì, dai, dai!”.
Hai udito una voce; è stato
appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce
di un uomo e non è solo lì dentro. Dall’angolazione scomoda riesci a
intravvedere due figure indistinte. Una se ne sta in piedi e con le spalle
al muro, l’altra invece se ne sta piegata sulle ginocchia ai suoi piedi. Non
riesci a vedere molto altro, l’angolo di osservazione non è esattamente
l’ideale. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di aprire la
porta per constatare meglio, magari per partecipare attivamente, ma non sai
chi sono e soprattutto non sai come potrebbero reagire.
Sei stato molto attento a non
farti sorprendere. Ti sei mosso piano, senza fare rumore, ma non lo hai
fatto abbastanza. Evidentemente con la testa devi aver sfiorato la porta che
si apre di qualche centimetro. Trattieni il respiro e non osi muoverti per
quasi un minuto. Fortuna che lì dentro sono molto impegnati. Adesso puoi
distinguere l’uomo appoggiato al muro. L’espressione estasiata sul volto,
gli occhi chiusi, i pantaloni calati sino alle caviglie. Con le mani
trattiene la testa di una donna con il viso all’altezza del suo pube e la
muove avanti e indietro. Non puoi distinguere i dettagli perché lei ti volge
le spalle. Lentamente riaccosti la porta. Ti è andata bene.
Non vuoi sfidare
ulteriormente la fortuna, non vuoi essere scoperto a spiare, non vuoi fare
la figura del salame e con fatica ti allontani da quella porta ed entri
nell’altra. Nel bagno degli uomini. La stanzetta è molto piccola. Pulita,
imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che la riempie tutta.
Non c’è altro. Il bagno delle donne ti era sembrato più grande. Ti sbottoni
la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo che
spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta e
lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non
combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta
ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni
nell’antibagno.
Nella toilette delle donne i
cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il
rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In
fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo
specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere
nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sai qualcosa. Sarebbe la
fine del loro rapporto orale e questo non deve succedere. Ti ravvii i
capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di
rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il
disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Preferita.
Esci dall’antibagno, andando
al 49.
.9.
Ti alzi dallo sgabello e ti
dirigi verso la porta del bagno che prima non avevi notato.
Entri nell’antibagno. È molto
grande, è quasi più spazioso della sala bar che se ne sta nell’altra stanza.
Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini
sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono
altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da
quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.
Uno sfregamento leggero, un
suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione
sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta
del bagno delle donne che è chiusa ed accosti un orecchio. Puoi chiaramente
sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un guardone ma
sbirceresti volentieri dal buco della serratura se questa non fosse del
tipo: che si possono chiudere con una manovella dall’interno e si possono
aprire con una moneta dall’esterno. Il foro per la chiave non c’è. Cosa sta
davvero succedendo là dentro?
“Sì, dai, dai!”.
Hai udito una voce; è stato
appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce
di un uomo e non è solo dietro a quella porta. Ti tornano alla mente le
consumazioni lasciate sul tavolino, le sigarette e l’accendino. Qualcuno lì
dentro se la sta spassando! Immaginare adesso cosa sta succedendo è molto
facile. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di abbassare la
maniglia per constatare di persona, magari per partecipare attivamente, ma
non sai chi c’è lì dentro e soprattutto non sai come potrebbero reagire.
Non vuoi essere scoperto a
spiare, non vuoi fare la figura del salame, con fatica ti allontani dalla
porta ed entri nell’altra. Il bagno degli uomini. La stanzetta è molto
piccola. Pulita, imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che
la riempie tutta. Non c’è altro. Chissà com’è il bagno delle donne? Ti
sbottoni la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo
che spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta
e lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non
combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta
ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni
nell’antibagno.
Nella toilette delle donne i
cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il
rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In
fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo
specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere
nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sospetti qualcosa.
Sarebbe la fine del loro rapporto e questo non deve succedere. Ti ravvii i
capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di
rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il
disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Chiacchierina.
Torni al bancone del bar,
andando al 51.
.10.
La rivelazione ti ha colpito
come uno schiaffo. Ecco il perché del totale disinteresse da parte dei
maschietti per le attenzioni suscitate dalle femminucce. Ecco spiegato il
perché dello sguardo serioso da parte della bellezza castana quando hai
sbirciato le mammelle della Bellissima Biondina mentre raccoglieva le sue
palline dalla scatola. Adesso capisci perché dopo avere lanciato la propria
boccetta gli uomini si ritiravano sempre nell’angolino a confabulare,
lasciando così il campo aperto agli sguardi indiscreti. Sono tutti gay!
Dunque la scelta delle coppie nel gioco non è stata casuale. Probabilmente
restano invariate anche nella vita reale; uomo-uomo, donna-donna. E tu che
pensavi fosse una sfida tra sessi opposti.
Il tuo amico sta ancora
respirando faticosamente. Andiamo bene: oltre che maniaco, è pure un
perverso!
Le normali attività nella
sala sono riprese e il quartetto si è riunito. Hanno tutti una bottiglietta
in mano con una fettina dentro di limone. Tre sono corone, delle birre
leggere, l’altra è un’acqua brillante, una bibita amarognola. La biondina
sta succhiando golosamente dal collo della sua bevanda analcolica. Dio,
riesce ad essere sensuale persino quando beve! Cerchi di intercettare lo
sguardo pensieroso della stupenda castana dagli occhi scuri. Ci riesci. Le
sorridi e lei contraccambia inarcando impercettibilmente un angolo delle
labbra carnose. È arrivato il momento di lasciare la stanza. Qui non si può
combinare nulla, e guardare non basta. Raccogli quel che resta del tuo succo
di frutta, saluti e vai altrove.
Se vuoi andare in sala
giochi, vai al 108.
Se sei già stato in sala
giochi, torna al bancone del bar, andando al 54.
.11.
Un cameriere si avvicina a
loro e li guida nella tua direzione. Sorseggi un goccio della bibita che hai
ordinato e distogli lo sguardo mostrando indifferenza ma con la coda
dell’occhio continui ad osservare la sua avanzata. Lei si muove con grazia
in mezzo ai tavoli ancheggiando naturalmente. Le pulsazioni del cuore sono
aumentate e il respiro si è ingrossato. Incroci le dita; stai ribollendo
dentro e non sai il perché.
Il cameriere li conduce sino
a qualche tavolo più in là del tuo. Fa loro cenno di accomodarsi e loro si
siedono. Speravi che fossero più vicini per godere almeno della compagnia
della sua voce durante la cena. Peccato! Lui ti volge le spalle e lei gli
sta di fronte, ma almeno dalla tua posizione la puoi vedere chiaramente in
tutto il suo splendore.
Sta sorridendo al suo
compagno e il viso le si illumina. Non porta rossetto, ma le sue labbra sono
meravigliose e lucide, forse si è passata sopra la lingua. Gli occhi sono
vivaci e verdissimi, le ciglia folte e lunghissime, potresti anche
impazzire. Lo stomaco ti si contrae, ma non per la fame.
Stai ancora aspettando la tua
pizza e non hai nient’altro di meglio da fare, perciò discretamente decidi
di continuare la tua indagine. Ha appoggiato un gomito sul tavolo e il mento
sulla palma della mano come una bambina imbronciata ed una ciocca di capelli
neri le è ricaduta davanti al volto e sul seno. È deliziosa! Continui a
scendere con lo sguardo. Il tavolo non ha quattro gambe agli angoli ma una
sola al centro come tutti gli altri della pizzeria, ed è un po’ disallineato
rispetto al tuo, così le puoi scorgere perfettamente le gambe abbronzate.
Indugi un istante sulle scarpe dal tacco altissimo e un altro sulla fascetta
che le avvolge la caviglia, poi le risali le curve armoniose dei polpacci,
sino a giungere alle ginocchia: quelle gambe sembrano infinite e per un
attimo corri ai suoi occhi verdi, non ti guarda, non ti vede, sicuramente
non si è neppure accorta della tua presenza nella sala. Ti guardi intorno.
Tutti sono tornati alle proprie faccende, da seduta lei non è più tanto
appariscente e dalla tua posizione tu sei l’unico che le può scorgere così
bene le gambe. Riabbassi lo sguardo e ti perdi completamente sulle curve
voluttuose delle sue cosce. Sono ben tornite e sono perfette.
Il cazzo ti sta scoppiando.
Aggiusti la posizione sulla sedia e con una mano ti smuovi l’uccello. Ce la
farai a mangiare? Chissà! Sollevi faticosamente lo sguardo. Dispieghi il
tovagliolo e ci disponi sopra le posate per distrarti, per non essere
insistente, ma l’occhio ritorna sempre alle curve delle sue gambe. Ovunque
volgi lo sguardo per distrarre la tua attenzione, involontariamente gli
occhi ci passano sopra senza farlo apposta. Bevi un’altra sorsata dal tuo
boccale, hai la gola secca.
Arriva la tua pizza e lei
ordina la sua. Tra un boccone e l’altro continui ad ammirarla
appassionatamente, come se si trattasse di un dipinto splendido. E in
effetti è splendida! Stai ancora scandagliando i recessi più profondi e
nascosti che si trovano sotto al suo tavolo, quando scosta appena la sedia e
con naturalezza accavalla disinvoltamente le gambe. Un boccone ti va di
traverso.
Un lampo bianco ti attraversa
il cervello. Con lo sguardo ritorni sotto il tavolo. Le gambe sono
completamente esposte alla tua vista. La gonna già cortissima è risalita
ulteriormente sulle cosce e un triangolino magnifico e bianco appare adesso
all’altezza del suo pube. Le puoi intravvedere un pezzettino magico delle
mutandine. Alcuni colpi di tosse ti scuotono il petto e ti sfuggono dalla
gola, improvvisamente entrambi contratti e per poco non soffochi.
Lei se ne accorge e
intercetta il tuo sguardo. Uno scintillio di rabbia le brilla negli occhi
per un momento e subito scavalla le gambe e le rivolge dall’altra parte.
Meglio così! Ne sei quasi contento perché non era facile deglutire. Ti
scoccia, però, avere fatto una figura del cazzo. Ti riprendi e ricominci a
mangiare. Continui a lanciarle occhiate furtive: fa finta di niente e
continua a sorridere, ad annuire al suo compagno che continua a parlare.
Evidentemente non glielo ha detto perché non si è neppure voltato per
scoccarti un’occhiata di traverso, tu lo avresti fatto al suo posto e
intanto portano la loro pizza.
Vai al 101.
.12.
“Se volete rinunciare, siete
ancora in tempo per cambiare idea”.
“Forza allora, fateci vedere
che cosa riuscite a combinare”.
“OK, ma siete stati
avvertiti.”.
Vi avvicinate al bigliardino
e prendete le posizioni. Tu giochi in porta, il tuo amico in attacco.
Dall’altra parte: lui in difesa, lei all’attacco. Elisa ti sta di fronte.
Per un momento smette di lisciarsi le mani, ti rivolge un sorriso sornione e
si raccomanda di giocare bene, perché vuole proprio vedere. Ruoti un poco le
manopole, prendi confidenza con il gioco. Il tuo compagno sta facendo
altrettanto. State saggiando il terreno per valutare i tempi di risposta dei
comandi. Siete pronti.
Compiaciuta e soddisfatta,
Elisa allarga un sorriso se possibile ancora più grande e lancia la pallina.
Comincia la partita. Blocchi senza difficoltà il suo primo assalto e ti
complimenti con lei; non gioca niente male. Intanto la coppietta sul divano
si sta scambiando i primi bacetti molto teneramente. Fate un primo gol,
assestando un colpo al nemico. Subito riprendono le frecciatine.
“Ero distratto, è stata tutta
fortuna!”.
Il tuo amico risponde ed
Elisa ribatte sullo stesso tono. Sta dicendo non so che cosa, quando ti
rendi conto che gli ultimi tre bottoni della sua camicetta sono
generosamente aperti sul davanti. Erano così anche prima? Forse non te ne
eri accorto. È china sul bigliardino con la testa bassa proprio davanti ai
tuoi occhi. Le puoi vedere le tette, grandissime, ballonzolare di qua e di
là ad ogni singolo movimento. Sei quasi ipnotizzato da quelle tettone che
oscillano, che sussultano, che palpitano. Riesci appena a bloccare un altro
colpo. Elisa è tutta impegnata, smanetta con foga le sue manopole, senza mai
staccare lo sguardo dalla pallina. Le puoi persino intravvedere il reggiseno
di pizzo bianco, forse un po’ troppo piccolo, che con molta fatica trattiene
quelle enormi mammelle che sembrano voler esplodere fuori dalla loro
prigione. La partita si fa interessante.
Il cazzo si gonfia
prepotentemente nei tuoi pantaloni e un gol passa anche dalla vostra parte.
Questa volta tocca agli avversari esultare e a voi incassare mestamente. Il
tuo compagno ti guarda male: era un tiro facile, ma ti è sfuggito. Pazienza!
Meno male che nessuno può vedere la tua erezione, il calcetto la nasconde
bene. Scrolli le spalle. Non devi distrarti. Il gioco riprende ma
distogliere l’attenzione da quella massa di carne in movimento che ti sembra
chiamare ad alta voce non è facile. Un altro gol ti scappa. Ti aggiusti
l’uccello con la mano. Più che un’esigenza è diventata un’abitudine. L’altra
mano te la passi nervosamente tra i capelli.
Prendi una sorsata dal tuo
bicchiere. Ti ritrovi con la gola secca e non hai giustificazioni per il tuo
amico. Non dici niente. Incontri per un istante lo sguardo di Elisa: si sta
congratulando con il suo compagno di gioco della serata, e stanno entrambi
gridando a squarciagola. La partita ricomincia. Ti devi impegnare. Cerchi di
seguire attentamente la pallina con gli occhi ma lo sguardo ritorna sempre
da quelle parti. Le sue tette occupano tutto il tuo campo visivo. Lo sta
facendo apposta, non può non essersene accorta. Sta giocando sporco, ma non
riuscirà a fregarti. Lei è carina, e lo spettacolo che offre è imponente,
però non può competere con la bellezza di Rossana. Il pensiero di
quest’ultima funge da deterrente e basta per ritrovare almeno in parte la
concentrazione. Giusto quel tanto sufficiente per giocare bene. Smantelli un
altro attacco insidioso di elisa e segnate una seconda volta. I commenti si
sprecano, siete nuovamente pari. Esultate con gioia. La pallina torna in
gioco. Quelle tettone sembrano essere dappertutto. Ovunque ti giri a
guardare il tuo occhio ci passa involontariamente sopra. Segnate un terzo
gol, ma anche un altro passa dalla vostra porta. La partita si sta facendo
più difficoltosa del previsto.
La tua Barista Preferita fa
da schermo costante tra te e quel seno grandioso, ma non puoi restare del
tutto indifferente davanti a quella visione spettacolare. Là sotto il tuo
animale ulula rabbiosamente ed è diventato grosso e minaccioso come un orso
furioso. Ti muovi un poco per riaggiustare la posizione e vedi che anche il
tuo amico ha capito qual è il problema. Si sta grattando le palle ed è tutto
rosso in viso. Bevi ancora dal tuo bicchiere e riprendete a giocare. Elisa
si accanisce vigorosamente, come se dal risultato ne dipendesse la propria
vita e le sue gemelle sobbalzano di continuo. Con tutto quel movimento,
l’areola scura di un capezzolo enorme come le tette è scappata fuori dal
reggiseno. Non c’è verso di non farci caso, la coda del tuo occhio esagitato
agisce da sola. Adesso che anche il tuo compagno è distratto la partita
diventa davvero difficile. Il gioco sembra sfuggirvi di mano. Incassate
un’altra rete.
Tocca a te richiamare
all’attenzione il tuo amico che sembra diventato incapace di mantenere la
palla nella sua metà campo. Gli assesti una leggera gomitata sul fianco e lo
richiami spesso al gioco. Improvvisamente non azzecca più nemmeno un tiro in
porta. Ti ritrovi a giocare da solo. Sei costretto a ribattere colpo su
colpo e a forza di rimandare la palla nel mezzo della mischia riesci persino
a segnare qualche rete. I progressi sono molto lenti e nella moltitudine di
assalti che sei costretto a subire da parte di Elisa e non solo della sua
pallina, qualche gol ti scappa. La partita sembra equilibrata: loro non sono
particolarmente bravi ma sono in due, mentre il tuo compagno sembra partito
totalmente, la sua influenza è del tutto marginale e tu sei irrequieto e
turbato dal panorama. Siete tutti affaticati.
Riuscire a vincere la partita
è risultato sfiancante e quasi impossibile, ma ce l’avete fatta. Infine il
tuo amico ha ritrovato un briciolo di autocontrollo e concludere è stato
semplice. Più che una partita di bigliardino è sembrata una maratona
chilometrica. Siete tutti stanchissimi e il finale ve lo siete conquistato
sulla resistenza. Gli avversari sono in silenzio, non c’è stato niente da
fare. L’imbroglio non è bastato. Sono ammutoliti, non pronunciano neanche
una parola. Riescono soltanto ad incassare sportivamente le punzecchiature
di tutti e due che giustamente ve la godete. Elisa è infelice e un pochino
ti dispiace. Viene dalla tua parte e ti getta le braccia al collo. Non dice
niente, non ti sottrai dal suo abbraccio. Il tuo cazzo è duro come il marmo,
se ne potrebbe benissimo accorgere. Non fai niente per impedirlo. Si
distacca dal tuo corpo eccitato ed è un po’ arrossita sulle guance. Torna al
divano e si gira verso la luce di un faretto per prendere qualcosa dalla
borsetta. Chissà cosa cazzo ci tiene là dentro?
Nella sala giochi siete
rimasti solo voi quattro e la coppia sul divano che ormai sta limonando con
passione. Ti avvicini al tuo amico e gli dai un colpetto incoraggiante sulla
spalla. Non c’è bisogno di parlare, vi siete capiti lo stesso. Siete stati
grandi. Adesso vorreste incassare il vostro premio, e non solo da bere. Vi
guardate negli occhi. Quando la natura chiama gli uccelli rispondono. La
cercate con lo sguardo. Le vostre bestie sono particolarmente ricettive ai
richiami femminili e si stanno agitando nelle loro gabbie. Elisa fa ritorno
ed i bottoni della sua camicetta sono ermeticamente chiusi. Che stronza! Ci
rimanete male.
Pagano da bere e fate un
altro giro. L’atmosfera si ridistende in fretta, si vede che la sconfitta
non brucia più tanto. La prossima volta si rifaranno, si ripetono, ma voi
non ne siete così convinti. Decidono di andare a fare un tour, forse al pub,
poi in discoteca, e ti chiedono se vuoi andare con loro.
“No, grazie, magari ci
vediamo dopo”.
Non sei nemmeno tentato di
andare con loro. Hai ben altri progetti per quella sera e ti basta pensare a
Rossana per eccitarti un’altra volta. Elisa si solleva sulla punta dei piedi
e ti dà un bacetto sulla guancia. Abbassa lo sguardo e arrossisce
nuovamente. Ti guarda negli occhi e la sua espressione sembra dire: ma ce
l’hai sempre in tiro? Le sorridi. Vi salutate tutti e vi ripromettete di
trovarvi più tardi. Se ne vanno.
Fuori si è fatto buio ma è
ancora presto. Ti siedi al tavolo per dare un’occhiata al giornale. Bevi un
sorso dal tuo ultimo succo di frutta. Siete rimasti solo tu e quegli altri
due sul divano che sono appiccicati come mosche sulla carta moschicida e le
mani del ragazzo sono sparite sotto i vestiti della ragazza. Decidi di
togliere il disturbo. Prendi il tuo bicchiere e te ne vai altrove.
Se vuoi andare alla sala
biliardo, vai al 146.
Se sei già stato nella sala
biliardo, torna al bancone del bar, andando al 54.
.13.
Fa ritorno dopo qualche
minuto con un vassoio in mano che vuota nella pattumiera. Torna al di là del
banco e lo deposita in un angolo. Ti guarda e il viso le si illumina di
nuovo splendore. I suoi modi di fare sono semplici, diretti, accattivanti e
genuini. È bellissima! Sei attratto dai suoi occhioni incredibilmente grandi
e luminosi. Sono vivaci, brillanti, color nocciola intenso. Ti smarrisci per
un istante ad ammirarli e lei allarga un sorriso incoraggiante. Le sue
ciglia sono sottili e foltissime, rossicce come i capelli. Apre il rubinetto
dell’acqua e si lava le mani.
“Vuoi qualcosa?”.
“Direi proprio di sì!”.
Abbassi appena la testa e le
rivolgi uno sguardo lascivo che non lascia dubbio alcuno sui tuoi veri
desideri.
“Maiale, mi sa che per quello
dovrai aspettare”.
“In questo caso, mi
accontenterò di un succo di frutta.”.
Risollevi il mento e le
mostri l’espressione più delusa che riesci a trovare. Lei ti sorride
furbescamente e si abbassa sotto il bancone per frugare nel frigorifero.
Conosce bene i tuoi gusti, non c’è bisogno di chiederti come lo vuoi. Si
rialza con una bottiglietta in mano, la stappa e la versa in un bicchiere.
Il suo sguardo è malizioso e provocatorio.
“Ci vuoi del ghiaccio?”.
“Sì, molto, credo proprio di
averne bisogno.”.
Ti sorride teneramente e
abbassa gli occhi sul lavello. Alcune cose aspettano di essere lavate. La
vedi pensierosa per un momento solo, poi uno scintillio raggiante le passa
sul volto grazioso. Getta da parte lo strofinaccio che aveva lasciato lì
accanto. Esce dal bancone, ti afferra per una mano, ti trascina nell’altra
sala. Scosta una sedia e ti fa sedere. Appoggia il succo di frutta sul
tavolo e ti si accomoda di fronte. Ti afferra le mani, incomincia a
raccontarti della sua settimana. Di tanto in tanto, tra una cosa e l’altra,
si inumidisce le labbra invitanti con la linguetta serpentina. È favolosa! I
suoi denti sono bianchissimi e il suo sorriso è contagioso.
La massa spettinata e
ribelle, di capelli rossi che cerca disperatamente di tenere raccolti dietro
la nuca, non si può trattenere in nessun modo. Riccioli ramati le scappano
fuori da tutte le parti. Le finiscono sul viso e sul naso di continuo e lei
se li scosta con le dita o li soffia via. Quasi non ci fa più caso, le viene
ormai spontaneo. È diventata un’abitudine. Arriva a parlarti delle sue
ultime avventure amorose. Beve un sorso dal tuo bicchiere senza mai
distogliere lo sguardo dalla tua espressione adorante e trasognata. Il
discorso si fa piccante e lussurioso.
Un piedino impertinente
intanto si muove sotto il tavolo. Deve essersi sfilata lo zoccolo perché
puoi sentire le dita del piede nudo risalire lentamente sul polpaccio. Si
arrampicano delicatamente. Le tue pulsazioni aumentano nelle tempie e il
sangue inizia a ribollire nelle vene. Lei si sta divertendo. Fa tutto parte
del vostro gioco. Vuole soltanto stuzzicarti e ci riesce facilmente. Stai
per impazzire.
Due ragazzini escono dalla
sala giochi per prendere dei gettoni. Rossana si alza e torna al banco.
Senti uno scampanellio, la porta del bar si apre due volte. Prendi il tuo
bicchiere e la raggiungi. Sono entrate diverse persone e ti fai da parte per
lasciarla lavorare agevolmente. Comincia a fare dei caffè e la porta si apre
ancora. Capisci che non c’è più tempo per restare soli, lei deve lavorare,
non è lì per bighellonare. Ti si avvicina e ti sussurra qualcosa
nell’orecchio e tu le rispondi.
“Mi aspetterai sino alla
chiusura?”.
“Ci puoi scommettere!”.
“Allora ci vediamo dopo.”.
Guardi l’orologio. L’orario
degli aperitivi è imminente. Tra non molto i clienti arriveranno tutti
insieme. Fuori non è ancora buio e tu non hai abbastanza fame. Mangerai più
tardi, devi comunque aspettare tutta la sera. Senti che questa è la volta
buona. Rossana dovrà mantenere la promessa. Decidi di liberare il posto al
bancone. Raccogli il tuo succo di frutta, saluti l’amica e speranzoso ti
allontani.
Se vuoi andare in sala
giochi, vai al 108.
Se vuoi andare alla sala
biliardo, vai al 146.
.14.
Una nube di elettroni
impazziti ti ronza nella mente e ti offusca il cervello. Sei talmente
eccitato che pur di intingere il biscottino nel caffelatte saresti persino
disposto a pagare. Adesso ti alzi e vai da lei. Prostituta oppure no, il
richiamo è stato grande, irresistibile. Tutto il resto non ha nessuna
importanza. Ti pieghi in avanti e stai per scostare la sedia dal tavolo per
alzarti in piedi, quando qualcosa ti riporta bruscamente alla realtà. Le
gambe si richiudono di scatto e un istante dopo Rossana appare da una delle
arcate più vicine. Prende una sedia e ti si accomoda accanto.
“E quello non lo finisci?”.
Il suono della sua voce ha
come spezzato le barriere dell’incantesimo che ti aveva stregato. Subito
ritrovi la ragione e il buon senso perduto. Recuperi il controllo delle tue
azioni, ti viene da ridere, la guardi e le sorridi sinceramente. Hai a tua
disposizione la donna più bella del mondo e nonostante tutto saresti stato
tentato di farti scappare l’occasione di poterla finalmente avere per una
sveltina soltanto. Abbassi lo sguardo sui resti del tuo panino.
“Ti prego, non ce la posso
fare.”.
“Lo sapevo, non ti è
piaciuto”.
Il suo viso si abbassa. La
sua espressione diventa improvvisamente triste. Sporge all’infuori le
labbra, aggrotta la fronte. I suoi splendidi occhioni nocciola sono
supplichevoli e ci puoi vedere brillare dentro tutte le lacrime di questo
mondo. Guardi un’altra volta ciò che resta del tuo panino. Forse qualche
boccone puoi ancora farcelo stare. Allunghi in avanti una mano per
prenderlo, ma lei scoppia a ridere.
“Dai, che stavo solo
scherzando... non voglio mica farti star male”.
Ti si aggrappa al braccio e
ti si stringe addosso. Ti senti sollevato da quel contatto caldo, il suo
corpo è morbido e profumato di lavanda. Le passi il braccio intorno alle
spalle e la stringi forte al petto. Sempre ridendo ti dà un bacetto sulla
guancia e ti rilassi appena. Una manina ti si appoggia sulla patta dei
jeans: il tuo cazzo in piena erezione sussulta lievemente nella sua mano.
Stringe le dita e ti sussurra nell’orecchio.
“Sono io che ti faccio questo
effetto, o sono le due prostitute al tavolo?”.
Sei stato spiazzato e con un
bisbiglio raggiri la domanda.
“Come sai che sono due
prostitute?”.
“Si vede, e lavoro qui da
abbastanza tempo, per sapere tutto ciò che c’è da sapere”.
“Te lo hanno detto loro?”.
“Mi sembri molto interessato,
se vuoi ti sistemo un appuntamento”.
Fa per alzarsi dalla sedia e
non dubiti neppure per un momento che avrebbe il coraggio di andare al loro
tavolo per farlo sul serio. La trattieni con forza e la costringi a
risedersi.
“Ma smettila, figurati se
sono interessato... non vedi che sono completamente rifatte.”.
“Hmmm, allora perché lo vuoi
sapere?”.
“Me l’hai messa tu la pulce
nell’orecchio, sono solo curioso.”.
Ti fissa negli occhi e non
sembra troppo convinta ma non ha mai smesso di sorridere. Dio, com’è bella!
Ti accosti al suo viso e le dai un bacino sul naso pieno di lentiggini.
“Va bene... vengono qui quasi
tutte le sere, poco prima dell’ora di chiusura, per mangiare qualcosa prima
di andare a lavorare; me lo ha detto un cliente che è stato adescato proprio
qua dentro. Mi ha detto anche di avere passato la notte più intensa della
sua vita. Fuoco puro, ha detto. Se vuoi sei ancora in tempo”.
Nuovamente cerca di scattare
in piedi e la devi trattenere una seconda volta.
“Sta’ ferma, non dire
sciocchezze.”.
“Sei sicuro?”.
“Lascia perdere.”.
“Guarda che potrebbe valerne
la pena.”.
“Guarda che potrei anche
cambiare idea.”.
Tira fuori la linguetta e ti
pianta un gomito nel fianco.
“Ed io, nel frattempo, ti
dovrei aspettare?”.
“Perché no?”.
“E se non ti aspettassi?”.
“Pazienza, sarà per un’altra
volta.”.
Infila di nuovo la mano sotto
il tavolo e ti prende i coglioni che rimangono ben nascosti alla vista e te
li stringe un pochino. Ti sorride ma gli occhi sono minacciosi.
“Non dicevo mica sul serio”.
“Se fai una cosa del genere,
voglio esserci anch’io.”.
“OK, OK, vorrà dire che ti
chiamo; se mi dai il numero di telefono...”.
“Niente da fare,
furbacchione, te lo devi guadagnare.”.
“A proposito, come sei
messa?”.
“Dunque, vediamo: il bagno è
stato lavato, la sala giochi è già chiusa da un pezzo, la sala biliardo
anche, e la saletta del bar è a posto. Mi resta soltanto da pulire in ultimo
la macchina del caffè e teoricamente ho finito. Qui ci pensa mia sorella
domani mattina.”.
Le due donne si alzano in
piedi con i resti delle loro consumazioni in mano e si avviano alla cassa.
Rossana ti scompiglia i capelli come fa sempre, e poi le raggiunge. Ti
rialzi e ne segui l’esempio. Appoggi le tue cose sul bancone e torni
indietro per prendere il resto. Senti la porta tintinnare un’ultima volta.
Siete rimasti soli.
Ti rifiuti di ascoltare le
sue proteste. Prendi dal banco lo strofinaccio e il detersivo spray e
ritorni di là per pulire dove hai sporcato. Senti la saracinesca abbassarsi
fino a metà. Ti fai dare la scopa; non c’è rimasto granché da spazzare,
Rossana era già passata prima, ma una ripassatina veloce nella sala dei
tavoli ce la dai comunque. Quando arrivi nella saletta i sacchetti della
spazzatura sono stati fatti. Li raccogli e li vai a buttare. Lei ti sorride
e ti ringrazia.
Rientri nel bar e la trovi
quasi pronta. Non indossa più il camice fucsia e nemmeno gli zoccoli. Si sta
infilando al piede sinistro l’ultimo sandalo bianco, comodo, sexy. Il
tacchettino delle sue calzature è basso, ma in compenso lei è alta e le
unghie rosse dei piedi spiccano come gemme al sole. Ho quasi finito, ti
dice. Si raddrizza velocemente e torna alla macchina del caffè per spegnerla
del tutto. L’asciuga per bene. Tu intanto ti siedi su uno sgabello per
contemplare meglio la sua figura eccelsa e per ammirare comodamente le sue
forme sublimi.
Ti volta la schiena
flessuosa: una nuvola vaporosa di capelli ramati le circonda costantemente
la testa nonostante la folta coda di cavallo che tenta di trattenerli. Una
maglia lunga di viscosa o di raso, lucida e brillante, color rosa shock,
leggera e svolazzante come la gonnellina le lascia scoperte entrambe le
spalle deliziose. Quel tessuto risulta talmente sottile, impalpabile, che
ogni sua curva si delinea prendendo perfettamente forma sotto ai tuoi occhi
beati. Le sue fattezze delicate ti si rivelano nitidamente ad ogni suo
movimento, ad ogni minimo sfioramento, ad ogni singolo respiro. Le puoi
chiaramente contare le vertebre della schiena incantevole, mentre si piega
per raccogliere qualcosa da terra. È bellissima! Si gira infine dalla tua
parte.
“Finito!”.
Si guarda attorno, come per
controllare che in giro non ci sia nessuno. Inclina il capo e ti rivolge un
sorriso allettante. Assume quella posa sensuale che le riesce così bene. Le
mani sui fianchi, i gomiti all’infuori, una gamba leggermente flessa. Che
spettacolo!
“Allora, di che colore sono
le mie mutande?”.
Tira 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 42.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 43.
Se i due numeri, sono uguali,
vai al 44.
.15.
Subito le ragazze esplodono
in escandescenze; sono troppo scandalizzate per rivolgerti una sola parola.
Le bestiole piegano tristemente in basso la testolina e si staccano l’una
dall’altra. Le due stronzette stanno ancora ragguagliando Chicco e Sissi
quando decidi di andartene. Non sei stato degnato neppure di uno sguardo,
figuriamoci di un ringraziamento.
Adesso sei pentito di averle
avvertite, perché non volevi disturbare così bruscamente il rapporto dei
loro cagnolini. La reazione che hanno avuto è stata scioccante e brutale,
dev’essere stato traumatizzante per gli animaletti. Che stronze!
Probabilmente, hai interrotto una delle poche occasioni che quelle
bestioline avevano trovato per accoppiarsi liberamente. L’unica consolazione
sta nel fatto che se ne sarebbero potute accorgere comunque molto
facilmente, anche senza il tuo intervento. Ti allontani in fretta, mentre le
due isteriche continuano a starnazzare. Parte del tuo buonumore se n’è
andato insieme a quello dei cagnolini.
Vai all’80.
.16.
Ti alzi dallo sgabello e ti
dirigi verso la porta del bagno che prima non avevi notato.
Entri nell’antibagno. È molto
grande, è quasi più spazioso della sala bar che se ne sta nell’altra stanza.
Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini
sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono
altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da
quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.
Uno sfregamento leggero, un
suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione
sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta
del bagno delle donne che è chiusa ed accosti un orecchio. Puoi chiaramente
sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un guardone ma
sbirceresti volentieri dal buco della serratura se questa non fosse del
tipo: che si possono chiudere con una manovella dall’interno e si possono
aprire con una moneta dall’esterno. Il foro per la chiave non c’è. Cosa sta
davvero succedendo là dentro?
“Sì, dai, dai!”.
Hai udito una voce; è stato
appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce
di un uomo e non è solo dietro a quella porta. Ti tornano alla mente le
consumazioni lasciate sul tavolino, le sigarette e l’accendino. Qualcuno lì
dentro se la sta spassando! Immaginare adesso cosa sta succedendo è molto
facile. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di abbassare la
maniglia per constatare di persona, magari per partecipare attivamente, ma
non sai chi c’è lì dentro e soprattutto non sai come potrebbero reagire.
Non vuoi essere scoperto a
spiare, non vuoi fare la figura del salame, con fatica ti allontani dalla
porta ed entri nell’altra. Il bagno degli uomini. La stanzetta è molto
piccola. Pulita, imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che
la riempie tutta. Non c’è altro. Chissà com’è il bagno delle donne? Ti
sbottoni la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo
che spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta
e lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non
combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta
ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni
nell’antibagno.
Nella toilette delle donne i
cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il
rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In
fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo
specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere
nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sospetti qualcosa.
Sarebbe la fine del loro rapporto e questo non deve succedere. Ti ravvii i
capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di
rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il
disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Chiacchierina.
Torni al bancone del bar,
andando al 164.
.17.
Un cameriere si avvicina a
loro e li guida nella tua direzione. Sorseggi un goccio della bibita che hai
ordinato e distogli lo sguardo mostrando indifferenza ma con la coda
dell’occhio continui ad osservare la sua avanzata. Lei si muove con grazia
in mezzo ai tavoli ancheggiando naturalmente. Le pulsazioni del cuore sono
aumentate e il respiro si è ingrossato. Incroci le dita; stai ribollendo
dentro e non sai il perché.
Il cameriere li conduce sino
a qualche tavolo più in là del tuo. Fa loro cenno di accomodarsi e loro si
siedono. Speravi che fossero più vicini per godere almeno della compagnia
della sua voce durante la cena. Peccato! Lui ti volge le spalle e lei gli
sta di fronte, ma almeno dalla tua posizione la puoi vedere chiaramente in
tutto il suo splendore.
Sta sorridendo al suo
compagno e il viso le si illumina. Non porta rossetto, ma le sue labbra sono
meravigliose e lucide, forse si è passata sopra la lingua. Gli occhi sono
vivaci e verdissimi, le ciglia folte e lunghissime, potresti anche
impazzire. Lo stomaco ti si contrae, ma non per la fame.
Stai ancora aspettando la tua
pizza e non hai nient’altro di meglio da fare, perciò discretamente decidi
di continuare la tua indagine. Ha appoggiato un gomito sul tavolo e il mento
sulla palma della mano come una bambina imbronciata ed una ciocca di capelli
neri le è ricaduta davanti al volto e sul seno. È deliziosa! Continui a
scendere con lo sguardo. Il tavolo non ha quattro gambe agli angoli ma una
sola al centro come tutti gli altri della pizzeria, ed è un po’ disallineato
rispetto al tuo, così le puoi scorgere perfettamente le gambe abbronzate.
Indugi un istante sulle scarpe dal tacco altissimo e un altro sulla fascetta
che le avvolge la caviglia, poi le risali le curve armoniose dei polpacci,
sino a giungere alle ginocchia: quelle gambe sembrano infinite e per un
attimo corri ai suoi occhi verdi, non ti guarda, non ti vede, sicuramente
non si è neppure accorta della tua presenza nella sala. Ti guardi intorno.
Tutti sono tornati alle proprie faccende, da seduta lei non è più tanto
appariscente e dalla tua posizione tu sei l’unico che le può scorgere così
bene le gambe. Riabbassi lo sguardo e ti perdi completamente sulle curve
voluttuose delle sue cosce. Sono ben tornite e sono perfette.
Il cazzo ti sta scoppiando.
Aggiusti la posizione sulla sedia e con una mano ti smuovi l’uccello. Ce la
farai a mangiare? Chissà! Sollevi faticosamente lo sguardo. Dispieghi il
tovagliolo e ci disponi sopra le posate per distrarti, per non essere
insistente, ma l’occhio ritorna sempre alle curve delle sue gambe. Ovunque
volgi lo sguardo per distrarre la tua attenzione, involontariamente gli
occhi ci passano sopra senza farlo apposta. Bevi un’altra sorsata dal tuo
boccale, hai la gola secca.
Arriva la tua pizza e lei
ordina la sua. Tra un boccone e l’altro continui ad ammirarla
appassionatamente, come se si trattasse di un dipinto splendido. E in
effetti è splendida! Stai ancora scandagliando i recessi più profondi e
nascosti che si trovano sotto al suo tavolo, quando scosta appena la sedia e
con naturalezza accavalla disinvoltamente le gambe. Un boccone ti va di
traverso.
Un lampo bianco ti attraversa
il cervello. Con lo sguardo ritorni sotto il tavolo. Le gambe sono
completamente esposte alla tua vista. La gonna già cortissima è risalita
ulteriormente sulle cosce e un triangolino magnifico e bianco appare adesso
all’altezza del suo pube. Le puoi intravvedere un pezzettino magico delle
mutandine. Alcuni colpi di tosse ti scuotono il petto e ti sfuggono dalla
gola, improvvisamente entrambi contratti e per poco non soffochi.
Lei se ne accorge e
intercetta il tuo sguardo. Uno scintillio di rabbia le brilla negli occhi
per un momento e subito scavalla le gambe e le rivolge dall’altra parte.
Meglio così! Ne sei quasi contento perché non era facile deglutire. Ti
scoccia, però, avere fatto una figura del cazzo. Ti riprendi e ricominci a
mangiare. Continui a lanciarle occhiate furtive: fa finta di niente e
continua a sorridere, ad annuire al suo compagno che continua a parlare.
Evidentemente non glielo ha detto perché non si è neppure voltato per
scoccarti un’occhiata di traverso, tu lo avresti fatto al suo posto e
intanto portano la loro pizza.
Lancia 2 dadi:
Se la somma dei 2 numeri, è
pari, vai al 122.
Se la somma dei 2 numeri, è
dispari, vai al 123.
.18.
L’aria si è fatta
piacevolmente fresca e il cielo si è ormai ricoperto da un manto fitto di
stelle. I faretti e i lampioncini rischiarano chiaramente le zone intorno,
tutto il resto rimane avvolto nella penombra. La luna e le stelle sono
l’unica altra fonte di luce, puoi appena intravvedere dove metti i piedi.
Hai quasi raggiunto la prima curva a sinistra della muraglia e non hai
ancora incrociato nessuno. Camminare da solo e nel silenzio più totale, con
le mani in tasca e senza nessun pensiero pressante nella mente, è risultato
enormemente corroborante. Ti senti rilassato, ti senti sereno, ti senti
incredibilmente bene. Raggiungi mollemente la curva del sentiero e già
cominci a pensare di essere l’unica persona rimasta in giro quando qualcosa
ti richiama bruscamente alla realtà.
Puoi chiaramente sentire dei
bassi mugolii e qualche protesta poco convinta. Una di queste ti ha destato
completamente dal tuo torpore sonnacchioso. Ti fermi e ti guardi attorno.
Poco più avanti, oltre la curva del sentiero, tra un lampioncino luminoso e
un alberello, c’è una panchina isolata e sopra ci stanno due ragazzi molto
impegnati. La luce fioca che li avvolge illumina a malapena l’area
circostante, ma loro si trovano proprio accanto alla boccia di vetro del
lampioncino e puoi così distinguere nitidamente cosa sta succedendo. Il
ragazzo dalla parte dell’alberello è catapultato sulla ragazza dall’altra
parte e sono entrambi presi a limonare con passione.
Le mani di lui sembrano i
tentacoli di una piovra e lei cerca debolmente di allontanarle ma non sembra
opporre grande resistenza. Una mano del ragazzo è infilata sotto l’orlo
della sua gonna mentre con l’altra le ha sfilato un seno dalla camicetta. La
panchetta protesta vivamente e le assicelle cigolano minacciose sotto al
loro peso. Dal tuo angolo di osservazione lo puoi vedere benissimo: armeggia
furibondo sotto la gonna, probabilmente in cerca delle mutandine, e sembra
impazzito. Di lei invece non ne scorgi nulla più che una tettina bianca,
piccola, candida, con un capezzolo scuro stretto tra le dita del suo
compagno. Tutto il resto è soltanto un groviglio disordinato di gambe e
braccia. Il sangue ti monta immediatamente nelle vene e ti sale subito al
cervello. Sei congestionato e sei eccitatissimo.
Il cazzo si gonfia nei tuoi
jeans, sino a farti male, la patta improvvisamente sembra diventata troppo
stretta. Ci passi la mano sopra e lo accarezzi dolcemente con le dita.
Riprendi ad avanzare trattenendoti con fatica per non intervenire
lussuriosamente. Spiare non ti è mai bastato, le palle sono gonfie e stanno
per scoppiare. Devi cambiargli posizione! Ti aggiusti l’uccello che sembra
gridare per la frustrazione di doversi trattenere e intanto le contorsioni
sulla panchina non si sono mai fermate. La ragazza, sempre indaffarata a
respingere il grosso degli assalti del suo ragazzo, è riuscita a
riconquistare un po’ di terreno e si sta riabbottonando la camicetta. Le
mani di lui sono entrambe sparite sotto la sua gonna e non puoi vedere cosa
stanno combinando ma lo puoi facilmente immaginare. Non sembrano essersi
accorti della tua presenza o perlomeno non se ne curano affatto. Fai un
respiro profondo, trattieni il fiato per un momento, ti devi rilassare di
nuovo. Distogli l’attenzione e passi loro vicino.
Mentre ti allontani, rimani
costantemente accompagnato dal cigolio espansivo della panchina e dalla
sinfonia ossessiva dei loro mugolii irrequieti e cerchi di non pensare a ciò
che stanno facendo o a come certamente andrà a finire, ma la tensione che
hai dentro è altissima e il tuo cervello è lanciato come una locomotiva in
discesa. Distrarsi non è per niente facile. Decidi di accelerare il passo.
Intanto un venticello leggero ti sta portando alle orecchie le note sottili
di una musica melodiosa ed una lucina che brilla in lontananza più fulgida
delle altre attira infine il tuo interesse. Chiudi gli occhi e ti lasci
cullare e trasportare.
Continua a camminare lungo il
sentiero ombroso, sino a raggiungere quella fonte musicale e luminosa,
andando al 56.
.19.
Ti appoggi con il sedere
contro lo spigolo del tavolone di legno scuro che si trova proprio
dirimpetto al chiosco bianco. Le mani sono sempre in tasca, l’uccello
persiste dolorosamente eretto nelle mutande. La faccenda ti brucia ancora
sul viso e nei coglioni. Per rilassarti adesso ti ci vorrà un bel pezzo.
Quella placida sera estiva si sta trasformando in una tortura per lo spirito
e per le palle. Ti senti avvilito e frustrato, ti senti insoddisfatto,
l’atmosfera che ti circonda non è più abbastanza festosa per giovare al
morale. Riuscire a combinare qualcosa di concreto sta diventando un’esigenza
da non sottovalutare o finirai con l’impazzire veramente.
Alma, solleva la testa dal
suo lavoro e ti cerca con lo sguardo. È pronto il tuo panino, ti dice e ti
avvicini al furgoncino mentre la piccola folla si apre al tuo passaggio. Non
hai ancora superato l’imbarazzo per la situazione equivoca di poco prima.
Sai che non può essere vero ma ti senti tutti gli occhi puntati addosso.
Ritiri dalle sue mani il tuo panino e le chiedi anche una bibita in lattina.
Ti sorride e ti strizza l’occhiolino. Ne rimani disorientato per un secondo.
Cazzo, ma allora lo stava facendo apposta? Ti riprendi in fretta e ricambi
il suo sorriso complice. Che stronza! Ti fissa per un istante e ti lancia un
bacetto a fior di labbra nell’aria. Voleva forse solo metterti a disagio?
C’è riuscita benissimo. Raccogli con un cucchiaino il tuo orgoglio ferito,
Alma si gira per richiamare qualcuno a ritirare le proprie ordinazioni,
recuperi un briciolo del tuo autocontrollo perduto. Prendi le consumazioni e
ti allontani.
La maggior parte della gente
si è accomodata nelle prime file: il più vicino possibile alla marmaglia che
si accalca di fronte al palco che si trova alla base delle mura di cinta.
Poche altre persone sono sparse in giro. Ti dirigi verso una zona sgombra.
La voce maschile che risuona in questo momento dalle casse non è malvagia,
perlomeno non è stridula, ma viene quasi subito sostituita da un’altra,
gracchiante e stonata, che ti fa lo stesso effetto delle unghie a contatto
con la superficie di una lavagna scolastica. Scegli di sederti nell’ultima
fila delle tavolate parallele, quanto più lontano puoi dal casino. I tavoli
sono alti e le panchette basse, ma almeno queste sono larghe e comode, ti
siedi in fondo con le spalle rivolte ad un lampioncino portatile altrimenti
accecante. Inoltre ti fa piacere vedere e far parte, da una certa distanza,
di quell’ambiente coinvolgente e gioioso, dove risa e schiamazzi
riecheggiano senza sosta dappertutto. Pian piano stai ricominciando ad
apprezzare di nuovo la strana serata insolitamente ricca di sorprese. Il tuo
panino è buono ed è molto soddisfacente; lo mangi con gusto e l’animale che
hai fra le gambe si è finalmente messo a riposo. Al microfono la voce
melodica di una ragazzina sta ora cantando su una base musicale allegra e
ritmata. Senti che alla fin fine, ti stai rilassando nuovamente.
Davanti al furgone dei panini
sono rimasti in pochi e una coppia di giovani attira non solo la tua
attenzione. Lui è un po’ grosso e tarchiato, invece lei è minuta e sottile
ed è la sua figura che calamita gli sguardi di molti maschietti. Ti appare
notevolmente piccolina, se paragonata alla statura di Alma, ma è però
perfetta in tutte le sue forme e sembra una bambolina da collezione. Indossa
un golfino leggero e sbracciato, porta disinvoltamente una gonnellina rossa,
aderente e cortissima. Una cascata di treccine castane le ricade sulla
schiena flessuosa e le gambe, incredibilmente affusolate, sono guantate da
un collant trasparentissimo e bruno, che le fa contrastare nettamente con le
braccia bianche e nude. Ai piedi calza un paio di scarpette di vernice nera
dal tacco vertiginoso. La stai osservando distrattamente, con innocenza e
rispetto per la sua bellezza, ma qualcosa si sta già agitando nel sonno
sotto al tavolo.
Alma, consegna a ciascuno una
piadina e lui prende da bere per entrambi. Indubbiamente non amano la
confusione perché si stanno dirigendo nella tua direzione: l’unico posto
dove si può relativamente trovare un minimo di tranquillità in quella sfera
di luce caotica. Sorseggi un goccio della bibita direttamente dalla lattina
e distogli lo sguardo mostrando indifferenza, intanto però con la coda
dell’occhio continui a scrutare spassionatamente la sua avanzata. Lei si
muove con grazia naturale, spostandosi leggermente fra le fila di tavoli,
ancheggiando in modo provocante e sinuoso. Stacchi un morso dal tuo panino e
lo mastichi per un tempo infinito. Pare che si vogliano sedere di spalle
proprio al tavolo innanzi al tuo, le puoi perciò ammirare da vicino il
culetto sodo, ma quasi immediatamente sembrano cambiare idea e si
allontanano. Peccato! Girano intorno al medesimo tavolo e si accomodano
ambedue dall’altra parte voltando così la schiena al caos. Dalla tua
posizione frontale la puoi vedere chiaramente in tutto il suo splendore.
Ancora meglio. Le pulsazioni del cuore sono aumentate impercettibilmente.
Il suo viso è leggiadro. Non
porta alcun rossetto ma le sue labbra sono lucide e finemente cesellate
comunque, forse si è passata sopra la lingua. Gli occhi sono vivaci e
marroni, le ciglia sono folte e lunghissime, il nasino è delicato e
piccolino, le guance sono candide e rosa. Una moltitudine di sottili
treccine le ricopre tutta la testa e le ricade morbidamente sulle spalle. La
forte luce del lampioncino che ti brilla dietro la schiena le si riflette
negli occhioni gentili. Sta sorridendo al suo accompagnatore e il volto le
si illumina di un bagliore dorato. Indietreggia bruscamente e chiude le
palpebre di scatto. Lui si diverte e ride fragorosamente. Le mostra poi
qualcosa che non riesci a vedere; probabilmente uno di quegli accendini che
si illuminano a tradimento. Lei mette il broncio, aggrotta la fronte, gli dà
uno spintone. Lo stomaco ti si contrae, ma non per la fame. Senti che ti
stai innamorando di quella splendida creatura di porcellana. Deglutisci
faticosamente. Non hai più granché voglia di mangiare. Molto discretamente
decidi di continuare la tua indagine spensierata e minuziosa del suo
corpicino meraviglioso.
Sembra un gattino arruffato e
bagnato. Ha posato un gomito sul bordo del lungo tavolo e con il mento si è
appoggiata sulla palma della mano come una bambina arrabbiata. Una treccina
di capelli castani le è ricaduta davanti al viso e sul seno. È deliziosa!
Puoi vedere le sue labbra incantevoli muoversi dolcemente sul suo bel
faccino triste e vezzoso, ma non puoi distinguere la sua voce squillante
dalle altre. Il volume del karaoke è troppo alto e tutte le parole si
perdono nel brusio del sottofondo. Soprappensiero e con l’aria trasognata,
continui a scendere con lo sguardo estatico. Il loro tavolo è alto, la
panchetta è bassa, come tutte quante, in più lei ti siede poco distante,
praticamente di fronte. Tutt’attorno al perimetro di quel luogo luminoso
sono collocati a terra potenti faretti, assai simili a quelli che seguono
regolarmente la muraglia che ti ha condotto fino a lì. Oltre c’è soltanto il
buio della sera ma all’interno di quel perimetro non esiste un punto
nell’ombra. Quindi le puoi scorgere perfettamente le gambe avvolte nel nylon
scintillante. Il tuo sangue incomincia a sobbollire nelle vene. Abbassi
completamente gli occhi e risali lentamente dal basso con lo sguardo
attonito. Indugi un attimo sulle scarpette dal tacco altissimo, un altro
sulle fascette nere che le avvolgono le caviglie, risali le curve armoniose
dei polpacci, sino a giungere alle ginocchia: quelle gambettine sono
perfette e per un istante corri ai suoi occhi marroni, non ti guarda, non ti
vede, sicuramente non si è neppure accorta della tua presenza. Ti guardi
frettolosamente intorno. Tutti sono impegnati altrove. Da seduta lei non è
più tanto appariscente e dalla tua postazione fortunata sei il solo che può
vederle così bene le gambe. Riabbassi lo sguardo e ti perdi del tutto nelle
voluttuose curve delle sue cosce. Sono ben tornite ma non porta i collant.
La fascetta scura delle autoreggenti fa capolino dall’orlo della minigonna
rossa.
Improvvisamente il bestione
dormiente, che irrequieto sussultava sotto al tavolo, si desta e si erige
urlando in tutta la sua possenza. Sei congestionato. Il cazzo ti sta
scoppiando. Aggiusti la posizione sulla panca e con una mano ti smuovi
l’uccello. Ce la farai a finire il panino? Chissà! Sollevi pesantemente lo
sguardo. Addenti un altro boccone e ti guardi freneticamente in giro per
distrarti, per non essere insistente, ma l’occhio ritorna sempre alle curve
delle sue gambe. Ovunque volgi lo sguardo nel tentativo di non pensarci,
involontariamente gli occhi ci passano sopra senza farlo apposta. Bevi
un’altra sorsata dalla tua lattina, hai la gola secca.
Riprendi a mangiucchiare il
tuo panino e lei fa lo stesso con la sua piadina. Tra un boccone e l’altro
continui ad ammirarla, appassionatamente, come se si trattasse di un dipinto
grandioso, di eccezionale avvenenza. E in effetti lei è magnifica! Stai
ancora scandagliando i recessi più profondi e nascosti che si trovano sotto
al suo tavolo quando si sposta appena sulla panca e con naturalezza
accavalla spontaneamente le gambe. Un boccone ti va di traverso.
Un lampo bianco ti attraversa
il cervello. Con lo sguardo ritorni sotto il tavolo. Le gambe sono rimaste
completamente esposte alla tua vista. La gonna già cortissima è risalita
ulteriormente sulle cosce e un triangolino, bianco e candido, appare adesso
all’altezza del suo pube. Le puoi intravvedere un pezzettino magico delle
mutandine. Alcuni colpi di tosse ti scuotono il petto e ti sfuggono dalla
gola che si stringono all’improvviso e per poco non soffochi.
Se ne accorge e intercetta il
tuo sguardo. Uno scintillio di rabbia le brilla per un momento negli occhi
marroni. Subito scavalla le gambe e le rivolge dall’altra parte. Meglio
così! Ne sei quasi contento, perché non era facile deglutire; però ti
scoccia aver fatto un’altra figura del cazzo. Ricominci a mangiare di
malavoglia. Persisti a lanciarle occhiate furtive. Trattenerti dal farlo
sarebbe impossibile. La Bambolina fa finta di niente e continua a sorridere,
ad annuire al suo compagno che continua a parlare e a masticare.
Evidentemente non glielo ha detto perché non si è neppure voltato per
scoccarti un’occhiata di traverso, tu lo avresti fatto al suo posto.
Vai al 21.
.20.
Continua a sorridere
teneramente senza mai voltarsi nella tua direzione. Sta sorridendo a te o al
suo compagno? Non lo sapresti dire! Sbocconcella la sua piadina,
maliziosamente, in pezzettini minuscoli che mastica per bene e c’è qualcosa
di equivoco nel suo comportamento. Deglutisce in modo arrapante. Di certo è
consapevole del suo atteggiamento compromettente. Sei molto eccitato. Ti sta
senz’altro provocando. Appoggia infine il suo spuntino per un minuto nel
tovagliolo sul ripiano del tavolo e si ripulisce lentamente le dita con la
bocca. Le succhia golosamente e si ripassa la punta della linguetta sulle
unghie. Si accarezza voluttuosamente le nocche delle mani con le labbra
umide e lucide. Lo sta sicuramente facendo di proposito, sa che non le
riesci a distogliere gli occhi di dosso, per non più di un secondo almeno, e
si sta divertendo alle spalle del suo ragazzone. Che piccola stronza! Non ce
la fai proprio a mangiare. Però è davvero bellissima, stai pensando quando
noti appena un movimento furtivo al di sotto del suo tavolo. Con calma,
quasi timidamente sta rivolgendo le gambe dalla tua parte. Trattieni il
respiro.
Al di sopra del tavolo nulla
traspare. Ascolta con vivo interesse il suo interlocutore e spilucca il suo
spuntino compostamente, ma al di sotto è tutta un’altra storia. Molto piano,
troppo piano, sta dischiudendo costantemente le gambe. Abbandoni ogni senso
di pudore e per quasi un minuto non riesci a respirare: non puoi distogliere
l’attenzione da quelle cosce affusolate che si aprono incredibilmente
davanti ai tuoi occhi. Non sei un guardone, non sei un guardone, ti ripeti
ma intanto non riesci a spostare lo sguardo da quella scena esasperante. Hai
di nuovo la gola secca.
La pelle all’interno delle
sue cosce è abbacinante e candida, e fa contrasto con la fascetta bruna
delle calze in maniera impressionante. Deglutisci a vuoto. Una prima
strisciolina bianca ti appare alla vista in mezzo a quelle gambe favolose.
Continuano ad aprirsi e adesso puoi intravvedere un’ombra scura all’altezza
del suo pube. Improvvisamente ti senti come ridiventato un ragazzino.
Irrequieto, insicuro, curioso, e ossessivo. Le cosce si aprono ancora, ora
puoi vedere tutto. Indossa un minuscolo perizoma di pizzo bianco,
semitrasparente, che le avvolge a malapena le grandi labbra della figa.
Cerchi nuovamente di deglutire, ma non hai saliva in bocca. Prendi un’altra
sorsata dalla tua lattina.
Sollevi lo sguardo per un
momento. È sempre indaffarata con la sua piadina e non ti guarda nemmeno.
Sorride furbescamente al suo accompagnatore. Uno sguardo sensuale le brilla
negli occhioni marroni e un’espressione seducente si è stampata sul suo
bellissimo volto. Di sicuro non può non essersene accorta, lo sta facendo
apposta; però fa finta di niente e la cosa non ti dispiace affatto. Che
magnifica birbetta! Ti guardi attorno, nessuno vi guarda. Stai al gioco e
riporti l’attenzione là sotto.
Il perizoma è davvero
ridottissimo. Le puoi scorgere parte delle natiche e del monte di venere
laddove quel piccolo straccetto non può contenere. Ciuffi ribelli di peli
scuri le scappano fuori da tutte le parti e una folta peluria sul ventre
traspare al centro. Sei come ipnotizzato da quella visione straordinaria.
Vai al 21.
.21.
Una nube di elettroni
impazziti ti ronza nella mente e ti offusca il cervello. Sei talmente
eccitato che pur di intingere il biscottino nel caffelatte saresti persino
disposto a pagare una prostituta. Stai pensando trasognato quando vieni
bruscamente strappato ai tuoi pensieri più profondi. Trasali violentemente e
sollevi il mento.
“Ehi ragazzo, possiamo
sederci?”.
Qualcuno ti si siede davanti
senza aspettare una risposta.
“Ciao, disturbiamo?”.
Una mano ti si appoggia sulla
spalla destra e stringe appena strattonando lievemente.
“Cosa ci fai qui tutto da
solo?”.
Una voce ancora si aggiunge
alle prime e ti senti richiamare indietro in modo assai aspro e crudo.
Sobbalzi e ti scuoti immediatamente. È stato un po’ come prendere la scossa.
Fai presto ritorno al presente e ripiombi stravolto nel mondo reale. Un
gruppo di ragazzi, piuttosto chiassosi, ti si è seduto innanzi e intorno.
Sono i tuoi amici! In tre si sono seduti all’altro capo del tavolo,
frapponendosi tra il tuo sguardo adorante e quella meraviglia di ragazza,
mentre altri due ti si sono accomodati al fianco, uno per lato: impieghi
qualche istante per riprenderti dallo shock sconvolgente.
Sono sbucati all’improvviso
da tutte le parti, non li hai né visti né sentiti arrivare. Li saluti e
spieghi loro che eri soprappensiero, il che non è lontano dal vero. Abbiamo
notato, rispondono accennando alla bellezza che siede nell’altra fila; gli
apprezzamenti sconci si sprecano e questo ti infastidisce. Innervosirsi e
reagire non serve e lasci perdere, non ci provi neanche, non ne vale la
pena, non saranno mai dei gentiluomini. Al contrario, cerchi di sbirciare
tra le spalle di chi ti siede di fronte. Non puoi vedere più niente. Va bene
così! Quella bellissima giovane donna ti aveva praticamente confuso e
stregato. Subito comincia una fitta conversazione, davvero poco
interessante, alla quale partecipi distrattamente solo di tanto in tanto.
Nel frattempo continui irresistibilmente a cercarla invano con la coda
dell’occhio, molto a lungo e nella sola speranza di intercettare una sua
occhiata sfuggente, ma infine ti devi comunque arrendere perché di ciò che
supponi essere lei, ormai, riesci ad intravvederne al massimo soltanto
qualche macchia di colore vaga e indistinta. Distogli rassegnato lo sguardo
e presti maggior attenzione a quel che ti circonda.
Tre degli amici si sono
lanciati appassionatamente in una discussione convinta e uno dei cinque
annuisce ora a uno, ora all’altro. Evidentemente non deve avere le idee
troppo chiare. Cosa si stanno dicendo? Delle cazzate! Il quarto sta
divorando un toast e questo ti ricorda che tieni un panino stretto nelle
mani. Ricominci a masticare voracemente. Il quinto non sembra granché
coinvolto nella conversazione e non ne prende parte per nulla. Ha posato un
gomito sul tavolo ingombro e incasinato, si sostiene stancamente la testa
con la mano. Dall’espressione si direbbe annoiato. Tamburella impaziente con
le dita sul ripiano di legno scuro. Hanno tutti quanti una birra in mano, o
appoggiata innanzi fra accendini e pacchetti di sigarette, qualcuno di loro
sta fumando svagatamente mentre parla. Finisci di mangiare in silenzio il
tuo panino e anche l’altro ha terminato il suo toast, quando il ragazzo
nuovo alla tua sinistra, quello stufo e insofferente di prima, incomincia a
gettare sempre più spesso occhiate fugaci all’orologio da polso. In effetti,
l’atmosfera allegra e baldanzosa che perdurava ovunque, in quel luogo
luminoso, si è poi andata gradualmente riducendo di tono. La serata si sta
attardando e lì non sono rimaste molte cose da fare. Parecchie persone se ne
sono andate già da un pezzo e il karaoke, che rimane abbandonato e lasciato
in disparte, risuona da solo e in sottofondo ma dopo un po’ la musica che
esce dalle casse comincia a stancare.
“Perché non facciamo una
scappata al bowling?”.
“Perché no, vieni anche tu?”.
Qualcuno chiede a un certo
punto e qualcun altro risponde e domanda a sua volta.
“Magari dopo vi raggiungo,
devo prima sbrigare un paio di cosette”.
“Non ti preoccupare, ti
aspettiamo”.
“No, no, grazie, andate
avanti, in seguito vi raggiungo.”.
“Sei sicuro, e se poi ti
perdi nel buio?”.
“Come no, se non vi spicciate
è probabile che arrivi prima io di voi”.
Continuate a punzecchiarvi
come al solito e devi insistere per convincerli.
“OK, come vuoi”.
“Va bene, allora ci vediamo
dopo”.
“A più tardi, mi raccomando,
ci ritroviamo al bowling”.
“Noi ti aspettiamo là dentro,
magari vieni a cercarci”.
“Ciao.”.
Si alzano e se ne vanno. Li
saluti rapidamente assicurando loro che passerai dal bowling almeno per
salutarli come si deve. Adesso non hai tempo da perdere e non sei pronto per
andartene con gli amici. C’è soprattutto una cosa che devi tentare, prima di
lasciare definitivamente quel posto. Ti guardi in giro e raccogli i
pensieri. All’altro tavolo la Bambolina, stupenda, provocante, con le sue
meravigliose treccine castane che le ricoprono parte del bel viso grazioso e
tutta la testa, sta fumando una sigaretta sottilissima e sta ridendo
deliziosamente di qualcosa che deve aver detto il suo compagno. Non ti
guarda. Davanti al furgoncino bianco dei panini, invece, un’ultima persona
attende immobile la sua consumazione e Alma risulta indaffarata
all’affettatrice. Con la magnifica creatura di porcellana dagli occhi
marroni che se ne sta seduta compostamente nell’altra fila di tavoli non ci
sono speranze, perché non è sola, ma con Alma che ha quasi finito di
lavorare forse un tantino si può ancora combinare. Devi assolutamente
provarci. Ti alzi in piedi.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 57.
Se esce un numero dispari,
vai al 82.
.22.
Parcheggi la macchina sotto
un albero che si trova in disparte, in fondo al parcheggio. Abbassi lo
schienale del sedile e abbassi ulteriormente anche il volume dello stereo.
Già che devi aspettare e visto che sicuramente farai le ore piccole la
notte, dopotutto è venerdì sera, decidi di riposare per essere in forma
migliore più tardi. Ti distendi e chiudi gli occhi.
La musica culla dolcemente e
l’aria tiepida della sera mette sonnolenza. Dopo solo pochi minuti stai
scivolando nella beatitudine. I pensieri cominciano a sbiadire e stai già
sonnecchiando quando dopo ad un certo tempo, non sapresti dire quanto,
alcuni rumori ti richiamano bruscamente alla realtà. Ti sollevi a sedere sul
sedile spingendo sui gomiti per vedere cosa è stato.
Lancia 2 dadi:
Se la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 58.
Se la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 64.
.23.
Sorseggi il tuo succo di
frutta a piccolissime dosi perché non c’è altro da fare. La nuova partita si
è noiosamente trascinata fino a metà del suo gioco. Rincorrere un boccino
con un’altra boccetta in mano e magari cercare di far cadere qualche
birillino non è mai stata la tua passione. Malgrado tutto hai cominciato a
seguirne lo svolgimento con estrema rassegnazione. Che noia!
Devi comunque far trascorrere
il resto del venerdì sera sino all’orario giusto per andare in discoteca, ma
non in quel modo. Stai seriamente pensando di tornare al video poker o
nuovamente di sotto: puoi sempre sederti a un tavolo e metterti a leggere il
giornale, oppure, piuttosto, puoi sempre passare il tempo ai videogiochi.
Non è proprio il massimo, ma è certamente meglio che rimanere lì ad
annoiarsi. Stai per salutare, disinvoltamente, come se avessi qualche
impegno impellente che ti aspetta, quando ti risiedi e cambi idea. Resti
fermo e sorpreso sul posto. Come tutti.
Dalla soglia della porta
entrano quattro figure. Due uomini che sono grandi e grossi, indossano
giubbotti pieni di cerniere lampo, portano jeans stinti e strappati in molti
punti. Subito ti balzano alla mente i classici Motociclisti dei telefilm
americani. Le due donne invece sono mozzafiato. Una ha i capelli di un
biondo platino lucente e li porta tagliati a caschetto, la seconda li ha
castani e sono corti, tagliati quasi a spazzola. Non sei l’unico a seguire
il loro avanzare indifferente tra i due biliardi. Sono entrambe molto alte e
di una bellezza statuaria. Tutta la sala è ammutolita al loro ingresso.
La biondina, ha un visetto
sottile e delicato, incorniciato da capelli chiarissimi. Le labbra sono
rosse e gli occhi sono molto grandi e luminosi. Sta masticando qualcosa,
probabilmente una ciccles. Indossa una camicetta bianca, sbottonata,
annodata sotto il seno prominente. Sotto il tessuto bianco, che riflette la
forte luce della stanza, si possono intravvedere la sagoma dei capezzoli
turgidi e l’ombra scura delle areole intorno. Non porta il reggiseno. Il
ventre è piatto e all’ombelico porta un brillantino luccicante. La minigonna
di jeans elasticizzato è aderente e cortissima, le gambe sembrano due
trampoli, tanto sono diritte e lunghissime. Una catenella dorata è
arrotolata sulla sua caviglia destra. Calza un paio di scarpette di vernice,
nere, dal tacco vertiginoso. Sicuramente non sono arrivati in motocicletta.
Il suo corpo è tutto una curva armoniosa. Nessuno sembra più interessato a
giocare.
La seconda, castana, ha un
volto affilato e lineamenti spigolosi, ma questo non ne deturpa il fascino
un po’ mascolino. Le labbra sono piene, gli occhi appaiono scuri, dallo
sguardo duro e profondo. Porta un top dal collo alto, rosso, che le risalta
la curva perfetta delle tettine. Due germogli piccolini spiccano al centro
delle coppe. Il ventre sembra scolpito nel marmo e i muscoli della pancia
guizzano ad ogni passo. Una vistosa tartaruga è in bella mostra sul suo
stomaco. Indossa un paio di pantaloni di pelle, bordeaux, che le fasciano le
gambe muscolose e ben tornite come una seconda pelle. Sono molto bassi in
vita, estremamente aderenti sulla sua figura longilinea, e non lasciano
nulla all’immaginazione. Non vedi però l’elastico delle mutande. Forse non
ci sono. Deglutisci un sorso di succo di frutta. Ai piedi calza un paio di
stivaletti in tinta dalla zeppa altissima. Non osi respirare per paura che
la visione possa svanire.
Se vuoi restare ancora, vai
al 59.
Se vuoi tornare al video
poker, vai al 144.
Se vuoi andartene, saluta ed
esci dalla sala biliardo, andando al 189.
.24.
La rivelazione ti ha colpito
come uno schiaffo. Ecco il perché del totale disinteresse da parte dei
maschietti per le attenzioni suscitate dalle femminucce. Ecco spiegato il
perché dello sguardo serioso da parte della bellezza castana quando hai
sbirciato le mammelle della Bellissima Biondina mentre raccoglieva le sue
palline dalla scatola. Adesso capisci perché dopo avere lanciato la propria
boccetta gli uomini si ritiravano sempre nell’angolino a confabulare,
lasciando così il campo aperto agli sguardi indiscreti. Sono tutti gay!
Dunque la scelta delle coppie nel gioco non è stata casuale. Probabilmente
restano invariate anche nella vita reale; uomo-uomo, donna-donna. E tu che
pensavi fosse una sfida tra sessi opposti.
Il tuo amico sta ancora
respirando faticosamente. Andiamo bene: oltre che maniaco, è pure un
perverso!
Le normali attività nella
sala sono riprese e il quartetto si è riunito. Hanno tutti una bottiglietta
in mano con una fettina dentro di limone. Tre sono corone, delle birre
leggere, l’altra è un’acqua brillante, una bibita amarognola. La biondina
sta succhiando golosamente dal collo della sua bevanda analcolica. Dio,
riesce ad essere sensuale persino quando beve! Cerchi di intercettare lo
sguardo pensieroso della stupenda castana dagli occhi scuri. Ci riesci. Le
sorridi e lei contraccambia inarcando impercettibilmente un angolo delle
labbra carnose. È arrivato il momento di lasciare la stanza. Qui non si può
combinare nulla, e guardare non basta. Raccogli quel che resta del tuo succo
di frutta, saluti e vai altrove.
Se vuoi tornare al video
poker, vai al 144.
Se vuoi semplicemente
andartene, saluta ed esci dalla sala biliardo, andando al 189.
.25.
Inserisci dei soldi
nell’apposita fessura in basso: subito sullo schermo appare un minimondo
tridimensionale che comincia a ruotare su se stesso. Sui cinque continenti
del globo ci sono delle piccole bandierine lampeggianti. Quando ne sfiori
una con la mano, un minuscolo aeroplanino bianco si innalza immediatamente
in volo e raggiunge rombando la destinazione che hai scelto. Mentre il
bimotore atterra l’inquadratura si allarga sul volto della ragazza
rappresentante la bellezza del luogo che hai appena toccato. Questa ti
sorride amabilmente e dice qualcosa nell’accento della nazionalità cui
appartiene, ma anche se ne conosci la lingua, di una di queste, non riesci
mai a capire quel che dicono. Sussurrano tutte in modo sensuale e
provocante, però le parole si perdono e confondono nel brusio che resiste e
permane in sottofondo nel bowling. Il senso del discorso resta comunque
esplicito; ognuna ti invita maliziosamente a intrattenerti con lei.
Tocca con le dita una
bandierina colorata sullo schermo tattile e vai al numero corrispondente.
Giappone, vai al 26.
Russia, vai al 27.
Tailandia, vai al 28.
India, vai al 29.
Francia, vai al 30.
Spagna, vai al 31.
Italia, vai al 65.
Stati Uniti, vai al 66.
Texas, vai al 67.
Brasile, vai al 68.
Marocco, vai al 69.
Sud Africa, vai al 70.
.26.
Il volto grazioso di una
ragazza giapponese ti sorride sullo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è remissivo e promettente. La
pelle del viso è bianchissima e le labbra sono rosa e ben delineate. Il
nasino è piccolino e i suoi occhi sono a mandorla, scuri e profondi. I
capelli neri sono raccolti e trattenuti sulla testa da pettini e spilloni
nella tipica acconciatura della geisha, che ricorda un po’ la forma della
spaccatura di una pesca matura. Di tanto in tanto e sollevando una mano per
coprirsi la bocca emette un risolino imbarazzato distogliendo lo sguardo per
un momento. Abbassa timidamente il capo mentre ti parla con un filo di voce
appena.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 60.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.27.
Il volto altezzoso di una
ragazza imperiosa ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è affascinante e seducente. La
pelle del viso è chiarissima, le labbra sono carnose e provocanti, color
albicocca. Il nasino è diritto e sottile, gli occhi sono grandi e luminosi,
molto chiari e riflessivi, pesantemente truccati. I capelli biondi sono
corti e scalati sulla nuca, con una vistosa onda laccata sulla fronte che
ricorda un po’ la forma di un cavallone spumeggiante sulla superficie
pietrificata di un mare increspato nel pieno della tempesta. Di tanto in
tanto, sollevando un sopracciglio biondo come i capelli ammicca leggermente
strizzando appena un occhio verde-azzurro. Inclina lievemente il capo mentre
ti parla in modo carezzevole.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 38.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.28.
Il volto grazioso di una
ragazza tailandese prende forma sullo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è sorridente e gioioso. La forma
del viso è vagamente ovale, la pelle è ambrata e splendente, la bocca è
grande e rimane allargata in un sorriso felice e raggiante. Le sue labbra
sono sottili, marcate da una strisciolina di rossetto che ne mette in
risalto i bordi delicati e perfetti. Il nasino è piccolino, gli zigomi sono
alti, gli occhi sono leggermente a mandorla, scuri e molto vivaci. I capelli
sono fluenti e lunghissimi, lucidi e neri come l’inchiostro di una piovra
minacciosa. Una bellissima orchidea bianco rosata è infilata tra i capelli
sulla sua tempia sinistra. Di tanto in tanto e sollevando una mano per
coprirsi la bocca emette un risolino aggraziato distogliendo lo sguardo per
un momento. Solleva armoniosamente il mento mentre ti parla con un filo di
voce appena.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 39.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.29.
Il volto accattivante di una
ragazza indiana prende forma sullo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è malizioso e seducente. La forma
del viso è vagamente ovale, la pelle è traslucida e color caffelatte, la
bocca carnosa rimane appena incurvata in un sorriso enigmatico e misterioso.
Le sue labbra sono splendenti, marcate da un rossetto rosa chiarissimo che
ne mette in risalto i bordi invitanti e perfetti. Il nasino è leggermente
allargato alla base, gli zigomi sono alti, la fronte è spaziosa, gli occhi
sono particolarmente espressivi, neri e molto profondi. I suoi capelli
lunghi e nerissimi sono separati nel mezzo da una riga vistosa, e appaiono
lucidi e fluenti come acqua che zampilla dall’alto di una fontanella al
chiaro di luna. Un gioiello di metallo dorato spicca al centro della sua
fronte riflessiva. Di tanto in tanto e sollevando una mano per coprirsi la
bocca distende un sorriso infantile distogliendo lo sguardo per un momento.
Solleva orgogliosamente il mento mentre ti parla con un filo di voce
lievissima.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 41.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.30.
Il volto riflessivo di una
ragazza francese sembra studiarti dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è carezzevole e sensuale. Il viso
ovale e lo sguardo da furetto, il nasino all’insù, la bocca polposa e
seducente, leggermente schiusa, e il mento volitivo la rendono estremamente
attraente ma un po’ altezzosa. La pelle del viso è olivastra, lievemente
abbronzata, i lineamenti sono dolci e provocanti, i suoi tratti sono
armoniosi e delicati, la fronte è ampia, le sopracciglia sono scure e
lunghissime, gli occhi sono grandi e marroni, luminosi e splendenti,
pesantemente truccati dall’azzurro al blu profondo. Una lunga frangia
laterale appena sfilata, castana con riflessi infuocati, le addolcisce
ulteriormente il bel visetto superbo e molto passionale. I denti sono
bianchissimi, le labbra viola-marroncino sono enormemente esaltate dal
rossetto brillante che ne mette in risalto i bordi invitanti e perfetti. La
frangia scura e vagamente rossiccia rimane ravviata disinvoltamente dietro a
un orecchio piccolino e grazioso. I capelli castano scuro, lisci e
finissimi, lucidi e brillanti, le ricadono fluentemente oltre le spalle come
una cascata di bronzo liquido e fuso. Di tanto in tanto e sollevando una
mano smaltata di bordeaux come le labbra per ravviarsi la frangia dietro
all’orecchio solleva orgogliosamente il mento accennando un sorrisetto
borioso e ricolmo di seduzione. Inclina provocantemente il capo mentre ti
parla con un filo di voce sensualissima.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 154.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.31.
Il volto vivace di una
ragazza spagnola ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è delizioso e vitale. Lo sguardo
da volpe e il musetto da cerbiatto, la forma del viso dolcemente a cuore, i
lineamenti sinceri e genuini, non possono nascondere la sua natura energica
e molto pimpante. La pelle del viso è assai chiara, piuttosto arrossata, la
fronte è coperta da una frangettina nerissima, le sopracciglia sono
accentuate ed espressive, gli occhi sono grandi e scuri, luminosi e
splendenti, enormemente esaltati da una matita nera agli angoli che le
allunga oltremodo la forma a virgola degli occhioni stupendi. Il nasino è
alla greca e la bocca armoniosa, le labbra rosa dorate sono valorizzate da
un rossetto cremoso che ne mette in risalto i bordi sorridenti e perfetti. I
suoi capelli neri come l’inchiostro sono lisci e finissimi, lucidi e
brillanti, e le ricadono morbidamente intorno al visetto focoso, sulle
spalle e sulla schiena come una cascata di notte liquida. Di tanto in tanto,
sollevando due dita sottili, smaltate e rosate come le labbra per
aggiustarsi una spallina del vestito distende un sorriso caliente e
raggiante ammiccando per un istante. Abbassa ardentemente il mento mentre ti
parla con un filo di voce lievissima.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 155.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.32.
Chiude le gambe di scatto e
fa un sobbalzo sulla sedia. Trasali bruscamente e riporti l’attenzione al di
sopra del tavolo. Pare che abbia masticato qualcosa di troppo duro; forse il
nocciolo di un’oliva. Ha una strana espressione sul viso incantevole, sembra
preoccupata e si tiene una mano sulla guancia dolorante. Dice qualche parola
al suo compagno e si alza in piedi. Si riaggiusta la gonna e si dirige
frettolosamente verso la cassa accanto all’ingresso. La raggiunge. Svolta a
sinistra lungo un corridoio, tra i tavoli e la parete, dove i camerieri
fanno avanti e indietro da un’altra sala. Nella parete c’è una porta, il
bagno, prima non ci avevi fatto caso, e ci scompare dentro. Resta via per
pochissimo tempo.
Ti stavi giusto chiedendo se
la dovevi raggiungere, quando ecco che la porta si riapre e lei ne esce più
bella e più splendente che mai. Ritorna al suo tavolo con le guance
lievemente arrossate e come prima quasi tutta la sala si volge al suo
passaggio. Le sue gambe sono magnifiche, lunghe e diritte come due trampoli,
per forza che tutti si voltano. Non farlo sarebbe impossibile.
Ritorna a sedersi e si fa un
poco sotto con la sedia. Il chiacchiericcio nella sala riprende. Si volge
per meno di un istante nella tua direzione ma è sufficiente, i vostri occhi
si incontrano. Un sorrisetto lussurioso le brilla sul visetto e subito
scompare. Rivolge tutta se stessa al suo compagno, beh, non proprio tutta se
stessa, ma solo la metà al di sopra del tavolo. Le sue gambe si stanno
schiudendo di nuovo. Stavi imboccando un centimetro quadrato di pizza ma
riabbassi la forchetta.
Le sue cosce si aprono come
la volta prima, molto piano, troppo lentamente, qualcosa però è cambiato.
Non vedi nessuno scintillio bianco. Possibile? Il tuo cuore si ferma insieme
al respiro e perde qualche colpo. Risali sulla pelle abbronzata di quelle
gambe toniche e muscolose, mentre continuano a schiudersi come il bocciolo
di un fiore meraviglioso che svela ai tuoi occhi increduli tutta la sua
bellezza e tutti i suoi segreti. All’interno delle cosce la sua pelle è
candida, immacolata, sembra soffice, calda, profumata. Cominci a sudare
freddo e lei continua a dischiudersi sotto il tuo sguardo attonito. Stai per
morire! Finalmente quelle gambe, fantastiche, si sono aperte quel tanto che
basta per esserne certi. Risali un altro poco con lo sguardo, sino
all’oggetto delle tue brame. Non indossa più le mutandine.
Continua a parlare, e ad
annuire al di sopra del tavolo, al suo compagno come se nulla fosse
accaduto. Che gradevole biricchina! Mangia piccoli pezzettini della sua
pizza, con prudenza, come se avesse paura di trovarci qualcosa nel mezzo.
Che falsa... È adorabile. Se ne sta seduta sul bordo della sedia, in
equilibrio precario sul sedere. Forse è un po’ troppo in avanti, deve essere
scomoda, ma il panorama che offre è spettacolare. Posi del tutto la
forchetta, non ce la fai a mangiare.
Riabbassi lo sguardo, ancora
non ci puoi credere. Ci passi gli occhi sopra, più volte, sino ad imprimerti
i particolari nella mente. La sua vagina è rosea e completamente depilata
intorno alle grandi labbra sorprendentemente carnose, mentre sopra, sul pube
e sul ventre, un triangolo abbondante di peluria riccioluta avanza e si
allarga ricoprendole quasi tutto il monte di venere. Stai tremando come un
ragazzino. Quelle grandi labbra sono lucide: si sta eccitando e sembrano
sorriderti dolcemente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono
sussurrare il tuo nome. Vedi una gocciolina dei suoi umori brillare sul
clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire
tra le sue natiche. Il tuo cazzo sta sgroppando come un cavallo impazzito.
I tuoi pensieri si sono
confusi, la tua mente si è annebbiata, il tuo cervello ti ha abbandonato del
tutto. Adesso è l’animale irrequieto che hai tra le gambe a comandare. La
ragione e il buon senso si sono annullati l’un l’altro. Stai ansimando, non
riesci a distogliere lo sguardo dalla sua figa. Gli occhi sono ansiosi e
sbarrati. Qualcuno se ne potrebbe accorgere ma nulla adesso ha più
importanza. Ci siete solo voi due e il resto non conta niente.
Una mano bellissima, la sua
mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sulla
peluria scura e la chiude a pugno intorno ai riccioli brillanti. Un brivido
ti scuote la spina dorsale e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e
lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano
sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello
splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando
affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti
riempie le narici quasi che le avessi sotto il naso. Forse è tutto nella tua
testa, ma che importanza può avere? Nessuna! Le tue pupille si allargano, si
stringono, zumano, ma non riescono a trovare la giusta posizione. Con un
dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi
stanno ballando nelle orbite e stanno perdendo la capacità di mettere a
fuoco. Il cuore nel petto sembra scoppiare.
Quel ditino leggero,
indiscreto, che si era intrufolato tra le labbra morbide della sua figa
gonfia e vogliosa, ne esce lucido e se lo porta alla bocca. Lo succhia
golosamente ma non si volge nella tua direzione. Sta sorridendo e tu ti
senti svenire.
Vai al 123.
.33.
L’inquadratura si allarga sul
volto della ragazza che scuote appena il capo e ti parla molto tristemente.
Non capisci ciò che dice ma il tono della voce e l’espressione del suo viso
non ti lasciano alcun dubbio. È parecchio dispiaciuta perché non sei
riuscito a continuare nel resto del gioco. La schermata si rabbuia in
fretta, mentre lei sussurra sempre più piano e infine diventa completamente
nera. Un istante di vuoto assoluto, poi la prima schermata ritorna a
brillare indifferente sul maxischermo tattile: alcune ragazze si muovono
sinuosamente, invitandoti con un dito e una grossa scritta rossa lampeggia
continuamente in primo piano. SOLO PER ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.34.
Tocchi appena con la punta
delle dita il simbolo lampeggiante della porticina azzurra che si trova
nella parte superiore dello schermo tattile, completamente in alto a destra,
per incassare ciò che hai vinto fino ad ora, per uscire allo stesso tempo da
quel gioco comunque interessante. Ti viene chiesto di confermare la tua
decisione: la visuale si rabbuia improvvisamente, ritirandosi gradualmente
nella penombra, mentre al centro appaiono due riquadri colorati; uno verde
chiaro, l’altro rosso intenso, che spiccano su tutto il resto in secondo
piano brillando e baluginando a luce discontinua e intermittente. Sfiori
leggermente con la mano quello un poco più a sinistra, quello con il pollice
sollevato in segno positivo. Subito un campanello di allarme comincia a
risuonare dalla macchinetta del video poker e intanto nel raccoglitore in
basso si accumulano i soldi che hai incassato. Non è andata neanche tanto
male, poteva benissimo andare molto peggio. Sei riuscito a recuperare
pressappoco quel che ci avevi infilato dentro. Quando il trillo del
campanello smette di suonare la schermata si oscura rapidamente diventando
poi del tutto nera e i soldi smettono di uscire dall’apposita fessura. Segue
un istante di vuoto assoluto, infine la primissima schermata ritorna a
brillare sul tuo campo visivo: alcune ragazze si muovono sinuosamente,
invitandoti con un dito carico di promesse e una scritta lampeggia
continuamente a lettere grosse e rosse. SOLO PER ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi e vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi invece andare al 189.
.35.
Poco di sotto, sulla pista
del bowling ci sono due ragazzoni schiamazzanti. Uno è un po’ grosso e
tarchiato, l’altro è molto alto e con i capelli color biondo scuro. Alle
loro spalle, sedute al tavolino con l’aria abbastanza annoiata, ci sono
probabilmente le loro compagne. Una è parecchio sovrappeso e dalla tua
postazione sopraelevata, non la puoi vedere in volto ma quell’altra, se
prima da lassù in alto avevi qualche dubbio, ora da vicino non ti puoi di
certo sbagliare: è la magnifica ragazza con le treccine che ti sedeva
praticamente di fronte al Karaoke sotto le stelle! Se possibile, adesso ti
appare ancora più bella di quanto non la ricordavi in precedenza. Ti
accomodi maggiormente al parapetto e ti sporgi in avanti colto da vivo
interesse.
Tiene le braccia incrociate
sul seno e il bel visetto sembra piuttosto imbronciato. Una moltitudine di
treccine, sottili e castane, le ricade morbidamente sulla schiena flessuosa.
Gli occhioni sono brillanti e marroni, le ciglia sono meravigliosamente
folte e lunghissime, le guance sono candide e rosa, le labbra sono lucide e
perfette. Ecco cosa ti aveva attratto e confuso allo stesso tempo; durante
il corso della serata mentre mangiucchiava la sua piadina, non portava
nessun rossetto scintillante. Attualmente la sua bocca è invece splendente e
tinta di un rosso amaranto delizioso. È straordinariamente incantevole! Il
suo faccino leggiadro ti sta stregando di nuovo.
Si guarda nervosamente
intorno, forse in cerca di un diversivo, proprio non si direbbe che si stia
divertendo un mondo. Sbuffa di continuo soffiando pesantemente con le gote
rigonfie, pare non esserci niente da dire fra le due ragazze assorte e
distratte. Dubiti persino che facesse davvero coppia con il ragazzone che
l’aveva accompagnata a mangiare al karaoke. Le coppie più probabili sembrano
essere: il ciccio e la cicciottella, lo spilungone e la meravigliosa
creatura castana. I vostri sguardi si intercettano per un istante. Lei ti
riconosce. Uno scintillio di rabbia le passa sul viso e subito distoglie il
suo sguardo vezzoso. Abbassa il nasino piccolino, sembra indecisa sul da
farsi. Le puoi intravvedere il tumulto di pensieri contrastanti che le si
affaccia alla mente dall’espressione corrucciata che le balugina sulla
fronte aggrottata. Dice alcune parole alla seconda ragazza e si solleva
infine in piedi. Si riaggiusta la minigonna scarlatta, si dirige
frettolosamente verso la cassa del bowling. Dio, quanto è bella! Cammina
sensualmente a piccolissimi passi, muovendosi disinvoltamente a capo chino,
con gli occhi marroni rivolti al suolo. Molte teste si voltano al suo
passaggio. Il tacco delle sue scarpette nere è incredibilmente vertiginoso,
le gambe sono spettacolari e diritte come un fuso, le cosce fantastiche sono
guantate dalle autoreggenti scure, il culetto è sodo e altezzoso, la sua
figura è snella e longilinea. Per forza che tutti si girano a guardarla.
Risale gli scalini e torna indietro. Quando la vedi passarti accanto,
trattieni il respiro ma non ti rivolge nemmeno un’occhiata fuggevole. Segui
l’ondeggiare ipnotico del suo sedere, sino alla porta delle toilette.
Appoggia una mano sulla maniglia e il tempo si ferma per un attimo
infinitesimale. Si volge per un momento dalla tua parte abbozzando un
sorrisetto malizioso. Gli occhi le brillano, la sala cade nell’ombra. Inarca
la schiena e abbassa la maniglia. Scompare oltre la soglia. E adesso?
Giri la testa per guardare al
suo tavolo. La sua amica ti volta le spalle, gli amici sono troppo impegnati
con i loro birillini. Riporti l’attenzione sulla porta dei bagni che si sta
richiudendo lentamente.
Se la vuoi seguire, entra
nell’antibagno, andando al 61.
Se non la vuoi seguire, esci
dal bowling, andando al 50.
.36.
Un cameriere si avvicina a
loro e li guida nella tua direzione. Sorseggi un goccio della bibita che hai
ordinato e distogli lo sguardo mostrando indifferenza ma con la coda
dell’occhio continui ad osservare la sua avanzata. Lei si muove con grazia
in mezzo ai tavoli ancheggiando naturalmente. Le pulsazioni del cuore sono
aumentate e il respiro si è ingrossato. Incroci le dita; stai ribollendo
dentro e non sai il perché.
Il cameriere li conduce sino
a qualche tavolo più in là del tuo. Fa loro cenno di accomodarsi e loro si
siedono. Speravi che fossero più vicini per godere almeno della compagnia
della sua voce durante la cena. Peccato! Lui ti volge le spalle e lei gli
sta di fronte, ma almeno dalla tua posizione la puoi vedere chiaramente in
tutto il suo splendore.
Sta sorridendo al suo
compagno e il viso le si illumina. Non porta rossetto, ma le sue labbra sono
meravigliose e lucide, forse si è passata sopra la lingua. Gli occhi sono
vivaci e verdissimi, le ciglia folte e lunghissime, potresti anche
impazzire. Lo stomaco ti si contrae, ma non per la fame.
Stai ancora aspettando la tua
pizza e non hai nient’altro di meglio da fare, perciò discretamente decidi
di continuare la tua indagine. Ha appoggiato un gomito sul tavolo e il mento
sulla palma della mano come una bambina imbronciata ed una ciocca di capelli
neri le è ricaduta davanti al volto e sul seno. È deliziosa! Continui a
scendere con lo sguardo. Il tavolo non ha quattro gambe agli angoli ma una
sola al centro come tutti gli altri della pizzeria, ed è un po’ disallineato
rispetto al tuo, così le puoi scorgere perfettamente le gambe abbronzate.
Indugi un istante sulle scarpe dal tacco altissimo e un altro sulla fascetta
che le avvolge la caviglia, poi le risali le curve armoniose dei polpacci,
sino a giungere alle ginocchia: quelle gambe sembrano infinite e per un
attimo corri ai suoi occhi verdi, non ti guarda, non ti vede, sicuramente
non si è neppure accorta della tua presenza nella sala. Ti guardi intorno.
Tutti sono tornati alle proprie faccende, da seduta lei non è più tanto
appariscente e dalla tua posizione tu sei l’unico che le può scorgere così
bene le gambe. Riabbassi lo sguardo e ti perdi completamente sulle curve
voluttuose delle sue cosce. Sono ben tornite e sono perfette.
Il cazzo ti sta scoppiando.
Aggiusti la posizione sulla sedia e con una mano ti smuovi l’uccello. Ce la
farai a mangiare? Chissà! Sollevi faticosamente lo sguardo. Dispieghi il
tovagliolo e ci disponi sopra le posate per distrarti, per non essere
insistente, ma l’occhio ritorna sempre alle curve delle sue gambe. Ovunque
volgi lo sguardo per distrarre la tua attenzione, involontariamente gli
occhi ci passano sopra senza farlo apposta. Bevi un’altra sorsata dal tuo
boccale, hai la gola secca.
Arriva la tua pizza e lei
ordina la sua. Tra un boccone e l’altro continui ad ammirarla
appassionatamente, come se si trattasse di un dipinto splendido. E in
effetti è splendida! Stai ancora scandagliando i recessi più profondi e
nascosti che si trovano sotto al suo tavolo, quando scosta appena la sedia e
con naturalezza accavalla disinvoltamente le gambe. Un boccone ti va di
traverso.
Un lampo bianco ti attraversa
il cervello. Con lo sguardo ritorni sotto il tavolo. Le gambe sono
completamente esposte alla tua vista. La gonna già cortissima è risalita
ulteriormente sulle cosce e un triangolino magnifico e bianco appare adesso
all’altezza del suo pube. Le puoi intravvedere un pezzettino magico delle
mutandine. Alcuni colpi di tosse ti scuotono il petto e ti sfuggono dalla
gola, improvvisamente entrambi contratti e per poco non soffochi.
Lei se ne accorge e
intercetta il tuo sguardo. Uno scintillio di rabbia le brilla negli occhi
per un momento e subito scavalla le gambe e le rivolge dall’altra parte.
Meglio così! Ne sei quasi contento perché non era facile deglutire. Ti
scoccia, però, avere fatto una figura del cazzo. Ti riprendi e ricominci a
mangiare. Continui a lanciarle occhiate furtive: fa finta di niente e
continua a sorridere, ad annuire al suo compagno che continua a parlare.
Evidentemente non glielo ha detto perché non si è neppure voltato per
scoccarti un’occhiata di traverso, tu lo avresti fatto al suo posto e
intanto portano la loro pizza.
Vai al 46.
.37.
Fa ritorno dopo qualche
minuto con un vassoio in mano che vuota nella pattumiera. Torna al di là del
banco e lo deposita in un angolo. Ti guarda e il viso le si illumina di
nuovo splendore. I suoi modi di fare sono semplici, diretti, accattivanti e
genuini. È bellissima! Sei attratto dai suoi occhioni incredibili: sono
vivaci, brillanti, color nocciola intenso. Ti smarrisci per un istante ad
ammirarli e lei allarga un sorriso incoraggiante. Le sue ciglia sono sottili
e foltissime, rossicce come i capelli. Apre il rubinetto dell’acqua e si
lava le mani.
“Vuoi qualcosa?”.
“Direi proprio di sì!”.
Abbassi appena la testa e le
rivolgi uno sguardo lussurioso.
“Maiale, mi sa che per quello
dovrai aspettare”.
“In questo caso, mi
accontenterò di un succo di frutta.”.
Risollevi il mento e le
mostri l’espressione più delusa che riesci a trovare. Lei ti sorride
furbescamente e si abbassa sotto il bancone per frugare nel frigorifero.
Conosce bene i tuoi gusti, non c’è bisogno di chiederti come lo vuoi. Si
rialza con una bottiglietta in mano, la stappa e la versa in un bicchiere.
Il suo sguardo è malizioso e provocatorio.
“Ci vuoi del ghiaccio?”.
“Sì, molto, credo proprio di
averne bisogno.”.
Ti sorride teneramente. La
porta del bar si apre due volte. Entrano diverse persone e ti fai da parte
per lasciarla lavorare agevolmente. Lei comincia a fare dei caffè e la porta
si apre ancora. Inoltre due ragazzini sono arrivati dalla sala giochi per
prendere dei gettoni. Capisci che non c’è più tempo per restare soli, non
adesso almeno; deve lavorare, non è lì per bighellonare. Ti si avvicina e ti
sussurra qualcosa all’orecchio e tu le rispondi.
“Mi aspetterai sino alla
chiusura?”.
“Ci puoi scommettere!”.
“Allora ci vediamo dopo.”.
Guardi l’orologio. L’orario
degli aperitivi è imminente. Tra non molto i clienti arriveranno tutti
insieme. Fuori non è ancora buio e tu non hai abbastanza fame. Mangerai più
tardi, devi comunque aspettare tutta la sera. Senti che questa è la volta
buona. Rossana dovrà mantenere la promessa. Decidi di liberare il posto al
bancone. Raccogli il tuo succo di frutta, saluti l’amica e speranzoso ti
allontani.
Se vuoi andare in sala
giochi, vai al 108.
Se vuoi andare alla sala
biliardo, vai al 146.
.38.
L’inquadratura sul volto
della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne
l’intera figura maestosa e solenne. Indossa un maglione di lana, aderente e
dal collo alto, morbido e color panna. Porta accattivanti pantaloni
attillati e marroni, calza un paio di stivaletti imbottiti. Soltanto le
manine delicate e la sua testolina splendente sbucano da quegli indumenti
pesanti. Si stringe appena nelle spalle e con le mani infreddolite si
soffrega vigorosamente le braccia.
La giovane Bellezza Russa
rabbrividisce e ti sorride maliziosamente, espirando dalle labbra socchiuse
una nuvoletta che gela immediatamente nell’aria fredda. Ti parla e bisbiglia
qualcosa con la sua vocetta rotta e soffocata, ma non capisci assolutamente
quel che dice. I suoi sussurri leggeri si perdono completamente in
sottofondo: un nuovo rumore si è aggiunto al brusio tedioso del bowling. La
biondina se ne sta ritta in piedi, ondeggiando appena con le mani strette
sulle braccia incrociate, davanti al porticato di legno scuro e scheggiato
di un’abitazione di campagna, mentre un manto di neve bianca e immacolata
avvolge e nasconde ogni altra cosa intorno a lei. Il soffio del vento
impetuoso che spira ululando continuamente copre tutti i rumori rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della splendida ragazza nella
parte sinistra dello schermo, inglobando così tutto il resto del paesaggio
spettacolare. Il sole si riflette sulla facciata di un villaggio sparuto, le
fronde degli alberi si incurvano sotto la spinta implacabile del vento,
alcune cime imbiancate di monti spettrali si scorgono in lontananza.
Un’accecante luce invernale si distende come argento fuso sul panorama
straordinario. La temperatura sembra piuttosto rigida; probabilmente
dev’essere di molti gradi sotto lo zero. La neve riverbera al sole e resti
incantato dalla meraviglia dell’autentico inverno russo nella sua
espressione migliore. Mentre la ragazza continua a muoversi leggermente,
annuendo ogni tanto con la testa, oppure portandosi una mano alla bocca per
riscaldarla un poco e per incitarti a darti da fare, al centro dello schermo
appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare,
direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi
impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco.
Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo,
c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che
è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra,
sopra la testa della giovane esuberante. Raggiungi facilmente i primi dieci
punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza infreddolita
che sussurra qualcosa e si incammina lungo i margini del villaggio
pittoresco. La neve scrocchia sotto i piedi della bellezza tremante che
raggiunge frettolosamente una porticina poco distante apparsa sul fianco di
una piccola costruzione esposta in piena luce. Si ferma e ti guarda. Abbassa
la maniglia e varca la soglia. Entra in un comodo vestibolo. Tutt’attorno,
stuoie intessute a mano, su un tavolino il samovar con una piccola teiera.
Si gira e si sfila il maglione prestando grande attenzione a non smontarsi
l’acconciatura sofisticata e costruita con cura sulla sua fronte spaziosa.
Lo lascia cadere disinvoltamente su di una panchettina, togliendolo con
calma dalle braccia nude, abbassando il capo e il mento senza mai smettere
di fissarti negli occhi. Le sue spalle sono lisce e squisite come raso, la
pelle è chiara e soave come il suo viso attraente e bellissimo. Ti appare
finalmente alla vista il seno esageratamente rotondo, trattenuto da un
reggiseno a balconcino di seta celeste. Si piega in avanti sul piccolo
oggetto metallico collocato sul tavolino per scaldarsi le mani e le sue
tette, rigonfie e sostenute, sembrano voler schizzare fuori dal décolleté
mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia sul petto, non le puoi perciò
ammirare per molto tempo. La sua espressione si fa provocante mentre parla
di nuovo. Non puoi capire le parole ma il senso del discorso risulta
chiaramente: ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla
sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi
prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare.
Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla
splendida ragazza che si siede e si toglie facilmente gli stivaletti
imbottiti. Si rialza in piedi. Lentamente i pantaloni attillati raggiungono
il maglione sulla panchettina.
La ragazza è altissima e di
una bellezza imponente. Indossa ormai soltanto un completino intimo di seta
celeste. Si incammina verso una seconda porticina, sfilandoti innanzi agli
occhi praticamente nuda, sino a raggiungere il limitare di quella stanzetta
accogliente. Si ferma con una mano posata sulla maniglia e con l’altra
appoggiata sul fianco sinuoso, per sottolinearne la perfezione, ti guarda e
ti sorride apertamente. Si gira su se stessa mostrandoti un culetto
meraviglioso, parlandoti sottovoce dal di sopra di una spalla inclinata.
Cazzo, che sedere! Si rivolge nella tua direzione e scuotendo un dito in
segno negativo comprendi benissimo ciò che dice; non ancora. Rimane incerta
e tentennante, immobile e silenziosa, con le cinque dita sulla maniglia di
metallo, totalmente esposta al tuo sguardo trasognato e libidinoso.
L’inquadratura la riporta infine sulla sinistra e le tue ultime carte da
gioco tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 62.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.39.
L’inquadratura sul volto
della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne
l’intera figura sgargiante. Indossa un vestitino sbracciato e color rosso
carminio che le copre a malapena poche dita delle gambettine abbronzate e
perfette. Una sfilata di bottoncini neri le discende con eleganza dal
colletto srotolandosi morbidamente sul suo seno rotondo, avvolgendola fin
sul fianco sinistro del corpicino flessuoso e pimpante che si ritrova. La
testolina deliziosa è inclinata sulla spalla destra, le mani sono posate sul
bacino, i capelli lisci e nerissimi, fluenti come l’acqua di una cascata
notturna, le giungono sino a sfiorare l’orlo inferiore dell’abitino
ridottissimo che veste disinvoltamente.
La giovane bellezza
tailandese si scosta i capelli da una parte e ti sorride apertamente. Ti
parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta simpatica e nasale, ma non
capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri leggeri si perdono
completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso
del bowling. La Tailandesina se ne sta ritta in piedi, ondeggiando appena
con le mani strette sui fianchi sinuosi, in precario equilibrio sulla base
di una palafitta di tronchi sbozzati rozzamente. Il soffio del vento tra le
fronde degli alberi, il frinire delle cicale nel sottobosco, il gracidare
delle rane nel ruscello che scorre non molto lontano, il fragore delle onde
sul mare... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio
spettacolare. Alle spalle della primitiva abitazione sopraelevata si estende
a perdita d’occhio una fitta zona boscosa in cui abbondano mangrovie e varie
specie di piante tropicali da frutto. Tra queste puoi distinguere
prevalentemente i manghi, qualche banano e numerose palme da cocco. La
vegetazione del sottobosco è rigogliosa e verdeggiante. Felci e giunchi si
possono scorgere dappertutto. Ai piedi della costruzione di legno e sul
limitare della spiaggia la superficie del sottobosco è costellata di
orchidee, gardenie, ibischi e altri fiori selvatici che però non riconosci.
La luce del sole tropicale scintilla sulle ali spiegate e sfumate del
penname multicolore di uno splendido fagiano siamese che spicca leggermente
il volo innalzandosi nel cielo azzurro in quello stesso momento. Mentre la
ragazza continua a muoversi lievemente, annuendo ogni tanto con la testa,
oppure portandosi una mano alla bocca per soffocare un risolino squillante e
gioioso, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da
poker. Cercando di non distrarti cominci subito a giocare sul paesaggio
sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e
mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che
si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che
aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti
interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane
allegra e dolcissima. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza ridente che
sussurra qualcosa e scende attentamente dalla scaletta a pioli di quella
piattaforma di tronchi. I tacchi dei suoi sandali sprofondano
istantaneamente nella sabbia finissima. Se li sfila e li abbandona
direttamente sul posto. Felice e divertita si incammina a piedi nudi,
barcollando sulla spiaggia bianca e immacolata, verso la riva poco distante
di un mare tranquillo e limpidissimo. Comincia a sbottonarsi il colletto del
vestitino aderente e baluginante, di seta rossa come un fuoco immenso, che
la calza e la fascia strettamente come soltanto un guanto di gomma potrebbe
fare. Un lembo di stoffa rilucente le si abbassa sul seno invitante, lei lo
ignora e continua a sbottonare con calma, seguendo cautamente la pista che
la conduce lentamente fino al fianco sinistro del proprio corpicino
fantastico. Si ferma e ti guarda. Arrossisce discretamente. Libera
velocemente le braccia affusolate dall’indumento, scarlatto e brillante, che
trattiene con le mani sulle spalle nude. Se lo lascia scivolare piano
addosso, timidamente, pudicamente, abbassando il capo e il mento senza mai
smettere di guardarti negli occhi. Le sue spalle sono lisce e delicate come
raso, la pelle è ambrata come il suo visetto allegro e soave. Ti appare in
ultimo alla vista un seno particolarmente rotondo, trattenuto da un
reggiseno argentato. Incrocia le braccia sul petto e non puoi così ammirarlo
a lungo. La sua espressione si fa sorridente e provocante mentre ti parla di
nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso è chiaro; ti sta
incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo
schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti
vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci
punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza che si piega
in avanti sfilandosi il resto del vestito dalle gambe magnifiche. Lo lascia
cadere sulla sabbia bagnata e se ne dimentica.
La ragazza è piccolina e
molto ben fatta. Scavalca l’abito e si mette a giocare con i piedi
nell’acqua rincorrendo il riflusso delle onde sulla riva della spiaggia
incantata. Indossa ormai solo una relativamente semplice biancheria intima
di tessuto luccicante e color argento vivo. Si incammina sul limitare della
baia, schizzando acqua di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi occhi
praticamente nuda, sino a raggiungere un affioramento roccioso sul confine
della spiaggia. Si ferma accanto a un grande sasso, largo e piatto, che si
affaccia sull’acqua trasparente di quell’insenatura straordinaria. Alcuni
pesci pagliaccio giocano vivacemente a nascondino, tra massi e ciuffi di
anemoni che si srotolano sul basso fondale di quella laguna idilliaca. Un
cesto di giunchi intrecciati è posto al centro del masso più grosso, oltre
la vegetazione tropicale circoscrive tutta quanta la spiaggia. Ti guarda
sorridendo, con un braccio disteso sul fianco longilineo e una mano posata
sull’anca sinuosa, in modo da sottolinearne la perfezione, per un momento
insolitamente silenziosa. Si gira e ti mostra il culetto. Che meraviglia! Si
rivolge e ti parla, scuotendo vigorosamente un ditino sottile, e la sua voce
si perde nel rumoreggiare del mare ma comprendi ugualmente quel che dice:
non ancora. Con un braccio si copre parte del reggiseno, con una mano parte
delle mutandine. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue
ultime carte tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 63.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.40.
L’inquadratura sul volto
della ragazza si restringe rapidamente, sino a ridursi ad un puntolino
indistinguibile sullo sfondo colorato della bandierina lampeggiante che
appartiene alla località che avevi scelto non molto prima. Sullo schermo è
tornata nuovamente a brillare l’immagine tridimensionale del piccolo globo
terrestre, che subito riprende a ruotare vorticando lentamente su se stesso.
Tocca con le dita un’altra
bandierina colorata e vai al numero corrispondente.
Giappone, vai al 26.
Russia, vai al 27.
Tailandia, vai al 28.
India, vai al 29.
Francia, vai al 30.
Spagna, vai al 31.
Italia, vai al 65.
Stati Uniti, vai al 66.
Texas, vai al 67.
Brasile, vai al 68.
Marocco, vai al 69.
Sud Africa, vai al 70.
.41.
L’inquadratura sul volto
della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne
l’intera figura sontuosa. Indossa un’affascinante Sari indiano con pieghe,
volute, nodi e rimbocchi arancio vivo e rosso intenso. Tutta la superficie
dell’abito è cosparsa di pendenti d’oro e d’argento. Soltanto la testolina
deliziosa e il braccio destro color caramello sbucano da quell’indumento
tipico e sgargiante. I capelli lisci e nerissimi, fluenti come l’acqua di
una cascata notturna, giungono sino a lambirle i fianchi snelli e longilinei
che si intravvedono lievemente attraverso la seta del vestito importante.
La giovane Bellezza Indiana
abbassa il mento e ti sorride maliziosamente. Ti parla e bisbiglia qualcosa
con la sua vocetta incantevole e seducente, ma non capisci assolutamente
quel che dice. I suoi sussurri leggeri si perdono completamente in
sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso del bowling. La
morettina se ne sta ritta in piedi, ondeggiando appena con la mano stretta
sul fianco slanciato, in precario equilibrio sugli scalini di pietra davanti
all’arcata dell’ingresso di un edificio minuziosamente fregiato. Il soffio
del vento che smuove le foglie tra le fronde degli alberi, lo scorrere di
acqua che scroscia di continuo non molto lontano, il cinguettio melodioso
degli uccelli che cantano e ciangottano armoniosamente tutt’attorno... Tutti
questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando così il resto del paesaggio spettacolare.
Alle spalle del palazzo ricco di archi, torri, tetti a cupola tipicamente
indiani, si possono scorgere le vette himalayane perennemente innevate, più
in basso invece le conifere verdeggiano lo sfondo dei monti lussureggianti
che avvolgono il panorama straordinario. Una fontanella che sgorga
direttamente dal muro riversa acqua limpida e pulita all’interno di
un’enorme bacile di pietra che si trova attaccato al lato sinistro del
palazzo stesso. La luce del sole accecante scintilla sulle ali spiegate e
sfumate del penname multicolore di uno splendido parrocchetto himalayano che
spicca maestosamente il volo innalzandosi nel cielo azzurro proprio in quel
momento. Querce, magnolie, rododendri, sono sparsi un po’ dappertutto e
numerose specie di piante subtropicali, in particolare orchidacee, crescono
e abbondano fra gli alberi disseminati nel verde del prato anteriore alla
costruzione. Mentre la ragazza continua a muoversi leggermente, annuendo
ogni tanto con la testa, oppure portandosi la mano alla bocca per mascherare
un risolino infantile e sottilissimo, al centro dello schermo appaiono e si
scoprono cinque carte da poker. Cercando di non distrarti cominci subito a
giocare sul paesaggio sottostante che continua a muoversi
impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco.
Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo,
c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che
è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra,
sopra la testa della giovane ammaliante e misteriosa. Raggiungi facilmente i
primi dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza affascinante
che sussurra qualcosa discendendo con calma dagli scalini di pietra che si
trovano alla base dell’entrata ad arco di quel palazzo sontuosamente ornato
e sperduto alle pendici dell’Himalaya. Si gira a destra e raggiunge la vasca
che propende dal muro. Un rivolo d’acqua cristallina e trasparente trabocca
dalla tazza della fontana e si raccoglie al suolo, sparendo nell’erba e
riassorbendosi in fretta nel terreno rigoglioso. Un cesto di bambù è deposto
all’asciutto lì vicino. Si ferma e ti guarda. Solleva una mano e afferra il
pallu, la decorazione finale della lunga pezza di stoffa che le pende dalla
spalla sinistra sulla schiena, e comincia a svolgere sensualmente i
drappeggi e le pieghe del Sari pregiato e prezioso che le spiraleggia
intorno alla vita sottile. La sua espressione è accattivante, la sua pelle è
color caffelatte. Il gioiello che ha sulla fronte lampeggia al sole, intanto
con le mani si trattiene sul corpo la seta di quell’indumento vividamente
arancio e rosso come una fiamma immensa. Se lo lascia scivolare piano
addosso, timidamente, pudicamente, abbassando il capo e il mento senza mai
smettere di guardarti negli occhi. Le sue braccia sono lisce e delicate come
raso, la pelle è ombrosa e traslucida come il suo visetto enigmatico e
bellissimo. Ti appaiono in ultimo alla vista le sue tettine puntute guantate
dal choli, una ridottissima camicetta che funge anche da reggiseno, che
sembra confezionata esclusivamente su misura e realizzata con lo stesso
tessuto del Sari in maniera molto attillata e molto ridotta. Quella specie
di blusa che lascia totalmente scoperta la pancia le veste i seni piccolini
e le spalle come una seconda pelle. La sua voce si fa provocante mentre ti
parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso risulta
chiaro; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla
sinistra, sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima.
Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando
raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida
ragazza che allenta la presa sul Sari lasciandolo disinvoltamente andare e
cadere a terra.
La ragazza non è altissima e
il seno è piccolino, ma il corpo snello e longilineo è particolarmente
slanciato e ben fatto. Indossa ormai solamente il choli e una relativamente
semplice sottogonna di cotone con chiusura a coulisse in vita, sempre in
nuance con il Sari, che non le nasconde per nulla le curve affusolate delle
gambe. I suoi piedi sono nudi, le unghie delle mani sono curatissime e
laccate di bianco. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco
meraviglioso e una mano posata sull’anca favolosa, in modo da sottolinearne
la perfezione, per un momento indecisa sul da farsi. Infine si gira e ti
mostra il culetto. Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo
vigorosamente un dito e la sua voce si perde fra i rumori della natura ma
comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. La sua espressione si
indurisce incrociando le braccia sul petto, ma istantaneamente si
ammorbidisce distendendole in basso e stringendosi le mani sul bacino.
L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte
tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 71.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.42.
L’hai corteggiata in tutti i
modi possibili e per così tanto tempo che non ne ricordi l’inizio. Ciò che
ricordi bene, invece, è la frase che ha dato inizio al vostro gioco. È
successo quando il tuo corteggiamento si è fatto particolarmente sfacciato e
un po’ troppo allusivo alle sue grazie nascoste. Tu la stavi stuzzicando,
con apprezzamenti significativi e velati, e lei inaspettatamente se ne è
uscita dicendo qualcosa di sconvolgente.
“Se indovini il colore della
mia biancheria, ti faccio contento; ti faccio un pompino e ti do il mio
numero di telefono.”.
Da allora, ci hai sempre
provato e non ci sei mai riuscito. Stai ancora rincorrendo quella sfida e
non sei neppure sicuro che alla fine mantenga davvero la sua promessa. Però
da quel giorno si è sviluppata tra voi una complicità tale da risultare
impossibile in circostanze normali. Adesso devi riflettere.
Dunque, non l’hai mai vista
indossare una biancheria intima che non fosse dello stesso colore: niente
fiorellini né disegnini di nessun altro genere. Soltanto biancheria in tinta
unita. Devi quindi scegliere tra un solo colore. L’ultima volta, le sue
mutandine erano verdi e perciò senti di poter escludere questo colore perché
non ti è mai capitato di vederla due volte consecutivamente con la stessa
biancheria colorata, neppure a distanza di molti giorni. Deve possederne una
quantità veramente smisurata! La volta prima ancora...
Devi indovinare il colore
delle mutandine di Rossana, scegline uno e vai al numero corrispondente.
Bianche, vai al 3.
Gialle, vai al 45.
Arancio, vai al 79.
Rosa, vai al 114.
Azzurre, vai al 137.
Blu, vai al 163.
Rosse, vai al 102.
Viola, vai al 4.
Fucsia, vai al 47.
Bordeaux, vai al 48.
Argento, vai al 89.
Marrone, vai al 91.
Nere, vai al 121.
.43.
L’hai corteggiata in tutti i
modi possibili e per così tanto tempo che non ne ricordi l’inizio. Ciò che
ricordi bene, invece, è la frase che ha dato inizio al vostro gioco. È
successo quando il tuo corteggiamento si è fatto particolarmente sfacciato e
un po’ troppo allusivo alle sue grazie nascoste. Tu la stavi stuzzicando,
con apprezzamenti significativi e velati, e lei inaspettatamente se ne è
uscita dicendo qualcosa di sconvolgente.
“Se indovini il colore della
mia biancheria, ti faccio contento; ti faccio un pompino e ti do il mio
numero di telefono.”.
Da allora, ci hai sempre
provato e non ci sei mai riuscito. Stai ancora rincorrendo quella sfida e
non sei neppure sicuro che alla fine mantenga davvero la sua promessa. Però
da quel giorno si è sviluppata tra voi una complicità tale da risultare
impossibile in circostanze normali. Adesso devi riflettere.
Dunque, non l’hai mai vista
indossare una biancheria intima che non fosse dello stesso colore: niente
fiorellini né disegnini di nessun altro genere. Soltanto biancheria in tinta
unita. Devi quindi scegliere tra un solo colore. L’ultima volta, le sue
mutandine erano verdi e perciò senti di poter escludere questo colore perché
non ti è mai capitato di vederla due volte consecutivamente con la stessa
biancheria colorata, neppure a distanza di molti giorni. Deve possederne una
quantità veramente smisurata! La volta prima ancora erano gialle, ti pare,
ma non ne sei sicuro. Non te la senti di escluderle completamente. Inoltre
di recente ricordi di avergliele viste rosa, azzurre o forse blu. Ma più
andiamo indietro nel tempo e più la decisione diventa improbabile.
Devi indovinare il colore
delle mutandine di Rossana, scegline uno e vai al numero corrispondente.
Bianche, vai al 3.
Gialle, vai al 45.
Arancio, vai al 79.
Rosa, vai al 114.
Azzurre, vai al 137.
Blu, vai al 163.
Rosse, vai al 102.
Viola, vai al 4.
Fucsia, vai al 47.
Bordeaux, vai al 48.
Argento, vai al 89.
Marrone, vai al 91.
Nere, vai al 121.
.44.
L’hai corteggiata in tutti i
modi possibili e per così tanto tempo che non ne ricordi l’inizio. Ciò che
ricordi bene, invece, è la frase che ha dato inizio al vostro gioco. È
successo quando il tuo corteggiamento si è fatto particolarmente sfacciato e
un po’ troppo allusivo alle sue grazie nascoste. Tu la stavi stuzzicando,
con apprezzamenti significativi e velati, e lei inaspettatamente se ne è
uscita dicendo qualcosa di sconvolgente.
“Se indovini il colore della
mia biancheria, ti faccio contento; ti faccio un pompino e ti do il mio
numero di telefono.”.
Da allora, ci hai sempre
provato e non ci sei mai riuscito. Stai ancora rincorrendo quella sfida e
non sei neppure sicuro che alla fine mantenga davvero la sua promessa. Però
da quel giorno si è sviluppata tra voi una complicità tale da risultare
impossibile in circostanze normali. Adesso devi riflettere.
Dunque, non l’hai mai vista
indossare una biancheria intima che non fosse dello stesso colore: niente
fiorellini né disegnini di nessun altro genere. Soltanto biancheria in tinta
unita. Devi quindi scegliere tra un solo colore. L’ultima volta, le sue
mutandine erano verdi e perciò senti di poter escludere questo colore perché
non ti è mai capitato di vederla due volte consecutivamente con la stessa
biancheria colorata, neppure a distanza di molti giorni. Deve possederne una
quantità veramente smisurata! La volta prima ancora erano gialle, ti pare,
ma non ne sei sicuro. Non te la senti di escluderle completamente. Inoltre
di recente ricordi di avergliele viste rosa, azzurre o forse blu. Ma più
andiamo indietro nel tempo e più la decisione diventa incerta. Prima o poi
deve pur ricominciare daccapo! Infine conosci profondamente la sua esagerata
passione per i colori vivaci, dubiti che possa avere nell’armadio biancheria
bianca o nera. Anche il marrone e il grigio argento per la stessa ragione ti
sembrano una scelta improbabile. Persino il bordeaux indosso a Rossana non
appare abbastanza vivo e splendente.
Devi indovinare il colore
delle mutandine di Rossana, scegline uno e vai al numero corrispondente.
Bianche, vai al 3.
Gialle, vai al 45.
Arancio, vai al 79.
Rosa, vai al 114.
Azzurre, vai al 137.
Blu, vai al 163.
Rosse, vai al 102.
Viola, vai al 4.
Fucsia, vai al 47.
Bordeaux, vai al 48.
Argento, vai al 89.
Marrone, vai al 91.
Nere, vai al 121.
.45.
“Gialle!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è gialla. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.46.
Sminuzza la sua pizza e la
sbocconcella, senza mai voltarsi nella tua direzione. Sorride maliziosamente
a te o al suo compagno, non lo sapresti dire. Forse lo fa apposta. Gli occhi
le brillano e affonda la forchetta nella bocca, lentamente, profondamente, e
la succhia golosamente mentre se la estrae dalle labbra. Mastica con molta
cura e c’è qualcosa di sessuale nel suo atteggiamento.
Continui a tagliuzzare la tua
pizza in pezzettini sempre più piccoli ma non riesci a mangiare. Lo sta
sicuramente facendo di proposito, sa che non le riesci a distogliere gli
occhi di dosso, per non più di un secondo almeno, e si sta divertendo alle
spalle del suo ragazzo. Che stronza! Però è davvero bellissima, stai
pensando quando noti appena un movimento furtivo al di sotto del suo tavolo.
Con calma, quasi timidamente, sta rivolgendo le gambe dalla tua parte.
Trattieni il respiro.
Al di sopra del tavolo nulla
traspare. Spilucca la sua pizza e ascolta con vivo interesse il suo
interlocutore, compostamente, ma al di sotto è tutta un’altra storia. Molto
piano, troppo piano, sta dischiudendo le gambe. Abbandoni ogni senso di
pudore e per quasi un minuto non riesci a respirare; non puoi distogliere
l’attenzione dalle cosce affusolate che si aprono incredibilmente davanti ai
tuoi occhi. Non sei un guardone, non sei un guardone, ti ripeti ma intanto
non riesci a spostare lo sguardo da quella scena esasperante. Hai di nuovo
la gola secca.
Una prima strisciolina bianca
ti appare alla vista in mezzo a quelle gambe favolose. Continuano ad aprirsi
e adesso puoi intravvedere un’ombra scura all’altezza del suo pube.
Improvvisamente ti senti come ridiventato un ragazzino. Irrequieto,
insicuro, curioso, e ossessivo. Le cosce si aprono ancora, ora puoi vedere
tutto. Indossa un minuscolo perizoma di pizzo bianco, semitrasparente, che
le avvolge a malapena le grandi labbra della figa. Cerchi di deglutire ma
non hai saliva in bocca. Prendi un’altra sorsata dal tuo boccale.
Sollevi lo sguardo per un
momento. Lei è sempre indaffarata con la sua pizza e non ti guarda nemmeno.
Sorride maliziosamente verso il suo accompagnatore. Uno sguardo sensuale le
brilla negli occhi e un’espressione seducente le si è stampata sul volto. Di
sicuro non può non essersene accorta, lo sta facendo apposta, però fa finta
di niente e la cosa non ti dispiace. Che troia! Ti guardi attorno, nessuno
vi guarda. Riporti l’attenzione là sotto.
Il perizoma è davvero
ridottissimo. Le puoi scorgere parte delle natiche e del monte di venere
laddove quel piccolo straccetto non può contenere. Ciuffi ribelli di peli
neri scappano fuori da tutte le parti e una folta peluria scura sul ventre
traspare al centro. Sei come ipnotizzato da questa visione.
Vai al 94.
.47.
“Fucsia!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è fucsia. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.48.
“Bordeaux!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è bordeaux. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.49.
Richiudi la porta dietro alle
spalle e individui senza difficoltà il tavolo che Rossana ti ha preparato. È
lo stesso al quale l’hai sorpresa mentre lo stava ripulendo per bene, quando
sei arrivato al bar quella stessa sera. Sopra ci sono una tovaglietta di
carta, un portatovaglioli pieno, la bibita che hai ordinato e una ciotola di
noccioline. Ti siedi e ti accomodi. Fatta eccezione che per poche persone,
la sala è praticamente vuota. I resti di diverse consumazioni giacciono,
invece, sparsi qua e là sui tavoli ancora ingombri. Dall’uscita posteriore
che si trova vicino alla sala biliardo traspare la luce fioca dei lampioni.
Si è fatto buio, e si è fatto anche piuttosto tardi. Il tuo panino arriva
dopo pochi minuti.
Rossana si affaccia
dall’apertura ad arco centrale, che divide la sala dei tavoli dalla saletta
del bar e ti cerca con lo sguardo. La sua testolina, sempre circondata da
una nuvola incontenibile di capelli rossi, appare e ti sorride. Arrivo
subito, ti dice. Sparisce. Fa ritorno quasi subito con un vassoio in mano. È
splendida! Si appoggia sul bordo del tavolo e ti mette davanti agli occhi un
tagliere con sopra un panino sorprendente. Si direbbe caldo e spesso tre
dita.
“Caspita!”.
“Vista l’ora tarda, ho
pensato che dovessi avere fame”.
“Beh, sì, in effetti, è
vero... Sembra molto invitante. Cosa ci hai messo dentro?”.
“Dunque vediamo: peperoni e
melanzane grigliate che ci stanno sempre bene, e fontina per amalgamare i
sapori e farlo filare. Una fettina sottilissima di Emmenthal per dar gusto
al formaggio. Ero indecisa tra l’arrosto di vitello e la cotoletta di pollo,
ma ho optato per quest’ultima perché le ho fatte in serata. Uovo sodo, e
insalata brasiliana per rendere il panino più croccante. Salsa cocktail e
due gocce di tabasco. Pane arabo e qualche pezzetto di pomodoro; San Marzano
perché si sposa meglio con l’uovo e l’insalata.”.
“Per la miseria! Questa volta
ti sei superata. Grazie, sei impareggiabile.”.
“Adulatore, scommetto che lo
dici a tutte le donne.”.
Ti scompiglia i capelli e ti
augura buon appetito. Ti sorride e si allontana. Probabilmente al banco non
c’è nessuno, perché Rossana comincia a riassettare i tavoli in disordine.
Cominci a darti da fare con il tuo panino fumante, intanto la osservi
scodinzolare nella sala. Dio, che creatura meravigliosa!
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 111.
Se esce un numero dispari,
vai al 112.
.50.
Ti ritrovi nell’aria fresca.
Si è fatto buio, e la serata ormai volge al termine. Non sapresti dire, se
la notte promette bene oppure se hai già esaurito le tue occasioni. Di
sicuro non ne hai avuto abbastanza. Sei ancora piuttosto eccitato e il palo
che ti si muove tra le gambe ne è la conferma. Torni a prendere la macchina
e decidi di andare in discoteca. Forse lì si potrà sviluppare qualche
situazione interessante.
Vai al 75.
.51.
Ti siedi sullo sgabello e
subito ringrazi calorosamente la tua nuova amica per la premura che ha avuto
nei tuoi confronti. Sul bancone, accanto al tuo aperitivo, c’è un piattino
ricolmo di grosse olive verdi impilate le une sulle altre come i mattoni di
una piccola piramide. Ognuna è infilzata dal suo stuzzicadenti e poco
distante si trova anche un tagliere pieno di bastoncini di formaggio. Alcuni
sono avvolti in una fettina di prosciutto, altri in una di salame, altri
ancora si trovano vicini a due ciotoline che ti dice contenere salsa tonnata
e salsa di funghi, che ha fatto lei e nel dirlo fa le fusa come un gatto.
“Non ti dovevi disturbare,
non era necessario”.
“Nessun disturbo, ne avevo
voglia.”.
Per un momento smette di
risciacquare il bicchiere che tiene in mano: ti rivolge un sorriso sornione
e si raccomanda di provare le salse, perché vuole un tuo parere. Sei stato
via solo pochi minuti e nel bar non c’è nessun altro, eppure le cose
accumulate nel lavello sembrano raddoppiate. Intingi un bastoncino nelle
salse, prima in una, poi nell’altra, e le assaggi. In effetti sono molto
buone. Glielo dici e lei gongola.
Compiaciuta e soddisfatta,
allarga un sorriso se possibile ancora più grande e subito la conversazione
riprende come prima. Lei parla, parla, parla; e tu ascolti, ascolti,
ascolti. Fa tutto da sola! Va bene così. Ogni tanto annuisci, aggrotti la
fronte, o scuoti il capo. Niente altro. Ti limiti a sorseggiare la tua
consumazione e non devi fare nessuna fatica per tenere vivi gli argomenti.
La porta dei bagni si apre e
ne escono due persone. Un uomo a testa alta e con l’espressione soddisfatta
sul volto, e una donna a capo chino e con il viso rosso. L’uomo si dirige
subito alla cassa per pagare le consumazioni. La donna, invece, sempre
guardandosi i piedi, con fare colpevole, va prima al tavolino: raccoglie e
infila nella borsetta le sigarette e l’accendino, poi raggiunge il suo
compagno. Se ne vanno.
La barista, perplessa, ti
guarda come a dire: cosa cazzo hanno combinato quei due? Tu le rispondi con
un’alzata di spalle, come a rispondere: non so. Lei non è convinta, è
preoccupata. Esce da dietro il bancone e vuole andare a controllare.
“Non avranno mica rotto
qualcosa? Se hanno combinato un guaio...”.
Borbotta e sparisce oltre la
soglia. Prendi un’oliva e sorridi. Hai una certa idea di ciò che possono
aver combinato quei due nel bagno, ma non si tratta di nulla che possa avere
lasciato dei danni da riparare. Lei fa ritorno pochissimo dopo con l’aria
sollevata.
“Va tutto bene?”.
“Sì, tutto a posto. Temevo
che avessero lasciato chissà che casino da pulire. Bah, la gente è strana!”.
Sollevi ancora le spalle. Lei
ritorna dietro al banco e ricomincia a lavare le cose nel lavello. Subito
riprende le chiacchiere da dove le aveva interrotte e sta parlando di non so
che cosa, quando ti rendi conto che gli ultimi tre bottoni del camice sono
generosamente aperti. Erano così anche prima? Forse non te ne eri accorto. È
china sul suo lavoro a testa bassa, proprio davanti ai tuoi occhi. Le puoi
vedere le tette, grandissime, ballonzolare di qua e di là ad ogni singolo
movimento. Sei come ipnotizzato dalle sue tettone che oscillano, che
sussultano, che palpitano. È tutta impegnata, lavora con foga senza mai
sollevare lo sguardo e chiacchiera. Le puoi persino intravvedere il
reggiseno di pizzo bianco, forse un po’ troppo piccolo, che con molta fatica
trattiene quelle enormi mammelle che sembrano voler esplodere da un momento
all’altro. La natura chiama e l’uccello risponde.
Il cazzo si gonfia nei tuoi
pantaloni sino a farti male. Devi cambiare posizione sullo sgabello. Ti
muovi un poco ma non vuoi attirare l’attenzione. Meno male che non ti sta
guardando, e ti aggiusti l’animale con la mano. La tua erezione è evidente.
Intanto non riesci a distogliere l’attenzione da quella massa di carne in
movimento che ti sembra chiamare ad alta voce. Finisci il tuo aperitivo e ne
chiedi un altro. Non te ne vuoi andare. Lei parla, tu ascolti e osservi. Sei
congestionato.
Alla fine di tutto, termina
le cose da lavare nel lavello e le mette ad asciugare. Senza smettere di
parlare, esce dal bancone e recupera le cose rimaste sui tavoli. Riordina e
incomincia a pulire. Ti sta raccontando delle sue vacanze, con la scopa in
mano, quando vede qualcosa, chissà che cosa, ai piedi del tuo sgabello. Si
china per raccoglierlo e nel farlo si appoggia con una mano sulla patta dei
tuoi jeans.
Non hai parole e non fai
niente. Il tuo cazzone è diventato duro come il marmo e la sua mano ci sta
proprio sopra. Dubiti che sia stata una coincidenza e la lasci fare. Vuoi
stare a vedere fin dove è disposta a spingersi, vuoi vedere fino a dove
vuole arrivare. Si rialza e solo adesso sembra accorgersi dell’incidente. Si
scusa e diventa tutta rossa.
“Stai tranquilla, non è
successo nulla.”.
Schizza dietro il banco,
imbarazzata, e ti volge le spalle. Si asciuga il viso e si riaggiusta i
capelli allo specchio. Quando torna a girarsi nella tua direzione, pare
essersi calmata e i bottoni del suo camice sono chiusi. Peccato! Non ti
sarebbe dispiaciuto combinare qualcosa, ma il segnale è stato chiaro.
L’atmosfera si distende in fretta e dopo molti aperitivi chiedi il conto.
“Ormai la pizzeria, è aperta
di sicuro!”.
Si è fatto molto tardi e tra
quel che hai bevuto e quel che hai mangiato non hai per niente fame.
Piuttosto hai voglia di qualcos’altro. Lei ti rivolge un ultimo sorriso
malizioso e ti porge lo scontrino.
“Ora che sai dove sono, torna
a trovarmi, mi raccomando.”.
Vai in pizzeria, andando al
107.
.52.
Distogli lo sguardo dagli
animaletti che sembrano abbastanza impegnati e ti allontani disinvoltamente.
Già ti immagini la reazione esagerata delle loro padroncine se solo glielo
avessi fatto notare. Certamente le ragazze sono due ipocrite e non ti
interessa averne la conferma. Per di più avevano la faccia da stronze;
apparivano troppo sofisticate e con la puzza sotto al naso. Ti senti quindi
molto compiaciuto e soddisfatto, perché non hai disturbato in nessun modo
l’amplesso di quelle bestioline che se la stanno godendo. Se proprio le due
stronzette se ne devono accorgere che se ne accorgano da sole. La serata
promette bene e il tuo buonumore cresce insieme al godimento dei cagnolini.
Vai all’80.
.53.
Ti alzi dallo sgabello e ti
dirigi verso la porta del bagno che prima non avevi notato.
Entri nell’antibagno. È molto
grande, è quasi più spazioso della sala bar che se ne sta nell’altra stanza.
Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini
sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono
altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da
quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.
Uno sfregamento leggero, un
suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione
sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta
del bagno delle donne che è socchiusa ed accosti un orecchio. Puoi
chiaramente sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un
guardone ma resistere alla tentazione di dare una sbirciatina è impossibile.
Avvicini l’occhio alla fessura tra la porta e lo stipite, che è molto
ridotta e guardi cosa sta davvero succedendo.
“Sì, dai, dai!”.
Hai udito una voce; è stato
appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce
di un uomo e non è solo lì dentro. Dall’angolazione scomoda riesci a
intravvedere due figure indistinte. Una se ne sta in piedi e con le spalle
al muro, l’altra invece se ne sta piegata sulle ginocchia ai suoi piedi. Non
riesci a vedere molto altro, l’angolo di osservazione non è esattamente
l’ideale. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di aprire la
porta per constatare meglio, magari per partecipare attivamente, ma non sai
chi sono e soprattutto non sai come potrebbero reagire.
Sei stato molto attento a non
farti sorprendere. Ti sei mosso piano, senza fare rumore, ma non lo hai
fatto abbastanza. Evidentemente con la testa devi aver sfiorato la porta che
si apre di qualche centimetro. Trattieni il respiro e non osi muoverti per
quasi un minuto. Fortuna che lì dentro sono molto impegnati. Adesso puoi
distinguere l’uomo appoggiato al muro. L’espressione estasiata sul volto,
gli occhi chiusi, i pantaloni calati sino alle caviglie. Con le mani
trattiene la testa di una donna con il viso all’altezza del suo pube e la
muove avanti e indietro. Non puoi distinguere i dettagli perché lei ti volge
le spalle. Lentamente riaccosti la porta. Ti è andata bene.
Non vuoi sfidare
ulteriormente la fortuna, non vuoi essere scoperto a spiare, non vuoi fare
la figura del salame e con fatica ti allontani da quella porta ed entri
nell’altra. Nel bagno degli uomini. La stanzetta è molto piccola. Pulita,
imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che la riempie tutta.
Non c’è altro. Il bagno delle donne ti era sembrato più grande. Ti sbottoni
la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo che
spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta e
lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non
combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta
ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni
nell’antibagno.
Nella toilette delle donne i
cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il
rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In
fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo
specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere
nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sai qualcosa. Sarebbe la
fine del loro rapporto orale e questo non deve succedere. Ti ravvii i
capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di
rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il
disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Chiacchierina.
Torni al bancone del bar,
andando al 164.
.54.
Rossana è ancora molto
impegnata. Sta servendo al banco e una valanga di cose nel lavello aspetta
solo di essere lavata. La lavastoviglie è già in funzione. Finisci il succo
di frutta e appoggi il bicchiere sul lungo bancone. Ti giri e perdi un po’
di tempo nel scegliere un pacchetto di caramelle dall’espositore a ridosso
del muro, che si trova su un tavolino, tra una delle arcate che danno
accesso all’altra sala. Ne prendi uno.
“Ehi uomo, hai fame?”.
Ti volti di scatto. Rossana
ha finito di servire al bancone, ne è uscita e ti ha sussurrato
nell’orecchio. Riconosci le parole scelte con cura e non ti sfugge il suo
atteggiamento equivoco. Le sorridi furbescamente e la guardi velocemente
dalla testa ai piedi. Ti sorprendi tutte le volte nel constatare quanto sia
bella.
“In effetti, avrei un certo
languore”.
Ti afferri appena la patta
dei pantaloni e lei scoppia a ridere. Il suo sorriso è sempre contagioso. Ti
mette le braccia al collo, ti stringe un pochino e ti lascia subito andare.
Di più non si può fare, i clienti vi voltano le spalle. Stanno sorseggiando
i loro caffè, chiacchierando amabilmente.
“Sul serio, posso prepararti
qualcosa?”.
“Visto che insisti, avrei una
fame da boia”.
Guardi di sfuggita l’orologio
appeso alla parete. Tra una cosa e l’altra, si è fatto abbastanza tardi. Ti
sorride amorevolmente: sa che non hai chiesto da mangiare prima per non
disturbarla mentre lavorava. Ti dà un bacetto, per metà sulle labbra e per
metà sulla guancia. Riconosce gli sforzi che hai fatto per starle lontano.
Seguimi, ti dice. Lo fai senza mai staccare gli occhi dal suo meraviglioso
fondoschiena fucsia. Scompare dietro al banco frigo e ti fermi davanti al
vetro. Dentro c’è di tutto.
“Cosa preferisci?”.
Osservi per un momento la
vastità di cose esposte in vetrina.
“Uno dei tuoi panini, andrà
benissimo!”.
“Come lo vuoi?”.
Torni a scrutare fra
l’enormità di scelte possibili.
“Non saprei proprio
scegliere... fai un po’ tu, mi fido ciecamente.”.
“Va bene.”.
Il campanello sulla porta
tintinna un’altra volta e i clienti di poco prima attendono alla cassa.
“Non ti preoccupare, non ho
così tanta fame, non devo andare da nessuna parte; vado in bagno a lavarmi
le mani, mi rinfresco il viso e torno dopo.”.
Gli occhi le si illuminano di
una luce incantata e tutto il locale sembra risplenderne.
“No, non serve, quando ho
fatto ti porto tutto al tavolo. Cosa vuoi da bere?”.
Ordini qualcosa da bere e vai
al bagno.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 6.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai all’8.
.55.
Il silenzio che
improvvisamente è calato nella stanza si è fatto quasi palpabile. Si possono
chiaramente udire le voci che risuonano nel locale, il tintinnio dei
piattini e delle tazzine, tutti i rumori del resto del bar sembrano
amplificati. I rintocchi dei tacchi delle calzature delle donne che avanzano
nella tua direzione in mezzo ai biliardi, l’unica possibile, riecheggiano
tra le pareti come colpi di pistola. Gli uomini appaiono indifferenti alle
attenzioni che le compagne attraggono. Forse sono degli esibizionisti.
Qualcuno appoggia una scatola
vicino al punto in cui sei seduto. Dentro puoi vederci quattro boccette di
un rosso scuro, quattro di un crema sporco, una sola azzurra e un numero
imprecisato di birillini. Lo spettacolo è finito. Il gioco riprende al
biliardo dei tuoi amici che però non sono più chiassosi come prima, bisbigli
e sussurri hanno preso il posto di risa e grida. Tu e il tuo amico dal
vostro angolo di osservazione godete ancora di una vista straordinaria sul
panorama. Nell’altro biliardo si formano le coppie. Uno a uno vengono a
prendere le proprie palle.
Gli uomini sono palestrati e
non ti piacerebbe averci da litigare, ma i loro volti sono sereni e
sorridenti, e soprattutto non sembrano litigiosi. Ti rilassi un poco. La
biondina è incantevole con i suoi due metri di gambe nude e gli occhi
luccicanti: continua sempre a masticare con la sua boccuccia rosso fragola.
Quando viene a prendere le sue palle, mentre si china a novanta gradi,
proprio sotto il tuo naso, due monticelli rosei e sussultanti fanno capolino
attraverso la profonda scollatura del suo indumento improvvisato.
Impossibile non farci cadere l’occhio. A lei non sembra importare niente.
Ripete il gesto due volte. Una sola pallina sembra già abbastanza pesante
per la sua manina delicata. Appoggia la prima sul biliardo e ritorna
indietro per prendere l’altra. Non ti guarda, non ti vede, probabilmente non
sa neppure che esisti. La sua espressione trasognata non cambia mai sul suo
bel visetto. La donna castana, invece, austera e ben fatta, aspetta
pazientemente il suo turno e ti osserva. Resta immobile e solenne, in piedi
e in controluce, e fasciata com’è da quei vestiti che la calzano più
strettamente di un guanto di gomma sembra essere completamente nuda. Si fa
infine avanti. Vedi i muscoli scattare sulle cosce affusolate. Si piega
sulla scatola senza mai staccare gli occhi dai tuoi, il suo è un
atteggiamento di sfida; la ricambi e ne sostieni il peso. Se non volevano
attirare l’attenzione, dovevano fare a meno di vestirsi in quel modo. È lei
che distoglie per prima lo sguardo. Raccoglie le ultime tre palle e si gira.
Muove qualche passo per tornare tra i suoi compagni. Cazzo che culo! Le sue
natiche sono rotonde e perfette, sode e sostenute, e pulsano ad ogni passo.
Si può nitidamente distinguere il solco magico che si addentra fra le
chiappe. Gli occhi del tuo amico sono stralunati e tu ti senti il cuore
palpitare sulle tempie.
Il cazzo nelle mutande si è
gonfiato dolorosamente e ha raggiunto ormai dimensioni monumentali. Guardi
un momento verso la patta del tuo amico. Ti compiaci nel constatare che non
sei il solo pervertito con l’arnese in tiro. Ti risiedi più comodamente, ti
aggiusti l’uccello con la mano e non sei l’unico, ti appresti a seguire con
vivo interesse la partita imminente. Cominci ad apprezzare quel gioco.
Continui a sorseggiare il
succo di frutta in goccini sempre più piccoli per bagnarti le labbra e per
mantenere attiva la salivazione. Ciononostante il tuo bicchiere è quasi
vuoto, quando cominciano a giocare. I quattro amici alla tua sinistra
lanciano continuamente occhiate furtive alla loro destra, nella speranza di
cogliere qualcosa, qualsiasi cosa, ma dalle loro posizioni possono vedere
ben poco. Un po’ di gambe e qualche figura femminile di profilo. Per te e il
tuo amico è tutta un’altra storia. Stai imparando l’arte del gioco del
biliardo.
La prima a lanciare la sua
pallina è la biondina. Dio, che cara! Si solleva sulla punta dei piedini e
si distende quasi sul biliardo per avvicinarsi il più possibile al boccino
azzurro. Studia per bene la mira, sculetta persino appena, e lascia cadere
delicatamente la boccetta che tiene sulla palma della mano. Questo è quanto
possono sbirciare gli amici dal fianco. Tu e il tuo amico, invece, dalla
vostra postazione privilegiata che si trova alle spalle dei giocatori, a
meno di un metro e mezzo da quel sedere, che ondeggia impercettibilmente
all’altezza dei vostri occhi sbarrati, potete godere di una visione assai
più completa. La minigonna di jeans elasticizzato, già cortissima, risale
ulteriormente sulle cosce squisite: vi appare un culetto meraviglioso. Le
chiappette sono elastiche e candide, e nel mezzo ci sparisce un perizoma
azzurro, chiaro e splendente come un cielo estivo. Prima di mollare la
pallina, la biondina, fa un ultimo sforzo e solleva il culo in una
contrizione finale. Le sue gambe, chilometriche, sono leggermente divaricate
e la vista può spaziare fino al pube. Alcuni riccioli di peluria sottile
sfuggono dalle ridottissime mutandine; non sono biondo platino ma castano
chiaro. Cazzo! Senti il bicchiere scricchiolare tra le dita. Ti devi
rilassare.
Una crepolina si è diramata
sul tuo bicchiere. Lo appoggi sulla panca per non romperlo del tutto. Ti
volgi per guardare il tuo amico che adesso non riesce a trovare una sola
posizione in cui star fermo: ha gli occhi fuori della testa, si tiene una
mano in tasca e la muove ritmicamente. Si sta accarezzando il pene. Merda,
cos’è un maniaco? La visione è stata stimolante, ma la sua è una reazione
esagerata. Quella è l’espressione del violentatore. Cerchi di distrarlo e
attacchi discorso. Blateri qualcosa, ma ti fa cenno di tacere e con il mento
indica la destra. Ti rigiri a guardare, un po’ a disagio; questo qua ti fa
un infarto. E in effetti ne avrebbe tutte le ragioni.
L’ultima a giocare è la
bellezza castana. Ottiene la sua posizione al centro: rilassa leggermente
una gamba flessuosa, si appoggia con la mano sul bordo del biliardo, si
china in avanti e prende con cura la mira. Un polpaccio si irrigidisce
quando il ginocchio si flette. La cucitura sottile dei pantaloni di pelle
scompare profondamente tra le natiche mentre si piega lentamente. Se non
fosse per il colore, bordeaux, dei pantaloni, potrebbe benissimo non
indossare nulla. Fissa intensamente il suo bersaglio; trattiene la boccetta
con la punta delle dita, sfiora il panno verde con le nocche, avanza un poco
con la mano per aggiustare la mira, la ritrae, poi inarca la schiena e
contemporaneamente indietreggia con il sedere lasciando andare morbidamente
la sua boccetta color crema. Non si rialza subito, resta immobile a scrutare
l’esito del suo tiro. Il culo fantastico si solleva, la vita distesa si
incurva, una cunetta polposa appare fra le sue gambe. La vagina è succulenta
e la cucitura minuta si intrufola tra le grandi labbra lievemente dischiuse
del suo sesso invitante. Il tuo amico schizza in piedi e si allontana
frettolosamente. Esce dalla porta e sparisce alla vista.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 138.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 103.
.56.
Sei finalmente arrivato nel
punto più ampio di quella zona verde affascinante, laddove il sentiero si
incrocia con un secondo più grande e dove il karaoke ha deciso di tenersi in
quest’occasione festosa. Puoi già intravvedere la fiancata posteriore del
solito furgoncino bianco dei panini, che ti scherma anche dal resto della
solita manifestazione popolare. Ti avvicini e lo oltrepassi frettolosamente,
e ne resti quasi scioccato. Il volume della musica è molto alto, le luci
risplendono dappertutto. Dopo la pace che ti ha guidato in quel posto rimani
accecato e assordato dalla confusione per qualche minuto. Socchiudi le
palpebre e ti addentri nel caos.
Un discreto numero di
persone, non tante però quanto avresti supposto al primo impatto, si accalca
attorno a un palchetto improvvisato nella rientranza del muro e grossi
faretti alogeni sono collocati ovunque rischiarando a giorno tutto lo spazio
intorno. Al centro della baraonda, parecchie fila di lunghi tavoli di legno
scuro sono disposti parallelamente tra loro e la mura di cinta. Da un lato
del palco, si allunga la vecchia muraglia e la stradina dalla quale sei
appena giunto, nonché il chiosco mobile che stavi cercando, mentre di fronte
e dall’altra parte due sentieri si perdono e scompaiono in entrambe le
direzioni. Il luogo si trova al centro di una sfera luminosa e oltre quei
confini c’è solo il buio della sera.
Una melodia malinconica sta
risuonando fuori dagli altoparlanti mastodontici, posati per terra sui bordi
del palcoscenico, ma una voce stridula e gracchiante, ti fa accapponare la
pelle delle braccia e rizzare i capelli sulla nuca. Ti riprendi in fretta
dallo shock e ti allontani rapidamente dalle nere casse torturate. La
porticina del furgone è spalancata e puoi scorgerne all’interno un grosso
ventilatore che sventola furiosamente da una parte all’altra, in effetti con
la griglia accesa dentro dev’esserci piuttosto caldo, ma dentro non c’è
proprio nessuno. Raccogli i pensieri e ti soffermi a riflettere un momento.
Adesso che ti sei allontanato dal frastuono delle casse, il rumore che esce
dagli altoparlanti non appare più così intollerabile nelle orecchie. Incroci
le braccia e ti guardi in giro. Alcune persone sono sedute, stanno
mangiucchiando sparse fra i tavoli, ma la maggior parte sta impazzando
caoticamente vicino al microfono. La gente sembra divertirsi, l’atmosfera è
ridente e radiosa. Decidi di appostarti davanti alla vetrata dei panini, per
attirare l’attenzione di qualcuno, infatti poco dopo vedi uscire dalla
piccola folla impazzita una ragazza con il grembiulino bianco allacciato in
vita. La riconosci subito.
Alma è completamente
struccata e i denti sono troppo sporgenti, gli occhi sono piccoli e
ravvicinati, i capelli di un colore indefinibile sono raccolti alla rinfusa
in una crocchia sulla testa che esalta maggiormente la forma ovale del suo
volto dal fascino cavallino. Il viso non è bellissimo, non lo è mai stato,
ma il corpo, cazzarola, è strabiliante! Snello e forse un po’ goffo nei
movimenti, almeno quando si diverte, il seno è piccolino, le gambe sono
chilometriche. Si tiene una mano sulla pancia e sta ridendo ancora con gusto
mentre ti si avvicina barcollando. Indossa una camiciola azzurra, con le
maniche arrotolate fino ai gomiti, e sotto il grembiule sporco e macchiato
di unto, porta una gonnellina della tipica misura standard; di quelle che si
possono comperare in qualsiasi supermercato. Alma è sempre stata altissima,
tanto da sovrastare la maggior parte della gente, e la gonna di jeans che è
studiata per lasciar scoperto solamente il ginocchio a lei non arriva
neppure a metà coscia. Sei abituato ad andare spesso in piazza per mangiare
qualche cosa al volo e ormai la dovresti conoscere bene, ma ti sorprendi
tutte le volte che hai l’opportunità di ammirare le sue gambe infinite. Ti
guarda e le sorridi.
“Ciao, vuoi un hot-dog?”.
“No, non questa sera... Se
hai tempo e voglia, mangerei invece qualcosa di più sostanzioso”.
“Certo che ce li ho entrambi,
aspetta solo un secondo”.
Ti passa velocemente accanto
e si inerpica sui bassi scalini che facilitano l’ingresso al furgoncino dei
panini. La minigonna le risale di qualche dito sulle cosce ben tornite e non
puoi fare a meno di lanciare una sbirciatina estatica con la coda
dell’occhio. Le sue gambe sono del tutto nude e la sua pelle possiede una
sfumatura abbronzata di una tonalità meravigliosa. Qualcosa si sta già
divincolando nelle tue mutande, quando Alma scompare per metà oltre la
soglia proibita. La porticina del chiosco resta spalancata. Alma raggiunge
la sua postazione di lavoro e si sporge in avanti verso di te.
“Eccomi, dimmi tutto!”.
“Salsiccia, peperoni e
cipolla sarebbe perfetto”.
“OK, dammi soltanto cinque
minuti.”.
Intanto alcune persone ti si
sono discretamente accodate alle spalle, ti sposti di lato per lasciare
libero accesso anche agli altri. Ti appoggi con la spalla allo stipite della
porta aperta del furgoncino bianco, mentre aspetti pazientemente il tuo
panino stracolmo di calorie. Probabilmente, avrebbe dovuto risultare assai
più indicato in una fredda serata invernale ma ti faceva gola lo stesso e
quindi non te ne può fregare nulla. Ben presto si esala nell’aria un
profumino delizioso che richiama immediatamente altra gente al chiosco.
Tira 2 dadi:
Se la loro somma, è un
risultato pari, vai all’81.
Se la loro somma, è un
risultato dispari, vai al 116.
.57.
Raccogli i tovaglioli
appallottolati e le bottigliette vuote che hanno lasciato sul tavolo i tuoi
amici. Vai poi a buttare tutto nel bidone del pattume. L’ultimo cliente sta
ritirando il suo tramezzino e si allontana silenziosamente. Alma è rimasta
sola e incomincia subito a riassettare il casino che la circonda. Non ti
avvicini immediatamente, vuoi prima lasciarle a disposizione qualche minuto
per avvantaggiarsi sul lavoro, per rilassarsi dopo il tumulto che c’è stato.
Intanto cogli l’occasione per studiarla meglio.
Le labbra sembrano sempre
gonfie perché i denti sono sporgenti, e gli occhietti sono un po’ troppo
ravvicinati, ma il sorriso è ampio e scintillante, e gli occhi sono
brillanti e chiarissimi. Di che colore sono? Azzurri oppure verdi? Che siano
grigi? Il corpo che adesso non puoi ammirare è semplicemente favoloso e le
gambe sono incredibili ma dopotutto anche il viso non è così tanto bruttino.
Possiede un fascino tutto suo! Probabilmente, con i capelli sciolti e forse
se si truccasse un pochino, potrebbe persino essere sufficientemente carina.
Sicuramente con il fisico che si ritrova, nessuno avrebbe molto tempo da
sprecare lassù in alto; stai pensando criticamente. Mentre al tuo sguardo
indagatore resta certamente e comunque un Gnoccolone della Madonna. Ti passi
una mano fra i capelli e ti avvii al chiosco bianco per pagare le tue
consumazioni.
Solleva il volto e ti sorride
apertamente, e il suo sorriso è largo e bianchissimo. Sembra un coniglietto
felice di vederti, che ti saltella allegramente incontro. Acceleri il passo
e ti avvicini in fretta al furgoncino. Ti saluta entusiasticamente e ti
chiede se sei venuto per pagare: le rispondi di sì e paghi le tue
consumazioni, ma nel farlo noti il suo slancio ricomporsi e ritirarsi
improvvisamente. Ti volgi indietro seguendo la traiettoria del suo sguardo
sconfortato. Un gruppetto di giovinastri sta avanzando tra i tavoli nella
vostra direzione. Alma sospira e si prepara a ricominciare daccapo. Ti
scosti di lato per lasciarli passare e ti disponi ad aspettare ma quasi
subito altre persone si accodano ai ragazzi. Porca miseria. Era il momento
buono. Peccato! Questa piccola opportunità, ti è sfuggita di mano; è sfumata
in un soffio e si è persa nel nulla. Sospiri pesantemente. Alma se ne
accorge e ti sorride timidamente. Pazienza, sarà per la prossima volta,
sembrano dire i suoi occhi particolari. La saluti calorosamente, lasciandola
infine al suo lavoro. Ti allontani e te ne vai alquanto dispiaciuto e
turbato.
Scegli di seguire la
scorciatoia e lasci quell’oasi luminosa per allontanarti frettolosamente
nella penombra. Prendi il sentiero che si distacca e si discosta dalle mura,
quello disposto a T, quello più grosso al centro, quello maggiormente
trafficato. Abbandoni da solo quel posto addentrandoti misteriosamente nel
buio.
Vai al bowling, andando al
117.
.58.
Puoi chiaramente sentire dei
mugolii e qualche protesta poco convinta. Una di queste ti ha destato
completamente. Lì vicino, proprio accanto alla tua macchina, ce n’è
parcheggiata un’altra. Non l’hai sentita arrivare, evidentemente ti devi
essere addormentato e non ti hanno visto. Devono aver pensato che non ci
fosse nessuno, dentro la macchina, e l’hanno utilizzata per schermarsi dal
resto del parcheggio. Ci sono all’interno due ragazzi molto impegnati.
La luce fioca di un capanno
illumina a malapena la vettura, ma quella del loro abitacolo è accesa e puoi
perciò distinguere cosa sta succedendo. Il ragazzo dalla parte della guida è
lanciato sul sedile della ragazza e stanno limonando con foga. Le
sospensioni della macchina protestano vivamente e cigolano. Le mani di lui
sembrano i tentacoli di una piovra e lei cerca debolmente di allontanarle ma
non sembra opporre grande resistenza. Una mano del ragazzo è infilata sotto
l’orlo della gonna, mentre con l’altra le ha sfilato un seno dalla
camicetta. Dal tuo angolo di osservazione lo puoi vedere benissimo: sta
armeggiando sotto la gonna, probabilmente in cerca delle mutandine, e sembra
impazzito. Di lei invece ne puoi scorgere solo una tettina bianca, piccola,
candida, con un capezzolo scuro stretto tra le dita del suo compagno. Tutto
il resto è un groviglio disordinato di gambe e braccia. Sei congestionato e
sei eccitatissimo.
Il cazzo si gonfia nei tuoi
jeans, sino a farti male, e la patta improvvisamente sembra diventata troppo
stretta. Ci passi la mano sopra e te lo accarezzi dolcemente. Non sei un
guardone, spiare non ti è mai bastato. La mano ti scivola involontariamente
sulla maniglia della portiera. Sei tentato di scendere dalla macchina per
raggiungerli, magari per partecipare attivamente, ma non sai chi sono e
soprattutto non sai come potrebbero reagire. Ritiri faticosamente la mano e
ti trattieni con dispiacere. Sai già che se non riesci a concludere qualcosa
di soddisfacente prima di domani, ti toccherà fare molta ginnastica da solo.
Le palle sono gonfie e stanno
per scoppiare. Devi cambiare posizione! Ti aggiusti l’uccello che sembra
gridare per la frustrazione di doversi trattenere e intanto le contorsioni
nell’altra auto non si sono mai fermate. La ragazza, sempre indaffarata a
respingere il grosso degli assalti del suo ragazzo, è riuscita a
riconquistare un po’ di terreno e si sta riabbottonando la camicetta. Le
mani di lui sono entrambe sparite sotto la gonna e non puoi vedere cosa
stanno combinando ma lo puoi facilmente immaginare. Fai un respiro profondo,
trattieni il fiato, ti devi rilassare.
Non vuoi essere sorpreso a
spiare, non vuoi fare la figura del salame, e non li vuoi disturbare. Decidi
di distogliere l’attenzione da ciò che stanno facendo, ma la tensione è alta
e il tuo cervello è lanciato come una locomotiva in discesa, distrarsi non è
facile. La pizzeria non è ancora aperta. Guardi l’orologio sul cruscotto; è
ancora presto, devi aspettare un altro poco. Fuori si sta facendo buio e lo
stereo continua a suonare piano, e rimane accompagnato dai cigolii dell’auto
lì vicino che ti si trova a meno di un braccio di distanza. Torni a
distenderti con l’immagine ossessiva dei due marchiata a fuoco nella mente e
sei cullato dalla sinfonia dei loro mugolii espansivi. Chiudi gli occhi.
Vai al 113.
.59.
Il silenzio che
improvvisamente è calato nella stanza si è fatto quasi palpabile. Si possono
chiaramente udire le voci che risuonano nel bowling, il tintinnio dei
flipper e dei videogiochi, e il rimbalzare dei birilli colpiti, tutti i
rumori di quell’ambiente frenetico sembrano amplificati. I rintocchi dei
tacchi delle calzature delle donne che avanzano nella tua direzione in mezzo
ai biliardi, l’unica possibile, riecheggiano tra le pareti come colpi di
pistola. Gli uomini appaiono indifferenti alle attenzioni che le compagne
attraggono. Forse sono degli esibizionisti.
Qualcuno appoggia una scatola
vicino al punto in cui sei seduto. Dentro puoi vederci quattro boccette di
un rosso scuro, quattro di un crema sporco, una sola azzurra e un numero
imprecisato di birillini. Lo spettacolo è finito. Il gioco riprende al
biliardo dei tuoi amici che però non sono più chiassosi come prima, bisbigli
e sussurri hanno preso il posto di risa e grida. Tu e il tuo amico dal
vostro angolo di osservazione godete ancora di una vista straordinaria sul
panorama. Nell’altro biliardo si formano le coppie. Uno a uno vengono a
prendere le proprie palle.
Gli uomini sono palestrati e
non ti piacerebbe averci da litigare, ma i loro volti sono sereni e
sorridenti, e soprattutto non sembrano litigiosi. Ti rilassi un poco. La
biondina è incantevole con i suoi due metri di gambe nude e gli occhi
luccicanti: continua sempre a masticare con la sua boccuccia rosso fragola.
Quando viene a prendere le sue palle, mentre si china a novanta gradi,
proprio sotto il tuo naso, due monticelli rosei e sussultanti fanno capolino
attraverso la profonda scollatura del suo indumento improvvisato.
Impossibile non farci cadere l’occhio. A lei non sembra importare niente.
Ripete il gesto due volte. Una sola pallina sembra già abbastanza pesante
per la sua manina delicata. Appoggia la prima sul biliardo e ritorna
indietro per prendere l’altra. Non ti guarda, non ti vede, probabilmente non
sa neppure che esisti. La sua espressione trasognata non cambia mai sul suo
bel visetto. La donna castana, invece, austera e ben fatta, aspetta
pazientemente il suo turno e ti osserva. Resta immobile e solenne, in piedi
e in controluce, e fasciata com’è da quei vestiti che la calzano più
strettamente di un guanto di gomma sembra essere completamente nuda. Si fa
infine avanti. Vedi i muscoli scattare sulle cosce affusolate. Si piega
sulla scatola senza mai staccare gli occhi dai tuoi, il suo è un
atteggiamento di sfida; la ricambi e ne sostieni il peso. Se non volevano
attirare l’attenzione, dovevano fare a meno di vestirsi in quel modo. È lei
che distoglie per prima lo sguardo. Raccoglie le ultime tre palle e si gira.
Muove qualche passo per tornare tra i suoi compagni. Cazzo che culo! Le sue
natiche sono rotonde e perfette, sode e sostenute, e pulsano ad ogni passo.
Si può nitidamente distinguere il solco magico che si addentra fra le
chiappe. Gli occhi del tuo amico sono stralunati e tu ti senti il cuore
palpitare sulle tempie.
Il cazzo nelle mutande si è
gonfiato dolorosamente e ha raggiunto ormai dimensioni monumentali. Guardi
un momento verso la patta del tuo amico. Ti compiaci nel constatare che non
sei il solo pervertito con l’arnese in tiro. Ti risiedi più comodamente, ti
aggiusti l’uccello con la mano e non sei l’unico, ti appresti a seguire con
vivo interesse la partita imminente. Cominci ad apprezzare quel gioco.
Continui a sorseggiare il
succo di frutta in goccini sempre più piccoli per bagnarti le labbra e per
mantenere attiva la salivazione. Ciononostante il tuo bicchiere è quasi
vuoto, quando cominciano a giocare. I quattro amici alla tua sinistra
lanciano continuamente occhiate furtive alla loro destra, nella speranza di
cogliere qualcosa, qualsiasi cosa, ma dalle loro posizioni possono vedere
ben poco. Un po’ di gambe e qualche figura femminile di profilo. Per te e il
tuo amico è tutta un’altra storia. Stai imparando l’arte del gioco del
biliardo.
La prima a lanciare la sua
pallina è la biondina. Dio, che cara! Si solleva sulla punta dei piedini e
si distende quasi sul biliardo per avvicinarsi il più possibile al boccino
azzurro. Studia per bene la mira, sculetta persino appena, e lascia cadere
delicatamente la boccetta che tiene sulla palma della mano. Questo è quanto
possono sbirciare gli amici dal fianco. Tu e il tuo amico, invece, dalla
vostra postazione privilegiata che si trova alle spalle dei giocatori, a
meno di un metro e mezzo da quel sedere, che ondeggia impercettibilmente
all’altezza dei vostri occhi sbarrati, potete godere di una visione assai
più completa. La minigonna di jeans elasticizzato, già cortissima, risale
ulteriormente sulle cosce squisite: vi appare un culetto meraviglioso. Le
chiappette sono elastiche e candide, e nel mezzo ci sparisce un perizoma
azzurro, chiaro e splendente come un cielo estivo. Prima di mollare la
pallina, la biondina, fa un ultimo sforzo e solleva il culo in una
contrizione finale. Le sue gambe, chilometriche, sono leggermente divaricate
e la vista può spaziare fino al pube. Alcuni riccioli di peluria sottile
sfuggono dalle ridottissime mutandine; non sono biondo platino ma castano
chiaro. Cazzo! Senti il bicchiere scricchiolare tra le dita. Ti devi
rilassare.
Una crepolina si è diramata
sul tuo bicchiere. Lo appoggi sulla panca per non romperlo del tutto. Ti
volgi per guardare il tuo amico che adesso non riesce a trovare una sola
posizione in cui star fermo: ha gli occhi fuori della testa, si tiene una
mano in tasca e la muove ritmicamente. Si sta accarezzando il pene. Merda,
cos’è un maniaco? La visione è stata stimolante, ma la sua è una reazione
esagerata. Quella è l’espressione del violentatore. Cerchi di distrarlo e
attacchi discorso. Blateri qualcosa, ma ti fa cenno di tacere e con il mento
indica la destra. Ti rigiri a guardare, un po’ a disagio; questo qua ti fa
un infarto. E in effetti ne avrebbe tutte le ragioni.
L’ultima a giocare è la
bellezza castana. Ottiene la sua posizione al centro: rilassa leggermente
una gamba flessuosa, si appoggia con la mano sul bordo del biliardo, si
china in avanti e prende con cura la mira. Un polpaccio si irrigidisce
quando il ginocchio si flette. La cucitura sottile dei pantaloni di pelle
scompare profondamente tra le natiche mentre si piega lentamente. Se non
fosse per il colore, bordeaux, dei pantaloni, potrebbe benissimo non
indossare nulla. Fissa intensamente il suo bersaglio; trattiene la boccetta
con la punta delle dita, sfiora il panno verde con le nocche, avanza un poco
con la mano per aggiustare la mira, la ritrae, poi inarca la schiena e
contemporaneamente indietreggia con il sedere lasciando andare morbidamente
la sua boccetta color crema. Non si rialza subito, resta immobile a scrutare
l’esito del suo tiro. Il culo fantastico si solleva, la vita distesa si
incurva, una cunetta polposa appare fra le sue gambe. La vagina è succulenta
e la cucitura minuta si intrufola tra le grandi labbra lievemente dischiuse
del suo sesso invitante. Il tuo amico schizza in piedi e si allontana
frettolosamente. Esce dalla porta e sparisce alla vista.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 83.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 118.
.60.
L’inquadratura sul volto
della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne
l’intera figura delicata. Indossa un kimono chiaro e cosparso di fiori
colorati che ricorda un giardino fastoso e fiorito. Un pavone sfumato di
grigio, disegnato vividamente sul fianco sinistro della ragazza, mostra la
ruota della sua coda sgargiante aperta generosamente a ventaglio. Soltanto
le mani e la testolina deliziosa sbucano da quell’indumento complicato.
La giovane bellezza
giapponese si inchina e ti sorride apertamente, arrossendo persino un poco.
Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocina graziosa e sottile, ma non
capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri leggeri si perdono
completamente in sottofondo: un nuovo rumore si è aggiunto al brusio tedioso
del bowling. La Giapponesina se ne sta ritta in piedi, ondeggiando appena
con le mani raccolte a coppa sulle cosce, sotto al porticato di legno liscio
e levigato di un’abitazione bassa e squisita, mentre un fiumiciattolo
d’acqua limpida e pulita le scorre tumultuosamente alle spalle serpeggiando
e venendo da lontano. Il fragore dello scorrere copre tutti i rumori
rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando il resto del paesaggio spettacolare. Dal
porticato dell’abitazione si estende una lunga e diritta passerella
sormontata su bassi sostegni di legno scuro, che si inoltra attraverso il
prato lussureggiante per trasformarsi infine in un pontile che si affaccia
per qualche metro nell’acqua del ruscello gorgogliante. Grossi pescioloni
dorati si spostano pigramente tra i pilastri che emergono dalla superficie
dell’acqua trasparente per sostenere la costruzione di legno lucida e
bagnata dal sole. Grandi massi piatti e larghi sono disseminati lungo tutto
il corso d’acqua facendola spumeggiare con rabbia e folti canneti di bambù
costeggiano tutta la riva opposta. Mentre la ragazza continua a muoversi
leggermente, annuendo ogni tanto con la testa, oppure portandosi una mano
alla bocca per esprimersi in un risolino soffocato e beffardo, al centro
dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a
giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi
impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco.
Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo,
c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che
è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra,
sopra la testa della giovane affascinante. Raggiungi facilmente i primi
dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza minuta che
sussurra qualcosa e si incammina sulla passerella fermandosi successivamente
in piena luce su di essa nel bel mezzo del prato. Si ferma e ti guarda. Si
slaccia qualcosa ed un primo strato di quell’indumento elaborato e
fantasioso ricade al suolo accasciandosi ai suoi piedi. Si scioglie
qualcos’altro sulle spalle e il kimono le scivola sulle braccia nude. Lei lo
lascia scivolare piano, pudicamente, timidamente, abbassando il capo e il
mento senza mai guardarti negli occhi. Le sue spalle sono lisce e delicate
come seta, la pelle è bianca e candida come il suo viso immacolato. Ti
appare in ultimo alla vista un seno piccolino e rotondo, trattenuto da un
reggiseno di cotone bianco. Incrocia le braccia sul petto e non puoi così
ammirarlo per molto. La sua espressione si fa provocante mentre parla di
nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso è chiaro; ti sta
incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo
schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti
vengono servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci
punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza che si
slaccia diversi cordini sul davanti e si scioglie un grosso fiocco dietro
alla schiena. Lentamente l’indumento raggiunge il resto del kimono sulla
passerella.
La ragazza è piccolina e
molto ben fatta. Scavalca l’abito e si libera dei sandali giapponesi.
Indossa ormai solamente una semplicissima biancheria di cotone bianco. Si
incammina sulla passerella, sfilando davanti ai tuoi occhi praticamente
nuda, sino a raggiungerne il limitare sull’acqua. Al suolo è depositato un
cestino di canne intrecciate che da lontano non avevi notato perché si
confondeva con il colore del pontile di legno chiaro. Si ferma proprio lì
accanto. Ti guarda e per un momento con un braccio disteso lungo il fianco
sinuoso e una mano appoggiata sull’anca, a sottolinearne la perfezione, ti
sorride e ti parla. Si gira e ti mostra il culetto. Che meraviglia! Si
rivolge e scuotendo un dito in segno negativo comprendi benissimo quel che
dice: non ancora. Con un braccio si copre parte del reggiseno, con una mano
parte delle mutandine. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le
tue ultime carte tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai all’84.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.61.
Entri in una stanzetta
disadorna. In un angolo c’è un attaccapanni vuoto e sulla sinistra ci sono
due porticine scorrevoli; molto simili a quelle che si vedono nei saloon
americani. Le apri, spingendole con le mani, e indugi un momento sulla
soglia. Sulla parete opposta ci sono altre due porte senza alcuna
distinzione tra loro, sicuramente sono gli abitacoli dei bagni. Nella parete
alla tua destra, invece, c’è lei immobile. Che visione miracolosa! Se ne sta
piegata in avanti a una spanna dallo specchio, con una mano sopra il
lavandino, si sta ripassando il rossetto amaranto. Il seno è spinto verso lo
specchio, il sedere resta sporgente all’infuori del lavandino. Le puoi
intravvedere il solco tra le natiche, sotto il tessuto teso della minigonna
rossa. L’orlo più scuro della fascetta elastica delle autoreggenti,
trasparentissime, risalta sulle sue gambe mozzafiato come un pugno nello
stomaco.
Ti avvicini a un altro
lavandino e apri il rubinetto dell’acqua per lavarti le mani: non sai cosa
dire, non hai più parole e non riesci a parlare, quando ti accorgi che la
palma di una mano ti sta passando sulla patta dei jeans. Si volge nella tua
direzione e ti rivolge un sorriso lussurioso. La mano si stringe appena
intorno al tuo cazzo. Mette via il rossetto ed entra nel bagno più vicino.
Lascia la porta socchiusa. La segui.
Ti chiudi la porta alle
spalle. La stanzetta è pulita e luminosa. Lei ti si avvicina, è uno
spettacolo divino. Non dice niente, ti guarda negli occhi, non c’è bisogno
di nessuna parola. La sua espressione è passionale, la tua è stordita. Ti
abbassa lo zip dei pantaloni e ne estrae l’uccello febbricitante. Stai
fremendo nella sua mano e lei allarga un sorrisetto malizioso sul suo bel
visetto. Te lo scappuccia una dozzina di volte senza mai abbassare lo
sguardo, ma continua a sorridere. Evidentemente è soddisfatta delle tue
dimensioni. Si passa la lingua sulle labbra e ti devi trattenere per non
sborrarle tra le dita. Si abbassa lentamente, inginocchiandosi ai tuoi
piedi, senza mai distogliere i suoi splendidi occhioni marroni dai tuoi
inebetiti e sbalorditi. Dischiude le labbra e per un istante vedi
lampeggiare lo scintillio di dentini bianchissimi e perfetti, poi la sua
bocca favolosa e bollente accoglie la cappella del tuo cazzone al suo
interno umido e caldo, e tu ti senti venire, ti senti svenire e morire. La
linguetta rovente incomincia a frullare attorno al glande sovreccitato e lei
comincia a muovere la testa avanti e indietro. Lo ingoia profondamente,
senza mai smettere di guardarti di sfuggita negli occhi.
Lo puoi sentire, lo puoi
vedere, il tuo animale che affonda in lei sempre più a fondo, tra le sue
labbra morbide, e stai per impazzire completamente ma ti senti felice e
sollevato. Ti trovi in quello stato di tensione intermedia che precede
sempre la beatitudine. Eri già molto eccitato e le reni incominciano a
pulsare, pochi altri colpi ti fanno venire del tutto nella sua bocca. Le
scarichi un torrente di sperma direttamente in gola e lei non si sottrae,
continua a guardarti con le guance gonfie e ingoia tutto senza nemmeno
accennare a distaccarsi dal cazzo. La bocca è piena, non ne può più
contenere, non hai mai sparato fuori così tanta roba e non riesce a
deglutire, ma non desiste, non si vuole arrendere; la sfidi con lo sguardo.
Potrebbe anche soffocare, per quanto stai godendo, le stai schizzando
prepotentemente in gola, e vorresti incanalare anche il midollo spinale,
sembra non esserci fine a quella fiumana ormonale immensa. Una gocciolina
bianca, semitrasparente, di sborra luccicante le sfugge dalle labbra strette
sul tuo uccello e le discende lungo una guancia traboccante. Il flusso
comincia a rallentare, insieme agli spasmi di piacere che si diradano poco a
poco, lei prende fiato e manda giù tutto. Però non si stacca dal cazzo, non
subito almeno. Lo succhia per bene, lo ripulisce con cura, amorevolmente,
infine se lo estrae dalla bocca rossastra, lo guarda e lo accarezza con
devozione. Il tuo bastone è ancora semieretto. Si lecca le labbra con la
linguetta serpentina. Raccoglie con un dito quella gocciolina di sperma che
le era straripata dalle labbra: si succhia avidamente il dito e si rialza in
piedi. Sei ancora incredulo e in estasi.
Fruga nella borsetta ma non
sembra trovare ciò che cerca; quindi ne estrae in ultimo il rossetto
amaranto. Si solleva disinvoltamente la gonnellina. Ti appaiono alla vista
le fascette brune delle autoreggenti che contrastano con la sua carne rosa e
delicata. Si sfila frettolosamente il minuscolo perizoma di pizzo bianco.
Una folta peluria scura e ricciuta le spicca sul ventre e il tuo cazzone fa
un sobbalzo. Si riabbassa tranquillamente la minigonna. Scrive qualcosa
sulle mutandine con il rossetto, ti guarda e ti sorride, si solleva sulla
punta dei piedini e ti dà un bacetto sulla guancia.
“Se hai qualche situazione
interessante da propormi, puoi chiamarmi in qualsiasi momento.”.
Ti dice con la sua vocina
squillante. Si gira su se stessa, appende il perizoma alla maniglia e se ne
va velocemente dal bagno. Sei ancora esterrefatto, ti senti impietrito sul
posto. Non hai detto una sola parola: non hai potuto farlo, non ci sei
proprio riuscito, non ne hai avuto il tempo e il modo. Prendi attentamente
le mutandine. Sopra c’è scritto un nome e un numero di telefono. Isabella...
Memorizzi il tutto perché la stoffa e il rossetto non sono precisamente gli
strumenti ideali su cui conservare qualcosa di scritto e ti riprometti di
ricopiare quel numero alla prima occasione. Le ripieghi con grande premura e
te le infili distrattamente in tasca. Rimetti l’uccello in gabbia, fai un
respiro profondo, ti riprendi e te ne vai a tua volta da quell’abitacolo
sorprendente.
Quando esci dal bagno, lei se
n’è già andata, probabilmente è tornata al suo tavolo e dai suoi amici.
Trovi un messaggio tracciato con il rossetto sullo specchio; chiamami! Sei
un po’ confuso, non sai esattamente cosa pensare. Lo rileggi più volte, ti
rinfreschi il viso, torni nella sala. Lei è seduta di sotto e ti volge le
spalle.
Esci dal bowling, andando al
50.
.62.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 78.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.63.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 77.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.64.
Puoi chiaramente sentire dei
cigolii ritmici e costanti, inframmezzati da uno scroscio metallico. Questo
è il rumore che ti ha destato completamente. Non impieghi molto per capire
da dove arriva e cosa lo provoca. Un po’ distante da dove sei parcheggiato,
alla luce di una lampada che spande una luce fioca, nascosti alla vista del
resto del parcheggio ci sono due figure molto impegnate. Sono camerieri
della pizzeria, lo capisci dalla divisa che indossano.
L’uomo se ne sta in piedi con
le spalle appoggiate alla lamiera di un capanno, con i pantaloni calati fino
alle caviglie: trattiene per i capelli la testa di una donna che se ne sta
piegata ai suoi piedi, con la bocca all’altezza del suo pube, e le spinge il
capo avanti e indietro. È proprio questo che provoca il cigolio, e qualche
spasmo sporadico di lui causa lo scroscio rumoroso. Sei troppo lontano e non
puoi distinguerne i dettagli ma non ci vuole molto per immaginare. Ti stai
eccitando!
Il cazzo si gonfia nei tuoi
Jeans e lo accarezzi dolcemente. Non sei un guardone e spiare da lontano non
basta. Sei tentato di scendere dalla macchina per raggiungerli, magari per
partecipare attivamente, ma non sai chi sono e soprattutto non sai come
potrebbero reagire. Fortuna loro! Sai già che se non riesci a concludere
anche tu qualcosa prima di domani ti toccherà fare molta ginnastica da solo.
Che tristezza!
Dopo qualche minuto ti
disinteressi alla cosa, ma il cervello sta lavorando a mille; la pizzeria è
ancora chiusa. Guardi l’orologio sul cruscotto: è ancora presto, devi
aspettare un altro poco. Fuori comincia a farsi buio e lo stereo continua a
suonare piano. Ritorni a distenderti con l’immagine ossessiva di quei due
impressa a fuoco nella mente.
Vai al 113.
.65.
Il volto spensierato di una
ragazza italiana ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è invitante e grazioso. Lo
sguardo da coniglietto e il musetto da gattino, la forma del viso
leggermente affilato, i lineamenti morbidi e gentili, la rendono subito
carina e istantaneamente simpatica già dal primo momento. La pelle del viso
è abbronzatissima, quasi argillosa, la fronte è coperta da una frangettina
bionda, le sopracciglia sono alte e castane, gli occhioni sono grandi e
marroncini, luminosi e splendenti, percorsi da pagliuzze verdissime,
scintillanti come stelle cadenti nella notte di San Lorenzo. Il nasino è
delicato e la bocca traslucida, le labbra rosa sono contornate dal tratto di
una matita rossa che ne mette in risalto i bordi dolci e perfetti. Un grosso
neo nero spicca sulla sua guancia sinistra e uno più piccolo si può notare
chiaramente sotto l’occhio destro. I suoi capelli biondo ramati sono lisci e
finissimi, lucidi e brillanti, e le ricadono morbidamente intorno al visetto
trasognato, sulle spalle e sulla schiena come una cascata di oro liquido e
fuso. Di tanto in tanto e sollevando due dita sottili, smaltate e perlate
come le labbra, per acchiappare un capello inesistente distende un sorriso
radioso mettendo a fuoco lo sguardo per un secondo. Abbassa teneramente il
mento mentre ti parla con un filo di voce lievissima.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 97.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.66.
Il volto fascinoso di una
ragazza americana ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è sereno e raggiante. Il viso
d’angelo e lo sguardo da pantera, i lineamenti delicati e graziosi, gli
occhioni verdi e penetranti, il sorriso ampio e radioso, la rendono
coinvolgente ed estremamente affascinante. La pelle del viso è
abbronzatissima, quasi tostata, la fronte è alta, le sopracciglia sono
arcuate e dorate, gli occhi sono grandi e verdissimi, luminosi e splendenti,
pesantemente truccati di nero e una frangia biondissima, lunga e leggermente
scalata, le addolcisce ulteriormente i tratti del bel visetto angelico e
dolcissimo. Il nasino è stretto e lievemente affilato, la bocca è polposa e
sorridente, i denti sono bianchissimi, le labbra rosa-violetto sono
enormemente esaltate dal rossetto brillante che ne mette in risalto i bordi
invitanti e perfetti. La sua frangia platinata rimane ravviata
disinvoltamente dietro alle orecchie. I capelli biondo platino, lisci e
finissimi, lucidi e brillanti, le ricadono fluentemente oltre le spalle come
una cascata di metallo liquido e incandescente. Di tanto in tanto e
sollevando una mano smaltata di ciclamino come le labbra per ravviarsi i
capelli dietro alle orecchie ammicca impercettibilmente allargando ancor di
più quel suo sorriso scintillante e disarmante. Abbassa fascinosamente il
mento mentre ti parla con un filo di voce lievissima.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 98.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.67.
Il volto accigliato di una
ragazza seriosa ti sorride appena dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è attraente e misterioso. La
pelle del viso spigoloso è abbronzatissima, le labbra carnose e seducenti
sono leggermente incurvate in un sorriso enigmatico. Il nasino è diritto e
piccolino, gli occhi sono grandi e luminosi, molto scuri e profondi. La sua
espressione un po’ ribelle è riflessiva e furbesca, i capelli sono lunghi e
ondulati, forse color biondo scuro, lucidi e vaporosi, e ricordano
abbastanza fedelmente la forma e il portamento fiero e orgoglioso di una
splendida criniera leonina. Calcato sulla testa, porta disinvoltamente un
ampio cappello da cowboy. Di tanto in tanto, sollevando un sopracciglio
biondo miele come i riflessi dei suoi capelli, ammicca distrattamente
strizzando quasi per caso un occhio marrone castano nella tua direzione.
Inclina lievemente il capo mentre ti parla in modo autorevole.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 76.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.68.
Il volto sensuale di una
ragazza brasiliana prende forma sullo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è disinvolto e malizioso. La
forma del viso è leggermente allungata, lo sguardo è da gatta e il musetto
da castoro, la pelle è setosa e color terracotta, la bocca polposa rimane
incurvata in un sorriso allettante e seducente. La fronte è ampia, le
sopracciglia sono alte e lunghissime, arcuate e marcate, gli occhi sono
grandi e scintillanti, accattivanti e nerissimi, il nasino è a patatina, le
guanciotte appena paffute, i capelli mossi e neri sono raccolti alla rinfusa
in una crocchia sulla testa. Alcuni riccioli lucidi e brillanti le ricadono
morbidamente sulla fronte alta e intorno al visetto molto affascinante. Le
sue labbra sono splendenti, marcate da un rossetto rosso acceso che ne mette
in risalto i bordi invitanti e perfetti; in particolare ricordano piuttosto
concretamente il caratteristico risvolto dei petali di una rosa del tutto
sbocciata. Di tanto in tanto e sollevando una mano smaltata di rosso come le
labbra per scostarsi una ciocca dal volto distende un sorriso mellifluo
distogliendo lo sguardo per un momento. Solleva provocantemente il mento
mentre ti parla con un filo di voce lievissima.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 74.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.69.
Lo sguardo ammaliante di una
ragazza marocchina sembra studiarti dallo schermo. Indossa sulla testa un
velo turchese che le nasconde gran parte del volto lasciando scoperti
soltanto gli occhi nocciola intenso, stretti e un po’ allungati, e le
sopracciglia lucide e nere che sono lunghissime, molto folte e marcate:
bisbiglia e sussurra parole incomprensibili, però la sua espressione è
gentile e dolcissima. La sua pelle è brillante e dello stesso colore della
cioccolata, la forma del viso è vagamente rotonda, la bocca che sfiora la
seta del foulard appare grande e allargata in un sorriso abbastanza incerto.
I suoi lineamenti sembrano morbidi, il nasino si direbbe leggermente
appiattito sulla punta, i capelli formano una massa incontenibile che si
allarga sulla schiena al di sotto dello hijab splendente mentre il resto del
viso lo puoi solamente immaginare. Un alone sensuale e seducente la
circonda. Di tanto in tanto e sollevando una mano delicata per aggiustarsi
il velo emette un risolino smaliziato distogliendo lo sguardo per un
momento. Abbassa rispettosamente il mento mentre ti parla con un filo di
voce appena.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 73.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.70.
Il volto un po’ selvaggio di
una ragazza africana ti sorride dallo schermo: bisbiglia e sussurra parole
incomprensibili, però il suo atteggiamento è spontaneo e molto solare. Lo
sguardo da tigre e il candore dei suoi denti, la forma del viso pressappoco
lunare, i lineamenti freschi e marcati non possono nasconderne le origini
semplici e tribali, indubbiamente radicate nel più profondo del cuore
dell’Africa nera. La pelle del viso ha il colore del cioccolato fondente, la
fronte è ristretta e distesa, le sopracciglia sono spesse e lineari, gli
occhioni luminosi e splendenti, lievemente obliqui e nerissimi, sembrano
esaltati da una matita all’interno dell’occhio che le accentua a dismisura
lo sguardo intenso e l’espressione falsamente aggressiva e minacciosa. Il
naso è largo e schiacciato, la bocca è grande e le labbra sono rigonfie, ma
il sorriso bianco come il gesso è contagioso ed energico, caldo e oltremodo
espansivo. I capelli neri come il petrolio, sono crespi e lanosi, gretti ed
opachi, però le avvolgono morbidamente il capo ricadendole sulle spalle e
sulla schiena come una nuvola vaporosa e tempestosa. Di tanto in tanto e
sollevando due dita sottili, scintillanti come le labbra, per scacciare un
moschino fastidioso se possibile allarga ancor di più quel suo sorriso
bianchissimo e sfolgorante. Abbassa disinvoltamente il mento mentre ti parla
con un filo di voce lievissima.
Quando finisce la sua
presentazione nella parte centrale dello schermo, appaiono due riquadri
colorati e lampeggianti. Uno verde a sinistra della testa della ragazza e
uno rosso alla sua destra. Ciascuno contiene al proprio interno una manina
immobile e stretta a pugno. Nel riquadro verde la manina chiusa ha il
pollice girato verso l’alto, in segno positivo. Nel riquadro rosso, invece,
il pollice della manina chiusa è girato verso il basso in segno negativo.
Se questa ragazza ti piace e
ti soddisfa, sfiora con le dita la superficie dello schermo sulla zona verde
per proseguire con lei nel gioco. Se prima di effettuare una scelta
definitiva, vuoi valutare altre ragazze, tocca la parte rossa dello schermo
tattile per tornare alla schermata precedente. Sarai sempre e comunque in
tempo in qualsiasi momento per tornare a questa giovane bellezza.
Per continuare nel gioco,
sfiora la zona verde dello schermo, e vai al 156.
Per tornare alla schermata
precedente, tocca la parte rossa dello schermo, e vai al 40.
.71.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai all’88.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.72.
Ti alzi dallo sgabello e ti
dirigi verso la porta del bagno che prima non avevi notato.
Entri nell’antibagno. È molto
grande, è quasi più spazioso della sala bar che se ne sta nell’altra stanza.
Davanti a te sulla parete opposta all’entrata, ci sono tre grossi lavandini
sormontati da grandi specchi. Nelle pareti a destra e a sinistra ci sono
altre due porte. La toilette degli uomini e quella delle donne. Da
quest’ultima ti giungono alle orecchie rumori sospetti.
Uno sfregamento leggero, un
suono ritmico come di risucchio, uno sciacquio costante. Subito la tensione
sale a mille e la tua fantasia comincia a galoppare. Ti avvicini alla porta
del bagno delle donne che è socchiusa ed accosti un orecchio. Puoi
chiaramente sentire dei gemiti sommessi, a fatica trattenuti. Non sei un
guardone ma resistere alla tentazione di dare una sbirciatina è impossibile.
Avvicini l’occhio alla fessura tra la porta e lo stipite, che è molto
ridotta e guardi cosa sta davvero succedendo.
“Sì, dai, dai!”.
Hai udito una voce; è stato
appena un sussurro ma non ci sono più dubbi. Era inequivocabilmente la voce
di un uomo e non è solo lì dentro. Dall’angolazione scomoda riesci a
intravvedere due figure indistinte. Una se ne sta in piedi e con le spalle
al muro, l’altra invece se ne sta piegata sulle ginocchia ai suoi piedi. Non
riesci a vedere molto altro, l’angolo di osservazione non è esattamente
l’ideale. L’uccello preme contro i pantaloni e sei tentato di aprire la
porta per constatare meglio, magari per partecipare attivamente, ma non sai
chi sono e soprattutto non sai come potrebbero reagire.
Sei stato molto attento a non
farti sorprendere. Ti sei mosso piano, senza fare rumore, ma non lo hai
fatto abbastanza. Evidentemente con la testa devi aver sfiorato la porta che
si apre di qualche centimetro. Trattieni il respiro e non osi muoverti per
quasi un minuto. Fortuna che lì dentro sono molto impegnati. Adesso puoi
distinguere l’uomo appoggiato al muro. L’espressione estasiata sul volto,
gli occhi chiusi, i pantaloni calati sino alle caviglie. Con le mani
trattiene la testa di una donna con il viso all’altezza del suo pube e la
muove avanti e indietro. Non puoi distinguere i dettagli perché lei ti volge
le spalle. Lentamente riaccosti la porta. Ti è andata bene.
Non vuoi sfidare
ulteriormente la fortuna, non vuoi essere scoperto a spiare, non vuoi fare
la figura del salame e con fatica ti allontani da quella porta ed entri
nell’altra. Nel bagno degli uomini. La stanzetta è molto piccola. Pulita,
imbiancata di fresco, con un water davanti alla porta che la riempie tutta.
Non c’è altro. Il bagno delle donne ti era sembrato più grande. Ti sbottoni
la patta dei pantaloni e abbassi la cerniera lampo. Estrai il cazzo che
spinge per uscire. È ancora semieretto. Lo afferri per la base dell’asta e
lo scappelli quattro o cinque volte. Il glande è rosso e violaceo. Se non
combini niente prima di domani, sai già che ti toccherà fare molta
ginnastica da solo. Va bene! Lo rimetti nelle mutande e ritorni
nell’antibagno.
Nella toilette delle donne i
cigolii non sono ancora cessati ma smettono immediatamente quando apri il
rubinetto dell’acqua fredda. Ti lavi le mani e ti rinfreschi il viso. In
fondo eri venuto per questo. Sollevi lo sguardo e osservi l’immagine che lo
specchio ti rimanda. Non volevi essere indiscreto, non volevi interrompere
nulla, ma non vuoi neppure che si rendano conto che sai qualcosa. Sarebbe la
fine del loro rapporto orale e questo non deve succedere. Ti ravvii i
capelli con una mano bagnata, ti asciughi le mani e fai un altro po’ di
rumore. Nulla si muove. Decidi che è arrivato il momento di togliere il
disturbo e di fare ritorno dalla tua Barista Chiacchierina.
Torni al bancone del bar,
andando al 51.
.73.
L’inquadratura sul volto
seminascosto della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a
visualizzarne l’intera figura compostamente seduta all’interno di una jeep
arrugginita. Si scosta subito il velo turchese dal viso, svolgendo quello
hijab brillante dal capo, gettandolo distrattamente sul sedile vuoto del
conducente mancante. Il suo volto è vagamente rotondo, l’attaccatura dei
capelli è bassa, la fronte è stretta, il nasino è diritto e leggermente
appiattito sulla punta, le guance sono lievemente incavate, la bocca è
grande e carnosa, le labbra lucide e perfette sono allargate in un sorriso
radioso e splendente. I suoi denti sono bianchissimi, la sua pelle è color
cioccolata, i lineamenti sono assai morbidi, gli occhietti nocciola,
allungati come le sopracciglia, sono ammalianti e irresistibilmente
seducenti. Una massa enorme di capelli nerissimi si espande oltre l’ampiezza
delle spalle discendendole fino a metà della schiena in riccioli vaporosi e
foltissimi. L’espressione del visetto è gentile e dolcissima.
Si sfila le babbucce di cuoio
dai piedi e scende frettolosamente dalla jeep priva di portiere. Indossa una
djellaba insolitamente sbracciata all’altezza delle spalle, un po’ troppo
provocante per gli usi e costumi del Marocco. Il vestito turchese come il
foulard, la veste disinvoltamente sino alle caviglie lasciandole
abbondantemente scoperte le braccia e i piedini smaltati di rosa come le
mani. Una sfilata sul davanti di bottoni di fili intrecciati le discende con
eleganza dal colletto a V, srotolandosi morbidamente sul seno tondeggiante,
oltrepassando il suo ventre piatto, rimanendo abbottonata fino a metà delle
cosce, dove la chiusura si trasforma in uno spacco molto audace che termina
sulle sue caviglie sottili e delicate. Altri due spacchetti laterali
consentono all’indumento appariscente di aprirsi generosamente in fondo, le
puoi così scorgere un polpaccio affusolato e color del cacao. La testolina è
deliziosa, un ginocchio è appena flesso, le mani sono posate sul bacino.
La giovane Bellezza
Marocchina si scosta un ricciolo dagli occhi e ti sorride apertamente. Ti
parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta cantilenante e veloce, ma non
capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri sensuali si perdono
completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso
del bowling. La morettina se ne sta ritta in piedi vicino alla vecchia jeep
arrugginita, ondeggiando appena con le mani strette sui fianchi sinuosi, con
i piedi affondati nella sabbia soffice, in equilibrio instabile sulla
sommità di una piccola duna splendidamente dorata. Il soffio leggero del
vento che spira dal deserto, lo sciacquio costante dell’oceano Atlantico
sulla riva della spiaggia, i richiami dei gabbiani che strillano e gridano
volteggiando in lontananza... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri
rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio
spettacolare. Alle spalle del vecchio veicolo arrugginito si estende una
successione infinita di dune rossicce, mentre di fronte quella piccola duna
dorata degrada in una lunga spiaggetta sabbiosa che si getta nell’oceano
azzurro come il cielo di un colore pulito e limpidissimo. Alcuni gabbiani
lanciano instancabilmente il loro richiamo, aleggiando in cerchio nell’aria
tersa e un antico rudere del passato perlopiù crollato e semi sepolto si
erge ancora sul limitare di quella spiaggia incantata. La luce del sole
tropicale che scintilla sulla superficie dell’Atlantico è la sola cosa che
permette di distinguere la fine dell’acqua dall’inizio del cielo. Una
moltitudine di grosse pietre grigie sono disseminate dappertutto intorno
alla precaria costruzione irriconoscibile. Mentre la ragazza continua a
muoversi vistosamente, spostando il peso del corpo da un piede all’altro,
forse perché la sabbia scotta, al centro dello schermo appaiono e si
scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul
paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando
e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che
si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che
aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti
interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane
ammaliante e seducente. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza affascinante
che sussurra qualcosa prendendo una sacca di tela dal retro della jeep.
Affondando, barcollando, sorridendo, comincia a discendere attentamente
dalla sommità della piccola duna sabbiosa. Spensieratamente si incammina a
piedi nudi avanzando sulla sabbia dorata e finissima, dirigendosi verso la
riva poco distante della spiaggia immacolata e sperduta nella vastità di
quell’oceano assolato e tranquillo. Incomincia a sbottonarsi dal colletto la
djellaba elegante che indossa, il cui colore non è granché dissimile
dall’Atlantico baluginante né dal cielo sconfinato che la circonda. Un lembo
di stoffa rilucente le si abbassa sul seno invitante, lei lo ignora e
continua a sbottonare con calma, seguendo la pista flessuosa che la conduce
lentamente fin sull’ombelico del corpicino fantastico e tortuoso che si
ritrova. Si ferma e ti guarda. Volge per un momento lo sguardo a terra. Si
libera velocemente le braccia affusolate dal vestitino che cerca di
trattenere sulle spalle nude. Se lo lascia scivolare piano addosso,
timidamente, pudicamente, abbassando il capo e il mento senza mai smettere
di guardarti negli occhi. Le sue spalle sono morbide e splendenti come raso,
la sua pelle è scura come il suo visetto grazioso e dolcissimo. Ti appare in
ultimo alla vista un seno particolarmente rigonfio, trattenuto dal reggiseno
di un bikini giallo, arancio e rosso come la fiammella di una grossa candela
di cera. Si piega in avanti appoggiando delicatamente la sacca sulla sabbia.
Le sue tette rotonde fanno capolino dalle coppe triangolari e sembrano voler
schizzare fuori dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia
sul petto, non le puoi perciò ammirare a lungo. La sua espressione si fa
sorridente e maliziosa mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il
senso del discorso è chiaro; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura
la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da
gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente
riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a
centrarsi sulla splendida creatura che finisce di sbottonarsi la djellaba,
lasciandola cadere sulla sabbia bagnata, mostrandoti le gambe magnifiche e
lunghissime, rivelandoti del tutto le curve serpeggianti del suo corpo
sinuoso.
La ragazza è alta e
divinamente modellata. Il seno è prosperoso, la vita è sottile, i fianchi
sono larghi, le gambe sono incredibilmente lunghe e molto ben fatte.
Soltanto un bikini ridottissimo allacciato dietro e sui fianchi, luccicante
e color del fuoco, ormai la veste audacemente e in modo un po’ troppo
stimolante. Raccoglie la sacca di tela e si incammina sulla riva della
spiaggia, sollevando schizzi di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi
occhi praticamente nuda, sino a raggiungere la costruzione indefinibile che
è stata consumata e resta distrutta dallo scorrere di un tempo dimenticato e
lontano. Una porzione di muro emerge ostinatamente dalla sabbia e un
affioramento roccioso resiste alla distruzione dell’oceano affiorando in
superficie dal basso fondale come uno scoglio. Numerosi pesciolini argentati
nuotano allegramente fra le macerie di quel rudere abbandonato. Si ferma
accanto a una lastra di pietra larga e piatta, ammorbidita e levigata dalle
maree, che si distacca dal muro stesso affacciandosi nell’acqua sul confine
della spiaggia. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco
serpeggiante e una mano posata sull’anca sinuosa, così da sottolinearne la
perfezione, per un attimo apparentemente indecisa sul da farsi. Si gira e ti
mostra il culetto. Che meraviglia! Si rivolge e ti parla, scuotendo
vigorosamente un ditino smaltato, e la sua voce si perde nel rumoreggiare
dell’Atlantico ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le
mani e con le braccia si copre ciò che il bikini non riesce proprio a
contenere, mentre la sacca le penzola mollemente sul pube e sulle gambe di
cioccolato. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime
carte tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 95.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.74.
L’inquadratura sul viso della
ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera
figura provocante. Il suo sguardo da furbetta, la sua pelle color
terracotta, gli occhioni nerissimi, scintillanti e leggermente truccati, la
rendono accattivante e particolarmente seducente. Il suo volto è un po’
allungato, l’attaccatura dei capelli è alta, la fronte è ampia, il nasino è
a patatina, le orecchie sono piccoline e delicate, la bocca è lucida e
polposa, le labbra rosse e perfette sono allargate in un sorriso incantevole
e malizioso. Una crocchia di capelli neri è raccolta sulla testa e diversi
riccioli scappano fuori da tutte le parti discendendole sulla fronte e
incorniciandole i lineamenti irresistibilmente affascinanti. L’espressione
del visetto è melliflua e molto sensuale.
Indossa un semplicissimo
tubino aderente che la guanta strettamente come una seconda pelle
dall’altezza delle ascelle fino a poche dita più in giù del sedere. Il
vestito elasticizzato, nero come la notte, le esalta disinvoltamente le
curve premature del corpo longilineo. Le spalle sono morbide, il seno è
formoso, la vita è esile, il ventre è piatto, i fianchi sono stretti, le
gambe totalmente esposte sono lunghissime e assai slanciate come le braccia
affusolate e sottili. Stringe fra le dita i laccetti di vernice delle
scarpette nere dal tacco altissimo e le unghie dei piedi nudi sono smaltate
di rosso come quelle delle mani. La testolina è deliziosa, un ginocchio è
appena flesso, una mano è posata sul bacino, l’altra è liberamente distesa
lungo la splendida coscia destra.
La giovane Bellezza
Brasiliana si scosta un ricciolo dalla fronte e ti sorride apertamente. Ti
parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta calda e profonda, ma non
capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri allettanti si perdono
completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso
del bowling. La morettina se ne sta ritta in piedi vicino a un fuoristrada
nuovo fiammante, ondeggiando lievemente con la mano stretta sul fianco
snello, con i piedi affondati nella sabbia soffice, in equilibrio instabile
sulla sommità di una piccola altura immersa nella natura rigogliosa e
verdeggiante. Il soffio del vento tra le fronde degli alberi, il fragore
delle onde che si infrangono sugli scogli, i richiami dei delfini che
giocano allegramente nell’acqua, le strilla e grida dei gabbiani che
volteggiano sull’oceano Atlantico... Tutti questi rumori coprono tutti gli
altri rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio
spettacolare. Alle spalle dell’imponente fuoristrada cresce una
lussureggiante foresta di mangrovie, mentre di fronte quella piccola altura
sabbiosa degrada in una lunga spiaggia bianchissima che si getta nell’oceano
azzurro come il cielo di un colore intenso e limpidissimo. Alcuni gabbiani
lanciano instancabilmente il loro richiamo, aleggiando in cerchio nell’aria
tersa e un banco di delfini si sta allontanando dalla riva cantando e
nuotando a balzi felici e giocosi. Lungo la costa, in lontananza si possono
scorgere sparuti gruppetti di palme nane e lingue di scogli si addentrano
nell’Atlantico dando origine a piccole piscine d’acqua tranquilla e dal
basso fondale sabbioso. La luce del sole tropicale che scintilla sulla
superficie dell’oceano è la sola cosa che permette di distinguere la fine
dell’acqua dall’inizio del cielo. Mentre la ragazza continua a muoversi
vistosamente, spostando il peso del corpo da un piede all’altro, forse
perché la sabbia scotta, al centro dello schermo appaiono e si scoprono
cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio
sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e
mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che
si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che
aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti
interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane
voluttuosa e mezza nuda. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza affascinante
che sussurra qualcosa prendendo una sacca di tela dal retro del veicolo
fiammeggiante. Abbandona lì le scarpette di vernice nera dal tacco
vertiginoso. Affondando, barcollando, sorridendo sensualmente, comincia a
discendere con attenzione dalla sommità della piccola altura sabbiosa.
Spensieratamente si incammina a piedi nudi ancheggiando sulla sabbia bianca
e finissima, dirigendosi verso la riva poco distante di una spiaggetta
meravigliosa, isolata e sperduta nella vastità della costa di quell’oceano
assolato e tranquillo. Incomincia lentamente ad abbassarsi dalle ascelle il
tubino elasticizzato che indossa, il cui colore non è granché dissimile da
quello degli scogli più scuri e bagnati. Se lo fa scivolare piano addosso,
sfacciatamente, impudicamente, sollevando il capo e il mento senza mai
smettere di guardarti negli occhi. Oltrepassa distrattamente il seno
invitante e continua ad abbassare il vestito con calma, sino a mostrare
orgogliosamente l’ombelico del corpicino fantastico e slanciato che si
ritrova. Si ferma e ti guarda. Volge per un momento lo sguardo all’orizzonte
baluginante. Si scosta una ciocca di capelli dalla fronte. Le sue spalle
sono lisce e splendenti come raso, la sua pelle è scura come il visetto
ammaliante e grazioso. Ti appare in ultimo alla vista un seno generosamente
florido, trattenuto dal reggiseno di un minuscolo bikini giallo come le
penne di un uccellino sgargiante. Si piega in avanti appoggiando
delicatamente la sacca sulla sabbia. Le sue tette rotonde fanno capolino
dalle coppette triangolari e sembrano voler schizzare fuori dal décolleté
mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia sul petto, non le puoi perciò
ammirare per molto tempo. La sua espressione si fa sorridente e oscenamente
maliziosa mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del
discorso è chiaro; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la riporta
sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco che avevi
prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a giocare.
Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi sulla
splendida creatura che finisce di sfilarsi velocemente il vestitino
lasciandolo cadere sulla sabbia bagnata, mostrandoti con indifferenza il
pezzo inferiore del bikini ridottissimo e rivelandoti del tutto le grazie
magnifiche del suo corpo adolescenziale.
La ragazza è altissima e
divinamente modellata. Il seno è prosperoso, la vita è sottile, i fianchi
sono longilinei, le gambe sono incredibilmente lunghe e assai ben fatte.
Soltanto un bikini raggiante allacciato dietro e sui fianchi, luccicante e
giallo canarino, ormai la veste audacemente e in modo un po’ troppo
stimolante. Raccoglie la sacca di tela e si incammina sulla riva della
spiaggia, alzando schizzi di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi occhi
praticamente nuda, fino a raggiungere un affioramento roccioso che sbuca
dalla sabbia immacolata come i resti di un’antica civiltà distrutta e
scomparsa. Una bassa scogliera si allunga nell’acqua pulita dell’oceano
cristallino e sconfinato, e numerosi pesciolini argentati nuotano
spontaneamente fra gli scogli di quella baia tropicale. Si ferma accanto a
una grossa pietra larga e piatta, ammorbidita e levigata dalle maree, che si
distacca dalla scogliera affacciandosi nell’acqua sul limitare della
spiaggia. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco flessuoso
e una mano posata sull’anca morbidissima, così da sottolinearne la
perfezione, per un attimo apparentemente indecisa sul da farsi. Si gira e ti
mostra il culetto. Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo
vigorosamente un ditino smaltato, e la sua voce si perde nel rumoreggiare
dell’Atlantico ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le
mani e con le braccia si copre ciò che il bikini non può proprio contenere,
mentre la sacca le penzola mollemente sul pube e sulle gambe color biscotto.
L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte
tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 96.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
SECONDA PARTE
.75.
Te la sei presa con calma!
Anziché andare direttamente
in discoteca, hai preferito prima fare una scappata a casa per fare una
doccia al volo e indossare abiti puliti. L’aria notturna si è fatta
piacevolmente fresca, ma la serata è stata calda e ti sentivi sudato e la
maglietta risultava appicicaticcia sulla pelle. Ora invece ti senti
straordinariamente bene e sei pronto per affrontare una notte che ti auguri
indimenticabile.
Sei ormai quasi arrivato,
puoi persino scorgere la fonte dei fasci luminosi di segnalazione della
discoteca. Intravvedi un posteggio libero lungo la strada con la coda
dell’occhio e decidi di approfittarne. È meglio percorrere gli ultimi due o
trecento metri a piedi, piuttosto che rischiare di vagabondare venti minuti
alla ricerca di un posto libero e non troppo lontano dall’entrata. Parcheggi
il tuo macinino, spegni lo stereo, ti assicuri di avere tutto, chiudi a
chiave la macchina e ti avvii con calma verso quei faretti che intrecciano
vorticosamente le loro colonne di luce nel cielo ricolmo di stelle.
Lancia 2 dadi:
Se la somma dei 2 numeri, è
un risultato pari, vai al 217.
Se la somma dei 2 numeri, è
un risultato dispari, vai al 240.
.76.
L’inquadratura sul volto
della ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne
l’intera figura procace e stuzzicante. Indossa una camicia a riquadri
sbottonata e annodata sotto il seno prorompente ed eccitante, succulento e
audacemente rotondo. Porta accattivanti pantaloncini di jeans attillati e
sfilacciati, il ventre è piatto e abbronzato come il volto e le gambe sono
slanciate, ai piedi calza un paio di stivali da cowboy in stile con il
cappello di cuoio. La sua testolina è deliziosa e rimane inclinata sulla
spalla destra, le mani sono posate sul bacino, i capelli ondulati, color
caramello, brillanti e vaporosi, le discendono morbidamente sulle spalle
sfiorando la schiena flessuosa, giungendo sino all’altezza delle scapole
irrigidite e contratte.
La giovane Bellezza Texana si
scosta una ciocca di capelli dal nasino, piega la testa sull’altra spalla e
ti sorride ardentemente. Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta
impertinente e melodiosa, ma non capisci assolutamente quel che dice. I suoi
sussurri invitanti si perdono completamente in sottofondo: nuovi rumori si
sono aggiunti al brusio tedioso del bowling. La ragazza se ne sta ritta in
piedi, ondeggiando con le mani strette sui fianchi sinuosi all’ombra del
porticato di un’abitazione isolata e sperduta. Il nitrire continuo di
diversi cavalli, l’abbaiare in risposta di cani poco distante, il muggito di
una mandria bovina trasportato dal vento sottile... Tutti questi rumori
coprono tutti gli altri rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della giovane impaziente nella
parte sinistra dello schermo, inglobando così tutto il resto del paesaggio
spettacolare. Alle spalle della semplice abitazione di legno si perde in
lontananza una fitta foresta pluviale, mentre a lato della casetta una
vecchia costruzione trascurata da molto tempo sicuramente funge da stalla.
Dietro a quest’ultima una recinzione di assi scolorite e scheggiate
circoscrive lo spazio dei cavalli, più oltre invece si estende a perdita
d’occhio una prateria verdeggiante e sconfinata. Sul terzo lato una
palizzata bassa e robusta di cui non si riesce a scorgere il confine
contiene largamente tutta quanta la mandria di bovini. Il cielo è di un
azzurro inebriante, il sole si riflette sul panorama straordinario,
un’accecante luce estiva si distende come piombo fuso dappertutto. Spighe di
fiori tubulosi, bianco cera, seguono il serpeggiare di una stradina sabbiosa
che conduce fino all’ingresso di quella fattoria sonnolenta e sonnacchiosa.
Mentre la ragazza continua a muoversi leggermente, annuendo ogni tanto con
la testa, oppure portandosi una mano al cappello per incitarti a darti da
fare, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da poker.
Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che
continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di
queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella
parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e
diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa
davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della splendida
irriverente. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza insofferente
che sussurra qualcosa e scende dagli scalini della veranda ombrosa
incamminandosi sul prato lussureggiante nel quale abbondano alberi di cedro
e di ginepro carichi di frutti. Un capanno fatiscente sorge tra la casa e la
stalla. Legato a una quercia lì accanto, uno splendido stallone imbrigliato
e sellato nitrisce pestando nervosamente gli zoccoli sul terreno insensibile
e noncurante. Gli si avvicina disinvoltamente dal fianco. Con una mano gli
accarezza la criniera, con la palma dell’altra gli offre uno zuccherino. Il
cavallo pare calmarsi istantaneamente. Si gira e ti guarda. Gli assesta
qualche colpetto sul collo e si avvia frettolosamente al centro del cortile.
Raggiunge un tavolone scuro e si ferma. Si snoda la camicia e se la toglie
tranquillamente. La lascia cadere distrattamente su di una panchettina posta
alle sue spalle, togliendosela con calma dalle braccia nude, sollevando il
capo e il mento senza mai smettere di fissarti negli occhi. Le spalle sono
dorate e squisite come ottone lucidato, la pelle è abbronzata e attraente
come il suo viso bellissimo e un po’ ribelle. Ti appare alla vista un seno
meravigliosamente rotondo, trattenuto dal reggiseno a balconcino di pizzo
rosa. Si piega in avanti sopra a una sacca collocata in fondo al tavolaccio
per tastarne il contenuto. Le tette generosamente sostenute sembrano voler
schizzare fuori dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza incrociando le
braccia sul petto, non le puoi perciò ammirare a lungo. La sua espressione
si fa provocante mentre parla di nuovo. Non puoi capire le parole ma il
senso del discorso risulta chiaramente; ti sta incitando a proseguire.
L’inquadratura la riporta sulla sinistra, sullo schermo riappaiono le ultime
carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite,
immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza che si siede e si
toglie agevolmente gli stivaletti da cowboy. Si rialza in piedi. Lentamente
i pantaloncini attillati raggiungono la camicia sulla panchettina.
La ragazza è piuttosto alta e
di una bellezza statuaria. Indossa soltanto il cappello a tesa larga e un
completino intimo di pizzo rosa antico. Si incammina intorno al tavolo,
sfilandoti innanzi agli occhi praticamente nuda, sino a raggiungerne il
limitare opposto. Si sofferma con una mano posata sulla sacca di tela e con
l’altra stretta sul fianco sinuoso, per sottolinearne la perfezione, ti
guarda e ti sorride furbescamente. Si gira su se stessa mostrandoti un
culetto meraviglioso. Ti parla sottovoce, dal di sopra di una spalla
inclinata. Cazzo, che sedere! Si rivolge nella tua direzione e scuotendo un
dito in segno negativo comprendi benissimo quel che dice: non ancora. Resta
inquieta e silenziosa sul posto, tamburellando con le dita sul tavolo
logorato, totalmente esposta al tuo sguardo trasognato e libidinoso.
L’inquadratura la riporta infine sulla sinistra e le tue ultime carte da
gioco tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai all’87.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.77.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia
dagli indumenti intimi di tessuto argentato. Si gira e si arrampica
facilmente sul grande sasso grigio che si trova alle sue spalle, che si
affaccia nel mare appena increspato da piccoli movimenti ondosi. Il sole
accarezza tutta la sua figura brillante e gioiosa, mentre si solleva in
piedi e la sua effigie sembra un miraggio sullo sfondo di un sogno a occhi
aperti. Raggiunge i confini sull’acqua cristallina, si piega lentamente
nella tua direzione mettendosi a sedere sulla superficie liscia del masso;
si stringe le ginocchia al petto, solleva un poco il mento e ti sorride
maliziosamente. Le sue labbra sono lucide e rosa, come i petali
dell’orchidea che porta allegramente fra i capelli che sono lunghissimi e
neri come la notte più oscura, i suoi occhi scintillanti sono leggermente a
mandorla come le goccioline sfavillanti che schizzano e spumeggiano appena
al di sopra delle rocce sparse al centro della baia tropicale. Bisbiglia
qualcosa portando le mani ambrate e delicate come tutto il resto della sua
presenza incantata, sul bordo smussato di quella pietra levigata dal tempo,
immergendo troppo frettolosamente i piedi nell’acqua limpidissima. Un
brivido le risale lungo il corpo sottile, i pesciolini multicolore si
allontanano bruscamente da lei. Ritira rapidamente le gambe, poi le immerge
nuovamente con maggior cautela. L’acqua chiara e trasparente della spiaggia
deve essere anche piuttosto gelata.
La voce della giovane ragazza
tailandese diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza dolcemente le
cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le mutandine
argentate, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi flessuosi,
sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppe del reggiseno luccicante.
Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena: improvvisamente
quello straccetto non è più in tensione sulle tettine rotonde ma le bretelle
che le passano sulle spalle lo mantengono inflessibilmente al loro posto.
Con un braccio si cinge entrambe le mammelle mentre con l’altra mano si
scosta le bretelline dalle spalle dorate. Quei due cordini sono ricaduti
sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette
sul seno. L’indumento intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si accarezza
delicatamente le tette, stringendo e ruotando le mani con amore, mugugnando
e sospirando appassionatamente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata
all’indietro. Con molta calma quelle mani scendono sul suo corpo
massaggiando, accarezzando, solleticando voluttuosamente. Continuano a
scendere sulla sua figura minuta, sino ad intrufolarsi tra le gambe per
sfiorare le mutandine che prima avevano ignorato e disdegnato.
L’inquadratura si zuma
finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore meraviglioso. I
capezzoli sembrano teneri e succosi come mirtilli maturi, le areole intorno
sono scure e ben delineate come le labbra. Quella visione sovrasta due
collinette, morbide e abbronzate, che rasentano la perfezione. Le mani
risalgono in fretta afferrandole e sollevandole per la base, mentre la testa
si china in avanti e la bocca si schiude leggermente per lasciar fuoriuscire
la linguetta impertinente che cerca lussuriosamente di lambirne le sommità.
Nessun segno di costume da bagno deturpa il candore del panorama favoloso
che offre. Osservi estasiato quella scena sublime. Si succhia avidamente un
dito e si passa il polpastrello attorno e sui capezzoli che restano
rilucenti e ancor più marcati sulla pelle ambrata delle tettine. La
telecamera si allontana gradualmente e l’immagine della giovane bellezza
riappare sullo schermo nella sua interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non
ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si
gira sull’altro lato del masso e incomincia a sguazzare con i piedi
nell’acqua fresca della laguna verdeggiante. La schiena è inarcata
all’indietro, le mani sono appoggiate sull’orlo della pietra smussata, la
testa ricade sulle spalle, gli occhi sono chiusi al cielo azzurro, il volto
è rivolto al sole abbagliante, i capelli le ricadono morbidamente accanto al
cesto di giunchi intrecciati. Il suo corpicino longilineo ti appare
magnificamente di profilo, puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo.
L’inquadratura della fragile ragazza ritorna sulla sinistra e al centro
dello schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai all’86.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.78.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che porta disinvoltamente le mani e le braccia
dietro la nuca, mostrando la perfezione del suo corpo statuario, rivelando
il fulgore della biancheria intima di seta celeste. Arretra lentamente
sedendosi poi sulla panchettina di legno, sollevando e stringendosi le
ginocchia al petto, alzando un po’ il mento e sorridendoti maliziosamente.
Le sue labbra sono arancio rosate come il colore di un frutto maturo e
succoso, i suoi occhi sono lucidi e scintillanti come la neve candida che
balugina sfavillando allegramente sotto la luce del sole avvolgente, che
brilla al di fuori di quel cantuccio accogliente e tiepido. Il rumore
inquietante del vento che soffia costantemente all’esterno del vestibolo si
percepisce chiaramente anche attraverso le assi di quel posticino
tranquillizzante e sicuro. Bisbiglia qualcosa portando le mani affusolate e
delicate come tutto il resto della sua figura maestosa, sul bordo della
panchettina di legno levigato e comincia a dischiudere piano le ginocchia.
Un brivido le risale lungo la pelle delle gambe flessuose, l’interno
vellutato di quelle cosce magicamente tornite appare al tuo sguardo
estasiato. Per un istante puoi ammirare lo splendore delle mutandine celesti
all’altezza del suo sesso invitante. Richiude rapidamente le gambe, le
allunga leggermente in avanti, sino a sfiorare il samovar con la punta delle
dita. Le ritira in fretta; evidentemente la superficie metallica del piccolo
oggetto scotta. Riappoggia i piedi sulla stuoia che si trova abbandonata per
terra. Si accomoda impudicamente.
La voce della giovane ragazza
russa diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza vogliosamente le
cosce lunghissime e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le mutandine
di seta lucida, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi
longilinei, fino a sfiorare con le dita i bordi delle coppe del reggiseno a
balconcino. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena
inarcata: improvvisamente quello straccetto magnifico non è più in tensione
sulle tettone ma le bretelle che le passano sulle spalle lo mantengono
inflessibilmente al loro posto. Con un braccio si cinge entrambe le generose
mammelle, intanto con l’altra mano si scosta le bretelline dalle spalle
meravigliosamente chiare. Quei due cordini sono ricaduti sulle braccia nude
ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette sul seno traboccante.
L’indumento intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si accarezza
voluttuosamente le tette, stringendo e ruotando le mani con passione,
mugugnando e sospirando affannosamente. Gli occhi sono chiusi, la testa è
gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani scendono sul suo corpo
sontuoso, massaggiando, accarezzando, solleticando senza sosta. Continuano a
scendere sulla sua figura stupenda, sino a intrufolarsi tra le gambe per
sfiorare le mutandine che prima avevano ignorato e disdegnato volutamente.
L’inquadratura si zuma sul
seno grandioso che adesso ti appare in tutta la sua ricchezza meticolosa. I
capezzoli sono piccolini come chicchi di granoturco, mentre le areole
intorno sono larghe e marroncine, molto ben delineate come le labbra. Quella
visione fantastica sovrasta due meloni grossi e maturi, morbidi e rotondi,
che rasentano la perfezione. Le mani risalgono velocemente afferrandoli e
sollevandoli per la base, mentre la testa si china in avanti e la bocca si
schiude lievemente per lasciar fuoriuscire la lingua che lussuriosamente ne
lambisce le punte tenere e tumide. Osservi estatico e incantato quella scena
sublime. Si succhia avidamente un dito e si passa il polpastrello attorno e
sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulla pelle
evanescente delle tettone. La telecamera si allontana gradualmente e
l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella sua
interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi appena le labbra, ma non dice niente
perché non c’è nessun bisogno di parlare. La cosa è risultata carica di
promesse lo stesso. Si lascia scivolare al suolo e incomincia a contorcersi
dolcemente. La testa è mollemente girata di lato, gli occhi sono chiusi alla
soffice luce che filtra nel vestibolo, la schiena si incurva con audacia, le
mani sono appoggiate sulla stuoia intessuta a mano che si trova ai piedi
della panchinetta, il viso è rivolto al tavolino immobile e paziente. Il suo
corpicino longilineo ti appare magnificamente disteso e disponibile, puoi
risalirne tutte le curve con lo sguardo. L’inquadratura della ragazza
ritorna sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue ultime
carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 93.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.79.
“Arancio!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è arancione. Attende qualche
altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la
gonna. Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.80.
Il cielo comincia a tingersi
di rosso e il sole è sparito alla tua vista. Si è nascosto oltre i tetti
degli edifici laggiù in fondo, soltanto da pochi minuti. L’aria si sta pian
piano rinfrescando, l’atmosfera che ti circonda si è fatta estremamente
gradevole. Una luce soffusa avvolge ogni cosa: i lampioni sono ancora spenti
ma le vetrine dei negozi sono tutte illuminate. La sera sta calando
inesorabilmente, ma è ancora molto presto per cenare. Le prime insegne
colorate si accendono ammiccando e baluginando sotto il tuo sguardo placido.
Ti fermi e ti guardi intorno. Il parcheggio grande della piazza si trova
subito dopo la prossima svolta della strada. Sei quasi arrivato alla tua
meta, e un certo languore ti si muove nello stomaco ma non abbastanza per
avere davvero fame. Ti ripari gli occhi con una mano e osservi la vetrina
del negozio alla tua destra.
Una moltitudine di orologi da
polso riempie tutto lo spazio al di là della vetrata luminosissima. Consulti
il quadrante di uno di questi orologi; effettivamente è un po’ troppo presto
per un hot-dog. Non hai esattamente voglia di mangiare qualcosa adesso,
piuttosto è venuto l’orario giusto per prendere un aperitivo al bar. Sollevi
lo sguardo e ti guardi in giro. La tua attenzione viene immediatamente
attratta sotto i portici illuminati che si trovano dall’altra parte della
strada. Un’insegna colorata prende vita in quello stesso momento, luccicando
e tremolando timidamente. Probabilmente, c’è sempre stato e forse non ci
avevi fatto caso, ma non avevi mai notato prima quel posticino invitante. Ti
rimetti la mano in tasca e riprendi a camminare.
Se vuoi andare a bere un
aperitivo, nel bar che si trova al di là della strada, vai al 139.
Se non vuoi andare a bere un
aperitivo, nel bar che si trova al di là della strada, svolta l’angolo e vai
al 115.
.81.
Un folto gruppetto di persone
si è radunato davanti al chiosco bianco e ne sei abbastanza compiaciuto,
perché un pochino ti dispiaceva di aver distolto l’attenzione di Alma dal
suo divertimento. Perlomeno non hai dovuto disturbarla per un panino
soltanto. Dalla tua posizione favorevole, la puoi intravvedere di sfuggita,
con la coda dell’occhio, trafficare costantemente tra salse e formaggi.
L’atmosfera che imperversa ovunque è sempre caotica e un poco alla volta
altra gente sta arrivando dai sentieri ombrosi. Ormai non sei più il solo ad
aspettare qualcosa, che si sta scaldando sulla griglia, cerchi di contenerti
per evitare delle figuracce ma resistere del tutto alla forte tentazione è
risultato assolutamente impossibile. Di tanto in tanto, molto
disinvoltamente, come per controllare lo stato del tuo panino, giri la testa
di lato e lanci uno sguardo furtivo oltre la soglia.
Alma, ti volta le spalle per
la maggior parte del tempo, tranne quando raccoglie le ordinazioni o deve
interagire con i clienti. Ai piedi calza delle scarpette comode e morbide,
dalla suola bassa e sottile, ma in compenso la sua altezza è straordinaria e
per giunta si trova in una situazione sopraelevata rispetto alla tua. Lo
spettacolo che offre alla vista è mozzafiato! Le gambe sono fenomenali, il
culetto è sostenuto e rotondo. Quando si piega sulla griglia per rigirare le
salsicce, o i peperoni, o le piadine, o quel che vuole, non ti interessa, il
tessuto della gonna scivola leggermente sulla pelle abbronzata delle sue
cosce affusolate e un pezzettino delle mutandine rosa fa capolino
all’altezza del suo sedere. Il tuo cazzone è dolorosamente eretto nelle
mutande e scatta sull’attenti tutte le volte. Cazzo, possibile che non se ne
accorga? Tieni le mani in tasca, strette a pugno, per dissimulare il bozzo
altrimenti evidente che spiccherebbe enorme sui tuoi pantaloni.
Alma, si sta allungando in
avanti per prendere qualcosa dal fondo della griglia e decidi di
arrischiarti a dare un’ultima occhiata, prima di allontanarti
definitivamente, perché la cosa potrebbe cominciare a sembrare sospetta. Ti
guardi in giro. Non ti guarda nessuno. Trattieni il fiato e casualmente
volti la testa di lato, per gettare lo sguardo attraverso la porta
spalancata del furgoncino, al quale sei appoggiato con le spalle, al cui
interno si trova il vero palcoscenico del teatrino. Puoi ammirarle ancora
una volta la curva ben costruita dei polpacci e la linea flessuosa delle
cosce nude. Risali rapidamente con lo sguardo: sembra non esserci mai fine
alla lunghezza di quelle gambe favolose! Con una mano si sostiene al bordo
della griglia mentre con la paletta cerca di voltare qualcosa sul fondo. La
schiena si inarca, Alma si allunga, il tessuto della gonna risale più del
necessario. Il respiro ti si blocca in gola. Una generosa porzione delle sue
mutandine rosa ti inchioda e trattiene sul posto. Non puoi distogliere gli
occhi da quella meraviglia. Accade tutto troppo in fretta. Alma si scotta e
si ritrae bruscamente. Qualcosa le sfugge cadendo per terra. Inforca
immediatamente la pinza arretrando intanto di un passo. Si piega a novanta
gradi, per raccogliere ciò che le è caduto. Indugia un momento. Il
ventilatore che non ha mai smesso di vorticare, compie e termina il suo
semicerchio, si ferma alla fine della corsa come sempre, per un secondo,
prima di ricominciare daccapo. La gonnellina si gonfia per un istante e si
solleva completamente. Le mutandine sprofondano nel solco delle natiche e
un’ombra scura sul pube ti appare vistosamente dalla trasparenza del pizzo.
La pelle delle sue chiappette, vicino ai bordi dello straccino che indossa,
è abbronzata non meno delle braccia e delle gambe. Alma si rialza infine con
qualcosa stretto saldamente nella pinza.
Là sotto il tuo animale ulula
selvaggiamente ed è diventato grosso e minaccioso come un orso rabbioso. Ti
guardi frettolosamente intorno. Qualcuno ti osserva. Hai indugiato più
dell’indispensabile e ti senti avvampare. Il cuore martella nel petto, il
cazzo pulsa nelle mutande. Ti senti colpevole, ti senti frustrato, abbassi
la testa e ti allontani in fretta da quella postazione incriminante.
Lancia altri 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 141.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 19.
.82.
Raccogli i tovaglioli
appallottolati e le bottigliette vuote che hanno lasciato sul tavolo i tuoi
amici. Vai poi a buttare tutto nel bidone del pattume. L’ultimo cliente sta
ritirando il suo tramezzino e si allontana silenziosamente. Alma è rimasta
sola e incomincia subito a riassettare il casino che la circonda. Non ti
avvicini immediatamente, vuoi prima lasciarle a disposizione qualche minuto
per avvantaggiarsi sul lavoro, per rilassarsi dopo il tumulto che c’è stato.
Intanto cogli l’occasione per studiarla meglio.
Le labbra sembrano sempre
gonfie perché i denti sono sporgenti, e gli occhietti sono un po’ troppo
ravvicinati, ma il sorriso è ampio e scintillante, e gli occhi sono
brillanti e chiarissimi. Di che colore sono? Azzurri oppure verdi? Che siano
grigi? Il corpo che adesso non puoi ammirare è semplicemente favoloso e le
gambe sono incredibili ma dopotutto anche il viso non è così tanto bruttino.
Possiede un fascino tutto suo! Probabilmente, con i capelli sciolti e forse
se si truccasse un pochino, potrebbe persino essere sufficientemente carina.
Sicuramente con il fisico che si ritrova, nessuno avrebbe molto tempo da
sprecare lassù in alto; stai pensando criticamente. Mentre al tuo sguardo
indagatore resta certamente e comunque un Gnoccolone della Madonna. Ti passi
una mano fra i capelli e ti avvii al chiosco bianco per pagare le tue
consumazioni.
Solleva il volto e ti sorride
apertamente, e il suo sorriso è largo e bianchissimo. Sembra un puledrino
felice di vederti, che saltella allegramente nella tua direzione. Acceleri
il passo e ti avvicini in fretta al furgoncino. Ti saluta entusiasticamente
e ti chiede se sei venuto per pagare: le rispondi di sì e paghi le tue
consumazioni, ma nel farlo Alma dice qualcosa che per un momento ti lascia
non poco turbato e perplesso.
“Allora dimmi, com’è il mio
sedere?”.
Sollevi di scatto la testa e
la guardi negli occhi: lo sguardo è attraente e il sorriso è malizioso. Si
sta ancora divertendo. Ti riprendi in un istante.
“Non lo so... ero distratto,
l’ho visto solo di sfuggita”.
“Davvero, e le gambe, quelle
le hai viste bene?”.
“Sono un po’ storte.”.
Apre la bocca ma non dice
nulla, non subito almeno. Afferra invece uno strofinaccio e te lo lancia
addosso.
“Cafone!”.
Incrocia le braccia sul petto
e stringe leggermente le palpebre, abbassando appena il mento sul collo
lungo e sottile. Non sta più sorridendo. Alma ti guarda di traverso,
minacciosamente e con rabbia, sfidandoti a continuare su quella strada
pericolosa. Non puoi farne a meno e scoppi a ridere fragorosamente,
restituendole lo straccio untuoso e sporco. Il suo sguardo si manifesta
sempre più ostile. Sei tentato di continuare a provocarla, solamente per il
gusto di stuzzicarla e tormentarla, ma vista la reazione esagerata che ha
avuto, il comportamento ironico finirebbe senz’altro per allontanarti
definitivamente dall’obiettivo. Alzi le mani in atteggiamento pacifico e ti
ricomponi.
“Stavo scherzando, sono
magnifiche!”.
Non dice niente, però i suoi
occhietti particolari si allargano lievemente e sembra metterti a fuoco per
la prima volta. Un sorrisetto mellifluo le brilla nuovamente sulle labbra.
Alma pare raddolcirsi impercettibilmente. L’hai forse colta in fallo o punta
sul vivo, devi averla presa alla sprovvista, le difese sono abbassate e la
situazione si direbbe ribaltata improvvisamente. Devi approfittarne. Ti
sembra il momento buono e la butti lì quasi per caso.
“Cosa fai questa sera?”.
“Questa sera, sono qui e sto
lavorando”.
“Intendevo dopo, più tardi,
quando hai finito di lavorare”.
“Perché lo vuoi sapere... mi
sembrava di capire che non ti interessavo.”.
La cavallina non è poi così
indifesa e sta recalcitrando vivamente. C’è bisogno di un altro zuccherino.
“Vorrai scherzare, non riesco
più a levarmi dalla testa le tue mutandine rosa e il suo bellissimo
contenuto.”.
La sua espressione è
trionfante, e un sorrisetto da furbetta le illumina tutto il volto. Per un
attimo riesci a cogliere la vera bellezza di quei lineamenti semplici.
“In questo caso, il venerdì
sera vado sempre in discoteca, se vuoi cercarmi puoi trovarmi là”.
“Guarda che ci conto sul
serio; di quale discoteca stai parlando?”.
Te lo dice subito e si
raccomanda di cercarla per bene, altrimenti non la trovi, ma mentre state
parlando confidenzialmente noti il suo slancio ritirarsi all’improvviso. Ti
volgi indietro seguendo la traiettoria del suo sguardo sconfortato. Un
gruppetto di giovinastri sta avanzando tra i tavoli verso di voi. Alma
sospira e si prepara a ricominciare daccapo. Ti scosti di lato per lasciarli
passare e ti disponi ad aspettare ma quasi subito altre persone si accodano
ai ragazzi. Porca miseria! Sospiri pesantemente. Alma se ne accorge e ti
sorride timidamente. Pazienza, ci si rivede dopo, sembrano dire i suoi occhi
brillanti. La saluti calorosamente, lasciandola infine al suo lavoro. Ti
allontani e te ne vai piuttosto contento e soddisfatto.
Scegli di seguire la
scorciatoia e lasci quell’oasi luminosa per allontanarti frettolosamente
nella penombra. Prendi il sentiero che si distacca e si discosta dalle mura,
quello disposto a T, quello più grosso al centro, quello maggiormente
trafficato. Abbandoni da solo quel posto addentrandoti misteriosamente nel
buio.
Vai al bowling, andando al
117.
.83.
Le ragazze segnano il primo
punto; basse esclamazioni risuonano alla tua destra. La stupenda castana si
gira e viene al tabellone per segnare il punteggio. Tu ci stai proprio
sotto. Raddrizzi le spalle e ti accosti al muro, il più possibile, come hai
già fatto molte altre volte per i tuoi amici: ti scosteresti un poco, magari
per sederti altrove, ma manca fisicamente lo spazio per farlo. La stanza è
circondata da panchette piccole, tutte uguali, però i passaggi per
recuperare le palle dalle buche sono già molto stretti. Alla tua sinistra
stanno giocando gli amici e alla destra ci sono gli ultimi arrivati.
Potresti restare in piedi ma saresti di intralcio comunque. Quella è la sola
posizione possibile in cui stare relativamente in disparte. Raccogli il tuo
bicchiere e lo porti alla bocca. Stai soltanto guardando, innocentemente,
una partita di biliardo. La loro perché è più interessante.
La bellissima donna, ombrosa,
si ferma a mezzo metro dalle tue scarpe. Ritiri i piedi e ruoti le
ginocchia. Non ti guarda negli occhi. Si allunga verso il tabellone
segnapunti, che si trova abbondantemente sopra la tua testa, e il top rosso
che indossa risale di qualche dito sulle tettine. Risali con lo sguardo
quello splendore di ragazza. Carine le gemelline! Le puoi vedere da vicino
l’attaccatura del seno e la curva perfetta delle coppe, scarlatte, e la
forma dei capezzoli tumidi che spingono contro il tessuto teso
dell’indumento inesistente. Puoi anche sentire il calore e il profumo che il
suo splendido corpo femminile emana. Il suo petto rimane a meno di trenta
centimetri dal tuo viso e il suo odore è inebriante. Ritira le braccia. Si
volta per chiedere il numero esatto dei birillini caduti. Fa i conti ad alta
voce: quattro per quello rosso, due e due quattro per quelli bianchi, otto
in totale. Allarga le gambe per puntellarsi meglio. Si piega su di te una
seconda volta, ma il tuo sguardo resta inchiodato in basso. Si può vedere lo
spacco della figa, invitante, lì dove il cavallo dei pantaloni di pelle,
aderenti, soffocanti, le si infila tra le grandi labbra aperte della vagina
dischiusa. Deglutisci faticosamente. Appoggia una mano sul muro, come ha
fatto prima, per sostenersi, mentre con l’altra aggiusta il punteggio sul
tabellone. Il corpo si sfila lievemente dall’orlo sottile dei pantaloni;
sono bassi, troppo bassi, e ti appare alla vista parte del monticello di
venere roseo e rigonfio. Il suo pube è completamente depilato. Si trova a
meno di due spanne dal tuo naso e l’odore di quel sesso succulento ti
sconvolge. Gli ormoni si scatenano, gli estrogeni stanno facendo a pugni con
il testosterone. Lei non ti rivolge nemmeno un’occhiata. Il cazzo sta
gridando aiuto, disperatamente, rabbiosamente. Svincola e si dibatte nelle
tue mutande come una bestia impazzita. Sei tentato di sfiorare la sua figura
con le dita, di accarezzare le sue curve con la mano, di toccare la sua
pelle candida con il naso, di baciare il suo ventre piatto con le labbra, di
esplorare il suo ombelico immacolato con la lingua bagnata, ma non sei
rincretinito del tutto e non fai niente. Ti stupisci solo che non se ne
accorga. Si ritrae.
Il tuo amico fa ritorno dopo
qualche minuto con l’espressione notevolmente più distesa e rilassata. Non
occorre un genio per immaginare dove sia stato o cosa sia andato a fare.
Speri soltanto che non abbia lasciato nulla da pulire, appiccicato alle
mattonelle del bagno, perché la cosa ti darebbe molto fastidio, oltre a
ripugnarti abbastanza. Quel cazzone adesso ti fa persino un po’ schifo. Ti
si siede accanto, dov’era poi anche prima, e non mostra nessun imbarazzo per
la figuraccia fatta. Se non altro, ormai può ammirare lo spettacolo con il
rispetto che merita. Torni a seguire appassionatamente lo svolgimento del
gioco.
La partita continua,
avvincente, esaltante, e le azioni si ripetono in un ritmo coinvolgente. I
maschietti si ritirano nel loro angolo e le femminucce infieriscono
spietatamente sul nemico con le loro acrobazie eccitanti e corroboranti. Il
balsamo per lo spirito viene elargito generosamente, quando una delle due
torna al tabellone segnapunti. Il tuo amico è nuovamente congestionato e tu
non ci sei lontano. La prima partita si conclude. State ancora annaspando
per respirare. I quattro borbottano qualcosa a bassa voce tra di loro;
prendono accordi e i due uomini si allontanano insieme. Un primo campanello
risuona nella tua testa.
Camminano lungo il corridoio
che conduce fra i biliardi, stretti e abbracciati per le spalle: ridacchiano
e parlottano mentre avanzano barcollando fino alla porta e sulla soglia la
mano di uno si infila nella tasca posteriore dell’altro. Sei perplesso. Le
due bellissime donne si sono sedute, vicine, nell’angolo della stanza. La
minigonna della biondina è talmente ridotta, che nonostante le gambe siano
pudicamente socchiuse, un triangolino azzurro si vede lo stesso. Le due
bellezze stanno sussurrando e la mano della castana è appoggiata
distrattamente sulla gamba dell’altra. Non sul ginocchio, ma sull’interno
della coscia. La sta accarezzando disinvoltamente. Si guardano negli occhi.
La mano continua a lavorare. La sala si è immobilizzata. I due volti si
avvicinano. Le labbra si sfiorano teneramente. Le bocche si schiudono
appena. Le lingue si incontrano. Si intrecciano.
Vai al 24.
.84.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 92.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.85.
Poco di sotto, sulla pista
del bowling ci sono due ragazzoni schiamazzanti. Uno è un po’ grosso e
tarchiato, l’altro è molto alto e con i capelli color biondo scuro. Alle
loro spalle, sedute al tavolino con l’aria abbastanza annoiata ci sono
probabilmente le loro compagne. Una è parecchio sovrappeso e dalla tua
postazione sopraelevata non la puoi vedere in volto ma quell’altra, se prima
da lassù in alto avevi qualche dubbio, ora da vicino non ti puoi di certo
sbagliare: è la magnifica ragazza con le treccine che ti sedeva praticamente
di fronte al Karaoke sotto le stelle! Se possibile, adesso ti appare ancora
più bella di quanto non la ricordavi in precedenza. Ti accomodi maggiormente
al parapetto e ti sporgi in avanti colto da vivo interesse.
Tiene le braccia incrociate
sul seno e il bel visetto sembra piuttosto imbronciato. Una moltitudine di
treccine, sottili e castane, le ricade morbidamente sulla schiena flessuosa.
Gli occhioni sono brillanti e marroni, le ciglia sono meravigliosamente
folte e lunghissime, le guance sono candide e rosa, le labbra sono lucide e
perfette. Ecco cosa ti aveva attratto e confuso allo stesso tempo; durante
il corso della serata mentre mangiucchiava la sua piadina non portava nessun
rossetto scintillante. Attualmente la sua bocca è invece splendente e tinta
di un rosso amaranto delizioso. È straordinariamente incantevole! Il suo
faccino leggiadro ti sta stregando di nuovo.
Si guarda nervosamente
intorno, forse in cerca di un diversivo, proprio non si direbbe che si stia
divertendo un mondo. Sbuffa di continuo soffiando pesantemente con le gote
rigonfie, pare non esserci niente da dire fra le due ragazze assorte e
distratte. Dubiti persino che facesse davvero coppia con il ragazzone che
l’aveva accompagnata a mangiare al karaoke. Le coppie più probabili sembrano
essere: il ciccio e la cicciottella, lo spilungone e la meravigliosa
creatura castana. I vostri sguardi si intercettano per un istante. Lei ti
riconosce. Uno scintillio di rabbia le passa sul viso e subito distoglie lo
sguardo. Abbassa il mento grazioso, sembra indecisa sul da farsi. Le puoi
intravvedere il tumulto di pensieri contrastanti che le si affaccia alla
mente dall’espressione corrucciata che le balugina sulla fronte. Si alza
infine in piedi, si risiede nell’altra sedia accanto alla seconda ragazza
volgendoti così bruscamente le spalle. Purtroppo il segnale è risultato
chiarissimo. Peccato! Speravi almeno in un sorriso gentile. Sospiri
amaramente e con la morte nelle palle te ne vai altrove. Qua non si può
assolutamente combinare più nulla.
Esci dal bowling, andando al
50.
.86.
L’inquadratura si centra
nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando nell’acqua pulita con i suoi
piedini, spensieratamente e sollevando nell’aria nuvolette di goccioline
scintillanti che risplendono e sfavillano sotto la luce del sole
abbacinante. La telecamera si avvicina per un momento e subito si
riallontana. La pelle ambrata del suo corpo abbronzato è costellata da
puntini minuscoli e luccicanti, e lei rabbrividisce sotto il tuo sguardo
indagatore mentre si diverte. La superficie liscia e polverosa della grande
pietra grigia e piatta, su cui si trova seduta e semisdraiata, è adesso in
parte scura e bagnata e fa nettamente contrasto con la sua figura
impalpabile ed eterea. Si rilassa e si volge a guardare nella tua direzione.
Dice qualcosa sorridendo in modo accattivante e allusivo. Infine si rialza
rapidamente in piedi.
Con un braccio si copre le
tettine e con un dito ti ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata che non
la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di schiena mostrando il
culetto alto e sostenuto, seminascosto dal tessuto sintetico argentato delle
mutandine baluginanti e bagnate, intanto con le mani si accarezza dolcemente
i fianchi delicati sottolineandone così la perfezione. Scende lentamente
sulle curve del bacino con le palme lisce delle sue manine morbide, sino ad
agganciare con i pollici l’elastico magico degli slip miracolosi. Continua
poi a scendere piegandosi a novanta gradi, trascinandosi dietro come uno
straccino le mutande, ultimo baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta da quel triangolo di stoffa brillante che discende
flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente
fra la cunetta morbida della sua figa polposa. L’indumento si ferma
all’altezza delle caviglie. La giovane bellezza tailandese si rialza di
scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno, con una mano si
protegge il pube. Ti guarda e ti sorride. Ti parla e scosta timidamente le
mani portandole sopra la testa adornata dall’orchidea. Il suo corpo è
magnifico e rimane ora completamente esposto alla tua vista. Che visione
spettacolare! Tutte le curve sono divinamente modellate. Le tettine sono
rotonde come cunette graziose sormontate da more mature, il ventre è piatto
e dorato come la sabbia di un deserto assolato, il pube sembra quello di una
bambina, perfettamente depilato, le gambe sono diritte come il tronco di una
palma da cocco imponente e maestosa. Nessun segno di costume da bagno viola
l’abbronzatura integrale del suo corpicino da favola. Si inginocchia sul
masso e si siede: distende le cosce in avanti, le flette leggermente
dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano, in modo del tutto
ossessivo.
La telecamera zuma in avanti,
l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
ambrata delle sue gambe illibate e deliziose, mentre continuano a schiudersi
come le valve di un’ostrica che svela ai tuoi occhi attoniti la sua perla
più preziosa e proibita. All’interno delle cosce la sua pelle è dorata,
sembra fresca, soffice, vellutata, fragrante e odorosa di buono. Non puoi
restare totalmente freddo innanzi a quello spettacolo esaltante; qualcosa
comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre lei continua a
dischiudersi moderatamente sotto il tuo sguardo assorto. Finalmente quelle
gambe fantastiche e favolose si sono aperte quel tanto che basta per vedere
con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad inquadrare sullo
schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è rosea, il monticello di venere è levigato, le grandi labbra sono
assai prominenti, il clitoride è prorompente e sorprendentemente carnoso,
mentre sopra, sul pube e sul ventre non c’è la benché minima traccia di un
solo pelo. Ti stai eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono
invitanti e lucide: si sta bagnando veramente? Sembrano sorriderti
teneramente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono sussurrare il
tuo nome. Vedi una gocciolina di umori brillare sul clitoride e poi
discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire tra le sue
natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I
tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si è annebbiato
assurdamente. Adesso è l’animale prepotente che hai tra le gambe a
comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a
distogliere lo sguardo da quella figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul
monte di venere e con le unghie si graffia lievemente la pelle ambrata. Un
brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e
lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano
sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello
splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando
affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti
riempie le narici quasi che le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella
tua testa, lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un
dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi
sono irrequieti e il cuore nel petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente e l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato tra le
labbra prominenti della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e
lei se lo porta golosamente alla bocca. Lo succhia avidamente. Ti sta
sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da
quella visione sconvolgente. La Tailandesina scosta il cesto di giunchi in
un angolo e si sdraia sulla schiena, diagonalmente sul sasso largo e piatto
della laguna. Gli occhi sono chiusi. Con le dita di una mano si titilla un
capezzolo, con quelle dell’altra si sollecita il clitoride. Ansima
debolmente e il corpo sussulta impercettibilmente di tanto in tanto. La sua
immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro riappaiono le
tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 110.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.87.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 106.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.88.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che porta tranquillamente le mani e le braccia
dietro alla nuca mostrando la perfezione del suo corpo affusolato, rivelando
il fulgore del choli e della lunga sottogonna a campana, entrambi arancione
vivo e rosso intenso, l’uno di seta e l’altra di cotone, tutti e due
brillanti e sfumati come la fiamma di un fuoco enorme e caldissimo. I
capelli nerissimi e il gioiello dorato sulla sua fronte spaziosa scintillano
vividamente sotto la luce del sole abbacinante. Arretra lentamente sedendosi
sul bordo della fontana, sollevando e stringendosi le ginocchia al petto,
alzando un po’ lo sguardo e il mento per sorriderti maliziosamente. Le sue
labbra sono morbide e polpose, lucide e vellutate come il bocciolo di una
rosa chiarissima, la pelle è color caramello, i suoi occhi sono espressivi e
seducenti, neri e profondi come l’oscurità di un abisso senza fine. Il
soffio rilassante del vento che smuove rumorosamente le foglie tra le fronde
degli alberi verdissimi, si può percepire in sottofondo costantemente.
Bisbiglia qualcosa portando le mani scure e incantevoli come tutto il resto
della sua presenza affascinante, sul bordo largo almeno mezzo metro della
vasca che si distacca dal muro del palazzo tipicamente indiano. Distende in
avanti le gambe, sino a sfiorare con la punta dei piedi nudi il Sari che si
trova aggrovigliato sul prato come le spire di un serpente addormentato e
sgargiante. Posa delicatamente le sue dita sottili, dalle unghie curatissime
e laccate di bianco, sul tessuto della sottogonna e comincia lentamente a
ritrarle verso l’alto. Le gambe che si scoprono un centimetro alla volta
sono incredibili e perfette. I polpacci sono invitanti e morbidi, le cosce
sono snelle e slanciate. Il tessuto di cotone di quella sottogonna a campana
arriva a scoprirle le gambe fino ad una spanna sopra le ginocchia, poi si
ferma per un istante e incomincia lievemente a ricadere al suolo.
La voce della giovane ragazza
indiana diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza sensualmente le
cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi il pube fra
le gambe, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi flessuosi,
sino a sfiorare con le dita i bordi inferiori del choli molto luccicante.
Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena: improvvisamente
quello straccetto non è più in tensione sulle tettine puntute ma le
striscioline di seta annodate con cura dietro al collo lo mantengono
inflessibilmente al loro posto. Disinvoltamente e con distaccata esperienza,
scioglie anche quell’ultimo piccolo nodo sfilando subito e con scioltezza le
braccia dalle mezze maniche della ridottissima blusa completamente aperta
sulla schiena, trattenendola con il mento sul petto per non lasciarla cadere
a terra. Entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette sul seno.
L’indumento intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si vezzeggia
voluttuosamente le mammelle, stringendo e ruotando le mani con passione,
mugugnando e sospirando teneramente. Gli occhi sono chiusi, la testa è
gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani scendono sul suo corpo
massaggiando, accarezzando, solleticando amorevolmente. Continuano a
scendere sulla sua figura longilinea, fino a intrufolarsi tra le gambe per
sfiorare il pube che prima avevano ignorato e disdegnato.
L’inquadratura si zuma
finalmente sulle tettine che ti appaiono adesso in tutto il loro splendore
meraviglioso. I seni sono piccolini, alti e distanziati, i capezzoli sulle
punte sono come due nocciole tostate e orgogliosamente rivolte in alto, le
areole intorno sono brune e ben delineate come le labbra. Quella visione
straordinaria che rasenta la perfezione assoluta addolcisce oltremodo il suo
corpicino fantastico, dalla pelle traslucida e dal colore scuro del
caffelatte. Le mani risalgono in fretta afferrando e sollevando le mammelle
per la base, mentre la testa si china in avanti e la bocca si schiude
leggermente per lasciar fuoriuscire la linguetta stuzzicante che cerca
lussuriosamente di lambirne le punte. Osservi estasiato quella scena
sublime. Si succhia avidamente un dito e si passa il polpastrello attorno e
sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulle sommità
ombrose delle sue tettine favolose. La telecamera si allontana gradualmente,
l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella sua
interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non
ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si
lascia scivolare sull’erba lussureggiante e prende dolcemente a carezzarsi
con ardore. La testa è mollemente girata di lato, gli occhi sono chiusi ai
suoni della natura, il viso è rivolto nella tua direzione, la schiena si
incurva con audacia, le mani sono strette sulle tettine, i capelli le
ricadono morbidamente intorno; il cesto di bambù lì vicino attende con
pazienza il proprio momento. Il suo corpicino longilineo ti appare
magnificamente disteso e disponibile, puoi risalirne tutte le curve con lo
sguardo. L’inquadratura della ragazza, enigmatica e misteriosa, ritorna
sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue ultime carte da
gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 99.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.89.
“Argento!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è grigio argento. Attende qualche
altro istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la
gonna. Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.90.
Un venticello leggero si
muove piano sulle strade sgombre e si sposta lentamente sui marciapiedi
vuoti. Il rintocco dei tuoi passi sul cemento è molto distensivo e ti tiene
compagnia. L’aria tiepida della sera ti soffia sul viso e ti accarezza le
braccia nude. I peletti sulla pelle sono irti, i capelli si stanno
asciugando. Senti la stanchezza scivolare via dal tuo corpo, ti senti
libero, ti senti bene. Fuori il cielo ti osserva dall’alto e il sole non è
ancora tramontato. Una splendida sensazione di benessere ti accompagna passo
dopo passo.
Solo quindici minuti di
cammino ti distanziano dal tuo obiettivo. Un chiosco mobile, solitamente
appostato nel parcheggio principale della piazza, è il posto ideale dove
trovar ristoro. Non eccessivamente caro, e questo non guasta. Una panchina
lì vicino è più che sufficiente per mangiare in disparte e senza pretese. Il
luogo risulta essenzialmente tranquillo e all’aria aperta. Hai già un certo
appetito, ma il cibo non è il solo pensiero che ti frulla nella testa. Ti
stai rilassando e qualcosa si muove là sotto. Ti guardi intorno, non c’è
nessuno. Ti sposti l’uccello nelle mutande, per trovargli una posizione più
comoda, e ti smuovi i genitali con la mano. È una cosa che fai spesso, più
un’abitudine che un’esigenza vera e propria. Ciondolando con le mani in
tasca, raggiungi indisturbato l’incrocio che rimane in fondo alla strada.
Uno stereo intanto riecheggia
in sottofondo, risuonando dall’abitacolo di una macchina temporaneamente
ferma al semaforo. Le note stridule del tormentone dell’estate ti giungono
troppo alte alle orecchie, per un attimo, quando passi accanto al finestrino
aperto. Attraversi pacatamente il passaggio pedonale e oltrepassi il ponte
che scavalca il canale a sua volta. Le strade sono pressoché deserte, la
città si è spopolata a causa delle solite ferie estive. Meglio così! La
passeggiata ne viene più piacevole e corroborante.
Un paio di ragazze piuttosto
graziose, in abitini firmati e succinti, stanno chiocciando rumorosamente
poco più avanti. Chiacchierano e ridacchiano tra di loro, ciascuna con un
guinzaglio stretto in mano. Una delle due solleva gli occhi nella tua
direzione mentre ti avvicini silenziosamente: sfili una mano dalla tasca e
te la passi fra i capelli. Lei ti supera indifferente con lo sguardo come se
non ci fossi neppure. Non ti guarda, non ti vede, probabilmente non si è
neppure accorta che esisti. Il suo bel visetto si direbbe altezzoso e appena
truccato. Continui a camminare. Le sorpassi e giri la testa per scorgere
anche l’altra ragazza che ti dava le spalle. Ti rivolge a malapena
un’occhiata con aria di sufficienza. Le ignori entrambe.
Segui con interesse, invece,
le cordicelle che si svolgono dalle loro mani e che scompaiono oltre la
rastrelliera posta ai loro piedi. Alcune biciclette ti impediscono la vista
in un primo momento, ma poi un sorriso prende forma sul tuo viso. Due
bestioline, seminascoste, stanno copulando affannosamente. Quello di sotto è
uno di quei cagnolini con un ciuffetto sugli occhi, forse uno Yorkshire,
l’altro è uno di quelli con il musetto a punta, sicuramente un Pincher. Il
maschietto, con la sua linguetta penzolante, ci sta dando dentro come un
riccio. I due animaletti si stanno accoppiando felicemente all’insaputa
delle loro padroncine snob.
Se vuoi avvertire le ragazze,
su cosa stanno facendo i loro cagnolini, torna sui tuoi passi e vai al 15.
Se non le vuoi avvertire di
nulla, continua a camminare e fai finta di niente, andando al 52.
.91.
“Marroni!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è marrone. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.92.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia
dagli indumenti intimi di cotone bianco. Si piega lentamente sedendosi poi
sull’assito liscio del pontile, si stringe le ginocchia al petto sollevando
un poco il mento e sorridendoti maliziosamente. Le sue labbra sono rosa come
il bocciolo di un fiore soffice e perfetto, i suoi occhi sono lucidi e
scintillanti come goccioline d’acqua che brillano sfavillando allegramente
sotto la luce del sole, che schizzano e spumeggiano al di sopra dei massi
sparsi al centro del ruscello gorgogliante. Bisbiglia qualcosa portando le
mani bianche e delicate come tutto il resto della sua figura minuta, sul
bordo della costruzione di legno levigato e immerge frettolosamente i piedi
nell’acqua limpida. Un brivido le risale lungo il corpo sottile, i
pescioloni dorati si allontanano bruscamente da lei. Ritira rapidamente le
gambe, poi le immerge nuovamente con più cautela. L’acqua chiara e
trasparente deve essere anche gelata.
La voce della giovane ragazza
giapponese diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza vogliosamente
le cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le
mutandine semplicissime, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi
flessuosi, sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppe del reggiseno
candido. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena:
improvvisamente quello straccetto non è più in tensione sulle tettine ma le
bretelle che le passano sulle spalle lo mantengono inflessibilmente al loro
posto. Con un braccio si cinge entrambe le mammelle mentre con l’altra mano
si scosta le bretelline dalle spalle bianche e meravigliose. Quei due
cordini sono ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora
rigorosamente strette sul seno. L’indumento intimo rimane intrappolato nel
mezzo. Si accarezza voluttuosamente le tette, stringendo e ruotando le mani
con passione, mugugnando e sospirando affannosamente. Gli occhi sono chiusi,
la testa è gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani scendono sul
suo corpo massaggiando, accarezzando, solleticando. Continuano a scendere
sulla sua figura delicata, sino a intrufolarsi tra le gambe per sfiorare le
mutandine che prima avevano ignorato.
L’inquadratura si zuma sul
seno che ti appare in tutto il suo splendore. I capezzoli sembrano gonfi e
teneri, come bacche mature, le areole intorno sono rosa e ben delineate come
le labbra. Quella visione sovrasta due monticelli morbidi e bianchi che
rasentano la perfezione. Le mani risalgono in fretta afferrandoli e
sollevandoli per la base, mentre la testa si china in avanti e la bocca si
schiude leggermente per lasciar fuoriuscire la lingua che cerca
lussuriosamente di lambirne le punte. Osservi estasiato e incantato quella
scena sublime. Si succhia avidamente un dito e si passa il polpastrello
attorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulla
pelle immacolata delle tettine. La telecamera si allontana gradualmente e
l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella sua
interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi poi le labbra, ma non dice niente perché
non ce n’è nessun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso.
Si gira sull’altro lato del pontile di legno e incomincia a sguazzare
nell’acqua con i piedi. La schiena è inarcata all’indietro, le mani sono
appoggiate accanto al cesto di canne intrecciate, la testa ricade sulle
spalle, gli occhi sono chiusi al cielo azzurro, il viso è rivolto al sole
abbagliante. Il suo corpicino longilineo ti appare magnificamente di
profilo, puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo. L’inquadratura della
ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue
ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 109.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.93.
L’inquadratura si centra
sulla ragazza comodamente adagiata al suolo che si sta frugando teneramente
tra le gambe, socchiuse e piegate a quarantacinque gradi, con i polpastrelli
delle dita avide e molto delicate. La telecamera si avvicina per un momento
e subito si riallontana. La pelle del suo corpo voluttuoso è percorsa da
brividi incontrollabili, tanto che non sapresti proprio dire se di freddo o
di piacere. La superficie della stuoia intessuta a mano e il resto
dell’arredamento, spartano e di legno, fanno nettamente contrasto con la sua
figura impalpabile ed eterea. Si rilassa e si volge a guardare nella tua
direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo accattivante e allusivo. Infine
si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio si copre le
tettone e con un dito ti ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata che non
la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di schiena mostrando il
culetto sodo e sostenuto, parzialmente nascosto dal tessuto di seta celeste
delle mutandine scintillanti, mentre con le mani si accarezza dolcemente i
fianchi delicati sottolineandone così la perfezione. Scende lentamente sulle
curve del bacino con le palme lisce delle sue manine morbide, sino ad
agganciare con i pollici l’elastico magico degli slip miracolosi e
brillanti. Continua poi a scendere chinandosi a novanta gradi sulla
panchettina robusta, trascinandosi dietro come uno straccino le mutande,
ultimo baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta da quel triangolo di stoffa baluginante che discende
flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente
fra la cunetta morbida della sua figa. L’indumento intimo si ferma
all’altezza delle caviglie. La giovane Bellezza Russa si rialza di scatto e
si gira nuovamente dalla tua parte. Con un braccio si difende il seno, con
una mano si protegge il pube. Ti guarda e ti sorride. Ti parla e scosta
sfacciatamente le mani portandole sopra la testa acconciata con cura. Il suo
corpo è magnifico e rimane ora completamente esposto alla tua vista. Che
visione spettacolare! Tutte le curve sono perfettamente modellate. Le
tettone sono come noci di cocco sormontate da sentinelle attente ed erette,
il ventre è piatto e chiaro come una distesa innevata, il pube è dorato come
un campo di grano, le gambe sono diritte come le colonne di marmo di una
cattedrale imponente e maestosa. Si inginocchia sulla stuoia ai suoi piedi e
si siede: distende le cosce in avanti, le flette leggermente dischiudendole
con calma, molto piano, troppo piano, in modo del tutto ossessivo.
La telecamera zuma in avanti
e l’inquadratura si apre audacemente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale con pacatezza la pelle
immacolata delle sue gambe deliziosamente ipnotiche e magnetiche, mentre
continuano a schiudersi come un frutto maturo che mostra ai tuoi occhi
attoniti tutta la polpa più succosa, svelando al contempo il nocciolo del
suo segreto maggiormente custodito e proibito. All’interno delle cosce la
sua pelle è chiara, sembra calda, vellutata, fragrante e odorosa di buono.
Non puoi restare totalmente insensibile di fronte a quello spettacolo
esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre
lei continua a dischiudersi moderatamente sotto il tuo sguardo assorto.
Finalmente quelle gambe favolose e fantastiche si sono aperte quel tanto che
basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad
inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di
figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è rosea e completamente depilata intorno alle grandi labbra
sorprendentemente carnose, mentre sul pube e sul ventre un triangolino di
peluria riccia e bionda come i capelli, si allunga e si allarga ricoprendole
parte del monte di venere soffice e delicato come una pesca succulenta. Ti
stai eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono invitanti e
lucide: si sta bagnando davvero? Sembrano sorriderti teneramente. Sono
appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono sussurrare appena il tuo nome.
Vedi una gocciolina dei suoi umori brillare sul clitoride e poi discendere
lungo il taglio della vulva, sino a scomparire tra le natiche. Il tuo cazzo
incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno
confondendo, il tuo cervello si sta annebbiando assurdamente. Adesso è
l’animale prepotente che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli
occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella
figa straordinaria.
Una mano bellissima, la sua
mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sulla
peluria bionda e la chiude a pugno sui riccioli dorati. Un brivido ti scuote
le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e lunghissime,
indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle grandi
labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore si
rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono
agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici quasi che le
avessi veramente sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai benissimo,
ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la vagina e la
punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti e il cuore nel
petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente e l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato tra le
labbra morbide della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e
lei se lo porta avidamente alla bocca. Lo succhia golosamente. Ti sta
sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da
quella visione sconvolgente. La Bellezza Russa si sdraia sulla schiena,
ancora una volta sopra la stuoia consunta del vestibolo. Gli occhi sono
chiusi. Con le dita di una mano si stuzzica un capezzolo, con quelle
dell’altra si titilla il clitoride. Ansima lievemente e il corpo sussulta
impercettibilmente di tanto in tanto. La sua immagine fa ritorno sulla
sinistra dello schermo, al centro riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 120.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.94.
Chiude le gambe di scatto e
fa un sobbalzo sulla sedia. Trasali bruscamente e riporti l’attenzione al di
sopra del tavolo. Pare che abbia masticato qualcosa di troppo duro; forse il
nocciolo di un’oliva. Ha una strana espressione sul viso incantevole, sembra
preoccupata e si tiene una mano sulla guancia dolorante. Dice qualche parola
al suo compagno e si alza in piedi. Si riaggiusta la gonna e si dirige
frettolosamente verso la cassa accanto all’ingresso. La raggiunge. Svolta a
sinistra lungo un corridoio, tra i tavoli e la parete, dove i camerieri
fanno avanti e indietro da un’altra sala. Nella parete c’è una porta, il
bagno, prima non ci avevi fatto caso, e ci scompare dentro. Resta via per
pochissimo tempo.
Ti stavi giusto chiedendo se
la dovevi raggiungere, quando ecco che la porta si riapre e lei ne esce più
bella e più splendente che mai. Ritorna al suo tavolo con le guance
lievemente arrossate e come prima quasi tutta la sala si volge al suo
passaggio. Le sue gambe sono magnifiche, lunghe e diritte come due trampoli,
per forza che tutti si voltano. Non farlo sarebbe impossibile.
Ritorna a sedersi e si fa un
poco sotto con la sedia. Il chiacchiericcio nella sala riprende. Si volge
per meno di un istante nella tua direzione ma è sufficiente, i vostri occhi
si incontrano. Un sorrisetto lussurioso le brilla sul visetto e subito
scompare. Rivolge tutta se stessa al suo compagno, beh, non proprio tutta se
stessa, ma solo la metà al di sopra del tavolo. Le sue gambe si stanno
schiudendo di nuovo. Stavi imboccando un centimetro quadrato di pizza ma
riabbassi la forchetta.
Le sue cosce si aprono come
la volta prima, molto piano, troppo lentamente, qualcosa però è cambiato.
Non vedi nessuno scintillio bianco. Possibile? Il tuo cuore si ferma insieme
al respiro e perde qualche colpo. Risali sulla pelle abbronzata di quelle
gambe toniche e muscolose, mentre continuano a schiudersi come il bocciolo
di un fiore meraviglioso che svela ai tuoi occhi increduli tutta la sua
bellezza e tutti i suoi segreti. All’interno delle cosce la sua pelle è
candida, immacolata, sembra soffice, calda, profumata. Cominci a sudare
freddo e lei continua a dischiudersi sotto il tuo sguardo attonito. Stai per
morire! Finalmente quelle gambe, fantastiche, si sono aperte quel tanto che
basta per esserne certi. Risali un altro poco con lo sguardo, sino
all’oggetto delle tue brame. Non indossa più le mutandine.
Continua a parlare, e ad
annuire al di sopra del tavolo, al suo compagno come se nulla fosse
accaduto. Che gradevole biricchina! Mangia piccoli pezzettini della sua
pizza, con prudenza, come se avesse paura di trovarci qualcosa nel mezzo.
Che falsa... È adorabile. Se ne sta seduta sul bordo della sedia, in
equilibrio precario sul sedere. Forse è un po’ troppo in avanti, deve essere
scomoda, ma il panorama che offre è spettacolare. Posi del tutto la
forchetta, non ce la fai a mangiare.
Riabbassi lo sguardo, ancora
non ci puoi credere. Ci passi gli occhi sopra, più volte, sino ad imprimerti
i particolari nella mente. La sua vagina è rosea e completamente depilata
intorno alle grandi labbra sorprendentemente carnose, mentre sopra, sul pube
e sul ventre, un triangolo abbondante di peluria riccioluta avanza e si
allarga ricoprendole quasi tutto il monte di venere. Stai tremando come un
ragazzino. Quelle grandi labbra sono lucide: si sta eccitando e sembrano
sorriderti dolcemente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono
sussurrare il tuo nome. Vedi una gocciolina dei suoi umori brillare sul
clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire
tra le sue natiche. Il tuo cazzo sta sgroppando come un cavallo impazzito.
I tuoi pensieri si sono
confusi, la tua mente si è annebbiata, il tuo cervello ti ha abbandonato del
tutto. Adesso è l’animale irrequieto che hai tra le gambe a comandare. La
ragione e il buon senso si sono annullati l’un l’altro. Stai ansimando, non
riesci a distogliere lo sguardo dalla sua figa. Gli occhi sono ansiosi e
sbarrati. Qualcuno se ne potrebbe accorgere ma nulla adesso ha più
importanza. Ci siete solo voi due e il resto non conta niente.
Una mano bellissima, la sua
mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sulla
peluria scura e la chiude a pugno intorno ai riccioli brillanti. Un brivido
ti scuote la spina dorsale e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e
lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano
sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello
splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando
affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti
riempie le narici quasi che le avessi sotto il naso. Forse è tutto nella tua
testa, ma che importanza può avere? Nessuna! Le tue pupille si allargano, si
stringono, zumano, ma non riescono a trovare la giusta posizione. Con un
dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi
stanno ballando nelle orbite e stanno perdendo la capacità di mettere a
fuoco. Il cuore nel petto sembra scoppiare.
Quel ditino leggero,
indiscreto, che si era intrufolato tra le labbra morbide della sua figa
gonfia e vogliosa, ne esce lucido e se lo porta alla bocca. Lo succhia
golosamente ma non si volge nella tua direzione. Sta sorridendo e tu ti
senti svenire.
Vai al 7.
.95.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 100.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.96.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 129.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.97.
L’inquadratura sul viso della
ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera
figura graziosa. Il suo sguardo vago e spensierato, come quello di un
coniglietto sperduto, i lineamenti morbidi e gentili, le guance un po’
smunte e il mento leggermente affilato come quello di un gattino bagnato,
ispirano subito a prima vista una dolcezza e una tenerezza infinita. La sua
pelle è color dell’argilla, la sua fronte è coperta dalla frangettina biondo
ramata, le sopracciglia sono alte e castano chiare, gli occhioni luminosi e
marroncini sono percorsi da scintille verdissime e sono lievemente segnati
da una riga sottile di eyeliner sulle palpebre. Il nasino è delicato, la
bocca rosa è velata dal lucidalabbra, le labbra sono circoscritte dal
disegno di una matita rossa che ne esalta il sorriso invitante e simpatico.
Due evidenti nei neri spiccano sul suo bel visetto rendendola ancor più
carina di quanto già non sia. I capelli oro ramati sono diritti e
sottilissimi, lucidi e brillanti, e le incorniciano dolcemente il volto
discendendole fluentemente sulle spalle e sulla schiena. La sua espressione
è incantata e molto sbarazzina.
Indossa un semplicissimo top
elasticizzato, rosso con coccinelle nere, che la guanta strettamente come
una seconda pelle e una minigonna nera a pallini bianchi che le arriva a
malapena poche dita più in giù del sedere. Quegli indumenti aderenti e
cortissimi le mettono disinvoltamente in risalto le curve armoniose del
corpo formosetto. Le spalle sono morbide, il seno è generoso, la vita è
snella, il ventre è liscio, i fianchi sono larghi, le gambe totalmente
esposte sono affusolate e tornite come le braccia esili e perfette. Stringe
fra le dita i laccetti di vernice dei sandali neri dal tacco altissimo e le
unghie dei piedi nudi sono smaltate e traslucide come quelle delle mani. La
testolina è deliziosa, un ginocchio è appena flesso, una mano è posata sul
bacino, l’altra è liberamente distesa lungo la sua splendida coscia destra.
La giovane Bellezza Italiana
cerca di acchiapparsi un capello sfuggente e ti sorride apertamente. Ti
parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta minuta e radiosa, ma non
capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri attraenti si perdono
completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso
del bowling. La biondina se ne sta ritta in piedi vicino a una macchina
familiare nuovissima, ondeggiando svagatamente con la mano stretta sul
fianco sinuoso, con i piedi affondati nell’erba soffice, in precario
equilibrio nel posteggio di uno spiazzo isolato posto alla base di una
piccola collina immersa nella natura rigogliosa e verdeggiante. Il soffio
del vento tra le fronde degli alberi, il fragore delle onde che si
infrangono sugli scogli, i richiami dei gabbiani che strillano e gridano
volteggiando sull’acqua del mar Mediterraneo... Tutti questi rumori coprono
tutti gli altri rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio
spettacolare. Alle spalle dell’enorme station wagon si estende come un manto
lussureggiante una fitta macchia mediterranea, mentre di fronte quella
collinetta verdissima degrada morbidamente in una lunga spiaggetta sabbiosa
che si perde nel mare azzurro come il cielo di un colore intenso e
limpidissimo. Alcuni gabbiani lanciano instancabilmente il loro richiamo,
aleggiando in cerchio nell’aria tersa e un’imbarcazione solitaria procede in
lontananza avanzando parallelamente rispetto alla costa rocciosa. Da una
parte della baia si innalza una scogliera minacciosa che si getta a picco
nell’acqua cristallina, dall’altra invece quella fitta macchia mediterranea
circoscrive pigramente tutta quanta la spiaggia argentata. La luce del sole
accecante che si riflette sulla superficie del mar Mediterraneo è la sola
cosa che permette di distinguere l’inizio del cielo dai confini
dell’orizzonte. Mentre la ragazza continua a muoversi distrattamente,
spostando il peso del corpo da un piede all’altro o scostandosi i capelli
dal viso, al centro dello schermo appaiono e si scoprono cinque carte da
poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul paesaggio sottostante che
continua a muoversi impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di
queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella
parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che aumenta e
diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti interessa
davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane sognante
e mezza nuda. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza trasognata
che sussurra qualcosa prendendo una borsa variopinta dal retro del veicolo
familiare. Abbandona nel bagagliaio i sandali di vernice nera dal tacco
vertiginoso. Barcollando, tentennando, sorridendo ingenuamente, comincia a
discendere con attenzione dallo spiazzo di quella piccola altura erbosa.
Spensieratamente si incammina a piedi nudi ancheggiando sulla sabbia
argentata e finissima, dirigendosi verso la riva poco distante di una
spiaggetta meravigliosa, isolata e sperduta nella vastità della costa
rocciosa di quel mare assolato e tranquillo. Incomincia a sfilarsi
lentamente, dalla testa e dalle braccia il top elasticizzato che porta, il
cui rosso fuoco fa nettamente contrasto con quello verde-azzurro della
natura che la circonda. Se lo lascia scivolare piano addosso, timidamente,
pudicamente, abbassando il capo e il mento senza mai smettere di guardarti
negli occhi. Oltrepassa la curva tondeggiante del seno e continua a sfilare
con calma quello straccetto di tessuto sintetico che indossa, interrompendo
il contatto visivo soltanto per un momento. Si ferma e ti guarda. Volge lo
sguardo all’imbarcazione sempre più lontana. Si scosta un capello dal naso.
Le sue spalle sono lisce e splendenti come seta, la pelle è abbronzata come
il suo visetto incantevole e grazioso. Ti appare in ultimo alla vista un
seno generosamente rotondo, trattenuto dal reggiseno di un costume da bagno
celeste e turchese, puntinato di nero, che sembra almeno di qualche taglia
troppo piccolo per le sue mammelle traboccanti. Si piega in avanti
appoggiando delicatamente la borsa sulla sabbia. Le sue tette formose fanno
capolino dalle coppe del costume e sembrano voler schizzare fuori a tutti i
costi dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia sul
petto, non le puoi perciò ammirare per molto tempo. La sua espressione si fa
sorridente e biricchina mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma
il senso del discorso è chiaro; ti sta incitando a proseguire.
L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le
ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite,
immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida monella che si sfila
velocemente la minigonna, lasciandola cadere sulla sabbia bagnata insieme al
top abbandonato, mostrando con indifferenza le mutandine del costume da
bagno dello stesso colore del pezzo superiore, rivelandoti del tutto le
grazie magnifiche del suo corpo insinuante e lusinghiero.
La ragazza non è altissima,
ma la sua immagine è divinamente modellata. Il seno è prorompente, la vita è
flessuosa, i fianchi sono sinuosi, le gambe proporzionalmente lunghe sono
particolarmente ben fatte. Solamente un costume da bagno sfumato dal celeste
al turchese, luccicante e cosparso di puntolini nerissimi, ormai la veste
audacemente e in modo un po’ troppo provocante. Raccoglie la borsa da mare e
si incammina sulla riva della spiaggia, sollevando schizzi di tanto in
tanto, sfilando davanti ai tuoi occhi praticamente nuda, fino a raggiungere
un affioramento roccioso che sbuca dalla sabbia immacolata come i ruderi di
un’antichissima città dimenticata e distrutta. Un’imponente scogliera,
aguzza e scoscesa, si specchia nell’acqua verde-azzurra del mare pulito e
cristallino, e numerosi pesciolini dorati nuotano spontaneamente fra gli
scogli di quella costa mediterranea straordinaria. Si ferma accanto a una
grossa pietra larga e piatta, ammorbidita e levigata dalle maree, che si
distacca dalla scogliera affacciandosi nell’acqua sul limitare della
spiaggia argentata. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco
suadente e una mano posata sull’anca morbidissima, così da sottolinearne la
perfezione, per un attimo apparentemente indecisa e riluttante. Si gira e ti
mostra il culetto. Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo
vigorosamente un ditino perlato e la sua voce si disperde nel rumoreggiare
del Mediterraneo ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le
mani e con le braccia si copre ciò che il costume non riesce proprio a
contenere, mentre la borsa le penzola mollemente sul pube e sulle gambe
color dell’argilla cotta. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e
le tue ultime carte tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 132.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.98.
L’inquadratura sul viso della
ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera
figura fascinosa. Il suo sguardo riflessivo e penetrante, come quello di una
pantera in caccia, i lineamenti delicati e graziosi, le orecchie finemente
orlate e il sorriso sereno e raggiante, scintillante e disarmante, come
quello di un essere angelico, le donano un fascino e un potere
irresistibilmente attraente e coinvolgente. La sua pelle è color marroncino
rossiccia, la sua fronte è in parte coperta dalla lunga frangia scalata, le
sopracciglia sono arcuate e dorate, gli occhioni luminosi e verdissimi sono
pesantemente truccati dal mascara brillante e dalla matita nerissima. Il
nasino è stretto e leggermente affilato, la bocca è grande e polposa, le
labbra invitanti sono velate da un rossetto ciclamino che ne esalta il
sorriso ampio e radioso. La frangia splendente è ravviata dietro alle
orecchie addolcendo oltremodo il suo bel visetto d’angelo, rendendola ancor
più affascinante di quanto già non sia. I capelli biondo platino sono
diritti e sottilissimi, lucidi e brillanti, e le incorniciano dolcemente il
volto discendendole fluentemente al di là delle spalle sulla schiena
flessuosa. La sua espressione è accattivante e molto seducente.
Indossa una semplicissima
canottiera elasticizzata, arancio con pallini gialli, che la guanta
strettamente come una seconda pelle e una minigonna rossa a righe azzurre
che le arriva a fatica poche dita più in giù del sedere. Quegli indumenti
aderenti e cortissimi le mettono disinvoltamente in risalto le curve
esagerate del corpo sinuosissimo. Le spalle sono morbide, il seno è
esplosivo, la vita è snella, il ventre è liscio, i fianchi sono larghi, le
gambe totalmente esposte sono lunghissime e tornite come le braccia
affusolate e perfette. Stringe fra le dita i laccetti di vernice dei sandali
rossi dal tacco altissimo e le unghie dei piedi nudi sono smaltate di
violetto chiaro come quelle delle mani. La testolina è deliziosa, un
ginocchio è appena flesso, una mano è posata sul bacino, l’altra è
liberamente distesa lungo la splendida coscia destra.
La giovane Bellezza Americana
si ravvia i capelli dietro un orecchio e ti sorride apertamente. Ti parla e
bisbiglia qualcosa con la sua vocetta angelica e sospetta, ma non capisci
assolutamente quel che dice. I suoi sussurri attraenti si perdono
completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso
del bowling. La biondina se ne sta ritta in piedi affondando lievemente
nella sabbia soffice, con la mano stretta sul fianco sinuoso, vicino ad
un’auto sportiva nuovissima, in precario equilibrio sul ciglio di una
stradina desolata che si discosta dal centro abitato della California. Il
rumore delle onde che si allungano sulla spiaggia, i richiami dei delfini
che giocano allegramente nell’acqua, le strilla e grida dei gabbiani che
volteggiano sull’oceano Pacifico... Tutti questi rumori coprono tutti gli
altri rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio
spettacolare. Alle spalle della macchina fiammeggiante si estende tutta
quanta la California, mentre di fronte quella stradina asfaltata costeggia
una lunghissima spiaggetta sabbiosa che si disperde nell’oceano azzurrino
come il cielo di un colore pulito e limpidissimo. Alcuni gabbiani lanciano
instancabilmente il loro richiamo, aleggiando in cerchio nell’aria tersa e
un banco di delfini si sta allontanando dalla riva cantando e nuotando a
balzi felici e giocosi. Da entrambe le parti della magnifica costa
californiana si possono intravvedere chilometri di spiaggia bianchissima, in
lontananza invece numerose abitazioni imponenti e lussuose costellano quel
paesaggio straordinario. La luce del sole tropicale che scintilla sulla
superficie del Pacifico è la sola cosa che permette di distinguere la fine
dell’acqua dall’inizio del cielo. Mentre la ragazza continua a muoversi
distrattamente, spostando il peso del corpo da un piede all’altro o
ravviandosi i capelli dietro alle orecchie, al centro dello schermo appaiono
e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente
sul paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente,
cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale
punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda
numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche
l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la
testa della giovane sorridente e mezza nuda. Raggiungi facilmente i primi
dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza persuasiva
che sussurra qualcosa prendendo una sacca di jeans dal retro del veicolo
sportivo. Abbandona sul posto i sandali di vernice rossa dal tacco
vertiginoso. Sprofondando, barcollando, sorridendo amabilmente, si incammina
spensieratamente a piedi nudi ancheggiando sulla sabbia bianca e finissima,
dirigendosi verso la riva poco distante della spiaggetta meravigliosa,
isolata e sperduta nella vastità della costa di quell’oceano assolato e
tranquillo. Incomincia a sfilarsi lentamente, dalla testa e dalle braccia la
canottiera elasticizzata che porta, il cui arancio fiamma fa nettamente
contrasto con quello bianco-turchese del litorale che la circonda. Se lo fa
scivolare piano addosso, sfacciatamente, impudicamente, sollevando il capo e
il mento senza mai smettere di guardarti negli occhi. Oltrepassa la curva
esplosiva del seno e continua a sfilare con calma quello straccetto di
tessuto sintetico che indossa, interrompendo il contatto visivo soltanto per
un momento. Si ferma e ti guarda. Si ravvia i capelli dietro alle orecchie.
Le sue spalle sono lisce e splendenti come raso, la pelle è abbronzatissima
come il suo visetto incantevole e grazioso. Ti appare in ultimo alla vista
un seno enormemente rigonfio, trattenuto dal reggiseno di un costume da
bagno, microscopico e bianchissimo, che contiene a malapena i capezzoli e le
areole di quelle mongolfiere in procinto di scoppiare. Si piega in avanti
appoggiando sensualmente la sacca sulla sabbia. Le tettone enormi fanno
capolino dalle coppettine del costume e sembrano voler esplodere
improvvisamente fuori dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le
braccia sul petto, non le puoi perciò ammirare per molto tempo. La sua
espressione si fa maliziosa e sensuale mentre ti parla di nuovo. Non capisci
le parole ma il senso del discorso risulta chiaramente; ti sta incitando a
proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra e sullo schermo
riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono
servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida creatura che si sfila
velocemente la minigonna, lasciandola cadere sulla sabbia bagnata insieme
alla canottiera sgargiante, mostrando con indifferenza le mutandine del
costume da bagno dello stesso candore del pezzo superiore, rivelandoti del
tutto le grazie magnifiche del suo corpo insinuante e lusinghiero.
La ragazza è abbastanza alta
e la sua immagine è divinamente modellata. Il seno è grandioso, la vita è
longilinea, i fianchi sono sinuosi, le gambe paradisiacamente lunghe sono
sode e assai ben fatte. Solamente un costume da bagno stile filo
interdentale, latteo e luccicante, ormai la veste audacemente e in modo un
po’ troppo provocante. Raccoglie la sacca di jeans e si avvia sulla riva
della spiaggia, alzando schizzi di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi
occhi praticamente nuda, fino a raggiungere un grosso pietrone isolato che
sbuca dalla sabbia immacolata come la schiena di un gigante addormentato. Il
cielo azzurro intenso si specchia nell’acqua cristallina dell’oceano
maestoso e sconfinato, e numerosi pesciolini argentati nuotano
spontaneamente fra le onde di quella costa pacifica straordinaria. Si ferma
accanto alla grossa pietra larga e piatta, ammorbidita e levigata dalle
maree, che si affaccia nell’acqua sul limitare della spiaggia lunga e
bianchissima. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco
persuasivo e una mano posata sull’anca morbidissima, così da sottolinearne
la perfezione, per un attimo apparentemente indecisa sul da farsi. Si gira e
ti mostra il culetto. Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo
vigorosamente un ditino smaltato, e la sua voce si perde nel rumoreggiare
del Pacifico ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le mani
e con le braccia si copre ciò che il costume non può proprio contenere,
mentre la borsa le penzola mollemente sul pube e sulle gambe
meravigliosamente tostate. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e
le tue ultime carte tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 153.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.99.
L’inquadratura si centra
sulla ragazza comodamente adagiata al suolo che si sta frugando
voluttuosamente tra le gambe, socchiuse e distese sull’erba, con i
polpastrelli delle dita affusolate e dalle unghie curatissime e
meravigliosamente laccate di bianco. La telecamera si avvicina per un
momento e subito si riallontana. La pelle del suo corpo longilineo, color
caramello, è percorsa da brividi incontrollabili tanto che non sapresti
proprio dire se di freddo o di piacere. L’innocenza e lo splendore della
natura che la circonda fanno netto contrasto con il suo modo di essere,
enigmatico e misterioso. Si rilassa e si rivolge a guardare nella tua
direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo accattivante e seducente. Infine
si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio si copre le
tettine, con un dito ti ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata che non
la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di schiena mostrandoti
il culetto alto e rotondo, guantato dal tessuto sgargiante della sottogonna
di cotone, intanto con le mani si allenta il cordino che la sostiene in vita
accarezzandosi dolcemente i fianchi per sottolinearne la perfezione. Scende
lentamente sulle curve della vita snella con le palme lisce delle sue manine
morbide, sino ad agganciare con i pollici la cintura della sottogonna a
campana che la veste sinuosamente. Continua poi a scendere piegandosi a
novanta gradi, trascinandosi dietro come uno straccino l’indumento arancio e
rosso, ultimo baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta da quella stoffa brillante che discende flemmaticamente a
terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente tra la cunetta
ombrosa della sua figa morbida. L’indumento intimo si ferma attorno alle
caviglie. La giovane Bellezza Indiana si rialza di scatto e si gira. Con un
braccio si difende il seno, con una mano si protegge il pube. Ti guarda, ti
sorride, ti parla scostando timidamente le mani, affondandole fra i capelli
lunghi e nerissimi. Il suo corpo è magnifico e rimane ora completamente
esposto alla tua vista. Che visione spettacolare! Tutte le curve sono
divinamente modellate. Le tettine sono a punta come monticelli notturni
sormontati da cocuzzoli imbruniti, il ventre è piatto come un campo
perfettamente arato, la pelle ha il colore del caffelatte, il pube sembra
quello di una ragazzina, senza nemmeno un peletto, le gambe sono diritte
come la torre di un monumento svettante e grandioso. Il gioiello dorato
sulla fronte spaziosa, all’altezza del terzo occhio, scintilla e barbaglia
alla luce del sole fortissimo. Si inginocchia sul prato e si siede: distende
le cosce in avanti, le flette leggermente dischiudendole con calma, molto
piano, troppo piano, con fare del tutto ossessivo.
La telecamera zuma in avanti,
l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
traslucida delle sue gambe flessuose e deliziose, mentre continuano a
schiudersi come le pagine di un diario che mostra, svelando ai tuoi occhi
attoniti tutti i suoi segreti maggiormente custoditi e proibiti. All’interno
delle cosce la sua pelle è vellutata, sembra tiepida, soffice, fragrante e
odorosa di buono. Non puoi restare totalmente freddo innanzi a quello
spettacolo esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei
pantaloni mentre lei continua a dischiudersi moderatamente sotto il tuo
sguardo assorto. Finalmente quelle gambe fantastiche e favolose si sono
aperte quel tanto che basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale
un altro poco, sino ad inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame.
Un metro e mezzo di figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è scura, il monte di venere è levigato, le grandi labbra sono
delicate, il clitoride è pronunciato e piccolino, mentre sopra, sul pube e
sul ventre non c’è la benché minima traccia di un solo pelo. Ti stai
eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono invitanti e lucide:
si sta bagnando sul serio? Sembrano sorriderti teneramente. Sono appena
socchiuse, vogliono parlare, vogliono sussurrare il tuo nome. Vedi una
gocciolina di umori brillare sul clitoride e poi discendere lungo il taglio
della vulva, sino a scomparire tra le sue natiche. Il tuo cazzo incomincia a
sgroppare come un cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno confondendo,
il tuo cervello si è annebbiato assurdamente. Adesso è l’animale prepotente
che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e
sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul
monticello di venere e con le unghie si graffia lievemente la pelle
depilata. Un brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita
affusolate e lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si
appoggiano sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, il suo interno rosa e
bagnato si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente.
Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici
quasi che le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai
benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la
vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti, il
cuore nel petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato tra le
labbra delicate della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e
lei se lo porta avidamente alla bocca. Lo succhia maliziosamente. Ti sta
sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da
quella visione sconvolgente. La morettina indiana si sdraia sulla schiena,
ancora una volta sul verde dell’erba. Gli occhi sono chiusi. Con le dita di
una mano si titilla un capezzolo, con quelle dell’altra si stuzzica il
clitoride. Ansima debolmente e il corpo sussulta impercettibilmente di tanto
in tanto. La sua immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro
riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 105.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.100.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia
dalle coppe del bikini ridottissimo, di tessuto elastico sfumato dal giallo
vivo al rosso acceso. Si gira e si arrampica sulla grande lastra di pietra
che si trova alle sue spalle, ultima rimanenza di chissà quale antica
costruzione, che si affaccia sull’oceano Atlantico insieme ai resti del muro
grigio semi sepolto e semidistrutto. Il sole accarezza tutta la sua figura
brillante e miracolosa, mentre si solleva facilmente in piedi e la sua
effigie sembra un miraggio sullo sfondo di un sogno a occhi aperti. Lascia
cadere a terra la sacca di tela, raggiunge i confini sull’acqua azzurra, si
piega lentamente nella tua direzione mettendosi a sedere sulla superficie
liscia del masso; si stringe le ginocchia al petto, solleva un poco il mento
e ti sorride con malizia. Le sue labbra sono lucide e carnose come la polpa
di un frutto maturo, i capelli sono lunghi e nerissimi, vaporosi e
voluminosi come la nube della notte più oscura, gli occhietti nocciola sono
leggermente allungati come le sopracciglia che scintillano e sfavillano sul
suo bel visetto ammaliante e dolcissimo. Bisbiglia qualcosa portando le mani
cioccolate come tutto il resto della sua presenza incantata, sul bordo
smussato di quella pietra levigata dalle maree, immergendo troppo
frettolosamente i piedi nell’acqua del basso fondale sabbioso. Un brivido le
risale lungo il corpo sinuoso, i pesciolini argentati si allontanano
bruscamente da lei. Ritira rapidamente le gambe, poi le immerge nuovamente
con maggior cautela. L’acqua azzurra e pulita della spiaggia deve essere
anche piuttosto gelata.
La voce della giovane ragazza
marocchina diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza
deliziosamente le lunghe cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente
di toccarsi le mutandine arancio fiamma, risalendo con i polpastrelli delle
mani sui fianchi serpeggianti, sino a sfiorare con le dita i bordi delle
coppe del bikini luccicante. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro
alla schiena: improvvisamente quello straccetto non è più in tensione sulle
tette tondeggianti ma i laccetti annodati sulla nuca lo mantengono
inflessibilmente al loro posto. Con un braccio si cinge entrambe le mammelle
mentre con l’altra mano si scioglie quell’ultimo nodo persistente. I due
cordini sono ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora
rigorosamente strette sul seno. Il pezzo superiore del bikini rimane
intrappolato ossessivamente nel mezzo. Si accarezza dolcemente le tette
prorompenti, stringendo e ruotando le mani con passione, mugugnando e
sospirando ardentemente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata
all’indietro. Con molta calma quelle mani smaltate di rosa scendono sul suo
corpo tortuoso, massaggiando, accarezzando, solleticando voluttuosamente.
Continuano a scendere sulla sua figura seducente, sino a intrufolarsi tra le
gambe per sfiorare gli slip che prima avevano ignorato e disdegnato.
L’inquadratura si zuma
finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore meraviglioso. Le
tette sono alte e rotonde, i capezzoli sembrano teneri e succosi come bacche
pruinose, le areole sono larghe e brune, molto ben delineate come le labbra.
Quella visione straordinaria rasenta la perfezione più assoluta che sia
possibile immaginare. Le mani risalgono in fretta afferrandole e
sollevandole per la base, mentre la testa si china in avanti e la bocca si
schiude lievemente per lasciar fuoriuscire la linguetta maliziosa che cerca
lussuriosamente di lambirne le sommità. Nessun segno di costume da bagno
deturpa il fascino cioccolato del panorama favoloso che offre. Osservi
estasiato quella scena sublime. Si succhia avidamente un dito, e si passa il
polpastrello intorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più
marcati sulla pelle color cacao delle mammelle. La telecamera si allontana
gradualmente e l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo
nella sua interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non
ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si
gira sull’altro lato del masso incominciando a sguazzare con i piedi
nell’acqua di quell’oceano appena increspato da piccoli movimenti ondosi. La
schiena è inarcata all’indietro, le mani sono appoggiate sull’orlo della
pietra smussata, la testa ricade sulle spalle, gli occhi sono chiusi al
cielo azzurro, il volto è rivolto al sole tropicale, i capelli le ricadono
morbidamente accanto alla sacca di tela abbandonata. Il suo corpicino tutte
curve, ti appare magnificamente di profilo e puoi risalirne ogni rotondità
con lo sguardo. L’inquadratura della ragazza ritorna sulla sinistra e al
centro dello schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 104.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.101.
Sminuzza la sua pizza e la
sbocconcella, senza mai voltarsi nella tua direzione. Sorride maliziosamente
a te o al suo compagno, non lo sapresti dire. Forse lo fa apposta. Gli occhi
le brillano e affonda la forchetta nella bocca, lentamente, profondamente, e
la succhia golosamente mentre se la estrae dalle labbra. Mastica con molta
cura e c’è qualcosa di sessuale nel suo atteggiamento.
Continui a tagliuzzare la tua
pizza in pezzettini sempre più piccoli ma non riesci a mangiare. Lo sta
sicuramente facendo di proposito, sa che non le riesci a distogliere gli
occhi di dosso, per non più di un secondo almeno, e si sta divertendo alle
spalle del suo ragazzo. Che stronza! Però è davvero bellissima, stai
pensando quando noti appena un movimento furtivo al di sotto del suo tavolo.
Con calma, quasi timidamente, sta rivolgendo le gambe dalla tua parte.
Trattieni il respiro.
Al di sopra del tavolo nulla
traspare. Spilucca la sua pizza e ascolta con vivo interesse il suo
interlocutore, compostamente, ma al di sotto è tutta un’altra storia. Molto
piano, troppo piano, sta dischiudendo le gambe. Abbandoni ogni senso di
pudore e per quasi un minuto non riesci a respirare; non puoi distogliere
l’attenzione dalle cosce affusolate che si aprono incredibilmente davanti ai
tuoi occhi. Non sei un guardone, non sei un guardone, ti ripeti ma intanto
non riesci a spostare lo sguardo da quella scena esasperante. Hai di nuovo
la gola secca.
Una prima strisciolina bianca
ti appare alla vista in mezzo a quelle gambe favolose. Continuano ad aprirsi
e adesso puoi intravvedere un’ombra scura all’altezza del suo pube.
Improvvisamente ti senti come ridiventato un ragazzino. Irrequieto,
insicuro, curioso, e ossessivo. Le cosce si aprono ancora, ora puoi vedere
tutto. Indossa un minuscolo perizoma di pizzo bianco, semitrasparente, che
le avvolge a malapena le grandi labbra della figa. Cerchi di deglutire ma
non hai saliva in bocca. Prendi un’altra sorsata dal tuo boccale.
Sollevi lo sguardo per un
momento. Lei è sempre indaffarata con la sua pizza e non ti guarda nemmeno.
Sorride maliziosamente verso il suo accompagnatore. Uno sguardo sensuale le
brilla negli occhi e un’espressione seducente le si è stampata sul volto. Di
sicuro non può non essersene accorta, lo sta facendo apposta, però fa finta
di niente e la cosa non ti dispiace. Che troia! Ti guardi attorno, nessuno
vi guarda. Riporti l’attenzione là sotto.
Il perizoma è davvero
ridottissimo. Le puoi scorgere parte delle natiche e del monte di venere
laddove quel piccolo straccetto non può contenere. Ciuffi ribelli di peli
neri scappano fuori da tutte le parti e una folta peluria scura sul ventre
traspare al centro. Sei come ipnotizzato da questa visione.
Tira 2 dadi:
Se il risultato, è un numero
pari, vai al 32.
Se il risultato, è un numero
dispari, vai al 123.
.102.
“Rosse!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie
vermiglie scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia
è rimasta completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide e sottili
risalgono ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore: la sua biancheria intima è rossa e fulgida come un fuoco intenso.
Il suo monticello di venere è invitante e lussureggiante come un pascolo in
fiore; puoi intravvedere la folta peluria ricciuta e rossiccia dalla
trasparenza al centro delle sue mutandine scarlatte. Che spettacolo divino!
Rossana attende qualche altro istante per lasciarti controllare bene poi
riabbassa velocemente la gonna. Ti sorride maliziosamente.
“E adesso?”.
“È stato un bel gioco finché
è durato, ma non sei costretta...”.
Ti raggiunge rapidamente e ti
posa un dito sulla bocca. Ti fa cenno di tacere con l’altra mano. Toglie il
dito e ti bacia simbolicamente. Senti la punta della sua lingua farsi
strada, ma non appena dischiudi le labbra per accoglierla la ritira e si
allontana. Ti sorride con aria da furbetta. Sei rimasto sorpreso da quel
tipo di contatto molto intimo e finora assolutamente proibito. Rossana esce
dal bancone e va alla porta per abbassare la saracinesca sino a terra.
Ammiri in silenzio quel capolavoro di donna. Chiude a chiave la serranda dal
suo interno. Si gira nella tua direzione. Ti si avvicina e ti alzi in piedi.
L’atmosfera è densa e palpabile. Non dite niente.
Ti guarda negli occhi. Non
c’è bisogno di nessun’altra parola. La sua espressione è passionale, la tua
è incredula e stordita. Le sfiori gentilmente con la punta delle dita la
pelle del viso e delle spalle. Lei ti lascia fare. Ti abbassa lo zip dei
pantaloni e ne estrae il cazzo febbricitante. Stai fremendo nella sua mano e
allarga un sorriso lussurioso e compiaciuto sul suo bellissimo volto
raggiante. Ti scappuccia delicatamente l’uccello una dozzina di volte e non
distoglie mai lo sguardo dal tuo. Continua a sorridere. Evidentemente è
soddisfatta della situazione esasperante che si è venuta a creare. Si passa
la lingua sulle labbra e ti devi trattenere per non sborrarle subito tra le
dita. Si abbassa lentamente, inginocchiandosi ai tuoi piedi senza mai
distogliere i suoi splendidi occhioni nocciola dai tuoi inebetiti e
sbalorditi. Dischiude le labbra e per un istante vedi lampeggiare lo
scintillio dei dentini bianchissimi, poi la sua bocca favolosa accoglie
lievemente la cappella del tuo pene al suo interno umido, caldo e bollente,
e ti senti venire, ti senti svenire e morire. La sua linguetta rovente
incomincia a frullare attorno al tuo glande sovreccitato e lei comincia a
muovere la testa avanti e indietro: lo ingoia profondamente, senza mai
smettere di guardarti di sfuggita negli occhi. Che visione straordinaria!
Lo puoi sentire, lo puoi
vedere, il tuo cazzone che affonda in lei sempre più a fondo, tra le sue
labbra carnose, e stai per impazzire del tutto ma ti senti felice e
sollevato. Ti trovi in quello stato di tensione che precede sempre la
beatitudine. Eri già molto eccitato e le reni incominciano a pulsare, pochi
altri colpi ti fanno venire completamente nella sua bocca. Le scarichi un
torrente di sperma direttamente in gola e lei non si sottrae, continua a
guardarti, continua a succhiare con le guance gonfie, ingoia tutto senza
nemmeno accennare a distaccarsi dal cazzo. La bocca è piena, non ne può più
contenere, non hai mai sparato fuori così tanta roba, non riesce a deglutire
ma non desiste e non si vuole arrendere; la sfidi con lo sguardo. Potrebbe
anche soffocare, per quanto stai godendo, le stai schizzando prepotentemente
in gola, vorresti incanalare anche il midollo spinale, sembra non esserci
fine a quella fiumana ormonale immensa. Una gocciolina bianca,
semitrasparente, di sborra luccicante le sfugge dalle labbra strette sul tuo
animale e le discende lungo una guancia traboccante. Il flusso comincia a
rallentare, insieme agli spasmi di piacere che si diradano poco a poco, lei
prende fiato e manda giù tutto. Però non si stacca dal cazzo, non subito
almeno. Lo ripulisce con cura, amorevolmente, infine lo estrae dalla bocca,
lo guarda e lo accarezza con devozione. Il tuo bastone è ancora semieretto
nella sua mano. Si lecca golosamente le labbra con la lingua serpentina.
Raccoglie con un dito la gocciolina di sperma che le era straripata dalle
labbra. Si succhia avidamente il dito e si rialza in piedi. Sei ancora
incredulo e in estasi, esterrefatto e frastornato dagli eventi.
“Caspita, ma ne hai sempre
così tanta?”.
Ti sorride e ti guarda con
nuovo rispetto.
“Insomma, oggi non sono della
mia forma migliore, di solito ne ho molta di più nelle palle”.
“Accidenti, chissà se è
vero... però hai un buon sapore”.
Sarà merito dei succhi di
frutta, ne hai bevuti davvero parecchi nell’arco della sera, stai pensando
ma non lo dici. Ti rimette l’uccello in gabbia. La stringi e la baci con
trasporto. Lei non oppone nessuna resistenza. La sua lingua ha tuttora il
sentore del tuo sperma ma le sue labbra sono morbide e dolci come il miele.
Sei ancora eccitato e le chiedi se vuole salire di sopra nel tuo
appartamento.
“No, non stasera, non mi
sento esattamente fresca come una rosellina”.
Prende una salvietta e ci
scrive sopra qualcosa. Te la mette in mano.
“Adesso che hai il mio numero
di telefono, magari ci possiamo risentire domenica.”.
In effetti ha lavorato tutto
il giorno, non ci avevi pensato. Per te la settimana lavorativa è già
terminata, ma lei lavora anche domani. Pazienza! Adesso che tutte le
barriere sono crollate, non resta che aspettare per scoprire se tutti i
discorsi che vi siete scambiati erano solo delle chiacchiere oppure no. Come
inizio non ti puoi comunque lamentare! L’occhio ti cade sul bidone della
spazzatura, dove in cima si vede il tuo bicchiere rotto.
“Va bene, mi dispiace per il
bicchiere”.
“Cosa?”.
Accenni al bidone della
spazzatura che si trova al di là del bancone e lei scoppia a ridere.
“Non importa, non li pago
neanche, me li da il rifornitore: vedi la marca sul bordo”.
Ti scompiglia i capelli.
“Meglio così... l’ho sbattuto
distrattamente contro il muro e si è crepato, mi dispiaceva”.
“Non ti preoccupare,
sciocchino, troverò il modo per fartelo pagare caro”.
Ti dà un altro bacio
frettoloso, incandescente sulla tua bocca. La sua espressione si è fatta
nuovamente seria e maliziosa. I suoi occhi sono limpidi e cristallini.
Guardi l’orologio. Si è fatto molto tardi. Rossana sarà di certo
stanchissima. Le chiedi cosa deve avere per ciò che hai preso e consumato
durante il corso della serata.
“Niente, oggi offre la
casa!”.
Insisti per pagare almeno
qualcosa, ma lei non ne vuole sapere. Il suo atteggiamento è irremovibile.
Ti metti il tovagliolino in tasca e la saluti con passione. La stringi forte
al petto un’ultima volta e la lasci infine andare. Ti avvii verso l’uscita,
ti riapre la porta ed esci trionfante dal suo bar. Ti senti assai più sereno
e leggero, di quando sei entrato.
Esci dal locale, andando al
50.
.103.
Le ragazze segnano il primo
punto; basse esclamazioni risuonano alla tua destra. La stupenda castana si
gira e viene al tabellone per segnare il punteggio. Tu ci stai proprio
sotto. Raddrizzi le spalle e ti accosti al muro, il più possibile, come hai
già fatto molte altre volte per i tuoi amici: ti scosteresti un poco, magari
per sederti altrove, ma manca fisicamente lo spazio per farlo. La stanza è
circondata da panchette piccole, tutte uguali, però i passaggi per
recuperare le palle dalle buche sono già molto stretti. Alla tua sinistra
stanno giocando gli amici e alla destra ci sono gli ultimi arrivati.
Potresti restare in piedi ma saresti di intralcio comunque. Quella è la sola
posizione possibile in cui stare relativamente in disparte. Raccogli il tuo
bicchiere e lo porti alla bocca. Stai soltanto guardando, innocentemente,
una partita di biliardo. La loro perché è più interessante.
La bellissima donna, ombrosa,
si ferma a mezzo metro dalle tue scarpe. Ritiri i piedi e ruoti le
ginocchia. Non ti guarda negli occhi. Si allunga verso il tabellone
segnapunti, che si trova abbondantemente sopra la tua testa, e il top rosso
che indossa risale di qualche dito sulle tettine. Risali con lo sguardo
quello splendore di ragazza. Carine le gemelline! Le puoi vedere da vicino
l’attaccatura del seno e la curva perfetta delle coppe, scarlatte, e la
forma dei capezzoli tumidi che spingono contro il tessuto teso
dell’indumento inesistente. Puoi anche sentire il calore e il profumo che il
suo splendido corpo femminile emana. Il suo petto rimane a meno di trenta
centimetri dal tuo viso e il suo odore è inebriante. Ritira le braccia. Si
volta per chiedere il numero esatto dei birillini caduti. Fa i conti ad alta
voce: quattro per quello rosso, due e due quattro per quelli bianchi, otto
in totale. Allarga le gambe per puntellarsi meglio. Si piega su di te una
seconda volta, ma il tuo sguardo resta inchiodato in basso. Si può vedere lo
spacco della figa, invitante, lì dove il cavallo dei pantaloni di pelle,
aderenti, soffocanti, le si infila tra le grandi labbra aperte della vagina
dischiusa. Deglutisci faticosamente. Appoggia una mano sul muro, come ha
fatto prima, per sostenersi, mentre con l’altra aggiusta il punteggio sul
tabellone. Il corpo si sfila lievemente dall’orlo sottile dei pantaloni;
sono bassi, troppo bassi, e ti appare alla vista parte del monticello di
venere roseo e rigonfio. Il suo pube è completamente depilato. Si trova a
meno di due spanne dal tuo naso e l’odore di quel sesso succulento ti
sconvolge. Gli ormoni si scatenano, gli estrogeni stanno facendo a pugni con
il testosterone. Lei non ti rivolge nemmeno un’occhiata. Il cazzo sta
gridando aiuto, disperatamente, rabbiosamente. Svincola e si dibatte nelle
tue mutande come una bestia impazzita. Sei tentato di sfiorare la sua figura
con le dita, di accarezzare le sue curve con la mano, di toccare la sua
pelle candida con il naso, di baciare il suo ventre piatto con le labbra, di
esplorare il suo ombelico immacolato con la lingua bagnata, ma non sei
rincretinito del tutto e non fai niente. Ti stupisci solo che non se ne
accorga. Si ritrae.
Il tuo amico fa ritorno dopo
qualche minuto con l’espressione notevolmente più distesa e rilassata. Non
occorre un genio per immaginare dove sia stato o cosa sia andato a fare.
Speri soltanto che non abbia lasciato nulla da pulire per Rossana perché ti
darebbe molto fastidio. Non avete mai avuto nessun impegno reciproco ma lei
ti piace e le vuoi bene. Quel cazzone adesso ti fa persino un po’ schifo. Ti
si siede accanto, dov’era poi anche prima, e non mostra nessun imbarazzo per
la figuraccia fatta. Se non altro, ormai può ammirare lo spettacolo con il
rispetto che merita. Torni a seguire appassionatamente lo svolgimento del
gioco.
La partita continua,
avvincente, esaltante, e le azioni si ripetono in un ritmo coinvolgente. I
maschietti si ritirano nel loro angolo e le femminucce infieriscono
spietatamente sul nemico con le loro acrobazie eccitanti e corroboranti. Il
balsamo per lo spirito viene elargito generosamente, quando una delle due
torna al tabellone segnapunti. Il tuo amico è nuovamente congestionato e tu
non ci sei lontano. La prima partita si conclude. State ancora annaspando
per respirare. I quattro borbottano qualcosa a bassa voce tra di loro;
prendono accordi e le due donne si allontanano insieme. Un primo campanello
di allarme risuona nella tua testa.
Camminano lungo il corridoio
che conduce fra i biliardi, strette e abbracciate per le spalle: ridacchiano
e parlottano mentre avanzano barcollando fino alla porta e sulla soglia la
mano della castana si infila nella tasca posteriore della biondina. Sei
perplesso. I due maschioni si sono seduti, vicini, nell’angolo della stanza.
Al collo portano ognuno una bandana colorata; una blu e l’altra rossa. I due
energumeni stanno sussurrando e la mano dell’uno è posata distrattamente
sulla gamba dell’altro. Non sul ginocchio, ma sull’interno della coscia. Lo
sta accarezzando disinvoltamente. Si guardano negli occhi. La mano continua
a lavorare. La sala si è immobilizzata. I due volti si avvicinano. Le labbra
si sfiorano teneramente. Le bocche si schiudono appena. Le lingue si
incontrano. Si intrecciano.
Vai al 10.
.104.
L’inquadratura si centra
nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando maliziosamente nell’acqua
tropicale con i suoi piedini smaltati di rosa madreperla, sollevando
nell’aria nuvolette di goccioline scintillanti che risplendono e sfavillano
sotto la luce del sole abbacinante. La telecamera si avvicina per un momento
e subito si riallontana. La pelle cioccolata del suo corpo tortuoso è
costellata da puntini minuscoli e luccicanti, e lei rabbrividisce sotto il
tuo sguardo bramoso mentre ti stuzzica fortemente l’appetito dei sensi. La
superficie liscia e polverosa, della grande pietra piatta e grigia, adesso
in parte lucida e bagnata, su cui si trova seduta e semisdraiata, fa
nettamente contrasto con la sua figura impalpabile ed eterea. Si rilassa e
si volge a guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo
accattivante e seducente. Infine si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio affusolato
cerca di coprirsi le tette spettacolari che traboccano fuori da tutte le
parti e con un dito smaltato di rosa ti ammonisce ad aspettare ancora. È
fortunata che non la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di
schiena mostrando il culetto generosamente a mandorla, seminascosto dal
tessuto elastico infiammato, delle mutandine baluginanti e bagnate, del
bikini ridottissimo che indossa, intanto con le mani si accarezza
deliziosamente i fianchi serpeggianti sottolineandone così la perfezione.
Scende lentamente sulle curve del bacino con le palme lisce delle sue manine
morbide, sino ad agganciare con i pollici i laccetti magici degli slip
miracolosi. Continua poi a scendere piegandosi a novanta gradi,
trascinandosi dietro come uno straccino le mutande del bikini, ultimo
baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta da quella stoffa, elastica e brillante, che discende
flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente
tra la cunetta morbida della sua figa polposa. L’indumento da spiaggia si
ferma attorno alle caviglie. La giovane Bellezza Marocchina si rialza di
scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno, con una mano si
protegge il pube. Ti guarda, ti sorride, ti parla e scosta timidamente le
mani affondandole infine fra i capelli, lunghi, vaporosi e nerissimi. Il suo
corpo è magnifico e rimane ora completamente esposto alla tua vista. Che
visione favolosa! Tutte le curve sono divinamente modellate. Le tette sono
prorompenti come grosse melanzane rotonde sormontate da piccioli imbruniti,
il ventre è piatto come un oceano perfettamente immobile, la pelle è dello
stesso colore del cacao, il pube sembra quello di un’adolescente, appena
velato da un’ombra di peluria soffice, le gambe sono diritte come il vertice
di un obelisco imponente e svettante. Nessun segno di costume da bagno viola
la tintura cioccolato del suo corpicino celestiale. Si inginocchia sul masso
e si siede: distende le cosce in avanti, le flette leggermente
dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano, in modo del tutto
ossessivo.
La telecamera zuma in avanti,
l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
delicata delle sue gambe ammalianti e deliziose, mentre continuano a
schiudersi come le porte di una cattedrale maestosa che svela ai tuoi occhi
attoniti tutti i suoi misteri più profondi e meglio custoditi. All’interno
delle cosce la sua pelle è vellutata, sembra tiepida e setosa, dolcissima,
fragrante e odorosa di buono. Non puoi restare totalmente freddo innanzi a
quello spettacolo esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei
pantaloni mentre lei continua a dischiudersi moderatamente sotto il tuo
sguardo assorto. Finalmente quelle gambe fantastiche e lunghissime si sono
aperte quel tanto che basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale
un altro poco, sino ad inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame.
Un metro e mezzo di figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è scura e depilata con cura intorno alle grandi labbra, strette e
lievemente pronunciate, il clitoride è piccolino e pare fremere e pulsare
mentre sopra, sul pube e sul ventre, un triangolino di peletti radi e lisci,
corti e neri come le sopracciglia, si allunga e si allarga ricoprendole
parte del monte di venere, lustro e splendente, come il manto di una pantera
minacciosa. Ti stai eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono
invitanti e lucide: si sta bagnando sul serio? Sembrano sorriderti
teneramente. Si stanno schiudendo impercettibilmente, vogliono parlare,
vogliono sussurrare il tuo nome. Vedi una gocciolina brillare sul clitoride
e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire fra le sue
natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I
tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si è annebbiato
improvvisamente. Adesso è l’animale prepotente che hai tra le gambe a
comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a
distogliere lo sguardo da quella figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul
monticello di venere, e la chiude a pugno sul pelo nero e liscio. Un brivido
ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita lunghe e affusolate,
indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle grandi
labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore si
rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono
agli occhi le piccole labbra rosee e il profumo ti riempie le narici quasi
che le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai
benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la
vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti e il
cuore nel petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato fra le
labbra infantili della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e
lei se lo porta avidamente alla bocca. Lo succhia golosamente. Ti sta
sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da
quella visione sconvolgente. La morettina scosta la sacca di tela in un
angolo e si sdraia sulla schiena, diagonalmente sul sasso largo e piatto che
si distacca dal muro. Gli occhi sono dolcemente chiusi. Con le dita di una
mano si stropiccia un capezzolo, con quelle dell’altra si sollecita il
clitoride. Ansima debolmente e il corpo sussulta vistosamente di tanto in
tanto. La sua immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro
riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 128.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.105.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni neri e molto profondi. Ti guarda in
modo accattivante, chinando appena la testa in atteggiamento malizioso e
seducente. La sua espressione è ammaliante e carica di erotismo. Le sue mani
non hanno mai abbandonato il seno invitante e il suo ventre sovreccitato.
Due dita si stropicciano un capezzolo, altre due si passano ripetutamente
sullo spacco della figa. Un ditino vi si intrufola profondamente, frugando
all’interno delle grandi labbra, e ne fuoriesce lucido e brillante degli
umori del suo sesso umido e rigonfio. Con la lingua si lambisce le labbra
della bocca carnosa, ansima per tutto il tempo e ti sorride amabilmente.
Si gira sulla sinistra,
scopre un angolo del cesto di bambù che è sempre rimasto lì al suo posto ad
aspettare il proprio turno. Ci infila dentro una manina impertinente e
quando la estrae stringe fra le dita un vibratore immenso e giallo come un
limone succoso. Se lo porta lentamente davanti al viso, lasciandoti
abbondantemente a disposizione tutto il tempo necessario per assimilarne le
dimensioni enormi. Ne succhia la punta e vi passa la linguetta sull’asta
flessibile: sembra troppo grande per la sua boccuccia rosata ma non dubiti
neppure per un istante che possa non passare per il fighino meraviglioso che
si ritrova. Porta una mano dietro alla schiena e si appoggia sull’erba del
prato, inarca la vita sottile e gettando per un momento indietro la chioma
fluente comincia contemporaneamente a scendere sul suo corpicino color
caramello con quel fallo di lattice grosso e splendente. Si intrattiene per
qualche secondo intorno ai capezzoli, guardandoti fissamente negli occhi,
poi continua a ridiscendere lungo il suo corpo accarezzandosi intanto la
pelle vellutata con quell’attrezzo inverosimile per diametro e lunghezza.
Oltrepassa distrattamente il forellino dell’ombelico e raggiunge in ultimo
il pube totalmente depilato; se lo affonda con ardore nel mezzo del monte di
venere. Un gemito le sfugge dalla gola mentre tu sei costretto a deglutire.
Le sue gambe flessuose sono ancora aperte e tuttora ripiegate sotto la sua
figura slanciata, e la vagina rimane leggermente dischiusa. La telecamera
schizza in avanti, l’inquadratura si allarga sul taglio della vulva eccitata
e sbrodolante. Il vibratore si strofina spudoratamente sulle grandi labbra
delicate, ritraendosi sempre più lucido e brillante. Lei lo solleva e lo
riabbassa ritmicamente, affondando e scavando nel solco della vagina,
rigirandolo fra le dita della mano, lubrificandolo così a dovere. Non la
puoi vedere in viso perché l’inquadratura è completamente aperta in basso ma
la puoi chiaramente udire in tutta la sua passione. Sta facendo degli
urletti penetranti, per nulla soffocati, che sorpassano di gran lunga l’eco
di tutti gli altri rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sulla balconata non c’è assolutamente nessuno. Incroci le
braccia e riporti l’attenzione sullo schermo. Quando il vibratore giallo
limone risale velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne
segue da vicino l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tettine e ne
percorre lievemente le punte: dopo che il fallo esagerato vi è ruotato un
po’ attorno, i capezzoli restano luccicanti e rilucenti sotto la luce del
sole accecante. La telecamera si allontana e la figura della giovane indiana
riappare in tutta la sua interezza. Finisce di insalivare per bene l’enorme
oggetto oblungo che tiene saldamente in mano poi si rovescia sui gomiti e
sulle ginocchia. Si dispone praticamente a pecorina, con il magnifico
culetto rivolto dalla tua parte. L’inquadratura si allarga un’altra volta
sul suo sesso scuro e bagnato; entrambi i suoi buchetti sono generosamente
offerti alla tua vista. Il cazzo nelle tue mutande sta sbattendo
violentemente la testa contro un muro di mattoni. Lo smuovi e gli cambi
delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e il candore del suo clitoride
piccolino che parzialmente si nascondeva tra le pieghe soffici di carne
della sua vulva lucida e burrosa. Anche l’altra mano appare magicamente
nella visuale giungendo in fretta dall’alto, dal di sopra della sua schiena
incurvata, e la punta solare del vibratore si insinua facilmente nella bocca
spalancata di quella vagina incantevole ed elastica. Sprofonda per un terzo
trascinandosi dietro le creste infiammate delle grandi labbra e arretra un
poco, per poi subito risprofondare, sempre di più e sempre più a fondo. I
gridolini della morettina si alternano ai gemiti sommessi e ai mugolii di
piacere del suo delirio passionale, mentre continua a stantuffarsi
brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine accende il
vibratore, ruotando il pulsante che si trova nella parte posteriore del
fallo semirigido, quell’affare le è sprofondato quasi del tutto nel ventre.
Poche dita di lattice, giallissimo, fuoriescono ostinatamente dal suo corpo
traslucido e trafitto. Un altro ronzio si aggiunge alla massa di rumori in
sottofondo mentre il suo sesso incomincia a vibrare sonoramente. Rimane così
prosternata, con quella spada di gomma conficcata internamente nel profondo
dell’intimo. La sua figura bocconi si sposta sulla sinistra dello schermo e
intanto le tue ultime carte da poker compaiono al centro del tuo campo
visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 127.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.106.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che porta disinvoltamente le mani e le braccia
dietro la nuca, mostrando la perfezione del suo corpo statuario, rivelando
il candore della biancheria intima di pizzo rosa. Si toglie il cappello
dalla testa e lo posa sul ripiano del tavolaccio. Barbagli infuocati le
scintillano allegramente fra i capelli biondo miele, quando vengono esposti
liberamente alla luce del sole estivo. Apre la sacca di tela, ne estrae un
lenzuolino color pastello, arretra lentamente, lo distende sul prato
sedendovi sopra, sollevando e stringendosi le ginocchia al petto, alzando un
po’ il mento e sorridendoti maliziosamente. La sua espressione è enigmatica,
i suoi occhi sono scuri e profondi, le sue labbra lucide e voluttuose
sembrano avere la consistenza di un frutto maturo e succoso. Bisbiglia
qualcosa portando le mani abbronzate e affusolate come tutto il resto della
sua figura misteriosa, sull’orlo del lenzuolino di cotone e comincia a
dischiudere piano le ginocchia. Un fremito le risale lungo la pelle delle
gambe flessuose, l’interno caramellato delle cosce magicamente tornite
appare al tuo sguardo estasiato. Per un istante puoi ammirare lo splendore
delle mutandine rosa all’altezza del suo sesso invitante. Richiude
rapidamente le gambe, le allunga leggermente in avanti, sino a sfiorare
l’erba del prato con la punta delle dita; indietreggia con il sedere
accomodandosi impudicamente.
La voce della giovane ragazza
texana diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza ardentemente le
cosce slanciate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le mutandine
di pizzo ricamato, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi
longilinei, fino a sfiorare con le dita i bordi delle coppe del reggiseno a
balconcino. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla schiena
inarcata: improvvisamente quello straccetto delicato non è più in tensione
sulle tette prorompenti ma le bretelle che le passano sulle spalle lo
mantengono inflessibilmente al loro posto. Con un braccio si cinge entrambe
le mammelle generose, intanto con l’altra mano si scosta le bretelline dalle
spalle meravigliosamente dorate. Quei due cordini sono ricaduti sulle
braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette sul seno
traboccante. L’indumento intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si accarezza
calorosamente le tette rotonde, stringendo e ruotando le mani con ardore,
mugugnando e sospirando appassionatamente. Gli occhi sono chiusi, la testa è
gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani scendono sul suo corpo
flessuoso, massaggiando, accarezzando, solleticando senza sosta. Continuano
a scendere sulla sua figura stupenda, sino a intrufolarsi tra le gambe per
sfiorare le mutandine che prima avevano ignorato e disdegnato di proposito.
L’inquadratura si zuma sul
seno magnifico che ti appare adesso in tutta la sua abbondanza rigogliosa. I
capezzoli sono piccolini come chicchi di caffè, mentre le areole intorno
sono larghe e nocciola, molto ben delineate come le labbra. Quella visione
fantastica sovrasta due grossi pompelmi che rasentano la perfezione. Le sue
mammelle sono chiare come le nuvole che scorrono pigramente nel cielo
azzurro e fanno nettamente contrasto con l’abbronzatura eccessiva del
corpicino grandioso che si ritrova. Il disegno bianco del costume da bagno,
la veste seducentemente come un secondo reggiseno di seta candida. Le mani
risalgono velocemente afferrandole e sollevandole per la base, mentre la
testa si china in avanti e la bocca si schiude lievemente per lasciar
fuoriuscire la lingua che lussuriosamente ne lambisce le perle scure.
Osservi estatico e incantato quella scena sublime. Si succhia avidamente un
dito e si passa il polpastrello attorno e sui capezzoli che restano
rilucenti e ancor più marcati sulla pelle lattea di quelle sue tette
favolose. La telecamera si allontana gradualmente, l’immagine della giovane
bellezza riappare sullo schermo nella sua interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi appena le labbra, ma non dice niente
perché non c’è nessun bisogno di parlare. La cosa è risultata carica di
promesse lo stesso. Si lascia scivolare sulla schiena e incomincia a
contorcersi dolcemente. La testa è mollemente girata di lato, gli occhi sono
chiusi alla calda luce che avvolge ogni cosa, la schiena si incurva con
audacia, le mani sono appoggiate sul lenzuolino sottile che si trova steso
ai piedi del tavolo consunto, che ha già visto il passaggio di innumerevoli
stagioni, il viso è rivolto alla panchettina immobile e paziente. Il suo
corpo longilineo ti appare magnificamente sdraiato e disponibile, puoi
risalirne tutte le curve con lo sguardo. L’inquadratura della ragazza
ritorna sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue ultime
carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 126.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.107.
Entri in un locale ampio e
spazioso. Molti tavoli sono occupati e molti altri sono prenotati, ma tu sei
da solo e non ti occorre tanto spazio. Un cameriere ti mostra un posto
libero, in un angolo della sala, e ti accomodi. Va benissimo! Non ti sarebbe
piaciuto sedere al centro del locale da solo, esposto in bella mostra. Ti
viene consegnato un menù di cartoncino e ordini una pizza semplice perché
non ti vuoi appesantire.
Stai aspettando la pizza,
quando entra nel locale una coppia di giovani che non attira solo la tua
attenzione ma anche quella di quasi tutti gli uomini presenti nella sala.
Lui è molto alto, ma lei lo sovrasta di una spanna buona ed è la sua
presenza che calamita gli sguardi attoniti di tutti. La sua figura è snella
e slanciata, i capelli sono lunghi e nerissimi, il volto è grazioso e appena
truccato. È molto bella, e tutte le curve sono al posto giusto. Indossa un
golfino leggero, molto aderente, che le mette in risalto il seno perfetto e
il ventre piatto. Porta una minigonna, nera e cortissima, da cui spiccano
due gambe incredibilmente affusolate, nude e lunghissime. Calza un paio di
scarpette di vernice dal tacco sottile e vertiginoso. Tutto il resto rimane
eclissato e tu non sei l’unico a deglutire.
Si avvicinano alla cassa,
probabilmente chiedono un tavolo, segui la sua figura con lo sguardo come in
molti e non puoi fare a meno di ammirarle il culo sodo e rotondo. È
bellissima! C’è un tavolo libero e prenotato, proprio davanti al tuo, lo
puoi vedere dal cartellino, e ti ritrovi a sperare come un adolescente
imberbe.
Tira 2 dadi:
Se la somma dei 2 numeri, è
un risultato pari, vai all’11.
Se la somma dei 2 numeri, è
un risultato dispari, vai al 17.
Se i 2 numeri sono uguali,
indipendentemente dal risultato, vai al 36.
.108.
La sala giochi è intima e
confortevole. Quattro grandi divani di tessuto grigio e sintetico, disposti
a L, occupano gli angoli opposti della stanza. Sul terzo angolo, accostati e
ben allineati al muro, ci sono molti videogiochi e un paio di flipper.
Dall’altro sei appena entrato. Nella parete accanto c’è una portafinestra di
vetro smerigliato che dà direttamente sull’esterno del locale. Nell’altra ci
sono due tavoli e qualche sedia. Un solo neon abbagliante e luminoso, appeso
al centro del soffitto, illumina abbondantemente il bigliardino isolato e
posto sotto. La forte luce che si spande tutt’intorno, va scemando
gradualmente ai lati della sala. Alcuni faretti posizionati in punti
strategici compensano la mancanza di luce chiara all’altezza dei divani, ma
sono tutti girati verso il centro della camera e gli angoli restano in
penombra. L’atmosfera baldanzosa è piacevole.
Diversi ragazzini starnazzano
tra i videogiochi. Tre sono seduti attorno a un tavolo, stanno giocando a
Monopoli. Altri ancora, più grandi, si stanno chiassosamente sfogando a
bigliardino. Seduto da solo al tavolo, un altro ragazzo decisamente più
adulto, sta nervosamente sfogliando il giornale. Non sembra granché
interessato agli articoli e getta continuamente lo sguardo all’orologio.
Probabilmente aspetta qualcuno. Due divani sono vuoti ma agli altri ci sono
dei tuoi amici. Li saluti e li raggiungi.
Ti avvicini al divano e
appoggi il succo di frutta sul tavolino ingombro. Una ragazza piccolina e
rotondetta stava chiacchierando animatamente con un tuo amico ma subito
interrompe ciò che stava dicendo: solleva un viso grazioso, ti rivolge un
sorriso splendente. Si alza in piedi e si presenta.
“Ciao, io sono Elisa!”.
Ricambi il sorriso e il
saluto, ti presenti e le porgi la mano. Lei la stringe con forza. Ti siedi.
Una ciotola di patatine è posata al centro del tavolino, un accendino e un
pacchetto di sigarette sono abbandonati lì vicino. Ammucchiati
disordinatamente attorno ci sono inoltre i resti di alcune consumazioni. Una
coppia di amici intanto sta discutendo appassionatamente con una birra in
mano.
Elisa, invece sta cercando
qualcosa, frugando tra le cose ammassate sul tavolino, ma sembra non trovare
quel che cerca. Si gira e guarda nella borsetta. Mentre si allontana un
poco, per avere più luce a disposizione, cogli l’occasione per osservarla
meglio e l’occhio cade sul suo sedere. Passabile! Indossa una camicia,
abbondante e molto larga, che le arriva a metà coscia; le gambe sono
fasciate da un paio di fuseaux neri e i risvolti dei polsini delle maniche
sono arrotolati fino ai gomiti. La ragazza è un po’ troppo generosa sui
fianchi e nei polpacci, ma le tette sono da paura. Una quarta misura, forse
anche una quinta, riempie tutta la camicetta sul davanti. I bottoncini
colorati sembrano in procinto di scoppiare, e potrebbero farlo da un momento
all’altro. Continua a cercare.
Alcuni ragazzini se ne vanno
dalla sala giochi ma tra questi noti una ragazza, graziosa e frettolosa, che
si precipita dentro quasi di corsa. Il ragazzo che stava seduto al tavolo da
solo, molla di scatto il giornale e balza in piedi: le va incontro e la
prende per le mani. La conduce sino ai divani, ancora liberi, dall’altra
parte della stanza. Si siedono e restano a parlottare a bassa voce.
Nel frattempo Elisa sembra
aver trovato quel che stava cercando, qualunque cosa fosse, fa ritorno e ti
si siede accanto. Ti chiede da dove vieni e perché non ti ha mai visto
prima. Le dici che abiti proprio lì sopra e rapidamente vi ritrovate in una
conversazione più confidenziale. Siete, infatti, arrivati alle toccatine
sulle ginocchia, come vecchi amici, in pochissimo tempo. È molto pimpante e
simpatica. Lei non ti dispiace; è vivace, espansiva, esuberante e piena di
vita. In più è abbastanza carina e questo non guasta.
Fuori comincia a farsi buio.
Dalla porta di vetro traspare la luce fioca dei lampioni. La compagnia si
scioglie. Vi salutate tutti, amichevolmente, e rimanete solo in pochi. I
ragazzini rumorosi se ne sono andati quasi tutti e i due giovani sugli altri
divani stanno flertando visibilmente. Una mano di lui è posata, casualmente,
sulla coscia di lei. Adesso siedono sullo stesso divano. Sono molto vicini e
si guardano apertamente negli occhi. Rossana si affaccia alla porta e chiede
se qualcuno vuole qualcosa.
Il tuo bicchiere è vuoto.
Prendi un altro succo di frutta. Dopo qualche minuto la barista fa ritorno
con le consumazioni. Porta via un po’ di cose dal tavolino ricolmo. Ti
guarda e non ti sfugge l’occhiolino ammiccante. Se ne va. Siete seduti in
due per divano. Elisa è seduta nell’altro. Improvvisamente uno degli amici
rimasti lancia una sfida.
“Perché non ci giochiamo le
ordinazioni a calcetto? Io ed Elisa, contro voi due, chi perde paga tutto”.
Tu e il tuo amico vi guardate
negli occhi. Un sorriso passa dall’uno all’altro. Distogliete lo sguardo, vi
siete capiti e gongolate timidamente. Lui non gioca male, Elisa non lo
sapete, ma l’intesa fra di voi è grande e insieme siete molto forti. Non
hanno nessuna speranza di vittoria. Annuite modestamente.
“Va bene, ne siete sicuri?”.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 5.
Se esce un numero dispari,
vai al 12.
.109.
L’inquadratura si centra
nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando nell’acqua pulita con i suoi
piedini, spensieratamente e sollevando nell’aria nuvolette di goccioline
scintillanti che risplendono e sfavillano sotto la luce del sole
abbacinante. La telecamera si avvicina per un momento e subito si
riallontana. La pelle del suo corpo bianchissimo è costellata da puntini
minuscoli e luccicanti, e lei rabbrividisce sotto il tuo sguardo indagatore.
La superficie del pontile di legno, adesso scuro e bagnato, fa netto
contrasto con la sua figura impalpabile ed eterea. Si rilassa e si volge a
guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo accattivante
e allusivo. Infine si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio si copre le
tettine e con un dito ti ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata che non
la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di schiena mostrando il
culetto sodo e piccolino, nascosto dal tessuto di cotone bianco delle
mutandine bagnate e semitrasparenti, mentre con le mani si accarezza
dolcemente i fianchi delicati sottolineandone così la perfezione. Scende
lentamente sulle curve del bacino con le palme lisce delle sue manine
morbide, sino ad agganciare con i pollici l’elastico magico degli slip
miracolosi. Continua poi a scendere piegandosi a novanta gradi,
trascinandosi dietro come uno straccino le mutande, ultimo baluardo della
sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta da quel triangolo di stoffa candido che discende
flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente
fra la cunetta morbida della sua figa. L’indumento si ferma all’altezza
delle caviglie. La giovane bellezza giapponese si rialza di scatto e si
gira. Con un braccio si difende il seno, con una mano si protegge il pube.
Ti guarda e ti sorride. Ti parla e scosta timidamente le mani portandole
sopra la testa acconciata con cura. Il suo corpo è magnifico e rimane ora
completamente esposto alla tua vista. Che visione spettacolare! Tutte le
curve sono perfettamente modellate. Le tettine sono come montagnole
sormontate da un germoglio fiorito, il ventre è piatto e chiaro come una
spiaggia assolata, il pube è folto come un boschetto rigoglioso, le gambe
sono diritte come il tronco di un abete imponente e maestoso. Si inginocchia
sul pianale del pontile di legno e si siede: distende le cosce in avanti, le
flette leggermente dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano, in
modo del tutto ossessivo.
La telecamera zuma in avanti
e l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
immacolata delle sue gambe deliziose ed illibate, mentre continuano a
schiudersi come il bocciolo di un fiore incantevole che svela ai tuoi occhi
attoniti tutti i suoi segreti più nascosti e proibiti. All’interno delle
cosce la sua pelle è bianca, sembra soffice, calda, fragrante e odorosa di
buono. Non puoi restare totalmente freddo innanzi a quello spettacolo
esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre
lei continua a dischiudersi moderatamente sotto il tuo sguardo assorto.
Finalmente quelle gambe fantastiche e favolose si sono aperte quel tanto che
basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad
inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di
figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è rosea e completamente depilata intorno alle grandi labbra
sorprendentemente carnose, mentre sul pube e sul ventre un triangolo
abbondante di peluria riccioluta, avanza e si allarga ricoprendole quasi
tutto il monte di venere. Ti stai infervorando come un ragazzino. Le sue
grandi labbra sono invitanti e lucide: si sta eccitando veramente? Sembrano
sorriderti teneramente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono
sussurrare appena il tuo nome. Vedi una gocciolina dei suoi umori brillare
sul clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a
scomparire tra le natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un
cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si
sta annebbiando assurdamente. Adesso è l’animale prepotente che hai tra le
gambe a comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non
riesci a distogliere lo sguardo da quella figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sulla
peluria scura e la chiude a pugno sui riccioli brillanti. Un brivido ti
scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e
lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano
sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello
splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando
affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti
riempie le narici quasi che le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella
tua testa, lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un
dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi
sono irrequieti e il cuore nel petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente e l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino leggero, indiscreto, che si era intrufolato tra le
labbra morbide della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e
lei se lo porta avidamente alla bocca. Lo succhia golosamente. Ti sta
sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da
quella visione sconvolgente. La Giapponesina si sdraia sulla schiena,
diagonalmente sull’assito immobile del pontile. Gli occhi sono chiusi. Con
le dita di una mano si stuzzica un capezzolo, con quelle dell’altra si
titilla il clitoride. Ansima lievemente e il corpo sussulta
impercettibilmente di tanto in tanto. La sua immagine fa ritorno sulla
sinistra dello schermo, al centro riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 119.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.110.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni scuri e vivaci. Ti guarda in modo
lussurioso, chinando docilmente la testa in atteggiamento voglioso e
seducente. La sua espressione è ammaliante e carica di erotismo. Le sue mani
non hanno mai abbandonato il seno tondeggiante e il suo ventre sovreccitato.
Due dita si stropicciano un capezzolo, altre due si passano ripetutamente
sullo spacco della figa. Un ditino vi si intrufola profondamente, frugando
all’interno delle grandi labbra, e ne fuoriesce lucido e brillante degli
umori del suo sesso umido e rigonfio. Con la lingua si lambisce le labbra
della bocca rosata, ansima per tutto il tempo e ti sorride amabilmente.
Si gira sulla sinistra,
scopre un angolo del cesto di giunchi intrecciati che è sempre rimasto lì al
suo posto ad aspettare il suo turno. Ci infila dentro una manina innocente e
quando la estrae stringe fra le dita un vibratore immenso e bianco come la
panna montata. Se lo porta lentamente davanti al viso, lasciandoti
abbondantemente a disposizione tutto il tempo necessario per assimilarne le
dimensioni enormi. Ne succhia la punta e vi passa la linguetta sull’asta
flessibile: sembra troppo volgare per la sua boccuccia delicata, ma nella
stessa misura sembra fatto apposta per il figone meraviglioso che si
ritrova. Porta una mano dietro alla schiena e si appoggia sul pianale grigio
del masso, inarca la vita sottile e gettando per un momento indietro la
chioma fluente comincia contemporaneamente a scendere sul suo corpicino
dorato con quel fallo di lattice grosso e splendente. Si intrattiene per
qualche secondo intorno ai capezzoli, guardandoti fissamente negli occhi,
poi continua a ridiscendere lungo il suo corpo accarezzandosi intanto la
pelle ambrata con quell’attrezzo inverosimile per diametro e lunghezza.
Oltrepassa distrattamente il forellino dell’ombelico e raggiunge in ultimo
il pube totalmente depilato; se lo affonda con ardore nel mezzo del monte di
venere. Un gemito le sfugge dalla gola mentre tu sei costretto a deglutire.
Le sue gambe flessuose sono ancora aperte e tuttora ripiegate sotto la sua
figura minuta, e la vagina rimane leggermente dischiusa. La telecamera
schizza in avanti, l’inquadratura si allarga sul taglio della vulva eccitata
e sbrodolante. Il vibratore si strofina spudoratamente sulle grandi labbra
prominenti, ritraendosi sempre più lucido e brillante. Lei lo solleva e lo
riabbassa ritmicamente, affondando e scavando nel solco della vagina,
rigirandolo fra le dita della mano, lubrificandolo così a dovere. Non la
puoi vedere in viso perché l’inquadratura è completamente aperta in basso ma
la puoi chiaramente udire in tutta la sua passione. Sta facendo degli
urletti nasali, per nulla soffocati, che sorpassano di gran lunga l’eco di
tutti gli altri rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sopra non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e riporti
l’attenzione sullo schermo. Quando il vibratore bianco latte risale
velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne segue da vicino
l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tettine e ne percorre
lievemente le sommità: dopo che il fallo esagerato vi è ruotato un po’
attorno, i capezzoli restano luccicanti e rilucenti sotto la luce del sole
accecante. La telecamera si allontana e la figura della giovane tailandese
riappare in tutta la sua interezza. Finisce di insalivare per bene l’enorme
oggetto oblungo che tiene saldamente in mano poi si rovescia sui gomiti e
sulle ginocchia. Si dispone praticamente a pecorina, con il magnifico
culetto rivolto dalla tua parte. L’inquadratura si allarga un’altra volta
sul suo sesso roseo e bagnato; entrambi i suoi buchetti sono generosamente
offerti alla tua vista. Il cazzo nelle tue mutande sta sbattendo
violentemente la testa contro un muro di mattoni. Lo smuovi e gli cambi
delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la carnosità del suo
clitoride prorompente che parzialmente si nascondeva tra le pieghe soffici
di carne della sua vulva lucida e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, dal di sopra della
sua schiena incurvata, e la punta spettrale del vibratore si insinua
facilmente nella bocca spalancata di quella vagina accogliente ed elastica.
Sprofonda per un terzo trascinandosi dietro le creste infiammate delle
grandi labbra e arretra un poco, per poi subito risprofondare, sempre di più
e sempre più a fondo. I gridolini della Tailandesina si alternano ai gemiti
sommessi e ai mugolii di piacere del suo delirio passionale, mentre continua
a stantuffarsi brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine accende il
vibratore, ruotando il pulsante che si trova nella parte posteriore del
fallo semirigido, quell’affare le è sprofondato quasi del tutto nel ventre.
Poche dita di lattice bianchissimo fuoriescono ostinatamente dal suo corpo
abbronzato e trafitto. Un altro ronzio si aggiunge alla massa di rumori in
sottofondo mentre il suo sesso incomincia a vibrare sonoramente. Rimane così
prosternata, con quella spada di gomma conficcata internamente nel profondo
dell’intimo. La sua figura bocconi si sposta sulla sinistra dello schermo e
intanto le tue ultime carte da poker compaiono al centro del tuo campo
visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 125.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.111.
La porta dei bagni si apre e
ne escono due persone. Un uomo a testa alta e con l’espressione soddisfatta
sul volto, e una donna a capo chino e con il viso rosso. L’uomo si dirige
subito al bancone e la barista lo segue immediatamente. Lo senti che paga le
consumazioni. La donna, invece, con fare colpevole e sempre guardandosi i
piedi, torna prima al tavolo e raccoglie qualcosa che infila nella borsetta.
Probabilmente il pacchetto di sigarette. Raggiunge il suo compagno e se ne
vanno. Altra gente si alza dal tavolo e si avvia alla cassa per chiedere il
conto. Senti salutare e il campanello tintinnare. Rossana torna infine alle
sue faccende.
“Allora, com’è il panino?”.
“Eccellente... il migliore di
tutti!”.
“Non ci credo, lo dici troppo
spesso”.
Ti sorride e gli occhioni
color nocciola intenso le brillano di soddisfazione: ti fa l’occhiolino e un
brivido di adrenalina ti scorre lungo la spina dorsale. Il locale si
appresta all’ora di chiusura e senti che questa è la volta buona. Il gioco
si protrae da troppo tempo, deve terminare in qualche modo o finirai per
impazzire. Rossana apre la porta dell’antibagno e vi scompare dentro con
secchio e scopettone in mano.
Sei ormai giunto a metà del
tuo panino, quando esce dai bagni portandosi dietro un forte odore di pulito
e di lavanda. Le ultime persone ne approfittano per lasciare liberi i
tavoli; pagano, salutano, e tornano a casa. La sala è rimasta deserta. La
luce della sala biliardo si spegne e ne escono i tuoi amici. Non ti vedono.
Si affacciano oltre il divisorio e salutano la barista, prima di abbandonare
il locale dalla porta posteriore. Rossana si sta affaccendando alla
lavastoviglie.
Il campanello della porta
risuona ancora e senti parlottare a bassa voce. Incominci ad essere ai ferri
corti. Bevi una lunga sorsata dal tuo bicchiere: sei arrivato sino a tre
quarti del tuo panino, che è sempre buonissimo, ma non ce la fai a finirlo.
È troppo grande! Ti abbandoni un minuto contro lo schienale della sedia. Sei
pieno come un uovo e ti senti scoppiare. Sospiri pesantemente e ti tieni la
pancia con la mano. Un nuovo profumino si esala nell’aria e invade tutto il
bar. In altre circostanze sarebbe stato molto invitante ed estremamente
gradevole ma in questo momento ti fa perfino disgusto. Prosciutto cotto e
formaggio, che schifo!
Due belle donne emergono
dalla saletta bar; si guardano intorno e vengono a sedersi non lontano dal
tuo tavolo. Hanno entrambe un toast in mano, e indossano minigonne
cortissime. Le gambe sono lunghe e ben fatte, i tacchi sono a spillo, le
calze sono nere, le unghie sono laccate, le acconciature sono complicate. Le
labbra si direbbero poco naturali, troppo gonfie, e le tette non si muovono
neppure mentre camminano, ma restano comunque decisamente appariscenti. Si
siedono.
La luce della sala biliardo è
di nuovo accesa. Dentro ci deve stare Rossana che fa le pulizie, anche se
non l’hai vista passare. Riporti l’attenzione all’altro tavolo. Una delle
due donne ti dà le spalle e non la puoi vedere quasi per niente, ma l’altra
sembra proprio che si sia messa in bella mostra. Non è più giovanissima, e
forse si è fatta un po’ ricostruire, però rimane di una bellezza
accattivante lo stesso. Se ne sta seduta, in equilibrio precario, appena
sull’angolino della sedia. Cazzarola, potrebbe cadere. L’orlo delle
autoreggenti fuoriesce abbondantemente dal bordo della minigonna aderente e
nera: accavalla le gambe e il tessuto sintetico risale ulteriormente sulla
sua coscia nuda. Cazzo, la gamba è rimasta completamente esposta ai tuoi
occhi. La scena pare costruita con cura e la situazione non sembra naturale.
Sollevi lo sguardo al suo
viso lussurioso. Risulta pesantemente truccata. Sta sorridendo
maliziosamente; a te o alla sua amica? Non lo sai! Non ti guarda, ma
certamente è consapevole del suo atteggiamento compromettente. Sbocconcella
il suo spuntino, avidamente, in pezzettini minuscoli che mastica per bene, e
c’è qualcosa di equivoco nel suo comportamento. Deglutisce in modo
arrapante. Dondola la gamba in un ritmo ipnotico e costante. Ti sta
senz’altro provocando. Ti stai eccitando. Sicuramente sa che non le puoi
staccare gli occhi di dosso. Che sia una prostituta? Finisce infine il suo
toast e si ripulisce lentamente le dita con la bocca: le succhia golosamente
e si ripassa la punta della lingua sulle unghie. Si accarezza
voluttuosamente le nocche delle mani con le labbra umide e lucide. Scavalla
le gambe e si gira nella tua direzione. Abbassa il mento e ti fissa negli
occhi.
Molto piano, troppo piano,
sta dischiudendo costantemente le gambe. Abbandoni ogni senso di pudore e
per quasi un minuto non riesci a respirare; non puoi distogliere
l’attenzione dalle sue cosce affusolate che si aprono incredibilmente
davanti ai tuoi occhi. Non sei un guardone, non sei un guardone, ti ripeti
ma intanto non riesci a spostare lo sguardo da quella scena esasperante. Hai
di nuovo la gola secca.
Una prima strisciolina bianca
ti appare alla vista in mezzo a quelle gambe favolose. Continuano ad aprirsi
e adesso puoi intravvedere un’ombra scura all’altezza del suo pube.
Improvvisamente ti senti come ridiventato un ragazzino. Irrequieto,
insicuro, curioso, e ossessivo. Le cosce si aprono ancora, ora puoi vedere
tutto. Indossa un minuscolo perizoma di pizzo bianco, semitrasparente, che
le avvolge a malapena le grandi labbra della figa. Cerchi di deglutire ma
non hai saliva in bocca. Prendi un’altra sorsata dal tuo bicchiere.
Sollevi lo sguardo per un
momento. Ti sorride apertamente: uno sguardo sensuale le brilla negli occhi
e un’espressione seducente è stampata sul suo volto. Di sicuro la cosa non è
stata casuale, ma è stata premeditata diligentemente quando sono entrate
nella sala. Però non ti dispiace. Ti guardi attorno, non c’è nessuno. Stai
al gioco e riporti l’attenzione là sotto.
Il perizoma è davvero
ridottissimo. Le puoi scorgere parte delle natiche e del monte di venere
laddove quel piccolo straccetto non può contenere. Ciuffi ribelli di peli
neri scappano fuori da tutte le parti e una folta peluria scura sul ventre
traspare al centro. Ti senti irresistibilmente attratto da questa visione.
Vai al 14.
.112.
La porta dei bagni si apre e
ne escono due persone. Un uomo a testa alta e con l’espressione soddisfatta
sul volto, e una donna a capo chino e con il viso rosso. L’uomo si dirige
subito al bancone e la barista lo segue immediatamente. Lo senti che paga le
consumazioni. La donna, invece, con fare colpevole e sempre guardandosi i
piedi, torna prima al tavolo e raccoglie qualcosa che infila nella borsetta.
Probabilmente il pacchetto di sigarette. Raggiunge il suo compagno e se ne
vanno. Altra gente si alza dal tavolo e si avvia alla cassa per chiedere il
conto. Senti salutare e il campanello tintinnare. Rossana torna infine alle
sue faccende.
“Allora, com’è il panino?”.
“Eccellente... il migliore di
tutti!”.
“Non ci credo, lo dici troppo
spesso”.
Ti sorride e gli occhioni
color nocciola intenso le brillano di soddisfazione: ti fa l’occhiolino e un
brivido di adrenalina ti scorre lungo la spina dorsale. Il locale si
appresta all’ora di chiusura e senti che questa è la volta buona. Il gioco
si protrae da troppo tempo, deve terminare in qualche modo o finirai per
impazzire. Rossana apre la porta dell’antibagno e vi scompare dentro con
secchio e scopettone in mano.
Sei ormai giunto a metà del
tuo panino, quando esce dai bagni portandosi dietro un forte odore di pulito
e di lavanda. Le ultime persone ne approfittano per lasciare liberi i
tavoli; pagano, salutano, e tornano a casa. La sala è rimasta deserta. La
luce della sala biliardo si spegne e ne escono i tuoi amici. Non ti vedono.
Si affacciano oltre il divisorio e salutano la barista, prima di abbandonare
il locale dalla porta posteriore. Rossana si sta affaccendando alla
lavastoviglie.
Il campanello della porta
risuona ancora e senti parlottare a bassa voce. Incominci ad essere ai ferri
corti. Bevi una lunga sorsata dal tuo bicchiere: sei arrivato sino a tre
quarti del tuo panino, che è sempre buonissimo, ma non ce la fai a finirlo.
È troppo grande! Ti abbandoni un minuto contro lo schienale della sedia. Sei
pieno come un uovo e ti senti scoppiare. Sospiri pesantemente e ti tieni la
pancia con la mano. Un nuovo profumino si esala nell’aria e invade tutto il
bar. In altre circostanze sarebbe stato molto invitante ed estremamente
gradevole ma in questo momento ti fa perfino disgusto. Prosciutto cotto e
formaggio, che schifo!
Due belle donne emergono
dalla saletta bar; si guardano intorno e vengono a sedersi non lontano dal
tuo tavolo. Hanno entrambe un toast in mano, e indossano minigonne
cortissime. Le gambe sono lunghe e ben fatte, i tacchi sono a spillo, le
calze sono nere, le unghie sono laccate, le acconciature sono complicate. Le
labbra si direbbero poco naturali, troppo gonfie, e le tette non si muovono
neppure mentre camminano, ma restano comunque decisamente appariscenti. Si
siedono.
La luce della sala biliardo è
di nuovo accesa. Dentro ci deve stare Rossana che fa le pulizie, anche se
non l’hai vista passare. Riporti l’attenzione all’altro tavolo. Una delle
due donne ti dà le spalle e non la puoi vedere quasi per niente, ma l’altra
sembra proprio che si sia messa in bella mostra. Non è più giovanissima, e
forse si è fatta un po’ ricostruire, però rimane di una bellezza
accattivante lo stesso. Se ne sta seduta, in equilibrio precario, appena
sull’angolino della sedia. Cazzarola, potrebbe cadere. L’orlo delle
autoreggenti fuoriesce abbondantemente dal bordo della minigonna aderente e
nera: accavalla le gambe e il tessuto sintetico risale ulteriormente sulla
sua coscia nuda. Cazzo, la gamba è rimasta completamente esposta ai tuoi
occhi. La scena pare costruita con cura e la situazione non sembra naturale.
Sollevi lo sguardo al suo
viso lussurioso. Risulta pesantemente truccata. Sta sorridendo
maliziosamente; a te o alla sua amica? Non lo sai! Non ti guarda, ma
certamente è consapevole del suo atteggiamento compromettente. Sbocconcella
il suo spuntino, avidamente, in pezzettini minuscoli che mastica per bene, e
c’è qualcosa di equivoco nel suo comportamento. Deglutisce in modo
arrapante. Dondola la gamba in un ritmo ipnotico e costante. Ti sta
senz’altro provocando. Ti stai eccitando. Sicuramente sa che non le puoi
staccare gli occhi di dosso. Che sia una prostituta? Finisce infine il suo
toast e si ripulisce lentamente le dita con la bocca: le succhia golosamente
e si ripassa la punta della lingua sulle unghie. Si accarezza
voluttuosamente le nocche delle mani con le labbra umide e lucide. Scavalla
le gambe e si gira nella tua direzione. Abbassa il mento e ti fissa negli
occhi.
Molto piano, troppo piano,
sta dischiudendo costantemente le gambe. Abbandoni ogni senso di pudore e
per quasi un minuto non riesci a respirare; non puoi distogliere
l’attenzione dalle sue cosce affusolate che si aprono incredibilmente
davanti ai tuoi occhi. Non sei un guardone, non sei un guardone, ti ripeti
ma intanto non riesci a spostare lo sguardo da quella scena esasperante. Hai
di nuovo la gola secca.
Possibile? Il cuore si ferma
insieme al respiro e perde qualche colpo. Risali sulla pelle abbronzata di
quelle gambe toniche e muscolose, mentre continuano a schiudersi come il
bocciolo di un fiore meraviglioso che svela ai tuoi occhi increduli tutta la
sua bellezza e tutti i suoi segreti. All’interno delle cosce la sua pelle è
candida, immacolata, sembra soffice, calda, profumata. Cominci a sudare
freddo e lei continua a dischiudersi sotto il tuo sguardo attonito. È tutta
la sera che ti senti stretto per le palle e ti senti morire. Finalmente le
sue gambe, fantastiche, si sono aperte quel tanto che basta per esserne
certi. Risali con lo sguardo sino all’oggetto delle tue brame. Quella
piccola monella non indossa le mutandine. Cerchi di deglutire ma non hai
saliva in bocca. Prendi un’altra sorsata dal tuo bicchiere.
Sollevi lo sguardo per un
momento. Ti sorride apertamente: uno sguardo sensuale le brilla negli occhi
e un’espressione seducente è stampata sul suo volto. Di sicuro la cosa non è
stata casuale, ma è stata premeditata diligentemente quando sono entrate
nella sala. Però non ti dispiace. Ti guardi attorno, non c’è nessuno. Stai
al gioco e riporti l’attenzione là sotto.
Riabbassi lo sguardo, ancora
non ci puoi credere. Ci passi gli occhi sopra, più volte, sino ad imprimerti
i particolari nella mente. La sua vagina è rosea e completamente depilata
intorno alle grandi labbra sorprendentemente carnose, mentre sopra, sul pube
e sul ventre, un triangolo abbondante di peluria riccioluta avanza e si
allarga ricoprendole quasi tutto il monte di venere. Stai tremando come un
ragazzino. Quelle grandi labbra sono lucide: si sta eccitando e sembrano
sorriderti dolcemente. Sono appena socchiuse, vogliono parlare, vogliono
sussurrare il tuo nome. Vedi una gocciolina dei suoi umori brillare sul
clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire
tra le sue natiche. Il tuo cazzo sta sgroppando come un cavallo impazzito.
I tuoi pensieri si sono
confusi, la tua mente si è annebbiata, il tuo cervello ti ha abbandonato del
tutto. Adesso è l’animale irrequieto che hai tra le gambe a comandare. La
ragione e il buon senso si sono annullati l’un l’altro. Stai ansimando, gli
occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo dalla sua
figa.
Una mano bellissima, la sua
mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sulla
peluria scura e la chiude a pugno intorno ai riccioli brillanti. Un brivido
ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate e
lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano
sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello
splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando
affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti
riempie le narici quasi che le avessi sotto il naso. Forse è tutto nella tua
testa, ma che importanza può avere? Nessuna! Le tue pupille si allargano, si
stringono, zumano, ma non riescono a trovare la giusta posizione. Con un
dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi
stanno ballando nelle orbite e stanno perdendo la capacità di mettere a
fuoco. Il cuore nel petto sembra voler esplodere.
Quel ditino leggero,
indiscreto, che si era intrufolato tra le labbra morbide della sua figa
gonfia e vogliosa, ne esce lucido e se lo porta alla bocca. Lo succhia
ghiottamente; sta sorridendo e tu ti senti svenire. Sei irresistibilmente
attratto da questa visione.
Vai al 14.
.113.
Il tuo cazzone è
dolorosamente teso in un’erezione spaventosa.
Hai cercato invano di non
pensarci ma la tua spiccata fantasia non è di aiuto e invece di rilassarti
ti sei eccitato ancora. Ti sforzi continuamente di distrarre l’attenzione
dai pensieri impuri e cerchi di immaginare qualcosa di innocente, ma il
chiodo è fisso e il pensiero torna irrimediabilmente al principio. Immagini
di essere al suo posto e la tua mente comincia a galoppare. Un fiume di
posizioni erotiche, di contorsioni oscene, ti passa davanti agli occhi
chiusi e vorresti scaricare tutta la disperazione che hai accumulato durante
la settimana.
L’asta paurosamente eretta
del pene pulsa nelle mutande e spinge contro la patta tesa dei pantaloni, ma
non lo vuoi estrarre, anche se sembra che voglia disperatamente uscire. Devi
assolutamente trovare il modo di sfogare la tensione che hai dentro,
l’ossessione che ti consuma l’anima, e lo devi fare al più presto. Un
formicolio fastidioso ti tormenta alla base dei testicoli. Con questi
pensieri ti assopisci un’altra volta, ma non ti rilassi.
Quando ti svegli, ci sono
diverse macchine nel parcheggio e sono tutte vuote. La pizzeria è aperta;
fuori si è fatto buio e tutte le luci sono accese. Molti faretti, che
spandono una luce chiara, sono sparsi un po’ dappertutto e le automobili
rimangono completamente illuminate. Osservi una coppia che sta varcando la
soglia dell’ingresso. Il tuo uccello ancora si muove là sotto. L’occhio
corre subito al cruscotto: è tardi ma non hai granché fame, piuttosto hai
voglia di qualcos’altro.
Rialzi lo schienale del
sedile, sgranchisci le spalle e le braccia; la posizione nella quale hai
sonnecchiato non era delle più comode. Sei un po’ indolenzito, ma ti senti
bene. Ti sei riposato, ti senti pronto per affrontare la nottata, ti senti
in ottima forma fisica. Spegni lo stereo, scendi dal tuo macinino e lo
chiudi a chiave. Non c’è niente da rubare, ma non si sa mai. La prudenza non
è mai troppa! Ti scoccerebbe tornare e non trovarlo più.
Vai in pizzeria, andando al
107.
.114.
“Rosa!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è rosa. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.115.
Raggiungi senza fretta
l’inizio della via e fiducioso svolti l’angolo in fondo alla strada.
Ecco il parcheggio principale
della piazza, dove normalmente si raduna il mercato tutti i sabato mattina.
Alcuni taxi bianchi sono posteggiati temporaneamente, tra le strisce gialle,
frattanto i loro conducenti si trovano in paziente attesa perlopiù seduti
all’interno degli abitacoli. Una macchina sta parcheggiando con calma,
mentre le altre vetture che sono in sosta sembrano sparse disordinatamente
un po’ dappertutto. Un paio di persone non poco esagitate, se ne stanno in
piedi davanti a un’edicola che è già chiusa da un pezzo, e chiacchierano con
una terza che in equilibrio precario se ne resta ferma sulla sua bicicletta.
Però il furgoncino dei panini non spicca al solito posto. Merda, che due
palle! Ti guardi attorno e lo cerchi meglio con lo sguardo, ma il chiosco
mobile non c’è.
Ti avvicini ai tre giovani. I
primi due sono in piedi e ti voltano le spalle, gesticolando con le braccia
nell’aria, il terzo si appoggia con la mano destra alla serranda
dell’edicola chiusa, sostenendosi in modo instabile sulla sella. Chiedi loro
se sanno qualcosa. Non sanno niente. Soggiungono però che c’è una piccola
manifestazione comunale che si svolge lungo le vecchie mura della città, è
possibile che il furgone in questione si sia spostato nella posizione in cui
dovrebbe esserci più gente. Ringrazi i ragazzi e ti riavvii da dove sei
appena venuto. Vale la pena di andare a vedere.
Ritorna sui tuoi passi,
andando al 140.
.116.
Un folto gruppetto di persone
si è radunato davanti al chiosco bianco e ne sei abbastanza compiaciuto,
perché un pochino ti dispiaceva di aver distolto l’attenzione di Alma dal
suo divertimento. Perlomeno non hai dovuto disturbarla per un panino
soltanto. Dalla tua posizione favorevole, la puoi intravvedere di sfuggita,
con la coda dell’occhio, trafficare costantemente tra salse e formaggi.
L’atmosfera che imperversa ovunque è sempre caotica e un poco alla volta
altra gente sta arrivando dai sentieri ombrosi. Ormai non sei più il solo ad
aspettare qualcosa, che si sta scaldando sulla griglia, cerchi di contenerti
per evitare delle figuracce ma resistere del tutto alla forte tentazione è
risultato assolutamente impossibile. Di tanto in tanto, molto
disinvoltamente, come per controllare lo stato del tuo panino, giri la testa
di lato e lanci uno sguardo furtivo oltre la soglia.
Alma, ti volta le spalle per
la maggior parte del tempo, tranne quando raccoglie le ordinazioni o deve
interagire con i clienti. Ai piedi calza delle scarpette comode e morbide,
dalla suola bassa e sottile, ma in compenso la sua altezza è straordinaria e
per giunta si trova in una situazione sopraelevata rispetto alla tua. Lo
spettacolo che offre alla vista è mozzafiato! Le gambe sono fenomenali, il
culetto è sostenuto e rotondo. Quando si piega sulla griglia per rigirare le
salsicce, o i peperoni, o le piadine, o quel che vuole, non ti interessa, il
tessuto della gonna scivola leggermente sulla pelle abbronzata delle sue
cosce affusolate e un pezzettino delle mutandine rosa fa capolino
all’altezza del suo sedere. Il tuo cazzone è dolorosamente eretto nelle
mutande e scatta sull’attenti tutte le volte. Cazzo, possibile che non se ne
accorga? Tieni le mani in tasca, strette a pugno, per dissimulare il bozzo
altrimenti evidente che spiccherebbe enorme sui tuoi pantaloni.
Alma, si sta allungando in
avanti per prendere qualcosa dal fondo della griglia e decidi di
arrischiarti a dare un’ultima occhiata, prima di allontanarti
definitivamente, perché la cosa potrebbe cominciare a sembrare sospetta. Ti
guardi in giro. Non ti guarda nessuno. Trattieni il fiato e casualmente
volti la testa di lato, per gettare lo sguardo attraverso la porta
spalancata del furgoncino, al quale sei appoggiato con le spalle, al cui
interno si trova il vero palcoscenico del teatrino. Puoi ammirarle ancora
una volta la curva ben costruita dei polpacci e la linea flessuosa delle
cosce nude. Risali rapidamente con lo sguardo: sembra non esserci mai fine
alla lunghezza di quelle gambe favolose! Con una mano si sostiene al bordo
della griglia mentre con la paletta cerca di voltare qualcosa sul fondo. La
schiena si inarca, Alma si allunga, il tessuto della gonna risale più del
necessario. Il respiro ti si blocca in gola. Una generosa porzione delle sue
mutandine rosa ti inchioda e trattiene sul posto. Non puoi distogliere gli
occhi da quella meraviglia. Accade tutto troppo in fretta. Alma si scotta e
si ritrae bruscamente. Qualcosa le sfugge cadendo per terra. Inforca
immediatamente la pinza arretrando intanto di un passo. Si piega a novanta
gradi, per raccogliere ciò che le è caduto. Indugia un momento. Il
ventilatore che non ha mai smesso di vorticare, compie e termina il suo
semicerchio, si ferma alla fine della corsa come sempre, per un secondo,
prima di ricominciare daccapo. La gonnellina si gonfia per un istante e si
solleva completamente. Le mutandine sprofondano nel solco delle natiche e
un’ombra scura sul pube ti appare vistosamente dalla trasparenza del pizzo.
La pelle delle sue chiappette, vicino ai bordi dello straccino che indossa,
è abbronzata non meno delle braccia e delle gambe. Alma si rialza infine con
qualcosa stretto saldamente nella pinza. Si gira e ti osserva.
“Ehi, tu lì dietro... non mi
starai mica guardando il sedere?”.
Esclama e domanda ad alta
voce. Là sotto il tuo animale sta ululando selvaggiamente ed è diventato
grosso e minaccioso come un orso rabbioso. Ti guardi frettolosamente
intorno. Molte teste si girano dalla tua parte. Hai indugiato più
dell’indispensabile, sei stato beccato sul fatto e ti senti avvampare. Se
solo potessi ti sprofonderesti nel terreno. Che figura di merda! Il cuore
martella nel petto, il cazzo pulsa nelle mutande. Ti senti colpevole, ti
senti frustrato, abbassi la testa.
“Chi io... ma figùrati”.
Ti allontani in fretta da
quella postazione incriminante.
Lancia altri 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 141.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 19.
.117.
Entri in un ambiente vasto e
rumoroso. Alla tua destra e sinistra, una quantità enorme di flipper e
videogiochi, ben disposti e allineati lungo le pareti, risuonano tintinnando
dappertutto. Una moltitudine di ragazzini vi si accalca chiassosamente
davanti e intorno. Piccole plafoniere in alto spandono un chiarore soffuso
dal soffitto e una luce forte giunge da lontano nella stanza. Quest’ultima
luminosità arriva dalla parete che si apre in fondo. L’unica altra fonte di
luce fioca viene baluginando lievemente dagli schermi delle macchinette.
L’entrata del bowling resta avvolta completamente nell’ombra e le grida e
imprecazioni dei giocatori si perdono del tutto nel caos. L’atmosfera che ti
accoglie è confusa e frastornante. Qua gli amici non ci sono.
Attraversi rapidamente la
sala e risali i pochi scalini che ti separano dall’apertura nella parete che
ti sta di fronte. Emergi in un ambiente molto più vasto ma assai meno
caotico. Qui la luce è fortissima e dopo il buio che c’è fuori, e la
penombra che ti sei appena lasciato alle spalle, devi socchiudere gli occhi
per guardarti in giro. Ti appoggi con le mani alla balaustrata che si
affaccia sulla dozzina di piste del bowling. La confusione permane sempre
ovunque, però è già più tollerabile. Scruti puntigliosamente tra la gente
che sta giocando di sotto e tra quella subito dietro che aspetta il proprio
turno bevendo o semplicemente sedendo ai tavolini. Il rimbombare dei
birilli, colpiti e sbattuti con violenza gli uni contro gli altri di
continuo, riecheggia costantemente fra le mura del salone, ma gli amici non
ci sono. Volgi il capo e guardi a destra. Il corridoio si estende sino in
fondo: da una parte è delimitato dalla balaustrata che si affaccia sulle
piste, mentre dall’altra è circoscritto dal muro che lo segue fino alla
fine. Altri videogiochi sono addossati alla parete e la porta delle toilette
spicca proprio nel mezzo. Diversi ragazzi si affaccendano alle macchinette,
ma dei tuoi amici non c’è traccia. Ti giri e guardi a sinistra, che non è
granché differente dalla destra, però non c’è nessuna porta e non termina in
un vicolo cieco. Ti incammini da questa parte.
Il parapetto della
balaustrata continua sino in fondo, dove si apre sugli scalini che danno
accesso alle piste, all’altezza della cassa. Pressappoco a metà strada,
invece, la parete alla tua sinistra scompare e si interrompe bruscamente
aprendosi e sfoggiando in un’altra sala ancora. Ti fermi e cerchi con calma.
Un bancone, sfarzoso e luccicante, occupa tutta la parete opposta andando
dall’angolo del muro alla cassa del bowling. Tutto il resto dell’interno è
ingombro di tavoli e sedie sparse di plastica colorata. Il chiacchiericcio,
fitto e pesante, risuona confuso e nebuloso nelle orecchie; molte persone si
sono accomodate tra questi tavoli affascinanti, nell’ordine disordinato di
quest’ambiente scioccante. Le Studi tutte meticolosamente. Niente! Ti
rivolgi a sinistra e prendi su per le scale che conducono di sopra. Cominci
ad avere dei sospetti.
Quando arrivi in cima alla
scalinata, segui la ringhiera di metallo che costeggia la balconata che dà
sull’ambiente sottostante. Fai ritorno praticamente indietro. Quassù il
rumore del vociare risulta molto meno soffocante e si è ridotto ad un
mormorio leggero che si muove in sottofondo. Alcune macchinette sono
appoggiate alla parete e qualche incallito giocatore si sta dannando anche
l’anima. Al piano superiore, le macchinette in questione sono tutte video
poker e slot machine. Raggiungi con fatica la svolta della balconata e giri
a destra di novanta gradi. Ti devi stringere al corrimano per farti strada
fra giocatori e macchinette. Non riconosci nessuno.
Adesso il passaggio si è
fatto notevolmente più agevole e la balconata si sovrappone al corridoio che
sta in basso. Fai un respiro profondo e ti rilassi. Qui l’ambiente è
abbastanza piacevole, l’atmosfera che ti circonda è diventata relativamente
silenziosa. Il rintocco dei birilli, come tutto il resto del casino che
rimbalza senza sosta fra le mura di quel posto, si disperde progressivamente
nella vastità del locale, spegnendosi man mano che sale nell’altezza del
soffitto, riducendosi poi ad un rumorio che si sposta piano nello spazio
vuoto e che ti giunge infine alle tempie in modo ovattato e smorzato. Getti
un’ultima occhiata dabbasso ad osservare gli omini indaffarati che lanciano
la loro pallina da bowling per abbattere i loro minuscoli birillini,
cercando di buttarli giù tutti quanti. Riprendi ad avanzare nella sola
direzione possibile. Poco oltre la curva della balconata ci sono due porte:
appartengono rispettivamente al bagno degli uomini e a quello delle donne.
Una terza porta si trova quasi in fondo; questa appartiene alla sala
biliardo, che era la tua prossima destinazione, ma qualcosa ti distoglie in
ultimo dal proseguire nel tuo intento. Ti blocchi di sasso davanti alla
soglia, prima di abbassare definitivamente la maniglia per entrare.
Collocata sul suo piedistallo, alla base del muro che segna anche la fine
della balconata, c’è una sola macchinetta che attira magneticamente la tua
attenzione. Sopra e sotto c’è scritto: vietato ai minori di anni diciotto. E
sullo schermo immenso e piatto, che è grande come tutta la parete
dall’angolo del muro alla ringhiera di ferro battuto, una scritta a lettere
cubitali rosse lampeggia e ripete continuamente: SOLO PER ADULTI!
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, vai al 142.
Se ti vuoi intrattenere con
il video poker, vai al 144.
.118.
Le ragazze segnano il primo
punto; basse esclamazioni risuonano alla tua destra. La stupenda castana si
gira e viene al tabellone per segnare il punteggio. Tu ci stai proprio
sotto. Raddrizzi le spalle e ti accosti al muro, il più possibile, come hai
già fatto molte altre volte per i tuoi amici: ti scosteresti un poco, magari
per sederti altrove, ma manca fisicamente lo spazio per farlo. La stanza è
circondata da panchette piccole, tutte uguali, però i passaggi per
recuperare le palle dalle buche sono già molto stretti. Alla tua sinistra
stanno giocando gli amici e alla destra ci sono gli ultimi arrivati.
Potresti restare in piedi ma saresti di intralcio comunque. Quella è la sola
posizione possibile in cui stare relativamente in disparte. Raccogli il tuo
bicchiere e lo porti alla bocca. Stai soltanto guardando, innocentemente,
una partita di biliardo. La loro perché è più interessante.
La bellissima donna, ombrosa,
si ferma a mezzo metro dalle tue scarpe. Ritiri i piedi e ruoti le
ginocchia. Non ti guarda negli occhi. Si allunga verso il tabellone
segnapunti, che si trova abbondantemente sopra la tua testa, e il top rosso
che indossa risale di qualche dito sulle tettine. Risali con lo sguardo
quello splendore di ragazza. Carine le gemelline! Le puoi vedere da vicino
l’attaccatura del seno e la curva perfetta delle coppe, scarlatte, e la
forma dei capezzoli tumidi che spingono contro il tessuto teso
dell’indumento inesistente. Puoi anche sentire il calore e il profumo che il
suo splendido corpo femminile emana. Il suo petto rimane a meno di trenta
centimetri dal tuo viso e il suo odore è inebriante. Ritira le braccia. Si
volta per chiedere il numero esatto dei birillini caduti. Fa i conti ad alta
voce: quattro per quello rosso, due e due quattro per quelli bianchi, otto
in totale. Allarga le gambe per puntellarsi meglio. Si piega su di te una
seconda volta, ma il tuo sguardo resta inchiodato in basso. Si può vedere lo
spacco della figa, invitante, lì dove il cavallo dei pantaloni di pelle,
aderenti, soffocanti, le si infila tra le grandi labbra aperte della vagina
dischiusa. Deglutisci faticosamente. Appoggia una mano sul muro, come ha
fatto prima, per sostenersi, mentre con l’altra aggiusta il punteggio sul
tabellone. Il corpo si sfila lievemente dall’orlo sottile dei pantaloni;
sono bassi, troppo bassi, e ti appare alla vista parte del monticello di
venere roseo e rigonfio. Il suo pube è completamente depilato. Si trova a
meno di due spanne dal tuo naso e l’odore di quel sesso succulento ti
sconvolge. Gli ormoni si scatenano, gli estrogeni stanno facendo a pugni con
il testosterone. Lei non ti rivolge nemmeno un’occhiata. Il cazzo sta
gridando aiuto, disperatamente, rabbiosamente. Svincola e si dibatte nelle
tue mutande come una bestia impazzita. Sei tentato di sfiorare la sua figura
con le dita, di accarezzare le sue curve con la mano, di toccare la sua
pelle candida con il naso, di baciare il suo ventre piatto con le labbra, di
esplorare il suo ombelico immacolato con la lingua bagnata, ma non sei
rincretinito del tutto e non fai niente. Ti stupisci solo che non se ne
accorga. Si ritrae.
Il tuo amico fa ritorno dopo
qualche minuto con l’espressione notevolmente più distesa e rilassata. Non
occorre un genio per immaginare dove sia stato o cosa sia andato a fare.
Speri soltanto che non abbia lasciato nulla da pulire, appiccicato alle
mattonelle del bagno, perché la cosa ti darebbe molto fastidio, oltre a
ripugnarti abbastanza. Quel cazzone adesso ti fa persino un po’ schifo. Ti
si siede accanto, dov’era poi anche prima, e non mostra nessun imbarazzo per
la figuraccia fatta. Se non altro, ormai può ammirare lo spettacolo con il
rispetto che merita. Torni a seguire appassionatamente lo svolgimento del
gioco.
La partita continua,
avvincente, esaltante, e le azioni si ripetono in un ritmo coinvolgente. I
maschietti si ritirano nel loro angolo e le femminucce infieriscono
spietatamente sul nemico con le loro acrobazie eccitanti e corroboranti. Il
balsamo per lo spirito viene elargito generosamente, quando una delle due
torna al tabellone segnapunti. Il tuo amico è nuovamente congestionato e tu
non ci sei lontano. La prima partita si conclude. State ancora annaspando
per respirare. I quattro borbottano qualcosa a bassa voce tra di loro;
prendono accordi e le due donne si allontanano insieme. Un primo campanello
di allarme risuona nella tua testa.
Camminano lungo il corridoio
che conduce fra i biliardi, strette e abbracciate per le spalle: ridacchiano
e parlottano mentre avanzano barcollando fino alla porta e sulla soglia la
mano della castana si infila nella tasca posteriore della biondina. Sei
perplesso. I due maschioni si sono seduti, vicini, nell’angolo della stanza.
Al collo portano ognuno una bandana colorata; una blu e l’altra rossa. I due
energumeni stanno sussurrando e la mano dell’uno è posata distrattamente
sulla gamba dell’altro. Non sul ginocchio, ma sull’interno della coscia. Lo
sta accarezzando disinvoltamente. Si guardano negli occhi. La mano continua
a lavorare. La sala si è immobilizzata. I due volti si avvicinano. Le labbra
si sfiorano teneramente. Le bocche si schiudono appena. Le lingue si
incontrano. Si intrecciano.
Vai al 24.
.119.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni scuri e lussuriosi. Ti guarda in
modo seducente, chinando docilmente la testa in atteggiamento voglioso e
remissivo. La sua espressione è ammaliante e carica di erotismo. Le sue mani
non hanno mai abbandonato il seno invitante e il suo ventre sovreccitato.
Due dita si stropicciano un capezzolo, altre due si passano ripetutamente
sullo spacco della figa. Un ditino vi si intrufola profondamente, frugando
all’interno delle grandi labbra, e ne fuoriesce lucido e brillante degli
umori del suo sesso umido e rigonfio. Con la lingua si lambisce le labbra
della bocca, ansima per tutto il tempo e ti sorride amabilmente.
Si gira sulla sinistra,
scopre un angolo del cesto di canne intrecciate che è sempre rimasto lì al
suo posto ad aspettare il suo turno. Ci infila dentro una manina delicata e
quando la estrae stringe fra le dita un vibratore immenso e color rosso
sangue. Se lo porta lentamente davanti al viso, lasciandoti abbondantemente
a disposizione tutto il tempo necessario per assimilarne le dimensioni
enormi. Ne succhia la punta e vi passa la linguetta sull’asta flessibile:
sembra troppo grande per la sua boccuccia rosa ma non dubiti neppure per un
istante che possa non passare per il fighino meraviglioso che si ritrova.
Porta una mano dietro alla schiena e si appoggia sul pianale del pontile di
legno, inarca la vita sottile e gettando per un momento indietro la chioma
elaborata comincia contemporaneamente a scendere sul suo corpicino candido
con quel fallo di lattice grosso e splendente. Si intrattiene per qualche
secondo intorno ai capezzoli, guardandoti fissamente negli occhi, poi
continua a ridiscendere lungo il suo corpo accarezzandosi intanto la pelle
immacolata con quell’attrezzo inverosimile per diametro e lunghezza.
Oltrepassa distrattamente il forellino dell’ombelico e raggiunge in ultimo
il pube rigoglioso e lussureggiante; se lo affonda tra i riccioli scuri e
brillanti. Un gemito le sfugge dalla gola mentre tu sei costretto a
deglutire. Le sue gambe flessuose sono ancora aperte e tuttora ripiegate
sotto la sua figura piccolina, e la vagina rimane leggermente dischiusa. La
telecamera schizza in avanti, l’inquadratura si allarga sul taglio della
vulva eccitata e sbrodolante. Il vibratore si strofina spudoratamente sulle
grandi labbra gonfie, ritraendosi sempre più lucido e brillante. Lei lo
solleva e lo riabbassa ritmicamente, affondando e scavando nel solco della
vagina, rigirandolo fra le dita della mano, lubrificandolo così a dovere.
Non la puoi vedere in viso perché l’inquadratura è completamente aperta in
basso ma la puoi chiaramente udire in tutta la sua passione. Sta facendo
degli urletti ansanti, per nulla soffocati, che sorpassano di gran lunga
l’eco di tutti gli altri rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sulla balconata non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e
riporti l’attenzione sullo schermo. Quando il vibratore rosso sangue risale
velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne segue da vicino
l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tettine e ne percorre
lievemente le punte: dopo che il fallo esagerato vi è ruotato un po’
attorno, i capezzoli restano luccicanti e rilucenti sotto la luce del sole
accecante. La telecamera si allontana e la figura della giovane giapponese
riappare in tutta la sua interezza. Finisce di insalivare per bene l’enorme
oggetto oblungo che tiene saldamente in mano poi si rovescia sui gomiti e
sulle ginocchia. Si dispone praticamente a pecorina, con il magnifico
culetto rivolto dalla tua parte. L’inquadratura si allarga un’altra volta
sul suo sesso roseo e bagnato; entrambi i suoi buchetti sono generosamente
offerti alla tua vista. Il cazzo nelle tue mutande sta sbattendo
violentemente la testa contro un muro di mattoni. Lo smuovi e gli cambi
delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la delicatezza del suo
clitoride piccolino che parzialmente si nascondeva tra le pieghe soffici di
carne della sua vulva lucida e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, da sopra la sua
schiena incurvata, e la punta del vibratore sanguigno si insinua facilmente
nella bocca spalancata di quella vagina elastica. Sprofonda per un terzo
trascinandosi dietro le creste infiammate delle grandi labbra e arretra un
poco, per poi subito risprofondare, sempre di più e sempre più a fondo. I
gridolini della Giapponesina si alternano ai gemiti sommessi e ai mugolii di
piacere del suo delirio passionale, mentre continua a stantuffarsi
brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine accende il
vibratore, ruotando il pulsante che si trova nella parte posteriore del
fallo semirigido, quell’affare le è sprofondato quasi del tutto nel ventre.
Poche dita di lattice scarlatto fuoriescono ostinatamente dal suo corpo
bianco e trafitto. Un altro ronzio si aggiunge alla massa di rumori in
sottofondo mentre il suo sesso incomincia a vibrare sonoramente. Rimane così
prosternata, con quella spada di gomma conficcata internamente nel profondo
dell’intimo. La sua figura bocconi si sposta sulla sinistra dello schermo e
intanto le tue ultime carte da poker compaiono al centro del tuo campo
visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 145.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.120.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni lussuriosi e verdi-azzurri. Ti
guarda in modo seducente, chinando appena la testa in atteggiamento
voglioso, con fare da cospiratrice. La sua espressione è ammaliante e carica
di erotismo. Le sue mani non hanno mai abbandonato il seno invitante e il
suo ventre sovreccitato. Due dita si stropicciano un capezzolo, altre due si
passano ripetutamente sullo spacco della figa. Un ditino vi si intrufola
profondamente, frugando all’interno delle grandi labbra, e ne fuoriesce
lucido e brillante degli umori del suo sesso umido e rigonfio. Con la lingua
si lambisce le labbra della bocca provocante, ansima per tutto il tempo e ti
sorride amabilmente.
Si rialza in piedi e si
dirige frettolosamente verso la porticina. Entra nella stanza da bagno di un
ambiente di non grandi dimensioni con una sola finestrella. Nei pressi, la
caratteristica stufa in mattoni con l’apertura metallica. Di lato, il
rubinetto dal quale si versa l’acqua bollente, che viene scaldata sulla
stufa stessa. Lungo le pareti della stanza, bidoni pieni d’acqua fredda,
probabilmente tirata su dal pozzo stesso e alcune panchettine col necessario
per il bagno a vapore. Il pavimento in legno non è verniciato e sembra
bagnato e scivoloso, ma lei sembra camminarci sopra bene comunque;
sicuramente è tiepido, le assi sono uniformi e lisce. Inoltre il bagno è
dotato dell’indispensabile tappetino su cui sdraiarsi per meglio sopportare
il caldo e rendere più agevole la permanenza. Da una parte e dall’altra
della panchettina vicina al tappetino si trovano un fascio di rami di
betulla e un bacile di metallo ricoperto da alcuni lenzuoli ripiegati
accuratamente.
La giovane Bellezza Russa
raggiunge la stufa nell’angolo e apre il rubinetto. Le brume si infittiscono
mentre versa acqua sui mattoni arroventati. Di colpo lo schermo viene
letteralmente oscurato da una nuvola di vapore caldissimo. Evidentemente la
stufa dev’essere ardente e la ragazza sembra quasi una diavolessa! Tutto
pare scomparire nelle nebbie e nei vapori. L’obiettivo della telecamera
risulta inesorabilmente appannato, lo schermo del video poker gronda umidità
dall’interno. Sei tentato di detergere il vetro con un braccio ma subito
l’inquadratura si ripulisce e l’immagine della sacerdotessa vagolante nella
nebbia si rimette a fuoco. Torna a sedersi sul tappetino, sempre a gambe
incrociate.
Si gira sulla sinistra,
scopre parte del bacile. Ci infila dentro una manina delicata e quando la
estrae stringe fra le dita un vibratore immenso e color verde mela. Se lo
porta lentamente davanti al viso, lasciandoti abbondantemente a disposizione
tutto il tempo necessario per assimilarne le dimensioni enormi. Ne succhia
la punta e vi passa la linguetta sull’asta flessibile: sembra troppo grande
per la sua boccuccia arancio-rosa ma non dubiti neppure per un istante che
possa non passare per il figone meraviglioso che si ritrova. Porta una mano
dietro alla schiena e si appoggia sul pianale della panchettina di legno,
inarca la vita sottile e gettando per un momento indietro la cresta ondulata
che spicca bionda sulla fronte spaziosa comincia contemporaneamente a
scendere sul suo corpicino imponente con quel fallo di lattice grosso e
splendente. Si intrattiene per qualche secondo intorno ai capezzoli,
guardandoti fissamente negli occhi, poi continua a ridiscendere lungo il suo
corpo accarezzandosi intanto la pelle immacolata con quell’attrezzo
inverosimile per diametro e lunghezza. Oltrepassa distrattamente il
forellino dell’ombelico e raggiunge in ultimo il pube rigoglioso e
lussureggiante; se lo affonda tra i riccioli brillanti e dorati. Un gemito
le sfugge dalla gola mentre tu sei costretto a deglutire. Le sue gambe
flessuose sono ancora aperte e tuttora ripiegate sotto la sua figura
solenne, e la vagina rimane leggermente dischiusa. La telecamera schizza in
avanti, l’inquadratura si allarga sul taglio della vulva eccitata e
sbrodolante. Il vibratore si strofina spudoratamente sulle grandi labbra
gonfie, ritraendosi sempre più lucido e brillante. Lei lo solleva e lo
riabbassa ritmicamente, affondando e scavando nel solco della vagina,
rigirandolo fra le dita della mano, lubrificandolo così a dovere. Non la
puoi vedere in viso perché l’inquadratura è completamente aperta in basso ma
la puoi chiaramente udire in tutta la sua passione. Sta facendo degli
urletti monosillabici, per nulla soffocati, che sorpassano di gran lunga
l’eco di tutti gli altri rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sulla balconata non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e
riporti l’attenzione sullo schermo. Quando il vibratore, verde come
l’erbetta, risale velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera
ne segue dappresso l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tettone e
ne percorre lievemente le punte marroncine: dopo che il fallo esagerato vi è
ruotato un po’ attorno, i capezzoli restano luccicanti e rilucenti sotto la
luce del sole che entra dalla finestrella. La telecamera si allontana e la
figura della giovane russa riappare in tutta la sua interezza. Finisce di
insalivare per bene l’enorme oggetto oblungo che tiene saldamente in mano
poi si rovescia sui gomiti e sulle ginocchia. Si dispone praticamente a
pecorina, con il magnifico culetto rivolto dalla tua parte. L’inquadratura
si allarga un’altra volta sul suo sesso roseo e bagnato; entrambi i suoi
buchetti sono generosamente offerti alla tua vista. Il cazzo nelle tue
mutande sta sbattendo violentemente la testa contro un muro di mattoni. Lo
smuovi e gli cambi delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la delicatezza del suo
clitoride piccolino che parzialmente si nascondeva tra le pieghe soffici di
carne della sua vulva lucida e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, da sopra la sua
schiena incurvata, e la punta del vibratore verdissimo si insinua facilmente
nella bocca spalancata di quella vagina elastica. Sprofonda per un terzo
trascinandosi dietro le creste infiammate delle grandi labbra e arretra un
poco, per poi subito risprofondare, sempre di più e sempre più a fondo. I
gridolini della ragazza russa si alternano ai gemiti sommessi e ai mugolii
di piacere del suo delirio passionale, mentre continua a stantuffarsi
brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine accende il
vibratore, ruotando il pulsante che si trova nella parte posteriore del
fallo semirigido, quell’affare le è sprofondato quasi del tutto nell’intimo.
Poche dita di lattice verde come un frutto acerbo fuoriescono ostinatamente
dal suo corpo chiaro e trafitto. Un altro ronzio si aggiunge alla massa di
rumori in sottofondo mentre il suo sesso incomincia a vibrare sonoramente.
Rimane così prosternata, con quella spada di gomma conficcata internamente
nel profondo del ventre. La sua figura bocconi si sposta sulla sinistra
dello schermo e intanto le tue ultime carte da poker compaiono al centro del
tuo campo visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 147.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.121.
“Nere!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è nera. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.122.
Sminuzza la sua pizza e la
sbocconcella, senza mai voltarsi nella tua direzione. Sorride maliziosamente
a te o al suo compagno, non lo sapresti dire. Forse lo fa apposta. Gli occhi
le brillano e affonda la forchetta nella bocca, lentamente, profondamente, e
la succhia golosamente mentre se la estrae dalle labbra. Mastica con molta
cura e c’è qualcosa di sessuale nel suo atteggiamento.
Continui a tagliuzzare la tua
pizza in pezzettini sempre più piccoli ma non riesci a mangiare. Lo sta
sicuramente facendo di proposito, sa che non le riesci a distogliere gli
occhi di dosso, per non più di un secondo almeno, e si sta divertendo alle
spalle del suo ragazzo. Che stronza! Però è davvero bellissima, stai
pensando quando noti appena un movimento furtivo al di sotto del suo tavolo.
Con calma, quasi timidamente, sta rivolgendo le gambe dalla tua parte.
Trattieni il respiro.
Al di sopra del tavolo nulla
traspare. Spilucca la sua pizza e ascolta con vivo interesse il suo
interlocutore, compostamente, ma al di sotto è tutta un’altra storia. Molto
piano, troppo piano, sta dischiudendo le gambe. Abbandoni ogni senso di
pudore e per quasi un minuto non riesci a respirare; non puoi distogliere
l’attenzione dalle cosce affusolate che si aprono incredibilmente davanti ai
tuoi occhi. Non sei un guardone, non sei un guardone, ti ripeti ma intanto
non riesci a spostare lo sguardo da quella scena esasperante. Hai di nuovo
la gola secca.
Una prima strisciolina bianca
ti appare alla vista in mezzo a quelle gambe favolose. Continuano ad aprirsi
e adesso puoi intravvedere un’ombra scura all’altezza del suo pube.
Improvvisamente ti senti come ridiventato un ragazzino. Irrequieto,
insicuro, curioso, e ossessivo. Le cosce si aprono ancora, ora puoi vedere
tutto. Indossa un minuscolo perizoma di pizzo bianco, semitrasparente, che
le avvolge a malapena le grandi labbra della figa. Cerchi di deglutire ma
non hai saliva in bocca. Prendi un’altra sorsata dal tuo boccale.
Sollevi lo sguardo per un
momento. Lei è sempre indaffarata con la sua pizza e non ti guarda nemmeno.
Sorride maliziosamente verso il suo accompagnatore. Uno sguardo sensuale le
brilla negli occhi e un’espressione seducente le si è stampata sul volto. Di
sicuro non può non essersene accorta, lo sta facendo apposta, però fa finta
di niente e la cosa non ti dispiace. Che troia! Ti guardi attorno, nessuno
vi guarda. Riporti l’attenzione là sotto.
Il perizoma è davvero
ridottissimo. Le puoi scorgere parte delle natiche e del monte di venere
laddove quel piccolo straccetto non può contenere. Ciuffi ribelli di peli
neri scappano fuori da tutte le parti e una folta peluria scura sul ventre
traspare al centro. Ti senti ipnotizzato da questa visione.
Vai al 123.
.123.
Un gruppo di persone molto
chiassose si siede occupando quel tavolo prenotato che si interpone tra il
tuo e il suo. È come se avessi preso la scossa e vieni bruscamente
richiamato alla realtà. Probabilmente si tratta di un’intera famiglia.
Seduti a tavola ci sono un uomo e una donna, una persona più anziana, due
ragazzi e una ragazzina. Non puoi vedere più niente. Di ciò che supponi
essere lei, puoi scorgere al massimo qualche macchia confusa di colore. Va
bene così! Quella bellissima donna ti aveva stregato.
I giovani sono rumorosi.
Finisci in fretta la tua pizza, sei un po’ irritato dalla confusione che
fanno. Prendi un caffè e chiedi il conto. Mentre ti avvii verso la cassa non
puoi trattenerti dal darle un ultimo sguardo. Dio, quanto è bella! Lei
sorride un’altra volta al suo compagno ma non si gira dalla tua parte e non
ti rivolge nemmeno un’occhiata. Il cazzo sta ancora gridando aiuto nelle tue
mutande e ti sorprendi che gli altri non lo possano udire. Paghi il conto ed
esci dalla pizzeria.
Vai al 50.
.124.
Entri in un ambiente
luminoso: luci e superfici metalliche risplendono dappertutto. Riflessi e
giochi di colore rimbalzano da uno specchio all’altro. Cerchi con lo
sguardo, la tua amica, al di là del bancone, ma non c’è nessuno. La saletta
del bar sembra essere vuota. Forse è nell’altra stanza. Vai a vedere.
Eccola. È molto impegnata, è
tutta indaffarata. Sta meticolosamente ripulendo la superficie di un tavolo,
già pulito, con un panno in mano ed è piegata in avanti, in precario
equilibrio sulla punta dei piedi. La gonnellina vivace che porta
disinvoltamente le è risalita fino a metà coscia. Le puoi ammirare il
culetto rotondo e le gambe lunghe, che spiccano e ti attraggono come una
calamita. Ti avvicini silenziosamente. Le appoggi una mano sul sedere. Lei
si raddrizza di scatto e si volta immediatamente dalla tua parte. Uno
sguardo omicida le brilla negli occhi color nocciola. Apre la bocca,
scocciata, per protestare, ma si raddolcisce subito quando ti vede e ti
riconosce. Si sottrae dalle tue braccia e guarda l’orologio. Ti rivolge un
sorriso mellifluo.
“Ciao, sei qui per me, o per
i miei panini?”.
“Beh, un po’ per tutti e
due.”.
La saluti calorosamente, e
con occhio indagatore la scruti dalla testa ai piedi. Ha i capelli rossi,
scarmigliati, raccolti alla bell’è meglio in una folta coda di cavallo. Il
viso non è truccato, e il nasino è pieno di lentiggini. Indossa un camice,
fucsia acceso, da cui risalta un seno non grandissimo ma che fa la sua
figura e che lo riempie sufficientemente sul davanti. Aspetta immobile, ti
sorride, il suo è un atteggiamento provocatorio. Resta in attesa di un tuo
giudizio. Ti scosti un poco e continui a scendere con lo sguardo sulla sua
figura flessuosa.
Tutto il peso del corpo è
caricato sulla stessa gamba, mentre l’altra rimane rilassata e leggermente
flessa in dentro. Un braccio è piegato con il gomito all’infuori e una mano
è stretta sul fianco sinuoso. Il braccio opposto è abbandonato e mollemente
disteso lungo la sua linea morbida, e lo straccio bianco che impugna sempre
nella mano stretta a pugno arriva sino a sfiorarle una caviglia sottile.
Vuole essere sensuale, e ci riesce benissimo. Assumi uno sguardo dubbio,
poco convinto, la guardi criticamente. È molto bella.
Porta una gonnellina a
ventaglio, nera e simpatica, leggera e ricolma di fiorellini bianchi, che fa
a pugni con il resto del suo abbigliamento, sbarazzino, ma non importa,
questo è tipico di lei. Peccato invece che le rimangono scoperte soltanto le
ginocchia. Calza un paio di comodi zoccoli, aperti sul davanti, color panna,
e le unghie delle mani e dei piedi sono smaltate di un rosso ciliegia. La
sua carnagione è molto chiara e tutte le curve sono al posto giusto. È
davvero splendida! La accarezzi dolcemente con gli occhi e le mostri
un’espressione perplessa.
“Hmmm, non saprei dire...
Prova un po’ a voltarti”.
Inarca un sopracciglio e fa
una piroetta su se stessa. La gonna svolazza per un secondo e ti appaiono
alla vista, magicamente, le sue cosce affusolate e ben tornite. Sei
piuttosto eccitato, la sua presenza ti fa sempre questo effetto; un bozzo
voluminoso si sta riempiendo nei tuoi jeans. Ti avvicini e la prendi per la
vita. Vuoi sentire il suo contatto, vuoi farle sentire lo stato in cui ti
trovi. Una manina indiscreta ti sfiora la patta dei pantaloni.
“Allora?”.
“Non male, appena
sufficiente”.
Aggrotta la fronte, ti mostra
la lingua, e fa la faccia imbronciata. Sembra un gattino dal muso
arrabbiato. Lo fa apposta, sa benissimo che non le puoi resistere. Ti
scompiglia i capelli ancora umidi con la mano libera e ti spinge via. È
deliziosa! Ti è sfuggita di nuovo tra le dita e il suo corpo caldo ti ha
lasciato un torpore fastidioso nei testicoli.
“Va bene, diciamo allora
discreto”.
“Maleducato!”.
Ti colpisce con lo
strofinaccio, ma intanto sorride maliziosamente. Contraccambi.
Una persona si affaccia per
un momento dalla sala biliardo e quasi immediatamente vi riscompare dentro.
“Scusa, Rossana, potresti
portarmi una birra?”.
“Sì, certo.”.
Dopotutto il bar non è vuoto.
Ci sono alcune consumazioni, non del tutto finite, su un paio di tavoli che
Rossana non ha toccato. Dalla sala biliardo giungono risa e schiamazzi,
mentre dalla sala giochi si possono sentire chiaramente delle voci e della
musica. Riordina le sedie del tavolo, che stava pulendo prima della tua
interruzione, poi ti si avvicina e ti dà un bacetto sull’angolo della bocca.
Ti strizza un occhio, luminoso sul suo bel viso, e si dirige sculettando
vistosamente verso il retro del bancone. La segui. La serata promette bene.
Osservi l’ancheggiare ipnotico, ossessivo, del suo sedere, fin dove puoi:
quel gioco sta diventando esasperante. Ti accomodi su uno sgabello. Lei
prende una bottiglia dal frigo e la stappa. Ti guarda e ti sorride.
“Torno subito, non ti
muovere, aspettami!”.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un
risultato pari, vai al 13.
Se la loro somma, è un
risultato dispari, vai al 37.
.125.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e ronzante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul masso
liscio e levigato nel corso degli anni. La sua espressione rimane sconvolta
dalla lussuria: gli occhietti leggermente a mandorla sono stretti e
maliziosi, le labbra umide e carnose sono tumide e lievemente dischiuse. Il
suo volto normalmente incantevole sembra distorto nella sua passione
sfrenata. Avvicina il vibratore alla bocca e ne risucchia la punta,
simulando un pompino sulla testa del cazzo di gomma lucida che tiene
avidamente in mano. Ti guarda fisso negli occhi e continua ad insalivarlo
maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il fallo bianco cerca il forellino anale. Cazzo, è
troppo grosso! Non vorrà mica passare da quella parte? L’arnese di lattice
trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre vibrando in
modo forte e costante. Il suo delicato anello di carne rosa si arrende
progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza. Il buco
del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a sprofondare ed
entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento, probabilmente per
rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a spingere brutalmente.
Il vibratore sprofonda di colpo, facendosi facilmente strada nel suo budello
dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra impossibile che il suo
corpo innocente e piccolino possa contenere quell’affare così enorme. La
Tailandesina mugola continuamente, però non sta più urlando come impazzita,
e si muove piano quel coso immenso dentro e fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza tailandese. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio dorato e sottile, intanto con l’altra mano si tortura rudemente il
sedere. La sua pelle è deliziosamente ambrata, le sue curve sono eccitanti e
sudate. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca risulta contratta in
una smorfia dolorosa, l’espressione parrebbe alquanto affaticata, il volto è
arrossato e paonazzo, il respiro si direbbe molto affannoso e piuttosto
difficile. Quando il giro turistico sulla bellezza orientale, che si sevizia
adesso indiscriminatamente, giunge al termine del suo viaggio e la visuale
si sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato, quel membro possente di
gomma semirigida affonda ormai del tutto nel suo retto violato con così poca
premura. Resti impietrito, incredulo e stupefatto. Il tuo cazzone è
diventato duro e praticamente insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere il
vibratore dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. Il fallo di gomma rotola sulla
superficie grigia del sasso, cade nell’acqua cristallina, dove le onde
impassibili e noncuranti della baia lo catturano e se lo portano via.
Distende sfinita le gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante e con
la pelle lucida di sudore. Entrambe le mani stanno lavorando sull’inguine.
Gli occhi sono fortemente chiusi, la testolina scarmigliata è
disinvoltamente girata di lato. La sua figura superba, distesa in questa
comoda posizione, si sposta velocemente sulla sinistra e le tue ultime carte
da gioco compaiono dal nulla come prima lampeggiando e brillando
appariscenti e vistose. Ti stai avvicinando al jackpot finale, lo puoi
vedere dalla barra colorata che si sta riempiendo di volta in volta, proprio
accanto al punteggio che si trova in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 136.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.126.
L’inquadratura si centra
sulla ragazza sfacciatamente adagiata al suolo che si sta frugando
ardentemente tra le gambe, socchiuse e piegate a quarantacinque gradi, con i
polpastrelli delle dita bramose e assai desiderose. La telecamera si
avvicina per un momento e subito si riallontana. La pelle del suo corpo
infuocato è percorsa da tremiti incontrollabili che non possono per nulla
essere di freddo o di spavento. Il paesaggio che la circonda, sonnolento e
rilassante, contrasta di netto con lo spirito indemoniato e volubile che la
possiede in quel momento. Pare infine recuperare il controllo dei sensi e si
gira a guardare nella tua direzione. Ti sorride in modo accattivante e
lascivo. Dice qualcosa e si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio abbronzato
cerca di coprirsi le tette candide e spettacolari che traboccano fuori da
tutte le parti e con un dito ti ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata
che non la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si volge di schiena
mostrando il culetto rotondo e piccolino, che parzialmente rimane nascosto
dal tessuto di pizzo rosa, delle mutandine delicate che indossa, mentre con
le mani si accarezza dolcemente i fianchi sinuosi sottolineandone così la
perfezione. Scende lentamente sulle curve del bacino con le palme lisce
delle sue manine morbide e dorate, sino ad agganciare con i pollici
l’elastico magico degli slip miracolosi. Continua poi a scendere chinandosi
a novanta gradi, trascinandosi dietro come uno straccino le mutande, ultimo
baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta da quel triangolo di stoffa ricamata che discende
flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta inconfondibilmente
fra la cunetta morbida della sua figa. L’indumento intimo si ferma
all’altezza delle caviglie. La giovane Bellezza Texana si raddrizza di
scatto e si gira nuovamente dalla tua parte. Con un braccio si difende il
seno, con una mano si protegge il pube. Ti guarda e ti sorride. Ti parla di
nuovo e scosta disinvoltamente le mani affondandole immediatamente tra i
capelli, lucidi e vaporosi, brillanti e color biondo miele alla luce del
sole. Il suo corpo è magnifico e resta ora completamente esposto alla tua
vista. Che visione spettacolare! Tutte le curve sono perfettamente
modellate. Le tette sono come globi di cristallo sormontati da granati
marroni e rossicci, il ventre è piatto e invitante come una distesa erbosa,
il pube è rigoglioso come un giardino fiorito, le gambe sono diritte come il
tronco di un pino maestoso e svettante. I disegni bianchi del costume da
bagno spiccano sul suo corpicino caramellato come una seconda biancheria
intima meravigliosamente dipinta. Si inginocchia sul lenzuolino ai suoi
piedi e si siede: distende le cosce in avanti, le flette leggermente
dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano, in modo del tutto
ossessivo.
La telecamera zuma in avanti
e l’inquadratura si apre audacemente la strada facendosi tranquillamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale con pacatezza la pelle
abbronzata delle sue gambe deliziosamente mielate e nettarine, mentre
continuano a schiudersi come un’albicocca matura che mostra ai tuoi occhi
attoniti tutta la polpa più succosa, svelando al contempo il nocciolo del
suo segreto maggiormente custodito e proibito. All’interno delle cosce la
sua pelle è dorata, sembra fresca, vellutata, fragrante e odorosa di buono.
Non puoi restare totalmente insensibile di fronte a quello spettacolo
esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre
lei continua a dischiudersi moderatamente sotto il tuo sguardo assorto.
Finalmente quelle gambe favolose e fantastiche si sono aperte quel tanto che
basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad
inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di
figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è rosea e completamente depilata intorno alle grandi labbra
sorprendentemente gonfie e polpose, il clitoride è piccolino e pare fremere
e pulsare mentre sopra, sul pube e sul ventre, un triangolino di peluria
ondulata, apparentemente biondo scuro come i capelli al primo impatto, si
allunga e si allarga ricoprendole parte del monte di venere soffice e
delicato come il vello di una pesca succulenta. Scintille oro e rosso
barbagliano su quel monticello favoloso. Ti stai eccitando come un
ragazzino. Le sue grandi labbra sono invitanti e lucide: si sta bagnando
davvero? Sembrano sorriderti vogliosamente. Sono appena socchiuse, vogliono
parlare, vogliono gridare il tuo nome. Vedi una gocciolina dei suoi umori
brillare sul clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a
scomparire tra le natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un
cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si
è annebbiato assurdamente. Adesso è l’animale prepotente che hai tra le
gambe a comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non
riesci a distogliere lo sguardo da quella figa straordinaria.
Una mano bellissima, la sua
mano eccitante, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sulla
peluria biondo caramello e la chiude a pugno intorno ai peletti infiammati.
Un brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita affusolate
e lunghissime, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano
sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello
splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando
affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti
riempie le narici quasi che le avessi veramente sotto il naso. Sta tutto
nella tua testa, lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con
un dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi
occhi sono irrequieti e il cuore nel petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente e l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino leggero, impertinente, che si era intrufolato tra le
labbra morbide della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e
lei se lo porta golosamente alla bocca. Lo succhia avidamente. Ti sta
sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da
quella visione sconvolgente. La Bellezza Texana si sdraia sulla schiena,
ancora una volta sopra al lenzuolino steso sul prato della fattoria. Gli
occhi sono chiusi. Con le dita di una mano si stuzzica un capezzolo, con
quelle dell’altra si titilla il clitoride insofferente. Ansima pesantemente
e il corpo sussulta vistosamente di tanto in tanto. La sua immagine fa
ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro riappaiono le tue ultime
carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 134.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.127.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e ronzante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul verde
soffice del prato incolto. La sua espressione rimane sconvolta dalla
lussuria: gli occhioni particolarmente espressivi sono neri e molto
profondi, stretti e maliziosi, le labbra umide e carnose sono di un rosa
chiarissimo, tumide e leggermente dischiuse. Il suo volto normalmente
accattivante sembra distorto nella sua passione sfrenata. Avvicina il
vibratore alla bocca e ne risucchia la punta, simulando un pompino sulla
testa del cazzo di gomma lucida che tiene avidamente in mano. Ti guarda
fisso negli occhi e continua ad insalivarlo maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il fallo giallo cerca il forellino anale. Cazzo, è
troppo grosso! Non vorrà mica passare da quella parte? L’arnese di lattice
trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre vibrando in
modo forte e costante. Il suo delicato anello di carne ombrosa si arrende
progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza. Il buco
del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a sprofondare ed
entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento, probabilmente per
rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a spingere brutalmente.
Il vibratore sprofonda di colpo, facendosi facilmente strada nel suo budello
dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra impossibile che il suo
corpo snello e longilineo possa contenere quell’affare così enorme e
volgare. La morettina mugola continuamente, però non sta più urlando come
impazzita, e si muove piano quel coso immenso dentro e fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza indiana. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio color caramello, intanto con l’altra mano si tortura rudemente il
sedere. La sua pelle è deliziosamente traslucida, le sue curve sono
eccitanti e sudate. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca risulta
contratta in una smorfia dolorosa, l’espressione parrebbe alquanto
affaticata, il volto è arrossato e paonazzo, il respiro si direbbe molto
affannoso e piuttosto difficile. Quando il giro turistico sulla Bellezza
Indiana, che si sevizia adesso indiscriminatamente, giunge al termine del
suo viaggio e la visuale si sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato,
quel membro possente di gomma semirigida affonda ormai del tutto nel suo
retto violato con così poca premura. Resti impietrito, incredulo e
stupefatto. Il tuo cazzone è diventato duro e praticamente insensibile come
la pietra.
Si sfila dal sedere il
vibratore dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. Il fallo di gomma rotola sul
terreno verdeggiante, finisce vicino a una quercia impassibile e noncurante,
dove l’erba alta e rigogliosa lo nasconde e inghiottendolo se lo porta via.
Distende sfinita le gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante e con
la pelle lucida di sudore. Entrambe le mani stanno lavorando sull’inguine.
Gli occhi sono fortemente chiusi, il gioiello lampeggia sulla fronte
spaziosa, la testolina scarmigliata è disinvoltamente girata di lato. La sua
figura incantevole, distesa in questa comoda posizione, si sposta
velocemente sulla sinistra e le tue ultime carte da gioco compaiono dal
nulla come prima lampeggiando e brillando appariscenti e vistose. Ti stai
avvicinando al jackpot finale, lo puoi vedere dalla barra colorata che si
sta riempiendo di volta in volta, proprio accanto al punteggio che si trova
in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 135.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.128.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhi nocciola intenso, stretti e un po’
allungati come le sopracciglia. Ti guarda in modo lussurioso, chinando
maliziosamente la testa in atteggiamento accattivante e seducente. La sua
espressione è ammaliante e carica di erotismo. Le sue mani, smaltate di rosa
madreperla, non hanno mai abbandonato il seno tondeggiante e il suo ventre
sovreccitato. Due dita si titillano un capezzolo, altre due si passano
ripetutamente sullo spacco della figa. Un ditino vi si intrufola
profondamente, frugando all’interno delle grandi labbra, e ne fuoriesce
lucido e brillante degli umori del suo sesso umido e rigonfio. Con la lingua
si lambisce le labbra della bocca carnosa, ansima per tutto il tempo e ti
sorride amabilmente.
Si gira sulla sinistra, apre
un angolo della sacca di tela, ci infila dentro una manina delicata e quando
la estrae stringe fra le dita un vibratore immenso e semitrasparente come
l’acqua dell’oceano che la circonda. Se lo porta lentamente davanti al viso,
lasciandoti abbondantemente a disposizione tutto il tempo necessario per
assimilarne le dimensioni enormi. Ne succhia la punta e vi passa la
linguetta sull’asta flessibile: sembra troppo volgare per la sua boccuccia
innocente ma non dubiti neppure per un istante che possa non passare per il
fighino meraviglioso che si ritrova. Porta una mano dietro alla schiena e si
appoggia sul pianale grigio del masso, inarca la vita sottile e gettando per
un momento indietro la chioma vaporosa comincia contemporaneamente a
scendere sul suo corpicino serpeggiante con quel fallo di lattice grosso e
splendente. Si intrattiene per qualche secondo intorno ai capezzoli,
guardandoti fissamente negli occhi, poi continua a ridiscendere lungo il suo
corpo accarezzandosi intanto la pelle color cacao con quell’attrezzo
inverosimile per diametro e lunghezza. Oltrepassa distrattamente il
forellino dell’ombelico e raggiunge in ultimo il pube rasato di fresco; se
lo affonda ardentemente tra i peletti neri e brillanti. Un gemito le sfugge
dalla gola mentre tu sei costretto a deglutire. Le sue gambe lunghissime
sono ancora aperte e tuttora ripiegate sotto la sua figura tortuosa, e la
vagina rimane leggermente dischiusa. La telecamera schizza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul taglio della vulva eccitata e sbrodolante. Il
vibratore si strofina spudoratamente sulle grandi labbra strette,
ritraendosi sempre più lucido e scintillante. Lei lo solleva e lo riabbassa
ritmicamente, affondando e scavando nel solco della vagina, rigirandolo fra
le dita della mano, lubrificandolo così a dovere. Non la puoi vedere in viso
perché l’inquadratura è completamente aperta in basso ma la puoi chiaramente
udire in tutta la sua passione. Sta facendo degli urletti sensuali, per
nulla soffocati, che sorpassano di gran lunga l’eco di tutti gli altri
rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sopra non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e riporti
l’attenzione sullo schermo. Quando il vibratore, trasparente come vetro
opacizzato, risale velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera
ne segue da vicino l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tette
prorompenti e ne percorre lievemente le sommità: dopo che il fallo esagerato
vi è ruotato attorno, i capezzoli restano luccicanti e rilucenti sotto la
luce del sole tropicale. La telecamera si allontana e la figura della
giovane marocchina riappare in tutta la sua interezza. Finisce di insalivare
per bene l’enorme oggetto oblungo che tiene saldamente in mano poi si
rovescia sui gomiti e sulle ginocchia. Si dispone praticamente a pecorina,
con il magnifico culetto rivolto dalla tua parte. L’inquadratura si allarga
un’altra volta sul suo sesso scuro e bagnato; entrambi i suoi buchetti sono
generosamente offerti alla tua vista. Il cazzo nelle tue mutande sta
sbattendo violentemente la testa contro un muro di mattoni. Lo smuovi e gli
cambi delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la semplicità del suo
clitoride piccolino che parzialmente si nascondeva fra le pieghe soffici di
carne della sua vulva lucida e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, dal di sopra della
sua schiena incurvata, e la punta appannata del vibratore si insinua
facilmente nella bocca spalancata di quella vagina accogliente ed elastica.
Sprofonda per un terzo trascinandosi dietro le creste infiammate delle
grandi labbra e arretra un poco, per poi subito risprofondare, sempre di più
e sempre più a fondo. I gridolini della morettina si alternano ai gemiti
sommessi e ai mugolii di piacere del suo delirio passionale, mentre continua
a stantuffarsi brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine accende il
vibratore, ruotando il pulsante che si trova nella parte posteriore del
fallo semirigido, quell’affare le è sprofondato quasi del tutto nel ventre.
Poche dita di lattice biancastro fuoriescono ostinatamente dal suo corpo
cioccolato e trafitto. Un altro ronzio si aggiunge alla massa di rumori in
sottofondo mentre il suo sesso incomincia a vibrare sonoramente. Rimane così
prosternata, con quella spada di gomma conficcata internamente nel profondo
dell’intimo. La sua figura bocconi si sposta sulla sinistra dello schermo e
intanto le tue ultime carte da poker compaiono al centro del tuo campo
visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 131.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.129.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia dal
reggiseno di tessuto elastico del bikini minuscolo, giallo raggiante come la
luce di un faro nella notte. Si gira e si arrampica sulla grande lastra di
pietra che si affaccia sull’oceano Atlantico, insieme alle rocce della bassa
scogliera che si trova alle sue spalle. Il sole accarezza tutta la sua
figura brillante e favolosa, mentre si solleva facilmente in piedi e la sua
effigie sembra un miraggio sullo sfondo di un sogno a occhi aperti. Lascia
cadere a terra la sacca di tela, raggiunge i confini sull’acqua azzurra, si
piega lentamente nella tua direzione mettendosi a sedere sulla superficie
liscia del masso; si stringe le ginocchia al petto, solleva un poco il mento
e ti sorride con malizia. Le sue labbra sono rosse e polpose come l’interno
di una pesca succosa, i capelli sono neri e raccolti in una crocchia
disordinata sulla testa. Gli occhioni scintillanti sono nerissimi e
leggermente truccati, le sopracciglia sono arcuate e lunghissime, e
barbagliano e sfavillano sul suo bel visetto affascinante e sensualissimo.
Bisbiglia qualcosa portando le mani biscottate come tutto il resto della sua
presenza meravigliosa, sul bordo smussato di quella pietra levigata dalle
maree, immergendo troppo frettolosamente i piedi nell’acqua del basso
fondale sabbioso. Un brivido le risale lungo il corpo flessuoso, i
pesciolini argentati si allontanano bruscamente da lei. Ritira rapidamente
le gambe, poi le immerge nuovamente con maggior cautela. L’acqua azzurra e
cristallina della spiaggia deve essere anche piuttosto gelata.
La voce della giovane ragazza
brasiliana diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza dolcemente le
lunghe cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le
mutandine gialle del costume, risalendo con i polpastrelli delle mani sui
fianchi longilinei, sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppette del
bikini luccicante. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla
schiena: improvvisamente quello straccetto non è più in tensione sulle tette
formose ma i laccetti annodati sulla nuca lo mantengono inflessibilmente al
loro posto. Con un braccio si cinge entrambe le mammelle mentre con l’altra
mano si scioglie anche quell’ultimo nodo persistente. I due cordini sono
ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente
strette sul seno. Il pezzo superiore del bikini rimane intrappolato
ossessivamente nel mezzo. Si accarezza voluttuosamente le tette traboccanti,
stringendo e ruotando le mani con passione, mugugnando e sospirando
piacevolmente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata all’indietro. Con
molta calma quelle mani smaltate di rosso scendono sul suo corpo snello e
sottile, massaggiando, accarezzando, solleticando ardentemente. Continuano a
scendere sulla sua figura focosa, sino a intrufolarsi tra le gambe per
sfiorare gli slip che prima avevano ignorato e disdegnato.
L’inquadratura si zuma
finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore favoloso. Le
tette sono floride, perfettamente a pera, i capezzoli sono grossi e scuri
come chicchi d’uva matura, le areole sono enormi e nere, molto ben delineate
come le labbra. Quella visione straordinaria rasenta la perfezione assoluta
e rappresenta la tentazione del frutto proibito. Le mani risalgono in fretta
afferrandole e sollevandole per la base, mentre la testa si china in avanti
e la bocca si schiude lievemente per lasciar fuoriuscire la linguetta
stuzzicante che cerca lussuriosamente di lambire il centro delle sue
rotondità grandiose. Nessun segno di costume da bagno deturpa il fascino
terracotta del panorama meraviglioso che offre. Osservi estasiato quella
scena sublime. Si succhia avidamente un dito e si passa il polpastrello
intorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulla
pelle color biscotto delle mammelle. La telecamera si allontana
gradualmente, l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella
sua interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non
ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si
gira sull’altro lato del masso incominciando subito a sguazzare con i piedi
nell’acqua di quell’oceano appena increspato da piccoli movimenti ondosi. La
schiena è inarcata all’indietro, le mani sono appoggiate sull’orlo della
pietra smussata, la testa ricade sulle spalle, gli occhi sono chiusi al
cielo azzurro, il volto è rivolto al sole tropicale, i capelli le ricadono
morbidamente in sparuti riccioli brillanti dalla crocchia sulla sacca di
tela abbandonata. Il suo corpicino esile e slanciato, ti appare
magnificamente di profilo e puoi risalirne ogni curva con lo sguardo.
L’inquadratura della ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello
schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 151.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.130.
Parcheggi la macchina sotto
ad un albero che si trova a una distanza intermedia tra il bar e la
pizzeria. Scendi dal tuo macinino e lo chiudi a chiave. Non c’è niente da
rubare, ma non si sa mai. La prudenza non è mai troppa! Ti scoccerebbe
tornare e non trovarlo più. Attraversi la strada e ti dirigi verso un
edificio di mattoni con una grande insegna colorata che si illumina in
quello stesso momento. Non è ancora buio, ma la sera sta calando.
Entri in un ambiente un po’
vecchio e scadente, ma il legno scuro e gli sgabelli alti offrono
un’atmosfera intima e confortevole al locale. Una ragazza piccolina e un po’
abbondante sta lavando qualcosa sotto il getto dell’acqua aperta. Subito
interrompe quel che stava facendo, solleva un viso grazioso e ti rivolge un
sorriso splendente.
“Buona sera!”.
Ricambi il sorriso e il
saluto, e ti avvicini al bancone. Una coppia di persone sta chiacchierando
con una birra in mano e una ciotola di patatine posata al centro del
tavolino. Lì accanto, un altro tavolo mostra la presenza di altri clienti,
ma non vedi nessun altro. Diverse sedie sono scostate, un accendino e un
pacchetto di sigarette attendono il ritorno dei loro proprietari.
Ammucchiati disordinatamente sul tavolino ci sono inoltre i resti di alcune
consumazioni.
“Cosa desidera?”.
Ordini un aperitivo
analcolico e ti accomodi su uno sgabello. Mentre si gira per mostrarti la
vetrina dell’arredamento, per farti scegliere tra ciò di cui dispone, cogli
l’occasione per osservarla meglio e l’occhio ti cade sul suo sedere.
Passabile! Indossa un camice violetto pallido che le arriva a metà coscia,
le gambe sono fasciate da un paio di fuseaux neri e le braccia sono nude.
Considerando che nell’ambiente non c’è l’aria condizionata, sotto il camice
potrebbe benissimo non indossare nulla. La ragazza è un po’ troppo
rotondetta sui fianchi e nei polpacci, ma le tette sono da paura. Una quarta
misura, forse anche una quinta, riempie tutto il camice sul davanti e i
bottoni sembrano in procinto di scoppiare.
“Ci vuole del ghiaccio?”.
“No, grazie!”.
Ti chiede da dove vieni e
perché non ti ha mai visto prima. Le racconti che stai aspettando l’apertura
della pizzeria e rapidamente ti ritrovi preso in una conversazione più
confidenziale. Siete infatti passati dal lei, al tu, in un attimo. È molto
simpatica e pimpante. È anche carina. Si vede che sa fare il suo lavoro. C’è
una montagna di bicchieri, piattini, tazzine, altro ancora, nel lavello, ma
sembra non essere senza. Tra una chiacchiera e l’altra, ti sta preparando
qualcosa, al banco frigo, da accompagnare all’aperitivo. Non le solite
patatine.
La coppia di persone che
avevi intravvisto poco prima intanto pare avere finito la propria birra.
Pagano, salutano e se ne vanno. Lei ti piace: è gentile, è simpatica, è
semplice. E tu non hai fretta. Per lasciarle a disposizione il tempo
necessario per portare a termine qualunque cosa stia facendo, decidi di
andare al bagno. Chiedi dove puoi andare a darti una rinfrescata e lei
gentilmente ti indica la strada.
Lancia 2 dadi:
Se la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 9.
Se la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 72.
.131.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e ronzante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul masso
liscio e levigato nel corso degli anni. La sua espressione rimane sconvolta
dalla lussuria: gli occhietti leggermente allungati sono stretti e
maliziosi, le labbra umide e lucide sono tumide e lievemente dischiuse. Il
suo volto normalmente dolcissimo sembra distorto nella sua passione
sfrenata. Avvicina il vibratore alla bocca e ne risucchia la punta,
simulando un pompino sulla testa del cazzo di gomma lucida che tiene
avidamente in mano. Ti guarda fisso negli occhi e continua ad insalivarlo
maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il fallo semitrasparente cerca il forellino anale.
Cazzo, è troppo grosso! Non vorrà mica passare da quella parte? L’arnese di
lattice trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre vibrando in
modo forte e costante. Il suo delicato anello di carne ombrosa si arrende
progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza. Il buco
del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a sprofondare ed
entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento, probabilmente per
rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a spingere brutalmente.
Il vibratore sprofonda di colpo, facendosi facilmente strada nel suo budello
dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra impossibile che il suo
corpo serpeggiante possa contenere quell’affare così enorme. La morettina
mugola continuamente, però non sta più urlando come impazzita, e si muove
piano quel coso immenso dentro e fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza marocchina. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio affusolato e traslucido, intanto con l’altra mano si tortura
rudemente il sedere. La sua pelle è deliziosamente cioccolata, le sue curve
sono eccitanti e sudate. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca grande
e carnosa risulta contratta in una smorfia dolorosa, l’espressione si
direbbe alquanto affaticata, il volto vagamente rotondo parrebbe sotto
sforzo, il nasino un po’ appiattito respira affannosamente e in maniera
piuttosto difficile. Quando il giro turistico sulla Bellezza Marocchina, che
si sevizia adesso indiscriminatamente, giunge al termine del suo viaggio e
la visuale si sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato, quel membro
possente di gomma semirigida affonda ormai del tutto nel suo retto violato
con così poca premura. Resti impietrito, incredulo e stupefatto. Il tuo
cazzone è diventato duro e praticamente insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere il
vibratore dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. Il fallo di gomma rotola sulla
superficie grigia del sasso, cade nell’acqua azzurra, dove i piccoli
movimenti ondosi lo catturano e se lo portano via. Distende sfinita le
gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante e con la pelle lucida di
sudore. Entrambe le mani stanno lavorando sull’inguine. Gli occhi sono
fortemente chiusi, la testolina scarmigliata è disinvoltamente girata di
lato. La sua figura superba, distesa in questa comoda posizione, si sposta
velocemente sulla sinistra e le tue ultime carte da gioco compaiono dal
nulla come prima lampeggiando e brillando appariscenti e vistose. Ti stai
avvicinando al jackpot finale, lo puoi vedere dalla barra colorata che si
sta riempiendo di volta in volta, proprio accanto al punteggio che si trova
in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 133.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.132.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 152.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.133.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La focosa marocchina si raddrizza rapidamente a sedere, portandosi
sul bordo del masso, immergendo subito i piedi nell’acqua gelida della
spiaggia tropicale. I pesciolini argentati, impauriti e disturbati, si
allontanano in fretta da lei. La sua pelle è lucida, il suo corpo è
deliziosamente sudato, le sue mani smaltate di rosa sono strette sull’orlo
del sasso grigio e smussato; i capezzoli bruni sulla sommità delle tette
prorompenti che si sollevano e riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante
e faticoso, sono turgidi e completamente eretti. La soffice peluria sul pube
è liscia e brillante, e molti peletti vicino al sesso tumefatto sembrano
parecchio appiccicaticci. L’acconciatura voluminosa sulla testolina
riccioluta appare abbastanza incasinata, se la risistema un po’ alla bell’è
meglio, piuttosto frettolosamente. Il cielo azzurro si specchia
nell’Atlantico, le strilla e grida dei gabbiani riecheggiano in lontananza,
i cumuli di pietre del rudere sono sparsi un po’ dappertutto. Solleva infine
un volto invasato e stracolmo di lussuria. Ti guarda e ti rivolge un sorriso
libidinoso. Si passa la lingua sulla bocca dischiusa, dice qualcosa che non
riesci a capire. Si mordicchia le labbra carnose e si lascia dolcemente
scivolare nell’acqua, azzurra e pulita, dell’oceano lievemente increspato
che le arriva a malapena all’altezza delle ginocchia. Si china e si siede
sul fondo bagnandosi sino al mento: resta immobile qualche secondo,
stringendosi le caviglie con le mani, lasciandosi accarezzare e lavare dalle
onde basse e tranquille. Inclina la testa sul riflusso della corrente
sfiorando il pelo dell’acqua con la fronte sudata. La telecamera zuma in
avanti, le puoi vedere le spalle rabbrividire immediatamente.
Quando la giovane Bellezza
Marocchina si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
perfetto e scintillante sotto la luce fortissima del sole splendente. Le
goccioline sulla sua figura tortuosa grondano e barbagliano su tutta la
superficie cioccolata del suo corpo meraviglioso. Si gira di schiena,
mostrando il culetto generosamente a mandorla, e con le dita comincia a
trafficare in mezzo ai capelli nerissimi. Si districa con cura quei nodi e
grovigli che inevitabilmente si sono venuti a creare nei piccoli movimenti
ondosi dell’acqua salmastra. Si scrolla abbondantemente il capo e una nuvola
vaporosa e nera improvvisamente la avvolge, ricoprendola fin quasi al
sedere, discendendole ondulatamente lungo la schiena flessuosa. Si rivolge
poi nella tua direzione e si afferra i seni eccitati, li strizza e se li
lavora accuratamente, ruotando con passione le mani e pizzicandosi intanto
la pelle luccicante e color del cacao. Il suo visetto compiacente, adesso
incorniciato dai lunghissimi riccioli neri, è ancor più squisito di prima e
il bagno freddo che ha appena fatto non è servito a sbollire il turbamento
dei demoni furiosi che la consumano inequivocabilmente dentro. Si appoggia
con le natiche sul bordo della pietra levigata che si distacca dal muro semi
sepolto nella sabbia dorata, si torce sulla vita sottile, volgendosi
agilmente indietro, afferrando e avvicinandosi la sacca di tela dal
contenuto misterioso: ti guarda fissamente negli occhi e frattanto estrae
dalle sue profondità un doppio fallo di gomma semirigida, dalle dimensioni
inverosimili e dal colore grigio come un filo di fumo. Se lo avvicina al
viso, ne sfiora le punte con la linguetta voluttuosa, lo bacia molto
lascivamente, ti guarda e ti sorride con indecenza. Quell’attrezzo
mastodontico che stringe per la propria impugnatura sembra veramente
smisurato. Il fallo anale, quello più piccolo, è comunque più grosso del
precedente, mentre l’altro, quello vaginale, risulta addirittura mostruoso.
Infila dolcemente una manina nella sacca e ne prende un tubetto, forse di
vaselina, che svita con i denti bianchissimi e lubrifica attentamente quel
coso davvero immenso. Quando finisce di ungerlo a dovere ti sorride
lussuriosamente e ti scocca uno sguardo impaziente.
La morettina si rigira su se
stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sulla parte piana del
masso, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta da
un lato i capelli foltissimi. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma
grigiastra sprofonda facilmente nella sua vulva accogliente, solamente per
poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo gemellino
bislungo si è appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme ad alta
voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si accascia pesantemente
sul pianale del sasso e un urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla
gola, quando quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e
sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per metà della sua lunghezza,
poi il passaggio si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime
appaiono enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato
sono stati rilassati con forza ma continuano ad essere riluttanti:
sussultano e si contraggono ritmicamente, stringendosi e contraendosi
inutilmente, protestando e recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi
vedere benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto straordinario. I
suoi fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano di continuo su
quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
marocchina smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 160.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.134.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni scuri e profondi, molto luminosi e
carichi di lussuria. La sua espressione un po’ ribelle è ammaliante e carica
di erotismo. Ti guarda in modo seducente, chinando appena la testa in
atteggiamento voglioso, con fare da cospiratrice. Le sue mani non hanno mai
abbandonato il seno invitante e il suo ventre sovreccitato. Due dita si
stropicciano un capezzolo, altre due si passano ripetutamente sullo spacco
della figa. Un ditino vi si intrufola profondamente, frugando all’interno
delle grandi labbra, e ne fuoriesce lucido e brillante degli umori del suo
sesso umido e rigonfio. Con la lingua si lambisce le labbra della bocca
carnosa, ansima per tutto il tempo e ti sorride ardentemente.
Si rialza in piedi e
raggiunge frettolosamente il vecchio pozzo di mattoni che si trova in un
angolo appartato del cortile, fra la stalla dei cavalli e la palizzata che
delimita il pascolo della mandria di bovini. Tutt’intorno, posati con cura
sul terreno, ci sono secchi di metallo ricolmi d’acqua limpida e
trasparente, sicuramente tirata su dal pozzo stesso. Di lato, un grosso
ceppo di legno con un’accétta conficcata al centro attende il taglio della
legna ordinatamente impilata al suolo. Da una parte e dall’altra, invece,
fusti tortuosi e ramificati con corteccia bruno rossastra, alti almeno
qualche metro, intrecciano le loro foglie aghiformi e pungenti, verticillate
a tre. I frutti globosi, blu-viola dei due ginepri sono abbondanti e simili
a bacche pruinose.
La giovane Bellezza Texana si
piega sulle ginocchia e si rinfresca il viso accaldato affondando per un
istante la fronte sudata in un secchio. Getta poi indietro la testa e una
miriade di scintille multicolore balugina per un secondo nell’aria estiva;
improvvisamente lo schermo del video poker viene letteralmente screziato da
goccioline bagnate. Tutto pare scomparire nei puntolini colorati e negli
schizzi sgargianti. L’obiettivo della telecamera risulta inevitabilmente
velato, la superficie dello schermo piatto gronda acqua dal suo interno. Sei
tentato di detergere il vetro con un braccio ma subito l’inquadratura si
ripulisce e l’immagine della ragazza si rimette a fuoco. Riflessi rosso-oro
le barbagliano tra i capelli mentre rivoli bagnati le discendono lungo la
schiena, abbronzata e flessuosa, sino a intrufolarsi fra le sue natiche
bianchissime. Si gira e ti guarda furbescamente. Fa ritorno al tavolaccio e
si risiede sul lenzuolino pastello, sempre a gambe incrociate. Ciocche ora
biondo miele le gocciolano acqua sulle spalle, acqua scintillante che si
raccoglie nell’incavo delle mammelle lattee e splendenti, se paragonate al
resto del corpo caramellato.
Allunga un braccio sul tavolo
e scosta freneticamente un lembo della sacca, ci infila dentro una manina
eccitata e quando la estrae stringe tra le dita un vibratore immenso e color
arancio fiamma. Se lo porta lentamente davanti al volto, lasciandoti
abbondantemente a disposizione tutto il tempo necessario per assimilarne le
dimensioni enormi. Ne succhia la punta e vi passa la linguetta sull’asta
flessibile: sembra troppo grande per la sua boccuccia provocante ma non
dubiti neppure per un momento che possa non passare per il figone
meraviglioso che si ritrova. Porta una mano dietro alla schiena e si
appoggia sul bordo del lenzuolino di cotone, inarca la vita sottile e
gettando per un momento indietro la chioma presumibilmente biondo scuro,
ondulata e vaporosa sui lineamenti spigolosi, comincia contemporaneamente a
scendere sul suo corpicino lussurioso con quel fallo di lattice grosso e
splendente. Si intrattiene per qualche secondo attorno ai capezzoli,
guardandoti fissamente negli occhi, poi continua a ridiscendere lungo il suo
corpo accarezzandosi intanto la pelle con quell’attrezzo inverosimile per
diametro e lunghezza. Oltrepassa distrattamente il forellino dell’ombelico e
raggiunge in ultimo il pube chiaro e rigoglioso; se lo affonda tra i peletti
morbidi e brillanti. Un gemito le sfugge dalla gola mentre tu sei costretto
a deglutire. Le sue gambe slanciate sono ancora aperte e tuttora ripiegate
sotto la sua figura procace, e la vagina rimane ampiamente dischiusa. La
telecamera schizza in avanti, l’inquadratura si allarga sul taglio della
vulva aperta e sbrodolante. Il vibratore si strofina spudoratamente sulle
grandi labbra gonfie, ritraendosi sempre più lucido e brillante. Lei lo
solleva e lo riabbassa ritmicamente, affondando e scavando nel solco della
vagina, rigirandolo fra le dita della mano, lubrificandolo così a dovere.
Non la puoi vedere in viso perché l’inquadratura è completamente centrata in
basso ma la puoi chiaramente udire in tutta la sua passione. Sta facendo
degli urletti esagerati, per nulla trattenuti, che sorpassano di gran lunga
l’eco di tutti gli altri rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sulla balconata non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e
riporti l’attenzione sullo schermo. Quando il vibratore arancio fluorescente
risale velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne segue
dappresso l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tette prorompenti
e ne percorre lievemente le rotondità nocciola: dopo che il fallo esagerato
vi è ruotato un po’ intorno, i capezzoli restano luccicanti e rilucenti
sotto la luce del sole che risplende sulla fattoria. La telecamera si
allontana e la figura della giovane texana riappare in tutta la sua
interezza. Finisce di insalivare per bene l’enorme oggetto oblungo che tiene
saldamente in mano poi si rovescia sui gomiti e sulle ginocchia. Si dispone
praticamente a pecorina, con il magnifico culetto rivolto dalla tua parte.
L’inquadratura si allarga un’altra volta sul suo sesso roseo e bagnato;
entrambi i suoi buchetti sono generosamente offerti alla tua vista. Il cazzo
nelle tue mutande sta violentemente sbattendo la testa contro un muro di
mattoni. Lo smuovi e gli cambi delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la delicatezza del suo
clitoride piccolino che parzialmente si nascondeva tra le pieghe soffici di
carne della sua vulva lucida e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, da sopra la sua
schiena incurvata, e la punta del vibratore arancione si insinua facilmente
nella bocca spalancata di quella vagina elastica. Sprofonda per un terzo
trascinandosi dietro le creste infiammate delle grandi labbra e arretra un
poco, per poi subito risprofondare, sempre di più e sempre più a fondo. I
gridolini della ragazza texana si alternano ai mugolii di piacere e ai pochi
gemiti soffocati del suo delirio passionale, mentre continua a stantuffarsi
brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine accende il
vibratore, ruotando il pulsante che si trova nella parte posteriore del
fallo semirigido, quell’affare le è sprofondato quasi del tutto nell’intimo.
Poche dita di lattice, arancio vivido come un incendio, fuoriescono
ostinatamente dal suo corpo dipinto e trafitto. Un altro ronzio si aggiunge
alla massa di rumori in sottofondo mentre il suo sesso incomincia a vibrare
sonoramente. Rimane così prosternata, con quella spada di gomma conficcata
internamente nel profondo del ventre. La sua figura bocconi si sposta sulla
sinistra dello schermo e intanto le tue ultime carte da poker compaiono al
centro del tuo campo visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 149.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.135.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La voluttuosa indiana si raddrizza rapidamente, portandosi a
sedere sul bordo largo e piatto della fontana. Ruota in fretta le gambe,
immergendo i piedi nell’acqua pura e sorgiva. Un brivido subito la scuote.
Evidentemente l’acqua cristallina che sgorga direttamente dal muro del
palazzo tipicamente indiano deve essere anche parecchio gelata. La sua pelle
è lucida, il suo corpo è deliziosamente sudato, le sue mani sono strette
sull’orlo smussato della vasca; i capezzoli bruni sulla punta delle tettine
che si sollevano e riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante e faticoso,
sono turgidi e completamente eretti. La curva depilata del monte di venere è
lustra e brillante, e le grandi labbra del sesso tumefatto sembrano
parecchio appiccicaticce. L’acconciatura fluente sulla testolina
accattivante appare abbastanza incasinata, se la risistema un po’ alla
bell’è meglio, piuttosto frettolosamente. Il gioiello dorato sulla fronte
spaziosa, posto all’altezza del terzo occhio, continua ad ammiccare al cielo
azzurro e sereno. Solleva infine un volto invasato e stracolmo di lussuria.
Ti guarda e ti rivolge un sorriso libidinoso. Si passa la lingua sulla bocca
dischiusa, dice qualcosa che non riesci a capire. Si mordicchia le labbra
rosate e si lascia dolcemente scivolare nell’acqua, limpida e trasparente,
della coppa della fontana che le arriva a malapena alle ginocchia. Si china
e si siede sul fondo bagnandosi sino al mento: resta immobile qualche
secondo, stringendosi le caviglie con le mani, lasciandosi accarezzare e
lavare dal movimento della corrente che trabocca. Inclina la testa sul
riflusso della fontanella sfiorando il pelo dell’acqua con la fronte. La
telecamera zuma in avanti, le puoi vedere le spalle rabbrividire
immediatamente.
Quando la giovane Bellezza
Indiana si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
perfetto e scintillante sotto la luce fortissima del sole splendente. Le
goccioline sulla sua figura slanciata grondano e barbagliano su tutta la
superficie caffelatte del suo corpo meraviglioso. Si gira di schiena,
mostrandoti il culetto alto e rotondo, e con le dita comincia a trafficare
in mezzo ai capelli nerissimi. Districa con cura quei nodi e grovigli che
inevitabilmente si sono venuti a creare nel movimento ondoso e traboccante
dell’acqua pulita e lustrale. Si scrolla abbondantemente il capo e una
nuvola soffice e nera improvvisamente la avvolge, ricoprendola fin quasi al
sedere, discendendole fluentemente lungo la schiena flessuosa. Si rivolge
poi nella tua direzione e si afferra i seni eccitati, li strizza e se li
lavora accuratamente, ruotando con passione le mani e pizzicandosi intanto
la pelle luccicante dal colore del caramello lucido e denso. Il suo visino
compiacente, adesso incorniciato dai lunghi capelli neri, è ancor più
ammaliante di prima e il bagno freddo che ha appena fatto non è servito a
sbollire il turbamento dei demoni furiosi che la consumano
inequivocabilmente dentro. Si appoggia con le natiche sul bordo della vasca
liscia e levigata, si torce sulla vita sottile, volgendosi agilmente
indietro, afferrando e avvicinandosi il cesto di bambù dal contenuto
misterioso: ti guarda fissamente negli occhi e frattanto estrae dalle sue
profondità un doppio fallo di gomma semirigida, dalle dimensioni
inverosimili e dal colore bianco come le unghie. Se lo avvicina al viso, ne
sfiora le punte con la linguetta maliziosa, lo bacia molto lascivamente, ti
guarda e ti sorride con indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe
per la propria impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale,
quello più piccolo, è comunque più grosso del precedente, mentre l’altro,
quello vaginale, risulta addirittura mostruoso. Infila dolcemente una manina
nel cesto e ne prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con i denti
bianchissimi e lubrifica attentamente quel coso davvero immenso. Quando
finisce di ungerlo a dovere ti sorride lussuriosamente e ti scocca uno
sguardo impaziente.
La morettina si rigira su se
stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sulla parte piana della
tazza, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta da
un lato i capelli foltissimi. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma
perlacea sprofonda facilmente nella sua vulva accogliente, solamente per
poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo gemellino
bislungo si è appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme ad alta
voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si accascia pesantemente
sul pianale della fontana e un urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla
gola, quando quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e
sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per metà della sua lunghezza,
poi il passaggio si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime
appaiono enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato
sono stati rilassati con forza ma continuano ad essere riluttanti:
sussultano e si contraggono ritmicamente, stringendosi e contraendosi
inutilmente, protestando e recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi
vedere benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto straordinario. I
suoi fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano di continuo su
quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendo una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
indiana smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 150.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.136.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La leziosa tailandese si raddrizza rapidamente a sedere,
portandosi sul bordo del masso, immergendo subito i piedi nell’acqua gelida
della baia tropicale. I pesciolini multicolore, impauriti e disturbati, si
allontanano in fretta da lei. La sua pelle è lucida, il suo corpo è
deliziosamente sudato, le sue mani sono strette sull’orlo del sasso grigio e
smussato; i capezzoli scuri sulla sommità delle tettine che si sollevano e
riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante e faticoso, sono turgidi e
completamente eretti. La curva depilata del monte di venere è lustra e
brillante, e le grandi labbra del sesso tumefatto sembrano parecchio
appiccicaticce. L’acconciatura impeccabile della testolina graziosa appare
abbastanza incasinata, se la risistema un po’ alla bell’è meglio, piuttosto
frettolosamente. L’orchidea che aveva fra i capelli giace semi schiacciata
in disparte. Solleva infine un volto invasato e stracolmo di lussuria. Ti
guarda e ti rivolge un sorriso libidinoso. Si passa la lingua sulla bocca
dischiusa, dice qualcosa che non riesci a capire. Si mordicchia le labbra
sottili e si lascia dolcemente scivolare nell’acqua, limpida e trasparente,
del mare lievemente increspato che le arriva a malapena all’altezza delle
ginocchia. Si china e si siede sul fondo bagnandosi sino al mento: resta
immobile qualche secondo, stringendosi le caviglie con le mani, lasciandosi
accarezzare e lavare dalle onde basse e tranquille. Inclina la testa sul
riflusso della corrente sfiorando il pelo dell’acqua con la fronte. La
telecamera zuma in avanti, le puoi vedere le spalle rabbrividire
immediatamente.
Quando la giovane bellezza
orientale si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
perfetto e scintillante sotto la luce fortissima del sole splendente. Le
goccioline sulla sua figura minuta grondano e barbagliano su tutta la
superficie delicata del suo corpo meraviglioso. Si gira di schiena,
mostrando il culetto alto e sostenuto, e con le dita comincia a trafficare
in mezzo ai capelli nerissimi. Si districa con cura quei nodi e grovigli che
inevitabilmente si sono venuti a creare nel movimento ondulatorio dell’acqua
salmastra. Si scrolla abbondantemente il capo e una nuvola soffice e nera
improvvisamente la avvolge, ricoprendola fino al sedere, discendendole
fluentemente lungo la schiena flessuosa. Si rivolge poi nella tua direzione
e si afferra i seni eccitati, li strizza e se li lavora accuratamente,
ruotando con passione le mani e pizzicandosi la pelle ambrata e luccicante.
Il suo visino compiacente, adesso incorniciato dai lunghissimi capelli neri,
è ancor più squisito di prima e il bagno freddo che ha appena fatto non è
servito a sbollire il turbamento dei demoni furiosi che la consumano
inequivocabilmente dentro. Si appoggia con le natiche sul bordo della pietra
liscia e levigata, si torce sulla vita sottile, volgendosi agilmente
indietro, afferrando e avvicinandosi il cesto di giunchi intrecciati
meticolosamente: ti guarda fissamente negli occhi e intanto estrae dalle sue
profondità un doppio fallo di gomma semirigida, dalle dimensioni
inverosimili e dal colore nero come il carbone. Se lo avvicina al viso, ne
sfiora le punte con la linguetta voluttuosa, lo bacia molto lascivamente, ti
guarda e ti sorride con indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe
per la propria impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale,
quello più piccolo, è comunque più grosso del precedente, mentre l’altro,
quello vaginale, risulta addirittura mostruoso. Infila dolcemente una manina
nel cesto e ne prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con i denti
bianchissimi e lubrifica attentamente quel coso davvero immenso. Quando
finisce di ungerlo a dovere ti sorride lussuriosamente e ti scocca uno
sguardo impaziente.
La Tailandesina si rigira su
se stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sulla parte piana
del masso, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta
da un lato i capelli finissimi. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma
nerastra sprofonda facilmente nella sua vulva accogliente, solamente per
poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo gemellino
bislungo si è appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme ad alta
voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si accascia pesantemente
sul pianale del sasso e un urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla
gola, quando quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e
sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per metà della sua lunghezza,
poi il passaggio si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime
appaiono enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato
sono stati rilassati con forza ma continuano ad essere riluttanti:
sussultano e si contraggono ritmicamente, stringendosi e contraendosi
inutilmente, protestando e recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi
vedere benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto straordinario. I
suoi fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano di continuo su
quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
tailandese smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 148.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.137.
“Azzurre!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è azzurra. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.138.
Le ragazze segnano il primo
punto; basse esclamazioni risuonano alla tua destra. La stupenda castana si
gira e viene al tabellone per segnare il punteggio. Tu ci stai proprio
sotto. Raddrizzi le spalle e ti accosti al muro, il più possibile, come hai
già fatto molte altre volte per i tuoi amici: ti scosteresti un poco, magari
per sederti altrove, ma manca fisicamente lo spazio per farlo. La stanza è
circondata da panchette piccole, tutte uguali, però i passaggi per
recuperare le palle dalle buche sono già molto stretti. Alla tua sinistra
stanno giocando gli amici e alla destra ci sono gli ultimi arrivati.
Potresti restare in piedi ma saresti di intralcio comunque. Quella è la sola
posizione possibile in cui stare relativamente in disparte. Raccogli il tuo
bicchiere e lo porti alla bocca. Stai soltanto guardando, innocentemente,
una partita di biliardo. La loro perché è più interessante.
La bellissima donna, ombrosa,
si ferma a mezzo metro dalle tue scarpe. Ritiri i piedi e ruoti le
ginocchia. Non ti guarda negli occhi. Si allunga verso il tabellone
segnapunti, che si trova abbondantemente sopra la tua testa, e il top rosso
che indossa risale di qualche dito sulle tettine. Risali con lo sguardo
quello splendore di ragazza. Carine le gemelline! Le puoi vedere da vicino
l’attaccatura del seno e la curva perfetta delle coppe, scarlatte, e la
forma dei capezzoli tumidi che spingono contro il tessuto teso
dell’indumento inesistente. Puoi anche sentire il calore e il profumo che il
suo splendido corpo femminile emana. Il suo petto rimane a meno di trenta
centimetri dal tuo viso e il suo odore è inebriante. Ritira le braccia. Si
volta per chiedere il numero esatto dei birillini caduti. Fa i conti ad alta
voce: quattro per quello rosso, due e due quattro per quelli bianchi, otto
in totale. Allarga le gambe per puntellarsi meglio. Si piega su di te una
seconda volta, ma il tuo sguardo resta inchiodato in basso. Si può vedere lo
spacco della figa, invitante, lì dove il cavallo dei pantaloni di pelle,
aderenti, soffocanti, le si infila tra le grandi labbra aperte della vagina
dischiusa. Deglutisci faticosamente. Appoggia una mano sul muro, come ha
fatto prima, per sostenersi, mentre con l’altra aggiusta il punteggio sul
tabellone. Il corpo si sfila lievemente dall’orlo sottile dei pantaloni;
sono bassi, troppo bassi, e ti appare alla vista parte del monticello di
venere roseo e rigonfio. Il suo pube è completamente depilato. Si trova a
meno di due spanne dal tuo naso e l’odore di quel sesso succulento ti
sconvolge. Gli ormoni si scatenano, gli estrogeni stanno facendo a pugni con
il testosterone. Lei non ti rivolge nemmeno un’occhiata. Il cazzo sta
gridando aiuto, disperatamente, rabbiosamente. Svincola e si dibatte nelle
tue mutande come una bestia impazzita. Sei tentato di sfiorare la sua figura
con le dita, di accarezzare le sue curve con la mano, di toccare la sua
pelle candida con il naso, di baciare il suo ventre piatto con le labbra, di
esplorare il suo ombelico immacolato con la lingua bagnata, ma non sei
rincretinito del tutto e non fai niente. Ti stupisci solo che non se ne
accorga. Si ritrae.
Il tuo amico fa ritorno dopo
qualche minuto con l’espressione notevolmente più distesa e rilassata. Non
occorre un genio per immaginare dove sia stato o cosa sia andato a fare.
Speri soltanto che non abbia lasciato nulla da pulire per Rossana perché ti
darebbe molto fastidio. Non avete mai avuto nessun impegno reciproco ma lei
ti piace e le vuoi bene. Quel cazzone adesso ti fa persino un po’ schifo. Ti
si siede accanto, dov’era poi anche prima, e non mostra nessun imbarazzo per
la figuraccia fatta. Se non altro, ormai può ammirare lo spettacolo con il
rispetto che merita. Torni a seguire appassionatamente lo svolgimento del
gioco.
La partita continua,
avvincente, esaltante, e le azioni si ripetono in un ritmo coinvolgente. I
maschietti si ritirano nel loro angolo e le femminucce infieriscono
spietatamente sul nemico con le loro acrobazie eccitanti e corroboranti. Il
balsamo per lo spirito viene elargito generosamente, quando una delle due
torna al tabellone segnapunti. Il tuo amico è nuovamente congestionato e tu
non ci sei lontano. La prima partita si conclude. State ancora annaspando
per respirare. I quattro borbottano qualcosa a bassa voce tra di loro;
prendono accordi e i due uomini si allontanano insieme. Un primo campanello
risuona nella tua testa.
Camminano lungo il corridoio
che conduce fra i biliardi, stretti e abbracciati per le spalle: ridacchiano
e parlottano mentre avanzano barcollando fino alla porta e sulla soglia la
mano di uno si infila nella tasca posteriore dell’altro. Sei perplesso. Le
due bellissime donne si sono sedute, vicine, nell’angolo della stanza. La
minigonna della biondina è talmente ridotta, che nonostante le gambe siano
pudicamente socchiuse, un triangolino azzurro si vede lo stesso. Le due
bellezze stanno sussurrando e la mano della castana è appoggiata
distrattamente sulla gamba dell’altra. Non sul ginocchio, ma sull’interno
della coscia. La sta accarezzando disinvoltamente. Si guardano negli occhi.
La mano continua a lavorare. La sala si è immobilizzata. I due volti si
avvicinano. Le labbra si sfiorano teneramente. Le bocche si schiudono
appena. Le lingue si incontrano. Si intrecciano.
Vai al 10.
.139.
Attraversi la strada quasi
deserta, e ti dirigi verso l’edificio di mattoni al centro della via. Il bar
si trova sotto ai portici chiaramente illuminati a giorno. Entri in un
ambiente un po’ vecchiotto e scadente, ma il legno scuro e gli sgabelli alti
offrono al locale un’atmosfera intima e confortevole. Una ragazza piccolina
e un po’ abbondante sta lavando qualcosa sotto il getto dell’acqua aperta.
Subito interrompe quel che stava facendo, solleva un viso grazioso e ti
rivolge un sorriso splendente.
“Buona sera!”.
Ricambi il sorriso e il
saluto, e ti avvicini al bancone. Una coppia di persone sta chiacchierando,
intanto, con una birra in mano e una ciotola di patatine posata al centro
del proprio tavolino. Lì accanto, un altro tavolo mostra la presenza di
altri clienti, ma non vedi nessun altro. Diverse sedie sono scostate, un
accendino e un pacchetto di sigarette attendono il ritorno dei loro
proprietari. Ammucchiati disordinatamente sul tavolino ci sono inoltre i
resti di alcune consumazioni.
“Cosa desidera?”.
Ordini un aperitivo
analcolico e ti accomodi su uno sgabello. Mentre si gira per mostrarti la
vetrina dell’arredamento, per farti scegliere tra ciò di cui dispone, cogli
l’occasione per osservarla meglio e l’occhio ti cade sul suo sedere.
Passabile! Indossa un camice violetto pallido che le arriva a metà coscia,
le gambe sono fasciate da un paio di fuseaux neri e le braccia sono nude.
Considerando che nell’ambiente non c’è l’aria condizionata, sotto il camice
potrebbe benissimo non indossare nulla. La ragazza è un po’ troppo
rotondetta sui fianchi e nei polpacci, ma le tette sono da paura. Una quarta
misura, forse anche una quinta, riempie tutto il camice sul davanti e i
bottoni sembrano in procinto di scoppiare.
“Ci vuole del ghiaccio?”.
“No, grazie!”.
Ti chiede da dove vieni e
perché non ti ha mai visto prima. Le racconti che stai aspettando l’orario
giusto per cenare e rapidamente ti ritrovi preso in una conversazione più
confidenziale. Siete infatti passati dal lei, al tu, in un attimo. È molto
simpatica e pimpante. È anche carina. Si vede che sa fare il suo lavoro. C’è
una montagna di bicchieri, piattini, tazzine, altro ancora, nel lavello,
però sembra non essere senza. Tra una chiacchiera e l’altra, ti sta
preparando qualcosa, al banco frigo, da accompagnare all’aperitivo. Non le
solite patatine.
La coppia di persone che
avevi intravvisto poco prima al tavolo sembra avere finito la propria birra.
Pagano, salutano e se ne vanno. Lei ti piace: è gentile, è simpatica, è
semplice. E tu non hai fretta. Per lasciarle a disposizione il tempo
necessario per portare a termine qualunque cosa stia facendo, decidi di
andare al bagno. Chiedi dove puoi andare a darti una rinfrescata e lei
gentilmente ti indica la strada.
Lancia 2 dadi:
Se la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 16.
Se la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 53.
.140.
Il cielo incomincia ad
imbrunire e le prime scintille appaiono nella volta sconfinata lassù in
alto, quando raggiungi lo svincolo del sentiero che costeggia le vecchie
mura interne della città. KARAOKE SOTTO LE STELLE... È vero! Avevi persino
visto il cartellone pubblicitario affisso al muro, mentre ci passavi accanto
prima, ma non ci avevi prestato attenzione. Ecco spiegato perché in giro non
c’è praticamente nessuno. Quelli che non hanno abbandonato il caos
cittadino, durante le vacanze estive, o sono in casa a cenare, o si
ritrovano all’aria aperta. Tanto meglio! Non ti dispiacerebbe trovare un po’
di compagnia. Osservi il sentiero, solitario e sterrato ai tuoi piedi, che
si allontana dal marciapiede grigio e di cemento.
Tutti i lampioni si sono
infine accesi, spandendo ovunque una luce fioca e soffusa, che getta su ogni
cosa una maschera oscura e tenebrosa. Se non sapessi bene dove conduce
quella stradina sterrata, non ti addentreresti mai tra quelle mura
spaventose. Un edificio enorme, vecchio e malconcio, con la facciata in
pietra vista, che si perde nel buio della sera, facendolo così sembrare
abbandonato e diroccato, se ne sta da una parte di quell’imboccatura
inquietante. Una murata alta e scalcinata, che scompare e svolta più avanti
nell’ombra, se ne sta dall’altra parte e non la rende molto più
rassicurante. Più che l’accesso ad una splendida zona verde della cittadina,
sembra piuttosto l’ingresso per la bocca dell’inferno. Ti addentri
sorridendo nello svincolo ombroso. Raggiungi e svolti l’angolo del muro alla
tua destra, e già ti sei lasciato alle spalle le macchine e le luci
lampeggianti della città. La zona è rischiarata da bassi lampioncini, che
costeggiano il cammino adesso ghiaiato, e ben presto oltrepassi anche le
ultime abitazioni. Continui a camminare in silenzio, tranquillamente,
sollevando di tanto in tanto lo sguardo al cielo sempre più stellato.
Sbocchi infine su un terreno ampio e incredibilmente aperto nell’aria
fresca.
Alla tua sinistra, una
muraglia grande e imponente, alta e spessa diversi metri, di mattoni nudi
scheggiati e crepati, vecchia di secoli, si perde alla vista e in
lontananza. Sono le mura esterne dell’antica città. Alla sua base massiccia,
a distanza studiata con cura, parecchi faretti seminascosti nell’erba la
illuminano regolarmente dal basso conferendole un aspetto ancor più maestoso
e irreale. Qualche metro di prato, rasato di fresco e per bene, la
distanziano dal camminatoio in cui ti trovi. Alla tua destra, i bassi
lampioncini con le loro bocce di vetro luminoso accostano il sentiero che
affianca le mura e sono collocati a una distanza assai più rada dei faretti.
Qualche panchina è posizionata in punti strategici, lungo la stradina
solitaria, oltre c’è solo il vuoto e il prato. Un folto boschetto, che deve
poi essere molto ridotto, si confonde nelle ombre lontane nascondendo del
tutto le ultime tracce degli edifici. L’effetto ottico è fittizio, ma pur
sempre strabiliante. Lascia credere di aver abbandonato completamente il
centro abitato. Soltanto occasionali colpi di clacson tradiscono debolmente
questa magnifica illusione.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 18.
Se esce un numero dispari,
vai al 165.
.141.
Ti appoggi con il sedere
contro lo spigolo del tavolone di legno scuro che si trova proprio
dirimpetto al chiosco bianco. Le mani sono sempre in tasca, l’uccello
persiste dolorosamente eretto nelle mutande. La faccenda ti brucia ancora
sul viso e nei coglioni. Per rilassarti adesso ti ci vorrà un bel pezzo.
Quella placida sera estiva si sta trasformando in una tortura per lo spirito
e per le palle. Ti senti avvilito e frustrato, ti senti insoddisfatto,
l’atmosfera che ti circonda non è più abbastanza festosa per giovare al
morale. Riuscire a combinare qualcosa di concreto sta diventando un’esigenza
da non sottovalutare o finirai con l’impazzire veramente.
Alma, solleva la testa dal
suo lavoro e ti cerca con lo sguardo. È pronto il tuo panino, ti dice e ti
avvicini al furgoncino mentre la piccola folla si apre al tuo passaggio. Non
hai ancora superato l’imbarazzo per la situazione equivoca di poco prima.
Sai che non può essere vero ma ti senti tutti gli occhi puntati addosso.
Ritiri dalle sue mani il tuo panino e le chiedi anche una bibita in lattina.
Ti sorride e ti strizza l’occhiolino. Ne rimani disorientato per un secondo.
Cazzo, ma allora lo stava facendo apposta? Ti riprendi in fretta e ricambi
il suo sorriso complice. Che stronza! Ti fissa per un istante e ti lancia un
bacetto a fior di labbra nell’aria. Voleva forse solo metterti a disagio?
C’è riuscita benissimo. Raccogli con un cucchiaino il tuo orgoglio ferito,
Alma si gira per richiamare qualcuno a ritirare le proprie ordinazioni,
recuperi un briciolo del tuo autocontrollo perduto. Prendi le consumazioni e
ti allontani.
La maggior parte della gente
si è accomodata nelle prime file: il più vicino possibile alla marmaglia che
si accalca di fronte al palco che si trova alla base delle mura di cinta.
Poche altre persone sono sparse in giro. Ti dirigi verso una zona sgombra.
La voce maschile che risuona in questo momento dalle casse non è malvagia,
perlomeno non è stridula, ma viene quasi subito sostituita da un’altra,
gracchiante e stonata, che ti fa lo stesso effetto delle unghie a contatto
con la superficie di una lavagna scolastica. Scegli di sederti nell’ultima
fila delle tavolate parallele, quanto più lontano puoi dal casino. I tavoli
sono alti e le panchette basse, ma almeno queste sono larghe e comode, ti
siedi in fondo con le spalle rivolte ad un lampioncino portatile altrimenti
accecante. Inoltre ti fa piacere vedere e far parte, da una certa distanza,
di quell’ambiente coinvolgente e gioioso, dove risa e schiamazzi
riecheggiano senza sosta dappertutto. Pian piano stai ricominciando ad
apprezzare di nuovo la strana serata insolitamente ricca di sorprese. Il tuo
panino è buono ed è molto soddisfacente; lo mangi con gusto e l’animale che
hai fra le gambe si è finalmente messo a riposo. Al microfono la voce
melodica di una ragazzina sta ora cantando su una base musicale allegra e
ritmata. Senti che alla fin fine, ti stai rilassando nuovamente.
Davanti al furgone dei panini
sono rimasti in pochi e una coppia di giovani attira non solo la tua
attenzione. Lui è un po’ grosso e tarchiato, invece lei è minuta e sottile
ed è la sua figura che calamita gli sguardi di molti maschietti. Ti appare
notevolmente piccolina, se paragonata alla statura di Alma, ma è però
perfetta in tutte le sue forme e sembra una bambolina da collezione. Indossa
un golfino leggero e sbracciato, porta disinvoltamente una gonnellina rossa,
aderente e cortissima. Una cascata di treccine castane le ricade sulla
schiena flessuosa e le gambe, incredibilmente affusolate, sono guantate da
un collant trasparentissimo e bruno, che le fa contrastare nettamente con le
braccia bianche e nude. Ai piedi calza un paio di scarpette di vernice nera
dal tacco vertiginoso. La stai osservando distrattamente, con innocenza e
rispetto per la sua bellezza, ma qualcosa si sta già agitando nel sonno
sotto al tavolo.
Alma, consegna a ciascuno una
piadina e lui prende da bere per entrambi. Indubbiamente non amano la
confusione perché si stanno dirigendo nella tua direzione: l’unico posto
dove si può relativamente trovare un minimo di tranquillità in quella sfera
di luce caotica. Sorseggi un goccio della bibita direttamente dalla lattina
e distogli lo sguardo mostrando indifferenza, intanto però con la coda
dell’occhio continui a scrutare spassionatamente la sua avanzata. Lei si
muove con grazia naturale, spostandosi leggermente fra le fila di tavoli,
ancheggiando in modo provocante e sinuoso. Stacchi un morso dal tuo panino e
lo mastichi per un tempo infinito. Pare che si vogliano sedere di spalle
proprio al tavolo innanzi al tuo, le puoi perciò ammirare da vicino il
culetto sodo, ma quasi immediatamente sembrano cambiare idea e si
allontanano. Peccato! Girano intorno al medesimo tavolo e si accomodano
ambedue dall’altra parte voltando così la schiena al caos. Dalla tua
posizione frontale la puoi vedere chiaramente in tutto il suo splendore.
Ancora meglio. Le pulsazioni del cuore sono aumentate impercettibilmente.
Il suo viso è leggiadro. Non
porta alcun rossetto ma le sue labbra sono lucide e finemente cesellate
comunque, forse si è passata sopra la lingua. Gli occhi sono vivaci e
marroni, le ciglia sono folte e lunghissime, il nasino è delicato e
piccolino, le guance sono candide e rosa. Una moltitudine di sottili
treccine le ricopre tutta la testa e le ricade morbidamente sulle spalle. La
forte luce del lampioncino che ti brilla dietro la schiena le si riflette
negli occhioni gentili. Sta sorridendo al suo accompagnatore e il volto le
si illumina di un bagliore dorato. Indietreggia bruscamente e chiude le
palpebre di scatto. Lui si diverte e ride fragorosamente. Le mostra poi
qualcosa che non riesci a vedere; probabilmente uno di quegli accendini che
si illuminano a tradimento. Lei mette il broncio, aggrotta la fronte, gli dà
uno spintone. Lo stomaco ti si contrae, ma non per la fame. Senti che ti
stai innamorando di quella splendida creatura di porcellana. Deglutisci
faticosamente. Non hai più granché voglia di mangiare. Molto discretamente
decidi di continuare la tua indagine spensierata e minuziosa del suo
corpicino meraviglioso.
Sembra un gattino arruffato e
bagnato. Ha posato un gomito sul bordo del lungo tavolo e con il mento si è
appoggiata sulla palma della mano come una bambina arrabbiata. Una treccina
di capelli castani le è ricaduta davanti al viso e sul seno. È deliziosa!
Puoi vedere le sue labbra incantevoli muoversi dolcemente sul suo bel
faccino triste e vezzoso, ma non puoi distinguere la sua voce squillante
dalle altre. Il volume del karaoke è troppo alto e tutte le parole si
perdono nel brusio del sottofondo. Soprappensiero e con l’aria trasognata,
continui a scendere con lo sguardo estatico. Il loro tavolo è alto, la
panchetta è bassa, come tutte quante, in più lei ti siede poco distante,
praticamente di fronte. Tutt’attorno al perimetro di quel luogo luminoso
sono collocati a terra potenti faretti, assai simili a quelli che seguono
regolarmente la muraglia che ti ha condotto fino a lì. Oltre c’è soltanto il
buio della sera ma all’interno di quel perimetro non esiste un punto
nell’ombra. Quindi le puoi scorgere perfettamente le gambe avvolte nel nylon
scintillante. Il tuo sangue incomincia a sobbollire nelle vene. Abbassi
completamente gli occhi e risali lentamente dal basso con lo sguardo
attonito. Indugi un attimo sulle scarpette dal tacco altissimo, un altro
sulle fascette nere che le avvolgono le caviglie, risali le curve armoniose
dei polpacci, sino a giungere alle ginocchia: quelle gambettine sono
perfette e per un istante corri ai suoi occhi marroni, non ti guarda, non ti
vede, sicuramente non si è neppure accorta della tua presenza. Ti guardi
frettolosamente intorno. Tutti sono impegnati altrove. Da seduta lei non è
più tanto appariscente e dalla tua postazione fortunata sei il solo che può
vederle così bene le gambe. Riabbassi lo sguardo e ti perdi del tutto nelle
voluttuose curve delle sue cosce. Sono ben tornite ma non porta i collant.
La fascetta scura delle autoreggenti fa capolino dall’orlo della minigonna
rossa.
Improvvisamente il bestione
dormiente, che irrequieto sussultava sotto al tavolo, si desta e si erige
urlando in tutta la sua possenza. Sei congestionato. Il cazzo ti sta
scoppiando. Aggiusti la posizione sulla panca e con una mano ti smuovi
l’uccello. Ce la farai a finire il panino? Chissà! Sollevi pesantemente lo
sguardo. Addenti un altro boccone e ti guardi freneticamente in giro per
distrarti, per non essere insistente, ma l’occhio ritorna sempre alle curve
delle sue gambe. Ovunque volgi lo sguardo nel tentativo di non pensarci,
involontariamente gli occhi ci passano sopra senza farlo apposta. Bevi
un’altra sorsata dalla tua lattina, hai la gola secca.
Riprendi a mangiucchiare il
tuo panino e lei fa lo stesso con la sua piadina. Tra un boccone e l’altro
continui ad ammirarla, appassionatamente, come se si trattasse di un dipinto
grandioso, di eccezionale avvenenza. E in effetti lei è magnifica! Stai
ancora scandagliando i recessi più profondi e nascosti che si trovano sotto
al suo tavolo quando si sposta appena sulla panca e con naturalezza
accavalla spontaneamente le gambe. Un boccone ti va di traverso.
Un lampo bianco ti attraversa
il cervello. Con lo sguardo ritorni sotto il tavolo. Le gambe sono rimaste
completamente esposte alla tua vista. La gonna già cortissima è risalita
ulteriormente sulle cosce e un triangolino, bianco e candido, appare adesso
all’altezza del suo pube. Le puoi intravvedere un pezzettino magico delle
mutandine. Alcuni colpi di tosse ti scuotono il petto e ti sfuggono dalla
gola che si stringono all’improvviso e per poco non soffochi.
Se ne accorge e intercetta il
tuo sguardo. Uno scintillio di rabbia le brilla per un momento negli occhi
marroni. Subito scavalla le gambe e le rivolge dall’altra parte. Meglio
così! Ne sei quasi contento, perché non era facile deglutire; però ti
scoccia aver fatto un’altra figura del cazzo. Ricominci a mangiare di
malavoglia. Persisti a lanciarle occhiate furtive. Trattenerti dal farlo
sarebbe impossibile. La Bambolina fa finta di niente e continua a sorridere,
ad annuire al suo compagno che continua a parlare e a masticare.
Evidentemente non glielo ha detto perché non si è neppure voltato per
scoccarti un’occhiata di traverso, tu lo avresti fatto al suo posto.
Vai al 20.
.142.
Due biliardi riempiono quasi
completamente la stanza. Uno stretto corridoio conduce sino ad un tabellone,
segnapunti, che si trova appeso alla parete sul fondo, collocato tra i due e
nel mezzo. Parecchie panchette di legno accostate al muro girano
tutt’intorno alla saletta, rendendo ancor più difficoltoso il passaggio. I
tuoi amici stanno schiamazzando attorno a un biliardo, l’altro è vuoto. Vai
a sederti accanto all’ultimo acquisto della compagnia, che se ne sta
ingobbito e in silenzio, seduto dietro le spalle dei giocatori, sotto il
tabellone segnapunti, l’unica posizione in cui lo spazio abbonda. Ti siedi
dalla parte ancora libera, dove non gioca nessuno, per restare ulteriormente
fuori dai piedi. La stanza è nitidamente illuminata da tutte le angolazioni.
“Ciao, chi è che vince?”.
L’amico ricambia il saluto,
ma non stava seguendo la partita e non sa dirti chi sta vincendo. Non
importa, non te ne frega poi nulla. È felice di vederti, si stava annoiando.
Adesso almeno possiamo annoiarci in due, ti dice. Gli altri quattro invece
sembra che si stiano divertendo parecchio. Ti chiedono se vuoi giocare, se
volete giocare entrambi, si possono prendere altre quattro palle e fare tre
coppie, ti dicono, ma non ne hai granché voglia e nemmeno l’amico sembra
averne molta. Ringrazi e preferisci restare lì seduto a fare quattro
chiacchiere.
“OK, ma se cambiate idea...”.
“Non fatevi troppi problemi,
basta dirlo”.
La stanza non ha finestre,
non puoi guardare fuori. Due aspiratori ronzanti ricambiano l’aria
continuamente. In effetti, non c’è granché da fare e ti stai un po’
annoiando. Dopo le prime quattro chiacchiere si sono esauriti subito gli
argomenti. La partita si è conclusa, ne hanno cominciata un’altra.
L’atmosfera è angusta e viziosa.
Se vuoi tornare al video
poker, vai al 144.
Se vuoi andartene, saluta ed
esci dalla sala biliardo, andando al 189.
Se vuoi restare un altro
poco, chiedi se qualcuno vuole da bere, scendi di sotto e fai ritorno,
andando al 23.
.143.
Entri in una stanzetta
disadorna. In un angolo c’è un attaccapanni vuoto e sulla sinistra ci sono
due porticine scorrevoli; molto simili a quelle che si vedono nei saloon
americani. Le apri, spingendole con le mani, e indugi un momento sulla
soglia. Sulla parete opposta ci sono altre due porte senza alcuna
distinzione tra loro, sicuramente sono gli abitacoli dei bagni. Nella parete
alla tua destra, invece, c’è lei immobile. Che visione miracolosa! Se ne sta
piegata in avanti a una spanna dallo specchio, con una mano sopra il
lavandino, si sta ripassando il lucidalabbra. Il seno è spinto verso lo
specchio, il sedere resta sporgente all’infuori del lavandino. Le puoi
intravvedere il solco tra le natiche, sotto il tessuto teso della minigonna.
Le gambe sono mozzafiato.
Ti avvicini a un altro
lavandino e apri il rubinetto dell’acqua per lavarti le mani: non sai cosa
dire, non hai più parole e non riesci a parlare, quando ti accorgi che la
palma di una mano ti sta passando sulla patta dei jeans. Si volge nella tua
direzione e ti rivolge un sorriso lussurioso. La mano si stringe appena
intorno al tuo cazzo. Mette via il lucidalabbra ed entra nel bagno più
vicino. Lascia la porta socchiusa. La segui.
Ti chiudi la porta alle
spalle. La stanzetta è pulita e luminosa. Lei ti si avvicina, è uno
spettacolo divino. Non dice niente, ti guarda negli occhi, non c’è bisogno
di nessuna parola. La sua espressione è passionale, la tua è stordita. Ti
abbassa lo zip dei pantaloni e ne estrae l’uccello febbricitante. Stai
fremendo nella sua mano e lei allarga un sorrisetto malizioso sul suo bel
viso. Te lo scappuccia una dozzina di volte senza mai abbassare lo sguardo,
ma continua a sorridere. Evidentemente è soddisfatta delle tue dimensioni.
Si passa la lingua sulle labbra e ti devi trattenere per non sborrarle tra
le dita. Si abbassa lentamente, inginocchiandosi ai tuoi piedi, senza mai
distogliere i suoi splendidi occhioni verdi dai tuoi inebetiti e sbalorditi.
Dischiude le labbra e per un istante vedi lampeggiare lo scintillio di
dentini bianchissimi e perfetti, poi la sua bocca favolosa e bollente
accoglie la cappella del tuo cazzone al suo interno umido e caldo, e tu ti
senti venire, ti senti svenire e morire. La linguetta rovente incomincia a
frullare attorno al glande sovreccitato e lei comincia a muovere la testa
avanti e indietro. Lo ingoia profondamente, senza mai smettere di guardarti
di sfuggita negli occhi.
Lo puoi sentire, lo puoi
vedere, il tuo animale che affonda in lei sempre più a fondo, tra le sue
labbra morbide, e stai per impazzire completamente ma ti senti felice e
sollevato. Ti trovi in uno stato di tensione che precede sempre la
beatitudine. Eri già molto eccitato e le reni cominciano a pulsare, pochi
altri colpi ti fanno venire del tutto nella sua bocca. Le scarichi un
torrente di sperma direttamente in gola e lei non si sottrae, continua a
guardarti con le guance gonfie e ingoia tutto senza nemmeno accennare a
distaccarsi dal cazzo. La bocca è piena, non ne può più contenere, non hai
mai sparato fuori così tanta roba e non riesce a deglutire, ma non desiste,
non si vuole arrendere; la sfidi con lo sguardo. Potrebbe anche soffocare,
per quanto stai godendo, le stai schizzando prepotentemente in gola,
vorresti incanalare anche il midollo spinale e sembra non esserci fine a
quella fiumana ormonale. Una gocciolina bianca, semitrasparente, di sborra
le sfugge dalle labbra strette sul tuo uccello e le discende lungo una
guancia traboccante. Il flusso comincia a rallentare, insieme agli spasmi di
piacere che si diradano poco a poco, lei prende fiato e manda giù tutto.
Però non si stacca dal cazzo, non subito almeno. Lo succhia per bene, lo
ripulisce con cura, amorevolmente, infine lo estrae dalla bocca, lo guarda e
lo accarezza con devozione. Il tuo bastone è ancora semieretto. Si lecca le
labbra con la lingua serpentina. Raccoglie con un dito quella gocciolina di
sperma che le era straripata dalle labbra: si succhia avidamente il dito e
si rialza in piedi. Sei ancora incredulo e in estasi.
Fruga nella borsetta e ne
estrae una scatoletta di fiammiferi. Ci scrive sopra qualcosa, te la mette
in una mano, ti guarda e ti sorride. Ti dà un bacetto sulla guancia e se ne
va dal bagno. Sei ancora esterrefatto e ti senti impietrito sul posto. Non
ha detto una sola parola. Controlli la scatoletta, sopra c’è scritto un nome
e un numero di telefono. Angelica... Rimetti l’uccello in gabbia e te la
metti in tasca. Fai un respiro profondo, ti riprendi e te ne vai.
Quando esci dal bagno, lei se
n’è già andata, probabilmente è tornata al suo tavolo e dal suo
accompagnatore. Trovi un lucidalabbra sul lavandino. Sei un po’ confuso e
non sai esattamente cosa pensare. Lo raccogli, ti rinfreschi il viso, torni
nella sala. Lei è seduta e ti volge le spalle.
Esci dalla pizzeria, andando
al 50.
.144.
Sull’enorme maxischermo
tattile, sotto la scritta lampeggiante e rossa, si agitano sinuosamente le
forme flessuose di alcune ragazze. Sembra quasi che ti stiano fissando negli
occhi e ti richiamano tutte con un dito muovendosi e toccandosi in
atteggiamenti piuttosto osceni. Dunque più precisamente si tratta di uno
Strip Poker.
Ti frughi nella tasca
anteriore dei jeans e ne estrai il portafoglio. Non lo tieni mai nella tasca
posteriore, sarebbe troppo facile da rubare. Molto bene! Di moneta ne hai
quanta te ne basta, e se magari ne dovessi vincere pure un altro poco, non
ti darebbe per niente fastidio.
Se vuoi giocare, vai al 25.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi giocare, puoi andare al 189.
.145.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e ronzante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sull’assito di
legno liscio e levigato. La sua espressione rimane sconvolta dalla lussuria:
gli occhietti a mandorla sono stretti e maliziosi, le labbra umide e carnose
sono tumide e leggermente dischiuse. Il suo volto normalmente incantevole
sembra distorto nella sua passione sfrenata. Avvicina il vibratore alla
bocca e ne risucchia la punta, simulando un pompino sulla testa del cazzo di
gomma lucida che tiene avidamente in mano. Ti guarda fisso negli occhi e
continua ad insalivarlo maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il fallo rosso cerca il forellino anale. Cazzo, è
troppo grosso! Non vorrà mica passare da quella parte? L’arnese di lattice
trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre vibrando in
modo forte e costante. Il suo delicato anello di carne rosa si arrende
progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza. Il buco
del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a sprofondare ed
entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento, probabilmente per
rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a spingere brutalmente.
Il vibratore sprofonda di colpo, facendosi facilmente strada nel suo budello
dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra impossibile che il suo
corpo innocente e piccolino possa contenere quell’affare così enorme. La
Giapponesina mugola continuamente, però non sta più urlando come impazzita,
e si muove piano quel coso immenso dentro e fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza giapponese. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio candido e sottile, intanto con l’altra mano si tortura rudemente il
sedere. La sua pelle è bianca e alquanto sudata, le sue curve sono eccitanti
e deliziose. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca risulta contratta
in una smorfia dolorosa, l’espressione parrebbe abbastanza affaticata, il
volto è arrossato e paonazzo, il respiro si direbbe molto affannoso e
piuttosto difficile. Quando il giro turistico sulla bellezza orientale, che
si sevizia adesso indiscriminatamente, giunge al termine del suo viaggio e
la visuale si sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato, quel membro
possente di gomma semirigida affonda ormai del tutto nel suo retto violato
con così poca premura. Resti impietrito, incredulo e stupefatto. Il tuo
cazzone è diventato duro e praticamente insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere il
vibratore dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. Il fallo di gomma rotola sul
tavolato del pontile, cade nell’acqua del ruscello gorgogliante, dove la
corrente impassibile e noncurante lo cattura e se lo porta via. Distende
sfinita le gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante e con la pelle
lucida di sudore. Entrambe le mani stanno lavorando sull’inguine. Gli occhi
sono fortemente chiusi, la testolina acconciata è disinvoltamente girata di
lato. La sua figura superba, distesa in questa comoda posizione, si sposta
velocemente sulla sinistra e le tue ultime carte da gioco compaiono dal
nulla come prima lampeggiando e brillando appariscenti e vistose. Ti stai
avvicinando al jackpot finale, lo puoi vedere dalla barra colorata che si
sta riempiendo di volta in volta, proprio accanto al punteggio che si trova
in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 166.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.146.
Due biliardi riempiono quasi
completamente la stanza. Uno stretto corridoio conduce sino ad un tabellone,
segnapunti, che si trova appeso alla parete sul fondo, collocato tra i due e
nel mezzo. Panchette di legno accostate al muro girano tutt’intorno alla
saletta, rendendo ancor più difficoltoso il movimento. Alcuni coetanei
schiamazzano attorno a un biliardo, l’altro è vuoto. Vai a sederti accanto a
un amico, che se ne sta ingobbito e in silenzio, seduto dietro le spalle dei
giocatori, sotto il tabellone segnapunti, l’unica posizione in cui lo spazio
abbonda. Ti siedi dalla parte ancora libera, dove non gioca nessuno, per
restare ulteriormente fuori dai piedi. La stanza è chiaramente illuminata da
tutte le angolazioni.
“Ciao, chi è che vince?”.
L’amico ricambia il saluto,
ma non stava seguendo la partita e non sa dirti chi sta vincendo. Non
importa, non te ne frega poi niente. È felice di vederti, si stava
annoiando. Adesso almeno possiamo annoiarci in due, ti dice. Gli altri
quattro invece sembra che si stiano divertendo parecchio. Ti chiedono se
vuoi giocare, se volete giocare entrambi, si possono prendere altre quattro
palle e fare tre coppie, ti dicono, ma non ne hai granché voglia e nemmeno
il tuo amico sembra averne molta. Ringrazi e preferisci stare a fare quattro
chiacchiere.
“OK, ma se cambiate idea...
Non fatevi troppi problemi, basta dirlo”.
La stanza non ha finestre,
non puoi guardare fuori. Due aspiratori ronzanti ricambiano l’aria
continuamente. In effetti, non c’è nulla da fare e ti stai un po’ annoiando.
Dopo le prime quattro chiacchiere si sono esauriti subito gli argomenti. La
partita si è conclusa, ne hanno cominciata un’altra. L’atmosfera è angusta e
viziosa.
Se vuoi restare un altro
poco, vai al 2.
Se vuoi andare in sala
giochi, vai al 108.
Se sei già stato in sala
giochi, torna al bancone del bar, andando al 54.
.147.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e ronzante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul tappetino
che se ne resta appiccicato all’assito di legno del bagno a vapore. La sua
espressione rimane sconvolta dalla lussuria: gli occhioni verdi-azzurri sono
stretti e maliziosi, le labbra arancio-rosa sono umide e carnose, tumide e
leggermente dischiuse. Il suo volto normalmente altezzoso sembra distorto
nella sua passione sfrenata. Avvicina il vibratore alla bocca e ne risucchia
la punta, simulando un pompino sulla testa del cazzo di gomma lucida che
tiene avidamente in mano. Ti guarda fisso negli occhi e continua ad
insalivarlo maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il fallo verde cerca il forellino anale. Cazzo, è
troppo grosso! Non vorrà mica passare da quella parte? L’arnese di lattice
trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre vibrando in
modo forte e costante. Il suo delicato anello di carne rosa si arrende
progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza. Il buco
del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a sprofondare ed
entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento, probabilmente per
rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a spingere brutalmente.
Il vibratore sprofonda di colpo, facendosi facilmente strada nel suo budello
dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra impossibile che il suo
corpo orgoglioso e solenne possa contenere quell’affare così enorme e
volgare. La sorprendente russa mugola continuamente, però non sta più
urlando come impazzita, e si muove piano quel coso immenso dentro e fuori
dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza distesa. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio traslucido e sottile, intanto con l’altra mano si tortura rudemente
il sedere. La sua pelle comincia a sudare, le sue curve sono eccitanti e
deliziose. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca risulta contratta in
una smorfia dolorosa, l’espressione parrebbe abbastanza affaticata, il volto
è arrossato e paonazzo, il respiro si direbbe parecchio affannoso e
piuttosto difficile. Quando il giro turistico sulla Bellezza Russa, che si
sevizia adesso indiscriminatamente, giunge al termine del suo viaggio e la
visuale si sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato, quel membro
possente di gomma semirigida affonda ormai del tutto nel suo retto violato
con così poca premura. Resti impietrito, incredulo e stupefatto. Il tuo
cazzone è diventato duro e praticamente insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere il
vibratore dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. Il fallo di gomma rotola sul
tavolato, finisce sotto una panchettina impassibile e noncurante, dove i
vapori e le brume lo inghiottiscono e se lo portano via. Distende sfinita le
gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante e con la pelle lucida e
sudata. Entrambe le mani stanno lavorando sull’inguine. Gli occhi sono
fortemente chiusi, la testolina bionda è disinvoltamente girata di lato. La
sua figura superba, adagiata in questa comoda posizione, si sposta
velocemente sulla sinistra e le tue ultime carte da gioco compaiono dal
nulla come prima lampeggiando e brillando appariscenti e vistose. Ti stai
avvicinando al jackpot finale, lo puoi vedere dalla barra colorata che si
sta riempiendo di volta in volta, proprio accanto al punteggio che si trova
in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 167.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.148.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. La Tailandesina si
trova attualmente accasciata sul pianale del masso, con le gambe divaricate
impudicamente, immersa nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La fronte è
schiacciata sulla pietra, la schiena abbronzata rimane esposta al sole
bollente, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
fragilmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso né
l’espressione incerta dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la visuale
le passa vicino al volto nascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi
mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine
tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani non
hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una delle due stringe per
l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma semirigida, nero assoluto
dalle dimensioni mostruose, e lei si muove piano quel coso dentro e fuori
dal corpo febbricitante mentre con l’altra mano si aiuta come meglio può dal
basso. Quell’attrezzo smisurato e del tutto senza riserve sprofonda ormai
quasi totalmente nel suo figone capiente e nel suo culetto meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino minuto e sottile lo
potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi dalle sue
profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non esserci fine per
quell’affare mastodontico che aveva conficcato incredibilmente nel ventre.
Quando poi giunge al termine della sua corsa infinita, in ultimo si estrae
dallo sfintere con uno schiocco come di risucchio. Lo puoi sentire
nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva rigonfia e slabbrata. Lo
posa delicatamente sul sasso liscio e levigato, mentre resta ansimante e
semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata fra i capelli neri e tra
le braccia dorate, incapace forse di muoversi, intanto i suoi buchetti più
intimi rimangono spalancati e generosamente profferti alla tua vista. L’ano
pulsa debolmente, la vagina invece non fa nessun tentativo di richiudersi
neppure con fatica. La telecamera zuma ulteriormente, avanzando ed
esplorando il profondo dei recessi più nascosti e misteriosi, delle sue
aperture dilatate brutalmente, che sono state violentate con estrema
passione. L’interno della figa, lucida e brillante, appare immacolato e
rosa, quello del buco del sedere risulta molto infiammato e un po’ striato
di rosso. Evidentemente deve aver sfiorato, se non addirittura oltrepassato,
il suo limite massimo di contenimento. L’inquadratura si allontana appena,
permettendoti di valutare il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste lievemente socchiuse. La bellezza
orientale si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto
del suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per
intero. Solleva faticosamente una gamba flessuosa, distendendola sul bordo
del masso grigio, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo sguardo
stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo, giungendo
magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che palpita
leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino rilucente,
probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto senza nessuno
sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste tumide del suo
corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo clitoride eccitato e
rigonfio; tutta la sua figura armoniosa sussulta impercettibilmente di un
piacere troppo a lungo trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita
impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente nella carne soffice
e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne
copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e
indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole labbra della
voragine insaziabile che ha tra le gambe affusolate. Un quarto ditino, il
mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle profondità
più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso però le dita
della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo corpicino
fantastico. La punta del pollice si infila nello spazio vuoto che
inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La prima
falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza tailandese. Ogni
interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e
con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
trasparente, l’altro adagiato sul’orlo della pietra bagnata. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sul
sasso si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre con
quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti incontrollabili della Tailandesina hanno
ricominciato ad echeggiare istericamente dappertutto. La visuale ritorna in
un solo istante in primo piano sullo splendore della manina luccicante che
si incunea poco a poco tra le pareti tesissime della sua figa ritrosa.
Ostinatamente insiste, fra le sue cosce tornite e spalancate, a spingere e
forzare, millimetro dopo millimetro, in quel passaggio riluttante; la vulva
si dilata oltremodo e le quattro nocche della mano riescono a passare
liberamente. Le gridolina della ragazza crescono gradualmente di tono mentre
persiste nel suo intento difficoltoso. Ormai solamente la nocca del pollice,
che parzialmente è già penetrato, si oppone alla resistenza estenuante della
vagina sempre più tirata e strenuamente sotto sforzo. La giovane però non si
vuole assolutamente arrendere: si accanisce con foga, duplicando tutti gli
sforzi utili, proseguendo e perseverando costantemente, seguitando e
impegnandosi con tenacia in quel lavorio aggressivo e logorante, sinché alla
fine anche le ultime difese non vengono abbattute completamente. La sua mano
baluginante sprofonda infine violentemente dentro di lei, fino in fondo e
sino al polso, incominciando ad andare e venire freneticamente, fuoriuscendo
e riaffondando come impazzita in un crescendo inarrestabile di grida
imbarazzanti che si alternano a gemiti e sussurri di godimento eccessivo,
finché stremata ed esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso
fremendo e sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si
toglie poi molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di
umori vischiosi e rimane lì abbattuta sul posto ansando e tremando
vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 168.
.149.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e ronzante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul lenzuolino
di cotone che se ne resta tranquillamente schiacciato sull’erba del prato
verdeggiante. La sua espressione rimane sconvolta dalla lussuria: gli
occhioni scuri e profondi sono stretti e maliziosi, le labbra carnose sono
umide e seducenti, tumide e leggermente dischiuse. Il suo volto normalmente
ribelle sembra distorto nella sua passione sfrenata. Avvicina il vibratore
alla bocca e ne risucchia la punta, simulando un pompino sulla testa del
cazzo di gomma lucida che tiene avidamente in mano. Ti guarda fisso negli
occhi e continua ad insalivarlo maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il fallo arancione cerca il forellino anale. Cazzo, è
troppo grosso! Non vorrà mica passare da quella parte? L’arnese di lattice
trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre vibrando in
modo forte e costante. Il suo delicato anello di carne rosa si arrende
progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza. Il buco
del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a sprofondare ed
entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento, probabilmente per
rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a spingere brutalmente.
Il vibratore sprofonda di colpo, facendosi facilmente strada nel suo budello
dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra impossibile che il suo
sederino, candido e rotondo, possa contenere quell’affare così enorme e
volgare. La sorprendente texana mugola continuamente, però non sta più
urlando come impazzita, e si muove piano quel coso immenso dentro e fuori
dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza distesa a terra. La
panoramica è spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le
angolazioni possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare
rigidamente coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto
con il braccio abbronzato e traslucido, intanto con l’altra mano si tortura
rudemente il sedere. La sua pelle comincia a sudare, le sue curve sono
eccitanti e deliziose. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca risulta
contratta in una smorfia dolorosa, l’espressione parrebbe abbastanza
affaticata, il volto è arrossato e paonazzo, il respiro si direbbe parecchio
affannoso e piuttosto difficile. Quando il giro turistico sulla Bellezza
Texana, che si sevizia adesso indiscriminatamente, giunge al termine del suo
viaggio e la visuale si sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato, quel
membro possente di gomma semirigida affonda ormai del tutto nel suo retto
violato con così poca premura. Resti impietrito, incredulo e stupefatto. Il
tuo cazzone è diventato duro e praticamente insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere il
vibratore dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. Il fallo di gomma rimbalza e
rotola sul lenzuolino, finisce sotto una panchettina impassibile e
noncurante, dove in un attimo l’erba incolta del prato lo inghiotte e se lo
porta via. Distende sfinita le gambe, restando lì immobile e senza fiato,
ansante e con la pelle lucida e sudata. Entrambe le mani stanno lavorando
sull’inguine. Gli occhi sono fortemente chiusi, la testolina dai riflessi
biondo miele è disinvoltamente girata di lato. La sua figura superba,
adagiata in questa comoda posizione, si sposta velocemente sulla sinistra e
le tue ultime carte da gioco compaiono dal nulla come prima lampeggiando e
brillando appariscenti e vistose. Ti stai avvicinando al jackpot finale, lo
puoi vedere dalla barra colorata che si sta riempiendo di volta in volta,
proprio accanto al punteggio che si sviluppa in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 162.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.150.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. La morettina si trova
attualmente accasciata sul pianale della fontana, con le gambe divaricate
impudicamente, immersa nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La fronte è
schiacciata sulla pietra, la schiena caffelatte rimane esposta al sole
bollente, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
fragilmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso né
l’espressione incerta dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la visuale
le passa vicino al volto nascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi
mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine
tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani non
hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una delle due stringe per
l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma semirigida, bianco perlaceo
dalle dimensioni mostruose, e lei si muove piano quel coso dentro e fuori
dal corpo febbricitante mentre con l’altra mano si aiuta come meglio può dal
basso. Quell’attrezzo smisurato e del tutto senza riserve sprofonda ormai
quasi totalmente nel suo figone capiente e nel suo culetto meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino snello e longilineo
lo potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi dalle sue
profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non esserci fine per
quell’affare mastodontico che aveva conficcato incredibilmente nel ventre.
Quando poi giunge al termine della sua corsa infinita, in ultimo si estrae
dallo sfintere con uno schiocco come di risucchio. Lo puoi sentire
nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva rigonfia e slabbrata. Lo
posa delicatamente sul bordo della vasca, mentre resta ansimante e
semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata fra i capelli nerissimi e
tra le braccia color caramello, incapace forse di muoversi, intanto i suoi
buchetti più intimi rimangono spalancati e generosamente profferti alla tua
vista. L’ano pulsa debolmente, la vagina invece non fa nessun tentativo di
richiudersi neppure con fatica. La telecamera zuma ulteriormente, avanzando
ed esplorando il profondo dei recessi più nascosti e misteriosi, delle sue
aperture dilatate brutalmente, che sono state violentate con estrema
passione. L’interno della figa, lucida e brillante, appare immacolato e
rosa, quello del buco del sedere risulta molto infiammato e un po’ striato
di rosso. Evidentemente deve aver sfiorato, se non addirittura oltrepassato,
il suo limite massimo di contenimento. L’inquadratura si allontana appena,
permettendoti di valutare il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste lievemente socchiuse. La Bellezza
Indiana si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto del
suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per intero.
Solleva faticosamente una gamba flessuosa, distendendola sull’orlo della
tazza immensa, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo sguardo
stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo, giungendo
magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che palpita
leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino rilucente,
probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto senza nessuno
sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste tumide del suo
corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo clitoride eccitato e
rigonfio; tutta la sua figura slanciata sussulta impercettibilmente di un
piacere troppo a lungo trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita
impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente nella carne soffice
e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne
copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e
indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole labbra della
voragine insaziabile che ha tra le gambe affusolate. Un quarto ditino, il
mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle profondità
più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso però le dita
della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo corpicino
fantastico. La punta del pollice si infila nello spazio vuoto che
inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La prima
falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza indiana. Ogni interstizio
della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
trasparente, l’altro adagiato sul bordo della coppa bagnata. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sulla
pietra si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre con
quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti penetranti della morettina hanno ricominciato
ad echeggiare istericamente dappertutto. La visuale ritorna in un solo
istante in primo piano sullo splendore della manina luccicante che si
incunea poco a poco tra le pareti tesissime della sua figa ritrosa.
Ostinatamente insiste, fra le sue cosce tornite e spalancate, a spingere e
forzare, millimetro dopo millimetro, in quel passaggio riluttante; la vulva
si dilata oltremodo e le quattro nocche della mano riescono a passare
liberamente. Le gridolina della ragazza crescono gradualmente di tono mentre
persiste nel suo intento difficoltoso. Ormai solamente la nocca del pollice,
che parzialmente è già penetrato, si oppone alla resistenza estenuante della
vagina sempre più tirata e strenuamente sotto sforzo. La giovane però non si
vuole assolutamente arrendere: si accanisce con foga, duplicando tutti gli
sforzi utili, proseguendo e perseverando costantemente, seguitando e
impegnandosi con tenacia in quel lavorio aggressivo e logorante, sinché alla
fine anche le ultime difese non vengono abbattute completamente. La sua mano
baluginante sprofonda infine violentemente dentro di lei, fino in fondo e
sino al polso, incominciando ad andare e venire freneticamente, fuoriuscendo
e riaffondando come impazzita in un crescendo inarrestabile di grida
imbarazzanti che si alternano a gemiti e sussurri di godimento eccessivo,
finché stremata ed esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso
fremendo e sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si
toglie poi molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di
umori vischiosi e rimane lì abbattuta sul posto ansando e tremando
vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 161.
.151.
L’inquadratura si centra
nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando sensualmente nell’acqua
tropicale con i suoi piedini smaltati di rosso carminio, sollevando
nell’aria nuvolette di goccioline scintillanti che risplendono e sfavillano
sotto la luce del sole abbacinante. La telecamera si avvicina per un momento
e subito si riallontana. La pelle terracotta del suo corpo flessuoso è
costellata da puntini minuscoli e luccicanti, e lei rabbrividisce sotto il
tuo sguardo affascinato mentre ti stuzzica fortemente l’appetito dei sensi.
La superficie liscia e polverosa, della grande pietra piatta e grigia,
adesso in parte lucida e bagnata, su cui si trova seduta e semisdraiata, fa
nettamente contrasto con la sua figura irraggiungibile e celestiale. Si
rilassa e si volge a guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo
in modo malizioso e seducente. Infine si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio affusolato
cerca di coprirsi le tette spettacolari che traboccano fuori da tutte le
parti e con un dito smaltato di rosso ti ammonisce ad aspettare ancora. È
fortunata che non la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di
schiena mostrando il culetto scolpito nel marmo, minimamente nascosto dal
tessuto elastico giallo, delle mutandine baluginanti e bagnate, del
minuscolo bikini che indossa, intanto con le mani si accarezza piacevolmente
i fianchi longilinei sottolineandone così la perfezione. Scende lentamente
sulle curve slanciate del bacino con le palme lisce delle sue manine
morbide, sino ad agganciare con i pollici i laccetti magici degli slip
miracolosi. Continua poi a scendere piegandosi a novanta gradi,
trascinandosi appresso come uno straccino le mutande del bikini
ridottissimo, ultimo baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta da quel triangolo di stoffa, elastico e brillante, che
discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta
inconfondibilmente tra la cunetta morbida della sua figa polposa.
L’indumento microscopico si ferma attorno alle caviglie. La giovane Bellezza
Brasiliana si rialza di scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno,
con una mano si protegge il pube. Ti guarda, ti sorride, ti parla e scosta
orgogliosamente le mani incrociandole dietro la crocchia sbarazzina di
capelli, assai mossi e neri, che trattiene sulla testa deliziosa. Il suo
corpo è magnifico e rimane ora completamente esposto alla tua vista. Che
visione straordinaria! Tutte le curve sono divinamente modellate. Le tette
sono formose come grosse pere tondeggianti sormontate da farfalle notturne,
il ventre è piatto come un lago perfettamente immobile, la pelle è dello
stesso colore dei biscotti, il pube sembra un groviglio di rovi spinosi, le
gambe sono lunghe e diritte come un viaggio transatlantico di andata e
ritorno. Nessun segno di costume da bagno viola la doratura biscottata del
suo corpicino adolescenziale. Si inginocchia sul masso e si siede: distende
le cosce in avanti, le flette lievemente dischiudendole con calma, molto
piano, troppo piano, con fare del tutto ossessivo.
La telecamera zuma in avanti,
l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
delicata delle sue gambe ammalianti e favolose, mentre continuano a
schiudersi come le porte di un santuario religioso che svela ai tuoi occhi
attoniti tutti i suoi segreti più misteriosi e maggiormente protetti.
All’interno delle cosce la sua pelle è magnetica, sembra bollente, ipnotica,
setosa e vellutata, fragrante e odorosa di buono. Non puoi restare
indifferente di fronte a quello spettacolo esaltante; qualcosa comincia a
premere contro la patta dei pantaloni mentre lei continua a dischiudersi
deliziosamente sotto il tuo sguardo assorto. Finalmente quelle gambe
fantastiche e lunghissime si sono aperte quel tanto che basta per vedere con
chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad inquadrare sullo
schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è scura e depilata con cura intorno alle grandi labbra, schiuse e
generosamente delineate, il clitoride è pronunciato e pare fremere e pulsare
mentre sopra, sul pube e sul ventre, un rettangolo di peletti folti e
crespi, lunghi e marcati come le sopracciglia, si estende e si allarga
leggermente ricoprendole parte del monte di venere, lustro e splendente come
il corpo di un’orca assassina imponente e maestosa. Ti stai eccitando come
un ragazzino. Le sue grandi labbra sono invitanti e lucide: si sta bagnando
sul serio? Sembrano sorriderti irresistibilmente. Si stanno dischiudendo
impercettibilmente, vogliono parlare, vogliono sussurrare e gridare il tuo
nome. Vedi una gocciolina brillare sul clitoride e poi discendere lungo il
taglio della vulva, sino a scomparire fra le sue natiche. Il tuo cazzo
incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno
confondendo, il tuo cervello si è annebbiato improvvisamente. Adesso è
l’animale prepotente che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli
occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella
figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano sensualissima, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul
monticello di venere e la chiude a pugno sulla peluria nera e riccia. Un
brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita agili e
snelle, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle
grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore
si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti
appaiono agli occhi le piccole labbra rosee e il profumo ti riempie le
narici quasi che le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella tua testa,
lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si
friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono
irrequieti e il cuore nel petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino leggero, impertinente, che si era intrufolato fra le
labbra accoglienti della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido
e lei se lo porta maliziosamente alla bocca. Lo succhia in modo esasperante
e goloso. Ti sta sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei
irresistibilmente attratto da quella visione sconvolgente. La morettina
scosta la sacca di tela in un angolo e si sdraia sulla schiena,
diagonalmente sul sasso largo e piatto che si distacca dalla scogliera. Gli
occhi sono dolcemente chiusi. Con le dita di una mano si stropiccia un
capezzolo, con quelle dell’altra si sollecita il clitoride. Ansima
focosamente e il corpo sussulta ardentemente di tanto in tanto. La sua
immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro riappaiono le
tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 159.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.152.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia dal
reggiseno di tessuto elastico, puntinato di nero, del costume da bagno
celeste e turchese come il cielo limpidissimo che indifferente la osserva
dall’alto. Si gira e si arrampica sulla grande lastra di pietra che si
affaccia sul mar Mediterraneo, insieme alle rocce dell’imponente scogliera
che si trova alle sue spalle. Il sole accarezza tutta la sua figura
brillante e favolosa, mentre si solleva facilmente in piedi e la sua effigie
sembra un miraggio sullo sfondo di un sogno a occhi aperti. Lascia cadere a
terra la borsa variopinta, raggiunge i confini sull’acqua verde-azzurra, si
piega lentamente nella tua direzione mettendosi a sedere sulla superficie
liscia del masso; si stringe le ginocchia al petto, solleva un poco il mento
e ti sorride con dolcezza. Le sue labbra sono rosa e rosse, lievemente
truccate da una riga sottile, i capelli sono biondo ramati e le discendono
fluentemente lungo la schiena fin quasi al sedere. Gli occhioni sono
luminosi, marroncini e scintillanti di pagliuzze verdissime, le sopracciglia
sono alte e castane, e barbagliano e sfavillano sul suo bel visetto
spensierato e dolcissimo. Bisbiglia qualcosa portando le mani argillate come
tutto il resto della sua presenza meravigliosa, sul bordo smussato della
pietra levigata dalle maree, immergendo troppo frettolosamente i piedi
nell’acqua di quel basso fondale sabbioso. Un brivido le risale lungo il
corpo flessuoso, i pesciolini dorati si allontanano bruscamente da lei.
Ritira rapidamente le gambe, poi le immerge nuovamente con maggior cautela.
L’acqua azzurra e cristallina della spiaggia argentata deve essere anche
piuttosto gelata.
La voce della giovane ragazza
italiana diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza distrattamente
le cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le
mutandine celesti del costume, risalendo con i polpastrelli delle mani sui
fianchi sinuosi, sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppe del
reggiseno luccicante. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla
schiena inarcata: improvvisamente quello straccetto minuscolo non è più in
tensione sulle tette prorompenti ma le bretelle che le passano sulle spalle
lo mantengono inflessibilmente al loro posto. Con un braccio si cinge
entrambe le mammelle formose, intanto con l’altra mano si scosta le
bretelline dalle spalle meravigliosamente abbronzate. Quei due cordini sono
ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente
strette sul seno traboccante. L’indumento elastico rimane intrappolato nel
mezzo. Si accarezza delicatamente le tette generose, stringendo e ruotando
le mani con passione, mugugnando e sospirando teneramente. Gli occhi sono
chiusi, la testa è gettata all’indietro. Con molta calma quelle mani perlate
scendono sul suo corpo snello, massaggiando, accarezzando, solleticando
senza sosta. Continuano a scendere sulla sua figura stupenda, sino a
intrufolarsi tra le gambe per sfiorare le mutandine che prima avevano
ignorato e disdegnato volutamente.
L’inquadratura si zuma
finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore favoloso. Le
tette sono perfettamente rotonde, come lo stampo di una grossa scodella, i
capezzoli sono grandi e rosati, come la prima falange del dito di un
bambino, le areole sono chiare e pressoché inesistenti, e si confondono
disperdendosi nel colore candido delle sue mammelle tondeggianti. Quella
visione straordinaria rasenta la perfezione assoluta e rappresenta la
beatitudine incarnata nelle fattezze di un essere angelico. Le mani
risalgono in fretta afferrandole e sollevandole per la base, mentre il capo
si china in avanti e la bocca si schiude dolcemente per lasciar fuoriuscire
la linguetta biricchina che cerca lussuriosamente di lambire il centro delle
sue rotondità grandiose. Il disegno bianco del costume da bagno, la veste
seducentemente come un secondo reggiseno di seta magnifica e splendente.
Osservi estasiato quella scena sublime. Si succhia deliziosamente un dito e
si passa il polpastrello intorno e sui capezzoli che restano rilucenti e
ancor più marcati sulla pelle lattea di quelle mammelle spettacolari. La
telecamera si allontana gradualmente, l’immagine della giovane bellezza
riappare sullo schermo nella sua interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non
ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si
gira sull’altro lato del masso incominciando subito a sguazzare con i piedi
nell’acqua di quel mare appena increspato da piccoli movimenti ondosi. La
schiena è incurvata all’indietro, le mani sono appoggiate sull’orlo della
pietra smussata, la testa ricade sulle spalle, gli occhi sono chiusi al
cielo azzurro, il volto è rivolto al sole abbacinante, i capelli le ricadono
morbidamente come oro fuso sulla borsa abbandonata. Il suo corpicino
insinuante e suadente, ti appare magnificamente di profilo e puoi risalirne
tutte le curve con lo sguardo. L’inquadratura della ragazza ritorna sulla
sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 158.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.153.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 157.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.154.
L’inquadratura sul viso della
ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera
figura sensualissima. Il suo sguardo attento e riflessivo, come quello di un
furetto sul chi vive, ed i tratti principali del suo volto, armoniosi e
delicati su lineamenti dolci e provocanti, le danno un potere seduttivo
irresistibilmente affascinante. La sua pelle è scura e leggermente
abbronzata, come il colore di un granato purissimo, la sua fronte è in parte
coperta dalla lunga frangia castana, le sopracciglia sono alte e
lunghissime, gli occhioni luminosi e marroni sono pesantemente truccati dal
mascara brillante e dall’ombretto sfumato dal celeste al turchese molto
intenso. Il nasino è piccolino e all’insù, la bocca è invitante e polposa,
il mento è orgoglioso e deciso, le labbra attraenti sono velate da un
rossetto bordeaux che ne esalta il cipiglio altero e particolarmente
seducente. La frangia, infuocata e splendente, è ravviata dietro un orecchio
finemente orlato, addolcendole oltremodo il bel visetto vanitoso e
rendendola ancor più boriosa di quanto già non sia. I capelli castano scuro
sono diritti e sottilissimi, lucidi e brillanti, e le incorniciano
dolcemente il volto discendendole fluentemente al di là delle spalle sulla
schiena flessuosa. La sua espressione è altezzosa e un po’ superba.
Indossa un’elegante tailleur
nero, primaverile, stretto in vita e aderente sui suoi fianchi sinuosi. La
giacca a maniche lunghe largamente scollata sul seno morbido ha la doppia
abbottonatura sul davanti. La minigonna cortissima che ha profondi spacchi
laterali le arriva appena a metà coscia. Le gambe che fuoriescono da quel
vestito, raffinato e stuzzicante, sono snelle e slanciate, affusolate e
perfette. Stringe fra le dita una borsetta di paiette nera e luccicante,
calza sandali dal tacco altissimo, in tinta e completamente aperti, i
laccetti di vernice sono annodati intorno alle caviglie mentre le unghie dei
piedi sono smaltate di viola-marroncino come quelle delle mani. La testolina
è deliziosa, un ginocchio è sensualmente flesso, una mano è posata sul
bacino, l’altra stretta a pugno sulla borsetta resta liberamente distesa
lungo la splendida gamba destra.
La giovane bellezza francese
si ravvia la frangia dietro all’orecchio e ti sorride lusinghevolmente. Ti
parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta carezzevole e passionale, ma
non capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri allettanti si
perdono del tutto in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio
tedioso del bowling. La Francesina se ne sta ritta in piedi accanto alla
portiera chiusa di una limousine bianchissima, ondeggiando voluttuosamente
con la mano posata sul fianco sinuoso, con i piedi affondati nell’erba
soffice, in precario equilibrio sul ciglio di una stradina asfaltata che
termina alla base di una piccola altura immersa nella natura rigogliosa e
verdeggiante. Il soffio del vento tra le fronde degli alberi, il fragore
delle onde che si infrangono sugli scogli, i richiami dei gabbiani che
strillano e gridano volteggiando sull’acqua della magnifica Costa Azzurra...
Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio
spettacolare. Alle spalle della macchina lunghissima si erge un castello
medioevale circondato da un giardino lussureggiante, mentre di fronte quella
collinetta verdissima degrada morbidamente in una spiaggetta dorata che si
perde nel mare azzurrino come il cielo di un colore pulito e limpidissimo.
Alcuni gabbiani lanciano instancabilmente il loro richiamo, aleggiando in
cerchio nell’aria tersa e un’imbarcazione solitaria procede in lontananza
avanzando parallelamente rispetto alla riva rocciosa. Da una parte di
quell’insenatura diamantina si innalza una scogliera minacciosa che si getta
a picco nell’acqua limpidissima, dall’altra invece l’imponente castello
medioevale si specchia fedelmente nel mar Mediterraneo cristallino. La luce
del sole abbacinante che si riflette sulla superficie di quella Costa
Azzurra scintillante è la sola cosa che permette di distinguere l’inizio del
cielo dai confini dell’orizzonte. Mentre la ragazza continua a muoversi
amabilmente, spostando il peso del corpo da un piede all’altro, ravviandosi
la frangia dietro un orecchio, al centro dello schermo appaiono e si
scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare, direttamente sul
paesaggio sottostante che continua a muoversi impercettibilmente, cambiando
e mantenendo alcune di queste carte da gioco. Oltre al normale punteggio che
si sviluppa nella parte alta dello schermo, c’è una seconda numerazione che
aumenta e diminuisce progressivamente e che è poi anche l’unica che ti
interessa davvero. Si trova in alto a sinistra, sopra la testa della giovane
stimolante e vanagloriosa. Raggiungi facilmente i primi dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza pretenziosa
che sussurra qualcosa chinandosi disinvoltamente al suolo per slacciare i
laccetti di vernice allacciati con cura sulle sue caviglie sottili. Si
rialza abbandonando con indifferenza sul posto i sandali neri dal tacco
vertiginoso. Barcollando, indugiando, sorridendo maliziosamente, comincia a
discendere con attenzione dal prato di quella piccola altura erbosa.
Seducentemente si incammina a piedi nudi, ancheggiando sulla sabbia dorata e
finissima, dirigendosi verso la riva poco distante di una spiaggetta
meravigliosa, isolata e sperduta nel panorama incantato di quel mare
assolato e tranquillo. Incomincia a sbottonarsi lentamente la giacca
attillata che porta, il cui colore fa nettamente contrasto con quello vivido
del litorale che la circonda. Oltrepassa la curva delicata del seno e
continua a sbottonare con calma l’indumento chic che indossa, interrompendo
il contatto visivo soltanto per un momento. Se la sfila piano dalle braccia,
orgogliosamente, presuntuosamente, sollevando il capo e il mento senza mai
smettere di guardarti negli occhi. Si ferma e ti guarda. Si ravvia la
frangia dietro all’orecchio. Le sue spalle sono lisce e splendenti come
seta, la pelle è olivastra e granata come quella del suo visetto incantevole
e squisito. Ti appare in ultimo alla vista un seno non grandissimo,
trattenuto dal reggiseno a balconcino di pizzo nero, ricamato e
semitrasparente, che lascia eroticamente intravvedere l’ombra delle areole
scure e tondeggianti. Si piega in avanti appoggiando delicatamente giacca e
borsetta sulla sabbia. Le tettine sostenute fanno capolino dalle coppette
del reggiseno e sembrano voler schizzare fuori improvvisamente dal décolleté
mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le braccia sul petto, non le puoi perciò
ammirare per molto tempo. La sua espressione si fa avvincente e promettente
mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del discorso
risulta chiaramente; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura la
riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da gioco
che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente riprendi a
giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a centrarsi
sulla splendida creatura che si abbassa sfacciatamente lo zip sul sedere,
lasciando velocemente scivolare la minigonna sulla sabbia bagnata,
mostrandoti con sfrontatezza le mutandine del completino intimo, rivelandoti
totalmente le grazie magnifiche del suo corpo favoloso e perfetto.
La ragazza è alta, la sua
immagine è divinamente modellata. Il seno è rotondo, la vita è sottile, i
fianchi sono sinuosi, le gambe assai slanciate sono longilinee e
magistralmente ben fatte. Solamente una biancheria intima procace e
tentatrice, ricamata e semitrasparente, ormai la veste concupiscentemente e
in modo un po’ troppo eccitante. Raccoglie la borsetta di paiette e si avvia
sulla riva della spiaggia, ritraendosi all’allungarsi delle onde, sfilando
davanti ai tuoi occhi praticamente nuda, fino a raggiungere un affioramento
roccioso che sbuca dalla sabbia insanguinata come le ossa di un gigante
appartenente alla mitologia del mondo antico. Una seconda scogliera, aguzza
e scoscesa, si riproduce nell’acqua cristallina del mar Mediterraneo
diamantino e numerosi pesciolini argentati nuotano spontaneamente fra gli
scogli rossicci di quella Costa Azzurra straordinaria. Si ferma accanto a
una grossa pietra larga e piatta, ammorbidita e levigata dalle maree, che si
distacca dalla scogliera affacciandosi nell’acqua sul limitare della
spiaggia dorata. Ti guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco
lusinghevole e una mano posata sull’anca morbidissima, così da sottolinearne
la perfezione, per un attimo apparentemente indecisa sul da farsi. Si gira e
ti mostra il culetto. Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo
vigorosamente un ditino smaltato e la sua voce si perde nel rumoreggiare del
mare ma comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le mani e con le
braccia si copre ciò che il completino intimo non riesce proprio a
nascondere, mentre la borsetta le penzola mollemente sul pube e sulle cosce
meravigliosamente granate. L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e
le tue ultime carte tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 173.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.155.
L’inquadratura sul viso della
ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera
figura pimpante. Il suo sguardo astuto e malizioso come quello di una volpe
intelligente, i lineamenti sinceri e genuini, le curve morbide delle guance
paffutelle, e il mento leggermente appuntito come il disegno di un cuore
delicato, irradiano un’aura deliziosa e vivace che la avvolge e la circonda.
La sua pelle è notevolmente arrossata dal sole, la sua fronte è coperta
dalla frangettina nerissima, le sopracciglia sono accentuate e molto
espressive, gli occhioni a virgola, scuri e luminosi, grandi e scintillanti,
sono stupendi e profondamente segnati dalla riga nera agli angoli che le
allunga un po’ le palpebre. Il nasino alla greca è diritto e raffinato, la
bocca armoniosa e rosata è velata dal rossetto indelebile e cremoso, le
labbra sono dolcemente incurvate in un semplice sorriso che ricorda assai
l’ingenuità di un cerbiatto libero e spensierato. L’energia incontenibile e
raggiante che sprizza dal suo bel visetto radioso la rende ancor più carica
e vitale di quanto già non sia. I capelli neri come l’inchiostro sono
diritti e sottilissimi, lucidi e brillanti, e le incorniciano ardentemente
il volto discendendole fluentemente sulle spalle e sulla schiena. La sua
espressione è scaltra e maliziosa.
Indossa un abito da ballerina
di flamenco, di raso arancione fiamma con pallini bianchi, che la veste
sinuosamente fino alle caviglie. Il bustino lucido e aderente, attillato e
sgargiante, la stringe sin sui fianchi formosi guantandola strettamente come
una seconda pelle. La gonna con balze, frange e frappe di licra splendente,
dai risvolti candidi le si allarga liberamente intorno al sedere.
Quell’indumento tipico e solare le mette disinvoltamente in risalto le curve
generose del corpo perfetto. Le spalle sono arrossate, il seno è florido, la
vita è snella, il ventre è liscio, i fianchi sono larghi, le gambe
affusolate e tornite come le braccia sono nascoste e le puoi soltanto
intravvedere quando con noncuranza si fa svolazzare le frange briose della
lunga gonna gitana. Stringe fra le dita i laccetti di vernice delle
scarpette nere dal tacchetto robusto e le unghie dei piedi nudi sono dorate
di rosa come quelle delle mani. Ondeggia vispamente sulle gambe con una mano
posata sul bacino, l’altra chiusa sulle scarpette e sull’orlo della lunga
gonna appariscente. Sembra incapace di mantenere la stessa posizione per più
di un secondo.
La giovane Bellezza Spagnola
si aggiusta una spallina del vestito capriccioso e ti sorride apertamente.
Ti parla e bisbiglia qualcosa con la sua vocetta caliente e focosa, ma non
capisci assolutamente quel che dice. I suoi sussurri ardenti si perdono
completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso
del bowling. La morettina se ne sta ritta in piedi vicino ad una macchina
utilitaria scassatissima, ondeggiando armoniosamente con una mano stretta
sul fianco sinuoso, con i piedi affondati nell’erba soffice, in precario
equilibrio sul sentiero di una stradina sterrata che si avviluppa alla base
di una montagna desolata e verdeggiante. Il soffio leggero del vento che
spira da lontano, il fragore delle onde che si infrangono sugli scogli, i
richiami dei gabbiani che strillano e gridano volteggiando sull’acqua del
mar Mediterraneo... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio
spettacolare. Alle spalle dell’automobile scassata si innalza un monte privo
di vegetazione, interamente ricoperto dal prato lussureggiante, mentre di
fronte quella montagna verdissima degrada morbidamente in una piccola
spiaggia sabbiosa che si perde nel mare turchese come il cielo di un colore
intenso e limpidissimo. Alcuni gabbiani lanciano instancabilmente il loro
richiamo, aleggiando in cerchio nell’aria tersa e un’imbarcazione solitaria
procede in lontananza avanzando parallelamente rispetto alla costa rocciosa.
Da una parte e dall’altra della magnifica insenatura giallo-ocra, due
imponenti scogliere alte e frastagliate si gettano a picco nell’acqua
adamantina circoscrivendo minacciosamente l’espansione di quella spiaggetta
incantevole. La luce del sole accecante che si riflette sulla superficie del
mar Mediterraneo è la sola cosa che permette di distinguere l’inizio del
cielo dai confini dell’orizzonte. Mentre la ragazza continua a muoversi
animatamente, spostando il peso del corpo da un piede all’altro, accennando
appena a un passo di danza piuttosto sensuale, al centro dello schermo
appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare,
direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi
impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco.
Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo,
c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che
è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra,
sopra la testa della giovane esuberante e piena di vita. Raggiungi
facilmente i primi dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza spigliata
che sussurra qualcosa prendendo una borsetta di perline dalla vettura priva
di portiere. Abbandona sul posto le scarpette di vernice nera dal tacchetto
robusto. Saltellando, trotterellando, piroettando agilmente, comincia a
discendere con incoscienza dal sentiero sterrato di quell’altura erbosa.
Distrattamente si slancia a piedi nudi ancheggiando sulla sabbia dorata e
finissima, dirigendosi verso la riva poco distante di una spiaggetta
meravigliosa, isolata e sperduta nella vastità della costa rocciosa di quel
mare assolato e tranquillo. Incomincia a sfilarsi lentamente, dalle spalle e
dalle braccia le spalline del vestito che veste, il cui arancio vivido fa
nettamente contrasto con quello verde-azzurro della natura che la circonda.
Si porta tranquillamente le mani dietro alla schiena, si abbassa la cerniera
del lungo abito svolazzante. Se lo lascia scivolare piano addosso,
maliziosamente, voluttuosamente, abbassando il capo e il mento senza mai
smettere di guardarti negli occhi. Oltrepassa la curva eccitante del seno e
continua ad abbassare con calma l’indumento di raso che indossa,
interrompendo il contatto visivo soltanto per un momento. Si ferma e ti
guarda. Si trattiene il bustino sui fianchi sinuosi. Le sue spalle sono
lisce e splendenti come il sole, la pelle è chiara e rosolata come il suo
visetto gaio e delizioso. Ti appare in ultimo alla vista un seno magicamente
rotondo, trattenuto dal reggiseno a balconcino di seta rossa, ricamata e
traslucida, che sembra almeno di qualche taglia troppo piccolo per le sue
mammelle traboccanti. Si piega in avanti appoggiando delicatamente la
borsetta sulla sabbia. Le sue floride tette fanno capolino dalle coppette
del reggiseno e sembrano voler esplodere improvvisamente fuori dal décolleté
mozzafiato che si ritrova. Si raddrizza e incrocia le braccia sul petto, non
le puoi perciò ammirare per molto tempo. La sua espressione si fa allusiva e
provocante mentre ti parla di nuovo. Non capisci le parole ma il senso del
discorso risulta chiaramente; ti sta incitando a proseguire. L’inquadratura
la riporta sulla sinistra e sullo schermo riappaiono le ultime carte da
gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono servite, immediatamente
riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti, l’inquadratura torna a
centrarsi sullo splendido ciclone, che lascia bruscamente andare il vestito
da flamenco lasciando velocemente cadere la lunga gonna gitana sulla sabbia
bagnata, mostrando con astuzia le mutandine del completino intimo,
rivelandoti del tutto le grazie magnifiche del suo corpo espansivo ed
estroverso.
La ragazza non è altissima,
ma la sua immagine è divinamente modellata. Il seno è prosperoso, la vita è
flessuosa, i fianchi sono formosi, le gambe slanciate sono deliziosamente
ben fatte. Solamente una biancheria intima pepata e pruriginosa, allettevole
e stimolante, ormai la veste ardentemente e in modo un po’ troppo
stuzzicante. Raccoglie la borsetta di perline incamminandosi vivacemente
sulla riva della spiaggia, sollevando schizzi di tanto in tanto, sfilando
davanti ai tuoi occhi praticamente nuda, fino a raggiungere un affioramento
roccioso che sbuca dalla sabbia ocra e oro come i ruderi di un tempio antico
dimenticato e distrutto. Un’imponente scogliera, aguzza e scoscesa, si
specchia nell’acqua cristallina del mare pulito e adamantino, e numerosi
pesciolini argentati nuotano spontaneamente fra gli scogli di quella costa
mediterranea straordinaria. Si ferma accanto a una grossa pietra larga e
piatta, ammorbidita e levigata dalle maree, che si distacca dalla scogliera
affacciandosi nell’acqua sul limitare della spiaggia incandescente. Ti
guarda sorridendo, con un braccio disteso sul fianco formoso e una mano
posata sull’anca morbidissima, così da sottolinearne la perfezione, per un
attimo apparentemente indecisa sul da farsi. Si gira e ti mostra il culetto.
Che delizia! Si rivolge e ti parla, scuotendo vigorosamente un ditino
smaltato e la sua voce si disperde nel rumoreggiare del Mediterraneo ma
comprendi ugualmente quel che dice: non ancora. Con le mani e con le braccia
si copre ciò che il reggiseno non riesce proprio a contenere, mentre la
borsetta le penzola mollemente sul pube e sulle cosce color rosa acceso.
L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte
tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 180.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.156.
L’inquadratura sul viso della
ragazza si allontana e si allarga rapidamente, sino a visualizzarne l’intera
figura certamente tribale. Il suo sguardo guerresco e minaccioso come quello
di una tigre decisamente territoriale, e i lineamenti accentuati e giovanili
sul suo volto un po’ rotondo, come il globo di una luna piena, le infondono
un aspetto aggressivo e selvaggio che la avvolge e la circonda. La sua pelle
è notevolmente imbrunita, la sua fronte è limitata dai capelli nebulosi e
dalle sopracciglia foltissime, gli occhioni leggermente obliqui, luminosi e
nerissimi, grandi e scintillanti, sono profondamente marcati da una riga
naturale all’interno delle palpebre che le esalta oltremodo lo sguardo
felino attento e guardingo. Il naso tipicamente africano è largo e
schiacciato, la bocca è grande e sorridente e le labbra, tumide e rigonfie,
sono ampiamente dischiuse in un semplice sorriso bianchissimo e disarmante.
Il suo modo di atteggiarsi spontaneo e disinvolto, pieno di vita e
assolutamente libero da imposizioni, la fa sembrare molto più aggressiva di
quanto in realtà di sicuro non sia. I capelli neri come il petrolio sono
ricci e nodosi, avari e poco lucidi, ma le incorniciano selvaggiamente il
visetto discendendole incoltamente sulle spalle e lungo la schiena
regalandole un fascino indubbiamente espansivo e tutto suo. Nonostante il
sorriso raggiante e solare, l’espressione resta combattiva e piuttosto
minacciosa.
Indossa una primitiva pelle
conciata di leone che la veste orgogliosamente dalle ascelle fino a poche
dita più in giù del sedere. Una sola spallina la sostiene rozzamente,
passandole sulla spalla destra e due spacchi laterali che risalgono
audacemente dall’orlo inferiore di quell’abbigliamento primordiale sin quasi
all’altezza dei fianchi assai pronunciati, le mettono disinvoltamente in
risalto le curve precoci del corpo elastico. Le spalle sono larghe, il seno
è morbido, la vita è stretta, il ventre è piatto, i fianchi sono vigorosi,
le gambe totalmente esposte sono aitanti e slanciate come le braccia
scattanti e fusiformi. Stringe fra le dita una sacca di cuoio e le unghie
dei piedi nudi sono traslucide come quelle delle mani. La testolina è
inclinata sulla spalla destra, un ginocchio è appena flesso, una mano è
posata sul bacino, l’altra è liberamente distesa sulla sua splendida coscia
sinistra.
La giovane Bellezza Africana
si scaccia un insetto dal viso e ti sorride apertamente. Ti parla e
bisbiglia qualcosa con la sua vocetta selvaggia e cavernosa, ma non capisci
proprio nulla di ciò che dice. I suoi sussurri profondi si perdono
completamente in sottofondo: nuovi rumori si sono aggiunti al brusio tedioso
del bowling. Il cioccolatino se ne sta ritto in piedi vicino a un albero di
Baobab gigantesco, ondeggiando impazientemente con la mano chiusa sul fianco
risoluto, con i piedi affondati nell’erba soffice, in precario equilibrio
sulla sommità di una piccola collina desolata e verdeggiante. Il soffio
leggero del vento che smuove le foglie tra i rami, lo scrosciare di una
cascatella che si infrange non lontano, il ruggito di un leone e tutti gli
altri rumori della Savana... Tutti questi rumori coprono tutti gli altri
rimanenti.
L’inquadratura si allontana e
si allarga ulteriormente, rilegando la figura della ragazza nella parte
sinistra dello schermo, inglobando anche il resto del paesaggio
spettacolare. Alle spalle dell’enorme albero secolare, al di là della
collinetta interamente ricoperta dal prato lussureggiante si estende a
perdita d’occhio una fitta foresta equatoriale, mentre di fronte
quell’altura verdissima degrada morbidamente sulla riva di una pozza
gorgogliante la cui superficie viene impetuosamente infranta da una
magnifica cascatella cristallina e purissima. Il sole accecante che si
riflette sul corso d’acqua serpeggiante, un branco di elefanti che si sposta
pigramente all’ombra della boscaglia da una parte, il piccolo di una giraffa
che allunga il collo per arrivare alle foglioline più gustose di un’acacia
dall’altra, in lontananza un’aquila che volteggia maestosamente nell’aria
tersa richiamando la magia del cielo azzurro che sovrasta tutta quanta la
Savana africana. Mentre la ragazza continua a muoversi smaniosamente,
spostando il peso del corpo da un piede all’altro, al centro dello schermo
appaiono e si scoprono cinque carte da poker. Cominci subito a giocare,
direttamente sul paesaggio sottostante che continua a muoversi
impercettibilmente, cambiando e mantenendo alcune di queste carte da gioco.
Oltre al normale punteggio che si sviluppa nella parte alta dello schermo,
c’è una seconda numerazione che aumenta e diminuisce progressivamente e che
è poi anche l’unica che ti interessa davvero. Si trova in alto a sinistra,
sopra la testa della giovane insofferente e carica di vitalità. Raggiungi
facilmente i primi dieci punti.
Quando arrivi a cinque di
questi punti, l’inquadratura si centra nuovamente sulla ragazza nervosa che
sussurra e borbotta qualcosa. Trotterellando, saltellando agilmente comincia
a discendere con naturalezza dall’altura erbosa. Attentamente si slancia a
piedi nudi dirigendosi verso la riva poco distante della pozza d’acqua
meravigliosa, isolata e sperduta nella vastità di quel panorama
verde-azzurro straordinario. Incomincia a sfilarsi lentamente, dalla spalla
e dal braccio destro la spallina del manto di leone che porta, il cui fulvo
risulta perfettamente in sintonia con i colori rigogliosi della natura
tutt’intorno. Si abbassa tranquillamente quella veste semplicissima. Se la
lascia scivolare piano addosso, sfrontatamente, impudentemente, sollevando
il capo e il mento senza mai smettere di guardarti negli occhi. Oltrepassa
la curva delicata del seno e continua ad abbassare con calma l’indumento
primordiale che indossa, interrompendo il contatto visivo soltanto per un
momento. Si ferma e ti guarda sfacciatamente. Si trattiene il manto sui
fianchi forti ed energici. Le sue spalle sono lisce e splendenti come la
notte africana, la pelle è nera e scintillante come il suo visetto
estroverso e sempre sorridente. Ti appare in ultimo alla vista un seno
dolcemente puntuto, trattenuto da una fascetta di pelle di leopardo annodata
primitivamente dietro alla schiena che le contiene a malapena i capezzoli e
le areole delle mammelline acerbe e premature. Si piega in avanti
appoggiando con indifferenza la sacca sull’erba. Le tettine fanno capolino
dalla strisciolina di pelle e sembrano gonfiarsi e voler esplodere
improvvisamente fuori dal décolleté mozzafiato. Si raddrizza e incrocia le
braccia sul petto, non le puoi perciò ammirare per molto tempo. La sua
espressione si fa mansueta e accomodante mentre ti parla di nuovo. Non
capisci le parole ma il senso del discorso è chiaro; ti sta incitando a
proseguire. L’inquadratura la riporta sulla sinistra, sullo schermo
riappaiono le ultime carte da gioco che avevi prima. Altre carte ti vengono
servite, immediatamente riprendi a giocare. Quando raggiungi i dieci punti,
l’inquadratura torna a centrarsi sullo splendido cioccolatino, che si lascia
bruscamente andare il manto di leone lasciando velocemente cadere al suolo
quel primitivo indumento, mostrando con noncuranza il perizoma simile alla
fascetta superiore, rivelandoti del tutto le grazie magnifiche del suo corpo
energico e giovanile.
La ragazza è alta e la sua
immagine è divinamente modellata. Il seno è appuntito, la vita è flessibile,
il ventre è muscoloso, i fianchi sono risoluti, le gambe robuste sono
incredibilmente ben fatte. Solamente due piccoli straccetti grintosi e
stuzzicanti, di pelle conciata di leopardo, ormai la vestono impassibilmente
e in modo non troppo rozzo e selvaggio. Raccoglie la sacca di cuoio e si
incammina baldanzosamente sulla riva della pozza, soffermandosi per
intingervi i piedi di tanto in tanto, sfilando davanti ai tuoi occhi
praticamente nuda, fino a raggiungere un gruppetto di rocce che si ammassa
sul limitare di quell’acqua cristallina come i resti della colazione di un
gigante mangiapietre apparentemente risorto dalle fiabe e dalla mitologia
del mondo antico. Una piccola cascatella, rumorosa e frastornante, si
infrange nell’acqua limpidissima alzando continuamente nell’aria schizzi
luccicanti e multicolore. Numerosi pesciolini argentati nuotano fra i massi
grigi che costellano il perimetro di quella grande pozzanghera
straordinaria. Si ferma accanto a una grossa pietra larga e piatta,
ammorbidita e levigata dalla corrente, che si distacca dal gruppetto di
rocce affacciandosi nell’acqua sul confine della pozza incantata. Ti guarda
sorridendo, con un braccio disteso sul fianco vigoroso e una mano posata
sull’anca pronunciata, così da sottolinearne la perfezione, per un attimo
indecisa e riluttante. Si gira e ti mostra il culetto. Che delizia! Si
rivolge e ti parla, scuotendo vigorosamente un ditino sottile, e la sua voce
si disperde nel rumoreggiare dell’acqua ma comprendi ugualmente quel che
dice: non ancora. Con le mani e con le braccia si copre ciò che la
strisciolina non può proprio contenere, mentre la sacca le penzola
mollemente sul pube e sulle cosce color del cioccolato fondente.
L’inquadratura la riporta ancora sulla sinistra e le tue ultime carte
tornano sullo schermo.
Se vuoi continuare a giocare,
vai al 182.
Se vuoi entrare nella sala
biliardo, smetti di giocare, e vai al 142.
Se sei già stato nella sala
biliardo, e non vuoi più giocare, puoi andare al 189.
.157.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia dal
minuscolo reggiseno, di tessuto elastico, del costume da bagno candido come
le pecorelle bianchissime che pascolano pigramente nel cielo limpidissimo
che la sovrasta. Si gira e si arrampica agevolmente sulla grande lastra di
pietra che si trova alle sue spalle, che indifferente si affaccia
sull’oceano Pacifico straordinario. Il sole accarezza tutta la sua figura
brillante e favolosa, mentre si solleva facilmente in piedi e la sua effigie
sembra un miraggio sullo sfondo di un sogno a occhi aperti. Lascia cadere a
terra la sacca di jeans, raggiunge i confini sull’acqua azzurrina, si piega
lentamente nella tua direzione mettendosi a sedere sulla superficie liscia
del masso; si stringe le ginocchia al petto, solleva un poco il mento e ti
sorride con malizia. Le sue labbra sono lucide e polpose, truccate da un
rossetto ciclamino, i capelli sono biondo platino e le discendono
fluentemente lungo la schiena fin quasi al sedere. Gli occhioni sono
luminosi, penetranti e verdissimi, pesantemente truccati di nero, le
sopracciglia sono arcuate e dorate, e barbagliano e sfavillano sul suo bel
visetto angelico e sospetto. Bisbiglia qualcosa portando le mani
deliziosamente tostate come tutto il resto della sua presenza meravigliosa,
sul bordo smussato della pietra levigata dalle maree, immergendo troppo
frettolosamente i piedi nell’acqua di quel basso fondale sabbioso. Un
brivido le risale lungo il corpo flessuoso, i pesciolini argentati si
allontanano bruscamente da lei. Ritira rapidamente le gambe, poi le immerge
nuovamente con maggior cautela. L’acqua cristallina e celeste di quella
spiaggia bianchissima deve essere anche piuttosto gelata.
La voce della giovane ragazza
americana diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza maliziosamente
le lunghe cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le
mutandine bianche del costume, risalendo con i polpastrelli delle mani sui
fianchi sinuosi, sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppettine del
reggiseno luccicante. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla
schiena inarcata: improvvisamente quello straccetto microscopico non è più
in tensione sulle tettone rigonfie ma le bretelle che le passano sulle
spalle lo mantengono faticosamente al loro posto. Con un braccio si cinge
entrambe le mammelle enormi, intanto con l’altra mano si scosta le
bretelline dalle spalle meravigliosamente abbronzate. Quei due cordini sono
ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente
strette sul seno immenso e traboccante. L’indumento elastico rimane
intrappolato nel mezzo. Si accarezza voluttuosamente le tettone grandiose,
stringendo e ruotando le mani con ardore, mugugnando e sospirando
appassionatamente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata all’indietro.
Con molta calma quelle mani smaltate scendono sul suo corpo snello,
massaggiando, accarezzando, solleticando senza sosta. Continuano a scendere
sulla sua figura formosa, sino a intrufolarsi tra le gambe per sfiorare le
mutandine che prima avevano ignorato e disdegnato appositamente.
L’inquadratura si zuma
finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore favoloso. Le sue
tettone sono incredibilmente esplosive, come bombe a mano innescate, i
capezzoli che si direbbero induriti al centro delle areole grandi e
marroncine, sono rivolti orgogliosamente in alto e lievemente all’infuori.
Quella visione spettacolare rasenta la perfezione assoluta e rappresenta il
desiderio insito nel canto irresistibile delle sirene mitologiche. Le mani
risalgono in fretta afferrandole e sollevandole per la base, mentre il capo
si china in avanti e la bocca si schiude ossessivamente per lasciar
fuoriuscire la linguetta insinuante che cerca lussuriosamente di lambire le
sentinelle erette delle sue rotondità maestose. Nessun segno di costume da
bagno deturpa minimamente il panorama imponente che offre. Osservi estasiato
quella scena sublime. Si succhia sensualmente un dito e si passa il
polpastrello intorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più
marcati sulla pelle piacevolmente tostata di quelle mammelle straordinarie.
La telecamera si allontana gradualmente, l’immagine della giovane bellezza
riappare sullo schermo nella sua interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non
ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si
gira sull’altro lato del masso incominciando subito a sguazzare con i piedi
nell’acqua azzurrina di quell’oceano appena increspato da piccoli movimenti
ondosi. La schiena è incurvata all’indietro, le mani sono appoggiate
sull’orlo della pietra smussata, la testa ricade sulle spalle, gli occhi
sono chiusi al cielo turchese, il volto è rivolto al sole tropicale, i
capelli le ricadono morbidamente come metallo fuso sulla sacca abbandonata.
Il suo corpicino persuasivo e lusinghevole, ti appare magnificamente di
profilo e puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo. L’inquadratura della
ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello schermo riappaiono le tue
ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 172.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.158.
L’inquadratura si centra
nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando svagatamente nell’acqua
cristallina con i suoi piedini smaltati e laccati, sollevando nell’aria
nuvolette di goccioline scintillanti che risplendono e sfavillano sotto la
luce fortissima del sole abbacinante. La telecamera si avvicina per un
momento e subito si riallontana. La pelle abbronzata del suo corpo flessuoso
è costellata da puntini minuscoli e luccicanti, e lei rabbrividisce sotto il
tuo sguardo incantato mentre ti stuzzica fortemente l’appetito dei sensi. La
superficie liscia e polverosa, della grande pietra piatta e grigia, adesso
in parte lucida e bagnata, su cui si trova seduta e semisdraiata, fa
nettamente contrasto con la sua figura angelica e celestiale. Si rilassa e
si volge a guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo
spensierato e dolcissimo. Infine si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio affusolato
cerca di coprirsi le tette candide e spettacolari che traboccano fuori da
tutte le parti e con un dito perlato dal lucida unghie ti ammonisce ad
aspettare ancora. È fortunata che non la puoi raggiungere direttamente sul
posto! Si gira di schiena mostrando il culetto modellato nel gesso,
parzialmente nascosto dal tessuto elasticizzato, delle mutandine baluginanti
e bagnate, del minuscolo costume da bagno che indossa, intanto con le mani
si accarezza deliziosamente i fianchi sinuosi sottolineandone così la
perfezione. Scende lentamente sulle curve suadenti del bacino con le palme
lisce delle sue manine morbide, sino ad agganciare con i pollici l’elastico
magico degli slip miracolosi. Continua poi a scendere piegandosi a novanta
gradi, trascinandosi appresso come uno straccino le mutande del costume
ridottissimo, ultimo baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta da quel triangolo di stoffa, sintetica e brillante, che
discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta
inconfondibilmente tra la cunetta morbida della sua figa polposa.
L’indumento puntinato si ferma attorno alle caviglie. La giovane Bellezza
Italiana si rialza di scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno,
con una mano si protegge il pube. Ti guarda, ti sorride, ti parla e scosta
timidamente le mani affondandole immediatamente tra i capelli, biondo
ramati, come una cascata di oro liquido che le cola fluentemente dalla testa
sulle spalle e sulla schiena. Il suo corpo è magnifico e rimane ora
completamente esposto alla tua vista. Che visione straordinaria! Tutte le
curve sono divinamente modellate. Le tette sembrano disegnate da Giotto,
sono perfettamente rotonde, i capezzoli sembrano dipinti da Michelangelo,
sono quasi mistici, il ventre è liscio come il David di Donatello, la pelle
è dello stesso colore dell’argilla, il pube sembra l’opera più sensuale di
Botticelli, le gambe sono lunghe e diritte come la realizzazione più
raffinata e sacrale di Raffaello. I segni bianchi del costume da bagno
spiccano sul suo corpicino argillato come una biancheria intima di seta
lattea e finissima. Si inginocchia sul masso e si siede: distende le cosce
in avanti, le flette lievemente dischiudendole con calma, molto piano,
troppo piano, con fare del tutto ossessivo.
La telecamera zuma in avanti,
l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
delicata delle sue gambe insinuanti e favolose, mentre continuano a
schiudersi come le porte dell’eden perduto che mostra ai tuoi occhi attoniti
tutta la purezza e le grazie più nascoste della pace e del paradiso.
All’interno delle cosce la sua pelle è attraente, sembra calda, setosa e
vellutata, suggestiva, fragrante e odorosa di buono. Non puoi restare
indifferente di fronte a quello spettacolo esaltante; qualcosa comincia a
premere contro la patta dei pantaloni mentre lei continua a dischiudersi
lusinghevolmente sotto il tuo sguardo assorto. Finalmente quelle gambe
fantastiche e longilinee si sono aperte quel tanto che basta per vedere con
chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad inquadrare sullo
schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è rosea, le grandi labbra sono chiuse e strette, il clitoride è
tenero e succoso, pare fremere e pulsare mentre sopra, sul pube e sul
ventre, una folta e liscia peluria castana si estende e si allarga
ricoprendole parte del monte di venere, lustro e splendente, come il manto
soffice di un visone elegante e sontuoso. Ti stai eccitando come un
ragazzino. Le sue grandi labbra sono invitanti e lucide: si sta bagnando sul
serio? Sembrano sorriderti teneramente. Si stanno dischiudendo
impercettibilmente, vogliono parlare, vogliono sussurrare appena il tuo
nome. Vedi una gocciolina brillare sul clitoride e poi discendere lungo il
taglio della vulva, sino a scomparire fra le sue natiche. Il tuo cazzo
incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I tuoi pensieri si stanno
confondendo, il tuo cervello si è annebbiato improvvisamente. Adesso è
l’animale prepotente che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli
occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella
figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano aggraziata, scende con calma sulle ginocchia. Dita perlate si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, delicatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul
monticello di venere e la chiude a pugno sui peletti chiari e sottili. Un
brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita agili e
snelle, indice e medio, si protendono verso il basso e si appoggiano sulle
grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore
si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti
appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici come
se le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai
benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la
vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti, il
cuore nel petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino delicato, biricchino, che si era intrufolato fra le
labbra infantili della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e
lei se lo porta innocentemente alla bocca. Lo succhia golosamente. Ti sta
sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da
quella visione sconvolgente. La biondina scosta la borsa da mare in un
angolo e si sdraia sulla schiena, diagonalmente sul sasso largo e piatto che
si distacca dalla scogliera. Gli occhi sono dolcemente chiusi. Con le dita
di una mano si titilla un capezzolo, con quelle dell’altra si stuzzica il
clitoride. Ansima piacevolmente e il corpo sussulta debolmente di tanto in
tanto. La sua immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro
riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 171.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.159.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni seducenti, scintillanti e
nerissimi, accattivanti e un po’ truccati, esaltati dalle sopracciglia alte
e lunghissime, arcuate e marcate. Lo sguardo da gatta sembra studiare il
modo giusto per prendere in trappola un topolino difficile. Ti guarda con
fare lussurioso, chinando maliziosamente la testa in atteggiamento sensuale
e mellifluo. La sua espressione è affascinante e carica di erotismo. Le sue
mani, smaltate di rosso carminio, non hanno mai abbandonato il seno florido
e il suo ventre sovreccitato. Due dita si stropicciano un capezzolo, altre
due si passano ripetutamente sullo spacco della figa. Un ditino vi si
intrufola profondamente, frugando all’interno delle grandi labbra, e ne
fuoriesce lucido e brillante degli umori del suo sesso umido e rigonfio. Con
la lingua si lambisce le labbra della bocca polposa, ansima per tutto il
tempo e ti sorride amabilmente.
Si gira sulla sinistra, apre
un angolo della sacca di tela, ci infila dentro una manina agile e quando la
estrae stringe fra le dita un vibratore immenso e rosa come i petali di un
fiore delicato che sboccia spontaneamente. Se lo porta lentamente davanti al
viso, lasciandoti abbondantemente a disposizione tutto il tempo necessario
per assimilarne le dimensioni enormi. Ne succhia la punta e vi passa la
linguetta sull’asta flessibile: sembra troppo grande per la sua boccuccia
scarlatta ma non dubiti neppure per un istante che possa non passare per il
figone meraviglioso che si ritrova. Porta una mano dietro alla schiena e si
appoggia sul pianale grigio del masso, inarca la vita sottile e gettando per
un momento indietro i riccioli che le ricadono sempre più numerosi sulla
fronte comincia contemporaneamente a scendere sul suo corpicino longilineo
con quel fallo di lattice grosso e splendente. Si intrattiene per qualche
secondo intorno ai capezzoli, guardandoti fissamente negli occhi, poi
continua a ridiscendere lungo il suo corpo accarezzandosi intanto la pelle
color terracotta con quell’attrezzo inverosimile per diametro e lunghezza.
Oltrepassa distrattamente il forellino dell’ombelico e raggiunge in ultimo
il pube folto e crespo; se lo affonda istantaneamente con ardore tra i
peletti neri e brillanti. Un gemito le sfugge dalla gola mentre tu sei
costretto a deglutire. Le sue gambe chilometriche sono ancora aperte e
tuttora ripiegate sotto la sua figura flessuosa, e la vagina rimane
ampiamente dischiusa. La telecamera schizza in avanti, l’inquadratura si
allarga sul taglio della vulva eccitata e sbrodolante. Il vibratore si
strofina spudoratamente sulle grandi labbra accoglienti, ritraendosi sempre
più lucido e scintillante. Lei lo solleva e lo riabbassa ritmicamente,
affondando e scavando nel solco della vagina, rigirandolo fra le dita della
mano, lubrificandolo così a dovere. Non la puoi vedere in viso perché
l’inquadratura è completamente aperta in basso ma la puoi chiaramente udire
in tutta la sua passione. Sta facendo degli urletti caldi e profondi, per
nulla soffocati, che sorpassano di gran lunga l’eco di tutti gli altri
rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sopra non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e riporti
l’attenzione sullo schermo. Quando il vibratore, rosa come un maialino,
risale velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne segue da
vicino l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tette formose e ne
percorre lievemente il centro delle rotondità: dopo che il fallo esagerato
vi è ruotato attorno, i capezzoli restano luccicanti e rilucenti sotto la
luce del sole tropicale. La telecamera si allontana e la figura della
giovane brasiliana riappare in tutta la sua interezza. Finisce di insalivare
per bene l’enorme oggetto oblungo che tiene saldamente in mano poi si
rovescia sui gomiti e sulle ginocchia. Si dispone praticamente a pecorina,
con il magnifico culetto rivolto dalla tua parte. L’inquadratura si allarga
un’altra volta sul suo sesso scuro e bagnato; entrambi i suoi buchetti sono
generosamente offerti alla tua vista. Il cazzo nelle tue mutande sta
sbattendo violentemente la testa contro un muro di cemento armato. Lo smuovi
e gli cambi delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la sensualità del suo
clitoride pronunciato che parzialmente si nascondeva fra le pieghe soffici
di carne della sua vulva lucida e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, dal di sopra della
sua schiena incurvata, e la punta rosata del vibratore si insinua facilmente
nella bocca spalancata di quella vagina voluttuosa ed elastica. Sprofonda
per un terzo trascinandosi dietro le creste infiammate delle grandi labbra e
arretra un poco, per poi subito risprofondare, sempre di più e sempre più a
fondo. I gridolini della morettina si alternano ai gemiti sommessi e ai
mugolii di piacere del suo delirio passionale, mentre continua a
stantuffarsi brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine accende il
vibratore, ruotando il pulsante che si trova nella parte posteriore del
fallo semirigido, quell’affare le è sprofondato quasi del tutto nel ventre.
Poche dita di lattice, rosa pastello, fuoriescono ostinatamente dal suo
corpo biscottato e trafitto. Un altro ronzio si aggiunge alla massa di
rumori in sottofondo mentre il suo sesso incomincia a vibrare sonoramente.
Rimane così prosternata, con quella spada di gomma conficcata internamente
nel profondo dell’intimo. La sua figura bocconi si sposta sulla sinistra
dello schermo e intanto le tue ultime carte da poker compaiono al centro del
tuo campo visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 170.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.160.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. La morettina si trova
attualmente accasciata sul pianale del masso, con le gambe divaricate
impudicamente, immersa nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La fronte è
schiacciata sulla pietra, la schiena cioccolata rimane esposta al sole
tropicale, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
fragilmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso né
l’espressione incerta dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la visuale
le passa vicino al volto nascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi
mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine
tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani
smaltate di rosa non hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una delle due
stringe per l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma semirigida,
grigio fumo dalle dimensioni mostruose, e lei si muove piano quel coso
dentro e fuori dal corpo febbricitante mentre con l’altra mano si aiuta come
meglio può dal basso. Quell’attrezzo smisurato e del tutto senza riserve
sprofonda ormai quasi totalmente nel suo figone capiente e nel suo culetto
meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino, serpeggiante e
tortuoso, lo potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi
dalle sue profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non
esserci fine per quell’affare mastodontico che aveva conficcato
incredibilmente nel ventre. Quando poi giunge al termine della sua corsa
infinita, in ultimo si estrae dallo sfintere con uno schiocco come di
risucchio. Lo puoi sentire nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva
rigonfia e slabbrata. Lo posa delicatamente sul sasso liscio e levigato,
mentre resta ansimante e semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata
fra i riccioli nerissimi e tra le braccia cioccolate, incapace forse di
muoversi, intanto i suoi buchetti più intimi rimangono spalancati e
generosamente profferti alla tua vista. L’ano pulsa debolmente, la vagina
invece non fa nessun tentativo di richiudersi neppure con fatica. La
telecamera zuma ulteriormente, avanzando ed esplorando il profondo dei
recessi più nascosti e misteriosi, delle sue aperture dilatate brutalmente,
che sono state violentate con estrema passione. L’interno della figa, lucida
e brillante, appare immacolato e rosa, quello del buco del sedere risulta
molto infiammato e un po’ striato di rosso. Evidentemente deve aver
sfiorato, se non addirittura oltrepassato, il suo limite massimo di
contenimento. L’inquadratura si allontana appena, permettendoti di valutare
il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste lievemente socchiuse. La Bellezza
Marocchina si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto
del suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per
intero. Solleva faticosamente una gamba flessuosa, distendendola sul bordo
del masso grigio, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo sguardo
stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo, giungendo
magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che palpita
leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino rilucente,
probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto senza nessuno
sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste tumide del suo
corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo clitoride eccitato e
rigonfio; tutta la sua figura sinuosa sussulta impercettibilmente di un
piacere troppo a lungo trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita
impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente nella carne soffice
e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne
copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e
indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole labbra della
voragine insaziabile che ha tra le gambe affusolate. Un quarto ditino, il
mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle profondità
più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso però le dita
della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo corpicino
fantastico. La punta del pollice si infila nello spazio vuoto che
inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La prima
falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza marocchina. Ogni
interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e
con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
azzurra, l’altro adagiato sull’orlo della pietra bagnata. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sul
sasso si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre con
quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti sensuali della morettina hanno ricominciato ad
echeggiare istericamente dappertutto. La visuale ritorna in un solo istante
in primo piano sullo splendore della manina luccicante che si incunea poco a
poco tra le pareti tesissime della sua figa ritrosa. Ostinatamente insiste,
fra le sue cosce tornite e spalancate, a spingere e forzare, millimetro dopo
millimetro, in quel passaggio riluttante; la vulva si dilata oltremodo e le
quattro nocche della mano riescono a passare liberamente. Le gridolina della
ragazza crescono gradualmente di tono mentre persiste nel suo intento
difficoltoso. Ormai solamente la nocca del pollice, che parzialmente è già
penetrato, si oppone alla resistenza estenuante della vagina sempre più
tirata e strenuamente sotto sforzo. La giovane però non si vuole
assolutamente arrendere: si accanisce con foga, duplicando tutti gli sforzi
utili, proseguendo e perseverando costantemente, seguitando e impegnandosi
con tenacia in quel lavorio aggressivo e logorante, sinché alla fine anche
le ultime difese non vengono abbattute completamente. La sua mano
baluginante sprofonda infine violentemente dentro di lei, fino in fondo e
sino al polso, incominciando ad andare e venire freneticamente, fuoriuscendo
e riaffondando come impazzita in un crescendo inarrestabile di grida
imbarazzanti che si alternano a gemiti e sussurri di godimento eccessivo,
finché stremata ed esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso
fremendo e sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si
toglie poi molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di
umori vischiosi e rimane lì abbattuta sul posto ansando e tremando
vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 186.
.161.
La giovane ragazza indiana si
rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Cammina senza fretta nell’acqua cristallina, sino al centro
della fontana di pietra che propende dal muro del palazzo tipicamente
indiano che si trova alle pendici dell’Himalaya, dove si immerge di nuovo
fino alle spalle rabbrividendo vistosamente. Si rialza in piedi e raggiunge
il lato opposto della vasca sedendosi sul bordo largo di quella tazza
enorme. Il sole le si riflette sulla pelle caffelatte e sul gioiello dorato
che porta sulla fronte spaziosa, il movimento ondulatorio dell’acqua
increspata le accarezza le gambe; così seduta e bagnata sembra un dipinto di
Botticelli. Non è mai stata tanto bella quanto adesso! La sua indole
accattivante e misteriosa è tornata ad affacciarsi sul suo bel volto disteso
e soddisfatto. Gli occhioni particolarmente espressivi, neri e molto
seducenti, risplendono di una luce profonda e trascendentale. Il color
caramello delle guance si è intensificato, a causa dello sforzo compiuto, le
labbra umide e carnose, rosate e luccicanti, sono allargate in un ampio
sorriso infantile. Quei suoi lunghi capelli nerissimi che le incorniciano il
visetto malizioso, discendendole fluentemente come una cascata nera, lucida
e brillante sul davanti del corpo slanciato, nascondendole i seni a punta,
ricadendole sul pube depilato, raccogliendosi sulle cosce rispettosamente
chiuse, le donano un aspetto etereo e divino. È veramente bellissima!
Solleva il mento e ti parla dolcemente, sussurrando appena con un filo di
voce impercettibile. Subito un campanellino allarmante comincia a risuonare
dalla macchinetta del video poker mentre nel raccoglitore che si trova in
basso si accumula la vincita del jackpot finale della ragazza indiana.
Davvero molto bene! Un altro po’ di denaro ti tornerà senz’altro utile nel
corso della serata o l’indomani al più tardi. Quando il trillo del
campanello smette di suonare, la schermata si oscura rapidamente diventando
poi del tutto buia ed i soldi smettono di uscire dall’apposita fessura.
Segue un istante di vuoto assoluto, infine la primissima schermata ritorna a
brillare sullo schermo tattile. Alcune ragazze si muovono sinuosamente,
invitandoti con un dito carico di promesse, e una scritta lampeggia
continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi invece andare al 189.
.162.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La focosa texana si raddrizza rapidamente a sedere, sollevandosi
sul bordo di una panchettina, poggiando i piedi sull’orlo del lenzuolino di
cotone. Il soffio sonoro del vento trasporta l’eco distante della mandria
bovina, l’abbaiare dei cani risponde al richiamo instancabile dei cavalli.
La telecamera fa un guizzo in avanti e le si avvicina in un baleno. La sua
pelle è lucida, il suo corpo è deliziosamente sudato, le sue mani sono
strette sul tavolato della panchettina di legno; i capezzoli nocciola al
centro delle tette candide che si sollevano e riabbassano ad ogni singolo
respiro, ansante e faticoso, sono turgidi e completamente eretti. La
finissima peluria infiammata sul pube è ondulata e brillante, e molti
peletti vicino al sesso tumefatto sembrano parecchio appiccicaticci. La
fiera criniera leonina pettinata con cura sulla testolina un po’ ribelle
appare abbastanza sfatta, la chioma orgogliosa si è arruffata e incasinata
come filo spinato aggrovigliato e contorto. Solleva un volto invasato e
stracolmo di lussuria. Ti guarda e ti rivolge un sorriso libidinoso. Si
passa la lingua sulla bocca dischiusa, dice qualcosa che non riesci a
capire. Si mordicchia le labbra gonfie, si alza infine in piedi. Raggiunge
il vecchio pozzo di mattoni che si trova tra i due ginepri carichi di frutti
pruinosi, globosi e blu-viola, e raccoglie da terra un secchio di metallo
ricolmo d’acqua pulita e trasparente. Ti guarda ardentemente, senza esitare
se la versa addosso. Resta impietrita per un momento, lasciandosi
accarezzare e lavare da quel riflusso gelido e scioccante. Le puoi vedere le
spalle rabbrividire immediatamente. Schizzi e spruzzi si diramano in tutte
le direzioni possibili, l’obiettivo della telecamera si vela e si screzia
una seconda volta di mille colori sgargianti.
Quando la giovane Bellezza
Texana si riprende dallo shock improvviso, l’inquadratura si è già ripulita
e riadattata alla nuova visuale; la messa a fuoco che si ottiene è
spettacolosa! Il suo corpicino è perfetto e scintillante sotto la luce del
sole splendente che avvolge ogni cosa intorno alla fattoria sonnolenta e
sonnacchiosa. Le goccioline sulla sua figura femminile grondano e
barbagliano su tutta la superficie caramellata del suo corpo meraviglioso.
Si gira di spalle e ti mostra il culetto latteo e rotondo, si passa le dita
fra i capelli ricolmi di riflessi biondo miele, inarcando la schiena
flessuosa e lisciandoli con calma sul capo gettato mollemente all’indietro.
Si rivolge poi dalla tua parte afferrandosi i seni eccitati, strizzandoli e
lavorandoli con ardore, ruotando appassionatamente le mani e pizzicandosi
intanto la pelle luccicante. Il suo visetto compiacente, adesso incorniciato
da boccoli scuri, è ancor più squisito di prima e la doccia fredda che ha
appena fatto non è servita a sbollire il turbamento dei demoni furiosi che
la consumano inequivocabilmente dentro. Si appoggia con le natiche sulla
panchettina di legno e si torce sulla vita sottile: ti guarda fissamente
negli occhi e frattanto estrae dalle profondità della sacca di tela un
doppio fallo di gomma semirigida, dalle dimensioni inverosimili e dal colore
verde scuro come un’oliva matura. Se lo avvicina al viso, ne sfiora le punte
con la linguetta voluttuosa, lo bacia molto lascivamente, ti guarda e ti
sorride con indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe per la
propria impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale, quello più
piccolo, è comunque più grosso del precedente, mentre l’altro, quello
vaginale, risulta addirittura mostruoso. Infila dolcemente una manina nella
sacca e ne prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con i denti
bianchissimi e lubrifica attentamente quel coso davvero immenso. Quando
finisce di ungerlo a dovere ti sorride lussuriosamente e ti scocca uno
sguardo impaziente.
La splendida ragazza si
rialza in piedi e si volge su se stessa, piegandosi a novanta gradi, posando
i gomiti sul tavolaccio, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano
libera si scosta una ciocca di capelli bagnati dalla fronte. La telecamera
sobbalza in avanti, l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente
aperto davanti ai tuoi occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella
visuale e si infilano in entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente,
lubrificandoli così per bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle
strade già percorse e slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto
doppiamente fallico ne prende il posto sul tuo campo visivo; ricerca
febbrilmente un ingresso e due dita giunte dal basso lo guidano ansiosamente
verso la figa, spalancandone contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo
dei due cazzoni di gomma verdastra sprofonda facilmente nella sua vulva
accogliente, solamente per poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di
colpo. Il suo gemellino bislungo si è appuntato al forellino del sedere.
Sussulta e geme ad alta voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si
accascia pesantemente sul tavolone consunto e un urletto stridulo e
sofferente le sfugge dalla gola, quando quell’affare tortuoso e torturante
ricomincia ad allargare e sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per
metà della sua lunghezza, poi il passaggio si fa restio e difficoltoso.
Tutte le sue parti più intime appaiono enormemente dilatate e tutti i
muscoli del suo sfintere violentato sono stati rilassati con forza ma
continuano ad essere riluttanti: sussultano e si contraggono ritmicamente,
stringendosi e contraendosi inutilmente, protestando e recalcitrando
vivamente e senza sosta. Lo puoi vedere benissimo dal primo piano generoso
sul suo culetto straordinario. I suoi fori sono fortemente provati,
palpitano e sussultano di continuo su quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
texana smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 169.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.163.
“Blu!”.
Ti guarda intensamente con un
sorriso enigmatico stampato sul bel viso innocente. Solleva una mano stretta
a pugno e ne estrae il dito indice. Lo scuote ritmicamente da una parte
all’altra in segno negativo, però i suoi occhi sono insolitamente astrusi e
misteriosi. Sempre bellissimi e brillanti, ma anche accattivanti e
soprattutto incomprensibili. La sua espressione sembra poco convinta. Non
dice nulla.
“Non ci credo, voglio
controllare personalmente”.
La sua figura sottile si
muove sensualmente sino all’angolo più lontano: tra la porta della sala
giochi e quella dell’ingresso. Ti sporgi in avanti, oltre il bordo del
bancone, per vederla camminare piano. Ancheggia disinvoltamente ondeggiando
appena il magnifico sedere. Il ticchettare delle sue calzature sulla pedana
di legno è ossessivo e magnetico. Le tue pulsazioni aumentano di passo in
passo. Si ferma in piena luce, seminascosta dal resto del mondo. L’attesa è
terribile e snervante. Si gira e ti fissa negli occhi. Riporta entrambe le
braccia sui fianchi sinuosi. Ti osserva attentamente. Non dice ancora nulla.
Le sue mani delicate
cominciano a scendere dolcemente accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano leggermente sul tessuto
sintetico della maglia e su quello della gonna a fiorellini. Trattieni il
respiro e deglutisci faticosamente. Le palme lisce e levigate delle mani
continuano la loro discesa fino ad incontrare la pelle rosa delle cosce
nude. Indugiano solo un momento sul risvolto della gonnellina a ventaglio
poi cominciano lentamente a risalire. Il sangue inizia a ribollire nelle
vene.
Le gambe che si scoprono un
centimetro alla volta sono perfette; imponenti e diritte come due colonne di
marmo finemente lavorato ma sembrano flessuose e morbide al tatto. La pelle
delle cosce, invece, è chiara e splendente, immacolata, sembra calda,
soffice e profumata. Ti afferri al bancone e ti trattieni saldamente per non
balzarle addosso. Soltanto poche dita di stoffa separano l’orlo della
gonnellina, nera e svolazzante, dall’obiettivo finale. Le sue unghie rosse
scintillano alla luce forte della vetrina. Ormai quella meraviglia è rimasta
completamente esposta alla tua vista e la tensione è altissima e
insopportabile. Ti senti scoppiare.
Le sue dita candide risalgono
ulteriormente e la tenera curva del pube ti appare in tutto il suo
splendore, ma la sua biancheria intima non è blu. Attende qualche altro
istante per lasciarti controllare bene poi riabbassa velocemente la gonna.
Ti sorride maliziosamente.
“Ora ci credi? Te l’avevo
detto!”.
“Sì, posso riprovarci?”.
“Eh no, caro ragazzo, così
non vale: ti sei giocato la tua opportunità, adesso sarebbe troppo facile.
Com’è che ha detto qualcuno che conosco... pazienza, sarà per un’altra
volta”.
Non hai niente da dire e non
dici nulla. Insistere sarebbe inutile, rovinerebbe il vostro gioco. Ti si
avvicina e ti dà un bacetto di consolazione sulle labbra. La stringi forte
al petto per assaporare ciò che avresti potuto avere. Le sfiori gentilmente
la schiena con la punta delle dita. Rossana ti lascia fare. A malincuore e
con il cazzo insoddisfatto, che urla e si dibatte nelle tue mutande, la
lasci infine andare. Paghi le tue consumazioni all’incirca, perché non vuole
mai tutto, la saluti affettuosamente ed esci sconfitto dal suo bar.
Esci dal locale, andando al
50.
.164.
Ti siedi sullo sgabello e
subito ringrazi calorosamente la tua nuova amica per la premura che ha avuto
nei tuoi confronti. Sul bancone, accanto al tuo aperitivo, c’è un piattino
ricolmo di grosse olive verdi impilate le une sulle altre come i mattoni di
una piccola piramide. Ognuna è infilzata dal suo stuzzicadenti e poco
distante si trova anche un tagliere pieno di bastoncini di formaggio. Alcuni
sono avvolti in una fettina di prosciutto, altri in una di salame, altri
ancora si trovano vicini a due ciotoline che ti dice contenere salsa tonnata
e salsa di funghi, che ha fatto lei e nel dirlo fa le fusa come un gatto.
“Non ti dovevi disturbare,
non era necessario”.
“Nessun disturbo, ne avevo
voglia.”.
Per un momento smette di
risciacquare il bicchiere che tiene in mano: ti rivolge un sorriso sornione
e si raccomanda di provare le salse, perché vuole un tuo parere. Sei stato
via solo pochi minuti e nel bar non c’è nessun altro, eppure le cose
accumulate nel lavello sembrano raddoppiate. Intingi un bastoncino nelle
salse, prima in una, poi nell’altra, e le assaggi. In effetti sono molto
buone. Glielo dici e lei gongola.
Compiaciuta e soddisfatta,
allarga un sorriso se possibile ancora più grande e subito la conversazione
riprende come prima. Lei parla, parla, parla; e tu ascolti, ascolti,
ascolti. Fa tutto da sola! Va bene così. Ogni tanto annuisci, aggrotti la
fronte, o scuoti il capo. Niente altro. Ti limiti a sorseggiare la tua
consumazione e non devi fare nessuna fatica per tenere vivi gli argomenti.
La porta dei bagni si apre e
ne escono due persone. Un uomo a testa alta e con l’espressione soddisfatta
sul volto, e una donna a capo chino e con il viso rosso. L’uomo si dirige
subito alla cassa per pagare le consumazioni. La donna, invece, sempre
guardandosi i piedi, con fare colpevole, va prima al tavolino: raccoglie e
infila nella borsetta le sigarette e l’accendino, poi raggiunge il suo
compagno. Se ne vanno.
La barista, perplessa, ti
guarda come a dire: cosa cazzo hanno combinato quei due? Tu le rispondi con
un’alzata di spalle, come a rispondere: non so. Lei non è convinta, è
preoccupata. Esce da dietro il bancone e vuole andare a controllare.
“Non avranno mica rotto
qualcosa? Se hanno combinato un guaio...”.
Borbotta e sparisce oltre la
soglia. Prendi un’oliva e sorridi. Hai una certa idea di ciò che possono
aver combinato quei due nel bagno, ma non si tratta di nulla che possa avere
lasciato dei danni da riparare. Lei fa ritorno pochissimo dopo con l’aria
sollevata.
“Va tutto bene?”.
“Sì, tutto a posto. Temevo
che avessero lasciato chissà che casino da pulire. Bah, la gente è strana!”.
Sollevi ancora le spalle. Lei
ritorna dietro al banco e ricomincia a lavare le cose nel lavello. Subito
riprende le chiacchiere da dove le aveva interrotte e sta parlando di non so
che cosa, quando ti rendi conto che gli ultimi tre bottoni del camice sono
generosamente aperti. Erano così anche prima? Forse non te ne eri accorto. È
china sul suo lavoro a testa bassa, proprio davanti ai tuoi occhi. Le puoi
vedere le tette, grandissime, ballonzolare di qua e di là ad ogni singolo
movimento. Sei come ipnotizzato dalle sue tettone che oscillano, che
sussultano, che palpitano. È tutta impegnata, lavora con foga senza mai
sollevare lo sguardo e chiacchiera. Le puoi persino intravvedere il
reggiseno di pizzo bianco, forse un po’ troppo piccolo, che con molta fatica
trattiene quelle enormi mammelle che sembrano voler esplodere da un momento
all’altro. La natura chiama e l’uccello risponde.
Il cazzo si gonfia nei tuoi
pantaloni sino a farti male. Devi cambiare posizione sullo sgabello. Ti
muovi un poco ma non vuoi attirare l’attenzione. Meno male che non ti sta
guardando, e ti aggiusti l’animale con la mano. La tua erezione è evidente.
Intanto non riesci a distogliere l’attenzione da quella massa di carne in
movimento che ti sembra chiamare ad alta voce. Finisci il tuo aperitivo e ne
chiedi un altro. Non te ne vuoi andare. Lei parla, tu ascolti e osservi. Sei
congestionato.
Alla fine di tutto, termina
le cose da lavare nel lavello e le mette ad asciugare. Senza smettere di
parlare, esce dal bancone e recupera le cose rimaste sui tavoli. Riordina e
incomincia a pulire. Ti sta raccontando delle sue vacanze, con la scopa in
mano, quando vede qualcosa, chissà che cosa, ai piedi del tuo sgabello. Si
china per raccoglierlo e nel farlo si appoggia con una mano sulla patta dei
tuoi jeans.
Non hai parole e non fai
niente. Il tuo cazzone è diventato duro come il marmo e la sua mano ci sta
proprio sopra. Dubiti che sia stata una coincidenza e la lasci fare. Vuoi
stare a vedere fin dove è disposta a spingersi, vuoi vedere fino a dove
vuole arrivare. Si rialza e solo adesso sembra accorgersi dell’incidente. Si
scusa e diventa tutta rossa.
“Stai tranquilla, non è
successo nulla.”.
Schizza dietro il banco,
imbarazzata, e ti volge le spalle. Si asciuga il viso e si riaggiusta i
capelli allo specchio. Quando torna a girarsi nella tua direzione, pare
essersi calmata e i bottoni del suo camice sono chiusi. Peccato! Non ti
sarebbe dispiaciuto combinare qualcosa, ma il segnale è stato chiaro.
L’atmosfera si ridistende in fretta e dopo molti aperitivi chiedi il conto.
Si è fatto abbastanza tardi e tra quel che hai bevuto e quel che hai
mangiato non hai per niente fame. Piuttosto hai voglia di qualcos’altro. Lei
ti rivolge un ultimo sorriso malizioso e ti porge lo scontrino.
“Ora che sai dove sono, torna
a trovarmi, mi raccomando.”.
Esci dal bar, e svolta
l’angolo della strada, andando al 115.
.165.
L’aria si è fatta
piacevolmente fresca e il cielo si è ormai ricoperto da un manto fitto di
stelle. I faretti e i lampioncini rischiarano chiaramente le zone intorno,
tutto il resto rimane avvolto nella penombra. La luna e le stelle sono
l’unica altra fonte di luce, puoi appena intravvedere dove metti i piedi.
Hai quasi raggiunto la prima curva a sinistra della muraglia e non hai
ancora incrociato nessuno. Camminare da solo e nel silenzio più totale, con
le mani in tasca e senza nessun pensiero pressante nella mente è risultato
enormemente corroborante. Ti senti rilassato, ti senti sereno, ti senti
incredibilmente bene. Raggiungi mollemente la curva del sentiero e già
cominci a pensare di essere l’unica persona rimasta in giro quando qualcosa
ti richiama bruscamente alla realtà.
Puoi chiaramente sentire dei
bassi mugolii e qualche protesta poco convinta. Una di queste ti ha destato
completamente dal tuo torpore sonnacchioso. Ti fermi e ti guardi attorno.
Poco più avanti, oltre la curva del sentiero, tra un faretto luminoso e un
alberello, addossati alla parete del muro ci stanno due ragazzi molto
impegnati. La luce chiara che li avvolge basta a malapena ad illuminare la
mura circostante, ma loro vi si trovano del tutto immersi e puoi così
distinguere nitidamente cosa sta succedendo. Il ragazzo dalla parte
dell’alberello è catapultato sulla ragazza dall’altra parte e sono entrambi
presi a limonare con passione.
Le mani di lui sembrano i
tentacoli di una piovra e lei cerca debolmente di allontanarle ma non sembra
opporre grande resistenza. Una mano del ragazzo è infilata sotto l’orlo
della sua gonna mentre con l’altra le ha sfilato un seno dalla camicetta. Il
terreno protesta lievemente, l’erba scricchiola e fruscia sotto ai loro
piedi. Dal tuo angolo di osservazione lo puoi vedere benissimo: armeggia
furibondo sotto la gonna, probabilmente in cerca delle mutandine, e sembra
impazzito. Di lei invece non ne scorgi nulla più che una tettina bianca,
piccola, candida, con un capezzolo scuro stretto tra le dita del suo
compagno. Tutto il resto è soltanto un groviglio disordinato di gambe e
braccia nell’ombra. Il sangue ti monta immediatamente nelle vene e ti sale
subito al cervello. Sei congestionato e sei eccitatissimo.
Il cazzo si gonfia nei tuoi
jeans, sino a farti male, la patta improvvisamente sembra diventata troppo
stretta. Ci passi la mano sopra e lo accarezzi dolcemente con le dita.
Riprendi ad avanzare trattenendoti con fatica per non intervenire
lussuriosamente. Spiare non ti è mai bastato, le palle sono gonfie e stanno
per scoppiare. Devi cambiargli posizione! Ti aggiusti l’uccello che sembra
gridare per la frustrazione di doversi trattenere e intanto le contorsioni
alla base del muro non si sono mai fermate. La ragazza, sempre indaffarata a
respingere il grosso degli assalti del suo ragazzo, è riuscita a
riconquistare un po’ di terreno e si sta riabbottonando la camicetta. Le
mani di lui sono entrambe sparite sotto la sua gonna e non puoi vedere cosa
stanno combinando ma lo puoi facilmente immaginare. Non sembrano essersi
accorti della tua presenza o perlomeno non se ne curano affatto. Fai un
respiro profondo, trattieni il fiato per un momento, ti devi rilassare di
nuovo. Distogli l’attenzione e passi loro non proprio distante.
Mentre ti allontani, rimani
costantemente accompagnato dalla sinfonia espansiva dei loro mugolii e dal
frusciare ossessivo dei loro corpi irrequieti e cerchi di non pensare a ciò
che stanno facendo o a come certamente andrà a finire, ma la tensione che
hai dentro è altissima e il tuo cervello è lanciato come una locomotiva in
discesa. Distrarsi non è per niente facile. Decidi di accelerare il passo.
Intanto un venticello leggero ti sta portando alle orecchie le note sottili
di una musica melodiosa ed una lucina che brilla in lontananza più fulgida
delle altre attira infine il tuo interesse. Chiudi gli occhi e ti lasci
cullare e trasportare.
Continua a camminare lungo il
sentiero ombroso, sino a raggiungere quella fonte musicale e luminosa,
andando al 56.
.166.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La leziosa giapponese si raddrizza rapidamente a sedere,
portandosi sul bordo del pontile, immergendo subito i piedi nell’acqua
gelida e tumultuosa. I pescioloni dorati, impauriti e disturbati, si
allontanano in fretta da lei. La sua pelle è lucida, il suo corpo è
deliziosamente sudato, le sue mani sono strette sull’orlo del tavolato della
passerella; i capezzoli rosa sulla punta delle tettine che si sollevano e
riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante e faticoso, sono turgidi e
completamente eretti. La folta peluria scura sul pube è brillante e
ricciuta, e molti ciuffi vicino al sesso tumefatto sembrano parecchio
appiccicaticci. L’acconciatura elaborata sulla testolina graziosa appare
abbastanza sfatta, se la risistema un po’ alla bell’è meglio, piuttosto
frettolosamente. Solleva infine un volto invasato e stracolmo di lussuria.
Ti guarda e ti rivolge un sorriso libidinoso. Si passa la lingua sulla bocca
dischiusa, dice qualcosa che non riesci a capire. Si mordicchia le labbra
gonfie e si lascia dolcemente scivolare nell’acqua, limpida e trasparente,
del ruscello gorgogliante che le arriva a malapena all’altezza delle
ginocchia. Si china e si siede sul fondo bagnandosi sino al mento: resta
immobile qualche secondo, stringendosi le caviglie con le mani, lasciandosi
accarezzare e lavare dalla corrente impetuosa. La telecamera zuma in avanti,
le puoi vedere le spalle rabbrividire immediatamente.
Quando la giovane bellezza
orientale si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
perfetto e scintillante sotto la luce fortissima del sole splendente. Le
goccioline sulla sua figura minuta grondano e barbagliano su tutta la
superficie delicata del suo corpo meraviglioso. Si gira di schiena,
mostrando il culetto sodo e piccolino, e con le dita comincia a trafficare
in mezzo ai capelli nerissimi. Si toglie accuratamente pettini e spilloni,
dall’acconciatura complicata sulla testa, gettandoli distrattamente
nell’acqua, lasciando con noncuranza che il flusso irruente della corrente
li trasporti via e lontano. Si scrolla abbondantemente il capo e una nuvola
soffice e nera improvvisamente la avvolge, ricoprendola fino al sedere,
discendendole fluentemente lungo la schiena flessuosa. Si rivolge poi dalla
tua parte e si afferra i seni eccitati, li strizza e se li lavora con cura,
ruotando appassionatamente le mani e pizzicandosi la pelle luccicante. Il
suo visino compiacente, adesso incorniciato dai lunghissimi capelli neri, è
ancor più squisito di prima e il bagno freddo che ha appena fatto non è
servito per nulla a sbollire il turbamento dei demoni che la consumano
inequivocabilmente dentro. Si appoggia con le natiche all’assito di legno
liscio e levigato, si torce sulla vita sottile, volgendosi agilmente
indietro, afferrando e avvicinandosi il cesto di canne intrecciate
meticolosamente: ti guarda fissamente negli occhi e intanto estrae dalle sue
profondità un doppio fallo di gomma semirigida, dalle dimensioni
inverosimili e dal colore blu come la notte. Se lo avvicina al viso, ne
sfiora le punte con la linguetta voluttuosa, lo bacia molto lascivamente, ti
guarda e ti sorride con indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe
per la propria impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale,
quello più piccolo, è comunque più grosso del precedente, mentre l’altro,
quello vaginale, risulta addirittura mostruoso. Infila dolcemente una manina
nel cesto e ne prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con i denti
bianchissimi e lubrifica attentamente quel coso davvero immenso. Quando
finisce di ungerlo a dovere ti sorride lussuriosamente e ti scocca uno
sguardo impaziente.
La Giapponesina si rigira su
se stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sul tavolato del
pontile, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta da
un lato i capelli finissimi. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma
bluastra sprofonda facilmente nella sua vulva accogliente, solamente per
poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo gemellino
bislungo si è appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme ad alta
voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si accascia pesantemente
sul tavolato del pontile e un urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla
gola, quando quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e
sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per metà della sua lunghezza,
poi il passaggio si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime
appaiono enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato
sono stati rilassati con forza ma continuano ad essere riluttanti:
sussultano e si contraggono ritmicamente, stringendosi e contraendosi
inutilmente, protestando e recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi
vedere benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto straordinario. I
suoi fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano di continuo su
quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
giapponese smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 190.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.167.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La leziosa russa si raddrizza rapidamente a sedere, portandosi sul
bordo della panchettina, poggiando i piedi sull’orlo del tappetino bagnato
fradicio. Il rumore sonoro del soffio del vento si può chiaramente sentire
anche attraverso le assi della stanza da bagno, dalla finestrella che si
trova un po’ alla sua sinistra si possono nitidamente scorgere le cime dei
monti imbiancati e distanti. La telecamera fa un guizzo in avanti e le si
avvicina in un baleno. La sua pelle è lucida, il suo corpo è deliziosamente
sudato, le sue mani sono strette sul tavolato della panchettina; i capezzoli
marroncini al centro delle tettone che si sollevano e riabbassano ad ogni
singolo respiro, ansante e faticoso, sono turgidi e completamente eretti. La
finissima peluria dorata sul pube è riccia e brillante, e molti ciuffi
vicino al sesso tumefatto sembrano parecchio appiccicaticci. La disinvolta
cresta marina costruita con cura sulla fronte spaziosa appare abbastanza
sfatta, l’onda si è smontata e disciolta come neve al sole. Se la sospinge
frettolosamente indietro. Solleva infine un volto invasato e stracolmo di
lussuria. Ti guarda e ti rivolge un sorriso libidinoso. Si passa la lingua
sulla bocca dischiusa, dice qualcosa che non riesci a capire. Si mordicchia
le labbra gonfie, si gira in fretta di lato verso destra. Afferra un fascio
di rami di betulla e si rialza in piedi. La sua figura imponente è perfetta.
Incomincia, dapprima piano e
poi con sempre maggior forza, a battersi la schiena, le gambe, i talloni, le
braccia. Si fustiga con passione mugolando e sospirando dolcemente. Deve
essere davvero una sensazione estremamente gradevole! Una sorta di languore
piacevolissimo le si spande per tutto il corpo percosso vigorosamente. Puoi
facilmente immaginare ciò che non si vede: il sentore delle foglie di
betulla, il legno impregnato di umidità, l’aroma di certe erbe di campo
unite all’acqua gettata sui mattoni ardenti, le volute di vapore che si
raffreddano un po’ alla volta scendendo dal soffitto sino al pavimento, la
gradevole voce della ragazza che esclama e geme di piacere. Tutto questo
agisce su di te in maniera incredibilmente arrapante. Dopo il massaggio
rituale, praticato con i rami di betulla, alcune foglioline verdi,
staccatesi dalle fronde, rimangono per un po’ attaccate alla sua pelle
sudata; e come vezzi e bizze rimangono ad adornare le parti alte e basse del
suo corpo femminile, che si è sottoposto al lavacro cerimoniale, sano corpo
di donna dall’incarnato rosa che adesso il vapore fa tendere verso il rosso
acceso. Cerca di muoversi troppo velocemente, e un capogiro la coglie
impreparata. Si sorregge contro la parete scivolosa. Si ripiglia in un
momento. Raggiunge e raccoglie una bacinella ricolma d’acqua fredda, acqua
di pozzo pulita e trasparente... acqua lustrale! Senza esitare se la versa
addosso. Resta impietrita qualche secondo, lasciandosi accarezzare e lavare
da quel riflusso gelido e scioccante. Le puoi vedere le spalle rabbrividire
immediatamente. Una seconda nuvola di vapore oscura istantaneamente
l’obiettivo della telecamera.
Quando la giovane Bellezza
Russa si riprende dallo shock improvviso, l’inquadratura si è già ripulita e
riadattata alla nuova visuale; la messa a fuoco che si ottiene è
spettacolosa! Il suo corpicino è perfetto e scintillante sotto la luce del
sole splendente che filtra dalla finestrella solitaria. Le goccioline sulla
sua figura solenne grondano e barbagliano su tutta la superficie arrossata
del suo corpo meraviglioso. Si gira di spalle e ti mostra il culetto sodo e
sostenuto, si passa le dita fra i capelli biondi, inarcando la schiena
flessuosa e lisciandoli con calma sul capo gettato mollemente all’indietro.
Si rivolge poi dalla tua parte afferrandosi i seni eccitati, strizzandoli e
lavorandoli con amore, ruotando appassionatamente le mani e pizzicandosi
intanto la pelle luccicante. Il suo visetto compiacente, adesso incorniciato
da ciuffi dorati, è ancor più squisito di prima e la doccia fredda che ha
fatto non è servita a sbollire il turbamento dei demoni che la consumano
inequivocabilmente dentro. Si appoggia con le natiche sulla panchettina di
legno e si torce sulla vita sottile: ti guarda fissamente negli occhi e
frattanto estrae dalle profondità del bacile un doppio fallo di gomma
semirigida, dalle dimensioni inverosimili e dal colore violaceo come una
prugna matura. Se lo avvicina al viso, ne sfiora le punte con la linguetta
voluttuosa, lo bacia molto lascivamente, ti guarda e ti sorride con
indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe per la propria
impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale, quello più piccolo,
è comunque più grosso del precedente, mentre l’altro, quello vaginale,
risulta addirittura mostruoso. Infila dolcemente una manina nel bacile
metallico e ne prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con i denti
bianchissimi e lubrifica attentamente quel coso davvero immenso. Quando
finisce di ungerlo a dovere ti sorride lussuriosamente e ti scocca uno
sguardo impaziente.
La splendida ragazza si
rigira su se stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sul
tavolato della panchettina, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano
libera si scosta una ciocca di capelli bagnati dagli occhi chiarissimi. La
telecamera sobbalza in avanti, l’inquadratura si allarga sul suo sesso
oscenamente aperto davanti ai tuoi occhi frenetici. Dita febbrili compaiono
nella visuale e si infilano in entrambi i buchetti, intrufolandosi
profondamente, lubrificandoli così per bene. Scorrono agevolmente dentro e
fuori da quelle strade già percorse e slabbrate. Si ritirano velocemente e
l’oggetto doppiamente fallico ne prende il posto sul tuo campo visivo;
ricerca febbrilmente un ingresso e due dita giunte dal basso lo guidano
ansiosamente verso la figa, spalancandone contemporaneamente l’apertura
carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma violacea sprofonda facilmente
nella sua vulva accogliente, solamente per poche dita, prima di fermarsi e
bloccarsi di colpo. Il suo gemellino bislungo si è appuntato al forellino
del sedere. Sussulta e geme ad alta voce mentre ne saggia brutalmente la
resistenza. Si accascia pesantemente sul tavolato della panchettina e un
urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla gola, quando quell’affare
tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e sprofondare nel suo corpo
impotente. Penetra per metà della sua lunghezza, poi il passaggio si fa
restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime appaiono enormemente
dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato sono stati rilassati
con forza ma continuano ad essere riluttanti: sussultano e si contraggono
ritmicamente, stringendosi e contraendosi inutilmente, protestando e
recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi vedere benissimo dal primo
piano generoso sul suo culetto straordinario. I suoi fori sono fortemente
provati, palpitano e sussultano di continuo su quell’arnese immane e
insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
russa smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di gomma
poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro dimensione
totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando affannosamente, poi
incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina avanti e indietro.
Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla tua vista, gemendo
e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine rimpicciolisce e fa
ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue ultime carte da gioco
ritornano lampeggiando vistosamente al centro della tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 188.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.168.
La giovane ragazza tailandese
si rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Raggiunge con calma un affioramento roccioso che emerge in
superficie dalla riva della spiaggia, camminando senza fretta nell’acqua
limpida e cristallina, del mare lievemente increspato di quella laguna
tropicale incantata e vi si siede disinvoltamente sopra. Il sole le si
riflette sulla pelle ambrata, il movimento ondulatorio delle onde le
accarezza le gambe; così seduta e bagnata sembra una sirena di porcellana
dipinta. Non è mai stata tanto bella quanto adesso! La sua indole gioiosa e
felice è tornata ad affacciarsi sul suo bel volto disteso e soddisfatto. Gli
occhietti leggermente a mandorla risplendono di una luce vivace e
trascendentale, le guance si sono colorate di rosa, a causa dello sforzo
compiuto, le labbra sono umide e sottili, delicate e luccicanti, allargate
in un ampio sorriso innocente e gentile. Quei suoi lunghissimi capelli neri
che le incorniciano il visetto leggiadro, discendendole fluentemente come
una cascata nera, lucida e brillante sul davanti del corpo flessuoso,
nascondendole i seni rotondi, ricadendole sul pube depilato, raccogliendosi
tra le cosce rispettosamente chiuse, le donano un aspetto etereo e divino. È
veramente bellissima! Solleva il mento e ti parla dolcemente, sussurrando
appena con un filo di voce impercettibile. Subito un campanellino allarmante
comincia a risuonare dalla macchinetta del video poker mentre nel
raccoglitore che si trova in basso si accumula la vincita del jackpot finale
della ragazza tailandese. Davvero molto bene! Un altro po’ di denaro ti
tornerà senz’altro utile nel corso della serata o l’indomani al più tardi.
Quando il trillo del campanello smette di suonare, la schermata si oscura
rapidamente diventando poi del tutto buia ed i soldi smettono di uscire
dall’apposita fessura. Segue un istante di vuoto assoluto, infine la
primissima schermata ritorna a brillare sullo schermo tattile. Alcune
ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito carico di promesse,
e una scritta lampeggia continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER
ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi invece andare al 189.
.169.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, flessa e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. Il capo è chinato sul
pianale del tavolaccio, le gambe sono divaricate impudicamente, la schiena è
piegata in avanti oltre i novanta gradi, il culetto favoloso rimane proteso
in alto, la fronte è schiacciata sul tavolato, i capelli bagnati sono
sparpagliati intorno alla testa, la pelle abbronzata viene candidamente
esposta al sole estivo. Appare particolarmente affranta e distrutta, ma
anche se non le puoi vedere il viso né l’espressione incerta dubiti che stia
realmente soffrendo. Quando la visuale le passa vicino al volto
seminascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi mugolii che non
sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine tridimensionale torna
ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani non hanno mai smesso di
lavorare con cautela. Una delle due stringe per l’apposita impugnatura un
doppio fallo di gomma semirigida, verde scuro dalle dimensioni mostruose, e
lei si muove piano quel coso dentro e fuori dal corpo febbricitante mentre
con l’altra mano si aiuta come meglio può dal basso. Quell’attrezzo
smisurato e del tutto senza riserve sprofonda ormai quasi totalmente nel suo
figone capiente e nel suo culetto meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino, flessuoso e
slanciato, lo potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a
sfilarsi dalle sue profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare
non esserci fine per quell’affare mastodontico che aveva conficcato
incredibilmente nel ventre. Quando poi giunge al termine della sua corsa
infinita, in ultimo si estrae dallo sfintere con uno schiocco come di
risucchio. Lo puoi sentire nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva
rigonfia e slabbrata. Lo posa delicatamente sull’assito logoro del tavolo,
mentre resta ansimante e semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata
fra i riccioli infiammati e tra le braccia caramellate, incapace forse di
muoversi, intanto i suoi buchetti più intimi rimangono spalancati e
generosamente profferti alla tua vista. L’ano pulsa debolmente, la vagina
invece non fa nessun tentativo di richiudersi neppure con fatica. La
telecamera zuma ulteriormente, avanzando ed esplorando il profondo dei
recessi più nascosti e misteriosi, delle sue aperture dilatate brutalmente,
che sono state violentate con estrema passione. L’interno della figa, lucida
e brillante, appare immacolato e rosa, quello del buco del sedere risulta
molto infiammato e un po’ striato di rosso. Evidentemente deve aver
sfiorato, se non addirittura oltrepassato, il suo limite massimo di
contenimento. L’inquadratura si allontana appena, permettendoti di valutare
il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste ampiamente dischiuse. La Bellezza
Texana si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto del
suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per intero.
Si accascia sul tavolato sollevando faticosamente una gamba flessuosa,
distendendola sul bordo del tavolaccio di legno, divaricandosi così
maggiormente innanzi al tuo sguardo stralunato. Una manina scintillante
compare nel campo visivo, giungendo magicamente dall’alto, e si avvicina al
sesso tumefatto che palpita leggermente. La telecamera la accompagna
dappresso: un ditino rilucente, probabilmente di vaselina, dapprima si
intrufola nel culetto senza nessuno sforzo apparente, poi si intrattiene
titillando le creste tumide del suo corpo femminile. Indice e pollice si
chiudono sul suo clitoride eccitato e rigonfio; tutta la sua figura ardente
sussulta impercettibilmente di un piacere troppo a lungo trattenuto. Senza
alcun preavviso, due dita impazienti e assai lubrificate affondano
istantaneamente nella carne soffice e ben temprata del suo figone esplosivo
e capace, e un terzo dito subito ne copia l’esempio. Quelle tre dita si
muovono piuttosto agevolmente avanti e indietro, trascinandosi appresso le
grandi e le piccole labbra della voragine insaziabile che ha tra le gambe
affusolate. Un quarto ditino, il mignolo per l’appunto, si apre
tranquillamente la strada nelle profondità più carnali della sessualità
formidabile che si ritrova. Adesso però le dita della mano si spostano meno
facilmente dentro e fuori dal suo corpicino fantastico. La punta del pollice
si infila nello spazio vuoto che inevitabilmente si è venuto a creare fra le
altre quattro dita. La prima falange ne sparisce immediatamente all’interno.
Anche la seconda, sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio
accogliente nei meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza texana.
Ogni interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito
accuratamente e con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’erba
incolta, l’altro adagiato sull’orlo del vecchio tavolo consunto. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli fiammeggianti sparsi
disordinatamente sulla fronte. Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e
pesantemente appoggiato sul tavolato si sostiene in precario equilibrio
sulla gamba irrigidita, mentre con quello destro che è incurvato a
quarantacinque gradi sopra il sedere si fruga internamente con le dita della
mano, ossessivamente, quasi con rabbia e senza ritegno. Gli urletti
esagerati della ragazza hanno ricominciato ad echeggiare gravemente
dappertutto. La visuale ritorna in un solo istante in primo piano sullo
splendore della manina luccicante che si incunea poco a poco tra le pareti
tesissime della sua figa ritrosa. Ostinatamente insiste, fra le sue cosce
tornite e spalancate, a spingere e forzare, millimetro dopo millimetro, in
quel passaggio riluttante; la vulva si dilata oltremodo e le quattro nocche
della mano riescono a passare liberamente. Le gridolina della giovane
crescono gradualmente di tono mentre persiste nel suo intento difficoltoso.
Ormai solamente la nocca del pollice, che parzialmente è già penetrato, si
oppone alla resistenza estenuante della vagina sempre più tirata e
strenuamente sotto sforzo. La texana però non si vuole assolutamente
arrendere: si accanisce con foga, duplicando tutti gli sforzi utili,
proseguendo e perseverando costantemente, seguitando e impegnandosi con
tenacia in quel lavorio aggressivo e logorante, sinché alla fine anche le
ultime difese non vengono abbattute completamente. La sua mano baluginante
sprofonda infine violentemente dentro di lei, fino in fondo e sino al polso,
incominciando ad andare e venire freneticamente, fuoriuscendo e riaffondando
come impazzita in un crescendo inarrestabile di grida imbarazzanti che si
alternano a gemiti e sussurri di godimento eccessivo, finché stremata ed
esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso fremendo e
sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si toglie poi
molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di umori
vischiosi e nonostante il caldo afoso che grava sulla fattoria rimane lì
abbattuta sul posto ansando e tremando vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 187.
.170.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e ronzante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul masso
liscio e levigato nel corso degli anni. La sua espressione rimane sconvolta
dalla lussuria: gli occhioni leggermente truccati sono stretti e maliziosi,
le labbra umide e lucide sono tumide e lievemente dischiuse. Il suo volto
normalmente sensualissimo sembra distorto nella sua passione sfrenata.
Avvicina il vibratore alla bocca e ne risucchia la punta, simulando un
pompino sulla testa del cazzo di gomma lucida che tiene avidamente in mano.
Ti guarda fisso negli occhi e continua ad insalivarlo maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il fallo rosa cerca il forellino anale. Cazzo, è
troppo grosso! Non vorrà mica passare da quella parte? L’arnese di lattice
trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre vibrando in
modo forte e costante. Il suo delicato anello di carne ombrosa si arrende
progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza. Il buco
del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a sprofondare ed
entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento, probabilmente per
rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a spingere brutalmente.
Il vibratore sprofonda di colpo, facendosi facilmente strada nel suo budello
dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra impossibile che il suo
corpo snello possa contenere quell’affare così enorme. La morettina mugola
continuamente, però non sta più urlando come impazzita, e si muove piano
quel coso immenso dentro e fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza brasiliana. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio affusolato e traslucido, intanto con l’altra mano si tortura
rudemente il sedere. La sua pelle è deliziosamente biscottata, le sue curve
sono eccitanti e sudate. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca rossa
e polposa risulta contratta in una smorfia dolorosa, l’espressione si
direbbe alquanto affaticata, il volto un po’ allungato parrebbe sotto
sforzo, il nasino a patatina respira affannosamente e in maniera piuttosto
difficile. Quando il giro turistico sulla Bellezza Brasiliana, che si
sevizia adesso indiscriminatamente, giunge al termine del suo viaggio e la
visuale si sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato, quel membro
possente di gomma semirigida affonda ormai del tutto nel suo retto violato
con così poca premura. Resti impietrito, incredulo e stupefatto. Il tuo
cazzone è diventato duro e praticamente insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere il
vibratore dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. Il fallo di gomma rotola sulla
superficie grigia del sasso, cade nell’acqua azzurra, dove i piccoli
movimenti ondosi lo catturano e se lo portano via. Distende sfinita le
gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante e con la pelle lucida di
sudore. Entrambe le mani stanno lavorando sull’inguine. Gli occhi sono
fortemente chiusi, la testolina scarmigliata è disinvoltamente girata di
lato. La sua figura superba, distesa in questa comoda posizione, si sposta
velocemente sulla sinistra e le tue ultime carte da gioco compaiono dal
nulla come prima lampeggiando e brillando appariscenti e vistose. Ti stai
avvicinando al jackpot finale, lo puoi vedere dalla barra colorata che si
sta riempiendo di volta in volta, proprio accanto al punteggio che si trova
in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 176.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.171.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni trasognati, scintillanti e
marroncini, luminosi e splendenti, esaltati da un filo di trucco appena. Lo
sguardo da coniglietto, disorientato e sperduto, sembra mettersi a fuoco
improvvisamente. Ti guarda con fare lussurioso, chinando dolcemente la testa
in atteggiamento suadente e lusinghiero. La sua espressione è insinuante e
carica di erotismo. Le sue mani, perlate dal lucida unghie, non hanno mai
abbandonato il seno invitante e il suo ventre sovreccitato. Due dita si
stropicciano un capezzolo, altre due si passano ripetutamente sullo spacco
della figa. Un ditino vi si intrufola profondamente, frugando all’interno
delle grandi labbra, e ne fuoriesce lucido e brillante degli umori del suo
sesso umido e rigonfio. Con la lingua si lambisce le labbra della bocca
traslucida, ansima per tutto il tempo e ti sorride amabilmente.
Si gira sulla sinistra, apre
un angolo della borsa, ci infila dentro una manina delicata e quando la
estrae stringe bramosamente fra le dita un flacone tubolare di olio solare,
giallo oro, con il tappo argentato un po’ allungato nella forma affusolata
di una pigna matura. Se lo porta lentamente davanti al viso, lasciandoti
abbondantemente a disposizione tutto il tempo necessario per assimilarne le
dimensioni enormi. Ne succhia la punta e vi passa la linguetta sulla
confezione bislunga: il tappo ovale sembra troppo grande per la sua
boccuccia sorridente, ma capisci immediatamente le sue intenzioni e non
dubiti neppure per un istante che possa non passare per il fighino
meraviglioso che si ritrova. Porta una mano dietro alla schiena e si
appoggia sul pianale grigio del masso, inarca la vita snella e gettando per
un momento indietro i capelli e la frangetta biondo ramata comincia
contemporaneamente a scendere sul suo corpicino sinuoso con quel flacone di
plastica grosso e splendente. Si intrattiene per qualche secondo intorno ai
capezzoli, guardandoti fissamente negli occhi, poi continua a ridiscendere
lungo il suo corpo accarezzandosi intanto la pelle argillata con
quell’attrezzo fallico inverosimile per diametro e lunghezza. Oltrepassa
distrattamente il forellino dell’ombelico e raggiunge in ultimo la peluria
liscia sul pube; se lo affonda istantaneamente tra i peletti brillanti e
castani. Un gemito le sfugge dalla gola mentre tu sei costretto a deglutire.
Le sue gambe longilinee sono ancora aperte e tuttora ripiegate sotto la sua
figura flessuosa, e la vagina rimane lievemente dischiusa. La telecamera
schizza in avanti, l’inquadratura si allarga sul taglio della vulva eccitata
e sbrodolante. Il flacone si strofina spudoratamente sulle grandi labbra
infantili, ritraendosi sempre più lucido e scintillante. Lei lo solleva e lo
riabbassa ritmicamente, affondando e scavando nel solco della vagina,
rigirandolo fra le dita della mano, lubrificandolo così a dovere. Non la
puoi vedere in viso perché l’inquadratura è completamente aperta in basso ma
la puoi chiaramente udire in tutta la sua passione. Sta facendo degli
urletti innocenti e radiosi, per nulla soffocati, che sorpassano di gran
lunga l’eco di tutti gli altri rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sulla balconata non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e
riporti l’attenzione sullo schermo. Quando il flacone risale velocemente
verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne segue da vicino l’ascesa
frettolosa. Si ferma all’altezza delle tette rotonde e ne percorre
lusinghevolmente le sentinelle erette: dopo che la confezione dorata vi è
ruotata attorno, i capezzoli restano luccicanti e rilucenti sotto la luce
del sole accecante. La telecamera si allontana, la figura della giovane
italiana riappare in tutta la sua interezza. Finisce di insalivare per bene
l’immenso oggetto oblungo che tiene saldamente in mano poi si rovescia sui
gomiti e sulle ginocchia. Si dispone praticamente a pecorina, con il
magnifico culetto rivolto dalla tua parte. L’inquadratura si allarga
un’altra volta sul suo sesso roseo e bagnato; entrambi i suoi buchetti sono
generosamente offerti alla tua vista. Il cazzo nelle tue mutande sta
sbattendo violentemente la testa contro un muro di cemento armato. Lo smuovi
e gli cambi delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la tenerezza del suo
clitoride succoso che parzialmente si nascondeva fra le pieghe soffici di
carne della sua vulva lucida e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, dal di sopra della
sua schiena incurvata, e la punta argentata del tappo si insinua facilmente
nella bocca spalancata di quella vagina accogliente ed elastica. Il flacone
sprofonda per un terzo trascinandosi dietro le creste infiammate delle
grandi labbra e arretra un poco, per poi subito risprofondare, sempre di più
e sempre più a fondo. I gridolini della biondina si alternano ai gemiti
sommessi e ai mugolii di piacere del suo delirio passionale, mentre continua
a stantuffarsi brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine inizia a
rallentare, la corsa folle della confezione fallica impazzita, quell’affare
bislungo le è sprofondato quasi del tutto nel ventre. Poche dita di plastica
semirigida fuoriescono ostinatamente dal suo corpo abbronzato e trafitto.
Uno sciacquio costante si aggiunge alla massa di rumori in sottofondo mentre
il suo sesso incomincia a infiammarsi pericolosamente. Rimane così
prosternata, con quella spada gommosa conficcata internamente nel profondo
dell’intimo. La sua figura bocconi si sposta sulla sinistra dello schermo e
intanto le tue ultime carte da poker compaiono al centro del tuo campo
visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 177.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.172.
L’inquadratura si centra
nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando maliziosamente nell’acqua
azzurrina con i suoi piedini smaltati di ciclamino chiaro, sollevando
nell’aria nuvolette di goccioline scintillanti che risplendono e sfavillano
sotto la luce fortissima del sole tropicale. La telecamera si avvicina per
un momento e subito si riallontana. La pelle abbronzatissima del suo corpo
flessuoso è costellata da puntini minuscoli e luccicanti, e lei
rabbrividisce sotto il tuo sguardo bramoso mentre ti stuzzica fortemente
l’appetito dei sensi. La superficie liscia e polverosa, della grande pietra
piatta e grigia, adesso in parte lucida e bagnata, su cui si trova seduta e
semisdraiata, fa nettamente contrasto con la sua figura lussuriosa e
tentatrice. Si rilassa e si volge a guardare nella tua direzione. Dice
qualcosa sorridendo in modo insinuante e persuasivo. Infine si rialza
rapidamente in piedi.
Con un braccio affusolato
cerca di coprirsi le tettone enormi e spettacolari che traboccano fuori da
tutte le parti e con un dito smaltato di rosa-violetto ti ammonisce ad
aspettare ancora. È fortunata che non la puoi raggiungere sul posto! Si gira
di schiena mostrando il culetto modellato nell’argilla, quasi per nulla
nascosto dal tessuto elasticizzato, delle mutandine baluginanti e bagnate,
del microscopico costume da bagno che indossa, intanto con le mani si
accarezza piacevolmente i fianchi sinuosi sottolineandone così la
perfezione. Scende lentamente sulle curve lusinghevoli del bacino con le
palme lisce delle sue manine morbide, sino ad agganciare con i pollici
l’elastico magico degli slip miracolosi. Continua poi a scendere piegandosi
a novanta gradi, trascinandosi appresso come uno straccino le mutande del
minuscolo costume, ultimo baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta da quel triangolino di stoffa, sintetica e brillante, che
discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile risalta
inconfondibilmente tra la cunetta morbida della sua figa polposa.
L’indumento ridottissimo si ferma attorno alle caviglie. La giovane Bellezza
Americana si rialza di scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno,
con una mano si protegge il pube. Ti guarda, ti sorride, ti parla e scosta
attraentemente le mani affondandole immediatamente tra i capelli, biondo
platino, come una cascata di metallo liquido che le cola fluentemente dalla
testa sulle spalle e sulla schiena. Il suo corpo è magnifico e rimane ora
completamente esposto alla tua vista. Che visione straordinaria! Tutte le
curve sono divinamente modellate. Le tettone sono grandiose come grossi
cocomeri, i capezzoli sono induriti come piccioli esposti al caldo, le
areole sono marroncine come macchie di caffè sul legno, il ventre è liscio
come il manto di una volpe rossiccia, la pelle è dello stesso colore del
pancarré tostato, il pube sembra una freccia di Cupido che colpisce
direttamente al cuore, le gambe sono lunghissime e diritte come le colonne
che sostengono gli archi del paradiso e dell’inferno. Nessun segno di
costume da bagno viola la tostatura perfetta del suo corpicino seducente e
provocante. Si inginocchia sul masso e si siede: distende le cosce in
avanti, le flette lievemente dischiudendole con calma, molto piano, troppo
piano, con fare del tutto ossessivo.
La telecamera zuma in avanti,
l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
vellutata delle sue gambe persuasive e fantastiche, mentre continuano a
schiudersi come le porte del giardino reale che mostra ai tuoi occhi
attoniti tutta la magia dei fiori più rari e più belli del palazzo proibito.
All’interno delle cosce la sua pelle è incantevole, sembra fuoco vivo,
ipnotica e persuadente, irresistibile e suggestiva, sospetta e stracarica di
promesse. Non puoi restare indifferente davanti a quello spettacolo
esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre
lei continua a dischiudersi lusinghevolmente sotto il tuo sguardo assorto.
Finalmente quelle gambe paradisiache e longilinee si sono aperte quel tanto
che basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino
ad inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di
figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è rosea, le grandi labbra sono schiuse e prominenti, il clitoride è
lustro e carnoso, pare fremere e pulsare, mentre sopra, sul pube e sul
ventre una strisciolina di peletti lisci e dorati, si allunga sul monte di
venere come una pista nel deserto che conduce un assetato verso l’oasi della
beatitudine e della perdizione. Ti stai eccitando come un ragazzino. Le sue
grandi labbra sono lucide e magnetiche: si sta bagnando sul serio? Sembrano
sorriderti deliziosamente. Si stanno dischiudendo impercettibilmente,
vogliono parlare, vogliono urlare e gridare il tuo nome. Vedi una gocciolina
brillare sul clitoride e poi discendere lungo il taglio della vulva, sino a
scomparire fra le sue natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un
cavallo furioso. I tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si è
appannato improvvisamente. Adesso è lo stallone violento che hai tra le
gambe a comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non
riesci a distogliere lo sguardo da quella figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano angelica, scende con calma sulle ginocchia. Dita smaltate si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, sensualmente, sino a sfiorare
il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e una
scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul
monticello di venere e la chiude a pugno sulla peluria bionda e splendente.
Un brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita agili e
snelle, indice e medio, si protendono in basso e si appoggiano sulle grandi
labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore si
rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono
agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici come se le
avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai benissimo,
ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la vagina e la
punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti, il cuore nel
petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino delicato, attraente, che si era intrufolato fra le
labbra invitanti della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e
lei se lo porta seducentemente alla bocca. Lo succhia fascinosamente. Ti sta
sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da
quella visione sconvolgente. La biondina scosta la sacca di jeans in un
angolo e si sdraia sulla schiena, diagonalmente sul sasso largo e piatto che
si affaccia nel Pacifico. Gli occhi sono dolcemente chiusi. Con le dita di
una mano si solletica un capezzolo, con quelle dell’altra si stuzzica il
clitoride. Ansima profondamente e il corpo sussulta vistosamente di tanto in
tanto. La sua immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro
riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 174.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.173.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 179.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.174.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni penetranti, scintillanti e
verdissimi, luminosi e splendenti, esaltati dal mascara sfolgorante e dalla
matita nerissima. Lo sguardo da pantera, attraente e coinvolgente, sembra
studiarti con molta attenzione. Ti guarda con fare seducente, chinando
fascinosamente la testa in atteggiamento insinuante e persuadente. La sua
espressione è lusinghevole e carica di erotismo. Le sue mani, smaltate di
ciclamino chiaro, non hanno mai abbandonato il seno esplosivo e il suo
ventre sovreccitato. Due dita si titillano un capezzolo, altre due si
passano ripetutamente sullo spacco della figa. Un ditino vi si intrufola
profondamente, frugando all’interno delle grandi labbra, e ne fuoriesce
lucido e brillante degli umori del suo sesso umido e rigonfio. Con la lingua
si lambisce le labbra della bocca polposa, ansima per tutto il tempo e ti
sorride amabilmente.
Si gira sulla sinistra, apre
un angolo della sacca di jeans, ci infila dentro una manina delicata e
quando la estrae stringe bramosamente tra le dita una bottiglietta di
Coca-Cola ed un piccolo cavatappi metallico. La stappa, ne beve un sorso, si
versa il resto della bibita fra le tettone grandiose. Si porta lentamente
davanti al viso l’involucro adesso vuoto, lasciandoti abbondantemente a
disposizione tutto il tempo necessario per assimilarne le forme tondeggianti
enormi. Ne succhia il collo e vi passa la linguetta sulle curve bislunghe:
il rigonfiamento centrale sembra troppo grande per la sua boccuccia
affascinante, ma capisci immediatamente le sue intenzioni e non dubiti
neppure per un istante che possa non passare per il figone meraviglioso che
si ritrova. Porta una mano dietro alla schiena e si appoggia sul pianale
grigio del masso, inarca la vita snella e gettando per un momento indietro i
capelli e la frangia biondo platinata comincia contemporaneamente a scendere
sul suo corpicino sinuosissimo con quella bottiglietta di vetro grossa e
splendente. Si intrattiene per qualche secondo intorno ai capezzoli,
guardandoti fissamente negli occhi, poi continua a ridiscendere lungo il suo
corpo accarezzandosi intanto la pelle deliziosamente tostata con
quell’attrezzo fallico inverosimile per diametro e lunghezza. Oltrepassa
distrattamente il forellino dell’ombelico e raggiunge in ultimo la
strisciolina liscia sul pube; se l’affonda istantaneamente tra i peletti
dorati e brillanti. Un gemito le sfugge dalla gola mentre tu sei costretto a
deglutire. Le sue gambe paradisiache sono ancora aperte e tuttora ripiegate
sotto la sua figura flessuosa, e la vagina rimane ampiamente dischiusa. La
telecamera schizza in avanti, l’inquadratura si allarga sul taglio della
vulva eccitata e sbrodolante. La bottiglietta si strofina ipnoticamente
sulle grandi labbra prominenti, ritraendosi sempre più lucida e
scintillante. Lei la solleva e la riabbassa ritmicamente, affondando e
scavando nel solco della vagina, rigirandola fra le dita della mano,
lubrificandola così a dovere. Non la puoi vedere in viso perché
l’inquadratura è completamente aperta in basso ma la puoi chiaramente udire
in tutta la sua passione. Sta facendo degli urletti angelici e sospetti, per
nulla soffocati, che sorpassano di gran lunga l’eco di tutti gli altri
rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sulla balconata non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e
riporti l’attenzione sullo schermo. Quando la bottiglietta di Coca-Cola
risale velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne segue da
vicino l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tettone straordinarie
e ne percorre ossessivamente le sentinelle sull’attenti: dopo che la
confezione trasparente vi è ruotata attorno, i capezzoli restano luccicanti
e rilucenti sotto la luce del sole tropicale. La telecamera si allontana, la
figura della giovane americana riappare in tutta la sua interezza. Finisce
di insalivare per bene l’immenso oggetto oblungo che tiene saldamente in
mano poi si rovescia sui gomiti e sulle ginocchia. Si dispone praticamente a
pecorina, con il magnifico culetto rivolto dalla tua parte. L’inquadratura
si allarga un’altra volta sul suo sesso roseo e bagnato; entrambi i suoi
buchetti sono generosamente offerti alla tua vista. Il cazzo nelle tue
mutande sta sbattendo violentemente la testa contro un muro di cemento
armato. Lo smuovi e gli cambi delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la carnosità del suo
clitoride succoso che parzialmente si nascondeva fra le pieghe soffici di
carne della sua vulva lustra e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, dal di sopra della
sua schiena incurvata, e il collo cristallino della bottiglietta si insinua
facilmente nella bocca spalancata di quella vagina accogliente ed elastica.
Sprofonda sino all’ingrossamento trascinandosi dietro le creste infiammate
delle grandi labbra e arretra un poco, per poi subito risprofondare, sempre
di più e sempre più a fondo. I gridolini della biondina si alternano ai
gemiti sommessi e ai mugolii di piacere del suo delirio passionale, mentre
continua a stantuffarsi brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine inizia a
rallentare, lo smanettamento folle della confezione fallica impazzita,
quell’affare tondeggiante le è sprofondato quasi del tutto nel ventre. Poche
dita di vetro trasparente fuoriescono ostinatamente dal suo corpo abbronzato
e trafitto. Uno sciacquio costante si aggiunge alla massa di rumori in
sottofondo mentre il suo sesso incomincia a infiammarsi pericolosamente.
Rimane così prosternata, con quella spada cristallina conficcata
internamente nel profondo dell’intimo. La sua figura bocconi si sposta sulla
sinistra dello schermo e intanto le tue ultime carte da poker compaiono al
centro del tuo campo visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 178.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.175.
L’aria fresca che entra dal
finestrino ti soffia sul viso e ti accarezza le braccia. È una sensazione
estremamente gradevole. Lo stereo riecheggia piano, un tormentone
dell’estate risuona in sottofondo. I peletti sull’avambraccio sinistro sono
irti e i capelli si sono ormai asciugati. Senti la stanchezza scivolare via
dal tuo corpo, ti senti libero, ti senti bene. Fuori il cielo incomincia a
imbrunire e mentalmente stai ripassando il menù della pizzeria. Un posticino
semplice in periferia, il tuo obiettivo. È l’ideale, tranquillo e un po’
fuori mano. Non eccessivamente caro, e questo non guasta. Hai un certo
appetito, ma il cibo non è il solo pensiero che ti frulla nella testa. Ti
stai rilassando e qualcosa si muove là sotto. Ti sposti sul sedile per
trovare una posizione più comoda, e per un momento ritiri dentro il braccio
che tenevi all’esterno per smuovere i genitali. È una cosa che fai spesso.
Più un’abitudine che un bisogno vero e proprio.
Sei arrivato e pochissime
macchine sostano nel parcheggio. Guardi l’orologio sul cruscotto,
effettivamente è un po’ troppo presto. La serranda infatti è ancora
abbassata e anche se probabilmente i gestori sono già dentro e si stanno
preparando (vedi le luci accese e qualche sagoma indaffararsi dietro una
finestra), il locale non aprirà prima di mezz’ora.
Se vuoi aspettare in macchina
sino all’apertura del locale, vai al 22.
Se vuoi andare a prendere un
aperitivo nel bar che si trova al di là della strada, vai al 130.
.176.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La focosa brasiliana si raddrizza rapidamente a sedere, portandosi
sul bordo del masso, immergendo subito i piedi nell’acqua gelida della
spiaggia tropicale. I pesciolini argentati, impauriti e disturbati, si
allontanano in fretta da lei. La sua pelle è lucida, il suo corpo è
deliziosamente sudato, le sue mani smaltate di rosso sono strette sull’orlo
del sasso grigio e smussato; i capezzoli neri al centro delle tette formose
che si sollevano e riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante e faticoso,
sono turgidi e completamente eretti. La folta peluria sul pube è crespa e
brillante, e molti peletti vicino al sesso tumefatto sembrano parecchio
appiccicaticci. La crocchia sbarazzina sulla testolina deliziosa appare
abbastanza sfatta, se la risistema un po’ alla bell’è meglio, piuttosto
frettolosamente. Il cielo azzurro si specchia nell’Atlantico, le strilla e
grida dei gabbiani riecheggiano in lontananza, i delfini se ne sono andati
definitivamente, gli scogli si distaccano dalla scogliera e sono sparsi
dappertutto nella baia assolata e sonnolenta. Solleva infine un volto
invasato e stracolmo di lussuria. Ti guarda e ti rivolge un sorriso
libidinoso. Si passa la lingua sulla bocca dischiusa, dice qualcosa che non
riesci a capire. Si mordicchia le labbra polpose e si lascia dolcemente
scivolare nell’acqua, azzurra e cristallina, dell’oceano lievemente
increspato che le arriva a malapena all’altezza delle ginocchia. Si china e
si siede sul fondo bagnandosi sino al mento: resta immobile qualche secondo,
stringendosi le caviglie con le mani, lasciandosi accarezzare e lavare dalle
onde basse e tranquille. Inclina la testa sul riflusso della corrente
sfiorando il pelo dell’acqua con la fronte sudata. La telecamera zuma in
avanti, le puoi vedere le spalle rabbrividire immediatamente.
Quando la giovane Bellezza
Brasiliana si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
perfetto e scintillante sotto la luce fortissima del sole splendente. Le
goccioline sulla sua figura slanciata grondano e barbagliano su tutta la
superficie terracotta del suo corpo meraviglioso. Si gira di schiena,
mostrando il culetto scolpito nel marmo, e con le dita comincia a trafficare
in mezzo ai capelli incasinati. Si toglie pazientemente forcine e laccetti,
dall’acconciatura improvvisata sulla testa, gettandoli distrattamente
nell’acqua, lasciando che i piccoli movimenti ondosi dell’oceano li
trasportino via e lontano. Si scrolla abbondantemente il capo e una cascata
impetuosa e nera improvvisamente la avvolge, ricoprendola fin quasi al
sedere, discendendole ricciolutamente lungo la schiena flessuosa. Si rivolge
poi nella tua direzione e si afferra i seni eccitati, li strizza e se li
lavora accuratamente, ruotando con passione le mani e pizzicandosi intanto
la pelle luccicante e color biscotto. Il suo visetto compiacente, adesso
incorniciato dai lunghissimi riccioli bruni, è ancor più squisito di prima e
il bagno freddo che ha appena fatto non è servito per nulla a sbollire il
turbamento dei demoni che la consumano inequivocabilmente dentro. Si
appoggia con le natiche sul bordo della pietra levigata che si distacca
dalla lingua rocciosa, che affiora dal basso fondale sabbioso, si torce
sulla vita sottile e si volge agilmente indietro, afferrando e avvicinandosi
la sacca di tela dal contenuto insolito e misterioso: ti guarda fissamente
negli occhi e frattanto estrae dalle sue profondità un doppio fallo di gomma
semirigida, dalle dimensioni inverosimili e dal colore azzurro come il cielo
infinito che la sovrasta. Se lo avvicina al viso, ne sfiora le punte con la
linguetta impertinente, lo bacia molto lascivamente, ti guarda e ti sorride
con indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe per la propria
impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale, quello più piccolo,
è comunque più grosso del precedente, mentre l’altro, quello vaginale,
risulta addirittura mostruoso. Infila dolcemente una manina nella sacca e ne
prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con i denti bianchissimi e
lubrifica attentamente quel coso davvero immenso. Quando finisce di ungerlo
a dovere ti sorride lussuriosamente e ti scocca uno sguardo impaziente.
La morettina si rigira su se
stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sulla parte piana del
masso, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta da
un lato i capelli ondulati e assai mossi. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma
azzurrognola sprofonda facilmente nella sua vulva accogliente, solamente per
poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo gemellino
bislungo si è appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme ad alta
voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si accascia pesantemente
sul pianale del sasso e un urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla
gola, quando quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e
sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per metà della sua lunghezza,
poi il passaggio si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime
appaiono enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato
sono stati rilassati con forza ma continuano ad essere riluttanti:
sussultano e si contraggono ritmicamente, stringendosi e contraendosi
inutilmente, protestando e recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi
vedere benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto straordinario. I
suoi fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano di continuo su
quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
brasiliana smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 185.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.177.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e sfolgorante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul masso
liscio e levigato nel corso degli anni. La sua espressione rimane sconvolta
dalla lussuria: gli occhioni appena truccati sono stretti e suadenti, le
labbra umide e lucide sono tumide e lievemente dischiuse. Il suo volto
normalmente dolcissimo sembra distorto nella sua passione sfrenata. Avvicina
il flacone alla bocca e ne risucchia la punta, simulando un pompino sulla
testa del cazzo improvvisato che tiene avidamente in mano. Ti guarda fisso
negli occhi e continua ad insalivarlo maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il tappo argentato cerca il forellino anale. Cazzo, è
troppo grosso! Non vorrà mica passare da quella parte? La confezione
bislunga trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre sfolgorando di
riflessi giallo dorati. Il suo delicato anello di carne rosa si arrende
progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza. Il buco
del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a sprofondare ed
entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento, probabilmente per
rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a spingere brutalmente.
Il flacone sprofonda di colpo, facendosi facilmente strada nel suo budello
dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra impossibile che il suo
corpo innocente possa contenere quell’affare così enorme. La biondina mugola
continuamente, però non sta più urlando come impazzita, e si muove piano
quel coso immenso dentro e fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza italiana. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio esile e perfetto, intanto con l’altra mano si tortura rudemente il
sedere. La sua pelle è deliziosamente argillata, le sue curve sono eccitanti
e sudate. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca traslucida
sottolineata dal tratto di una matita rossa risulta contratta in una smorfia
dolorosa, le sopracciglia alte e castane appaiono alquanto corrugate, i
lineamenti si direbbero affaticati, il musetto da gattino leggermente smunto
e un po’ affilato parrebbe sotto sforzo, il nasino grazioso respira
affannosamente e in maniera piuttosto difficile. Quando il giro turistico
sulla Bellezza Italiana, che si sevizia adesso indiscriminatamente, giunge
al termine del suo viaggio e la visuale si sofferma ancora sul suo culetto
brutalizzato, quel membro possente di plastica semirigida affonda ormai del
tutto nel suo retto violato con così poca premura. Resti impietrito,
incredulo e stupefatto. Il tuo cazzone è diventato duro e praticamente
insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere il
flacone dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. La confezione fallica di olio
solare rotola sulla superficie grigia del sasso, cade nell’acqua
cristallina, dove i piccoli movimenti ondosi la catturano e se la portano
via. Distende sfinita le gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante
e con la pelle lucida di sudore. Entrambe le mani stanno lavorando
sull’inguine. Gli occhi sono fortemente chiusi, la testolina scarmigliata è
disinvoltamente girata di lato. La sua figura superba, distesa in questa
comoda posizione, si sposta velocemente sulla sinistra e le tue ultime carte
da gioco compaiono dal nulla come prima lampeggiando e brillando
appariscenti e vistose. Ti stai avvicinando al jackpot finale, lo puoi
vedere dalla barra colorata che si sta riempiendo di volta in volta, proprio
accanto al punteggio che si trova in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 184.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.178.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e sfolgorante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul masso
liscio e levigato nel corso degli anni. La sua espressione rimane sconvolta
dalla lussuria: gli occhioni pesantemente truccati sono stretti e
penetranti, le labbra umide e lucide sono tumide e lievemente dischiuse. Il
suo volto normalmente angelico sembra distorto nella sua passione sfrenata.
Avvicina la bottiglietta alla bocca e ne risucchia il collo, simulando un
pompino sulla testa del cazzo improvvisato che tiene avidamente in mano. Ti
guarda fisso negli occhi e continua ad insalivarla maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il collo scintillante cerca il forellino anale.
Cazzo, è troppo grossa! Non vorrà mica passare da quella parte? La
confezione bislunga trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata
del culetto meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre
sfolgorando di riflessi vivaci e cristallini. Il suo delicato anello di
carne rosa si arrende progressivamente, cedendo terreno e smettendo di
opporre resistenza. Il buco del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel
pugnale a sprofondare ed entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento,
probabilmente per rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a
spingere brutalmente. La bottiglietta sprofonda di colpo, facendosi
facilmente strada nel suo budello dilatato e riempito. Lo vedi e non ci
credi. Sembra impossibile che il suo corpo coinvolgente possa contenere
quell’affare così enorme e tondeggiante. La biondina mugola continuamente,
però non sta più urlando come impazzita, e si muove piano quella cosa
immensa dentro e fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza americana. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio affusolato e traslucido, intanto con l’altra mano si tortura
rudemente il sedere. La sua pelle è piacevolmente tostata, le sue curve sono
eccitanti e sudate. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca polposa
truccata dal rossetto rosa-violetto risulta contratta in una smorfia
dolorosa, le sopracciglia arcuate e dorate appaiono alquanto corrugate, i
lineamenti graziosi e delicati si direbbero affaticati, il visetto d’angelo
parrebbe sotto sforzo, il nasino un po’ affilato respira affannosamente e in
maniera piuttosto difficile. Quando il giro turistico sulla Bellezza
Americana, che si sevizia adesso indiscriminatamente, giunge al termine del
suo viaggio e la visuale si sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato,
quel membro possente di vetro trasparente affonda ormai quasi del tutto nel
suo retto violato con così poca premura. Resti impietrito, incredulo e
stupefatto. Il tuo cazzone è diventato duro e praticamente insensibile come
la pietra.
Si sfila dal sedere la
bottiglietta dalle dimensioni straordinarie e se la lascia casualmente
sfuggire di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano
violentato sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi
nel tentativo di richiudersi spasmodicamente. La confezione fallica di
Coca-Cola rotola sulla superficie grigia del sasso, cade nell’acqua
azzurrina, dove i piccoli movimenti ondosi la catturano e se la portano via.
Distende sfinita le gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante e con
la pelle lucida di sudore. Entrambe le mani stanno lavorando sull’inguine.
Gli occhi sono fortemente chiusi, la testolina scarmigliata è
disinvoltamente girata di lato. La sua figura paradisiaca, distesa in questa
comoda posizione, si sposta velocemente sulla sinistra e le tue ultime carte
da gioco compaiono dal nulla come prima lampeggiando e brillando
appariscenti e vistose. Ti stai avvicinando al jackpot finale, lo puoi
vedere dalla barra colorata che si sta riempiendo di volta in volta, proprio
accanto al punteggio che si trova in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 181.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.179.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia dal
reggiseno del completino intimo, ricamato e semitrasparente, eccitante e
scintillante come la volta di un cielo notturno infinitamente trapunto di
stelle. Si gira e si arrampica sulla grande lastra di pietra rossiccia, che
si affaccia sul mar Mediterraneo cristallino della Costa Azzurra
straordinaria, insieme alle rocce dell’imponente scogliera che si trova alle
sue spalle. Il sole accarezza tutta la sua figura brillante e favolosa,
mentre si solleva facilmente in piedi e la sua effigie sembra un miraggio
sullo sfondo di un sogno a occhi aperti. Lascia cadere a terra la borsetta
di paiette, raggiunge i confini sull’acqua turchina, si piega lentamente
nella tua direzione mettendosi a sedere sulla superficie liscia del masso;
si stringe le ginocchia al petto, solleva un poco il mento e ti sorride con
malizia. Le sue labbra sono lucide e polpose, truccate da un rossetto
bordeaux, i capelli sono castano scuro e le discendono fluentemente lungo la
schiena fin quasi al sedere. Gli occhioni sono luminosi, riflessivi e
marroni, pesantemente ombreggiati dall’azzurro al blu profondo, le
sopracciglia sono infuocate e lunghissime, e barbagliano e sfavillano sul
suo bel visetto superbo e un po’ altezzoso. Bisbiglia qualcosa portando le
mani deliziosamente granate come tutto il resto della sua presenza
meravigliosa, sul bordo smussato della pietra levigata dalle maree,
immergendo troppo frettolosamente i piedi nell’acqua di quel basso fondale
sabbioso. Un brivido le risale lungo il corpo flessuoso, i pesciolini
argentati si allontanano bruscamente da lei. Ritira rapidamente le gambe,
poi le immerge nuovamente con maggior cautela. L’acqua azzurrina e
diamantina di quella spiaggia dorata deve essere anche piuttosto gelata.
La voce della giovane ragazza
francese diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza sensualmente le
lunghe cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le
mutandine nere, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi sinuosi,
sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppette del reggiseno a
balconcino luccicante. Comincia a mugolare. Si porta le mani dietro alla
schiena inarcata: improvvisamente quello straccetto di pizzo nero non è più
in tensione sulle tettine sostenute ma le bretelle che le passano sulle
spalle lo mantengono inflessibilmente al loro posto. Con un braccio si cinge
entrambe le mammelle, intanto con l’altra mano si scosta le bretelline dalle
spalle meravigliosamente abbronzate. Quei due cordini sono ricaduti sulle
braccia nude ed entrambe le sue mani sono ora rigorosamente strette sul seno
sodo e tondeggiante. L’indumento intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si
accarezza piacevolmente le tettine solenni, stringendo e ruotando le mani
con passione, mugugnando e sospirando voluttuosamente. Gli occhi sono
chiusi, la testa è gettata mollemente all’indietro. Con molta calma quelle
mani smaltate scendono sul suo corpo snello, massaggiando, accarezzando,
solleticando senza sosta. Continuano a scendere sulla sua figura magnifica,
sino a intrufolarsi tra le gambe per sfiorare le mutandine che prima avevano
ignorato e disdegnato di proposito.
L’inquadratura si zuma
finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore favoloso. Le
tettine sono perfettamente a coppa di champagne, i capezzoli turgidi che
spiccano al centro delle areole larghe e scure, sono simmetrici e
presuntuosamente rivolti al cielo indifferente e sconfinato. Quella visione
spettacolare rasenta la perfezione più assoluta che sia possibile immaginare
e rappresenta il capolavoro che qualunque artista ambisce di raggiungere
nell’arco della propria breve esistenza. Le mani risalgono in fretta
afferrandole e sollevandole per la base, mentre il capo si china in avanti e
la bocca si schiude languidamente per lasciar fuoriuscire la linguetta
insinuante che cerca lussuriosamente di lambire i diamanti grezzi delle sue
rotondità maestose. Nessun segno di costume da bagno deturpa minimamente il
panorama solenne che offre. Osservi estasiato quella scena sublime. Si
succhia seducentemente un dito e si passa il polpastrello intorno e sui
capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulla pelle
squisitamente granata di quelle mammelle straordinarie. La telecamera si
allontana gradualmente, l’immagine della giovane bellezza riappare sullo
schermo nella sua interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non
ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si
gira sull’altro lato del masso incominciando subito a sguazzare con i piedi
nell’acqua diamantina di quella Costa Azzurra lievemente increspata da
piccoli movimenti ondosi. La schiena è incurvata all’indietro, le mani sono
appoggiate sull’orlo della pietra smussata, la testa ricade sulle spalle,
gli occhi sono chiusi al cielo turchese, il volto è rivolto al sole
accecante, i capelli le ricadono morbidamente come bronzo fuso sulla
borsetta abbandonata. Il suo corpicino prezioso e sensualissimo, ti appare
magnificamente di profilo e puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo.
L’inquadratura della ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello
schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 183.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.180.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 194.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.181.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La persuadente americana si raddrizza rapidamente a sedere,
portandosi sul bordo del masso, immergendo subito i piedi nell’acqua gelida
della spiaggia bianchissima. I pesciolini argentati, impauriti e disturbati,
si allontanano in fretta da lei. La sua pelle è lucida, il suo corpo è
deliziosamente sudato, le sue mani smaltate di ciclamino sono strette
sull’orlo del sasso grigio e smussato; i capezzoli marroncini, rivolti
orgogliosamente in alto e un po’ all’infuori, delle tettone esplosive che si
sollevano e riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante e faticoso, sono
turgidi e completamente eretti. La strisciolina di peluria sul pube è liscia
e brillante, e molti peletti vicino al sesso tumefatto sembrano parecchio
appiccicaticci. La cascata liquida sulla testolina deliziosa appare
abbastanza incasinata, se la risistema alla bell’è meglio, piuttosto
frettolosamente. Il cielo azzurro si specchia nel Pacifico, le strilla e
grida dei gabbiani riecheggiano in lontananza, i delfini se ne sono andati
definitivamente, il soffio leggerissimo del vento accarezza pigramente tutto
quanto il litorale della costa californiana. Solleva infine un volto
invasato e stracolmo di lussuria. Ti guarda e ti rivolge un sorriso
libidinoso. Si passa la lingua sulla bocca dischiusa, dice qualcosa che non
riesci a capire. Si mordicchia le labbra polpose e si lascia angelicamente
scivolare nell’acqua, azzurrina e trasparente, dell’oceano lievemente
increspato che le arriva a malapena all’altezza delle ginocchia. Si china e
si siede sul fondo bagnandosi sino al mento: resta immobile qualche secondo,
stringendosi le caviglie con le mani, lasciandosi accarezzare e lavare dalle
onde basse e tranquille. Inclina la testa sul riflusso della corrente
sfiorando il pelo dell’acqua con la fronte sudata. La telecamera zuma in
avanti, le puoi vedere le spalle rabbrividire immediatamente.
Quando la giovane Bellezza
Americana si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
perfetto e scintillante sotto la luce fortissima del sole tropicale. Le
goccioline sulla sua figura sinuosissima grondano e barbagliano su tutta la
superficie abbronzata del suo corpo meraviglioso. Si gira di schiena,
mostrando il culetto modellato nell’argilla, e con le dita comincia a
trafficare in mezzo ai capelli scarmigliati. Si districa con cura quei nodi
e grovigli che inevitabilmente si sono venuti a creare nei piccoli movimenti
ondosi dell’acqua salmastra e limpidissima. Si scrolla abbondantemente il
capo e una nuvola biondissima improvvisamente la avvolge, ricoprendola fin
quasi al sedere, discendendole fluentemente lungo la schiena flessuosa come
una colata di metallo liquido e fuso. Si rivolge poi nella tua direzione e
si afferra i seni eccitati, li strizza e se li lavora appassionatamente,
ruotando con ardore le mani e pizzicandosi intanto la pelle luccicante e
color marroncino rossiccia. Il suo visetto compiacente, adesso incorniciato
dai lunghissimi capelli biondo platino, è ancor più squisito di prima e il
bagno freddo che ha appena fatto non è servito a sbollire il turbamento dei
demoni furiosi che la consumano inequivocabilmente dentro. Si appoggia con
le natiche sul bordo della pietra levigata che si affaccia sul basso fondale
sabbioso, si torce sulla vita snella, volgendosi agilmente indietro,
afferrando e avvicinandosi la sacca dal contenuto misterioso: ti guarda
fissamente negli occhi e frattanto estrae dalle sue profondità un doppio
fallo di gomma semirigida, dalle dimensioni inverosimili e dal colore
cromato come la facciata di uno specchio riflettente. Se lo avvicina al
viso, ne sfiora le punte con la linguetta insinuante, lo bacia molto
lascivamente, ti guarda e ti sorride con indecenza. Quell’attrezzo
mastodontico che stringe per la propria impugnatura sembra veramente
smisurato. Il fallo anale, quello più piccolo, è comunque più grosso della
bottiglietta precedente, mentre l’altro, quello vaginale, risulta
addirittura mostruoso. Infila fascinosamente una manina nella sacca e ne
prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con i denti bianchissimi e
lubrifica attentamente quel coso davvero immenso. Quando finisce di ungerlo
a dovere ti sorride lussuriosamente e ti scocca uno sguardo impaziente.
La biondina si rigira su se
stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sulla parte piana del
masso, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta da
un lato i capelli sottili e finissimi. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma
cromata sprofonda facilmente nella sua vulva accogliente, solamente per
poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo gemellino
bislungo si è appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme ad alta
voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si accascia pesantemente
sul pianale del sasso e un urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla
gola, quando quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e
sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per metà della sua lunghezza,
poi il passaggio si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime
appaiono enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato
sono stati rilassati con forza ma continuano ad essere riluttanti:
sussultano e si contraggono ritmicamente, stringendosi e contraendosi
inutilmente, protestando e recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi
vedere benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto straordinario. I
suoi fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano di continuo su
quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
americana smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 193.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.182.
Hai esattamente 10 punti,
segna questo totale su un foglio. Lancia un primo dado e segna il numero che
esce sullo stesso foglio. Tira un secondo dado e segna anche questo
risultato sul foglio. Se il secondo numero è superiore al primo, significa
che hai giocato una mano vincente: aggiungi un punto al totale. Se il
secondo numero è inferiore al primo, vuol dire che ti è toccata una mano
scadente: sottrai un punto dal totale. Se i due numeri sono uguali,
significa che hai fatto una giocata particolarmente buona: aggiungi 2 punti
al totale. Continua a lanciare il dado ricominciando daccapo tutte le volte
ma mantenendo sempre il nuovo totale che aumenterà o diminuirà
progressivamente.
Facciamo alcuni esempi; il
tuo totale attualmente è 10. Tiri due volte un dado e fai rispettivamente: 4
e 6. Aggiungi 1 al totale, da 10 lo porti a 11. Lanci altri due dadi e
questa volta escono: 5 e 1. Sottrai 1 al nuovo totale, quindi da 11 torni a
10. Tiri ancora e fai: 3 e 3. Aggiungi 2 all’ultimo totale, da 10 vai a 12.
Continua così finché non raggiungi il punteggio che ti verrà detto di volta
in volta o sinché il totale non scenderà a 0.
Aggiorna regolarmente il
totale della numerazione che compare sopra la testa della ragazza e continua
a giocare tirando ripetutamente il dado fino a raggiungere o a superare la
tappa successiva, che ti verrà detta tutte le volte a mano a mano che
procederai nel gioco, oppure sino a perdere tutti i punti che avrai a
disposizione. Puoi giocare quanto vuoi o al contrario puoi smettere di
giocare in qualsiasi momento.
La prossima tappa da
raggiungere è 15.
Se raggiungi o superi, il
totale di 15 punti, vai al 195.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.183.
L’inquadratura si centra
nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando maliziosamente nell’acqua
diamantina con i suoi piedini smaltati di bordeaux chiaro, sollevando
nell’aria nuvolette di goccioline scintillanti che risplendono e sfavillano
sotto la luce fortissima del sole abbacinante. La telecamera si avvicina per
un momento e subito si riallontana. La pelle olivastra del suo corpo
flessuoso è costellata da puntini minuscoli e luccicanti, e lei
rabbrividisce sotto il tuo sguardo incantato mentre mette a dura prova
l’appetito dei tuoi sensi. La superficie liscia e polverosa, della grande
pietra piatta e rossiccia, adesso in parte lucida e bagnata, su cui si trova
seduta e semisdraiata, è perfettamente in armonia con la sua figura
idilliaca e sensualissima. Si rilassa e si volge a guardare nella tua
direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo incoraggiante e assai
promettente. Infine si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio affusolato si
copre le tettine spettacolari, con un dito smaltato di viola-marroncino ti
ammonisce ad aspettare ancora. È fortunata che non la puoi raggiungere
direttamente sul posto! Si gira di schiena mostrando il culetto maestoso e
solenne, seminascosto dal tessuto ricamato delle mutandine baluginanti e
bagnate, della biancheria semitrasparente che indossa, intanto con le mani
si accarezza languidamente i fianchi sinuosi sottolineandone così la
perfezione. Scende lentamente sulle curve attraenti del bacino con le palme
lisce delle sue manine morbide, sino ad agganciare con i pollici l’elastico
magico degli slip miracolosi. Continua poi a scendere piegandosi a novanta
gradi, trascinandosi appresso come uno straccino le mutande di pizzo nero,
ultimo baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta dal triangolino luccicante di quella biancheria intima
eccitante che discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile
risalta inconfondibilmente tra la cunetta morbida della sua figa polposa.
L’indumento intimo si ferma attorno alle caviglie. La giovane bellezza
francese si rialza di scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno,
con una mano si protegge il pube. Ti guarda, ti sorride, ti parla e scosta
orgogliosamente le mani affondandole immediatamente tra i capelli, castano
scuro, come una cascata di bronzo liquido che le cola fluentemente dalla
testa sulle spalle e sulla schiena. Il suo corpo è magnifico e rimane ora
completamente esposto alla tua vista. Che visione straordinaria! Tutte le
curve sono divinamente modellate. Le tettine sono preziose come coppe di
cristallo superbo, i capezzoli sono prodigiosi come diamanti finemente
intagliati, le areole sono rotonde come il cratere di un vulcano
addormentato, il ventre è liscio come la faccia di un minerale
cristallizzato, la pelle è dello stesso colore di un granato purissimo, il
pube somiglia a una drusa di quarzo morione che sfolgora fiamme al sole, le
gambe sono diritte e slanciate come la traiettoria di un dardo infuocato che
colpisce violentemente alla bocca dello stomaco. Nessun segno di costume da
bagno disturba la granatura perfetta del suo corpicino provocante e
seducente. Si inginocchia sul masso e si siede: distende le cosce in avanti,
le flette sensualmente dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano,
con fare del tutto esasperante.
La telecamera zuma in avanti,
l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
setosa delle sue gambe ipnotiche e fantastiche, mentre continuano a
schiudersi come le porte del cuore di una dea misteriosa e sublime, che
mostra ai tuoi occhi assorti tutta se stessa, rivelando al contempo i
segreti più profondi e maggiormente custoditi della propria essenza divina.
All’interno delle cosce la sua pelle è delicata, sembra vellutata,
incantevole e suadente, avvincente e irresistibile, ossessiva e quasi
soffocante. Non puoi restare indifferente davanti a quello spettacolo
esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre
lei continua a dischiudersi tormentosamente sotto il tuo sguardo attonito.
Finalmente quelle gambe lusinghevoli e longilinee si sono aperte quel tanto
che basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino
ad inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di
figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è rosea, le grandi labbra sono chiuse e strette, il clitoride è
lustro e delicato, pare fremere e pulsare, mentre sopra, sul pube e sul
ventre una strisciolina di peletti lisci e castani, si allunga sul monte di
venere come una stalattite ricolma di gemme iridescenti che pende dal
soffitto di una caverna inviolabile e sacra. Ti stai eccitando come un
ragazzino. Le sue grandi labbra sono lucide e magnetiche: si sta bagnando
sul serio? Sembrano sorriderti deliziosamente. Si stanno dischiudendo
impercettibilmente, vogliono parlare, vogliono pronunciare e sussurrare il
tuo nome. Vedi una gocciolina brillare sul clitoride e poi discendere lungo
il taglio della vulva, sino a scomparire fra le sue natiche. Il tuo cazzo
incomincia a sgroppare come un cavallo furioso. I tuoi pensieri si stanno
confondendo, il tuo cervello si è appannato improvvisamente. Adesso è lo
stallone violento che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli
occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella
figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano incantata, scende con calma sulle ginocchia. Dita smaltate si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, voluttuosamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul
monticello di venere e la chiude a pugno sulla peluria infiammata e
splendente. Un brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due
dita agili e snelle, indice e medio, si protendono in basso e si appoggiano
sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello
splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando
affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti
riempie le narici come se le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella
tua testa, lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un
dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi
sono irrequieti, il cuore nel petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino bramoso, insinuante, che si era intrufolato fra le
labbra invitanti della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e lucido e
lei se lo porta tranquillamente alla bocca. Lo succhia seducentemente. Ti
sta sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto
da quella visione sconvolgente. La Francesina scosta la borsetta di paiette
in un angolo e si sdraia sulla schiena, diagonalmente sul sasso largo e
piatto che si affaccia nel mare della Costa Azzurra cristallina. Gli occhi
sono dolcemente chiusi. Con le dita di una mano si sollecita un capezzolo,
con quelle dell’altra si stuzzica il clitoride. Ansima carezzevolmente e il
corpo sussulta passionalmente di tanto in tanto. La sua immagine fa ritorno
sulla sinistra dello schermo, al centro riappaiono le tue ultime carte da
gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 196.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.184.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La suadente italiana si raddrizza rapidamente a sedere, portandosi
sul bordo del masso, immergendo subito i piedi nell’acqua gelida della
spiaggia argentata. I pesciolini dorati, impauriti e disturbati, si
allontanano in fretta da lei. La sua pelle è lucida, il suo corpo è
deliziosamente sudato, le sue mani perlate dal lucida unghie sono strette
sull’orlo del sasso grigio e smussato; i capezzoli rosa al centro delle
tette lattee che si sollevano e riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante
e faticoso, sono turgidi e completamente eretti. La folta peluria sul pube è
liscia e brillante, e molti peletti vicino al sesso tumefatto sembrano
parecchio appiccicaticci. La cascata liquida sulla testolina deliziosa
appare abbastanza scarmigliata, se la risistema un po’ alla bell’è meglio,
piuttosto frettolosamente. Il cielo azzurro si specchia nel Mediterraneo, le
strilla e grida dei gabbiani riecheggiano in lontananza, l’imbarcazione è
scomparsa definitivamente sull’orizzonte, gli scogli che si distaccano dalla
scogliera sono sparsi dappertutto nella baia assolata e sonnacchiosa.
Solleva infine un volto invasato e stracolmo di lussuria. Ti guarda e ti
rivolge un sorriso libidinoso. Si passa la lingua sulla bocca dischiusa,
dice qualcosa che non riesci a capire. Si mordicchia le labbra traslucide e
si lascia dolcemente scivolare nell’acqua, azzurra e cristallina, del mare
lievemente increspato che le arriva a malapena all’altezza delle ginocchia.
Si china e si siede sul fondo bagnandosi sino al mento: resta immobile
qualche secondo, stringendosi le caviglie con le mani, lasciandosi
accarezzare e lavare dalle onde basse e tranquille. Inclina la testa sul
riflusso della corrente sfiorando il pelo dell’acqua con la fronte sudata.
La telecamera zuma in avanti, le puoi vedere le spalle rabbrividire
immediatamente.
Quando la giovane Bellezza
Italiana si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
perfetto e scintillante sotto la luce fortissima del sole splendente. Le
goccioline sulla sua figura sinuosa grondano e barbagliano su tutta la
superficie abbronzata del suo corpo meraviglioso. Si gira di schiena,
mostrando il culetto modellato nel gesso, e con le dita comincia a
trafficare in mezzo ai capelli incasinati. Si districa con cura quei nodi e
grovigli che inevitabilmente si sono venuti a creare nei piccoli movimenti
ondosi dell’acqua salmastra e limpidissima. Si scrolla abbondantemente il
capo e una nuvola biondo ramata improvvisamente la avvolge, ricoprendola fin
quasi al sedere, discendendole fluentemente lungo la schiena flessuosa come
una colata di oro liquido e fuso. Si rivolge poi nella tua direzione e si
afferra i seni eccitati, li strizza e se li lavora accuratamente, ruotando
con passione le mani e pizzicandosi intanto la pelle luccicante e color
dell’argilla cotta. Il suo visetto compiacente, adesso incorniciato dai
lunghi capelli biondi, è ancor più squisito di prima e il bagno freddo che
ha appena fatto non è servito a sbollire il turbamento dei demoni furiosi
che la consumano inequivocabilmente dentro. Si appoggia con le natiche sul
bordo della pietra levigata che si distacca dalla lingua rocciosa, che
emerge minacciosamente dal basso fondale sabbioso, si torce sulla vita
snella e si volge agilmente indietro, afferrando e avvicinandosi la borsa
variopinta dal contenuto misterioso: ti guarda fissamente negli occhi e
frattanto estrae dalle sue profondità un doppio fallo di gomma semirigida,
dalle dimensioni inverosimili e dal colore violetto come i petali di un
fiore profumatissimo. Se lo avvicina al viso, ne sfiora le punte con la
linguetta biricchina, lo bacia molto lascivamente, ti guarda e ti sorride
con indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe per la propria
impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale, quello più piccolo,
è comunque più grosso del flacone precedente, mentre l’altro, quello
vaginale, risulta addirittura mostruoso. Infila dolcemente una manina nella
borsa e ne prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con i denti
bianchissimi e lubrifica attentamente quel coso davvero immenso. Quando
finisce di ungerlo a dovere ti sorride lussuriosamente e ti scocca uno
sguardo impaziente.
La biondina si rigira su se
stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sulla parte piana del
masso, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta da
un lato i capelli sottili e finissimi. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma
violetta sprofonda facilmente nella sua vulva accogliente, solamente per
poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo gemellino
bislungo si è appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme ad alta
voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si accascia pesantemente
sul pianale del sasso e un urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla
gola, quando quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e
sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per metà della sua lunghezza,
poi il passaggio si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime
appaiono enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato
sono stati rilassati con forza ma continuano ad essere riluttanti:
sussultano e si contraggono ritmicamente, stringendosi e contraendosi
inutilmente, protestando e recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi
vedere benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto straordinario. I
suoi fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano di continuo su
quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
italiana smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 192.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.185.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. La morettina si trova
attualmente accasciata sul pianale del masso, con le gambe divaricate
impudicamente, immersa nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La fronte è
schiacciata sulla pietra, la schiena biscottata rimane esposta al sole
tropicale, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
fragilmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso né
l’espressione incerta,dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la visuale
le passa vicino al volto nascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi
mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine
tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani
smaltate di rosso non hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una delle
due stringe per l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma semirigida,
azzurro intenso dalle dimensioni mostruose, e lei si muove piano quel coso
dentro e fuori dal corpo febbricitante mentre con l’altra mano si aiuta come
meglio può dal basso. Quell’attrezzo smisurato e del tutto senza riserve
sprofonda ormai quasi totalmente nel suo figone capiente e nel suo culetto
meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino, snello e slanciato,
lo potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi dalle sue
profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non esserci fine per
quell’affare mastodontico che aveva conficcato incredibilmente nel ventre.
Quando poi giunge al termine della sua corsa infinita, in ultimo si estrae
dallo sfintere con uno schiocco come di risucchio. Lo puoi sentire
nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva rigonfia e slabbrata. Lo
posa delicatamente sul sasso liscio e levigato, mentre resta ansimante e
semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata fra i riccioli neri e tra
le braccia biscottate, incapace forse di muoversi, intanto i suoi buchetti
più intimi rimangono spalancati e generosamente profferti alla tua vista.
L’ano pulsa debolmente, la vagina invece non fa nessun tentativo di
richiudersi neppure con fatica. La telecamera zuma ulteriormente, avanzando
ed esplorando il profondo dei recessi più nascosti e misteriosi, delle sue
aperture dilatate brutalmente, che sono state violentate con estrema
passione. L’interno della figa, lucida e brillante, appare immacolato e
rosa, quello del buco del sedere risulta molto infiammato e un po’ striato
di rosso. Evidentemente deve aver sfiorato, se non addirittura oltrepassato,
il suo limite massimo di contenimento. L’inquadratura si allontana appena,
permettendoti di valutare il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste ampiamente dischiuse. La Bellezza
Brasiliana si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto
del suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per
intero. Solleva faticosamente una gamba flessuosa, distendendola sul bordo
del masso grigio, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo sguardo
stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo, giungendo
magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che palpita
leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino rilucente,
probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto senza nessuno
sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste tumide del suo
corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo clitoride eccitato e
rigonfio; tutta la sua figura longilinea sussulta impercettibilmente di un
piacere troppo a lungo trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita
impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente nella carne soffice
e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne
copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e
indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole labbra della
voragine insaziabile che ha tra le gambe affusolate. Un quarto ditino, il
mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle profondità
più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso però le dita
della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo corpicino
fantastico. La punta del pollice si infila nello spazio vuoto che
inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La prima
falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza brasiliana. Ogni
interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e
con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
azzurra, l’altro adagiato sull’orlo della pietra bagnata. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sul
sasso si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre con
quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti sensuali della morettina hanno ricominciato ad
echeggiare istericamente dappertutto. La visuale ritorna in un solo istante
in primo piano sullo splendore della manina luccicante che si incunea poco a
poco tra le pareti tesissime della sua figa ritrosa. Ostinatamente insiste,
fra le sue cosce tornite e spalancate, a spingere e forzare, millimetro dopo
millimetro, in quel passaggio riluttante; la vulva si dilata oltremodo e le
quattro nocche della mano riescono a passare liberamente. Le gridolina della
ragazza crescono gradualmente di tono mentre persiste nel suo intento
difficoltoso. Ormai solamente la nocca del pollice, che parzialmente è già
penetrato, si oppone alla resistenza estenuante della vagina sempre più
tirata e strenuamente sotto sforzo. La giovane però non si vuole
assolutamente arrendere: si accanisce con foga, duplicando tutti gli sforzi
utili, proseguendo e perseverando costantemente, seguitando e impegnandosi
con tenacia in quel lavorio aggressivo e logorante, sinché alla fine anche
le ultime difese non vengono abbattute completamente. La sua mano
baluginante sprofonda infine violentemente dentro di lei, fino in fondo e
sino al polso, incominciando ad andare e venire freneticamente, fuoriuscendo
e riaffondando come impazzita in un crescendo inarrestabile di grida
imbarazzanti che si alternano a gemiti e sussurri di godimento eccessivo,
finché stremata ed esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso
fremendo e sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si
toglie poi molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di
umori vischiosi e rimane lì abbattuta sul posto ansando e tremando
vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 200.
.186.
La giovane ragazza marocchina
si rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Raggiunge con calma quell’affioramento roccioso che emerge in
superficie dal basso fondale sabbioso della spiaggia tropicale incantata,
camminando senza fretta nell’acqua azzurra e pulita, dell’oceano Atlantico a
malapena increspato e vi si siede disinvoltamente sopra. Il sole le si
riflette sulla pelle cioccolata, il movimento leggerissimo della corrente le
accarezza amabilmente le gambe; così seduta e bagnata sembra una scultura
intagliata nel legno dalla mano di un maestro. Non è mai stata tanto bella
quanto adesso! La sua indole ammaliante e gentile è tornata ad affacciarsi
sul suo bel visetto disteso e soddisfatto. Gli occhietti leggermente
allungati risplendono di una luce innocente e trascendentale. Il volto è
vagamente rotondo, i lineamenti sono assai morbidi, la fronte è stretta, il
nasino è diritto e un po’ appiattito sulla punta, le guance sono lievemente
incavate, la bocca è grande e carnosa, le labbra umide e luccicanti sono
allargate in un sorriso splendente e dolcissimo. I suoi denti sono
bianchissimi, le sopracciglia sono folte e lunghissime, lo sguardo nocciola
intenso è affascinante e irresistibilmente seducente. Quei ricci capelli
nerissimi che le incorniciano il viso grazioso, discendendole ondulatamente
sul davanti del corpo tortuoso, nascondendole i seni prorompenti,
ricadendole sul ventre scolpito con cura, raccogliendosi appena sulle cosce
rispettosamente chiuse, le donano un aspetto etereo e divino. È veramente
bellissima! Solleva il mento e ti parla dolcemente, sussurrando piano con un
filo di voce impercettibile. Subito un campanellino allarmante comincia a
risuonare dalla macchinetta del video poker mentre nel raccoglitore che si
trova in basso si accumula la vincita del jackpot finale della ragazza
marocchina. Davvero molto bene! Un altro poco di denaro ti tornerà
senz’altro utile nel corso della serata o l’indomani al più tardi. Quando il
trillo del campanello smette di suonare, la schermata si oscura rapidamente
diventando poi del tutto buia ed i soldi smettono di uscire dall’apposita
fessura. Segue un istante di vuoto assoluto, infine la primissima schermata
ritorna a brillare sullo schermo tattile. Alcune ragazze si muovono
sinuosamente, invitandoti con un dito carico di promesse, e una scritta
lampeggia continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi invece andare al 189.
.187.
La giovane ragazza texana si
rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Raccoglie in fretta da terra il lenzuolino di cotone e se lo
avvolge strettamente intorno. Si liscia sulla testa i capelli infiammati e
fa ritorno al vecchio pozzo di mattoni. La osservi deliziato mentre cammina
ingenuamente sul prato verdeggiante. Non è mai stata tanto bella quanto
adesso! Si siede sull’orlo del ceppo di legno, allunga un braccio in alto e
stacca un frutto globoso, blu-viola, da uno dei rami intrecciati, bruno
rossastri, dei fusti tortuosi di ginepro e ne resta in contemplazione per
qualche minuto, forse indecisa sul da farsi, rigirandolo con calma fra le
dita delle mani imbarazzate. Così morbidamente fasciata sembra proprio una
dea della Grecia antica! La luce le si riflette sulla pelle abbronzatissima
che traspare dal lenzuolino semitrasparente e bagnato, una moltitudine di
goccioline scintillanti le discende continuamente baluginando dalle spalle
sulle braccia affusolate e nude. La sua indole, enigmatica e un po’ ribelle,
è tornata ad affacciarsi sul suo bel visetto disteso e soddisfatto. Gli
occhioni meravigliosamente marroni castani risplendono di una luce maestosa
e trascendente, le ciglia umide e caramellate sfavillano piacevolmente, un
boccolo pervaso di riflessi biondo miele le ricade mollemente sulla fronte
spaziosa, le guance si sono colorate di rosa, a causa del sole estivo,
nonché dello sforzo compiuto, e le labbra sono tumide e luccicanti, carnose
e molto seducenti. Quel semplice lenzuolino stropicciato che mette in
risalto le curve flessuose della sua figura misteriosa e slanciata,
discendendole fluentemente come una cascata di seta impalpabile, lucida e
brillante sul davanti del corpo longilineo, mascherandole i seni
generosamente rotondi, ricadendole sul ventre modellato con cura,
raccogliendosi appena sulle cosce rispettosamente chiuse, le dona un aspetto
etereo e divino. È veramente bellissima! Solleva il mento e ti parla
dolcemente, sussurrando piano con un filo di voce impercettibile. Subito un
campanellino allarmante comincia a risuonare dalla macchinetta del video
poker mentre nel raccoglitore che si trova in basso si accumula la vincita
del jackpot finale della ragazza texana. Davvero molto bene! Un altro poco
di denaro ti tornerà senz’altro utile nel corso della serata o l’indomani al
più tardi. Quando il trillo del campanello smette di suonare, la schermata
si oscura rapidamente diventando poi del tutto buia ed i soldi smettono di
uscire dall’apposita fessura. Segue un istante di vuoto assoluto, infine la
primissima schermata ritorna a brillare sullo schermo tattile. Alcune
ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito carico di promesse,
e una scritta lampeggia continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER
ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi invece andare al 189.
.188.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, flessa e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. Il capo è chinato sul
pianale della panchettina, le gambe sono divaricate impudicamente, la
schiena è piegata in avanti oltre i novanta gradi, il culetto favoloso
rimane proteso in alto, la fronte è schiacciata sul tavolato, i capelli
biondi sono sparpagliati intorno alla testa, la pelle arrossata viene
candidamente esposta ai vapori bollenti della stanza da bagno. Appare
particolarmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso
né l’espressione incerta dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la
visuale le passa vicino al volto seminascosto, la puoi udire chiaramente
emettere bassi mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua
immagine tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le
mani non hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una delle due stringe per
l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma semirigida, viola scuro
dalle dimensioni mostruose, e lei si muove piano quel coso dentro e fuori
dal corpo febbricitante mentre con l’altra mano si aiuta come meglio può dal
basso. Quell’attrezzo smisurato e del tutto senza riserve sprofonda ormai
quasi totalmente nel suo figone capiente e nel suo culetto meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino, imponente e
solenne, lo potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi
dalle sue profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non
esserci fine per quell’affare mastodontico che aveva conficcato
incredibilmente nel ventre. Quando poi giunge al termine della sua corsa
infinita, in ultimo si estrae dallo sfintere con uno schiocco come di
risucchio. Lo puoi sentire nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva
rigonfia e slabbrata. Lo posa delicatamente sull’assito liscio del
pavimento, mentre resta ansimante e semisdraiata sulla pancia, con la faccia
affondata fra i riccioli dorati e tra le braccia arrossate, incapace forse
di muoversi, intanto i suoi buchetti più intimi rimangono spalancati e
generosamente profferti alla tua vista. L’ano pulsa debolmente, la vagina
invece non fa nessun tentativo di richiudersi neppure con fatica. La
telecamera zuma ulteriormente, avanzando ed esplorando il profondo dei
recessi più nascosti e misteriosi, delle sue aperture dilatate brutalmente,
che sono state violentate con estrema passione. L’interno della figa, lucida
e brillante, appare immacolato e rosa, quello del buco del sedere risulta
molto infiammato e un po’ striato di rosso. Evidentemente deve aver
sfiorato, se non addirittura oltrepassato, il suo limite massimo di
contenimento. L’inquadratura si allontana appena, permettendoti di valutare
il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste lievemente socchiuse. La Bellezza
Russa si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto del
suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per intero.
Si accascia sulle ginocchia sollevando faticosamente una gamba flessuosa,
distendendola sul bordo della panchettina di legno, divaricandosi così
maggiormente innanzi al tuo sguardo stralunato. Una manina scintillante
compare nel campo visivo, giungendo magicamente dall’alto, e si avvicina al
sesso tumefatto che palpita leggermente. La telecamera la accompagna
dappresso: un ditino rilucente, probabilmente di vaselina, dapprima si
intrufola nel culetto senza nessuno sforzo apparente, poi si intrattiene
titillando le creste tumide del suo corpo femminile. Indice e pollice si
chiudono sul suo clitoride eccitato e rigonfio; tutta la sua figura
armoniosa sussulta impercettibilmente di un piacere troppo a lungo
trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita impazienti e assai lubrificate
affondano istantaneamente nella carne soffice e ben temprata del suo figone
esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne copia l’esempio. Quelle tre
dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e indietro, trascinandosi
appresso le grandi e le piccole labbra della voragine insaziabile che ha tra
le gambe affusolate. Un quarto ditino, il mignolo per l’appunto, si apre
tranquillamente la strada nelle profondità più carnali della sessualità
formidabile che si ritrova. Adesso però le dita della mano si spostano meno
facilmente dentro e fuori dal suo corpicino fantastico. La punta del pollice
si infila nello spazio vuoto che inevitabilmente si è venuto a creare fra le
altre quattro dita. La prima falange ne sparisce immediatamente all’interno.
Anche la seconda, sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio
accogliente nei meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza russa.
Ogni interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito
accuratamente e con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un ginocchio posato a terra, l’altro
adagiato sul’orlo della panchettina bagnata. La schiena inarcata, la testa
reclinata sulle spalle, i capelli biondi sparsi disordinatamente sulla
fronte. Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente
appoggiato sul tavolato si sostiene in precario equilibrio sulla gamba
irrigidita, mentre con quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi
sopra il sedere si fruga internamente con le dita della mano,
ossessivamente, quasi con rabbia e senza ritegno. Gli urletti monosillabici
della ragazza hanno ricominciato ad echeggiare gravemente dappertutto. La
visuale ritorna in un solo istante in primo piano sullo splendore della
manina luccicante che si incunea poco a poco tra le pareti tesissime della
sua figa ritrosa. Ostinatamente insiste, fra le sue cosce tornite e
spalancate, a spingere e forzare, millimetro dopo millimetro, in quel
passaggio riluttante; la vulva si dilata oltremodo e le quattro nocche della
mano riescono a passare liberamente. Le gridolina della giovane crescono
gradualmente di tono mentre persiste nel suo intento difficoltoso. Ormai
solamente la nocca del pollice, che parzialmente è già penetrato, si oppone
alla resistenza estenuante della vagina sempre più tirata e strenuamente
sotto sforzo. La russa però non si vuole assolutamente arrendere: si
accanisce con foga, duplicando tutti gli sforzi utili, proseguendo e
perseverando costantemente, seguitando e impegnandosi con tenacia in quel
lavorio aggressivo e logorante, sinché alla fine anche le ultime difese non
vengono abbattute completamente. La sua mano baluginante sprofonda infine
violentemente dentro di lei, fino in fondo e sino al polso, incominciando ad
andare e venire freneticamente, fuoriuscendo e riaffondando come impazzita
in un crescendo inarrestabile di grida imbarazzanti che si alternano a
gemiti e sussurri di godimento eccessivo, finché stremata ed esausta non
crolla letteralmente sul pianale scivoloso fremendo e sussultando in preda
agli spasmi di un orgasmo colossale. Si toglie poi molto attentamente la
manina sfavillante dal ventre grondante di umori vischiosi e nonostante il
caldo torrido che permane nella stanza rimane lì abbattuta sul posto ansando
e tremando vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 191.
.189.
Ti pieghi distrattamente
sulla ringhiera metallica, incroci le braccia sul corrimano della balconata
che si affaccia nel bowling. Il rintocco dei birilli che vengono abbattuti
di continuo sommato al chiacchiericcio ovattato e pesante, che permane
ovunque in sottofondo nell’ambiente, è diventato qualcosa di costante e
risuona ormai familiare nelle orecchie. Ti accoglie come un vecchio amico, e
non ci fai più caso. Ti intrattieni qualche minuto a scrutare
tranquillamente dabbasso. Tutte le piste sono occupate.
Tutti i giocatori di sotto
continuano ad accanirsi sul limitare delle piste, lanciando con rabbia le
loro palline pesanti, cercando di abbattere i minuscoli birillini che si
vedono in lontananza, ma la cosa non ti interessa per niente. Volgi lo
sguardo alle finestre che si trovano nella parete alla tua destra: fuori si
è fatto totalmente buio. Non hai un orologio a portata di mano, da
consultare neppure di sfuggita, però sicuramente quella placida serata
estiva si è già conclusa da un pezzo. Ti stavi giusto chiedendo se era il
caso di restare ancora, o se fosse stato meglio rincasare per tornare a
prendere la macchina, quando qualcosa attira immediatamente la tua
attenzione. Socchiudi lievemente gli occhi per schermarti dalla luce
fortissima e cerchi di guardare più attentamente. Che sia proprio lei?
Ripercorri la lunga
balconata, oltrepassando le porte chiuse dei bagni, e in fondo svolti a
sinistra facendoti strada fra persone e macchinette. Discendi le scale e
torni praticamente indietro. Ti fermi poco più avanti degli scalini che
scendono nella sala, tintinnante e molto rumorosa, che persiste sempre in
agguato, che rimane sprofondata nella penombra. Appoggi le mani sul
parapetto della balaustrata, ti accomodi il più possibile e ti predisponi ad
aspettare pazientemente.
Pensa a un numero e tira il
dado:
Se esce il numero che hai
pensato, vai al 35.
Altrimenti vai all’85.
.190.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. La Giapponesina si
trova attualmente accasciata sul pianale del pontile, con le gambe
divaricate impudicamente, immersa nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La
fronte è schiacciata sul tavolato, la schiena rimane candidamente esposta al
sole bollente, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
fragilmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso né
l’espressione incerta dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la visuale
le passa vicino al volto nascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi
mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine
tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani non
hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una delle due stringe per
l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma semirigida, blu scuro dalle
dimensioni mostruose, e lei si muove piano quel coso dentro e fuori dal
corpo febbricitante mentre con l’altra mano si aiuta come meglio può dal
basso. Quell’attrezzo smisurato e del tutto senza riserve sprofonda ormai
quasi totalmente nel suo figone capiente e nel suo culetto meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino minuto e sottile lo
potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi dalle sue
profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non esserci fine per
quell’affare mastodontico che aveva conficcato incredibilmente nel ventre.
Quando poi giunge al termine della sua corsa infinita, in ultimo si estrae
dallo sfintere con uno schiocco come di risucchio. Lo puoi sentire
nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva rigonfia e slabbrata. Lo
posa delicatamente sull’assito liscio e levigato, mentre resta ansimante e
semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata fra i capelli neri e tra
le braccia bianche, incapace forse di muoversi, intanto i suoi buchetti più
intimi rimangono spalancati e generosamente profferti alla tua vista. L’ano
pulsa debolmente, la vagina invece non fa nessun tentativo di richiudersi
neppure con fatica. La telecamera zuma ulteriormente, avanzando ed
esplorando il profondo dei recessi più nascosti e misteriosi, delle sue
aperture dilatate brutalmente, che sono state violentate con estrema
passione. L’interno della figa, lucida e brillante, appare immacolato e
rosa, quello del buco del sedere risulta molto infiammato e un po’ striato
di rosso. Evidentemente deve aver sfiorato, se non addirittura oltrepassato,
il suo limite massimo di contenimento. L’inquadratura si allontana appena,
permettendoti di valutare il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste lievemente socchiuse. La bellezza
orientale si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto
del suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per
intero. Solleva faticosamente una gamba flessuosa, distendendola sul bordo
della costruzione di legno, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo
sguardo stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo,
giungendo magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che
palpita leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino
rilucente, probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto
senza nessuno sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste
tumide del suo corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo
clitoride eccitato e rigonfio; tutta la sua figura armoniosa sussulta
impercettibilmente di un piacere troppo a lungo trattenuto. Senza alcun
preavviso, due dita impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente
nella carne soffice e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un
terzo dito subito ne copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto
agevolmente avanti e indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole
labbra della voragine insaziabile che ha tra le gambe affusolate. Un quarto
ditino, il mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle
profondità più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso
però le dita della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo
corpicino fantastico. La punta del pollice si infila nello spazio vuoto che
inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La prima
falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza giapponese. Ogni
interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e
con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
trasparente, l’altro adagiato sul’orlo del pontile bagnato. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sul
tavolato si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre
con quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti incontrollabili della Giapponesina hanno
ricominciato ad echeggiare istericamente dappertutto. La visuale ritorna in
un solo istante in primo piano sullo splendore della manina luccicante che
si incunea poco a poco tra le pareti tesissime della sua figa ritrosa.
Ostinatamente insiste, fra le sue cosce tornite e spalancate, a spingere e
forzare, millimetro dopo millimetro, in quel passaggio riluttante; la vulva
si dilata oltremodo e le quattro nocche della mano riescono a passare
liberamente. Le gridolina della ragazza crescono gradualmente di tono mentre
persiste nel suo intento difficoltoso. Ormai solamente la nocca del pollice,
che parzialmente è già penetrato, si oppone alla resistenza estenuante della
vagina sempre più tirata e strenuamente sotto sforzo. La giovane però non si
vuole assolutamente arrendere: si accanisce con foga, duplicando tutti gli
sforzi utili, proseguendo e perseverando costantemente, seguitando e
impegnandosi con tenacia in quel lavorio aggressivo e logorante, sinché alla
fine anche le ultime difese non vengono abbattute completamente. La sua mano
baluginante sprofonda infine violentemente dentro di lei, fino in fondo e
sino al polso, incominciando ad andare e venire freneticamente, fuoriuscendo
e riaffondando come impazzita in un crescendo inarrestabile di grida
imbarazzanti che si alternano a gemiti e sussurri di godimento eccessivo,
finché stremata ed esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso
fremendo e sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si
toglie poi molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di
umori vischiosi e rimane lì abbattuta sul posto ansando e tremando
vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 198.
.191.
La giovane ragazza russa si
rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Raccoglie un lenzuolo bianco e se lo avvolge strettamente
intorno. Si liscia sulla testa i capelli ondulati e fa ritorno
nell’antibagno. La osservi deliziato mentre cammina innocentemente
attraverso la stanzetta tiepida. Non è mai stata tanto bella quanto adesso!
Si china sul samovar, prende la piccola teiera, versa un tè in un bicchiere
e si siede sulla panchettina del vestibolo per sorseggiarlo con calma. Così
fasciata sembra proprio una venere romana! La luce le si riflette sulla
pelle rosata che traspare dal lenzuolo semitrasparente e bagnato, una
moltitudine di goccioline scintillanti le discende continuamente baluginando
dalle spalle sulle braccia affusolate e nude. La sua indole, accattivante e
imperiosa, è tornata ad affacciarsi sul suo bel visetto disteso e
soddisfatto. Gli occhioni meravigliosamente verde-azzurro risplendono di una
luce maestosa e trascendentale. Le ciglia umide e dorate sfavillano
piacevolmente, un boccolo biondo e ribelle le ricade morbidamente sulla
fronte spaziosa. Le guance si sono colorate di rosa, a causa del vapore
bollente, nonché dello sforzo compiuto, le labbra sono tumide e luccicanti,
molto simili al colore e alla consistenza di un’albicocca matura e succosa.
Quel semplice lenzuolino, candido e pulito, che mette in risalto le curve
flessuose della sua figura imponente e slanciata, discendendole fluentemente
come una cascata di seta impalpabile, lucida e brillante sul davanti del
corpo longilineo, mascherandole i seni generosamente abbondanti, ricadendole
sul ventre piatto e scolpito con cura, raccogliendosi tra le cosce
rispettosamente chiuse, le dona un aspetto etereo e divino. È veramente
bellissima! Solleva il mento e ti parla dolcemente, sussurrando appena con
un filo di voce impercettibile. Subito un campanellino allarmante comincia a
risuonare dalla macchinetta del video poker mentre nel raccoglitore che si
trova in basso si accumula la vincita del jackpot finale della ragazza
russa. Davvero molto bene! Un altro po’ di denaro ti tornerà senz’altro
utile nel corso della serata o l’indomani al più tardi. Quando il trillo del
campanello smette di suonare, la schermata si oscura rapidamente diventando
poi del tutto buia ed i soldi smettono di uscire dall’apposita fessura.
Segue un istante di vuoto assoluto, infine la primissima schermata ritorna a
brillare sullo schermo tattile. Alcune ragazze si muovono sinuosamente,
invitandoti con un dito carico di promesse, e una scritta lampeggia
continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi invece andare al 189.
.192.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. La biondina si trova
attualmente accasciata sul pianale del masso, con le gambe divaricate
impudicamente, immersa nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La fronte è
schiacciata sulla pietra, la schiena abbronzata rimane esposta al sole
bollente, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
fragilmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso né
l’espressione incerta dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la visuale
le passa vicino al volto nascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi
mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine
tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani
perlate dal lucida unghie non hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una
delle due stringe per l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma
semirigida, violetto intenso dalle dimensioni mostruose, e lei si muove
piano quel coso dentro e fuori dal corpo febbricitante mentre con l’altra
mano si aiuta come meglio può dal basso. Quell’attrezzo smisurato e del
tutto senza riserve sprofonda ormai quasi totalmente nel suo figone capiente
e nel suo culetto meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino snello e sinuoso lo
potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi dalle sue
profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non esserci fine per
quell’affare mastodontico che aveva conficcato incredibilmente nel ventre.
Quando poi giunge al termine della sua corsa infinita, in ultimo si estrae
dallo sfintere con uno schiocco come di risucchio. Lo puoi sentire
nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva rigonfia e slabbrata. Lo
posa delicatamente sul sasso liscio e levigato, mentre resta ansimante e
semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata fra i ciuffi ramati e tra
le braccia argillate, incapace forse di muoversi, intanto i suoi buchetti
più intimi rimangono spalancati e generosamente profferti alla tua vista.
L’ano pulsa debolmente, la vagina invece non fa nessun tentativo di
richiudersi neppure con fatica. La telecamera zuma ulteriormente, avanzando
ed esplorando il profondo dei recessi più nascosti e misteriosi, delle sue
aperture dilatate brutalmente, che sono state violentate con estrema
passione. L’interno della figa, lucida e brillante, appare immacolato e
rosa, quello del buco del sedere risulta molto infiammato e un po’ striato
di rosso. Evidentemente deve aver sfiorato, se non addirittura oltrepassato,
il suo limite massimo di contenimento. L’inquadratura si allontana appena,
permettendoti di valutare il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste lievemente socchiuse. La Bellezza
Italiana si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto
del suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per
intero. Solleva faticosamente una gamba flessuosa, distendendola sul bordo
del masso grigio, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo sguardo
stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo, giungendo
magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che palpita
leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino rilucente,
probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto senza nessuno
sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste tumide del suo
corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo clitoride eccitato e
rigonfio; tutta la sua figura angelica sussulta impercettibilmente di un
piacere troppo a lungo trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita
impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente nella carne soffice
e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne
copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e
indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole labbra della
voragine insaziabile che ha tra le gambe affusolate. Un quarto ditino, il
mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle profondità
più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso però le dita
della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo corpicino
fantastico. La punta del pollice si infila nello spazio vuoto che
inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La prima
falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza italiana. Ogni
interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e
con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
cristallina, l’altro adagiato sull’orlo della pietra bagnata. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sul
sasso si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre con
quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti radiosi della biondina hanno ricominciato ad
echeggiare istericamente dappertutto. La visuale ritorna in un solo istante
in primo piano sullo splendore della manina luccicante che si incunea poco a
poco tra le pareti tesissime della sua figa ritrosa. Ostinatamente insiste,
fra le sue cosce tornite e spalancate, a spingere e forzare, millimetro dopo
millimetro, in quel passaggio riluttante; la vulva si dilata oltremodo e le
quattro nocche della mano riescono a passare liberamente. Le gridolina della
ragazza crescono gradualmente di tono mentre persiste nel suo intento
difficoltoso. Ormai solamente la nocca del pollice, che parzialmente è già
penetrato, si oppone alla resistenza estenuante della vagina sempre più
tirata e strenuamente sotto sforzo. La giovane però non si vuole
assolutamente arrendere: si accanisce con foga, duplicando tutti gli sforzi
utili, proseguendo e perseverando costantemente, seguitando e impegnandosi
con tenacia in quel lavorio aggressivo e logorante, sinché alla fine anche
le ultime difese non vengono abbattute completamente. La sua mano
baluginante sprofonda infine violentemente dentro di lei, fino in fondo e
sino al polso, incominciando ad andare e venire freneticamente, fuoriuscendo
e riaffondando come impazzita in un crescendo inarrestabile di grida
imbarazzanti che si alternano a gemiti e sussurri di godimento eccessivo,
finché stremata ed esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso
fremendo e sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si
toglie poi molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di
umori vischiosi e rimane lì abbattuta sul posto ansando e tremando
vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 199.
.193.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. La biondina si trova
attualmente accasciata sul pianale del masso, con le gambe divaricate
impudicamente, immersa nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La fronte è
schiacciata sulla pietra, la schiena abbronzatissima rimane esposta al sole
tropicale, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
fragilmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso né
l’espressione incerta dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la visuale
le passa vicino al volto nascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi
mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine
tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani
smaltate di ciclamino non hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una
delle due stringe per l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma
semirigida, cromato a specchio dalle dimensioni mostruose, e lei si muove
piano quel coso dentro e fuori dal corpo febbricitante mentre con l’altra
mano si aiuta come meglio può dal basso. Quell’attrezzo smisurato e del
tutto senza riserve sprofonda ormai quasi totalmente nel suo figone capiente
e nel suo culetto meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino snello e sinuoso lo
potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi dalle sue
profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non esserci fine per
quell’affare mastodontico che aveva conficcato incredibilmente nel ventre.
Quando poi giunge al termine della sua corsa infinita, in ultimo si estrae
dallo sfintere con uno schiocco come di risucchio. Lo puoi sentire
nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva rigonfia e slabbrata. Lo
posa delicatamente sul sasso liscio e levigato, mentre resta ansimante e
semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata fra i ciuffi platinati e
tra le braccia fascinosamente tostate, incapace forse di muoversi, intanto i
suoi buchetti più intimi rimangono spalancati e generosamente profferti alla
tua vista. L’ano pulsa debolmente, la vagina invece non fa nessun tentativo
di richiudersi neppure con fatica. La telecamera zuma ulteriormente,
avanzando ed esplorando il profondo dei recessi più nascosti e misteriosi,
delle sue aperture dilatate brutalmente, che sono state violentate con
estrema passione. L’interno della figa, lucida e brillante, appare
immacolato e rosa, quello del buco del sedere risulta molto infiammato e un
po’ striato di rosso. Evidentemente deve aver sfiorato, se non addirittura
oltrepassato, il suo limite massimo di contenimento. L’inquadratura si
allontana appena, permettendoti di valutare il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste ampiamente dischiuse. La Bellezza
Americana si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto
del suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per
intero. Solleva faticosamente una gamba flessuosa, distendendola sul bordo
del masso grigio, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo sguardo
stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo, giungendo
magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che palpita
leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino rilucente,
probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto senza nessuno
sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste tumide del suo
corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo clitoride eccitato e
rigonfio; tutta la sua figura coinvolgente sussulta impercettibilmente di un
piacere troppo a lungo trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita
impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente nella carne soffice
e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne
copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e
indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole labbra della
voragine insaziabile che ha tra le gambe affusolate. Un quarto ditino, il
mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle profondità
più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso però le dita
della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo corpicino
paradisiaco. La punta del pollice si infila nello spazio vuoto che
inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La prima
falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza americana. Ogni
interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e
con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
azzurrina, l’altro adagiato sull’orlo della pietra bagnata. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sul
sasso si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre con
quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti sospetti della biondina hanno ricominciato ad
echeggiare istericamente dappertutto. La visuale ritorna in un solo istante
in primo piano sullo splendore della manina luccicante che si incunea poco a
poco tra le pareti tesissime della sua figa ritrosa. Ostinatamente insiste,
fra le sue cosce tornite e spalancate, a spingere e forzare, millimetro dopo
millimetro, in quel passaggio riluttante; la vulva si dilata oltremodo e le
quattro nocche della mano riescono a passare liberamente. Le gridolina della
ragazza crescono gradualmente di tono mentre persiste nel suo intento
difficoltoso. Ormai solamente la nocca del pollice, che parzialmente è già
penetrato, si oppone alla resistenza estenuante della vagina sempre più
tirata e strenuamente sotto sforzo. La giovane però non si vuole
assolutamente arrendere: si accanisce con foga, duplicando tutti gli sforzi
utili, proseguendo e perseverando costantemente, seguitando e impegnandosi
con tenacia in quel lavorio aggressivo e logorante, sinché alla fine anche
le ultime difese non vengono abbattute completamente. La sua mano
baluginante sprofonda infine violentemente dentro di lei, fino in fondo e
sino al polso, incominciando ad andare e venire freneticamente, fuoriuscendo
e riaffondando come impazzita in un crescendo inarrestabile di grida
imbarazzanti che si alternano a gemiti e sussurri di godimento eccessivo,
finché stremata ed esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso
fremendo e sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si
toglie poi molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di
umori vischiosi e rimane lì abbattuta sul posto ansando e tremando
vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 197.
.194.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia dal
reggiseno del completino intimo, infuocato e ricamato di ghirigori
traslucidi, stuzzicante e luccicante come l’orizzonte di un mare al tramonto
infinitamente trapunto di scintille incandescenti. Si gira e si arrampica
sulla grande lastra di pietra grigia, che si affaccia sul mar Mediterraneo
adamantino della costa frastagliata incantevole, insieme alle rocce
dell’imponente scogliera che si trova minacciosamente alle sue spalle. Il
sole accarezza tutta la sua figura ardente e focosa, mentre si solleva
facilmente in piedi e la sua effigie sembra un miraggio sullo sfondo di un
sogno a occhi aperti. Lascia cadere a terra la borsetta di perline,
raggiunge i confini sull’acqua turchese, si piega lentamente nella tua
direzione mettendosi a sedere sulla superficie liscia del masso; si stringe
le ginocchia al petto, solleva un poco il mento e ti sorride con malizia. Le
sue labbra sono lucide e armoniose, truccate da un rossetto rosa dorato, i
capelli sono neri come l’inchiostro e le discendono fluentemente lungo la
schiena fin quasi al sedere. Gli occhioni sono a virgola, luminosi e
stupendi, astuti e intelligenti, pesantemente marcati agli angoli dalla
matita nera, le sopracciglia sono accentuate ed espressive, e barbagliano e
sfavillano sul suo bel visetto raggiante e vivace. Bisbiglia qualcosa
portando le mani notevolmente arrossate come tutto il resto della sua
presenza caliente e pimpante, sul bordo smussato della pietra levigata dalle
maree, immergendo troppo frettolosamente i piedi nell’acqua di quel basso
fondale sabbioso. Un brivido le risale lungo il corpo flessuoso, i
pesciolini argentati si allontanano bruscamente da lei. Ritira rapidamente
le gambe, poi le immerge nuovamente con maggior cautela. L’acqua azzurra e
trasparente della spiaggetta giallo-ocra, isolata e sperduta nel nulla, deve
essere anche piuttosto gelata.
La voce della giovane ragazza
spagnola diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza maliziosamente
le lunghe cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi le
mutandine rosse, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi
formosi, sino a sfiorare con le dita i bordi delle coppette del reggiseno a
balconcino brillante e scintillante. Comincia a mugolare. Si porta le mani
dietro alla schiena inarcata: improvvisamente quello straccetto di seta
rossa non è più in tensione sulle floride tette ma le bretelle che le
passano sulle spalle lo mantengono inflessibilmente al loro posto. Con un
braccio si cinge entrambe le mammelle, intanto con l’altra mano si scosta le
bretelline dalle spalle chiare e meravigliosamente scottate al sole. Quei
due cordini sono ricaduti sulle braccia nude ed entrambe le sue mani sono
ora rigorosamente strette sul seno tondeggiante e prosperoso. L’indumento
intimo rimane intrappolato nel mezzo. Si accarezza dolcemente le tette
traboccanti, stringendo e ruotando le mani con ardore, mugugnando e
sospirando deliziosamente. Gli occhi sono chiusi, la testa è gettata
ardentemente all’indietro. Con molta calma quelle mani smaltate scendono
sinuosamente sul suo corpo snello, massaggiando, accarezzando, solleticando
senza sosta. Continuano a scendere sulla sua figura eccitante, sino a
intrufolarsi tra le gambe per sfiorare le mutandine che prima avevano
ignorato e disdegnato di proposito.
L’inquadratura si zuma
finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore favoloso. Le
tette perfettamente a mela sono grosse e rotonde, i capezzoli sono tumidi e
turgidi, gonfi e tumefatti, e spiccano al centro delle areole che sono
grandi e circolari, color rosa scuro e leggermente in rilievo come la glassa
su di un dolce sferico particolarmente prelibato. Quella visione
spettacolare rasenta la perfezione più assoluta che sia possibile immaginare
e rappresenta la tentazione irresistibile del frutto velenoso della Strega
cattiva nelle fiabe di Biancaneve. Le mani risalgono in fretta afferrandole
e sollevandole per la base, mentre il capo si china in avanti e la bocca si
schiude lievemente per lasciar fuoriuscire la linguetta lasciva che cerca
voluttuosamente di lambire i germogli fiorenti delle sue rotondità
grandiose. Nessun segno di costume da bagno deturpa minimamente il panorama
straordinario che offre. Osservi estasiato quella scena sublime. Si succhia
golosamente un dito e si passa il polpastrello intorno e sui capezzoli che
restano rilucenti e ancor più marcati sulla pelle squisitamente arrossata di
quelle mammelle fantastiche. La telecamera si allontana gradualmente,
l’immagine della giovane bellezza riappare sullo schermo nella sua
interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non
ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si
gira sull’altro lato del masso incominciando subito a sguazzare con i piedi
nell’acqua adamantina di quella costa minacciosa appena increspata da
piccoli movimenti ondosi. La schiena è incurvata all’indietro, le mani sono
appoggiate sull’orlo della pietra smussata, la testa ricade mollemente sulle
spalle, gli occhi sono chiusi al cielo limpidissimo, il volto è rivolto al
sole accecante, i capelli le ricadono morbidamente come notte fluida sulla
borsetta abbandonata. Il suo corpicino espansivo ed estroverso, ti appare
magnificamente di profilo e puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo.
L’inquadratura della ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello
schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 201.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.195.
L’inquadratura si centra
sulla splendida ragazza che scosta disinvoltamente le mani e le braccia
dalla fascetta del completino primitivo e stuzzicante, molto grintoso e
ridottissimo, di pelle conciata di leopardo, un po’ rozzo e selvaggio come
l’ambiente semplice e spartano della natura lussureggiante che la circonda.
Si gira e si arrampica sulla grossa lastra di pietra grigia, che si affaccia
sulla vasta pozza cristallina generata dall’infrangersi impetuoso della
cascatella frastornante, insieme alle rocce dell’imponente gruppetto sassoso
che si ammassa indifferentemente alle sue spalle. Il sole accarezza tutta la
sua figura tribale e minacciosa, mentre si solleva agilmente in piedi e la
sua effigie sembra un miraggio sullo sfondo di un sogno a occhi aperti.
Lascia cadere a terra la sacca di cuoio, raggiunge i confini sull’acqua
gorgogliante, si piega lentamente nella tua direzione mettendosi a sedere
sulla superficie liscia del masso; si stringe le ginocchia al petto, solleva
un poco il mento e ti sorride con astuzia. Le sue labbra sono lucide e
rigonfie, tumide e sorridenti, i capelli sono neri come il petrolio e le
discendono morbidamente lungo la schiena fin quasi al sedere. Gli occhioni
sono lievemente obliqui, luminosi e nerissimi, combattivi e guardinghi,
sembrano pesantemente truccati da una matita nera, le sopracciglia sono
spesse e lineari e barbagliano e sfavillano sul suo bel visetto aggressivo e
solare. Bisbiglia qualcosa portando le mani notevolmente imbrunite come
tutto il resto della sua presenza spontanea ed espansiva, sul bordo smussato
della pietra levigata nel tempo, immergendo troppo frettolosamente i piedi
nell’acqua di quella grande pozzanghera sassosa. Un brivido le risale lungo
il corpo elastico, i pesciolini argentati si allontanano bruscamente da lei.
Ritira rapidamente le gambe, poi le immerge nuovamente con maggior cautela.
L’acqua limpidissima e trasparente della grande pozza naturale, isolata e
sperduta nell’immensità della Savana meravigliosa, deve essere anche
piuttosto gelata.
La voce della giovane ragazza
africana diventa sempre più bassa e roca mentre si accarezza distrattamente
le lunghe cosce affusolate e ben tornite. Evita attentamente di toccarsi il
perizoma maculato, risalendo con i polpastrelli delle mani sui fianchi
vigorosi, sino a sfiorare con le dita i bordi della strisciolina di pelle di
leopardo brillante e scintillante. Comincia a mugolare. Si porta le mani
dietro alla schiena inarcata: improvvisamente quello straccetto, innaturale
e castrante, non è più in tensione sulle sue tettine delicate però con una
mano lo trattiene rigorosamente al suo posto. Con un braccio si cinge
entrambe le mammelle, intanto con l’altra mano finisce di slacciare quel
legaccio semplicissimo. Le due estremità della fascetta sono ricadute in
basso ed entrambe le sue mani sono ora severamente strette sul seno acerbo e
prematuro. L’indumento primordiale rimane intrappolato nel mezzo. Si
accarezza sfrontatamente le tettine sode e traboccanti, stringendo e
ruotando le mani con impudenza, mugugnando e sospirando sfacciatamente. Gli
occhi sono chiusi, la testa è gettata selvaggiamente all’indietro. Con molta
calma quelle mani scendono avidamente sul suo corpo flessibile,
massaggiando, accarezzando, solleticando senza sosta. Continuano a scendere
sulla sua figura energica, sino a intrufolarsi tra le gambe per sfiorare il
perizoma che prima avevano ignorato e disdegnato orgogliosamente.
L’inquadratura si zuma
finalmente sul seno che ti appare in tutto il suo splendore favoloso. Le
tettine perfettamente a limone sono morbide e puntute, i capezzoli si
direbbero teneri ed eccitati, gonfi e dolcissimi, e spiccano al centro delle
areole circolari e piccoline, che sono nere, traslucide e leggermente in
rilievo come il cioccolato su di una pallina di gelato al gusto di caffè.
Quella visione spettacolare rasenta la perfezione più assoluta che sia
possibile immaginare e rappresenta tutta la magia del cuore pulsante
dell’Africa nera incontaminata e selvaggia. Le mani risalgono in fretta
afferrandole e sollevandole per la base, mentre il capo si china in avanti e
la bocca si schiude appena per lasciar fuoriuscire la linguetta insolente
che cerca smaliziatamente di lambire le amarene tumefatte delle sue
mammelline grandiose. Nessun segno di costume da bagno può deturpare
minimamente il panorama straordinario che offre. Osservi estasiato quella
scena sublime. Si succhia spontaneamente un dito e si passa il polpastrello
intorno e sui capezzoli che restano rilucenti e ancor più marcati sulla
pelle squisitamente imbrunita di quelle tettine fantastiche. La telecamera
si allontana gradualmente, l’immagine della giovane bellezza riappare sullo
schermo nella sua interezza.
Ti sorride e si passa la
lingua sulla bocca, mordicchiandosi le labbra, ma non dice niente perché non
ce n’è alcun bisogno. La cosa è risultata carica di promesse lo stesso. Si
gira sull’altro lato del masso incominciando subito a sguazzare con i piedi
nell’acqua cristallina di quella pozza purissima ampiamente increspata da
piccoli mulinelli gorgoglianti. La schiena è incurvata all’indietro, le mani
sono appoggiate sull’orlo della pietra smussata, la testa ricade mollemente
sulle spalle, gli occhi sono chiusi al cielo azzurro, il volto è rivolto al
sole accecante, i capelli le ricadono nebulosamente come lana grezza sulla
sacca abbandonata. Il suo corpicino energico e precoce, ti appare
magnificamente di profilo e puoi risalirne tutte le curve con lo sguardo.
L’inquadratura della ragazza ritorna sulla sinistra e al centro dello
schermo riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 20.
Se raggiungi o superi, il
totale di 20 punti, vai al 202.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.196.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni riflessivi, scintillanti e marroni,
luminosi e splendenti, enormemente esaltati dal mascara sfolgorante e
dall’ombretto bluette. Lo sguardo da furetto, imprevedibile e furbetto,
sembra studiarti con molta attenzione. Ti guarda languidamente, chinando
seducentemente la testa, con fare provocante e sensualissimo. La sua
espressione è carezzevole e carica di erotismo. Le sue mani, smaltate di
bordeaux chiaro, non hanno mai abbandonato il seno morbido e il suo ventre
sovreccitato. Due dita si titillano un capezzolo, altre due si passano
ripetutamente sullo spacco della figa. Un ditino vi si intrufola
profondamente, frugando all’interno delle grandi labbra, e ne fuoriesce
lucido e brillante degli umori del suo sesso umido e rigonfio. Con la lingua
si lambisce le labbra della bocca polposa, ansima per tutto il tempo e ti
sorride amabilmente.
Si gira sulla sinistra, apre
un angolo della borsetta, ci infila dentro una manina delicata e quando la
estrae stringe bramosamente fra le dita un flacone tubolare di olio solare,
rosso rubino, con il tappo dorato un po’ allungato nella forma affusolata di
una pigna matura. Se lo porta lentamente davanti al viso, lasciandoti
abbondantemente a disposizione tutto il tempo necessario per assimilarne le
dimensioni enormi. Ne succhia la punta e vi passa la linguetta sulla
confezione bislunga: il tappo ovale sembra troppo grande per la sua
boccuccia superba, ma capisci immediatamente le sue intenzioni e non dubiti
neppure per un istante che possa non passare per il fighino meraviglioso che
si ritrova. Porta una mano dietro alla schiena e si appoggia sul pianale
rossiccio del masso, inarca la vita snella e gettando per un momento
indietro i capelli e la frangia biondo scuro comincia contemporaneamente a
scendere sul suo corpicino sinuoso con quel flacone di plastica grosso e
splendente. Si intrattiene per qualche secondo intorno ai capezzoli,
guardandoti fissamente negli occhi, poi continua a ridiscendere lungo il suo
corpo accarezzandosi intanto la pelle granata con quell’attrezzo fallico
inverosimile per diametro e lunghezza. Oltrepassa distrattamente il
forellino dell’ombelico e raggiunge in ultimo la strisciolina liscia sul
pube; se lo affonda istantaneamente tra i peletti infiammati e brillanti. Un
gemito le sfugge dalla gola mentre tu sei costretto a deglutire. Le sue
gambe longilinee sono ancora aperte e tuttora ripiegate sotto la sua figura
flessuosa, e la vagina rimane lievemente dischiusa. La telecamera schizza in
avanti, l’inquadratura si allarga sul taglio della vulva eccitata e
sbrodolante. Il flacone si strofina spudoratamente sulle grandi labbra
altezzose, ritraendosi sempre più lucido e scintillante. Lei lo solleva e lo
riabbassa ritmicamente, affondando e scavando nel solco della vagina,
rigirandolo fra le dita della mano, lubrificandolo così a dovere. Non la
puoi vedere in viso perché l’inquadratura è completamente aperta in basso ma
la puoi chiaramente udire in tutta la sua passione. Sta facendo degli
urletti carezzevoli e passionali, per nulla soffocati, che sorpassano di
gran lunga l’eco di tutti gli altri rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sulla balconata non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e
riporti l’attenzione sullo schermo. Quando il flacone risale velocemente
verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne segue da vicino l’ascesa
frettolosa. Si ferma all’altezza delle tettine tondeggianti e ne percorre
voluttuosamente i diamanti eretti: dopo che la confezione infuocata vi è
ruotata attorno, i capezzoli restano luccicanti e rilucenti sotto la luce
del sole accecante. La telecamera si allontana, la figura della giovane
francese riappare in tutta la sua interezza. Finisce di insalivare per bene
l’immenso oggetto oblungo che tiene saldamente in mano poi si rovescia sui
gomiti e sulle ginocchia. Si dispone praticamente a pecorina, con il
magnifico culetto rivolto dalla tua parte. L’inquadratura si allarga
un’altra volta sul suo sesso roseo e bagnato; entrambi i suoi buchetti sono
generosamente offerti alla tua vista. Il cazzo nelle tue mutande sta
sbattendo violentemente la testa contro un muro di cemento armato. Lo smuovi
e gli cambi delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la delicatezza del suo
clitoride succoso che parzialmente si nascondeva fra le pieghe soffici di
carne della sua vulva lucida e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, dal di sopra della
sua schiena incurvata, e la punta dorata del tappo si insinua facilmente
nella bocca spalancata di quella vagina accogliente ed elastica. Il flacone
sprofonda per un terzo trascinandosi dietro le creste infiammate delle
grandi labbra e arretra un poco, per poi subito risprofondare, sempre di più
e sempre più a fondo. I gridolini della Francesina si alternano ai gemiti
sommessi e ai mugolii di piacere del suo delirio passionale, mentre continua
a stantuffarsi brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine inizia a
rallentare, la corsa folle della confezione fallica impazzita, quell’affare
bislungo le è sprofondato quasi del tutto nel ventre. Poche dita di plastica
semirigida fuoriescono ostinatamente dal suo corpo abbronzato e trafitto.
Uno sciacquio costante si aggiunge alla massa di rumori in sottofondo mentre
il suo sesso incomincia a infiammarsi pericolosamente. Rimane così
prosternata, con quella spada gommosa conficcata internamente nel profondo
dell’intimo. La sua figura bocconi si sposta sulla sinistra dello schermo e
intanto le tue ultime carte da poker compaiono al centro del tuo campo
visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 203.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.197.
La giovane ragazza americana
si rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Si incammina con calma nell’acqua azzurrina della spiaggia
californiana bianchissima, si immerge e si allontana dalla riva cristallina
nuotando e rinfrescandosi per qualche minuto, poi si gira e senza fretta fa
ritorno al sasso smussato che affiora sul basso fondale sabbioso dell’oceano
Pacifico a malapena increspato da piccoli movimenti ondosi. Ti guarda, ti
sorride seducentemente, si siede disinvoltamente sul bordo di quella grossa
pietra piatta e grigia. Il sole tropicale le si riflette sulle spalle del
corpo sinuosissimo, il movimento leggerissimo della corrente le accarezza
amabilmente le gambe abbronzatissime; così seduta e bagnata sembra una dea
del mare emersa dagli abissi più profondi di un paradiso perduto. Non è mai
stata tanto bella quanto adesso! La sua indole, fascinosa e raggiante, è
tornata ad affacciarsi sul suo bel visetto disteso e soddisfatto. Gli
occhioni scintillanti e verdissimi, ammalianti e coinvolgenti, risplendono
di una luce penetrante e trascendentale. Lo sguardo, attraente e persuasivo,
sembra quello di una pantera riflessiva, i suoi lineamenti graziosi e
delicati si direbbero quelli di un angelo sereno e felice. La fronte è
coperta dalla lunga frangia platinata, le sopracciglia sono arcuate e
dorate, le palpebre sono pesantemente truccate dalla matita nerissima e dal
mascara brillante, il nasino è stretto e leggermente affilato, la bocca è
polposa, i denti sono bianchissimi, e le labbra, enormemente esaltate dal
rossetto rosa-violetto, sono fascinosamente allargate in un sorriso ampio e
radioso. La sua frangia scalata è biondissima e rimane ravviata dietro alle
orecchie finemente orlate. Quei lunghissimi capelli biondo platino che le
incorniciano il viso angelico, discendendole fluentemente sul davanti del
suo corpo disarmante, nascondendole lievemente i seni esplosivi, ricadendole
sul ventre levigato con cura, raccogliendosi tra le cosce rispettosamente
chiuse, le donano un aspetto irresistibilmente celestiale e divino. È
veramente bellissima! Solleva il mento e ti parla dolcemente, sussurrando
appena con un filo di voce impercettibile. Subito un campanellino allarmante
comincia a risuonare dalla macchinetta del video poker mentre nel
raccoglitore che si trova in basso si accumula la vincita del jackpot finale
della ragazza americana. Davvero molto bene! Un altro poco di denaro ti
tornerà senz’altro utile nel corso della serata o l’indomani al più tardi.
Quando il trillo del campanello smette di suonare, la schermata si oscura
rapidamente diventando poi del tutto buia ed i soldi smettono di uscire
dall’apposita fessura. Segue un istante di vuoto assoluto, infine la
primissima schermata ritorna a brillare sullo schermo tattile. Alcune
ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito carico di promesse,
e una scritta lampeggia continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER
ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi altrimenti andare al 189.
.198.
La giovane ragazza giapponese
si rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Cammina senza fretta nell’acqua limpida, fino al centro del
ruscello gorgogliante dove poi si siede sopra a un sasso largo e piatto. Non
è mai stata tanto bella quanto adesso! Il sole le si riflette sulla pelle
bianca, e una moltitudine di goccioline le spumeggia armoniosamente intorno.
La sua indole remissiva e gentile è tornata ad affacciarsi sul suo bel volto
disteso e soddisfatto. Gli occhietti meravigliosamente a mandorla
risplendono di una luce innocente e trascendentale. Le guance si sono
colorate di rosa, a causa dello sforzo compiuto, e le labbra sono umide e
delicate, tumide e luccicanti... sembrano persino scarlatte e rigonfie di
sangue. Quei suoi lunghissimi capelli neri che le incorniciano il visetto
leggiadro, discendendole fluentemente come una cascata nera, lucida e
brillante sul davanti del corpo flessuoso, nascondendole i seni piccolini,
ricadendole sul pube lussureggiante, raccogliendosi tra le cosce
rispettosamente chiuse, le donano un aspetto etereo e divino. È veramente
bellissima! Solleva il mento e ti parla dolcemente, sussurrando appena con
un filo di voce impercettibile. Subito un campanellino allarmante comincia a
risuonare dalla macchinetta del video poker mentre nel raccoglitore che si
trova in basso si accumula la vincita del jackpot finale della ragazza
giapponese. Davvero molto bene! Un altro po’ di denaro ti tornerà senz’altro
utile nel corso della serata o l’indomani al più tardi. Quando il trillo del
campanello smette di suonare, la schermata si oscura rapidamente diventando
poi del tutto buia ed i soldi smettono di uscire dall’apposita fessura.
Segue un istante di vuoto assoluto, infine la primissima schermata ritorna a
brillare sullo schermo tattile. Alcune ragazze si muovono sinuosamente,
invitandoti con un dito carico di promesse, e una scritta lampeggia
continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi invece andare al 189.
.199.
La giovane ragazza italiana
si rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Raggiunge con calma un gruppetto di scogli che affiora in
superficie dal basso fondale sabbioso di quella spiaggia argentata
sonnacchiosa, camminando senza fretta nell’acqua cristallina e limpidissima,
del mar Mediterraneo a malapena increspato da piccoli movimenti ondosi e vi
si siede disinvoltamente sopra. Il sole le si riflette sulle spalle
argillate del corpo angelico, il movimento leggerissimo della corrente le
accarezza amabilmente le gambe celestiali; così seduta e bagnata sembra una
musa romana che ispira dolcezza e tenerezza da tutte le angolazioni. Non è
mai stata tanto bella quanto adesso! La sua indole spensierata e trasognata
è tornata ad affacciarsi sul suo bel visetto disteso e soddisfatto. Gli
occhioni, scintillanti e marroncini, risplendono di pagliuzze verdissime e
una luce sfolgorante e trascendentale le illumina ingenuamente i lineamenti
morbidi e gentili. Lo sguardo vago e distratto sembra quello di un
coniglietto innocente, il suo musetto un po’ smunto e lievemente affilato si
direbbe quello di un gattino tenero e grazioso. La fronte è coperta da una
frangettina bionda, le sopracciglia sono alte e castane, le palpebre sono
appena sottolineate da un filo di eyeliner, il nasino è delicato, la bocca è
traslucida, e le labbra, piacevolmente delineate da una riga rossa, sono
dolcemente incurvate in un sorriso radioso e suadente. Un grosso neo nero
spicca sulla guancia sinistra e uno più piccolo si vede sotto l’occhio
destro. Quei suoi lunghi capelli biondo ramati che le incorniciano il viso
dolcissimo, discendendole fluentemente sul davanti del corpo formoso,
nascondendole i seni candidi, ricadendole sul ventre modellato con cura,
raccogliendosi sulle cosce rispettosamente chiuse, le donano un aspetto
etereo e divino. È veramente bellissima! Solleva il mento e ti parla
teneramente, sussurrando piano con un filo di voce impercettibile. Subito un
campanellino allarmante comincia a risuonare dalla macchinetta del video
poker mentre nel raccoglitore che si trova in basso si accumula la vincita
del jackpot finale della ragazza italiana. Davvero molto bene! Un altro poco
di denaro ti tornerà senz’altro utile nel corso della serata o l’indomani al
più tardi. Quando il trillo del campanello smette di suonare, la schermata
si oscura rapidamente diventando poi del tutto buia ed i soldi smettono di
uscire dall’apposita fessura. Segue un istante di vuoto assoluto, infine la
primissima schermata ritorna a brillare sullo schermo tattile. Alcune
ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito carico di promesse,
e una scritta lampeggia continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER
ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi altrimenti andare al 189.
.200.
La giovane ragazza brasiliana
si rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Raggiunge con calma un affioramento roccioso che emerge in
superficie dal basso fondale sabbioso di quella spiaggia tropicale
sonnolenta, camminando senza fretta nell’acqua azzurra e cristallina,
dell’oceano Atlantico a malapena increspato da piccoli movimenti ondosi e vi
si siede disinvoltamente sopra. Il sole le si riflette sulla pelle
biscottata del corpo, il movimento leggerissimo della corrente le accarezza
amabilmente le gambe; così seduta e bagnata sembra una sirena intagliata nel
legno dalla mano di un dio. Non è mai stata tanto bella quanto adesso! La
sua indole sensuale e provocante è tornata ad affacciarsi sul suo bel
visetto disteso e soddisfatto. Gli occhioni scintillanti e nerissimi
risplendono di una luce accattivante e trascendentale. Lo sguardo da gatta,
seducente e malizioso, l’espressione pensierosa, il volto un po’ allungato,
le orecchie piccoline e delicate, la fronte ampia, le sopracciglia alte e
lunghissime, arcuate e marcate, i lineamenti color terracotta, il nasino a
patatina, il musetto da castoro, le guanciotte appena paffute, e la bocca
polposa le danno in quel momento un atteggiamento falsamente imbronciato ma
le labbra invece rosse e luccicanti, che somigliano ai petali di una rosa
sbocciata, sono leggermente incurvate in un sorrisetto allettante e da
furbetta. Quei suoi mossi capelli neri che le incorniciano il viso grazioso,
discendendole ricciolutamente sul davanti del corpo slanciato, nascondendole
i seni formosi, ricadendole sul ventre scolpito con cura, raccogliendosi
appena sulle cosce rispettosamente chiuse, le donano un aspetto etereo e
divino. È veramente bellissima! Solleva il mento e ti parla dolcemente,
sussurrando piano con un filo di voce impercettibile. Subito un campanellino
allarmante comincia a risuonare dalla macchinetta del video poker mentre nel
raccoglitore che si trova in basso si accumula la vincita del jackpot finale
della ragazza brasiliana. Davvero molto bene! Un altro poco di denaro ti
tornerà senz’altro utile nel corso della serata o l’indomani al più tardi.
Quando il trillo del campanello smette di suonare, la schermata si oscura
rapidamente diventando poi del tutto buia ed i soldi smettono di uscire
dall’apposita fessura. Segue un istante di vuoto assoluto, infine la
primissima schermata ritorna a brillare sullo schermo tattile. Alcune
ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito carico di promesse,
e una scritta lampeggia continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER
ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi altrimenti andare al 189.
.201.
L’inquadratura si centra
nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando vivacemente nell’acqua
adamantina con i suoi piedini smaltati di rosa dorato, sollevando nell’aria
nuvolette di goccioline scintillanti che risplendono e sfavillano sotto la
luce fortissima del sole abbacinante. La telecamera si avvicina per un
momento e subito si riallontana. La pelle arrossata del suo corpo ardente è
costellata da puntini minuscoli e luccicanti, e lei rabbrividisce sotto il
tuo sguardo rapito mentre ti sconvolge fortemente l’appetito dei sensi. La
superficie liscia e polverosa, della grande pietra piatta e grigia, adesso
parzialmente lucida e bagnata, su cui si trova seduta e semisdraiata, fa
nettamente contrasto con la sua figura caliente e focosa. Si rilassa e si
volge a guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo
allettevole e malizioso. Infine si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio affusolato
cerca di coprirsi le tette floride e spettacolari che traboccano fuori da
tutte le parti e con un dito smaltato ti ammonisce ad aspettare ancora. È
fortunata che non la puoi raggiungere direttamente sul posto! Si gira di
schiena mostrando il culetto rosato e perfetto, solamente in parte nascosto
dal tessuto ghirigorato e ricamato, delle mutandine traslucide e bagnate,
della biancheria provocante che indossa, intanto con le mani si accarezza
deliziosamente i fianchi formosi sottolineandone così la perfezione. Scende
lentamente sulle curve sinuose del bacino con le palme lisce delle sue
manine morbide, sino ad agganciare con i pollici l’elastico magico degli
slip miracolosi. Continua poi a scendere piegandosi a novanta gradi,
trascinandosi appresso come uno straccino le mutande di seta rossa, ultimo
baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso emerge
un poco per volta dal triangolino luccicante di quella biancheria intima
eccitante che discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile
risalta inconfondibilmente tra la cunetta morbida della sua figa polposa.
L’indumento intimo si ferma attorno alle caviglie. La giovane Bellezza
Spagnola si rialza di scatto e si gira. Con un braccio si difende il seno,
con una mano si protegge il pube. Ti guarda, ti sorride, ti parla e scosta
maliziosamente le mani affondandole immediatamente tra i capelli, nerissimi,
come una cascata d’inchiostro liquido che le cola fluentemente dalla testa
sulle spalle e sulla schiena. Il suo corpo è magnifico e rimane ora
completamente esposto alla tua vista. Che visione straordinaria! Tutte le
curve sono divinamente modellate. Le tette sono prosperose come grosse mele
rotonde, i capezzoli sono tumidi come germogli che fioriscono al sole, le
areole sono grandi e circolari, rosa intenso e scuro, invitanti e golose
come zucchero filato, in rilievo come caramello sul gelato, il ventre è
piatto e liscio come un lago di magma incandescente, la pelle è dello stesso
colore di una nuvola rosata al tramonto, il pube sembra ricoperto da
un’edera velenosa che cresce rigogliosamente soffocando un monumento
maestoso e grandioso, le gambe sono diritte e lineari come il volo di un
uccello che migra verso il caldo in autunno. Nessun segno di costume da
bagno disturba la scottatura perfetta del suo corpicino pepato e
stuzzicante. Si inginocchia sul masso e si siede: distende le cosce in
avanti, le flette ardentemente dischiudendole con calma, molto piano, troppo
piano, con fare del tutto impressionante e stravolgente.
La telecamera zuma in avanti,
l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
arrossata delle sue gambe incantevoli e voluttuose, mentre continuano a
schiudersi come le porte del peccato dell’inferno che mostra ai tuoi occhi
bramosi tutta la lussuria e tutti i segreti più peccaminosi della dannazione
eterna. All’interno delle cosce la sua pelle è vellutata, sembra calda,
ipnotica, bollente, irresistibile, ustionante, pruriginosa e tentatrice. Non
puoi restare indifferente davanti a quello spettacolo esaltante; qualcosa
comincia a premere contro la patta dei pantaloni mentre lei continua a
dischiudersi tormentosamente sotto il tuo sguardo attonito. Finalmente
quelle gambe espansive ed estroverse si sono aperte quel tanto che basta per
vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro poco, sino ad inquadrare
sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e mezzo di figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è rosea, le grandi labbra sono larghe e succose, il clitoride è
lustro e delizioso, pare fremere e pulsare mentre sopra, sul pube e sul
ventre, una fitta e crespa peluria nerissima si allarga e si intreccia
ricoprendole interamente il monte di venere, lucido e splendente, come la
pelliccia irta e selvaggia di un orso furioso e minaccioso. Ti stai
eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono brillanti e
magnetiche: si sta bagnando sul serio? Sembrano sorriderti apertamente. Si
stanno dischiudendo impercettibilmente, vogliono parlare, vogliono urlare e
gridare il tuo nome. Vedi una gocciolina brillare sul clitoride e poi
discendere lungo il taglio della vulva, sino a scomparire fra le sue
natiche. Il tuo cazzo incomincia a sgroppare come un cavallo impazzito. I
tuoi pensieri si stanno confondendo, il tuo cervello si è appannato
improvvisamente. Adesso è lo stallone violento che hai tra le gambe a
comandare. Stai ansimando, e gli occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a
distogliere lo sguardo da quella figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano vivace, scende con calma sulle ginocchia. Dita smaltate si accarezzano
l’interno delle cosce e risalgono, sinuosamente, sino a sfiorare il
clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e una scarica
di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul monticello di
venere e la chiude a pugno sui peletti estremamente folti e riccioluti. Un
brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due dita agili e
snelle, indice e medio, si protendono in basso e si appoggiano sulle grandi
labbra. Si schiudono un poco, l’interno bagnato di quello splendore si
rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando affannosamente. Ti appaiono
agli occhi le piccole labbra e il profumo ti riempie le narici come se le
avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella tua testa, lo sai benissimo,
ma che importanza può avere? Nessuna! Con un dito si friziona la vagina e la
punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi sono irrequieti, il cuore nel
petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino delicato, lascivo, che si era intrufolato fra le labbra
infiammate della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e sfolgorante e
lei se lo porta voluttuosamente alla bocca. Lo succhia golosamente. Ti sta
sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei irresistibilmente attratto da
quella visione sconvolgente. La morettina scosta la borsetta di perline in
un angolo e si sdraia sulla schiena, diagonalmente sul sasso largo e piatto
che si distacca dalla scogliera frastagliata. Gli occhi sono dolcemente
chiusi. Con le dita di una mano si stropiccia un capezzolo, con quelle
dell’altra si stuzzica il clitoride. Ansima profondamente e il corpo
sussulta focosamente di tanto in tanto. La sua immagine fa ritorno sulla
sinistra dello schermo, al centro riappaiono le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 204.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.202.
L’inquadratura si centra
nuovamente sulla ragazza che sta sguazzando liberamente nell’acqua
cristallina con i suoi piedini agili e scattanti, sollevando nell’aria
nuvolette di goccioline scintillanti che risplendono e sfavillano sotto la
luce fortissima del sole abbacinante. La telecamera si avvicina per un
momento e subito si riallontana. La pelle nera del suo corpo elastico è
costellata da puntini minuscoli e luccicanti, e lei rabbrividisce sotto il
tuo sguardo carpito mentre ti stuzzica fortemente l’appetito dei sensi. La
superficie liscia e polverosa, della grande pietra piatta e grigia, adesso
parzialmente lucida e bagnata, su cui si trova seduta e semisdraiata, fa
nettamente contrasto con la sua figura giovanile ed energica. Si rilassa e
si volge a guardare nella tua direzione. Dice qualcosa sorridendo in modo
molto espansivo e disponibile. Infine si rialza rapidamente in piedi.
Con un braccio di traverso
cerca maldestramente di coprirsi le tettine acerbe e premature che scappano
invece fuori da tutte le parti, con un dito agile e snello ti ammonisce ad
aspettare ancora. È fortunata che non la puoi raggiungere direttamente sul
posto! Si gira di schiena mostrandoti il culetto marmoreo e virile, per
nulla nascosto dal perizoma grintoso che le si insinua profondamente fra le
chiappe alquanto sode, intanto con le mani si accarezza spontaneamente i
fianchi vigorosi sottolineandone così la perfezione. Scende lentamente sulle
curve pronunciate del bacino con le palme lisce delle sue manine affusolate,
sino ad agganciare con i pollici i laccetti magici della striscia di pelle
di leopardo maculata e brillante. Continua poi a scendere piegandosi a
novanta gradi, trascinandosi appresso come uno straccino l’indumento
primitivo e luccicante, ultimo baluardo della sua nudità.
Un sedere meraviglioso si
offre generosamente ai tuoi occhi mentre quel triangolino, conciato e
semplicissimo, discende flemmaticamente a terra. Uno spacchetto sottile
risalta inconfondibilmente tra la cunetta morbida della sua figa polposa.
L’indumento tribale e selvaggio si ferma attorno alle caviglie. La giovane
Bellezza Africana si rialza di scatto e si gira. Con un braccio si difende
il seno, con una mano si protegge il pube. Ti guarda, ti sorride, ti parla e
scosta impudentemente le mani affondandole immediatamente tra i capelli,
oscuri, come una nube buia e tempestosa che le avvolge minacciosamente la
testa calandole morbidamente sulle spalle e lungo la schiena come nebbia
fitta di notte. Il suo corpo è magnifico e rimane ora completamente esposto
alla tua vista. Che visione straordinaria! Tutte le curve sono divinamente
modellate. Le tettine sono appuntite come grossi cedri succosi, i capezzoli
sono dolcissimi come mirtilli zuccherini appena colti al sole, le areole
sono circolari e piccoline, nere e un po’ traslucide, invitanti e morbide
come un palloncino, in rilievo come sciroppo sulla panna, il ventre è piatto
e muscoloso come il guscio di una tartaruga, la pelle è dello stesso colore
di un cioccolatino extrafondente, il pube sembra lo strato superiore di una
foresta pluviale, le gambe sono diritte e maestose come il tronco di una
sequoia imponente e svettante. Nessun segno di costume da bagno può
disturbare il fascino notturno del suo corpicino carico e pieno di vita. Si
inginocchia sul masso e si siede: distende le cosce in avanti, le flette
semplicemente dischiudendole con calma, molto piano, troppo piano, con fare
del tutto spontaneo e naturale.
La telecamera zuma in avanti,
l’inquadratura si apre sfacciatamente la strada facendosi disinvoltamente
spazio tra quella meraviglia di ragazza. Risale pacatamente sulla pelle
imbrunita delle sue gambe fusiformi e robuste, mentre continuano a
schiudersi come le porte di un mondo fantastico che mostra al tuo sguardo
assorto tutta la magia di un’esistenza totalmente libera da preconcetti
morali. All’interno delle cosce la sua pelle è alabastrina, sembra fresca,
tiepida, sempre più calda, bollente, ardente, incandescente ed infine
ustionante. Non puoi restare freddamente indifferente davanti a quello
spettacolo esaltante; qualcosa comincia a premere contro la patta dei
pantaloni mentre lei continua a dischiudersi tormentosamente sotto il tuo
sguardo rapito. Finalmente quelle gambe aitanti e muscolose si sono aperte
quel tanto che basta per vedere con chiarezza. La telecamera risale un altro
poco, sino ad inquadrare sullo schermo l’oggetto delle tue brame. Un metro e
mezzo di figa!
Ci passi gli occhi sopra, più
volte, fino ad imprimerti saldamente i particolari nella mente. La sua
vagina è pelosissima, le grandi labbra sono molli e scure, il clitoride è
lustro e protuberante, pare fremere e pulsare mentre tutt’intorno, sul pube
e sul ventre, una crespa e foltissima peluria bruna si aggroviglia e si
intreccia ricoprendole interamente il monte di venere, incolto e spinoso,
come la barba ispida e selvaggia di un troglodita minaccioso. Ti stai
eccitando come un ragazzino. Le sue grandi labbra sono lucide e splendenti:
si sta bagnando sul serio? Sembrano sorriderti svergognatamente. Si stanno
dischiudendo impercettibilmente, vogliono parlare, vogliono sillabare e
pronunciare il tuo nome. Vedi una gocciolina brillare sul clitoride e poi
discendere sul taglio della vulva, sino a scomparire fra le sue natiche. Il
tuo cazzo incomincia a sgroppare come un cavallo furioso. I tuoi pensieri si
stanno confondendo, il tuo cervello si è appannato improvvisamente. Adesso è
lo stallone violento che hai tra le gambe a comandare. Stai ansimando, e gli
occhi sono ansiosi e sbarrati. Non riesci a distogliere lo sguardo da quella
figa succulenta.
Una mano bellissima, la sua
mano spontanea, scende con calma sulle ginocchia. Dita sottili si
accarezzano l’interno delle cosce e risalgono, sfrontatamente, sino a
sfiorare il clitoride. Un fremito le fa stringere per un attimo le gambe e
una scarica di adrenalina ti scorre nella schiena. Si passa la mano sul
monticello di venere e la chiude a pugno sui peletti estremamente bruni e
riccioluti. Un brivido ti scuote le membra e si diffonde sulla nuca. Due
dita agili e snelle, indice e medio, si protendono in basso e si appoggiano
sulle grandi labbra. Si schiudono un poco, l’interno rosa acceso di quello
splendore si rivela al tuo sguardo frenetico. Stai respirando
affannosamente. Ti appaiono agli occhi le piccole labbra e il profumo ti
riempie le narici come se le avessi davvero sotto il naso. Sta tutto nella
tua testa, lo sai benissimo, ma che importanza può avere? Nessuna! Con un
dito si friziona la vagina e la punta ne scompare all’interno. I tuoi occhi
sono irrequieti, il cuore nel petto sembra voler esplodere.
La telecamera si allontana
gradualmente, l’inquadratura torna a riallargarsi sulla figura della
ragazza. Quel ditino delicato, insolente, che si era intrufolato fra le
labbra infiammate della sua figa gonfia e vogliosa, ne esce umido e
sfolgorante e lei se lo porta con naturalezza alla bocca. Lo succhia
golosamente. Ti sta sorridendo, ti senti mancare e svenire. Sei
irresistibilmente attratto da quella visione sconvolgente. Il cioccolatino
scosta la sacca di cuoio in un angolo e si sdraia sulla schiena,
diagonalmente sul sasso largo e piatto che si distacca dal gruppetto
sassoso. Gli occhi sono dolcemente chiusi. Con le dita di una mano si
tortura un capezzolo, con quelle dell’altra si solletica il clitoride.
Ansima sonoramente e il corpo sussulta selvaggiamente di tanto in tanto. La
sua immagine fa ritorno sulla sinistra dello schermo, al centro riappaiono
le tue ultime carte da gioco.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 25.
Se raggiungi o superi, il
totale di 25 punti, vai al 205.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, vai al 142.
Se non vuoi più giocare, e
sei già stato nella sala biliardo, puoi andare al 189.
.203.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e sfolgorante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul masso
liscio e levigato nel corso degli anni. La sua espressione rimane sconvolta
dalla lussuria: gli occhioni pesantemente truccati sono stretti e languidi,
le labbra umide e lucide sono tumide e lievemente dischiuse. Il suo volto,
normalmente altero e riflessivo, sembra distorto nella sua passione
sfrenata. Avvicina il flacone alla bocca e ne risucchia la punta, simulando
un pompino sulla testa del cazzo improvvisato che tiene avidamente in mano.
Ti guarda fisso negli occhi e continua ad insalivarlo maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il tappo dorato cerca il forellino anale. Cazzo, è
troppo grosso! Non vorrà mica passare da quella parte? La confezione
bislunga trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre sfolgorando di
riflessi rosso infuocati. Il suo delicato anello di carne rosa si arrende
progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza. Il buco
del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a sprofondare ed
entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento, probabilmente per
rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a spingere brutalmente.
Il flacone sprofonda di colpo, facendosi facilmente strada nel suo budello
dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra impossibile che il suo
corpo superbo possa contenere quell’affare così enorme. La Francesina mugola
continuamente, però non sta più urlando come impazzita, e si muove piano
quel coso immenso dentro e fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza francese. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio affusolato e traslucido, intanto con l’altra mano si tortura
rudemente il sedere. La sua pelle è deliziosamente granata, le sue curve
sono eccitanti e sudate. Gli occhi sono strettamente chiusi, la bocca
polposa truccata dal rossetto viola-marroncino risulta contratta in una
smorfia dolorosa, le sopracciglia scure e lunghissime appaiono alquanto
corrugate, i tratti armoniosi e delicati sui lineamenti dolci e provocanti
del suo bel visetto un po’ altezzoso si direbbero parecchio sotto sforzo, il
nasino all’insù respira affannosamente e in maniera piuttosto difficile.
Quando il giro turistico sulla bellezza francese, che si sevizia adesso
indiscriminatamente, giunge al termine del suo viaggio e la visuale si
sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato, quel membro possente di
plastica semirigida affonda ormai del tutto nel suo retto violato con così
poca premura. Resti impietrito, incredulo e stupefatto. Il tuo cazzone è
diventato duro e praticamente insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere il
flacone dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. La confezione fallica di olio
solare rotola sulla superficie rossiccia del sasso, cade nell’acqua
diamantina, dove i piccoli movimenti ondosi la catturano e se la portano
via. Distende sfinita le gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante
e con la pelle lucida di sudore. Entrambe le mani stanno lavorando
sull’inguine. Gli occhi sono fortemente chiusi, la testolina scarmigliata è
disinvoltamente girata di lato. La sua figura sensualissima, distesa in
questa comoda posizione, si sposta velocemente sulla sinistra e le tue
ultime carte da gioco compaiono dal nulla come prima lampeggiando e
brillando appariscenti e vistose. Ti stai avvicinando al jackpot finale, lo
puoi vedere dalla barra colorata che si sta riempiendo di volta in volta,
proprio accanto al punteggio che si trova in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 206.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.204.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni maliziosi, scintillanti e stupendi,
luminosi e splendenti, esaltati dal trucco pesante agli angoli che le
allunga oltremodo la forma a virgola degli occhi scuri ed espressivi. Lo
sguardo da volpe, astuto e intelligente, sembra studiarti con molta
attenzione. Ti guarda con fare stuzzicante, chinando ardentemente la testa
in atteggiamento allettevole e provocante. La sua espressione è vivace e
carica di erotismo. Le sue mani, smaltate e rosate, non hanno mai
abbandonato il seno invitante e il suo ventre sovreccitato. Due dita si
titillano un capezzolo, altre due si passano ripetutamente sullo spacco
della figa. Un ditino vi si intrufola profondamente, frugando all’interno
delle grandi labbra, e ne fuoriesce lucido e brillante degli umori del suo
sesso umido e rigonfio. Con la lingua si lambisce le labbra della bocca
armoniosa, ansima per tutto il tempo e ti sorride focosamente.
Si gira sulla sinistra, apre
un angolo della borsetta di perline, ci infila dentro una manina pimpante e
quando la estrae stringe bramosamente tra le dita una bottiglietta di
Cerveza ed un piccolo cavatappi metallico. La stappa, ne beve un sorso, si
versa il resto della birra fra le tette floride e prosperose. Si porta
lentamente davanti al viso l’involucro adesso vuoto, lasciandoti
abbondantemente a disposizione tutto il tempo necessario per assimilarne le
forme tondeggianti enormi. Ne succhia il collo e vi passa la linguetta sulle
curve bislunghe: il rigonfiamento progressivo sembra troppo grande per la
sua boccuccia sorridente, ma capisci immediatamente le sue intenzioni e non
dubiti neppure per un istante che possa non passare per il figone
incandescente che si ritrova. Porta una mano dietro alla schiena e si
appoggia sul pianale grigio del masso, inarca la vita snella e gettando per
un momento indietro i capelli e la frangetta nerissima comincia
contemporaneamente a scendere sul suo corpicino formoso con quella
bottiglietta di vetro grossa e splendente. Si intrattiene per qualche
secondo intorno ai capezzoli, guardandoti fissamente negli occhi, poi
continua a ridiscendere lungo il suo corpo accarezzandosi intanto la pelle
deliziosamente arrossata con quell’attrezzo fallico inverosimile per
diametro e lunghezza. Oltrepassa distrattamente il forellino dell’ombelico e
raggiunge in ultimo la peluria crespa sul pube; se l’affonda istantaneamente
tra i peletti folti e brillanti. Un gemito le sfugge dalla gola mentre tu
sei costretto a deglutire. Le sue gambe fantastiche sono ancora aperte e
tuttora ripiegate sotto la sua figura flessuosa, e la vagina rimane
ampiamente dischiusa. La telecamera schizza in avanti, l’inquadratura si
allarga sul taglio della vulva eccitata e sbrodolante. La bottiglietta si
strofina voluttuosamente sulle grandi labbra succose, ritraendosi sempre più
lucida e scintillante. Lei la solleva e la riabbassa ritmicamente,
affondando e scavando nel solco della vagina, rigirandola fra le dita della
mano, lubrificandola così a dovere. Non la puoi vedere in viso perché
l’inquadratura è completamente aperta in basso ma la puoi chiaramente udire
in tutta la sua passione. Sta facendo degli urletti calienti e focosi, per
nulla soffocati, che sorpassano di gran lunga l’eco di tutti gli altri
rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sulla balconata non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e
riporti l’attenzione sullo schermo. Quando la bottiglietta di Cerveza risale
velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne segue da vicino
l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tette spettacolari e ne
percorre incantevolmente i germogli pronti a sbocciare: dopo che la
confezione, marroncina e trasparente, vi è ruotata attorno, i capezzoli
restano luccicanti e rilucenti sotto la luce del sole accecante. La
telecamera si allontana, la figura della giovane spagnola riappare in tutta
la sua interezza. Finisce di insalivare per bene l’immenso oggetto oblungo
che tiene saldamente in mano poi si rovescia sui gomiti e sulle ginocchia.
Si dispone praticamente a pecorina, con il magnifico culetto rivolto dalla
tua parte. L’inquadratura si allarga un’altra volta sul suo sesso roseo e
bagnato; entrambi i suoi buchetti sono generosamente offerti alla tua vista.
Il cazzo nelle tue mutande sta sbattendo violentemente la testa contro un
muro di cemento armato. Lo smuovi e gli cambi delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue bellissime gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano sulle
grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così ammirare
una seconda volta le piccole labbra da vicino e la carnosità del suo
clitoride delizioso che parzialmente si nascondeva fra le pieghe soffici di
carne della sua vulva lustra e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, dal di sopra della
sua schiena incurvata, e il collo cristallino della bottiglietta si insinua
facilmente nella bocca spalancata di quella vagina accogliente ed elastica.
Sprofonda sino all’ingrossamento trascinandosi dietro le creste infiammate
delle grandi labbra e arretra un poco, per poi subito risprofondare, sempre
di più e sempre più a fondo. I gridolini della morettina si alternano ai
gemiti sommessi e ai mugolii di piacere del suo delirio passionale, mentre
continua a stantuffarsi brutalmente dentro. Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine inizia a
rallentare, lo smanettamento folle della confezione fallica impazzita,
quell’affare tondeggiante le è sprofondato quasi del tutto nel ventre. Poche
dita di vetro, marroncino e trasparente, fuoriescono ostinatamente dal suo
corpo arrossato e trafitto. Uno sciacquio costante si aggiunge alla massa di
rumori in sottofondo mentre il suo sesso incomincia a infiammarsi
pericolosamente. Rimane così prosternata, con quella spada cristallina
conficcata internamente nel profondo dell’intimo. La sua figura bocconi si
sposta sulla sinistra dello schermo e intanto le tue ultime carte da poker
compaiono al centro del tuo campo visivo lampeggiando e brillando
vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 207.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.205.
L’inquadratura si centra di
nuovo sulla splendida ragazza che non ha mai smesso di gemere e mugolare
sulla sinistra dello schermo. Si mette rapidamente seduta, a gambe
incrociate, e riapre infine gli occhioni aggressivi, scintillanti e
nerissimi, luminosi e splendenti, esaltati dalla riga naturale alle palpebre
che le accentua oltremodo lo sguardo combattivo e guerresco degli occhi
leggermente obliqui. Lo sguardo da tigre, guardingo e minaccioso, sembra
studiarti con molta attenzione. Ti guarda in modo spontaneo, chinando
smaliziatamente la testa, con fare impudente e sfacciato. La sua espressione
si è un po’ ammansita ed è ora carica di aspettativa e di erotismo. Le sue
mani, agili e affusolate, non hanno mai abbandonato il seno invitante e il
suo ventre sovreccitato. Due dita si stropicciano un capezzolo, altre due si
passano ripetutamente sullo spacco della figa. Un ditino vi si intrufola
profondamente, frugando all’interno delle grandi labbra, e ne fuoriesce
lucido e brillante degli umori del suo sesso umido e rigonfio. Con la lingua
si lambisce le labbra della bocca rigonfia, ansima per tutto il tempo e ti
sorride espansivamente.
Si gira sulla sinistra, apre
un angolo della sacca di cuoio, ci infila dentro una manina scattante e
quando la estrae stringe bramosamente tra le dita una statuetta, di legno
rossiccio, dai lineamenti a malapena sbozzati. Se la rigira nella mano,
sembra indecisa sul da farsi, se la strizza poi pensosamente fra le tettine
acerbe e premature. Si porta lentamente davanti al viso il simulacro di
mogano africano, lasciandoti abbondantemente a disposizione tutto il tempo
necessario per assimilarne le dimensioni enormi. Ne succhia la testa e vi
passa la linguetta sulle forme bislunghe: il rigonfiamento delle spalle
sembra troppo grande anche per la sua boccuccia sorridente, ma capisci
immediatamente le sue intenzioni e non dubiti neppure per un istante che
possa non passare per il figone pelosissimo che si ritrova. Porta una mano
dietro alla schiena e si appoggia sul pianale grigio del masso, inarca la
vita flessibile e gettando per un momento indietro i capelli crespi e
nebulosi comincia contemporaneamente a scendere sul suo corpicino energico
con quella statuetta di legno grossa e splendente. Si intrattiene per
qualche secondo intorno ai capezzoli, guardandoti fissamente negli occhi,
poi continua a ridiscendere lungo il suo corpo accarezzandosi intanto la
pelle oscuramente imbrunita con quell’attrezzo fallico inverosimile per
diametro e lunghezza. Oltrepassa distrattamente il forellino dell’ombelico e
raggiunge in ultimo la peluria foltissima sul pube; se l’affonda
istantaneamente tra i peletti bruni e brillanti. Un gemito le sfugge dalla
gola mentre tu sei costretto a deglutire. Le sue gambe muscolose sono ancora
aperte e tuttora ripiegate sotto la sua figura elastica, e la vagina rimane
ampiamente dischiusa. La telecamera schizza in avanti, l’inquadratura si
allarga sul taglio della vulva eccitata e sbrodolante. La statuetta si
strofina sfrontatamente sulle grandi labbra molli, ritraendosi sempre più
lucida e scintillante. Lei la solleva e la riabbassa ritmicamente,
affondando e scavando nel solco della vagina, rigirandola fra le dita della
mano, lubrificandola così a dovere. Non la puoi vedere in viso perché
l’inquadratura è completamente aperta in basso ma la puoi chiaramente udire
in tutta la sua passione. Sta facendo degli urletti tribali e selvaggi, per
nulla soffocati, che sorpassano di gran lunga l’eco di tutti gli altri
rumori presenti nel bowling.
Ti guardi concitatamente in
giro, ma lì sulla balconata non c’è proprio nessuno. Incroci le braccia e
riporti l’attenzione sullo schermo. Quando il simulacro di mogano risale
velocemente verso l’alto, l’inquadratura della telecamera ne segue da vicino
l’ascesa frettolosa. Si ferma all’altezza delle tettine appuntite e ne
percorre insolentemente le amarene mature e succose: dopo che la statuetta,
lignea e vagamente rossiccia, vi è ruotata attorno, i capezzoli restano
luccicanti e rilucenti sotto la luce del sole accecante. La telecamera si
allontana, la figura della giovane africana riappare in tutta la sua
interezza. Finisce di insalivare per bene l’immenso oggetto oblungo che
tiene saldamente in mano poi si rovescia sui gomiti e sulle ginocchia. Si
dispone praticamente a pecorina, con il magnifico culetto rivolto dalla tua
parte. L’inquadratura si allarga un’altra volta sul suo sesso peloso e
bagnato; entrambi i suoi buchetti sono generosamente offerti alla tua vista.
Il cazzo nelle tue mutande sta sbattendo violentemente la testa contro un
muro di cemento armato. Lo smuovi e gli cambi delicatamente posizione.
Due dita si infilano tra le
sue fantastiche gambe passando disinvoltamente dal basso. Si appoggiano
sulle grandi labbra della figa e si schiudono pian piano, le puoi così
ammirare una seconda volta le piccole labbra da vicino e la carnosità del
suo clitoride protuberante che parzialmente si nascondeva fra le pieghe
soffici di carne della sua vulva lustra e burrosa. Anche l’altra mano appare
magicamente nella visuale giungendo in fretta dall’alto, dal di sopra della
sua schiena incurvata, e la testa lignea della statuetta si insinua
facilmente nella bocca spalancata di quella vagina ingorda e vorace.
Sprofonda sino all’ingrossamento delle spalle trascinandosi dietro le creste
infiammate delle grandi labbra e arretra un poco, per poi subito
risprofondare, sempre di più e sempre più a fondo. I gridolini del
cioccolatino si alternano ai gemiti cavernosi e ai mugolii di piacere del
suo delirio passionale, mentre continua a stantuffarsi brutalmente dentro.
Sei esterrefatto e sbalordito.
Quando infine inizia a
rallentare, lo smanettamento folle della statuetta fallica impazzita,
quell’affare rozzamente intagliato le è sprofondato quasi del tutto nel
ventre. Poche dita di legno, liscio e rossiccio, fuoriescono ostinatamente
dal suo corpo imbrunito e trafitto. Uno sciacquio costante si aggiunge alla
massa di rumori in sottofondo mentre il suo sesso incomincia a infiammarsi
pericolosamente. Rimane così prosternata, con quella spada lignea conficcata
internamente nel profondo dell’intimo. La sua figura bocconi si sposta sulla
sinistra dello schermo e intanto le tue ultime carte da poker compaiono al
centro del tuo campo visivo lampeggiando e brillando vistosamente.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 30.
Se raggiungi o superi, il
totale di 30 punti, vai al 208.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.206.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La sensualissima Francesina si raddrizza rapidamente a sedere,
portandosi sul bordo del masso, immergendo subito i piedi nell’acqua gelida
della spiaggia dorata. I pesciolini argentati, impauriti e disturbati, si
allontanano in fretta da lei. La sua pelle è lucida, il suo corpo è
deliziosamente sudato, le sue mani smaltate di bordeaux sono strette
sull’orlo del sasso rossiccio e smussato; i capezzoli scuri, simmetrici e
presuntuosamente rivolti al cielo, delle tettine sostenute che si sollevano
e riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante e faticoso, sono turgidi e
completamente eretti. La strisciolina di peluria sul pube è liscia e
brillante, e molti peletti vicino al sesso tumefatto sembrano parecchio
appiccicaticci. La cascata liquida sulla testolina deliziosa appare
abbastanza scompigliata, se la risistema un po’ alla bell’è meglio,
piuttosto frettolosamente. Il panorama spettacolare si specchia nel
Mediterraneo cristallino, l’imbarcazione solitaria è scomparsa
definitivamente sull’orizzonte, le strilla e grida dei gabbiani riecheggiano
sempre in lontananza, gli scogli che si distaccano dalla scogliera sono
sparsi dappertutto nell’insenatura assolata e tranquilla, il soffio
leggerissimo del vento accarezza pigramente tutto quanto il litorale della
Costa Azzurra diamantina che la circonda. Solleva infine un volto invasato e
stracolmo di lussuria. Ti guarda e ti rivolge un sorriso libidinoso. Si
passa la lingua sulla bocca dischiusa, dice qualcosa che non riesci a
capire. Si mordicchia le labbra polpose e si lascia sensualmente scivolare
nell’acqua, azzurrina e riflettente, del mare lievemente increspato che le
arriva a malapena all’altezza delle ginocchia. Si china e si siede sul fondo
bagnandosi sino al mento: resta immobile qualche secondo, stringendosi le
caviglie con le mani, lasciandosi accarezzare e lavare dalle onde basse e
tranquille. Inclina la testa sul riflusso della corrente sfiorando il pelo
dell’acqua con la fronte sudata. La telecamera zuma in avanti, le puoi
vedere le spalle rabbrividire immediatamente.
Quando la giovane bellezza
francese si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
perfetto e scintillante sotto la luce fortissima del sole splendente. Le
goccioline sulla sua figura sinuosa grondano e barbagliano su tutta la
superficie abbronzata del suo corpo meraviglioso. Si gira di schiena,
mostrando il culetto maestoso e solenne, e con le dita comincia a trafficare
in mezzo ai capelli scarmigliati. Si districa con cura quei nodi e grovigli
che inevitabilmente si sono venuti a creare nei piccoli movimenti ondosi
dell’acqua salmastra e limpidissima. Si scrolla abbondantemente il capo e
una nuvola castana improvvisamente la avvolge, ricoprendola fin quasi al
sedere, discendendole fluentemente lungo la schiena flessuosa come una
colata di bronzo liquido e fuso. Si rivolge poi nella tua direzione e si
afferra i seni eccitati, li strizza e se li lavora seducentemente, ruotando
con passione le mani e pizzicandosi la pelle luccicante e color marroncino
rossiccia. Il suo visetto compiacente, adesso incorniciato dai lunghi
capelli castano scuro, è ancor più squisito di prima e il bagno freddo che
ha appena fatto non è servito a sbollire il turbamento dei demoni furiosi
che la consumano inequivocabilmente dentro. Si appoggia con le natiche sul
bordo della pietra levigata che si distacca dalla lingua rocciosa, che
emerge minacciosamente dal basso fondale sabbioso, si torce sulla vita
snella e si volge agilmente indietro, afferrando e avvicinandosi la borsetta
dal contenuto misterioso: ti guarda fissamente negli occhi e intanto estrae
dalle sue profondità un doppio fallo di gomma semirigida, dalle dimensioni
inverosimili e dal colore verde smeraldo come quello di una gemma preziosa e
purissima. Se lo avvicina al viso, ne sfiora le punte con la linguetta
insinuante, lo bacia molto lascivamente, ti guarda e ti sorride con
indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe per la propria
impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale, quello più piccolo,
è comunque più grosso del flacone precedente, mentre l’altro, quello
vaginale, risulta addirittura mostruoso. Infila languidamente una manina
nella borsetta e ne prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con i
denti bianchissimi e lubrifica attentamente quel coso davvero immenso.
Quando finisce di ungerlo a dovere ti sorride lussuriosamente e ti scocca
uno sguardo impaziente.
La Francesina si rigira su se
stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sulla parte piana del
masso, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta da
un lato i capelli sottili e finissimi. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma
verdissima sprofonda facilmente nella sua vulva accogliente, solamente per
poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo gemellino
bislungo si è appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme ad alta
voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si accascia pesantemente
sul pianale del sasso e un urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla
gola, quando quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e
sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per metà della sua lunghezza,
poi il passaggio si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime
appaiono enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato
sono stati rilassati con forza ma continuano ad essere riluttanti:
sussultano e si contraggono ritmicamente, stringendosi e contraendosi
inutilmente, protestando e recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi
vedere benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto straordinario. I
suoi fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano di continuo su
quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
francese smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 209.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.207.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e sfolgorante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul masso
liscio e levigato nel corso degli anni. La sua espressione rimane sconvolta
dalla lussuria: gli occhioni stupendi sono pesantemente truccati agli
angoli, stretti e fiammeggianti, le labbra umide e lucide sono tumide e
lievemente dischiuse. Il suo volto normalmente delizioso sembra distorto
nella sua passione sfrenata. Avvicina la bottiglietta alla bocca e ne
risucchia il collo, simulando un pompino sulla testa del cazzo improvvisato
che tiene avidamente in mano. Ti guarda fisso negli occhi e continua ad
insalivarla maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il collo scintillante cerca il forellino anale.
Cazzo, è troppo grossa! Non vorrà mica passare da quella parte? La
confezione bislunga trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata
del culetto meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre
sfolgorando di riflessi vivaci e cristallini. Il suo delicato anello di
carne rosa si arrende progressivamente, cedendo terreno e smettendo di
opporre resistenza. Il buco del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel
pugnale a sprofondare ed entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento,
probabilmente per rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a
spingere brutalmente. La bottiglietta sprofonda di colpo, facendosi
facilmente strada nel suo budello dilatato e riempito. Lo vedi e non ci
credi. Sembra impossibile che il suo corpo allettevole possa contenere
quell’affare così enorme e tondeggiante. La morettina mugola continuamente,
però non sta più urlando come impazzita, e si muove piano quella cosa
immensa dentro e fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza spagnola. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio affusolato e traslucido, intanto con l’altra mano si tortura
rudemente il sedere. La sua pelle è deliziosamente arrossata, le sue curve
sono eccitanti e sudate. Gli occhi a virgola sono strettamente chiusi, la
bocca armoniosa truccata dal rossetto rosa dorato risulta contratta in una
smorfia dolorosa, le sopracciglia accentuate ed espressive appaiono alquanto
corrugate, i lineamenti sinceri e genuini si direbbero affaticati, il
visetto a cuore parrebbe sotto sforzo, il nasino alla greca respira
affannosamente e in maniera piuttosto difficile. Quando il giro turistico
sulla Bellezza Spagnola, che si sevizia adesso indiscriminatamente, giunge
al termine del suo viaggio e la visuale si sofferma ancora sul suo culetto
brutalizzato, quel membro possente di vetro marroncino affonda ormai quasi
del tutto nel suo retto violato con così poca premura. Resti impietrito,
incredulo e stupefatto. Il tuo cazzone è diventato duro e praticamente
insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere la
bottiglietta dalle dimensioni straordinarie e se la lascia casualmente
sfuggire di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano
violentato sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi
nel tentativo di richiudersi spasmodicamente. La confezione fallica di
Cerveza rotola sulla superficie grigia del sasso, cade nell’acqua
adamantina, dove i piccoli movimenti ondosi la catturano e se la portano
via. Distende sfinita le gambe, restando lì immobile e senza fiato, ansante
e con la pelle lucida di sudore. Entrambe le mani stanno lavorando
sull’inguine. Gli occhi sono fortemente chiusi, la testolina scarmigliata è
disinvoltamente girata di lato. La sua figura ardente, distesa in questa
comoda posizione, si sposta velocemente sulla sinistra e le tue ultime carte
da gioco compaiono dal nulla come prima lampeggiando e brillando
appariscenti e vistose. Ti stai avvicinando al jackpot finale, lo puoi
vedere dalla barra colorata che si sta riempiendo di volta in volta, proprio
accanto al punteggio che si trova in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 210.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.208.
L’immagine della giovane
ragazza bocconi fa nuovamente ritorno al centro dello schermo. Non ha mai
smesso di stantuffarsi forsennatamente la figa e una macchia vistosa di
piacere le bagna completamente l’interno delle cosce affusolate. Una scia
brillante di secrezioni vaginali le discende abbondantemente lungo la
splendida gamba sinistra. Si estrae quel palo lucido e sfolgorante dal
corpicino fantastico, si gira rapidamente mettendosi a sedere sul masso
liscio e levigato nel corso degli anni. La sua espressione rimane sconvolta
dalla lussuria: gli occhioni nerissimi che sembrano pesantemente truccati
sono stretti e fiammeggianti, le labbra umide e lucide sono tumide e
lievemente dischiuse. Il suo volto normalmente solare sembra distorto nella
sua passione sfrenata. Avvicina la statuetta alla bocca e ne risucchia la
testa, simulando un pompino sulle forme del cazzo improvvisato che tiene
avidamente in mano. Ti guarda fisso negli occhi e continua ad insalivarla
maggiormente.
Improvvisamente si lascia
cadere indietro, sdraiandosi supina sulla schiena e raccogliendo le
ginocchia al seno. La telecamera zuma immediatamente, l’inquadratura si
allarga sul suo sesso tumefatto e sul buchetto posteriore. La sua mano
compare nella visuale, il simulacro scintillante cerca il forellino anale.
Cazzo, è troppo grossa! Non vorrà mica passare da quella parte? La statuetta
bislunga trova infine ciò che cercava e si appunta all’entrata del culetto
meraviglioso; incomincia subito a forzarne l’ingresso, sempre sfolgorando di
riflessi lignei e rossicci. Il suo delicato anello di carne oscura si
arrende progressivamente, cedendo terreno e smettendo di opporre resistenza.
Il buco del culo comincia a dilatarsi, la punta di quel pugnale a
sprofondare ed entrare indifferente. Si ferma soltanto un momento,
probabilmente per rilassare i muscoli dello sfintere, poi ricomincia a
spingere brutalmente. La statuetta sprofonda di colpo, facendosi facilmente
strada nel suo budello dilatato e riempito. Lo vedi e non ci credi. Sembra
impossibile che il suo corpo elastico possa contenere quell’affare così
enorme e inflessibile. Il cioccolatino mugola continuamente, però non sta
più urlando come impazzito, e si muove piano quella cosa immensa dentro e
fuori dall’intestino.
La telecamera si allontana un
poco, l’inquadratura ruota intorno alla ragazza africana. La panoramica è
spettacolare, la puoi ora ammirare magnificamente da tutte le angolazioni
possibili mentre si sodomizza rovinosamente da sola. Ti appare rigidamente
coricata sul dorso: si stringe con forza le ginocchia al petto con il
braccio fusiforme e traslucido, intanto con l’altra mano si tortura
rudemente il sedere. La sua pelle è notevolmente imbrunita, le sue curve
sono eccitanti e sudate. Gli occhi un po’ obliqui sono strettamente chiusi,
la bocca rigonfia risulta contratta in una smorfia dolorosa, le sopracciglia
spesse e lineari appaiono alquanto corrugate, i lineamenti freschi e marcati
si direbbero affaticati, il visetto espansivo e lunare parrebbe sotto
sforzo, il nasino largo e schiacciato respira affannosamente e in maniera
piuttosto difficile. Quando il giro turistico sulla Bellezza Africana, che
si sevizia adesso indiscriminatamente, giunge al termine del suo viaggio e
la visuale si sofferma ancora sul suo culetto brutalizzato, quel membro
possente di mogano rossiccio affonda ormai quasi del tutto nel suo retto
violato con così poca premura. Resti impietrito, incredulo e stupefatto. Il
tuo cazzone è diventato duro e praticamente insensibile come la pietra.
Si sfila dal sedere il
simulacro dalle dimensioni straordinarie e se lo lascia casualmente sfuggire
di mano; l’apertura incredibilmente spalancata del suo ano violentato
sussulta e boccheggia parecchie volte contraendosi e rilassandosi nel
tentativo di richiudersi spasmodicamente. La statuetta fallica di legno
rotola sulla superficie grigia del sasso, cade nell’acqua cristallina e
purissima, dove la corrente dei piccoli mulinelli gorgoglianti la catturano
e se la portano via. Distende sfinita le gambe, restando lì immobile e senza
fiato, ansante e con la pelle lucida di sudore. Entrambe le mani stanno
lavorando sull’inguine. Gli occhi sono fortemente chiusi, la testolina
nebulosa è disinvoltamente girata di lato. La sua figura energica, distesa
in questa comoda posizione, si sposta velocemente sulla sinistra e le tue
ultime carte da gioco compaiono dal nulla come prima lampeggiando e
brillando appariscenti e vistose. Ti stai avvicinando al jackpot finale, lo
puoi vedere dalla barra colorata che si sta riempiendo di volta in volta,
proprio accanto al punteggio che si trova in alto.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
La prossima tappa da
raggiungere è 35.
Se raggiungi o superi, il
totale di 35 punti, vai al 211.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.209.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. La Francesina si trova
attualmente accasciata sul pianale del masso, con le gambe divaricate
impudicamente, immersa nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La fronte è
schiacciata sulla pietra, la schiena abbronzata rimane esposta al sole
bollente, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
fragilmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso né
l’espressione incerta dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la visuale
le passa vicino al volto nascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi
mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine
tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani
smaltate di bordeaux non hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una delle
due stringe per l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma semirigida,
verde smeraldo dalle dimensioni mostruose, e lei si muove piano quel coso
dentro e fuori dal corpo febbricitante mentre con l’altra mano si aiuta come
meglio può dal basso. Quell’attrezzo smisurato e del tutto senza riserve
sprofonda ormai quasi totalmente nel suo figone capiente e nel suo culetto
meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino snello e sinuoso lo
potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi dalle sue
profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non esserci fine per
quell’affare mastodontico che aveva conficcato incredibilmente nel ventre.
Quando poi giunge al termine della sua corsa infinita, in ultimo si estrae
dallo sfintere con uno schiocco come di risucchio. Lo puoi sentire
nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva rigonfia e slabbrata. Lo
posa delicatamente sul sasso liscio e levigato, mentre resta ansimante e
semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata fra i ciuffi infuocati e
tra le braccia seducentemente granate, incapace forse di muoversi, intanto i
suoi buchetti più intimi rimangono spalancati e generosamente profferti alla
tua vista. L’ano pulsa debolmente, la vagina invece non fa nessun tentativo
di richiudersi neppure con fatica. La telecamera zuma ulteriormente,
avanzando ed esplorando il profondo dei recessi più nascosti e misteriosi,
delle sue aperture dilatate brutalmente, che sono state violentate con
estrema passione. L’interno della figa, lucida e brillante, appare
immacolato e rosa, quello del buco del sedere risulta molto infiammato e un
po’ striato di rosso. Evidentemente deve aver sfiorato, se non addirittura
oltrepassato, il suo limite massimo di contenimento. L’inquadratura si
allontana appena, permettendoti di valutare il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste lievemente socchiuse. La bellezza
francese si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto
del suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per
intero. Solleva faticosamente una gamba flessuosa, distendendola sul bordo
del masso rossiccio, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo sguardo
stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo, giungendo
magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che palpita
leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino rilucente,
probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto senza nessuno
sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste tumide del suo
corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo clitoride eccitato e
rigonfio; tutta la sua figura sensualissima sussulta impercettibilmente di
un piacere troppo a lungo trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita
impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente nella carne soffice
e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne
copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e
indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole labbra della
voragine insaziabile che ha tra le gambe affusolate. Un quarto ditino, il
mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle profondità
più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso però le dita
della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo corpicino
sublime e superbo. La punta del pollice si infila nello spazio vuoto che
inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La prima
falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza francese. Ogni
interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e
con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
diamantina, l’altro adagiato sull’orlo della pietra bagnata. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sul
sasso si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre con
quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti passionali della Francesina hanno ricominciato
ad echeggiare istericamente dappertutto. La visuale ritorna in un solo
istante in primo piano sullo splendore della manina luccicante che si
incunea poco a poco tra le pareti tesissime della sua figa ritrosa.
Ostinatamente insiste, fra le sue cosce tornite e spalancate, a spingere e
forzare, millimetro dopo millimetro, in quel passaggio riluttante; la vulva
si dilata oltremodo e le quattro nocche della mano riescono a passare
liberamente. Le gridolina della ragazza crescono gradualmente di tono mentre
persiste nel suo intento difficoltoso. Ormai solamente la nocca del pollice,
che parzialmente è già penetrato, si oppone alla resistenza estenuante della
vagina sempre più tirata e strenuamente sotto sforzo. La giovane però non si
vuole assolutamente arrendere: si accanisce con foga, duplicando tutti gli
sforzi utili, proseguendo e perseverando costantemente, seguitando e
impegnandosi con tenacia in quel lavorio aggressivo e logorante, sinché alla
fine anche le ultime difese non vengono abbattute completamente. La sua mano
baluginante sprofonda infine violentemente dentro di lei, fino in fondo e
sino al polso, incominciando ad andare e venire freneticamente, fuoriuscendo
e riaffondando come impazzita in un crescendo inarrestabile di grida
imbarazzanti che si alternano a gemiti e sussurri di godimento eccessivo,
finché stremata ed esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso
fremendo e sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si
toglie poi molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di
umori vischiosi e rimane lì abbattuta sul posto ansando e tremando
vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 212.
.210.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. La caliente spagnola si raddrizza rapidamente a sedere, portandosi
sul bordo del masso, immergendo subito i piedi nell’acqua gelida
dell’incantevole spiaggetta giallo-ocra. I pesciolini argentati, impauriti e
disturbati, si allontanano in fretta da lei. La sua pelle è lucida, il suo
corpo è deliziosamente sudato, le sue mani rosate di smalto dorato sono
strette sull’orlo del sasso grigio e smussato; i capezzoli tumidi, al centro
delle areole un po’ in rilievo, delle floride tette che si sollevano e
riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante e faticoso, sono turgidi e
completamente eretti. La crespa peluria sul pube è folta e brillante, e
molti peletti vicino al sesso tumefatto sembrano parecchio appiccicaticci.
La cascata liquida sulla testolina focosa appare abbastanza scompigliata, se
la risistema alla bell’è meglio, piuttosto frettolosamente. Il cielo
turchese si specchia nel Mediterraneo adamantino, l’imbarcazione solitaria è
scomparsa definitivamente sull’orizzonte, le strilla e grida dei gabbiani
riecheggiano sempre in lontananza, gli scogli che si distaccano
dall’imponente scogliera sono sparsi dappertutto nell’insenatura assolata e
minacciosa, il soffio leggerissimo del vento accarezza pigramente tutto
quanto il litorale della costa aguzza e frastagliata che la circonda.
Solleva infine un volto invasato e stracolmo di lussuria. Ti guarda e ti
rivolge un sorriso libidinoso. Si passa la lingua sulla bocca dischiusa,
dice qualcosa che non riesci a capire. Si mordicchia le labbra infiammate e
si lascia ardentemente scivolare nell’acqua, pulita e limpidissima, del mare
lievemente increspato che le arriva a malapena all’altezza delle ginocchia.
Si china e si siede sul fondo bagnandosi sino al mento: resta immobile
qualche secondo, stringendosi le caviglie con le mani, lasciandosi
accarezzare e lavare dalle onde basse e tranquille. Inclina la testa sul
riflusso della corrente sfiorando il pelo dell’acqua con la fronte sudata.
La telecamera zuma in avanti, le puoi vedere le spalle rabbrividire
immediatamente.
Quando la giovane Bellezza
Spagnola si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
meraviglioso e scintillante sotto la luce fortissima del sole splendente. Le
goccioline sulla sua figura formosa grondano e barbagliano su tutta la
superficie arrossata del suo corpo incandescente. Si gira di schiena,
mostrando il culetto rosato e perfetto, e con le dita comincia a trafficare
in mezzo ai capelli scarmigliati. Si districa con cura quei nodi e grovigli
che inevitabilmente si sono venuti a creare nei piccoli movimenti ondosi
dell’acqua adamantina e salmastra. Si scrolla abbondantemente il capo e una
nuvola nerissima improvvisamente la avvolge, ricoprendola fin quasi al
sedere, discendendole fluentemente lungo la schiena flessuosa come una
colata di inchiostro liquido e ben stemperato. Si rivolge poi nella tua
direzione e si afferra i seni eccitati, strizzandoli e lavorandoli
voluttuosamente, ruotando con passione le mani e pizzicandosi dolcemente la
pelle scottata, luccicante e di una deliziosa sfumatura color rosa acceso.
Il suo visetto compiacente, adesso incorniciato dai lunghi capelli neri come
la notte, è ancor più squisito di prima e il bagno freddo che ha appena
fatto non è servito a sbollire il turbamento dei demoni furiosi che la
consumano inequivocabilmente dentro. Si appoggia con le natiche sul bordo
della pietra levigata che si distacca dalla lingua rocciosa, che emerge
minacciosamente dal basso fondale sabbioso, si torce sulla vita snella e si
volge agilmente indietro, afferrando e avvicinandosi la borsetta di perline
dal contenuto misterioso: ti guarda fissamente negli occhi e intanto estrae
dalle sue profondità un doppio fallo di gomma semirigida, dalle dimensioni
inverosimili e dal colore celeste intenso come la cristallizzazione
purissima di uno zaffiro opalescente. Se lo avvicina al viso, ne sfiora le
punte con la linguetta allettevole, lo bacia molto lascivamente, ti guarda e
ti sorride con indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe per la
propria impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale, quello più
piccolo, è comunque più grosso della bottiglietta precedente, mentre
l’altro, quello vaginale, risulta addirittura mostruoso. Infila sinuosamente
una manina nella borsetta e ne prende un tubetto, forse di vaselina, che
svita con i denti bianchissimi e lubrifica attentamente quel coso davvero
immenso. Quando finisce di ungerlo a dovere ti sorride lussuriosamente e ti
scocca uno sguardo impaziente.
La morettina si rigira su se
stessa, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sulla parte piana del
masso, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta da
un lato i capelli sottili e finissimi. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura carnosa. Il primo dei due cazzoni di gomma
tutt’altro che lattiginosa sprofonda facilmente nella sua vulva accogliente,
solamente per poche dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo
gemellino bislungo si è appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme
ad alta voce mentre ne saggia brutalmente la resistenza. Si accascia
pesantemente sul pianale del sasso e un urletto stridulo e sofferente le
sfugge dalla gola, quando quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad
allargare e sprofondare nel suo corpo impotente. Penetra per metà della sua
lunghezza, poi il passaggio si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti
più intime appaiono enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere
violentato sono stati rilassati con forza ma continuano ad essere
riluttanti: sussultano e si contraggono ritmicamente, stringendosi e
contraendosi inutilmente, protestando e recalcitrando vivamente e senza
sosta. Lo puoi vedere benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto
straordinario. I suoi fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano
di continuo su quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendoti una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano stretta sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
spagnola smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 213.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.211.
Un’altra volta,
l’inquadratura torna a centrarsi sulla splendida ragazza ansimante e distesa
al suolo. L’energica africana si raddrizza rapidamente a sedere, portandosi
sul bordo del masso, immergendo subito i piedi nell’acqua gelida della
grande pozza limpidissima. I pesciolini argentati, impauriti e disturbati,
si allontanano in fretta da lei. La sua pelle è lucida, il suo corpo è
deliziosamente sudato, le sue mani agili e scattanti sono strette sull’orlo
del sasso grigio e smussato; i capezzoli teneri e tumidi, che spiccano al
centro delle areole un po’ in rilievo, delle tettine appuntite che si
sollevano e riabbassano ad ogni singolo respiro, ansante e faticoso, sono
turgidi e completamente eretti. La foltissima peluria sul pube è bruna e
brillante, e molti riccioli vicino al sesso tumefatto sembrano parecchio
appiccicaticci. La matassa di lana sulla testolina nebulosa appare più
incasinata del solito, se la risistema alla bell’è meglio, piuttosto
frettolosamente. Il calore del sole tropicale avvolge e riscalda ogni cosa,
il cielo azzurro si diffonde dappertutto, l’aquila solitaria è scomparsa
definitivamente oltre la foresta equatoriale, la cascatella frastornante si
infrange incessantemente nella vasta pozzanghera cristallina, i barriti
degli elefanti riecheggiano debolmente in lontananza, il soffio leggerissimo
del vento accarezza pigramente la Savana incontaminata risvegliando tutto
quanto il fascino e la magia di un’Africa nera misteriosa e selvaggia.
Solleva infine un volto invasato e stracolmo di lussuria. Ti guarda e ti
rivolge un sorriso libidinoso. Si passa la lingua sulla bocca dischiusa,
dice qualcosa che non riesci a capire. Si mordicchia le labbra rigonfie e si
lascia spontaneamente scivolare nell’acqua, trasparente e purissima, della
pozza gorgogliante che le arriva a malapena all’altezza delle ginocchia. Si
china e si siede sul fondo bagnandosi sino al mento: resta immobile qualche
secondo, stringendosi le caviglie con le mani, lasciandosi accarezzare e
lavare dalle increspature impetuose e costanti. Inclina la testa sul
riflusso della corrente sfiorando il pelo dell’acqua con la fronte sudata.
La telecamera zuma in avanti, le puoi vedere le spalle rabbrividire
immediatamente.
Quando la giovane Bellezza
Africana si rialza in piedi, l’inquadratura si è già adattata alla nuova
visuale; la messa a fuoco che si ottiene è spettacolosa! Il suo corpicino è
meraviglioso e scintillante sotto la luce fortissima del sole splendente. Le
goccioline sulla sua figura elastica grondano e barbagliano su tutta la
superficie imbrunita del suo corpo flessibile. Si gira di schiena,
mostrandoti il culetto marmoreo e virile, e con le dita comincia a
trafficare in mezzo ai capelli incasinatissimi. Si districa distrattamente
quei groppi e grovigli che inevitabilmente si sono venuti a creare nei
piccoli movimenti ondosi generati costantemente dai mulinelli gorgoglianti.
Si scrolla abbondantemente il capo e una nuvola nerissima improvvisamente la
avvolge, ricoprendola fin quasi al sedere, discendendole morbidamente lungo
la schiena flessuosa come nebbiolina leggera di notte. Si rivolge poi nella
tua direzione e si afferra i seni eccitati, li strizza e se li lavora
sfacciatamente, ruotando con passione le mani e pizzicandosi dolcemente la
pelle luccicante e color del cioccolato fondente. Il suo visetto
compiacente, adesso incorniciato dai lunghi capelli neri come il petrolio, è
ancor più espansivo e squisito di prima e il bagno freddo che ha appena
fatto non è servito a sbollire il turbamento dei demoni furiosi che la
consumano inequivocabilmente dentro. Si appoggia con le natiche sul bordo
della pietra levigata che si distacca dal gruppetto sassoso, che si affaccia
sul basso fondale roccioso, si torce sulla vita stretta e si volge agilmente
indietro, afferrando e avvicinandosi la sacca di cuoio dal contenuto
misterioso: ti guarda fissamente negli occhi e senza nessun ripensamento
estrae dalle sue profondità un doppio fallo di gomma semirigida, dalle
dimensioni inverosimili e dal colore rosso rosato come la cristallizzazione
di una rubellite gatteggiante. Se lo avvicina al viso, ne sfiora le punte
con la linguetta insolente, lo bacia molto lascivamente, ti guarda e ti
sorride con indecenza. Quell’attrezzo mastodontico che stringe per la
propria impugnatura sembra veramente smisurato. Il fallo anale, quello più
piccolo, è comunque più grosso della statuetta precedente, mentre l’altro,
quello vaginale, risulta addirittura mostruoso. Infila disinvoltamente una
manina nella sacca e ne prende un tubetto, forse di vaselina, che svita con
i denti bianchissimi e lubrifica attentamente quel coso davvero immenso.
Quando finisce di ungerlo a dovere ti sorride spudoratamente e ti scocca uno
sguardo impaziente.
Il cioccolatino si rigira su
se stesso, piegandosi a novanta gradi, posando i gomiti sulla parte piana
del masso, dischiudendo lubricamente le gambe. Con la mano libera si scosta
da un lato i capelli lanosi e bagnati. La telecamera sobbalza in avanti,
l’inquadratura si allarga sul suo sesso oscenamente aperto davanti ai tuoi
occhi frenetici. Dita febbrili compaiono nella visuale e si infilano in
entrambi i buchetti, intrufolandosi profondamente, lubrificandoli così per
bene. Scorrono agevolmente dentro e fuori da quelle strade già percorse e
slabbrate. Si ritirano velocemente e l’oggetto doppiamente fallico ne prende
il posto sul tuo campo visivo; ricerca febbrilmente un ingresso e due dita
giunte dal basso lo guidano ansiosamente verso la figa, spalancandone
contemporaneamente l’apertura vorace. Il primo dei due cazzoni di gomma
sanguigna sprofonda facilmente nella sua vulva ingorda, solamente per poche
dita, prima di fermarsi e bloccarsi di colpo. Il suo gemellino bislungo si è
appuntato al forellino del sedere. Sussulta e geme ad alta voce mentre ne
saggia brutalmente la resistenza. Si accascia pesantemente sul pianale del
sasso e un urletto stridulo e sofferente le sfugge dalla gola, quando
quell’affare tortuoso e torturante ricomincia ad allargare e sprofondare nel
suo corpo impotente. Penetra per metà della sua lunghezza, poi il passaggio
si fa restio e difficoltoso. Tutte le sue parti più intime appaiono
enormemente dilatate e tutti i muscoli del suo sfintere violentato sono
stati rilassati con forza ma continuano ad essere riluttanti: sussultano e
si contraggono ritmicamente, stringendosi e contraendosi inutilmente,
protestando e recalcitrando vivamente e senza sosta. Lo puoi vedere
benissimo dal primo piano generoso sul suo culetto straordinario. I suoi
fori sono fortemente provati, palpitano e sussultano di continuo su
quell’arnese immane e insensibile.
La telecamera si sposta
sensibilmente, offrendo una visione ampia e dettagliata sull’accaduto. La
mano chiusa sull’impugnatura, posta alla base della giuntura tra i due
membri spropositati, si ritira leggermente; l’ordigno fallico retrocede di
qualche centimetro e subito risprofonda prepotentemente in lei. Un grido
strozzato le scappa dalle labbra e ti guardi nuovamente dietro le spalle,
timoroso e imbarazzato, mentre quell’oggetto sadico si apre noncurante la
strada scavando e trapanando faticosamente nel suo intimo. Quando la ragazza
africana smette di brutalizzarsi masochisticamente, entrambi i cazzoni di
gomma poco cedevole sono ormai penetrati per tre quarti della loro
dimensione totale. Recupera il fiato, boccheggiando e respirando
affannosamente, poi incomincia lentamente e con cautela a muovere la manina
avanti e indietro. Ancora una volta rimane così prostrata e divaricata alla
tua vista, gemendo e ansimando rumorosamente, mentre la sua immagine
rimpicciolisce e fa ritorno sulla sinistra dello schermo. Anche le tue
ultime carte da gioco ritornano lampeggiando vistosamente al centro della
tua visuale.
Lancia il dado e calcola il
nuovo punteggio, seguendo il metodo spiegato in precedenza. Ricorda che puoi
smettere di giocare quando vuoi, o che puoi continuare a farlo finché ne hai
voglia. Non ci sono né limiti di tempo né regole da seguire strettamente.
Per conquistare il jackpot
finale, la prossima tappa da raggiungere è 40.
Se raggiungi o superi, il
totale di 40 punti, vai al 214.
Se il totale del tuo
punteggio, scende a 0, vai al 33.
Se non vuoi più continuare
nel gioco, vai al 34.
.212.
La giovane ragazza francese
si rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
dolcemente. Si incammina con calma nell’acqua diamantina della spiaggia
dorata incantata e tranquilla, si immerge e si allontana dalla riva rocciosa
nuotando e rinfrescandosi per qualche minuto, poi si gira e senza fretta fa
ritorno al gruppetto di scogli che affiora in superficie dal basso fondale
sabbioso del mar Mediterraneo, cristallino e limpidissimo, di quella
magnifica Costa Azzurra a malapena increspata da piccoli movimenti ondosi.
Ti guarda, ti sorride carezzevolmente, si siede seducentemente sul bordo di
uno scoglio piatto e rossiccio. Il sole le si riflette sulle spalle granate
del corpo sinuoso, il movimento leggerissimo della corrente le accarezza
sensualmente le gambe abbronzate; così seduta e bagnata sembra una creatura
angelica che si sposa perfettamente con la bellezza del mare celestiale che
la circonda. Non è mai stata tanto bella quanto adesso! La sua indole,
altera e un po’ superba, è tornata ad affacciarsi sul suo bel visetto
altezzoso e soddisfatto. Gli occhioni scintillanti e marroni, attraenti e
passionali, risplendono di una luce profonda e trascendentale. Lo sguardo
attento e riflessivo sembra quello di un furetto sempre pronto a scattare, i
tratti armoniosi e delicati sovrapposti ai lineamenti dolci e provocanti del
suo viso sembrano quelli di un angelo vanitoso e sensualissimo. La fronte è
coperta dalla lunga frangia infuocata, le sopracciglia castane sono alte e
lunghissime, le palpebre sono pesantemente truccate dal mascara brillante e
dall’ombretto sfumato, il nasino è piccolino e all’insù, la bocca è polposa,
i denti sono bianchissimi, e le labbra, enormemente esaltate dal rossetto
viola-marroncino, sono fascinosamente schiuse e leggermente incurvate in un
sorriso orgoglioso e saccente. La sua pelle è olivastra e il suo mento
volitivo si direbbe deciso e presuntuoso, ma la frangia laterale lievemente
sfilata, ravviata dietro un orecchio grazioso e finemente orlato, le
addolcisce estremamente il volto ovale rendendola irresistibilmente
affascinante e seducente. Quei suoi lunghi capelli castano scuro che le
incorniciano il bel visetto borioso, discendendole fluentemente sul davanti
del corpo perfetto, nascondendole parzialmente i seni favolosi e solenni,
ricadendole sul ventre levigato con cura, raccogliendosi sulle cosce
rispettosamente chiuse, le donano un aspetto etereo e divino. È veramente
bellissima! Solleva il mento e ti parla languidamente, sussurrando appena
con un filo di voce impercettibile. Subito un campanellino allarmante
comincia a risuonare dalla macchinetta del video poker mentre nel
raccoglitore che si trova in basso si accumula la vincita del jackpot finale
della ragazza francese. Davvero molto bene! Un altro poco di denaro ti
tornerà senz’altro utile nel corso della serata o l’indomani al più tardi.
Quando il trillo del campanello smette di suonare, la schermata si oscura
rapidamente diventando poi del tutto buia ed i soldi smettono di uscire
dall’apposita fessura. Segue un istante di vuoto assoluto, infine la
primissima schermata ritorna a brillare sullo schermo tattile. Alcune
ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito carico di promesse,
e una scritta lampeggia continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER
ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi altrimenti andare al 189.
.213.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. La morettina si trova
attualmente accasciata sul pianale del masso, con le gambe divaricate
impudicamente, immersa nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La fronte è
schiacciata sulla pietra, la schiena arrossata rimane esposta al sole
bollente, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
fragilmente affranta e distrutta, ma anche se non le puoi vedere il viso né
l’espressione incerta dubiti che stia realmente soffrendo. Quando la visuale
le passa vicino al volto nascosto, la puoi udire chiaramente emettere bassi
mugolii che non sembrano per niente di dolore. Infine la sua immagine
tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo alle cosce, dove le mani
smaltate di oro rosato non hanno mai smesso di lavorare con cautela. Una
delle due stringe per l’apposita impugnatura un doppio fallo di gomma
semirigida, celeste opalescente dalle dimensioni mostruose, e lei si muove
piano quel coso dentro e fuori dal corpo febbricitante mentre con l’altra
mano si aiuta come meglio può dal basso. Quell’attrezzo smisurato e del
tutto senza riserve sprofonda ormai quasi totalmente nel suo figone capiente
e nel suo culetto meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino allettevole e snello
lo potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a sfilarsi dalle sue
profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare non esserci fine per
quell’affare mastodontico che aveva conficcato incredibilmente nel ventre.
Quando poi giunge al termine della sua corsa infinita, in ultimo si estrae
dallo sfintere con uno schiocco come di risucchio. Lo puoi sentire
nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva rigonfia e slabbrata. Lo
posa delicatamente sul sasso liscio e levigato, mentre resta ansimante e
semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata fra i ciuffi nerissimi e
tra le braccia deliziosamente scottate, incapace forse di muoversi, intanto
i suoi buchetti più intimi rimangono spalancati e generosamente profferti
alla tua vista. L’ano pulsa debolmente, la vagina invece non fa nessun
tentativo di richiudersi neppure con fatica. La telecamera zuma
ulteriormente, avanzando ed esplorando il profondo dei recessi più nascosti
e misteriosi, delle sue aperture dilatate brutalmente, che sono state
violentate con estrema passione. L’interno della figa, lucida e brillante,
appare immacolato e rosa, quello del buco del sedere risulta molto
infiammato e un po’ striato di rosso. Evidentemente deve aver sfiorato, se
non addirittura oltrepassato, il suo limite massimo di contenimento.
L’inquadratura si allontana appena, permettendoti di valutare il risultato
nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste ampiamente dischiuse. La Bellezza
Spagnola si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto
del suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per
intero. Solleva faticosamente una gamba flessuosa, distendendola sul bordo
del masso grigio, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo sguardo
stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo, giungendo
magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che palpita
leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino rilucente,
probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto senza nessuno
sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste tumide del suo
corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo clitoride eccitato e
rigonfio; tutta la sua figura incandescente sussulta ardentemente di un
piacere troppo a lungo trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita
impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente nella carne soffice
e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne
copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e
indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole labbra della
voragine insaziabile che ha tra le gambe affusolate. Un quarto ditino, il
mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle profondità
più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso però le dita
della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo corpicino
espansivo ed estroverso. La punta del pollice si infila nello spazio vuoto
che inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La prima
falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza spagnola. Ogni
interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e
con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
adamantina, l’altro adagiato sull’orlo della pietra bagnata. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sul
sasso si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre con
quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti calienti e focosi dell’incontrollabile
morettina hanno ricominciato ad echeggiare istericamente dappertutto. La
visuale ritorna in un solo istante in primo piano sullo splendore della
manina luccicante che si incunea poco a poco tra le pareti tesissime della
sua figa ritrosa. Ostinatamente insiste, fra le sue cosce incantevoli e
spalancate, a spingere e forzare, millimetro dopo millimetro, in quel
passaggio riluttante; la vulva si dilata oltremodo e le quattro nocche della
mano riescono a passare liberamente. Le gridolina della ragazza crescono
gradualmente di tono mentre persiste nel suo intento difficoltoso. Ormai
solamente la nocca del pollice, che parzialmente è già penetrato, si oppone
alla resistenza estenuante della vagina sempre più tirata e strenuamente
sotto sforzo. La giovane però non si vuole assolutamente arrendere: si
accanisce con foga, duplicando tutti gli sforzi utili, proseguendo e
perseverando costantemente, seguitando e impegnandosi con tenacia in quel
lavorio aggressivo e logorante, sinché alla fine anche le ultime difese non
vengono abbattute completamente. La sua mano baluginante sprofonda infine
violentemente dentro di lei, fino in fondo e sino al polso, incominciando ad
andare e venire freneticamente, fuoriuscendo e riaffondando come impazzita
in un crescendo inarrestabile di grida imbarazzanti che si alternano a
gemiti e sussurri di godimento eccessivo, finché stremata ed esausta non
crolla letteralmente sul pianale scivoloso fremendo e sussultando in preda
agli spasmi di un orgasmo colossale. Si toglie poi molto attentamente la
manina sfavillante dal ventre grondante di umori vischiosi e rimane lì
abbattuta sul posto ansando e tremando vistosamente per quasi un minuto.
Vai al 215.
.214.
L’inquadratura si centra
un’ultima volta sulla giovane ragazza nuda, piegata e prostrata davanti al
tuo sguardo incredulo. La telecamera le ruota rapidamente intorno,
offrendoti una splendida panoramica sulla situazione. Il cioccolatino si
trova attualmente accasciato sul pianale del masso, con le gambe divaricate
impudicamente, immerso nell’acqua gelida fino alle ginocchia. La fronte è
schiacciata sulla pietra, la schiena imbrunita rimane esposta al sole
bollente, i capelli sono raccolti disordinatamente da una parte. Appare
stranamente arrendevole e distrutta, affranta e sconfitta, ma anche se non
le puoi vedere il viso né l’espressione incerta dubiti che stia realmente
soffrendo. Quando la visuale le passa vicino al volto nascosto, la puoi
udire chiaramente emettere bassi mugolii che non sembrano per niente di
dolore. Infine la sua immagine tridimensionale torna ad allargarsi in mezzo
alle cosce, dove le sue mani agili e snelle non hanno mai smesso di lavorare
con molta cautela. Una delle due stringe per l’apposita impugnatura un
doppio fallo di gomma semirigida, rosso rosato dalle dimensioni mostruose, e
lei si muove piano quel coso dentro e fuori dal corpo febbricitante mentre
con l’altra mano si aiuta come meglio può dal basso. Quell’attrezzo
smisurato e del tutto senza riserve sprofonda ormai quasi totalmente nel suo
figone capiente e nel suo culetto meraviglioso.
Improvvisamente la sua mano
comincia ad arretrare lentamente e quell’arnese immane ad estrarsi da lei
sfilandoti sotto agli occhi esterrefatti. Cazzo, non te lo ricordavi così
grande! Sembra proprio impossibile che il suo corpicino elastico e
flessibile lo potesse contenere davvero. Continua inverosimilmente a
sfilarsi dalle sue profondità cavernose e ce n’è ancora e dell’altro; pare
non esserci fine per quell’affare mastodontico che aveva conficcato
incredibilmente nel ventre. Quando poi giunge al termine della sua corsa
infinita, in ultimo si estrae dallo sfintere con uno schiocco come di
risucchio. Lo puoi sentire nitidamente e lo stesso accade per la sua vulva
rigonfia e slabbrata. Lo posa delicatamente sul sasso liscio e levigato,
mentre resta ansimante e semisdraiata sulla pancia, con la faccia affondata
fra i ciuffi nerissimi e tra le braccia imbrunite, incapace forse di
muoversi, intanto i suoi buchetti più intimi rimangono spalancati e
generosamente profferti alla tua vista. L’ano pulsa lievemente, la vagina
invece non fa nessun tentativo di richiudersi neppure con fatica. La
telecamera zuma ulteriormente, avanzando ed esplorando il profondo dei
recessi più nascosti e misteriosi, delle sue aperture dilatate brutalmente,
che sono state violentate con estrema passione. L’interno della figa, lucida
e brillante, appare immacolato e rosa, quello del buco del sedere risulta
molto infiammato e un po’ striato di rosso. Evidentemente deve aver
sfiorato, se non addirittura oltrepassato, il suo limite massimo di
contenimento. L’inquadratura si allontana appena, permettendoti di valutare
il risultato nel suo insieme.
L’anello di muscoli del foro
posteriore si rilassa e si contrae ritmicamente, seguendo il ritmo
irregolare del suo respiro affannoso, nel difficile tentativo di
restringersi progressivamente e sempre più in fretta. La bocca dell’utero
invece si è richiusa morbidamente, ma le grandi labbra della figa,
luccicanti e bagnatissime, sono rimaste ampiamente dischiuse. La Bellezza
Africana si scuote disinvoltamente, sollevandosi sui gomiti e il buchetto
del suo culo, con un guizzo improvviso, si ostruisce caparbiamente e per
intero. Solleva faticosamente una gamba muscolosa, distendendola sul bordo
del masso grigio, divaricandosi così maggiormente innanzi al tuo sguardo
stralunato. Una manina scintillante compare nel campo visivo, giungendo
magicamente dall’alto, e si avvicina al sesso tumefatto che palpita
leggermente. La telecamera la accompagna dappresso: un ditino rilucente,
probabilmente di vaselina, dapprima si intrufola nel culetto senza nessuno
sforzo apparente, poi si intrattiene titillando le creste tumide del suo
corpo femminile. Indice e pollice si chiudono sul suo clitoride eccitato e
rigonfio; tutta la sua figura energica sussulta spudoratamente di un piacere
troppo a lungo evitato e trattenuto. Senza alcun preavviso, due dita
impazienti e assai lubrificate affondano istantaneamente nella carne soffice
e ben temprata del suo figone esplosivo e capace, e un terzo dito subito ne
copia l’esempio. Quelle tre dita si muovono piuttosto agevolmente avanti e
indietro, trascinandosi appresso le grandi e le piccole labbra della
voragine insaziabile che ha tra le gambe robuste e affusolate. Un quarto
ditino, il mignolo per l’appunto, si apre tranquillamente la strada nelle
profondità più carnali della sessualità formidabile che si ritrova. Adesso
però le dita della mano si spostano meno facilmente dentro e fuori dal suo
corpicino carico e giovanile. La punta del pollice si infila nello spazio
vuoto che inevitabilmente si è venuto a creare fra le altre quattro dita. La
prima falange ne sparisce immediatamente all’interno. Anche la seconda,
sforzandosi un pochino, riesce a trovare un cantuccio accogliente nei
meandri lussuriosi e segreti della giovane ragazza africana. Ogni
interstizio della sua libidine incolmabile è stato riempito accuratamente e
con dovizia.
L’inquadratura si riallontana
per un momento, consentendoti di cogliere uno scorcio della bizzarra
posizione in cui versa temporaneamente. Un piede sprofondato nell’acqua
cristallina, l’altro adagiato sull’orlo della pietra bagnata. La schiena
inarcata, la testa reclinata sulle spalle, i capelli sparsi sotto di lei.
Con il braccio sinistro che tiene ripiegato e pesantemente appoggiato sul
sasso si sostiene in precario equilibrio sulla gamba irrigidita, mentre con
quello destro che è incurvato a quarantacinque gradi sopra il sedere si
fruga internamente con le dita della mano, ossessivamente, quasi con rabbia
e senza ritegno. Gli urletti tribali e selvaggi dell’incontrollabile
cioccolatino hanno ricominciato ad echeggiare istericamente dappertutto. La
visuale ritorna in un solo istante in primo piano sullo splendore della
manina luccicante che si incunea poco a poco tra le pareti tesissime della
sua figa ritrosa. Ostinatamente insiste, fra le sue cosce fusiformi e
spalancate, a spingere e forzare, millimetro dopo millimetro, in quel
passaggio riluttante; la vulva si dilata oltremodo e le quattro nocche della
mano riescono a passare liberamente. Le gridolina della ragazza crescono
gradualmente di tono mentre persiste nel suo intento difficoltoso. Ormai
solamente la nocca del pollice, che parzialmente è già penetrato, si oppone
alla resistenza estenuante della vagina sempre più tirata e strenuamente
sotto sforzo. La giovane però non si vuole assolutamente arrendere: si
accanisce con foga, duplicando tutti gli sforzi utili, proseguendo e
perseverando costantemente, seguitando e impegnandosi con tenacia in quel
lavorio aggressivo e logorante, sinché alla fine anche le ultime difese non
vengono abbattute completamente. La sua mano baluginante sprofonda infine
violentemente dentro di lei, fino in fondo e sino al polso, incominciando ad
andare e venire freneticamente, fuoriuscendo e riaffondando come impazzita
in un crescendo inarrestabile di grida imbarazzanti che si alternano a
gemiti e sussurri di godimento eccessivo e selvaggio, finché stremata ed
esausta non crolla letteralmente sul pianale scivoloso fremendo e
sussultando in preda agli spasmi di un orgasmo colossale. Si toglie poi
molto attentamente la manina sfavillante dal ventre grondante di umori
vischiosi e rimane lì abbattuta sul posto ansando e tremando vistosamente
per quasi un minuto.
Vai al 216.
.215.
La giovane ragazza spagnola
si rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
timidamente. Si incammina con calma nell’acqua adamantina della spiaggetta
giallo-ocra incantevole e minacciosa, si immerge e si allontana dalla riva
rocciosa nuotando e rinfrescandosi per qualche minuto, poi si gira e senza
fretta fa ritorno al gruppetto di scogli che affiora in superficie dal basso
fondale sabbioso del mar Mediterraneo, turchese e limpidissimo, di
quell’imponente Costa frastagliata a malapena increspata da piccoli
movimenti ondosi. Ti guarda, ti sorride dolcemente, si siede con malizia sul
bordo di uno scoglio piatto e grigio. Il sole le si riflette sulle spalle
arrossate del corpo eccitante, il movimento leggerissimo della corrente le
accarezza voluttuosamente le gambe scottate; così seduta e bagnata sembra
una scultura di quarzo rosa che si sposa amabilmente con il paesaggio
straordinario del mare adamantino che la circonda. Non è mai stata tanto
bella quanto adesso! La sua indole vivace e pimpante è tornata ad
affacciarsi sul suo bel visetto delizioso e soddisfatto. Gli occhioni
scintillanti e stupendi, scuri e un po’ allungati, risplendono di una luce
incandescente e trascendentale. Lo sguardo scaltro e malizioso sembra quello
di una volpe astuta e molto intelligente, i lineamenti sinceri e genuini, e
le curve morbide delle sue guanciotte paffutelle, si direbbero i tratti
principali di un diavoletto ingenuamente carico e vitale. La fronte è
coperta dalla frangettina nerissima, le sopracciglia sono accentuate ed
espressive, energiche e raggianti, e le palpebre, pesantemente truccate
dalla matita agli angoli, le esaltano oltremodo la forma a virgola degli
occhi radiosi e brillanti. La pelle del viso è chiarissima, assai arrossata,
il nasino alla greca è diritto e raffinato, il mento lievemente appuntito
racchiude deliziosamente il disegno di un cuore perfetto. La sua bocca
armoniosa, né piccola né grande, è truccata dal rossetto indelebile e
cremoso, le sue labbra rosa dorate sono incurvate in un sorriso dolcissimo
che ricorda enormemente il musetto di un cerbiatto libero e spensierato.
Quei suoi lunghi capelli neri come la notte che le incorniciano il visetto
caliente e focoso, discendendole sul davanti del corpo allettevole e
formoso, nascondendole sinuosamente parte dei seni floridi e tondeggianti,
ricadendole sul ventre levigato con cura, raccogliendosi sulle cosce
strettamente chiuse, le donano indubbiamente un aspetto trascendente e
soprannaturale. È veramente bellissima! Solleva il mento e ti parla
maliziosamente, sussurrando appena con un filo di voce ardente e voluttuosa.
Subito un campanellino allarmante comincia a risuonare dalla macchinetta del
video poker mentre nel raccoglitore che si trova in basso si accumula la
vincita del jackpot finale della ragazza spagnola. Davvero molto bene! Un
altro poco di denaro ti tornerà senz’altro utile nel corso della serata o
l’indomani al più tardi. Quando il trillo del campanello smette di suonare,
la schermata si oscura rapidamente diventando poi del tutto buia ed i soldi
smettono di uscire dall’apposita fessura. Segue un istante di vuoto
assoluto, infine la primissima schermata ritorna a brillare sullo schermo
tattile. Alcune ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito
carico di promesse, e una scritta lampeggia continuamente a lettere cubitali
e rosse: SOLO PER ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi altrimenti andare al 189.
.216.
La giovane ragazza africana
si rialza in piedi e si gira dalla tua parte. Abbassa il capo e ti sorride
disinvoltamente. Si incammina con calma nell’acqua trasparente della vasta
pozza naturale e purissima, raggiunge e si intrattiene sotto la cascatella
cristallina indugiando e rinfrescandosi per qualche minuto, poi si gira e
senza fretta fa ritorno al gruppetto di sassi che si affaccia sul limitare
della grande pozzanghera gorgogliante, che si trova all’interno di quella
Savana magica e sperduta nell’immensità di un’Africa nera indomabile e
misteriosamente ricolma di meraviglia. Ti guarda, ti sorride spontaneamente,
si siede con naturalezza sul bordo di uno dei massi, piatti e grigi, che
costellano quel basso fondale limpidissimo e roccioso. Il sole le si
riflette sulle spalle imbrunite del corpo elastico, il movimento costante
della corrente le accarezza dolcemente le gambe muscolose; così seduta e
bagnata sembra la scultura di una dea intagliata nell’ebano dalla mano di un
dio essenzialmente primitivo. Non è mai stata tanto bella quanto adesso! La
sua indole un po’ selvaggia e tribale è tornata ad affacciarsi sul suo bel
visetto espansivo e soddisfatto. Gli occhioni scintillanti e nerissimi,
lievemente obliqui, risplendono di una luce aggressiva e trascendentale. Lo
sguardo, attento e guardingo, sembra quello di una tigre momentaneamente
rilassata, i lineamenti freschi e marcati, accentuati e giovanili sul suo
volto vagamente rotondo, riflettono tutta la semplicità di una notte
indimenticabile passata sotto alle stelle e trascorsa magicamente al chiaro
di una luna piena straordinaria. La fronte è limitata, ristretta e distesa,
le sopracciglia sono foltissime, spesse e lineari, le palpebre sono
sottolineate da una riga nera che le esalta oltremodo la forma minacciosa
degli occhi incredibili e stupendi. La pelle del viso ha il colore del
cioccolato fondente, il nasino tipicamente africano possiede un fascino
energico tutto suo, la bocca è sorridente, e le labbra tumide e rigonfie
sono allargate in un sorriso intenso e solare, bianchissimo ed enormemente
disarmante. Quei suoi lunghi capelli neri come il petrolio che le
incorniciano selvaggiamente il visetto, discendendole sul davanti del corpo
combattivo e vigoroso, nascondendole morbidamente le tettine a punta,
ricadendole sul ventre modellato con cura, raccogliendosi appena sulle cosce
strettamente chiuse, le donano indubbiamente un aspetto mitologico e divino.
È veramente bellissima! Solleva il mento e ti parla liberamente, sussurrando
con un filo di voce cavernosa e profonda. Subito un campanellino allarmante
comincia a risuonare dalla macchinetta del video poker mentre nel
raccoglitore che si trova in basso si accumula la vincita del jackpot finale
della ragazza africana. Davvero molto bene! Un altro poco di denaro ti
tornerà senz’altro utile nel corso della serata o l’indomani al più tardi.
Quando il trillo del campanello smette di suonare, la schermata si oscura
rapidamente diventando poi del tutto buia ed i soldi smettono di uscire
dall’apposita fessura. Segue un istante di vuoto assoluto, infine la
primissima schermata ritorna a brillare sullo schermo tattile. Alcune
ragazze si muovono sinuosamente, invitandoti con un dito carico di promesse,
e una scritta lampeggia continuamente a lettere cubitali e rosse: SOLO PER
ADULTI!
Se vuoi ricominciare il gioco
daccapo, magari con un’altra giovane bellezza, vai al 25.
Se non vuoi più giocare, e
vuoi entrare nella sala biliardo, raccatta i soldi che hai vinto e vai al
142.
Se non vuoi più continuare a
giocare, e sei già stato nella sala biliardo, puoi altrimenti andare al 189.
.217.
La fila davanti all’ingresso
della discoteca è lunga e i due buttafuori posti di lato molto grossi, ma i
tuoi amici che sono in coda a pochi metri dall’entrata ti hanno visto e ti
fanno vistosamente cenno di raggiungerli.
Se li vuoi raggiungere, vai
al 241.
Se preferisci metterti in
coda, vai al 266.
.218.
Ti avvicini alla pista da
ballo che risplende di una luce fluorescente e osservi meglio il profilo di
una ragazza che si intrattiene semplicemente ai margini con un lungo
bicchiere stretto in mano.
Il viso è grazioso e
sorridente, i lineamenti sono morbidi e gentili, una grossa treccia di
capelli le discende morbidamente sulla schiena fino all’altezza delle
scapole. Indossa un maglioncino sbracciato e scollato che le si intreccia
sul seno, che rimane rimboccato in una cortissima minigonna nera, calza ai
piedi un paio di scarpette dal tacco altissimo che la fa sembrare di
parecchio più alta di quanto non lo sia veramente. Le gambe sono nude e la
figura si direbbe appena un poco sovrappeso, ma le tette che sobbalzano
vivacemente ad ogni sua singola oscillazione, cazzo, sono assolutamente da
infarto. Non ci sono dubbi, la riconosci e la raggiungi. Le picchietti con
un dito sulla spalla destra.
“Ciao!”.
Si gira e ti riconosce in un
istante, strilla a sua volta un saluto gioioso e ti rivolge un sorriso
splendente. È felice di vederti, non lo credeva possibile, ti stava proprio
pensando, ti dice tutto d’un fiato, sembra non stare più nella pelle. Ti
abbraccia calorosamente e subito arrossisce per averlo fatto. Ti prende per
mano e ti trascina lontano dagli altoparlanti: che era pimpante ed
esuberante già lo sapevi, ma così tanto ti fa sospettare che possa essere
lievemente alticcia. Dubiti che ciò che sta nel suo bicchiere sia soltanto
Coca-Cola... La studi con molta attenzione dalla testa ai piedi,
sfacciatamente, vuoi valutarne la reazione e saggiare allo stesso tempo il
terreno su cui ti trovi.
“Sei davvero molto bella così
vestita!”.
Avvampa immediatamente come
un fiammifero, ti ringrazia, cambia discorso e ti invita a sedere altrove.
Molto bene! Magari è leggermente brilla ma non abbastanza da non rendersi
conto di quel che la circonda. La segui in un cantuccio relativamente
tranquillo della discoteca osservandola camminare faticosamente sui tacchi
troppo alti per la sua figura piccolina. I suoi fianchi sono rotondetti, ma
il suo sedere non è niente male. Cammina in modo buffo e un po’ ridicolo.
Trovate un divanetto libero
in un angolo della sala e vi accomodate vicini come vecchi amanti. Lei
comincia subito a parlare, di chissà che cosa, come se non vi vedeste da
mesi anziché solamente dalla sera precedente. Le chiedi distrattamente il
suo nome, forse lo avevi già fatto, lei non ci fa caso e te lo dice ancora
ma continua a sfuggirti. Per te lei è e sempre resterà solo la tua Barista
Chiacchierina. Gesticola allegramente nell’aria posandoti una mano sulla
gamba sinistra con noncuranza, indugiando per un momento e ritraendola in
fretta, appoggiandola di volta in volta un centimetro più in su del
ginocchio.
In una mano stringe il
bicchierone per metà vuoto, che si fa volteggiare vispamente davanti;
distogliere lo sguardo dall’ampia scollatura non è facile, però non lo perdi
mai di vista e ti stupisci che il suo contenuto non vada versato, mentre con
la coda dell’occhio continui a seguire attentamente le evoluzioni di
quell’altra mano roteante. Le fa compiere ampi gesti significativi, prima di
tornare a posarla con trascuratezza sulla tua coscia. Mostri indifferenza,
quasi non te ne fossi neppure accorto, vuoi vedere se lo sta facendo apposta
e sino a che punto vuole arrivare. Giunge infine a sfiorarti innocentemente
la patta dei pantaloni con le dita.
La reazione è immediata: il
tuo cazzone si srotola come un pitone e scatta sull’attenti come un serpente
all’attacco, la palma della sua mano vi si spinge sbadatamente sopra. Allora
è un’abitudine! È no, questo non può proprio essere un incidente, è la
seconda volta che succede nell’arco della giornata, questa volta non la
passa liscia.
Se la vuoi trascinare in
bagno, vai al 223.
Se vuoi continuare a far
finta di nulla, vai al 249.
.219.
Continui a far finta di
niente come se non ci avessi fatto caso. Elisa indugia per un momento più
del necessario poi ritrae velocemente la mano per ravviarsi i capelli dietro
un orecchio. Non ha mai smesso di chiacchierare né di gesticolare e continua
a farlo per qualche altro minuto, mentre tu osservi quasi ipnotizzato gli
scatti e le evoluzioni roteanti delle sue mani.
Il martellamento convulsivo
della sala risuona costantemente in sottofondo, soffocando in parte tutte le
sue parole, mentre le luci colorate della discoteca volteggiano e
spiraleggiano sempre dappertutto. Immobile alla tua destra c’è un robusto
tavolino, seduta sul divanetto alla tua sinistra ci sta vivacemente lei. Si
interrompe per qualche secondo, apre la borsettina e ci fruga dentro, la
richiude e se la passa nell’altra mano, si allunga per posarla
maldestramente sul ripiano del tavolino. Ti sospingi contro lo schienale del
piccolo divano per farle spazio: le sue gemelle si schiacciano sul tuo
uccellone imbizzarrito, lo puoi sentire fremere e sussultare disperatamente
fra quell’enorme massa di carne dondolante e soffice. Il contatto improvviso
è caldo e molto morbido.
Si scusa e cerca di
sollevarsi, ma scivola e ti cade pesantemente addosso. Percepisci
chiaramente le dita di una mano che si chiudono intorno al tuo cazzone. Si
scusa ancora una volta, diventa leggermente rossa e dopo nemmeno un minuto
si riallunga per riprendere la minuscola borsetta, strofinando di nuovo
generosamente le sue grandiose mammelle sul tuo cazzo enormemente
sovreccitato.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un
risultato pari, vai al 244.
Se la loro somma, è un
risultato dispari, vai al 264.
.220.
Se fra le due ragazze della
sala biliardo, ti è piaciuta di più la Bellissima Biondina, vai al 371.
Se invece tra le due ragazze
della sala biliardo, ti ha stuzzicato maggiormente la Seriosa Castana, vai
al 348.
.221.
Quello splendore di ragazza
se ne sta ritta in piedi, immobile in bella mostra, imperiosa e solenne al
centro di una piccola polla di luce che si trova entro la cappa del chiarore
appena soffuso dalla pista da ballo. Le spalle sono appoggiate ad una delle
colonne, un braccio è disteso lungo il corpo, una mano è posata sul bacino,
le gambe sono leggermente divaricate. Si direbbe in paziente attesa, come se
aspettasse qualcuno, quasi che volesse farsi vedere, quasi che volesse
assolutamente farsi trovare a tutti i costi. Ti avvicini con cautela e
cerchi disinvoltamente di attirare la sua attenzione.
“Ciao”.
La Seriosa Castana solleva il
mento; il suo sguardo appare duro e profondo, impenetrabile e caparbio, e
sulle prime non sembra riconoscerti affatto.
“Sei sola?”.
Non risponde e continua a
guardarti, impassibile, con aria di sufficienza dall’alto del suo
piedistallo dorato. Come inizio non è un granché! Arretri di un passo
sottraendoti alla sua vista, cambiando bruscamente modo di fare. Ti metti al
suo livello e fai un altro tentativo.
“Se proprio non hai voglia di
compagnia... Posso anche andarmene.”.
Lì per lì non dice nulla e il
suo atteggiamento si sarebbe detto alquanto sospettoso, ma poi le labbra le
si incurvano in un sorrisetto inquietante che la fa cadere dal piedistallo e
tornare tra i comuni mortali.
Vai al 231.
.222.
Si tira indietro e si
raddrizza sui tacchi, inarcando la schiena e spingendo in avanti le enormi
mammelle, appoggiando una mano sul pavimento e spalmandosi lo sperma intorno
e sui capezzoli con due dita dell’altra. La sua espressione è oscena e lo
sguardo selvaggio, le sue labbra naturalmente rosse sono incurvate in un
sorriso stracarico di malizia. Il tuo uccellone è ancora semieretto tra le
gambe, lo catturi con la mano e lo accarezzi distrattamente. Ti guarda, ti
sorride, si solleva rapidamente in piedi, muovendo qualche passo verso il
lavandino, si gira e si succhia un capezzolone fissandoti continuamente
negli occhi. Scivola con le mani alla cortissima minigonna nera,
afferrandone i bordi e alzandone con lentezza esasperante l’orlo sino
all’altezza dei suoi fianchi rotondetti. Si abbassa senza nessuna esitazione
le mutandine di pizzo rosa.
Una folta peluria riccia e
castana le ricopre tutto il monte di venere e buona parte dell’inguine, le
cosce sono sode e tornite, la pancia invece non si vede perché le tettone
penzolanti le ricadono generosamente davanti. Al contrario, più in basso si
possono nitidamente scorgere le grandi labbra della vagina, dischiuse, come
la bocca di una caverna invitante e succulenta. Si volge e si piega a
novanta gradi sul lavandino, mostrandoti il suo splendido sedere rotondo,
apre sfacciatamente le gambe, non perde tempo e si infila istantaneamente
dentro due dita. Comincia subito a smanettarsi forsennatamente la passera.
“Sì che mi piace, dai vieni
qui spicciati, sbrigati non posso resistere, voglio sentirti muovere dentro
la figa!”.
Non te lo fai ripetere e
balzi in piedi. Ti togli le scarpe da tennis e le sospingi in un angolo del
bagno, ti sfili del tutto jeans e mutande e li getti entrambi a cavallo del
corrimano insieme alla maglietta a mezze maniche bianca. La raggiungi
velocemente e sostituisci le sue dita con le tue. La sua vulva ti appare
assai pelosa e bagnatissima, alquanto larga e sbrodolante, l’interno è
parecchio burroso e sembra una fornace ardente. Ci infili dentro un terzo
dito mentre lei ti sta incitando a fare più forte. Molto bene! Evidentemente
le piace essere presa brutalmente e con estrema violenza. Con una mano le
divarichi selvaggiamente le natiche; le tre dita si muovono ancora troppo
facilmente nel suo figone spazioso, le schiaffi perciò dentro rudemente
anche il mignolo, incominciando ad andare e venire dentro e fuori dalla sua
figa caldissima, sprofondando freneticamente sino alle quattro nocche della
mano senza avere alcun riguardo in particolare nei suoi confronti. Si
direbbe piuttosto strano o perlomeno abbastanza insolito, però sembrerebbe
piacerle assolutamente un mondo.
“Sì dai più forte, muoviti
con quella mano, così non ti fermare, continua che ci sono!”.
La sua vagina che schiocca ad
ogni colpo, le sue strilla esasperanti, la tua mano che si sta
inevitabilmente inzuppando: senti il cazzo che già palpita e nuovamente
rinviene fra le gambe. Improvvisamente percepisci un fiotto vulcanico
esplodere dal suo ventre, lei si accascia sul lavandino in preda a
convulsioni esagerate, un getto vischioso e rovente ti inonda la mano fino
al polso. Non ci sono proprio dubbi sul fatto che ha goduto! Levi con uno
schiocco le dita dal suo corpo fremente e ti scosti un po’ per osservarla
meglio. La ragazza si fa sempre più interessante, e se non altro adesso tace
momentaneamente.
“Dolcezza, sei un fenomeno!”.
Ansima e respira
affannosamente con la faccia affondata nel lavandino, la schiena ancora
percorsa da spasmi di piacere, la passera che sembra intrisa di burro fuso,
un rivolo di gelatina le discende lentamente lungo le cosce. Cazzarola che
orgasmo! Meno male che sei nudo, altrimenti sarebbe stato un disastro. Il
tuo animale si è completamente ridestato e sta ora puntando al cielo
percorso da nuova rabbia. Prendi un preservativo dalla scatoletta, lo apri e
te lo metti frettolosamente. La tua Barista Chiacchierina intanto geme
rumorosamente e non accenna a riprendersi nemmeno un pochetto.
Ti avvicini come una molla,
la afferri per le natiche e glielo sbatti immediatamente nel basso ventre.
Solleva di scatto la testa incurvando la schiena e raddrizzandosi sui gomiti
in un solo istante. Ti allunghi su di lei e le prendi le tettone penzolanti
nelle coppe delle mani. Sono ancora impiastricciate del tuo sperma, ma ormai
quale importanza può avere? Più di così non ti puoi mica sporcare! Il suo
figone risulta molto largo e il tuo cazzone ci balla disinvoltamente
all’interno, però la sua vulva è calda come il fuoco e le sue mammelle hanno
la consistenza della panna cotta. Cominci subito a stantuffarle
violentemente dentro, stropicciandole senza sosta i seni grandissimi,
scivolandole febbrilmente nella figa, facendole risuonare sonoramente le
chiappe ad ogni singolo affondo animalesco e brutale. Sei ipereccitato e la
trombi nel modo più rude possibile. Resta zitta per qualche altro momento,
poi ricomincia dapprima pian piano e in seguito maggiormente in fretta a
scaldarsi ed eccitarsi come una matta.
“Sì dai fottimi più forte,
così continua non smettere, scopami sino in fondo, sfondami del tutto che mi
piace!”.
Le pistoni bestialmente
dentro. Lo estrai quasi totalmente e lo riaffondi fino alle palle. La sua
figa sciaguatta e il suo culo rotondo schiocca. La testa è gettata
istericamente all’indietro. Le sue tettone sono sudate e scivolose. Le
strilla si fanno sempre più stridule. D’un tratto senti come un’inondazione
esploderle nel ventre e le fiamme avvolgerti il cazzo, un’eruzione vulcanica
invaderti i coglioni e scaricarsi nell’inguine, allargarsi sul pube e
grondare vischiosamente sulle gambe. Lei si aggrappa al lavandino e
incomincia a tremare convulsamente come in preda a una crisi epilettica.
Crolla infine pesantemente al suolo con una mano stretta al petto.
Vai al 271.
.223.
Scatti in piedi e la afferri
saldamente per il polso della mano libera. La trascini praticamente per
tutta la sala facendoti largo con rabbia tra la folla della discoteca
ricolma di gente schiamazzante. Lei ride vivacemente e non oppone nessuna
resistenza, rischiando spesso di inciampare a causa dei trampoli che calza,
però riesce piuttosto facilmente a mantenere il passo forse un po’ troppo
lungo per le gambe della sua figura piccolina.
Apri la porta e varchi la
soglia delle toilette. La luminosità del corridoio che conduce nei bagni è
accecante. Strizzi le palpebre e vai avanti. Lei non protesta minimamente,
ma se la sta ridendo come una matta, e questo ti fa non poco incazzare. Non
ti è mai piaciuto essere preso per i fondelli! Nell’antibagno non c’è
nessuno: apri una delle porticine, la tiri dentro e la richiudi alle sue
spalle.
L’ambiente che vi circonda è
spazioso, abbastanza pulito e bianchissimo. La sua carnagione è molto chiara
e la bocca naturalmente rossa, i suoi capelli sono raccolti in una grossa
treccia castana. Il suo sguardo brilla di una luce riflessiva, il suo
sorriso scintilla di un pizzico di malizia. Adesso ha smesso del tutto di
ridere sguaiatamente, il rimbombo della musica resta soltanto un’eco che
martella in lontananza. Ti fissa con gli occhi stretti e ti parla
interrogativamente.
“E adesso cosa facciamo?”.
Se le vuoi parlare con
arroganza e dire chiaramente cosa ti aspetti che faccia, vai al 227.
Se non vuoi parlare affatto
ma esprimerle altrettanto palesemente le tue intenzioni, vai al 250.
Se le vuoi semplicemente
saltare addosso, vai al 243.
.224.
Svolti l’angolo del corridoio
e fai ritorno praticamente indietro. Emergi in un antibagno assolutamente
deserto. Ti dirigi ai lavandini per rinfrescarti il viso. Una delle
porticine dei bagni si apre alle tue spalle. Sollevi il capo per guardare
nello specchio. La porta dell’abitacolo si richiude e una bella ragazza ti
si avvicina con calma.
Non è piccolina né altissima;
la carnagione è chiara, la corporatura è normale, non sembra eccessivamente
prosperosa, ma ti appare snella e possiede un fisico dalle linee morbide. Il
viso invece è pesantemente truccato e i lineamenti appaiono addirittura
volgari: la sua espressione è sconcia e lo sguardo turpe, la bocca è rossa e
il suo sorriso vergognoso. I suoi capelli sono lunghi e lisci, color biondo
chiaro con riflessi dorati, scalati morbidamente sino a metà della schiena,
lucidi, grossi, brillanti e pettinati con cura da una parte. Gli occhi sono
verdi, il nasino è irriverente, le sue labbra sono tumide e lievemente
dischiuse. A prima vista si direbbe certamente il volto di una ninfomane o
di una prostituta al lavoro.
Indossa una canottiera rosa e
un paio di jeans neri con catenelle alle tasche che le discendono
tintinnando sulle cosce, calza ai piedi sandali dal tacco inverosimile e
porta ai polsi bracciali di metallo e di plastica borchiata. Le spalle sono
leggermente larghe, il seno risulta abbastanza pronunciato al di sotto
dell’indumento elastico, i fianchi sono stretti, il ventre è morbido e
liscio, il culetto che hai soltanto potuto intravvedere mentre richiudeva in
fretta la porta del bagno era ben fatto. Stringe fra le dita uno zainetto
stracolmo di cerniere lampo e le sue gambe sono affusolate e
proporzionalmente lunghe.
La ragazza ti si ferma dietro
alla schiena e vi guardate attentamente attraverso lo specchio. Senti una
mano che ti si chiude a pugno sulla patta dei pantaloni. La reazione è
immediata: il tuo cazzone si srotola come una vipera infuriata e scatta
sull’attenti come un’anaconda pronta a colpire. Lei schiude ancora un poco
le labbra e ti sorride con estrema indecenza. Si china in avanti e ti morde
sul collo. Balzi bruscamente di lato.
“Ma sei matta?”.
Tira fuori la lingua e si
lecca spudoratamente le labbra rosse come il sangue. Si afferra i seni
delicatamente marcati e se li strizza con forza. Non risponde e non aspetta
nessuna risposta, ti passa vicino sfiorandoti l’uccello con le dita della
mano sinistra. Ti parla con un filo di voce molto suadente.
“Vuoi giocare con me per
qualche minuto?”.
Raggiunge seducentemente
l’ultimo dei lavandini schierati lungo la parete, apre lo zainetto e ne
estrae una scatoletta di preservativi che posa accanto al rubinetto, getta
lo zainetto di pelle nel lavandino e si gira nella tua direzione; socchiude
gli occhi e la sua espressione si fa estremamente sensuale, smette di
sorridere e si mordicchia il labbro inferiore, si sfila la canottiera
dall’orlo dei jeans e la solleva disinvoltamente fino all’altezza delle
ascelle: le tette sono tondeggianti, le areole sono rossicce e scure, i suoi
capezzoli turgidi mostrano un po’ di sano strabismo. Si cerca febbrilmente
con due dita i pistilli eccitati dei seni senza mai smettere di fissarti
negli occhi. Li trova e li stropiccia aspramente tra indice e pollice.
Inizia subito a mugolare deliziosamente.
Dimentichi del tutto il morso
che ti ha dato sul collo e la raggiungi in un attimo. Se è una prostituta ti
ha quasi convinto a pagare, se invece è una ninfomane ha trovato quel che
cercava. Ti abbassi tranquillamente lo zip dei pantaloni e ne tiri fuori il
guerriero che si erge maestosamente in tutta la sua statura imponente.
Abbassa lo sguardo e ti sorride con molta cupidigia. Si piega sulle
ginocchia e ti sbottona la patta, ti cala rapidamente jeans e mutande; ti
passa un paio di lente e lunghe lappate sul cazzo, incominciando dalla base
dei coglioni e risalendo sino alla punta del glande. Allunga una mano sul
lavandino e afferra la scatoletta dei preservativi, ne prende uno che apre
frettolosamente con i denti e te lo mette. Si rialza in piedi arretrando
velocemente di un passo.
Si fa dolcemente scivolare le
mani sul corpo, chiudendo gli occhi e sollevando il mento, stringendosi
nelle spalle e ruotando la testa, sporgendo vistosamente le labbra come per
baciare qualcosa di inesistente. Cazzo, questa ti vuol far morire!
Rintraccia infine la sfilza di bottoncini in fila sul suo pube e comincia a
spennarli lentamente come fossero banconote di grosso taglio:
rispettosamente, ossessivamente, meticolosamente, fascinosamente,
accuratamente. Si volge di scatto calandosi in un baleno i jeans di poche
spanne; il perizoma che la veste intimamente è minuscolo e variopinto. Il
brillio di un istante e anche le mutandine sono state abbassate. Porca
miseria che culo! Inarca la schiena flessuosa, alzando il sedere
straordinario, appoggiando le palme delle mani al muro, offrendoti
generosamente la sua figa sbrodolante. La fessura dischiusa che spicca tra
le sue cosce pare intrisa e cosparsa di zucchero filato. I peletti biondi
che sono radi e lisci intorno alle grandi labbra spalancate sembrano
parecchio appiccicaticci, l’interno della sua vulva sfolgorante è rosa e
bagnato come un confetto appena inzuppato nel caramello caldo, il clitoride
brillante palpita pulsando e sfavillando vivacemente sotto la forte luce al
neon dell’antibagno.
“Forza, vieni e fammi male”.
Non te lo fai ripetere una
seconda volta. Le scivoli dentro come nel burro liquido e fuso. Lei sospira
languidamente. La sua passerina è larga e vischiosa, caldissima, accogliente
e vorace come un abisso senza fine. Le sprofondi immediatamente nel ventre
fino alle palle. Arretri piano, assaporando ogni centimetro di quel contatto
ardente, lo estrai completamente, prendi la mira e le assesti un altro
debole colpetto riaffondandole totalmente nella figa.
“Più forte stronzo, forza non
farti pregare, sfondami e spaccami in due”.
“Taci zoccola, e lasciami
godere.”.
Le dai uno schiaffetto sulle
natiche.
“Ah sì”.
Geme ad alta voce.
“Ho detto che devi stare
zitta stronza!”.
Le cali un secondo ceffone
sul sedere, con sufficiente energia da lasciarle le impronte rosse delle
cinque dita sulla carne rosata delle chiappe. Lei mugola sonoramente ma non
dice niente. Molto bene! Evidentemente oltre ad amare il linguaggio volgare
le piace restare sottomessa e deve essere anche un pochino masochista. Le
afferri le natiche e la divarichi brutalmente, iniziando ad andare e venire
forsennatamente, stantuffandole e pistonandole nella figa senza avere alcuna
premura nei suoi confronti, facendole sbatacchiare i testicoli sul monte di
venere soffice ad ogni singolo affondo, afferrandola poi per i capelli e
tirandole indietro la testa, piegandoti su di lei come un animale in
fregola, afferrandole in ultimo i seni a malapena traboccanti dalle coppe
delle mani.
“Così Tesoro voglio sentirti
gemere come una vacca in calore”.
Le sue chiappe schioccano, la
sua fessura slabbrata sciaguatta, le tette sobbalzano nelle tue mani.
Improvvisamente senti una vampata esploderle nel ventre e le fiamme
avvolgerti il cazzo, la ragazza incomincia a tremolare convulsamente e la
devi sostenere fra le braccia per non lasciarla rovinare sul pavimento.
Continui a fotterla selvaggiamente per tutto il tempo. Quando infine smette
di tremare incontrollabilmente si accascia mollemente nelle tue mani.
Cazzarola che orgasmo! Le sue mammelle sono sode e pastose, i capezzoli sono
duri come sassi, la sua figa è ancor più focosa e scivolosa. Ansima e
respira affannosamente.
La ragazza si divincola dalla
tua stretta febbricitante e si lascia cadere sulle ginocchia: con una mano
ti toglie il preservativo e con l’altra corre istantaneamente in soccorso al
suo clitoride. Ti ciuccia lo scroto e si smanetta la passerina, ti spilucca
l’asta e si risucchia in gola la cappella. Si leva il cazzo dalla bocca e ti
guarda negli occhi. Stai irresistibilmente fremendo nella sua mano che si
muove vigorosamente.
“Sborrami in faccia
bastardo”.
Non c’era nessun bisogno che
te lo dicesse. Il tuo cazzone rabbiosamente in tiro sta già sussultando, i
testicoli iniziano presto a solleticare, le gambe ad irrigidirsi, i muscoli
dorsali a contrarsi irrefrenabilmente. Le scarichi fiotti di panna montata
direttamente sul viso, lei contemporaneamente serra le palpebre e ricomincia
a defibrillare incontenibilmente. Sostituisci la sua mano con la tua,
dirigendo i getti di sperma verso le sue labbra aperte e rosse. Il suo volto
sembra sconvolto e perduto nel proprio delirio orgasmico. Merda che troia!
Vai al 237.
.225.
Quello splendore di ragazza
se ne sta ritta in piedi, immobile in bella mostra, imperiosa e solenne al
centro di una piccola polla di luce che si trova entro la cappa del chiarore
appena soffuso dalla pista da ballo. Le spalle sono appoggiate ad una delle
colonne, un braccio è disteso lungo il corpo, una mano è posata sul bacino,
le gambe sono leggermente divaricate. Si direbbe in paziente attesa, come se
aspettasse qualcuno, quasi che volesse farsi vedere, quasi che volesse
assolutamente farsi trovare a tutti i costi. Ti avvicini con cautela e
cerchi disinvoltamente di attirare la sua attenzione.
“Ciao”.
La Seriosa Castana solleva il
mento; il suo sguardo appare duro e profondo, impenetrabile e caparbio, e
sulle prime non sembra riconoscerti affatto.
“Sei sola?”.
Non risponde e continua a
guardarti, impassibile, con aria di sufficienza dall’alto del suo
piedistallo dorato. Come inizio non è un granché! Arretri di un passo
sottraendoti alla sua vista, cambiando bruscamente modo di fare. Ti metti al
suo livello e fai un altro tentativo.
“Se proprio non hai voglia di
compagnia... Posso anche andarmene.”.
Lì per lì non dice nulla e il
suo atteggiamento si sarebbe detto alquanto sospettoso, ma poi le labbra le
si incurvano in un sorrisetto inquietante che la fa cadere dal piedistallo e
tornare tra i comuni mortali.
Vai al 236.
.226.
Ricordi abbastanza
chiaramente che tende a raddolcirsi subito quando ti mostri conciliante,
esprimendole allo stesso tempo apprezzamenti garbati e lusinghevoli. Fai
quindi un piccolo passo indietro, accennando appena a un inchino riverente
per omaggiarla e metterti al suo servizio.
“Caspita Alma, dire che sei
bellissima non sarebbe sufficiente: sei un Bocconcino del tutto fuori dal
comune!”.
Aggrotta un sopracciglio e
smette di sorridere, però i suoi occhietti particolari si allargano
lievemente e un sorrisetto mellifluo le compare brillante sulle labbra. Si
capisce che non disdegna sentirsi lusingata, che le piace recalcitrare e
fare un po’ la pretenziosa, infatti, quando ti parla lo fa in modo
confidenziale, sicuramente per mantenerti sulle spine, e la sua voce non
suona né come una domanda né come un rimprovero.
“Un Bocconcino?”.
Sembra riflettere e le
sorridi. Un getto fumoso viene soffiato sulla pista da ballo e si srotola
fino ai vostri piedi come un gomitolo di lana, l’oscurità cala
immediatamente su di voi come il sipario di un palcoscenico, Alma risoluta
ti prende per mano e ti conduce verso un’altra debole pozza di luce poco
distante dalla massa informe di figurine formicolanti nel buio.
Vai al 256.
.227.
“Adesso ti spogli, ti pieghi
sulle ginocchia e cominci col farmi un bel cazzo di pompino!”.
Cambia subito espressione.
Avvampa di rabbia e ti dà del maleducato e del cafone, si gira
repentinamente, apre la porta del bagno e se ne va borbottando che sei solo
e soltanto uno schifoso cavernicolo. Impieghi solamente qualche momento per
riprenderti dallo sbalzo di umore improvviso, però deve essere stato
sufficiente perché quando lo fai lei ti ha già sbattuto la porta in faccia e
se n’è andata definitivamente. Chiedere scusa non serve a farla tornare
indietro: la segui frettolosamente nella sala martellante ma pare del tutto
svanita tra la folla chiassosa della discoteca.
Vai al 277.
.228.
Ti incammini sulla destra di
quell’oasi relativamente luminosa, però non riesci a scorgere nient’altro
che due figure indistinte appassionatamente appiccicate su un divano. Ti
avvicini ai fantasmi che si agitano sulla pista da ballo per controllare se
ne riconosci qualcuno, ma diversi getti fumosi ci vengono sparati sopra come
missili e le fiamme nebbiose che si aprono a ventaglio si srotolano fino ai
tuoi piedi come il soffio biancastro di un drago spettrale. L’oscurità che
ti cala immediatamente addosso ti si stringe intorno come un cappio al
collo. Ti passi le dita fra i capelli e ti aggiusti i genitali con la mano,
cambi direzione e ti allontani in fretta da quella situazione scomoda.
Alcune imponenti colonne di
plastica attorniano la pista e molti divanetti privi di braccioli come tutti
sono collocati sul limitare tra buio e penombra, poche deboli polle di luce
sono disseminate in giro con il contagocce e vanno diradandosi sempre più
man mano che ci si avvicina al perimetro fittamente ombroso. Qualche
coppietta scalpitante approfitta della scarsa luce per scambiarsi effusioni
nelle tenebre, altre persone troppo scure per poterle distinguere con
chiarezza si aggirano come dannati nella bassa muraglia polverosa che
circonda pesantemente tutta quanta la pista da ballo.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 251.
Se esce un numero dispari,
vai al 255.
.229.
Non proferisci parola, perché
improvvisamente la ragazza che ti trovi davanti non è più una qualsiasi
supergnocca e non sei più nemmeno certo di conoscerla abbastanza bene. Come
reagire? Quali parole usare? Sei rimasto un po’ disorientato da quella
rivelazione del tutto inaspettata e non puoi restare che ammutolito di
fronte a tanta bellezza.
“Beh, non hai niente altro da
dire?”.
Smette di sorridere e il suo
sguardo si manifesta sempre più ostile, mentre rimane impazientemente in
attesa di una risposta. Raccogli rapidamente i pensieri: sapevi che Alma era
una persona energica, perché non l’hai veduta una sola volta con le mani in
mano, dovevi pure immaginare che quasi certamente non avrebbe avuto molta
pazienza e che perciò un commento qualunque sarebbe stato in ogni caso
meglio di nulla. Incrocia le braccia sul petto e stringe leggermente le
palpebre.
Se vuoi esprimere ciò che
pensi, vai al 260.
Se vuoi lusingarla
garbatamente, vai al 279.
.230.
“Basta, non ne ho più
voglia”.
Resti spiazzato e
contemporaneamente disorientato, impalato e seduto come un cretino sulla
tavoletta del water, con l’attrezzo ancora rabbiosamente eretto stretto
nella palma della mano destra. Merda, come sarebbe a dire basta? Non vorrà
mica scherzare! Proprio adesso sul più bello. Pensi confuso e un po’
incazzato; apri la bocca e sei in procinto di protestare con forza per
sostenere vivamente le tue ragioni ma lei ti zittisce immediatamente
sollevando un dito e parlandoti con la sua vocetta melliflua e sottile.
“No-no-no, adesso tocca a te
stare zitto!”.
Ti si avvicina in modo
estremamente sensuale, ti prende il cazzone fra le dita imponendogli qualche
colpetto incoraggiante, si piega in avanti e ti titilla il glande con la
punta della linguetta. Ti rivolge poi un sorriso astuto, ti guarda con due
occhioni verdissimi che sembrano brillare di mille promesse.
“Io ne ho avuto abbastanza:
lasciami il tempo che mi occorre, e dopo vediamo cosa si può fare”.
La fissi negli occhi e ti
senti come morbida creta nelle sue mani. Ora che ci rifletti un pochino,
viene spontaneo chiedersi, chi mai è stato davvero totalmente abbandonato al
volere di chi? Sei stato adescato e sedotto, hai fatto esattamente ciò che
voleva e nel modo in cui lo desiderava, cominci a sospettare che forse non
eri del tutto tu a condurre il gioco e che probabilmente anche la sola idea
di aver posseduto un barlume di controllo sull’andamento degli eventi fosse
soltanto una magnifica illusione. Adesso ti sorge il dubbio di essere stato
leggermente usato. Beh, pazienza! Purché porti a termine quello che ha
iniziato. La situazione sembra promettente, insistere ora sarebbe inutile.
Decidi perciò di lasciarle a disposizione tutto il tempo che vuole, intanto
con la mano ricominci a scappellartelo pigramente. Annuisci appena e
contraccambi il suo sorriso di intesa.
Si rialza e fa ritorno al
lavandino. Raccoglie preservativi e zainetto dal pavimento e si ripulisce
frettolosamente con una salvietta. Nel frattempo ammiri con vivo interesse
il suo culetto straordinario, senza per questo disdegnare ogni altra morbida
curva della sua figura snella che ti appare spudoratamente nuda, eccitante e
tormentosamente a portata di mano. Cazzarola! Si risistema il trucco del
viso e soltanto in quest’occasione ti rendi conto che un paio di lunghe
crepoline si diramano sulla superficie dello specchio, in corrispondenza dei
punti in cui prima vi si era appoggiata con i gomiti. Recupera infine i
Jeans e il perizoma e ricomincia a vestirsi. Cosa cazzo stai facendo?
Evidentemente ciò che ti passa per il cervello si deve leggere sul volto
perché ti sorride lusinghevolmente e risponde alla tua domanda inespressa.
“Aspetta e porta pazienza,
non avere troppa fretta”.
Finisce di rivestirsi
seducentemente e con calma, interrompendo il contatto visivo solamente per
un attimo, giusto il tempo necessario per infilarsi in ultimo la canottiera
elastica. Ti si avvicina come una predatrice e ti afferra i coglioni in una
mano. Il tuo guerriero palpita e sussulta istantaneamente. Ti si china sul
grembo con lentezza esasperante. Con le dita giocherella delicatamente con i
testicoli, con la lingua ti sollecita la cappella. Schiude la bocca e si
affonda per un secondo il cazzo in gola, arrivando fino a sfiorarti il
ventre con la fronte e il pube con le labbra tumide e rosse. Il fuoco ti si
diffonde nell’anima e ti sciogli arrendevolmente come un ghiacciolo al sole.
Abbassi la guardia e socchiudi le palpebre. Lei si estrae il glande dalle
labbra e ti sorride con soddisfazione.
Si volge repentinamente e se
ne va molto in fretta. Ti riprendi velocemente dalla sorpresa e balzi in
piedi facendo solo il gesto di fermarla dicendole di aspettare un momento,
ma la porta del bagno si richiude e ti blocchi con la mano posata sulla
maniglia. Porca di una troia! Se ne è andata definitivamente lasciandoti con
un pugno di mosche. Quel bel visetto da ninfomane ti ha colto in fallo e ti
ha ingannato, hai esitato a malapena un istante e sei stato completamente
fregato. Vacca di una maiala! Sei nudo e non la puoi certamente rincorrere
per tutta la discoteca in quelle condizioni. Ti guardi in giro. Al centro
del pavimento c’è il foro di uno scarico e appeso vicino al gabinetto c’è il
telefono di una doccia. Il getto è piuttosto freddo però non potevi sperare
in meglio. Ti ripulisci accuratamente, utilizzando parecchio sapone e acqua
in abbondanza, esaurendo quasi il contenitore delle salviette accanto allo
specchio crepato per asciugarti. Ti rivesti e in pochi minuti sei pronto.
Esci fulmineo nell’antibagno.
Alcuni ragazzini dallo
sguardo stralunato fingono di non vederti aprendo improvvisamente i
rubinetti per lavarsi le mani, ma non hai tempo da perdere e vuoi tentare di
seguire la ragazza nella sala affollata del primo piano. Svolti subito nel
corridoio luminoso, pur sapendo benissimo che sia già troppo tardi,
raggiungi la porta e la schiudi bruscamente. Resti scioccato sulla soglia,
semi stordito dal martellamento folle della musica, a cavallo tra luce e
penombra, in bilico fra realtà e fantasia.
Vai al 277.
.231.
“No, non andartene!”.
Scende infine dall’Olimpo e
si rivela persino capace di esprimersi come tutti i comuni mortali, nonché
di avere pressappoco gli stessi difetti e problemi della maggior parte della
gente. Avanzi di un passo e ti dice subito di chiamarsi Ester; ti avvicini
di un altro passettino e ripeti la tua domanda: sei sola? Rimane pensierosa
per qualche altro istante e la sua voce risuona in ultimo grave e profonda,
ma ti risponde e già dopo i primi convenevoli parlare diventa molto più
semplice. Si instaura immediatamente una brevissima conversazione che sembra
ruotare solamente intorno a se stessa, alla quale partecipi solo di tanto in
tanto per spronarla a continuare quando necessario, cercando al contempo di
mostrare indifferenza al cospetto del suo fascino irresistibile, perché
intuisci che non le è per niente piaciuto essere snobbata e perciò questa
deve anche essere la strada giusta da seguire per attirarla nella direzione
voluta e desiderata. Non è comunque facile; il rombo allucinante che non si
può propriamente definire musica persiste a vibrarti nelle orecchie, devi
quindi accostarti ancora parecchio per poterla udire bene, il rumore
disordinato della sala misto al suo profumo di donna ti sconvolge, inoltre
fasciata com’è da quei vestiti che la guantano più strettamente di un
preservativo sembra totalmente nuda e questo non aiuta: cerchi di ignorarla
però ne sei completamente succube e non riesci a distoglierle del tutto lo
sguardo dalle curve procaci del corpo. Devi faticare non poco per
comprendere il significato delle sue parole e farti così una rapida opinione
su di lei.
La ascolti per quanto
possibile a tratti, combattuto a metà tra il rapito e il distratto. Appare
in ogni caso scontato che fosse vanitosa ed egocentrica, invece che fosse
lesbica e possessiva non ti era sfuggito, ma ammette spontaneamente di
essere abbastanza gelosa e forse un po’ troppo esigente in amore e di avere
litigato un’altra volta con la sua compagna.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 328.
Se esce un numero dispari,
vai al 332.
.232.
“Sì, Zuccherino, direi
proprio di sì”.
“Vienimi dietro... Seguimi.”.
Si gira repentinamente e
senza aggiungere una sola parola si avvia nella fitta penombra, quasi
svanendo alla tua vista in un solo momento. Balzi bruscamente in piedi e la
raggiungi prima che la sua figura femminile possa perdersi del tutto nel
buio. La segui fedele come un cagnolino, osservando la sagoma del suo
culetto meraviglioso che ondeggia impercettibilmente all’apice dei suoi due
metri di gambe nude. L’incantevole biondina è molto alta, cammina con
indifferenza e senza nessuna fretta, incrociando seducentemente ogni singolo
passo, avanzando nella semioscurità in modo estremamente sensuale. Dove
cazzo stiamo andando? Non che abbia grande importanza, ma i bagni non stanno
dall’altra parte?
Attraversate in silenzio
tutta la saletta, vi fermate davanti a una porta incavata e seminascosta
nella parete; una lucina fiochissima illumina debolmente un avviso
minuscolo: VIETATO L’ACCESSO AI NON AUTORIZZATI. Fruga nella sua borsetta,
ne estrae una chiavetta che infila nella serratura, apre la porta e ti
invita ad entrare. Subito ti precede e si lascia oltrepassare,
immediatamente se la richiude alle spalle. Una piccola luce di sicurezza
piazzata sopra la vostra testa rischiara lo spazio circostante ancor meno di
quanto sia rischiarato l’ambiente ottenebrante al secondo piano della
discoteca. Numerose porte si susseguono regolarmente da entrambi i lati del
macabro corridoio che ti si snocciola davanti.
“Dove hai preso quella
chiave?”.
Scrolla le spalle e si
incammina con calma lungo il corridoio.
“Qualcuno deve averla
dimenticata nella toppa, noi l’abbiamo trovata e ne abbiamo fatta una
copia... Non hanno mai cambiato la serratura.”.
Ti guardi intorno ancora un
istante e ti incammini al suo fianco.
“Cosa c’è al di là di tutte
queste porte?”.
“Non lo so... La mia chiave
apre soltanto la prima e l’ultima laggiù.”.
Raggiungete la fine del
corridoio e lei si volge di scatto, appoggiandosi con la schiena allo
stipite di una porticina per nulla diversa dalle altre, come folgorata da un
pensiero improvviso.
“Ma ce l’hai un
preservativo?”.
Sai benissimo di averne con
te sempre una scatoletta piena nella tasca posteriore dei jeans, ne puoi
sentire la consistenza rassicurante sotto i polpastrelli delle dita mentre
la sfiori con una mano per accertartene.
Se le vuoi rispondere di sì,
vai al 258.
Se le vuoi rispondere di no,
vai al 281.
.233.
Ti incammini sulla sinistra
di quell’oasi relativamente luminosa, però non riesci a scorgere nient’altro
che due figure indistinte appassionatamente allacciate accanto a una
colonna. Ti avvicini ai fantasmi che si agitano sulla pista da ballo per
controllare se ne riconosci qualcuno, ma diversi getti fumosi ci vengono
sparati sopra come missili e le fiamme nebbiose che si aprono a ventaglio si
srotolano fino ai tuoi piedi come il soffio biancastro di un drago
spettrale. L’oscurità che ti cala immediatamente addosso ti si stringe
intorno come un cappio al collo. Ti passi le dita fra i capelli e ti
aggiusti i genitali con la mano, cambi direzione e ti allontani in fretta da
quella situazione scomoda.
Alcune imponenti colonne di
plastica attorniano la pista e molti divanetti privi di braccioli come tutti
sono collocati sul limitare tra buio e penombra, poche deboli polle di luce
sono disseminate in giro con il contagocce e vanno diradandosi sempre più
man mano che ci si avvicina al perimetro fittamente ombroso. Qualche
coppietta scalpitante approfitta della scarsa luce per scambiarsi effusioni
nelle tenebre, altre persone troppo scure per poterle distinguere con
chiarezza si aggirano come dannati nella bassa muraglia polverosa che
circonda pesantemente tutta quanta la pista da ballo.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 251.
Se esce un numero dispari,
vai al 255.
.234.
La ragazza se ne sta
inginocchiata ai vostri piedi con la bocca spalancata, una mano stretta al
seno e l’altra affondata tra le cosce. Sembra del tutto persa negli spasmi
di un orgasmo molto intenso e delirante. Gli ultimi filamenti di crema calda
stanno ancora fuoriuscendo dal tuo cazzone e si spandono fiaccamente sul
glande paonazzo, quando lei pare recuperare una briciola del proprio
autocontrollo. Riapre gli occhioni verdi e brillanti, vi guarda entrambi con
l’espressione esaltata e sconvolta; un gocciolone di sperma le pende
mollemente dal naso, tira fuori la lingua e ne sfiora la superficie
traslucida, se lo risucchia fra le labbra e vi sorride oscenamente. Vi
scambiate uno sguardo veloce e il pensiero che vi passa nel cervello deve
essere comune. Cazzarola!
Siamo arrivati alla resa dei
conti e dubiti fortemente che si possa trattare di una coppia convenzionale.
Se è una ninfomane resta davvero un tesoro di ragazza, se invece è una
prostituta vale comunque tutti i soldi che costa. La porta dell’antibagno si
apre e per pochi secondi il tono ovattato del martellare che risuona nella
discoteca sale alle stelle dimostrando pienamente ciò che già sospettavi. La
ragazza si rialza in piedi, recupera frettolosamente i preservativi e lo
zainetto dal lavandino, si ritira subito nel bagno delle donne. Il tuo nuovo
amico si rimette rapidamente l’arnese nella patta dei pantaloni, ti sorride
furbescamente e si avvia verso il corridoio per andarsene. Lei non è una
prostituta e lui non è neppure il suo compagno. Ti ritrovi appoggiato
all’ultimo dei lavandini: la mano destra è sempre stretta intorno al cazzo
semieretto, jeans e mutande sono calati sino alle ginocchia. Il Culturista
scompare alla tua vista, diverse voci risalgono allegramente lungo il
corridoio e si avvicinano in fretta.
Se vuoi ritirarti nel bagno
degli uomini, vai al 321.
Se vuoi tentare di seguire la
ragazza in quello delle donne, vai al 299.
.235.
“Ciao”.
La Bellissima Biondina
solleva il mento; il suo sguardo appare perso e vuoto, e non sembra
riconoscerti.
“Sei sola?”.
Non dice nulla e non cambia
minimamente espressione.
“Posso sedermi?”.
Non risponde affatto e a
prima vista il suo atteggiamento si sarebbe detto completamente
indifferente, ma solamente ora ti accorgi che il suo eyeliner è sbavato e
che i suoi occhi sono gonfi di pianto. Perché mai? Ti siedi di impulso e la
prendi per mano.
“Cosa è successo?”.
La biondina singhiozza
vistosamente, ti si stringe al braccio e scoppia subito in lacrime. Andiamo
bene! Non era proprio ciò che speravi ed è un po’ troppo tardi per tirarsi
indietro. Ormai puoi soltanto scegliere tra l’essere un cavaliere e cercare
di consolarla, o fare il villano e comportarti da insensibile e maleducato.
Non hai perciò a disposizione nessun’altra scelta possibile, in fondo in
fondo sei sempre stato un gentiluomo incorreggibile. Le passi un braccio
sulle spalle e ti rassegni ad ascoltare la sua storia.
“Abbiamo litigato...”.
Si interrompe e prende un
fazzolettino dalla borsetta per soffiarsi il naso.
Vai al 323.
.236.
“No, non andartene!”.
Scende infine dall’Olimpo e
si rivela persino capace di esprimersi come tutti i comuni mortali, nonché
di avere pressappoco gli stessi difetti e problemi della maggior parte della
gente. Avanzi di un passo e ti dice subito di chiamarsi Ester; ti avvicini
di un altro passettino e ripeti la tua domanda: sei sola? Rimane pensierosa
per qualche altro istante e la sua voce risuona in ultimo grave e profonda,
ma ti risponde e già dopo i primi convenevoli parlare diventa molto più
semplice. Si instaura immediatamente una brevissima conversazione che sembra
ruotare solamente intorno a se stessa, alla quale partecipi solo di tanto in
tanto per spronarla a continuare quando necessario, cercando al contempo di
mostrare indifferenza al cospetto del suo fascino irresistibile, perché
intuisci che non le è per niente piaciuto essere snobbata e perciò questa
deve anche essere la strada giusta da seguire per attirarla nella direzione
voluta e desiderata. Non è comunque facile; il rombo allucinante che non si
può propriamente definire musica persiste a vibrarti nelle orecchie, devi
quindi accostarti ancora parecchio per poterla udire bene, il rumore
disordinato della sala misto al suo profumo di donna ti sconvolge, inoltre
fasciata com’è da quei vestiti che la guantano più strettamente di un
preservativo sembra totalmente nuda e questo non aiuta: cerchi di ignorarla
però ne sei completamente succube e non riesci a distoglierle del tutto lo
sguardo dalle curve procaci del corpo. Devi faticare non poco per
comprendere il significato delle sue parole e farti così una rapida opinione
su di lei.
La ascolti per quanto
possibile a tratti, combattuto a metà tra il rapito e il distratto. Appare
in ogni caso scontato che fosse vanitosa ed egocentrica, invece che fosse
lesbica e possessiva non ti era sfuggito, ma ammette spontaneamente di
essere abbastanza gelosa e forse un po’ troppo esigente in amore e di avere
litigato un’altra volta con la sua compagna.
Vai al 328.
.237.
La ragazza se ne sta
inginocchiata ai tuoi piedi con la bocca spalancata, una mano stretta al
seno e l’altra affondata tra le cosce. Sembra del tutto persa negli spasmi
di un orgasmo molto intenso e delirante. Gli ultimi filamenti di crema calda
stanno ancora fuoriuscendo dal tuo cazzone e si spandono fiaccamente sul
glande paonazzo, quando lei pare recuperare una briciola del proprio
autocontrollo. Riapre gli occhioni verdi e brillanti, ti guarda con
l’espressione esaltata e sconvolta; un gocciolone di sperma le pende
mollemente dal naso, tira fuori la lingua e ne sfiora la superficie
traslucida, se lo risucchia fra le labbra e ti sorride oscenamente. Alla
faccia della ninfomane!
La porta dell’antibagno si
apre e per pochi secondi il tono ovattato del martellare che risuona nella
discoteca sale alle stelle. La ragazza si rialza in piedi, recupera
frettolosamente preservativi e zainetto e si ritira subito nel bagno delle
donne. Ti ritrovi appoggiato all’ultimo dei lavandini: la mano destra è
sempre stretta intorno al cazzo semieretto, jeans e mutande sono calati sino
alle ginocchia. Diverse voci risalgono allegramente lungo il corridoio e si
avvicinano in fretta.
Se vuoi ritirarti nel bagno
degli uomini, vai al 321.
Se vuoi tentare di seguire la
ragazza in quello delle donne, vai al 299.
.238.
Svolti l’angolo del corridoio
e fai ritorno praticamente indietro. Un ragazzone dall’aria piuttosto
imbarazzata ti viene incontro a testa bassa trafficando con la cerniera dei
pantaloni per richiuderla mentre emergi nell’antibagno. Ti si avvicina senza
sollevare lo sguardo, ti oltrepassa stringendosi il più possibile nelle
spalle, si allontana in fretta scomparendo in un momento al di là della
curva del corridoio luminoso. Puoi facilmente immaginare la porta della
discoteca che si riapre per pochi istanti dal martellare della musica che
aumenta follemente di volume. Una bella ragazza se ne resta intanto
accucciata davanti ai lavandini per tutto il tempo. Si rialza infine in
piedi e ti osserva con calma.
Non è piccolina né altissima;
la carnagione è chiara, la corporatura è normale, non sembra eccessivamente
prosperosa, ma ti appare snella e possiede un fisico dalle linee morbide. Il
viso invece è pesantemente truccato e i lineamenti appaiono addirittura
volgari: la sua espressione è sconcia e lo sguardo turpe, la bocca è rossa e
il suo sorriso vergognoso. I suoi capelli sono lunghi e lisci, color biondo
chiaro con riflessi dorati, scalati morbidamente sino a metà della schiena,
lucidi, grossi, brillanti e pettinati con cura da una parte. Gli occhi sono
verdi, il nasino è irriverente, le sue labbra sono tumide e lievemente
dischiuse. A prima vista si direbbe certamente il volto di una ninfomane o
di una prostituta al lavoro.
Indossa una canottiera rosa e
un paio di jeans neri con catenelle alle tasche che le discendono
tintinnando sulle cosce, calza ai piedi sandali dal tacco inverosimile e
porta ai polsi bracciali di metallo e di plastica borchiata. Le spalle sono
leggermente larghe, il seno risulta abbastanza pronunciato al di sotto
dell’indumento elastico, i fianchi sono stretti, il ventre è morbido e
liscio, il culetto che puoi soltanto intravvedere nello specchio pare ben
fatto. Stringe fra le dita uno zainetto stracolmo di cerniere lampo che ha
raccolto dal pavimento e le sue gambe sono affusolate e proporzionalmente
lunghe.
Ti dirigi distrattamente ai
lavandini per rinfrescarti il viso. La ragazza ti si porta con noncuranza
dietro alla schiena e vi guardate attentamente attraverso lo specchio. Senti
una mano che ti si chiude a pugno sulla patta dei pantaloni. La reazione è
immediata: il tuo cazzone si srotola come una vipera infuriata e scatta
sull’attenti come un’anaconda pronta a colpire. Lei schiude ancora un poco
le labbra e ti sorride con estrema indecenza. Si china in avanti e ti morde
sul collo. Balzi bruscamente di lato.
“Ma sei matta?”.
Tira fuori la lingua e si
lecca spudoratamente le labbra rosse come il sangue. Si afferra i seni
delicatamente marcati e se li strizza con forza. Non risponde e non aspetta
nessuna risposta, ti passa vicino sfiorandoti l’uccello con le dita della
mano sinistra. Ti parla con un filo di voce molto suadente.
“Vuoi giocare con me per
qualche minuto?”.
Raggiunge seducentemente
l’ultimo dei lavandini schierati lungo la parete, apre lo zainetto e ne
estrae una scatoletta di preservativi che posa accanto al rubinetto, getta
lo zainetto di pelle nel lavandino e si gira nella tua direzione; socchiude
gli occhi e la sua espressione si fa estremamente sensuale, smette di
sorridere e si mordicchia il labbro inferiore, si sfila la canottiera
dall’orlo dei jeans e la solleva disinvoltamente fino all’altezza delle
ascelle: le tette sono tondeggianti, le areole sono rossicce e scure, i suoi
capezzoli turgidi mostrano un po’ di sano strabismo. Si cerca febbrilmente
con due dita i pistilli eccitati dei seni senza mai smettere di fissarti
negli occhi. Li trova e li stropiccia aspramente tra indice e pollice.
Inizia subito a mugolare deliziosamente.
Dimentichi del tutto il morso
che ti ha dato sul collo e la raggiungi in un attimo. Se è una prostituta ti
ha quasi convinto a pagare, se invece è una ninfomane ha trovato quel che
cercava. Ti abbassi tranquillamente lo zip dei pantaloni e ne tiri fuori il
guerriero che si erge maestosamente in tutta la sua statura imponente.
Abbassa lo sguardo e ti sorride con molta cupidigia. Si piega sulle
ginocchia e ti sbottona la patta, ti cala rapidamente jeans e mutande; ti
passa un paio di lente e lunghe lappate sul cazzo, incominciando dalla base
dei coglioni e risalendo sino alla punta del glande. Allunga una mano sul
lavandino e afferra la scatoletta dei preservativi, ne prende uno che apre
frettolosamente con i denti e te lo mette. Si rialza in piedi arretrando
velocemente di un passo.
Si fa dolcemente scivolare le
mani sul corpo, chiudendo gli occhi e sollevando il mento, stringendosi
nelle spalle e ruotando la testa, sporgendo vistosamente le labbra come per
baciare qualcosa di inesistente. Cazzo, questa ti vuol far morire!
Rintraccia infine la sfilza di bottoncini in fila sul suo pube e comincia a
spennarli lentamente come fossero banconote di grosso taglio:
rispettosamente, ossessivamente, meticolosamente, fascinosamente,
accuratamente. Si volge di scatto calandosi in un baleno i jeans di poche
spanne; il perizoma che la veste intimamente è minuscolo e variopinto. Il
brillio di un istante e anche le mutandine sono state abbassate. Porca
miseria che culo! Inarca la schiena flessuosa, alzando il sedere
straordinario, appoggiando le palme delle mani al muro, offrendoti
generosamente la sua figa sbrodolante. La fessura dischiusa che spicca tra
le sue cosce pare intrisa e cosparsa di zucchero filato. I peletti biondi
che sono radi e lisci intorno alle grandi labbra spalancate sembrano
parecchio appiccicaticci, l’interno della sua vulva sfolgorante è rosa e
bagnato come un confetto appena inzuppato nel caramello caldo, il clitoride
brillante palpita pulsando e sfavillando vivacemente sotto la forte luce al
neon dell’antibagno.
“Forza, vieni e fammi male”.
Non te lo fai ripetere una
seconda volta. Le scivoli dentro come nel burro liquido e fuso. Lei sospira
languidamente. La sua passerina è larga e vischiosa, caldissima, accogliente
e vorace come un abisso senza fine. Le sprofondi immediatamente nel ventre
fino alle palle. Arretri piano, assaporando ogni centimetro di quel contatto
ardente, lo estrai completamente, prendi la mira e le assesti un altro
debole colpetto riaffondandole totalmente nella figa.
“Più forte stronzo, forza non
farti pregare, sfondami e spaccami in due”.
“Taci zoccola, e lasciami
godere.”.
Le dai uno schiaffetto sulle
natiche.
“Ah sì”.
Geme ad alta voce.
“Ho detto che devi stare
zitta stronza!”.
Le cali un secondo ceffone
sul sedere, con sufficiente energia da lasciarle le impronte rosse delle
cinque dita sulla carne rosata delle chiappe. Lei mugola sonoramente ma non
dice niente. Molto bene! Evidentemente oltre ad amare il linguaggio volgare
le piace restare sottomessa e deve essere anche un pochino masochista. Le
afferri le natiche e la divarichi brutalmente, iniziando ad andare e venire
forsennatamente, stantuffandole e pistonandole nella figa senza avere alcuna
premura nei suoi confronti, facendole sbatacchiare i testicoli sul monte di
venere soffice ad ogni singolo affondo, afferrandola poi per i capelli e
tirandole indietro la testa, piegandoti su di lei come un animale in
fregola, afferrandole in ultimo i seni a malapena traboccanti dalle coppe
delle mani.
“Così Tesoro voglio sentirti
gemere come una vacca in calore”.
Le sue chiappe schioccano, la
sua fessura slabbrata sciaguatta, le tette sobbalzano nelle tue mani.
Improvvisamente senti una vampata esploderle nel ventre e le fiamme
avvolgerti il cazzo, la ragazza incomincia a tremolare convulsamente e la
devi sostenere fra le braccia per non lasciarla rovinare sul pavimento.
Continui a fotterla selvaggiamente per tutto il tempo. Quando infine smette
di tremare incontrollabilmente si accascia mollemente nelle tue mani.
Cazzarola che orgasmo! Le sue mammelle sono sode e pastose, i capezzoli sono
duri come sassi, la sua figa è ancor più focosa e scivolosa. Ansima e
respira affannosamente.
La ragazza si divincola dalla
tua stretta febbricitante e si lascia cadere sulle ginocchia: con una mano
ti toglie il preservativo e con l’altra corre istantaneamente in soccorso al
suo clitoride. Ti ciuccia lo scroto e si smanetta la passerina, ti spilucca
l’asta e si risucchia in gola la cappella. Si leva il cazzo dalla bocca e ti
guarda negli occhi. Stai irresistibilmente fremendo nella sua mano che si
muove vigorosamente.
“Sborrami in faccia
bastardo”.
Non c’era nessun bisogno che
te lo dicesse. Il tuo cazzone rabbiosamente in tiro sta già sussultando, i
testicoli iniziano presto a solleticare, le gambe ad irrigidirsi, i muscoli
dorsali a contrarsi irrefrenabilmente. Le scarichi fiotti di panna montata
direttamente sul viso, lei contemporaneamente serra le palpebre e ricomincia
a defibrillare incontenibilmente. Sostituisci la sua mano con la tua,
dirigendo i getti di sperma verso le sue labbra aperte e rosse. Il suo volto
sembra sconvolto e perduto nel proprio delirio orgasmico. Merda che troia!
Vai al 237.
.239.
Ti avvicini alla pista da
ballo che risplende di una luce fluorescente e il profilo di una ragazza
cattura immediatamente la tua attenzione. Si sta scatenando ai margini della
folla impazzita e il suo seno grandioso ciondola e dondola ipnoticamente.
Il viso è grazioso e rotondo,
i lineamenti sono genuini e solari, una nuvoletta di capelli ondulati le
ricade impetuosamente sulle spalle, discendendole sulla schiena fino
all’altezza delle scapole: l’attaccatura dei capelli è molto bassa e la
frangia è lunga, deve ravviarsela in continuazione dietro a un orecchio e
scrollarsi spesso il capo per togliersi i ciuffi fastidiosi dagli occhi.
Indossa una larga t-shirt sbracciata e sgargiante, rimboccata in una
cortissima minigonna nera a portafoglio, stringe fra le dita una minuscola
borsetta priva di manici, calza ai piedi un paio di scarpette dalla zeppa
altissima che la fa sembrare di parecchio più alta di quanto non lo sia
veramente. Le gambe sono nude e la sua figura è lievemente sovrappeso, ma le
tette che oscillano vivacemente ad ogni suo singolo movimento, cazzo, sono
assolutamente da infarto. Non ci sono dubbi, la riconosci e la raggiungi
direttamente sul limitare della pista affollata e martellante. Non devi
aspettare granché a lungo.
Non appena Elisa ti vede
smette di ballare, ti raggiunge e ti getta in un istante le braccia al
collo; ti cade praticamente addosso.
“Ciao, ti stavo aspettando ma
non ero sicura che mi avresti trovata!”.
Ti strilla entusiasticamente
e la saluti di slancio a tua volta, ti rivolge un sorriso felice, radioso e
splendente, ti prende per mano e ti trascina lontano dagli altoparlanti: che
era pimpante, spigliata ed espansiva già lo sapevi, ma così tanto ti fa
sospettare che possa essere leggermente alticcia. Dubiti che possa aver
bevuto sino ad ora soltanto Coca-Cola... La studi con molta insistenza dalla
testa ai piedi, sfacciatamente, vuoi valutarne la reazione e saggiare allo
stesso tempo il terreno su cui ti trovi a camminare.
“Sei davvero una cannonata
così vestita!”.
Arrossisce subito un pochino
sulle guance, ti ringrazia, cambia discorso e ti invita a sedere altrove.
Molto bene! Seppure fosse un po’ brilla, certamente non lo è abbastanza da
non rendersi conto di quel che la circonda. La segui in un cantuccio
relativamente tranquillo della discoteca osservando la sua figura piccolina
camminare disinvoltamente sui grossi tacchi troppo alti per chiunque altro.
I suoi fianchi sono generosi, però il suo sedere non è niente male. Sculetta
vistosamente e cammina in modo stuzzicante.
Trovate un divanetto libero
in un angolo della sala e vi accomodate vicini come amici di vecchia data.
Il dubbio che possa aver bevuto svanisce in un attimo, perché sembra
estremamente lucida, inoltre ti appare esattamente come era apparsa durante
le prime ore della serata. È simpatica e vivace, esuberante e piena di vita.
Attacca subito bottone e vi ritrovate rapidamente immersi in una
conversazione più intima, assai complice e di notevole confidenza. Getta
costantemente indietro la testa per scostarsi i capelli dal volto; questo
non te lo ricordavi, forse mentre giocavate a calcetto c’era una molletta
che li tratteneva sulla fronte. Glielo chiedi e lei ti risponde che erano
legati con un laccetto in un codino sulla nuca. Ah già! Le dici, ma non ci
avevi proprio fatto caso. D’altronde avevi ben altre cose da guardare.
Solleva una mano e si ravvia la frangia dietro all’orecchio destro.
Elisa non ha peli sulla
lingua e non sta ferma nemmeno un secondo. Gesticola allegramente nell’aria
posandoti una mano sulla gamba sinistra con noncuranza, indugiando per un
momento e ritraendola in fretta, appoggiandola di volta in volta un
centimetro più in su del ginocchio. In una mano stringe la sua borsettina,
che si fa volteggiare vispamente davanti; distogliere lo sguardo dall’ampia
scollatura della t-shirt colorata non è facile, però cerchi di non perderla
mai di vista, mentre con la coda dell’occhio continui a seguire attentamente
le evoluzioni di quell’altra mano roteante. Le fa compiere ampi gesti
significativi e se la passa distrattamente dietro a un orecchio, prima di
tornare a posarla con trascuratezza sulla tua coscia. Mostri indifferenza,
quasi non te ne fossi neppure accorto, vuoi vedere se lo sta facendo apposta
e sino a che punto vuole arrivare. Giunge infine a sfiorarti innocentemente
la patta dei pantaloni con le dita.
La reazione è immediata: il
tuo cazzone si srotola come un pitone e scatta sull’attenti come un cobra
che si prepara ad attaccare. La palma della sua mano vi si spinge
casualmente sopra. Eh no Bambina, stai imbrogliando anche questa volta.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un
risultato pari, vai al 219.
Se la loro somma, è un
risultato dispari, vai al 244.
.240.
La fila di persone accodate
per entrare in discoteca è chilometrica. Sospiri pesantemente e ti metti in
coda a tua volta. Evidentemente però le cose funzionano bene, perché avanzi
velocemente e in pochi minuti sei dentro. Ti avvicini alla cassa e paghi il
biglietto, ti avvii verso l’entrata vera e propria, lo consegni e varchi la
soglia.
Ti ritrovi in un tunnel molto
buio, appena rischiarato da una luminescenza debolissima che filtra dai
pannelli neri che ricoprono le pareti del corridoio serpeggiante. Giusto
quel tanto che basta per non sbattere il naso contro il muro alle numerose
curve che si snodano continuamente a novanta gradi. Indugi soltanto un
istante, per abituare gli occhi all’oscurità improvvisa, che già la porta si
riapre e si chiude alle tue spalle. Un gruppetto di ragazzi schiamazzanti ti
oltrepassa e svanisce dietro la svolta successiva del corridoio. Ti
incammini seguendoli distrattamente.
Il rimbombo del frastuono
della discoteca già ti infastidisce, ma quello è il posto giusto per
incontrare sempre nuova gente, e se questo è il prezzo che si deve scontare
per trascorrere una nottata in buona compagnia, allora vale benissimo il
costo di sopportarlo stoicamente. Conosci bene quel luogo, non che sia molto
diverso dalle altre discoteche che hai visto, però non è frequentato da
tossici o perlomeno non ne hai mai avuto alcun sentore. Svolti infine
l’ultima curva del corridoio che si apre nel caos più totale.
L’atmosfera è frastornante,
il chiasso e la penombra regnano sovrani dappertutto. Divani di pelle nera
sono allineati ovunque, un numero incalcolabile di figure ombrose se ne
resta in piedi o seduto praticamente nello stesso punto, formando una sola
matassa umana incasinata e contorta. Dalla posizione in cui ti trovi, non la
puoi vedere, ma sai che la pista da ballo è la sola cosa psicadelicamente
illuminata a dovere. Tutto il resto rimane sprofondato in una sfumatura
cavernosa e pesante.
La discoteca è composta da
quattro sale principali: la più grande è quella al pianterreno, quella che
hai a malapena intravvisto, che sai essere anche la più caotica nelle prime
ore della notte; la seconda si trova al primo piano, è leggermente meno
soffocante e prevale una musica più ritmica ma meno rintronante; la terza si
trova al secondo piano, è la più piccola e buia, solitamente molto meno
affollata, il clima che vi risiede ha dell’allucinogeno; la quarta si trova
all’esterno, risuona di una musica relativamente soft, se paragonata alle
altre sale, ed è frequentata prima o poi da tutti, quando il bisogno di
riposare i timpani si fa impellente.
Se vuoi gironzolare al
pianterreno, vai al 267.
Se vuoi vagabondare ai piani
superiori, vai al 293.
Se vuoi rifugiarti
immediatamente nella tranquillità che di solito è possibile trovare nella
sala esterna, puoi invece andare al 319.
.241.
Ti fa piacere aver incontrato
qualche volto amico e ti incammini allegramente dalla loro parte. Li hai
quasi raggiunti, quando uno dei due buttafuori disincrocia le grosse braccia
dal petto possente, ti intercetta e ti allontana bruscamente. Subito i tuoi
amici protestano vivamente, ma il buttafuori non vuol sentir nessuna
ragione. Il tuo buonumore è comunque alto, non hai proprio voglia di trovare
delle storie inutili: fai loro cenno di lasciar perdere. Magari vi
ritroverete dentro! Raggiungi la fine della coda, che nel frattempo è
aumentata ancora, e ti predisponi ad aspettare pazientemente il tuo momento.
Vai al 240.
.242.
Ti avvicini alla pista da
ballo che risplende di una luce fluorescente e il profilo di una ragazza
cattura immediatamente la tua attenzione. Si sta scatenando ai margini della
folla impazzita ed il suo seno grandioso ciondola e dondola ipnoticamente.
Ti sembra di riconoscerla e
cerchi di raggiungerla ma un gruppo di ragazzi le si stringe intorno e lei
ne resta subito inghiottita. Aspetti pazientemente di vederla ricomparire da
un momento all’altro però la ragazza non affiora più in superficie e devi
infine desistere dall’intento di continuare ad aspettare. Se si è lasciata
trascinare al centro della massa brulicante è certo che non la puoi
ritrovare, se si è sospinta verso l’altro lato della pista nemmeno. Decidi
che restare lì fermo ad attendere sarebbe del tutto inutile.
Tenti di raggirare quella
pista da ballo martellante, costeggiandone per quanto possibile
frettolosamente i bordi affollati. Improvvisamente la vedi sgusciare fuori
da dietro agli altoparlanti e la segui istantaneamente. Potenti fasci di
luce colorata spazzano tutta quanta la sala del primo piano, confondendo
persone e distanze, seguirla agilmente in mezzo alla ressa schiamazzante non
è per niente facile. Intravvedi invece con la coda dell’occhio i lineamenti
tipici di una ragazza che si intrattiene semplicemente in piedi accanto a
una colonna con un lungo bicchiere stretto in mano, ti fermi bruscamente e
torni indietro. Ti volge le spalle e non ne puoi perciò essere sicuro, ma la
sua corporatura piccolina e rotondetta, oltre alla grossa treccia di capelli
castani che le discende morbidamente sulla schiena, la rende praticamente
inconfondibile. Non ci sono dubbi, la riconosci e la raggiungi. Le
picchietti con un dito sulla spalla destra.
“Ciao!”.
Si gira di scatto e la sua
espressione assai diffidente non lascia spazio a null’altro. Chiedi scusa e
ti allontani rapidamente da lei. Non era chi ti aspettavi che fosse. Ti fai
maldestramente largo fra due divanetti, i cui occupanti sono troppo
indaffarati a pomiciare per farci caso, scorgi appena la prima ragazza in
lontananza e ti precipiti nella sua direzione. Osservando la sua figura
stuzzicante camminare disinvoltamente sui tacchi altissimi, ti ritrovi in
fretta in un cantuccio relativamente tranquillo della discoteca. I suoi
fianchi sono forse un po’ sovrappeso, però il suo sedere non è niente male.
Sculetta vistosamente e cammina in modo provocante.
Tira 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 272.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 294.
.243.
Le balzi letteralmente
addosso.
Con una mano cerchi di
estrarle quelle grosse tettone dall’ampia scollatura, con l’altra mano ti
insinui selvaggiamente sotto la minigonna, nel maldestro tentativo di
scostarle le mutandine, così da potervi liberamente frugare sotto con le
dita, ma lei reagisce con più energia di quanta ti saresti aspettato. Si
divincola dalla tua stretta e ti sospinge a sedere sul water. Avvampa di
rabbia e il suo sguardo appare molto minaccioso. Si gira repentinamente,
apre la porta del bagno, esce e la sbatte con violenza sbraitando che sei
solo e soltanto un porco, uno stronzo, un cafone, un villano, uno schifoso
di cavernicolo... Merda! Prima ti ha fatto andare fuori di testa e adesso si
tira indietro. Credevi che le piacessero i giochetti equivoci, pensavi che
fosse ciò che in fondo voleva, evidentemente ti sei sbagliato e chiedere
scusa non serve a nulla. Ti rialzi in piedi e cerchi di seguirla
frettolosamente nella sala martellante, ma è già scomparsa definitivamente
tra la folla chiassosa della discoteca.
Vai al 277.
.244.
La butti lì quasi per caso.
“Cosa ne diresti di
concludere davvero la sfida che abbiamo cominciato al bar?”.
Si zittisce immediatamente.
Strizza gli occhietti castani. Si mordicchia le labbra e si passa una mano
dietro alle orecchie per ravviarsi i capelli. La sua espressione si fa
pensosa e lo sguardo astuto e riflessivo. Elisa sembra indugiare e
tentennare a lungo.
“Mi sa che tu sei un bel
porcellino!”.
“Chi io? No, non direi...
beh, insomma, forse soltanto un pochino”.
“Non ne sono del tutto
convinta.”.
Però non ha mai smesso di
sorridere.
“Allora che ne dici?”.
“E dove?”.
Lo prendi per un sì. Scatti
in piedi e la afferri saldamente per il polso della mano libera. La trascini
praticamente di peso per tutta la sala facendoti largo con foga tra la folla
della discoteca ricolma di gente schiamazzante. Lei ride vivacemente e non
oppone nessuna resistenza, rischiando spesso di inciampare a causa dei
trampoli che calza, ma riesce piuttosto facilmente a mantenere il passo
forse un po’ troppo lungo per le gambe della sua figura piccolina.
Apri la porta e varchi la
soglia delle toilette. La luminosità del corridoio che conduce nei bagni è
accecante. Strizzi le palpebre e vai avanti. Lei non protesta minimamente,
se la sta invece ridendo come una matta. Nell’antibagno non c’è nessuno,
apri una delle porticine, la tiri dentro e la richiudi alle sue spalle.
L’ambiente che vi circonda è
spazioso, abbastanza pulito e bianchissimo. La sua carnagione è
perfettamente abbronzata, la bocca è lucida e polposa, i suoi capelli neri
svolazzano leggermente oltre le spalle. Il rimbombo ovattato della musica
resta ora solamente un’eco che martella debolmente in lontananza, Elisa
getta indietro la testa per scostarsi i ciuffi dal viso, ti fissa con gli
occhi stretti e ti parla interrogativamente.
“E adesso?”.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un
risultato pari, vai al 263.
Se la loro somma, è un
risultato dispari, vai al 292.
Se escono 2 numeri uguali,
indipendentemente dal risultato, vai al 318.
.245.
Elisa si tira indietro
raddrizzandosi sui tacchi, inarcando la schiena e spingendo in avanti le
enormi mammelle, appoggiando una mano sul pavimento e spalmandosi lo sperma
attorno e sui capezzoli con due dita dell’altra. La sua espressione è oscena
e lo sguardo lubrico, le sue labbra stuzzicanti, rosa e polpose sono
incurvate in un sorriso stracarico di lascivia. Il tuo uccellone è ancora
semieretto tra le gambe, lo catturi con la mano e lo accarezzi
distrattamente. Lei ti guarda, ti sorride con astuzia, si solleva
rapidamente in piedi e muove qualche passo verso il lavandino; tenti di
alzarti per seguirla ma lei ti sospinge nuovamente a sedere sulla tavoletta
abbassata del water.
“No, no, fermati lì... così
non ci siamo! Guardare e non toccare.”.
Conclude scuotendo
vigorosamente un dito nell’aria. Cavoli che palle! Elisa raggiunge il
lavandino, si gira e si succhia un capezzolone fissandoti continuamente
negli occhi. Scivola con le mani alla cortissima minigonna nera a
portafoglio e ne slaccia i bottoni che la trattengono sui suoi fianchi
generosi lasciandola cadere a terra in uno svolazzo. Si abbassa senza
nessuna esitazione le mutandine di pizzo giallo.
La sua vulva è completamente
depilata, tranne che per un ciuffetto nero legato con un laccino in un
minuscolo codino di cavallo sul monte di venere: le cosce sono sode e
tornite, la pancia invece non si vede perché le gemelle ciondolanti le
ricadono generosamente davanti. Al contrario, più in basso si possono
nitidamente scorgere le grandi labbra della vagina, dischiuse, come il
crepaccio di una voragine invitante e pericolosa. Si china e raccoglie dal
pavimento gli indumenti, li getta entrambi a cavallo del corrimano insieme
alla t-shirt colorata e alla maglietta a mezze maniche bianca. Si Ravvia i
capelli dietro alle orecchie, si mordicchia le labbra lucide, si volge e si
piega a novanta gradi sul lavandino, mostrandoti il suo magnifico sedere
rotondo, apre sfacciatamente le gambe, non perde tempo e si infila
istantaneamente dentro due dita. Comincia subito a smanettarsi febbrilmente
la figa.
“Guarda la tua puttana che
gode, dai menati il cazzo che lo voglio sentire schioccare”.
“Sì troia non smettere,
infilane dentro un altro”.
Si infila un terzo dito nella
passerotta mentre ti incita a sbattertelo più forte. Molto bene!
Evidentemente, oltre ad amare il linguaggio scurrile, le piace condurre il
gioco e dev’essere anche un po’ esibizionista. Con una mano si divarica
oscenamente le natiche; le tre dita si muovono ancora troppo facilmente nel
suo figone spazioso, si schiaffa perciò dentro disinvoltamente anche il
mignolo, incominciando ad andare e venire dentro e fuori dalla sua vulva
sbrodolante, sprofondando freneticamente sino alle quattro nocche della mano
senza avere alcun riguardo in particolare per se stessa. Si direbbe
piuttosto strano o perlomeno abbastanza insolito, però sembrerebbe piacerle
assolutamente un mondo. Probabilmente si tratta di un gioiello di ragazza
che gode soprattutto nel far godere.
“Sì così forza, guardami e
godi, mi sto eccitando come una cagna, sono tutta bagnata come una troia.”.
La sua vagina che schiocca ad
ogni colpo, le sue grida esasperanti, la tua mano che si sta rabbiosamente
muovendo: senti il cazzo che già palpita e nervosamente ringhia fra le
gambe. Improvvisamente Elisa si accascia sul lavandino in preda a
contrazioni muscolari violente e smodate, un fiotto femminile le inonda la
mano avvolgendola e ricoprendola fino al polso. Non ci sono proprio dubbi
sul fatto che ha goduto! Si leva con uno schiocco le dita dal corpo
fremente, un filamento vischioso si distacca dal sesso accompagnando la sua
mano per una buona spanna. Ti togli frettolosamente le scarpe da tennis e le
sospingi in un angolo del bagno, ti sfili del tutto jeans e mutande e li
getti a tua volta sul corrimano osservandola meglio. La ragazza si fa sempre
più interessante.
“Bambina, sei un fenomeno!”.
Ansima e respira
affannosamente con la faccia affondata nel lavandino, la schiena ancora
percorsa da spasmi di piacere, la passerotta che sembra intrisa di burro
fuso, un rivolo di gelatina le discende lentamente lungo le cosce. Cazzarola
che orgasmo! Elisa solleva di scatto la testa, incurvando la schiena e
raddrizzandosi sui gomiti in un solo istante. Il tuo animale si è
completamente ridestato e sta ora puntando al cielo percorso da nuova
rabbia. Prende un preservativo dalla scatoletta, si gira e ti si avvicina
come una molla, lo apre con i denti e te lo mette, esagitatamente, ti volge
la schiena e si siede impalandosi da sola sul cazzo.
Elisa si raddrizza
immediatamente e ti appoggia le palme delle mani sugli addominali; la
afferri per le natiche e ti sintonizzi sul suo ritmo ossessivo, assecondando
tutti i suoi movimenti spiritati, scivolandole lussuriosamente nel ventre,
mentre quelle sue grosse gemelle oscillano e sbatacchiano dondolandole
mollemente davanti. Meno male che sei nudo, altrimenti sarebbe stato un
disastro. Le lasci andare il sedere e le prendi le tettone nelle coppe delle
mani. Sono ancora impiastricciate del tuo sperma, ma ormai quale importanza
può avere? Più di così non ti puoi mica sporcare! Il suo figone risulta
molto largo e il tuo cazzone vi scivola scorrevolmente all’interno, però la
sua vulva è calda come il fuoco e le sue mammelle hanno la consistenza del
crème caramel. Cominci subito a stropicciarle i seni grandissimi,
affondandole senza sosta nella figa, facendole risuonare sonoramente le
chiappe ad ogni singolo colpo. Sei ipereccitato e le stantuffi
entusiasticamente dentro, lasciandoti trasportare con slancio nel suo
delirio orgasmico.
“Così dai muovi quel cazzo,
forza fotti la tua puttana, continua che lo sento sino alla gola, sfonda del
tutto questa troia in calore.”.
Elisa ti si muove
lubricamente sul pube. Contraccambi energicamente tutti i suoi affondi. Se
lo estrae dal corpo quasi totalmente e se lo riaffonda fino alle palle. La
sua figa sciaguatta e il suo culo rotondo schiocca. La testa è gettata
istericamente all’indietro. I capelli ti solleticano il viso. Le sue gemelle
sono sudate e scivolose. Il linguaggio si fa via via maggiormente osceno.
D’un tratto senti come un’implosione dilagarle nel ventre e le fiamme
avvolgerti il cazzo, un’inondazione ciclonica invaderti i coglioni e
scaricarsi nell’inguine, allargarsi sulle cosce e grondare vischiosamente
tra le gambe. Lei ti si aggrappa in vita e incomincia a tremare
convulsamente come vittima di un maremoto devastante. Ti conficca le unghie
nella schiena e ti crolla infine pesantemente addosso.
Vai al 268.
.246.
Ti incammini verso il centro
di quell’oasi relativamente luminosa osservando i fantasmi che si agitano
sulla pista da ballo per controllare se riesci a riconoscerne qualcuno, ma
diversi getti fumosi ci vengono sparati sopra come missili e le fiamme
nebbiose che si aprono a ventaglio si srotolano fino ai tuoi piedi come il
soffio biancastro di un drago spettrale. L’oscurità che ti cala
immediatamente addosso ti si stringe intorno come un cappio al collo. Ti
passi le dita fra i capelli e ti aggiusti i genitali con la mano, cambi
direzione e ti allontani in fretta da quella situazione scomoda.
Alcune imponenti colonne di
plastica attorniano la pista e molti divanetti privi di braccioli come tutti
sono collocati sul limitare tra buio e penombra, poche deboli polle di luce
sono disseminate in giro con il contagocce e vanno diradandosi sempre più
man mano che ci si avvicina al perimetro fittamente ombroso. Qualche
coppietta scalpitante approfitta della scarsa luce per scambiarsi effusioni
nelle tenebre, altre persone troppo scure per poterle distinguere con
chiarezza si aggirano come dannati nella bassa muraglia polverosa che
circonda pesantemente tutta quanta la pista da ballo.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 251.
Se esce un numero dispari,
vai al 255.
.247.
Non proferisci alcuna parola
per evitare di peggiorare ulteriormente la situazione.
“Beh, non hai niente altro da
dire?”.
Sbotta improvvisamente e il
suo sguardo si manifesta sempre più ostile, mentre un sorrisetto da furbetta
le si insinua profondamente sulle labbra. Sapevi che era permalosa, e forse
avresti dovuto tentare di rimediare alla tua gaffe, stai pensando, quando
sbrigativamente riprende il discorso da dove lo aveva interrotto.
“Evidentemente no. Pazienza,
sarà per la prossima volta.”.
Si risponde e decide tutto da
sola. Un getto fumoso viene soffiato sulla pista da ballo e si srotola fino
ai vostri piedi come un gomitolo di lana, l’oscurità cala immediatamente su
di voi come il sipario di un palcoscenico, Alma si gira e si allontana in un
solo istante, il buio e la massa informe di figurine formicolanti la
inghiottono prima che tu possa reagire in qualsiasi modo. Resti a lungo
impalato sul posto, nella speranza di vederla ricomparire nel mezzo del
groviglio brulicante di ombre fitte che si agitano nel vuoto, però devi
infine desistere e ti devi rassegnare: non la rivedrai più per questo fine
settimana. Ti è andata male!
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogare la tensione che ti rode
dentro dovrai caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.248.
“Sì, certamente Bellezza!”.
La Seriosa Castana ti scocca
un’ultima occhiata di traverso e quel suo sorrisetto, enigmatico e
inquietante, si distende appena. Molto bene! Evidentemente non disprezza i
complimenti.
“Vieni con me”.
Ti afferra per il colletto
della maglietta, si gira repentina e sicura, si avvia nella fitta penombra
trascinandoti quasi di peso da sopra una spalla nel buio; non opponi alcuna
resistenza e la segui docile come un cagnolino, fiducioso e speranzoso,
inebriandoti del calore e del profumo che il corpo fantastico della tua
nuova padroncina emana. Quella bellissima donna ombrosa è molto alta e devi
sollevarti sulla punta dei piedi per arrancarle faticosamente dietro. Ester
cammina apparentemente in modo imperturbabile, impassibile e senza nessuna
fretta, incrociando disinvoltamente ogni singolo passo, avanzando nella
semioscurità in atteggiamento estremamente autoritario. Dove cazzo stiamo
andando? Non che abbia grande importanza, ma i bagni non stanno dall’altra
parte?
Attraversate in silenzio
tutta la saletta e vi fermate davanti a una porta incavata e seminascosta
nella parete. Una lucina fiochissima illumina debolmente un avviso
piccolissimo: VIETATO L’ACCESSO AI NON AUTORIZZATI. Ti molla all’improvviso,
fruga nel suo marsupio minuscolo e ne estrae una chiavetta che infila nella
serratura. Apre pensierosa la porta e ti accenna a seguirla.
“Entra!”.
Subito ti precede e si lascia
oltrepassare. Si richiude il battente alle spalle. Una piccola luce di
sicurezza piazzata sopra la vostra testa rischiara lo spazio circostante
ancor meno di quanto sia rischiarato l’ambiente ottenebrante che persiste al
secondo piano della discoteca. Numerose porte si susseguono regolarmente da
entrambi i lati del macabro corridoio che ti si snocciola davanti.
“Dove hai preso quella
chiave?”.
Scrolla distrattamente le
spalle e si incammina con calma lungo il corridoio.
“Qualcuno deve averla
dimenticata infilata nella toppa, io e la mia ragazza la abbiamo trovata e
ce ne siamo fatta una copia. Sicuramente non se ne è mai accorto nessuno,
perché non hanno nemmeno cambiato la serratura.”.
Ti guardi intorno solo un
altro istante e ti incammini immediatamente al suo fianco.
“Cosa c’è al di là di tutte
queste porte?”.
“Non ne ho davvero idea.
Uffici, camerini, forse qualche deposito per le attrezzature: fai un po’ tu!
La mia chiave apre soltanto la prima e l’ultima porta laggiù in fondo”.
Raggiungete la fine del
corridoio. Si volge e si appoggia con la schiena allo stipite di una
porticina che non è per nulla diversa dalle altre. Alla resa dei conti
sembra indecisa e pare esitare con la mano posata sulla maniglia.
Probabilmente non è poi così distaccata e vendicativa come vuole sembrare.
Se la vuoi incoraggiare e
spronare gentilmente, vai al 261.
Se la vuoi rassicurare e
mostrarti comprensivo, vai al 280.
.249.
Continui a far finta di
niente come se non ci avessi fatto caso. Lei indugia per un momento più del
necessario poi ritrae velocemente la mano. Non ha mai smesso di parlare né
di gesticolare e continua a farlo per qualche altro minuto, mentre tu
osservi quasi ipnotizzato gli scatti e le evoluzioni roteanti delle sue
mani.
Il martellamento convulsivo
della sala risuona costantemente in sottofondo, soffocando le parole della
tua Barista Chiacchierina, le luci colorate della discoteca volteggiano e
spiraleggiano sempre dappertutto. Immobile alla tua destra c’è un robusto
tavolino, seduta sul divanetto alla tua sinistra ci sta vivacemente lei. Si
interrompe per qualche secondo, si passa il bicchierone nell’altra mano, si
allunga per posarlo maldestramente sul ripiano del tavolino. Ti sospingi
indietro per farle spazio: le sue tettone si schiacciano sul tuo uccello, lo
puoi sentir sussultare disperatamente fra quell’enorme massa di carne
dondolante e soffice. Il contatto improvviso è caldo e molto morbido.
Si scusa e cerca di
sollevarsi, ma scivola e ti cade praticamente addosso. Percepisci
chiaramente le dita di una mano che si chiudono intorno al tuo cazzone. Si
scusa ancora una volta, diventa tutta rossa e dopo nemmeno un minuto si
riallunga per riprendere il bicchiere, strofinando generosamente le sue
grandissime mammelle sul tuo cazzo sovreccitato.
Se la vuoi trascinare in
bagno, vai al 223.
Se vuoi continuare a far
finta di nulla, vai al 265.
.250.
Sfili dalla tasca posteriore
dei jeans una scatoletta di preservativi, la posi sul lavandino e la fissi
negli occhi aspettando pazientemente una sua reazione. Lei sembra indecisa e
pare pensarci per diversi minuti. Appoggia infine il suo bicchiere
sull’altro lato del lavandino, si gira repentinamente e chiude a chiave la
porta del bagno. Si rigira e ti guarda.
Gli occhi sono luminosi e
marroni, il nasino è piccolino, le labbra rosse sembrano il bocciolo di una
rosa che sboccia. Adesso è lei ad aspettare una tua mossa. Ti levi
disinvoltamente la maglietta e la getti sul corrimano che costeggia tutta la
parete alla tua sinistra per incitarla a fare tranquillamente altrettanto.
Con una mano si afferra il bordo dell’ampia scollatura del maglioncino
bluette che indossa, con l’altra mano si estrae entrambe le enormi mammelle
dalla fascia elastica che le si incrocia sul davanti. Cazzo che roba!
Le sue tettone penzolanti
sono molto grosse, grandissime ed incredibilmente rotonde; probabilmente
quando sarà vecchia le arriveranno alle ginocchia ma per ora conservano
tutto il fascino e il vigore della giovinezza. Che meraviglia! Le areole
nere e circolari sono leggermente in rilievo e larghe quasi quanto un
piattino da caffè. I capezzoloni al centro delle sue basse rotondità sono
invitanti e grossi come la prima falange di un dito. Resti scioccato per un
istante e in contemplazione per un altro momento, incredulo e stordito di
fronte a tanta abbondanza.
Non puoi trattenerti oltre.
Le balzi letteralmente addosso. Lei si schiaccia arrendevolmente contro la
porta del bagno: con le mani ti guida la testa alla ricerca di un capezzolo,
mentre una delle tue affonda in quella sua massa di carne soffice, intanto
con l’altra mano le frughi al di sotto della minigonna cortissima per
scostarle brutalmente le mutandine. Un dito scivola istantaneamente dentro
come nel burro. La tua bocca trova facilmente ciò che cercava e si chiude su
qualcosa di morbido. Con la lingua le titilli le punte dei seni traboccanti,
mordicchiandole appena i capezzoli con i denti, succhiandoli bramosamente
con le labbra umide, esplorandola al contempo con una mano tra le gambe,
sollecitando e stropicciando ininterrottamente con quell’altra.
“Sì dai succhia, muovi le
dita più forte, infilane uno ancora!”.
Sollevi il capo indugiando
solo per un attimo. Un pensiero ti attraversa il cervello: merda, non sta
zitta nemmeno adesso! Dall’antibagno qualcuno vi potrebbe sentire. La
risposta a questa riflessione giunge spontanea: pazienza! Abbassi la testa e
ti concentri nuovamente sul tuo lavoro.
Improvvisamente ti sospinge
indietro, sino a farti sedere sulla tavoletta abbassata del water. La sua
espressione è diventata oscena e selvaggia; ti sbottona convulsamente i
pantaloni, apre la patta e te li abbassa fino alle caviglie. Il tuo cazzone
è già completamente eretto e fa orgogliosamente capolino dall’orlo delle
mutande. Ti abbassa sfacciatamente anche quelle. Si inginocchia ai tuoi
piedi: con la lingua comincia a lambirne l’asta, succhiando la cappella
quando arriva in cima, affondandolo per un secondo in gola ed estraendolo
immediatamente per poi subito ricominciare dai coglioni. Ripete il giochetto
molte volte, con una mano affondata fra le cosce, godendo di ogni tua
singola inevitabile pulsazione e contrazione. Si raddrizza e ti guarda negli
occhi.
“Dimmi che ti piace, voglio
sentirtelo dire”.
“Ci puoi scommettere Dolcezza
che mi piace!”.
“Allora su dai godi, che
voglio vederti schizzare come una fontanella.”.
Ti dice languidamente,
sollevando le tettone con le mani, strizzandosele voluttuosamente e con
estrema passione. Alla faccia della santarellina che ti era sembrata durante
il corso della serata! Ti appoggia le mongolfiere sulle gambe e vi strizza
il cazzo nel mezzo. La gola ti si inaridisce, i testicoli cominciano a
solleticare. Inizia prima lentamente, poi sempre più in fretta, a muovere
quella montagna di panna lungo tutta la lunghezza del tuo cazzone,
stuzzicandone il glande con la linguetta tutte le volte che emerge in
superficie, risucchiandone la punta in bocca di tanto in tanto, incitandoti
freneticamente ad alta voce.
“Su dai sborra, forza fammi
vedere, schizzami tra le tette che mi piace.”.
Qualche minuto di quel
trattamento speciale è sufficiente per farla contenta. Alla vista di quei
fanaloni neri strizzati l’uno contro l’altro, attorno al tuo animale che
sprofonda del tutto in apnea, senti l’orgasmo che monta progressivamente
alla base delle palle. Lo trattieni finché puoi, assaporando la fantastica
situazione per più tempo possibile, infine quando senti che i coglioni
stanno per scoppiare ti rilassi e lo lasci rabbiosamente sfogare.
“Adesso Dolcezza, sto
per...”.
Si ritrae lievemente con il
viso, però non smette di incoraggiarti ad alta voce né di spostare su e giù
le grosse tettone con le mani. Le zampilli abbondanti fiotti di crema calda
fra le incredibili mammelle, chiudendo gli occhi e appoggiando la testa al
muro totalmente perso negli spasmi di un delirio folle. Quando li riapri lei
non sta più strillando e ti rivolge un sorriso splendente. Puoi vedere
l’ultima gocciolina di sperma fuoriuscire dal cazzo e spandersi sul glande,
lei tira fuori la lingua e ne sfiora l’estremità libidinosamente e con
voluttà. Ti guarda e ti sorride alquanto maliziosamente.
Se vuoi prendere
l’iniziativa, vai al 370.
Se non vuoi prendere
l’iniziativa, vai al 222.
.251.
Il rombo allucinante che non
si può propriamente definire musica continua a vibrarti fastidiosamente
nelle ossa, ma per esplorare i dintorni della pista da ballo ti ci sono
voluti diversi minuti e nel frattempo i tuoi occhi si sono sensibilmente
adattati alla fitta penombra; adesso puoi allontanarti dagli altoparlanti e
addentrarti nel vuoto incombente che ti attende oltre la fiochissima cappa
lumeggiante che rimane debolmente estesa attorno alla pista. Ti sposti con
grande cautela nel buio, avanzando molto lentamente tra i divani per non
inciampare, poiché non riesci comunque a vedere esattamente dove metti i
piedi: gli aloni luminosi si fanno sempre più radi mentre le persone che
risiedono nella semioscurità sembrano essersi esaurite del tutto, quando più
che sentire nelle orecchie percepisci nei testicoli il rantolo sommesso di
un respiro sospirante che si mescola appena al rumore disorientante della
sala.
Tira un dado:
Se esce il numero 1, vai al
259.
Se esce il 2 o il 3, vai al
270.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 276.
.252.
Ricordi anche che tende
subito a raddolcirsi impercettibilmente, quando ti mostri conciliante
esprimendole allo stesso tempo apprezzamenti garbati e lusinghevoli. Fai
perciò un piccolo passo indietro, accennando appena a un inchino riverente
per omaggiarla e metterti al suo servizio.
“Chiedo scusa, mi è scappato:
intendevo che sei un Bocconcino del tutto fuori dal comune.”.
Aggrotta un sopracciglio,
sicuramente per mantenerti sulle spine, infatti i suoi occhietti particolari
si allargano lievemente e un sorrisetto mellifluo le compare brillante sulle
labbra. Si capisce che non disdegna sentirsi lusingata, che le piace
recalcitrare e fare un po’ la pretenziosa, però quando ti parla lo fa in
modo confidenziale e questo tradisce l’espressione stranamente burbera sul
suo bel viso; inoltre la sua voce non suona né come una domanda né come un
rimprovero.
“Un Bocconcino?”.
Sembra riflettere e le
sorridi. Un getto fumoso viene soffiato sulla pista da ballo e si srotola
fino ai vostri piedi come un gomitolo di lana, l’oscurità cala
immediatamente su di voi come il sipario di un palcoscenico, Alma risoluta
ti prende per mano e ti conduce verso un’altra debole pozza di luce poco
distante dalla massa informe di figurine formicolanti nel buio.
Vai al 256.
.253.
“No, non credo”.
Distoglie in fretta lo
sguardo e vedi chiaramente Il sorrisetto morirle sulle labbra e quel suo
atteggiamento baldanzoso spegnersi di colpo. Ricordi un’altra situazione
analoga: lei che ti sfidava arrogantemente con gli occhi, ma quando ne hai
sorretto il peso è stata sempre lei a distoglierli per prima. Probabilmente
è abituata ad ottenere tutto e quando non ci riesce subito si smonta molto
facilmente. Si gira repentina e stizzita, se ne va svanendo quasi in un
attimo nella fitta penombra. Ci sei rimasto di sasso; aspetta, stavo solo
scherzando! Hai esitato solamente un secondo ed è stato sufficiente: il buio
l’ha inghiottita in un momento e chiamarla ancora per nome ripetendo
vivamente che non dicevi sul serio non serve a farla tornare indietro. La
cerchi dappertutto però il vantaggio che ha già acquisito su di te è troppo
grande e non riesci a ritrovarla da nessuna parte. Ti è andata male!
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogarti dovrai caricare in
macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.254.
“No, Zuccherino, direi
proprio di no”.
Si gira singhiozzando e se ne
va molto in fretta, scoppiando immediatamente a piangere, senza aggiungere
una sola altra parola, svanendo quasi subito nella fitta penombra. Balzi
bruscamente in piedi: volevi solo scherzare, ci sei persino rimasto di
sasso, hai esitato soltanto un secondo ed è stato sufficiente; il buio l’ha
inghiottita in un istante, dirle di aspettare un attimo e che non dicevi sul
serio non serve a farla tornare indietro. La cerchi dappertutto però il
vantaggio che ha acquisito su di te è troppo grande e non riesci
assolutamente a ritrovarla da nessuna parte. Ti è andata male!
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogarti dovrai caricare in
macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.255.
Il rombo allucinante che non
si può propriamente definire musica continua a vibrarti fastidiosamente
nelle ossa, ma per esplorare i dintorni della pista da ballo ti ci sono
voluti diversi minuti e nel frattempo i tuoi occhi si sono sensibilmente
adattati alla fitta penombra; adesso puoi allontanarti dagli altoparlanti e
addentrarti nel vuoto incombente che ti attende oltre la fiochissima cappa
lumeggiante che rimane debolmente estesa attorno alla pista. Ti sposti con
grande cautela nel buio, avanzando molto lentamente tra i divani per non
inciampare, poiché non riesci comunque a vedere esattamente dove metti i
piedi: gli aloni luminosi si fanno sempre più radi mentre le persone che
risiedono nella semioscurità sembrano essersi esaurite del tutto, quando più
che sentire nelle orecchie percepisci nei testicoli il rantolo sommesso di
un respiro sospirante che si mescola appena al rumore disorientante della
sala.
Se vuoi allontanarti e
dirigerti altrove, vai al 259.
Se vuoi avvicinarti
costeggiando il muro, vai al 270.
Se invece vuoi avvicinarti
quatto quatto, vai al 276.
.256.
Il rombo allucinante che non
si può propriamente definire musica continua a vibrarti nelle orecchie, la
scollatura del miniabito sulla schiena di Alma è vertiginosa, il rumore
disorientante della sala misto al profumo eccessivo che porta ti sconvolge,
la forma rotonda del suo culetto che ondeggia favolosamente nella fitta
penombra è perfetta, il tocco di quelle lunghe dita affusolate nella tua
palma irrigidita è caldo e morbido e le sue gambe sono assolutamente
incredibili e lunghissime. Si ferma e si gira dalla tua parte, si posa una
mano sul fianco slanciato; gli occhi sono piccoli e brillanti, lo sguardo è
attraente, la sua espressione rispecchia e riflette assai complice e
trionfante. Ti fissa e si ripete ancora una volta.
“Bocconcino?”.
“Avresti preferito
Farfallina? Oppure Coniglietto?”.
Sorride.
“No, decisamente no”.
Lo sguardo ti scivola alle
cosce.
“Magari Puledrino? O meglio
Cavalletta?”.
Smette di sorridere e si
imbroncia leggermente.
“Mi sa che forse meraviglioso
Airone sarebbe stato il più indicato di tutti.”.
Un sorriso largo e
scintillante le si apre immediatamente sul viso e scoppia nuovamente a
ridere di gusto in quella sua tipica risata un po’ cavallina che la rende
del tutto inconfondibile da chiunque altra.
“OK, OK, vada per
Bocconcino... in fondo non mi dispiace mica neanche tanto, però non
azzardarti a chiamarmi così sul lavoro se non vuoi fare una figuraccia coi
fiocchi.”.
Come se non fosse mai
accaduto prima.
“D’accordo, affare fatto”.
“Ma perché non posso
semplicemente essere Alma?”.
“Strano, che sia proprio tu a
chiederlo”.
Si fa subito attenta e
guardinga.
“Perché strano?”.
“Sono del parere che sia
gratificante, oltre che necessario, contraddistinguere in qualche modo la
vita di tutti i giorni da quella privata: specialmente nelle occasioni
speciali, e spesso un soprannome aiuta ad evadere dalla solita routine.”.
Reciti convinto e lei sembra
rilassarsi impercettibilmente.
“Interessante teoria”.
“Invece tu vorresti rimanere
sempre e soltanto Alma?”.
“No, non penso”.
“Dunque Madamigella
Bocconcino, posso umilmente avere l’onore di farle da Cavaliere per il resto
della notte?”.
Un sorriso melato torna a
risplenderle sulle labbra.
“Non saprei... credi davvero
ci sia bisogno di protezione?”.
“Sicuramente!”.
“E dimmi... da chi dovrei
venire protetta?”.
“Indubbiamente, da ogni altro
malintenzionato che abbia occhi per ammirare e coraggio per osare anche solo
un tantino.”.
Ride.
“Mmph, non ne sono certa,
l’ultimo che ha tentato ha fatto clamorosamente fiasco! Pensi di esserne
all’altezza?”.
“Chissà? Se il cuore mi
regge; ci proverò: di più non è possibile promettere.”.
Un sorrisetto da furbetta
pare illuminarle completamente il volto.
“Allora vieni con me
Cavaliere.”.
Ti riprende la mano e ti
trascina nel buio.
Se vuoi seguirla docilmente,
senza porre domande, vai al 274.
Se vuoi fare resistenza e
pretendere spiegazioni, vai al 283.
Se vuoi trattenerla e
mostrarti prezioso e riluttante, vai al 287.
.257.
La stupenda castana dagli
occhi scuri non appare più né impassibile né sospettosa; quell’atteggiamento
di distacco dal mondo dei comuni mortali si direbbe essere crollato come un
castello di carte al vento, un fuoco sembra esserle divampato intorno e si è
come riscossa dal clima di indecisione che normalmente la persegue da
vicino. Levi dalla tasca posteriore dei jeans la scatoletta dei preservativi
e la posi su di una bassa pila di scatoloni lì accanto per farla sentire
maggiormente sicura. Solleva con calma una mano e te la posa sul petto, la
prendi e la guidi tranquillamente verso la patta dei jeans, mentre dentro
invece ti senti scoppiare: con due dita ti apre la cerniera, con altre due
ti sbottona i pantaloni, infila la mano nelle mutande, trova il cazzo e con
delicatezza lo tira fuori. Ti si stringe al corpo e ti dà un bacio rapido e
passionale con un metro e mezzo di lingua, carezzando intanto il tuo membro
palpitante che si erge come una colonna di marmo fra le sue dita energiche.
Si distacca infine, abbassa lo sguardo, ti osserva la colonna con un misto
di soggezione e meraviglia.
“Dai Bellezza che non
morde...”.
La sfidi a continuare con il
tono di voce più indifferente che riesci a trovare nel tuo repertorio
classico. Si piega lentamente sulle ginocchia, avvicina il volto al tuo
cazzone, lo studia attentamente e con vivo interesse ancora un poco, schiude
lievemente le labbra e scorgi la linguetta guizzare per un istante prima di
sentirne il contatto vellutato sulla pelle morbida del filetto. Un brivido
feroce ti risale ardentemente la spina dorsale, partendo come ghiaccio
liquido dai coglioni per esaurire tutta la sua spinta improvvisa pressappoco
all’altezza della nuca. Sorride enigmaticamente e incomincia a lavorare con
impegno sul tuo uccello enorme.
Ti spilucca l’asta come se
fosse un gelato buonissimo, ti ciuccia poi la cappella come se fosse un
Chupa Chups gustosissimo, muovendo con decisione la sua mano al contempo
forte e delicata come se dovesse montare la maionese. Non è particolarmente
brava; non ne prende in bocca che pochi centimetri e le dimensioni del
glande sembrano già troppo grosse per le sue labbra in fiore, però succhia
energicamente agitando su e giù la mano con fermezza e puoi sentire la sua
linguetta esplorarti maliziosamente la testa del cazzo come un tizzone
rovente. Resistere al tocco di quella bocca caldissima morbidamente chiusa
sul capitello della tua colonna non è per niente facile. Sei ipereccitato e
riconosci immediatamente i primi sintomi allarmanti che incalzano sempre più
in fretta dopo solo qualche minuto di quel trattamento speciale. Le membra
si irrigidiscono appena, i muscoli si contraggono leggermente, il respiro si
fa un po’ affannoso, le palle iniziano presto a solleticare
impercettibilmente. Ti devi subito distrarre o rischi di finire la tua
performance ancor prima di poterla cominciare.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 314.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 336.
Se i 2 numeri sono uguali,
indipendentemente dalla somma, vai al 340.
.258.
“Sì, certo!”.
Puoi intravvedere a malapena
l’ombra nel buio delle sue spalle rilassarsi istantaneamente.
“Meno male... perché senza
non si sarebbe potuto combinare nulla.”.
Si rigira nell’oscurità quasi
palpabile e incomincia subito a trafficare con la serratura dell’ultima
porta che si trova in fondo al corridoio.
Vai al 285.
.259.
Sai benissimo che non si può
trattare dell’ansito di un mostro in agguato nelle tenebre, di conseguenza
le possibilità restanti non sono molte, però non vuoi lo stesso essere
indiscreto e perciò ti giri e cambi nuovamente direzione prima di poter
disturbare chicchessia.
La saletta non è grandissima
e si direbbe deserta nell’oscurità più profonda; ben presto compi il giro
completo senza aver incrociato nessuno lungo la zona perimetrale e ti
ritrovi al punto di partenza: intanto il respiro sospirante si è fatto
maggiormente intenso.
Se vuoi girarti e tornare sui
tuoi passi, vai al 278.
Se vuoi avvicinarti
costeggiando il muro, vai al 270.
Se invece vuoi avvicinarti
quatto quatto, vai al 276.
.260.
Agisci d’istinto e parli
impulsivamente dicendo la primissima delle cose che ti passano nella testa.
“Cavoli Alma, sei una
strafiga della Madonna!”.
Cambia subito espressione e
apre bruscamente la bocca, come per ribattere qualcosa di velenoso, però si
trattiene faticosamente e non dice niente per adesso. Ti guarda di traverso,
minacciosamente, sfidandoti con gli occhi a persistere su quella strada
inopportuna. Un déjà vu ti attraversa il cervello. Ricordi ora chiaramente
che si diverte molto a stuzzicare il can che dorme, ma che non le piace
affatto essere provocata in nessun modo: continuare perciò in questa
direzione o scoppiare a ridere della sua reazione esagerata è del tutto
fuori questione. Un sorrisetto da furbetta le si insinua profondamente sulle
labbra. Ti sovviene anche in mente che è sempre stata una permalosa e che
quindi avresti forse dovuto scegliere con maggior cura le parole da
utilizzare, stai pensando, quando sbrigativamente riprende il discorso da
dove si era interrotta.
“Se questo è il massimo che
riesci a fare... Pazienza, sarà per un’altra volta.”.
Sembra riflettere e decidere
tutto da sola. Un getto fumoso viene soffiato sulla pista da ballo e si
srotola fino ai vostri piedi come un gomitolo di lana, l’oscurità cala
immediatamente su di voi come il sipario di un palcoscenico, Alma si gira e
si allontana in un solo istante, il buio e la massa informe di figurine
formicolanti la inghiottono prima che tu possa reagire in qualsiasi modo.
Resti a lungo impalato sul posto nella speranza di vederla ricomparire nel
mezzo del groviglio brulicante di ombre fitte che si agitano nel vuoto, però
devi infine desistere e ti devi rassegnare: non la rivedrai più per questo
fine settimana. Ti è andata male!
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogare la tensione che ti rode
dentro dovrai caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.261.
“Coraggio Bellezza”.
Sussurri con quanto più tatto
possibile.
“Dai che ce la possiamo
fare”.
Ester si raddrizza
immediatamente e si distacca dallo stipite della porta.
“Mi dispiace ma non posso”.
Si riavvia subito nel
corridoio, oltrepassandoti distrattamente, ancora indecisa e parecchio
pensierosa. Cazzo! Magari non è fredda come una predatrice però di sicuro lo
spirito di contraddizione che la governa è fortissimo: non le hai staccato
gli occhi di dosso per un’intera serata e ne hai ricavato solo un sorrisetto
beffardo, l’hai snobbata e ne hai ottenuto la reazione opposta, adesso la
inciti a continuare qualcosa che lei stessa ha cominciato e all’ultimo
momento ci ripensa e si vuole tirare indietro. Merda! Si ferma e si volge.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 284.
Se esce un numero dispari,
vai al 288.
.262.
Elisa si tira indietro
raddrizzandosi sui tacchi, inarcando la schiena e spingendo in avanti le
enormi mammelle, appoggiando una mano sul pavimento e spalmandosi lo sperma
attorno e sui capezzoli con due dita dell’altra. La sua espressione è oscena
e lo sguardo lubrico, le sue labbra stuzzicanti, rosa e polpose sono
incurvate in un sorriso stracarico di lascivia. Il tuo uccellone è ancora
semieretto tra le gambe, lo catturi con la mano e lo accarezzi
distrattamente. Lei ti guarda, ti sorride con astuzia, si solleva
rapidamente in piedi e muove qualche passo verso il lavandino; tenti di
alzarti per seguirla ma lei ti sospinge nuovamente a sedere sulla tavoletta
abbassata del water.
“No, no, fermati lì... così
non ci siamo! Guardare e non toccare.”.
Conclude scuotendo
vigorosamente un dito nell’aria. Cavoli che palle! Elisa raggiunge il
lavandino, si gira e si succhia un capezzolone fissandoti continuamente
negli occhi. Scivola con le mani alla cortissima minigonna nera a
portafoglio e ne slaccia i bottoni che la trattengono sui suoi fianchi
generosi lasciandola cadere a terra in uno svolazzo. Si abbassa senza
nessuna esitazione le mutandine di pizzo giallo.
La sua vulva è completamente
depilata, tranne che per un ciuffetto nero legato con un laccino in un
minuscolo codino di cavallo sul monte di venere: le cosce sono sode e
tornite, la pancia invece non si vede perché le gemelle ciondolanti le
ricadono generosamente davanti. Al contrario, più in basso si possono
nitidamente scorgere le grandi labbra della vagina, dischiuse, come il
crepaccio di una voragine invitante e pericolosa. Si china e raccoglie dal
pavimento gli indumenti, li getta entrambi a cavallo del corrimano insieme
alla t-shirt colorata e alla maglietta a mezze maniche bianca. Si Ravvia i
capelli dietro alle orecchie, si mordicchia le labbra lucide, si volge e si
piega a novanta gradi sul lavandino, mostrandoti il suo magnifico sedere
rotondo, apre sfacciatamente le gambe, non perde tempo e si infila
istantaneamente dentro due dita. Comincia subito a smanettarsi febbrilmente
la figa.
“Guarda la tua puttana che
gode, dai menati il cazzo che lo voglio sentire schioccare”.
“Sì troia non smettere,
infilane dentro un altro”.
Si infila un terzo dito nella
passerotta mentre ti incita a sbattertelo più forte. Molto bene!
Evidentemente, oltre ad amare il linguaggio scurrile, le piace condurre il
gioco e dev’essere anche un po’ esibizionista. Con una mano si divarica
oscenamente le natiche; le tre dita si muovono ancora troppo facilmente nel
suo figone spazioso, si schiaffa perciò dentro disinvoltamente anche il
mignolo, incominciando ad andare e venire dentro e fuori dalla sua vulva
sbrodolante, sprofondando freneticamente sino alle quattro nocche della mano
senza avere alcun riguardo in particolare per se stessa. Si direbbe
piuttosto strano o perlomeno abbastanza insolito, però sembrerebbe piacerle
assolutamente un mondo. Probabilmente si tratta di un gioiello di ragazza
che gode soprattutto nel far godere.
“Sì così forza, guardami e
godi, mi sto eccitando come una cagna, sono tutta bagnata come una troia.”.
La sua vagina che schiocca ad
ogni colpo, le sue grida esasperanti, la tua mano che si sta rabbiosamente
muovendo: senti il cazzo che già palpita e nervosamente ringhia fra le
gambe. Improvvisamente Elisa si accascia sul lavandino in preda a
contrazioni muscolari violente e smodate, un fiotto femminile le inonda la
mano avvolgendola e ricoprendola fino al polso. Non ci sono proprio dubbi
sul fatto che ha goduto! Si leva con uno schiocco le dita dal corpo
fremente, un filamento vischioso si distacca dal sesso accompagnando la sua
mano per una buona spanna. Ti togli frettolosamente le scarpe da tennis e le
sospingi in un angolo del bagno, ti sfili del tutto jeans e mutande e li
getti a tua volta sul corrimano osservandola meglio. La ragazza si fa sempre
più interessante.
“Bambina, sei un fenomeno!”.
Ansima e respira
affannosamente con la faccia affondata nel lavandino, la schiena ancora
percorsa da spasmi di piacere, la passerotta che sembra intrisa di burro
fuso, un rivolo di gelatina le discende lentamente lungo le cosce. Cazzarola
che orgasmo! Elisa solleva di scatto la testa, incurvando la schiena e
raddrizzandosi sui gomiti in un solo istante. Il tuo animale si è
completamente ridestato e sta ora puntando al cielo percorso da nuova
rabbia. Prende un preservativo dalla scatoletta, si gira e ti si avvicina
come una molla, lo apre con i denti e te lo mette, esagitatamente, ti monta
sopra e si impala da sola sul cazzo.
La afferri per le natiche e
ti sintonizzi sul suo ritmo ossessivo, assecondando tutti i suoi movimenti
spiritati, scivolandole lussuriosamente nel ventre, mentre le sue grosse
gemelle ti ciondolano ipnoticamente davanti dondolando mollemente a poca
distanza dal tuo viso. Meno male che sei nudo, altrimenti sarebbe stato un
disastro. Le lasci andare il sedere e le prendi le tettone nelle coppe delle
mani. Sono ancora impiastricciate del tuo sperma, ma ormai quale importanza
può avere? Più di così non ti puoi mica sporcare! Il suo figone risulta
molto largo e il tuo cazzone vi scivola scorrevolmente all’interno, però la
sua vulva è calda come il fuoco e le sue mammelle hanno la consistenza del
crème caramel. Cominci subito a stropicciarle i seni grandissimi,
affondandole senza sosta nella figa, facendole risuonare sonoramente le
chiappe ad ogni singolo colpo. Sei ipereccitato e le stantuffi
entusiasticamente dentro, lasciandoti trasportare con slancio nel suo
delirio orgasmico.
“Così dai muovi quel cazzo,
forza fotti la tua puttana, continua che lo sento sino alla gola, sfonda del
tutto questa troia in calore.”.
Elisa ti si muove
lubricamente sul pube. Contraccambi energicamente tutti i suoi affondi. Se
lo estrae dal corpo quasi totalmente e se lo riaffonda fino alle palle. La
sua figa sciaguatta e il suo culo rotondo schiocca. La testa è gettata
istericamente all’indietro. Le sue gemelle sono sudate e scivolose. Il
linguaggio si fa via via maggiormente osceno. D’un tratto senti come
un’implosione dilagarle nel ventre e le fiamme avvolgerti il cazzo,
un’inondazione ciclonica invaderti i coglioni e scaricarsi nell’inguine,
allargarsi sulle cosce e grondare vischiosamente tra le gambe. Lei ti si
aggrappa al collo e incomincia a tremare convulsamente come vittima di un
maremoto devastante. Ti conficca le unghie nella schiena e ti crolla infine
pesantemente addosso.
Vai al 268.
.263.
Sfili dalla tasca posteriore
dei jeans una scatoletta di preservativi, la posi sul lavandino e fissi
Elisa negli occhi aspettando pazientemente una sua reazione. Lei sembra
indecisa e pare pensarci per diversi minuti. Sta sorridendo, appoggia infine
la sua borsettina sull’altro lato del lavandino, si gira repentinamente e
chiude a chiave la porta del bagno. Si rigira e ti guarda.
Gli occhi sono luminosi e
castani, il nasino è impertinente, le labbra sembrano il bocciolo di un
fiore rosa che sboccia. Adesso è lei ad aspettare una tua mossa. Ti levi
disinvoltamente la maglietta e la getti sul corrimano che costeggia tutta la
parete alla tua sinistra per incitarla a fare tranquillamente altrettanto.
Con una mano si afferra un lembo della t-shirt a fantasia di colori che
indossa, con l’altra mano si aiuta a togliersela dalla testa e subito se ne
libera imitando il tuo comportamento. La sua abbronzatura è integrale e
risulta così perfetta come soltanto una lampada solare potrebbe regalare.
Non porta il reggiseno e le sue enormi mammelle restano ciondolanti davanti
al tuo sguardo. Cazzo che roba!
Le sue gemelle dondolanti
sono molto grosse, grandissime ed incredibilmente rotonde; probabilmente
quando sarà vecchia le arriveranno alle ginocchia ma per ora conservano
tutto il vigore e l’elasticità della giovinezza. Che meraviglia! Le areole
circolari e marroni sono grandi quasi quanto il fondo di una bottiglia, i
capezzoloni al centro delle sue basse rotondità sono invitanti e grossi come
un’oliva matura. Resti scioccato per un istante e in contemplazione per un
altro momento, incredulo e stordito di fronte a tanta abbondanza.
Non puoi trattenerti oltre.
Le balzi letteralmente addosso. Lei si schiaccia arrendevolmente contro la
porta del bagno: con le mani ti guida la testa alla ricerca di un capezzolo,
mentre una delle tue affonda in quella sua massa di carne soffice, intanto
con l’altra mano le frughi al di sotto della cortissima minigonna a
portafoglio per scostarle le mutandine. Un dito scivola istantaneamente
dentro come nel burro. La tua bocca trova facilmente ciò che cercava e si
chiude su qualcosa di morbido. Con la lingua le titilli le punte dei seni
grandiosi e traboccanti, mordicchiandole appena i capezzoli con i denti,
succhiandoli bramosamente con le labbra umide, esplorandola al contempo con
una mano tra le gambe, sollecitando e stropicciando ininterrottamente con
quell’altra.
“Aspetta un attimo, fermati
non così, lasciami fare a modo mio.”.
Sollevi il capo indugiando
momentaneamente. Un pensiero ti attraversa il cervello: merda, non vorrà
mica tirarsi indietro? Dall’espressione non si direbbe. Abbassi la testa e
ti concentri nuovamente sul tuo lavoro.
Improvvisamente ti senti
sospingere con forza, la assecondi fino a ritrovarti seduto sulla tavoletta
abbassata del water. La sua espressione è diventata oscena e lubrica; ti
sbottona febbrilmente i pantaloni, apre la patta e te li abbassa sino alle
caviglie. Il tuo cazzone è già completamente eretto e fa orgogliosamente
capolino dall’orlo delle mutande. Ti abbassa sfacciatamente anche quelle. Si
inginocchia ai tuoi piedi: con la lingua comincia a lambirne l’asta,
succhiandone la cappella quando arriva in cima, affondandolo per un secondo
in gola ed estraendolo immediatamente per poi subito ricominciare dai
coglioni. Ripete il giochetto molte volte, con una mano affondata fra le
cosce, godendo di ogni tua singola inevitabile pulsazione e contrazione. Si
raddrizza e ti guarda negli occhi.
“Dimmi che sono una puttana,
dimmi che sono la tua puttana.”.
“Ci puoi scommettere troia,
dai leccami le palle che voglio schizzarti in faccia!”.
Si china e ti ciuccia un
testicolo.
“Allora su dai vieni, che
voglio vederti schizzare come un idrante.”.
Ti dice lubricamente,
sollevando le tettone con le mani, strizzandosele voluttuosamente e con
smodata passione. Alla faccia della bambina vivace che ti era sembrata
durante il corso della serata! Ti appoggia le mongolfiere sulle gambe e vi
strizza il cazzo nel mezzo. La gola ti si inaridisce, i testicoli cominciano
a solleticare. Inizia prima lentamente, poi sempre più in fretta, a muovere
quella montagna di crema lungo tutta la lunghezza del tuo cazzone,
stuzzicandone il glande con la linguetta tutte le volte che emerge in
superficie, risucchiandone la punta in bocca di tanto in tanto, incitandoti
freneticamente ad alta voce.
“Su dai schizzami addosso,
vienimi tra le tette, sborra in faccia alla tua troia.”.
Qualche minuto di quel
trattamento speciale è sufficiente per farla contenta. Alla vista di quei
fanali scuri strizzati l’uno contro l’altro, attorno al tuo animale che
sprofonda del tutto in apnea, senti l’orgasmo montare progressivamente nella
borsa delle palle. Lo trattieni finché puoi, assaporando la fantastica
situazione per più tempo possibile, infine quando senti che i coglioni
stanno per scoppiare ti rilassi e lo lasci rabbiosamente sfogare.
“Adesso puttana, sto per...”.
Si ritrae lievemente con il
viso, però non smette di incoraggiarti ad alta voce né di spostare su e giù
le grosse gemelle con le mani. Le zampilli abbondanti fiotti di panna calda
fra le incredibili mammelle, chiudendo gli occhi e appoggiando la testa al
muro totalmente perso negli spasmi di un delirio folle. Quando li riapri
Elisa non ti sta più incitando e ti rivolge un sorriso splendente. Puoi
vedere l’ultima gocciolina di sperma fuoriuscire dal cazzo e spandersi sul
glande, lei tira fuori la lingua e ne sfiora l’estremità libidinosamente e
con estrema lascivia. Ti guarda e ti sorride alquanto oscenamente.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 245.
Se esce un numero dispari,
vai al 262.
.264.
I coglioni stanno per
scoppiare, però cerchi di trattenerti dal balzarle addosso come un ossesso
imbestialito. Lei continua a chiacchierare e provocarti per qualche altro
minuto, poi si alza bruscamente in piedi. Smette di sorridere e ti guarda
pensosamente, posa le mani sui fianchi ed assume un atteggiamento
indispettito e molto riflessivo.
“Tutto fumo e niente
arrosto!”.
Si gira e si allontana
velocemente. Sei rimasto di sasso di fronte al voltafaccia improvviso. Ti
rialzi e cerchi di seguirla ma è già scomparsa tra la folla della discoteca.
Vai al 277.
.265.
I coglioni stanno per
scoppiare, però cerchi di trattenerti dal saltarle addosso come un animale
in fregola. Lei continua a parlare e a stuzzicarti per qualche altro minuto,
poi si alza bruscamente in piedi. Ti guarda, ti sorride, si china e ti dà un
bacetto sulla fronte.
“Mi raccomando, quando passi
dalle parti del mio bar passa a salutarmi!”.
Si gira e si allontana
velocemente. Sei rimasto di sasso di fronte al voltafaccia improvviso. Ti
rialzi e cerchi di seguirla ma è già scomparsa tra la folla della discoteca.
Vai al 277.
.266.
Ti fa piacere aver visto
qualche volto amico, ma non hai nessuna voglia di sollevare le proteste
della gente che aspetta in coda, men che meno di mettere alla prova il
temperamento dei due energumeni che se ne stanno minacciosamente con le
braccia incrociate ai lati dell’ingresso. Fai cenno ai tuoi amici di andare
avanti. Magari vi ritroverete dentro! Raggiungi la fine della coda e ti
predisponi ad aspettare pazientemente il tuo momento.
Vai al 240.
.267.
Spostarsi nella massa è
difficile.
Una moltitudine di persone
chiassose ingombra praticamente ogni centimetro quadrato della discoteca,
divani e corridoi compresi: il rimbombo della musica è rintuonante, e tutti
sono costretti a strillare per comunicare l’un con l’altro, ti senti già
rintronato. Facendoti largo nella calca riesci comunque a muoverti molto
lentamente, chiedere scusa quando spintoni qualcuno risulterebbe inutile
perché non farlo sarebbe impossibile. L’unica cosa alla quale cerchi di
prestare attenzione è di non calpestare i piedi di nessuno. Altri non fanno
neppure questo e si muovono liberamente tra la folla, spingendo,
strusciando, talvolta palpando, aggrappandosi dove capita, come se questa
fosse la cosa più naturale del mondo da farsi. Non hai mai apprezzato
granché la sala principale nelle prime ore della nottata, non finché la
calca non si è notevolmente scremata e diradata.
Raggiungi faticosamente il
lungo bancone del bar, che si trova poco distante dalla pista da ballo, ma
risulta poi assolutamente inavvicinabile e devi infine desistere
dall’intento di prendere qualcosa di semplice da bere. Ballare non ti è mai
particolarmente interessato e comunque lo spazio a disposizione sembra
essere piuttosto scarso. Costeggi la pista lampeggiante e ne riconosci il
Disc Jockey, però ti appare parecchio indaffarato e non lo vuoi disturbare.
Sta lavorando, magari ripassi da lui più tardi! Continui a gironzolare un
po’ a casaccio, incrociando qualche amico di tanto in tanto, ma tutto ciò
che riesci a comprendere delle loro grida soffocate è soltanto l’inizio e la
fine del discorso.
“Ciao... Ci vediamo dopo!”.
Ti ritrovi in ultimo nei
pressi dell’ascensore che porta ai piani superiori, ma dozzine di ragazzi
stanno aspettando il loro turno per salire. Il pensiero di metterti in coda
per utilizzarlo non ti sfiora neppure il cervello! Laggiù puoi intravvedere
le doppie porte di spesso vetro smerigliato che isolano la sala principale
da quella esterna e dall’altra parte c’è la grande scalinata che conduce a
sua volta di sopra. Spostarsi nel fitto della calca senza un obiettivo
preciso è troppo faticoso e non ne vale la pena.
Se vuoi raggiungere la
scalinata, per esplorare i piani superiori della discoteca, vai al 293.
Se sei già stato ai piani
superiori, e vuoi rilassare i timpani e le orecchie, puoi raggiungere la
sala esterna andando al 319.
Se sei già stato anche nella
sala esterna, allora vai al 345.
.268.
Senti le unghie trafiggerti
la pelle come coltelli, un dolore lancinante diffondersi nella schiena come
piombo fuso, sei tentato di scattare in piedi e di sbatterla a terra
istintivamente e con rabbia. Il primo pensiero che ti attraversa il cervello
non è gentile, però ti trattieni e sopporti in silenzio finché non smette di
tremare. Infine Elisa si rilassa e ti si accascia mollemente addosso.
“Non ce la faccio più, mi
sento sfinita”.
Bisbiglia appena con un filo
di voce. Le fitte dolorose sono state improvvise e inaspettate, ma erano
tutto sommato superficiali: ti ritrovi spiazzato e un po’ disorientato,
seduto sulla tavoletta del water con Elisa ancora impalata sul cazzo, il tuo
arnese violentemente eretto dentro di lei.
“Tutto a posto Bambina?”.
“Sì, sì... Lasciami solo il
tempo di riprendermi.”.
Si sfila dal cazzo e muove
qualche passo verso il lavandino, vi si aggrappa strettamente con le mani e
sembra sostenersi in piedi solamente grazie alla forza delle braccia. Ansima
pesantemente e respira con affanno, gli occhi sono chiusi e la testa
ciondola sul petto. Molestarla ora sarebbe inutile. Decidi perciò di
lasciarle a disposizione tutto il tempo che le occorre per recuperare il
fiato perduto, intanto con la mano te lo scappelli pigramente in attesa del
terzo round. Elisa solleva con calma il capo. Il volto che si riflette nello
specchio è sudato e paonazzo.
“Cavoli, qualcuno potrebbe
averci sentito.”.
Adesso se ne preoccupa? È un
pochino troppo tardi! Apre il rubinetto dell’acqua e si rinfresca il viso,
si ripulisce frettolosamente con una salvietta, si gira e ti rivolge un
sorriso radioso e splendente. Si ravvia i capelli dietro alle orecchie, si
mordicchia le labbra lucide, ti si avvicina e si riveste. Cosa cazzo stai
facendo? Sei vivamente in procinto di protestare, quando lei solleva un dito
e ti zittisce posandolo immediatamente sul glande del tuo cazzone
prepotentemente duro.
“Basta per questa volta... la
prossima si può combinare qualcosa di più intimo, magari a casa tua e in un
letto.”.
Merda, come sarebbe a dire
basta? Non vorrà mica scherzare! Proprio adesso sul più bello. Pensi
incazzato e confuso, con l’uccello sempre rabbiosamente in tiro trattenuto e
serrato nella palma della mano chiusa, però non dici niente. Elisa fa
ritorno al lavandino, prende la sua borsettina e ne estrae una minuscola
agenda, ci scrive sopra con una penna altrettanto piccola, strappa la
paginetta e te la consegna sorridendo.
“Fai il bravo e chiamami
presto.”.
Si volge repentinamente e se
ne va molto in fretta. Balzi in piedi e fai per fermarla dicendole di
aspettare un momento, ma la porta del bagno si richiude e ti blocchi con la
mano posata sulla maniglia. Sei nudo e non la puoi certamente rincorrere per
tutta la discoteca in quello stato. Osservi il foglietto che ti ha dato.
Scritti sopra ci sono il suo nome e presumibilmente il suo numero di
telefono. Lo ripieghi e lo infili nella scatoletta dei preservativi. Ti
guardi in giro. Al centro del pavimento c’è il foro di uno scarico e appeso
vicino al gabinetto c’è il telefono di una doccia. Il getto è piuttosto
freddo però non potevi sperare in meglio. Ti ripulisci accuratamente,
utilizzando parecchio sapone e acqua in abbondanza, esaurendo quasi il
contenitore delle salviette accanto allo specchio per asciugarti. Ti rivesti
ed esci nell’antibagno.
Alcuni ragazzini dallo
sguardo stralunato fingono di non vederti aprendo improvvisamente i
rubinetti per lavarsi le mani, ma non hai tempo per loro e vuoi tentare di
seguire Elisa nella sala affollata del primo piano. Svolti subito nel
corridoio luminoso, pur sapendo che sia già troppo tardi, raggiungi la porta
e la schiudi bruscamente. Resti scioccato sulla soglia, semi stordito dal
martellamento folle della musica, a cavallo tra luce e penombra, in bilico
fra realtà e fantasia.
Vai al 277.
.269.
Il rombare cupo e profondo
sembra vibrare e dilagarsi minacciosamente nella sala come un tuono che si
avvicina e si allontana di continuo, alcuni click e clack salgono e scendono
di tono come i gemiti lamentosi di un relitto che si adagia in fondo al
mare, qualche stridulo grido acustico che somiglia al colpetto allucinante
di un clacson strepita risuonando irregolarmente in mezzo al tutto. Ombre
nel buio tutt’attorno; chiudi gli occhi e conti fino a trenta: quando li
riapri va un po’ meglio e anche se non riesci comunque a vedere con
chiarezza che per pochi metri di distanza, riesci almeno a scorgere
nitidamente il profilo ombroso dei divani e delle persone più vicine.
Diverse plafoniere sparse qua e là spandono la loro fioca luce, creando
piccole bolle di chiarore nell’oscurità, ma la penombra è talmente densa che
la debole luminescenza non riesce a diffondersi che per pochissimo. La pista
da ballo invece rimane attorniata da minuscoli faretti e sarebbe
sufficientemente rischiarata, non fosse che per i getti fumosi che vi
vengono soffiati con regolarità limitando la diffusione della luce e
ottenendo così l’effetto di una pesante nebbiolina che si sposta lentamente
avvolgendo e nascondendo ogni altra cosa sino all’altezza delle ginocchia.
Tutta la zona resta lo stesso l’unica isola debolmente illuminata di
quell’ambiente ottenebrante e sconvolgente; la maggior parte delle persone
presenti in quel piano della discoteca si addensa nei dintorni e sulla pista
come sempre. Raccogli i pensieri e incominci la tua esplorazione.
Se vuoi avviarti alla destra
della pista, vai al 228.
Se vuoi avviarti alla
sinistra della pista, vai al 233.
Se vuoi avviarti verso il
centro della pista, vai al 246.
.270.
Ti accosti prudente alla
parete perché la tua sagoma non si possa stagliare nel debolissimo chiarore
che pulsa nel cuore della piccola sala e avanzi silenziosamente fino a
portarti vicino quanto basta per sbirciare con circospezione. Appoggi le
mani sullo schienale di un divanetto che ti blocca la strada. Una minuscola
plafoniera poco distante dal muro getta la sua ombra inquietante su di una
sagoma femminile che sta impudicamente cavalcando una seconda figura
sdraiata per la lunga sul divano che è stato collocato a sua volta contro
l’angolo della saletta del secondo piano della discoteca. Il rombo musicale
che si diffonde nell’oscurità giunge inevitabilmente alla fine del brano, un
silenzio innaturale perdura nell’ambiente per alcuni secondi prima che un
altro non dissimile ne saturi l’aria vibrando incostante con il ritmo di un
tuono che si va avvicinando in lontananza. Il tuo cazzone scocca
immediatamente lungo e diritto come una freccia.
Se vuoi andartene subito, vai
al 278.
Se invece vuoi estrarre
l’uccello, vai al 282.
Se vuoi piazzarle il cazzo
davanti al viso, vai al 290.
Se vuoi prima studiare un
poco meglio la situazione, vai al 300.
.271.
“Basta, altrimenti mi scoppia
il cuore!”.
Resti spiazzato e
contemporaneamente disorientato, fermo come un sasso sul posto con l’arnese
ancora violentemente in tiro. Diversi commenti ti salgono spontaneamente in
gola di fronte a quell’affermazione, che suona ridicola e definitiva allo
stesso tempo, ma li trattieni tutti sulla punta della lingua per non farteli
scappare. Cazzo, come sarebbe a dire basta? Non vorrà mica scherzare!
Proprio adesso sul più bello. Pensi un po’ confuso però non dici niente. Se
recupera il fiato magari si può sempre fare un altro round. Indietreggi
invece di qualche passo fino a sederti sul water, con l’uccello
prepotentemente eretto trattenuto e serrato nella palma di una mano chiusa.
“Va tutto bene Dolcezza?”.
“Sì, sì... lasciami solo un
minuto”.
Se ne sta distrutta sulle
ginocchia, con una mano stretta al petto e l’altra posata sulle mattonelle
del pavimento, la testa accasciata in avanti e le mutandine aggrovigliate
intorno alle caviglie. Ansima pesantemente e respira con affanno. Insistere
ora sarebbe inutile. Decidi perciò di lasciarle a disposizione tutto il
tempo che le occorre per riprendersi, intanto con la mano te lo scappelli
pigramente. Solleva infine il capo, si aggrappa al lavandino e si tira su
con calma. Il volto che si riflette nello specchio è sudato e paonazzo.
“Cavoli, qualcuno potrebbe
averci sentito.”.
Adesso se ne preoccupa? È un
pochino troppo tardi! Apre il rubinetto dell’acqua e si rinfresca il viso,
si ripulisce frettolosamente con una salvietta, si riabbassa la minigonna e
si rialza le mutandine di pizzo rosa, si gira disinvoltamente e si rimette
le incredibili tettone penzolanti nelle fasce elastiche della scollatura del
maglioncino sbracciato. Sei vivamente in procinto di protestare, quando ti
zittisce con un dito e ti rivolge un sorriso splendente. Ti si avvicina e
posa il dito sul tuo cazzone rabbiosamente duro. Si china e ti dà un bacetto
malizioso sul naso.
“Mi raccomando, quando passi
dalle parti del mio bar passa a salutarmi!”.
Si volge repentinamente e se
ne va molto in fretta. Balzi in piedi e fai per fermarla dicendole di
aspettare un momento, ma la porta del bagno si richiude e ti blocchi con la
mano poggiata sulla maniglia. Sei nudo e non la puoi certamente rincorrere
per tutta la discoteca in quello stato. Ti guardi in giro. Al centro del
pavimento c’è il foro di uno scarico e appeso vicino al gabinetto c’è il
telefono di una doccia. Il getto è piuttosto freddo però non potevi sperare
in meglio. Ti ripulisci accuratamente, utilizzando parecchio sapone e acqua
in abbondanza, esaurendo quasi il contenitore delle salviette accanto allo
specchio per asciugarti. Soltanto ora ti accorgi che il bicchiere che ha
dimenticato sul lavandino è vuoto; probabilmente il suo contenuto è andato
versato nella foga mentre la trascinavi nei bagni. Ti rivesti ed esci
nell’antibagno.
Alcuni ragazzini dallo
sguardo stralunato fingono di non vederti aprendo improvvisamente i
rubinetti per lavarsi le mani, ma non hai tempo per loro e cerchi di seguire
la tua Barista Chiacchierina nella sala del primo piano. Svolti subito nel
corridoio luminoso, pur sapendo che sia già troppo tardi, raggiungi la porta
e la schiudi bruscamente. Resti scioccato sulla soglia, semi stordito dal
martellamento folle della musica, a cavallo tra luce e penombra, in bilico
fra realtà e fantasia.
Vai al 277.
.272.
La raggiungi e le posi
precipitosamente una mano sulla spalla.
“Aspetta”.
Si volge istantaneamente
nella tua direzione iniziando subito ad inveirti contro con rabbia come se
le avessi palpato il culo. Chiedere scusa non serve a niente; non ti lascia
a disposizione nemmeno il tempo per giustificarti. Cazzo, ma è deficiente?
Inutile dire che non era neppure questa la ragazza giusta. Adesso che ci fai
caso ti rendi persino conto che la sua t-shirt non è a fantasia di colori e
che non ha con sé neanche una borsetta. Probabilmente era già incazzata per
i fatti suoi, ma se prestavi più attenzione di sicuro ti saresti risparmiato
una bella scenata ridicola.
Il martellamento convulsivo
della sala risuona costantemente in sottofondo, soffocando in parte tutte le
sue parole accusatorie, intanto le luci colorate della discoteca volteggiano
e spiraleggiano sempre dappertutto. Ti allontani in fretta mentre lei
continua a starnazzare ininterrottamente e con stizza le sue ragioni.
Cominci a darti per vinto e
stai per abbandonare la tua ricerca quando intravvedi nella moltitudine lo
svolazzo di una minigonna a portafoglio che ti sembra familiare. Eccola! È
la prima ragazza che avevi cercato di raggiungere direttamente sul limitare
della pista da ballo scintillante.
Tira 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 294.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 320.
.273.
Apri la porta delle toilette
e ne varchi immediatamente la soglia. Te la richiudi subito alle spalle ed
il martellamento ritmico della discoteca si riduce istantaneamente di tono.
Inali pesantemente aria nel petto, trattieni nei polmoni un lungo sospiro di
sollievo. Il rimbombo ovattato della musica rimane adesso soltanto un’eco
che risuona debolmente in lontananza. Riapri infine gli occhi. La luminosità
del corridoio che conduce nei bagni è accecante. Strizzi le palpebre e vai
avanti.
Tira un dado:
Se esce il numero 1, vai al
224.
Se esce il numero 2 o il 3,
vai al 238.
Se il numero che esce, è
uguale o superiore al 4, vai al 346.
.274.
Vi allontanate insieme dal
chiarore della minuscola plafoniera e la segui in silenzio, obbediente e
sottomesso, fiducioso e speranzoso, come uno dei tanti piccoli fuchi
dell’Ape Regina maestosa e sovrana. Il rombo musicale che si diffonde
nell’oscurità giunge inevitabilmente alla fine del brano, un silenzio
innaturale perdura nell’ambiente per alcuni secondi prima che un altro non
dissimile ne saturi l’aria vibrando incostante con il ritmo di un tuono che
si va avvicinando poco a poco. Alma, cammina decisa nelle tenebre, risoluta
e sbrigativa, evitando disinvoltamente persone e divani, avanzando nella
semioscurità in modo estremamente sicuro e padroneggiante. Dove cazzo stiamo
andando? Non che abbia grande importanza, ma i bagni non stanno dall’altra
parte?
Attraversate silenziosamente
tutta quanta la saletta, vi fermate davanti a una porta incavata e
seminascosta nella parete. Una lucina fiochissima illumina debolmente un
avviso piccolissimo: VIETATO L’ACCESSO AI NON AUTORIZZATI. Ti lascia andare
la mano, fruga nel suo borsello e ne estrae una chiavetta che infila nella
serratura; apre la porta e ti dice di entrare.
“Entra!”.
Se vuoi ubbidirle
cavallerescamente, vai al 291.
Se vuoi acconsentire con
riluttanza, vai al 297.
.275.
“Ciao”.
La Bellissima Biondina
solleva il mento; il suo sguardo appare perso e vuoto, e non sembra
riconoscerti.
“Sei sola?”.
Non dice nulla e non cambia
minimamente espressione.
“Posso sedermi?”.
Non risponde affatto e a
prima vista il suo atteggiamento si sarebbe detto completamente
indifferente, ma solamente ora ti accorgi che il suo eyeliner è sbavato e
che i suoi occhi sono gonfi di pianto. Perché mai? Ti siedi di impulso e la
prendi per mano.
“Cosa è successo?”.
La biondina singhiozza
vistosamente, ti si stringe al braccio e scoppia subito in lacrime. Andiamo
bene! Non era proprio ciò che speravi ed è un po’ troppo tardi per tirarsi
indietro. Ormai puoi soltanto scegliere tra l’essere un cavaliere e cercare
di consolarla, o fare il villano e comportarti da insensibile e maleducato.
Non hai perciò a disposizione nessun’altra scelta possibile, in fondo in
fondo sei sempre stato un gentiluomo incorreggibile. Le passi un braccio
sulle spalle e ti rassegni ad ascoltare la sua storia.
“Abbiamo litigato...”.
Si interrompe e prende un
fazzolettino dalla borsetta per soffiarsi il naso.
Vai al 333.
.276.
Ti abbassi dietro allo
schienale di un divanetto perché la tua sagoma non si possa stagliare nel
debolissimo chiarore che persiste al centro della piccola sala e avanzi
silenziosamente, sino a raggiungere una colonna oltre la quale ti puoi
raddrizzare per azzardarti a dare un’occhiata fugace. Una minuscola
plafoniera poco distante dal muro getta la sua ombra inquietante su di una
sagoma femminile che sta impudicamente cavalcando una seconda figura
sdraiata per la lunga sul divano che è stato collocato a sua volta contro
l’angolo della saletta del secondo piano della discoteca. Il rombo musicale
che si diffonde nell’oscurità giunge inevitabilmente alla fine del brano, un
silenzio innaturale perdura nell’ambiente per alcuni secondi prima che un
altro non dissimile ne saturi l’aria vibrando incostante con il ritmo di un
tuono che si va avvicinando in lontananza. Il tuo cazzone scocca
immediatamente lungo e diritto come una freccia.
Se vuoi andartene subito, vai
al 278.
Se invece vuoi estrarre
l’uccello, vai al 286.
Se vuoi piazzarle il cazzo
davanti al viso, vai al 296.
Se vuoi prima studiare un
poco meglio la situazione, vai al 304.
.277.
La cerchi per tutta la sala
ma non la trovi da nessuna parte.
La pista da ballo scintilla
di una luce bianca fluorescente, il resto della discoteca è spazzata da
potenti fasci di luce colorata, il ritmo della musica risuona a livelli
folli, le strilla della gente si fanno a lungo andare intollerabili. Se è
scesa di sotto è certo che non la puoi più ritrovare, se ha deciso di
andarsene nemmeno. Ti ritrovi infine vicino all’ascensore del primo piano;
le porte si aprono e un nugolo di ragazzi schiamazzanti ne fuoriesce e
altrettanti ne prendono subito il posto: altri ancora aspettano il loro
turno. L’idea di aspettare a tua volta non ti sfiora neppure il cervello.
Dall’altra parte invece c’è la larga scalinata che conduce di sopra. Non ti
resta che provare al secondo piano. Ti avvii frettolosamente e la raggiungi.
Vai al 369.
.278.
Volgi le spalle agli ansiti
sempre più sospiranti e fai ritorno al centro di tutto e ti siedi sul bordo
di un divanetto che si trova sul limitare del fumoso barlume esalato dai
faretti della pista da ballo. Non riesci comunque in alcun modo a levarti
dalla testa quei rantoli sommessi e ti domandi se si sarebbe potuto
combinare qualcosa, però non ci sono risposte senza nemmeno averci provato e
quando infine ti decidi a ritornare indietro non trovi più nessuno. Peccato!
Ti è andata male.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogare la rabbia che ti consuma
dentro dovrai caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.279.
Ricordi ora chiaramente che
tende a raddolcirsi subito quando ti mostri conciliante, esprimendole allo
stesso tempo apprezzamenti garbati e lusinghevoli. Fai quindi un piccolo
passo indietro, accennando appena a un inchino riverente per omaggiarla e
metterti al suo servizio.
“Sono rimasto senza parole,
dire che sei bellissima non sarebbe sufficiente: sei un Bocconcino del tutto
fuori dal comune!”.
Aggrotta un sopracciglio,
sicuramente per mantenerti sulle spine, infatti i suoi occhietti particolari
si allargano lievemente e un sorrisetto mellifluo le compare brillante sulle
labbra. Si capisce che non disdegna sentirsi lusingata, che le piace
recalcitrare e fare un po’ la pretenziosa, però quando ti parla lo fa in
modo confidenziale e questo tradisce l’espressione stranamente burbera sul
suo bel viso; in più la sua voce non suona né come una domanda né come un
rimprovero.
“Un Bocconcino?”.
Sembra riflettere e le
sorridi. Un getto fumoso viene soffiato sulla pista da ballo e si srotola
fino ai vostri piedi come un gomitolo di lana, l’oscurità cala
immediatamente su di voi come il sipario di un palcoscenico, Alma risoluta
ti prende per mano e ti conduce verso un’altra debole pozza di luce poco
distante dalla massa informe di figurine formicolanti nel buio.
Vai al 256.
.280.
“Guarda che non è
necessario”.
Sussurri con quanto più tatto
possibile.
“Se non te la senti posso
capire”.
Ester si raddrizza
immediatamente e si distacca dallo stipite della porta. Resta immobile e in
silenzio per qualche altro secondo, puoi intravvedere a malapena l’ombra
solenne delle sue spalle stagliarsi nel buio. Si rigira nell’oscurità quasi
palpabile e incomincia subito a trafficare con la serratura dell’ultima
porta che si trova in fondo al corridoio. Magari non è fredda come una
predatrice ma di sicuro lo spirito di contraddizione che la governa è
fortissimo: non le hai staccato gli occhi di dosso per un’intera serata e ne
hai ricavato solo un sorrisetto beffardo, l’hai snobbata e ne hai ottenuto
la reazione opposta, invece quando ti mostri ragionevolmente disinterssato e
del tutto disposto a lasciar stare le cose come stanno, lasciandole a
disposizione una facile via di uscita, cade in trappola come un topolino
incauto.
Vai al 302.
.281.
“No, non credo.”.
Resta immobile e silenziosa
per quasi un minuto.
“Mi spiace ma senza non si
può combinare nulla”.
Si raddrizza e si riavvia nel
corridoio.
“Aspetta, stavo solo
scherzando”.
Si ferma e si volge.
“Non mi piacciono gli
scherzi!”.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 289.
Se esce un numero dispari,
vai al 303.
.282.
Il barlume diffuso dal
lumicino sul pavimento è davvero minuscolo e le ombre che getta tutt’intorno
non arrivano nemmeno a sfiorare il precario riparo dietro al quale ti trovi,
ma è comunque sufficiente per poter distinguere nel buio i lineamenti vaghi
di quell’impavida amazzone. Abbassi perciò in silenzio la cerniera lampo dei
jeans e sfoderi il cazzo che scatta subito fuori come un giocattolo a molla
mentre i due continuano a trombare tranquillamente. La situazione si sta
facendo interessante.
Se vuoi piazzarle il glande
davanti al viso, vai al 316.
Se vuoi prima studiare meglio
la situazione, vai al 330.
.283.
Vi allontanate insieme dal
chiarore della minuscola plafoniera solo di qualche passo, poi ti arresti
bruscamente e la tua mano si sfila subito dalla sua.
“Aspetta un momento... Dove
stiamo andando? Come tuo Cavaliere, ho tutto il diritto di saperlo.”.
Si ferma e si gira.
“Caro il mio bel Don
Chisciotte, è chiaro che ancora non mi conosci abbastanza bene”.
Ti schernisce dopo appena un
attimo di riflessione e riprende senza lasciarti il tempo di ribattere.
“Magari torna a cercarmi la
prossima volta... sono sempre qui il fine settimana!”.
Si volge e sparisce nel buio.
Evidentemente ama essere corteggiata con un pizzico di galanteria, ma le
piace dominare e in fatto di pazienza, proprio non ci siamo: si irrita
troppo facilmente e non accetta nessun tipo di protesta. Il rombo musicale
che si diffonde nell’oscurità giunge inevitabilmente alla fine del brano, un
silenzio innaturale perdura nell’ambiente per alcuni secondi prima che un
altro non dissimile ne saturi l’aria vibrando incostante con il ritmo di un
tuono che si va avvicinando in lontananza. Senti la sua risata
inconfondibile riecheggiare nella sala, tenti maldestramente di inseguirla
però trascorsi ogni pochi passi ti trovi la strada sbarrata da un divanetto
praticamente invisibile fino all’ultimo istante, riesci a intravvedere la
figura altissima di Alma spostarsi disinvoltamente fra gli aloni luminosi
che costellano il secondo piano della discoteca; chiaramente conosce molto
meglio di te quel posto allucinante. La perdi in fretta di vista, quasi
piombando addosso ad una coppietta che si stava scambiando appassionatamente
effusioni nelle tenebre, ti devi infine arrendere e rassegnare. Ti è andata
male!
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogare la tensione che ti rode
dentro dovrai caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.284.
“Sei sicura che non vogliamo
finire questa cosa?”.
Sembra rifletterci
attentamente.
“Lascia stare, non avrei
dovuto, è stato uno sbaglio”.
Si rigira repentina su se
stessa andandosene definitivamente, allungando il passo e parlottando
soprappensiero; anche Estelle ha una copia della chiave e certamente mi
starà cercando dappertutto: borbotta tra sé la Seriosa Castana svanendo
nell’oscurità quasi palpabile. La segui, rassegnato e con calma, perché a
questo punto sai che insistere sarebbe solamente fatica sprecata. Raggiungi
infine la soglia della sala e osservi meglio la porta del corridoio che si
sta richiudendo lentamente: non c’è alcuna maniglia all’esterno e non
occorre perciò chiuderla a chiave.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogarti dovrai caricare in
macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.285.
Apre la porta e ti invita ad
entrare.
Senti la porta richiudersi e
la serratura scattare. Il buio che permane nell’ambiente è assoluto.
Percepisci un leggero movimento e una rapida ricerca che si svolge nella
totale oscurità oltre la schiena. Il click di un interruttore risuona nel
silenzio e subito una luce abbagliante riempie tutta quanta la piccola
stanza. Chiudi gli occhi restandone immediatamente accecato. Quando li
riapri va decisamente meglio e ti dai uno sguardo superficiale attorno
mentre aspetti che le scintille gialle e rosse si dissipino del tutto.
Scatole e scatoloni, scope e scopettoni, secchi e stracci, detersivi e
prodotti di ricambio, un lavandino posto nell’angolo e una confezione di
salviette aperta occupano la maggior parte dello spazio tutt’intorno. Ti
volgi non appena la vista si schiarisce completamente.
Cazzarola! La biondina è
molto alta e di una bellezza statuaria; la sua carnagione risulta candida
come la cera delle candele, il suo bel visetto è appena truccato dal
rossetto rosso fragola e dall’eyeliner leggermente sbavato sotto le
palpebre. Veste in modo semplice, ma in maniera estremamente stimolante:
persino un vecchio strofinaccio logoro sembrerebbe sexy sul suo corpo
mozzafiato! I lineamenti sono esili e finissimi, la sua espressione è
sognante e lo sguardo trasognato, la bocca masticante è polposa, il sorriso
ingenuo risalta invitante e sensualissimo.
I capelli sono di un biondo
platino lucente e li porta disinvoltamente tagliati a caschetto, la
scriminatura è centrale, la fronte è stretta e gli occhi sono marroni, le
labbra sono lucide, il nasino è delicato e perfetto. Il fisico è voluttuoso,
le spalle sono minute, il seno è alto e sporgente; dal tessuto brillante
della camicetta bianca annodata sullo sterno spiccano i capezzoli turgidi e
si possono intravvedere nitidamente le forme circolari e scure delle areole
posizionate al centro delle tette. La vita è sottile, i fianchi sono
provocanti, il ventre è piatto, all’ombelico porta un brillantino
luccicante. Indossa una ridottissima minigonna di jeans elasticizzato, le
cosce sono semplicemente squisite, il resto delle gambe sembra senza fine,
una catenella dorata si attorciglia sulla sua caviglia destra, calza ai
piedi un paio di scarpette altissime e nere di vernice dal tacco a spillo
che dà le vertigini al solo guardarlo di sfuggita.
Se ne sta spensieratamente
addossata contro la porta con le braccia incrociate dietro alla schiena
flessuosa, l’unica traccia sul suo volto di pianto rimane una leggerissima
sbavatura nera sulle guance candide. Ti fissa quasi con indifferenza, con
quella sua tipica espressione un po’ vuota e un po’ trasognata. Non ha mai
smesso di masticare, mentre la studiavi con molta attenzione.
Se vuoi compiere il primo
passo, vai al 307.
Se vuoi aspettare una sua
mossa, vai al 311.
.286.
Il barlume diffuso dal
lumicino sul pavimento è davvero minuscolo e le ombre che getta tutt’intorno
non arrivano nemmeno a sfiorare il solido riparo dietro cui ti nascondi, ma
è comunque sufficiente per poter distinguere nel buio i lineamenti vaghi di
quell’impavida amazzone. Abbassi perciò in silenzio la cerniera lampo dei
jeans e sfoderi il cazzo che scatta subito fuori come un giocattolo a molla
mentre i due continuano a trombare tranquillamente. La situazione si sta
facendo interessante.
Se vuoi piazzarle il glande
davanti al viso, vai al 322.
Se vuoi prima studiare meglio
la situazione, vai al 334.
.287.
Vi allontanate insieme dal
chiarore della minuscola plafoniera solo di qualche passo, poi la trattieni
saldamente stringendo la tua mano nella sua.
“Ferma, non correre... Non
dovremmo conoscerci un po’ meglio, prima di addentrarci nell’oscurità?”.
Si gira e bruscamente si
libera dalla tua stretta con uno strattone.
“Cosa... hai forse paura di
perdere la verginità?”.
Replica sarcastica e riprende
senza lasciarti a disposizione il tempo di ribattere.
“Mi sa che dopotutto non hai
tutti i torti... è chiaro che ancora non mi conosci abbastanza bene: magari
torna a cercarmi la prossima volta, sono sempre qui il fine settimana!”.
Si volge e sparisce nel buio.
Evidentemente ama essere corteggiata con un pizzico di galanteria, ma
dev’essere una dominatrice impaziente e permalosa che si irrita e
innervosisce altrettanto facilmente. Il rombo musicale che si diffonde nella
densa penombra giunge inevitabilmente alla fine del brano, un silenzio
innaturale perdura nell’ambiente per alcuni secondi prima che un altro non
dissimile ne saturi l’aria vibrando incostante con il ritmo di un tuono che
si va avvicinando in lontananza. Senti la sua risata inconfondibile
riecheggiare nella sala, tenti maldestramente di inseguirla però trascorsi
ogni pochi passi ti trovi la strada sbarrata da un divanetto praticamente
invisibile fino all’ultimo istante, riesci a intravvedere la figura
altissima di Alma spostarsi disinvoltamente fra gli aloni luminosi che
costellano il secondo piano della discoteca; chiaramente conosce molto
meglio di te quel posto allucinante. La perdi in fretta di vista, quasi
piombando addosso ad una coppietta che si stava scambiando appassionatamente
effusioni nelle tenebre, ti devi infine arrendere e rassegnare. Ti è andata
male!
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogare la tensione che ti rode
dentro dovrai caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.288.
“Sei sicura che non vogliamo
finire questa cosa?”.
Sembra rifletterci
attentamente e decidi di giocarti il tutto per tutto: la butti lì come per
caso cercando allo stesso tempo di apparire abbastanza disinteressato e un
po’ soprappensiero.
“Però se non te la senti è
meglio lasciar perdere”.
Resta immobile e in silenzio
per qualche altro secondo, puoi intravvedere a malapena l’ombra solenne
della sua sagoma stagliarsi nel buio; senza poi aggiungere nulla a quanto
già detto torna indietro e incomincia subito a trafficare con la serratura
dell’ultima porta che si trova in fondo al corridoio che rimane a sua volta
sprofondato nell’oscurità quasi palpabile.
Vai al 302.
.289.
“Non mi piacciono per niente
gli scherzi... Odio essere presa in giro.”.
“Credimi non volevo
assolutamente burlarmi di te, volevo soltanto vedere la tua reazione: se mi
avessi detto che senza il preservativo sarebbe andato bene lo stesso me ne
sarei andato io”.
Resta pensierosa e in
silenzio per un altro minuto, puoi intravvedere a malapena l’ombra nel buio
delle sue spalle rilassarsi progressivamente. Senza poi aggiungere nulla,
torna indietro e incomincia subito a trafficare con la serratura dell’ultima
porta in fondo al corridoio che rimane sprofondato nell’oscurità quasi
palpabile.
Vai al 285.
.290.
Il barlume diffuso dal
lumicino sul pavimento è davvero minuscolo e le ombre che getta tutt’intorno
non arrivano nemmeno a sfiorare il precario riparo dietro al quale ti trovi,
ma è comunque sufficiente per poter distinguere nel buio i lineamenti vaghi
di quell’impavida amazzone. Lei è piegata in avanti con le mani strette
sulle ginocchia di una sagoma nera che se ne resta mollemente abbandonata
sulla schiena a pochi passi di distanza dalla tua postazione. Il sangue ti
schizza nella testa: sei talmente infervorato che potresti persino trapanare
il tronco di un albero con la punta dell’uccello! Raggiri perciò il
divanetto e ti avvicini in silenzio, abbassando la cerniera lampo dei jeans
e sfoderando il cazzo che scatta subito fuori come un giocattolo a molla
mentre i due continuano a trombare tranquillamente.
Normalmente per ridurre al
minimo i rischi di contrarre malattie veneree o peggio ancora non ti
appresteresti ad avere rapporti orali occasionali, perlomeno non senza
utilizzare il profilattico, però è tutta la sera che ti senti i genitali
stretti in una morsa di acciaio e il cervello si è disciolto del tutto e lo
senti ormai pesare come piombo incandescente nel basso ventre. Balzi in
avanti impugnando saldamente il trapano pneumatico che ti pulsa febbrilmente
nella mano e con il glande turgidissimo arrivi fino a sfiorare alla cieca le
labbra della ragazza.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 324.
Se esce un numero dispari,
vai al 326.
.291.
Socchiude il battente e un
abisso di tenebra ti si spalanca minacciosamente davanti.
“Aspetta un segnale prima di
seguirmi: come tuo Cavaliere, devo accertarmi che il luogo sia del tutto
libero da qualsiasi pericolo.”.
Scoppia sommessamente a
ridere.
“Avanti, forza... entra mio
prode coraggioso.”.
Ti si avvicina sicura e ti
sospinge frettolosamente dentro.
Vai al 301.
.292.
Decidi di dirle esattamente
ciò che ti aspetti da lei.
“Adesso ti spogli, ti pieghi
sulle ginocchia e cominci col farmi un bel cazzo di pompino!”.
Cambia subito espressione.
Avvampa di rabbia e ti dà dello stronzo e del bastardo, si gira
repentinamente, apre la porta del bagno e se ne va borbottando che sei solo
e soltanto uno schifoso di merda. Impieghi solamente qualche momento per
riprenderti dallo sbalzo di umore improvviso, però deve essere stato
sufficiente perché quando lo fai lei ti ha già sbattuto la porta in faccia e
se n’è andata definitivamente. Chiedere scusa non serve a farla tornare
indietro: la segui frettolosamente nella sala martellante ma pare del tutto
svanita tra la folla chiassosa della discoteca.
Vai al 277.
.293.
Ti fai largo tra la folla del
pianterreno, sino a raggiungere la larga scalinata che conduce al primo
piano.
Emergi in un ambiente più
luminoso che risuona di un martellamento ritmico e cadenzato, accentato e
modulato regolarmente da colpi energici che nonostante tutto risultano molto
meno opprimenti del caos che invade e serpeggia per la sala principale del
piano sottostante. Potenti fasci di luce colorata spiraleggiano e si
intrecciano dovunque, la pista scintilla di una luce bianca che distorce i
colori naturali della pelle e dei vestiti. La massa di persone resta
comunque imponente, ma la ressa non è così asfissiante da non consentire di
muoversi disinvoltamente senza essere costretti a pigiarsi come sardine tra
una persona e l’altra.
Se durante una qualsiasi
lettura di questo libro, sei stato in un bar che si trova al di là della
strada e quindi hai conosciuto la Barista Chiacchierina, allora puoi andare
al 218.
Se durante una qualsiasi
lettura di questo libro, sei stato nella sala giochi del bar che si trova
sotto casa tua, allora dovresti avere conosciuto Elisa e perciò puoi andare
al 239.
Altrimenti vai al 242.
.294.
La ragazza si ferma e la
raggiungi facilmente. Si gira dalla tua parte e subito un fascio vagolante
di luce azzurrina la colpisce in pieno viso rischiarandole i lineamenti per
un momento. Non la conosci affatto; un ragazzo le si avvicina
improvvisamente, la stringe in vita e la bacia sulla bocca con molto
trasporto. Peccato! Se non altro ti sei risparmiato un’altra figuraccia.
Ti ritrovi in ultimo accanto
alla porta delle toilette. La sala del primo piano è ricolma di gente
schiamazzante. Il martellamento folle della musica comincia ad infastidirti
nelle orecchie. In mezzo alla ressa scorgi nitidamente una ragazza che
riconosci immediatamente, questa volta non ti puoi proprio sbagliare, ma in
un solo istante è già scomparsa nella mischia della discoteca.
Se vuoi entrare in bagno, vai
al 273.
Se vuoi andare alla ricerca
della ragazza, vai al 277.
.295.
Il rombare cupo e profondo
sembra vibrare e dilagarsi minacciosamente nella sala come un tuono che si
avvicina e si allontana di continuo, alcuni click e clack salgono e scendono
di tono come i gemiti lamentosi di un relitto che si adagia in fondo al
mare, qualche stridulo grido acustico che somiglia al colpetto allucinante
di un clacson strepita risuonando irregolarmente in mezzo al tutto. Ombre
nel buio tutt’attorno; chiudi gli occhi e conti fino a trenta: quando li
riapri va un po’ meglio e anche se non riesci comunque a vedere con
chiarezza che per pochi metri di distanza, riesci almeno a scorgere
nitidamente il profilo ombroso dei divani e delle persone più vicine.
Diverse plafoniere sparse qua e là spandono la loro fioca luce, creando
piccole bolle di chiarore nell’oscurità, ma la penombra è talmente densa che
la debole luminescenza non riesce a diffondersi che per pochissimo. La pista
da ballo invece rimane attorniata da minuscoli faretti e sarebbe
sufficientemente rischiarata, non fosse che per i getti fumosi che vi
vengono soffiati con regolarità limitando la diffusione della luce e
ottenendo così l’effetto di una pesante nebbiolina che si sposta lentamente
avvolgendo e nascondendo ogni altra cosa sino all’altezza delle ginocchia.
Tutta la zona resta lo stesso l’unica isola debolmente illuminata di
quell’ambiente ottenebrante e sconvolgente; la maggior parte delle persone
presenti in quel piano della discoteca si addensa nei dintorni e sulla pista
come sempre. Raccogli i pensieri e incominci la tua esplorazione.
Ti incammini sul limitare di
quell’oasi relativamente luminosa e dimentichi immediatamente ciò che stavi
cercando: il fumo invadente che soffoca la pista da ballo si disperde per un
attimo ai margini e la ragazza più bella che ti è mai comparsa davanti ti si
presenta alla vista. Subito l’oscura e fitta penombra che permane ovunque le
si richiude altrettanto in fretta addosso e la inghiotte in un istante
facendola svanire nelle ombre troppo dense per poterle semplicemente
penetrare con lo sguardo. Ti passi le dita fra i capelli e ti aggiusti i
genitali con la mano, ti avvicini circospetto e ti predisponi pazientemente
ad aspettare una seconda occasione per osservarla meglio. Non devi attendere
molto.
Una nuova breccia
luminescente si apre faticosamente la strada in quella al contempo placida e
vorticante bassa muraglia nebbiosa e lei rimane avvolta in un esitante alone
che la rischiara appena. Una nube di capelli scintillanti le incornicia
favolosamente il bel visetto ovale e un po’ allungato, riccioli brillanti le
ricadono disordinatamente sulla fronte e sugli occhi, la bocca è gonfia e
sporgente, il collo è lungo e sottile, un rossetto dorato le dipinge le
labbra enormemente sensuali e seducenti. Indossa un miniabito rosso fuoco,
aderente in vita e scollatissimo sulla schiena, che le arriva a malapena due
dita sotto il sedere; la sua statura è straordinaria, il suo corpo è
strabiliante, le sue gambe chilometriche sono abbronzate e nude e sembrano
infinite. Caspita che gnocca!
L’esuberante ragazza sta
entusiasticamente ballando sulla pista in un angolino e con la sua altezza
eccessiva sovrasta in abbondanza della testa quasi tutte quelle
insignificanti e buie figurine che le ronzano intorno come piccoli e
fastidiosi moscerini.
Tira un dado:
Se esce 1 o 2, vai al 385.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 389.
.296.
Il barlume diffuso dal
lumicino sul pavimento è davvero minuscolo e le ombre che getta tutt’intorno
non arrivano nemmeno a sfiorare il solido riparo dietro cui ti nascondi, ma
è comunque sufficiente per poter distinguere nel buio i lineamenti vaghi di
quell’impavida amazzone. Lei è piegata in avanti con le mani strette sulle
ginocchia di una sagoma nera che se ne resta mollemente abbandonata sulla
schiena a pochi passi di distanza dalla tua postazione. Il sangue ti schizza
nella testa: sei talmente infervorato che potresti persino trapanare il
tronco di un albero con la punta dell’uccello! Raggiri perciò la colonna e
ti avvicini in silenzio, abbassando la cerniera lampo dei jeans e sfoderando
il cazzo che scatta subito fuori come un giocattolo a molla mentre i due
continuano a trombare tranquillamente.
Normalmente per ridurre al
minimo i rischi di contrarre malattie veneree o peggio ancora non ti
appresteresti ad avere rapporti orali occasionali, perlomeno non senza
utilizzare il profilattico, però è tutta la sera che ti senti i genitali
stretti in una morsa di acciaio e il cervello si è disciolto del tutto e lo
senti ormai pesare come piombo incandescente nel basso ventre. Balzi in
avanti impugnando saldamente il trapano pneumatico che ti pulsa febbrilmente
nella mano e con il glande turgidissimo arrivi fino a sfiorare alla cieca le
labbra della ragazza.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 324.
Se esce un numero dispari,
vai al 326.
.297.
Socchiude il battente e un
abisso di tenebra ti si spalanca minacciosamente davanti.
“OK, vado in avanscoperta; ma
siamo del tutto certi che qui si possa davvero entrare?”.
Scoppia sommessamente a
ridere.
“Forza, coraggio... entra mio
prode Cavaliere.”.
Ti si avvicina sicura e ti
sospinge frettolosamente dentro.
Vai al 301.
.298.
“Mi dice sempre che sono una
ragazza facile, mi dice sempre che non respingo mai neanche un
corteggiatore... Ma questa volta gliela faccio pagare.”.
Si sistema la borsetta a
tracolla e si rialza bruscamente in piedi; si volge e ti guarda dall’alto
posandosi sensualmente una mano sul fianco mozzafiato: il suo corpo è tutto
una curva armoniosa, le sue gambe sembrano due trampoli da circo tanto sono
diritte e lunghissime.
“Io ti piaccio?”.
Se le vuoi rispondere di sì,
vai al 232.
Se le vuoi rispondere di no,
vai al 254.
.299.
Raggiungi la toilette in cui
l’hai vista sparire e abbassi frettolosamente la maniglia per entrare di
improvviso però l’abitacolo risulta chiuso dall’interno e la porta non si
apre. Merda! Le voci dei giovani schiamazzanti si fanno sempre più vicine e
il tuo uccellone ancora semirigido penzola tuttora fuori dalla sua gabbia.
Pensieri contrastanti corrono veloci nella tua testa e stai per rinunciare
al tentativo di affrontare un secondo round con la bella bionda per
ritirarti in fretta nel bagno vicino a quello delle donne quando senti
improvvisamente la serratura scattare. La porticina del cubicolo si
socchiude appena, la apri bruscamente e ti fiondi dentro in un attimo. Entri
in un ambiente abbastanza spazioso, pulito e bianchissimo. Ti chiudi la
porta alle spalle e la richiudi a chiave.
La ragazza se ne sta ritta in
piedi davanti al lavandino, immobile e silenziosa, osservandoti attentamente
e sorridendo con astuzia. Gli indumenti sono stati riassettati
grossolanamente, i lunghi capelli sono gettati disordinatamente
all’indietro. L’acconciatura impeccabile appare assai sconvolta e la riga
pettinata accuratamente di lato è quasi del tutto scomparsa. Il rubinetto
del lavandino è rimasto aperto e il flusso dell’acqua si disperde
gorgogliando nelle tubature dello scarico; molte ciocche sulla fronte
appaiono piuttosto bagnaticce, il trucco pesante è parecchio sbavato e il
viso è stato un po’ ripulito dallo sperma: chiaramente se lo stava
risciacquando. Ora più che mai il suo volto assomiglia al ritratto di una
prostituta consumata, ma adesso sai con certezza appartenere a una ninfomane
irresistibilmente dominata dagli istinti. I suoi lineamenti sono distorti
dalla brama che la consuma sessualmente nel profondo dell’anima e nonostante
tutto restano decisamente accattivanti e molto piacevoli. La fissi
intensamente negli occhi verdissimi che sembrano scintillare di luce
propria. La sua espressione è carica di aspettativa, il suo sguardo è
stracolmo di lussuria. Pare indecisa sul da farsi e in attesa di un tuo
comando.
“Spogliati e non dire una
sola parola”.
Ti sfili velocemente la
maglietta a mezze maniche bianca e la getti a cavallo del corrimano che
costeggia tutta la parete alla tua destra, ti levi le scarpe da tennis e le
sospingi in un angolo del bagno, ti togli disinvoltamente jeans e mutande e
li lasci cadere sulla maglietta. Lei però è stata più rapida. Ha già
ripiegato e posato con cura i suoi vestiti sul contenitore delle salviette e
sta richiudendo il rubinetto dell’acqua. Cazzarola che spettacolo! I suoi
capelli luccicano di riflessi dorati, la sua pelle è chiara e rosata, il suo
fisico è snello, la sua vita è sottile, il fondoschiena è meravigliosamente
rotondo, le gambe sono affusolate e ben tornite. Indossa ormai soltanto i
sandali dal tacco a spillo vertiginoso ed i bracciali tintinnanti ai polsi.
Ti vede attraverso lo specchio e si gira di scatto. Le sue tette sono
morbidamente modellate, le areole sono circolari e rossicce, i capezzoli
sono vistosamente rivolti all’esterno, aumentando così il fascino suggestivo
dei suoi seni tondeggianti. Nuda, è veramente bellissima. Ti resta a
malapena il tempo di scorgere il vello dorato che si trova più in basso
perché in un istante ti si stringe addosso. Aderisce perfettamente al tuo
corpo, ti mordicchia il lobo dell’orecchio sinistro. Puoi sentire i peletti
del suo pube sfiorare i tuoi genitali e solleticarti il cazzo, senti i
sassolini delle sue mammelle strofinarsi sul tuo petto. Il guerriero tra le
gambe dà immediatamente i primi segni di ripresa. La stringi forte fra le
braccia e le afferri le chiappe, le divarichi violentemente e con una mano
ti insinui nel solco alla ricerca del suo sesso. Lo trovi e ne sfiori la
fessura con la punta delle dita. La sua figa è fradicia.
Il sangue ti monta nelle vene
e ti sale istantaneamente al cervello come una fucilata. La sollevi di peso
da terra e la adagi sul bordo del lavandino. Lei si appoggia con i gomiti
allo specchio e si strizza le tette che traboccano deliziosamente fuori
dalle sue mani. Le sollevi le gambe per le ginocchia, lei dischiude
arrendevolmente le cosce e ti mette i piedi sulle spalle. Una folta e liscia
peluria bionda le ricopre completamente il monte di venere, il clitoride è
tumido e rigonfio, le sue grandi labbra sono tumefatte e sgocciolano
generosamente. Le infili subito dentro due dita. Lei chiude gli occhi e
sospira pesantemente. La sua passerina è larga e ci passa agevolmente un
terzo dito, mentre un sibilo sospirante le sfugge dalle labbra. C’è ancora
spazio e le metti dentro anche il mignolo, lei geme e spalanca la bocca.
Incominci a muovere freneticamente la mano avanti e indietro,
stropicciandole rozzamente un capezzolo con due dita dell’altra, affondando
sempre più in fondo nel suo ventre, sprofondandole brutalmente nella vagina
con le quattro nocche della mano bagnata e grondante. La sua faccia si fa
progressivamente paonazza e il clitoride diventa presto livido, le grandi e
le piccole labbra affiorano e straripano ritmicamente dalla sua vulva
scivolosa.
La ragazza sembra totalmente
abbandonata al tuo volere. Ansima fortemente e si morde le labbra,
leccandosele febbrilmente di tanto in tanto, gemendo e soffiando
selvaggiamente come una gatta, stringendosi con forza i seni nelle coppe
delle mani. La tua mano affonda sonoramente nel suo sesso fino
all’attaccatura del pollice, la sua espressione si contorce grottescamente.
Percepisci infine una fiammata avvamparle nel ventre e scottarti la mano,
serra la bocca e prende a sussultare spasmodicamente in ciò che sai essere
uno dei suoi orgasmi incredibili e violenti. Continui a frugarle
forsennatamente nella figa finché non smette di tremare, intanto il tuo
bestione è tornato di nuovo prepotentemente in tiro.
Se vuoi cercare di
penetrarla, senza il preservativo, vai al 347.
Se vuoi allontanarti, per
prendere uno dei tuoi preservativi, vai al 368.
.300.
Il barlume diffuso dal
lumicino sul pavimento è davvero minuscolo e le ombre che getta tutt’intorno
non arrivano nemmeno a sfiorare il precario riparo dietro al quale ti trovi,
ma è comunque sufficiente per poter distinguere nel buio i lineamenti vaghi
di quell’impavida amazzone. Raggiri perciò il divanetto e ti ci accomodi
sopra in silenzio per osservare con più attenzione lo spettacolo in corso
come se fossi in un cinema pubblico.
Lei è piegata in avanti con
le mani strette sulle ginocchia di una sagoma nera che se ne resta
mollemente abbandonata sulla schiena a pochi passi di distanza dalla tua
postazione: la ragazza la si può facilmente riconoscere per via della scura
nebulosa di capelli e grazie al profilo indubbiamente femminile del viso e
del grosso seno che possiede; lui invece lo si può identificare soltanto dal
suono dei bassi grugniti che emette al ritmo costante del galoppamento
insistente della figura sospirante che gli si muove agilmente sulle gambe.
Senza alcun dubbio sono degli esibizionisti o dei maiali, perché qualunque
possa essere il rapporto intercorso fra i due se proprio non volevano farsi
beccare sul fatto avrebbero potuto ritirarsi in un bagno anziché rimanere
alla portata di chiunque.
Ti si presentano ora tre
possibilità:
Se vuoi andartene prima di
arrecar disturbo, vai al 308.
Se vuoi tirar fuori l’uccello
e restare a guardare, vai al 349.
Se vuoi giocarti il tutto per
tutto e piazzarle il cazzo davanti alla bocca, vai al 357.
.301.
Varchi la soglia.
Subito quel Gnoccolone di
ragazza ti segue e si richiude la porta alle spalle. Una piccola luce di
sicurezza, piazzata sopra la vostra testa, rischiara lo spazio circostante
ancor meno di quanto sia rischiarato l’ambiente ottenebrante che persiste al
secondo piano della discoteca. Numerose porte si susseguono regolarmente da
entrambi i lati del macabro corridoio che si disperde minaccioso nelle
tenebre.
Ti volgi e ti si slancia tra
le braccia; solleva le mani e te le preme sul petto, ti spinge contro il
muro e ti infila due metri di lingua in bocca. Sulle prime ne resti alquanto
disorientato. Non te lo aspettavi! Con una mano scende sbrigativamente sulla
patta dei jeans e con dita esperte ti apre la cerniera: si introduce con la
mano nelle mutande, trova il cazzo e rapidamente lo tira fuori. Ti riprendi
e rispondi con entusiasmo al suo bacio, ti si stringe al corpo continuando
intanto a carezzare il tuo membro palpitante che si erge in alto come un
cannone già pronto a sparare fra le sue dita affusolate e morbide. Si
distacca infine, abbassa lo sguardo, ti osserva il profilo ombroso dell’arma
da fuoco con un misto di stupore e meraviglia.
Non dice niente e non le fai
alcun tipo di pressione. Ormai si intuisce che nel privato Alma è una
dominatrice intollerante e molto volubile, a questo punto sai benissimo che
basterebbe un non nulla per far ribaltare improvvisamente la situazione e
che una parolina sbagliata ti si potrebbe ritorcere addosso in un attimo.
Inoltre le cose sembrano andare per il verso giusto anche da sole, non c’è
proprio nessun bisogno di intervenire. Meglio restare ad attendere e
lasciarle gestire il tutto nel modo che preferisce.
Si piega sulle ginocchia,
avvicina il volto al tuo cazzone, lo scappella e lo studia attentamente da
vicino ancora un istante, poi schiude la bocca e percepisci la linguetta
guizzare nel buio poco prima di sentirne il tocco caldo e soffice sulla
pelle morbida del filetto. Un brivido gelato ti risale tutta la spina
dorsale. Ti guarda negli occhi e immagini il sorriso da furbetta che
sicuramente le si sta dipingendo sulle labbra.
“Devo continuare?”.
“Sì, ti prego, Bocconcino...
Se mi lasci così morirò”.
La tua risposta deve essere
stata soddisfacente, perché ti sorride apertamente e incomincia a lavorare
con impegno sul tuo cannone metallico; con una mano ti gingilla i genitali,
con l’altra mantiene abbassato l’elastico delle mutande: ti lappa con molta
lascivia l’asta del cazzo, nel senso della lunghezza, partendo dal basso e
quando finalmente giunge in cima ricomincia ossessivamente daccapo. Ripete
il giochetto esasperante quattro volte e mentre dentro ti senti
violentemente contrarre e prossimo ad esplodere, mentre ti senti impotente e
totalmente disarmato nelle sue mani, mentre ti senti impazzire e ti stai
preparando psicologicamente per sopportare un quinto giro di tortura... te
lo inghiotte completamente. Il glande enorme e turgido affonda nella sua
gola strettissima e le fiamme dell’inferno ti si scatenano nell’anima.
Non la puoi vedere con
chiarezza nell’oscurità, ma indubbiamente è una pompinara eccezionale!
Succhia con energia, alternando lappate lunghe e lente ad affondi rapidi e
prolungati, arrivando con le labbra sin quasi a sfiorarti il pube di tanto
in tanto, senza mai smettere di pasticciare nel frattempo con le palle del
cannone e puoi sentire la sua linguetta soffice rigirare vorticosamente
intorno alla canna di quell’arma d’assedio carica ogni volta che se lo
estrae dalla gola ustionante. Resistere al contatto peccaminoso della sua
bocca meravigliosa indaffarata sul tuo cazzone pericolosamente rigonfio non
è per niente facile. Sei ipereccitato e riconosci immediatamente i primi
segnali che incalzano sempre più insistenti dopo solo qualche minuto di quel
trattamento snervante. Le membra si irrigidiscono lievemente, i muscoli si
contraggono appena, il respiro si fa un po’ difficoltoso, i testicoli
iniziano presto a pulsare impercettibilmente. Ti devi subito distrarre o
rischi di perdere la tua battaglia ancor prima di poterla cominciare.
Se vuoi pensare a
qualcos’altro, vai al 305.
Se vuoi interromperla e
scostarti da lei, vai al 309.
Se vuoi supplicarla di
fermarsi, vai al 313.
.302.
Apre la porta e ti invita ad
entrare.
Senti la porta richiudersi e
la serratura scattare. Il buio che permane nell’ambiente è assoluto.
Percepisci un leggero movimento e una rapida ricerca che si svolge nella
totale oscurità oltre la schiena. Il click di un interruttore risuona nel
silenzio e subito una luce abbagliante riempie tutta quanta la piccola
stanza. Chiudi gli occhi restandone immediatamente accecato. Quando li
riapri va decisamente meglio e ti dai uno sguardo superficiale attorno
mentre aspetti che le scintille gialle e rosse si dissipino del tutto.
Scatole e scatoloni, scope e scopettoni, secchi e stracci, detersivi e
prodotti di ricambio, un lavandino posto nell’angolo e una confezione di
salviette aperta occupano la maggior parte dello spazio tutt’intorno. Ti
volgi non appena la vista si schiarisce completamente.
Cazzarola! La Seriosa Castana
è molto alta e di una bellezza statuaria; la sua carnagione risulta chiara e
splendente come uno strato sottilissimo di zucchero a velo, il suo volto dal
fascino un po’ mascolino è appena truccato da un filo di lucidalabbra
traslucido e da un’ombra leggerissima di mascara brillante. Veste di certo
in modo ricercato e si direbbe perfettamente consapevole dell’effetto
mozzafiato che il suo corpo praticamente nudo scatena alla vista. I
lineamenti sono duri e spigolosi, l’espressione è inquietante e lo sguardo
profondo, la sua bocca per contrasto è morbidissima e somiglia al bulbo di
un fiore esotico. Quel sorrisetto enigmatico sembra definitivamente
scomparso dal suo viso affilato.
I capelli sono castani e
laccati all’indietro, corti e disinvoltamente tagliati quasi a spazzola. La
fronte è pensosa e gli occhi sono scuri, il naso è deciso e le labbra sono
lucide, assai piene e piuttosto carnose. Il fisico è parecchio atletico, le
spalle sono ben sviluppate, la curva del seno è perfetta e dal tessuto teso
dell’indumento scarlatto si possono nitidamente scorgere i capezzoli tumidi
che spingono e spiccano al centro delle tette. La vita è longilinea, i
fianchi sembrano scolpiti nel marmo, l’ombelico è immacolato e candido, il
ventre è muscoloso e una vistosa tartaruga fa bella mostra sul suo stomaco
piatto. Indossa un paio di pantaloni di pelle bordeaux che le guanta
strettamente le gambe affusolate e flessuose, calza stivaletti in tinta
dalla zeppa altissima e porta al fianco un minuscolo marsupio nero di gomma
lucida. I pantaloni sono bassi, troppo bassi, aderenti, soffocanti, e la
cucitura minuta del cavallo si intrufola tra le grandi labbra lievemente
dischiuse del suo sesso invitante.
Ester se ne resta
tranquillamente addossata contro la porta con le braccia incrociate dietro
alla schiena distesa, ti fissa impassibile e solenne con quella sua strana
espressione impenetrabile e caparbia, mentre aspetta pazientemente che
finisci di ammirarla con il rispetto e tutta l’attenzione che merita.
Se vuoi compiere il primo
passo, vai al 306.
Se vuoi aspettare una sua
mossa, vai al 310.
.303.
“Non mi piacciono per niente
gli scherzi... Odio essere presa in giro.”.
Si rigira su se stessa e
allunga immediatamente il passo andandosene definitivamente senza lasciarti
nemmeno la possibilità di dare spiegazioni. Evidentemente deve essere anche
molto permalosa! Doveva ascoltare Ester, sta dicendo, anche lei ha una
chiave e potrebbe venire a cercarla. Osservi meglio la porta del corridoio
che si sta richiudendo lentamente: non c’è alcuna maniglia all’esterno e non
occorre perciò chiuderla a chiave.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogarti dovrai caricare in
macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.304.
Il barlume diffuso dal
lumicino sul pavimento è davvero minuscolo e le ombre che getta tutt’intorno
non arrivano nemmeno a sfiorare il solido riparo dietro cui ti nascondi, ma
è comunque sufficiente per poter distinguere nel buio i lineamenti vaghi di
quell’impavida amazzone. Ti sporgi perciò ulteriormente dalla colonna per
osservare con più attenzione lo spettacolo in corso come se ti fossi
intrufolato in silenzio in un teatro molto esclusivo.
Lei è piegata in avanti con
le mani strette sulle ginocchia di una sagoma nera che se ne resta
mollemente abbandonata sulla schiena a pochi passi di distanza dalla tua
postazione: la ragazza la si può facilmente riconoscere per via della scura
nebulosa di capelli e grazie al profilo indubbiamente femminile del viso e
del grosso seno che possiede; lui invece lo si può identificare soltanto dal
suono dei bassi grugniti che emette al ritmo costante del galoppamento
insistente della figura sospirante che gli si muove agilmente sulle gambe.
Senza alcun dubbio sono degli esibizionisti o dei maiali, perché qualunque
possa essere il rapporto intercorso fra i due se proprio non volevano farsi
beccare sul fatto avrebbero potuto ritirarsi in un bagno anziché rimanere
alla portata di chiunque.
Ti si presentano ora tre
possibilità:
Se vuoi andartene prima di
arrecar disturbo, vai al 312.
Se vuoi tirar fuori l’uccello
e restare a guardare, vai al 349.
Se vuoi giocarti il tutto per
tutto e piazzarle il cazzo davanti alla bocca, vai al 362.
.305.
Rapidamente, pensi alle
peggiori cose che la tua mente tortuosa è capace di immaginare, però anche
la più orrida di tutte si trasforma subito in rose tra le sue labbra
voluttuose e infine non ce la fai assolutamente a trattenerti. Le braccia e
le gambe si tendono ulteriormente, i muscoli della schiena si contraggono
maggiormente, il respiro si ingrossa poco a poco, i testicoli si fanno
dolorosamente insofferenti; una scarica adrenalinica ti si diffonde nei reni
e un fiotto di sperma ti schizza dal cazzo. Ad Alma non sembra dispiacere
affatto. Continua a lappare e succhiare ancora per qualche altro minuto,
mentre il tuo cannoncino si raggrinzisce progressivamente e non ne vuole
sapere in nessun modo di ergersi un’altra volta nella sua bocca: non è il
primo orgasmo che raggiungi nel corso della giornata e sai che non potrai
ottenere altre erezioni senza prima avere a disposizione almeno un po’ di
riposo per recuperare le energie perdute. Questa terribile consapevolezza,
insieme all’affaticamento fisico, te lo fa smosciare completamente e in
ultimo il Gnoccolone si arrende e si distacca dal tuo cannolo del tutto
svuotato. Si rialza frettolosamente in piedi e ti rivolge uno sguardo
sconfortato.
“Non te la prendere, non sei
il primo che fa clamorosamente cilecca”.
Si volge e riapre la porta,
si gira e ti sorride timidamente.
“Magari torna a cercarmi la
prossima volta... sono sempre qui il fine settimana!”.
Soggiunge e riprende
incoraggiante, e di nuovo la sua voce priva di sarcasmo risuona energica e
risoluta nelle tenebre. Se ne va definitivamente; non dici niente e non
cerchi nemmeno di fermarla, perché ti senti frustrato e sconfitto. Osservi
intanto la porta della sala che si sta richiudendo lentamente: non c’è
alcuna maniglia all’esterno e non occorre perciò chiuderla a chiave.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi continuare la tua guerra
personale dovrai caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.306.
Ti avvicini di un passo e le
accarezzi delicatamente il viso, risalendole una guancia candida con le
nocche, sfiorandole le sopracciglia castane con le dita, passandole una mano
fra i capelli corti e laccati, accostandoti lentamente al suo volto
affilato, toccandole la sua meravigliosa bocca attraente e carnosa,
afferrandole morbidamente il mento con l’altra mano e ritraendoti un poco
per poi subito ritoccarle appena le labbra lucide con le tue leggermente
dischiuse. Lei risponde al bacio socchiudendo gli occhi scuri e profondi,
schiudendo le labbra piene e succose che si aprono alle carezze come i
petali di un fiore seducente, cingendoti il collo con le braccia e
rilassandosi impercettibilmente tra le tue mani; percepisci distrattamente
il tocco caldo della pelle dei suoi polsi scivolarti sulla nuca, puoi
sentire la punta della sua linguetta espertissima esplorarti maliziosamente
e con la lingua ricerchi quel contatto che risulta umido e molto vellutato.
Giocherelli ancora qualche minuto con le sue labbra caldissime, prima di
insinuarti in quel suo bulbo esotico e tenerissimo. Le bocche si incrociano
alternativamente, le lingue si intrecciano dolcemente, intanto con le mani
le discendi sulle spalle forti e gagliarde, carezzandole gentilmente la
schiena inarcata, con la mano destra la trattieni al corpo e la stringi
saldamente, mentre con quella sinistra continui a scendere con calma fino a
raggiungere la cintura bassissima dei suoi pantaloni di pelle aderentissimi.
Ricordi benissimo che probabilmente non deve portare nessuna biancheria
intima, infatti le sue natiche sono rotonde e perfette, sode e muscolose al
tatto, pulsano con vigore fra le tue dita ad ogni minimo movimento e non
riesci a trovare alcuna seppur leggerissima resistenza dell’elastico delle
mutande sotto il palpeggiamento insistente dei polpastrelli. Vezzeggi
entusiasticamente il culo fantastico che si ritrova senza mai smettere di
baciarla con notevole trasporto nel frattempo.
Si distacca energicamente dal
tuo corpo e con riluttanza la lasci infine andare. Riapre del tutto gli
occhi e la sua strana espressione inquietante sembra essersi in parte
raddolcita. Si appoggia lievemente su di uno scatolone, prende una salvietta
dalla confezione di ricambio semi strappata, si asciuga per bene le labbra
insalivate, la appallottola pensosamente e la getta nel cestino vicino al
lavandino posto nell’angolo della stanzetta. Si rialza e torna indietro, ti
fissa nuovamente con quel suo caratteristico sorrisetto sulla bocca.
“Non male... non credevo che
un maschietto ne potesse essere capace.”.
Vai al 257.
.307.
Ti avvicini di un passo e le
accarezzi dolcemente il viso, risalendole una guancia soffice con le nocche,
sfiorandole le sopracciglia chiarissime con le dita, passandole una mano fra
i capelli morbidi e lisci, accostandoti lentamente al suo volto delicato,
toccandole la sua piccola boccuccia profumata di fragola, afferrandole
teneramente il mento con l’altra mano e ritraendoti un poco per poi subito
ritoccarle appena le labbra morbidissime con la bocca leggermente dischiusa.
Lei risponde al bacio chiudendo gli occhioni luminosi e marroni, schiudendo
le labbra lucide e rosse, cingendoti delicatamente il collo con le braccia e
rilassandosi tra le tue mani; percepisci distrattamente il tessuto dei
polsini della sua camicetta scivolarti sulla nuca, puoi sentire la punta
della sua linguetta esperta esplorarti cautamente e con la lingua ricerchi
quel contatto che risulta umido e molto caldo. Giocherelli ancora qualche
minuto con le sue labbra polpose, prima di insinuarti nella sua boccuccia
invitante e caramellosa. Le lingue si intrecciano vorticosamente, la ciccles
del tutto priva di controllo ballonzola indifferente dall’una all’altro,
intanto con le mani le discendi sulle fragili spalle, carezzandole
morbidamente la schiena inarcata, con la mano destra la stringi al tuo corpo
e la trattieni scrupolosamente, mentre con quella sinistra continui a
scendere con calma fino a raggiungere l’orlo inferiore della minigonna
cortissima. Ricordi benissimo che sotto ci deve essere soltanto un perizoma
minuscolo, infatti le sue chiappette nude ed elastiche risultano sode e
freschissime al tatto. Palpi e vezzeggi con delizia quel suo culetto
meraviglioso e pastoso, senza mai smettere di baciarla passionalmente nel
frattempo.
Tenta di staccarsi debolmente
dal tuo corpo e con riluttanza la lasci infine andare. Riapre gli occhi e un
pizzico di consapevolezza sembra adesso brillarle nel profondo dell’anima.
Appoggia la borsetta su di uno scatolone, prende una salvietta dalla
confezione di ricambio semi strappata, ci sputa dentro la ciccles,
appallottola il tutto e lo getta nel cestino vicino al lavandino posto
nell’angolo della stanzetta. Torna indietro e ti fissa con lo sguardo
insolitamente brillante.
Vai al 376.
.308.
Ti rialzi in piedi e ti
allontani silenziosamente dallo spettacolo.
Vai al 278.
.309.
Le braccia e le gambe si
tendono maggiormente, i muscoli della schiena si contraggono poco a poco, il
respiro si ingrossa progressivamente, i testicoli si fanno sempre più
insofferenti; l’afferri per le spalle e ti scosti di lato sottraendo
l’artiglieria pesante dal nemico, prima che sia troppo tardi. Alma ci rimane
malissimo!
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 317.
Se esce un numero dispari,
vai al 327.
.310.
Vi guardate a lungo negli
occhi.
Sarebbe così facile allungare
una mano e toccare quello Splendido corpo femminile dall’odore inebriante,
ma ha già dimostrato di essere un’indecisa e data l’incostanza delle sue
reazioni non vuoi assolutamente rischiare di fartela scappare proprio
adesso. Ti trattieni perciò dal balzarle addosso come un animale, anche se
la tentazione è fortissima, aspettando nervosamente un qualsiasi gesto che
manifesti palesemente le sue intenzioni e contemporaneamente il momento
giusto per agire. Si distacca infine dalla porta, si raddrizza e muove un
passettino apparentemente imperturbabile nella tua direzione. È sufficiente!
Ti avvicini di un passo e le
accarezzi delicatamente il viso, risalendole una guancia candida con le
nocche, sfiorandole le sopracciglia castane con le dita, passandole una mano
fra i capelli corti e laccati, accostandoti lentamente al suo volto
affilato, toccandole la sua meravigliosa bocca attraente e carnosa,
afferrandole morbidamente il mento con l’altra mano e ritraendoti un poco
per poi subito ritoccarle appena le labbra lucide con le tue leggermente
dischiuse. Lei risponde al bacio socchiudendo gli occhi scuri e profondi,
schiudendo le labbra piene e succose che si aprono alle carezze come i
petali di un fiore seducente, cingendoti il collo con le braccia e
rilassandosi impercettibilmente tra le tue mani; percepisci distrattamente
il tocco caldo della pelle dei suoi polsi scivolarti sulla nuca, puoi
sentire la punta della sua linguetta espertissima esplorarti maliziosamente
e con la lingua ricerchi quel contatto che risulta umido e molto vellutato.
Giocherelli ancora qualche minuto con le sue labbra caldissime, prima di
insinuarti in quel suo bulbo esotico e tenerissimo. Le bocche si incrociano
alternativamente, le lingue si intrecciano dolcemente, intanto con le mani
le discendi sulle spalle forti e gagliarde, carezzandole gentilmente la
schiena inarcata, con la mano destra la trattieni al corpo e la stringi
saldamente, mentre con quella sinistra continui a scendere con calma fino a
raggiungere la cintura bassissima dei suoi pantaloni di pelle aderentissimi.
Ricordi benissimo che probabilmente non deve portare nessuna biancheria
intima, infatti le sue natiche sono rotonde e perfette, sode e muscolose al
tatto, pulsano con vigore fra le tue dita ad ogni minimo movimento e non
riesci a trovare alcuna seppur leggerissima resistenza dell’elastico delle
mutande sotto il palpeggiamento insistente dei polpastrelli. Vezzeggi
entusiasticamente il culo fantastico che si ritrova senza mai smettere di
baciarla con notevole trasporto nel frattempo.
Si distacca energicamente dal
tuo corpo e con riluttanza la devi lasciar andare. Riapre del tutto gli
occhi e la sua strana espressione inquietante sembra essersi in parte
raddolcita. Si appoggia lievemente su di uno scatolone, prende una salvietta
dalla confezione di ricambio semi strappata, si asciuga per bene le labbra
insalivate, la appallottola pensosamente e la getta nel cestino vicino al
lavandino posto nell’angolo della stanzetta. Si rialza e torna indietro, ti
fissa nuovamente con quel suo caratteristico sorrisetto sulla bocca.
“Non male... non credevo che
un maschietto potesse esserne capace.”.
Vai al 257.
.311.
Vi guardate a lungo negli
occhi.
Sarebbe così facile allungare
una mano e toccare il suo corpicino armonioso, ma la ragazza appare indifesa
e talmente persa in chissà quali pensieri che basterebbe un non nulla per
farla scappare e non la vuoi spaventare proprio adesso. Ti trattieni perciò
dal balzarle addosso come un animale, anche se la tentazione è fortissima,
aspettando pazientemente i suoi tempi di risposta o un qualsiasi gesto che
segnali il momento giusto per agire. Solleva infine il bel visetto e ti
sorride, si raddrizza e muove un passettino incerto nella tua direzione. È
sufficiente!
Ti avvicini di un passo e le
accarezzi dolcemente il volto, risalendole una guancia soffice con le
nocche, sfiorandole le sopracciglia chiarissime con le dita, passandole una
mano fra i capelli morbidi e lisci, accostandoti lentamente al suo viso
delicato, toccandole la sua piccola boccuccia profumata di fragola,
afferrandole teneramente il mento con l’altra mano e ritraendoti un poco per
poi subito ritoccarle appena le labbra morbidissime con la bocca leggermente
dischiusa. Lei risponde al bacio chiudendo gli occhioni luminosi e marroni,
schiudendo le labbra lucide e rosse, cingendoti delicatamente il collo con
le braccia e rilassandosi tra le tue mani; percepisci distrattamente il
tessuto dei polsini della sua camicetta scivolarti sulla nuca, puoi sentire
la punta della sua linguetta esperta esplorarti cautamente e con la lingua
ricerchi quel contatto che risulta umido e molto caldo. Giocherelli ancora
qualche minuto con le sue labbra polpose, prima di insinuarti nella sua
boccuccia invitante e caramellosa. Le lingue si intrecciano vorticosamente,
la ciccles del tutto priva di controllo ballonzola indifferente dall’una
all’altro, intanto con le mani le discendi sulle fragili spalle,
carezzandole morbidamente la schiena inarcata, con la mano destra la stringi
al tuo corpo e la trattieni scrupolosamente, mentre con quella sinistra
continui a scendere con calma fino a raggiungere l’orlo inferiore della
minigonna cortissima. Ricordi benissimo che sotto ci deve essere soltanto un
perizoma minuscolo, infatti le sue chiappette nude ed elastiche risultano
sode e freschissime al tatto. Palpi e vezzeggi con delizia quel suo culetto
meraviglioso e pastoso, senza mai smettere di baciarla passionalmente nel
frattempo.
Tenta di staccarsi debolmente
dal tuo corpo e con riluttanza la devi lasciar andare. Riapre gli occhi e un
pizzico di consapevolezza sembra brillarle improvvisamente nel profondo
dell’anima. Appoggia la borsetta su di uno scatolone, prende una salvietta
dalla confezione di ricambio semi strappata, ci sputa dentro la ciccles,
appallottola il tutto e lo getta nel cestino vicino al lavandino posto
nell’angolo della stanzetta. Torna indietro e ti fissa con lo sguardo
insolitamente brillante.
Vai al 376.
.312.
Ti ritiri dietro alla colonna
e ti allontani silenziosamente dallo spettacolo.
Vai al 278.
.313.
Le braccia e le gambe si
tendono ulteriormente, i muscoli della schiena si contraggono poco a poco,
il respiro si ingrossa maggiormente, i testicoli si fanno sempre più
insofferenti e febbricitanti; non è il primo orgasmo della giornata e sai
che non potrai mantenere oltre l’erezione senza prima avere a disposizione
almeno un po’ di riposo per recuperare le forze perdute. La devi quindi
fermare a tutti i costi!
“Basta, ti supplico...
fermati non ce la posso fare”.
Alma si distacca
dall’artiglieria pesante, si rialza frettolosamente in piedi e quando nota
l’espressione di resa sul tuo volto sconvolto ti rivolge uno sguardo
vittorioso e scoppia a ridere fragorosamente.
Vai al 331.
.314.
La primissima idea che ti
salta in mente è la rata del mutuo da pagare, ma il pensiero non è
sufficiente e lo scarti in un attimo. Immagini allora la macchina che si
schianta contro un albero e ti si smoscia immediatamente: il suo valore non
è grande però ti sei sempre affezionato alle cose e le situazioni che hai
condiviso con il tuo macinino sono davvero innumerevoli. Lei ne rimane
perplessa.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 344.
Se esce un numero dispari,
vai al 351.
.315.
“Férmati!”.
Si irrigidisce
immediatamente, distaccandosi dal cazzo e aggrottando la fronte senza
capire.
“Scusami Zuccherino.”.
La rialzi facilmente in piedi
e le posi un bacio sulle labbra.
“È solo che sei troppo dolce,
se ti lasciavo continuare rischiavamo di finire prima del tempo”.
Le sfiori le labbra con un
altro bacio e questa volta le insinui anche la punta della lingua in bocca;
lei si rilassa quasi subito e pare sciogliersi nuovamente nel tuo abbraccio
passionale. Ti pieghi leggermente, le passi una mano dietro alle ginocchia e
un’altra dietro alla schiena: la sollevi di peso da terra e il suo corpicino
si direbbe fragile e leggero come un fuscello trasportato distrattamente dal
vento.
Vai al 356.
.316.
Lei è piegata in avanti con
le mani strette sulle ginocchia di una sagoma nera che se ne resta
mollemente abbandonata sulla schiena a pochi passi di distanza dalla tua
postazione. Il sangue ti schizza nella testa: normalmente per ridurre al
minimo i rischi di contrarre malattie veneree o peggio ancora non ti
appresteresti ad avere rapporti orali occasionali, perlomeno non senza
utilizzare il profilattico, però è tutta la sera che ti senti i genitali
stretti in una morsa di acciaio e il cervello si è disciolto del tutto e lo
senti ormai pesare come piombo incandescente nel basso ventre. Sei talmente
infervorato che potresti persino trapanare il tronco di un albero con la
punta dell’uccello! Raggiri in fretta il divanetto e balzi in avanti
impugnando saldamente il trapano pneumatico che ti pulsa febbrilmente nella
mano e con la cappella turgidissima arrivi fino a sfiorare alla cieca le
labbra della ragazza.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1 o il 2,
vai al 324.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 326.
.317.
Non è il primo orgasmo della
giornata e sai che non riuscirai a mantenere oltre l’erezione senza prima
avere a disposizione almeno un po’ di riposo per recuperare le forze
perdute. La dovevi quindi interrompere a tutti i costi! Magari hai perduto
questa battaglia, però la vera guerra è ancora tutta da combattere.
“Batto in ritirata...
sventolo bandiera bianca e chiedo pietà”.
Alma si rialza
frettolosamente in piedi e quando nota l’espressione di resa sul tuo volto
sconvolto ti rivolge uno sguardo vittorioso e scoppia a ridere
fragorosamente.
Vai al 331.
.318.
Le balzi letteralmente
addosso.
Con una mano cerchi di
insinuarti nell’ampia scollatura della t-shirt sgargiante, per frugare
selvaggiamente fra le sue grandiose gemelle, mentre con l’altra mano ti
insinui brutalmente sotto la minigonna, nel maldestro tentativo di scostarle
le mutandine, così da potervi liberamente scavare sotto con le dita, ma lei
reagisce con più energia di quanta ti saresti aspettato. Si divincola
agilmente dalla tua stretta, ti sferra un pugno nello stomaco e ti sospinge
a sedere sulla tazza del water. Avvampa di rabbia e il suo sguardo appare
molto minaccioso.
“Se cercavi una prostituta,
mi sembra di averne vista qualcuna di sotto!”.
Si gira repentinamente, apre
la porta del bagno, esce e la sbatte con violenza sbraitando che sei solo un
bastardo, uno stronzo, un porco e uno schifoso di merda. Cavoli, prima ti ha
fatto andare fuori di testa e adesso si tira indietro. Credevi che le
piacessero i giochetti equivoci, pensavi che fosse ciò che in fondo voleva,
evidentemente ti sei sbagliato. Chiedere scusa non serve a nulla: ti rialzi
in piedi e cerchi di seguirla frettolosamente nella sala martellante ma è
già scomparsa definitivamente tra la folla chiassosa della discoteca.
Vai al 277.
.319.
Ti fai largo tra la folla del
pianterreno fino a raggiungere la prima coppia delle spesse porte di vetro
smerigliato, che rientrando prontamente nell’ingrossamento centrale della
parete si schiudono da sole al tuo passaggio. Le oltrepassi in fretta e
subito ti si richiudono alle spalle mentre la seconda coppia ti si apre
lentamente davanti quando ti avvicini. Avanzi di un passettino e posi i
piedi sul praticello assai ben curato dell’improbabile sala dall’aspetto un
po’ surreale e ti guardi intorno spaesato come sempre.
Una rigogliosissima edera
rampicante ricopre tutta la facciata esterna della discoteca e le doppie
porte da cui sei sbucato si aprono nel bel mezzo del suo groviglio
verdeggiante. Alte siepi recintano uno spazio piuttosto ampio e una musica
relativamente soft galleggia pigramente nell’aria risuonando abbastanza
forte da coprire il rumore del traffico che si muove al di là della siepe ma
non troppo da risultare fastidiosa nelle orecchie. Una grossa fontana di
marmo rosa posta al centro dello spiazzo zampilla in alto getti d’acqua che
risplendono di giallo, di rosso e di blu grazie ai fasci di luce colorata
che la illuminano alternativamente; dappertutto sono sparsi tavoli di
plastica bianca e ancor più numerose sono le sedie da giardino per la
maggior parte occupate da giovani di tutti i generi. In fondo alla tua
destra un lungo bancone di legno in piena attività se ne resta a
disposizione di chiunque, al riparo delle fronde degli alberi che lo
sovrastano, alcuni faretti alogeni fanno breccia fra i rami e molti bassi
lampioncini a palla sono disseminati tra i tavoli. Non c’è pista da ballo!
Questa bizzarra sala sotto le
stelle ti fa sempre uno strano effetto stravagante, quasi un misto fra
l’eccentrico e l’onirico, quasi a metà strada tra il sogno e la realtà. Ti
allontani dall’ingresso e ti incammini, raggiungi e ti metti in coda al
bancone del bar per aspettare tranquillamente il tuo turno.
Se vuoi prendere qualcosa da
bere, vai al 386.
Se vuoi prendere qualcosa da
mangiare, vai al 390.
.320.
La rincorri agilmente per
metà della sala schivando senza indugio persone e divani. L’hai quasi
raggiunta e stai per slanciarti in avanti per acchiapparla al volo quando un
gruppetto di giovani schiamazzanti ti taglia bruscamente la strada. Una
muraglia umana si interpone in pochi secondi tra te e quella ragazza
sculettante. Merda! Ti è sfuggita anche questa volta. Cerchi almeno di non
perderla del tutto di vista. La vedi svoltare intorno all’angolo di un
divano e sparire oltre una grossa colonna. Tenti di farti spazio fra i
ragazzi e di inseguirla nella mischia ma non appena riesci a svincolarti dal
fitto della ressa lei è già scomparsa definitivamente in mezzo alla folla
della discoteca.
Vai al 277.
.321.
Raggiungi frettolosamente la
toilette dei maschietti, abbassi la maniglia ed entri in un ambiente
spazioso, abbastanza pulito e bianchissimo. Ti chiudi dentro e ti guardi in
giro. Al centro del pavimento c’è il foro di uno scarico e appeso vicino al
gabinetto c’è il telefono di una doccia, ma non ce n’è alcun bisogno. Ti
avvicini al lavandino e ti rinfreschi il viso, ti passi le mani ancora
bagnate fra i capelli. Ti ripulisci accuratamente con acqua e sapone, ti
asciughi con qualche salvietta e ti guardi nello specchio. Cazzarola che
storia! Stai pensando, quando ti rendi improvvisamente conto che non conosci
nemmeno il suo nome. Ti rimetti velocemente l’uccello in gabbia e torni
nell’antibagno.
Diversi ragazzini addossati
ai lavandini stanno parlottando scherzosamente tra loro mentre si lavano le
mani. Getti uno sguardo alla tua destra; la porta dell’abitacolo in cui
l’hai vista sparire è socchiusa. Ti avvicini e la sospingi con una mano. Il
bagno delle donne è pressoché identico a quello degli uomini ed è vuoto.
Merda! I giovani si zittiscono immediatamente e ti osservano incuriositi
però non hai tempo da perdere. Vuoi tentare di seguire la ragazza nella sala
affollata del primo piano. Ti allontani in fretta e svolti nel corridoio
luminoso, pur sapendo benissimo che sia già troppo tardi. Schiudi
bruscamente la porta della discoteca: resti scioccato sulla soglia, semi
stordito dal martellamento folle della musica, a cavallo tra luce e
penombra, in bilico fra realtà e fantasia.
Vai al 277.
.322.
Lei è piegata in avanti con
le mani strette sulle ginocchia di una sagoma nera che se ne resta
mollemente abbandonata sulla schiena a pochi passi di distanza dalla tua
postazione. Il sangue ti schizza nella testa: normalmente per ridurre al
minimo i rischi di contrarre malattie veneree o peggio ancora non ti
appresteresti ad avere rapporti orali occasionali, perlomeno non senza
utilizzare il profilattico, però è tutta la sera che ti senti i genitali
stretti in una morsa di acciaio e il cervello si è disciolto del tutto e lo
senti ormai pesare come piombo incandescente nel basso ventre. Sei talmente
infervorato che potresti persino trapanare il tronco di un albero con la
punta dell’uccello! Raggiri in fretta la colonna e balzi in avanti
impugnando saldamente il trapano pneumatico che ti pulsa febbrilmente nella
mano e con la cappella turgidissima arrivi fino a sfiorare alla cieca le
labbra della ragazza.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1 o il 2,
vai al 324.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 326.
.323.
Ricostruire ciò che sta
dicendo non è per niente facile, ma ne approfitti per farti un’opinione più
concreta su quello spettacolo di biondina. La ascolti perciò attentamente,
ricomponendo con molta pazienza i pezzi del suo puzzle di discorso,
interrompendola giusto lo stretto indispensabile per capire quel che dice.
Ti parla fra una lacrima e un
singhiozzo, mangiandosi spesso le frasi e saltando continuamente da un punto
all’altro della vicenda, sussurrando appena con la sua vocina minuta e un
po’ confusa, intanto il rombo allucinante che non si può propriamente
definire musica continua a vibrarti nelle orecchie e devi così faticare non
poco per seguire quella campana della storia. La stringi a te con il braccio
accostandoti al suo viso per poterla udire meglio; sei perfettamente
consapevole del fatto che non vi conoscete neppure per nome e che già solo
per questo tra voi non può esistere alcuna confidenza, però sembra
rilassarsi gradualmente e non farci nessun caso.
La ragazza appare del tutto
indifferente a ciò che la circonda e non presta grande importanza alle
avances dei maschietti, a prima pelle si direbbe più insulsa che non
delicata, e di certo non è una cima, ma quel che fa non lo fa con malizia, è
piuttosto ingenua e semplicemente non ci pensa. Al contrario, risulta
parecchio sensibile: ama le coccole e le carezze, adora le gentilezze, le
piacciono le parole dolci e carine, in particolar modo è attratta dalle
tenerezze. È prevalentemente lesbica, però non disdegna neppure gli uomini e
questo è spesso fonte di litigio con la sua compagna; lei ci sta male e
scoppia in lacrime molto facilmente. Sostanzialmente questo è ciò che si può
dedurre dal suo sfogo disordinato ed è anche pressappoco il nocciolo della
loro questione.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 325.
Se esce un numero dispari,
vai al 298.
.324.
Si raddrizza immediatamente
sollevando il mento di scatto.
Resta immobile e silenziosa
per qualche secondo, pensierosa o scioccata, indecisa o turbata, come in
bilico sul ciglio di un baratro invitante, come impietrita sull’orlo di un
precipizio troppo grande, come se dovesse valutare attentamente in quale
modo reagire; prende un respiro profondo e furibonda incomincia poi a
inveirti contro gridandoti dietro a squarciagola delle maialate: arretri
bruscamente di alcuni passi svanendo nel buio in un istante, ti rimetti la
bestia in gabbia e ti allontani silenziosamente.
Vai al 377.
.325.
Una figura femminile si
profila ostilmente ai margini del tuo campo visivo; i gomiti sono stagliati
all’infuori e le mani sono posate sui fianchi con rabbia. La ragazza rimane
nell’ombra e non puoi intravvederne che la sagoma ma la sua voce, grave e
profonda, l’hai già sentita e la riconosci immediatamente. Appartiene alla
Seriosa Castana della sala biliardo.
“Ecco lo vedi adesso... ti
lascio sola appena dieci minuti e ti ritrovo tra le braccia di un ragazzo”.
Si gira indignata e se ne và
molto in fretta, senza aggiungere nessun’altra parola. La biondina balza
bruscamente in piedi chiamandola per nome e svanendo quasi nella fitta
penombra dietro di lei. Ci sei rimasto di sasso, hai esitato soltanto un
secondo ed è stato sufficiente: il buio le ha subito inghiottite entrambe,
il vantaggio che hanno acquisito su di te è troppo grande, le cerchi
dappertutto però non riesci assolutamente a ritrovarle da alcuna parte. Ti è
andata male!
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogarti dovrai caricare in
macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.326.
Si raddrizza immediatamente
sollevando il mento di scatto.
Resta immobile e silenziosa
per qualche secondo, pensierosa o scioccata, indecisa o turbata, come in
bilico sul ciglio di un baratro invitante, come impietrita sull’orlo di un
precipizio troppo grande, come se dovesse valutare molto attentamente la sua
reazione. Trattiene un respiro profondo e ti stai già preparando ad
arretrare di alcuni passi per svanire in un attimo nel buio, quando la vedi
rilassarsi visibilmente e tornare a piegarsi sul tuo cazzone eccitatissimo;
le spalle si riabbassano, la schiena si incurva in avanti, una mano ti si
chiude attorno all’asta dell’uccello mentre l’altra torna a posarsi sul
ginocchio del suo compagno: senti le labbra dischiudersi e richiudersi sul
glande, senti il fuoco della linguetta che ruota furibonda nella bocca,
senti l’umido caldo della saliva che cola viscosamente sino alle palle,
senti l’andirivieni veloce di quelle dita che si muovono con violenza, senti
il risucchio della sua gola bollente che aspira con forza sulla cappella,
senti i testicoli sbatacchiare pericolosamente al vento, intanto riprende a
cavalcare convulsamente e puoi sentire lo schiocco sonoro della sua figa
tutte le volte che si affonda il cazzo nel ventre. Sbottoni i pantaloni e li
cali leggermente per non inzaccherarli più del necessario.
Improvvisamente lui tenta di
alzarsi sui gomiti, forse per capire cosa sta succedendo, ma lei glielo
impedisce sospingendolo di nuovo indietro: lo rimette al suo posto e lo
zittisce prima che possa proferir parola; lascia perdere senza tante
cerimonie il tuo attrezzo a percussione e si toglie dal paletto che stava
cavalcando, se lo infila nel retto e si lascia cadere sul dorso sdraiandosi
bruscamente sul suo compagno e dischiudendo al tempo stesso le gambe di
fronte al tuo cospetto. La Cavallerizza se ne rimane impalata e disponibile,
gesticolando inquieta nell’aria con le mani per invitarti a nozze senza
indugiare oltre.
Estrai dalla tasca posteriore
dei jeans la scatoletta di preservativi che ci tieni sempre, ne prendi uno
che apri con i denti e te lo metti. Nella semioscurità che vi inghiotte e
circonda non è possibile contraddistinguere alcun dettaglio significativo
però questo non fa altro che rendere la situazione ancor più esaltante; puoi
appena scorgere i contorni di una figura non particolarmente snella che si
agita sulla sagoma di una seconda priva di qualsiasi importanza poiché il
profilo della ragazza che avevi a malapena intravvisto appariva piacevole e
le tette sembravano abbastanza grosse, il resto non ti interessa per nulla:
non vorresti davvero sapere di chi si tratta, non vorresti veramente
scoprire a chi appartengono i corpi di quei due. In questo modo l’ombra che
ti appresti a trafiggere potrebbe essere di chiunque tu voglia immaginare,
in questo modo lo sfondo che ti predisponi a violare potrebbe persino essere
quello di una parente o di un’amica colta in flagrante insieme ad un
estraneo... e questo ti basta! Preferisci non pensare al rovescio della
medaglia. Così il tutto è già stramaledettamente eccitante.
Avanzi tra le sue cosce
spalancate che si direbbero sode e tornite al tatto, accarezzi il monte di
venere che sembrerebbe folto e ricciuto sotto la palma della mano, scendi
con un polpastrello lungo le grandi labbra infuocate che risultano aperte e
bagnatissime al tocco del tuo dito indice, la senti gemere di impazienza e
decidi di appuntare in fretta il glande all’entrata di quel tunnel nero come
la notte più buia. Puoi sentire le sue unghie artigliarti la maglietta, puoi
sentire le sue caviglie intrecciarsi in una morsa dietro alla vita, puoi
sentire la cappella sprofondare di colpo nel suo figone reso stretto dalla
presenza del secondo uccellone che le si è conficcato per intero nell’ano.
Indietreggi lievemente e incominci a trapanare in quel passaggio ristretto
che non è sufficiente allargare solamente di un tantino: percepisci il
calore della sua vulva scivolosa attraverso il profilattico, percepisci i
contraccolpi energici del muratore che lavora dal basso attraverso lo strato
sottilissimo di pelle che separa i vostri cazzoni, percepisci il dimenarsi
della sardina ancora viva che si dibatte nel mezzo del sandwich; non smetti
mai di applicarti nel lavoro un po’ grezzo che state realizzando, e persisti
a martellare con accanimento in quel canale carnoso senza riserve e senza
risparmiarti affatto.
Sollevi le mani per fare
almeno un sopralluogo superficiale di quella ragazza indemoniata. Le braccia
e le gambe che hai toccato e che ti hanno ghermito nella tenebra sono nude e
puoi sentire i tacchi delle sue calzature pungolarti fastidiosamente la
spina dorsale di tanto in tanto. Risali con i polpastrelli delle dita sul
suo addome morbido fino ad incontrare l’orlo di un indumento raccolto
malamente all’altezza dei fianchi promettenti. Continui la tua perquisizione
e raggiungi un paio di tettone soffici e ti intrattieni a palpeggiarle con
insistenza finché non rintracci entrambi i capezzoloni rigonfi che premono
come borlotti contro il tessuto elasticizzato di ciò che supponi essere un
vestito dal taglio unico. Le sposti una mano sul viso e le percorri le
labbra con un polpastrello, smette subito di sospirare pesantemente e la
bocca si schiude un poco, la lingua guizzante ne schizza fuori e si
attorciglia lubricamente intorno alla tua falange protesa mentre affondi e
chiudi a pugno le altre cinque dita della mano destra nella nebulosa di
capelli che le avvolge la testa. Si risucchia il dito fra le labbra. Puoi
sentire il contatto dei denti sulle giunture delle nocche. La puoi sentir
stringere dolorosamente la mandibola e rafforzi di rimando la presa tra i
suoi capelli. Allenta istantaneamente la stretta, sottrai le mani dalla
portata delle sue fauci mordaci e pericolose.
La agguanti saldamente per il
bacino per sintonizzare il percussore sul ritmo dello stantuffamento
forsennato dell’operaio del pianterreno. Senti lui che rantola sempre più
affannosamente, senti lei che si contorce sempre più ostinatamente, senti i
coglioni che sbatacchiano gli uni addosso agli altri sempre più forte. Puoi
sentire i muscoli delle spalle che si contraggono progressivamente, puoi
sentire la silhouette dell’inquilina del piano sottostante irrigidirsi
all’improvviso, puoi sentire il sangue pulsare nelle tempie alla stessa
frequenza del frastuono musicale che rimbomba nella sala. Iniziate presto a
vibrare all’unisono: percepisci chiaramente nelle orecchie una lunga nota
sospirante, percepisci infine fra le dita le convulsioni della Cavallerizza
scatenata, percepisci in ultimo nelle ossa ogni singolo spasmo del tizio che
le riempie il buco del culo; non puoi resistere al richiamo della sirena e
le sborri copiosamente nell’entrata principale del suo corpo femminile
trasformato in ricettacolo di lussuria. Aspetti poi che la ragazza finisca
di sussultare, ti divincoli dalle sue cosce stritolanti e ti ritiri nella
penombra troppo densa per poterla penetrare con lo sguardo.
Ti togli dalla tasca sinistra
dei pantaloni un fazzolettino di carta e dopo esserti ripulito alla meglio
ci appallottoli dentro il preservativo per gettarlo via alla prima
occasione. Rimetti l’arnese ormai sgonfio nelle mutande e ti allontani in
cerca del bagno per terminare, come si deve, la manutenzione necessaria per
il buon funzionamento dell’attrezzatura.
Vai al 381.
.327.
Non è il primo orgasmo della
giornata e sai che non riuscirai a mantenere oltre l’erezione senza prima
avere a disposizione almeno un po’ di riposo per recuperare le energie
perdute. La dovevi quindi interrompere a tutti i costi! Magari hai perduto
questa battaglia, ma la vera guerra è ancora tutta da combattere.
“Batto in ritirata però non
mi arrendo, chiedo solo una tregua per rimettermi in forze”.
Alma si rialza
frettolosamente in piedi e quando nota l’espressione combattiva sul tuo
volto sconvolto ti si struscia addosso e riprende a manipolarti
l’artiglieria febbricitante: non ce la fai assolutamente a trattenerti in
nessun modo e pochi altri colpetti ben assestati sono più che sufficienti
per farti sborrare sul pavimento. Forse sarebbe stato meglio mostrarsi
arrendevole piuttosto che battagliero. Ti rivolge uno sguardo vittorioso e
scoppia fragorosamente a ridere.
“Magari torna a cercarmi la
prossima volta... sono sempre qui il fine settimana!”.
Soggiunge sarcastica e
continua incoraggiante, si gira e riapre la porta mentre la sua voce risuona
nuovamente energica e risoluta nelle tenebre. Se ne va definitivamente; non
dici altro e non cerchi nemmeno di fermarla, perché ti senti frustrato e
sconfitto. Osservi invece la porta della sala che si sta richiudendo
lentamente: non c’è alcuna maniglia all’esterno e non occorre perciò
chiuderla a chiave.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi continuare la tua guerra
personale dovrai caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.328.
“Non respinge mai un
corteggiatore e questo mi fa non poco incazzare”.
Ti riscuoti bruscamente.
Sembrava tanto riflessiva e sofisticata, invece parla molto terra a terra
giungendo in fretta al nocciolo della questione, senza perdersi in grandi
quanto inutili giroloni di parole. Quella Seriosa Castana si stacca dalla
colonna e si raddrizza in tutta la sua statura solenne, si posa anche
quell’altra mano sul fianco del tutto nudo e ti osserva pazientemente con
una strana espressione inquietante sul volto pensieroso: quel suo sorrisetto
enigmatico è tornato nuovamente ad affiorarle sulle labbra attraenti.
“Questa volta però le rendo
pan per focaccia”.
Deglutisci a vuoto,
faticosamente, intanto con la coda dell’occhio le ammiri rapito ancora un
istante lo splendido corpo femminile; se non fosse per il colore degli
indumenti praticamente inesistenti che veste potrebbe benissimo non
indossare nulla. Sollevi lo sguardo e la fissi non più distratto negli
occhi.
“Ce l’hai un preservativo?”.
Sai di averne con te sempre
una scatoletta piena nella tasca posteriore dei jeans e ne puoi sentire la
consistenza rassicurante sotto i polpastrelli delle dita mentre la sfiori
con una mano per accertartene.
Se le vuoi rispondere di sì,
vai al 248.
Se le vuoi rispondere di no,
vai al 253.
.329.
Il pensiero non è
sufficiente!
Le braccia e le gambe si
tendono ulteriormente, i muscoli della schiena si contraggono maggiormente,
il respiro si ingrossa poco a poco, i testicoli si fanno sempre più
insofferenti; cerchi disperatamente di trattenerti ma non ce la puoi fare:
una scarica adrenalinica ti si diffonde nei reni e un fiotto di sperma ti
schizza dal cazzo. Lei si distacca immediatamente dal glande e lo sputa sul
pavimento.
“Che schifo!”.
Si rialza in piedi e si
affretta al lavandino, si risciacqua la bocca e sputa di nuovo, chiude il
rubinetto e si ripulisce accuratamente le labbra con una salvietta mentre
finisci di scaricare per terra la sborra ribollente che ancora ti grava nei
coglioni. La Bellissima Biondina si volge nella tua direzione e la sua
espressione è tornata ad essere vacua e distante sul suo bel visetto.
Lì per lì non dice niente.
Apre la porta e se ne va definitivamente dalla stanzetta senza lasciarti
nemmeno la possibilità di dare una sola giustificazione. Evidentemente
dev’essere anche piuttosto schizzinosa! Doveva ascoltare Ester, borbotta
allungando il passo, anche lei ha una chiave e potrebbe venire a cercarla.
Ti rimetti l’uccello nelle mutande e tenti frettolosamente di inseguirla
dicendole di aspettare un momento però il vantaggio che ha già acquisito su
di te è troppo grande e non la puoi raggiungere in nessun modo. Osservi
meglio la porta del corridoio che si sta richiudendo lentamente: non c’è
alcuna maniglia all’esterno e non occorre perciò chiuderla a chiave.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi continuare la scopata dovrai
caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.330.
Raggiri in fretta il
divanetto e ti ci accomodi sopra per osservare con più attenzione lo
spettacolo in corso, come se fossi in un cinema pubblico vuoto, accennando
intanto qualche colpetto distratto con la mano. Lei è piegata in avanti con
le mani strette sulle ginocchia di una sagoma nera che se ne resta
mollemente abbandonata sulla schiena a pochi passi di distanza dalla tua
postazione: la ragazza la si può facilmente riconoscere per via della scura
nebulosa di capelli e grazie al profilo indubbiamente femminile del viso e
del grosso seno che possiede; lui invece lo si può identificare soltanto dal
suono dei bassi grugniti che emette al ritmo costante del galoppamento
insistente della figura sospirante che gli si muove agilmente sulle gambe.
Senza alcun dubbio sono degli esibizionisti o dei maiali, perché qualunque
possa essere il rapporto intercorso fra i due se proprio non volevano farsi
beccare sul fatto avrebbero potuto ritirarsi in un bagno anziché rimanere
alla portata di chiunque.
Ti si presentano ora tre
possibilità:
Se vuoi andartene, vai al
338.
Se vuoi restare a guardare,
vai al 353.
Se vuoi piazzarle il cazzo
davanti alla bocca, vai al 365.
.331.
Smette di ridere e ti si
stringe al corpo; sei riuscito appena in tempo a trattenere l’orgasmo e sai
per esperienza che quando questo succede, diventa in seguito parecchio più
difficile raggiungerlo nuovamente: ti dà un bacio frettoloso sulle labbra
con la punta della lingua e ti lascia subito andare.
“Dai vieni!”.
Si incammina sbrigativamente
lungo il corridoio, mentre la sua voce risuona energica e risoluta, ti
aggiusti l’uccello e la segui in fretta ponendoti ubbidiente al suo fianco
che si sfuma e confonde nelle tenebre.
“Dove hai preso quella
chiave?”.
Non risponde immediatamente e
quando lo fa ti parla molto confidenzialmente.
“Ho una cugina che ha
lavorato qui per qualche settimana e prima di riconsegnarla ce ne siamo
fatte una copia. Certamente, la chiave è un gingillo di poca importanza ma
nessuno deve proprio essersene dato pensiero perché non hanno mai cambiato
la serratura.”.
“Cosa c’è al di là di tutte
queste porte?”.
“Probabilmente depositi per
le attrezzature e camerini: una volta però mi è capitato di trovarne una
socchiusa e al di là c’era soltanto un semplicissimo ufficio amministrativo,
il resto con certezza non so. La chiave in mio possesso apre solamente la
prima e l’ultima laggiù in fondo.”.
Raggiungete la fine del
corridoio e Alma si piega in avanti incominciando istantaneamente a
trafficare con la toppa di una porticina che non sembra per nulla differente
da qualunque altra.
Se vuoi fare altre domande,
vai al 335.
Se vuoi aspettare in
silenzio, vai al 339.
.332.
Una figura diversamente
femminile si profila ai margini del tuo campo visivo; i gomiti sono
accostati sul ventre e le mani imploranti sono giunte davanti alla bocca. La
ragazza rimane in disparte nell’ombra, non riconosci la sua vocina minuta e
un po’ confusa e non puoi intravvederne che la sagoma, ma quei capelli
chiarissimi tagliati a caschetto e le gambe chilometriche che spiccano come
trampoli dalla minigonna cortissima sono segni inconfondibili e la riconosci
immediatamente. È la Bellissima Biondina della sala biliardo.
“Mi dispiace...”.
Ester si gira e la biondina
si getta tra le sue braccia. Singhiozza sonoramente e le due prendono subito
a coccolarsi intimamente e a baciarsi con molta passione. Non impieghi più
di un secondo per capire che sei di troppo e non appena ti rendi conto che
la cosa andrà per le lunghe decidi di allontanarti in silenzio. Fai un
giretto di qualche minuto nel buio pesto e quando torni indietro le trovi
ancora appiccicate. Nessuna sembra avere minimamente risentito della tua
assenza. Ti è andata male!
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogarti dovrai caricare in
macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.333.
Ricostruire ciò che sta
dicendo non è per niente facile, ma ne approfitti per farti un’opinione più
concreta su quello spettacolo di biondina. La ascolti perciò attentamente,
ricomponendo con molta pazienza i pezzi del suo puzzle di discorso,
interrompendola giusto lo stretto indispensabile per capire quel che dice.
Ti parla fra una lacrima e un
singhiozzo, mangiandosi spesso le frasi e saltando continuamente da un punto
all’altro della vicenda, sussurrando appena con la sua vocina minuta e un
po’ confusa, intanto il rombo allucinante che non si può propriamente
definire musica continua a vibrarti nelle orecchie e devi così faticare non
poco per seguire quella campana della storia. La stringi a te con il braccio
accostandoti al suo viso per poterla udire meglio; sei perfettamente
consapevole del fatto che non vi conoscete neppure per nome e che già solo
per questo tra voi non può esistere alcuna confidenza, però sembra
rilassarsi gradualmente e non farci nessun caso.
La ragazza appare del tutto
indifferente a ciò che la circonda e non presta grande importanza alle
avances dei maschietti, a prima pelle si direbbe più insulsa che non
delicata, e di certo non è una cima, ma quel che fa non lo fa con malizia, è
piuttosto ingenua e semplicemente non ci pensa. Al contrario, risulta
parecchio sensibile: ama le coccole e le carezze, adora le gentilezze, le
piacciono le parole dolci e carine, in particolar modo è attratta dalle
tenerezze. È prevalentemente lesbica, però non disdegna neppure gli uomini e
questo è spesso fonte di litigio con la sua compagna; lei ci sta male e
scoppia in lacrime molto facilmente. Sostanzialmente questo è ciò che si può
dedurre dal suo sfogo disordinato ed è anche pressappoco il nocciolo della
loro questione.
Vai al 298.
.334.
Sporgi un po’ la testa dalla
colonna per osservare con più attenzione lo spettacolo in corso, come se ti
fossi intrufolato di straforo in un teatro molto esclusivo, accennando
intanto qualche colpetto distratto con la mano. Lei è piegata in avanti con
le mani strette sulle ginocchia di una sagoma nera che se ne resta
mollemente abbandonata sulla schiena a pochi passi di distanza dalla tua
postazione: la ragazza la si può facilmente riconoscere per via della scura
nebulosa di capelli e grazie al profilo indubbiamente femminile del viso e
del grosso seno che possiede; lui invece lo si può identificare soltanto dal
suono dei bassi grugniti che emette al ritmo costante del galoppamento
insistente della figura sospirante che gli si muove agilmente sulle gambe.
Senza alcun dubbio sono degli esibizionisti o dei maiali, perché qualunque
possa essere il rapporto intercorso fra i due se proprio non volevano farsi
beccare sul fatto avrebbero potuto ritirarsi in un bagno anziché rimanere
alla portata di chiunque.
Ti si presentano ora tre
possibilità:
Se vuoi andartene, vai al
342.
Se vuoi restare a guardare,
vai al 353.
Se vuoi piazzarle il cazzo
davanti alla bocca, vai al 373.
.335.
Ti appoggi allo stipite della
porta mettendoti in disparte per non essere di intralcio.
“Non hai paura di venir
scoperta?”.
Scoppia di nuovo a ridere con
gusto.
“Mi sa che ti sei fatto
un’opinione sbagliata sul mio conto... guarda che non vengo mica ad
imboscarmi tutte le volte con chiunque.”.
Meglio non contraddire e
cambiare discorso.
“Cosa c’è lì dentro?”.
“Basta domande! Resta buono
ad aspettare in silenzio.”.
Non è il caso di insistere
per non rischiare di forzare troppo la tua fortuna e la poca pazienza di
Alma. Puoi a malapena intravvedere l’ombra china della sua sagoma altissima
stagliarsi minacciosamente nell’oscurità quasi palpabile del corridoio.
Senti infine la serratura che scatta.
Vai al 343.
.336.
‘“Sta’ ferma!”.
Si distacca dal cazzo
aggrottando immediatamente la fronte, già pensierosa e perplessa.
“Mi spiace Bellezza”.
Ti pieghi sulle ginocchia e
le posi un bacio leggerissimo sulle labbra.
“È solo che non mi volevo
scaricare prima del tempo”.
Le sfiori le labbra con un
secondo bacio carico di dolcezza e questa volta le insinui anche la punta
della lingua in bocca; lei pare ammorbidirsi impercettibilmente e sembra
riscaldarsi quasi subito nel tuo abbraccio di nuovo delicato e gentile. Si
rialza solennemente in piedi, bellissima e divina, ti osserva dall’alto e ti
parla con fermezza.
“Siediti e guardami!”.
Vai al 355.
.337.
Ti si smoscia immediatamente
e lei ci rimane malissimo.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 341.
Se esce un numero dispari,
vai al 352.
.338.
Rimetti la bestia in gabbia,
ti rialzi in piedi e ti allontani silenziosamente dallo spettacolo.
Vai al 278.
.339.
Ti appoggi allo stipite della
porta e ti metti in disparte, resti immobile e in silenzio per non
disturbarla; meglio non forzare troppo la tua fortuna e la poca pazienza di
Alma: ha già detto quel che si sentiva di dire e insistere ancora sarebbe
stato solo un rischio inutile. Puoi intravvedere a malapena l’ombra china
della sua sagoma altissima stagliarsi minacciosamente nell’oscurità quasi
palpabile del corridoio. Senti infine la serratura che scatta.
Vai al 343.
.340.
La primissima cosa che ti
viene in mente è la rata del mutuo da pagare, ma il pensiero non è
sufficiente!
Le braccia e le gambe si
tendono ulteriormente, i muscoli della schiena si contraggono maggiormente,
il respiro si ingrossa poco a poco, i testicoli si fanno sempre più
insofferenti; cerchi disperatamente di trattenerti ma non ce la puoi fare in
nessun modo. Una scarica adrenalinica ti si diffonde nei reni e un fiotto di
sperma ti schizza dal cazzo. Lei si distacca dal glande e lo sputa
immediatamente sul pavimento. Puah! Si rialza in piedi e corre al lavandino,
si sciacqua la bocca e sputa nuovamente, se la risciacqua e sputa di nuovo
altre due volte. Chiude infine il rubinetto e si ripulisce minuziosamente le
labbra con una salvietta mentre termini di scaricare per terra le ultime
gocce di sborra ribollente che ancora ti rimanevano nei coglioni. Ester si
volge nella tua direzione e la sua espressione è tornata stranamente
inquietante sul suo volto pensieroso.
“Maschietti... che
schifezza”.
Sbotta indignata,
nervosamente, con quel suo tipico timbro di voce grave e profonda. Riapre la
porta e repentina se ne va definitivamente dalla stanzetta senza lasciarti
nemmeno la possibilità di dare una sola spiegazione. Evidentemente deve pure
essere estremamente schizzinosa! Anche Estelle ha una copia della chiave e
sicuramente mi starà cercando dappertutto. Parlotta tra sé pensosamente
allungando il passo e svanendo in fretta nell’oscurità quasi palpabile del
corridoio. Sai benissimo che insistere non servirà a niente ma ti rimetti
l’uccello nelle mutande e tenti di inseguirla dicendole di aspettare un
momento però il vantaggio che ha già acquisito su di te è troppo grande e
non riesci assolutamente a raggiungerla. Osservi meglio la porta della sala
che si sta richiudendo lentamente: non c’è alcuna maniglia all’esterno e non
occorre perciò chiuderla a chiave.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi continuare a scopare dovrai
caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.341.
Inorridisce e si distacca dal
cazzo che rimane molle nella sua mano, l’espressione si fa perplessa e il
suo sguardo si sta facendo distante.
“Non fraintendere”.
La rialzi facilmente in piedi
e le posi un bacio sulle labbra.
“Sei troppo dolce Zuccherino,
e se non mi trattenevo rischiavamo di finire prima del tempo.”.
Le sfiori le labbra con un
altro bacio e questa volta le insinui anche la punta della lingua in bocca;
lei si rilassa visibilmente e pare sciogliersi fra le tue braccia mentre
qualcosa di grosso si sta già muovendo là sotto. Ti pieghi leggermente, le
passi una mano dietro alle ginocchia e un’altra dietro alla schiena: la
sollevi di peso da terra e il suo corpicino si direbbe leggero come un
fuscello trasportato dal vento.
Vai al 356.
.342.
Rimetti la bestia in gabbia,
ti ritiri dietro alla colonna e ti allontani silenziosamente dallo
spettacolo.
Vai al 278.
.343.
Apre la porta e ti invita ad
entrare.
Senti la porta richiudersi e
la serratura scattare ancora. Il buio che permane nell’ambiente è assoluto.
Percepisci un leggero movimento e una rapida ricerca che si svolge nella
totale oscurità oltre la schiena. Il click di un interruttore risuona nel
silenzio e subito una luce abbagliante riempie tutta quanta la piccola
stanza. Chiudi gli occhi restandone immediatamente accecato. Quando li
riapri va decisamente meglio e ti dai uno sguardo superficiale attorno
mentre aspetti che le scintille gialle e rosse si dissipino del tutto.
Scatole e scatoloni, scope e scopettoni, secchi e stracci, detersivi e
prodotti di ricambio, un lavandino posto nell’angolo e una confezione aperta
di salviette occupano la maggior parte dello spazio tutt’intorno. Ti volgi
non appena la vista si schiarisce completamente.
Uao! Adesso capisci perché i
capelli del Gnoccolone raccolti alla rinfusa in quella bizzarra crocchia
sulla testa ti sono sempre apparsi di un colore indefinibile; sono talmente
pieni di riflessi biondi, rossi e castani che sarebbe difficile dire con
certezza quale fra queste rispecchi la vera tinta di base, nonostante ora ti
appaiano favolosamente sciolti e totalmente esposti alla luce: i suoi
capelli risultano brillanti, lunghi e assai ricci, scintillanti e piuttosto
scompigliati, e le avvolgono la testa come una nuvola lucente che le
discende pesante sulle spalle accentuando e incorniciando meravigliosamente
il suo bel viso dal fascino da mangiatrice di uomini. Riccioli disordinati
le ricadono sulla fronte e sugli occhi.
Il suo sorriso è bianchissimo
e il rossetto dorato che le dipinge la bocca è leggermente sbavato, i denti
sono sporgenti, però questo non fa nient’altro che regalarle un aspetto
perennemente sensuale che le fa sembrare le labbra ancor più gonfie e
traboccanti di quanto non lo siano veramente. Gli occhietti sono forse un
po’ troppo ravvicinati, ma sono magnifici e truccatissimi, e le donano
un’espressione estremamente seducente. Di che colore sono? Verdi o azzurri?
Oppure grigi? Non è la prima volta che te lo chiedi. La fronte è ampia, le
sopracciglia sono arcuate, i lineamenti sono semplici, il naso è diritto, le
guance sono sfumate dal fard e la sua carnagione è splendidamente
abbronzata.
Il suo corpo è semplicemente
favoloso, snello e slanciato, il fisico è strabiliante, le spalle sono
strette, la schiena è inarcata all’indietro, il seno spicca in avanti e le
punte dei capezzoli che spingono contro il tessuto dell’indumento scarlatto
si possono appena intravvedere perfettamente posizionati al centro delle
tettine rotondeggianti. La vita è longilinea, i fianchi sono alti, il ventre
risulta assolutamente lineare e piatto. Le braccia e le gambe che sbucano
dal miniabito rosso vivo che la veste in modo molto provocante sono nude e
lunghissime, le cosce sono incredibilmente affusolate e ben tornite. Calza
un paio di sandali dal tacchettino basso, rossi come il vestito, però lei è
sempre stata altissima e quei pochi centimetri sono più che sufficienti per
far risaltare enormemente la sua statura già eccezionale. Stringe tra le
dita un borsello nero, le unghie dei piedi e delle mani sono smaltate e
dorate come la bocca.
Alma attenta se ne resta
addossata alla porta incrociando risoluta le braccia dietro alla schiena
flessuosa, ti fissa guardinga e minacciosa con quello sguardo attraente sul
volto affascinante, tamburellando impaziente con le nocche sul battente
mentre aspetta che finisci di prenderle accuratamente ogni misura con il
goniometro da tutte le angolazioni possibili.
Se vuoi prendere
l’iniziativa, vai al 350.
Se non vuoi prendere
l’iniziativa, vai al 354.
.344.
Allibisce e si distacca dal
cazzo che rimane molle come un grosso verme nella sua mano, si rialza in
piedi e inizialmente appare soltanto incerta; lì per lì non dici nulla
perché tu per primo sei rimasto imbarazzato dalla situazione equivoca, poi
scorgi l’espressione indurirsi e tornare di nuovo stranamente inquietante
sul suo volto pensieroso e questo ti lascia alquanto esitante.
“Maschietti... tutti
finocchi”.
Sbotta indignata,
nervosamente, con quel suo tipico timbro di voce grave e profonda. Riapre la
porta e repentina se ne va dalla stanzetta senza lasciarti nemmeno la
possibilità di dare una sola giustificazione. Che era molto vanitosa ed
eccessivamente sospettosa già lo avevi capito, ma evidentemente lo deve
essere a livelli parossistici! Anche Estelle ha una copia della chiave e di
sicuro mi starà cercando dappertutto. Borbotta tra sé pensosamente
allungando il passo e svanendo in fretta nell’oscurità quasi palpabile del
corridoio. Sai benissimo che insistere non servirà a niente ma ti rimetti
l’uccello nelle mutande e tenti di inseguirla dicendole di aspettare un
momento però il vantaggio che ha già acquisito su di te è troppo grande e
non riesci a raggiungerla in nessun modo. Osservi meglio la porta della sala
che si sta richiudendo lentamente: non c’è alcuna maniglia all’esterno e non
occorre perciò chiuderla a chiave.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi continuare a scopare dovrai
caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.345.
Ti aggiri faticosamente nella
calca ancora un poco. L’atmosfera è soffocante e le ombre sono cavernose,
tuttavia l’oscurità che risiede al pianterreno non è nemmeno lontanamente
paragonabile al buio quasi assoluto del secondo piano e già dopo i primi
minuti distinguere forme e profili diventa assai più semplice. La nottata si
sta attardando e tra non molto i giovanissimi inizieranno a sfollare, di
conseguenza la discoteca comincerà a scremarsi della maggior parte dei
ragazzini. Devi quindi solo trovare un cantuccio strategico dove poter
aspettare per quanto possibile fuori dai piedi e magari chiudere gli occhi
per recuperare le forze e rimetterti in sesto.
Riesci infine a scovare un
divanetto di pelle nera, libero e posizionato abbastanza lontano dalla pista
da ballo e dagli enormi altoparlanti che sono disseminati un po’
dappertutto. Qui la penombra è maggiormente pesante e il fitto della gente
sembra tenersi a debita distanza, come se questo angolino parzialmente
appartato della grande sala principale fosse totalmente privo di qualunque
attrattiva. Molto bene! Ti accomodi sul divano che se ne resta appoggiato
contro l’angolo del muro più lontano da qualsiasi cosa e che rimane
seminascosto dietro a un’immensa colonna e socchiudi le palpebre.
Il rimbombo della musica
diventa a lungo andare un’eco che riecheggia solamente in distanza,
d’altronde ogni pezzo musicale non è poi granché differente l’uno dall’altro
e ben presto quella cacofonia disordinata di suoni caotici si trasforma in
una cantilena ripetitiva e costante: a quest’ora della notte l’insieme di
tutto finisce sempre col farti lo stesso effetto soporifero. Chiudi gli
occhi per un istante.
Lancia 2 dadi:
Se il risultato, è un numero
pari, vai al 391.
Se il risultato, è un numero
dispari, vai al 397.
Se escono 2 numeri uguali,
indipendentemente dal risultato, vai al 403.
.346.
Svolti l’angolo del corridoio
e fai ritorno praticamente indietro. Nuovi rumori altrettanto ritmici
risuonano adesso inconfondibili al posto della musica. Un mugolio sommesso e
uno sbatacchiamento costante riecheggiano profondamente tra le pareti del
corridoio luminoso. Flop, flop... La fantasia prende il volo e il tuo
bestione si agita minaccioso nelle mutande come la coda di un serpente a
sonagli pericoloso e già pronto a colpire. Emergi silenziosamente
nell’antibagno e ti fermi solo un momento per valutare la situazione. Un
ragazzo dall’aspetto del culturista si sta dimenando con impegno dietro il
sedere di una bella ragazza che se ne resta piegata a novanta gradi, oltre
la schiera di lavandini allineati contro la parete, con le mutandine
abbassate disinvoltamente.
Lui è grande e grosso, veste
una camicia sbracciata e un paio di pantaloni eleganti; assai diversamente
lei non è piccolina né altissima: la sua carnagione è chiara, la corporatura
è normale, non sembra eccessivamente prosperosa, ma ti appare snella e
possiede un fisico dalle linee morbide. I suoi capelli sono lunghi e lisci,
color biondo chiaro con riflessi dorati, scalati morbidamente sino a metà
della schiena, lucidi, grossi, brillanti e pettinati con cura da una parte.
Il viso che si riflette di sfuggita nello specchio è pesantemente truccato e
i lineamenti appaiono contratti. La fronte è corrugata e gli occhi sono
chiusi, il nasino è irriverente, la bocca è rossa e le sue labbra tumide
sono ampiamente dischiuse. A prima vista si direbbe il volto di una
ninfomane o di una prostituta al lavoro.
Indossa una canottiera rosa e
un paio di jeans neri calati di poche spanne sulle cosce, calza ai piedi
sandali dal tacco inverosimile e porta ai polsi bracciali tintinnanti di
metallo e di plastica borchiata. Le spalle sono leggermente larghe, il seno
risulta abbastanza pronunciato al di sotto dell’indumento elastico, la
schiena incurvata è flessuosa, i fianchi sono stretti, le palme delle mani
sono appoggiate al muro, il culetto tempestato di colpi che puoi soltanto
intravvedere pare ben fatto. I due risultano stranamente male assortiti,
però questo non impedisce loro di scopare appassionatamente come ricci. Non
sembrano essersi accorti della tua presenza o perlomeno non gliene importa
nulla. Esiti solamente un istante.
Se la coppietta voleva un
minimo di privacy doveva ritirarsi in un bagno, se altrimenti si tratta di
una prostituta con il suo cliente non può fare nessuna differenza, se al
contrario la ragazza è una ninfomane potrebbe addirittura esserne contenta.
Ti dirigi con falsa noncuranza ai lavandini per rinfrescarti il viso. Il
ragazzo solleva la testa e incrocia il tuo sguardo attraverso lo specchio
che si trova alla sua sinistra. Ti studia attentamente, con aria complice,
con fare da cospiratore. Ti sorride furbescamente, accenna alla scatoletta
dei preservativi sul lavandino con il mento. Cazzarola! Se sono degli
esibizionisti devono essere proprio dei porci, perché lui ti sta invitando a
banchettare con la sua ragazza. La afferra per i capelli volgendole il bel
visetto sulla destra, estraendole del tutto il cazzo dalla figa, attendendo
qualche secondo prima di riaffondarlo di colpo nel ventre della bionda.
“Ah sì-sì, fammi male...
sfondami e spaccami in due”.
“Taci zoccola!”.
Raggiungi in fretta l’ultimo
dei lavandini schierati lungo la parete opposta agli abitacoli dei bagni, ti
abbassi tranquillamente lo zip dei pantaloni e ne tiri fuori il guerriero
che si erge maestosamente in tutta la sua statura imponente. Levi dalla
tasca posteriore dei jeans la tua scatoletta di preservativi, ne prendi uno
che apri frettolosamente con i denti e te lo metti. Il Culturista le torce
ulteriormente i capelli, toglie il suo membro inguainato dalla sua vagina
eccitata, si sposta lievemente e ti fa un poco di spazio. Lei mugola
sonoramente ma non dice niente.
Porca miseria che culo!
Inarca la schiena flessuosa, gemendo e protestando rumorosamente, alzando il
suo sedere straordinario, offrendo generosamente la figa sbrodolante a
chiunque la volesse riempire. La fessura dischiusa che spicca tra le sue
cosce affusolate sembra intrisa e cosparsa di zucchero filato: i peletti
biondi che sono radi e lisci intorno alle grandi labbra spalancate sembrano
parecchio appiccicaticci, l’interno della sua vulva sfolgorante è rosa e
bagnato come un confetto appena inzuppato nel caramello caldo, il clitoride
brillante palpita pulsando e sfavillando vivacemente sotto la forte luce al
neon dell’antibagno. Le sue intenzioni sono state chiare, inoltre ti sta
accennando distrattamente a sostituirlo.
Non te lo fai ripetere
ancora. Le scivoli dentro come nel burro liquido e fuso. La ragazza sospira
piuttosto languidamente. La sua passerina è larga e vischiosa, caldissima,
accogliente e vorace come un abisso senza fine. Le sprofondi istantaneamente
nel ventre fino alle palle. Arretri piano, assaporando ogni centimetro di
quel contatto ardente, lo estrai completamente, prendi la mira e le assesti
a tua volta un altro deciso colpetto riaffondandole totalmente nella figa.
Intanto lui le si porta davanti al viso e le sfiora maliziosamente le labbra
schiuse con la cappella. Lei spalanca gli occhi e pare rendersi conto
all’improvviso di ciò che sta succedendo; si irrigidisce in un attimo e
tenta subito di volgere la testa per vedere chi la sta penetrando a sua
insaputa, ma il Culturista non glielo permette e le spinge bruscamente il
glande in bocca.
“Succhia sto’ cazzo stronza”.
Ti blocchi e ti ingrippi
nell’atto di estrarlo per slanciarti in un terzo assalto. Merda, coppia o
non coppia, mica la vuoi violentare! Cominci lentamente a sfilarlo dal suo
corpo mentre la cosa ti si forma nel cervello, però una mano femminile ti si
chiude sui coglioni e ti induce immediatamente a cambiare idea. La ragazza
ti trascina in avanti e ti sospinge trattenendoti rigidamente dal basso per
lo scroto. Le dai uno schiaffetto sulle natiche e lei geme di piacere con la
bocca piena. Le cali un secondo ceffone sul sedere, con sufficiente energia
da lasciarle le impronte rosse delle cinque dita sulla carne rosata delle
chiappe. Lei mugola di soddisfazione attraverso la gola serrata e si rilassa
impercettibilmente allentando la presa delle sue dita sui tuoi genitali.
Molto bene! Evidentemente
oltre ad amare il linguaggio volgare le piace restare sottomessa e deve
essere anche un pochino masochista. Le afferri le natiche e la divarichi
brutalmente, iniziando ad andare e venire forsennatamente, stantuffandole e
pistonandole nella figa senza avere alcuna premura nei suoi confronti,
facendole sbatacchiare i testicoli sul monte di venere soffice ad ogni
singolo affondo, afferrandola poi per i capelli e tirandole indietro la
testa, piegandoti su di lei come un animale in fregola, afferrandole i seni
a malapena traboccanti dalle coppe delle mani. Inizi a sospettare che si
possa non trattare di una semplice coppia nel senso più comune dei termini.
Se è una prostituta è probabile che ti chieda di saldare il conto alla fine,
se invece è una ninfomane ha trovato quel che cercava.
“Così Tesoro voglio sentirti
gemere come una vacca in calore”.
Dice il Culturista senza mai
smettere di stantuffarle ossessivamente in bocca. La bella bionda
semistrozzata mugola e sospira arrendevolmente, sempre più forte, come se si
caricasse all’approssimarsi del godimento finale. Le sue chiappe schioccano,
la sua fessura slabbrata sciaguatta, le tette sobbalzano nelle tue mani, i
gemiti che le fuoriescono dalla gola gorgogliante si fanno gradualmente
isterici. Improvvisamente senti una vampata esploderle nel ventre e le
fiamme avvolgerti il cazzo, la ragazza incomincia a tremolare convulsamente
e la devi sostenere fra le braccia per non lasciarla rovinare sul pavimento.
Continuate a fotterla selvaggiamente per tutto il tempo. Quando infine
smette di tremare incontrollabilmente si accascia mollemente nelle tue mani.
Alla faccia dell’orgasmo! Le sue mammelle sono sode e pastose, i capezzoli
sono duri come sassi, la sua figa è ancor più focosa e scivolosa. Ansima e
respira affannosamente.
La ragazza si divincola dalla
tua stretta febbricitante e si lascia cadere sulle ginocchia. Tira fuori la
lingua e si lecca spudoratamente le labbra rosse come il sangue. Si afferra
i seni delicatamente marcati e li strizza con forza. Si fa dolcemente
scivolare le mani sul corpo, chiudendo gli occhi e sollevando il mento,
stringendosi nelle spalle e ruotando la testa, sporgendo vistosamente la
bocca come per baciare qualcosa di inesistente. Uno sguardo di intesa passa
fulmineo sul volto di entrambi. Cazzo, questa ci vuol far morire!
Si mordicchia il labbro
inferiore alzandosi seducentemente la canottiera sino all’altezza delle
ascelle: le tette sono tondeggianti, le areole sono rossicce e scure, i suoi
capezzoli turgidi mostrano un po’ di sano strabismo. Si cerca febbrilmente
con le dita i pistilli eccitati dei seni, li trova e se li stropiccia
aspramente tra l’indice e il pollice. Inizia di nuovo a mugolare
deliziosamente. Riapre due occhi verdi e scintillanti che sembrano brillare
di lussuria, vi passa un paio di lente e lunghe lappate sul cazzo,
incominciando dalla base dei coglioni e risalendo fino alla punta del
glande. Con una mano vi sfila il preservativo e con l’altra corre in
soccorso al suo clitoride. Vi ciuccia alternativamente le palle e si
smanetta la passerina, vi spilucca l’asta e si risucchia in gola la cappella
dell’uno poi dell’altro. Si leva il cazzo del Culturista dalla bocca e vi
guarda negli occhi. Stai irresistibilmente fremendo nella sua mano che si
muove vigorosamente.
“Sborratemi in faccia
bastardi”.
Non c’era nessun bisogno che
ve lo dicesse. Il tuo cazzone rabbiosamente in tiro sta già sussultando, i
testicoli iniziano presto a solleticare, le gambe ad irrigidirsi, i muscoli
dorsali a contrarsi irrefrenabilmente. Le scarichi fiotti di panna montata
direttamente sul viso, il Culturista ti precede di un soffio e lei
contemporaneamente serra le palpebre e ricomincia a defibrillare
incontenibilmente. Sostituisci la sua mano con la tua, dirigendo i getti di
sperma verso le sue labbra aperte e rosse. Il suo volto sembra sconvolto e
perduto nel proprio delirio orgasmico. Merda che troia!
Vai al 234.
.347.
Sfili la mano dalla sua figa
esageratamente zuppa, che cola abbondanti succhi femminili lungo il tuo
polso e tra le sue natiche; afferri bruscamente il cazzone che si erge
mostruosamente fra le tue gambe e fai solamente il gesto di accostarti per
schiaffarglielo dentro ma ti sbarra immediatamente l’accesso con una mano e
ti blocca sul posto con quell’altra. Schiude due occhi febbricitanti che
sembrano vibrare e fiammeggiare di follia. Scuote vigorosamente la testa e
stringe le ginocchia togliendoti subito i piedini dalle spalle. Resti
confuso per un momento e lei ne approfitta, si svincola e si rialza
rapidamente sulle proprie gambe. Il suo sorriso ha qualcosa di fanatico, la
sua espressione appare come indemoniata, il suo sguardo è quello di
un’ossessa.
Si china e raccoglie la
scatoletta dei preservativi dal pavimento, ne estrae uno e la lascia
distrattamente ricadere accanto allo zainetto. Ti sospinge frettolosamente a
sedere sulla tavoletta abbassata del water, ti veste il guerriero con la sua
armatura di gomma e ti monta a cavallo. Vacca miseria! Il concetto di
ninfomane le calza a pennello. Oltre ad essere dominata dagli istinti, si
direbbe sessualmente insaziabile e va di sicuro esaltandosi
progressivamente: se nel raggiungere il terzo orgasmo ti appariva invasata,
all’inseguimento del quarto ti sembra più che mai spiritata.
“Tesoro, sei un fenomeno!”.
Si irrigidisce e rallenta
istantaneamente la sua andatura forsennata, ti scocca un’occhiata di
traverso. Evidentemente non gradisce questo genere di linguaggio. Stronza
sei una maiala o troia sei una porca probabilmente lo avrebbe preferito. Le
pizzichi un capezzolo e glielo torci leggermente, assestandole al contempo
qualche schiaffo sul sedere per motivarla ed incitarla a darsi da fare. Lei
pare arrendersi e sciogliersi in un attimo. Sospira e chiude gli occhi, apre
la bocca tumida e rossa, getta indietro la testa e ti butta le braccia al
collo ricominciando a cavalcare selvaggiamente come una pazza.
La afferri per le chiappe e
ti sintonizzi sul suo ritmo febbrile, assecondando tutti i suoi movimenti
frenetici, sussurrandole all’orecchio le parole più sconce e volgari che
riesci a trovare nel tuo vocabolario, per eccitarla maggiormente, mentre i
suoi seni tondeggianti sobbalzano vivacemente contro i muscoli del tuo
petto, scivolandole lussuriosamente nel ventre grondante di secrezioni
vaginali come se all’interno ci fosse una spugna inzuppata nell’acqua
bollente. Meno male che sei nudo, altrimenti sarebbe stato un disastro. Le
lasci andare il sedere e la prendi violentemente per i capelli: alcune
ciocche sono bagnaticce, altre sono ancora impiastricciate di sperma, ma
ormai quale importanza può avere? Più di così non ti puoi mica sporcare! Il
suo figone è molto largo e il tuo cazzone ci balla disinvoltamente dentro,
però la sua vulva è calda come le fiamme dell’inferno e scivolosa come un
panetto di burro liquido e fuso. Ti adegui presto ai suoi sobbalzi
ossessivi, affondandole senza sosta nella figa sbrodolante, facendole
risuonare il culetto di tanto in tanto, strattonandole i capelli soltanto
per il gusto di sentirla gemere. Sei ipereccitato e le stantuffi brutalmente
nella passerina, lasciandoti trasportare con foga nel suo delirio orgasmico.
La ragazza ti si muove
febbrilmente sul pube. Contraccambi energicamente tutti i suoi affondi. Se
lo estrae quasi totalmente dal corpo e in un istante se lo riaffonda fino
alle palle. La sua figa schizza e sciaguatta, il suo sederino rotondo
schiocca. La testa è gettata istericamente all’indietro. Le sue tette sono
sudate e scivolose sul tuo petto. D’un tratto senti come una diga cederle
nel ventre e un’inondazione ribollente avvolgerti il cazzo, un diluvio
torrenziale inondarti i coglioni e sfogarsi nell’inguine, estendersi sulle
cosce e colare viscosamente tra le gambe. Ti si affloscia fra le braccia e
incomincia a tremolare convulsamente, si piega in avanti e ti morde alla
base del collo.
I suoi denti affondano nella
tua carne come pugnali. Improvvisamente un dolore lancinante ti si diffonde
sulla spalla, sei tentato di scattare in piedi e di sbatterla istintivamente
per terra percorso da rabbia e furore. Il primo pensiero che ti passa nel
cervello non è gentile, ma ti trattieni e sopporti in silenzio finché non
smette di tremare. Contrai i muscoli delle spalle per non offrirle una
facile preda e la tiri per i capelli per non permetterle di affondare
ulteriormente i denti nella sua vittima. Infine si rilassa e si accascia
mollemente nelle tue mani.
Solleva il capo e ti sorride
debolmente. Il trucco del suo viso è molto sbavato, però i suoi lineamenti
appaiono finalmente distesi; la sua espressione è soddisfatta, il suo
sguardo è compiaciuto, il suo sorriso è tranquillo. Si sfila dal cazzo e ti
toglie il preservativo, ti accarezza l’animale con le dita e lo guarda con
molta tenerezza. Va poi a gettare il guanto trasparente nel cestino e si
appoggia al lavandino, ti osserva in uno strano modo. Un filo appena di
nostalgia è comparso nei suoi occhi verdi e brillanti, già vi si può
scorgere un pizzico di rimpianto.
Vai al 230.
.348.
Il rombare cupo e profondo
sembra vibrare e dilagarsi minacciosamente nella sala come un tuono che si
avvicina e si allontana di continuo, alcuni click e clack salgono e scendono
di tono come i gemiti lamentosi di un relitto che si adagia in fondo al
mare, qualche stridulo grido acustico che somiglia al colpetto allucinante
di un clacson strepita risuonando irregolarmente in mezzo al tutto. Ombre
nel buio tutt’attorno; chiudi gli occhi e conti fino a trenta: quando li
riapri va un po’ meglio e anche se non riesci comunque a vedere con
chiarezza che per pochi metri di distanza, riesci almeno a scorgere
nitidamente il profilo ombroso dei divani e delle persone più vicine.
Diverse plafoniere sparse qua e là spandono la loro fioca luce, creando
piccole bolle di chiarore nell’oscurità, ma la penombra è talmente densa che
la debole luminescenza non riesce a diffondersi che per pochissimo. La pista
da ballo invece rimane attorniata da minuscoli faretti e sarebbe
sufficientemente rischiarata, non fosse che per i getti fumosi che vi
vengono soffiati con regolarità limitando la diffusione della luce e
ottenendo così l’effetto di una pesante nebbiolina che si sposta lentamente
avvolgendo e nascondendo ogni altra cosa sino all’altezza delle ginocchia.
Tutta la zona resta lo stesso l’unica isola debolmente illuminata di
quell’ambiente ottenebrante e sconvolgente; la maggior parte delle persone
presenti in quel piano della discoteca si addensa nei dintorni e sulla pista
come sempre. Raccogli i pensieri e incominci la tua esplorazione.
Ti incammini sul limitare di
quell’oasi relativamente luminosa e dimentichi immediatamente ciò che stavi
cercando: se solo si fosse trovata un poco più in là della colonna non
l’avresti riconosciuta, però una piccola plafoniera si trova proprio ai suoi
piedi e lei rimane avvolta in un esitante alone che la rischiara appena. Ti
passi le dita fra i capelli e ti aggiusti i genitali con la mano, ti
avvicini con circospezione e la osservi meglio per accertarti che sia
veramente la ragazza giusta.
Il suo volto dal fascino
vagamente mascolino è affilato e spigoloso, i suoi capelli sono castani,
corti e tagliati quasi a spazzola. Gli occhi sono scuri e profondi, le
labbra sono piene e carnose. Indossa ancora il medesimo top rosso dal collo
alto che le risalta la curva perfetta delle tettine e due germogli piccolini
spiccano al centro di quelle coppe. Veste gli stessi pantaloni di pelle
bordeaux che le fasciano le gambe muscolose e ben tornite come una seconda
pelle: sono molto bassi in vita, estremamente aderenti sulla sua figura
longilinea e non lasciano nulla all’immaginazione. Il corpo è statuario e
l’abbigliamento assolutamente mozzafiato, calza un paio di stivaletti in
tinta dalla zeppa altissima, porta al fianco un minuscolo marsupio di gomma
lucida e nera. Non esiste nessun dubbio, è di certo una delle due ragazze
che hai visto giocare a biliardo.
Lancia un dado:
Se esce 1 o 2, vai al 221.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 225.
.349.
Abbassi infervorato la
cerniera lampo dei jeans e sfoderi il cazzo che scatta subito fuori come un
giocattolo a molla mentre i due continuano a trombare tranquillamente. La
situazione si sta facendo interessante.
Vai al 353.
.350.
Ti avvicini di un passo e le
accarezzi il viso, risalendole una guancia morbida con le nocche,
sfiorandole le lunghe sopracciglia con le dita, passandole una mano fra i
capelli folti e lucenti, sollevandoti sulla punta dei piedi per accostarti
al suo volto ovale e seducente, per toccare la sua bocca voluttuosa e
dipinta, afferrandole il mento con l’altra mano e ritraendoti un poco per
poi subito ritoccarle appena le labbra dorate con le tue leggermente
dischiuse. Lei si piega in avanti e risponde immediatamente al tuo bacio
socchiudendo gli occhi chiarissimi e particolari, schiudendo le labbra
gonfie e morbidissime, irrigidendosi tra le tue mani e cingendoti
frettolosamente il collo con entrambe le braccia; percepisci distrattamente
il tocco caldissimo della sua pelle vellutata scivolarti sulla nuca, puoi
sentire la sua linguetta irruente esplorarti calorosamente e con la lingua
ricerchi quel contatto che risulta soffice e molto umido. Giocherella ancora
qualche secondo con le tue labbra, prima di insinuarsi impetuosamente nella
tua bocca. Le lingue si intrecciano vorticosamente, le bocche si incrociano
alternativamente, intanto con le mani le discendi sulle spalle abbronzate,
carezzandole velocemente la schiena in pratica nuda, con la mano destra la
stringi al corpo e la trattieni docilmente, mentre con quella sinistra
continui a scendere fino a raggiungere l’orlo inferiore del vestitino
cortissimo che indossa. Al di sotto deve portare solo una biancheria intima
minuscola, infatti le sue natiche sono perfette e rotonde, sode ed elastiche
al tatto, e una strisciolina strettissima di stoffa vi si intrufola
profondamente nel mezzo. Palpi e vezzeggi con insistenza e per quasi un
minuto, il sedere meraviglioso che si ritrova senza mai smettere di baciarla
entusiasticamente nel frattempo. Riapre del tutto gli occhietti, si distacca
dal tuo corpo eccitato e con riluttanza la devi infine lasciar andare.
“Basta così... non abbiamo
tempo... da perdere... in questo modo”.
Ti respinge e si allontana.
Si appoggia su di uno scatolone, prende una salvietta dalla confezione di
ricambio semi strappata, si ripulisce in fretta le labbra dal rossetto, la
appallottola sbrigativamente e la getta nel cestino vicino al lavandino
posto nell’angolo della stanzetta; levi dalla tasca posteriore dei jeans la
scatoletta di preservativi che ci tieni sempre e la posi rapidamente sopra
una pila di scatoloni lì accanto: scoppiate entrambi a ridere di slancio
quando vi rendete conto che lei stava facendo lo stesso estraendone una non
dissimile dal borsello e si apprestava a sua volta a posarla sul bordo del
lavandino. Si rialza goffamente, torna indietro ciondolando e barcollando,
riprende il controllo delle proprie risa e recupera in ultimo un barlume
dell’atteggiamento padroneggiante che le riesce tanto spontaneo. Ti fissa
nuovamente con quel suo sorrisetto da furbetta stampato sulla bocca.
“Dai vieni, muoviti!”.
Vai al 358.
.351.
Allibisce e si distacca dal
cazzo che rimane molle nella sua mano, aggrotta la fronte e l’espressione
incomincia immediatamente a cambiare sul suo volto che si sta già facendo
pensieroso.
“Non fraintendere Bellezza”.
Ti pieghi sulle ginocchia e
le posi un bacio leggerissimo sulle labbra.
“Mi spiace ma se non mi
trattenevo rischiavamo di finire prima del tempo”.
Le sfiori le labbra con un
secondo bacio carico di dolcezza e questa volta le insinui anche la punta
della lingua in bocca mentre qualcosa di grosso prende subito a resuscitare
là sotto; lei pare ammorbidirsi impercettibilmente e sembra riscaldarsi
quasi subito nel tuo abbraccio di nuovo delicato e gentile. Si rialza
solennemente in piedi, bellissima e divina, ti osserva dall’alto e ti parla
con fermezza.
“Siediti e guardami!”.
Vai al 355.
.352.
Inorridisce e si distacca dal
cazzo che rimane molle come un grosso verme nella sua mano, si rialza in
piedi e inizialmente appare soltanto perplessa; non dici niente perché tu
per primo sei rimasto imbarazzato dalla situazione, poi scorgi appena che i
suoi occhioni marroni si stanno riempiendo di lacrime e questo ti lascia
alquanto stordito: si gira su se stessa, riapre la porta e se ne va
definitivamente dalla stanzetta fuggendo nell’oscurità senza lasciarti
nemmeno la possibilità di dare una sola spiegazione. Che era molto
suscettibile già lo sospettavi, ma evidentemente lo deve essere a livelli
parossistici! Se non ti piacevo potevi anche dirlo... Singhiozza allungando
il passo e svanendo del tutto nel buio che si trova oltre la soglia. Ti
rimetti frettolosamente l’uccello nelle mutande e tenti di inseguirla
dicendole di aspettare un momento però il vantaggio che ha già acquisito su
di te è troppo grande e non riesci a raggiungerla in nessun modo. Osservi
meglio la porta del corridoio che si sta richiudendo lentamente: non c’è
alcuna maniglia all’esterno e non occorre perciò chiuderla a chiave.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi continuare la scopata dovrai
caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.353.
Normalmente restartene lì
fermo a guardare non ti sarebbe minimamente bastato, però è tutta la sera
che ti senti i genitali costretti in un fagotto urticante e il cervello ti è
ormai andato in pappa e ti senti prudere disperatamente il basso ventre come
se fossi in preda a un attacco violento di orticaria cronica del tutto
devastante. Devi assolutamente grattarti almeno un pochino per dar sollievo
all’erezione imponente che occupa interamente i tuoi pensieri o finirai con
l’impazzire completamente. Sei talmente eccitato che potresti persino
abbattere il tronco di un albero a colpi di taglio con la mannaia che ti
palpita e freme tra le gambe. Strizzi gli occhi nel buio mentre la mano
inizia a muoversi dolcemente quasi da sola sul manico del tuo cazzone.
Nella semioscurità che li
inghiotte e circonda non è possibile distinguere alcun dettaglio intimo, ma
non ha nessuna importanza; puoi appena intravvedere i contorni di una figura
non particolarmente snella che si agita sulla sagoma di una seconda priva di
qualsiasi importanza, dal momento che il profilo della ragazza che monta a
cavallo sembra piacevole e le tette si direbbero abbastanza grosse, il resto
non ti interessa per nulla: per quanto ne sai l’ombra smaniosa della
Cavallerizza potrebbe essere di chiunque tu voglia immaginare, per quanto ti
riguarda lo sfondo che ti appresti a spiare potrebbe essere quello di una
parente o di un’amica beccata in flagrante con un estraneo, in questo modo
potrebbe benissimo trattarsi di una prostituta che lo fa per soldi o magari
di una puttana che lo fa per il puro gusto di esibirsi, oppure si potrebbe
semplicemente trattare di una vecchia babbiona che adesca giovani
foruncolosi nella tenebra poiché non può permettersi nient’altro di meglio
ed anche quest’ultima possibilità possiede le sue attrattive. L’unica cosa
che conta è che sta succedendo, e sta succedendo solamente perché tu sei lì
e li stai osservando di nascosto. Non vorresti davvero sapere di chi si
tratta, non vorresti veramente scoprire a chi appartengono i corpi di quei
due, non vorresti sul serio privarti della fantasia indispensabile per
rendere il contesto tanto esaltante... Così la situazione è già
stramaledettamente stimolante!
Puoi sentire i grugniti
rantolanti di lui, puoi sentire i sospiri pesanti di lei, puoi sentire gli
schiocchi sonori della figa ogni volta che si affonda l’uccello nel corpo.
Puoi scorgere la silhouette nera come la notte più buia cavalcare
convulsamente, puoi scorgere la nebulosa di capelli scuotersi al vento, puoi
scorgere la forma grossa delle tettone dondolare mollemente, intanto la mano
incomincia a lavorare più veloce e puoi facilmente immaginare ciò che non
riusciresti comunque a vedere nemmeno con la luce. Immagini capelli biondi,
rossi, castani, neri, morbidi e brillanti, ricci e soffici. Immagini
goccioline scintillanti di saliva sulla bocca. Immagini capezzoloni rigonfi
che spingono contro il tessuto elasticizzato di un vestito sollevato sino
all’altezza dei fianchi. Immagini il dilatarsi della vulva al passaggio
della cappella e lo sprofondare delle grandi labbra quando il cazzo penetra
fino in fondo, immagini l’abbraccio caldo delle piccole labbra che si
allungano sull’asta della tua visione quando indietreggi da quel canale
carnoso e bagnatissimo. Lo senti rantolare sempre più affannosamente, la
senti sospirare sempre più forte, senti la mano scivolare sempre più
freneticamente. Percepisci quasi i muscoli del tizio di sotto contrarsi poco
a poco, percepisci l’indemoniata che gli si scatena sopra irrigidirsi
all’improvviso, percepisci le mascelle serrarsi bruscamente in strette
trappole metalliche, percepisci il sangue pulsarti nel collo alla stessa
frequenza del frastuono musicale che rimbomba nella sala mascherando senza
sforzo tutti i rumori indesiderati e sospetti. Sarebbe forse possibile
disboscare buona parte della Foresta Amazzonica in pochi minuti al ritmo
forsennato del lavoro febbrile delle mani che si muovono inarrestabili come
quelle di cento o di mille braccianti sulla tua motosega eccitatissima.
Ti passi in rapida
successione da una mano all’altra il testimone ed estrai dalla tasca
sinistra dei jeans un fazzolettino di carta, lo scrolli di scatto nell’aria
per aprirlo in fretta e lo senti frusciare e sbatacchiare chiaramente però
sono entrambi troppo assorbiti nel loro orgasmo per accorgersene. Senti
nelle orecchie una lunga nota sospirante che si prolunga in alto e non puoi
resistere al richiamo di quella sirena, accosti il fazzolettino alla punta
del glande e ci sborri dentro copiosamente. Non aspetti affatto che il tuo
ricettacolo di lussuria finisca di sussultare, rimetti l’utensile nelle
mutande e ti allontani a testa bassa dalla tua postazione. Ti giustifichi
ripetendo continuamente che era necessario dar sfogo alla bestia che ti
consumava per non esplodere.
Appallottoli il fazzolettino
e lo rimetti tranquillamente in tasca per gettarlo via alla prima occasione,
ti aggiri nella penombra troppo densa per poterla penetrare con lo sguardo
in cerca del bagno per ripulire a dovere le attrezzature.
Vai al 381.
.354.
Resti impalato e disorientato
più del necessario davanti a tanta bellezza.
Sarebbe così facile allungare
una mano per toccare il corpo mozzafiato di questa ragazza dal comportamento
instabile, ma ha già pienamente dimostrato di essere alquanto lunatica e
data la volubilità delle sue reazioni non hai ancora del tutto compreso come
e quando agire. Ti trattieni perciò dal balzarle addosso come un animale,
anche se la tentazione è fortissima, crogiolandoti nella tensione e
nell’incertezza, attendendo una sola parola o qualsiasi altro gesto che ti
dimostri chiaramente il via libera. Si raddrizza minacciosamente e muove
decisa un passettino nella tua direzione: il suo sguardo si sta facendo
sempre più ostile.
“Cosa stiamo aspettando?”.
Vai al 350.
.355.
Ti alzi e ti siedi accanto ai
preservativi sul bordo della bassa pila di scatoloni che cedono un po’ sotto
il tuo peso incerto.
Che degusta i baci come un
sommelier sorseggerebbe un vino raffinato e che si infiamma notevolmente nel
farlo è chiaro, ma di sicuro le piace farsi guardare e non ha bisogno di
nessuna scusa per questo perché si muove assai lentamente e ogni suo gesto
sembra sempre studiato con grande attenzione per far soffrire chi la sta
guardando. Ester si gira e sposta qualche passettino verso la porta chiusa.
Cazzo che culo! Non è la prima volta che lo vedi bene così da vicino però
non restarne sorpreso tutte le volte sarebbe impossibile: le sue chiappe
sono sostenute, perfettamente rotonde, pulsano nel muovere solo pochi passi
piccolissimi e si può distinguere nitidamente il solco magico che si
addentra tra i muscoli sodi del suo sederino straordinario.
Raggiunge la porta, rilassa
una gamba flessuosa, si appoggia con la mano sulla maniglia, si piega in
avanti e si abbassa la cerniera lampo di uno degli stivaletti. Un polpaccio
si irrigidisce quando il ginocchio si flette. La cucitura sottile dei
pantaloni di pelle scompare fra le natiche mentre si china pianissimo.
Inarca appena la schiena e contemporaneamente indietreggia con il culetto,
ripete la cosa e si apre disinvoltamente entrambe le calzature. Non si
rialza subito, resta immobile a scrutare forse un granello di polvere che
apparentemente la disturba sulla punta di uno stivaletto. Rinsalda la presa
sulla maniglia e si piega ulteriormente, si ripulisce minuziosamente la
punta della calzatura con un pollice. Il sedere fantastico si solleva, la
vita distesa si incurva facilmente e quella cunetta polposa fa di nuovo
capolino tra le sue gambe. La vagina è succulenta e la cucitura si insinua
profondamente fra le grandi labbra invitanti del suo sesso lievemente
dischiuso.
Si raddrizza tranquillamente,
si volge e ti osserva imperiosa e solenne. Sgancia il marsupio che cade a
terra in un leggerissimo tonfo, con naturalezza si toglie gli stivaletti
dalla zeppa altissima aiutandosi con i piedi. Sospinge il tutto da parte sul
pavimento, si sbottona la chiusura dello strato bordeaux aderentissimo che
la veste in modo sconvolgente; si gira di lato e faticosamente si cala quei
pantaloni strettissimi fino alle caviglie. Se mai fosse esistito anche
solamente un remotissimo barlume di dubbio, questi è andato dissolvendosi in
fretta come un brivido fugace nelle mutande. La sua figura seminuda adesso
voltata di profilo appare estremamente longilinea e risulta moltissimo
atletica; non un grammo di cellulite né un filo di grasso deturpano la
perfezione delle sue cosce muscolose. Si risolleva e si avvicina al
lavandino. Vi si regge con una mano mentre si sfila completamente i
pantaloni. Li getta sulla confezione di salviette, aperta e semi strappata
in un angolo, si rigira nella tua direzione e ti guarda pensosamente con
quel familiare sorrisetto tutto suo che le aleggia nervosamente sui petali
delle labbra carnosissime.
La Seriosa Castana indossa
ormai soltanto il top sbracciato dal collo alto, le mani sono posate sui
fianchi perfetti, i gomiti sono allargati all’infuori, la sua pelle è
candida, il ventre marmoreo pare scolpito, il pube è stato totalmente
depilato e il suo monticello di venere è roseo e rigonfio. Ammiri ancora un
momento il magnifico corpo statuario dalle curve procaci che ti si presenta
alla vista trattenendo il respiro e deglutendo a vuoto.
Se vuoi prendere
l’iniziativa, vai al 359.
Se vuoi pazientare un altro
poco, vai al 363.
.356.
La adagi delicatamente
accanto ai preservativi sulla bassa pila di scatoloni che cedono lievemente
sotto il suo peso esiguo: ti pieghi su di lei e le baci la gola, le
accarezzi il viso e i capelli discendendole sul corpo con la bocca e con le
mani. La Bellissima Biondina chiude gli occhi e si arrende totalmente alle
tue carezze; con le labbra trovi l’ombelico e con la lingua le sfiori il
brillantino, con due dita le stuzzichi un capezzolo attraverso il tessuto
bianco della camicetta, mentre con l’altra mano continui a scenderle
dolcemente sui fianchi e sul bacino fino a raggiungere l’orlo inferiore
della minigonna. Ne sollevi i risvolti di jeans con lentezza e ti allontani
per ammirarla meglio.
Veste intimamente un
ridottissimo perizoma azzurro e diversi riccioli castani le sfuggono fuori
dai bordi elastici del pizzo chiaro e splendente. Risali morbidamente la
pelle delle sue cosce, sino ad agganciare in vita quelle mutandine con i
polpastrelli delle dita. Le abbassi con calma e lei ti aiuta sollevando
leggermente il culetto per farle passare sotto al sedere. Gliele sfili dalle
caviglie e un nido invitante di peluria castano chiara ti appare sul suo
pube, il suo profumo di donna è inebriante e sconvolgente, affondi
irresistibilmente il naso in quei peletti sottili schiudendole le gambe e
inginocchiandoti tra le sue cosce. Il suo baccello sembra molto delicato e
la sua fessura molto stretta.
Percorri le grandi labbra
umide fino a trovare il bottoncino magico che vi si annida in cima e la
senti improvvisamente rabbrividire al tocco leggerissimo della lingua. Le
gambe si stringono per un momento intorno alla tua testa, i muscoli del suo
addome si contraggono impercettibilmente, un gemito soffocato le sfugge
appena dalla gola, le dita di una mano ti si chiudono fra i capelli. La
penetri con un dito che scivola dentro facilmente, ma il passaggio risulta
abbastanza stretto e devi insistere piano e muoverti con cautela per far
passare anche le nocche del secondo, intanto con la bocca le succhi il
clitoride eccitato e sai che il suo sapore dev’essere acidulo e un po’
salato nonostante ti sembri ingannevolmente più dolce del miele. Nel
frattempo non smetti nemmeno un attimo di solleticare tutto quello che
riesci a vezzeggiare del suo corpicino meraviglioso con i polpastrelli della
mano sinistra e puoi sentirla adesso sospirare pesantemente.
Rilassa le cosce allentando
sensibilmente la presa sul capo, ne approfitti per indietreggiare un poco e
riprendere fiato. Estrai le dita dal suo ventre bagnato, le carezzi il monte
di venere morbido, le schiudi la vulva e vi affondi la lingua per sfiorare
le sue piccole labbra lucide e rosee. Il tuo cazzone scocca come una frusta
e la Bellissima Biondina comincia a mugolare passionalmente.
Se vuoi tentare di
penetrarla, senza il preservativo, vai al 360.
Se vuoi metterti il
preservativo, prima di penetrarla, vai al 364.
.357.
Il sangue ti schizza nella
testa: normalmente per ridurre al minimo i rischi di contrarre malattie
veneree o peggio ancora non ti appresteresti ad avere rapporti orali
occasionali, perlomeno non senza utilizzare il profilattico, però è tutta la
sera che ti senti i genitali stretti in una morsa di acciaio e il cervello
si è disciolto del tutto e lo senti ormai pesare come piombo incandescente
nel basso ventre. Sei talmente infervorato che potresti persino trapanare il
tronco di un albero con la punta dell’uccello! Scatti in piedi e ti avvicini
in fretta, abbassando la cerniera lampo dei jeans e sfoderando il cazzo che
scatta subito fuori come un giocattolo a molla mentre i due continuano a
trombare tranquillamente; balzi in avanti impugnando saldamente il trapano
pneumatico che ti pulsa febbrilmente nella mano e con il glande turgidissimo
arrivi fino a sfiorare alla cieca le labbra della ragazza.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1, vai al
324.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 326.
.358.
Si appoggia con le palme
delle mani e con i gomiti alla porta, getta indietro e scuote la testa
arretrando e sollevando il magnifico culetto sostenuto e rotondo: i capelli
si espandono nell’aria, la schiena si inarca flessuosamente, Alma si allunga
appena, il tessuto rosso del miniabito risale generosamente e il respiro ti
si blocca in gola. Un’abbondante porzione del perizoma che veste intimamente
ti inchioda e trattiene sul posto. Non puoi distogliere gli occhi da quella
meraviglia.
Un sottilissimo cordoncino
nero sprofonda ossessivamente nel solco che si addentra tra le natiche e
delimita i contorni dello straccino che indossa, mentre il resto delle
mutandine è composto da poco più di una reticella argentata dalla cui
trasparenza si può scorgere un’ombra scura che si intravvede all’altezza del
pube. La pelle delle splendide chiappette sodissime ti appare alla vista
integralmente dorata come quella delle braccia e delle gambe. Indugi ancora
un istante; non puoi assolutamente fare a meno di lanciarle un’altra
sbirciatina estatica con la coda dell’occhio prima di raggiungerla. Le gambe
sono del tutto nude e la pelle possiede una sfumatura abbronzata di una
tonalità meravigliosa: puoi ammirare per l’ennesima volta la curva ben
costruita dei polpacci e la linea flessuosa di quelle cosce chilometriche.
Risali rapidamente con lo sguardo. Sembra non esserci mai fine alla
lunghezza delle sue gambe favolose!
Se vuoi scatenare l’animale
che ti si agita dentro, vai al 361.
Se invece vuoi trattenerlo
sino all’ultimo momento, vai al 366.
.359.
Scatti in piedi e la
raggiungi al lavandino.
Le sfiori le labbra con un
bacio caldissimo. Ti pieghi su di lei e le mordicchi il collo, le baci
delicatamente la gola, le accarezzi il viso e le spalle discendendole sul
corpo con la bocca e con le mani. Ester socchiude gli occhi e si abbandona
completamente alle tue carezze; con le labbra trovi l’ombelico e con la
lingua ne esplori l’interno, con due dita le solleciti un capezzolo
attraverso il tessuto rosso del top elasticizzato, mentre con l’altra mano
continui a scenderle dolcemente sui fianchi fino a raggiungere la curva
perfetta del culetto e delle cosce. Divarica appena le gambe e si appoggia
pesantemente al bordo del lavandino. Ti inginocchi ai suoi piedi e ti
allontani un poco per ammirarla meglio.
Le grandi labbra sono rosa e
piuttosto grosse al primo sguardo, il monte di venere è liscio e morbido
alla vista, la pelle è calda e vellutata al contatto sensibile dei
polpastrelli. Si fa scivolare le dita sul bacino, si vezzeggia il basso
ventre rasato di fresco con le mani, si stuzzica il clitoride con un dito
lunghissimo. Nel frattempo risali morbidamente la superficie muscolosa di
una coscia con una mano, pasticciandole il sedere nella palma della seconda
e ricoprendole di bacetti insistenti l’altra gamba, avvicinandoti lentamente
all’obiettivo molto invitante che vi risiede nel mezzo. Abbassa un altro
dito e si accarezza esperta la vagina rigonfia, se la dischiude lievemente e
l’odore di quel sesso succulento che si trova a meno di due spanne dal tuo
naso ti sconvolge. Ricerchi rapidamente la sua cunetta polposissima e vi
premi contro la faccia affondandole al contempo il mento tra le cosce. Il
germoglio è tenerissimo e lo spacco della figa sembra appetitoso e
voracissimo.
Percorri quelle grandi labbra
bagnatissime fino a trovare il pulsante miracoloso che cerca di nascondersi
in alto e la senti improvvisamente rabbrividire al tocco leggerissimo della
lingua. Le gambe si stringono per un momento intorno al tuo volto, i muscoli
del suo addome si contraggono impercettibilmente, un sospiro profondo le
sfugge roco dalla gola, le dita di una mano ti si chiudono a pugno fra i
capelli. La penetri con un dito che si intrufola facilmente, ma il passaggio
risulta assai più stretto di quanto ti saresti aspettato e devi muoverti con
molta cautela per far passare anche la prima falange del secondo, intanto
con la bocca le succhi il clitoride dolcissimo e sai che in realtà il suo
sapore dev’essere acidulo e un po’ salato nonostante ti sembri
ingannevolmente più zuccheroso dello sciroppo alla frutta. Non smetti
nemmeno un attimo di palpeggiare le sue natiche sode con i polpastrelli
della mano sinistra e puoi sentirla adesso mugolare sommessamente.
Rilassa le cosce allentando
sensibilmente la stretta sul capo, ne approfitti per indietreggiare un poco
e riprendere fiato. Estrai le dita dal suo ventre eccitato, le carezzi il
monticello di venere soffice, le schiudi la vulva e vi affondi la lingua per
sfiorare le sue piccole labbra luccicanti e rosee. Il tuo cazzone scocca
come la coda di un leone infuriato e la Seriosa Castana comincia a gemere
con passione. Ti scosta bruscamente indietro la testa e ti guarda con gli
occhi brillanti.
“Metti un preservativo e
siediti lì!”.
Vai al 367.
.360.
Ti rialzi in piedi e le
divarichi dolcemente le gambe, afferri il cazzo e ti avvicini per penetrarla
ma lei te lo impedisce coprendosi la vulva con una mano e porgendoti la
scatoletta dei preservativi con l’altra.
“No...”.
Vai al 380.
.361.
La raggiungi furiosamente.
Le posi una mano sulle
straordinarie rotondità del culo e il Gnoccolone divarica appena le gambe al
solo contatto dei polpastrelli: le sollevi rapidamente l’orlo del vestito
sulla schiena inarcata, agganci con le dita i bordi del perizoma minuscolo e
le abbassi le mutande piegandoti su di lei come un affamato; ti getti sulla
selvaggina colta allo scoperto per mordicchiarle le chiappe ed esplorarne
lascivamente il solco magico con la lingua. Ti lasci poi cadere sulle
ginocchia e indietreggi un poco per osservarla meglio.
Il taglio della vulva è
completamente depilato mentre una macchia cespugliosa di riccioli scuri le
si allarga profusamente sul monte di venere. La sua pelle è caldissima e
vellutata al tatto, le grandi labbra sono schiuse e tumefatte, il clitoride
gonfio vi si annida nel mezzo come un topolino rosa che se ne resta
rintanato al calduccio in un mucchietto di bambagia. Le afferri e le
divarichi le natiche. Il misterioso tunnel dell’amore ti si spalanca davanti
e il profumo dolcissimo di quel sesso bagnato ti sconvolge. Appunti il naso
al forellino del suo sedere, affondandole contemporaneamente il mento tra le
cosce.
Percorri su e giù quelle
grandi labbra invitanti fino a scovare il bottone seminascosto che
attualmente si rifugia in basso e la senti rabbrividire al tocco
leggerissimo della lingua. Le sue gambe si piegano per un momento, i muscoli
dello splendido culetto si contraggono rigidamente, un mugolio sospirante le
sfugge energico dalla gola e le dita di una mano ti si chiudono a pugno fra
i capelli. La penetri con due dita che si intrufolano facilmente, ma il
passaggio risulta più stretto di quanto ti saresti aspettato e devi
insistere con gentilezza per far passare anche la prima falange del terzo,
intanto con la bocca le succhi il clitoride nettarino e sai che in realtà il
sapore dev’essere acidulo e un po’ salato nonostante ti sembri
ingannevolmente più dolce e sciropposo del caramello caldo. Nel frattempo,
non smetti nemmeno per un istante di palpeggiarle le chiappette elastiche
con le dita della mano sinistra e puoi sentirla adesso mugolare apertamente.
Si raddrizza leggermente
sulle cosce squisite, allentando lievemente la stretta sul capo, ne
approfitti per allontanarti da quella sua vagina rigonfia che palpita nella
tua bocca e riprendere così avidamente fiato. Estrai le dita dal suo ventre
eccitato, le carezzi da sotto il monticello di venere morbido, le schiudi
ulteriormente la figa e vi affondi la lingua per sfiorare le sue piccole
labbra brillanti e rosee. Il tuo cazzone scocca da una parte all’altra come
il pendolo di un orologio fermo sulla mezzanotte, Alma incomincia a gemere e
sospirare mugolando sonoramente. Ti scosta impetuosamente indietro la testa
e si gira, ti guarda esuberante dall’alto con gli occhietti stretti e
scintillanti.
“Prendi un preservativo e
mettilo!”.
Vai al 374.
.362.
Il sangue ti schizza nella
testa: normalmente per ridurre al minimo i rischi di contrarre malattie
veneree o peggio ancora non ti appresteresti ad avere rapporti orali
occasionali, perlomeno non senza utilizzare il profilattico, però è tutta la
sera che ti senti i genitali stretti in una morsa di acciaio e il cervello
si è disciolto del tutto e lo senti ormai pesare come piombo incandescente
nel basso ventre. Sei talmente infervorato che potresti persino trapanare il
tronco di un albero con la punta dell’uccello! Raggiri la colonna e ti
avvicini in fretta, abbassando la cerniera lampo dei jeans e sfoderando il
cazzo che scatta subito fuori come un giocattolo a molla mentre i due
continuano a trombare tranquillamente; balzi in avanti impugnando saldamente
il trapano pneumatico che ti pulsa febbrilmente nella mano e con il glande
turgidissimo arrivi fino a sfiorare alla cieca le labbra della ragazza.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1, vai al
324.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 326.
.363.
Sei tentato di balzarle
addosso come un avvoltoio sopra a una carcassa, però ti trattieni dal farlo,
perché ormai conosci benissimo quanto sia facile ai cambi repentini di umore
e non vuoi assolutamente rischiare di smontarla in nessun modo. Divarica
appena le gambe e si appoggia pesantemente al bordo del lavandino: ti
osserva con la solita espressione impenetrabile e si strizza maliziosamente
le coppe del seno, si passa con estrema lentezza le palme sulla pancia
muscolosa e solleva la testa prendendo a masturbarsi sapientemente. Ti fissa
poi imperturbabile e con le dita si schiude lievemente la vulva.
“Vieni qui e baciami!”.
Scatti in piedi e la
raggiungi al lavandino, le sfiori le labbra con un bacio caldissimo. Ti
pieghi su di lei e le mordicchi il collo, le baci delicatamente la gola, le
accarezzi il volto e le spalle discendendole sul corpo con la bocca e con le
mani. Ester socchiude gli occhi e si abbandona completamente alle tue
carezze; con le labbra trovi l’ombelico e con la lingua ne esplori
l’interno, con due dita le solleciti un capezzolo attraverso il tessuto
rosso del top elasticizzato, mentre con l’altra mano continui a scenderle
dolcemente sui fianchi fino a raggiungere la curva perfetta del culetto e
delle cosce. Ti inginocchi ai suoi piedi e ti allontani un poco per
ammirarla meglio.
Le grandi labbra sono rosa e
piuttosto grosse al primo sguardo, il monte di venere è liscio e morbido
alla vista, la pelle è calda e vellutata al contatto sensibile dei
polpastrelli. Si fa scivolare le dita sul bacino, si vezzeggia il basso
ventre rasato di fresco con le mani, si stuzzica il clitoride con un dito
lunghissimo. Nel frattempo risali morbidamente la superficie ben tornita di
una coscia con una mano, pasticciandole il sedere nella palma della seconda
e ricoprendole di bacetti insistenti l’altra gamba, avvicinandoti lentamente
all’obiettivo molto invitante che vi risiede nel mezzo. Abbassa un altro
dito e si accarezza esperta la vagina rigonfia, se la dischiude ancora e
l’odore di quel sesso succulento che si trova a meno di due spanne dal tuo
naso ti sconvolge. Ricerchi rapidamente la sua cunetta polposissima e vi
premi contro la faccia affondandole al contempo il mento tra le cosce. Il
germoglio è tenerissimo e lo spacco della figa sembra appetitoso e
voracissimo.
Percorri quelle grandi labbra
bagnatissime fino a trovare il pulsante miracoloso che cerca di nascondersi
in alto e la senti improvvisamente rabbrividire al tocco leggerissimo della
lingua. Le gambe si stringono per un momento intorno al tuo viso, i muscoli
del suo addome si contraggono impercettibilmente, un sospiro profondo le
sfugge roco dalla gola, le dita di una mano ti si chiudono a pugno fra i
capelli. La penetri con un dito che si intrufola facilmente, ma il passaggio
risulta assai più stretto di quello che ti saresti aspettato e devi muoverti
con molta cautela per far passare anche la prima falange del secondo,
intanto con la bocca le succhi il clitoride dolcissimo e sai che in realtà
il suo sapore dev’essere acidulo e un po’ salato nonostante ti sembri
ingannevolmente più zuccheroso dello sciroppo alla frutta. Non smetti
nemmeno un attimo di palpeggiare le sue natiche sode con i polpastrelli
della mano sinistra e puoi sentirla adesso mugolare sommessamente.
Rilassa le cosce allentando
sensibilmente la stretta sul capo, ne approfitti per indietreggiare un poco
e riprendere fiato. Estrai le dita dal suo ventre eccitato, le carezzi il
monticello di venere soffice, le schiudi la vulva e vi affondi la lingua per
sfiorare le sue piccole labbra luccicanti e rosee. Il tuo cazzone scocca
come la coda di un leone infuriato e la Seriosa Castana comincia a gemere
con passione. Ti scosta bruscamente indietro la testa e ti guarda con gli
occhi brillanti.
“Metti un preservativo e
siediti lì!”.
Vai al 367.
.364.
Ti rialzi in piedi e le
accarezzi con dolcezza le cosce, lei schiude gli occhi e divarica lentamente
le gambe sollecitandosi la vulva con una mano e porgendoti la scatoletta dei
preservativi con quell’altra.
“Fai piano...”.
Vai al 380.
.365.
Il sangue ti schizza nella
testa: normalmente per ridurre al minimo i rischi di contrarre malattie
veneree o peggio ancora non ti appresteresti ad avere rapporti orali
occasionali, perlomeno non senza utilizzare il profilattico, però è tutta la
sera che ti senti i genitali stretti in una morsa di acciaio e il cervello
si è disciolto del tutto e lo senti ormai pesare come piombo incandescente
nel basso ventre. Sei talmente infervorato che potresti persino trapanare il
tronco di un albero con la punta dell’uccello! Scatti in piedi e ti avvicini
in fretta, balzi in avanti impugnando saldamente il trapano pneumatico che
ti pulsa febbrilmente nella mano e con il glande turgidissimo arrivi fino a
sfiorare alla cieca le labbra della ragazza.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1, vai al
324.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 326.
.366.
Riverente e dubbioso, la
raggiungi in modo esitante e con rispetto quasi religioso.
Sai per atto di fede che non
ti respingerà affatto, perché è stata proprio lei stessa a ordinartelo, però
nel medesimo tempo esiti ad avvicinarti per non toccare e violare qualcosa
di tanto mistico e sacro. Le accarezzi poi piano la nuvola di capelli
spumosi che possiede, ossequiosamente le posi una mano sulle straordinarie
rotondità del culo, Alma divarica appena le gambe al solo contatto dei
polpastrelli: con calma forzata le sollevi l’orlo del vestito sulla schiena
inarcata, alquanto titubante agganci con le dita i bordi del perizoma
minuscolo e le abbassi le mutande piegandoti su di lei come in preghiera; ti
raccogli spiritualmente sul banchetto tentatore, dimenticato incustodito
ossessivamente e di proposito, per mordicchiarle le chiappe ed esplorarne il
solco miracoloso con la lingua. Ti lasci cadere sulle ginocchia e
indietreggi un poco per osservarla meglio. Non puoi resistere oltre!
Il taglio della vulva è
completamente depilato mentre una macchia cespugliosa di riccioli scuri le
si allarga profusamente sul monte di venere. La sua pelle è caldissima e
vellutata al tatto, le grandi labbra sono schiuse e tumefatte, il clitoride
gonfio vi si annida nel mezzo come un topolino rosa che se ne resta
rintanato al calduccio in un mucchietto di bambagia. Le afferri e le
divarichi le natiche. Il misterioso tunnel dell’amore ti si spalanca davanti
e il profumo dolcissimo di quel sesso bagnato ti sconvolge. Appunti il naso
al forellino del suo sedere, affondandole contemporaneamente il mento tra le
cosce.
Percorri su e giù quelle
grandi labbra invitanti fino a scovare il bottone seminascosto che
attualmente si rifugia in basso e la senti rabbrividire al tocco
leggerissimo della lingua. Le sue gambe si piegano per un momento, i muscoli
dello splendido culetto si contraggono rigidamente, un mugolio sospirante le
sfugge energico dalla gola e le dita di una mano ti si chiudono a pugno fra
i capelli. La penetri con due dita che si intrufolano facilmente, ma il
passaggio risulta più stretto di quanto ti saresti aspettato e devi
insistere con gentilezza per far passare anche la prima falange del terzo,
intanto con la bocca le succhi il clitoride nettarino e sai che in realtà il
sapore deve essere acidulo e un po’ salato nonostante ti sembri
ingannevolmente più dolce e sciropposo del caramello caldo. Nel frattempo,
non smetti nemmeno per un istante di palpeggiarle le chiappette elastiche
con le dita della mano sinistra e puoi sentirla adesso mugolare apertamente.
Si raddrizza leggermente
sulle cosce squisite, allentando lievemente la stretta sul capo, ne
approfitti per allontanarti da quella sua vagina rigonfia che palpita nella
tua bocca e riprendere così avidamente fiato. Estrai le dita dal suo ventre
eccitato, le carezzi da sotto il monticello di venere morbido, le schiudi
ulteriormente la figa e vi affondi la lingua per sfiorare le sue piccole
labbra brillanti e rosee. Il tuo cazzone scocca da una parte all’altra come
il pendolo di un orologio fermo sulla mezzanotte, il Gnoccolone incomincia a
gemere e sospirare mugolando sonoramente. Ti scosta impetuosamente indietro
la testa e si gira, ti guarda esuberante dall’alto con gli occhietti stretti
e scintillanti.
“Prendi un preservativo e
mettilo!”.
Vai al 374.
.367.
Sollevi la testa incrociando
per un istante il suo sguardo, riflettendo in fretta e continuando
contemporaneamente a raccogliere informazioni su questa splendida ragazza
dal comportamento difficile. Ricapitolando: vuol sembrare impassibile ma è
un’esibizionista e non disprezza affatto i complimenti, fondamentalmente è
un’indecisa però vuol condurre il gioco e senza alcun dubbio ama i giochi di
lingua. Ci pensi solamente per lo spazio di un momento. Si può fare!
Ti rialzi in piedi e torni al
punto di partenza. Prendi un preservativo dalla scatoletta e te lo metti.
Fai ritorno a metà strada tra gli scatoloni e il lavandino, allunghi un
braccio e afferri uno straccio pulito dalla pila ripiegata con cura accanto
alla confezione di salviette aperta; lo apri e lo lasci cadere sul
pavimento, ti ci siedi sopra e distendi le gambe. Ti si avvicina
imperiosamente e ti osserva divina e solenne dall’alto. Appoggi la schiena
al muro di cartone e la guardi con molta attenzione.
I suoi capelli sono corti e
castani, tagliati quasi a spazzola e laccati all’indietro con un ciuffo
ribelle fissato in modo apparentemente casuale sulla fronte ampia e pensosa
che si aggrotta piuttosto facilmente. Il suo viso è affilato e spigoloso,
gli occhi sono scuri e brillanti, la bocca contrasta nettamente con tutto il
resto ed è meravigliosa e carnosissima: un filo di lucidalabbra traslucido
le risalta appena le labbra attraenti, mentre un’ombra leggerissima di
mascara brillante dall’effetto lucido e bagnato le conferisce un aspetto
ancor più duro e minaccioso. Le spalle sono atletiche, la schiena allungata
è longilinea, la curva del seno è perfettamente delineata sotto l’indumento
elastico. Il ventre è candido e piatto, tutta la rimanenza della sua figura
austera e ben fatta appare totalmente nuda al tuo cospetto di comune mortale
adorante.
Vedi i muscoli scattare sulle
cosce affusolate quando si incammina per affiancarti. Solleva poi un piede e
ti scavalca disinvoltamente. Allarga le gambe e si piega su di te con calma,
fissandoti risoluta negli occhi ma il tuo sguardo rimane inchiodato
dabbasso; resti ipnotizzato dallo spacco della figa che ti si apre
lentamente davanti. Le sue grandi labbra tumide sono invitanti e carnose
come la bocca, il suo interno è rosa e luccicante come un bastoncino ricolmo
di zucchero filato alla fragola. Posa un ginocchio per terra, con la mano
sinistra ti afferra il cazzo, con quella destra ti si aggrappa saldamente a
una spalla. La agguanti per le natiche per controllarne meglio la discesa
esasperante. Senti infine il contatto ardente della vagina leggermente
dischiusa sull’apice della cappella.
“Se continui così Bellezza,
mi fai morire”.
Sussurri implorante, con la
voce carica di venerazione, contraendo e sollevando al contempo
impercettibilmente il sedere dal suolo, azzardandoti ad accennare un piccolo
e debolissimo colpetto di reni dal basso. Le sue labbra si incollano alle
tue, la vulva strettissima cede un pochino, la punta del glande prepotente
si schiude la strada, lei soffoca un gemito e trattiene il respiro nella tua
bocca. Si irrigidisce e si ferma di colpo, aspetti quindi qualche secondo
prima di rilassare i muscoli e tentare un altro debole colpetto. Puoi ora
sentire la cappella sprofondare morbidamente e la sua vagina dilatarsi sotto
il peso della tua spinta. Riapre gli occhi di scatto inspirando
energicamente, ti cinge il collo con le braccia e ricomincia in ultimo a
muoversi pianissimo. Il passaggio risulta veramente molto stretto però la
parte più grossa del cazzo è ormai passata ed Ester sembra aver scoperto
enorme soddisfazione in questo gioco infinitamente lentissimo. Ritrova con
facilità nuovo slancio e rinnovata passione in tutti i movimenti, alternando
una montatura leggera e regolare a colpetti forti e decisi: un sospiro
mugolante le scappa dalla gola ogni volta che si affonda mezzo centimetro in
più di uccello nel corpo. Assapori dolcemente il tocco vellutato della sua
linguetta caldissima che si muove maliziosa nella tua bocca e il contatto
rovente delle pareti strettissime del suo canale polposo sul tuo cazzone
prepotentemente eretto.
Si distacca dalle tue labbra,
chiude gli occhi e getta indietro la testa ansando e gemendo senza mai
smettere di montarti con estrema lentezza nel frattempo; intanto le sue
guance candide si infiammano progressivamente e sei penetrato in lei quasi
completamente quando decidi di spostare le attenzioni dei polpastrelli dal
palpeggiamento costante del magnifico culetto, sodo e muscoloso, al top
rosso vivo che le contiene a stento le gemelline contro il petto. Ne sollevi
delicatamente l’orlo inferiore fino all’altezza delle ascelle e le sue
tettine perfette sembrano esplodere fuori all’improvviso. Cavoli che
spettacolo!
Due coppettine rotonde, assai
rosee e sostenute che paiono disegnate con il compasso, sussultano
piacevolmente a poca distanza dal tuo naso e il profumo della sua pelle nuda
e un po’ sudata è inebriante. Quelle areole circolari e larghe quanto una
grande moneta si direbbero posizionate al centro con il righello e
sembrerebbero dipinte minuziosamente: sono sfumate dal rosa intenso ai bordi
al rossiccio carico sul vertice dei capezzoli tumidi che indubbiamente
somigliano a ciliegine parecchio eccitate. Avanzi con la testa per baciare e
stimolare a dovere la nuova meraviglia che solo adesso ti si è presentata
del tutto alla vista.
Se vuoi continuare a restare
passivo e sottomesso, vai al 375.
Se invece vuoi prendere il
controllo della situazione, vai al 379.
.368.
Sfili la mano dalla sua figa
esageratamente zuppa, che cola abbondanti succhi femminili lungo il tuo
polso e tra le sue natiche; con le dita afferra il cazzone che si erge
mostruosamente fra le tue gambe, iniziando subito a menartelo vigorosamente,
schiudendo due occhi febbricitanti che sembrano vibrare e fiammeggiare di
follia. Il suo sorriso ha qualcosa di fanatico, la sua espressione appare
come indemoniata, il suo sguardo è quello di un’ossessa. Si stringe con
forza le ginocchia al seno, togliendoti bruscamente i piedini dalle spalle,
facendo solamente il gesto di rialzarsi sulle proprie gambe ma non glielo
permetti e la blocchi immediatamente sul posto con le mani.
“Fermati lì e non ti
muovere!”.
Ti allontani solo per pochi
secondi, frughi nel groviglio di indumenti abbandonati sul corrimano, trovi
la scatoletta di preservativi che tieni sempre nella tasca posteriore dei
jeans e ne prendi uno, ti vesti frettolosamente il guerriero con la sua
armatura di gomma e fai rapidamente ritorno al lavandino. La ragazza si sta
masturbando spudoratamente, penetrandosi ardentemente con tre dita di una
mano, aspettandoti con le cosce del tutto spalancate, accennandoti a fare in
fretta con le dita dell’altra mano. Vacca miseria! Il concetto di ninfomane
le calza a pennello. Oltre ad essere dominata dagli istinti, si direbbe
sessualmente insaziabile e va di sicuro esaltandosi progressivamente: se nel
raggiungere il terzo orgasmo ti appariva invasata, all’inseguimento del
quarto ti sembra più che mai spiritata.
“Tesoro, sei un fenomeno!”.
Si irrigidisce
istantaneamente, rallenta l’andatura della sua masturbazione frenetica,
accosta un po’ le cosce e ti scocca un’occhiata di traverso. Evidentemente
non gradisce questo genere di linguaggio. Stronza sei una maiala o troia sei
una porca probabilmente lo avrebbe preferito. Ti avvicini e le pizzichi un
capezzolo, torcendolo lievemente, assestandole al contempo qualche schiaffo
sul sedere per incitarla a farti spazio e motivarla a non opporre nessuna
resistenza. Lei pare arrendersi e sciogliersi in un attimo. Sospira e chiude
gli occhi, apre la bocca tumida e rossa, ti cinge la vita con le gambe
trascinandoti in avanti e guidandoti il membro verso l’obiettivo. Scivola in
avanti e si impala da sola. Incominci a pistonarle forsennatamente la figa,
cercando di assecondare tutti gli spasmi alienati del suo bacino,
affondandole brutalmente sino all’ultimo centimetro del cazzo, insinuandoti
profondamente tra le sue gambe e facendole sonoramente sbatacchiare i
coglioni fra le chiappe. Si raddrizza sui gomiti gettando indietro la testa,
ti butta le braccia al collo avvinghiandosi strettamente, ti si slancia di
peso addosso prendendo a cavalcarti selvaggiamente come una pazza. Barcolli
pericolosamente indietro, afferrandola per le chiappe e sostenendola per non
lasciarla cadere pesantemente al suolo.
Ti sintonizzi sul ritmo
febbrile della sua monta forsennata, assecondando ogni suo movimento
frenetico, sussurrandole all’orecchio le parole più sconce e volgari che
riesci a trovare nel tuo vocabolario, per eccitarla maggiormente, mentre i
suoi seni tondeggianti sobbalzano e si schiacciano contro i muscoli del tuo
petto, scivolandole lussuriosamente nel ventre grondante di secrezioni
vaginali come se all’interno ci fosse una spugna inzuppata nell’acqua
bollente. Meno male che sei nudo, altrimenti sarebbe stato un disastro. Con
una mano le lasci andare il sedere e la afferri violentemente per i capelli:
alcune ciocche sono bagnaticce, altre sono ancora impiastricciate di sperma,
ma ormai quale importanza può avere? Più di così non ti puoi mica sporcare!
Il suo figone è molto largo e il tuo cazzone ci balla disinvoltamente
dentro, però la sua vulva è calda come le fiamme dell’inferno e scivolosa
come un panetto di burro liquido e fuso. Ti adegui presto ai suoi sobbalzi
ossessivi, affondandole senza sosta nella figa sbrodolante, facendole
risuonare il culetto di tanto in tanto, strattonandole i capelli soltanto
per il gusto di sentirla gemere. Sei ipereccitato e le stantuffi rudemente
nella passerina, lasciandoti trasportare con foga nel suo delirio orgasmico.
La ragazza ti si muove
febbrilmente addosso. Contraccambi energicamente tutti i suoi affondi. Se lo
estrae quasi totalmente dal corpo e in un istante se lo riaffonda fino alle
palle. La sua figa schizza e sciaguatta, il suo sederino rotondo schiocca.
La testa è gettata istericamente all’indietro. Le sue tette sono sudate e
scivolose sul tuo petto. D’un tratto senti come una diga cederle nel ventre
e un’inondazione ribollente avvolgerti il cazzo, un diluvio torrenziale
inondarti i coglioni e sfogarsi nell’inguine, estendersi tra le cosce e
colare viscosamente sulle gambe. Ti si affloscia fra le braccia e incomincia
a tremolare convulsamente, si piega in avanti e ti morde alla base del
collo.
I suoi denti affondano nella
tua carne come pugnali. Improvvisamente un dolore lancinante ti si diffonde
sulla spalla, sei tentato di sbatterla malamente a terra percorso da rabbia
e furore istintivo. Il primo pensiero che ti passa nel cervello non è
gentile, ma ti trattieni e sopporti in silenzio finché non smette di
tremare. Contrai i muscoli delle spalle per non offrirle una facile preda e
la tiri per i capelli per non permetterle di affondare ulteriormente i denti
nella sua vittima. Infine si rilassa e si accascia mollemente nelle tue
mani.
Solleva il capo e ti sorride
debolmente. Il trucco del suo viso è molto sbavato, però i suoi lineamenti
appaiono finalmente distesi; la sua espressione è soddisfatta, il suo
sguardo è compiaciuto, il suo sorriso è tranquillo. Si svincola agilmente
dalle tue braccia e si sfila dal cazzo, ti sospinge a sedere sulla tavoletta
abbassata del water e ti toglie il preservativo, ti accarezza l’animale con
le dita e lo guarda con molta tenerezza. Va poi a gettare il guanto
trasparente nel cestino e si appoggia al lavandino, ti osserva in uno strano
modo. Un filo appena di nostalgia è comparso nei suoi occhi verdi e
brillanti, già vi si può scorgere un pizzico di rimpianto.
Vai al 230.
.369.
Ti incammini di buona lena su
per la scalinata che conduce al secondo piano della discoteca. Le persone
che incroci strada facendo sono pochissime e l’atmosfera diventa sempre più
cupa ad ogni singolo tornante di quel largo sentiero che porta di sopra.
Intanto le luci della sala che ti stai lasciando alle spalle svaniscono
gradualmente, il martellamento folle della musica viene sostituito da rumori
confusi e disordinati che risuonano di toni bassi e profondi, piccole lucine
che non permettono neppure di vedersi i lacci delle scarpe accompagnano il
tuo avanzare rilucendo debolmente da qualche punto imprecisato lungo la
scala.
Emergi in un ambiente
notevolmente buio e ti ci vogliono alcuni minuti prima di potere abituare
gli occhi all’oscurità quasi totale che regna sovrana ovunque. La fioca
luminescenza che si diffonde dalle minuscole plafoniere che costellano
scarsamente il pavimento risulta del tutto insufficiente e la fitta penombra
resta perlopiù impenetrabile alla tua vista: il rombo sconvolgente che esce
dagli altoparlanti si può solo definire allucinogeno, la pista da ballo è
lievemente illuminata dal basso come ogni altra cosa, getti fumosi che si
disperdono lentamente come nebbia pesante vengono soffiati intorno alla
pista di tanto in tanto, i soliti divani di pelle nera riempiono gran parte
della saletta e proporzionalmente poche figure indistinte li occupano. Anche
se non puoi scorgerne i confini sai che questa sala non è poi così vasta
quanto potrebbe sembrare.
Se durante una qualsiasi
lettura di questo libro, sei stato in una sala biliardo e ti sei
intrattenuto fino ad avere la rivelazione finale sulle tendenze sessuali
degli ultimi quattro arrivati, allora puoi andare al 220.
Se durante una qualsiasi
lettura di questo libro, sei stato al karaoke che si svolge lungo le vecchie
mura della città, allora puoi andare al 295.
Altrimenti vai al 269.
.370.
Si tira indietro e si
raddrizza sui tacchi, inarcando la schiena e spingendo in avanti le enormi
mammelle, appoggiando una mano sul pavimento e spalmandosi lo sperma intorno
e sui capezzoli con due dita dell’altra. La sua espressione è oscena e lo
sguardo selvaggio, le sue labbra naturalmente rosse sono incurvate in un
sorriso stracarico di malizia. Ti sollevi rapidamente in piedi, con
l’uccello penzolante ancora semieretto tra le gambe, ti togli le scarpe da
tennis e le sospingi in un angolo del bagno, ti sfili del tutto jeans e
mutande e li getti entrambi a cavallo del corrimano insieme alla maglietta a
mezze maniche bianca. La sollevi praticamente di peso da terra, la fai
piegare a novanta gradi sul lavandino, alzandole la cortissima minigonna
nera sul sedere splendidamente rotondo, le abbassi senza nessuna esitazione
le mutandine di pizzo rosa. Non perdi tempo e le infili subito dentro due
dita.
La sua figa appare assai
pelosa e bagnatissima, alquanto larga e sbrodolante, l’interno è parecchio
burroso e sembra una fornace ardente. Ci infili dentro un terzo dito mentre
lei ti sta incitando a fare più forte: molto bene! Evidentemente le piace
essere presa brutalmente e con estrema violenza. Con una mano le divarichi
selvaggiamente le natiche; le tre dita si muovono ancora troppo facilmente
nel suo figone spazioso, le schiaffi perciò dentro rudemente anche il
mignolo, incominciando ad andare e venire dentro e fuori dalla sua vulva
caldissima, sprofondando freneticamente sino alle quattro nocche della mano
senza avere alcun riguardo in particolare nei suoi confronti. Si direbbe
piuttosto strano o perlomeno abbastanza insolito, però sembrerebbe piacerle
assolutamente un mondo.
“Sì dai più forte, muoviti
con quella mano, così non ti fermare, continua che ci sono!”.
La sua vagina che schiocca ad
ogni colpo, le sue strilla esasperanti, la tua mano che si sta
inevitabilmente inzuppando: senti il cazzo che già palpita e nuovamente
rinviene fra le gambe. Improvvisamente percepisci un fiotto vulcanico
esplodere dal suo ventre, lei si accascia sul lavandino in preda a
convulsioni esagerate, un getto vischioso e rovente ti inonda la mano fino
al polso. Non ci sono proprio dubbi sul fatto che ha goduto! Levi con uno
schiocco le dita dal suo corpo fremente e ti scosti un po’ per osservarla
meglio. La ragazza si fa sempre più interessante, e se non altro adesso tace
momentaneamente.
“Dolcezza, sei un fenomeno!”.
Ansima e respira
affannosamente con la faccia affondata nel lavandino, la schiena ancora
percorsa da spasmi di piacere, la passera che sembra intrisa di burro fuso,
un rivolo di gelatina le discende lentamente lungo le cosce. Cazzarola che
orgasmo! Meno male che sei nudo, altrimenti sarebbe stato un disastro. Il
tuo animale si è completamente ridestato e sta ora puntando al cielo
percorso da nuova rabbia. Prendi un preservativo dalla scatoletta, lo apri e
te lo metti frettolosamente. La tua Barista Chiacchierina invece geme
rumorosamente e non accenna a riprendersi nemmeno un pochetto.
Ti avvicini come una molla,
la afferri per le natiche e glielo sbatti immediatamente nel basso ventre.
Solleva di scatto la testa incurvando la schiena e raddrizzandosi
istantaneamente sui gomiti. Ti allunghi su di lei e le prendi le tettone
penzolanti nelle coppe delle mani. Sono ancora impiastricciate del tuo
sperma, ma ormai quale importanza può avere? Più di così non ti puoi mica
sporcare! Il suo figone risulta molto largo e il tuo cazzone ci balla
disinvoltamente all’interno, però la sua vulva è calda come il fuoco e le
sue mammelle hanno la consistenza della panna cotta. Cominci subito a
stantuffarle violentemente dentro, stropicciandole senza sosta i seni
grandissimi, scivolandole febbrilmente nella figa, facendole risuonare
sonoramente le chiappe ad ogni singolo affondo animalesco e brutale. Sei
ipereccitato e la trombi nel modo più rude possibile. Resta zitta per
qualche altro momento, poi ricomincia dapprima pian piano e in seguito
maggiormente in fretta a scaldarsi ed eccitarsi come una matta.
“Sì dai fottimi più forte,
così continua non smettere, scopami sino in fondo, sfondami del tutto che mi
piace!”.
Le pistoni bestialmente
dentro. Lo estrai quasi totalmente e lo riaffondi fino alle palle. La sua
figa sciaguatta e il suo culo rotondo schiocca. La testa è gettata
istericamente all’indietro. Le sue tettone sono sudate e scivolose. Le
strilla si fanno sempre più stridule. D’un tratto senti come un’inondazione
esploderle nel ventre e le fiamme avvolgerti il cazzo, un’eruzione vulcanica
invaderti i coglioni e scaricarsi nell’inguine, allargarsi sul pube e
grondare vischiosamente sulle gambe. Lei si aggrappa al lavandino e
incomincia a tremare convulsamente come in preda a una crisi epilettica.
Crolla infine pesantemente al suolo con una mano stretta al petto.
Vai al 271.
.371.
Il rombare cupo e profondo
sembra vibrare e dilagarsi minacciosamente nella sala come un tuono che si
avvicina e si allontana di continuo, alcuni click e clack salgono e scendono
di tono come i gemiti lamentosi di un relitto che si adagia in fondo al
mare, qualche stridulo grido acustico che somiglia al colpetto allucinante
di un clacson strepita risuonando irregolarmente in mezzo al tutto. Ombre
nel buio tutt’attorno; chiudi gli occhi e conti fino a trenta: quando li
riapri va un po’ meglio e anche se non riesci comunque a vedere con
chiarezza che per pochi metri di distanza, riesci almeno a scorgere
nitidamente il profilo ombroso dei divani e delle persone più vicine.
Diverse plafoniere sparse qua e là spandono la loro fioca luce, creando
piccole bolle di chiarore nell’oscurità, ma la penombra è talmente densa che
la debole luminescenza non riesce a diffondersi che per pochissimo. La pista
da ballo invece rimane attorniata da minuscoli faretti e sarebbe
sufficientemente rischiarata, non fosse che per i getti fumosi che vi
vengono soffiati con regolarità limitando la diffusione della luce e
ottenendo così l’effetto di una pesante nebbiolina che si sposta lentamente
avvolgendo e nascondendo ogni altra cosa sino all’altezza delle ginocchia.
Tutta la zona resta lo stesso l’unica isola debolmente illuminata di
quell’ambiente ottenebrante e sconvolgente; la maggior parte delle persone
presenti in quel piano della discoteca si addensa nei dintorni e sulla pista
come sempre. Raccogli i pensieri e incominci la tua esplorazione.
Ti incammini sul limitare di
quell’oasi relativamente luminosa e dimentichi immediatamente ciò che stavi
cercando: se solo si fosse seduta mezzo metro più in là sul divano non
l’avresti riconosciuta, però una piccola plafoniera si trova proprio ai suoi
piedi e lei rimane avvolta in un esitante alone che la rischiara appena. Ti
passi le dita fra i capelli e ti aggiusti i genitali con la mano, ti
avvicini con circospezione e la osservi meglio per accertarti che sia
veramente la ragazza giusta.
Il suo bel visetto sottile e
delicato è incorniciato da capelli chiarissimi che sono tagliati a
caschetto, gli occhi sono molto grandi, luminosi, luccicanti, mentre la sua
espressione appare vacua e continua sempre a masticare, probabilmente una
ciccles, con la sua boccuccia rosso fragola sensualissima. Indossa la stessa
camicetta del tutto sbottonata e distrattamente annodata sotto il seno
prominente, dal tessuto bianco dell’indumento improvvisato traspare la
sagoma dei capezzoli turgidi e l’ombra scura delle areole intorno. La
minigonna elasticizzata è aderente e cortissima, le cosce sono squisite, le
gambe sono chilometriche, una catenella dorata si arrotola sulla sua
caviglia destra, calza un paio di scarpette di vernice nera dal tacco
vertiginoso. Non esiste nessun dubbio, è certamente una delle due ragazze
che hai visto giocare a biliardo.
Tira un dado:
Se esce 1 o 2, vai al 235.
Se esce qualunque altro
numero, vai al 275.
.372.
Il tuo fine settimana
incredibile termina qui!
La strada da percorrere è
ancora lunghissima e le cose che devono accadere sino alla domenica sera
sono ancora moltissime. Se vuoi tentare di scoprirle non ti resta che
ricominciare il Libro daccapo, magari compiendo diverse scelte o sperando in
maggior fortuna, perché, qualunque sia stata, la cosa che ti ha condotto
prematuramente fino a questo punto non ti ha di certo aiutato a proseguire
nell’avventura.
.373.
Il sangue ti schizza nella
testa: normalmente per ridurre al minimo i rischi di contrarre malattie
veneree o peggio ancora non ti appresteresti ad avere rapporti orali
occasionali, perlomeno non senza utilizzare il profilattico, però è tutta la
sera che ti senti i genitali stretti in una morsa di acciaio e il cervello
si è disciolto del tutto e lo senti ormai pesare come piombo incandescente
nel basso ventre. Sei talmente infervorato che potresti persino trapanare il
tronco di un albero con la punta dell’uccello! Raggiri la colonna e ti
avvicini in fretta, balzi in avanti impugnando saldamente il trapano
pneumatico che ti pulsa febbrilmente nella mano e con il glande turgidissimo
arrivi fino a sfiorare alla cieca le labbra della ragazza.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1, vai al
324.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 326.
.374.
Ti sbottoni i pantaloni ed
estrai del tutto la tua arma bellica. Alma si sfila le mutande e le lascia
cadere sul borsello abbandonato accanto alla confezione di salviette aperta.
Prendi un preservativo dalla scatoletta e rivesti velocemente il tuo
possente cavaliere armato della sua cotta di gomma. Alma si appoggia al
lavandino e si toglie i sandali rossi rimanendo disinvoltamente a piedi
scalzi: le sue unghie smaltate scintillano come pepite d’oro sparse sulla
sabbia di un deserto assolato. Fai ritorno a metà strada tra gli scatoloni e
il lavandino, Alma ti fissa e ti rivolge un sorriso esasperante. Il tuo
cuore perde un battito e il tempo si arresta per un istante.
Una nuvola soffice di capelli
ricolmi di colpi di luce biondi e rossi, inframmezzati da colpetti di buio
castani, le discende pesantemente sulle spalle avvolgendole la testa in
riflessi brillanti e scintillanti mentre riccioli scompigliati le adornano
la fronte ampia e incipriata. Il suo viso è seducente e molto affascinante,
le sopracciglia sono lunghe e arcuate, le palpebre sono sfumate
dall’ombretto blu come la notte, le ciglia sono esaltate dal mascara lucido,
gli occhietti chiarissimi sono allungati dalla matita nera e contornati
dall’eyeliner in tinta. Il naso è diritto, le guance sono morbide e ambrate
dal fard, la bocca è colorata dal rossetto dorato nonostante abbia tentato
invano di struccarla e le sue labbra risultano sempre voluttuose e
sensualissime. Il collo è lungo e sottile, le spalle sono strette e
abbronzate, la schiena flessuosa è inarcata, il seno è piccolino e risalta
perfettamente delineato sotto l’indumento che rimane impudicamente sollevato
sino all’altezza dei fianchi alti e longilinei. Una fitta boscaglia di
peletti ricci le si allarga in gran quantità sul pube, una mano affusolata è
chiusa sul bordo del lavandino, l’altra è stretta sul bacino e le sue gambe
nude sono assolutamente fenomenali. Non dice nulla.
Ti si avvicina sicura e ti si
arresta davanti. Ti solleva la maglia sul capo e te la passa con decisione
sopra la testa. Schiude appena le cosce, si piega leggermente per mettersi
al tuo livello e ti si schiaccia sbrigativamente addosso. Infila le braccia
fra le tue; ti stringe per le scapole per attirarti a sé, la stringi per la
vita per far combaciare il più possibile i due sessi: abbassi e muovi il
mento per trovare le sue labbra iniziando intanto a frizionare con il pene
sulla sua vagina. Senti il contatto caldo e spugnoso del clitoride pigiato
dal glande turgido, senti il taglio della vulva scivolare lungo la cappella,
senti lo sfregamento delle grandi labbra rigonfie andare e venire sull’asta
rigida del cazzo, senti la folta peluria riccia del suo monte di venere
solleticarti la fascia bassa dell’addome, senti il tocco della sua pelle
vellutata strofinarsi sulla tua, senti il calore e il profumo eccessivo
emanato dal suo corpo snello premuto furiosamente contro il tuo, senti il
movimento impetuoso della sua linguetta irruente che frulla nella tua bocca.
Dopo qualche minuto di quel nuovo giochetto snervante che sembra durare
all’infinito la sua figa si apre naturalmente e la punta della spada si
conficca nella carne; puoi calorosamente sentire le sue grandi labbra
tumefatte schiudersi e stringersi in un abbraccio caldissimo sul tuo
cazzone. Tenti di penetrarla maggiormente, però più di così la posizione non
lo permette. Ritiri la lingua e ti distacchi dalle sue labbra.
“Se continui in questo modo,
Bocconcino, mi farai morire”.
Sussurri supplicante e
riconosci ormai benissimo lo sguardo vittorioso che le illumina il volto e
il sorrisetto da furbetta che le aleggia sull’angolo della bocca. Scrolla la
testa e subito una nube tempestosa e morbidissima di colori lucenti ti
oscura la vista per un momento. Il Gnoccolone si appoggia con le spalle alla
porta, ti guida le mani sul proprio culetto e sposta la sua presa dietro
alla tua nuca: contrae all’improvviso i muscoli delle natiche spingendo in
avanti il sedere e puoi sentire un buon tratto del cazzo affondare nella sua
figa ustionante. Soffoca un gemito e trattiene il respiro, socchiude gli
occhi e si abbandona completamente nelle tue braccia. Puoi sentire adesso il
glande sprofondare tra le fiamme dell’inferno, puoi sentire la vagina
dilatarsi tutte le volte sotto il peso insistente delle spintarelle
costanti, puoi sentirla assecondare ogni penetrazione con spostamenti
energici del bacino, puoi sentirla ora mugolare sospirando ossessivamente;
assapori tutte le contrazioni di quelle sue chiappette elastiche fra le
dita, assapori la stretta bollente del suo canale carnoso sul tuo cazzone
eccitato ed eretto nel suo ventre infiammato ma non ancora pienamente
riempito.
Chiude gli occhietti
fiammeggianti rigirando di lato il visetto truccatissimo, senza mai smettere
di rispondere entusiasticamente col bacino agli affondi superficiali che la
scomoda posizione consente, quando decidi di spostare le attenzioni dei
polpastrelli dal palpeggiamento ritmico del meraviglioso culetto sodo che
possiede alle spalline del vestitino rosso fuoco che le maschera le tettine
rotondeggianti. Con molta riverenza, le fai scivolare le striscioline di
stoffa sulle spalle dorate dal sole e la aiuti a sfilarsele frettolosamente
dalle braccia. Niente male!
Un paio di piccoli promontori
appena arrotondati, dall’abbronzatura integrale, sussultano favolosamente a
poche spanne dal tuo naso e due circoletti violacei, posti al centro delle
sue sommità, ti fissano impazienti e ti prendono di mira con le loro
baionette affilate che spiccano minacciosamente puntate nella tua direzione.
L’odore del suo corpo profumato e seminudo, apparentemente abbandonato nelle
tue mani, è inebriante. Ti chini su di lei per baciare e stimolare a dovere
quella nuova meraviglia.
Se vuoi tentare qualcosa di
estroso, vai al 378.
Se invece vuoi restare sul
classico, vai al 382.
.375.
Strizzi dolcemente nelle mani
quelle coppe morbide e caldissime, le sue ciliegine spiccano subito in
avanti tumide come frutti maturi pronti a staccarsi dal ramo. Chiudi le
labbra su un capezzolo soffice e gommoso allo stesso tempo e con la punta
della lingua ruoti intorno al suo vertice mentre lo succhi con estrema
delicatezza. Senti le sue dita che ti si intrecciano fermamente dietro alla
nuca e il suo corpo fantastico rabbrividire al tocco leggerissimo della tua
bocca. Ti guida la testa sull’altro seno ed esaudisci quell’ordine
inespresso senza smettere di rispondere con deboli colpetti di reni al ritmo
della sua monta lentissima. Le mordicchi con tenerezza anche l’altra
ciliegina e lei mugola profondamente al solo contatto dei denti sulla pelle
eccitata dei capezzoli rosa dalla punta rossiccia.
Giochetti con le amiche ne
avrà certamente fatti parecchi e magari non sarà vergine, ma di uccelli
dentro deve averne presi pochissimi, perché sebbene reagisca con notevole
trasporto alle tue sollecitazioni la sua vulva resta comunque strettissima:
la senti allargarsi e restringersi sul glande come una guaina di gomma
elastica tutte le volte che sale e che scende con lentezza esasperante sul
tuo grembo inalberato. Il contatto si fa sempre più ardente e scivoloso, il
suo respiro diventa sempre più affannoso e mugolante. Ti solleva il mento e
cerca la bocca, la trova facilmente e riprende a baciarti con entusiasmo.
Quella bassa pila di scatoloni alla quale ti sei appoggiato ondeggia
pericolosamente sotto lo sforzo delle spintarelle, le passi una mano oltre
la schiena per sgravare il peso addossato sul precario muro di cartone e
riprendi a palpeggiarle il sedere, intanto con l’altra mano continui
insistentemente a tentare di carezzarle i seni rosei e rotondi adesso
schiacciati contro i muscoli del petto. Accelera appena un pelo il movimento
irregolare della montatura e rispondi cercando di assecondare tutti i
movimenti incostanti del suo bacino. Rinunci al tentativo di cingerle con le
dita una rosea gemellina facendole scorrere entrambe le mani sui fianchi per
aggiustare l’andamento dei contraccolpi. Ti adegui scorrevolmente e
cominciate a montare all’unisono.
Si affonda del tutto il palo
nel corpo accogliendo completamente il cazzo nel ventre e si irrigidisce un
istante soltanto, emette un gemito strozzato e si risintonizza
immediatamente sulla stessa frequenza come spinta da nuova bruciante
passione; si scosta un poco dalla tua bocca e ti afferra saldamente un
labbro fra i denti. Merda! Se stringe te lo stacca. Affondi ora totalmente
nella sua vagina rovente sbatacchiando i testicoli nel solco del suo culetto
muscoloso ad ogni singolo contraccolpo, puoi sentire l’orgasmo che torna a
crescere con prepotenza nei coglioni e questa volta decidi di lasciarlo
sfogare liberamente. La Seriosa Castana ti sta praticamente mangiando la
faccia, i suoi mugolii stanno diventando ansanti e faticosi, il saliscendi
aumenta energicamente la propria andatura e pertanto conformi la velocità
del tuo pistonamento: percepisci il familiare prurito alla base delle palle
che ti si avvicina disinvoltamente come una vecchia amante, nel frattempo la
sua schiena si inarca impercettibilmente, un violento bollore ti riscalda il
cazzo e un dolorino fugace ti esplode nelle labbra, prima che rilassi la
stretta dei denti e in ultimo una linguetta maliziosa ti si infila in bocca.
Non puoi trattenerti più a lungo di così e le sborri copiosamente dentro la
vulva tumida e caldissima. Siete venuti insieme e restate intrecciati in un
godimento molto intenso fremendo l’uno nell’altra per un minuto lunghissimo,
però lei spinge ancora in fondo la lingua e continua a sussultarti tra le
braccia anche dopo che ti sei ripreso e perciò in adorazione ricominci ad
accarezzarle con infinita gentilezza i capelli corti e la schiena sudata.
Vai al 383.
.376.
La Bellissima Biondina non
appare più né persa né indifesa; qualcosa sembra esserle scattato dentro e
si è come risvegliata dal torpore che solitamente la accompagna. Levi dalla
tasca posteriore dei jeans la scatoletta dei preservativi e la posi su di
una bassa pila di scatoloni lì accanto per farla sentire maggiormente
tranquilla. Solleva una mano e te la posa sul petto, la prendi e la guidi
frettolosamente verso la patta dei jeans: la devi aiutare ad abbassare la
cerniera, mentre con l’altra mano cerca maldestramente di sbottonarti i
pantaloni. Ci riesce, infila la manina nelle mutande, trova il cazzo e
rapidamente lo tira fuori. Ti si stringe al corpo e ti dà un lungo bacio
passionale con mezzo metro di lingua, carezzando intanto il tuo membro
palpitante che si erge come un obelisco fra le sue dita affusolate. Si
distacca infine, abbassa lo sguardo, ti osserva il monumento con un misto di
insicurezza e meraviglia.
“Dai Zuccherino che non
morde...”.
La inciti sussurrando con il
tono di voce più gentile che riesci a pescare nel tuo repertorio. Si piega
lentamente sulle ginocchia, avvicina il viso al tuo cazzone, lo studia
attentamente e con vivo interesse un altro poco, schiude lievemente le
labbra e scorgi la linguetta guizzare per un istante prima di sentirne il
contatto morbido sulla pelle del filetto. Un brivido improvviso ti risale
piacevolmente tutta la schiena, partendo dai coglioni e terminando
grossomodo nei pressi della nuca. Ti sorride amabilmente e si getta a
capofitto sull’uccello.
Ti spilucca l’asta come se
fosse un ghiacciolo dolcissimo, ti succhia poi la cappella come se fosse un
calippo particolarmente gustoso, muovendo al contempo su e giù la sua manina
delicata come se impugnasse uno shaker enorme. Non è una grande pompinara;
non ne prende in bocca che pochi centimetri e la punta del glande sembra già
troppo grossa per la sua boccuccia quasi infantile, però sugge con impegno
agitando la mano come se dovesse montare la panna e puoi sentire la sua
linguetta ruotare dolcemente sulla testa del cazzo. Resistere all’invito di
quelle labbra morbidamente chiuse intorno al vertice del tuo obelisco non è
per niente facile. Sei ipereccitato e riconosci immediatamente i primi
sintomi allarmanti che incalzano sempre più da vicino dopo solo qualche
minuto. Le membra si irrigidiscono appena, i muscoli si contraggono
leggermente, il respiro si fa un po’ affannoso, le palle iniziano a
solleticare impercettibilmente. Ti devi subito distrarre o rischi di finire
ancor prima di cominciare a scopare.
Se vuoi interromperla
bruscamente, vai al 315.
Se vuoi pensare alle cambiali
da pagare, vai al 329.
Se vuoi immaginarti nuda la
vicina di casa che ha pressappoco settant’anni e pesa circa centosettanta
chili, vai al 337.
.377.
Volgi le spalle alle urla
sempre più infamanti di quella ragazza dal linguaggio osceno e fai ritorno
al centro di tutto e ti siedi sul bordo di un divanetto che si trova sul
limitare del fumoso barlume esalato dai faretti della pista da ballo. Non
riesci comunque in alcun modo a metterti l’animo in pace e ti domandi se si
sarebbe potuto combinare qualcosa, se solo le cose fossero andate
diversamente, e quando infine ti decidi a far ritorno sui tuoi passi per
dare almeno una sbirciatina con la coda dell’occhio non trovi più nessuno.
Peccato! Ti è andata male.
Continui a gironzolare nella
discoteca per tutta la notte, alla ricerca di chissà che cosa, ma non accade
più nulla di interessante e se proprio vuoi sfogare la rabbia che ti consuma
dentro dovrai caricarti in macchina una prostituta sulla strada di casa.
Vai al 372.
.378.
Strizzi ossequiosamente nelle
mani quelle tettine vellutate e soffici, le sue baionette appuntite scattano
immediatamente in avanti minacciose come l’arma di un soldato che si
appresta a sparare. Chiudi le labbra su un capezzolo tagliente e gommoso
allo stesso tempo e con la punta della lingua ruoti intorno al suo vertice
mentre lo succhi doverosamente. Senti le sue dita affusolate che ti si
intrecciano tra i capelli e il suo corpo strabiliante rabbrividire al tocco
desideroso della tua bocca. Ti guida la testa sull’altro seno ed esaudisci
la sua richiesta inespressa senza smettere di penetrarle superficialmente
nel ventre. Le mordicchi con gran rispetto anche l’altra miccia scintillante
e lei mugola sonoramente al solo contatto dei denti sulla pelle eccitata dei
promontori arrotondati dalla cima violacea e brillante.
“Posso tentare qualcosa di
strano?”.
“Quanto strano?”.
“Non poi tanto... più che
altro direi insolito.”.
“Cosa devo fare?”.
Estrai l’uccello dalla vagina
palpitante e la fai girare, la agguanti per la vita e la sollevi senza
alcuno sforzo. Alma pare subito indovinare e tacitamente approvare le tue
intenzioni, lo si capisce perché solleva le gambe e ripiega le ginocchia per
facilitarti nel compito.
“Tieniti alla rubinetteria,
io ti reggo da dietro”.
“Sarà meglio per te che non
mi lasci cadere...”.
La rassicuri e la adagi con i
piedi nel lavandino; ti avvicini e sostenendola per il culetto la fai calare
sul tuo cazzone: senti il glande aprirsi una breccia in quella sua fornace
rovente, senti l’asta sprofondare nella sua carne ad ogni singola stoccata.
Continui a guidarla lascivamente in uno stantuffamento ritmico, alternando
colpetti violenti ad altri più morbidi e gentili, risponde cercando di
assecondare tutte le tue penetrazioni con contraccolpi adeguati del bacino e
cominciate presto a vibrare all’unisono. Il contatto si fa sempre più
ardente e scivoloso, il suo respiro diventa sempre più affannoso e
mugolante.
Aggiusti la stretta sulle
natiche e le affondi del tutto la spada nel ventre. Si irrigidisce un attimo
e riprende a muoversi furiosamente. Sprofondi ora completamente nella sua
vulva ustionante facendole sbatacchiare i testicoli sulla lana dei folti
riccioli del pube a ogni colpo, puoi sentire l’orgasmo che torna a montare
quasi con timidezza nei coglioni e questa volta decidi di lasciarlo sfogare
liberamente. Il Gnoccolone si sta praticamente mangiando la faccia, i suoi
sospiri stanno diventando ansanti e faticosi, le sue contrazioni crescono
gradualmente di intensità e pertanto decidi di aumentare in proporzione la
velocità delle tue stoccate: la schiena di Alma si inarca flessuosamente,
percepisci il familiare prurito alla base delle palle che ti si avvicina
docile e fedele come un cucciolo, un calore bollente ti riscalda il cazzo e
un urlo straziante ti riecheggia nelle orecchie; non puoi trattenerti più a
lungo di così e le sborri copiosamente nelle braci fumanti della figa
rigonfia e caldissima. Siete venuti insieme e restate avvinghiati in un
godimento molto intenso, sussultando l’uno nell’altra per un tempo
lunghissimo, ma lei continua ad urlare dimenandosi come un’anguilla
impazzita nelle tue mani persino dopo che ti sei ripreso e perciò non smetti
di muoverti nel suo corpo reggendola saldamente per non lasciarla rovinare a
terra.
Vai al 387.
.379.
Strizzi dolcemente nelle mani
quelle coppe morbide e caldissime, le sue ciliegine spiccano subito in
avanti tumide come frutti maturi pronti a staccarsi dal ramo. Chiudi le
labbra su un capezzolo soffice e gommoso allo stesso tempo e con la punta
della lingua ruoti intorno al suo vertice mentre lo succhi con estrema
delicatezza. Senti le sue dita che ti si intrecciano fermamente dietro alla
nuca e il suo corpo fantastico rabbrividire al tocco leggerissimo della tua
bocca. Ti guida il capo sull’altro seno ed esaudisci la sua richiesta
inespressa senza smettere di rispondere con deboli colpetti di reni al ritmo
della sua monta lentissima. Le mordicchi con tenerezza anche l’altra
ciliegina e lei mugola profondamente al solo contatto dei denti sulla pelle
eccitata dei capezzoli rosa dalla punta rossiccia.
Giochetti con le amiche ne
avrà certamente fatti parecchi e magari non sarà vergine, ma di uccelli
dentro deve averne presi pochissimi, perché sebbene reagisca con entusiasmo
alle tue sollecitazioni la sua vulva resta comunque strettissima: la senti
allargarsi e restringersi sul glande come una guaina di gomma elastica tutte
le volte che sale e che scende con lentezza esasperante sul tuo grembo
inalberato. Il contatto si fa sempre più ardente e scivoloso, il suo respiro
diventa sempre più affannoso e mugolante. Sollevi il mento e cerchi la sua
bocca, la trovi facilmente e riprendi a baciarla con notevole trasporto.
Quella bassa pila di scatoloni alla quale sei appoggiato ondeggia
pericolosamente sotto lo sforzo delle tue spintarelle, le passi una mano
oltre la schiena per sgravare il peso addossato sul precario muro di cartone
e ricominci a palpeggiarle il sedere, intanto con l’altra mano continui
insistentemente a tentare di carezzarle i seni rosei e rotondi adesso
schiacciati contro i muscoli del petto. Accelera appena un pelo il movimento
irregolare della montatura e rispondi cercando di assecondare tutti i
movimenti incostanti del suo bacino. Rinunci al tentativo di cingerle con le
dita una rosea gemellina facendole scorrere entrambe le mani sui fianchi per
aggiustare l’andamento dei contraccolpi. Ti adegui scorrevolmente e
cominciate a montare all’unisono.
Le conficchi del tutto il
palo nel corpo sprofondandole completamente il cazzo nel ventre e si
irrigidisce un istante soltanto, emette un gemito strozzato e si
risintonizza immediatamente sulla stessa frequenza come spinta da nuova
bruciante passione; si scosta un poco dalla tua bocca e ti afferra
saldamente un labbro fra i denti. Merda! Se stringe te lo stacca. Affondi
ora totalmente nella sua vagina rovente sbatacchiando i testicoli nel solco
del suo culetto muscoloso ad ogni singolo contraccolpo, puoi sentire
l’orgasmo che torna a crescere con prepotenza nei coglioni e questa volta
decidi di lasciarlo sfogare liberamente. La Seriosa Castana ti sta
praticamente mangiando la faccia, i suoi mugolii stanno diventando ansanti e
faticosi, il saliscendi aumenta energicamente la propria andatura e pertanto
conformi la velocità del tuo pistonamento: percepisci il familiare prurito
alla base delle palle che ti si avvicina disinvoltamente come una vecchia
amante, nel frattempo la sua schiena si inarca impercettibilmente, un
violento bollore ti riscalda il cazzo e un dolorino fugace ti esplode nelle
labbra, prima che rilassi la stretta dei denti e in ultimo una linguetta
maliziosa ti si infila in bocca. Non puoi trattenerti più a lungo di così e
le sborri copiosamente dentro la vulva tumida e caldissima. Siete venuti
insieme e restate intrecciati in un godimento molto intenso fremendo l’uno
nell’altra per un minuto lunghissimo, però lei spinge ancora in fondo la
lingua e continua a sussultarti tra le braccia anche dopo che ti sei ripreso
e perciò ritorni ad accarezzarle con infinita gentilezza i capelli corti e
la schiena sudata e febbricitante.
Vai al 383.
.380.
La ragazza se ne sta
sensualmente sdraiata sulla bassa pila di scatoloni e il suo corpicino è
tutto una curva armoniosa e candida. Il suo viso è bellissimo e delicato,
gli occhioni sono marroni e luccicanti, la bocca è piccola e polposa. Un
rossetto indelebile le trucca di rosso le labbra morbidissime mentre un filo
di eyeliner un po’ sbavato le esalta ulteriormente gli occhi già
grandissimi. I capelli sono morbidi e lisci, tagliati a caschetto e di un
biondo platino lucente, la scriminatura è centrale e le ricadono
spensieratamente dietro alla testa. Le spalle sono fragili e minute, la
schiena flessuosa è inarcata, il seno è provocante e riempie generosamente
tutta la camicetta sul davanti. La minigonna elasticizzata è sollevata sul
ventre liscio, le gambe assolutamente mozzafiato sono dischiuse, il
brillantino adesivo sul suo ombelico sfolgora nella forte luce della
stanzetta. Con una mano si sfiora il clitoride bagnato, intanto con l’altra
mano ti allunga semplicemente i preservativi; ne prendi uno dalla scatoletta
che ti porge e te lo metti.
“Non temere Zuccherino”.
La rassicuri e si rilassa
visibilmente, chiude gli occhi e lascia ricadere indietro il capo, gira il
volto di lato e si stropiccia le tette con entrambe le mani. Avanzi tra le
sue cosce e le accarezzi ancora una volta i riccioli castani del folto
cespuglio che quasi le ricopre il monte di venere. Sollevi quelle gambe
chilometriche spingendole in avanti le ginocchia, lei se le afferra e se le
trattiene contro il petto. La sua fessura si schiude lievemente e ti si
offre completamente alla vista: il suo interno è rosa e scintillante come un
dolce alla glassa appena ricoperto. Avvicini la testa dell’uccello alla
vulva e spingi leggermente.
Le grandi labbra cedono un
poco, la punta del glande si apre la strada, lei soffoca un gemito e
contiene il respiro. Ti fermi qualche secondo e le dai un altro debole
colpetto. Vedi la cappella sprofondare lentamente, puoi sentire la sua
vagina dilatarsi sotto il peso della tua spinta. Riapre gli occhi di scatto
inspirando bruscamente; non dice nulla e la sua espressione appare
indecifrabile. Il passaggio risulta davvero molto stretto ma la parte più
grossa del cazzo è ormai passata, un sospiro le scappa dalla gola mentre
affondi qualche altro centimetro e incominci a muoverti piano nel suo ventre
sprofondando sempre più in fondo, assaporando il contatto scivoloso delle
pareti aderenti di quel canale carnoso sul tuo cazzone.
Le sfiori delicatamente le
labbra con un dito e la Bellissima Biondina vi gioca un pochino con la
lingua, prima di risucchiarselo in bocca. Sei penetrato in lei quasi del
tutto quando comincia a mugolare con piacere e trasporto, si molla le
ginocchia e te le stringe intorno alla vita guidandoti con cautela in un
ritmo morbido e decidendo da sola quanto prenderne dentro prima di
respingerti con le palme delle mani. Nel frattempo sposti le attenzioni dei
polpastrelli dell’altra mano dai capezzoli al grosso nodo che le blocca la
camicetta sul petto.
Continui a scivolare
dolcemente nel suo corpo caldo senza mai smettere di lavorare con pazienza.
Quell’indumento bianchissimo è stato annodato piuttosto strettamente e devi
aiutarti anche con le altre dita per poterlo sciogliere. Il nodo si districa
con calma, le sue guance si arrossano piacevolmente, i sospiri si fanno
lunghi e pesanti, il respiro si ingrossa progressivamente e le mani non
oppongono più nessuna resistenza. Il legaccio si snoda all’improvviso e le
mammelle sporgenti si liberano dalla costrizione della prigione che le
tratteneva e si adagiano voluttuosamente ai lati del busto. Acceleri
sensibilmente il ritmo del tuo pompaggio scostandole con rispetto i lembi
della camicetta dal seno. Cavoli che spettacolo!
Due monticelli rosei, alti e
sussultanti ti appaiono perfetti e ti fissano teneramente dai loro crateri
scuri con le proprie pupille indurite. Nonostante la posizione sfavorevole
le sue tette restano decisamente prominenti, le areole circolari al centro
di ciascuna vetta sono assai scure, i capezzoli appuntiti in cima risultano
parecchio eccitati e turgidi come caramelle. Ti pieghi su di lei per
baciarle e stimolarle a dovere quella nuova meraviglia.
Se vuoi continuare in questo
modo, vai al 384.
Se invece vuoi cambiare
posizione, vai al 388.
.381.
I bagni non sono differenti
da quelli del primo piano, la sola differenza sta nella luce soffusa che vi
risiede e che risulta lo stesso accecante se paragonata al buio che regna
padrone all’esterno. Ti rinfreschi e ripulisci per bene con acqua corrente e
sapone liquido in abbondanza al lavandino di un abitacolo dei maschietti.
Esci nell’antibagno e ti richiudi la porticina alle spalle. La luce si fa
rapidamente più fioca, senti il click della serratura che scatta nel
silenzio quasi assoluto. Svolti l’angolo e risali il corridoio, raggiungi il
bagliore del piccolo lumicino di sicurezza abbassando in fretta la grossa
maniglia della pesante porta che ti separa dalla sala del secondo piano. La
tiri e un rombo allucinante subito ti ferisce le orecchie vibrando nell’aria
come un tuono squassato da rumori agghiaccianti che letteralmente somigliano
parecchio allo scrosciare sconvolgente di vetri infranti, inframezzati dal
graffiare di unghie enormi che si muovono stridendo sulla superficie di una
lavagna colossale. La pelle ti si accappona istantaneamente.
Varchi la soglia della
discoteca, incamminandoti in quell’oscurità ottenebrante che persiste
ovunque, seguendo alla cieca la parete alla tua sinistra perché gli occhi si
erano nuovamente adattati alla luce e ti ritrovi vagamente confuso nella
fitta penombra che ti circonda. Le porte dell’ascensore ti si aprono
inaspettatamente davanti e due fosche figure ne fuoriescono e scompaiono
nell’ombra; non c’è nessuno né dentro né fuori: questa volta ti ci fiondi
all’interno in un istante e schiacci immediatamente il pulsante del
pianterreno. Ciò che ti ci vorrebbe adesso sarebbe un po’ di riposo.
Se vuoi scendere e
gironzolare nella sala principale del pianterreno, vai al 267.
Se hai già curiosato nella
sala principale e vuoi rilassare i timpani e le orecchie, puoi scendere e
raggiungere la sala esterna andando al 319.
Se sei già stato anche nella
sala esterna, allora vai al 345.
.382.
Strizzi ossequiosamente nelle
mani quelle tettine vellutate e soffici, le sue baionette appuntite scattano
immediatamente in avanti minacciose come l’arma di un soldato che si
appresta a sparare. Chiudi le labbra su un capezzolo tagliente e gommoso
allo stesso tempo e con la punta della lingua ruoti intorno al suo vertice
mentre lo succhi doverosamente. Senti le sue dita affusolate che ti si
intrecciano tra i capelli e il suo corpo strabiliante rabbrividire al tocco
desideroso della tua bocca. Ti guida la testa sull’altro seno ed esaudisci
la sua richiesta inespressa senza smettere di penetrarle superficialmente
nel ventre. Le mordicchi con gran rispetto anche l’altra miccia scintillante
e lei mugola sonoramente al solo contatto dei denti sulla pelle eccitata dei
promontori arrotondati dalla cima violacea e brillante.
Le fai scivolare in basso le
palme delle mani e la agguanti per le cosce, Alma pare tacitamente approvare
le tue intenzioni e lo dimostra sollevando subito le gambe per stringerle
con forza intorno alla tua vita. La sollevi facilmente appoggiando di peso
le sue spalle alla porta, si sostiene senza alcuno sforzo apparente
rinvigorendo impetuosamente la stretta fra i tuoi capelli. Senti un dolore
accecante esplodere nella testa, senti il cazzo sprofondare in quella sua
fornace rovente, senti il glande aprirsi una breccia nella sua carne ad ogni
stoccata; il contatto si fa sempre più ardente e scivoloso, il suo respiro
diventa sempre più affannoso e mugolante. Abbassi il mento e le cerchi la
bocca, la trovi e riprendi a baciarla con entusiasmo. Puoi sentire la sua
linguetta irruente avvilupparsi alla tua, puoi sentire le sue dita allentare
lievemente la stretta sul capo, puoi sentire i suoi piccoli seni
rotondeggianti sfiorare lascivamente i muscoli del tuo petto. Continui
insistentemente ad alternare colpetti violenti ad altri più morbidi e
gentili, risponde cercando di assecondare tutte le penetrazioni con
spostamenti adeguati del bacino e cominciate presto a vibrare all’unisono.
Aggiusti la presa delle palme
al di sotto delle cosce e le affondi del tutto la spada nel ventre. Spalanca
gli occhietti fiammeggianti e rinsalda la stretta delle dita tra i tuoi
capelli. Si irrigidisce un attimo e riprende a muoversi furiosamente.
Sprofondi ora completamente nella sua vulva ustionante facendole
sbatacchiare i testicoli nel solco magico del culetto a ogni singolo colpo,
puoi sentire l’orgasmo che torna a montare quasi timido nei coglioni e
questa volta decidi di lasciarlo sfogare liberamente. Il Gnoccolone ti sta
praticamente mangiando la faccia, i suoi sospiri stanno diventando ansanti e
faticosi, le sue contrazioni crescono ritmicamente di intensità e pertanto
decidi di aumentare in proporzione la velocità delle tue stoccate: la
schiena di Alma si inarca flessuosamente, percepisci il familiare prurito
alla base delle palle che ti si avvicina docile e fedele come un cucciolo,
un calore bollente ti riscalda il cazzo e un urlo straziante ti riecheggia
nelle orecchie; non puoi trattenerti più a lungo di così e le sborri
copiosamente nelle braci fumanti della figa rigonfia e caldissima. Siete
venuti insieme e restate avvinghiati in un godimento molto intenso,
sussultando l’uno nell’altra per un tempo lunghissimo, ma lei continua ad
urlare dimenandosi come un’anguilla nelle tue mani persino dopo che ti sei
ripreso e perciò non smetti di muoverti nel suo corpo stringendola fra le
braccia saldamente per non lasciarla cadere a terra.
Vai al 387.
.383.
La stringi tra le braccia e
continui a rispondere al bacio della sua linguetta dal tocco vellutato che
si muove maliziosamente nella tua bocca, finché non smette del tutto di
fremere e sussultare sotto alle carezze gentili delle tue dita leggerissime
che si spostano delicatamente sulla pelle febbricitante del suo corpo
sudaticcio. Si distacca infine dalle tue labbra lievemente doloranti, riapre
gli occhi e ti osserva con tenerezza: non si direbbe più per nulla
sufficiente e neppure impassibile, adesso più che mai ti appare di uno
splendore assoluto e divino.
Gli occhi sono lucidi e
brillanti, il volto non è affatto pensieroso e sembra essersi raddolcito, le
sue labbra sono sempre meravigliose e la rimanenza del lucidalabbra
traslucido sfolgora alla forte luce della stanzetta. I capelli corti e
castani sono in disordine e il ciuffo ribelle costruito con cura sulla
fronte finalmente distesa risulta un po’ appiattito. Forse non è impeccabile
come al solito ma resta veramente splendida! Le sue guance sono accaldate,
le braccia ti si sono accasciate intorno al collo, le spalle e le tettine si
sollevano e riabbassano con dolcezza. Ansima e respira assai pesantemente.
Le accarezzi la punta del naso con un dito, le sfiori un capezzolo
rosa-rossiccio con la lingua, le passi una mano fra i seni sostenuti e
rotondi, e sul monte di venere depilato e morbido.
“Bellezza sei una visione che
ha del miracoloso”.
Ti sorride e ti posa un
bacetto sulla bocca. Ricambi il sorriso e lei si rialza subito in piedi, il
pene ormai molle si sfila dalla sua vulva tumida e bagnatissima. Ammiri
ancora una volta il magnifico culetto sodo e muscoloso dalla curva perfetta
che ti si presenta di nuovo alla vista mentre si china con calma per
raccogliere il marsupio dal pavimento. Ti rialzi frettolosamente e le passi
accanto per avvicinarti al lavandino. Quando si gira nella tua direzione il
suo sguardo suscita insieme nuovamente inquietudine e rispetto, la sua
espressione è tornata ad essere impenetrabile, strana e piuttosto pensosa.
“Quasi quasi mi viene voglia
di far ritorno sull’altra sponda”.
Borbotta appena
soprappensiero. Sorridi e ti levi il preservativo impiastricciato di sperma,
prendi una salvietta dall’angolo strappato della confezione di ricambio
aperta, appallottoli il tutto e lo getti nel cestino lì vicino. Ester
aggrotta impercettibilmente la fronte e storce il naso con notevole disgusto
però non dice niente e non fa nessun commento. Apre invece il minuscolo
marsupio di gomma nera, ne estrae un bigliettino, ci scrive sopra qualcosa e
te lo mette nelle mani; lo riconosci istantaneamente: è un cartoncino
pubblicitario della discoteca.
“Domenica sono libera,
chiamami!”.
Osservi meglio il biglietto.
Con calligrafia precisa in un angolino ci sono scritte due cose. Il suo nome
e un numero di telefono. Annuisci distrattamente estraendo il portafoglio
dai jeans che sono tuttora calati fino alle ginocchia e ripieghi
meticolosamente quel bigliettino in uno scomparto. Nel frattempo la Seriosa
Castana si riabbassa il top elasticizzato, recupera stivaletti e pantaloni e
si riveste molto in fretta. Ti guarda poi di sfuggita e ti parla nervosa e
risoluta con il tono caparbio di chi non accetta proteste.
“Quando hai finito mi
raccomando spegni la luce!”.
Ti sorride enigmaticamente e
ti dà un ultimo rapido bacio sulle labbra.
“Ora devo proprio andare
via... anche la mia ragazza ha una copia della chiave e di sicuro mi starà
cercando dappertutto”.
Riapre la porta e repentina
se ne va senza aggiungere altre spiegazioni. Aspetta un attimo... Cerchi
istintivamente di indurla a tornare indietro, ma la vedi svanire
immediatamente nel buio pesto del corridoio che si trova oltre la soglia
della piccola stanza accecante e ti trattieni bruscamente dal proseguire.
Sai benissimo che insistere sarebbe soltanto fatica sprecata e lasci perciò
perdere.
Vai al 400.
.384.
Strizzi delicatamente nelle
mani quelle tette elastiche e giovanili, le sue caramelle spiccano subito in
alto erette come sentinelle che scattano improvvisamente sull’attenti.
Chiudi le labbra su un capezzolo duro e gommoso allo stesso tempo e con la
punta della lingua ruoti intorno al suo vertice mentre lo succhi dolcemente.
Senti le sue dita che ti si intrecciano dietro alla nuca e il suo corpicino
fragile rabbrividire al tocco leggero della tua bocca. Ti guida la testa
sull’altro seno ed esaudisci l’implorazione inespressa senza smettere di
scivolarle profondamente nel ventre. Le mordicchi con tenerezza quell’altra
caramella e lei mugola distrattamente al solo contatto dei denti sulla pelle
eccitata della vetta turgida e scura.
Ti rialzi un poco e cerchi
quella sua boccuccia caramellosa, la trovi e prendi a baciarla morbidamente;
ti raddrizzi e lei ti rimane aggrappata al collo ritrovandosi seduta sul
bordo degli scatoloni che cedono ulteriormente sotto il suo peso modesto. La
sua vulva è sempre più calda e scivolosa, il suo respiro si fa sempre più
affannoso e pesante. Le passi una mano oltre la schiena semplicemente per
sostenerla, intanto con l’altra continui a tentare di palpeggiarle i seni
prominenti adesso schiacciati sul tuo petto. Stabilisci che è giunto il
momento di accelerare ancora un pelo il movimento regolare del pompaggio e
lei risponde cercando di seguire tutti gli spostamenti col bacino. Rinunci
al tentativo di cingerle con le dita una candida mammella e le fai scorrere
entrambe le mani sui fianchi per aggiustarle il ritmo. Si adegua facilmente
e cominciate a pompare all’unisono.
La afferri per le chiappette
sode e freschissime, affondandole del tutto nel corpo. Lei si irrigidisce un
istante soltanto, emette un gemito squillante e si risintonizza
immediatamente sulla stessa frequenza come spinta da nuovo entusiasmo.
Affondi ora totalmente nella sua vagina stretta sbatacchiando i testicoli
nel solco del suo culetto ad ogni singolo colpo, puoi sentire l’orgasmo che
torna a montare con insistenza nei coglioni e questa volta decidi di
lasciarlo sfogare liberamente. La Bellissima Biondina ti sta praticamente
mangiando la faccia, i suoi sospiri stanno diventando ansanti e irregolari,
i suoi movimenti crescono gradualmente di intensità e pertanto aumenti la
velocità della tua pompa: la sua schiena si inarca passionalmente,
percepisci il familiare prurito alla base delle palle che ti si avvicina
come un vecchio amico, un bollore improvviso ti riscalda il cazzo e una
linguetta zuccherina ti si infila in bocca; non puoi trattenerti più a lungo
di così e le sborri copiosamente nel ventre scivoloso e caldissimo. Siete
venuti insieme e restate abbracciati in un godimento molto intenso fremendo
l’uno nell’altra per un tempo lunghissimo, ma lei continua a sussultarti tra
le braccia anche dopo che ti sei ripreso e perciò ricominci ad accarezzarle
teneramente i capelli biondi e la schiena sudata sotto la camicetta.
Vai al 396.
.385.
Quello splendore di gnocca fa
una piroetta su se stessa, smette di ballare e ti fissa negli occhi colta da
vivido interesse. Resti immobile e in bella mostra, impalato sul posto al
centro di una piccola polla di luce che si trova a sua volta entro la cappa
del chiarore appena soffuso dalla pista da ballo. Ti sei arrestato in piedi
al di sopra di una plafoniera. L’esuberante ragazza solleva il viso e ti
sorride apertamente, e il suo sorriso è ampio e bianchissimo: scoppia poi a
ridere di gusto, si fa infine largo fra i molteplici parassiti che la
attorniano con insistenza e ti viene inaspettatamente incontro ridendo e
ciondolando.
“Ciao”.
La sua voce risuona energica
e risoluta, sembra vagamente familiare.
“Così finalmente mi hai
trovata!”.
Contraccambi di istinto quel
saluto con altrettanto slancio, scuotendo però incerto impercettibilmente il
capo. Dunque dovresti riconoscerla? Sollevi il mento per osservarla con più
attenzione. I suoi capelli sono assai ricci e lunghi, brillanti e
scintillanti e le avvolgono la testa come una nube tempestosa,
incorniciandole meravigliosamente il volto piuttosto seducente; gli
occhietti sono magnifici, chiarissimi e leggermente ravvicinati: lo sguardo
è attraente, l’espressione è trionfante, il sorriso è complice e malizioso,
le labbra sono gonfie e sensualissime. Stringe in una mano un borsello nero,
le unghie sono dorate come le labbra, il bel visetto è truccatissimo, il
miniabito che veste è veramente minuscolo. Il corpo è mozzafiato e le sue
gambe sono fenomenali. Non sai che dire e non aggiungi altro.
“Proprio non mi riconosci?”.
Sei confuso e perplesso.
“Sono Alma!”.
Alma?
Vai al 392.
.386.
Giovani svelti servono al
banco e in quattro e quattr’otto ti viene consegnato un bicchierone
stracolmo di frutta fresca e ombrellini colorati. Paghi la tua consumazione
e vai a sederti al tavolo ancora libero accanto alla fontana zampillante. Il
prato è stato perfettamente rasato di recente e lo senti cedere senza
percepire alcuna resistenza sotto alle scarpe. Scosti una sedia di plastica
e ti accomodi assaggiando curioso l’aperitivo analcolico che stringi fra le
dita della mano destra. Buono!
L’atmosfera che ti avvolge è
distensiva e gradevole. L’odore dell’erba tagliata di fresco sussurra alla
mente ricordi di monti lontani, le note che veleggiano nell’aria cullano
piacevolmente lo spirito con sogni di viaggi sulle onde di un mare
tranquillo e cominci immediatamente a rilassarti. Sollevi distrattamente lo
sguardo alla notte ma ovviamente la luce che ti circonda è troppo vivida
perché si possa vedere la volta stellata; le siepi tutt’intorno, l’edera
rampicante e le fronde più basse degli alberi oltre il bancone del bar sono
il limite massimo del tuo campo visivo: come sempre ti coglie l’impressione
di trovarti in un limbo sperduto nel mezzo del nulla. Di tanto in tanto le
doppie porte di vetro smerigliato, unico collegamento tra una dimensione e
l’altra, si aprono per lasciar entrare o uscire qualcuno e rumorosi
brandelli di musica caotica ti riconducono fastidiosamente al presente.
Sorseggi un goccino del tuo Beverone alla frutta da un paio di grosse
cannucce colorate e ti guardi rapidamente in giro.
I tre che sono appena entrati
sono decisamente frequentatori assidui del secondo piano della discoteca. Si
presentano vestiti completamente di nero, portano cerone bianco sulla
faccia, un numero incalcolabile di orecchini e ciuffi viola di capelli
diritti sulla testa. Al tavolo vicino invece si trovano cinque probabili
candidati al primo piano: pantaloni scampanati, felpe molto larghe, sette
birre sul tavolo... ma ciò che va per la maggiore sono fighetti in camicia
stirata e ragazzine dal trucco pesante e dall’abbigliamento troppo ridotto.
Caspita! Ecco una Ragazza che potrebbe benissimo rappresentare il clima
fantastico che risiede fortemente in quest’inverosimile sala a cielo aperto.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 401.
Se esce un numero dispari,
vai al 411.
.387.
La trattieni tra le braccia e
continui a stoccarle furiosamente nel ventre finché non smette di gridare
come un’ossessa, poi con rispettosa gentilezza e non senza qualche
difficoltà la aiuti a rimettersi in piedi troppo in fretta. Si deve reggere
con le mani al lavandino per sostenersi inizialmente sulle proprie gambe.
Chiude gli occhi e li riapre, le accarezzi i capelli incasinati e le posi un
bacio affettuoso sulle labbra.
Il viso sembra quello di una
prostituta dopo una giornata di lavoro particolarmente intensa: il trucco è
completamente sbavato e non osi immaginare in quali condizioni si possa
trovare la tua faccia, i suoi capelli lucenti sembrano passati attraverso
una centrifuga e il miniabito rosso che veste si direbbe poco più di uno
straccio spiegazzato raccolto come una fascia elastica sulla pancia. Gli
occhietti, chiarissimi e brillanti, risultano quasi privi di qualsiasi
contorno, la bocca appare ancor più gonfia del solito e le ultime tracce del
rossetto dorato sfolgorano come scintille elettriche alla forte luce della
stanzetta. Forse il suo volto non è più affascinante e seducente come prima,
però il corpo rimane assolutamente mozzafiato! Le braccia sono
splendidamente abbronzate come tutto il resto, le spalle e le tettine si
sollevano e riabbassano con pesantezza; ansima e respira affannosamente. Le
sfiori un capezzolo violaceo con un dito ossequioso, le passi una mano fra i
piccoli seni rotondeggianti e sul monte di venere fittamente ricciuto. Le
cosce sono squisite e le gambe sono straordinarie, le unghie risplendono
come monete di un tesoro esposto al sole.
“Bocconcino, sei come una
tempesta nel deserto”.
Pare riprendersi appena e si
affretta a sorriderti timidamente. Ricambi il suo sorriso affaticato e si
distacca e raddrizza inorgogliendosi immediatamente, recupera infine una
parvenza di quell’atteggiamento padroneggiante che sembrava essersi disperso
come fumo al vento nella foga dell’orgasmo. Si siede sullo scatolone e
allunga un braccio, ti sfila il preservativo dal pene ormai molle e prende
una salvietta dall’angolo strappato della confezione di ricambio aperta. Ne
fa un involto e lo getta nel cestino lì vicino. Si gira di scatto e sbircia
un orologio appeso al muro.
“Cavolacci se si è fatto
tardi”.
Borbotta e si lamenta ad alta
voce. Velocemente, recupera il borsello e ne estrae un bigliettino, ci
scrive sopra al volo con una matita e te lo racchiude nelle dita; lo
riconosci ugualmente: è un cartoncino pubblicitario della discoteca.
“Domani lavoro ma domenica
sono libera, se mi vuoi chiamare si può combinare qualcosa di interessante”.
Osservi meglio il biglietto.
In alto ci sono due scritte. Il suo nome e un numero di telefono. Estrai il
portafoglio dai jeans che sono tuttora calati sino alle ginocchia e lo
ripieghi in uno scomparto nascosto, annuendo un po’ distratto,
occhieggiandola nel frattempo con ammirazione rimettersi sandali e mutande e
riaggiustarsi frettolosamente il vestito. Ti guarda di sfuggita e ti parla
molto sbrigativamente.
“Mi raccomando non far casino
e quando finisci non dimenticare di spegnere la luce”.
Ti rivolge un sorriso
complice e malizioso, ti dà un ultimo rapido bacio con la lingua carezzando
intanto la tua arma bellica a riposo.
“La porta di là si richiude
da sola e questa è sufficiente riaccostarla; mi capita spesso di non
trovarla chiusa a chiave... Fa’ il bravo e non dare nell’occhio mentre
esci.”.
Riapre la porta e se ne va
come un lampo, lasciandoti improvvisamente lì da solo. Aspetta un momento...
Cerchi istintivamente di trattenerla, però la vedi scomparire in un istante
nel buio pesto del corridoio che si trova oltre la soglia di quella piccola
stanza accecante e ti interrompi bruscamente. Sai benissimo che continuare
non servirebbe a nulla.
Vai al 400.
.388.
Strizzi delicatamente nelle
mani quelle tette elastiche e giovanili, le sue caramelle spiccano subito in
alto erette come sentinelle che scattano improvvisamente sull’attenti.
Chiudi le labbra su un capezzolo duro e gommoso allo stesso tempo e con la
punta della lingua ruoti intorno al suo vertice mentre lo succhi dolcemente.
Senti le sue dita che ti si intrecciano dietro alla nuca e il suo corpicino
fragile rabbrividire al tocco leggero della tua bocca. Ti guida la testa
sull’altro seno ed esaudisci l’implorazione inespressa senza smettere di
scivolarle profondamente nel ventre. Le mordicchi con tenerezza quell’altra
caramella e lei mugola distrattamente al solo contatto dei denti sulla pelle
eccitata della vetta turgida e scura.
Ti rialzi un poco e cerchi
quella sua boccuccia caramellosa, la trovi e prendi a baciarla morbidamente;
ti raddrizzi e lei ti rimane aggrappata al collo ritrovandosi seduta sul
bordo degli scatoloni che cedono ulteriormente sotto il suo peso modesto. La
sua vulva è sempre più calda e scivolosa, il suo respiro si fa sempre più
affannoso e pesante. Le passi una mano oltre la schiena e la sollevi
appoggiandole le spalle alla porta, lei si sostiene con forza rinvigorendo
la presa e stringendoti le gambe intorno alla vita, intanto con l’altra mano
continui a tentare di palpeggiarle i seni prominenti adesso schiacciati sul
tuo petto. Stabilisci che è giunto il momento di accelerare ancora un pelo
il movimento regolare del pompaggio e lei risponde cercando di seguire tutti
gli spostamenti col bacino. Rinunci al tentativo di cingerle con le dita una
candida mammella e le fai scorrere entrambe le mani sui fianchi per
aggiustarle il ritmo. Si adegua facilmente e cominciate a pompare
all’unisono.
La afferri per le chiappette
sode e freschissime, affondandole del tutto nel corpo. Lei si irrigidisce un
istante soltanto, emette un gemito squillante e si risintonizza
immediatamente sulla stessa frequenza come spinta da nuovo entusiasmo.
Affondi ora totalmente nella sua vagina stretta sbatacchiando i testicoli
nel solco del suo culetto ad ogni singolo colpo, puoi sentire l’orgasmo che
torna a montare con insistenza nei coglioni e questa volta decidi di
lasciarlo sfogare liberamente. La Bellissima Biondina ti sta praticamente
mangiando la faccia, i suoi sospiri stanno diventando ansanti e irregolari,
i suoi movimenti crescono gradualmente di intensità e pertanto aumenti la
velocità della tua pompa: la sua schiena si inarca passionalmente,
percepisci il familiare prurito alla base delle palle che ti si avvicina
come un vecchio amico, un bollore improvviso ti riscalda il cazzo e una
linguetta zuccherina ti si infila in bocca; non puoi trattenerti più a lungo
di così e le sborri copiosamente nel ventre scivoloso e caldissimo. Siete
venuti insieme e restate abbracciati in un godimento molto intenso fremendo
l’uno nell’altra per un tempo lunghissimo, ma lei continua a sussultarti tra
le braccia anche dopo che ti sei ripreso e perciò ricominci ad accarezzarle
teneramente i capelli biondi e la schiena sudata sotto la camicetta.
Vai al 396.
.389.
Quello splendore di gnocca fa
una piroetta su se stessa, smette di ballare e ti fissa negli occhi colta da
vivido interesse. Resti immobile e in bella mostra, impalato sul posto al
centro di una piccola polla di luce che si trova a sua volta entro la cappa
del chiarore appena soffuso dalla pista da ballo. Ti sei arrestato in piedi
al di sopra di una plafoniera. L’esuberante ragazza solleva il viso e ti
sorride apertamente, e il suo sorriso è ampio e bianchissimo: scoppia poi a
ridere di gusto, si fa infine largo fra i molteplici parassiti che la
attorniano con insistenza e ti viene inaspettatamente incontro ridendo e
ciondolando.
“Ciao”.
La sua voce risuona energica
e risoluta, sembra vagamente familiare.
“Così finalmente mi hai
trovata!”.
Contraccambi di istinto quel
saluto con altrettanto slancio, scuotendo però incerto impercettibilmente il
capo. Dunque dovresti riconoscerla? Sollevi il mento per osservarla con più
attenzione. I suoi capelli sono assai ricci e lunghi, brillanti e
scintillanti e le avvolgono la testa come una nube tempestosa,
incorniciandole meravigliosamente il volto piuttosto seducente; gli
occhietti sono magnifici, chiarissimi e leggermente ravvicinati: lo sguardo
è attraente, l’espressione è trionfante, il sorriso è complice e malizioso,
le labbra sono gonfie e sensualissime. Stringe in una mano un borsello nero,
le unghie sono dorate come le labbra, il bel visetto è truccatissimo, il
miniabito che veste è veramente minuscolo. Il corpo è mozzafiato e le sue
gambe sono fenomenali. Non sai che dire e non aggiungi altro.
“Proprio non mi riconosci?”.
Sei confuso e perplesso, ma
qualche sospetto cominci ad avercelo.
“Alma?”.
Sussurri non del tutto sicuro
e lei scoppia nuovamente a ridere in quella sua tipica risata entusiastica e
contagiosa che solo adesso risulta assolutamente inconfondibile.
Vai al 395.
.390.
Giovani svelti servono al
banco e in quattro e quattr’otto ti viene consegnata una grossa coppa gelato
ricolma di biscotti sgargianti e ciliegine rosse. Paghi la tua consumazione
e vai a sederti al tavolo ancora libero accanto alla fontana zampillante. Il
prato è stato perfettamente rasato di recente e lo senti cedere senza
percepire alcuna resistenza sotto alle scarpe. Scosti una sedia di plastica
e ti accomodi assaggiando subito un cucchiaino dalla coppa di cristallo che
stringi fra le dita della mano destra. Buono!
L’atmosfera che ti avvolge è
distensiva e gradevole. L’odore dell’erba tagliata di fresco sussurra alla
mente ricordi di monti lontani, le note che veleggiano nell’aria cullano
piacevolmente lo spirito con sogni di viaggi sulle onde di un mare
tranquillo e cominci immediatamente a rilassarti. Sollevi distrattamente lo
sguardo alla notte ma ovviamente la luce che ti circonda è troppo vivida
perché si possa vedere la volta stellata; le siepi tutt’intorno, l’edera
rampicante e le fronde più basse degli alberi oltre il bancone del bar sono
il limite massimo del tuo campo visivo: come sempre ti coglie l’impressione
di trovarti in un limbo sperduto nel mezzo del nulla. Di tanto in tanto le
doppie porte di vetro smerigliato, unico collegamento tra una dimensione e
l’altra, si aprono per lasciar entrare o uscire qualcuno e rumorosi
brandelli di musica caotica ti riconducono fastidiosamente al presente.
Degusti un secondo cucchiaino di gelato alla frutta dalla pallina colorata
che spicca in cima alla tua coppa e ti guardi rapidamente in giro.
I tre che sono appena entrati
sono decisamente frequentatori assidui del secondo piano della discoteca. Si
presentano vestiti completamente di nero, portano cerone bianco sulla
faccia, un numero incalcolabile di orecchini e ciuffi viola di capelli
diritti sulla testa. Al tavolo vicino invece si trovano cinque probabili
candidati al primo piano: pantaloni scampanati, felpe molto larghe, sette
birre sul tavolo... ma ciò che va per la maggiore sono fighetti in camicia
stirata e ragazzine dal trucco pesante e dall’abbigliamento troppo ridotto.
Caspita! Ecco una Ragazza che potrebbe benissimo rappresentare il clima
fantastico che risiede fortemente in quest’inverosimile sala a cielo aperto.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 416.
Se esce un numero dispari,
vai al 426.
.391.
Quando riapri gli occhi, il
rimbombo musicale che ti giunge fiacco da lontano sembra essere calato di
volume, ma forse è una falsa impressione dovuta al fatto che i timpani e le
orecchie ci si sono entrambi abituati, e non sapresti assolutamente dire se
ti sei appisolato soltanto per qualche minuto o per oltre una buona
mezz’oretta. La cosa assai più probabile è di sicuro una diplomatica via di
mezzo. In tutti i casi, ti basta uno sguardo tra la parete e la colonna per
capire che nel frattempo la ressa umana che affollava il pianterreno della
discoteca si è ragionevolmente sfoltita. Meglio così! Stiracchi braccia e
gambe piegando la testa da una spalla all’altra per sgranchire le giunture,
perché la posizione della siesta non era delle più comode, senti le ossicina
scricchiolare e stai per rialzarti in piedi però qualcosa ti si tuffa
dolorosamente in grembo e te lo impedisce. Cosa cazzo...? Capisci in un
attimo e ti trattieni appena per un soffio.
“Ciao”.
“Ehi Piccola... non è che mi
volevi uccidere?”.
Si accomoda ulteriormente
sulle tue gambe, ti getta le braccia al collo e ti dà subito un bacetto
fugace sulla bocca, ma non risponde e non dà il minimo cenno di averti
minimamente sentito. Fermati mondo; è arrivata Linda: il Tornado dagli occhi
viola.
“Di’ la verità che sei felice
di vedermi”.
“Sono sempre felice di
vederti, però non dovresti essere rincasata già da un pezzo a quest’ora
della notte?”.
Mleeh... Storce
immediatamente il naso e distaccandosi un po’ dal tuo corpo dolorante ti
mostra la lingua che in contrasto con le sue labbra argentate risalta
nettamente anche nella penombra che non appare più tanto pesante quanto la
ricordavi.
“Non stavo scherzando”.
Indispettita si rialza
diritta sulle gambe.
“Dovrebbero impedire alle
ragazzine di vestire a quel modo e di intrattenersi fin così tardi”.
“Ma fammi il piacere”.
“Potresti venir violentata...
lo sai?”.
Si raddrizza maggiormente e
si posa le mani sul bacino. Puoi quasi scorgere lo sguardo astuto e
immaginare il sorriso malizioso che le passano sul viso perché quando torna
a parlare la sua voce, acuta e penetrante, si è sensualmente arrocchita.
“Allora questa volta mi farai
contenta?”.
“Può darsi”.
“Davvero?”.
Fingi di pensarci. Meno male
che sei abbastanza scarico perché resistere alla forte tentazione si sta
facendo sempre più difficile. La studi rapidamente dalla testa ai piedi
prima di rispondere. Alcuni riccioli della sua massa di capelli rosso fiamma
luccicano nonostante la poca luce, indossa ciò che si può solamente definire
un reggiseno di pizzo e una specie di mini pareo annodato sul fianco, calza
i soliti anfibi sgraziati che ci stanno bene con tutto il resto come un
pugno nell’occhio.
“Certamente, quando sarai
maggiorenne.”.
Spinge in avanti il petto e
la sua voce si inorgoglisce improvvisamente.
“Quanti anni credi che
abbia?”.
Mostri di rifletterci solo un
momento.
“Tredici?”.
“Vaffanculo!”.
Si gira e se ne va senza
replicare altro. Pazienza, le passerà; in fondo, non è mai stata capace di
rimanere imbronciata per più di venti minuti. Ti massaggi delicatamente i
testicoli che hanno visto molto da vicino la castrazione, mentre Linda ti si
stringeva addosso dopo esserti saltata in grembo, e questo ti ricorda che ti
trovavi in procinto di andare al bagno per cambiare l’acqua all’uccellino.
Raggiungi i bagni della sala
principale, andando al 408.
.392.
Alma... Possibile? Cavoli che
trasformazione.
Saranno almeno cinquanta le
volte che sei andato in piazza solamente per mangiare un panino volante al
suo chiosco mobile e ormai credevi di conoscerla bene, ma evidentemente ti
sei largamente sbagliato. Sul lavoro l’hai sempre vista del tutto struccata,
come se non gliene importasse niente di apparire carina e l’hai sempre
trovata vestita molto semplicemente, in modo quasi trascurato e con i
capelli raccolti alla rinfusa in una bizzarra crocchia sulla testa mentre
adesso risulta totalmente l’opposto; è incredibile la metamorfosi che ha
potuto compiere soltanto con i capelli sciolti, un bel vestitino cortissimo
e un po’ di trucco sulla faccia. Cazzarola che Gnoccolone!
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 226.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 229.
Se i 2 numeri sono uguali,
indipendentemente dalla somma, vai al 399.
.393.
Le doppie porte della sala
esterna si aprono e richiudono alle vostre spalle e come sempre ti ritrovi
catapultato in un altro mondo; la fontana di marmo rosa che zampilla in alto
i suoi getti d’acqua colorata, le bocce di vetro dei bassi lampioncini
sparpagliati ovunque che spandono dappertutto la loro luce bianca, i tavoli
e le sedie di plastica in netto contrasto con il verde lussureggiante
tutt’intorno e la musica che veleggia tranquillamente nell’aria estiva e
notturna, ammaliando la mente di chiunque si trovi a penetrare impreparato
in questo bizzarro porto di nessuno: ogni cosa non può che confondere per un
istante le idee e non manca mai di farti lo stesso vago effetto un po’
disorientante. Trattieni la sua piccola mano morbida e calda nella tua e la
fai aspettare.
“Tu prendi un tavolo, io
prendo da bere”.
Si gira e ti fissa negli
occhi.
“Ok”.
Dio quant’è bella!
“Cosa vuoi?”.
“Una Coca va benissimo.”.
Le lasci andare la mano e si
volge a scrutare in giro un momento, prima di scegliere una direzione in cui
avviarsi in modo estremamente seducente. Indossa un tubino nero che le
aderisce al corpo perfetto come una carezza erotica, i capelli biondi e
lucenti le discendono lisci sulla schiena fino all’altezza del cuore come
una cascata brillante, la sua carnagione è chiara e le spalle, le braccia e
le gambe sono affusolate e del tutto nude, calza un paio di scarpette dal
tacco non eccessivo che affonda sensualmente nell’erba corta del praticello
curatissimo mentre lei vi cammina sopra con disinvoltezza naturale. Un
sospiro ti sfugge dalla gola e qualcosa ti si stringe nel petto. Ti giri
faticosamente dall’altra parte e raggiungi infine il bancone del bar.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 398.
Se esce un numero dispari,
vai al 404.
.394.
Allunghi un braccio e apri il
cassetto del comodino più vicino. Ne estrai due scatolette di preservativi.
“Come lo preferisci? Ce li ho
ritardanti o stimolanti”.
“Che differenza c’è?”.
“Non ne ho la più pallida
idea!”.
“Allora scegli tu che va bene
comunque.”.
Di profilattici ritardanti
sei sicuro di non averne bisogno, soprattutto dopo avere interrotto un
orgasmo; ne prendi perciò uno che dovrebbe essere stimolante. Lo apri e te
lo metti.
Vai al 405.
.395.
Alma... Possibile? Cavoli che
trasformazione.
Saranno almeno cinquanta le
volte che sei andato in piazza solamente per mangiare un panino volante al
suo chiosco mobile e ormai credevi di conoscerla bene, ma evidentemente ti
sei largamente sbagliato. Sul lavoro l’hai sempre vista del tutto struccata,
come se non gliene importasse niente di apparire carina e l’hai sempre
trovata vestita molto semplicemente, in modo quasi trascurato e con i
capelli raccolti alla rinfusa in una bizzarra crocchia sulla testa mentre
adesso risulta totalmente l’opposto; è incredibile la metamorfosi che ha
potuto compiere soltanto con i capelli sciolti, un bel vestitino cortissimo
e un po’ di trucco sulla faccia. Cazzarola che Gnoccolone!
Se vuoi esprimerle
esattamente i tuoi pensieri, vai al 399.
Se invece la vuoi lusingare
garbatamente, vai al 226.
Se non vuoi dirle nulla
affatto, vai al 229.
.396.
La stringi tra le braccia per
tutto il tempo necessario e quando infine smette di fremere ti si abbandona
completamente nell’incavo fra il collo e la spalla destra. La adagi
nuovamente sugli scatoloni con quanta più delicatezza possibile osservandola
incantato. Adesso più che mai ti appare essenzialmente fragile e più che
parecchio indifesa.
I capelli chiarissimi sono
piuttosto arruffati e le incorniciano il bel visetto disteso e sottile,
ricadendole a ciuffi disordinati sulle guance. Il volto è parzialmente
girato di lato e gli occhi sono chiusi, il rossetto deve essere di quelli
che cambiano colore a contatto con la pelle perché la sua sensualissima
boccuccia di bimba non è minimamente sbavata. Le braccia si sono accasciate
dietro alla testa, il seno si solleva e si riabbassa dolcemente, il
brillantino all’ombelico luccica vivacemente e le sue gambe lunghissime che
si sono rilassate, dopo che l’hai distesa sopra la bassa pila di cartoni
accatastati con cura l’uno sull’altro nella stanzetta, non sono più strette
intorno alla tua vita. Ansima e respira assai pesantemente.
Le accarezzi il nasino
perfetto sfiorandole un capezzolo scuro con un bacio, le passi una mano sui
riccioli castani del monte di venere morbido sfilando il pene ormai molle
dalla sua vulva scivolosa e bagnatissima. Riapre gli occhioni marroni e
luccicanti, si puntella sui gomiti e ti sorride timidamente; la sua
espressione è tornata trasognata, lo sguardo di nuovo vuoto e distante.
Ricambi il sorriso e ti allontani di un passo verso il lavandino.
“Zuccherino stai bene?”.
Annuisce impercettibilmente
ma non dice nulla e non accenna neppure a rialzarsi. Sembra alle prese con
un concetto troppo difficile da sbrogliare in un solo momento: probabilmente
sta riflettendo e per ora decidi di lasciarla stare. Ti levi il preservativo
impiastricciato di sperma, prendi una salvietta dall’angolo strappato della
confezione di ricambio aperta, appallottoli il tutto e lo getti nel cestino
seguendo il buon esempio che ti ha dato soltanto poco prima. Bleah! Sbotta
schifata e storce il naso.
“Però mi è piaciuto e voglio
rivederti...”.
Scatta in piedi e raggiunge
la sua borsetta, ne estrae un bigliettino, ci scrive sopra qualcosa e te lo
consegna; lo riconosci non appena te lo mette nelle mani: è un cartoncino
pubblicitario della discoteca.
“Domenica credo di non avere
niente da fare... Perché non mi chiami?”.
Era una domanda? Osservi
meglio il biglietto. Con calligrafia minuta in un angolino ci sono scritte
due cose. Un nome e un numero di telefono. Estelle! Estrai il portafoglio
dai jeans che sono ancora calati fino alle ginocchia e ripieghi
meticolosamente il bigliettino in uno scomparto. Nel frattempo la Bellissima
Biondina scarta una ciccles alla fragola, se la infila in bocca, raccoglie
dal pavimento le mutandine azzurre e si ricompone frettolosamente. Finisce
di riannodarsi la camicetta e ti guarda.
“Allora... Mi chiami
domenica?”.
“Perché no?”.
Ti sorride amabilmente e ti
dà un ultimo bacio sulle labbra.
“Devo andare adesso... Anche
Ester ha una chiave e potrebbe venire a cercarmi.”.
Apre la porta e se ne va
molto in fretta, come se questo spiegasse ogni cosa, senza aggiungere una
sola altra parola e senza nemmeno voler sapere il tuo nome. Aspetta...
Cerchi di indurla a tornare indietro, ma la vedi svanire immediatamente
oltre la soglia e senti l’eco dei suoi passi ticchettare allontanandosi nel
buio pesto del corridoio. Estelle non risponde e sai che insistere sarebbe
inutile.
Vai al 400.
.397.
Quando riapri gli occhi, il
rimbombo musicale che ti giunge fiacco da lontano sembra essere calato di
volume, ma forse è una falsa impressione dovuta al fatto che i timpani e le
orecchie ci si sono entrambi abituati, e non sapresti assolutamente dire se
ti sei appisolato soltanto per qualche minuto o per oltre una buona
mezz’oretta. La cosa assai più probabile è di sicuro una diplomatica via di
mezzo. In tutti i casi, ti basta uno sguardo tra la parete e la colonna per
capire che nel frattempo la ressa umana che affollava il pianterreno della
discoteca si è ragionevolmente sfoltita. Meglio così! Stiracchi braccia e
gambe piegando la testa da una spalla all’altra per sgranchire le giunture,
perché la posizione della siesta non era delle più comode, senti le ossicina
scricchiolare e ti rialzi in piedi però qualcosa ti si tuffa fra le braccia
facendoti dolorosamente ricadere sul divano. Chi cazzo...? Comprendi in un
attimo e ti trattieni appena per un soffio.
“Ciao”.
“Ehi Piccola... non è che sei
impazzita del tutto?”.
Si accomoda ulteriormente
sulle tue gambe, ti stringe le braccia al collo e subito ti dà un rapido
bacetto sulla bocca, ma non risponde e non dà il minimo cenno di averti
minimamente sentito. Fermati mondo; è arrivata Linda: il Tornado dagli occhi
viola.
“Di’ la verità che sei felice
di vedermi”.
“Sono sempre felice di
vederti, però non dovresti essere rincasata già da un pezzo a quest’ora
della notte?”.
Mleeh... Storce
immediatamente il naso e distaccandosi un po’ dal tuo corpo dolorante ti
mostra la lingua che in contrasto con le sue labbra argentate risalta
nettamente anche nella penombra che non appare più tanto pesante quanto la
ricordavi.
“Non stavo scherzando”.
Indispettita si rialza
diritta sulle gambe.
“Bisognerebbe impedire alle
ragazzine di intrattenersi fin così tardi e si dovrebbe proprio proibire di
vestire a quel modo”.
“Ma fammi il piacere”.
“Potresti venir violentata...
lo sai?”.
Si raddrizza maggiormente e
si posa le mani sul bacino. Puoi quasi scorgere lo sguardo astuto e
immaginare il sorriso malizioso che le passano sul viso perché quando torna
a parlare la sua voce, acuta e penetrante, si è sensualmente arrocchita.
“Dunque questa è la volta
buona?”.
“Può darsi”.
“Veramente?”.
Fingi di pensarci. Meno male
che ti senti piuttosto scarico perché resistere alla forte tentazione sta
diventando sempre più difficile. La studi velocemente dalla testa ai piedi
prima di rispondere. Alcuni riccioli della sua massa di capelli rosso fiamma
luccicano nonostante la poca luce, indossa ciò che si può solamente definire
un reggiseno di pizzo e una specie di mini pareo annodato sul fianco, calza
i soliti anfibi sgraziati che le stanno bene addosso come un pugno
nell’occhio.
“Certo, quando sarai
maggiorenne.”.
Spinge in avanti il petto e
la sua voce si inorgoglisce ostinatamente.
“Quanti anni credi che
abbia?”.
Mostri di rifletterci solo un
momento.
“Tredici?”.
“Vaffanculo!”.
Si gira e se ne va senza
replicare altro. Pazienza, le passerà; in fondo, non è mai stata capace di
rimanere imbronciata per più di venti minuti. Ti massaggi delicatamente i
testicoli che hanno assaporato molto da vicino la castrazione, mentre Linda
ti si stringeva addosso dopo esserti balzata tra le braccia, e questo ti
ricorda che eri in procinto di andare al bagno per cambiare l’acqua
all’uccellino.
Raggiungi i bagni della sala
principale, andando al 408.
.398.
Paghi le ordinazioni e ti
metti in coda ad aspettare il tuo turno. Volgi in giro lo sguardo per
cercare Aurora e la trovi seduta il più in disparte possibile: giusto al
tavolo posto nell’angolo tra l’edera rampicante che ricopre tutta la parete
esterna della discoteca e la siepe che delimita i bordi di quella
stravagante sala all’aperto sotto il cielo nero della notte. Incroci il suo
sguardo radioso e ti sorride. Ricambi il sorriso e ti rimetti in attesa.
Ritiri le consumazioni e la raggiungi.
“Eccomi qui”.
Le posi innanzi un bicchiere
di Cola alla spina e posando il secondo all’altro capo del tavolo ti siedi e
la guardi di sfuggita. I suoi occhi sono azzurri e magnifici come turchesi
preziosi, ciglia e sopracciglia sono lucenti come pagliuzze d’oro,
l’espressione è soave, la pelle è chiara, la fronte è liscia, la
scriminatura dei capelli è centrale, il nasino è delicato, le guance sono
dolci, le labbra sono sorridenti e bellissime, il viso è ovale e a malapena
truccato da un filo di matita e da un’ombra brillante di lucidalabbra.
“Cosa hai speso?”.
“Lascia stare”.
“Non erano per niente questi
gli accordi”.
“Dai-dai-dai, evitiamo
traffici inutili”.
Il suo sguardo si incupisce
per un istante.
“Se davvero proprio
dev’essere, magari ci mettiamo in pari dopo.”.
“Ok!”.
Il volto le si rasserena
immediatamente e distogli lo sguardo per guardarti intorno.
“Non avresti potuto scegliere
posto migliore”.
Tutti i tavoli della sala
sono disposti un po’ alla rinfusa ma nel loro caotico insieme si aprono
perlopiù a ventaglio sin quasi al banco del bar, distribuendosi e facendo
perno a partire dal vostro tavolo, così da lasciare un ampio spazio libero
tra la fontana e le doppie porte per chi entra e per chi esce.
“Non amo particolarmente la
ressa e se posso me ne tengo fuori.”.
Dieci punti a favore!
Lancia un dado:
Se risulta un numero pari,
vai al 409.
Se risulta un numero dispari,
vai al 414.
.399.
Agisci d’impulso e parli
senza riflettere, dicendo la primissima delle cose che ti passano nel
cervello.
“Cavoli Alma, sei una
strafiga della Madonna!”.
Smette di sorridere e cambia
subito espressione. Apre la bocca come per aggiungere qualcosa di velenoso,
però si trattiene bruscamente e non dice niente. Ti guarda di traverso,
minacciosamente, sfidandoti con gli occhi a persistere su quella strada
inopportuna. Ricordi ora abbastanza chiaramente che si diverte molto a
stuzzicare il can che dorme, ma che non le piace affatto essere provocata in
nessun modo: continuare perciò in questa direzione o scoppiare a ridere
davanti alla sua reazione esagerata è del tutto fuori questione. Incrocia le
braccia sul petto e stringe leggermente le palpebre.
Se vuoi lusingarla
garbatamente, vai al 252.
Se non vuoi proprio dirle
nulla, vai al 247.
.400.
Socchiudi la porta e ti
ripulisci per bene con acqua corrente e sapone liquido in abbondanza al
lavandino posto nell’angolo della stanzetta, spegni la luce e ti richiudi
del tutto quella porticina alle spalle. Il buio che ti si chiude intorno è
totale, senti il click della serratura che scatta nel silenzio quasi
assoluto. Una debole lucina di sicurezza prende forma poco a poco laggiù in
fondo e ti guida lungo il macabro corridoio, raggiungi il piccolo chiarore e
abbassi la grossa maniglia della pesante porta che ti separa dalla sala del
secondo piano. La tiri e un rombo allucinante subito ti ferisce le orecchie
vibrando nell’aria come un tuono squassato da rumori agghiaccianti che
letteralmente somigliano parecchio allo scrosciare sconvolgente di vetri
infranti, inframezzati dal graffiare di unghie enormi che si muovono
stridendo sulla superficie di una lavagna colossale. La pelle ti si
accappona istantaneamente.
Osservi meglio la porta che
si sta richiudendo lentamente: non c’è alcuna maniglia all’esterno e non
occorre perciò chiuderla a chiave. Varchi la soglia della discoteca,
incamminandoti in quell’oscurità ottenebrante che persiste ovunque, seguendo
alla cieca la parete alla tua destra perché gli occhi non si sono ancora
adattati alla fitta penombra che ti circonda. Le porte dell’ascensore ti si
aprono inaspettatamente davanti e due fosche figure ne fuoriescono e
scompaiono nell’ombra; non c’è nessuno né dentro né fuori: questa volta ti
ci fiondi all’interno in un istante e schiacci immediatamente il pulsante
del pianterreno. Ciò che ti ci vuole adesso è un po’ di riposo.
Se vuoi scendere e
gironzolare nella sala principale del pianterreno, vai al 267.
Se hai già curiosato nella
sala principale e vuoi rilassare i timpani e le orecchie, puoi scendere e
raggiungere la sala esterna andando al 319.
Se sei già stato anche nella
sala esterna, allora vai al 345.
.401.
La Ragazza con la R maiuscola
ti sta studiando con vivo interesse da due tavoli di distanza. Gli occhi
sono azzurri, le labbra sono perfette, i capelli lunghi e fluenti
risplendono di un biondo liscio e brillante come luce liquida. Sta
spiluccando un cucchiaino di gelato dalla grossa coppa ricolma di biscotti e
ciliegine luccicanti che ha posata davanti. Probabilmente siete gli unici
due in tutta la sala, se non in tutta la discoteca, che non state consumando
qualcosa di alcolico.
Sorride. Ricambi il sorriso
mascherandolo dietro al bicchiere per non fare la figura del fesso;
sorrideva nella tua direzione ma non puoi sapere con certezza se stava
sorridendo proprio a te, o se rispondeva semplicemente a una battuta delle
amiche vocianti che la attorniano da vicino chiassosamente. Distoglie lo
sguardo e lo abbassa sulla coppa gelato raccogliendone un altro cucchiaino
dalla pallina colorata che spicca in cima: il viso è pulito e radioso e le
sopracciglia possiedono la stessa sfumatura luminosa dei capelli. Solleva di
scatto i suoi magnifici occhi azzurri e li torna a fissare intensamente nei
tuoi. Un sorso dell’aperitivo dolcissimo quasi ti va di traverso. Cazzarola!
Ti sei sporcato la maglietta.
Appoggi il bicchierone sul
tavolo e cerchi di ripulirti per quanto possibile utilizzando qualche
salvietta mentre l’eco soave di una risatina innocente si spegne sul
nascere. Ormai il danno è fatto e dopotutto non è poi così grave. Scrolli
disinvoltamente le spalle e lasci subito perdere. Ti accomodi meglio contro
lo schienale della sedia, prendi una fettina di arancia dal bordo di
cristallo e la addenti distrattamente. Lei non ha mai smesso di fissarti con
un sorrisetto delizioso inciso sulla bocca. Un po’ di matita e un velo
leggerissimo di lucidalabbra sono il solo trucco che indossa, il corpo non
lo puoi vedere però se è grazioso solamente la metà del suo volto quella
Ragazza deve trovarsi di sicuro a un passo dalla perfezione assoluta.
Raccoglie una ciliegina rossa e la assapora socchiudendo le palpebre.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 436.
Se esce un numero dispari,
vai al 446.
.402.
Lasci la sala esterna e
attraversi tutta quanta la sala del pianterreno; ti addentri in un corridoio
analogo a quello dell’entrata e sbuchi nell’ingresso principale della
discoteca: Aurora non si fa attendere per molto tempo, ritira dal guardaroba
giacca e borsetta, e poi ti raggiunge sorridendo amabilmente.
Mano nella mano, ridendo e
scherzando, chiacchierando e parlottando, vi incamminate senza fretta verso
la macchina. I faretti di segnalazione della discoteca continuano ad
incrociare nell’aria le loro evoluzioni romantiche e il cielo della notte è
sempre punteggiato di stelle come scaglie di freddi diamanti. Apri le
portiere dell’auto e fai salire la Ragazza, raggiri il veicolo posteggiato
lungo la strada e vi sali sopra, infili la chiave nell’accensione ma quando
la giri il tuo macinino non ne vuole sapere in nessun modo di mettersi in
moto. Merda!
Insisti invano nel tentativo
di farlo partire, giocando appena con il pedale dell’acceleratore per non
peggiorare la situazione, rischiando così di ingolfarlo però la batteria
tende a scaricarsi rapidamente e il motorino dell’avviamento comincia presto
a rallentare e in ultimo l’energia residua risulta insufficiente a farlo
girare. Meno male che Aurora sembra averla presa piuttosto bene e si sta
divertendo, perché tu al contrario ti metteresti a piangere per la
frustrazione e la rabbia. Pazienza!
Riapri la portiera e ti
appresti a scendere dalla macchina per tornare alla biglietteria della
discoteca per farti chiamare un taxi, ma un’automobile fiammante si accosta
al finestrino del passeggero e senti una scintilla di speranza tornare a
brillare nel focolare temporaneamente avvilito della mente. Sono gli amici e
forse non tutto è perduto.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 410.
Se esce un numero dispari,
vai al 420.
.403.
Quando riapri gli occhi il
rimbombo musicale che ti giunge fiacco da lontano sembra essere calato di
volume, ma forse è una falsa impressione dovuta al fatto che i timpani e le
orecchie ci si sono entrambi abituati, e non sapresti assolutamente dire se
ti sei appisolato soltanto per qualche minuto o per oltre una buona
mezz’oretta. La cosa assai più probabile è di sicuro una diplomatica via di
mezzo. In tutti i casi ti basta uno sguardo tra la parete e la colonna per
capire che nel frattempo la ressa umana che affollava il pianterreno della
discoteca si è ragionevolmente sfoltita. Meglio così!
Stiracchi braccia e gambe
piegando ripetutamente la testa da una spalla all’altra per sgranchire le
giunture, perché la posizione della siesta non era delle più comode, senti
le ossicina protestare mentre ti rialzi in piedi stancamente; c’è bisogno di
una bella rinfrescata per svegliarsi del tutto. Inoltre visto ciò che hai
bevuto e mangiato nell’arco della giornata è decisamente venuto il momento
di fare una rapida capatina al bagno. Ti massaggi i testicoli ancora
abbastanza scarichi e ti avvii pigramente nella penombra che non appare più
tanto pesante quanto la ricordavi. Attraversi la sala principale aggirandoti
agevolmente fra la gente che si è diradata al punto giusto e costeggi la
pista da ballo lampeggiante per raggiungere i bagni dove poter cambiare
l’acqua all’uccellino insofferente.
Vai al 408.
.404.
Paghi le ordinazioni e ti
metti in coda ad aspettare il tuo turno. Volgi in giro lo sguardo per
cercare Aurora e la trovi seduta il più in disparte possibile: giusto al
tavolo posto nell’angolo tra l’edera rampicante che ricopre tutta la parete
esterna della discoteca e la siepe che delimita i bordi di quella
stravagante sala all’aperto sotto il cielo nero della notte. Incroci il suo
sguardo radioso e ti sorride. Ricambi il sorriso e ti rimetti in attesa.
Ritiri le consumazioni e la raggiungi.
“Eccomi qui”.
Le posi innanzi un bicchiere
di Cola alla spina e posando il secondo all’altro capo del tavolo ti siedi e
la guardi di sfuggita. I suoi occhi sono azzurri e magnifici come turchesi
preziosi, ciglia e sopracciglia sono lucenti come pagliuzze d’oro,
l’espressione è soave, la pelle è chiara, la fronte è liscia, la
scriminatura dei capelli è centrale, il nasino è delicato, le guance sono
dolci, le labbra sono sorridenti e bellissime, il viso è ovale e a malapena
truccato da un filo di matita e da un’ombra brillante di lucidalabbra.
“Cosa hai speso?”.
“Lascia stare”.
“Non eravamo per niente
d’accordo così”.
“Dai-dai-dai, evitiamo
traffici inutili”.
Il suo sguardo si incupisce
per un istante.
“Caso mai se proprio
dev’essere, magari ci mettiamo in pari alla fine.”.
“Ok!”.
Il volto le si rasserena
immediatamente e distogli lo sguardo per guardarti intorno.
“Non avresti potuto scegliere
posto migliore”.
Tutti i tavoli della sala
sono disposti un po’ alla rinfusa ma nel loro caotico insieme si aprono
perlopiù a ventaglio sin quasi al banco del bar, distribuendosi e facendo
perno a partire dal vostro tavolo, in modo da lasciare un ampio spazio
libero tra la fontana e le doppie porte per chi entra e per chi esce.
“Non amo particolarmente la
ressa e se posso me ne tengo fuori.”.
Cinque punti a favore!
Lancia 2 dadi:
Se il risultato è un numero
pari, vai al 409.
Se il risultato è un numero
dispari, vai al 414.
Se escono 2 numeri uguali,
indipendentemente dal risultato, vai al 424.
.405.
Se la vuoi prendere nel modo
più classico, vai al 512.
Se la vuoi prendere a
smorzacandela, vai al 458.
Se la vuoi prendere da sopra,
vai al 561.
Se la vuoi prendere da
dietro, vai al 466.
Se la vuoi prendere dal
fianco, vai al 413.
.406.
Rabbrividisce e la pelle le
si accappona improvvisamente. Istintivamente sollevi lo sguardo ai
bocchettoni sventolanti dell’aria condizionata che non hanno mai smesso di
mantenere l’ambiente ad un livello di frescura assai più che accettabile.
“Posso spegnere il
climatizzatore se lo vuoi”.
“No, non farlo; sono solo un
po’ sudata... ora mi passa”.
Balzi giù dal letto e in un
attimo raggiungi l’angolo più ingombro della camera. Con una mano ti appoggi
alla scrivania del computer e da un cassettone dell’armadio a muro con
l’altra ne cavi fuori una felpa leggera, molto larga, molto comoda, persino
lisa e sformata dall’usura, i cui polsini risultano piuttosto logorati nel
tempo, per porgerla premurosamente verso di lei. La tua felpa preferita!
“Metti questa, altrimenti ti
prendi un accidenti.”.
Aurora si rialza in piedi e
ti si avvicina sensuale e maliziosa come una gatta. La prende
immediatamente, ti sorride e se la mette. Socchiude appena gli occhi e
subito seducente si stringe nelle spalle e nelle braccia.
“Morbida e comodissima!”.
Annuisci.
“Mi piace, potrei anche non
restituirla... lo sai?”.
Sorridi e ti sfiori il mento
con le dita inclinando un poco la testa. Ti mostri falsamente perplesso e
quella sua risatina deliziosa e cristallina risuona come una melodia nella
stanza. Recuperi in fretta l’asciugamano, ti dai una rapida tamponata sui
capelli ancora più che umidi e lo riannodi intorno alla vita.
“Che ne diresti adesso di
quel caffè?”.
“Direi che ci starebbe
proprio bene.”.
La cingi da un fianco e la
conduci in cucina.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1, vai al
418.
Se esce il numero 2, vai al
423.
Se esce il numero 3, vai al
438.
Se esce qualsiasi altro
numero, scegli liberamente fra queste tre possibilità.
.407.
Lasci la sala esterna e
attraversi tutta quanta la sala del pianterreno; ti addentri in un corridoio
analogo a quello dell’entrata e sbuchi nell’ingresso principale della
discoteca: Aurora non si fa attendere per molto tempo, ritira dal guardaroba
giacca e borsetta, e poi ti raggiunge sorridendo amabilmente.
Mano nella mano, ridendo e
scherzando, chiacchierando e parlottando, vi incamminate senza fretta verso
la macchina. I faretti di segnalazione della discoteca continuano ad
incrociare nell’aria le loro evoluzioni romantiche e il cielo della notte è
sempre punteggiato di stelle come scaglie di freddi diamanti. Apri le
portiere dell’auto e fai salire la Ragazza, raggiri il veicolo posteggiato
lungo la strada e vi sali sopra, infili la chiave nell’accensione e una
strana sensazione di già vissuto ti stuzzica la mente. Giri la chiave e il
tuo macinino si mette in moto immediatamente.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 417.
Se esce un numero dispari,
vai al 427.
.408.
Tutti i bagni della discoteca
sono identici per forma e dimensione, quelli del pianterreno in particolare
sono caratterizzati da una cupa luminescenza rossastra che mette
inquietudine. Vai subito al gabinetto e ti intrattieni più del necessario
piegato sul lavandino per rinfrescarti il viso, ti passi le mani bagnate fra
i capelli e ti guardi infine allo specchio. Sbuffi e sospiri energicamente:
ti eri abbioccato per uno spiacevole momentaccio e lì per lì sembrava che la
nottata fosse già giunta al termine, ma adesso che ti sei ripreso ti senti
quasi pronto per ricominciare daccapo. Ti asciughi con calma, ti ricomponi
con molta dovizia e fai ritorno nella sala principale.
La penombra che ti attende è
cavernosa e il rimbombo sempre caotico, però è tutta la notte che passi di
continuo da un estremo all’altro e per questo motivo non ci fai neppure caso
e ti adegui in un lampo al clima frastornante che governa questo ambiente.
Ti dirigi immediatamente verso la pista da ballo che risplende come un faro
psicadelico, per raggiungere il bancone del bar e prendere qualcosa di
fresco da bere, compiendo un largo semicerchio tra le persone vagolanti per
arrivarci perché mentre andavi al bagno ti era sembrato di scorgere qualcosa
di familiare; infatti eccoli là! Radunati in circolo su quattro divanetti ci
sono gli amici: il Bello, il Lungo, il Merlo, il Figo, il Bestia, quello
nuovo che ancora non ha un soprannome ufficiale, anche se il Rompiballe non
ci starebbe affatto male, e altri due che ti danno le spalle e non
riconosci.
Se vuoi trattenerti a
chiacchierare con gli amici, vai al 415.
Se vuoi raggiungere
direttamente il bancone del bar, vai al 425.
.409.
“È chiaro però che ti piace
ballare”.
“Adoro ballare!”.
Sorridi.
“Ma tu come lo sai?”.
“Si capisce subito da come ti
muovi; basta guardarti: ci sembri nata sulla pista!”.
Sboccia in una risatina
sommessa.
“Anche se proprio non capisco
come fai a sopportarlo”.
“Sopportare?”.
Domanda lievemente confusa.
“Adesso sono io che non
capisco”.
“Non ti senti soffocare così
pigiata in mezzo a quell’orda di pazzi?”.
Ride di nuovo.
“No, non direi”.
Abbassa gli occhi sul bordo
del suo bicchiere.
“È per ballare che vengo in
discoteca; solo per questo”.
“Spiegami allora che effetto
ti fa”.
Sorseggia con calma dal
bicchiere e sembra raccogliere i pensieri mentre l’espressione soave del suo
visetto innocente diventa gradualmente sognante.
“Quando sono in pista mi
ritrovo da sola al centro dell’universo... tutto intorno a me scompare e mi
sento carica, mi sento la musica nel sangue, mi sento libera e viva come non
mai.”.
Segue un istante di silenzio.
“Bello... molto bello”.
“Oh sì”.
Degusta un altro goccio della
sua bibita tutta bollicine.
“Nemmeno tu però mi sembri
affatto legato nei movimenti, scommetto che non te la cavi per niente
male!”.
“Ti sbagli, te l’assicuro,
non conosco che un paio di passettini di base”.
“Uh, bella... questa sì che
mi piace”.
Scatta in piedi e inclinando
appena la testa per assaporare meglio la musica che pigramente aleggia
nell’aria ti allunga una mano per invitarti a dimostrarlo.
“Dai vieni, fammi vedere.”.
Se vuoi ballare, vai al 429.
Se non vuoi ballare, vai al
434.
.410.
Abbassi il finestrino.
“Lo sai che hai parcheggiato
contromano?”.
Per un attimo non riesci a
connettere.
“Eh già... non ci avevo
pensato”.
In effetti ti eri infilato
nel primo buco libero che avevi trovato disponibile senza minimamente porti
il quesito; beh, almeno questa volta ti è andata bene! Non ti hanno rimosso
la macchina e nemmeno fatto la multa: spieghi loro il problema e cogli
l’occasione per chiedere se magari qualcuno porta con sé dei cavi per la
batteria, ti rispondono di sì e mentre il Figo manovra la sua auto per
avvicinare il più possibile i due cofani, gli altri amici posteggiano la
seconda vettura dall’altra parte della strada e vi raggiungono con i cavi
stretti fra le dita delle mani. Collegate in fretta le batterie e risali sul
tuo macinino per riprovarci, non funziona comunque e il Bestia interviene
per risolvere tutto ma dopo che ha messo la sua mano nel cofano l’automobile
non dà più alcun segno di vita.
“Mi sa che ti conviene
tornare domani con l’elettrauto.”.
Conclude il Bello e il Merlo
ridacchia.
“Se state tornando a casa
possiamo accompagnarvi noi”.
Inizia il Lungo e finisce il
Secco.
“Abbiamo giusto di dietro un
paio di posti liberi in terza classe.”.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 430.
Se esce un numero dispari,
vai al 440.
.411.
La Ragazza con la R maiuscola
si direbbe assorta nei propri pensieri a due tavoli di distanza dal tuo. Gli
occhi sono azzurri, le labbra sono perfette, i capelli lunghi e fluenti
risplendono di un biondo liscio e brillante come luce liquida. Sta
spiluccando un cucchiaino di gelato dalla grossa coppa ricolma di biscotti e
ciliegine luccicanti che ha posata davanti. Probabilmente siete gli unici
due in tutta la sala, se non in tutta la discoteca, che non state consumando
qualcosa di alcolico.
Gli sguardi si incrociano per
un istante e sorride. Ricambi il sorriso mascherandolo dietro al bicchiere
per non fare la figura del fesso; sorrideva nella tua direzione ma non puoi
sapere con certezza se stava davvero sorridendo a te, o se rispondeva
semplicemente a una battuta delle amiche vocianti che la attorniano da
vicino chiassosamente. Distoglie subito lo sguardo e lo abbassa sulla coppa
gelato raccogliendone un altro cucchiaino dalla pallina colorata che spicca
in cima: il viso è pulito e radioso e le sopracciglia possiedono la stessa
sfumatura luminosa dei capelli. Solleva di scatto i suoi magnifici occhi
azzurri e li fissa intensamente nei tuoi. Un sorso dell’aperitivo dolcissimo
quasi ti va di traverso. Cazzarola! Ti sei sporcato la maglietta.
Appoggi il bicchierone sul
tavolo e cerchi di ripulirti per quanto possibile utilizzando qualche
salvietta mentre l’eco soave di una risatina innocente si spegne sul
nascere. Ormai il danno è fatto e dopotutto non è poi così grave. Scrolli
disinvoltamente le spalle e lasci perciò perdere. Ti accomodi meglio contro
lo schienale della sedia, prendi una fettina di arancia dal bordo di
cristallo e la addenti distrattamente. Lei non ha mai smesso di fissarti con
un sorrisetto delizioso inciso sulla bocca. Un po’ di matita e un velo
leggerissimo di lucidalabbra sono il solo trucco che indossa, il corpo non
lo puoi vedere però se è grazioso solamente la metà del suo volto quella
Ragazza deve trovarsi di sicuro a un passo dalla perfezione assoluta.
Raccoglie una ciliegina rossa e la assapora socchiudendo le palpebre.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 436.
Se esce un numero dispari,
vai al 446.
.412.
Lasci la sala esterna e
attraversi tutta quanta la sala del pianterreno. Ti addentri in un corridoio
analogo a quello dell’entrata e sbuchi nell’ingresso principale della
discoteca; ti senti fortunato e vieni colto da un’ispirazione improvvisa che
ha un po’ del cavalleresco: ti avvicini alla biglietteria e ti fai chiamare
un taxi. Aurora non si fa attendere per molto tempo, ritira dal guardaroba
giacca e borsetta, e poi ti raggiunge sorridendo amabilmente.
“Eccomi... sono pronta”.
“Molto bene... la carrozza
sta arrivando”.
Mano nella mano, ridendo e
scherzando, chiacchierando e parlottando, attraversate la strada e vi
predisponete ad aspettare allegramente per qualche minuto. I faretti di
segnalazione della discoteca continuano ad incrociare nell’aria le loro
evoluzioni romantiche e il cielo della notte è sempre punteggiato di stelle
come scaglie di freddi diamanti. Apri la portiera del taxi e fai salire la
Ragazza, raggiri la macchina e vi sali sopra, comunichi la destinazione al
conducente e in quattro e quattr’otto vi ritrovate sotto casa tua. Scendi in
fretta dal veicolo per correre a riaprire la portiera ad Aurora ma un déjà
vu ti solletica la mente e ti ritrovi lungo e disteso, supino e diritto
sulla schiena. Accidenti a quell’Impicciona del piano terra e alla sua
stramaledetta abitudine di gettare l’olio della friggitrice nel tombino in
strada davanti alla porta. Tenti immediatamente di risollevarti in piedi per
minimizzare i danni della figuraccia però scivoli di nuovo rotolando
un’altra volta nel sudiciume.
“Scusami, se non riesco a
smettere di ridere... ti sei fatto male?”.
Subito ti aiutano a rialzarti
e li ringrazi assicurando ad entrambi che non ti sei fatto proprio nulla.
Paghi la corsa al tassista e l’automobile riprende velocemente per la via e
se ne va.
“Sei davvero sicuro di non
esserti fatto male?”.
“Un poco ammaccato, forse, ma
ferito soltanto nell’orgoglio”.
Muovi lo sguardo per
guardarla negli occhi e la Ragazza ti rivolge uno dei suoi soliti sorrisi
che potrebbero rasserenare l’anima più fredda e riscaldare il cuore più duro
risollevandoti almeno in parte il morale.
“Non dire sciocchezze”.
Risalite sul marciapiede e vi
avvicinate alla porta del palazzo.
“Allora posso avere un
abbraccio di consolazione?”.
Estrai le chiavi mentre lei
esplode in quella sua tipica risatina deliziosa.
“Scordatelo... sei troppo
sozzo!”.
Apri la porta e vai al 467.
.413.
Vi inginocchiate l’uno di
fronte all’altro al centro del letto. Con le dita di una mano le sfiori le
sopracciglia, gli zigomi, le guance, il mento e il contorno della bocca; con
le dita dell’altra le accarezzi i capelli, la nuca, il collo, le spalle e le
braccia fissandola negli occhi: ti accosti al suo viso e con le labbra le
tocchi le labbra. Aurora socchiude le palpebre, ti fa scorrere le mani sul
petto e schiude appena la bocca. Estrai la punta della lingua e ne percorri
lievemente i margini perfetti.
La baci più volte sulle
labbra, sollevi il mento e la baci sulla punta del naso. Scendi intanto con
le dita di una mano per sfiorarle un seno, con quelle dell’altra le percorri
i fianchi e le cosce, frattanto senti i suoi polpastrelli scorrerti delicati
sull’addome e sul pube. Ritrovi le labbra con le labbra e vi insinui dentro
la punta della lingua. Le cingi un capezzolo con le dita, risali con la mano
l’interno di una coscia, divaghi un poco sul ventre prima di vezzeggiarla
sul monte di venere. Arretri lievemente con la testa, ti insegue la bocca
con la punta della lingua, le affondi le dita tra le gambe, senti le sue
mani che ti sondano all’altezza dell’inguine. Intrecci la tua lingua con la
sua e gliela succhi dolcemente.
Senti le sue dita scendere
sull’asta e le esplori il taglio fra le cosce alla ricerca del clitoride. Lo
trovi subito e ti intrattieni a frugare per qualche momento, allarga le
gambe per lasciarti giocare più facilmente con il suo corpo. con le dita di
una mano ti manipola le palle mentre con quelle dell’altra ti si muove piano
su e giù sul cazzo. Le lasci andare la lingua e un filamento di saliva si
allunga come un ponticello tra le vostre labbra, prima di staccarsi e
ricaderle sull’interno di una coscia. Lo raccogli con un dito e glielo
spalmi intorno e su un capezzolo tumido e rigonfio.
Le fai scivolare un
polpastrello nella piega della vulva e intingi la punta della falange fra le
grandi labbra della sua ninfa bagnata e caldissima. Aurora sospira
sonoramente e ti si incolla alla bocca.
Vai al 523.
.414.
“Nemmeno io la gradisco
granché”.
“A me piace veramente ballare
e perciò non ho nessuna via di scampo, tu invece che scusa hai?”.
Abbassi gli occhi sul bordo
del suo bicchiere.
“Non dirmi che vieni in
discoteca solamente per andare a caccia.”.
“No, no, niente del genere”.
Sorridi.
“Anche se non disprezzo
affatto la possibilità di poter conoscere di tanto in tanto qualche
Ballerina bionda e simpatica.”.
Sboccia in una risatina
sommessa.
“Parlavo sul serio”.
Sorseggia dal bicchiere e si
direbbe raccogliere i pensieri mentre l’espressione soave del suo visetto
innocente si acuisce velocemente.
“Se non ti piace la ressa,
perché ci vieni?”.
Esiti per lo spazio di un
istante.
“Perché ci vengono gli
amici?”.
“Non mi pare per nulla
convincente!”.
“Guarda che ci sono sul
serio; li vuoi conoscere?”.
“No, non mi interessa e non
cercare di sgattaiolare.”.
“Per la verità non credo di
volertelo dire”.
“Perché no?”.
Ti prendi il tempo necessario
prima di rispondere.
“Perché so che potrebbe
suonare infantile e un po’ stupido.”.
“Dai non fare il prezioso e
lascia a me il compito di giudicare.”.
Segue un momento ancora di
silenzio.
“E va bene... mi piace l’idea
di aggirarmi in esplorazione, da solo in mezzo a mille, praticamente
invisibile tra la folla, errante come un guerriero in uno di quei giochi di
labirinti e mostri; tutto questo mi fa sentire libero e senza confini, mi fa
sentire grande, mi fa sentire inarrestabile e capace di qualsiasi cosa.”.
Sorride.
“Non mi sembra né stupido né
infantile: è stato proprio questo modo di fare, inconsueto e controcorrente,
ad affascinarmi”.
“Davvero?”.
“Eh già, ma non montarti la
testa”.
“Nossignora!”.
Ride di nuovo degustando con
calma un altro goccio della sua bibita tutta bollicine.
“Uh, bella... questa sì che
mi piace”.
Scatta in piedi e inclinando
appena la testa per assaporare meglio la musica che pigramente aleggia
nell’aria ti allunga una mano per invitarti a ballare.
“Dai vieni.”.
Se vuoi ballare, vai al 429.
Se non vuoi ballare, vai al
434.
.415.
“Salve ragazzi.”.
“Ehilà!”, subito si gira e
sbotta il Secco.
“Ciao”, salutano alcuni degli
altri.
“Ecco il nostro
Camaleonte...”, conclude i saluti il Bello.
“Che fine hanno fatto le
ragazze?”.
“Hanno deciso per una serata
solo Donne”, inizia il Lungo.
“L’ultima volta che ho
incrociato Elisa, il Peperino, stava ballando al piano di sopra”, continua
il Bello.
“L’ultima volta che l’ho
vista io, se ne stava andando e mi sembrava parecchio sconvolta”, si
sovrappone il Figo e il Merlo ridacchia.
“Fermi un momento”,
interrompe quello nuovo. “Perché il Camaleonte?”.
“Diglielo...”, stappa una
lattina di birra e rutta sonoramente il Bestia. “Scusate, dev’essere stata
la Coca-Cola del Pub.”, il Merlo ridacchia di nuovo.
“No, sul serio, perché?”,
riprende e domanda. “Voglio dire che lui è uno spilungone mentre lui è uno
smarallo”, guarda il Lungo indicando il Figo quello nuovo.
“Cos’è che sono io?”, vuol
sapere e chiede immediatamente il Figo.
“Uno smarallo... sì, insomma;
sempre in ordine, la macchina sempre pulita... Non è un’offesa: è ciò che
sei prima di tutto.”, quasi tutti simultaneamente scoppiano a ridere. “Ma
perché lui il Camaleonte?”.
“Chi sei oggi?”, ti interroga
il Bello recuperando il controllo e risistemandosi la Banana sulla fronte.
“Oggi sono Bill”.
“Come sarebbe Bill?”,
interviene l’amico di quello nuovo. “Mi avevi detto di chiamarti Marco nel
pomeriggio.”.
“Il pomeriggio è andato”.
“A me avevi detto Luca!”, si
indispettisce quello nuovo.
“Io sapevo di Peter”,
gracchia il Merlo senza mai smettere di ridacchiare.
“Che sappia è stato pure
Andrea, Fausto, Paolo e forse anche il Sig. Rossi; e poi non ricordo”,
soggiunge il Secco accompagnando i nomi con le dita. “Com’è che faceva
l’altro?”.
“Vassago o Vassallo”,
risponde il Lungo.
“Eh già, bello quello!”,
commenta compostamente il Figo.
“No, dai, com’è che ti
chiami?”, insiste il Nuovo.
“Bill!”.
“Dico sul serio... Qual è il
tuo vero nome?”.
“Auguri...”, solleva la sua
lattina e brinda da solo il Bestia.
“Allora no... che vuoi che ti
dica?”.
“Spiega un po’ al Nuovo e
all’Amico la Teoria”, si intromette il Bello.
Quale teoria?”.
“Quella delle Pulzelle”,
specifica il Bestia.
“Non c’è nessuna teoria!”.
“Ah no... Com’è che fa?”,
schiocca le dita il Secco.
“Dai trenta ai quaranta sono
Ragazze”, soccorre in aiuto il Lungo.
“Non funziona così: non è
solo questione di anni”.
“Invece dai quaranta ai
cinquanta sono Donne”, non desiste per niente il Figo.
“Non dipende proprio
dall’età; può anche avere trentacinque anni ma essere già vecchia dentro, o
averne cinquantacinque però essere ancora una ragazza: molto dipende dal
comportamento, dal vestire e dall’aspetto in generale.”.
“Io delle cinquantacinquenni
in forma abbastanza da potersi definire delle Ragazze non ne ho mai viste”,
prorompe quello nuovo.
“Ce ne sono, ce ne sono”,
borbotta il Bello annuendo appena con la testa e sporgendosi in avanti per
appoggiare i gomiti sulle ginocchia.
“Probabilmente non ne hai mai
viste perché di solito saltano all’occhio quelle che esagerano... rischiando
di risultare spesso patetiche; mentre alle altre immagino che non devi
averci fatto granché caso: ne conosco alcune che non hanno nulla da
invidiare alla maggior parte delle trentenni.”.
“E dai venti ai trenta?”,
indaga l’Amico.
“Ragazzine... giusto?”, dice
e non demorde il Secco accomodandosi meglio sul divano.
“Non si può giudicare
soltanto in termine di anni! Può anche avere... diciamo ventitre anni ma
vestirsi, truccarsi e comportarsi di suo come una donna matura o viceversa
può averne trentadue ed essere fondamentalmente ancora una ragazzina.”.
“E se ne ha meno di venti?”,
sogghigna quello nuovo.
“Tanto giovani non si possono
nemmeno prendere in considerazione, vanno bene esclusivamente per i
coetanei.”, il discorso sembra dilungarsi sull’argomento e comincia presto a
venire a noia. “Ragazzuoli, a questo punto io vi lascio.”.
Saluta gli amici e raggiungi
il bancone del bar, andando al 425.
.416.
La Ragazza con la R maiuscola
ti sta studiando con vivo interesse da due tavoli di distanza. Gli occhi
sono azzurri, le labbra sono perfette, i capelli lunghi e fluenti
risplendono di un biondo liscio e brillante come luce liquida. Sta
sorseggiando con gusto dalla cannuccia di un bicchierone stracolmo di frutta
fresca e ombrellini colorati che ha posato davanti. Probabilmente siete gli
unici due in tutta la sala, se non in tutta la discoteca, che non state
consumando qualcosa di alcolico.
Sorride. Ricambi il sorriso
afferrando e sgranocchiando intanto un biscotto fragrante per non fare la
figura del fesso; sorrideva nella tua direzione ma non puoi sapere con
certezza se stava sorridendo proprio a te, o se rispondeva semplicemente a
una battuta delle amiche vocianti che la attorniano da vicino
chiassosamente. Distoglie lo sguardo e lo abbassa sul suo Beverone, prende
una fettina succosa di arancia dal bordo di cristallo e la spilucca prima di
addentarla: il viso è pulito e radioso e le sopracciglia possiedono la
stessa sfumatura luminosa dei capelli. Solleva di scatto i suoi magnifici
occhi azzurri e li torna a fissare intensamente nei tuoi. Un cucchiaino
freddissimo di gelato quasi ti va di traverso. Cazzarola! Ti sei sporcato la
maglietta.
Appoggi la coppa sul tavolo e
cerchi di ripulirti per quanto possibile utilizzando qualche salvietta
mentre l’eco soave di una risatina innocente si spegne sul nascere. Ormai il
danno è fatto e dopotutto non è poi così grave. Scrolli disinvoltamente le
spalle e lasci subito perdere. Ti accomodi meglio contro lo schienale della
sedia, raccogli un altro biscotto a strisce verdi e marroni, e lo
sbocconcelli distrattamente. Lei non ha mai smesso di fissarti con un
sorrisetto delizioso inciso sulla bocca. Un po’ di matita e un velo
leggerissimo di lucidalabbra sono il solo trucco che indossa, il corpo non
lo puoi vedere però se è grazioso solamente la metà del suo volto quella
Ragazza deve trovarsi di sicuro a un passo dalla perfezione assoluta. Pesca
con due dita una ciliegia rossa dal bicchiere e la assapora socchiudendo le
palpebre.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 451.
Se esce un numero dispari,
vai al 461.
.417.
Ingrani la marcia e manovri
la vettura per fare inversione a U rendendoti conto solo adesso di aver
parcheggiato contromano; beh, almeno questa volta ti è andata bene! Non ti
hanno rimosso la macchina e nemmeno fatto la multa: ti immetti nel traffico
scarso che ancora resiste a quest’ora ma non hai percorso che poche
centinaia di metri quando senti la macchina strattonare bruscamente a
destra. Merda!
“Mi sa che abbiamo bucato una
gomma.”.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 437.
Se esce un numero dispari,
vai al 447.
.418.
Scosti una sedia dal tavolo e
la fai accomodare. Apri lo sportello del lavandino, butti il profilattico
nella pattumiera, ti risciacqui le mani sotto il getto freddo dell’acqua e
metti su il caffè. Prepari zucchero e tazzine a portata di mano, ti volgi e
la raggiungi. Sposti una sedia e ti accomodi al capo del tavolo.
Il chiarore dell’alba filtra
già da un pezzo attraverso i vetri delle finestre. Aurora rimane seduta alla
tua sinistra e la luce che sembra irradiarsi dal biondo dei suoi capelli si
direbbe giocare deliziosamente sui lineamenti radiosi del suo bel visetto.
Senza dubbio è la Ragazza più bella tra le più belle di tutte le bellissime!
Continuare perciò a studiarla sopraffatto da un misto di dolcezza e
reverenza risulta una tentazione irresistibile. Fisicamente è perfetta in
tutto, ma le sue caratteristiche principali restano comunque gli occhi, il
sorriso e l’estrema adattabilità che mostra di possedere in qualsiasi
situazione. Beato e rapito le sorridi per tutto il tempo, non puoi
assolutamente farne a meno.
“Mi piace dove vivi: è un
posto ricco eppur semplice, non troppo grande, confortevole e molto
pulito.”.
“Beh, ti ringrazio... però
non posso proprio prendermi tutti i meriti!”.
“Cosa intendi?”.
“Intendo per quel che
riguarda la pulizia”.
“Ah no... c’è forse una
coinquilina?”.
Non si vede traccia di
gelosia nella sua voce disinvolta e perspicace, ma soltanto un pizzico di
curiosità.
“No, niente affatto; nulla
che nemmeno ci si avvicini”.
“E dunque?”.
“Ahimè, devo ammettere che la
Mamma mi manda qualcuno il sabato per il grosso delle pulizie!”.
“Allora... brava la Mamma.”.
Incroci il suo sguardo e ti
sorride. Chiacchierate per qualche altro minuto e ancora una volta ti
stupisci di quanto sia facile instaurare una conversazione con lei. La
sintonia che vi accomuna è davvero strabiliante! Quando poi senti la
caffettiera gorgogliare, Aurora si rialza in uno svolazzo di felpa e capelli
per servire ad entrambi il caffè.
“Quanto zucchero?”.
“Uno è più che sufficiente.”.
Torna a sedersi e ti posa
davanti la tazzina.
“Buono!”.
Gli occhi le risplendono.
Continuate a chiacchierare con leggerezza e finite con calma di prendere il
caffè. Infine con la coda dell’occhio noti che il suo sguardo comincia a
correre sempre più spesso alle finestre e alle prime luci del nuovo giorno
che sorge e ti sollevi in piedi per mettere rapidamente a bagno le tazzine
nel lavello.
“Se hai bisogno del bagno...
io intanto chiamo un taxi, mi rivesto e poi se mi lasci soltanto un minuto
ti riaccompagno più che volentieri.”.
“Stavo pensando che vista
l’ora tarda, tornare a casa sarebbe inutile e se mi permetti di fare una
doccia veloce, per ciò che mi riguarda ormai potrei anche rimanere.”.
Vai al 448.
.419.
Tira un dado:
Se esce il numero 1, vai al
470.
Se esce il numero 2, vai al
528.
Se esce il numero 3, vai al
431.
Se esce il numero 5, vai al
594.
Se esce qualsiasi altro
numero, scegli liberamente fra le quattro possibilità sopra elencate.
.420.
Abbassi il finestrino.
“Lo sai che hai parcheggiato
contromano?”.
Per un attimo non riesci a
connettere.
“Eh già... non ci avevo
pensato”.
In effetti ti eri infilato
nel primo buco libero che avevi trovato disponibile senza minimamente porti
il quesito; beh, almeno questa volta ti è andata bene! Non ti hanno rimosso
la macchina e nemmeno fatto la multa.
“Ragazzi, c’è un problema”.
Spieghi loro sommariamente di
che si tratta.
“Non è che magari uno di voi
porta nel baule dei cavi per la batteria?”.
“Sicuro, aspetta solo un
minuto che mi metto meglio con la macchina.”.
Il Bello scende al volo
dall’auto e corre ad avvertire gli altri che si vanno a parcheggiare
dall’altra parte della strada e vi raggiungono con i cavi stretti in mano,
mentre il Figo sta ancora manovrando per posteggiarsi a puntino.
“Forza, su, spegni il motore
che siamo a posto”.
Collegate in fretta le
batterie e risali sul tuo macinino per riprovarci, non funziona comunque e
il Bestia interviene per risolvere tutto ma dopo che ha messo le sue mani
nel cofano l’automobile non dà più alcun segno di vita.
“Mi sa che ti conviene
tornare domani con l’elettrauto.”.
Conclude il Bello e il Merlo
ridacchia.
“Se state tornando a casa
possiamo accompagnarvi noi”.
Inizia il Lungo e finisce il
Secco.
“Abbiamo giusto di dietro un
paio di posti liberi in terza classe.”.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 430.
Se esce un numero dispari,
vai al 440.
.421.
Si piega in avanti facendoti
scivolare le mani al di sopra delle spalle, sino a posare le palme sul
letto. Le sue tette sembrano ingigantire, i suoi capezzoli paiono prenderti
di mira, il solco del suo seno diventa parecchio profondo e minaccioso. Con
una mano le accarezzi la schiena flessibile, con la seconda la trai
dolcemente dalle scapole sollevando la testa per succhiarle un capezzolo
turgido e rigonfio. Ti sospinge subito indietro e incomincia a cavalcarti
muovendosi a passo lento fissandoti negli occhi.
Clop, clop, clop...
Aumenta l’andatura del suo
passo, ora sostenuto, mentre fiamme sempre più alte le dardeggiano
nell’azzurro dello sguardo. Scendi con le dita sulla seta della sua pelle
liscia e ti intrattieni per un momento solo a palpeggiarle i glutei
palpitanti e perfetti, sodi e rotondeggianti, prima di afferrarla
strettamente dalle cosce per battere la sella al tempo del trotto. Si spinge
poi al piccolo galoppo, controllando l’ampiezza del movimento verticalmente
e orizzontalmente per massimizzare le sensazioni sul suo clitoride e sulle
proprie pareti vaginali: i muscoli delle gambe iniziano appena a contrarsi,
i testicoli incominciano quasi a solleticare, ma lei smette improvvisamente
di cavalcare e ti si stringe addosso per baciarti.
Gli occhi si chiudono, le
labbra si toccano, le lingue si intrecciano, la saliva si mescola, il
respiro le si fa affannoso e mugolante; alcune ciocche di filamenti luminosi
ti solleticano il naso e la fronte, e i suoi capezzoli ti pungolano sul
petto. Insisti a cercare di penetrarla con faticosi colpi di reni dal basso
però la posizione passiva in cui ti ritrovi non lo permette più di tanto e
dopo qualche disordinato tentativo lo senti uscire accidentalmente dalla
vulva. Aurora si rialza diritta come un fuso e si impala nuovamente.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 569.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
522.
.422.
La afferri dai fianchi quando
accenna a smontare. Non oppone nessuna resistenza, si accuccia invece in
avanti come una ranocchia in procinto di saltare. Ti posa le mani sulle
ginocchia e se ne resta seduta sul cazzo, utilizzando i piedi come punto di
appoggio, continuando ad altalenare su e giù lentamente. Sollevi la testa
per ammirare la straordinaria fattura del suo culetto sodo e perfetto.
Si inginocchia sistemando le
gambe da una parte e dall’altra delle tue anche, la verga scivola fuori ma
l’afferra da sotto e se la rimette immediatamente nella vulva al calduccio.
Si piega ulteriormente in avanti e ti stringe le dita di una mano intorno ad
una caviglia. Cazzarola! La visuale che questa posizione offre sulla
penetrazione risulta eccezionale e il panorama sui glutei ed il sesso molto
eccitante. Riprendi a stantuffarle dentro dolcemente. Inarca la schiena,
accelerando appena il ritmo della monta, le fai scorrere con reverenza le
mani sul sedere rotondeggiante e le divarichi delicatamente le chiappe. Vedi
la punta della cappella infilarsi e svanire nel taglio della vagina, senti
il tocco della seconda mano che ti gingilla costantemente con le palle, vedi
la corona del glande apparire tutte le volte dopo alle piccole labbra che si
allungano sull’asta, senti le pareti della figa aderire carezzevolmente al
tuo cazzone, vedi il lucido viscoso dei suoi succhi brillanti raccogliersi
in abbondanza sul pube, senti il calore e la morbidezza delle sue carni fin
nelle ossa, vedi il cazzo estrarsi e risprofondare completamente nel suo
condotto tumefatto, senti la compattezza di quelle natiche pulsanti che ti
fremono tra le dita, vedi il suo bocciolo rosa in fiore palpitare con
innocenza nel mezzo e la senti presto riscaldarsi per l’ennesima volta. Con
il pollice destro cominci quindi a stuzzicarla leggermente lungo il bordo
della cintura anale e sul buco stretto del fiorellino mentre con la mano
sinistra le vezzeggi l’inguine, le cosce, i polpacci, le caviglie, i
capelli, la schiena, il culo e la zona esterna della fessura dischiusa con
notevole deferenza. Senti i testicoli che ritornano a formicolare con
insistenza alla base, senti i muscoli del corpo che si contraggono e si
irrigidiscono progressivamente, senti il cervello andare in poltiglia e
venire risucchiato nei coglioni; poche gocce di sperma si spandono nel
preservativo però nel profondo senti come un vortice che ti risucchia il
midollo direttamente dall’anima e le sborri nel ventre sussultando
rabbiosamente. Aurora riprende a fremere e gemere, risolleva la testa e
getta indietro i capelli, la schiena si incurva sin quasi a spezzarsi e la
vedi e la senti irrigidirsi, le dita dei piedi contrarsi sino allo spasimo e
il fuoco le si scatena furiosamente dentro in un’ultima serie di esplosioni
colossali e devastanti.
Non è possibile! La senti
orgasmare più e più volte in successione rapida: non ti è mai capitato di
conoscere una sola altra ragazza capace di raggiungere tanti orgasmi a così
poca distanza gli uni dagli altri; durante le molteplici posizioni che avete
tentato dal momento in cui te la sei ritrovata seminuda nel letto ne hai
contati almeno una mezza dozzina prima di perderne il conto. Seguiti ad
accarezzarla muovendo piano il membro nel suo corpo febbricitante finché non
lo senti scappare fuori dalle labbra e non la vedi ricadere in avanti e
giacere totalmente abbandonata distesa bocconi sul letto. Infine ti svincoli
con estrema gentilezza per liberare le gambe dal suo peso dolcissimo.
Ti corichi al suo fianco e ti
rialzi sui gomiti per osservarla mentre accaldata, disfatta e sfinita ti
guarda con tenerezza: il suo fascino già enorme è aumentato smisuratamente.
Le sorridi e lei spossata contraccambia di rimando. Si lascia rotolare sulla
schiena e si scosta una ciocca luminosa dal viso ed i suoi occhi
meravigliosamente azzurri scintillano. Le sue mani sono incrociate sul cuore
e il seno fantastico che Madre Natura le ha generosamente fornito si solleva
e si riabbassa con affanno. Recupera il fiato e si rigira di lato, ti
accarezza con amore il pene ormai molle ancora inguantato.
“Caspita Ragazzo!”.
Le confessi che non era
affatto il primo orgasmo di quell’incredibile giornata e gliene racconti
brevemente lo svolgimento. Ti leva il profilattico e ti manipola con
noncuranza lo scroto mentre curiosa e divertita ti ascolta parlare con quel
suo tipico sorriso innocente dipinto sul faccino radioso.
“Dubitavo che sarei riuscito
a godere veramente, ritenevo più probabile che rimanesse in tiro per tutta
la notte o perlomeno fino a che non mi avessi detto basta”.
“Interessante”.
Vai al 406.
.423.
Scosti una sedia dal tavolo e
la fai accomodare. Getti il profilattico nella pattumiera, ti risciacqui le
mani sotto il rubinetto del lavandino e metti su il caffè. Prepari zucchero
e tazzine, ti volgi e la raggiungi. Sposti una sedia e ti accomodi a capo
del tavolo.
Il chiarore dell’alba filtra
già da un pezzo attraverso i vetri delle finestre. Aurora rimane seduta alla
tua sinistra e la luce che sembra irradiarsi dal biondo dei suoi capelli si
direbbe giocare deliziosamente sui lineamenti radiosi del suo bel visetto.
Senza dubbio è la Ragazza più bella tra le più belle di tutte le bellissime!
Continuare perciò a studiarla sopraffatto da un misto di dolcezza e
reverenza risulta una tentazione irresistibile. Fisicamente è perfetta in
tutto, ma le sue caratteristiche principali restano comunque gli occhi, il
sorriso e l’estrema adattabilità che mostra di possedere in qualsiasi
situazione. Beato e rapito le sorridi per tutto il tempo, non puoi
assolutamente farne a meno.
“Spero sul serio che domani
qualcuno non abbia troppo di che lamentarsi.”.
“Per via delle scale?”.
“No, non solo... voglio dire
che non abbiamo né urlato né gridato, però questo a parte non siamo stati
esattamente silenziosi: se avessi abitato qui sotto credo che come minimo
avrei telefonato o picchiato sul soffitto con il manico dello scopettone, mi
meraviglia invece che nessuno abbia pensato di chiamare le forze dell’ordine
dopo i primi venti minuti.”.
“Beh, allora puoi stare
tranquilla perché i due appartamenti sottostanti sono momentaneamente
disabitati, mentre quello più in basso è occupato da giovani studentesse che
di certo sono abituate a fare le ore piccole e l’inquilina della porta di
fronte alla mia è un’amica molto tollerante.”.
“Fino a qual punto
tollerante?”.
Non si vede traccia di
gelosia nella sua voce disinvolta e perspicace, ma soltanto un pizzico di
curiosità.
“No, non fraintendere; si
tratta solamente di un’Amica Speciale... ci ritroviamo spesso la sera,
durante la settimana, semplicemente per tenerci un po’ di compagnia e magari
mangiare del pop-corn innanzi ad un filmissimo preso al noleggio”.
“Ah sì, nient’altro... mi
piacerebbe proprio conoscerla quest’Amica Speciale!”.
“Può darsi... non vedo
ragione per cui non possa succedere.”.
Incroci il suo sguardo e ti
sorride. Chiacchierate per qualche altro minuto e ancora una volta ti
stupisci di quanto sia facile instaurare una conversazione con lei. La
sintonia che vi accomuna è davvero strabiliante! Quando poi senti la
caffettiera gorgogliare, Aurora si rialza in uno svolazzo di felpa e capelli
per servire ad entrambi il caffè.
“Quanto zucchero?”.
“Uno è più che sufficiente.”.
Torna a sedersi e ti posa
davanti la tazzina.
“Buono!”.
Gli occhi le risplendono.
Continuate a chiacchierare con leggerezza e finite con calma di prendere il
caffè. Infine con la coda dell’occhio noti che il suo sguardo comincia a
correre sempre più spesso alle finestre e alle prime luci del nuovo giorno
che sorge e ti sollevi in piedi per mettere rapidamente a bagno le tazzine
nel lavello.
“Se hai bisogno del bagno...
io intanto chiamo un taxi, mi rivesto e poi se mi lasci soltanto un minuto
ti riaccompagno più che volentieri.”.
“Stavo pensando che vista
l’ora tarda, tornare a casa sarebbe inutile e se mi permetti di fare una
doccia veloce, per ciò che mi riguarda ormai potrei anche rimanere.”.
Vai al 448.
.424.
L’affinità che vi accomuna ha
qualcosa di straordinario! Uno inizia un pensiero e l’altra subito lo
intuisce. Uno dei due comincia una frase e l’altro istintivamente la porta a
termine. Pertanto dopo solo pochi minuti di nuove chiacchiere si instaura
tra voi un legame altamente confidenziale che sfocia in quell’intimità
profonda che spesso nemmeno con molti anni di amicizia è possibile
consolidare in modo del tutto permanente. La nottata si protrae
piacevolmente ancora a lungo ma si sta attardando pericolosamente, quando
decidi che è giunto il momento di arrivare al dunque.
Se vuoi comportarti da
gentleman, vai al 454.
Se vuoi concludere facendo
dello spirito, vai al 474.
Se vuoi tentare in un
approccio discreto, vai al 494.
.425.
Prendi una bottiglietta di
acqua minerale, la stappi e ti allontani dal bancone del bar per far largo
ai giovani che frattanto si sono accodati alle tue spalle.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 435.
Se esce un numero dispari,
vai al 445.
.426.
La Ragazza con la R maiuscola
si direbbe assorta nei propri pensieri a due tavoli di distanza dal tuo. Gli
occhi sono azzurri, le labbra sono perfette, i capelli lunghi e fluenti
risplendono di un biondo liscio e brillante come luce liquida. Sta
sorseggiando con gusto dalla cannuccia di un bicchierone stracolmo di frutta
fresca e ombrellini colorati che ha posato davanti. Probabilmente siete gli
unici due in tutta la sala, se non in tutta la discoteca, che non state
consumando qualcosa di alcolico.
Gli sguardi si incrociano per
un istante e sorride. Ricambi il sorriso afferrando e sgranocchiando intanto
un biscotto fragrante per non fare la figura del fesso; sorrideva nella tua
direzione ma non puoi sapere con certezza se stava davvero sorridendo a te,
o se rispondeva semplicemente a una battuta delle amiche vocianti che la
attorniano da vicino chiassosamente. Distoglie subito lo sguardo e lo
abbassa sul suo Beverone, prende una fettina succosa di arancia dal bordo di
cristallo e la spilucca prima di addentarla: il viso è pulito e radioso e le
sopracciglia possiedono la stessa sfumatura luminosa dei capelli. Solleva di
scatto i suoi magnifici occhi azzurri e li fissa intensamente nei tuoi. Un
cucchiaino freddissimo di gelato quasi ti va di traverso. Cazzarola! Ti sei
sporcato la maglietta.
Appoggi la coppa sul tavolo e
cerchi di ripulirti per quanto possibile utilizzando qualche salvietta
mentre l’eco soave di una risatina innocente si spegne sul nascere. Ormai il
danno è fatto e dopotutto non è poi così grave. Scrolli disinvoltamente le
spalle e lasci perciò perdere. Ti accomodi meglio contro lo schienale della
sedia, raccogli un altro biscotto a strisce verdi e marroni, e lo
sbocconcelli distrattamente. Lei non ha mai smesso di fissarti con un
sorrisetto delizioso inciso sulla bocca. Un po’ di matita e un velo
leggerissimo di lucidalabbra sono il solo trucco che indossa, il corpo non
lo puoi vedere però se è grazioso solamente la metà del suo volto quella
Ragazza deve trovarsi di sicuro a un passo dalla perfezione assoluta. Pesca
con due dita una ciliegia rossa dal bicchiere e la assapora socchiudendo le
palpebre.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 451.
Se esce un numero dispari,
vai al 461.
.427.
Ingrani la marcia e manovri
la vettura per fare inversione a U rendendoti conto solo adesso di aver
parcheggiato contromano; beh, almeno questa volta ti è andata bene! Non ti
hanno rimosso la macchina e nemmeno fatto la multa: ti immetti nel traffico
scarso che ancora resiste a quest’ora tarda e sei quasi giunto a
destinazione quando senti la macchina strattonare bruscamente a destra.
Merda!
“Mi sa che abbiamo bucato una
gomma.”.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 437.
Se esce un numero dispari,
vai al 447.
.428.
Girata di spalle, la fai
inginocchiare e rimontare a cavallo del cazzo.
Aurora si inclina
progressivamente all’indietro fino a porti la schiena sul busto e adagiare
la testa di traverso sul letto. Con un braccio la reggi dal fianco nella
piega del gomito e con la mano la stringi sul plesso solare, mentre con
l’altra mano guidi le sue dita che si muovono sul suo clitoride per
procurarsi ancora piacere; l’altro braccio le rimane mollemente abbandonato
verso l’alto sul copriletto ormai disfatto. Puoi sentire il calore delle
cosce compresse sulle gambe, puoi sentire i polpastrelli delle dita
sfiorarti la verga, puoi sentire la compattezza dei suoi glutei schiacciati
sul tuo ventre, puoi sentire la morbidezza del suo corpo pesarti dolcemente
addosso. Le accarezzi il velluto dorato del monte di venere soffice, risali
con la mano destra la superficie setosa di quella silhouette perfetta sino
al momento di chiudere la palma sul seno fantastico che si ritrova.
Le sue tette sono elastiche e
toniche, soffici e sode allo stesso tempo. Le sue areole sono lievemente in
rilievo, ne percepisci i margini dei circoletti sotto i polpastrelli con
chiarezza. I suoi capezzoli sono turgidi e sembrano sul punto di scoppiare,
ne avverti il gonfiore tra il pollice e l’indice della tua mano palpeggiante
e stuzzicante. Improvvisamente smette di solleticarsi il clitoride, te ne
accorgi immediatamente perché non ti senti più sfiorare l’asta e perché
senti la sua mano agganciarsi sul tuo fianco. La utilizza come punto di
forza per spostare il bacino ed affondarsi appena il glande nella vulva.
L’ampiezza del movimento resta limitata dalla strana posizione in cui vi
siete ritrovati e gli sforzi delle reni non possono risultare di grande
aiuto, ma puoi sempre stringerla in un abbraccio possente con il gomito che
le passa sotto l’ascella sinistra per sospingerla sul cazzo a più riprese e
non lesini fatiche nel farlo.
Ricerca un comodo punto di
appoggio con l’unica mano rimasta libera e si puntella sul letto con il
braccio sinistro per imprimere un andamento costante. Inizia presto a
fremere e sussultare e senti la cappella scivolarle fuori dalla vagina.
Corri subito in soccorso al clitoride per non interrompere l’orgasmo
imminente e sospirante che già la pervade. Infine si rialza e si lascia
cadere bocconi in avanti. Si piega sui gomiti e crolla posando la fronte sul
copriletto respirando affannosamente con le chiappe al vento. Afferri
l’uccello per menartelo e infili due dita nella sua ninfa sbocciata
frugandole dentro per qualche minuto.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 602.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
433.
.429.
“Ma non so fare”.
“Perlomeno provaci”.
“Sarà come ballare con un
sacco di patate”.
“Non importa”.
“Non conosco nemmeno i
passi”.
“Fa lo stesso... ti guido
io”.
“Guarda che sicuramente ti
schiaccerò i piedi”.
“E dai, non farti pregare”.
Allunghi una mano
intrecciando le dita con quelle delicate delle sue e l’ombra di un sorriso
raggiante subito le passa sul viso radioso e grazioso. Ti rialzi in piedi e
insieme vi scostate leggermente dal tavolo.
“E adesso?”.
“Adesso mi posi le mani sui
fianchi”.
Esegui immediatamente.
“Ecco così!”.
La guardi negli occhi.
“Io invece te le metto sulle
spalle”.
Caspita... è davvero più che
bellissima!
“Avvicinati un pochino e
segui i miei passi.”.
Abbassi lo sguardo per terra.
“No, continua a guardarmi
negli occhi... OK, sei pronto, comincio con il sinistro. Andiamo: destro,
avanti e indietro, sinistro, avanti e indietro; bene ancora così... Ora di
lato: uno a destra, ritorno, uno a sinistra, ritorno; bravo”.
Senza alcun altro bisogno
d’incoraggiamento ripeti gli stessi movimenti all’indietro e lei ti segue e
si lascia condurre spontaneamente.
“Hai visto che non è per
niente difficile?”.
Ti accosti ulteriormente e
tenti qualche variazione combinata degli stessi passi incrociandoli adagio e
lei si lascia trascinare con grazia e facilità.
“Bravissimo!”.
Le risali un fianco flessuoso
con la mano destra, le accarezzi appena la spalla nuda e le sfiori la pelle
chiara del braccio fino a raggiungere il suo polso sottile e trovare la sua
mano sinistra: indietreggi di un passo e ti sposti di lato, le sollevi in
alto la mano e le fai fare velocemente una piroetta improvvisa guidandola
per tutto il tempo con l’altra mano ancora libera. Ondeggia e barcolla, la
trattieni saldamente tra le braccia; ti si stringe al petto e la sua
risatina brillante risplende nell’aria musicale e tranquilla.
“Bugiardo... sì che sai
ballare”.
Altri dieci punti a favore!
Tira 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 439.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 444.
.430.
Ti volgi a guardare Aurora
per sapere cosa ne pensa, ma la Ragazza ti fa spallucce e ti rivolge uno dei
suoi soliti sorrisi che potrebbero rasserenare l’anima più fredda e
riscaldare il cuore più duro, lasciandoti assoluta carta bianca in merito.
“OK, vada per la terza
classe!”.
Confabulate e perdete qualche
minuto per stabilire come distribuirvi sulle macchine. Gli amici conoscono
bene la destinazione e in quattro e quattr’otto vi ritrovate sotto casa tua.
Li ringrazi vivamente, e più per cortesia che per desiderio vero e proprio,
chiedi loro se vogliono salire per prendere una tazza di caffè o per fare un
paio di chiacchiere veloci e volanti. Il Figo e il Bello comprendono
immediatamente la situazione e scuotono la testa, però il Nuovo risponde
subito di sì, e nonostante le argomentazioni velate e pragmatiche del Lungo
e le proteste pungenti e fulminanti del Secco, presto anche l’Amico si
unisce al conciliabolo per sostenere le ragioni del primo Rompiballe mentre
il Bestia e il Merlo si limitano a grugnire e ridacchiare in disparte per
tutto il tempo.
“OK, OK... ma solo cinque
minuti!”.
Si parcheggiano le automobili
e tutti e dieci salite al tuo appartamento. Metti mano alla caffettiera e
l’atmosfera si riscalda molto in fretta. Ammiri l’innata capacità di
adattamento, non dissimile dalla tua, che Aurora mostra di possedere
largamente; scherza, ride e partecipa alla conversazione come se facesse da
sempre parte del gruppo e sembra divertirsi davvero. Le discussioni si
intrattengono allegramente ancora a lungo e devi richiamare spesso il Nuovo
Rompiballe a contenere un po’ la voce per non svegliare il palazzo intero e
quando infine gli amici salutano e se ne vanno il chiarore dell’alba filtra
già da un pezzo attraverso i vetri delle finestre.
“Ti ringrazio per la
piacevolissima serata, però sono veramente stanchissima e se mi chiami un
taxi ormai me ne tornerei a casa”.
Vai al 450.
.431.
Ti siedi fra i talloni e le
sospingi le ginocchia contro il petto.
La sua vulva lucida, bagnata,
cremosa, succulenta, ingioiellata di fili d’oro spicca subito in alto
leggermente dischiusa. La afferri per le caviglie e gliele spingi sopra la
testa senza troppi complimenti. I suoi glutei si sollevano ulteriormente, la
sua fessura invitante pare schiudersi del tutto. Ci infili dentro due dita e
le frughi nel ventre. Il suo condotto sembra intriso di marmellata appena
tolta dal fuoco! Ti pieghi in avanti per attingere al pozzo del nettare
degli Dei.
Le sfili ruotando le dita dal
corpo e la senti gemere e sospirare affannosamente. Le lasci andare le
caviglie e ti rialzi. Aurora ti pone i piedi sulle spalle in assoluta
fiducia e sicurezza. Ti puntelli sulle mani e allunghi indietro le gambe
mentre lei ti guida il glande alle labbra della ninfa. Accenni in un paio di
deboli colpetti prima di sprofondare con una poderosa martellata. La senti
stringere le dita sugli avambracci ma non dice niente. Se ne resta sdraiata
sulla schiena, immobile e sconfitta, docile e sottomessa, mordendosi un
labbro tra i denti e lasciandosi martellare a tuo piacimento. Ti fissa
imperterrita con le fiamme che dardeggiano nell’azzurro degli occhi.
Continui a martellarle
spietatamente nella figa, alternando piccoli e scoordinati colpi ad altri
improvvisi e possenti, ricambiandola con uno sguardo impassibile e
indifferente pari al suo. Senti il cazzo sprofondare barbaramente, senti
l’eco dei testicoli schioccare, vedi le sue labbra sbiancare, percepisci le
sue dita aggrapparsi con forza, goccioline di sudore le incoronano la fronte
e hai spesso l’impressione di urtarle il fondo della vagina con la punta
della cappella. Dopo qualche minuto di questo trattamento assai poco gentile
la senti fremere a lungo in un orgasmo sviscerato che la lascia sbattuta ed
ansimante.
Smetti di martellarla
soltanto nel momento in cui vedi le sue palpebre socchiudersi e la bocca
rilassarsi completamente. Passi poi a liberarle le gambe per non gravarle
addosso più del necessario. Ti chini allora sul suo viso per toccarle il
labbro offeso con un bacio leggerissimo. La Ragazza riapre gli occhi e ti
sorride debolmente.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 500.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
582.
.432.
Il suo viso innocente e
grazioso se ne resta amabilmente girato di lato, posato sul letto e con gli
occhi chiusi, le mani sono abbandonate sul copriletto poco al di sopra della
testa ed i capelli fluenti e brillanti quanto la luce del sole vi ricadono
sopra; i gomiti sono leggermente schiusi all’infuori e la linea della
schiena è sensuale e seducente quanto e più della Venere di Milo, la curva
del culetto è invitante e perfetta quanto e più del migliore disegno di
Giotto, le sue cosce sono incantevoli e la forma sublime dei suoi polpacci
ti scatena un brivido di piacere che ti scuote fin nelle vertebre della
spina dorsale.
Aurora stringe appena le
gambe, arcuando flessuosamente la schiena e sollevando in alto il sedere
fantastico: una cunetta bagnatissima fa immediatamente capolino tra le sue
cosce e la fessura incarnata della sua ninfa luccicante si mostra quasi con
timidezza stretta nel mezzo in tutta la sua magnificenza. Le scavalchi di
getto le gambe con un ginocchio, appunti il glande al taglio della vulva e
ti distendi comodamente su di lei. Senti la cappella sprofondarle dentro in
un attimo, senti la compattezza dei suoi glutei palpitanti aderire al tuo
pube con la precisione dell’incastro di un puzzle, senti il petto e l’addome
incollarsi al suo corpo mentre ti sostieni lievemente sulle palme delle mani
per non pesarle troppo addosso.
Inizi subito a coprirla
dolcemente, baciandola di continuo sulla nuca e sul collo, non smetti mai di
muoverti piano nel suo ventre e puoi sentirla accennare deboli colpetti con
le chiappe per accrescere la stimolazione del suo godimento, percepisci sui
testicoli il contatto setoso delle sue cosce che si stringono l’una contro
l’altra per mantenerti più fermamente la verga nella vagina. La senti molto
presto sciogliersi in un orgasmo liquido e rovente, percepisci con chiarezza
ogni singolo fremito attraverso i muscoli del tuo corpo schiacciato
pesantemente contro il suo, seguiti a coprirla con lentezza finché non
avverti ogni spasmo della schiena esaurirsi completamente e non la senti
rilassarsi del tutto sotto di te.
Infine le smonti da sopra, ti
rialzi su un gomito e rimani perduto per un istante in contemplazione di
tanta bellezza. Il grande fascino di cui è ampiamente dotata si direbbe
aumentare orgasmo dopo orgasmo in modo esponenziale e la Ragazza non è mai
stata così bella come adesso!
Se vuoi tentare una variante,
vai al 498.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
564.
.433.
Non riesci a venire!
Se non ce la fai a superare
questo labirinto sessuale e vuoi arrenderti, vai al 580.
Se invece vuoi riprovarci,
torna al 405.
.434.
“Ma non so fare”.
“Almeno provaci”.
“No, dico sul serio, questa
sera non mi va”.
“E dai, non farti pregare”.
“Su fa’ la brava, siediti e
non insistere”.
Un po’ delusa torna a sedersi
ma risulta evidente che non è capace di restare incupita per più di
pochissimo perché il suo sguardo si rasserena immediatamente alla prima
occasione.
“Sarà per un’altra volta, te
lo giuro... è una promessa che ti faccio, una promessa che intendo
assolutamente mantenere.”.
Intrecci le dita di una mano
con quelle delicate delle sue e l’ombra di un sorriso subito le passa sul
viso radioso e grazioso. Le sorridi di rimando; l’affinità che vi accomuna
ha qualcosa di straordinario! Uno inizia un pensiero e l’altra subito lo
intuisce. Uno dei due comincia una frase e l’altro istintivamente la porta a
termine. Pertanto dopo solo pochi minuti di nuove chiacchiere si instaura
tra voi un legame altamente confidenziale che sfocia in quell’intimità
profonda che spesso nemmeno con molti anni di amicizia è possibile
consolidare in modo del tutto permanente. La nottata si protrae
piacevolmente ancora a lungo ma si sta attardando pericolosamente, quando
decidi che è giunto il momento di arrivare al dunque.
Se vuoi comportarti da
gentleman, vai al 449.
Se vuoi concludere facendo
dello spirito, vai al 459.
Se vuoi tentare in un
approccio discreto, vai al 469.
.435.
Sordo ormai a tutto il
chiasso che rimbomba fuori dagli altoparlanti raggiri la pista da ballo e ti
avvicini al palchetto cubico del Disc Jockey che ti scorge e si gira dalla
tua parte accennando un saluto che può solamente significare: se mi aspetti
appena posso scendo per un paio di minuti! Stappi e bevi un altro sorso
d’acqua minerale dalla semplice bottiglietta che tieni in mano e che sembra
sottoscrivere a lettere cubitali e lampeggianti: NON BEVO, NON FUMO, NON MI
DROGO E CERCO SOLO PARTNER DI PARI REQUISITI; qualche volta ti è capitato
anche di attirare l’attenzione di un gay, ma è sempre stato meglio scambiare
quattro chiacchiere con una persona possibilmente intelligente, piuttosto
che perdere del tempo con una ragazza scivolosa e mezza rimbambita
dall’alcool.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 455.
Se esce un numero dispari,
vai al 465.
.436.
La sedia è comoda,
l’aperitivo è buono, la musica è piacevole, gli zampilli illusoriamente
colorati della fontana donano al tutto un non so che di irreale e la vista è
spettacolosa. Continuate a studiarvi reciprocamente ancora a lungo, l’uno
bevendo e l’altra mangiando, quando senza preavviso tutte le sue amiche si
innalzano in volo come uno stormo di anatre selvatiche e starnazzando
rumorosamente se la trascinano via.
Indeciso sul da farsi abbassi
lo sguardo sul tuo Beverone alla frutta, che è ormai vuoto per tre quarti,
mentre la sua coppa gelato che non è stata intaccata neanche per metà se ne
resta abbandonata sul tavolo. Rialzi gli occhi; la intravvedi allungare il
collo nel tentativo di guardarsi indietro ma le doppie porte della discoteca
si aprono e la inghiottono troppo in fretta. Avresti dovuto scattare in
piedi e cercare di separarla dal gruppo per trattenerla in qualsiasi modo
possibile però sei stato colto alla sprovvista e hai reagito con lentezza:
farlo ora sarebbe inutile. Per quanto tu lo voglia sai già che non riuscirai
a ritrovarla in mezzo alla folla che si aggira nella sala principale.
Finisci con calma la tua
consumazione, aspettando e sperando vanamente che la Ragazza possa far
ritorno sui propri passi, ma nulla sembra mai significativamente cambiare in
quello strano posto e dopo qualche altro minuto di attesa la troppa
tranquillità comincia a stancare. Decidi infine di andartene e ti rigetti
nel caos e nella penombra.
Se non hai ancora gironzolato
al pianterreno, puoi farlo andando al 267.
Se non hai ancora vagabondato
ai piani superiori, puoi farlo andando al 293.
Altrimenti vai al 345.
.437.
Meno male che Aurora si sta
divertendo, perché tu al contrario ti metteresti a gridare per la
frustrazione e la rabbia. Pazienza! Strattonando il volante e sussultando
sul sedile fai raggiungere alla macchina il posteggio di un distributore
poco distante per sfruttarne tutta quanta l’illuminazione possibile. Negli
ultimi tempi ti è accaduto di forare un po’ troppo spesso e ormai dovresti
essere diventato praticamente un esperto in materia. Scendi dall’auto e
recuperi in fretta il cric e la ruota di scorta. Raccogli i pensieri e ti
rimbocchi la maglietta bianca nei jeans. La luce è buona e quindi senza
perdere altro tempo sostituisci velocemente la gomma bucata.
“Sei nero persino sulla
fronte!”.
Vai al 457.
.438.
Scosti una sedia dal tavolo e
la fai accomodare. Apri lo sportello del lavandino, butti il profilattico
nella pattumiera, ti risciacqui le mani sotto il getto dell’acqua fredda e
metti su il caffè. Prepari cucchiaini, zucchero e tazzine a portata di mano,
ti volgi e la raggiungi. Sposti una sedia e ti accomodi a capo del tavolo.
Il chiarore dell’alba filtra
già da un pezzo attraverso i vetri delle finestre. Aurora rimane seduta alla
tua sinistra e la luce che sembra irradiarsi dal biondo dei suoi capelli si
direbbe giocare deliziosamente sui lineamenti radiosi del suo bel visetto.
Senza dubbio è la Ragazza più bella tra le più belle di tutte le bellissime!
Continuare perciò a studiarla sopraffatto da un misto di dolcezza e
reverenza risulta una tentazione irresistibile. Fisicamente è perfetta in
tutto, ma le sue caratteristiche principali restano comunque gli occhi, il
sorriso e l’estrema adattabilità che mostra di possedere in qualsiasi
situazione. Beato e rapito le parli sorridendo per tutto il tempo, non puoi
assolutamente farne a meno.
“Mi piace veramente dove
vivi... è un luogo a dir poco interessante.”.
Di tanto in tanto, incroci il
suo sguardo e subito ti ricambia con un sorriso amabile. Chiacchierate per
qualche altro minuto e ancora una volta ti stupisci di quanto sia facile
instaurare una piacevole conversazione con lei. La sintonia che vi accomuna
è davvero strabiliante! Quando poi senti la caffettiera gorgogliare, Aurora
si rialza in uno svolazzo di felpa e capelli per servire ad entrambi il
caffè.
“Quanto zucchero?”.
“Uno è più che sufficiente.”.
Versa il caffè e ci mette lo
zucchero, torna a sedersi e ti posa davanti la tazzina dopo averla
rimescolata per bene.
“Buono!”.
“Te lo avevo detto... peccato
che c’è il trucco.”.
“Quale trucco?”.
“Non posso dirlo; credimi,
vorrei proprio farlo però un’amica piuttosto convincente mi ha fatto
promettere di mantenere il segreto a tutti i costi”.
“Un’amica?”.
“Una Barista per la
precisione”.
“Si tratta forse di quella
del bar che sta qui sotto?”.
Non si vede traccia di
gelosia nella sua voce disinvolta e perspicace, ma soltanto un pizzico di
curiosità.
“Già, credo che ti
piacerebbe... avete moltissimo in comune!”.
“E io vorrei conoscerla...
pensi sul serio che possa accadere?”.
“Può darsi... non vedo perché
così non debba essere.”.
Ti sorride e gli occhi le
risplendono. Continuate a chiacchierare con grande leggerezza e finite
tranquillamente di prendere il caffè. Infine con la coda dell’occhio noti
che il suo sguardo comincia a correre sempre più spesso alle finestre e alle
prime luci del nuovo giorno che sorge e ti sollevi in piedi per mettere
rapidamente a bagno le tazzine nel lavello.
“Se hai bisogno del bagno...
io intanto chiamo un taxi, mi rivesto e poi se mi lasci soltanto un minuto
ti riaccompagno più che volentieri.”.
“Stavo pensando che vista
l’ora tarda, tornare a casa sarebbe inutile e se mi permetti di fare una
doccia veloce, per ciò che mi riguarda ormai potrei anche rimanere.”.
Vai al 448.
.439.
Le accarezzi dolcemente la
schiena flessibile e la stringi delicatamente fra le braccia.
“Non è vero... è più o meno
tutto quello che conosco”.
“Non ti credo”.
Si puntella con i pugni sul
petto e solleva lo sguardo per guardarti negli occhi.
“Non m’inganni di nuovo”.
Una scintilla azzurra le
passa negli occhi brillanti e meravigliosi.
“Ma chi sei veramente?”.
Le sorridi.
“Sono solo uno come tanti:
vivo nella torre più alta di un castello, lavoro dal lunedì al venerdì e mi
batto con spiriti, demoni e draghi durante il fine settimana.”.
“E io sono la Dea Greca
dell’amore incarnata nel corpo di una fanciulla indifesa”.
“Lo sospettavo!”.
Scoppia a ridere vivacemente.
Vai al 464.
.440.
Ti volgi a guardare Aurora
per sapere cosa ne pensa, ma la Ragazza ti fa spallucce e ti rivolge uno dei
suoi soliti sorrisi che potrebbero rasserenare l’anima più fredda e
riscaldare il cuore più duro, lasciandoti assoluta carta bianca in merito.
“OK, vada per la terza
classe!”.
Confabulate e perdete qualche
minuto per stabilire come distribuirvi sulle macchine. Gli amici conoscono
bene la destinazione e in quattro e quattr’otto vi ritrovate sotto casa tua.
Li ringrazi vivamente, e più per cortesia che per desiderio vero e proprio,
chiedi loro se vogliono salire per prendere una tazza di caffè o per fare un
paio di chiacchiere veloci e volanti.
“Sì, dai!”.
Esplode il Nuovo.
“Vorrai scherzare?”.
Schizza il Secco.
“No, grazie”.
Interviene il Lungo.
“Perché no?”.
Ribatte il Nuovo.
“Perché si è fatto un po’
troppo tardi e siamo stanchini”.
Argomenta il Lungo.
“Cosa cazzo... hai paura di
restartene soletto o speri di ritrovarti in un’orgia?”.
Protesta il Secco.
“Però se saliamo per non
molto, possiamo scendere poi al bar qui davanti per fare colazione e
chiudere così in bellezza”.
Ragiona l’Amico e insiste il
primo Rompiballe.
“E dai... che vi costa?”.
Il Figo e il Bello
comprendono immediatamente la situazione e scuotono la testa, l’uno
impettito e l’altro silenziosamente sghignazzando, mentre il Bestia e il
Merlo si limitano a grugnire e ridacchiare in disparte per tutto il tempo.
“OK, OK... ma solo cinque
minuti!”.
Si parcheggiano le automobili
e tutti e dieci salite al tuo appartamento. Metti subito mano alla
caffettiera e l’atmosfera si riscalda in fretta. Ammiri l’innata capacità di
adattamento, non dissimile dalla tua, che Aurora mostra di possedere
largamente; scherza, ride e partecipa alla conversazione come se facesse da
sempre parte del gruppo e sembra divertirsi davvero. Le discussioni si
intrattengono allegramente ancora a lungo e devi richiamare spesso il Nuovo
Rompiballe a contenere un poco la voce per non svegliare il palazzo intero e
quando infine gli amici salutano e se ne vanno il chiarore dell’alba filtra
già da un pezzo attraverso i vetri delle finestre.
“Ti ringrazio per la
piacevolissima serata, però sono veramente stanchissima e se mi chiami un
taxi ormai me ne tornerei a casa”.
Vai al 450.
.441.
La fai inginocchiare sul
pavimento tra il letto e l’armadio.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 486.
Se esce un numero dispari,
vai al 585.
.442.
Proprio non riesci a venire!
Se non ce la fai a superare
questo labirinto sessuale e vuoi arrenderti, vai al 496.
Se invece vuoi riprovarci,
torna al 405.
.443.
Le infili dentro due dita e
continui a muoverle, ora lentamente, fin quando non la senti riscaldarsi per
l’ennesima volta. Con il pollice cominci quindi a lisciarle il clitoride con
estrema delicatezza mentre con la mano sinistra le vezzeggi alternativamente
l’inguine, le cosce, i polpacci, le caviglie, i glutei, il monte di venere e
la zona esterna delle grandi labbra con tenerezza. Acceleri
impercettibilmente il ritmo dei movimenti senza smettere di frugare e
sciaguattare con cautela e reverenza. Riprende a fremere e gemere, risolleva
la testa e getta indietro i capelli, la schiena si incurva e la vedi e la
senti irrigidirsi, le dita dei piedi contrarsi e il fuoco esploderle nel
ventre.
Non è possibile! La senti
orgasmare più e più volte in successione rapida: non ti è mai capitato di
conoscere una sola altra ragazza capace di raggiungere tanti orgasmi a così
poca distanza gli uni dagli altri; durante le molteplici posizioni che avete
tentato dal momento in cui te la sei ritrovata seminuda nel letto ne hai
contati almeno una mezza dozzina prima di perderne il conto. Seguiti a
muoverti piano con le dita nel suo corpo febbricitante finché non la senti
ricadere in avanti e non la vedi giacere totalmente abbandonata distesa sul
letto.
Ti corichi al suo fianco e ti
rialzi sui gomiti per osservarla mentre accaldata, disfatta e sfinita ti
guarda con dolcezza: il suo fascino già notevole è aumentato enormemente. Le
sorridi e lei spossata contraccambia di rimando. Si lascia rotolare sulla
schiena e si scosta una ciocca luminosa dal viso ed i suoi occhi
straordinariamente azzurri scintillano. Le sue mani sono incrociate sul
cuore e il seno fantastico che Madre Natura le ha generosamente fornito si
solleva e si riabbassa con affanno. Recupera il fiato e si rigira di lato,
ti accarezza con amore il membro eretto ancora inguantato. Le confessi che
non ce la fai a venire e le racconti brevemente che l’orgasmo che per un
soffio non hai raggiunto in principio tra le sue labbra non era affatto il
primo orgasmo della giornata. Ti sfila il profilattico e ti scappella
distrattamente il cazzo mentre curiosa e divertita ti ascolta parlare con
quel suo sorriso innocente dipinto sul faccino radioso.
“Se dovessimo continuare è
probabile che mi resti in tiro per tutta la notte, ma non credo che
riuscirei più a ritrovare quell’apice di tensione necessaria per godere
veramente”.
“Interessante”.
Vai al 406.
.444.
Le accarezzi dolcemente la
schiena flessibile e la stringi delicatamente fra le braccia.
“Non è vero... è più o meno
tutto quello che conosco”.
“Non ti credo”.
Si puntella con i pugni sul
petto e solleva lo sguardo per guardarti negli occhi.
“Non m’inganni di nuovo”.
Una scintilla azzurra le
passa negli occhi brillanti e meravigliosi.
“Ma chi sei veramente?”.
Le sorridi.
“Sono solo uno come tanti:
vivo nella torre più alta di un castello, lavoro dal lunedì al venerdì e mi
batto con spiriti, demoni e draghi durante il fine settimana.”.
“E io sono la Dea Greca
dell’amore incarnata nel corpo di una fanciulla indifesa”.
“Lo sospettavo!”.
Scoppia a ridere vivacemente.
Vai al 488.
.445.
Sordo ormai a tutto il
chiasso che rimbomba fuori dagli altoparlanti raggiri la pista da ballo e ti
avvicini al palchetto cubico del Disc Jockey che però non sembra accorgersi
della tua presenza. Pazienza! In fondo non è che avessi poi tutta questa
voglia di stare a sgolarti per scambiare un paio di parole, tanto più che
parlare con il DJ è un po’ come parlare con una lavanderia a gettoni
americana e perciò bisogna continuamente restarsene attenti ad interpretare
quel che dice. Stappi e bevi un altro sorso d’acqua minerale dalla semplice
bottiglietta che tieni in mano e che sembra sottoscrivere a lettere cubitali
e lampeggianti: NON BEVO, NON FUMO, NON MI DROGO E CERCO SOLO PARTNER DI
PARI REQUISITI; qualche volta ti è capitato anche di attirare l’attenzione
di un gay, ma è sempre stato meglio scambiare quattro chiacchiere con una
persona possibilmente intelligente, piuttosto che perdere del tempo con una
ragazza scivolosa e mezza rimbambita dall’alcool.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 455.
Se esce un numero dispari,
vai al 465.
.446.
La sedia è comoda,
l’aperitivo è buono, la musica è piacevole, gli zampilli illusoriamente
colorati della fontana donano al tutto un non so che di irreale e la vista è
spettacolosa. Continuate a studiarvi reciprocamente per qualche altro
minuto, l’uno bevendo e l’altra mangiando, quando senza preavviso tutte le
sue amiche si innalzano in volo come uno stormo di oche selvatiche e
starnazzando rumorosamente se la trascinano via.
Indeciso sul da farsi abbassi
lo sguardo sul tuo Beverone alla frutta, che è ancora pieno per tre quarti,
mentre la sua coppa gelato è stata a malapena intaccata e se ne resta
abbandonata sul tavolo. Rialzi gli occhi; la intravvedi allungare il collo
nel tentativo di guardarsi indietro ma le doppie porte della discoteca si
aprono e la inghiottono troppo in fretta. Avresti dovuto scattare in piedi e
cercare di separarla dal gruppo per trattenerla in qualsiasi modo possibile
però sei stato colto alla sprovvista e hai reagito con lentezza: farlo ora
sarebbe inutile. Per quanto tu lo voglia sai già che non riuscirai a
ritrovarla in mezzo alla folla che si aggira nella sala principale.
Finisci con calma la tua
consumazione, aspettando e sperando vanamente che la Ragazza possa far
ritorno sui propri passi, ma nulla sembra mai significativamente cambiare in
quello strano posto e dopo una lunga e paziente attesa la troppa
tranquillità comincia a stancare. Decidi infine di andartene e ti rigetti
nel caos e nella penombra.
Se non hai ancora gironzolato
al pianterreno, puoi farlo andando al 267.
Se non hai ancora vagabondato
ai piani superiori, puoi farlo andando al 293.
Altrimenti vai al 345.
.447.
Meno male che Aurora si sta
divertendo, perché tu al contrario ti metteresti a gridare per la
frustrazione e la rabbia. Pazienza! Strattonando il volante e sussultando
sul sedile fai raggiungere alla macchina il posteggio di una videoteca poco
distante per sfruttarne tutta quanta l’illuminazione possibile. Negli ultimi
tempi ti è accaduto di forare un po’ troppo spesso e ormai dovresti essere
diventato praticamente un esperto in materia. Scendi dall’auto e recuperi in
fretta il cric e la ruota di scorta. Raccogli i pensieri e ti rimbocchi la
maglietta bianca nei jeans. La luce non è il massimo e quindi non senza
difficoltà sostituisci velocemente la gomma bucata.
“Sei nero persino sulla
fronte!”.
Vai al 457.
.448.
Ti affacci nella sala e
spegni del tutto la luce. Guidi la super Ragazza in camera e porti a zero
anche il reostato della cucina. Apri la porta e la accompagni al bagno.
“Uao...”.
Se vuoi saperne di più sul
bagno, vai al 453.
Se non ti interessa, vai
direttamente al 460.
.449.
Continuate a chiacchierare
intrappolati l’uno nelle parole dell’altra per un tempo che risulta
indefinibile.
“Che ore sono?”.
Ti guardi intorno.
“Non saprei esattamente
perché non porto orologi, ma a giudicare dal numero scarso di tavoli che
sono rimasti occupati deve essersi fatto di sicuro molto tardi”.
Aurora volge subito in alto i
suoi incredibili occhi azzurri e ne segui l’esempio.
“Non troppo però da far
spuntare il giorno”.
“No, sembra di no”.
Abbassi lo sguardo e ti perdi
per un attimo nell’immensità raggiante di quei magnifici occhi azzurri come
il cielo più bello della primavera più splendida cui ti è mai capitato di
assistere.
“Mi sa che dovrei proprio
mettermi in cerca delle amiche, se non voglio rischiare di dover rincasare a
piedi.”.
“Non ce n’è bisogno”.
Vi fissate negli occhi.
“Posso benissimo
accompagnarti io!”.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 479.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 504.
.450.
Il giorno seguente torni a
prendere la macchina insieme all’elettrauto e il problema si risolve in una
sciocchezza da nulla, mentre il resto del week-end scorre pigro e tranquillo
senza che accadano altri eventi significativi o comunque degni di nota.
Vai al 555.
.451.
La sedia è comoda, il gelato
è buono, la musica è piacevole, gli zampilli illusoriamente colorati della
fontana donano al tutto un non so che di irreale e la vista è spettacolosa.
Continuate a studiarvi reciprocamente ancora a lungo, l’uno mangiucchiando e
l’altra spiluccando e succhiando, quando senza preavviso tutte le sue amiche
si innalzano in volo come uno stormo di anatre selvatiche e starnazzando
rumorosamente se la trascinano via.
Indeciso sul da farsi abbassi
lo sguardo sulla tua coppa di cristallo, che è ormai vuota per tre quarti,
mentre il suo aperitivo alla frutta che non è stato intaccato neanche per
metà se ne resta abbandonato sul tavolo. Rialzi gli occhi; la intravvedi
allungare il collo nel tentativo di guardarsi indietro ma le doppie porte
della discoteca si aprono e la inghiottono troppo in fretta. Avresti dovuto
scattare in piedi e cercare di separarla dal gruppo per trattenerla in
qualsiasi modo possibile però sei stato colto alla sprovvista e hai reagito
con lentezza: farlo ora sarebbe inutile. Per quanto tu lo voglia sai già che
non riuscirai a ritrovarla in mezzo alla folla che si aggira nella sala
principale.
Finisci con calma la tua
grossa consumazione, aspettando e sperando vanamente che la Ragazza possa
far ritorno sui propri passi, ma nulla sembra mai significativamente
cambiare in quello strano posto e dopo qualche altro minuto di attesa la
troppa tranquillità comincia a stancare. Decidi infine di andartene e ti
rigetti nel caos e nella penombra.
Se non hai ancora gironzolato
al pianterreno, puoi farlo andando al 267.
Se non hai ancora vagabondato
ai piani superiori, puoi farlo andando al 293.
Altrimenti vai al 345.
.452.
Non riesci proprio a venire!
Se non ce la fai a superare
questo labirinto sessuale e vuoi arrenderti, vai al 443.
Se invece vuoi riprovarci,
torna al 405.
.453.
In effetti il bagno è persino
un po’ troppo lussuoso se paragonato al resto dell’abitazione. D’altronde è
stata in pratica la vastità del bagno, che è grande almeno quanto la cucina,
a convincerti a prendere questo appartamento fra altri disponibili.
Entrando dalla camera, sulla
destra il lavabo se ne resta incassato in un lungo mobile che corre fin
quasi in fondo, mentre sulla sinistra il water ed il bidè si addossano alla
parete che il bagno condivide con la cucina adiacente. Dalla parte opposta,
addossate alla parete di fronte, collocate al di sotto di una bella
finestra, la lavatrice e l’asciugatrice fanno angolo con il lungo mobile di
prima e lì nell’angolo si trova anche il cestone dei panni sporchi. Nella
specchiera appesa sopra il lavabo, si vede invece riflessa una delle due
porte-finestre che si aprono sull’enorme terrazza che costeggia
l’appartamento su due lati per tutta la sua lunghezza. Da una parte e
dall’altra della portafinestra posta al centro del secondo, ampio e ultimo
muro esterno, negli angoli rimasti ancora liberi del bagno, si trovano la
doccia e la vasca ad angolo che sono grandi abbastanza da contenere
comodamente ciascuna almeno quattro persone.
Sono state proprio le
dimensioni di questi ultimi impianti igienici a catturare la tua fantasia
quando li hai visti per la prima volta e stai ancora aspettando di
sfruttarli ambedue in modo più che soddisfacente.
Vai al 460.
.454.
Continuate a chiacchierare
intrappolati l’uno nelle parole dell’altra per un tempo che risulta
indefinibile.
“Che ore sono?”.
Ti guardi intorno.
“Non saprei esattamente
perché non porto orologi, ma a giudicare dal numero scarso di tavoli che
sono rimasti occupati deve essersi fatto di sicuro molto tardi”.
Aurora volge subito in alto i
suoi incredibili occhi azzurri e ne segui l’esempio.
“Non troppo però da far
spuntare il giorno”.
“No, sembra di no”.
Abbassi lo sguardo e ti perdi
per un attimo nell’immensità raggiante di quei magnifici occhi azzurri come
il cielo più bello della primavera più splendida cui ti è mai capitato di
assistere.
“Mi sa che dovrei proprio
mettermi in cerca delle amiche, se non voglio rischiare di dover rincasare a
piedi.”.
“Non ce n’è bisogno”.
Vi fissate negli occhi.
“Posso benissimo
accompagnarti io!”.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 499.
Se esce un numero dispari,
vai al 504.
.455.
Ti appoggi al palchetto
plastificato del Disc Jockey e tra un lampeggiamento e l’altro rimani
incantato a guardare la silhouette perfetta di una ragazza intenta a ballare
da sola in mezzo alla pista non troppo affollata: capelli biondi al vento,
lunghi e brillanti, movenze sensualissime; di certo potrebbe dare molto filo
da torcere a una qualsiasi delle cubiste che si snocciolano ai margini
dimenandosi con affanno sui propri piedistalli spigolosi e squadrati. Bevi
ancora dalla bottiglietta e osservi più attentamente quella visione divina.
La ragazza è alta, veste un tubino nero che le arriva a metà coscia e sì...
ti sta fissando e studiando a sua volta con apparente interesse.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 475.
Se esce un numero dispari,
vai al 485.
.456.
La fai distendere
lateralmente al centro del letto. Aurora flette un po’ le ginocchia e una
collinetta carnosissima compare immediatamente fra le sue cosce unite e
serrate; il suo culetto è una visione straordinaria, il fiorellino roseo
dell’ano è come un bulbo in procinto di schiudersi, il solco del suo sesso è
incarnato e brillante e sfavilla come al sole nell’intensa luce della
camera. Risali con le dita sulla pelle calda, liscia, chiara, luminosa,
splendente, limpida e setosa delle sue gambe sensualissime. Ti soffermi un
istante ancora per ammirare quei glutei rotondeggianti e perfetti, e poi
glieli divarichi appena: il suo bocciolo sembra ammiccare e palpitare,
innocente ed indifeso, stretto e verginale, invitante e coraggioso.
Sfiori con i polpastrelli la
sua ninfa bagnatissima, ti poni dietro di lei per combaciare con i contorni
del suo corpo flessuoso ed eccitante, le fai passare il gomito destro al di
sopra della testa e dirigi con la mano sinistra il cazzo alla vulva per
penetrarla. Ti puntelli sul braccio per baciarla sulla nuca e sul collo, le
fai subito scivolare la mano sulle mammelle per accarezzarle, ma te la
intercetta al volo e se la sospinge decisa sul clitoride. Incominci a
muoverti piano nel suo ventre e la senti sospirare lievemente.
Ti preme con forza le dita
nella piega della sua figa, decidi allora di aumentare la velocità e la
profondità di quelle penetrazioni tranquille e riposanti. Senti la pressione
allentarsi sulle dita, immagini la sua mano ricadere sul copriletto, ti
sollevi sulle palme delle mani per gravarle maggiormente contro la schiena.
Continui a mordicchiarle il lobo di un orecchio, mentre il peso degli
affondi si fa sempre più forsennato ed i suoi gemiti diventano sempre più
rauchi e profondi. Getti uno sguardo allo specchio per catturare un’immagine
fugace della sua seducente bellezza, distesa sul fianco destro e semi
schiacciata sotto di te.
La chioma bionda e rilucente
dei suoi capelli rimane sparsa tutt’intorno alla testa, gli occhi sono
chiusi, le labbra sono dolcemente aperte, il viso è adagiato sulla guancia
destra, il braccio sinistro le nasconde il seno, il gomito è ripiegato e
l’avambraccio si allunga verso l’alto, la palma della sola mano visibile
resta posata sul letto e le sue dita si direbbero contratte. All’improvviso
inizia a scuotersi in fremiti violenti e non smetti di sbatterla finché non
la senti rilassarsi completamente.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 591.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi concludere, vai al
462.
.457.
Getti la ruota bucata nel
baule e una felpa di riserva sul sedile per non sporcarlo, ti ripulisci
rapidamente le mani in uno straccio e rientrate in macchina. Le risatine
cristalline di Aurora si direbbero inesauribili e in quattro e quattr’otto
vi ritrovate sotto casa tua. Un Furbone ha lasciato l’automobile davanti al
portone che dà accesso ai garage e perciò siete costretti a parcheggiare
sulla strada e la cosa risulta molto più difficile del previsto. Vi aggirate
come predatori in cerca di un posteggio libero nei dintorni, ma sembra che
tutti abbiano deciso di ritornare dalle ferie prima del tempo al solo scopo
di complicarti l’esistenza.
“Se mi vuoi aspettare qui”.
“Non preoccuparti”.
“Vedo se riesco a trovare un
po’ di spazio per la macchina più avanti”.
Sorride.
“Vengo anch’io!”.
Abbandonate la vettura in ciò
che sembra essere l’unico posto rimasto disponibile e impiegate quasi
quindici minuti per far ritorno al punto di partenza. Il traffico risulta
pressoché inesistente e vi incamminate sui bordi della strada, costeggiando
il lato sinistro dei veicoli in sosta, perché i marciapiedi sono qua e là
ingombrati dalle biciclette. Il debole chiarore dell’alba imminente si
diffonde appena oltre i tetti laggiù in fondo quando infine tornate sui
vostri passi. Un déjà vu subito ti trafigge il cervello e per poco non ti
ritrovi lungo e disteso, supino e diritto sulla schiena. Porc...
Istintivamente allarghi le braccia per mantenere l’equilibrio, schettinando
come sul ghiaccio per non rovinare a terra, Aurora ti allunga le mani e le
afferri al volo per non scivolare nel sudiciume. Accidenti a
quell’Impicciona del piano terra e alla sua stramaledetta abitudine di
gettare l’olio del fritto nel tombino in strada di fronte alla porta.
“Mi spiace davvero che il
tutto non stia esattamente andando per il meglio”.
Muovi lo sguardo per
guardarla negli occhi e la Ragazza ti rivolge uno dei suoi soliti sorrisi
che potrebbero rasserenare l’anima più fredda e riscaldare il cuore più duro
risollevandoti in parte il morale in un baleno.
“Non dire sciocchezze”.
Risalite sul marciapiede e vi
avvicinate alla porta del palazzo.
“Le cose non vanno poi così
male”.
“Allora mi daresti un bacio
di consolazione?”.
Estrai le chiavi mentre lei
esplode in quella sua tipica risatina deliziosa.
“Scordatelo... sei troppo
sozzo!”.
Apri la porta e vai al 467.
.458.
Ti stendi sul dorso e la fai
salire sul grembo. Aurora si raddrizza sulle ginocchia, si inarca
all’indietro e si sostiene appoggiando la palma di una mano tra le tue gambe
sul copriletto. Con due dita dell’altra si schiude la vulva e con il medio
si titilla il clitoride.
“Vuoi davvero che metta
questo bel piccioncino nella figa al calduccio?”.
Un brivido ti scuote le ossa.
“Se non lo fai succede che ti
stupro sul serio!”.
Esplode in una risatina
cristallina. Abbassa il bacino introducendo la punta della cappella nella
sua ninfa e si risolleva immediatamente. Le grandi labbra sprofondano
appena, il contatto è morbido e caldissimo. I suoi occhi fiammeggiano, il
suo è uno sguardo di sfida allo stato puro. Senza porre nessuna resistenza
incroci le mani dietro alla testa per lasciarti invece dominare: mostri di
arrenderti alle sue condizioni e ti mostri del tutto impotente di fronte
alle sue lusinghe e lei si rialza impalandosi su di te con il busto
completamente eretto. Il cazzo sprofonda velocemente, il bagnato e il
bollore del suo condotto ti accarezzano la verga abbracciandola per tutta la
sua lunghezza.
Chiude gli occhi e solleva il
mento, ti posa le palme delle mani sul petto e sospinge indietro il sedere
inarcando flessuosamente la schiena e sporgendo così in avanti le tette. I
suoi capelli in controluce sono vividi e brillanti come la luce solare al
risveglio, i gioielli del suo seno scintillano di riflessi rosa-violetto.
Comincia a dondolare i fianchi alla ricerca dei movimenti giusti per
massimizzare il suo piacere, hai quasi la sensazione di sprofondare sino
alle ginocchia.
Le sfiori la pelle chiara e
setosa delle braccia fino a raggiungere le sue spalle affusolate, le
discendi poi piano sui suoi fantastici seni elastici. La Ragazza sembra
trovare infine ciò che cercava e inizia a scivolarti sul grembo con piccoli
movimenti profondi e struscianti. Senti il monte di venere dorato che si
strofina energicamente contro il tuo pube, senti i succhi viscosi e bollenti
della vagina che ti grondano abbondanti sulle palle e fra le cosce. Strizzi
con tenerezza nelle mani le sue toniche mammelle, i capezzoli si sparano in
avanti e il solco evidente del suo décolleté già mozzafiato si accentua
ulteriormente. Il cervello ti si annebbia nello spazio di un istante e il
calore e la morbidezza del suo seno ti risultano all’improvviso
incomparabili. La agguanti per le anche sintonizzandoti al ritmo degli
strusciamenti sempre più febbrili mentre incomincia a gemere lievemente.
Accelera il suo movimento
dondolante e schiude la bocca nel gesto di un grido inespresso, la vedi
irrigidirsi e la senti venire e sussultare a lungo sopra il tuo corpo. Non
smetti di accennarle deboli colpetti di reni nel ventre da sotto finché non
riapre gli occhi e non rilassa le dita contratte sul tuo petto.
Se vuoi tentare qualche
variante, vai al 601.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
570.
.459.
Continuate a chiacchierare
intrappolati l’uno nelle parole dell’altra per un tempo che risulta
indefinibile.
“Che ore sono?”.
Ti guardi intorno.
“Non saprei esattamente
perché non porto orologi, ma a giudicare dal numero scarso di tavoli che
sono rimasti occupati deve essersi fatta di sicuro un’ora tardissima”.
Aurora volge subito in alto i
suoi incredibili occhi azzurri e ne segui l’esempio.
“Non troppo però da far
spuntare il giorno”.
“No, sembra di no”.
Abbassi lo sguardo e ti perdi
per un attimo nell’immensità raggiante di quei magnifici occhi azzurri come
il cielo più bello della primavera più splendida cui ti è mai capitato di
assistere: prendi fiato e la butti giù come per caso.
“Ti va di venire a vedere la
mia collezione di farfalle?”.
Vi fissate negli occhi.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 484.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 514.
.460.
Tira un dado:
Se esce il numero 1, vai al
463.
Se esce il numero 2, vai al
468.
Se esce il numero 3, vai al
473.
Se esce qualsiasi altro
numero, scegli liberamente fra queste tre possibilità.
.461.
La sedia è comoda, il gelato
è buono, la musica è piacevole, gli zampilli illusoriamente colorati della
fontana donano al tutto un non so che di irreale e la vista è spettacolosa.
Continuate a studiarvi reciprocamente per qualche altro minuto, l’uno
mangiucchiando e l’altra spiluccando e succhiando, quando senza preavviso
tutte le sue amiche si innalzano in volo come uno stormo di oche selvatiche
e starnazzando rumorosamente se la trascinano via.
Indeciso sul da farsi abbassi
lo sguardo sulla tua coppa di cristallo, che è ancora piena per tre quarti,
mentre il suo aperitivo alla frutta è stato a malapena intaccato e se ne
resta abbandonato sul tavolo. Rialzi gli occhi; la intravvedi allungare il
collo nel tentativo di guardarsi indietro ma le doppie porte della discoteca
si aprono e la inghiottono troppo in fretta. Avresti dovuto scattare in
piedi e cercare di separarla dal gruppo per trattenerla in qualsiasi modo
possibile però sei stato colto alla sprovvista e hai reagito con lentezza:
farlo ora sarebbe inutile. Per quanto tu lo voglia sai già che non riuscirai
a ritrovarla in mezzo alla folla che si aggira nella sala principale.
Finisci con calma la tua
grossa consumazione, aspettando e sperando vanamente che la Ragazza possa
far ritorno sui propri passi, ma nulla sembra mai significativamente
cambiare in quello strano posto e dopo una lunga e paziente attesa la troppa
tranquillità comincia a stancare. Decidi infine di andartene e ti rigetti
nel caos e nella penombra.
Se non hai ancora gironzolato
al pianterreno, puoi farlo andando al 267.
Se non hai ancora vagabondato
ai piani superiori, puoi farlo andando al 293.
Altrimenti vai al 345.
.462.
Sei ancora lontano dal
riuscire a venire!
Se proprio non ce la fai a
superare questo labirinto sessuale e vuoi arrenderti, vai al 482.
Se invece vuoi riprovarci,
torna al 405.
.463.
Raggiungi l’abitacolo in
muratura della doccia. Schiudi la porta di vetro smerigliato, apri l’acqua
calda e regoli il getto in modo da ottenere una pioggerella a goccioloni
grossi e pesanti. Aurora si è già liberata della felpa e si infila
immediatamente sotto alla doccia. Ti snodi l’asciugamano, lo lanci sul
muretto più vicino della vasca da bagno e la segui in fretta.
La assai più che bellissima
Ragazza se ne rimane sensualmente in piedi al centro della doccia, con le
braccia strette al petto e il volto rigirato in alto per bearsi al contatto
della pioggerella sul viso e ti volge le spalle con malizia. I suoi lunghi
capelli sono biondi e le ricadono pesantemente sulle spalle e lungo la
schiena, le curve eccitanti del suo fisico morbido sono perfette, il culetto
sodo è di fattura straordinaria, le gambe sono lunghe e snelle come in un
sogno molto seducente. Il suo corpo è una visione flessuosa che viene
accarezzata con dolcezza dall’acqua in una fantasia parecchio erotica e
piuttosto bagnata. Prendi una spugna alta, morbida e delicatissima, ci versi
sopra una dose massiccia di bagnoschiuma e incominci ad insaponarle la
schiena.
Dischiude le labbra e resta
immobile, finché la bocca non si riempie del tutto d’acqua gorgogliante e
traboccante. La sputa fuori e si volta, riapre i suoi magnifici occhi
cerulei e ti si stringe addosso sorridendo amabilmente. Si distacca dal tuo
corpo e si allontana un poco, le insaponi i fantastici seni idilliaci dalle
cime violette che le ingioiellano il busto sfavillando. Un rigagnolo
serpeggiante di schiuma candida le discende sul ventre, le si raccoglie
nella delizia dell’ombelico e si spande poi sul monte di venere dorato e
delicato come un fiore sbocciato su un prato soleggiato, prima di diramarsi
su quelle sue meravigliose cosce voluttuose ed esaltanti. Ti toglie la
spugna dalle mani e ti insapona il petto, le braccia, i fianchi, l’addome,
il pube... Stremato e ferito come un guerriero dopo una cruenta battaglia il
tuo membro sussultante si inorgoglisce e lentamente si rialza.
“Non dirmi che avresti il
coraggio di continuare?!”.
“Beh, è più forte di me...
dopotutto se non pretendi per forza di farmi venire, un altro round credo di
poterlo anche sostenere.”.
Hai quasi l’impressione di
vedere nuove fiamme avvamparle nel profondo delle pupille e nell’azzurro
cielo delle iridi.
“So benissimo che non è
necessario chiedere, ma te lo chiedo lo stesso: puoi garantirmi che questo
bel piccioncino duro non porta malattie?”.
“Ci puoi scommettere!”.
La sua risatina melodiosa
risuona appena al di sopra dello scroscio leggero dell’acqua e la sua
espressione soave e radiosa si acuisce nel giro di qualche istante.
“Vorresti forse coccolare
ancora questa micina affettuosa che fa le fusa?”.
Si volge di nuovo e si
aggrappa al corrimano che gira tutt’intorno alla doccia, mentre ti guarda e
ti parla da dietro una spalla; inarca la vita sottilissima e solleva il
sedere rotondeggiante, intanto con due dita si divarica dal basso le grandi
labbra del sesso incarnato. Raccogli infine la spugna e ti avvicini. Gliela
strizzi tra le scapole e un torrentello bianco e spumoso le scorre lungo la
schiena, straripa sui fianchi e si insinua fra i suoi glutei chiari ed
invitanti. L’acqua della doccia ti cade sulla testa e ti scivola sul corpo,
le stesse gocce rade le scorrono pigramente sulla schiena e presto le lavano
via la schiuma bianca pure dalle chiappe. Una piccola mano delicata ti cinge
il cazzo e ti guida nell’accesso al suo talamo dell’amore.
Penetri in lei con lentezza e
la sua ninfa è morbidissima, cremosa, soffice, succulenta, cedevole, calda,
accogliente, scivolosa, caldissima, viscosa, bollente, oleosa, indifesa,
ardente, rovente, succosa, grondante, untuosa, vorace, carnosissima,
tumefatta, lubrificatissima. Puntelli meglio i piedi sul piatto antiscivolo
della doccia e ti pieghi in avanti per accarezzarle le tette ed il
clitoride. Si appoggia con la fronte al muro della doccia e con una mano ti
afferra il fianco sinistro per condurti avanti e indietro in un ritmo
febbrile e sempre più veloce e profondo.
“Ah sì, picchia così nella
figa cattiva con quel grosso bastone violento che sfonda!”.
Il vapore che vi circonda si
è fatto ormai soffocante, quando inizia a fremere ed esclama in un suono
rauco che risulta strozzato dallo scrosciare sonnolento della pioggerella
costante che ricade nella doccia. La trattieni saldamente dal giro vita
conturbante nel quale deciso affondi le dita e non smetti di infliggere nel
suo ventre, sinché non si rilassa e non si lascia andare completamente nelle
tue mani.
Vai al 480.
.464.
Tornate a sedervi tenendovi
per mano.
L’affinità che vi accomuna ha
qualcosa di straordinario! Uno inizia un pensiero e l’altra subito lo
intuisce. Uno dei due comincia una frase e l’altro istintivamente la porta a
termine. Pertanto dopo solo pochi minuti di nuove chiacchiere si instaura
tra voi un legame altamente confidenziale che sfocia in quell’intimità
profonda che spesso nemmeno con molti anni di amicizia è possibile
consolidare in modo del tutto permanente. La nottata si protrae
piacevolmente ancora a lungo ma si sta attardando pericolosamente, quando
decidi che è giunto il momento di arrivare al dunque.
Se vuoi comportarti da
gentleman, vai al 493.
Se vuoi concludere facendo
dello spirito, vai al 503.
Se vuoi tentare in un
approccio discreto, vai al 513.
.465.
Ti appoggi al palchetto
plastificato del Disc Jockey e tra un lampeggiamento e l’altro rimani
incantato a guardare la silhouette perfetta di una ragazza che sta ballando
da sola in mezzo alla pista non troppo affollata: capelli biondi al vento,
lunghi e brillanti, movenze sensualissime; di certo potrebbe dare parecchio
filo da torcere a una qualsiasi delle cubiste che si snocciolano ai margini
dimenandosi con affanno sui loro piedistalli spigolosi e squadrati. Bevi
ancora dalla bottiglietta e osservi più attentamente quella visione divina.
La ragazza è alta, veste un tubino nero che le arriva a metà coscia e si
muove disinvoltamente, come se il ritmo le scorresse nel sangue, ma sembra
non sollevare mai lo sguardo nella tua direzione.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 495.
Se esce un numero dispari,
vai al 505.
.466.
La fai inginocchiare sul
letto con la testa rivolta al muro.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 518.
Se esce un numero dispari,
vai al 589.
.467.
“Tu sali con l’ascensore,
ultimo piano, io invece prendo le scale”.
Sussurri indicando le porte
metalliche dell’ascensore nuovo di zecca.
“Se ci metto piede sopra con
queste scarpe mi uccidono!”.
“No, grazie”.
Ti dice sottovoce e si avvia
verso le scale, muovendosi con grazia e disinvoltezza naturale, camminando
lentamente e in punta di piedi per non far ticchettare in alcun modo le
calzature; la segui immediatamente e non puoi resistere alla tentazione di
ammirarle per tutto il tempo il fondoschiena perfetto.
“Per me è indifferente, ma
non starai facendo più danno facendo le scale?”.
“Probabilmente qualcuno
cioccherà comunque però gli scalini sono di marmo e si possono ripulire di
sicuro, mentre per quell’affare sono stati spesi un sacco di soldi e non
vorrei dover giustificare a nessuno qualche macchia difficile da togliere”.
Le rispondi sbrigativamente.
“Tanto più che non lo uso
quasi mai e questo non aiuta la mia causa.”.
Aggredite le prime due rampe
di scale in perfetta sintonia. Lei procedendo con calma per fare il meno
rumore possibile, tu avanzando molto piano per non scivolare e cercando di
prestare attenzione a non toccare nulla con le mani sporche. Aurora ti
precede di diversi scalini e si intrattiene su ogni pianerottolo per
aspettarti e mantenere accese le luci: ti senti persino un po’ colpevole del
fatto che non riesci a staccarle gli occhi dalle fantastiche rotondità del
suo sedere, che ondeggia, che si contrae e si rilassa, che palpita e sembra
respirare lievemente attraverso il tessuto aderente del vestito nero che la
Ragazza indossa e che si trova a sola poca distanza dal tuo viso per la
maggior parte del tempo se non tra una rampa e l’altra.
“Dunque non scherzavi quando
dicevi che vivi sulla cima di una torre”.
Soggiunge bisbigliando.
“Non completamente”.
Lancia un dado:
Se viene un numero pari, vai
al 477.
Se viene un numero dispari,
vai al 487.
.468.
Raggiungi l’abitacolo in
muratura della doccia. Apri la porta di vetro smerigliato, schiudi il
rubinetto dell’acqua calda e ne regoli il getto in modo da ottenere una
pioggerella a goccioloni grossi e pesanti. Aurora che si è già liberata
della tua felpa si infila immediatamente sotto alla doccia. Snodi
l’asciugamano che ti cinge la vita, lo butti sul muretto più vicino della
vasca da bagno e la segui in fretta.
La assai più che bellissima
Ragazza se ne rimane sensualmente in piedi al centro della doccia, con le
braccia strette al petto e il volto rigirato in alto per bearsi al contatto
della pioggerella sul viso e ti volge le spalle con malizia. I suoi lunghi
capelli sono biondi e le ricadono pesantemente sulle spalle e lungo la
schiena, le curve eccitanti del suo fisico morbido sono perfette, il culetto
sodo è di fattura straordinaria, le gambe sono lunghe e snelle come in un
sogno molto seducente. Il suo corpo è una visione flessuosa che viene
accarezzata con dolcezza dall’acqua in una fantasia parecchio erotica e
piuttosto bagnata. Prendi una spugna alta, morbida e delicatissima, ci versi
sopra una dose massiccia di bagnoschiuma e incominci ad insaponarle la
schiena.
Dischiude le labbra e resta
immobile, finché la bocca non si riempie del tutto d’acqua gorgogliante e
traboccante. La sputa fuori e si volta, riapre i suoi magnifici occhi
cerulei e ti si stringe addosso sorridendo amabilmente. Si distacca dal tuo
corpo e si allontana un poco, le insaponi i fantastici seni idilliaci dalle
cime violette che le ingioiellano il busto sfavillando. Un rigagnolo
serpeggiante di schiuma candida le discende sul ventre, le si raccoglie
nella delizia dell’ombelico e si spande poi sul monte di venere dorato e
delicato come un fiore sbocciato su un prato soleggiato, prima di diramarsi
su quelle sue meravigliose cosce voluttuose ed esaltanti. Ti toglie la
spugna dalle mani e ti insapona il petto, le braccia, i fianchi, l’addome,
il pube... Stremato e ferito come un guerriero dopo una cruenta battaglia il
tuo membro sussultante si inorgoglisce e lentamente si rialza.
“Non dirmi che avresti il
coraggio di continuare?!”.
“Beh, è più forte di me...
dopotutto se non pretendi per forza di farmi venire, un ultimo round credo
di poterlo anche sostenere.”.
Hai quasi l’impressione di
vedere nuove fiamme avvamparle nel profondo delle pupille e nell’azzurro
cielo delle iridi.
“So benissimo che chiedere
non sarebbe affatto sufficiente con chiunque altro, ma a te lo chiedo lo
stesso: puoi garantirmi che questo bell’uccellino duro è sano come un
pesce?”.
“Ci puoi scommettere!”.
La sua risatina melodiosa
risuona appena al di sopra dello scroscio leggero dell’acqua e la sua
espressione soave e radiosa si acuisce nel giro di qualche istante.
“Vorresti forse giocare
ancora con questa micetta affettuosa che non smette di far le fusa?”.
Indietreggia e si aggrappa al
corrimano che gira tutt’intorno alla doccia, mentre ti guarda e ti parla
socchiudendo le palpebre; avanza con il bacino e allarga le gambe, intanto
con due dita si divarica le grandi labbra del sesso incarnato. Raccogli
infine la spugna e ti avvicini. Gliela strizzi tra i seni chiari ed
invitanti, tonici e provocanti e un nuovo torrentello bianco e spumoso le
scorre lungo il corpo conturbante. L’acqua della doccia ti cade sulla testa
e sulle spalle, ti scivola sui fianchi e sulla schiena, le stesse gocce rade
le scorrono pigramente sul busto e sulla pancia, sulle braccia e
nell’inguine e presto le lavano via la schiuma bianca pure dalle cosce. Ti
pieghi in avanti per mordicchiarle il collo, la sollevi agguantandola dai
glutei compatti, le sue gambe ti si avvinghiano fermamente attorno alla
vita, una piccola mano delicata ti cinge il cazzo e ti guida nell’accesso al
suo talamo dell’amore.
Penetri in lei con decisione
e la sua ninfa è morbidissima, cremosa, soffice, succulenta, cedevole,
calda, accogliente, scivolosa, caldissima, viscosa, bollente, oleosa,
disponibile, ardente, rovente, succosa, grondante, untuosa, vorace,
carnosissima, tumefatta, lubrificatissima. Puntelli meglio i piedi sul
piatto antiscivolo della doccia e ti chini per baciarla sulla bocca e sulla
punta delle tette. Si appoggia con la nuca al muro della doccia e con le
mani e con la voce ti incoraggia in un ritmo sempre più febbricitante.
“Ah sì, spingi così nella
figa cattiva con quel grosso bastone violento che picchia!”.
Il vapore che vi circonda si
è fatto ormai soffocante, quando inizia a fremere ed esclama in un suono
rauco che risulta strozzato dallo scrosciare sonnolento della pioggerella
costante che ricade nella doccia. Inarca la schiena e solleva il mento, la
sostieni saldamente dal sedere rotondeggiante e per la vita sottilissima,
non smetti per nulla di rintoccare energicamente nel suo ventre, sinché non
si rilassa e non si lascia andare completamente nelle tue mani.
Vai al 480.
.469.
Continuate a chiacchierare
intrappolati l’uno nelle parole dell’altra per un tempo che risulta
indefinibile.
“Che ore sono?”.
Ti guardi intorno.
“Non saprei esattamente
perché non porto orologi, ma a giudicare dal numero scarso di tavoli che
sono rimasti occupati deve essersi fatto di sicuro molto tardi”.
Aurora volge subito in alto i
suoi incredibili occhi azzurri e ne segui l’esempio.
“Non troppo però da far
spuntare il giorno”.
“No, sembra di no”.
Abbassi lo sguardo e ti perdi
per un attimo nell’immensità raggiante di quei magnifici occhi azzurri come
il cielo più bello della primavera più splendida cui ti è mai capitato di
assistere: prendi fiato e la butti giù come per caso.
“Posso avere il tuo numero di
telefono?”.
Vi fissate negli occhi.
Lancia 2 dadi:
Se la loro somma, è un numero
pari, vai al 489.
Se la loro somma, è un numero
dispari, vai al 524.
.470.
Unisci le ginocchia tra le
sue cosce e la sollevi delicatamente dalle anche.
Aurora si sostiene con la
testa e con le gambe, arcuando la schiena e le reni per cambiare
l’angolazione della vagina e permettere una penetrazione ottimale. Rigira il
suo bel volto di lato e torna a chiudere gli occhi mentre inizi ad affondare
nel suo corpo con sempre maggior vigore ed energia. La pelle della Ragazza è
chiara e splendente come una magnifica notte di luna piena, le sue braccia
sono abbandonate sul letto nel gesto di una resa incondizionata, i seni le
sobbalzano elasticamente di lato come al potente rintocco di una campana,
stille bagnate e brillanti che ti gocciolano dai capelli le scivolano
luccicando sul ventre e le si raccolgono nell’incavo divino dell’ombelico e
in quello più in basso della gola. Puoi sentire il glande affondare in
profondità e farsi ritmicamente largo nella sua carne calda e scivolosa,
puoi sentire nelle orecchie i gemiti affannosi che emette dalle labbra
contratte, puoi sentire il contatto vellutato e soffice del suo monte di
venere strofinato energicamente sul tuo pube, puoi sentire i movimenti
convulsi della vita sottilissima che ti freme nelle palme delle mani, puoi
sentire il palpito frenetico del suo cuore attraverso i polpastrelli delle
dita, puoi sentire nelle tempie le pulsazioni incalzanti del suo respiro
sempre più eccitante e provocante.
“Oh sì, sì, sì!”.
Riapre gli occhi e
l’espressione sconvolta che le affiora sul viso è ferocemente carica di
lussuria scatenata. Ti getta le braccia al collo e ti si incolla alla bocca.
Ricadete sul letto ma non smetti di affondarle con impeto nel corpo. La
senti orgasmare in un ansito prolungato. Continui a penetrarla con forza e
decisione finché non si rilassa completamente.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 502.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
604.
.471.
Oltrepassi il passaggio
pedonale e ti appresti a risalire il ponte che scavalca il canale, mentre
una macchina sfreccia attraverso il semaforo che ti sei appena lasciato
dietro alle spalle. Una scia musicale risuona per un istante nell’aria e ti
giunge tormentosamente alle orecchie. Ti rigiri e riprendi ad avanzare.
Poco più avanti, subito al di
là del ponte, un paio di ragazze piuttosto graziose stanno chiacchierando e
ridacchiando tra di loro. Indossano vestitini eleganti e firmati, ridotti e
succinti, un po’ troppo distinti e raffinati per un caldo pomeriggio estivo
come quello. Se ne restano rumorosamente a chiocciare, all’ombra di un
vecchio albero frondoso che va allungando i propri grossi rami stracarichi
di foglioline verdi fin sopra il marciapiede, ognuna trattiene un cagnolino
stretto al guinzaglio e si preoccupa di mantenerlo ben distanziato l’uno
dall’altro. Inevitabilmente, un sorriso prende forma sul tuo viso. Ti accade
spesso d’incrociarle sulla stessa strada che conduce in piazza e ormai quasi
ti sembra di conoscerle entrambe in un modo molto intimo e speciale. Sfili
una mano dalla tasca, compi il gesto di toglierti un cappello immaginario
dalla testa e ti inchini profondamente quando passi loro vicino. La
brunetta, solleva il mento e volta il suo bel visetto altezzoso dall’altra
parte, come sdegnata, ma la biondina, con la sua espressione di sufficienza
sempre tatuata negli occhi, storce il naso e distoglie in fretta lo sguardo
praticamente schifata. Che due stronze che devono essere! Senza indugiare
oltre, continui per la tua strada e ti allontani disinvoltamente da quelle
stronzette snob.
Vai al 501.
.472.
Scendi in strada e ti resta appena il tempo di notare
l’afa pesante che galleggia nell’aria, perché quasi contemporaneamente un
taxi bianchissimo si accosta al marciapiede. Sali in macchina e ti fai
portare al centro commerciale. Il sole che ciocca all’esterno del veicolo
risplende accecante, perlomeno così appare ai tuoi occhi ancora insonnoliti,
ma nell’abitacolo la frescura dell’aria condizionata ti accarezza il viso e
devi faticare parecchio per non abbassare le palpebre. Siete ormai giunti a
più di metà dalla destinazione quando infili distrattamente le mani in
tasca.
“Porc...”.
Lo sguardo del giovane conducente ti occhieggia con
interesse dallo specchietto collocato al centro del parabrezza.
“Qualche problema?”.
Merda! Hai dimenticato il portafoglio. Controlli
nell’altra tasca e nonostante tutto le chiavi dell’auto ci sono. Tasti la
tasca posteriore dei jeans e la scatoletta dei preservativi non manca. Sai
che dentro ci tieni sempre una piccola scorta di soldi per i casi di
emergenza, come questo per l’appunto, e questo si direbbe proprio il momento
giusto per farne uso.
“No, non si preoccupi, è solo che ho dimenticato il
portafoglio.”.
“Vuole che la riporti indietro?”.
“Non importa... Adesso o dopo dovrò tornare comunque,
per adesso direi di avere una certa fame e in fondo non ne ho poi bisogno.”.
“Come preferisce.”.
Ti accomodi allo schienale e l’attenzione del
conducente riprende subito a concentrarsi in avanti. Estrai la scatola di
profilattici dalla tasca dei pantaloni e ne ricavi un piccolo fascio di
banconote. Raggiungete la prossima destinazione, paghi la corsa, saluti e ti
avvii sul piazzale che conduce all’entrata del King Burger situato al centro
del centro commerciale.
Vai al 552.
.473.
Raggiungi l’abitacolo in
muratura della doccia. Schiudi la porta di vetro smerigliato e regoli il
getto dell’acqua calda in modo da ottenere una pioggerella a goccioloni
diradati e pesanti. Aurora si è già liberata della felpa e si infila
immediatamente sotto alla doccia. Ti snodi l’asciugamano che ti cinge la
vita, lo butti sul muretto più vicino della vasca da bagno e la segui in
fretta.
La assai più che bellissima
Ragazza se ne rimane sensualmente in piedi al centro della doccia, con le
braccia strette al petto e il volto rigirato in alto per bearsi al contatto
della pioggerella sul viso e ti volge le spalle con malizia. I suoi lunghi
capelli sono biondi e le ricadono pesantemente sulle spalle e lungo la
schiena, le curve eccitanti del suo fisico morbido sono perfette, il culetto
sodo è di fattura straordinaria, le gambe sono lunghe e snelle come in un
sogno accattivante e molto seducente. Il suo corpo è una visione flessuosa
che viene accarezzata con dolcezza dall’acqua in una fantasia parecchio
erotica e piuttosto bagnata. Prendi una spugna alta, morbida e
delicatissima, ci versi sopra una dose massiccia di bagnoschiuma e incominci
ad insaponarle la schiena.
Dischiude le labbra e resta
immobile, finché la bocca non si riempie del tutto d’acqua gorgogliante e
traboccante. La sputa fuori e si volta, riapre i suoi magnifici occhi
cerulei e ti si stringe addosso sorridendo amabilmente. Si distacca dal tuo
corpo e si allontana un poco, le insaponi i fantastici seni idilliaci dalle
cime violette che le ingioiellano il busto sfavillando. Un rigagnolo
serpeggiante di schiuma candida le discende sul ventre, le si raccoglie
nella delizia dell’ombelico e si spande poi sul monte di venere dorato e
delicato come un fiore sbocciato su un prato soleggiato, prima di diramarsi
su quelle sue meravigliose cosce voluttuose ed esaltanti. Ti toglie la
spugna dalle mani e ti insapona il petto, le braccia, i fianchi, l’addome,
il pube... Stremato e ferito come un guerriero dopo una cruenta battaglia il
tuo membro sussultante si inorgoglisce e lentamente si rialza.
“Non dirmi che avresti il
coraggio di continuare?!”.
“Beh, è più forte di me...
dopotutto se non pretendi per forza di farmi venire, un altro round credo di
poterlo anche sostenere.”.
Hai quasi l’impressione di
vedere nuove fiamme avvamparle nel profondo delle pupille e nell’azzurro
cielo delle iridi.
“So benissimo che non è
necessario chiedere, ma te lo chiedo lo stesso: puoi garantirmi che questo
bel pesciolino duro non porta malattie?”.
“Ci puoi scommettere!”.
La sua risatina melodiosa
risuona appena al di sopra dello scroscio leggero dell’acqua e la sua
espressione soave e radiosa si acuisce nel giro di qualche istante.
“Vorresti forse assaggiare
ancora questa fighetta golosa che ha voglia di coccole?”.
Indietreggia e si aggrappa al
corrimano che gira tutt’intorno alla doccia, mentre ti guarda e ti parla
socchiudendo le palpebre; allarga le gambe e sporge all’infuori il basso
ventre, intanto con due dita si divarica le grandi labbra del sesso
incarnato. Raccogli infine la spugna e ti avvicini. Gliela strizzi tra i
seni chiari ed invitanti, tonici e provocanti e un nuovo torrentello bianco
e spumoso le scorre lungo il corpo conturbante. L’acqua della doccia ti cade
sulla testa e sulle spalle, ti scivola sui fianchi e sulla schiena, le
stesse gocce rade le scorrono pigramente sul busto e sulla pancia, sulle
braccia e nell’inguine e presto le lavano via la schiuma bianca pure dalle
cosce. Ti fa sedere sul piatto antiscivolo della doccia, ti si siede sul
grembo e ti si avvinghia alle reni incrociando strettamente le gambe attorno
alla tua vita. Una piccola mano delicata ti cinge il cazzo e ti guida
nell’accesso al suo talamo dell’amore.
Penetri in lei fino alla
radice del sesso. Prende ad ondulare il bacino, appoggi la schiena al muro e
l’afferri e sostieni dai glutei compatti per facilitarla. La sua ninfa è
morbidissima, cremosa, soffice, succulenta, cedevole, calda, accogliente,
scivolosa, caldissima, viscosa, bollente, oleosa, costrittiva, ardente,
rovente, succosa, grondante, untuosa, vorace, carnosissima, tumefatta,
lubrificatissima. Ti posa le mani sulle spalle e getta indietro la testa, ti
chini in avanti per leccarle e succhiarle la punta delle tette. Si piega su
di te per baciarti, si rialza in piedi e ne approfitti per accomodare le
gambe, si volta dall’altra parte e ti si risiede subito sul cazzo. Inizia
allora ad andare e venire verticalmente sostenendosi sulle mani e sulle
gambe. La accompagni in ogni movimento sollevandola dai glutei e dalle
cosce, il vapore della doccia si infittisce rapidamente.
“Oh sì, sfonda così nella
figa cattiva con quel grosso bastone violento che spacca!”.
La nebbiolina che vi circonda
si è fatta ormai soffocante, quando comincia a fremere ed esclama in un
suono rauco che risulta strozzato dallo scrosciare sonnolento della
pioggerella costante che ricade nella doccia. Inarca la vita sottilissima e
solleva il mento, la reggi saldamente dal sedere rotondeggiante e non smetti
per nulla di sollevarla e riabbassarla profondamente di peso sul cazzo,
sinché non si rilassa e non si abbandona completamente nelle tue mani.
Vai al 480.
.474.
Continuate a chiacchierare
intrappolati l’uno nelle parole dell’altra per un tempo che risulta
indefinibile.
“Che ore sono?”.
Ti guardi intorno.
“Non saprei esattamente
perché non porto orologi, ma a giudicare dal numero scarso di tavoli che
sono rimasti occupati deve essersi fatta di sicuro un’ora tardissima”.
Aurora volge subito in alto i
suoi incredibili occhi azzurri e ne segui l’esempio.
“Non troppo però da far
spuntare il giorno”.
“No, sembra di no”.
Abbassi lo sguardo e ti perdi
per un attimo nell’immensità raggiante di quei magnifici occhi azzurri come
il cielo più bello della primavera più splendida cui ti è mai capitato di
assistere: prendi fiato e la butti giù come per caso.
“Ti va di venire a vedere la
mia collezione di farfalle?”.
Vi fissate negli occhi.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 509.
Se esce un numero dispari,
vai al 514.
.475.
Continuate a studiarvi
reciprocamente ancora un pezzo, lei senza mai smettere di ballare
sensualmente e tu limitandoti a sorseggiare con calma dalla tua
bottiglietta, finché uno dei ripetuti flash psicadelici assai più lungo di
tutti gli altri illumina chiaramente per un istante la pista e la riconosci
immediatamente: è la Ragazza dagli occhi azzurri della sala esterna! Dubiti
che il tempo a vostra disposizione possa essere sufficiente perché se ne
accorga ma le sorridi lo stesso.
Ti pieghi sulle ginocchia e
appoggi sul pavimento la bottiglietta di acqua minerale. Fingi di
raccogliere qualcosa da terra e ti rialzi in piedi. La Ragazza ti osserva
con curiosità. Mimi il gesto di assemblare una canna da pesca, la ruoti
sopra la testa ed effettui un impeccabile lancio nel mezzo dei giovani che
si dimenano sulla pista da ballo. La Ragazza sembra non capire, e rallenta
il ritmo dei suoi movimenti seducenti. Arretri di un passo e incominci a
rifar su la lenza del tuo mulinello immaginario; lei pare comprendere
all’improvviso la situazione e riprende a ballare avanzando lentamente verso
di te, sfilandosi un poco alla volta dalla discreta folla che la attornia
strettamente da vicino. Eccellente! Un pesciolino molto grosso ha infine
abboccato all’amo: puntelli un piede in avanti e inclini indietro la canna
iniziando a far su con foga la lenza sin quando ripeschi del tutto la
Ragazza al di fuori della pista e te la ritrovi di fronte. Vi guardate negli
occhi e scoppiate a ridere.
“Giuro che questa è la prima
volta che funziona davvero, di solito il massimo che riesco a pescare è
solamente un amico che si sente in vena di scherzi”.
Si asciuga una lacrima e ti
porge la mano.
“Aurora”.
“Bill”.
Naturalmente non è il tuo
vero nome però quest’oggi ti senti decisamente trasgressivo e Bill si
direbbe calzare a pennello. Le prendi la mano e subito dopo aver recuperato
la bottiglietta di plastica la conduci a sedersi sul primo divano libero che
riuscite a trovare.
Vai al 515.
.476.
La fai sdraiare supina al
centro del letto. I capelli sfavillano, gli occhi sono chiusi, il seno è la
più grande di tutte le opere d’arte, la fitta peluria sul monte di venere si
direbbe valorizzata e cosparsa di brillantina, le gambe sono lunghe, snelle
e distese, le braccia sono affusolate ed incrociate sopra alla testa. Ti
accomodi al suo fianco e ti chini sul suo corpo per baciarle il naso, le
labbra, il mento, il collo, la gola, il petto ed entrambe le punte delle
mammelle elasticamente rilassate ai lati del busto. Le succhi il capezzolo
destro che risulta dolce e salato contemporaneamente, le contieni in una
mano la meraviglia sinistra e presti la stessa attenzione anche al secondo
capezzolo.
Scivoli con la mano destra
sulla pelle lievemente sudata del suo ventre piatto, le fai scorrere le dita
sul vello liscio e dorato, Aurora schiude appena le gambe e le sfiori con un
polpastrello la superficie oleosa del clitoride per tutta la sua lunghezza.
Contrai leggermente il dito medio arretrando in fretta con la mano e intingi
dolcemente la punta della prima falange fra le sue grandi labbra internate e
bagnatissime. Sospira e rigira di lato la testa, le raccogli le cosce con un
braccio e come sempre mostra di capirti al volo, perché si afferra subito
dietro alle ginocchia e se le stringe voluttuosamente contro il petto. Senza
perdere altro tempo ti posizioni a T sotto di lei.
Allunga in alto le gambe e
una montagnola carnosissima spicca immediatamente tra le sue cosce. La punta
del clitoride si intravvede a malapena, il taglio della vulva è come una
ferita profonda, le labbra del sesso sono serrate e lucidissime. Vi appoggi
il glande e la montagnola pare ammaccarsi teneramente. Le fai scivolare la
cappella lungo il solco e la sua fessura sembra aprirsi con innocenza. Le
conficchi ripetutamente il paletto nel cuore, il pugnale nel petto, il
gladio nello stomaco, il coltello nel burro, il cucchiaio nel dolce, la
forchetta nella carne, lo spiedo nel pesce, lo scalpello nella roccia, il
punteruolo nell’argilla, il rastrello nella sabbia, la falce nell’erba, la
zappa nell’orto, la pala nel terreno, il chiodo nel muro, il dito nella
piaga, la verga nel ventre... ruota progressivamente il bacino sul proprio
asse mentre le accarezzi delicatamente le cosce. Ti ritrovi infine disteso
sul fianco, con le sue ginocchia strette al petto, con il braccio sinistro
abbarbicato alle sue gambe, con la mano destra impegnata a pasteggiare nel
morbido delle sue tette. Non smetti di conficcarle il cazzo nel corpo finché
non si scuote con violenza in gemiti prolungati che non la lasciano affatto
più stanca di prima. Quando vi risollevate sulle ginocchia, ricominciate
subito a coccolarvi molto passionalmente.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 523.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi concludere, vai al
462.
.477.
Continuate a salire su per le
scale in accordo e armonia il più in silenzio possibile. A metà della terza
rampa di scalini il tubino elasticizzato che la Ragazza guanta con innocenza
inizia a ritrarsi lentamente sulle cosce affusolate e perfette. In cima alla
quarta rampa l’orlo inferiore dell’abito nero arriva fino a sfiorarle le
rotondità dei glutei palpitanti e puoi così intravvedere per un istante
balenare uno spicchio delle sue candide mutandine bianche. Giunta sul
pianerottolo Aurora si riaggiusta il vestito e quell’interminabile agonia
esasperante si ripete per tutta la durata dell’ascesa più lunga e faticosa
che riesci a ricordare.
“Sei tutto rosso”.
Estrai le chiavi e le fai
tintinnare distrattamente.
“E mi sembri affaticato”.
Fai un lungo respiro
profondo.
“Sei certo di star bene?”.
Risalite intanto il corridoio
e vi fermate davanti alla porta del tuo appartamento.
“Sicuro, è solo che ho fatto
tutte le scale senza toccare né il muro né la ringhiera con un solo dito per
non sporcare e mi sento un po’ accaldato”.
Sorride maliziosamente mentre
infili le chiavi nella serratura.
Apri la porta di casa andando
al 497.
.478.
Tira un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 476.
Se esce un numero dispari,
vai al 578.
.479.
Scoppia in una risatina
innocente assai più viva del solito.
“Guarda che ho solamente
proposto di riaccompagnarti a casa”.
“Eh già, certo, stavo
pensando a qualcosa di meglio”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Perché invece non mi fai
vedere dove abiti”.
Schietta, esplicita e diretta
come sempre.
“Sono veramente curiosa di
entrare a far parte del tuo mondo.”.
Ti prende una mano e si
rialza in piedi, ti dà un bacino frettoloso sulla punta delle labbra e fa
subito per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per evitare equivoci di qualunque genere.
“Ho capito bene?”.
Esita un istante solo e ti dà
un ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
occasione per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci persino
a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico stretto
fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti eccita
l’immaginazione come la frustata di un Gatto a nove code.
“Devo comunque avvertire le
amiche che non torno con loro”.
Si distacca e si allontana
dal tuo corpo incredulo.
“Facciamo che ci ritroviamo
all’entrata.”.
“Ok!”.
Si gira e se ne va.
Tira 2 dadi:
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 412.
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 402.
Se fuoriescono 2 numeri
uguali, indipendentemente dalla somma, vai al 407.
.480.
Terminate di lavarvi e
risciacquarvi sotto il getto caldo e leggero della doccia. Procuri teli da
bagno freschi e puliti per entrambi e finite di asciugarvi. Ti avvolgi un
telo sul capo e le dai una rapida botta di phon sui capelli. Aurora si
premura di riassettare un po’ nei dintorni mentre ti passi l’asciugacapelli
ancora più in fretta sulla testa.
La riconduci nella tua
alcova, tirate velocemente il copriletto e lo lasciate ricadere per terra
tra il letto e il divano, vi infilate fra le lenzuola e nonostante la luce
del primo mattino che penetra dalle finestre e che inonda ormai la stanza
crolli come un sasso in un sonno pesante e molto simile al coma profondo.
Non ti risvegli che a mezzogiorno inoltrato.
Vai al 540.
.481.
Oltrepassi il passaggio
pedonale e ti appresti a risalire il ponte che scavalca il canale, mentre
una macchina sfreccia attraverso il semaforo che ti sei appena lasciato
dietro alle spalle. Una scia musicale risuona per un istante nell’aria e ti
giunge tormentosamente alle orecchie. Ti rigiri e riprendi ad avanzare.
Poco più avanti, subito al di
là del ponte, un paio di ragazze piuttosto graziose stanno chiacchierando e
ridacchiando tra di loro. Indossano vestitini eleganti e firmati, ridotti e
succinti, un po’ troppo distinti e raffinati per un caldo pomeriggio estivo
come quello. Se ne restano rumorosamente a chiocciare, all’ombra di un
vecchio albero frondoso che va allungando i propri grossi rami stracarichi
di foglioline verdi fin sopra il marciapiede, ognuna trattiene un cagnolino
stretto al guinzaglio e si preoccupa di mantenerlo ben distanziato l’uno
dall’altro. Inevitabilmente, un sorriso prende forma sul tuo viso. Ti accade
spesso d’incrociarle sulla stessa strada che conduce in piazza e ormai quasi
ti sembra di conoscerle entrambe in un modo molto intimo e speciale. Sfili
una mano dalla tasca, compi il gesto di toglierti un cappello immaginario
dalla testa e ti inchini profondamente quando passi loro vicino. La
biondina, storce il naso e volta il suo bel visino sufficiente dall’altra
parte, come schifata, ma la brunetta, con la sua espressione altezzosa
sempre tatuata negli occhi, solleva il mento e distoglie rapidamente lo
sguardo più che sdegnata. Che due stronze che devono essere! Senza indugiare
oltre, continui per la tua strada e ti allontani disinvoltamente da quelle
stronzette snob.
Vai al 501.
.482.
La fai ridistendere al centro
del letto e le monti sopra.
Riprendi a muoverti dentro di
lei, ora lentamente, fin quando non la senti riscaldarsi per l’ennesima
volta. Ti pieghi in avanti per sfiorarle la bocca con un bacio estremamente
carico di delicata passione. Acceleri impercettibilmente il ritmo dei
movimenti senza smettere di penetrarla con tenerezza. La senti fremere e
gemere e ti senti avviluppare con le braccia e con le gambe.
Non è possibile! La senti
orgasmare più e più volte in successione rapida: non ti è mai capitato di
conoscere una sola altra ragazza capace di raggiungere tanti orgasmi a così
poca distanza gli uni dagli altri; durante le molteplici posizioni che avete
tentato dal momento in cui te la sei ritrovata seminuda nel letto ne hai
contati almeno una mezza dozzina prima di perderne il conto. Seguiti a
muoverti piano nel suo corpo febbricitante finché non ti senti sciogliere
dal groviglio abbarbicante di braccia e gambe e non la senti giacere
totalmente abbandonata sotto il peso delle tue spintarelle.
Rotoli infine sulla schiena e
ti sollevi sui gomiti per osservarla mentre accaldata, disfatta e sfinita ti
guarda con dolcezza: il suo fascino già notevole è aumentato enormemente. Le
sorridi e lei spossata contraccambia di rimando. Si scosta una ciocca
luminosa dal viso ed i suoi occhi straordinariamente azzurri scintillano. Le
sue mani sono incrociate sul cuore e il seno fantastico che Madre Natura le
ha generosamente fornito si solleva e si riabbassa con affanno. Recupera il
fiato e si gira sul fianco, ti accarezza con amore il membro eretto ancora
inguantato. Le confessi che non ce la fai a venire e le racconti brevemente
che l’orgasmo che per un soffio non hai raggiunto in principio tra le sue
labbra non era affatto il primo orgasmo della giornata. Ti sfila il
profilattico e ti scappella distrattamente il cazzo mentre curiosa e
divertita ti ascolta parlare con quel suo sorriso innocente dipinto sul
faccino radioso.
“Se dovessimo continuare è
probabile che mi resti in tiro per tutta la notte, ma non credo che
riuscirei più a ritrovare quell’apice di tensione necessaria per godere
veramente”.
“Interessante”.
Vai al 406.
.483.
“Bianca!”.
Ti guarda intensamente, con
il sorriso più enigmatico che le riesce dipinto sul visino di una squisita
bellezza acqua e sapone. Scuote appena il capo, da una parte all’altra, in
segno negativo, difficilmente si capisce ciò che le passa nella testa. I
suoi occhi si fanno insolitamente astrusi e misteriosi, accade solo quando
vuole confonderti le idee di proposito. Sono sempre bellissimi e brillanti,
ma risultano anche accattivanti e soprattutto si direbbero incomprensibili.
La sua espressione appare non troppo convinta, indecifrabile. Non dice
nulla.
Trattieni il respiro e
sopporti in silenzio, l’attesa terribile e snervante, perché ormai conosci
molto bene il rito che ti attende. Ti fissa negli occhi. Ti osserva
attentamente. Le tue pulsazioni aumentano in proporzione mentre la sua
figura sottile comincia a muoversi lentamente. Le sue mani morbide iniziano
a salire dolcemente, sensualmente, accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano magicamente sul tessuto fucsia
del camice, sino a raggiungere il più in alto dei bottoncini: cominciano a
sbottonare ossessivamente. Il camice si apre ipnoticamente, solleva le mani
e poi se lo fa ricadere indietro trattenendolo disinvoltamente sulle braccia
all’altezza dei gomiti. Indossa una maglia lunga, azzurrina e svolazzante,
simpatica e ricolma di stelline dorate, che le lascia scoperta una spalla
deliziosa, che fa al contempo a pugni con il resto del suo abbigliamento,
sbarazzino, ma non importa, questo è decisamente tipico di lei. Quella
stoffa si dimostra talmente leggera, impalpabile, che ogni sua curva si
delinea prendendo perfettamente forma sotto ai tuoi occhi beati. Le sue
fattezze delicate ti si rivelano nitidamente ad ogni suo movimento, ad ogni
suo minimo sfioramento, ad ogni suo singolo respiro. Si può addirittura
scorgere il bordo stampato delle coppe del reggiseno e intravvedere
chiaramente la posizione al centro dei capezzoli attraverso quel tessuto
colorato e luccicante. La spallina di silicone, trasparente, che neppure si
nota sull’unica spalla nuda, non permette di supporre niente del reggiseno
che veste. Incrocia le braccia sul petto e si stringe nelle spalle. Non dice
ancora nulla.
Deglutisci faticosamente. Le
palme lisce e levigate delle mani riprendono la propria discesa fino ad
incontrare l’orlo inferiore della maglia. Indugiano un attimo soltanto sul
risvolto azzurrino e subito iniziano a risalire piano. La tensione che ti
pervade è altissima e insopportabile. L’addome che si scopre un centimetro
alla volta è sodo e perfetto, maestoso e levigato come una lastra di marmo
intagliata con cura che si direbbe però morbida e muscolosa al tatto;
l’ombelico rosa risulta paragonabile ad un lavoro prezioso inciso con la
maestria d’altri tempi. La pelle del ventre, invece, è chiara e splendente,
immacolata, sembra calda, elastica e profumatissima. Barcolli leggermente,
arretri di un passo, ti afferri a uno dei tre grossi lavandini dietro la
schiena e ti ci trattieni saldamente per non balzarle addosso rabbiosamente.
Solamente poche dita di colore separano ormai l’orlo ripiegato della maglia
dall’obiettivo finale. Le puoi quasi contare con meraviglia le costole della
splendida gabbia toracica istante dopo istante. Senti il sangue schizzare
con violenza nelle tempie. Le sue unghie rosse scintillano nella forte luce
dell’antibagno. Sinapsi scoppiano come fuochi d’artificio nel cervello.
Le sue mani candide risalgono
ulteriormente e le tenere curve di un delicato rosa, del suo décolleté
mozzafiato, ti appaiono in tutto il loro splendore ma la sua biancheria
intima non è bianca. Aspetta qualche altro momento per lasciarti controllare
a dovere, nonché per farti un po’ soffrire, ammicca e riabbassa velocemente
la maglia. Ti guarda con indulgenza e ti sorride maliziosamente.
Vai al 678.
.484.
Scoppia in una risatina
innocente assai più viva del solito.
“Guarda che davvero è una
gran bella collezione”.
“Eh già, certo, ne sono
sicura”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Ce l’hai veramente?”.
Esplicita, diretta e curiosa
come sempre.
“Non proprio, però possiedo
una caffettiera e tengo apposta da parte una buona marca di caffè per le
grandi occasioni”.
“Quasi quasi mi sento
tentata”.
“E poi ho la macchina e dopo
posso riaccompagnarti a casa.”.
Ti prende una mano e si
rialza in piedi, ti dà un bacino frettoloso sulla punta delle labbra e fa
subito per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per evitare equivoci di qualunque genere.
“Significa di sì?”.
Esita un istante solo e ti dà
un ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
opportunità per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci
persino a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico
stretto fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti
eccita l’immaginazione come la frustata di un Gatto a nove code.
“Devo avvertire le amiche che
non torno con loro”.
Si distacca e si allontana
dal tuo corpo incredulo.
“Facciamo che ci ritroviamo
all’entrata.”.
“Ok!”.
Si gira e se ne va.
Tira 2 dadi:
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 412.
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 402.
Se fuoriescono 2 numeri
uguali, indipendentemente dalla somma, vai al 407.
.485.
Continuate a studiarvi
reciprocamente ancora un pezzo, lei senza mai smettere di ballare
sensualmente e tu limitandoti a sorseggiare con calma dalla tua
bottiglietta, finché uno dei ripetuti flash psicadelici assai più lungo di
tutti gli altri illumina chiaramente per un istante la pista e la riconosci
immediatamente: è la Ragazza dagli occhi azzurri della sala esterna! Dubiti
che il tempo a vostra disposizione possa essere sufficiente perché se ne
accorga ma le sorridi lo stesso.
Ti pieghi sulle ginocchia per
appoggiare in un angolo sul pavimento la bottiglietta di acqua minerale; sai
che non si dovrebbe abbandonare nulla in giro nella discoteca però in questo
preciso momento non te ne può assolutamente fregar di meno. Ti rialzi in
piedi e la Ragazza ti osserva con curiosità. Simulando i movimenti di una
rapida tarantella e spostandoti al ritmo frenetico del caos rintuonante che
fuoriesce dagli altoparlanti ti lanci nel mezzo dei giovani che si dimenano
sulla pista da ballo. La Ragazza rallenta l’andamento seducente del suo
rintocco ipnotico e tu continui a saltellare scivolando da una parte
all’altra, facendoti largo un poco alla volta fra la discreta folla di
ragazzi che la attorniano strettamente da vicino sin quando giungi infine a
ritrovartela di fronte. Concludi la tua ridicola performance mimando il
gesto di battere un tamburello immaginario all’altezza della testa. Si porta
le dita alla bocca, vi guardate negli occhi e scoppiate a ridere.
“Giuro che non so fare
nient’altro... ti andrebbe di venire a sederti altrove?”.
Si asciuga una lacrima,
annuisce appena e ti porge la mano.
“Aurora”.
“Bill”.
Naturalmente non è il tuo
vero nome ma quest’oggi ti senti decisamente trasgressivo e Bill si direbbe
calzare a pennello. Le prendi la mano e subito dopo aver recuperato la
bottiglietta di plastica la conduci a sedersi sul primo divano libero che
riuscite a trovare.
Vai al 515.
.486.
Aurora si raddrizza cercando
un comodo appoggio sul bordo del letto, chiude le cosce l’una contro
l’altra, si inarca voluttuosamente sollevando e spingendo indietro il
culetto: le fantastiche rotondità del sedere si direbbero perfette in
assoluto, il forellino roseo dell’ano sembra un bocciolo in fiore. La sua
ninfa rimane compressa tra le gambe e una cunetta carnosissima si spara
all’infuori separata nel mezzo da un solco attraente e grondante. Ti rialzi
diritto sulle ginocchia divaricate e la penetri da dietro.
Ti chini lievemente su di lei
per posarle il petto sulla schiena e per baciarle dolcemente le spalle, le
fai scivolare le mani sull’addome per aderire maggiormente al suo corpo
mentre inizia a muoversi da sola sul cazzo. Senti la punta del glande farsi
largo nelle sue carni roventi, senti le pareti frontali della sua vulva
strette sulla verga, senti il suo contatto setoso sulla pelle, senti i
muscoli guizzare fra le dita, senti il tocco compatto dei suoi glutei
premuti sul ventre; percepisci la morbidezza del monte di venere sui
testicoli ogni volta che si strofina su e giù con il bacino. Sollevi la
testa incrociando i suoi magnifici occhi azzurri nello specchio della parete
opposta.
Il suo visetto è adorabile,
il suo sguardo fiammeggia, le sue labbra sono piene, bellissime, lucide,
sensuali, eccitanti e leggermente dischiuse. Riprendi con molta calma ad
assecondare i suoi movimenti profondi senza mai staccare gli occhi dallo
specchio. Le fai scorrere le dita sulle braccia e le cingi i seni elastici
con le mani, le sue punte violette schizzano subito in avanti. Acceleri
progressivamente la velocità della penetrazione e senti presto le chiappe
schioccare e le tette sussultare nelle palme delle mani. Aumenti oltremodo
il peso della tua percussione violenta continuando a fissarla negli occhi
finché non distoglie per prima lo sguardo socchiudendolo.
Improvvisamente la senti come
contrarsi su se stessa, la vedi abbassare la testa, pare raccogliersi in
meditazione, e poi gettare indietro i capelli ed esplodere in
un’esclamazione rauca e soffocata. Smetti di percuoterla solo dopo averla
vista accasciata sul letto smettere del tutto di tremare. Ti lasci ricadere
sul pavimento e ti accomodi con le spalle all’armadio per recuperare in
parte le forze, intanto con una mano ti afferri l’asta rigonfia per menarti
l’uccello. La Ragazza si rialza infine sui gomiti e frattanto una gocciolina
brillante le discende pigramente lungo una coscia.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 554.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
452.
.487.
Continuate a salire su per le
scale in accordo e armonia il più in silenzio possibile. A metà della terza
rampa di scalini il tubino elasticizzato che la Ragazza guanta con
sensualità inizia a ritrarsi lentamente sulle gambe affusolate e perfette.
In cima alla quarta rampa l’orlo inferiore dell’abito nero arriva sino a
sfiorarle le rotondità del fondoschiena palpitante e puoi così intravvedere
per un istante balenare uno spicchio delle sue candide mutandine bianche.
Giunta sul pianerottolo Aurora si riaggiusta il vestito ma l’indumento
aderente non resiste al suo posto che per pochi gradini e a nemmeno un terzo
della quinta scalata puoi distinguere chiaramente l’attaccatura dei suoi
glutei chiari, sodi e sussultanti e il candore sfavillante della biancheria
intima che appare fulminea come un lampo e subito sparisce risprofondando
nel mezzo della carne ad ogni sua singola contrazione muscolare. Si
ricompone ancora un paio di volte e poi sembra darsi per vinta lasciando
perdere e limitandosi semplicemente a riassettarsi l’abbigliamento sulle
cosce soltanto una volta arrivata al termine di quell’interminabile e
faticosa ascesa esasperante.
“Sei tutto rosso”.
Estrai le chiavi e le fai
tintinnare distrattamente.
“E mi sembri affaticato”.
Fai un lungo respiro
profondo.
“Sei certo di star bene?”.
Risalite intanto il corridoio
e vi fermate davanti alla porta del tuo appartamento.
“Sicuro, è solo che ho fatto
tutte le scale senza toccare né il muro né la ringhiera con un solo dito per
non sporcare e mi sento un po’ accaldato”.
Sorride maliziosamente mentre
infili le chiavi nella serratura.
Apri la porta di casa andando
al 497.
.488.
Tornate a sedere tenendovi
per mano, mentre le doppie porte della discoteca si aprono e un gruppetto di
giovani se ne va dalla sala schiamazzando: un brandello frastornante di caos
allo stato puro dilaga immediatamente da quella ferita sanguinante come un
fiume in piena e ti attraversa il cervello.
“Proprio non ti piace la
confusione...”.
“No, non molto”.
Sorride.
“Perché dici?”.
“Ti si legge sulla faccia”.
“Cos’ha la mia faccia?”.
“Sembra che ti abbiano
conficcato un punteruolo in mezzo agli occhi.”.
Beh, l’effetto è quello!
Vai al 490.
.489.
“E perché mai?”.
Sorride amabilmente.
“Non sarai un
Collezionista?”.
“No, non è questo... è solo
che mi dispiacerebbe perderti di vista”.
Scoppia in una risatina
innocente assai più viva del solito.
“Guarda che dicevo
veramente”.
“Eh già, certo, non ne dubito
per niente”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Ma se sono proprio qui
davanti”.
“Ci sei adesso, e non so per
quanto ci potrai ancora essere prima di svanire nel nulla”.
“Dipende da ciò che offri”.
Schietta e curiosa, esplicita
e diretta come sempre.
“Dunque vediamo: offro un
giro in carrozza, una buona tazza di caffè e una visita nella torre più alta
del castello in cui vivo”.
“Mi hai quasi convinta”.
“Un’avventura magica e un
viaggio indimenticabile al centro del mondo che mi appartiene”.
Ti prende una mano e si
rialza in piedi, ti dà un bacino frettoloso sulla punta delle labbra e fa
subito per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per evitare equivoci di qualunque genere.
“Ho capito bene?”.
Esita un istante e ti dà un
ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
occasione per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci persino
a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico stretto
fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti eccita
l’immaginazione come la frustata di un Gatto a nove code.
“Devo avvertire le amiche che
non torno con loro”.
Si distacca e si allontana
dal tuo corpo incredulo.
“Facciamo che ci ritroviamo
all’entrata.”.
“Ok!”.
Si gira e se ne va.
Tira 2 dadi:
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 412.
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 402.
Se fuoriescono 2 numeri
uguali, indipendentemente dalla somma, vai al 407.
.490.
L’affinità che vi accomuna ha
qualcosa di straordinario! Uno inizia un pensiero e l’altra subito lo
intuisce. Uno dei due comincia una frase e l’altro istintivamente la porta a
termine. Pertanto dopo solo pochi minuti di nuove chiacchiere si instaura
tra voi un legame altamente confidenziale che sfocia in quell’intimità
profonda che spesso nemmeno con molti anni di amicizia è possibile
consolidare in modo del tutto permanente. La nottata si protrae
piacevolmente ancora a lungo ma si sta attardando pericolosamente, quando
decidi che è giunto il momento di arrivare al dunque.
Se vuoi comportarti da
gentleman, vai al 493.
Se vuoi concludere facendo
dello spirito, vai al 503.
Se vuoi tentare in un
approccio discreto, vai al 513.
.491.
Oltrepassi il passaggio
pedonale e ti appresti a risalire il ponte che scavalca il canale, mentre
una macchina sfreccia attraverso il semaforo che ti sei appena lasciato
dietro le spalle. Una scia musicale risuona per un istante nell’aria e ti
giunge tormentosamente nelle orecchie. Ti rigiri e riprendi ad avanzare.
Poco più avanti, subito al di
là del ponte, un paio di ragazze piuttosto graziose stanno chiacchierando e
ridacchiando tra di loro. Indossano vestitini eleganti e firmati, ridotti e
succinti, un po’ troppo distinti e raffinati per un caldo pomeriggio estivo
come quello. Se ne restano rumorosamente a chiocciare, all’ombra di un
vecchio albero frondoso che va allungando i propri contorti rami stracarichi
di foglioline verdi fin sopra il marciapiede, ognuna trattiene un cagnolino
stretto al guinzaglio e si preoccupa di mantenerlo ben distanziato l’uno
dall’altro. Inevitabilmente, un sorriso prende forma sul tuo viso. Ti accade
spesso d’incrociarle sulla stessa strada che conduce in piazza e ormai quasi
ti sembra di conoscerle entrambe in un modo molto intimo e speciale. Sfili
una mano dalla tasca, compi il gesto di toglierti un cappello immaginario
dalla testa e ti inchini profondamente quando passi loro vicino. La
brunetta, solleva il mento e volta il suo bel visetto altezzoso dall’altra
parte, più che sdegnata, frattanto la biondina, con la sua espressione di
sufficienza sempre tatuata negli occhi, storce il naso e distoglie in fretta
lo sguardo praticamente schifata. Che stronze che devono essere! Senza
indugiare oltre, continui per la tua strada e ti allontani disinvoltamente
da quelle due stronzette snob.
Vai al 501.
.492.
Steso sulla schiena, la fai
rialzare in piedi su di te e poi subito accucciare girata di spalle sul
grembo. Aurora si guida la verga nella vagina e si inclina all’indietro
appoggiandosi di peso sulle tue braccia. La figa che si dilata, il cazzo che
vi sprofonda, il fuoco che si diffonde irradiandosi nell’inguine. Inizia
immediatamente ad andare e venire verticalmente usando le gambe per muoversi
mentre la sostieni dai fianchi per ricercare il giusto ritmo del piacere che
la governa. Lei che cavalca da sopra, gli addominali che ti pulsano sfrenati
fra le dita, le palle palpitanti che sobbalzano, tu che stantuffi con forza
da sotto. I movimenti si fanno troppo rapidi e incontrollati assai prima di
poter riuscire a sintonizzare gli sforzi di entrambi in modo adeguato e
presto senti il glande scappare involontariamente fuori dal suo condotto
rovente e cremoso. Senza perdere tempo si rialza e si impala di nuovo.
Ritorna a inclinarsi
maggiormente all’indietro fino a posarsi con le palme delle mani sul
copriletto piuttosto stropicciato. La schiena che si inarca, le cosce che si
contraggono, le ginocchia divaricate in alto, la testa che ricade
mollemente. I suoi capelli sono come fili di luce dorata che ti solleticano
sul viso stimolando in modo molto gradevole ed eccitante. Riprende a
cavalcare, controllando meglio la profondità e la velocità della
penetrazione, mentre tu riprendi a stantuffarle dentro con passione e vigore
dal basso. La cappella che penetra tra le fiamme dell’inferno, le scapole
che ti sfiorano il petto, i suoi glutei che si spalmano sul tuo ventre
irrigidito e contratto. Le fai scivolare le mani sulla pelle lievemente
sudata, le accarezzi dolcemente i seni fantastici, non smetti mai di
sprofondare nel suo corpo inseguendola e spronandola con colpi rabbiosi di
reni sul letto alquanto disfatto.
I gemiti che produce, i
sospiri strozzati nelle labbra, i mugolii che le sfuggono dalla bocca, le
parole confuse e strette fra i denti, gli schiocchi sonori delle chiappe, le
doghe che scricchiolano pericolosamente, i rantoli sommessi e soffocati del
suo respiro sempre più ansante: il tutto ti risuona nelle orecchie come il
coro angelico di un’orchestra divina e magistrale. Le strizzi appena i
capezzoli tra il pollice e l’indice di ogni mano e la senti fremere e
rabbrividire improvvisamente. Il galoppo si è fatto febbrile e forsennato
quando ricomincia a sussultare in preda a un orgasmo sfiancante per chiunque
altro, ma la Ragazza ha già ampiamente dimostrato di essere dotata di
un’energia inesauribile e dopo esserti infine crollata addosso, dopo avere
smesso di tremare convulsamente, dopo avere recuperato un minimo di fiato,
ti affonda le dita nello stomaco e si raddrizza sul tuo cazzone come una
candela infilata nel suo piattino e ricomincia a cavalcare muovendosi al
passo per qualche minuto prima solo di accennare a smontare.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 602.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
422.
.493.
Continuate a chiacchierare
intrappolati l’uno nelle parole dell’altra per un tempo che risulta
indefinibile.
“Che ore sono?”.
Ti guardi intorno.
“Non saprei esattamente
perché non porto orologi, ma a giudicare dal numero scarso di tavoli che
sono rimasti occupati deve essersi fatto di sicuro molto tardi”.
Aurora volge subito in alto i
suoi incredibili occhi azzurri e ne segui l’esempio.
“Non troppo però da far
spuntare il giorno”.
“No, sembra di no”.
Abbassi lo sguardo e ti perdi
per un attimo nell’immensità raggiante di quei magnifici occhi azzurri come
il cielo più bello della primavera più splendida cui ti è mai capitato di
assistere.
“Mi sa che dovrei proprio
mettermi in cerca delle amiche, se non voglio rischiare di dover rincasare a
piedi.”.
“Non ce n’è bisogno”.
Vi fissate negli occhi.
“Posso benissimo
accompagnarti io!”.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1, vai al
504.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 510.
.494.
Continuate a chiacchierare
intrappolati l’uno nelle parole dell’altra per un tempo che risulta
indefinibile.
“Che ore sono?”.
Ti guardi intorno.
“Non saprei esattamente
perché non porto orologi, ma a giudicare dal numero scarso di tavoli che
sono rimasti occupati deve essersi fatto di sicuro molto tardi”.
Aurora volge subito in alto i
suoi incredibili occhi azzurri e ne segui l’esempio.
“Non troppo però da far
spuntare il giorno”.
“No, sembra di no”.
Abbassi lo sguardo e ti perdi
per un attimo nell’immensità raggiante di quei magnifici occhi azzurri come
il cielo più bello della primavera più splendida cui ti è mai capitato di
assistere: prendi fiato e la butti giù come per caso.
“Posso avere il tuo numero di
telefono?”.
Vi fissate negli occhi.
Lancia un dado:
Se esce un numero pari, vai
al 519.
Se esce un numero dispari,
vai al 524.
.495.
Finalmente solleva il mento e
con interesse incrociate lo sguardo come calamite che si attraggono
irresistibilmente. Continuate a studiarvi ancora per un pezzo, lei senza mai
smettere di ballare sensualmente e tu limitandoti a sorseggiare con calma
dalla tua bottiglietta, finché uno dei ripetuti flash psicadelici assai più
lungo di tutti gli altri illumina chiaramente per un istante la pista e la
riconosci immediatamente: è la Ragazza dagli occhi azzurri della sala
esterna! Dubiti che il tempo a vostra disposizione possa essere sufficiente
perché se ne accorga ma le sorridi lo stesso.
Ti pieghi sulle ginocchia e
appoggi sul pavimento la bottiglietta di acqua minerale. Fingi di
raccogliere qualcosa da terra e ti rialzi in piedi. La Ragazza ti osserva
con curiosità. Mimi il gesto di assemblare una canna da pesca, la ruoti
sopra la testa ed effettui un impeccabile lancio nel mezzo dei giovani che
si dimenano sulla pista da ballo. La Ragazza sembra non capire, e rallenta
il ritmo dei suoi movimenti seducenti. Arretri di un passo e incominci a
rifar su la lenza del tuo mulinello immaginario; lei pare comprendere
all’improvviso la situazione e riprende a ballare avanzando lentamente verso
di te, sfilandosi un poco alla volta dalla discreta folla che la attornia
strettamente da vicino. Eccellente! Un pesciolino molto grosso ha infine
abboccato all’amo: puntelli un piede in avanti e inclini indietro la canna
iniziando a far su con foga la lenza sin quando ripeschi del tutto la
Ragazza al di fuori della pista e te la ritrovi di fronte. Vi guardate negli
occhi e scoppiate a ridere.
“Giuro che questa è la prima
volta che funziona davvero, di solito il massimo che riesco a pescare è
solamente un amico che si sente in vena di scherzi”.
Si asciuga una lacrima e ti
porge la mano.
“Aurora”.
“Bill”.
Naturalmente non è il tuo
vero nome però quest’oggi ti senti decisamente trasgressivo e Bill si
direbbe calzare a pennello. Le prendi la mano e subito dopo aver recuperato
la bottiglietta di plastica la conduci a sedersi sul primo divano libero che
riuscite a trovare.
Vai al 515.
.496.
La afferri saldamente in vita
e prestando grande attenzione per non farlo scivolare fuori le rotoli sopra
con delicatezza. Riprendi a muoverti dentro di lei, lentamente, fin quando
non la senti riscaldarsi per l’ennesima volta. Ti pieghi in avanti per
sfiorarle la bocca con un bacio estremamente passionale e dolcissimo.
Acceleri impercettibilmente il ritmo dei movimenti senza smettere di
penetrarla con tenerezza. La senti fremere e gemere e ti senti avviluppare
con le braccia e con le gambe.
Non è possibile! La senti
orgasmare più e più volte in successione rapida: non ti è mai capitato di
conoscere una sola altra ragazza capace di raggiungere tanti orgasmi a così
poca distanza gli uni dagli altri; durante le molteplici posizioni che avete
tentato dal momento in cui te la sei ritrovata seminuda nel letto ne hai
contati almeno una mezza dozzina prima di perderne il conto. Seguiti a
muoverti piano nel suo corpo febbricitante finché non ti senti sciogliere
dal groviglio abbarbicante di braccia e gambe e non la senti giacere
totalmente abbandonata sotto il peso delle tue spintarelle.
Ti corichi infine sulla
schiena e ti sollevi sui gomiti per osservarla mentre accaldata, disfatta e
sfinita ti guarda con dolcezza: il suo fascino già notevole è aumentato
enormemente. Le sorridi e lei spossata contraccambia di rimando. Si scosta
una ciocca luminosa dal viso ed i suoi occhi straordinariamente azzurri
scintillano. Le sue mani sono incrociate sul cuore e il seno fantastico che
Madre Natura le ha generosamente fornito si solleva e si riabbassa con
affanno. Recupera il fiato e si gira sul fianco, ti accarezza con amore il
membro eretto ancora inguantato. Le confessi che non ce la fai a venire e le
racconti brevemente che l’orgasmo che per un soffio non hai raggiunto in
principio tra le sue labbra non era affatto il primo orgasmo della giornata.
Ti sfila il profilattico e ti scappella distrattamente il cazzo mentre
curiosa e divertita ti ascolta parlare con quel suo sorriso innocente
dipinto sul faccino radioso.
“Se dovessimo continuare è
probabile che mi resti in tiro per tutta la notte, ma non credo che
riuscirei più a ritrovare quell’apice di tensione necessaria per godere
veramente”.
“Interessante”.
Vai al 406.
.497.
Nel tuo appartamento non ci
sono veri e propri lampadari ma soltanto plafoniere a muro e a soffitto,
nonché svariate lampade alogene accuratamente posizionate in punti mirati e
tutti gli interruttori installati in casa sono dotati di reostati per
riuscire ad avere sempre e comunque l’atmosfera desiderata in ogni
situazione possibile. Regoli quindi il reostato in modo da ottenere una luce
morbida e confortevole nella stanza che funge anche da ingresso. Lasci
cadere le chiavi sul tavolino alla tua destra, attraversi la sala
invitandola ad entrare senza far troppi complimenti e raggiungi la porta
scorrevole a scomparsa sulla parete opposta, la apri e ti affacci in cucina
regolandone contemporaneamente l’illuminazione così come la precedente.
“Lì sopra c’è la caffettiera
e là dentro troverai il barattolo del caffè”.
“OK, me la posso cavare”.
Ti scusi per la pessima
accoglienza e ti sposti per farla passare.
“Devo assolutamente ripulirmi
e cambiarmi”.
“Va bene”.
“Mi faccio una doccia a tempo
di record e ritorno in meno di cinque minuti”.
“Non preoccuparti”.
“Sei impareggiabile!”.
Sorride.
“Su vai, spicciati che qui ci
penso io.”.
Prendi una delle due porte
che danno in camera da letto e accedi immediatamente al bagno. Ti spogli e
getti i vestiti nel cestone dei panni sporchi. Entri ed esci dalla doccia in
non più di tre rapidissimi minuti. Ti frizioni velocemente i capelli
bagnati, ti asciughi al volo e ti annodi l’asciugamano sul fianco
rimboccandolo stretto intorno alla vita. Schiudi la porta per tornare in
camera e ti rendi subito conto che qualcosa non è esattamente come quando
l’hai lasciata solamente pochissimo prima.
Tira un dado:
Se viene un numero pari, vai
al 507.
Se viene un numero dispari,
vai al 517.
.498.
Il viso pulito e radioso se
ne resta fiduciosamente abbandonato sul letto con gli occhi chiusi, le mani
sono posate sul copriletto poco al di sopra della testa ed i capelli fulgidi
e rilucenti quanto l’astro celeste vi ricadono sopra; i gomiti sono
lievemente schiusi all’infuori e la linea flessuosa della schiena è
seducente quanto e più di una promessa sensualissima, la curva del sedere è
morbida e tondeggiante quanto e più di un’incantevole bolla di sapone, le
cosce sono perfette e le fattezze sublimi dei polpacci ti scatenano un
fremito di desiderio che ti coglie fin nel profondo del midollo delle ossa.
Aurora allarga le gambe,
facendo teneramente le fusa e spingendo in alto il suo culetto come una
gatta: una cunetta carnosissima compare subito tra le sue cosce e la fessura
internata della sua ninfa luccicante si rivela con molta languidezza
sfavillando al centro in tutto il suo splendore. Ti adagi comodamente fra le
sue gambe appuntando in fretta il glande al taglio della vulva. Senti la
cappella penetrarle dentro in un attimo, senti il contatto elastico dei suoi
glutei sodi schiacciati sul tuo pube con la forza di un animale in calore,
si solleva sui gomiti inarcando flessibilmente indietro la schiena sino al
punto di aderirti al petto e di sfiorarti una guancia con la sua mentre ti
puntelli sulle palme delle mani per non gravarle troppo addosso.
Cominci immediatamente a
montarla con vigore, mordicchiandola dolcemente sul collo, non smetti mai di
sbatterla nel ventre e puoi sentirla ricambiare con piccoli colpetti delle
chiappe per aumentare la stimolazione del proprio piacere, percepisci contro
i testicoli il tocco soffice del suo monte di venere e puoi sentire a pochi
centimetri dalle orecchie i gemiti rochi che emette dalla bocca. La senti
prestissimo liquefarsi in un fiotto bollente, percepisci con chiarezza ogni
singolo spasmo delle sue natiche nell’inguine, percepisci ogni brivido del
suo corpo attraverso la pelle, seguiti a muoverti energicamente su di lei
finché non la senti rilassarsi totalmente e non la vedi crollare di nuovo
distesa sotto di te.
Infine sfili la verga dalla
sua vagina succosa e grondante, le smonti da sopra con le braccia doloranti
e ti rialzi affaticato sul gomito sinistro rimanendo smarrito per un istante
in contemplazione di tanta bellezza. Il grande fascino di cui la Ragazza è
dotata sembra aumentare smodatamente orgasmo dopo orgasmo e di sicuro non è
mai stata così bella come adesso!
Se vuoi tentare una variante,
vai al 432.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
564.
.499.
Scoppia in una risatina
innocente assai più viva del solito.
“Guarda che ho solamente
proposto di riaccompagnarti a casa”.
“Eh già, certo, stavo
pensando a qualcosa di meglio”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Perché invece non mi fai
vedere dove abiti”.
Schietta, esplicita e diretta
come sempre.
“Sono veramente curiosa di
entrare a far parte del tuo mondo.”.
Ti prende una mano e si
rialza in piedi, ti dà un bacino frettoloso sulla punta delle labbra e fa
subito per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per evitare equivoci di qualunque genere.
“Ho capito bene?”.
Esita un istante solo e ti dà
un ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
occasione per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci persino
a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico stretto
fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti eccita
l’immaginazione come la frustata di un Gatto a nove code.
“Devo comunque avvertire le
amiche che non torno con loro”.
Si distacca e si allontana
dal tuo corpo incredulo.
“Facciamo che ci ritroviamo
all’entrata.”.
“Ok!”.
Si gira e se ne va.
Tira 2 dadi:
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 402.
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 407.
Se fuoriescono 2 numeri
uguali, indipendentemente dalla somma, vai al 412.
.500.
Tira un dado:
Se esce il numero 1, vai al
470.
Se esce il numero 2, vai al
528.
Se esce il numero 4, vai al
556.
Se esce il numero 5, vai al
594.
Se esce qualsiasi altro
numero, scegli liberamente fra le quattro possibilità sopra elencate.
.501.
La luce del sole risplende
accecante e il cielo è di una sfumatura azzurra nitidissima. Scintille
abbaglianti si riflettono dappertutto e ti feriscono la vista. L’atmosfera
che ti circonda si direbbe estremamente sonnolenta, l’astro fulgido continua
a batterti in modo quasi perpendicolare sulla testa, l’aria sembra essersi
come rarefatta, le zone d’ombra si sono ridotte a qualcosa di
insignificante. Respirare si sta facendo sempre più difficile.
Ondate di calore avvolgono
ogni cosa: i negozi sono tutti chiusi e le vetrine paiono tremolare
debolmente, le insegne colorate galleggiano come pesci morti nell’umidità, i
lampioni sembrano giganti eretti nel passato e pietrificati nell’arsura e
nel tempo. Il primo pomeriggio si trova nella sua ora più asfissiante, ora
sei pentito di avere abbandonato la relativa frescura del tuo appartamento.
Uscire per fare una passeggiata afosa, decisamente non è stata un’idea
brillante.
Ti arresti sul posto e ti
guardi intorno per fare il punto della situazione. Sollevi una mano per
proteggere gli occhi dalle frecciatine pungenti che si rispecchiano sulle
carrozzerie, luccicanti come schegge di cristallo acuminato, delle
automobili in sosta dall’altra parte della strada. Per un attimo, ti coglie
l’idea di attraversarla in cerca di un rifugio provvisorio, ma la penombra
che ristagna sotto i portici pare un po’ troppo liquida e calda; ti appare
ancor peggio che restartene lì a cuocere sulla griglia del marciapiede
rovente. Pigramente, una macchina ti passa davanti e ti riscuoti appena dal
torpore che ti attanaglia come una pesante cappa di piombo. Il parcheggio
grande della piazza ti richiama con la forza di un miraggio che ribolle
subito dopo la prossima svolta in fondo alla via. Il senso di tranquillità
che ti aveva sostenuto nel fare i primi quattro passi all’aperto quando sei
uscito di casa, si è sfumato come il tintinnio di una tendina di perline in
un alito di vento, adesso invece ti vedi in cerca di un’oasi come un
assetato annaspante e barcollante nelle spire di un deserto subdolo e
spietato. Devi assolutamente raggiungere le delizie promesse dal giardino
situato accanto al furgoncino di Alma che solitamente risiede nel parcheggio
principale della piazza, perché il pensiero di non farcela comincia a
prender forma concreta e maggiore consistenza nei recessi più profondi della
mente. Abbassi lo sguardo e ti rimetti a camminare. Un cartellone
pubblicitario affisso al muro solletica l’attenzione giusto al margine del
tuo campo visivo.
Se vuoi fermarti per
osservare il cartellone pubblicitario, vai al 516.
Se non vuoi fermarti a
studiare il cartellone pubblicitario, raggiungi e svolta l’angolo della
strada, andando al 521.
.502.
Tira un dado:
Se esce il numero 2, vai al
528.
Se esce il numero 3, vai al
431.
Se esce il numero 4, vai al
556.
Se esce il numero 5, vai al
594.
Se esce qualsiasi altro
numero, scegli liberamente fra le quattro possibilità sopra elencate.
.503.
Continuate a chiacchierare
intrappolati l’uno nelle parole dell’altra per un tempo che risulta
indefinibile.
“Che ore sono?”.
Ti guardi intorno.
“Non saprei esattamente
perché non porto orologi, ma a giudicare dal numero scarso di tavoli che
sono rimasti occupati deve essersi fatta di sicuro un’ora tardissima”.
Aurora volge subito in alto i
suoi incredibili occhi azzurri e ne segui l’esempio.
“Non troppo però da far
spuntare il giorno”.
“No, sembra di no”.
Abbassi lo sguardo e ti perdi
per un attimo nell’immensità raggiante di quei magnifici occhi azzurri come
il cielo più bello della primavera più splendida cui ti è mai capitato di
assistere: prendi fiato e la butti giù come per caso.
“Ti va di venire a vedere la
mia collezione di farfalle?”.
Vi fissate negli occhi.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1, vai al
514.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 520.
.504.
Scoppia in una risatina più
viva del solito.
“Guarda che ho solo proposto
di riaccompagnarti a casa”.
“Certo, come no... quasi che
non sapessimo davvero in quale modo vanno poi a finire queste cose”.
“Giuro che non intendevo
metterci malizia”.
“Ti credo sulla parola”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Ma non stasera! Sono
veramente stanca e domattina non mi posso per niente riposare”.
Insiste per pagare a tutti i
costi la sua parte delle ordinazioni, si rialza in piedi e ti ringrazia per
la piacevolissima compagnia con un paio di tiepidi bacetti sulle guance, si
gira e fa per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per chiederle come poterla rintracciare in
futuro.
“Se il caso lo vorrà, ci
ritroveremo sicuramente.”.
Esita un istante e ti dà un
ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
occasione per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci persino
a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico stretto
fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti frusta
l’immaginazione come la scudisciata di un Gatto a nove code: infine si volge
e se ne va.
Vai al 549.
.505.
Finalmente solleva il mento e
con interesse incrociate lo sguardo come calamite che si attraggono
irresistibilmente. Continuate a studiarvi ancora per un pezzo, lei senza mai
smettere di ballare sensualmente e tu limitandoti a sorseggiare con calma
dalla tua bottiglietta, finché uno dei ripetuti flash psicadelici assai più
lungo di tutti gli altri illumina chiaramente per un istante la pista e la
riconosci immediatamente: è la Ragazza dagli occhi azzurri della sala
esterna! Dubiti che il tempo a vostra disposizione possa essere sufficiente
perché se ne accorga ma le sorridi lo stesso.
Ti pieghi sulle ginocchia per
appoggiare in un angolo sul pavimento la bottiglietta di acqua minerale; sai
che non si dovrebbe abbandonare nulla in giro nella discoteca però in questo
preciso momento non te ne può assolutamente fregar di meno. Ti rialzi in
piedi e la Ragazza ti osserva con curiosità. Simulando i movimenti di una
rapida tarantella e spostandoti al ritmo frenetico del caos rintuonante che
fuoriesce dagli altoparlanti ti lanci nel mezzo dei giovani che si dimenano
sulla pista da ballo. La Ragazza rallenta l’andamento seducente del suo
rintocco ipnotico e tu continui a saltellare scivolando da una parte
all’altra, facendoti largo un poco alla volta fra la discreta folla di
ragazzi che la attorniano strettamente da vicino sin quando giungi infine a
ritrovartela di fronte. Concludi la tua ridicola performance mimando il
gesto di battere un tamburello immaginario all’altezza della testa. Si porta
le dita alla bocca, vi guardate negli occhi e scoppiate a ridere.
“Giuro che non so fare
nient’altro... ti andrebbe di venire a sederti altrove?”.
Si asciuga una lacrima,
annuisce appena e ti porge la mano.
“Aurora”.
“Bill”.
Naturalmente non è il tuo
vero nome ma quest’oggi ti senti decisamente trasgressivo e Bill si direbbe
calzare a pennello. Le prendi la mano e subito dopo aver recuperato la
bottiglietta di plastica la conduci a sedersi sul primo divano libero che
riuscite a trovare.
Vai al 515.
.506.
Non ce la fai ancora a
venire!
Se non riesci a superare
questo labirinto sessuale e vuoi arrenderti, vai al 599.
Se invece vuoi riprovarci,
torna al 405.
.507.
Le luci sono soffuse e
qualcosa giace abbandonato sul letto. Getti la mano all’interruttore e ruoti
il reostato in modo da illuminare la camera assai più che a giorno. Una luce
accecante si diffonde ovunque e le ombre si ritirano negli angoletti in un
lampo fino a svanire del tutto. Il tubino nero che la Ragazza indossava con
innocenza e sensualità se ne resta dimenticato sul divano appostato in fondo
ai piedi del lettone matrimoniale, le scarpette sono state buttate tra
l’armadio a muro che occupa tutta la parete opposta e la scrivania del
computer accanto alle porte che danno in sala e in cucina, mentre una
semplice biancheria intima di cotone bianco è stata gettata disinvoltamente
sul bracciolo del divano; Aurora semi rannicchiata al centro del grande
letto a due piazze si solleva sul gomito destro e si porta per un attimo la
mano sinistra davanti agli occhi: non veste altro che una delle tue
moltissime magliette bianche e pulite, che sicuramente ha trovato ripiegate
ed impilate nell’armadio.
“Ah, non ci vedo!”.
Se vuoi riabbassare le luci,
vai al 527.
Se non vuoi riabbassare le
luci, vai al 547.
.508.
“Gialla!”.
Ti guarda intensamente, con
il sorriso più enigmatico che le riesce dipinto sul visino di una squisita
bellezza acqua e sapone. Scuote appena il capo, da una parte all’altra, in
segno negativo, difficilmente si capisce ciò che le passa nella testa. I
suoi occhi si fanno insolitamente astrusi e misteriosi, accade solo quando
vuole confonderti le idee di proposito. Sono sempre bellissimi e brillanti,
ma risultano anche accattivanti e soprattutto si direbbero incomprensibili.
La sua espressione appare non troppo convinta, indecifrabile. Non dice
nulla.
Trattieni il respiro e
sopporti in silenzio, l’attesa terribile e snervante, perché ormai conosci
molto bene il rito che ti attende. Ti fissa negli occhi. Ti osserva
attentamente. Le tue pulsazioni aumentano in proporzione mentre la sua
figura sottile comincia a muoversi lentamente. Le sue mani morbide iniziano
a salire dolcemente, sensualmente, accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano magicamente sul tessuto fucsia
del camice, sino a raggiungere il più in alto dei bottoncini: cominciano a
sbottonare ossessivamente. Il camice si apre ipnoticamente, solleva le mani
e poi se lo fa ricadere indietro trattenendolo disinvoltamente sulle braccia
all’altezza dei gomiti. Indossa una maglia lunga, azzurrina e svolazzante,
simpatica e ricolma di stelline dorate, che le lascia scoperta una spalla
deliziosa, che fa al contempo a pugni con il resto del suo abbigliamento,
sbarazzino, ma non importa, questo è decisamente tipico di lei. Quella
stoffa si dimostra talmente leggera, impalpabile, che ogni sua curva si
delinea prendendo perfettamente forma sotto ai tuoi occhi beati. Le sue
fattezze delicate ti si rivelano nitidamente ad ogni suo movimento, ad ogni
suo minimo sfioramento, ad ogni suo singolo respiro. Si può addirittura
scorgere il bordo stampato delle coppe del reggiseno e intravvedere
chiaramente la posizione al centro dei capezzoli attraverso quel tessuto
colorato e luccicante. La spallina di silicone, trasparente, che neppure si
nota sull’unica spalla nuda, non permette di supporre niente del reggiseno
che veste. Incrocia le braccia sul petto e si stringe nelle spalle. Non dice
ancora nulla.
Deglutisci faticosamente. Le
palme lisce e levigate delle mani riprendono la propria discesa fino ad
incontrare l’orlo inferiore della maglia. Indugiano un attimo soltanto sul
risvolto azzurrino e subito iniziano a risalire piano. La tensione che ti
pervade è altissima e insopportabile. L’addome che si scopre un centimetro
alla volta è sodo e perfetto, maestoso e levigato come una lastra di marmo
intagliata con cura che si direbbe però morbida e muscolosa al tatto;
l’ombelico rosa risulta paragonabile ad un lavoro prezioso inciso con la
maestria d’altri tempi. La pelle del ventre, invece, è chiara e splendente,
immacolata, sembra calda, elastica e profumatissima. Barcolli leggermente,
arretri di un passo, ti afferri a uno dei tre grossi lavandini dietro la
schiena e ti ci trattieni saldamente per non balzarle addosso rabbiosamente.
Solamente poche dita di colore separano ormai l’orlo ripiegato della maglia
dall’obiettivo finale. Le puoi quasi contare con meraviglia le costole della
splendida gabbia toracica istante dopo istante. Senti il sangue schizzare
con violenza nelle tempie. Le sue unghie rosse scintillano nella forte luce
dell’antibagno. Sinapsi scoppiano come fuochi d’artificio nel cervello.
Le sue mani candide risalgono
ulteriormente e le tenere curve di un delicato rosa, del suo décolleté
mozzafiato, ti appaiono in tutto il loro splendore ma la sua biancheria
intima non è gialla. Aspetta qualche altro momento per lasciarti controllare
a dovere, nonché per farti un po’ soffrire, ammicca e riabbassa velocemente
la maglia. Ti guarda con indulgenza e ti sorride maliziosamente.
Vai al 678.
.509.
Scoppia in una risatina
innocente assai più viva del solito.
“Guarda che davvero è una
gran bella collezione”.
“Eh già, certo, ne sono
sicura”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Ce l’hai veramente?”.
Esplicita, diretta e curiosa
come sempre.
“Non proprio, però possiedo
una caffettiera e tengo apposta da parte una buona marca di caffè per le
grandi occasioni”.
“Quasi quasi mi sento
tentata”.
“E poi ho la macchina e dopo
posso riaccompagnarti a casa.”.
Ti prende una mano e si
rialza in piedi, ti dà un bacino frettoloso sulla punta delle labbra e fa
subito per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per evitare equivoci di qualunque genere.
“Significa di sì?”.
Esita un istante solo e ti dà
un ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
opportunità per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci
persino a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico
stretto fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti
eccita l’immaginazione come la frustata di un Gatto a nove code.
“Devo avvertire le amiche che
non torno con loro”.
Si distacca e si allontana
dal tuo corpo incredulo.
“Facciamo che ci ritroviamo
all’entrata.”.
“Ok!”.
Si gira e se ne va.
Tira 2 dadi:
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 402.
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 407.
Se fuoriescono 2 numeri
uguali, indipendentemente dalla somma, vai al 412.
.510.
Scoppia in una risatina
innocente assai più viva del solito.
“Guarda che ho solamente
proposto di riaccompagnarti a casa”.
“Eh già, certo, stavo
pensando a qualcosa di meglio”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Perché invece non mi fai
vedere dove abiti”.
Schietta, esplicita e diretta
come sempre.
“Sono veramente curiosa di
entrare a far parte del tuo mondo.”.
Ti prende una mano e si
rialza in piedi, ti dà un bacino frettoloso sulla punta delle labbra e fa
subito per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per evitare equivoci di qualunque genere.
“Ho capito bene?”.
Esita un istante solo e ti dà
un ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
occasione per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci persino
a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico stretto
fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti eccita
l’immaginazione come la frustata di un Gatto a nove code.
“Devo comunque avvertire le
amiche che non torno con loro”.
Si distacca e si allontana
dal tuo corpo incredulo.
“Facciamo che ci ritroviamo
all’entrata.”.
“Ok!”.
Si gira e se ne va.
Tira 2 dadi:
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 407.
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 412.
Se fuoriescono 2 numeri
uguali, indipendentemente dalla somma, vai al 402.
.511.
Non ce la fai proprio a
venire!
Se non riesci a superare
questo labirinto sessuale e vuoi arrenderti, vai al 599.
Se invece vuoi riprovarci,
torna al 405.
.512.
La fai coricare sulla schiena
e ti distendi comodamente tra le sue gambe.
Aurora allunga indietro le
braccia, piegando appena le gambe e chiudendo gli occhi, abbandonandosi
completamente nelle tue mani. Rimani incantato per un istante contemplando
dall’alto la visione spettacolare che ti offre alla vista: il suo corpo è
perfetto, il suo seno è un qualcosa di eccelso, il suo viso è bellissimo, i
suoi capelli raccolti intorno alla testa sono come luce viva; con una mano
ti sostieni su di lei, mentre con l’altra guidi il tuo membro verso la sua
vagina invitante e succulenta. Allarga le cosce e solleva il bacino per
facilitarti nel compito.
Il contatto della cappella
sulle sue grandi labbra risulta soffice e molto cedevole. La senti gemere
impercettibilmente, lo senti sprofondare agevolmente. La sua vulva dorata è
calda, morbida, bagnatissima, accogliente e si direbbe calzare a pennello
sul tuo cazzone drasticamente eretto dentro di lei. Puoi sentire il tocco
leggero delle sue ginocchia che si stringono debolmente sui fianchi, inizi a
muoverti con dolcezza nel suo ventre cremoso abbassandoti sui gomiti per
baciarla ripetutamente con piccoli bacetti sulla bocca e sulla gola. La
Ragazza risponde ai baci socchiudendo le palpebre e contraendosi per quanto
possibile sul letto.
Le passi la lingua sul lobo
di un orecchio e percepisci subito le sue dita che si intrecciano fra i tuoi
capelli ancora bagnati e semi grondanti. Le addenti teneramente quel nervone
sensibilissimo che spicca in risalto tra il collo e la sua affusolata spalla
destra e la senti fremere e mugolare immediatamente sotto il tuo peso.
Risali con la lingua sulla gola e sul mento senza mai smettere di muoverti
piano nella sua ninfa. Ti prende la testa e ti guida alla bocca, ti afferra
la lingua fra le labbra e incomincia a succhiarla con entusiasmo. Ti
raddrizzi infine sulle braccia e la fissi negli occhi.
Se vuoi tentare qualche
variante, vai al 559.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
.513.
Continuate a chiacchierare
intrappolati l’uno nelle parole dell’altra per un tempo che risulta
indefinibile.
“Che ore sono?”.
Ti guardi intorno.
“Non saprei esattamente
perché non porto orologi, ma a giudicare dal numero scarso di tavoli che
sono rimasti occupati deve essersi fatto di sicuro molto tardi”.
Aurora volge subito in alto i
suoi incredibili occhi azzurri e ne segui l’esempio.
“Non troppo però da far
spuntare il giorno”.
“No, sembra di no”.
Abbassi lo sguardo e ti perdi
per un attimo nell’immensità raggiante di quei magnifici occhi azzurri come
il cielo più bello della primavera più splendida cui ti è mai capitato di
assistere: prendi fiato e la butti giù come per caso.
“Posso avere il tuo numero di
telefono?”.
Vi fissate negli occhi.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1, vai al
524.
Se esce qualsiasi altro
numero, vai al 530.
.514.
Scoppia in una risatina più
viva del solito.
“Guarda che davvero è una
gran bella collezione”.
“Certo, come no... quasi non
sapessimo entrambi benissimo di che cosa si tratta”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Tuttavia mi piacerebbe
proprio vederla, ma non stasera! Sono veramente stanca e domattina non mi
posso per niente riposare”.
Insiste per pagare a tutti i
costi la sua parte delle ordinazioni, si rialza in piedi e ti ringrazia per
la piacevolissima compagnia con un paio di tiepidi bacetti sulle guance, si
gira e fa per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per chiederle come poterla rintracciare in
futuro.
“Se il caso lo vorrà, ci
ritroveremo sicuramente.”.
Esita un istante e ti dà un
ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
occasione per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci persino
a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico stretto
fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti frusta
l’immaginazione come la scudisciata di un Gatto a nove code: infine si volge
e se ne va.
Vai al 549.
.515.
Trovate quasi immediatamente
un divanetto non troppo distante dagli altoparlanti e il rimbombo che ne
sprizza è assordante, ma a lei non sembra dare particolarmente fastidio e
perciò ti puoi benissimo adattare.
Se vuoi parlarle di sport,
vai al 525.
Se vuoi lasciarla parlare a
ruota libera, vai al 535.
Se vuoi invitarla a bere
qualcosa alla prima occasione, vai al 545.
.516.
E’ vero! KARAOKE SOTTO LE
STELLE... per poco non ti è sfuggito ancora una volta. E’ già da qualche
settimana che si svolge nel week-end, di sera e di giorno, quella piccola
manifestazione comunale nel cuore del verde della cittadina e ci sei persino
stato in più di un’occasione: ora la domanda che balza nel cervello giunge
spontaneamente. Considerando che è sabato pomeriggio, quindi il grosso dei
negozi sono chiusi in ogni caso, dove è più probabile che Alma si sia
appostata con il suo furgoncino?
Se vuoi controllare in
piazza, raggiungi e svolta l’angolo in fondo alla strada, andando al 526.
Se vuoi tentare con lo
svincolo, che va addentrandosi lungo le vecchie mura interne della città,
vai al 531.
.517.
Le luci sono soffuse e
qualcosa giace abbandonato sul letto. Getti la mano all’interruttore e ruoti
il reostato in modo da illuminare la camera assai più che a giorno. Una luce
accecante si diffonde ovunque e le ombre si ritirano negli angoletti in un
lampo fino a svanire del tutto. Il tubino nero che la Ragazza indossava con
innocenza e sensualità se ne resta dimenticato sul divano appostato in fondo
ai piedi del lettone matrimoniale, le scarpette sono state disinvoltamente
buttate tra l’armadio a muro che occupa tutta la parete opposta e la
scrivania del computer accanto alle porte che danno in sala e in cucina,
Aurora semi rannicchiata al centro del grande letto a due piazze si solleva
sul gomito destro e si porta per un attimo la mano sinistra davanti agli
occhi: non veste nient’altro che una semplicissima biancheria intima di
cotone bianco.
“Ah, non ci vedo!”.
Se vuoi riabbassare le luci,
vai al 537.
Se non vuoi riabbassare le
luci, vai al 557.
.518.
Allarga le ginocchia e si
puntella in avanti con le mani per stabilizzare meglio la posizione. Senza
perdere tempo ti inginocchi tra le sue cosce con le spalle rivolte al
divano, appoggi la punta del glande alla fessura della sua ninfa invitante e
succosa e ti pieghi su di lei per prenderla senza indugio alla pecorina.
Senti il cazzo sprofondare rapidamente nella crema bollente, la senti
spingere indietro con le chiappe per aumentare la profondità della
penetrazione, percepisci nettamente il contatto dei coglioni con le pareti
frontali della sua figa caldissima. Incurva in alto la schiena e distende le
braccia, la agguanti dai fianchi e la cingi da sotto per stringerla con
forza al petto.
Prendi subito a montarla
energicamente e la senti irrigidirsi nelle mani: hai come la sensazione di
sbattere in fondo al suo condotto lubrificatissimo ad ogni colpo, ma la
senti quasi stringere i denti e non dice nulla. Volgi lo sguardo a sinistra
ed osservi l’immagine riflessa nel grande specchio che va dallo stipite
della porta del bagno fino all’angolo della parete in cui si addossano il
letto ed i comodini. I vostri corpi sono strettamente avvinghiati l’uno
sull’altro come quelli di due bestie scatenate in un amplesso selvaggio. Tu
abbarbicato di sopra che la monti con furia, lei che se ne resta rigidamente
ingobbita e schiacciata a capo chino con le tette molleggianti che
sobbalzano elasticamente sotto il peso dei tuoi contraccolpi, mentre una
cascata di luce liquida le nasconde il volto.
Le reni cominciano a pulsare
dolorosamente ed i suoi gemiti si fanno rochi e profondi, quando di punto in
bianco la vedi crollare sui gomiti in preda a sussulti incontrollati che si
potrebbero scambiare per spasmi agonizzanti. Non ti distacchi dalla sua
schiena e non smetti di montarla con foga finché il suo corpo non smette di
tremare completamente. Ti lasci ricadere all’indietro, inginocchiato sul
copriletto e l’occhio ti cade immediatamente sul fondoschiena straordinario
che hai davanti.
I suoi glutei sono
incredibili quanto un paio di mezze lune splendide e perfette, l’anellino
stretto del suo culetto sembra palpitare, la ferita aperta fra le sue gambe
si direbbe sanguinare ed i suoi succhi si raccolgono nella piega del
clitoride. Il soffice velluto dorato come un giorno luminoso del suo monte
di venere sfolgora e sfavilla nella forte luce della camera come un
praticello intriso di rugiada. Non puoi resistere a tanta meraviglia e ti
pieghi ancora su di lei per accarezzarle e baciarle il sesso senza sosta.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 441.
Se vuoi prenderla nel modo
più classico, vai al 512.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
534.
.519.
“E perché mai?”.
Sorride amabilmente.
“Non sarai un
Collezionista?”.
“No, non è questo... è solo
che mi dispiacerebbe perderti di vista”.
Scoppia in una risatina
innocente assai più viva del solito.
“Guarda che dicevo
veramente”.
“Eh già, certo, non ne dubito
per niente”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Ma se sono proprio qui
davanti”.
“Ci sei adesso, e non so per
quanto ci potrai ancora essere prima di svanire nel nulla”.
“Dipende da ciò che offri”.
Schietta e curiosa, esplicita
e diretta come sempre.
“Dunque vediamo: offro un
giro in carrozza, una buona tazza di caffè e una visita nella torre più alta
del castello in cui vivo”.
“Mi hai quasi convinta”.
“Un’avventura magica e un
viaggio indimenticabile al centro del mondo che mi appartiene”.
Ti prende una mano e si
rialza in piedi, ti dà un bacino frettoloso sulla punta delle labbra e fa
subito per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per evitare equivoci di qualunque genere.
“Ho capito bene?”.
Esita un istante e ti dà un
ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
occasione per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci persino
a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico stretto
fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti eccita
l’immaginazione come la frustata di un Gatto a nove code.
“Devo avvertire le amiche che
non torno con loro”.
Si distacca e si allontana
dal tuo corpo incredulo.
“Facciamo che ci ritroviamo
all’entrata.”.
“Ok!”.
Si gira e se ne va.
Tira 2 dadi:
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 402.
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 407.
Se fuoriescono 2 numeri
uguali, indipendentemente dalla somma, vai al 412.
.520.
Scoppia in una risatina
innocente assai più viva del solito.
“Guarda che davvero è una
gran bella collezione”.
“Eh già, certo, ne sono
sicura”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Ce l’hai veramente?”.
Esplicita, diretta e curiosa
come sempre.
“Non proprio, però possiedo
una caffettiera e tengo apposta da parte una buona marca di caffè per le
grandi occasioni”.
“Quasi quasi mi sento
tentata”.
“E poi ho la macchina e dopo
posso riaccompagnarti a casa.”.
Ti prende una mano e si
rialza in piedi, ti dà un bacino frettoloso sulla punta delle labbra e fa
subito per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per evitare equivoci di qualunque genere.
“Significa di sì?”.
Esita un istante solo e ti dà
un ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
opportunità per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci
persino a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico
stretto fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti
eccita l’immaginazione come la frustata di un Gatto a nove code.
“Devo avvertire le amiche che
non torno con loro”.
Si distacca e si allontana
dal tuo corpo incredulo.
“Facciamo che ci ritroviamo
all’entrata.”.
“Ok!”.
Si gira e se ne va.
Tira 2 dadi:
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 407.
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 412.
Se fuoriescono 2 numeri
uguali, indipendentemente dalla somma, vai al 402.
.521.
Il parcheggio più grande
della piazza si presenta gremito di automobili scintillanti, abbandonate in
sosta tra le strisce, come mosche coloratissime laboriosamente intente sulla
carcassa di un grosso animale putrescente. Ne resti sbigottito e vagamente
sorpreso. Visto il deserto che hai dovuto affrontare strada facendo, in
pratica assoluto, ti stupisce che così tanta gente non abbia ancora lasciato
la città per le solite vacanze estive. In ogni caso devono essere tutti
altrove, perché in giro non si vede nessuno. Probabilmente, chi non si trova
costretto in pausa pranzo, saggiamente se ne resta in casa comunque. Merda!
Spazzi meglio tutt’intorno
con lo sguardo, ma con la coda dell’occhio hai già colto qual è il problema.
Là c’è l’edicola e lì il giardinetto, però, purtroppo, non spicca e risalta
il furgoncino dei panini al suo posto. Cazzo, e adesso? Un taxi bianco si
accosta all’edicola chiusa e dall’abitacolo ne discende una signora
frettolosa. Raggiungi il veicolo e bussi al finestrino. Chiedi al conducente
se può darti un’informazione. Ti risponde subito che qualcosa si tiene lungo
le vecchie mura della città, è plausibile che il chiosco mobile si sia
spostato nel luogo in cui forse a quest’ora si muove almeno qualcuno. E’
vero! KARAOKE SOTTO LE STELLE... ti è sfuggito per l’ennesima volta. E’ già
da qualche settimana che si svolge nel week-end, non solo la sera, quella
piccola manifestazione comunale nel cuore del verde della cittadina e ci sei
persino stato in più di un’occasione: ecco risolto il dilemma della
misteriosa desolazione urbana che hai constatato di persona durante la tua
afosa camminata. Ringrazi il tassista e ti riavvii sulle tracce dei tuoi
passi, alla ricerca dello svincolo nei pressi di dove avevi intravvisto il
cartellone pubblicitario.
Vai al 531.
.522.
Questo orgasmo ti è ormai
sfuggito!
Se non ce la fai a superare
questo labirinto sessuale e vuoi arrenderti, vai al 496.
Se invece vuoi riprovarci,
torna al 405.
.523.
Lancia un dado:
Se esce il numero 1, vai al
551.
Se esce il numero 2, vai al
456.
Se esce il numero 3, vai al
592.
Se esce il numero 4, vai al
478.
Se esce qualsiasi altro
numero, nel caso in cui il dado che si sta utilizzando dovesse avere almeno
sei facce, allora scegli liberamente fra le prime quattro possibilità.
.524.
“E perché mai?”.
Sorride amabilmente.
“Non sarai un
Collezionista?”.
“No, non è questo... è solo
che mi dispiacerebbe perderti di vista”.
Scoppia in una risatina più
viva del solito.
“Guarda che dicevo davvero”.
“Non ne dubito”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Credi nel destino?”.
Si ricompone e ti fissa
nuovamente negli occhi.
“Sì, e no”.
“Se è stato scritto che
dobbiamo rivederci, vedrai che sarà impossibile evitarlo”.
Questa precaria teoria non
suona affatto convincente e tuttavia non trovi nulla da ribattere.
“Adesso però dimmi quanto ti
devo, perché sono veramente stanca e domattina non mi posso per niente
riposare”.
Insiste per pagare a tutti i
costi la sua parte delle ordinazioni, si rialza in piedi e ti ringrazia per
la piacevolissima compagnia con un paio di tiepidi bacetti sulle guance, si
gira e fa per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per chiederle come poterla rintracciare in
futuro.
“Se il caso lo vorrà, ci
ritroveremo sicuramente.”.
Esita un istante solo e ti dà
un ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
occasione per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci persino
a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico stretto
fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti frusta
l’immaginazione come la scudisciata di un Gatto a nove code: infine si volge
e se ne va.
Vai al 549.
.525.
Cominciate subito a
chiacchierare e rapidamente si stabilisce tra voi un’intesa molto
confidenziale. Dirotti il discorso sullo sport e dapprima sembra prestare
grande attenzione alle argomentazioni, ma pare annoiarsi in fretta e dopo
solo qualche minuto finge di intravvedere un’amica e si rialza in piedi.
“Mi spiace, però devo proprio
lasciarti!”.
Si gira e si allontana; fai
ritorno dagli amici e come sempre ti intrattieni a parlare di cose più o
meno stupide, allungando di tanto in tanto il collo nella speranza di
scorgere Aurora per poterla riavvicinare, ma questo non succede e devi
infine andartene dalla discoteca con la coda fra le gambe e un pensiero
assillante che ti ronza nella testa: forse non era il caso di trascinarla in
un dibattito sportivo.
Vai al 555.
.526.
Il parcheggio più grande
della piazza si presenta gremito di automobili scintillanti, abbandonate in
sosta tra le strisce, come mosche coloratissime laboriosamente intente sulla
carcassa di un grosso animale putrescente. Ne resti sbigottito e vagamente
sorpreso. Visto il deserto che hai dovuto affrontare strada facendo, in
pratica assoluto, ti stupisce che così tanta gente non abbia ancora lasciato
la città per le solite vacanze estive. In ogni caso devono essere tutti
altrove, perché in giro non si vede nessuno. Probabilmente, chi non si trova
costretto in pausa pranzo, o se ne resta in casa comunque, o si ritrova
all’aperto e nel verde. Merda!
Spazzi meglio tutt’intorno
con lo sguardo, ma con la coda dell’occhio hai già individuato il problema.
Là c’è l’edicola e lì il giardinetto, però non spicca e risalta al suo posto
il furgoncino dei panini. Cazzo, adesso ti tocca ritornare indietro. Un taxi
bianco si accosta all’edicola chiusa e dall’abitacolo ne discende con calma
una signora. Solamente per scrupolo, raggiungi il veicolo e bussi sul
finestrino. Chiedi al conducente se può darti un’informazione. Ti risponde
subito che qualcosa si tiene lungo le vecchie mura della città, è plausibile
che il chiosco mobile si sia spostato nel luogo in cui forse a quest’ora si
muove almeno qualcuno. Ecco spiegato il dilemma della misteriosa desolazione
urbana che hai constatato di persona durante la tua afosa camminata.
Ringrazi il tassista e ti riavvii sulle tracce dei tuoi passi, alla ricerca
dello svincolo nei pressi di dove avevi scorto il cartellone pubblicitario.
Vai al 531.
.527.
Riabbassi leggermente le luci
e le ombre tornano ad allungarsi nella stanza. Aurora schiude appena-appena
le dita e ti sbircia di sottecchi.
“E così ti piace la luce”.
“Mi piace molto la luce”.
“Proprio come a un bambino
viziato.”.
“Molto viziato!”.
Cerca a tentoni il reostato
dietro la schiena e regola nuovamente al massimo l’illuminazione. Qualsiasi
ombra ritorna a svanire in un istante dalla camera. Chiude gli occhi di
scatto e si protegge una seconda volta la vista con la mano sinistra.
“Allora vieni qui Bambino
Molto Viziato...”.
Vai al 547.
.528.
Ti inginocchi sul pavimento e
la trascini sul bordo del letto.
Sdraiata sulla schiena,
Aurora si solleva sui gomiti e si lecca le labbra dischiudendo appena le
gambe. Le risali i polpacci con le mani accarezzandole la pelle setosa e
forzandola ad aprire maggiormente le cosce. La sua vulva è fresca e
fragrante quanto la Dea Greca delle acque e dei boschi. Vi intingi subito un
dito e lo ruoti delicatamente per palpeggiarle le pareti della vagina con il
polpastrello del medio. Hai come la sensazione di sprofondare nella melassa
e l’interno del suo corpo è scivoloso e caldissimo. Lei getta indietro la
testa e si lascia ricadere sospirando distesa sul copriletto stropicciato.
Estrai il dito medio dal suo
ventre viscoso e con le mani corri a cingerle i seni elastici mentre ti
chini in avanti per assaggiare di nuovo il suo nettare dolcissimo. La senti
mugolare di piacere o di impazienza. Ti rialzi di scatto tra le sue cosce,
afferri il cazzo e lo mantieni parallelo all’asse della figa, prendi per
bene la mira e ti lanci in una rapida stoccata. Senti il glande sprofondare
nella carne, senti l’asta affilarsi nel condotto, senti i testicoli
sobbalzarle in mezzo ai glutei. Arretri con calma e ti esibisci in una
seconda e in una terza stoccata. I capelli le sono schizzati in tutte le
direzioni, la sua testa si gira da una parte e dall’altra, i lineamenti del
viso le si sono contratti, gli occhi sono serrati; ti senti cingere con le
gambe e il sangue avvampare nelle vene.
Ti pieghi in avanti e la
prendi con forza dai fianchi per favorire l’allineamento orizzontale e
incominci a stoccarle violentemente dentro come un forsennato. Con le dita
saggia i muscoli delle braccia e ti agguanta per le spalle. La sua bocca che
si apre e si richiude in grida mute e silenziose, i nervi rigonfi che
spiccano sul suo collo, la testa che si dibatte, le mani che ti spingono, i
piedi che ti traggono, i gemiti che emette al ritmo brutale di ogni singola
stoccata: la senti giungere in ultimo ad un orgasmo esplosivo e non smetti
di stoccare velocemente con la verga nella sua ninfa fino a che non rilassa
la stretta dei polpacci sulle reni e delle ginocchia aggrappate intorno alla
tua vita. Le scivoli fuori e ti accasci seduto sui talloni giusto il tempo
indispensabile per riprendere fiato. La Ragazza riapre due occhi
fiammeggianti, si risolleva sui gomiti, arretra sino al centro del grande
letto matrimoniale e ti richiama su di sé.
Se vuoi tentare qualche altra
variante, vai al 600.
Se vuoi prenderla a
smorzacandela, vai al 458.
Se vuoi prenderla da sopra,
vai al 561.
Se vuoi prenderla da dietro,
vai al 466.
Se vuoi prenderla dal fianco,
vai al 413.
Se vuoi concludere, vai al
584.
.529.
“Arancio!”.
Ti guarda intensamente, con
il sorriso più enigmatico che le riesce dipinto sul visino di una squisita
bellezza acqua e sapone. Scuote appena il capo, da una parte all’altra, in
segno negativo, difficilmente si capisce ciò che le passa nella testa. I
suoi occhi si fanno insolitamente astrusi e misteriosi, accade solo quando
vuole confonderti le idee di proposito. Sono sempre bellissimi e brillanti,
ma risultano anche accattivanti e soprattutto si direbbero incomprensibili.
La sua espressione appare non troppo convinta, indecifrabile. Non dice
nulla.
Trattieni il respiro e
sopporti in silenzio, l’attesa terribile e snervante, perché ormai conosci
molto bene il rito che ti attende. Ti fissa negli occhi. Ti osserva
attentamente. Le tue pulsazioni aumentano in proporzione mentre la sua
figura sottile comincia a muoversi lentamente. Le sue mani morbide iniziano
a salire dolcemente, sensualmente, accarezzando ogni curva del suo corpo
longilineo. Le sue dita affusolate scivolano magicamente sul tessuto fucsia
del camice, sino a raggiungere il più in alto dei bottoncini: cominciano a
sbottonare ossessivamente. Il camice si apre ipnoticamente, solleva le mani
e poi se lo fa ricadere indietro trattenendolo disinvoltamente sulle braccia
all’altezza dei gomiti. Indossa una maglia lunga, azzurrina e svolazzante,
simpatica e ricolma di stelline dorate, che le lascia scoperta una spalla
deliziosa, che fa al contempo a pugni con il resto del suo abbigliamento,
sbarazzino, ma non importa, questo è decisamente tipico di lei. Quella
stoffa si dimostra talmente leggera, impalpabile, che ogni sua curva si
delinea prendendo perfettamente forma sotto ai tuoi occhi beati. Le sue
fattezze delicate ti si rivelano nitidamente ad ogni suo movimento, ad ogni
suo minimo sfioramento, ad ogni suo singolo respiro. Si può addirittura
scorgere il bordo stampato delle coppe del reggiseno e intravvedere
chiaramente la posizione al centro dei capezzoli attraverso quel tessuto
colorato e luccicante. La spallina di silicone, trasparente, che neppure si
nota sull’unica spalla nuda, non permette di supporre niente del reggiseno
che veste. Incrocia le braccia sul petto e si stringe nelle spalle. Non dice
ancora nulla.
Deglutisci faticosamente. Le
palme lisce e levigate delle mani riprendono la propria discesa fino ad
incontrare l’orlo inferiore della maglia. Indugiano un attimo soltanto sul
risvolto azzurrino e subito iniziano a risalire piano. La tensione che ti
pervade è altissima e insopportabile. L’addome che si scopre un centimetro
alla volta è sodo e perfetto, maestoso e levigato come una lastra di marmo
intagliata con cura che si direbbe però morbida e muscolosa al tatto;
l’ombelico rosa risulta paragonabile ad un lavoro prezioso inciso con la
maestria d’altri tempi. La pelle del ventre, invece, è chiara e splendente,
immacolata, sembra calda, elastica e profumatissima. Barcolli leggermente,
arretri di un passo, ti afferri a uno dei tre grossi lavandini dietro la
schiena e ti ci trattieni saldamente per non balzarle addosso rabbiosamente.
Solamente poche dita di colore separano ormai l’orlo ripiegato della maglia
dall’obiettivo finale. Le puoi quasi contare con meraviglia le costole della
splendida gabbia toracica istante dopo istante. Senti il sangue schizzare
con violenza nelle tempie. Le sue unghie rosse scintillano nella forte luce
dell’antibagno. Sinapsi scoppiano come fuochi d’artificio nel cervello.
Le sue mani candide risalgono
ulteriormente e le tenere curve di un delicato rosa, del suo décolleté
mozzafiato, ti appaiono in tutto il loro splendore ma la sua biancheria
intima non è arancione. Aspetta qualche altro momento per lasciarti
controllare a dovere, nonché per farti un po’ soffrire, ammicca e riabbassa
velocemente la maglia. Ti guarda con indulgenza e ti sorride maliziosamente.
Vai al 678.
.530.
“E perché mai?”.
Sorride amabilmente.
“Non sarai un
Collezionista?”.
“No, non è questo... è solo
che mi dispiacerebbe perderti di vista”.
Scoppia in una risatina
innocente assai più viva del solito.
“Guarda che dicevo
veramente”.
“Eh già, certo, non ne dubito
per niente”.
Si asciuga una lacrimuccia
luccicante dall’angolo di un occhio meravigliosamente azzurro prima di
continuare.
“Ma se sono proprio qui
davanti”.
“Ci sei adesso, e non so per
quanto ci potrai ancora essere prima di svanire nel nulla”.
“Dipende da ciò che offri”.
Schietta e curiosa, esplicita
e diretta come sempre.
“Dunque vediamo: offro un
giro in carrozza, una buona tazza di caffè e una visita nella torre più alta
del castello in cui vivo”.
“Mi hai quasi convinta”.
“Un’avventura magica e un
viaggio indimenticabile al centro del mondo che mi appartiene”.
Ti prende una mano e si
rialza in piedi, ti dà un bacino frettoloso sulla punta delle labbra e fa
subito per avviarsi verso le doppie porte di vetro smerigliato ma la
trattieni ancora un momento per evitare equivoci di qualunque genere.
“Ho capito bene?”.
Esita un istante e ti dà un
ultimo bacio degno del nome radioso che veste, hai così una seconda
occasione per stringere a te quel corpo flessuoso e perfetto; riesci persino
a percepire il calore e la morbidezza del suo seno fantastico stretto
fortemente al tuo petto anche attraverso gli indumenti e la cosa ti eccita
l’immaginazione come la frustata di un Gatto a nove code.
“Devo avvertire le amiche che
non torno con loro”.
Si distacca e si allontana
dal tuo corpo incredulo.
“Facciamo che ci ritroviamo
all’entrata.”.
“Ok!”.
Si gira e se ne va.
Tira 2 dadi:
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero pari, vai al 407.
SE la somma dei 2 lanci, è un
numero dispari, vai al 412.
Se fuoriescono 2 numeri
uguali, indipendentemente dalla somma, vai al 402.
.531.
Saranno già mille le volte in
cui sei passato innanzi a quello svincolo anonimo, senza nemmeno
accorgertene: in pieno giorno ha sempre avuto dell’insignificante, invece a
sera inoltrata assume tutte le volte l’aspetto del minaccioso e
dell’inquietante. Compi qualche altro passo in avanti, sul marciapiede
grigio e di cemento, sino a porti al centro del sentiero solitario e
sterrato, che comincia e si addentra in profondità costeggiando le vecchie
|